Escobar, il party di carnevale a Bellinzona e le serie tv: parla Norman Gobbi

Escobar, il party di carnevale a Bellinzona e le serie tv: parla Norman Gobbi

Da Libera TV | Il ministro delle istituzioni: “In uno Stato liberale ognuno organizza le feste che vuole, ma quella sui narcos per me è poco opportuna. Ecco perché” – Intervista al ministro delle Istituzioni: “Benché possa sembrare una realtà distante e magari – negli intendimenti degli organizzatori – su cui fantasticare, diciamo che siamo ben distanti da party dedicati ai gangster nordamericani degli Anni Venti o a parodie de “Il Padrino”. Infatti, i narcos e i loro traffici di droga a livello internazionale sono ben attivi a livello globale e giungono fino alle nostre latitudini, attraverso le organizzazioni criminali europee, ‘Ndrangheta in primis”

In uno Stato liberale ognuno può organizzare i party che vuole (assumendosene però la pieno responsabilità), ma dedicare una festa di carnevale alla criminalità organizzata per me è insensato.

È questo in sintesi il pensiero di Norman Gobbi sulla festa a tema ispirata alla serie tv che ha narrato le gesta di Pablo Escobar e dei narcos colombiani, che tanto sta facendo discutere. Il ministro delle istituzioni, interpellato da Liberatv, ha deciso di esprimersi sul party in agenda per il prossimo Rabadan al Caffè degli artisti di Bellinzona.

A Gobbi abbiamo chiesto innanzitutto la sua opinione sul “caso” e se si augura un ripensamento sul tema della festa da parte degli organizzatori: “Diciamo innanzitutto – risponde il ministro – che in uno Stato liberale, ognuno può fare quello che intende, assumendosi però completamente le conseguenze del suo agire. Sta solo a loro quindi decidere se dedicare un party ad un’organizzazione criminale attiva e con ramificazioni globali sia qualcosa di sensato. Evidentemente per me non lo è. Mi auguro che si tratti di una scelta inopportuna presa in buona fede, come d’altronde ha già avuto modo di spiegare il gerente del locale”.

Con il direttore del Dipartimento delle Istituzione, dunque dell’ordine pubblico, cerchiamo di allargare il discorso, chiedendogli se un un party con un tema del genere possa essere dannoso per il carnevale di Bellinzona. La risposta di Gobbi è articolata: “Benché possa sembrare una realtà distante e magari – negli intendimenti degli organizzatori – su cui fantasticare, diciamo che siamo ben distanti da party dedicati ai gangster nordamericani degli Anni Venti o a parodie de “Il Padrino”. Infatti, i narcos e i loro traffici di droga a livello internazionale sono ben attivi a livello globale e giungono fino alle nostre latitudini, attraverso le organizzazioni criminali europee, ‘Ndrangheta in primis. Non possiamo quindi banalizzare chi produce in Sud America e commercializza a livello globale stupefacenti, che giungono attraverso lo smercio sino alle nostre latitudini”.

L’obiezione che alcuni hanno fatto alle critiche espresse da più parti sul tema della festa, è il diritto alla satira, stampato nel dna del carnevale, anche su questioni sensibili come può essere la criminalità organizzata. Traducendo in domanda: a carnevale ogni scherzo (e ogni festa) vale oppure esiste un limite alla satira (ammesso e non concesso che di satira si tratti)? “Come detto in entrata – risponde Gobbi – ognuno si assume le responsabilità del suo agire. Certo hanno fatto parlare del loro party, ma banalizzare la criminalità organizzata mi sembra poco opportuno”.

Infine la questione serie Tv, perché tutto parte da lì. L’ispirazione del party, infatti, nasce dalla fortunata serie di Netflix dedicata alla vita di Pablo Escobar e alla guerra tra i narcos (e tra narcos e autorità) che ha insanguinato la Colombia in quegli anni terribili. La questione degli effetti negativi, soprattutto sui giovani, che possono produrre questi telefilm dedicati alla criminalità organizzata, è da tempo al centro di un aspro dibattito tra chi sostiene che anche il male va raccontato senza filtri, e chi invece intravvede il pericolo della mitizzazione, se non dell’emulazione, di alcuni criminali.

Ecco come la pensa Norman Gobbi: “Diciamo che serie televisive come “Gomorra” o “Sopranos” servono a comprendere anche dal punto di vista conoscitivo come funzionano e agiscono le organizzazioni criminali. Credo che coloro che a seguito di serie tv, in particolare “Gomorra”, possano poi essere attratti da questo mondo, sono fragili quanto coloro che abbracciano gli estremismi e il radicalismo islamico; necessitano di un’organizzazione in cui poter sentirsi qualcuno e poter diventare qualcuno agli occhi della comunità, in questo caso da temere. Il problema è sociale e associazioni criminali scaltre trovano in esso un terreno fertile per le loro azioni di reclutamento”.

