Muss der Gotthard-Raser jetzt zu Hause in den Knast?

Da Blick.ch | Im Februar wurde Christian R. (42) im Tessin zu 30 Monaten Haft verurteilt, davon zwölf unbedingt. Lange wiegte sich der Stuttgarter in seiner Heimat in Sicherheit. Doch nun wirds brenzlig für den Hobby-Rennfahrer.

Eines muss man Norman Gobbi (40) lassen: Er fackelt nicht lange. Der Tessiner Staatsrat will den Gotthard-Raser hinter Gittern sehen. Und er zieht das durch. Mit Hochdruck wurde das Bundesamt für Justiz in Bern angewiesen, den deutschen Strassenrowdie auch in seiner Heimat jagen zu lassen.

Am 16. Juni ging das Ersuchen um Vollstreckung der Freiheitsstrafe an das Justizministerium von Baden-Württemberg und flatterte am Dienstag gegen 15 Uhr der Rechtshilfe-Abteilung in Strafsachen auf den Tisch. Nun müssen die Deutschen handeln!

Der Stuttgarter Christian R. (42) bretterte im Juli 2014 in seinem hochgetunten BMW Z4 (482 PS) mit über 200 km/h über Schweizer Autobahnen und durch den Gotthardtunnel. Im Tessin hielt ihn die Polizei an und konfiszierte seinen Sportwagen. Dem deutschen Raser werden Gefährdung des Lebens und Strassenverkehrsdelikte in fünf Kantonen vorgeworfen. Ende Februar verurteilte ein Tessiner Gericht Christian R. zu 30 Monaten Haft. Zwölf davon müsste der Gotthard-Raser absitzen.

Das deutsche Justizministerium prüft jetzt den Fall
Bisher wiegte sich Christian R. in seiner Heimat in Sicherheit. Er ignorierte den Verhandlungstermin und drehte den Schweizern eine lange Nase. «Das Urteil interessiert mich nicht», sagte er zu BLICK. Jetzt wirds brenzlig, machen auch die Deutschen ernst? Muss er zu Hause in den Knast? «Das Justizministerium prüft den Fall», sagt Robin Schray (35), Pressesprecher des Ministeriums der Justiz Baden-Württemberg. Ein Rechtshilfeersuchen seitens der Schweiz, bei dem es um ein Verkehrsverstoss gehe, habe es seines Wissens noch nicht gegeben!

Gotthard-Raser wird nochmals gehört
So lange braucht Norman Gobbi Geduld. «Das Justizministerium reicht den Fall an die zuständige Staatsanwaltschaft weiter» sagt Schray, «diese leitet ein Verfahren ein und entscheidet über einen Antrag an eine Strafkammer des Landgerichts. Der Beschuldigte wird gehört, und es wird geprüft, ob er die Strafe absitzen muss.»
Würde das ausländische Urteil rechtskräftig, müsse das Landesjustizministerium eine Vollstreckungsübernahme bewilligen, so der Sprecher. Erst dann muss der Gotthard-Raser in eines der 17 Gefängnisse von Baden-Württemberg. «Die ganze Prozedur kann allerdings Monate dauern», sagt Schray.

Zeit genug für Christian R. das Weite zu suchen. Nicht in die Schweiz sicherlich. Dort hat der Tessiner Justizdirektor Norman Gobbi bereits ein Einreise- und Fahrverbot für den Gotthard-Raser erwirkt. Sollte er dennoch hier erwischt werden, würde er schnurstracks in den Knast wandern.

(Articolo di Myrte Müller: https://www.blick.ch/news/ausland/schweiz-hat-deutschland-gesuch-um-straf-vollstreckung-geschickt-muss-der-gotthard-raser-jetzt-zu-hause-in-den-knast-id6870186.html)

‘Più vicini al Nord delle Alpi’

‘Più vicini al Nord delle Alpi’

Da laRegione | Da venerdì sera a domenica seconda edizione della festa che celebra gli sport tradizionali svizzeri – A Gudo sono attesi circa 130 lottatori non coronati e tante proposte per tutti i gusti. Lo scorso anno la manifestazione era tornata in Ticino dopo 45 anni

Non solo AlpTransit: anche la Festa della lotta svizzera permette di avvicinare il Ticino al resto della Confederazione. È questo il messaggio che il consigliere di Stato Norman Gobbi – padrino della manifestazione che andrà in scena nel fine settimana – lancia sul programma della festa, annunciando che “magari” indosserà nuovamente i pantaloni di iuta per prendere parte alla competizione, come fatto l’anno scorso in occasione della prima edizione. Entusiasta della seconda edizione anche il presidente dell’Associazione ticinese lotta svizzera Eduard Ritter – curatore della parte sportiva dell’evento organizzato dal Grüpp Garii – che sottolinea: «Questa manifestazione è la conferma che anche al Sud delle Alpi dopo tanti anni di quiete qualcosa si sta muovendo e che le tradizioni della lotta svizzera possono trovare spazio anche in Ticino». La cornice è fornita per la seconda volta dal campo sportivo di Gudo, sul Piano di Magadino, dove verrà allestito un vero e proprio villaggio in cui s’inseriranno le varie attività in programma. La manifestazione che ruota attorno alla lotta svizzera prevede infatti anche numerose altre proposte. La prima novità della seconda edizione consiste nell’apertura della due giorni con una festa serale già venerdì 23 giugno. Dopo il taglio del nastro e i discorsi ufficiali alle 18, dalle 18.30 alle 20.30 sarà possibile partecipare a una degustazione di vini del territorio di Gudo e assaggiare formaggi e salumi della regione. Dalle 19 concerti popolari dei Corni delle Alpi e i canti della Corale Verzaschese e dalle 21 musica live fino a mezzanotte. L’entrata è libera.

Sassi da lanciare: 9 o 25 kg
La Schwingfest entra nel vivo sabato 24 giugno con la giornata di riscaldamento che prevede un’altra novità, presente in molte feste di questo genere in Svizzera tedesca: la gara libera di lancio del sasso (conosciuta oltre Gottardo come Steinstossen). Ci si potrà cimentare in questa disciplina tradizionale tra le 11 e le 14 iscrivendosi sul posto a partire dalle 10. La gara, organizzata in collaborazione con il Gisa Club di Ascona, prevede due categorie: donne con sasso da 9,210 kg e uomini da 25,050 kg. I migliori uomini e le migliori donne effettueranno le finali davanti al folto pubblico delle tribune di domenica. Come l’anno scorso seguirà nel pomeriggio dalle 15 una dimostrazione di sculture intagliate nel legno con la motosega con una decina di esperti che daranno prova delle loro abilità. Per chi volesse portarsi a casa una scultura può partecipare all’asta prevista domenica in serata. Durante tutta la giornata, dalle 10 alle 17, vi sarà anche la possibilità di partecipare a voli panoramici sul Piano di Magadino, grazie al servizio offerto dalla ditta Heli-Tv di Lodrino. Per concludere, tra le 20 e le 24 sono previsti concerti live con gli Steelriders e gli Acoustic Rock Times.

