Il perché di una decisione coraggiosa

Chi non ricorda Raffaele Sollecito, che ha ottenuto un permesso B nel nostro Cantone, omettendo nell’autocertificazione dei precedenti penali di indicare la sua situazione aperta con la giustizia italiana? Oppure il caso dell’ex operaio frontaliere delle officine FFS di Bellinzona, sospettato di essere a capo di una cellula locale della Ndrangheta? O ancora, il giovane italo-dominicano che ha aggredito brutalmente un sessantenne di Gordola, un giovane criminale che era già stato condannato nel nostro Paese a un anno di reclusione, oltre che implicato in una lunga serie di reati gravi, ma malgrado ciò, sempre residente sul nostro territorio? Tutti questi sono esempi che ci dicono che il sistema di controllo dei permessi per stranieri non funzionava e che occorreva quindi intervenire con i necessari correttivi.

Dall’inizio del mio mandato quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, responsabile dell’autorità cantonale che si occupa della concessione dei permessi, ho sin da subito cercato dei correttivi a questo genere di situazioni che tanto fanno indignare i cittadini, creando incredulità e confusione.

Nel settembre 2013, per evitare il ripresentarsi di situazioni come quella di Raffaele Sollecito, Christian Vitta per il Gruppo PLR, aveva presentato una mozione volta al miglioramento della procedura per la concessione di permessi di dimora, postulando una serie di verifiche e provvedimenti. Poiché nel frattempo erano già in atto dei correttivi da parte del mio Dipartimento, alla medesima è stata data risposta il dicembre scorso, invitando il Parlamento a respingerla. Inoltre, alcune misure proposte, come quella della deroga al diritto dei cittadini europei di ottenere un permesso di dimora per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità, erano state ritenute improponibili, siccome non conformi all’Accordo sulla libera circolazione. Ottenere l’estratto del casellario giudiziale per motivi legati all’ordine e alla sicurezza pubblici deve difatti essere giustificato da fatti concreti.

Una risposta questa, corretta giuridicamente, ma difficilmente condivisibile quando accadono degli episodi criminali come quello di Novazzano. E questa risposta mi riporta all’inizio del mio mandato nel 2011, quando chiesi di sostituire l’inutile autocertificazione con la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale del Paese di provenienza del richiedente, così da poter valutare gli eventuali precedenti. La risposta da parte dei giuristi del Dipartimento fu chiara, non si poteva fare poiché occorreva attenersi a quanto disposto dall’Accordo sulla libera circolazione, che non permette la richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale. Questo “no”, ripetutomi tante volte come un mantra in questi quattro anni, non mi ha comunque dissuaso dall’intervenire per correggere la situazione.
E allora ho messo in atto una vera e propria strategia di controllo volta a contrastare efficacemente le situazioni di abuso: abbiamo incrementato i controlli ridefinendo le priorità operative dell’Ufficio della migrazione, abbiamo favorito lo scambio di informazioni tra le varie autorità cantonali (in particolare: Polizia, Istituto delle assicurazioni sociali, Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, Ufficio delle prestazioni complementari, Cassa cantonale di compensazione per gli assegni AFI/API, Sezione del lavoro per il tramite degli Uffici di collocamento, ecc.), abbiamo altresì sensibilizzato i Comuni a segnalare casi dubbi, fornendo loro anche una linea telefonica preferenziale per farlo. Ho poi voluto che la richiesta di rinnovo o concessione dei permessi comprendesse della documentazione aggiuntiva, quale il contratto di lavoro, l’indicazione dello stipendio preciso, il contratto di affitto e la dichiarazione del proprietario dell’alloggio d’essere d’accordo che altre persone straniere, oltre al locatore, vivano nell’appartamento, tutta documentazione che Berna e Bruxelles ci hanno cortesemente invitato in più occasioni a non richiedere. Ho inoltre riorganizzato l’Ufficio della migrazione creando un servizio specifico che monitora i casi dubbi segnalati da varie autorità cantonali, ma anche dai tanti cittadini sensibili agli abusi. E questo nuovo servizio sta svolgendo con profitto il proprio importante compito: dall’inizio della propria attività il 1. ottobre 2014 a fine febbraio, in soli cinque mesi, il Settore giuridico ha esaminato 415 pratiche, che in 37 casi hanno portato alla revoca del permesso di soggiorno, mentre in 18 casi si è proceduto a non rinnovare oppure a non rilasciare un permesso. Le decisioni di ammonimento emesse, il primo passo verso una revoca o non rinnovo, sono inoltre state oltre 500.

Tutte misure queste, che stanno dando i loro frutti. Ma non basta. Non basta perché ancora la scorsa settimana è avvenuto quanto non deve accadere. Tra i presunti autori della rapina di Novazzano, vi erano degli stranieri beneficiari di un permesso B, oltretutto, uno dei quali con un permesso revocato e peraltro, condannato per un reato simile in passato. E allora, questo ennesimo caso mi ha portato ad andare oltre ai tanti “no, non si può fare” e a prendere una decisione coraggiosa, andando così oltre ai limiti restrittivi imposti dall’Accordo sulla libera circolazione, come ha saputo fare il Popolo svizzero, e il 68% dei Ticinesi, accettando l’iniziatica del 9 febbraio 2014. Da inizio aprile, i cittadini stranieri che chiedono il rilascio oppure il rinnovo di un permesso di dimora (B) o di un permesso per frontalieri (G) devono dunque allegare alla domanda anche il certificato del casellario giudiziale del loro Paese di provenienza. Un provvedimento straordinario, che ho ordinato per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone e dei Ticinesi, ben cosciente che questa limitazione dei diritti conferiti dall’Accordo sulla libera circolazione, giuridicamente, sia discutibile. Un provvedimento di polizia forse azzardato, motivato tuttavia dalla minaccia che costituiscono personaggi come quelli della rapina di Novazzano per la nostra sicurezza.
Alcuni casi accertati nelle ultime settimane, e, da ultimo, la rapina di Novazzano, hanno dimostrato come per tutelare i cittadini ticinesi e il nostro territorio, occorreva intervenire con ulteriori provvedimenti eccezionali e quindi con decisioni ferme. Il dicembre scorso, quando abbiamo presentato la risposta alla mozione Vitta, la situazione non era ancora giunta al punto da giustificare una misura del genere.