Articolo su Libera TV: http://www.liberatv.ch/it/article/34303/escobar-il-party-di-carnevale-a-bellinzona-e-le-serie-tv-parla-norman-gobbi-il-ministro-delle-istituzioni-in-uno-stato-liberale-ognuno-organizza-le-feste-che-vuole-ma-quella-sui-narcos-per-me-poco-opportuna-ecco-perch

Imposte di circolazione: coerenza

Imposte di circolazione: coerenza

Dal Corriere del Ticino | L’opinione – Norman Gobbi

È passato quasi un anno da quando, insieme ai colleghi di Governo, abbiamo presentato il pacchetto di misure per riequilibrare le finanze: una serie di interventi che toccano in modo sostenibile e sensato tutti i campi di attività dello Stato e ci accompagneranno fino al sospirato rilancio della progettualità di questo Cantone. Il Gran Consiglio ha approvato la manovra e ne ha condiviso lo spirito: chiedere a tutti, proprio tutti, di fare la propria parte. Tra le misure che il Governo ha proposto e che il Parlamento – voglio ripeterlo – ha approvato vi era l’adeguamento del coefficiente delle imposte di circolazione. È vero, il messaggio sulla manovra era molto lungo e forse impegnativo da leggere fino in fondo, ma mi sembra davvero strano che un deputato del PLR intervenga ora su questo giornale e attacchi il Dipartimento, accusandoci di volere riportare l’equilibrio delle finanze attraverso balzelli. Criticandoci per avere eseguito quanto lui ha votato, il deputato si dimostra come minimo un po’ confuso.

Quanto alla sostanza dell’accusa, davvero abbiamo aumentato le imposte di circolazione per pescare a tradimento nelle tasche dei cittadini? La risposta è ovviamente negativa. Nel 2015 il Ticino ha chiaramente respinto in votazione popolare una modifica della Legge sulle imposte di circolazione. Siamo quindi rimasti fermi al sistema bonus-malus, che però – per «colpa» dei veicoli sempre meno inquinanti – è diventato sempre più difficile da finanziare: se le auto penalizzate sono sempre meno e quelle che godono di sconti sempre più numerose, è chiaro che il meccanismo è destinato ad incepparsi. E visto che la legge non permette al Cantone di indebitarsi per finanziare gli ecobonus – ci mancherebbe! – è stato inevitabile intervenire, onde evitare una perdita di 6 milioni di franchi nel 2017.

Questo abbiamo fatto, senza tuttavia restare indifferenti ai disagi legati all’attuale sistema di calcolo, ormai superato. Negli scorsi mesi ci siamo perciò mossi e, nel corso della primavera, presenteremo un nuovo progetto per rivedere il meccanismo dell’imposta di circolazione. Si tratta di una delle 43 misure che il mio Dipartimento ha elaborato per raggiungere l’obiettivo di risanare le finanze, adattando nel contempo i servizi alle trasformazioni tecnologiche e ai nuovi bisogni della società.

Il Dipartimento è la fanteria dello Stato, con servizi presenti in maniera capillare sul territorio e un livello molto alto di contatto con la popolazione. Ciononostante, l’unico adeguamento di personale che abbiamo chiesto riguarda la sicurezza (polizia e carceri), necessario per assicurare l’ordine interno. Faccio quindi fatica ad accettare l’accusa di volermi arricchire a spese del cittadino, gonfiando l’organico, quando la mia unica colpa è di avere dato seguito – con responsabilità e coerenza – alle scelte del Parlamento.

Più controlli sui permessi

Da laRegione | Chiudono i servizi regionali. I frontalieri in polizia per validare il documento d’identità

L’Ufficio della migrazione si riorganizza. Procedure online e centralizzazione degli sportelli a Bellinzona (pratiche standard) e Lugano (dimora e frontalieri indipendenti). Centralizzazione delle pratiche, procedure guidate online e più controlli per il rilascio dei permessi, compresa la verifica dell’autenticità del documento d’identità in Polizia (per i frontalieri) o agli sportelli del nuovo servizio che verrà istituito a Lugano. Sono alcuni degli aspetti della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, presentata ieri alla stampa da parte del Dipartimento delle istituzioni. L’obiettivo, ha detto più volte il direttore Norman Gobbi, è quello di «ottimizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche e ripensare i servizi alla popolazione, migliorando la modalità di erogazione per accrescerne la qualità». Con questo spirito è stata riorganizzata la procedura di rilascio e di rinnovo di tutti i permessi, con un nuovo “flusso” che inizia – ed è già una novità – dalla compilazione del modulo online. «La procedura guidata ci permetterà di ricevere moduli completi con tutti gli allegati richiesti – spiega Morena Antonini, capo dell’Ufficio della migrazione –. Potremo quindi semplificare la fase di ricezione, di controllo e di registrazione delle domande ottimizzando le risorse dedicate alla consulenza all’utenza, che rimarrà garantita dal Contact center». Chiudono invece i Servizi regionali degli stranieri (quello di Agno già in aprile, gli altri da settembre). I richiedenti di permessi C (domicilio), N (richiedenti l’asilo), F (ammessi provvisoriamente) e G (frontalieri dipendenti) faranno capo all’ufficio di Bellinzona (Servizio comunitari e Servizio stati terzi), mentre i richiedenti di nuovi permessi B (dimora), L (dimora temporanea) e G (frontalieri indipendenti) dovranno recarsi a Lugano, dove sarà attivo un nuovo servizio ad hoc che verificherà tramite colloquio individuale sia la validità dei documenti che le reali intenzioni di soggiorno nel Paese. Come si giustifica il colloquio sistematico con tutti i richiedenti? «Ci accorgiamo che sempre di più le domande non sono complete. Chi si occupa di questo controllo oggi lo esegue a livello di documentazione. Non è, per intenderci, lo stesso operatore che si occupa della decisione di rilascio – risponde Antonini –. In futuro invece sarà lo stesso operatore ad occuparsi di incontrare il richiedente dopo aver ricevuto la sua documentazione, capire le sue intenzioni e poi decidere in merito al rilascio del permesso».