Sulla segatura si sfideranno lottatori non coronati
Domenica 25 giugno dalle 9 prenderà il via la gara ufficiale di lotta iscritta all’albo della Federazione svizzera (www.esv.ch). Sul posto è prevista la presenza di circa 130 lottatori attivi non coronati provenienti da cantoni della Svizzera centrale, che si sfideranno su quattro arene con il tipico fondo di segatura. Durante le gare di lotta è in programma la suggestiva esibizione dei suonatori dell’Associazione Corno delle Alpi della Svizzera italiana (Acasi). Molteplici gli eventi collaterali pensati per soddisfare tutti i gusti: esposizione di trattori d’epoca, mercatino di prodotti tipici, griglia e punti ristoro con specialità culinarie, intrattenimento con musica popolare ecc. Per i più piccoli è prevista un’apposita zona divertimento con gonfiabili e cavalcate a cavallo. Per potersi garantire un posto a sedere sulla tribuna (posti limitati) è attiva la prevendita su https://www.tipo.ch/festalottasvizzera2 o nei punti vendita Antonietta Acconciature a Gudo e Lime Sagl a Bellinzona. Programma e ulteriori info su www.festalottasvizzera.ch.

Norman Gobbi “Ufficio della migrazione: si va avanti!”

Norman Gobbi “Ufficio della migrazione: si va avanti!”

Dal Mattino della domenica | Continua la riorganizzazione per migliorare il controllo su chi vive e lavora in Ticino

Da domani i frontalieri dovranno presentarsi ai posti di polizia del nostro Cantone con il proprio documento di identità per una verifica di autenticità. Si mette in atto la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che permetterà di garantire un’analisi ancora più attenta delle richieste.

Settimana scorsa, dopo la notizia dell’eliminazione della misura del casellario, ho voluto ribadire su queste pagine la mia volontà di impegnarmi comunque per avere più controlli su chi viene a lavorare o a vivere nel nostro Cantone. E posso portarvi dei risultati concreti. Dopo l’esito positivo delle verifiche esperite dall’Avv. Lorenzo Anastasi sull’Ufficio della migrazione e dopo aver ricevuto luce verde dalla Sottocommissione Vigilanza del Parlamento, da domani possiamo finalmente mettere in pratica la prima fase del progetto di riorganizzazione elaborato con il mio Dipartimento.

In questa fase entrerà in vigore per i permessi G – e quindi per i lavoratori frontalieri – una nuova procedura guidata, che prevede la verifica del documento d’identità da parte dei servizi della Polizia cantonale per i richiedenti il rilascio di un nuovo permesso G. Contestualmente avrà luogo la chiusura del Servizio regionale degli stranieri di Agno. I richiedenti dovranno presentarsi personalmente davanti ai nostri agenti in uno dei posti di Polizia designati per una verifica dell’autenticità del proprio documento d’identità. Oltre a garantire un incremento sotto il profilo della sicurezza, la nuova procedura guidata permetterà di riorientare parte delle risorse sul controllo materiale e sull’approfondimento delle domande presentate dall’utenza. Inoltre quest’ultima, come pure il suo datore di lavoro, potranno far capo a una procedura di richiesta meno macchinosa.

La seconda fase del progetto sarà invece attuata a dicembre con l’estensione della procedura guidata a tutte le richieste di un permesso per stranieri, la chiusura di tutti i Servizi regionali e l‘introduzione del Servizio nuove entrate a Lugano. L’obiettivo è di mettere in pratica la riorganizzazione entro fine 2017. Obiettivo che c’eravamo posti all’inizio dei lavori e che riusciremo a garantire nonostante le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare a inizio anno.

Questa riorganizzazione si è resa necessaria – e urgente – negli ultimi anni. L’evoluzione normativa in materia di stranieri, in particolare dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione, ha comportato un marcato incremento della popolazione straniera in Ticino. Negli ultimi dieci anni le persone straniere residenti nel nostro Cantone sono passate da 82’402 a 99’538! Era quindi necessario aggiornare un’organizzazione che risaliva al 1954 per permettere una maggiore qualità nei controlli effettuati, a fronte di un forte aumento delle pratiche trattate dall’Ufficio della migrazione, che solo nel 2016 sono state oltre 140’000!.

Voglio più sicurezza sul nostro territorio, e questa sicurezza passa anche dai controlli su chi ci vive e chi ci lavora. Anche se la maggioranza del Governo ha deciso di cedere al ricatto per l’accordo fiscale, e quindi rinunciare alla misura del casellario, continuerò a fare quanto possibile, con il mio Dipartimento, per il bene di tutta la popolazione. Ribadisco quello che ho già affermato la scorsa settimana: sono convinto che la misura del casellario sia efficace, e che il suo successo possa essere evidenziato anche dal consenso che ha ricevuto non solo a livello cantonale, ma addirittura a livello federale! Ed è per questo che voglio continuare con quanto nelle mie possibilità per garantire un maggiore controllo della popolazione presente sul territorio. Grazie a questa riorganizzazione sarà assecondata la volontà popolare, che in più occasioni e in diversi modi ha richiesto un maggior controllo su chi vive e lavora nel nostro Cantone!

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Per il bene del nostro Cantone non cedo a pressioni!

Per il bene del nostro Cantone non cedo a pressioni!

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi: “Non ci fermeremo: continuerò a impegnarmi per più controlli sull’immigrazione!”

Mercoledì scorso sarà un giorno che non dimenticherò facilmente: un giorno infausto per la storia politica del nostro Cantone. Mercoledì 7 giugno 2017 è stato infatti il giorno in cui la volontà popolare dei Ticinesi è stata sacrificata a favore dell’accordo fiscale tra Svizzera e l’Italia. Un accordo che non ha mai convinto fino in fondo. Un accordo che sarà figlio di una sorta di ricatto: o la misura straordinaria sul casellario viene annullata o non si firma l’accordo. Stiamo parlando però di due atti di natura diversa: la misura sul casellario è una misura per la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. Un’azione introdotta per avere più controllo sull’immigrazione – come il Popolo ticinese ha più volte espresso in votazione popolare – e per evitare che sul nostro territorio entrassero a soggiornare o a lavorare persone con precedenti penali gravi o gravissimi. La firma dell’accordo sull’imposizione fiscale dei frontalieri – lo dice anche il nome – è di carattere fiscale e finanziario.