Leggo la fermezza con cui Christian Vitta è intervenuto nel dibattito in modo positivo. Non posso quindi che compiacermi, se Christian Vitta, il Gruppo PLR, così pure tutti gli altri esponenti politici, sapranno sostenermi anche di fronte a Berna, in questa mia decisione coraggiosa, benché scomoda, a tutela della sicurezza dei Ticinesi. Mi aspetto inoltre che in futuro, sia in Governo sia in Parlamento, i rappresentanti del PLR sosterranno le misure che dovranno essere introdotte a tutela della sicurezza del Ticino e Ticinesi senza troppe remore, anche se queste andranno a infastidire o a contrariare i sostenitori degli accordi bilaterali a ogni costo.

La forza delle Valli

La forza delle Valli

Un vallerano orgogliosamente al servizio del Ticino e dei Ticinesi.
La Lega è nata a Lugano, roccaforte liberale che abbiamo conquistato nel 2013 grazie ad uno storico risultato. Ben presto però, il Movimento ha raggiunto tutte le regioni del Ticino e i loro abitanti, compreso un giovane della Valle Leventina come me. Vivere nelle Valli è una scelta di vita, che ho però operato, insieme alla mia famiglia, in tutta serenità e con convinzione, viste le enormi possibilità che questi territori offrono. Territori che permettono, ad esempio, di svegliarti la mattina e far sentire ai tuoi figli il bramito del cervo: una cosa che non ha prezzo!

Personalmente, mi sono impegnato da sempre per difendere gli interessi anche di queste regioni. Un obiettivo non facile. La popolazione eterogenea e i bisogni specifici di ogni comunità possono infatti divergere e complicare il compito alla politica. Per questo, noi abitanti delle regioni di montagna, siamo chiamati a uno sforzo supplementare, ad una presa di responsabilità che ci impone – al fine di far sentire la nostra voce a tutti i livelli – di valorizzare gli interessi che ci accomunano e di difenderli in modo compatto e trasversale, curandoci più della bontà dei progetti che non dei colori partitici.

In questi quattro anni, con il mio Dipartimento ho portato avanti diversi progetti volti ad accrescere la forza delle Valli. Mi sono prodigato per confermare i servizi di base dell’amministrazione e per mantenere la presenza delle Preture nelle regioni periferiche, grazie alla riorganizzazione del settore del diritto di protezione del minore e dell’adulto. Nel contempo ho favorito, dove possibile, la delocalizzazione di servizi (vedi Registro di commercio a Biasca) e ho presentato in questi giorni al Consiglio di Stato un progetto per trasferire altri servizi cantonali nelle zone periferiche. L’importante lavoro svolto a Berna ha inoltre consentito di mantenere nelle Valli lo svolgimento delle Scuole reclute (Airolo e Isone) e dei corsi di ripetizione dell’Esercito, fondamentali per l’economia locale. Infine, ricordo che probabilmente nel 2016 inizieranno i lavori per la costruzione del Centro di controllo del traffico pesante a Giornico, che porterà 50 nuovi posti di lavoro.

Quando sono stato eletto in Governo, in molti mi chiedevano se fossi il nuovo Ministro delle Valli. Sono un semplice vallerano che ha a cuore queste regioni e che si batterà sempre, quale Ministro di questo Cantone, per far sì che quest’ultime possano avere un futuro dinamico e competitivo. In questo momento, è importante avere la fiducia di tutti i Ticinesi, affinché anche in futuro le nostre Valli possano essere rappresentate in Consiglio di Stato.

Norman Gobbi

‘B’ o ‘G’, ora l’estratto del casellario

‘B’ o ‘G’, ora l’estratto del casellario

LaRegione Ticino, 04.04.2015 (SLI/A.MA.)
Dall’altro ieri i cittadini stranieri che chiedono il rilascio oppure il rinnovo di un permesso di dimora (B) o di un permesso per frontalieri (G) devono allegare alla domanda “il certificato penale generale del casellario giudiziale” del Paese d’origine. Certificato rilasciato “da non più di tre mesi”. È quanto la direzione del Dipartimento istituzioni ha stabilito e comunicato all’Ufficio della migrazione e tramite questo ai Servizi regionali degli stranieri.

Da giovedì 2 aprile l’autocertificazione, con cui in pratica il richiedente affermava di non avere pendenze giudiziarie, non basta più. Ora è tenuto a produrre l’estratto del casellario, rilasciato dal proprio Paese d’origine. «Anche i recenti fatti di cronaca giudiziaria, alludo all’arresto dei presunti autori della rapina di Novazzano, alcuni dei quali titolari di un permesso B, dimostrano – sostiene il capo del Dipartimento Norman Gobbi – che l’autocertificazione, prevista peraltro solo in altri tredici cantoni, non è più sufficiente». Le istanze sprovviste del certificato penale del casellario giudiziale vengono comunque registrate e inserite nella banca dati cantonale: la decisione di rilascio o rinnovo è sospesa in attesa del documento. Il provvedimento non viola l’Accordo sulla libera circolazione? «È una questione aperta: vedremo l’esito di eventuali ricorsi – dice Gobbi –. Io ho comunque la responsabilità politica della sicurezza e dell’ordine pubblico di questo cantone. La misura è a tutela del nostro territorio. E del richiedente onesto, che non ha nulla da nascondere».