Un maggior controllo sarà dunque attuato sia sul piano dei colloqui individuali per i nuovi permessi B,L e frontalieri indipendenti, sia sul piano della verifica dei documenti. Tutti i frontalieri (rilascio e rinnovo del permesso G per lavoratori dipendenti) dovranno recarsi in un posto di polizia per autentificare il proprio documento d’identità. «Agli sportelli degli attuali servizi regionali non è possibile verificare l’autenticità – rileva ancora Antonini –. Non dovrebbe comunque essere un’attività che incide in modo particolare sul posto di polizia. Le domande di permessi G sono in media 40 al giorno». «E le gendarmerie a cui si possono rivolgere i richiedenti sono ben distribuite sul territorio – riprende Gobbi –. I posti di polizia consentono di avere la capillarità che viene meno con la chiusura dei Servizi regionali». Il piano di attuazione prevede la prima fase da aprile, con l’introduzione della nuova procedura per i permessi G e la contemporanea chiusura dello sportello di Agno. La seconda fase inizierà da settembre, quando tutte le domande saranno avviate mediante formulario elettronico e nel contempo saranno chiusi tutti gli sportelli dei Servizi regionali, mentre sarà costituito il ‘Servizio nuove entrate’ a Lugano, competente per l’esame delle domande di nuovi permessi di dimora Bo L e per frontalieri G con attività indipendente.

Razionalizzazione ma ‘senza ridurre i posti di lavoro’ – Norman Gobbi
Tre milioni. È tanto quanto il Dipartimento delle istituzioni riuscirà a risparmiare tramite la riorganizzazione dei servizi (vedi ‘laRegione’ del 27 gennaio), così come deciso nell’ambito della manovra di risanamento delle finanze cantonali. Il nuovo modello organizzativo concepito per la gestione dei permessi – e approvato dal Consiglio di Stato – contribuisce al risparmio, «ma senza perdere posti di lavoro», osserva il direttore del Dipartimento Norman Gobbi. Per quanto concerne la centralizzazione dei servizi, «abbiamo un occhio attento alle necessità territoriali – ribatte Gobbi, facendo riferimento alle critiche di chi lamenta invece una dismissione di impegno nelle regioni periferiche –. Bisogna però uscire dal vecchio dogma per cui tutti i servizi devono essere presenti dappertutto». Del resto, fa notare il consigliere di Stato, negli ultimi anni c’è stato un aumento significativo del numero di permessi e di domande da trattare, mentre le risorse dell’Ufficio della migrazione «sono rimaste le stesse». Motivo per cui occorre rivedere l’impegno del loro tempo, in particolare risparmiando ore dedicate oggi alla consulenza. «La procedura guidata permetterà di presentare la pratica in modo corretto». «Gli effettivi attuali, bisogna pur dirlo, non sono sufficienti – aggiunge Morena Antonini, a capo dell’Ufficio –. Con la nuova organizzazione saremo in grado di offrire un contratto a tempo indeterminato alla gran parte degli ausiliari oggi assunti». A mente dei responsabili, l’Ufficio sarà così in grado di offrire un servizio più veloce ed efficiente, con comunicazioni più tempestive anche all’indirizzo dei Comuni.

(Articolo di Chiara Scapozza)

Rafforzato il controllo sui permessi

Rafforzato il controllo sui permessi

Dal Corriere del Ticino | Verifiche in polizia per i frontalieri e colloqui personali con i dimoranti – Addio agli sportelli regionali