Credevo e resto convinto che la misura ticinese – che ha ottenuto il consenso del Popolo e del Parlamento cantonale e ora pure federale – sia una misura efficace! Sono state infatti 119 le persone cui abbiamo negato il permesso negli ultimi due anni. Numeri irrilevanti dice qualcuno, se confrontati con le quasi 48’000 domande trattate nello stesso periodo dall’Ufficio della migrazione. Non direi proprio! Si tratta di 119 persone che hanno commesso crimini molto gravi. Appropriazione indebita, omicidio, rapina, detenzione illegale di armi e munizioni nonché “distruzione di cadavere continuato”. Che cosa vuol dire? Significa che questo criminale, che grazie alla nostra misura, non aveva potuto entrare in Svizzera, aveva strangolato un anziano signore e in seguito aveva dato fuoco al suo cadavere! Bagatelle secondo i soliti compagni…

Ma queste cifre dimostrano anche che la misura del casellario non è un atto discriminatorio. Ribadisco che si tratta di una misura di sicurezza e di ordine pubblico e non economica! 47’483 persone infatti hanno ottenuto il rilascio o il rinnovo del loro permesso: chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere. E non va dimenticato l’effetto dissuasivo ottenuto grazie alla misura. Ma d’altra parte la stessa misura ha trovato la comprensione e l’approvazione da parte dei cittadini stranieri che non hanno mai inoltrato reclami contro la richiesta del casellario. Ora il Ticino potrebbe essere l’agnello sacrificale e – come avvenuto anche nel 1974 – rischiamo di essere gli unici a dover pagare la fattura per un accordo di cui beneficerà tutto il Paese.

Nel corso dell’anno abbiamo valutato se ci fossero soluzioni alternative ma nessuna delle opzioni vagliate aveva la stessa efficacia e gli stessi risultati, quindi la variante era chiara: mantenere in vigore la misura sul casellario.

Non tutti i colleghi di Governo però erano della mia stessa opinione e forse hanno ceduto ad alcune pressioni. Claudio Zali ed io ci siamo trovati in minoranza e la misura sul casellario verrà a cadere quando Berna e Roma firmeranno l’accordo “sui frontalieri”. La voce della Lega dei Ticinesi – da sempre in prima linea per difendere la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi – non è stata ascoltata. E ahimè la volontà popolare purtroppo è stata spazzata via in una mattina di giugno.

Su questo rimetto l’accento e non sulla rottura della collegialità come alcuni hanno sostenuto negli scorsi giorni. Questa decisione rischia di indebolire la nostra posizione oltre Gottardo. Ho espresso pubblicamente la mia opinione e il mio disappunto: questo è legittimo. Rispetterò la collegialità nella misura in cui come Capo Dipartimento applicherò la scelta del Governo, anche se non la condivido. Sono contrariato ma mai mi sognerei di venire meno ai miei doveri di membro del Collegio governativo.

Con i servizi del mio Dipartimento continuerò a mantenere alta la guardia su questo fronte e continuerò a far sentire la voce dei Ticinesi che, come il sottoscritto, vogliono un’immigrazione controllata. Non mi arrenderò e continuerò a combattere per il bene e la sicurezza del nostro Paese e di tutti i suoi cittadini.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Una passione che si rinnova

Una passione che si rinnova

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale dell’Alleanza patriziale (ALPA) |

Signor Presidente,
Signore e signori membri del Comitato direttivo,
Gentili signore, Egregi signori,
Cari concittadini patrizi,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale. Ringrazio in particolare i Patriziati di Ludiano, Malvaglia e Semione, che quest’anno ci accolgono nella splendida cornice della Valle di Blenio. Quella dei patriziati bleniesi è una realtà molto presente, vivace e dinamica. Lo si vede nei progetti proposti, con un grande impegno a livello di risorse umane e finanziarie. Questa è la dimostrazione di quanto sia importante la vostra attività per la comunità locale.

È sempre un piacere per me partecipare a questo momento d’incontro con voi, che mi permette di affrontare da vicino le questioni che vi stanno più a cuore e che ci permette di portare avanti il nostro rapporto, tra Patriziati e Cantone, nel migliore dei modi, come abbiamo sempre fatto.

Poco più che un mese fa, domenica 30 aprile, hanno avuto luogo le elezioni patriziali in tutto il nostro Cantone. Un rinnovo delle cariche patriziali che è andato a buon fine nella gran parte dei 202 Patriziati ticinesi. Solo in alcune infatti si sono dovute fissare delle elezioni prorogate. Abbiamo quindi dato da poco il via alla nuova legislatura patriziale che si protrarrà fino al 2021: a tutti gli amministratori patriziali auguro un buon lavoro, continuando sull’onda di quanto fatto negli ultimi anni. L’obiettivo è quello di rendere sempre più efficiente l’amministrazione dei Patriziati: solo in questo modo sarà possibile confermare l’importanza del vostro ruolo quali attori protagonisti nella gestione del territorio cantonale e quali partner affidabili e privilegiati di Comuni e Cantone.

Fortunatamente il Ticino può contare su Patriziati con un importante dinamismo che si conferma di anno in anno. Con piacere vedo Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di numerosi progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, in ambito sociale e culturale. Quello offerto dai patriziati è un servizio essenziale per la comunità locale, e che quindi ha una grande importanza per il Cantone. Anche a livello comunale la collaborazione reciproca tra Patriziato e Comune innesca un circolo virtuoso dal quale a trarne vantaggio è la collettività.

Un’importanza che viene ripagata con la disponibilità dei servizi del mio Dipartimento per la consulenza, ma anche con l’aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale (FAP) e il Fondo per la gestione del territorio (FGT). Noto con piacere come anche nella gestione delle istanze di sussidio ai Fondi state acquisendo la necessaria dimestichezza con le necessarie procedure – che da parte nostra cerchiamo di semplificare il più possibile -, ciò che è un segno tangibile di un miglioramento generale dell’efficienza amministrativa della quale ho parlato poco fa.

I Patriziati diventano sempre più un vero e proprio “quarto livello” che si aggiunge al nostro sistema federalista assicurando, assieme ai Comuni, la vicinanza con ogni cittadino. L’importanza del funzionamento delle amministrazioni patriziali è quindi in costante crescita. A questo proposito il mio Dipartimento, tramite la Sezione degli enti locali, si impegna ad accompagnare i Patriziati verso la progressiva introduzione generalizzata della contabilità a partita doppia e del nuovo piano contabile armonizzato (MPA2). Sono cosciente che si tratta di una sfida impegnativa, che forse ha lasciato perplesso qualcuno, ma è un passo necessario per garantire una gestione finanziaria equilibrata, consapevole e lungimirante dei Patriziati.