“Far rispettare il 9 febbraio, senza se e senza ma”

“Far rispettare il 9 febbraio, senza se e senza ma”

Norman Gobbi risoluto sull’attuazione dell’iniziativa votata dal popolo svizzero sull’immigrazione di massa: “Anche se costasse qualche punto di PIL”

Norman Gobbi è determinato. L’iniziativa votata dal Popolo svizzero il 9 febbraio del 2014 deve essere messo in pratica alla lettera, “anche qualora costasse qualche punto di PIL”. Lui assicura che i rappresentanti in Governo leghisti sono gli unici disposti ad un’applicazione senza “se e senza ma”. Dopo Claudio Zali, questa sera è la volta di un altro Consigliere di Stato della Lega dei Ticinesi, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi

Consigliere, esattamente quattro anni fa il Governo annunciava dati incoraggianti per le casse cantonali e lei aveva ripreso le parole di Attilio Bignasca: “abbiamo un Cantone più ricco e dei cittadini più poveri”. Come stanno i ticinesi oggi?
“Il momento è difficile. La crisi che ha colpito l’economia mondiale ha avuto degli effetti negativi anche nel nostro Cantone: ridimensionamento della piazza finanziaria, franco forte e mercato del lavoro messo sotto pressione dalla concorrenza transfrontaliera, tutti fattori che contribuiscono a rendere più difficile la vita dei cittadini Ticinesi. Bisogna combattere i preoccupanti fenomeni che gravano sul mercato del lavoro, come il dumping salariale e l’effetto di sostituzione della manodopera, con l’applicazione dei contingenti votati il 9 febbraio 2014, che non equivalgono a una chiusura totale ma che vogliono tornare a dare priorità al personale indigeno”.

Per quanto riguarda la politica delle aggregazioni si ritiene soddisfatto? Rientra nelle priorità del Consiglio di Stato?
“Il Piano cantonale delle aggregazioni da me promosso, benché molto discusso, permette di dare al futuro dei nostri Comuni una visione moderna e lungimirante.
Come Consiglio di Stato e Dipartimento delle istituzioni crediamo che il Piano delle aggregazioni sia un passo concreto per il raggiungimento di un nuovo e competitivo Cantone, in grado di difendere gli interessi e le priorità della sua popolazione e del suo territorio. L’obiettivo è che ogni regione sia in condizione di valorizzare appieno il proprio potenziale, profilandosi quale motore dello sviluppo economico e sociale locale. Un’aggregazione come quella del Bellinzonese, ad esempio, è il passo giusto per ridare al nostro Cantone un nuovo assetto che ne favorisca la crescita. Negli anni il divario tra Sopra e Sottoceneri è aumentato favorendo una concentrazione di attività economiche e di popolazione verso il Luganese. Questa evoluzione provoca un disequilibrio, al quale stiamo cercando di rimediare, attraverso il rafforzamento dei Comuni”.

Passiamo ora al capitolo polizia. Anche in Ticino avremo un giorno una polizia unica come a Lucerna o a Zugo oppure saremo come Zurigo, dove esiste una polizia della città riconosciuta?
“La polizia unica è l’assetto futuro che potrà garantire un ancor più alto livello di sicurezza nel nostro Cantone. La sua adozione non è per domani, ma richiede un esame approfondito per definire quale modello sia il più adatto alla nostra realtà. L’organizzazione di polizia unica adottata da Zugo o Zurigo non è difatti necessariamente quella migliore per il Ticino. In attesa che il Parlamento si determini sul principio della polizia unica, occorre oggi tuttavia continuare il processo di regionalizzazione delle polizie voluto dalla Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali. Questa legge entrata in vigore nel 2012 definisce un nuovo approccio nelle relazioni fra i corpi di polizia del Cantone ha quale obiettivo quello di rafforzare la collaborazione tra polizie, consolidando il coordinamento degli interventi in materia di sicurezza sul piano cantonale. Il processo di regionalizzazione delle Comunali, come pure quello della Cantonale che, dal 1. luglio prossimo disporrà di una Gendarmeria su base regionale con cinque nuovi reparti (Mendrisiotto, Luganese, Bellinzonese, Locarnese e Stradale) continua dunque il suo corso, in parallelo alle riflessioni sulla polizia unica”.

In questi anni si è parlato molto di frontiere da difendere e di lotta ai taccheggiatori e ai ladri di appartamento. Il ministero pubblico ticinese ha gli strumenti a disposizione per lottare contro un’altra forma di criminalità, ossia quella organizzata? Nella sua azione di governo sarà prioritaria la lotta a questa forme di infiltrazioni malavitose?
“I furti, gli scippi, le rapine sono dei reati che toccano molto da vicino i cittadini. La violazione della loro sfera privata ha un influsso importante sulla percezione della sicurezza. Ecco perché le strategie per prevenire e contrastare questo genere di atti, come la chiusura notturna dei valichi secondari, son dei temi che ad alto impatto mediatico. Il fatto che si parli meno di lotta alla criminalità organizzata, non significa tuttavia che il tema venga sottovalutato. Anzi. Proprio da inizio anno, abbiamo potenziato con tre nuovi ispettori specialistici la squadra di polizia che supporta il Ministero pubblico nella lotta ai reati economico-finanziari. Inoltre, con il mio Dipartimento abbiamo elaborato un progetto di regolamentazione dell’attività di locazione di cassette di sicurezza da parte di società private che metteremo presto in consultazione, andando così a combattere il fenomeno del riciclaggio laddove il diritto federale non prevede ad oggi dei controlli”.