«La sensibilità elevata in materia non è solo politica, ma di tutti i ticinesi che in termini di permessi chiedono maggiore sicurezza». Anche così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha motivato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che nel corso del 2017 cambierà volto sul piano dell’ubicazione – con la chiusura dei 5 uffici regionali e la concentrazione nelle sedi di Lugano e Bellinzona – e della modalità di erogazione dei propri servizi. Un mutamento, questo, non solo legato al pacchetto di risanamento finanziario del Cantone – che si tradurrà in un risparmio di 800.000 franchi a regime sui 3 milioni totali conseguenti alla revisione delle diverse prestazioni dipartimentali – ma finalizzato a una gestione più efficace ed efficiente del rilascio dei permessi agli stranieri. «E parliamo di incarti in costante aumento gestiti però con risorse invariate» ha affermato Gobbi. Da qui il nuovo flusso nell’evasione delle richieste presentato ieri a Bellinzona. «Un sistema – ha spiegato – che garantirà una risposta più tempestiva al cittadino, a fronte degli attuali ritardi nell’evasione delle pratiche, e allo stesso tempo rafforzerà i controlli». Sì perché in futuro le richieste di permesso di domicilio C e per frontaliere G (dipendente) seguiranno una strada diversa da quella per i permessi per frontaliere G (indipendente) e di dimora B. I primi faranno capo agli uffici
di Bellinzona e saranno sottoposti a un controllo standard. I secondi, invece, a una verifica elevata che sarà svolta presso il Servizio nuove entrate a Lugano e che sfocerà in un colloquio personale «teso al controllo del documento di identità e delle reali intenzioni del soggiorno» ha precisato Morena Antonini, capo dell’Ufficio della migrazione. Le novità non finiscono però qui, in quanto la cessazione delle attività degli uffici regionali (da aprile Agno, da settembre gli altri) coinciderà con l’introduzione di una procedura online obbligatoria per tutti i richiedenti di un permesso. «Ci siamo accorti delle ore sprecate nella consulenza agli sportelli – ha indicato Gobbi –, mentre ora saranno i diretti interessati a dover compilare i moduli necessari e ad allegare la documentazione richiesta. Il tutto avendo sempre la possibilità di far capo al contact center e alle postazioni ad hoc installate a Bellinzona». Terminata la procedura online, i richiedenti di un permesso per frontaliere G (dipendenti) saranno oltretutto tenuti a recarsi presso una delle sedi della Polizia cantonale per un controllo personale del documento d’identità. In questo modo, ha sottolineato Gobbi, si vogliono evitare gli abusi tramite documenti contraffatti e promuovere un maggiore controllo sul territorio. «Ma i posti di polizia non saranno oberati» ha tenuto a chiarire Antonini, facendo riferimento alle «circa 40 richieste al giorno per permessi G registrate attualmente». Sono invece state 75.774 le decisioni totali emesse dall’Ufficio della migrazione nel 2016, a fronte di circa 8.700 domande in arretrato registrate al 31 dicembre.

(Articolo di M.S.)

Ufficio della migrazione: migliorano procedure e controlli

Ufficio della migrazione: migliorano procedure e controlli

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione presente nella manovra di risanamento delle finanze cantonali, e approvata ieri dal Consiglio di Stato. Il progetto prevede di mantenere i posti di lavoro e intende aumentare la qualità del servizio, adeguando le procedure di richiesta dei permessi e concentrando l’attività sul controllo delle domande presentate da chi intende stabilirsi o lavorare in Ticino.

Lo spirito della manovra di riequilibrio delle finanze cantonali consiste nel trovare soluzioni per utilizzare in modo ottimale le risorse a disposizione dell’ente pubblico: il Dipartimento delle istituzioni ha quindi colto l’occasione per ripensare i propri servizi e adeguarli all’evoluzione economica, normativa e tecnologica degli ultimi anni. Nel settore dei permessi di soggiorno, in particolare dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, è stato registrato un marcato aumento della popolazione straniera in Ticino (le persone straniere residenti nel nostro Cantone nel 2015 erano 97’937, mentre nel 2016 erano 100’658), con una parallela sostanziale crescita delle sollecitazioni per l’Ufficio della migrazione. Per affrontare al meglio la nuova situazione, il Dipartimento ha quindi avviato un progetto di riorganizzazione del servizio, modificando la procedura di presentazione delle domande in modo da ridurre i tempi di evasione. In futuro, per chi vorrà inoltrare la richiesta di un permesso il primo passo da compiere sarà la compilazione di un formulario sul sito dell’Ufficio della migrazione (www.ti.ch/migrazione), evitando di recarsi allo sportello del Servizio regionale degli stranieri. Per ogni necessità, sarà possibile rivolgersi al Contact Center oppure recarsi nella sede di Bellinzona dove saranno allestite alcune postazioni dotate di computer per compilare il modulo.

Punto centrale, la riorganizzazione permetterà di migliorare in modo sensibile i controlli. Le domande riguardanti i permessi di soggiorno “B” e “L” o per frontalieri “G” con attività indipendente saranno infatti sottoposte a un controllo approfondito che prevede la verifica del documento di identità del richiedente e un esame accurato del motivo del soggiorno e dell’effettiva attività in Ticino. Il richiedente di un permesso per lavoratori frontalieri si dovrà presentare ai vari posti di gendarmeria.

La nuova procedura permetterà di informare in modo rapido gli Uffici comunali del controllo abitanti riguardo ai nuovi cittadini stranieri che intendono stabilirsi nella loro giurisdizione. Ciò consentirà ai Comuni di migliorare il controllo del proprio territorio e di segnalare tempestivamente eventuali casi critici all’Autorità cantonale.

A livello pratico, la riorganizzazione avverrà in due fasi. La prima a inizio aprile 2017, con l’introduzione della nuova procedura per la richiesta di permessi “G” e la contemporanea chiusura dello sportello del Servizio regionale di Agno. La seconda fase è invece prevista per l’inizio del mese di settembre 2017, quando tutte le domande saranno avviate mediante formulario elettronico. Nel contempo saranno chiusi gli sportelli di tutti i Servizi regionali e sarà costituito il “Servizio nuove entrate” a Lugano, competente per l’esame delle domande di nuovi permessi di dimora “B” o “L” e per frontalieri “G” con attività indipendente.

Con il rinnovamento dell’Ufficio della migrazione, il Dipartimento delle istituzioni prosegue i propri sforzi nell’adeguare i servizi dello Stato ai nuovi bisogni della popolazione, nel rispetto dell’accresciuta sensibilità dei cittadini del nostro Cantone per la sicurezza e la stabilità economica.