Fortunatamente il mio Dipartimento può contare sulla collaborazione dell’Alleanza patriziale ticinese nel sostenere le attività dei nostri Patriziati. Una collaborazione che è sempre stata eccellente e che sono certo si consoliderà anche nei prossimi anni, con il Consiglio direttivo e il presidente che saranno nominati durante quest’assemblea. Un ringraziamento va a chi ha amministrato in maniera ottimale l’Alleanza in questi anni, in particolare al presidente Tiziano Zanetti, mentre auguro buon lavoro a chi entrerà in carica oggi.

Colgo inoltre l’occasione per ringraziare Elio Genazzi, Capo della Sezione degli Enti locali, che dal mese di aprile dell’anno prossimo beneficerà del pensionamento, ed è quindi alla sua ultima assemblea con l’Alleanza Patriziale Ticinese in questo ruolo. Dal 2006 ha lavorato con professionalità e dedizione all’interno del mio Dipartimento, e sono certo che abbiate avuto modo più volte anche voi di apprezzare le sue competenze e la sua disponibilità. Con il Dipartimento e i miei collaboratori, e con il futuro Capo della Sezione enti locali, continueremo a impegnarci per dare il nostro contributo a favore dei Patriziati ticinesi. Solo attraverso una struttura amministrativa al passo con i tempi, adeguata alle necessità attuali, potremo garantire ancora per anni e anni un’attività essenziale alla collettività, svolta con la passione e la tradizione che sono il tratto distintivo dei nostri Patriziati.

Le rovine del Castello di Serravalle, che oggi distano solo pochi metri da noi, fanno correre la mia mente al 1182, anno in cui i vallerani di Blenio e Leventina prestarono giuramento di aiuto reciproco, e in quell’occasione in cui decisero di distruggere il castello e tutte le fortificazioni nelle Valli ambrosiane. Ma l’aspetto centrale è l’aiuto reciproco allo scopo di scacciare i signori e il loro dominio. Storicamente il Patto di Torre si inserisce nella scia dello spirito comunale lombardo, che rivendicò nel XXII secolo una piena autonomia delle comunità locali da signori e vassalli. Questo è sostanzialmente lo spirito viciniale, fondamento nell’arco alpino e quindi in Ticino e nelle sue Valli delle ampie libertà godute dai nostri antenati. Oggi voglio richiamare questo spirito viciniale, poichè noi – figli dei tempi globalizzati – subiamo spesso inermi le decisioni superiori, venendo meno al nostro essere “vicini” e soprattutto liberi. Liberi di autodeterminarci, liberi di scegliere quali regole applicare per controllare – ad esempio – l’immigrazione. Torniamo allo spirito viciniale, diamo nuova forza alla fiamma patriziale, teniamo alta la bandiera della nostra autodeterminazione e della nostra libertà.

Vi ringrazio.
Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Un Ticino senza Blenio e Leventina?

Un Ticino senza Blenio e Leventina?

Dal Corriere del Ticino | L’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ha diviso la Svizzera in dodici aree d’intervento sovraregionali Rivisti i confini fra i cantoni – Bellinzona «acquisisce» la Moesa – Gobbi: «L’idea lascia il tempo che trova»

La cosa che salta subito all’occhio è la completa ridefinizione dei confini interni. Ai 26 Cantoni si sovrappongono 12 aree di intervento funzionali: quattro attorno ai principali centri urbani, cinque basate su una rete di città medio-piccole e tre nello spazio alpino. L’attuale Ticino diventerebbe Città Ticino, acquisirebbe la regione grigionese della Moesa ma perderebbe i distretti di Blenio e Leventina, inglobati in un’area definita Gottardo, comprendente il Canton Uri, parte dei Grigioni occidentali e la valle di Goms, in Vallese. I confini della regione Gottardo, delimitati dagli accessi ai valichi alpini e dalla morfologia del massiccio montagnoso, si estenderebbero fino ai territori di Nidvaldo, Obvaldo e Berna.

Il tutto rientra nel quadro del «Progetto territoriale Svizzera», avviato da alcuni anni dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), Cantoni, Comuni e Città. Questi spazi sono stati ridisegnati in base alle loro affinità in termini di mobilità, di relazioni economiche e sociali e di mercati del lavoro. Alla base non ci sono propositi di riorganizzazione politica, ma la volontà di affrontare le sfide territoriali in una nuova dimensione, da considerare poi nelle rispettive pianificazioni cantonali. Il tutto ha ancora contorni molto teorici: lo scopo ufficiale è di elaborare una strategia comune a favore di uno sviluppo territoriale sostenibile, tramite una riflessione e un’azione in termini di aree di intervento. A spingere in questa direzione c’è tuttavia un problema concreto: le attività e le interazioni umane travalicano i ristretti confini politici cantonali e comunali, risalenti al Medioevo. Per motivi legati al luogo di domicilio, al posto di lavoro, alla formazione, agli spostamenti e al tempo libero, molti svizzeri oltrepassano ogni giorno i confini comunali e cantonali. Di qui l’esigenza di pianificare in termini sovraregionali.

Ma sullo sfondo resta l’interrogativo se la struttura politica svizzera, frammentata e decentralizzata (26 Cantoni, 148 circondari, 2.255 Comuni) in uno spazio di per sé già molto limitato, è ancora in grado di rispondere efficacemente ai problemi. E se non sia opportuno, per questo, cambiare dimensione. Come ha rilevato mercoledì la NZZ, per affrontare le questioni di natura sovraregionale è stata creata una fitta (e costosa) rete di organizzazioni che comprende 15 conferenze dei direttori cantonali, 6 conferenze regionali dei Governi, 750 concordati e, per quanto riguarda i Comuni, 23 mila consorzi. Un parziale rimodellamento istituzionale è già in corso. Dal 2000 sono stati eliminati 641 Comuni e 36 circondari.

Un domani questa tendenza potrebbe davvero travalicare i confini cantonali?