C’è chi la rimprovera dicendo di essere troppo presente a livello mediatico. Lei come risponde a questa critica?
“Semplicemente spiegando che – oltre ad essere il più grande per numero di collaboratori – il Dipartimento delle istituzioni che dirigo si occupa di temi molto vicini alla quotidianità di ogni cittadino: giustizia, polizia, circolazione, enti locali, migrazione e stato civile, militare e protezione popolazione. È nostro obbligo comunicare ai ticinesi i progetti che sono stati intrapresi per migliorare i servizi all’utenza, che sia dall’apertura continuata sul mezzogiorno degli sportelli per l’ottenimento dei documenti d’identità, all’aggregazione dei 17 Comuni del Bellinzonese oppure ancora alla riorganizzazione della giustizia ticinese”.

La Lega dice che se si vuole applicare veramente il 9 febbraio bisogna votare, appunto, il Suo movimento. Lei e il suo collega Zali che strumenti avete a disposizione per mantenere questa promessa?
“L’iniziativa è stata votata dal Popolo svizzero ed è dovere del Governo federale metterla in pratica alla lettera. Come Consiglieri di Stato leghisti siamo gli unici disposti ad una sua applicazione senza se e senza ma, anche qualora costasse qualche punto di PIL. Infatti, se da un lato c’è chi paventa una catastrofe con la messa in causa della libera circolazione, dall’altra queste storie le sentimmo già dopo il 1992 quando – grazie alla Lega – la Svizzera non aderì allo Spazio economico europeo, e quindi all’Europa. Il compito poi di un Consigliere di Stato – che ha a cuore la volontà del Popolo – è quello di portare a Berna le proposte e le rivendicazioni dei Ticinesi, cosa che in questi quattro anni ho fatto costantemente e con risultati proficui se penso al mantenimento degli stazionamenti militari in Ticino e dei relativi 750 posti di lavoro”.

Per finire il lavoro. Il governo ha trovato la via giusta per dare una svolta al modello di sviluppo economico ticinese?
“Il Governo deve garantire condizioni quadro favorevoli per lo sviluppo economico, intervenendo solo laddove l’economia non è in grado di risolvere i problemi autonomamente. In questo contesto rientra la squadra di Polizia da me proposta per combattere ogni forma di abuso nel mondo del lavoro (lavoro nero, frodi assicurative, ecc.). Il tema del lavoro deve continuare ad essere una priorità assoluta; in questo senso, è importante contrastare le conseguenze dell’abbandono del cambio minimo con l’Euro e combattere con più forza la sostituzione dei lavoratori ticinesi con i frontalieri, come pure la pressione al ribasso sui salari dei residenti, oppure gli abusi in varie legislazioni fatte da imprenditori d’importazione spregiudicati. Nel contempo, l’economia privata deve puntare sulla qualità e sulla manodopera indigena altamente qualificata. Parallelamente, occorre valorizzare una formazione di alto livello ed il suo legame con l’economia reale”.

http://www.tio.ch/News/Speciali/Cantonali-2015/1025541/Far-rispettare-il-9-febbraio-senza-se-e-senza-ma

Rapina di Novazzano, eseguiti sei arresti. Gobbi: “Grazie a tutte le forze dell’ordine”

Rapina di Novazzano, eseguiti sei arresti. Gobbi: “Grazie a tutte le forze dell’ordine”

Rapina di Novazzano, la maxi operazione continua: arrestati una donna e un minorenne. Gobbi: “Grazie a tutte le forze dell’ordine”. Salgono a sei le persone in carcere per il colpo messo a segno ieri nel Mendrisiotto. Il bottino è stato interamente recuperato

Salgono a sei gli arresti per la rapina di ieri pomeriggio a Novazzano. Il Ministero pubblico, la Magistratura dei minorenni e la Polizia cantonale fanno sapere che “in relazione alla rapina in un distributore di benzina avvenuta ieri poco prima delle 16 a Novazzano in via Casate, sono stati arrestate ulteriori due persone. Si tratta di un minorenne e di una donna. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico Zaccaria Akbas e dalla Magistratura dei minorenni”.
Il bottino è stato recuperato e le persone arrestate dovrebbero essere prevalentemente italiane, ma alcune forse residenti in Ticino.

Intanto, prima che scattassero i due arresti, il ministro Norman Gobbi ha scritto un post sul suo profilo Facebook: “Ringrazio le donne e gli uomini impegnati in prima persona al di qua e al di là della frontiera nella grande operazione interforze che, a poche ore dalla rapina di Novazzano, ha permesso agli agenti della Polizia cantonale di fermare quattro presunti rapinatori. Ciò dimostra che le strategie e le tattiche di intervento che abbiamo elaborato e messo in atto in questi quattro anni sono vincenti e danno i loro frutti. È una conferma ulteriore dei risultati contenuti nel rapporto d’attività 2014 della Polizia cantonale. Un grazie alla popolazione del Mendrisiotto per la pazienza dimostrata nel sopportare i disagi generati dai posti di blocco e dalla chiusura delle frontiere. Si tratta di piccoli sacrifici, ma il risultato è evidente: il Mendrisiotto e il Ticino sono più sicuri”.

http://www.liberatv.ch/articolo/29247/rapina-di-novazzano-la-maxi-operazione-continua-arrestati-una-donna-e-un-minorenne

Gobbi: “Alle Istituzioni decido solo io”

Gobbi: “Alle Istituzioni decido solo io”

Il bilancio del direttore del Dipartimento tra successi ed errori: “Ho dato fiducia a persone che non la meritavano”. Norman Gobbi, classe 1977, leghista della prima ora, è stato eletto in Consiglio di Stato nell’aprile 2011, quando la Lega ha raddoppiato la sua presenza nell’Esecutivo. Da allora dirige il Dipartimento delle istituzioni. Ecco il bilancio della prima legislatura.

Gobbi, qual è stato il suo principale successo nei quattro anni trascorsi alla testa del Dipartimento delle istituzioni?
«L’aspetto della sicurezza, che non ritengo un obiettivo elettorale, bensì il dovere del direttore delle istituzioni. Ma sono soprattutto orgoglioso di aver dato l’opportunità a molti ticinesi da tempo in cerca di un impiego di trovarne uno, grazie ad esempio all’estensione dell’età massima per l’accesso alla scuola per agenti di custodia oppure al mantenimento delle scuole di polizia annuali con un numero superiore di candidati, ma anche ai tanti stages, praticantati e programmi occupazionali nel Dipartimento».

Nel suo bilancio di legislatura cita 365 concorsi interni ed esterni. Siete diventati un piano occupazionale? O ha voluto cambiare il colore politico al Dipartimento?
«Sono cambiamenti che si imponevano. Più che di colore si è trattato di cercare i profili e le competenze necessarie. In passato in questo dipartimento i pipidini che sono stati alla direzione, hanno fatto scelte in base al colore e all’etichetta, ma non sempre sono state messe le persone più adatte al posto giusto».

E quale l’errore che mai più farebbe?
«Certamente più di uno. Qualche volta mi è capitato di lasciare correre un po’ le cose, quando invece sarebbe stato meglio intervenire per bloccare sul nascere certi atteggiamenti o comportamenti nocivi. Mi è capitato di dare fiducia a persone che non la meritavano».

Come era lo stato di salute del Dipartimento al suo arrivo?
«In generale buono, ma quando sono entrato in carica ho investito molte risorse per orientarlo in quella che è la mia visione di consigliere di Stato. Ho sempre voluto decidere io e fare in modo che ad ogni livello vi fosse prontezza di reazione, perché non è lasciando sul tavolo i problemi che gli stessi si risolvono. È stato un percorso incentrato sulla responsabilizzazione».

Tra gli altri ha nominato Matteo Cocchi comandante della polizia cantonale. Cosa è cambiato con il suo arrivo?
«È noto che tra Luigi Pedrazzini e Romano Piazzini non corresse buon sangue. La scelta di Cocchi è stata la mia prima decisione importante da ministro e mi sono reso conto quanto sia fondamentale la scelta delle persone che occupano dei posti di alto livello. Per scegliere occorre ragionare con la testa, ma anche sentire altri segnali, quelli che ti vengono dallo stomaco e dal cuore. Il razionale e l’emozionale mi ha permesso di avere oggi un ottimo comandante. Siamo in perfetta sintonia, al punto che pensiamo alle stesse strategie».

I dati del 2014 fanno registrare un calo della criminalità in generale. Qual è il prossimo passo concreto da fare per evitare un’inversione della tendenza?
«Bisogna continuare sulla strada intrapresa per evitare di cadere negli errori del passato, quando sono state annullate scuole di polizia e abbandonate scelte di potenziamento prese in precedenza. Occorre anche rafforzare la collaborazione tra tutti i partner che operano per la sicurezza, così da rispondere più efficacemente alle esigenze dei cittadini che vogliono, a giusta ragione, sentirsi più sicuri».

I colleghi hanno accolto la sua richiesta di aumentare di 50 agenti la polizia entro il 2017. E lei cosa ha concesso in cambio?
«Attenzione, non diamo una visione distorta della realtà. Il Consiglio di Stato non è un mercato. Non si dà, per poi ricevere in cambio. Alla base delle decisioni ci sono dei motivi chiari e delle necessità, come ad esempio il potenziamento del fisco che io ho avallato, ma non perché si trattava di merce di scambio. Credo che sia un dovere di un consigliere di Stato vagliare in maniera razionale e non dogmatica ogni genere di proposta che si presenta sul tavolo».

Il suo collega Zali ha ammesso che Sadis per il 2015 gli aveva assegnato dei compiti di rientro della spesa. Lo ha fatto anche con lei?
«Quando non si rispettano gli obiettivi finanziari occorre rientrare, a volte in proporzione, al budget di ogni dipartimento all’insegna della solidarietà e del lavoro di Governo».

Corriere del Ticino, Gianni Righinetti, 01.04.2015

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Norman Gobbi al servizio (anche) del Mendrisiotto

Norman Gobbi al servizio (anche) del Mendrisiotto

Da L’Informatore del 27.03.2015 , di Roberta Pantani Tettamanti*

Come cittadina momò e responsabile del Dicastero Sicurezza pubblica del Comune di Chiasso, voglio testimoniare di come il nostro Distretto abbia beneficiato e beneficerà delle decisioni del Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi.