Giustizia: Nomine, tante idee poche certezze

Giustizia: Nomine, tante idee poche certezze

Dal Corriere del Ticino | Elezione dei procuratori con meno competenze per il Parlamento: dubbi e perplessità in Commissione Norman Gobbi: «Una revisione del sistema è necessaria, ma non mancherà di suscitare forti resistenze»

Il funzionamento del Ministero pubblico e il rapporto tra giustizia e politica si trovano a un bivio: mantenere l’attuale sistema di nomina dei magistrati o cambiare rotta? Una domanda che dovrà trovare risposta in tempi brevi e che ieri è stata al centro dei lavori della Commissione procedura elezione magistrati che ha incontrato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , chiamato a presentare il suo piano. Come anticipato a Piazza del Corriere martedì scorso, tra le ipotesi scaturite dal gruppo di lavoro Giustizia 2018 vi è infatti la possibilità che il Parlamento elegga unicamente il procuratore generale e i procuratori capi che poi, a loro volta, nominerebbero i procuratori pubblici. Una revisione che necessiterebbe però una modifica di legge poiché si toglierebbero competenze al Legislativo. «Occorre valutare come modificare il sistema. Oggi l’elezione di tutti i pubblici ministeri è affidata al Gran Consiglio – ci spiega Gobbi – ma questo comporta un appiattimento della scala dell’organizzazione gerarchica». Una procedura che per il consigliere di Stato pone «qualche problema dal punto di vista organizzativo e funzionale», ma che d’altra parte è ancorata nella tradizione del nostro cantone. «In Ticino la nomina dei procuratori è sempre avvenuta secondo questo iter e un eventuale cambio di rotta, a detta di alcuni, lederebbe la funzione del Ministero pubblico e degli inquirenti – evidenzia Gobbi – evidentemente un cambiamento così forte non mancherà di sollevare delle forti resistenze».

E proprio in tal senso, come hanno reagito i membri della Commissione di fronte alle proposte esposte dal Dipartimento delle istituzioni? «Sul tema ci sono ancora vari punti da chiarire – sostiene Andrea Giudici (PLR) – bisogna ad esempio capire quanti procuratori verrebbero eletti dal Gran Consiglio e anche se la rappresentanza politica resta solo un auspicio, se verrebbe introdotta nella legge o se addirittura verrebbe pubblicata nel bando di concorso. Insomma ci sono più varianti che vanno approfondite. Da parte nostra è assodato che l’aspetto politico non va inserito nel bando ma che, qualora i candidati presentassero delle capacità equivalenti, si abbia un’attenzione in tal senso». Ma non solo. Tra le ipotesi al vaglio della Commissione vi è altresì la possibilità che i magistrati, invece che dal Parlamento, vengano eletti dal popolo. Un’opzione che potrebbe figurare in un rapporto targato La Destra e la cui relatrice sarebbe Lara Filippini. «Sul tema dobbiamo ancora discuterne nei gruppi, ma in linea generale propendiamo per mantenere lo stato attuale, con l’elezione da parte del Gran Consiglio», afferma Fiorenzo Dadò (PPD). Discussioni in corso anche in casa leghista. Come precisa la deputata Sabrina Aldi se da una parte «la posizione della Lega è chiara perché molti esponenti si sono espressi più volte a favore di una nomina popolare», dall’altra il gruppo «non ha ancora sciolto le riserve».

Sul tavolo della commissione vi è poi il rapporto elaborato da Maurizio Agustoni (PPD) che prevede sì di mantenere la situazione attuale, ma apportando alcune piccole modifiche. Tra queste, la possibilità di introdurre una Commissione giudiziaria incaricata di preavvisare l’elezione dei magistrati e che potrebbe avvalersi di esperti per valutare l’idoneità dei candidati sotto un profilo di competenze giuridiche e organizzative. «Su quest’ipotesi stiamo cercando di capire se vi sia un consenso – aggiunge Agustoni – e quali compiti si vuole effettivamente dare a questa commissione». Infine, il capogruppo socialista Ivo Durisch rileva che «sulle competenze della nomina mi sembra ci sia una certa concordanza. Ora attendiamo di vedere in che direzione si vuole andare per quanto concerne la riorganizzazione giudiziaria. E lì probabilmente ci saranno degli aspetti più problematici».

(Articolo di Viola Martinelli)

Votazione cantonale: tre sì per il bene del nostro Cantone!

Votazione cantonale: tre sì per il bene del nostro Cantone!

Dal Mattino della domenica | Una scelta responsabile per tutti i ticinesi
Mancano due settimane a domenica 12 febbraio. Ognuno di noi – dal vivo o con il voto per corrispondenza – si recherà alle urne per esprimersi su quattro oggetti a livello Cantonale: oltre alla protezione giuridica degli animali, voteremo su due modifiche di legge nell’ambito della socialità e sulla riduzione da quattro a tre giudici dei provvedimenti coercitivi. Quest’ultime sono tre misure che abbiamo proposto come Governo nell’ottica di risanare le finanze cantonali, misure poi approvate dal Parlamento.