Il concetto di dodici aree d’intervento è praticabile, anche a soli fini pianificatori? Norman Gobbi, consigliere di Stato leventinese, è lapidario. «Un’idea stramba e per giunta nemmeno la prima. Non dimentichiamo che quando l’ARE aveva avviato il discorso di Progetto territoriale prevedeva “zone di spopolamento”, riferite alle regioni di montagna. Un concetto che aveva provocato una giustificata levata di scudi». Ma non c’è solo l’ARE dietro all’idea delle 12 regioni. «Ci sono state discussioni, ma non condivisione. Abbiamo già un progetto Gottardo (avviato da Ticino, Uri, Vallese e Grigioni. n.d.r.). Questo progetto incontra grosse difficoltà solo a funzionare come tale. Dal punto di vista di area funzionale sarà ancora più difficile se si pensa alla zona Gottardo come proposta dall’ARE». Un Ticino senza Leventina e Blenio? «Sono riflessioni che lasciano il tempo che trovano. Noi siamo sempre stati molto critici sulle nuove concezioni territoriali. Tant’è che rispetto all’idea iniziale messa in consultazione da parte dell’ARE è uscito un concetto molto diverso. Le loro visioni scientifico-intellettuali sono ben distanti dalla realtà territoriale e istituzionale». Ma sullo sfondo non c’è un’analogia con quello che si sta facendo, anche in Ticino, attraverso le fusioni comunali, creando organi più forti e coerenti? «Le aggregazioni devono avere uno scopo funzionale e portare a un miglioramento. Non mi sembra che questa proposta, salvo una riflessione sul Moesano, possa avere un senso, né nel caso del Gottardo né in quello, tanto per fare un esempio, dell’unione fra Vallese germanofono e Oberland bernese. Le collaborazioni fra Cantoni restano uno strumento migliore rispetto a queste ipotesi».

le zone

Spazio metropolitano Zurigo Zurigo, Sciaffusa e Zugo, parti di Turgovia, San Gallo, Argovia, Lucerna e Svitto. 2,14 milioni di abitanti.

Spazio metropolitano Basilea Basilea Campagna e Città, una parte del Giura, di Argovia e di Soletta. 566 mila abitanti.

Spazio metropolitano lemanico

Ginevra e Vaud, con porzioni di Vallese e Friburgo. 1,22 milioni di abitanti.

Regione della capitale

Canton Berna, con parti di Vaud, Friburgo e Soletta. 1 milione di abitanti.

Lucerna Ci sono Lucerna, Obvaldo, Nidvaldo e parti di Svitto e Argovia. Gli abitanti sono 466 mila.

Città Ticino Sottoceneri, Bellinzonese, Locarnese, Vallemaggia e Riviera. 320 mila abitanti.

Arco giurassiano Giura, Neuchâtel, Giura bernese e vodese. 394 mila abitanti.

Aareland Parti di Argovia e Soletta. 333 mila abitanti.

Nord-Est Appenzello Interno ed Esterno, parti di San Gallo e Turgovia. 588 mila abitanti.

Gottardo Uri, Leventina, Blenio, parti dei Grigioni e Valle di Goms. 126 mila abitanti.

Alpi occidentali Vallese, Alpi vodesi e Oberland bernese. 442 mila abitanti.

Alpi orientali Grigioni e valli limitrofe (in direzione Ticino e San Gallo). 250 mila abitanti.

(Articolo di Giovanni Galli)

Attività dello stand di tiro di Ponte Brolla

Attività dello stand di tiro di Ponte Brolla

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni desidera fornire alcune precisazioni in merito allo poligono di tiro di Ponte Brolla, considerate alcune proteste recentemente suscitate dalla sua attività.

Lo stand di tiro di Ponte Brolla è uno degli attuali poligoni del Locarnese che, in futuro, saranno rimpiazzati da uno stand regionale, inizialmente previsto a Losone. In attesa di vedere concretizzarsi il progetto per questa importante struttura, la società incaricata della sua gestione e le autorità cantonali hanno già adottato le misure necessarie a ridurre l’impatto della sua attività, che è stata in particolare limitata nei mesi di maggiore afflusso turistico.

In generale, il Dipartimento desidera ricordare alla popolazione che l’attività svolta nei poligoni del Cantone – nell’interesse della difesa nazionale – è regolata da direttive valide per tutta la Confederazione. Il calendario di attività delle società viene monitorato dalle istanze federali e cantonali e comprende – oltre al tiro obbligatorio – altri esercizi prescritti per tutto il Paese, come i corsi per giovani tiratori, il Tiro in Campagna e i relativi esercizi di preparazione.

Proprio nei prossimi giorni, anche lo stand di Ponte Brolla ospiterà il Tiro federale in Campagna; si tratta della più grande manifestazione di tiro popolare al mondo, che si svolge in tutta la Confederazione su un unico fine settimana e riunisce più di 130’000 sportivi. A questo proposito, le autorità cantonali non possono che invitare alla tolleranza – nell’attesa che una soluzione definitiva e soddisfacente per tutte le parti coinvolte possa concretizzarsi.

Prevenzione e sensibilizzazione presso la Foce del Cassarate

Prevenzione e sensibilizzazione presso la Foce del Cassarate

Comunicato stampa del Municipio di Lugano | La Città di Lugano ha partecipato alla campagna di prevenzione e sensibilizzazione lanciata dalla Commissione cantonale acque sicure negli scorsi giorni presso la Foce del Cassarate. Con l’inizio della bella stagione, infatti, la Foce è una meta molto frequentata da residenti e turisti per la sua invidiabile posizione e la sua ideale conformazione.

Un sondaggio svolto sul posto la scorsa estate dalla Commissione cantonale acque sicure ha evidenziato un’errata percezione del rischio, una scarsa conoscenza delle regole da rispettare e un’evidente disinformazione da parte dei bagnanti. Lo scopo del progetto è quindi attirare l’attenzione su un comportamento che permetta di evitare incidenti.

Il programma di prevenzione comprende una cartellonistica informativa generale su tutto il territorio comunale, una cartellonistica sul posto, un’azione di sensibilizzazione mediante opuscoli, flyer informativi e sottopiatti negli esercizi pubblici e un servizio saltuario di pattugliamento a piedi nelle immediate vicinanze della Foce e sul lago con il natante, in collaborazione con la Società Svizzera di Salvataggio di Lugano.

Durante la giornata di Sportissima di domenica 10 settembre il progetto “Acque sicure” del Dipartimento delle istituzioni sarà inoltre presentato con uno stand informativo presso il Lido di Lugano.

La campagna, pianificata e avviata nel 2017, si estenderà anche per le prossime stagioni con opportuni adeguamenti e appropriati miglioramenti.

L’iniziativa rientra nel concetto di prevenzione e protezione della Città di Lugano sviluppato dal Servizio sicurezza e salute.

L’accordo fiscale (ab)batte il casellario

L’accordo fiscale (ab)batte il casellario

Dal Giornale del Popolo | Viene meno l’ultimo ostacolo che si frapponeva alla firma del testo tra Svizzera e Italia.