È di due settimane fa la conferenza stampa, non a caso organizzata nel Mendrisiotto, nella quale si è presentata la nuova riorganizzazione della polizia cantonale, che dal 1° luglio approfitterà della creazione di cinque reparti. Per il Mendrisiotto ciò significa il ritorno di una sede della Polizia cantonale aperta 24 ore su 24. Dopo un primo periodo transitorio che lo vedrà operativo nei locali della gendarmeria di Chiasso, il reparto del Mendrisiotto e Basso Ceresio troverà la sua sede definitiva nel nuovo Centro di Pronto Intervento di Mendrisio, dove gli agenti della cantonale lavoreranno a stretto contatto con quelli della comunale del Magnifico Borgo.

Quella della collaborazione fra corpi di polizia non è una conseguenza dell’occupazione di locali attigui, bensì l’attuazione di una strategia messa in atto nell’ambito della sicurezza dal Cantone e dai Comuni, voluta e sostenuta in prima persona dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Essa è più ampia di quanto fin qui detto e coinvolge pure il Corpo federale delle guardie di confine. La collaborazione interforze significa poter moltiplicare le pattuglie che giorno e notte sorvegliano il confine e le strade del Mendrisiotto, significa ridurre i tempi di intervento, significa aumentare la reale possibilità di catturare i malintenzionati fino a renderla talmente alta dal farli desistere nei loro intenti.

Un esempio concreto del successo di questa collaborazione lo abbiamo avuto lo scorso novembre, quando su segnalazione di un cittadino (perché ognuno di noi in questa battaglia può fare la differenza) tre rumeni sono stati consegnati nelle mani della giustizia. Dopo la segnalazione alla centrale, le guardie di confine hanno individuato i malviventi grazie all’utilizzo di un drone. Il susseguente intervento congiunto di pattuglie della Cantonale, della Comunale e del Corpo federale delle guardie di confine ne ha permesso l’arresto.

Vedere le auto delle pattuglie sulle nostre strade, indipendentemente dal corpo d’appartenenza, e sentire il drone volare sopra i tetti del Mendrisiotto, non instaura in me la sensazione di vivere in un luogo poco sicuro. Al contrario mi dice che nelle nostre strade e nei nostri cieli sono messi in atto gli strumenti necessari a prevenire i crimini e a tutelare i cittadini. Mi sento quindi protetta.

Nei prossimi mesi il Ticino, Mendrisiotto compreso, approfitterà dei benefici di un altro provvedimento voluto dal Ministro Gobbi: l’aumento degli effettivi della Polizia cantonale. 

La sicurezza è un investimento oneroso, di cui beneficiano tutti. I progetti sviluppati in qusti quattro anni e le decisioni prese dal Ministro Norman Gobbi hanno reso e permetteranno di rendere il cantone e il Mendrisiotto un posto migliore in cui vivere e, migliorando la percezione di sicurezza dei cittadini, ne aumentano la qualità di vita.

* Consigliera Nazionale e Municipale di Chiasso responsabile del Dicastero Sicurezza pubblica

48 agenti di polizia dichiarano fedeltà

48 agenti di polizia dichiarano fedeltà

Si è tenuta sabato pomeriggio presso il Cinema Teatro di Chiasso la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte degli aspiranti e agenti e ispettori della Scuola cantonale di polizia 2014. Durante la cerimonia sono intervenuti la Consigliera nazionale e capo dicastero sicurezza del Comune di Chiasso Roberta Pantani, il Consigliere di Stato e Direttore DI Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, oltre a numerosi ospiti.

Si tratta di Stephania Ern, Giovanni Leidi, Manuel Mauri Brusa ed Edoardo Sciaroni per la Polizia giudiziaria.

Per la Polizia cantonale Andrea Alemani, Madhu Bardelli, Marco Bernardini, Vittoria D’Elia, Simone Dioli, Edoardo Fumi, Mario Gigante, Stefano Gut, Alessandro Laurenzi, Hugo Machado Borges, Donatello Mignami, Sara Milesi, Goran Milosevic, Renzo Minelli, Mirko Monighetti, Nicola Mozzettini, Daniel Panizzolo, Gabriele Paris, Simone Pellanda, Nebojsa Petrovic, Andrea Pierin, Brian Rogger, Luca Rovelli, Ilija Sicic, Marko Stevanovic, Alan Tantardini, Stefanie Wiggers e Davide Zappella.

16, infine, gli agenti che andranno a rafforzare i corpi di polizia locale. Andrea Banditelli alla Polizia Ceresio Nord; Samuel Cuni-Berzi, Jair Laffranchini Del Torchio e Ivan Stanic alla Polizia della Città di Locarno; Giuliano Barbanti, Matias Bullo, Luca Delfini, Isabella Osterwalder e Sanel Pokrklic alla Polizia della Città di Lugano; Luca Durini e Gabriel Dzinaku per la Polizia della Città di Mendrisio; Kevin Rossi e Philippe Valsangiacomo per la Polizia comunale di Giubiasco; Gregory Christen e Mauro Manzoni per la Polizia comunale di Minusio, e Fabio Lanni per la Polizia intercomunale di Gordola.

Norman Gobbi: una settimana per la sicurezza!

Norman Gobbi: una settimana per la sicurezza!

Dal Mattino della domenica. Ulteriori successi ottenuti a vantaggio dei Ticinesi 

Meno 25% di furti nelle abitazioni: questo è il dato più rappresentativo del successo della strategia per la sicurezza che il nostro Norman Gobbi ha messo in pratica in 4 anni. Ma a essere diminuiti non sono solo i furti, sono calati pure tutti gli altri reati commessi in Ticino, del 12% rispetto al 2013. 

Cifre – e non fuffole – a supporto di una costatazione indiscutibile: GRAZIE A NORMAN GOBBI IL NOSTRO TICINO È PIÙ SICURO! Ma cos’ha fatto esattamente Gobbi per arrivare a questo risultato? La risposta è semplice; innanzitutto ha subito nominato a capo della Polizia Matteo Cocchi, un uomo capace e concreto. E questo senza farsi influenzare da logiche di partito o da vergognosi favoritismi tipici di liblab, PPDog e P$. Dopodiché non ha ceduto alla facile tentazione di foraggiare a innaffiatoio il Corpo di polizia, preferendo analizzare nel dettaglio la situazione e procedere a una sua riorganizzazione, allo scopo di utilizzare in manie! ra più efficiente il personale già attivo in Polizia. Dopo aver analizzato anche le necessità di sicurezza del nostro Cantone, confrontato anche con la pressione dei criminali stranieri (ah già, tutte balle della Lega populista e razzista…), il nostro Ministro leghista si è assunto la responsabilità di chiedere un aumento del numero di agenti: da qui al 2017, la nostra Polizia potrà contare su 50 agenti in più per la nostra sicurezza. E alcuni di loro sono già all’opera. Da qualche mese difatti 3 nuovi collaboratori altamente specializzati stanno lavorando nella lotta contro i crimini finanziari. Perché il Canton Ticino non diventi il rifugio di facinorosi individui. Ricordiamo poi che è allo studio per essere messa in atto il prima possibile, la task-force presso la Polizia cantonale voluta fermamente dal Ministro Gobbi per combattere gli abusi nel mondo del lavoro. E, vista la difficile situazione cui siamo confrontati giornalmente nel nost! ro Cantone con frontalieri e padroncini (viva gli spalancatori! di fron tiere liblab, PPDog e P$!), una squadra di polizia dedita a questo scopo è più che necessaria! 

Norman Gobbi non si ferma 

Il nostro 4×4 della politica per la sicurezza non si accontenta però di questi importanti successi. Un altro risultato è stato portato a casa questa settimana, con il Gran Consiglio che ha dato luce verde alla Centrale cantonale d’allarme (CECAL). La Centrale migliorerà la gestione delle urgenze che giungono ai numeri di telefono d’emergenza della Polizia – 117 – e dei pompieri – 118 – e accrescerà la collaborazione tra la Polizia cantonale e le Guardie di confine, pure presenti nel nuovo stabile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio gli interventi sul terreno sempre in favore della nostra sicurezza. Sarà anche migliorato il lavoro delle Polizie comunali, grazie a uno specifico programma informatico: ciò che ridurrà ancor di più i tempi d’intervento. 

Aspetto, quest’ultimo, molto importante per tutti i cittadini! 

Risposte concrete ai Ticinesi 

Norman Gobbi ha dato delle risposte concrete ai Ticinesi, che da tempo chiedevano misure a favore della loro sicurezza. Le risposte del nostro Norman si sono tradotte in una strategia chiara e concreta, che ha consentito di raggiungere risultati importanti. Una strategia volta a riportare le forze dell’ordine sul terreno, togliendole dalle scrivanie, e quindi maggiormente vicine ai cittadini, migliorando nel contempo l’efficacia degli interventi. 

Una strategia che Norman Gobbi vuole continuare a portare avanti, per un Ticino più sicuro e per dei Ticinesi più tranquilli! 

MDD 

Qualche dato significativo attività Polizia 2014: 

-25% furti negli appartamenti 

-20% truffe 

0 truffe dei falsi nipoti su 116 tentativi! 

-13.5% inchieste su reati finanziari 

-4% di rapine 

-18% omicidi, assassini, lesioni gravi

Una scelta giusta e ora avanti!

Una scelta giusta e ora avanti!

È con grande piacere che partecipo nuovamente, anche a nome del Consiglio di Stato, alla vostra assemblea annuale. Una realtà quella del tiro con tutti i valori connessi, che merita la giusta attenzione da parte delle Autorità in quanto – oltre ad essersi sempre dimostrata leale servitrice delle istituzioni – adempie a compiti delegati da Leggi federali, in favore di Comuni, Cantoni e Confederazione, e della sicurezza nazionale. Per poter svolgere questi compiti, la FTST e le sue società necessitano però di un’adeguata infrastruttura per lo svolgimento del tiro (militare e sportivo) garante delle Leggi, non solo ambientali, ma anche delle esigenze dei tiratori.

In questi anni il Governo, e in particolare il Dipartimento delle istituzioni, maggiore referente per molti aspetti che toccano il mondo del tiro, hanno portato avanti cambiamenti e progetti che permetteranno di sviluppare maggiormente i diversi compiti.
Il primo cambiamento riguarda la copertura dei costi generati dagli stand di tiro che deve essere garantita dai Comuni sulla base delle normative federali. La fase di applicazione è appena iniziata e il 18.03.2015 si è svolto un incontro informativo con le Società di tiro e i Comuni per spiegare in dettaglio le modalità di questo nuovo sistema e il formulario di calcolo per queste spese. La documentazione verrà completata con un tariffario per le prestazioni concordato tra Sezione del militare e protezione della popolazione, la FTST e l’ufficiale federale di tiro.
Le Società potranno presentare i propri preventivi e consuntivi con le spese per la manutenzione e l’esercizio del poligono a cui fanno capo al loro Comune di riferimento. Questo permetterà alle Società di non doversi assumere dei costi che spettano e devono essere assunti dai Comuni a favore della Difesa nazionale.
Negli ultimi anni infatti, con la libera circolazione dei tiratori e la soppressione delle entrate che venivano garantite dai militi provenienti da altri Comuni, le Società di tiro hanno visto i loro bilanci presentare delle cifre rosse portandone alcune addirittura alla chiusura.

Inoltre, non è stato possibile per le Società di tiro ammodernare gli impianti per tempo evitando altre spese. Situazione che vede quindi molti impianti, in particolare i bersagli, ad aver superato i 20 e in alcuni casi addirittura i 30 anni di vita.
Con questo sistema le Società potranno, assieme ai Comuni, pianificare al meglio gli investimenti necessari per mantenere in efficienza i poligoni diminuendo nel contempo anche le spese di gestione.

Anche l’iter per la realizzazione del poligono di tiro regionale coperto del Monte Ceneri ha compiuto un ulteriore passo avanti.
Il Consiglio di Stato ha avvallato l’ipotesi di centro regionale polifunzionale nella seduta dell’8 luglio 2014 decidendo contemporaneamente di dare l’avvio alle procedure necessarie per consolidarla dal profilo pianificatorio.
La pubblica consultazione nella scheda di Piano direttore cantonale V10, avvenuta da dicembre a fine gennaio, ha portato ad osservazioni ora in fase di valutazione della SMPP e del Dipartimento del Territorio a cui seguirà un rapporto al Consiglio di Stato. La scheda, nella sua forma definitiva che tiene conto anche di queste prime osservazioni, dovrà essere ulteriormente oggetto di deposito presso i Comuni, per poi passare per approvazione definitiva in Gran Consiglio.
Attualmente il Dipartimento delle istituzioni sta già valutando insieme con il Dipartimento del Territorio gli studi/mandati necessari per la fase successiva, vale a dire l’elaborazione del PUC, che completerà le basi pianificatorie necessarie. In seguito, secondo la tempistica programmata, sono previste la stipulazione degli accordi con i partner per il finanziamento, entro il 2016 la progettazione e il relativo messaggio per il finanziamento stesso e, tra il 2017 e il 2019, i concorsi e la loro attribuzione, l’esecuzione dei piani e la realizzazione finale. Questo senza considerare eventuali ricorsi o referendum.

La nuova proposta si basa sul presupposto di conciliare le necessità di diversi attori, centralizzandole in un’area, alla ricerca di coordinamento e possibili sinergie: tiro fuori servizio, militari, sportivi, cacciatori, Guardie di confine e forze di Polizia.
Si sono quindi sviluppati e definiti ulteriori scenari di utilizzazione delle infrastrutture. In primo luogo sono state precisate le necessità delle Guardie di confine, scaturendo in una ridefinizione dei contenuti dello stabile polifunzionale, da destinare prevalentemente al corpo federale. In secondo luogo è emersa l’ipotesi di insediare presso il poligono regionale e stabile polifunzionale anche il centro di formazione della Polizia cantonale, attualmente situato in un vecchio stabile ad originaria funzione artigianale a Giubiasco, non più conforme alle necessità di questo settore.

L’analisi delle attività e delle esigenze tecniche, formative ed organizzative dei singoli corpi ha portato alla formulazione di diversi elementi progettuali:

  • Un poligono di tiro regionale coperto. L’edificio comprende la casa del tiratore e bersagli di diverse tipologie e distanze (da 10 m a 300 m), compresi locali di servizio. Si situa sull’area dell’attuale impianto militare di 300 m, incuneandosi all’interno del terreno inclinato. Una parte dell’edificio è quindi infossata all’interno di uno scavo, risultando poco visibile dalle aree circostanti.
  • Un edificio multifunzionale destinato ad assorbire prevalentemente le esigenze d’istruzione dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD) / Corpo delle Guardie di confine reg IV, e sarà realizzato e finanziato dalla Confederazione (Dipartimento delle finanze), con eventuale possibilità di soddisfare le esigenze della Polizia cantonale e delle Polizie comunali previo piano di occupazione da concordare.

Il programma degli spazi deve prevedere due tunnel per il tiro a 30 m, un locale tattico multifunzionale con accessibilità veicolare dall’esterno, una sala principale per la teoria e diversi locali di servizio.

Il dimensionamento del poligono regionale si basa sul presupposto di assorbire le attività degli stand da smantellare (Canobbio-Porza, Bellinzona-Giubiasco e Origlio-Cureglia), ma presenta pure un margine per accogliere gli utenti di altre strutture locali non conformi ai limiti fonici fissati dall’OIF, che diventerebbero inevitabilmente meno attrattive dal profilo funzionale, nonché per le esigenze di competizioni sportive di medie dimensioni.
La futura struttura permetterà ai Comuni interessati di disporre di un’infrastruttura moderna, completa e funzionale, nonché per abitanti e istituzioni di poter recuperare aree pregiate e strategiche per lo sviluppo delle aree urbane. Un investimento per la sicurezza, per la promozione dello sport del tiro e venatorio, un recupero importante di qualità di vita e valori immobiliari nelle zone attualmente adiacenti i poligoni urbani.

Il prossimo anno Il Ticino organizzerà nuovamente una grande manifestazione di tiro con il Tiro Cantonale Ticinese 2016. Una grande festa organizzata per accogliere migliaia di Confederati per dimostrare ancora una volta come il nostro Cantone è fieramente legato alle tradizioni del nostro Paese e custode di un sano patriottismo. Un evento che il Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino saluta con orgoglio.

Personalmente esprimo stima e riconoscenza per il lavoro che le società di tiro svolgeranno e sempre svolgono nell’interesse pubblico e per l’immancabile attaccamento alle istituzioni elvetiche.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea annuale FTST.  28 marzo 2015 – Biasca
– Fa stato il discorso orale –