Il pareggio dei conti del Cantone è l’ambizioso obiettivo che ci siamo posti come Consiglio di Stato nel corso della legislatura. Quello del Governo è un atto di responsabilità: vogliamo essere certi di poter consegnare alle generazioni future un Ticino finanziariamente sano, che dia la possibilità ai ticinesi di porsi davanti alle sfide future sapendo di poterle affrontare con le giuste capacità. L’obiettivo è quindi questo: migliorare l’utilizzo delle risorse pubbliche, senza tuttavia intaccare l’efficacia dei servizi, nel rispetto dello stato di diritto e soprattutto a favore di chi ne ha più bisogno.

Assistenza e cura a domicilio
Il risanamento finanziario chiesto dal Parlamento tocca tutti gli ambiti e i servizi dello Stato, ai quali è richiesto un uso parsimonioso delle risorse. I Servizi di assistenza e cura a domicilio (SACD) hanno accettato di fare la loro parte, di rivedere i propri processi operativi e risparmiare 2,5 milioni di franchi. Ogni servizio, tramite la modifica della legge in votazione, dovrà proporre e attuare entro due anni (quindi entro il 2019) le misure organizzative necessarie per ottimizzare i propri mezzi senza avere un impatto sulle prestazioni fornite agli utenti e senza chiedere un contributo finanziario agli utenti.

Soglie di accesso alle prestazioni sociali
La votazione del 12 febbraio interesserà anche il settore delle prestazioni sociali. La modifica di alcune soglie di accesso permetterà di disciplinare più equamente l’erogazione di contributi, in funzione del numero di membri della famiglia e con particolare attenzione ai nuclei più fragili. La modifica permetterà inoltre di ottenere nuove risorse, che saranno in parte reinvestite a favore della conciliabilità tra lavoro e famiglia, confermando quindi il Ticino ai primi posti tra i cantoni più generosi.

Riduzione dei giudici dei provvedimenti coercitivi
Non da ultimo, fra due settimane andremo alle urne per votare sulla diminuzione da quattro a tre giudici dei provvedimenti coercitivi, e l’attribuzione di un giurista già impiegato all’interno all’Amministrazione cantonale. Questa misura porterà a un risparmio annuale di 256’000 franchi, ossia un milione sul quadriennio. Con questa formula garantiamo la qualità delle decisioni prese dai giudici; infatti, negli ultimi sei mesi del 2016 tale ufficio ha funzionato e funziona tuttora con soli tre giudici, senza evidenziare grossi problemi di operatività. Una misura sostenibile e garante della legalità.

Queste tre misure, se viste singolarmente, possono sembrare poca cosa; stiamo invece parlando di 20 milioni di franchi. Invito quindi ognuno di noi ad agire responsabilmente, accompagnando la propria scelta di voto con uno sguardo ampio su tutta la manovra finanziaria proposta. Votiamo 3 volte sì, per un unico obiettivo: il bene del nostro Cantone!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Memoria «Per non restare indifferenti al male»

Memoria «Per non restare indifferenti al male»

Dal Corriere del Ticino | Nel ricordo dell’Olocausto Norman Gobbi si è rivolto ai giovani allievi insigniti del premio Spitzer

La Giornata della memoria è stata la protagonista di una speciale serata promossa, ieri al LAC di Lugano, dall’associazione Svizzera-Israele e dalla Fondazione Federica Spitzer. Quest’ultima ha in particolare consegnato a tre istituti scolastici ticinesi il premio Spitzer, voluto per aiutare gli allievi a prendere coscienza dei genocidi e dare un contributo al superamento dei conflitti fra razze, culture e religioni. A essere premiati sono stati l’Helvetic Music Insitute di Bellinzona e la Scuola media di Barbengo, con una menzione speciale anche alla Scuola media di Gravesano e al Centro professionale di Trevano. La serata, animata dal concerto della German Radio Symphony Orchestra diretta da Issak Tavior e affiancata dai cori Misgav HaGalil Choir (Israele) e Zamir Chor Bayreuth (Germania), e dal soprano Barbara Baier, ha inoltre visto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi prendere la parola. «La consapevolezza storica – ha dichiarato il consigliere di Stato – è una questione chiave che va affrontata da giovani, a casa come a scuola, per costruire già da ragazzi una responsabilità verso la nostra società, e una volontà di non ricadere ancora una volta negli stessi meccanismi mentali, politici e sociali. Il Premio Spitzer che viene consegnato stasera è un esempio di come sia possibile avvicinarsi a una realtà storica come quella dell’Olocausto in maniera sempre nuova e attuale, con approcci più didattici o più artistici che possono suscitare l’interesse dei più giovani e avvicinarli a temi impegnativi ma essenziali come quello della Shoah».

Gobbi ha poi aggiunto: «È importante che i giovani conoscano e comprendano i fatti, per non essere indifferenti verso il male, per far sì che in futuro non si ripetano certi orrori. Gli anticorpi verso i regimi totalitari sono ancor più importanti ora che vi sono sempre meno testimoni diretti di quegli anni. Infatti, il rischio è che le nuove generazioni diano per scontato la sparizione definitiva di quelle dinamiche nocive che spingono i popoli verso orizzonti pericolosamente bui».