Addio all’obbligo di presentare l’estratto del casellario giudiziale per i lavoratori stranieri che chiedono rilascio e rinnovo dei permessi di dimora (B) e per lavoratori frontalieri (G). A deciderlo è stato ieri il Consiglio di Stato, che ha di fatto eliminato l’ultimo ostacolo oggettivo che si frapponeva alla firma del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri tra Svizzera e Italia. Una decisione attentamente ponderata, quella dell’Esecutivo, che non ha comunque evitato le spaccature interne, con il fronte leghista compatto nell’avversare l’eliminazione del casellario. Al suo posto tornerà la richiesta per il lavoratore di fornire un’autocertificazione e, su base volontaria, anche un certificato penale. In casi particolari poi, precisa il Governo, sarà comunque possibile richiedere il casellario. Il passo indietro del Governo è volto a rendere più rapida la firma dell’accordo che dovrebbe stabilire un nuovo quadro normativo, migliorando l’attuale regime d’imposizione per i lavoratori frontalieri e sostituendo di fatto il documento varato nel lontano 1974.

Lega e UDC furiosi

La decisione dell’Esecutivo ha mandato letteralmente su tutte le furie la Lega dei Ticinesi, che parla di «tradimento» della volontà dei cittadini e del Parlamento, di un indebolimento della credibilità ticinese a Berna, dove la deputazione si è impegnata a difesa delle due iniziative cantonali sul tema, e di una perdita di sicurezza per il Cantone. Secondo il movimento di Via Monte Boglia, inoltre, l’Italia non sarebbe molto intenzionata ad arrivare a una firma dell’accordo. E del resto la nuova normativa «non sarebbe così interessante nemmeno per il Ticino», che perderebbe così la possibilità di bloccare i ristorni, vedendo andare in fumo un valido strumento di pressione politica nei confronti della vicina Italia. Anche il presidente dell’UDC, Piero Marchesi, si è espresso duramente, non mancando di criticare il Consiglio di Stato: «Il Governo ticinese interrompe una procedura che ha permesso di conoscere, anche penalmente, chi vuole vivere in Ticino. Una misura che non dovrebbe essere neppure in discussione perché fa parte dei controlli minimi che uno Stato deve attuare per garantire la sicurezza interna del Paese. Ovviamente il Governo ticinese si è piegato, ancora una volta, di fronte alle pressioni di Berna e di Roma. Cosa si inventeranno per non firmare? Il nostro ticinese è un Governo debole, molto molto debole».

Le mosse italiane

Da parte italiana a più riprese era stata chiesta l’eliminazione del casellario giudiziale, considerata una misura discriminatoria nei confronti dei lavoratori della vicina Penisola, pena la mancata firma dell’accordo. Eliminato l’ostacolo dovrebbero quindi appianarsi le divergenze e portare Roma a firmare il documento in tempi ragionevoli. Se la situazione appare ormai sbloccata, potrebbe essere ora l’instabilità politica italiana ad allungare i tempi, e in questo senso molto dipenderà dalla data scelta per le prossime elezioni nazionali. I bene informati sostengono che una firma ufficiale potrebbe arrivare già entro agosto, ma perché l’accordo possa entrare in vigore dovrà passare al vaglio dei due rami del Parlamento italiano (Camera e Senato), chiamati alla stesura degli accordi attuativi, con i lavori che potrebbero durare un paio di anni, facendo slittare l’entrata in vigore al 2019 o al 2020.

Vacilla l’armonia all’interno del Governo

«Un anno fa ci eravamo impegnati con il consigliere federale Maurer per trovare una soluzione alternativa che fosse compatibile con il quadro giuridico. L’unica soluzione praticabile si è rivelata essere la presentazione solo volontaria del casellario», spiega il presidente del Governo Manuele Bertoli. «Per noi era prioritario arrivare alla conclusione dell’accordo fiscale e abbiamo quindi deciso di assecondare questa richiesta consci che nel contempo il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio hanno proposto che il tema venga trattato da Berna. Contiamo alla fine di poter “salvare capra e cavoli”, ossia da un lato di arrivare alla firma dell’accordo fiscale e dall’altro lato speriamo che Berna possa introdurre la richiesta sistematica di estratti del casellario giudiziario ai cittadini UE che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera per tutti i Cantoni, compreso il Ticino». Il timore di Bertoli e colleghi è che, con le elezioni del nuovo Governo italiano alle porte, l’accordo possa saltare dopo anni di trattative: «A breve termine era fondamentale preservare l’accordo. Roma aveva individuato due ostacoli alla firma: l’articolo 121a sulla regolamentazione dell’immigrazione, superato con la legge d’applicazione votata ormai qualche mese fa dalle Camere federali, e il casellario giudiziale. Ora tocca agli italiani fare la propria parte e apporre la firma all’accordo». Ma l’addio al casellario, come detto, non ha fatto l’unanimità dei consensi in seno al Governo, con i ministri Gobbi e Zali, fortemente contrari alla proposta di rimuoverlo. Una rottura che però non sembra preoccupare Bertoli: «Il Governo agisce molto spesso all’unanimità, cercando punti di equilibrio. Non di rado sono io a restare in minoranza, quindi so bene che non sempre è possibile giungere a un compromesso che soddisfi tutti. Posso capire il punto di vista dei colleghi, che però guardano solo al casellario, dimenticando invece la questione dell’interesse del Ticino in materia fiscale». Di parere opposto il collega di Esecutivo Norman Gobbi che non usa mezzi termini: «Da questa decisione il Ticino esce indebolito. E per più ragioni. Il mandato popolare dei ticinesi è sempre stato molto chiaro con votazioni come “Prima i Nostri” o sui contingenti. In sostanza i cittadini hanno chiesto maggiori controlli in ambito migratorio. Una volontà confermata anche dal Gran Consiglio con due iniziative parlamentari approdate a Berna e che abbiamo difeso e per le quali abbiamo ottenuto il sostegno da parte delle commissioni federali». Ma l’abolizione del casellario giudiziale, agli occhi del ministro della Lega, indebolisce il Ticino anche agli occhi dell’Assemblea federale: «Non è semplice spiegare le ragioni per le quali prima introduciamo questa misura e poi la togliamo». L’altro aspetto fondamentale secondo Gobbi riguarda il controllo sull’immigrazione in Ticino. «Nonostante tutto questa misura ha messo in luce tre aspetti: anzitutto che i diretti interessati e cioè i frontalieri non si sono mai opposti. Nessuno, infatti, ha impugnato la richiesta di presentare il casellario. In secondo luogo i ticinesi hanno sempre apprezzato la misura. Tanto più che il Parlamento l’ha fatta propria e portata davanti alle Camere federali. In terzo luogo ha permesso, preventivamente, di tener distante persone non desiderate. Ricordo che su circa 400 casi approfonditi, a 119 casi è stata negata l’autorizzazione di ricevere un permesso. Con questa misura il controllo era sistematico ed efficace e non è stato necessario investire troppe risorse per le verifiche. Ora, con la decisione del Governo, il DI dovrà comunque mantenere alta la pressione sugli arrivi, ma con gli strumenti che abbiamo. E questo nell’interesse del mandato popolare ricevuto», spiega. Infine, il consigliere di Stato aggiunge: «Credo che ogni consigliere di Stato abbia soppesato anche le pressioni ricevute da Berna e, in occasione del voto su questo tema, ha deciso dove porre l’accento. Io e Zali abbiamo scelto di mettere l’accento sul mandato popolare e cioè più controlli in ambito migratorio. Ora la palla è nel campo italiano e dovrà dimostrare che intende rispettare l’accordo».

L’intesa in pillole

Nel dicembre del 2015 Italia e Svizzera avevano parafato il testo, concludendo ufficialmente le trattative sulle questioni di natura tecnica e trovando un’intesa sui contenuti. In prima battuta, la firma ufficiale era attesa nel corso dello scorso anno, in modo da permettere la graduale entrata in vigore dell’accordo a partire dal 2018. Il nuovo accordo – in sostituzione del precedente, vecchio ormai di 40 anni – si applicherà unicamente ai frontalieri di fascia (coloro che risiedono entro la fascia di 20 km dal confine, ndr.), che, gradualmente, verranno equiparati ai fuori fascia. La Svizzera applicherà sul reddito dei frontalieri un’imposta preventiva, pari al 70% di quella applicata oggi. Per fare un esempio semplice: se oggi vengono trattenuti 1.000 franchi di imposta alla fonte, in futuro ne verranno trattenuti 700 come imposta preventiva. Il frontaliere dovrà poi pagare le imposte anche in Italia, un’aliquota che verrà calcolata sull’intero reddito, sottraendo l’imposta preventiva già pagata in Svizzera. Per contro, decadranno i ristorni ai Comuni italiani di frontiera, a cui oggi il Ticino rigira il 38% dell’imposta trattenuta ai frontalieri. Ai frontalieri l’Italia riconoscerà una franchigia di 7.500 euro di reddito, entro i quali Roma non tasserà il lavoratore. Il salasso sarà così per coloro che guadagnano cifre superiori ai 4mila franchi lordi, con decurtazioni fino al 15-20%. Per contro, chi percepisce salari inferiori ai 3mila, andrà incontro solo a perdite marginali. La strada è comunque ancora lunga e bisognerà capire se in sede di ratifica saranno inseriti sconti ulteriori.

Il casellario della discordia

L’obbligo del casellario giudiziale è stato introdotto, quale misura straordinaria, nell’aprile del 2015 per tutti coloro che chiedevano il rilascio o il rinnovo dei permessi B e G. A mente del Governo la misura, lungi dall’avere carattere discriminatorio, è volta a garantire la sicurezza nel Cantone e ad assicurare il mantenimento dell’ordine pubblico. Secondo i dati aggiornati alla fine di aprile, a due anni dalla sua introduzione le domande totali presentate sono state 47.829. Di queste 47.483 hanno portato al rilascio o al rinnovo del permesso, mentre per le restanti 396 è stato necessario un approfondimento perché sussistevano elementi di natura penale. Infine, in 119 casi il permesso è stato negato o revocato. Nel maggio dell’anno scorso il Governo si era dato un anno di tempo per trovare una misura alternativa al casellario che fosse compatibile con gli accordi internazionali. Anche il Gran Consiglio si era mosso sostenendo un’iniziativa cantonale affinché questo strumento potesse essere esteso a tutti i Cantoni svizzeri. E qualche tempo fa sono arrivati i primi riscontri positivi anche in sede federale, nelle Commissioni del Consiglio degli Stato e del Nazionale.

(Articolo di N. Mazzi e M. Salvini)

Il casellario per una firma

Il casellario per una firma

Da laRegione | Priorità all’accordo con l’Italia sui frontalieri, il Consiglio di Stato è pronto a cancellare la misura straordinaria: quando Roma firmerà l’intesa fiscale, per i permessi B e G basterà l’autocertificazione.

«La questione – spiega il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli -va chiusa ora». Prima di eventuali elezioni anticipate italiane. Perché un nuovo governo di Roma potrebbe mandare all’aria tutto, riportando l’orologio delle trattative fiscali tra Svizzera e Italia indietro di anni. E così ieri i consiglieri di Stato di Plr, Ppd e Ps hanno messo in minoranza i due leghisti, optando per l’abolizione dell’obbligo di presentare il casellario giudiziale per chi richiedeva il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (B) o di frontaliere (G). Si torna all’autocertificazione. Con buona pace della misura voluta a suo tempo dal Dipartimento delle istituzioni (Di) di Norman Gobbi, in vigore da due anni e che nel suo periodo di attività ha bloccato l’emissione di 119 documenti. Ma soprattutto una misura, si ricorda nel comunicato dell’esecutivo, che rappresentava “l’ultimo ostacolo alla firma” dell’accordo fiscale sui frontalieri. Da qui il passo indietro. Un passo indietro ponderato: «Il casellario rimarrà obbligatorio – sottolinea infatti Bertoli – finché non ci sarà la firma di Svizzera e Italia in calce all’accordo». Una sottoscrizione che il governo ticinese attende a breve giro di posta. «Abbiamo qualche segnale in questo senso. E quel che è certo è che ora l’Italia non ha più scuse». Non ha più scuse per non avallare un accordo che “malgrado non risponda pienamente alle aspettative del Ticino (…) – si legge nella nota stampa – è globalmente positivo per il nostro Cantone”. «L’intesa – ricorda Bertoli – è interessante per il Ticino da più punti di vista, in particolare perché introduce una misura anti-dumping indiretta». E le due iniziative votate dal Gran Consiglio e che chiedevano di prevedere una simile misura in tutta la Svizzera? Sarà requiem? Non per il presidente del Consiglio di Stato. «Le nostre richieste sono ormai sul tavolo federale, che ha già aperto qualche porta in questo senso. E se alla fine si dovesse trovare una regola nazionale sulla questione della sicurezza – conclude il presidente – avremmo ottenuto due obiettivi». A Roma e a Berna. «Questa decisione – ritiene invece il direttore del Di Norman Gobbi – rischia di indebolire la nostra posizione» oltre Gottardo. E anche per questo su Facebook Gobbi si è subito detto “su tutte le furie” e “fortemente contrariato”. «Diciamo che più che un colpo gobbo è stato un colpo… al Gobbi. La maggioranza del governo – dichiara il capo del Di – ha preso una decisione secondo scienza e coscienza, subendo forse delle pressioni. Io e il collega Zali abbiamo per contro preferito prediligere gli interessi cantonali, anche alla luce delle sensibilità popolari che chiedono più controlli dell’immigrazione». D’accordo. Ma la misura alternativa ed eurocompatibile al casellario che il capo del Di andava cercando? Non la si è trovata o è stata ignorata al governo? «Si sono valutate tutte le possibili alternative. Nessuna di queste – spiega Gobbi – era in grado di garantire la medesima efficacia e gli stessi risultati». E adesso? «Adesso aspettiamo l’Italia. Con il mio dipartimento intendiamo in ogni caso mantenere alta la guardia su questo fronte. Anche perché se in futuro capiterà qualcosa in questo ambito, la colpa sarà sempre e solo dell’Ufficio migrazione e del Di». Ieri in Ticino era presente anche il segretario di Stato Jörg Gasser. Il governo gli ha comunicato la decisione prima di scrivere formalmente a Berna. Nella missiva all’indirizzo di Palazzo federale saranno contenute una serie di raccomandazioni. Tra cui quella di stimolare gli italiani a firmare subito.