Il ricordo nella musica e nelle parole

Il ricordo nella musica e nelle parole

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Giornata della Memoria | Il ricordo nella musica e nelle parole

Egregi signori,
Gentili signore,

Vi porgo il mio saluto a nome del Consiglio di Stato e del delegato per l’integrazione Attilio Cometta. È con grande piacere che partecipo a questa serata dedicata alla Memoria, un momento ufficiale che ci permette di ricordare le vittime della Shoah e di tutti i crimini contro l’umanità, di ogni forma di discriminazione, di sopruso, di violazione dei Diritti dell’Uomo. Quest’ultimi, i diritti dell’uomo, sono una conquista che non è mai definitiva e attorno ai quali la nostra memoria e il nostro impegno civile non possono concedersi pause.

Un secolo prima della Seconda Guerra Mondiale, Giuseppe Verdi scrisse il Nabucco: un’opera tra le più conosciute del compositore, soprattutto per il Coro di schiavi ebrei, che questa sera abbiamo il piacere di ascoltare interpretato dalla German Radio Symphony Orchestra, dal Misgav HaGalil Choir e dal Zamir Chor Bayreuth.

“Va’ pensiero” è il celebre inizio del coro degli ebrei prigionieri in Babilonia, che ricordano con nostalgia e dolore la patria perduta. La musica ci trasporta così nel sentimento di un popolo sopraffatto dalla violenza e dalla prepotenza. Verdi ci racconta indirettamente anche dell’Italia di quegli anni, in parte soggiogata dal dominio dell’Impero Austriaco. Il coro si trasforma così in un canto universale di tutte le patrie oppresse, un racconto che ancora oggi ci coinvolge e ci rende partecipi. In questa giornata non potevamo trovare un modo migliore che la musica, per farci trasportare nel ricordo.

La memoria, in ogni sua forma – dalla storia al racconto, dall’arte visiva alla musica – è importante poiché ci permette di non cadere ancora nell’errore. La memoria non è fine a se stessa. Ci permette di comprendere fino in fondo la realtà che ci circonda, analizzandola in relazione ai fatti che storicamente conosciamo.

Proprio per questo è importante mantenere viva la memoria storica e, ancor di più, umana. Il rischio che si affievolisca di anno in anno dev’essere scongiurato grazie all’educazione delle nuove generazioni. Testimonianze come quella di Federica Spitzer, portata avanti dall’omonima fondazione, risulta essenziale per comprendere fino in fondo tragedie come quella dell’Olocausto. Come la musica, la testimonianza scritta o diretta permette di comprendere profondamente il sentimento di chi ha vissuto in prima persona l’orrore dei campi di concentramento e di sterminio. Tramite il racconto è possibile percepire le diverse sfumature che compongono la storia di ogni persona, ogni essere umano al quale è stata negata la sua dignità. Attraverso la sua quotidianità, comprendiamo come – a poco a poco – il veleno della violenza e dell’oppressione si sia instaurato nella vita di ogni oppresso.

La consapevolezza storica è una questione chiave che va affrontata da giovani, a casa
come a scuola, per costruire già da ragazzi una responsabilità verso la nostra società, e
una volontà di non ricadere ancora una volta negli stessi meccanismi mentali, politici e
sociali. Il Premio Spitzer che viene consegnato stasera, è un esempio di come sia
possibile avvicinarsi a una realtà storica come quella dell’Olocausto in maniera sempre
nuova e attuale, con approcci più didattici o più artistici, che possono suscitare l’interesse dei più giovani e avvicinarli a temi impegnativi ma essenziali come quello della Shoah. È importante che i giovani conoscano e comprendano i fatti, per non essere indifferenti verso il male, per far sì che in futuro non si ripetano certi orrori. Gli anticorpi verso i regimi totalitari sono ancor più importanti ora che vi sono sempre meno testimoni diretti di quegli anni. Infatti, il rischio è che le nuove generazioni diano per scontato la sparizione definitiva di quelle dinamiche nocive che spingono i popoli verso orizzonti pericolosamente bui.

Questa sensibilizzazione non avviene però inflazionando gli epiteti “fascista”, “dittatoriale” eccetera, come purtroppo spesso succede. C’è una malsana abitudine di utilizzare con troppa facilità e leggerezza – soprattutto nel dibattito politico – questi termini, banalizzandoli. Uno svuotamento di significato che non fa bene alla politica e ancor meno alla Memoria. Se con troppa facilità si additano orchi e attentatori della democrazia, si induce al meccanismo dell’“al lupo al lupo!”, il cui esito è noto.

Il mio appello è quindi di affrontare il passato e il presente con razionalità ed equilibrio.
Identificando le paure senza banalizzarle, assicurando l’inevitabile incontro fra culture
diverse senza ignorarne le differenze, chiarendo ed esigendo il rispetto della convivenza
civile, democratica e liberale da chiunque; il tutto senza eccezioni.

Solo così si permette un giudizio reale sul momento storico che stiamo vivendo, nuovamente scandito – rispetto agli ultimi decenni – da crescenti incertezze economiche, sociali e politiche. Occorre una lucidità di giudizio che permetta di intervenire concretamente sui problemi vissuti quotidianamente dai cittadini, senza tuttavia cadere nella tentazione di soluzioni estreme e liberticide.