Dipartimento finanze soddisfatto, iniziative ticinesi deluse

Non solo a Bellinzona: divide anche a Berna l’addio alla richiesta del casellario giudiziale per chi chiede o rinnova permessi Be G deciso ieri a maggioranza dal Consiglio di Stato. A Berna dove da un lato sorride il Dipartimento federale delle finanze diretto da Ueli Maurer, dall’altro piangono le due iniziative cantonali ticinesi che chiedevano l’introduzione di tale misura a livello nazionale. Sollecitata dalla ‘Regione’, la Segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali fa infatti sapere via e-mail di aver preso nota “della decisione del governo ticinese”. Una decisione “positiva” e che “soddisfa l’ultima condizione posta dall’Italia per giungere alla sottoscrizione del nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri”. “La Svizzera – continua l’email – è pronta a firmare l’accordo e attende quindi che la firma da parte dell’Italia avvenga al più presto”. Rischiano per contro di inciampare le due iniziative cantonali che avevano faticosamente trovato l’appoggio delle commissioni Istituzioni politiche del Consiglio nazionale e degli Stati. «Deploro la decisione del Consiglio di Stato. Si tratta – chiosa il granconsigliere Ppd Maurizio Agustoni che assieme ad Amanda Rückert (Lega) era stato sentito dai commissari di Berna – di un segnale contraddittorio che toglie peso ad atti parlamentari che erano riusciti a trovare consenso a Palazzo federale: una cosa più unica che rara». E ora? «Ora – rileva Agustoni – auspico che il direttore del Dipartimento istituzioni metta in atto le misure sostitutive che si era impegnato a elaborare l’anno scorso».

Per la Lega è ‘tradimento’. Ppd: ‘Altro errore’. Plr e Ps: Quando si tratta…’

Il men che si possa dire è che la Lega non approvi. Con l’addio al casellario giudiziale si “tradisce la volontà di cittadini (la misura aveva fatto oggetto di una petizione firmata da 12mila ticinesi) e parlamento” e “mina la credibilità del Ticino a livello federale; la deputazione ticinese a Berna si è spesa collegialmente e a più riprese a sostegno della misura, convincendone dell’evidente validità vari colleghi di altri Cantoni” si legge in una nota diffusa dal movimento di via Monte Boglia. La mossa ticinese, prosegue il comunicato, “non ci farà avanzare di un centimetro nei dossier aperti con l’Italia, mentre danneggia pesantemente la sicurezza interna del nostro Cantone”. D’altro avviso il presidente del Plr Bixio Caprara: «In una trattativa si soppesano pro e contro e poi si gioca l’asso quando serve – ci dice -. La questione del casellario è solo una parte della questione; dall’altra c’è anche un accordo fiscale che porterà a una sorta di misura anti-dumping indiretta a favore del Ticino». Insomma, «l’interesse prioritario era di trovare un accordo». E le proposte del Gran Consiglio di richiedere il casellario a livello federale? Una mossa per fare pressione? «Certo. D’altronde – conclude Caprara – è giusto segnalare i nostri problemi». Diretto il presidente Ppd Fiorenzo Dadò: «Questa decisione è un errore». «Si tratta – aggiunge Dadò – dell’ultimo atto di una capitolazione iniziata quando Gobbi ha rinunciato a richiedere il certificato dei carichi pendenti. Quello era il documento che permetteva di compiere veri controlli: il casellario non è sufficiente, vale quanto una ricerca su ‘google’». «A un certo momento – chiosa il presidente Ps Igor Righini – anche noi ticinesi dobbiamo capire che non siamo onnipotenti e che dobbiamo essere in grado di negoziare». E quando si negozia, annota Righini, «bisogna tener conto delle proprie volontà, ma anche di quelle degli altri: e l’Italia, piaccia o non piaccia, rimane pur sempre un nostro partner economico rilevante». Con il casellario, commentano dal canto loro i Verdi in un comunicato, Lega e Ppd pensavano “di ingannare la popolazione facendo credere che con questa norma si possano risolvere i problemi di infiltrazioni malavitose e di dumping salariale”.

‘Partita finita. Tocca alla politica’

Nessuna sorpresa in Italia: la decisione del Consiglio di Stato era nell’aria. Anche perché Berna e Roma si erano impegnate a porre fine a una soluzione insostenibile. «Da parte nostra siamo sempre stati molto chiari: via il casellario giudiziale, se volete firmare l’accordo sul nuovo sistema fiscale per i frontalieri», dice Vieri Ceriani, braccio destro del ministro Carlo Padoan nella trattativa con la Svizzera. «Un accordo che economicamente conviene anche al Ticino». E ora? «Per quanto mi riguarda la partita è chiusa. Tocca alla politica», conclude Ceriani. E se in Italia si andrà alle elezioni anticipate, la nuova tassazione rischia di diventare un tema caldo: i frontalieri temono una stangata, gli altri lavoratori parlano invece di equità. «Ma non bisogna dimenticare le specificità dei frontalieri – osserva Sergio Aureli, sindacalista di Unia e vicepresidente del Csir (Consiglio sindacale interregionale) Ticino-Lombardia-Piemonte -. Gli aspetti che ancora debbono essere definiti riguardano la franchigia, le quote delle tasse da pagare, la gradualità della definitiva entrata a regime dell’accordo». Secondo l’accordo la franchigia per abbattere l’imponibile dovrebbe ammontare a 7’500 euro (i sindacati chiedono 12mila), mentre sarebbe di dieci anni il periodo prima dell’entrata a regime.

(Articolo di Paolo Ascierto e Luca Berti)