Questa Giornata è una dedica alla sofferenza dei popoli oppressi, ma è anche una
giornata che deve risvegliare in noi la volontà di lottare contro tutte le tirannie, le dittature, le ingiustizie e le paure che opprimono e negano la libertà di ogni essere umano. Non dobbiamo mai smettere di condannare le violenze del passato e di lottare contro quelle attuali, fisiche o verbali; dobbiamo impegnarci quotidianamente a favore della nostra società e della dignità di ogni individuo, pur sempre nello stato di diritto.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Giudici, ottimizzare senza smantellare

Giudici, ottimizzare senza smantellare

Da laRegione | L’opinione – Norman Gobbi

L’ex Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Edy Meli affermava negli scorsi giorni su questo quotidiano che ridurre il numero dei giudici dell’ufficio ‘lede la dignità dell’esercizio di una funzione giudiziaria per il proverbiale piatto di lenticchie’. Ritengo una simile affermazione non condivisibile. Per più ragioni. La riduzione di un giudice permette innanzitutto di risparmiare annualmente oltre 250mila franchi. Nel 2020 il Cantone avrà quindi risparmiato un milione di franchi. Non direi proprio un piatto di lenticchie per i cittadini ticinesi e per le future generazioni.

Quella del risanamento finanziario del Cantone è una responsabilità davanti alla quale non ci si può tirare indietro, dato che ne va del futuro del nostro Cantone e di riflesso dei nostri figli. Nel merito della misura, il Governo ha risposto concretamente ad un atto parlamentare del deputato Plr Matteo Quadranti ad inizio 2016, che chiedeva di approfondire la possibilità di ridurre l’organico dell’Ufficio in vista dell’imminente pensionamento di un giudice. Un tema già oggetto di discussione nel 2010 al momento della creazione dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, quando il Parlamento valutò il numero necessario di magistrati. Alla luce dell’atto parlamentare, nonché del bilancio d’attività dei primi anni dell’ufficio e delle cifre utilizzate sette anni fa per definire la necessità di 4 giudici, il Governo ha dunque proposto al Parlamento una nuova organizzazione dell’ufficio, riducendo il numero di giudici a tre. Un’organizzazione ridotta che funziona di per sé già dallo scorso giugno, ossia da quando Meli è al beneficio della pensione; al contrario di quanto indicato dall’ex Presidente, ribadisco: funziona!

Proprio negli ultimi sei mesi d’attività dell’Ufficio del gpc, con un effettivo di 3 giudici (e talvolta di soli 2 causa malattia o vacanza), l’operatività è stata garantita come sempre. A differenza di quanto sembra voler far intendere l’ex Presidente Meli nel suo articolo, la diminuzione da 4 a 3 giudici non pare proprio aver avuto un influsso negativo sulla qualità delle decisioni da loro prese. Affermare il contrario è fuorviare i cittadini; sarebbe infatti come affermare che – a causa della presenza di soli tre giudici – negli ultimi sei mesi dei delinquenti fossero stati scarcerati senza motivo e degli innocenti fossero stati incarcerati senza ragioni valide, oppure, ancora, che il Ministero pubblico avesse richiesto di confermare dei controlli telefonici senza solidi argomenti. Tutte circostanze che non si sono verificate. E questo va sottolineato in maniera chiara.

I tre giudici, unitamente a tutto il personale dell’ufficio, hanno assicurato la consueta operatività, come dimostrano le statistiche annuali 2016. I ricorsi contro le decisioni del gpc sono infatti stabili rispetto al 2015, una ventina. Le decisioni emesse sui collocamenti iniziali sono invece passate dalle 480-490 degli anni 2014-15 alle 651 del 2016. Un’accresciuta produttività proprio in un settore in cui in passato l’ex Presidente Meli aveva richiesto maggiori risorse. Un risultato positivo ottenuto con meno personale e grazie a una differente organizzazione interna del lavoro dopo la sua partenza. Questo è giustappunto lo spirito richiesto, ossia fare meglio con meno, non mortificando, bensì rivedendo i flussi e le prassi nel rispetto della legalità e dei diritti fondamentali delle persone oggetto di privazione di libertà.

Confermare la riduzione da 4 a 3 del numero dei giudici del gpc – sottolineo nuovamente – non incide quindi sull’operatività dell’autorità giudiziaria, non rallenta il già celere processo decisionale e permette di garantire il pieno rispetto dei diritti costituzionali individuali (com’è sacrosanto che sia). Inoltre, ricordo che si tratta dell’unica misura di risparmio che concerne la Magistratura, chiamata come tutti a fare la sua parte come altri importanti segmenti dello Stato.

Non si tratta in nessun modo di smantellare il sistema giudiziario come vorrebbero far credere alcuni. Il settore della Giustizia (che voglio scrivere con la ‘G’ maiuscola) è un caposaldo della sicurezza del nostro Cantone, stella polare della mia azione politica. Tuttavia, ritengo che non vi debbano essere tabù nella discussione sui risparmi, perché altrimenti assisteremmo al moltiplicarsi di voci di spesa intoccabili, vanificando qualsiasi sforzo di revisione seria e responsabile della spesa pubblica. Votiamo quindi SÌ alla riduzione del numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi.