Più poliziotti in Svizzera

Più poliziotti in Svizzera

Aumento globale degli effettivi delle forze dell’ordine del 2%. In Ticino l’incremento in due anni è stato del 7%. Il numero degli agenti di polizia attivi in Svizzera è aumentato di 400 unità a livello nazionale durante il 2014, di cui 59 solo in Ticino. A segnare la maggior progressione in termini numerici il Ticino che ha visto gli agenti delle polizie comunali e di quella cantonale crescere dalle 871 unità di fine 2013 a 930 di inizio 2015, ossia un incremento del 7%.

Globalmente, progredendo del 2%,il numero di poliziotti è di 17.700. Ne danno notizia i domenicali svizzero-tedeschi sulla base di una pubblicazione della Conferenza svizzera di comandanti delle polizie cantonali. In tutti i cantoni e comuni svizzeri si è assistito ad una crescita degli effettivi. Solo i cantoni di Lucerna, Svitto e Uri sono in controtendenza.

Pure in netto aumento gli agenti attivi nei cantoni Argovia (da 886 a 925), Ginevra (da 1.374 a 1.431) e Vaud (da 1.840 a 1.916). Meno pronunciate gli aumenti negli altri cantoni romandi. Malgrado questa lievitazione numerica, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia ritiene che sul territorio nazionale manchino 7.000 effettivi.

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Pi%C3%B9-poliziotti-in-Svizzera-4059854.html

“I leghisti lavorano sempre più degli altri!”

“I leghisti lavorano sempre più degli altri!”

Dal Mattino delle domenica.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni: “Per la sicurezza abbiamo fatto molto, vedrete i risultati!”. La campagna elettorale è già nel vivo, ma Norman Gobbi ha altro a cui pensare. Il tema della sicurezza è costantemente in primo piano e il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni sta preparando alcune ri­forme che saranno presentate nelle prossime settimane. Incontriamo quindi il “4×4 della politica”, come Gobbi si è simpaticamente autode­finito sul suo sito www.vais.ch , nel suo ufficio a Bellinzona, tra una riu­nione di lavoro e l’altra…

Norman Gobbi, come procede la sua campagna elettorale?

Direi bene, anche se a dire il vero sono più impegnato a portare avanti i lavori del mio Diparti­mento, quindi mi dedico a quella che può essere considerata campagna elettorale solo nel tempo libero. Ed è giusto così, non siamo pagati per farci pubblicità ma per lavorare per il bene del Cantone.

E in questo momento a cosa sta lavorando in particolare?

Alla riorganizzazione della Polizia, con un progetto che presenteremo proprio nei prossimi giorni. Fonda­mentalmente è una risposta alla ri­chiesta della Lega e dei cittadini di avere un servizio di gendarmeria più vicino al territorio. Per questo abbiamo ritenuto opportuno un de­centramento della Polizia, creando quattro regioni (Mendrisiotto, Lu­ganese, Locarnese e Valli, Bel­linzonese e Alto Ticino), integrando i reparti mobili e adattandoli alle esi­genze di ognuna di que­ste zone. Un modo per rendere più presente ed efficiente il lavoro delle pattuglie.

Il tema della sicu­rezza è stato il filo conduttore del suo operato da Consi­gliere di Stato.

Ho voluto prendere in mano il dos­sier sicurezza del Ticino in maniera molto più ampia rispetto al passato. In questi ul­timi anni, anche per via di Schengen, sono molto cambiati i bi­sogni della popola­zione e quindi ho ritenuto necessaria una riorganizzazione della Polizia e della sua opera­tività. Un lavoro che ha ri­chiesto tempo, ma che sta portando gli obiettivi prefissi e questo lo dicono i dati e le statisti­che.

Eppure si dice che la sicurezza percepita sia diminuita.

Capisco i cittadini, soprattutto quelli delle zone di confine. Per questo abbiamo voluto lavorare non solo sull’aspetto operativo delle forze dell’ordine ma anche sulla co­municazione, con continue serate informative e di prevenzione in tutto il territorio. Ma vedrete che quando, a breve, avremo attivato tutte le misure a cui abbiamo lavo­rato, come il nuovo sistema infor­matico che permetterà un migliore coordinamento di tutte le pattuglie e il servizio di assistenza alle vit­time di abusi, la situazione miglio­rerà sensibilmente. Tutto il resto sono chiacchiere da campagna elet­torale di chi non vuole ammettere la bontà della riorganizzazione che ha avuto atto e della migliore collabo­razione tra tutte le forze di polizia, che hanno permesso di ottenere percettibili risultati.

La grande domanda comunque rimane: quando torneranno i pre­sidi alla dogana?

A una grande domanda, una grande risposta: stiamo dando seguito alla proposta di Roberta Pantani a Berna, predisponendo la chiusura dei valichi secondari durante la fa­scia notturna. Parlando di sicu­rezza percepita, i cittadini si sentiranno sicuramente più sicuri sapendo che la “porta di casa loro” rimarrà chiusa…

Quindi un lavoro coordinato tra i leghisti a Berna e quelli a Bellin­zona…

Un gioco di sponda che funziona, a dimostrazione che la Lega sa dare le risposte che i cittadini cercano.

A proposito di gioco di squadra, come funziona la collaborazione con Claudio Zali?

Abbiamo dimostrato di saper con­durre molte battaglie rimanendo uniti. Spesso ci troviamo 3 contro 2, perché la maggioranza relativa non basta. Il nostro lavoro è quello di convincere volta per volta i nostri colleghi nell’esecutivo, ovviamente nel pieno rispetto delle loro sensi­bilità e dei loro principi, in modo da raggiungere gli obiettivi.

Assieme a Zali, siete stati raffigu­rati come Bud Spencer e Terence Hill e come Asterix e Obelix. Quale versione preferisce?

Direi Obelix! Viene da un villaggio gallico e poi ha un carattere più buono, cercando sempre prima di fare le cose con le buone. Ma poi passa all’azione! Io non meno le mani ma… (ride)!

Durante il suo mandato ha dovuto cambiare tre volte il collega di partito nel­l’esecutivo…

La prima volta per un evento positivo, con Bar­ra che ha preso il posto di Borradori dato che Marco era stato eletto sindaco di Lugano. La seconda invece è stata un evento tragico, con la prematura scomparsa di Mi­chele. Al suo posto Claudio, che si è subito messo al la­voro con grande impegno. Per me non è stato facile, perché dopo Marco ho dovuto un po’ assumermi il ruolo di capofila. Ed emotiva­mente è stato duro vivere il periodo della malattia di Michele, veden­dolo lottare ogni giorno.

Peraltro Barra come Consigliere di Stato è stato una sorpresa, gua­dagnandosi in breve tempo l’af­fetto di tutti i ticinesi. E pensare che non lo consideravano idoneo alla carica…

In questo Cantone nessun leghista viene mai considerato idoneo! I le­ghisti partono sempre con un pre­giudizio di fondo contro di loro. Per questo si impegnano sempre più di tutti per zittire chi è in evidente ma­lafede e guadagnandosi il rispetto della popolazione con il loro grande lavoro. Proprio quello che hanno fatto Michele e Claudio!

A questo proposito, c’è chi dice che senza la presenza del Nano e di Marco Borradori mantenere i due seggi sarà più difficile.

E’ chiaro che non possiamo dare nulla di scontato e dobbiamo rima­nere uniti e combattivi per mante­nere la maggioranza relativa in Governo.
Ma chi dice che siamo in difficoltà perché non ci sono più il Nano e Marco non si rende conto che men­tre erano impegnati a criticare, tanti giovani leghisti crescevano: guardate un po’ Lorenzo Quadri, Amanda Rueckert, Daniele Caver­zasio, Boris Bignasca, Michele Guerra… e mi permetto di inserire il sottoscritto! E poi Marco Borra­dori è ancora con noi, da sindaco leghista di Lugano. Mentre il Nano è sempre vivo nei nostri cuori e di sicuro non avrebbe mai voluto che dopo di lui non si fosse continuato a combattere. Per questo so che da lassù ci guarda orgoglioso!

Tre di queste persone citate, lei compreso, sono in lista per il Con­siglio di Stato…

A sottolineare quanto la Lega si sappia rinnovare. La nostra lista è un ottimo mix di persone che pos­sono rappresentare al meglio il loro territorio. E tutti hanno esperienza a Bellinzona, in Gran Consiglio o in Consiglio di Stato, un elemento da non sottovalutare. Davvero cin­que bei profili. Io e Claudio ovvia­mente abbiamo un vantaggio ma questa non è una lista di semplice accompagnamento: la cosa ci sti­mola a continuare a dare il meglio.

Se dovesse essere rieletto quale sarebbe il primo tema a cui si de­dicherebbe?

La corretta applicazione dell’ini­ziativa del 9 febbraio. L’avampro­getto del Consiglio Federale è assolutamente insoddisfacente, da­to che esclude dal contingenta­mento i permessi B e quelli di breve durata. Quindi buona parte del pro­blema che viviamo in Ticino. Dob­biamo quindi continuare a rimanere in contatto con le autorità federali per far valere le ragioni del nostro territorio.

Sempre che l’avamprogetto sia applicato, dato che l’accordo fi­scale con l’Italia sembra far sal­tare tutto.

Come dice bene Quadri, questo è un accordo ciofeca: se dal punto di vista fiscale può andare bene per le banche, la parte sui frontalieri non risolve nulla, anzi. Tutte le forze po­litiche in Ticino hanno il dovere di unirsi e opporsi a questo accordo!

Qualche giorno fa è stato a Bière a salutare la truppa italofona…

E’ stata una bella esperienza. Tra l’altro ho incontrato anche Boris Bignasca impegnato con la sua truppa. Mi ha fatto pensare alla bellezza del principio del cittadino­soldato prerogativa del nostro eser­cito. Un esercito che per il Ticino ha un’importanza ancora maggiore dopo gli importanti finanziamenti che la Confederazione ha concesso per Isone e Monte Ceneri. Frutto anche del mio lavoro di contatti co­stanti con Berna…

MATTIA SACCHI, Mattino della domenica, 22.03.2015

Norman Gobbi Nato il 23 marzo 1977, è cresciuto in Alta Leventina, per poi spostarsi a Bellinzona, Zurigo e Lugano per gli studi. Entrato giovanissimo nella Lega dei Ticinesi, è passato al Gran Consiglio ticinese (1999), alla carica di Municipale di Quinto (2008), di presidente del Gran Consiglio della Re­pubblica e Cantone Ticino (2008-2009) e di Consigliere Nazionale (2010). Il 10 aprile 2011, il Popolo ticinese lo ha chiamato a soli 34 anni alla carica di Consigliere di Stato della Repubblica e Cantone Ticino, dove ha assunto la di­rezione del Dipartimento delle istituzioni. Sposato con due figli, è appassionato di hockey (il cuore dice Ambrì Piotta…) e di cucina, passione ereditata dai nonni, i quali gestivano un ristorante, una bottega e una panetteria…

Aree di sosta per i nomadi: chi si lamenta oggi?

Aree di sosta per i nomadi: chi si lamenta oggi?

Dal Mattino delle domenica.

Norman Gobbi ha detto basta alle situazioni di degrado vissute a Galbisio e altrove

Il Caffè della Peppina – proprio loro, quelli che pontificano e danno dei piangina a tutti i cittadini di questo sfigatissimo Cantone – aveva gridato allo scandalo, quando Norman Gobbi, a pochi mesi dalla sua entrata in Governo, aveva deciso di dire basta alle aree di sosta per i nomadi stranieri. Non contento, il Caffè della Peppina – sempre loro, quelli della morale a due velocità, per cui è sem­pre tutta colpa della Lega – aveva pure paventato l’apocalittico scena­rio: intere carovane di zingari che at­traversano il Cantone e si fermano ovunque sul nostro territorio, senza nessun controllo. Uella! Verrebbe da dire oggi. Un uella accompagnato da una semplice domanda: chi si la­menta oggi per la chiusura delle aree di sosta per i nomadi stranieri? Rispo­sta: nessuno!

Un’azione chiara e decisa

Nonostante il sinistreggiante can can mediatico iniziale, la decisione presa dal ministro Gobbi e portata avanti dal Dipartimento delle istituzioni da lui diretto non ha posto nessun problema; anzi, è stata una decisione che ha fi­nalmente dato, dopo molto anni, una risposta concreta ai Ticinesi.

Un’azione chiara e inequivocabile, anche a livello di comunicazione, che ha permesso di evitare che situazioni di degrado come quelle vissute a Gal­bisio o altrove si ripetessero ancora.

Oggi, grazie all’intervento di Norman Gobbi, in Ticino non vi sono più aree di sosta per i nomadi stranieri, che in passato avevano creato non poche problematiche alla Popolazione tici­nese. Un intervento, quello del nostro Norman, che ha pure permesso di eli­minare la Commissione cantonale no­madi, una delle tante commissioni inutili create negli anni dai partiti sto­rici solamente per fare posto a nuove cadreghe (sempre quelle!).

Gobbi guarda alla concretezza

L’azione di Norman Gobbi nell’am­bito dei nomadi stranieri è una delle tante misure portate avanti in questi quattro anni dal nostro ministro. Nel suo lavoro, Norman Gobbi non si è mai lasciato influenzare dai finti mo­ralisti, ma ha sempre cercato – senza scorciatoie – vie percorribili che por­tassero a delle soluzioni concrete a beneficio del Ticino e dei Ticinesi.

Il fatto che nessuno si lamenti oggi per la mancanza delle aree di sosta per i nomadi stranieri è la prova di come il lavoro del nostro Norman sia sempre stato incentrato sulla concre­tezza e non su facili consensi. Alla faccia dei moralisti da quattro soldi del Caffè della Peppina, sempre pronti a decretare la fine del Ticino per colpa della Lega.

MDD

“Serve un budget di 5 miliardi”

“Serve un budget di 5 miliardi”

I delegati della Società Svizzera degli Ufficiali, riuniti a Locarno, hanno approvato all’unanimità un documento sull’esercito

I delegati della Società Svizzera degli Ufficiali (SSU), riuniti a Locarno, hanno approvato all’unanimità un documento sulla politica di sicurezza e sull’esercito svizzero. La SSU ha ribadito le sue richieste: un budget per l’esercito di 5 miliardi di franchi all’anno, un effettivo pari ad almeno 100.000 militi nonché il mantenimento dell’esercito di milizia sulla base dell’obbligo di leva.

“Dopo quattro anni era necessario adeguare la posizione ufficiale della SSU agli sviluppi e agli avvenimenti attuali”, ha spiegato il brigadiere Denis Froidevaux, presidente della società, citato in un comunicato.

Al parlamento gli ufficiali avanzano una serie di richieste: la decisione di stanziare 5 miliardi all’anno (20 miliardi suddivisi in quattro anni) per il finanziamento dell’esercito deve essere rispettata. L’esercito, afferma la SSU, necessita di un effettivo regolamentare di almeno 100’000 militi con l’opzione di un rapido aumento in caso di pericolo imminente. L’effettivo reale deve essere dunque pari a 140’000 uomini. Occorre poi rinunciare al limite di 5 milioni di giorni di servizio, poiché i giorni di servizio annuali dipendono dalle richieste e dal profilo delle prestazioni.

L’esercito, affermano ancora gli ufficiali, deve essere composto da tre brigate forti e non da due come previsto, poiché un esercito ridotto necessita di maggior flessibilità. I corsi di ripetizione da svolgere devono rimanere sei e la loro durata deve rimanere di tre settimane. Gli ufficiali sostengono anche che l’accesso al servizio civile durante e dopo la scuola reclute deve essere verificato e reso più difficile: “non si può fare cattivo uso del servizio civile per evitare le scomodità del servizio militare”.

Il brigadiere Denis Froidevaux, dopo un mandato di tre anni, è stato riconfermato alla presidenza per acclamazione per un ulteriore anno.

http://www.cdt.ch/ticino/cronaca/126957/serve-un-budget-di-5-miliardi.html

Visita al Gruppo di artiglieria 49: un Esercito moderno ed efficace

Visita al Gruppo di artiglieria 49: un Esercito moderno ed efficace

Interessantissima visita quella svoltasi ieri presso la Piazza d’armi di Bière al Gruppo di artiglieria 49 (gr art 49), alla quale ho partecipato insieme alle Autorità civili, militari ed ecclesiastiche del nostro Cantone. Una visita che ha permesso di osservare da vicino il lavoro svolto dall’artiglieria e la formazione dei militari durante i corsi di ripetizione.

Il mitico “Quarantanöv”, che riporta indietro la mia memoria a quando ero anch’io – con altri mezzi – un artigliere, è un orgoglio per il nostro Cantone; un gruppo che incarna lo spirito ticinese e che svolge un importante servizio a favore della nostra sicurezza. Per questo motivo è stato un vero piacere incontrare personalmente i quadri e i soldati in servizio!

Il brigadiere Maurizio Dattrino, comandante della brigata fanteria di montagna 9, ha introdotto la visita indicando come la Svizzera sia attualmente in una “zona comfort”, e cioè in una situazione relativamente tranquilla, in cui l’intervento dell’Esercito non è ancora necessario. Tuttavia, i corpi di truppa devono essere comunque pronti ad intervenire qualora il nostro Paese dovesse uscire da questa “zona comfort”. Ed è proprio per garantire questa prontezza che l’Esercito lavora, ogni anno, alfine di mantenere i militari istruiti e in grado di assolvere efficacemente i loro compiti!

Il ruolo dell’Esercito è evoluto nel tempo, come ha ricordato il ten col SMG Manuel Rigozzi, comandante del gr art 49. Il servizio militare non è più quello di trent’anni fa: oggi siamo di fronte ad un esercito moderno ed efficace, che mira a gestire in maniera efficiente le risorse a sua disposizione. Un esercito che oggi è anche maggiormente vicino ai bisogni della popolazione e pronto ad intervenire in caso di necessità a favore delle Autorità civili.

Ringrazio nuovamente il gr art 49 per la visita stimolante che ha consentito di toccare con mano la prontezza della formazione d’artiglieria. In qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni ho sempre sostenuto la causa grigioverde e in particolare il mantenimento dell’Esercito sul territorio ticinese. Una presenza essenziale, sia in termini di sicurezza che a livello economico, come testimoniamo gli investimenti futuri – si parla di 200 milioni! – della Confederazione in Ticino. Una presenza che garantirà pure quel rapporto diretto tra Esercito e cittadinanza, fondamentale alfine di mostrare alla popolazione il servizio che i militari svolgono a favore di tutti.

L’esercito e l’economia ticinese

L’esercito e l’economia ticinese

di Marco Lucchini, presidente STU

L’assemblea nazionale della Società svizzera degli ufficiali a Locarno, dopo anni di assenza di tale importante consesso dal Ticino, suggerisce alcune riflessioni sulle relazioni che intercorrono tra il nostro esercito di milizia e le sue possibili ricadute sull’economia locale.

A tale proposito va innanzitutto detti che lo scorso 18 febbraio il Consiglio federale ha approvato il messaggio relativo agli investimenti immobiliari del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport per l’anno 2015. Il messaggio in questione prevede importanti commesse della Confederazione nel canton Ticino, tra le quali vanno menzionati sicuramente i 55 milioni di franchi per il risanamento totale della caserma di Isone e i 12,5 milioni di franchi per la terza tappa del nuovo centro logistico dell’esercito al Monte Ceneri (per le prime due tappe sono già stati stanziati 60 milioni di franchi). Nei prossimi anni sono inoltre previsti altri 80 milioni di franchi per le caserme di Airolo e del Monte Ceneri.

Questi investimenti testimoniano come la presenza dell’esercito in Ticino sia ritenuta importante dalla Confederazione. Il fatto che nel nostro cantone siano presenti molte specializzazioni dell’esercito ci consente di disporre sul nostro territorio di truppe a prontezza elevata e in grado d’intervenire in caso di necessità in aiuto della popolazione.

Non va d’altra parte dimenticato che il mantenimento sul suolo cantonale della maggior parte delle infrastrutture militari oggi presenti, nel contesto del progetto relativo all’ulteriore sviluppo dell’esercito, costituisce, unitamente agli investimenti della Confederazione sopra citati, un importante risultato anche per l’economia locale, chiamata a fronteggiare un difficile periodo di crisi, dovuto alle vicende legate all’abbandono della soglia minima di cambio con l’euro. La presenza di tali infrastrutture genera posti di lavoro, come pure un indotto di investimenti indiretti, legati alla gestione e alla manutenzione.
Il comitato della Società ticinese degli ufficiali ringrazia il Dipartimento delle istituzioni e la sua direzione per il sostegno alla presenza dell’esercito in Ticino e per l’impegno a difesa degli interessi cantonali nell’ambito dei diversi progetti federali. Grazie al sostegno delle autorità cantonali si è salvaguardata e ampliata la presenza grigioverde in Ticino.

Corriere del Ticino, 11.03.2015

 

Agente sotto inchiesta: posizione del Direttore DI

Agente sotto inchiesta: posizione del Direttore DI

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto dell’apertura di un’inchiesta penale nei confronti di un agente della Polizia cantonale denunciato al Ministero pubblico con l’ipotesi di reato di truffa e sviamento della giustizia.
Il Direttore del Dipartimento è amareggiato nel constatare che un agente di polizia, anche se fuori servizio, svolga azioni contro quella legge che ha giurato di far rispettare.

Cosciente del fatto che l’errore di pochi potrebbe compromettere la credibilità di tutti, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ribadisce la sua piena fiducia nel corpo della Polizia cantonale e nelle donne e negli uomini che giornalmente si comportano in modo irreprensibile facendo onore alla divisa che portano e agli importanti compiti che lo Stato affida loro. 

Nei confronti dell’agente, che ha ammesso le proprie responsabilità, è stata avviata una procedura disciplinare, con immediata sospensione dal servizio, che potrà sfociare nella cessazione del rapporto di impiego.

No burqa, pronta la legge

Il governo vara la nuova Lop per l’applicazione del divieto di dissimulare il volto in pubblico. La riformata normativa sull’ordine pubblico al vaglio del prossimo Gran Consiglio. Multe da 100 a 10mila franchi.

Nello stesso giorno in cui a Berna anche il Nazionale, dopo la Camera alta, certifica la conformità al diritto federale della norma costituzionale ticinese anti-burqa e anti-niqab, a Bellinzona il Consiglio di Stato vara il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico (Lop) per l’applicazione della citata disposizione. Ovvero del divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici, chiesto da un’iniziativa promossa dal losonese Giorgio Ghiringhelli e approvato – nonché ancorato alla Carta fondamentale del Cantone – dal 65,4 per cento dei votanti nella consultazione popolare del 22 settembre 2013. Il dossier passa ora all’esame del Gran Consiglio, a quello che uscirà dalle urne il prossimo 19 aprile: il divieto in questione scatterà solo quando, parlamento permettendo, entrerà in vigore la riformata Legge sull’ordine pubblico.

Legge che rappresenta sì, come ha spiegato ieri ai giornalisti il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , «la norma di applicazione» dell’articolo costituzionale che proibisce di nascondere il viso «sul suolo pubblico, nei luoghi aperti al pubblico e in quelli destinati a offrire un servizio pubblico». Ma non solo. Con la revisione totale della Lop, normativa risalente al 1941, il governo propone, in materia di contravvenzioni, di assegnare ai municipi la competenza – al momento dell’autorità giudiziaria (Procura e/o Magistratura dei minorenni) – di perseguire tutta una serie di infrazioni. Fra queste l’accattonaggio, il disturbo della “tranquillità pubblica” e l’adescamento “su suolo pubblico o privato visibile al pubblico” (prostituzione). Tra le nuove infrazioni punibili dai Comuni figura appunto la dissimulazione del volto in luoghi pubblici. E il ‘littering’. Dalla lista è stato invece cancellato il vagabondaggio, giuridicamente arduo da definire con la libera circolazione. Le sanzioni? Da 100 a 10’000 franchi: «L’importo massimo della multa per le contravvenzioni», ha ricordato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini . Ai contravventori residenti all’estero la polizia «potrà chiedere un anticipo a copertura delle spese procedurali e dell’ammontare prevedibile della multa». Se i comportamenti sanzionabili dai municipi dovessero sfociare in reati gravi, interverrebbe allora la magistratura.

È però chiaro che la novità di peso sono gli articoli d’applicazione della norma costituzionale che vieta di celare il viso. Riduttivo chiamarla norma anti-burqa, ha rilevato Perugini: «Il divieto vale per tutti coloro che su suolo pubblico non possono essere immediatamente identificati essendo il loro volto nascosto». Peraltro la Svizzera «è uno dei pochi Paesi dove non vige l’obbligo di andare in giro con documenti di legittimazione».

Sarà punito anche il littering

Secondo la proposta di nuova Legge sull’ordine pubblico, “sono puniti con la multa di competenza municipale coloro che intenzionalmente: a) praticano l’accattonaggio; b) lasciano vagare su suolo pubblico animali potenzialmente pericolosi che sono in loro custodia, omettono di adottare le misure necessarie per evitarne la fuga oppure di avvertire senza indugio l’autorità quando è avvenuta; c) omettono, malgrado l’ingiunzione fatta loro dalla competente autorità, di riparare o di demolire gli edifici pericolanti, di effettuare lavori urgenti o ripari per evitare un pericolo imminente, persistono, malgrado il divieto, a continuare in lavori o opere considerati pericolosi; d) sporcano, imbrattano o in altro modo insudiciano il suolo o beni pubblici (si tratta del littering, graffitismo incluso, ndr), riservate le eventuali norme comunali in materia; e) disturbano, a causa del loro stato psico-fisico alterato, la tranquillità pubblica con atti, clamori o altre molestie; f) effettuano schiamazzi notturni nei luoghi abitati in violazione delle norme locali di quiete; g) esercitano la prostituzione nei luoghi pubblici o privati, turbando l’ordine, la tranquillità, la moralità, la salute o la sicurezza pubblici, siano essi all’aperto o al chiuso ma visibili al pubblico, riservato l’articolo 199 del Codice penale svizzero; h) praticano l’adescamento su suolo pubblico o privato visibile al pubblico allo scopo di esercitare la prostituzione; i) dissimulano o coprono il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico; l) obbligano, costringono o inducono in altro modo altri a dissimulare o coprire il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico”. Il divieto sancito dalle lettere i) e l) “non si applica nel caso di uso di copricapi e di mezzi protettivi o difensivi consoni all’esercizio di una funzione pubblica o prescritti dalla legge o da altre norme particolari per motivi di salute, di sicurezza o di pratica sportiva, oppure in caso di usi e costumi locali in occasione di feste (per esempio il Carnevale, ndr) e manifestazioni religiose, culturali, artistiche, ricreative o commemorative”.

‘Nessuna eccezione per i turisti, anche loro a viso scoperto’

Ieri Gobbi è stato chiaro: per quel che riguarda il divieto di nascondere il viso in pubblico «non è stata prevista alcuna eccezione per i turisti: il divieto vale per tutti e sull’intero territorio cantonale». Dunque anche a Lugano. Il cui municipio aveva invitato il governo a valutare la possibilità di contemplare un’eccezione per i turisti “provenienti da zone in cui vige l’obbligo di dissimulare il viso”. Niente da fare. «Come Consiglio di Stato – ha detto il capo del Dipartimento istituzioni – abbiamo ritenuto, nel rispetto dell’articolo costituzionale votato dal popolo, che non si possano introdurre delle deroghe. Niente divieto per la turista che qui spende centomila franchi in gioielli e divieto invece per i residenti? No, nessuna eccezione. È una questione di parità di trattamento». La proposta di nuova legge contempla sì delle eccezioni, ma se la copertura del volto, ha spiegato Gobbi, «si fonda su norme legali» (come quella che impone ai motociclisti il casco) o «su doveri di funzione pubblica (per esempio per certi reparti speciali della Polizia cantonale)» oppure su motivi di sicurezza: il casco di protezione sul lavoro o per l’esercizio di alcune discipline sportive (per le altre deroghe vedi articolo a lato). Le norme d’applicazione del divieto di celare il volto in pubblico «si ispirano alla legge francese», ritenuta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo compatibile con la Cedu. Sempre sul modello della normativa francese, il Consiglio di Stato «si riserva l’elaborazione di un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso che preveda misure di integrazione». Il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico contempla altre infrazioni punibili dai municipi, le cui multe «potranno essere impugnate dapprima davanti al Consiglio di Stato, poi al Tram e infine al Tribunale federale», ha spiegato il sostituto pg Perugini, che con il segretario generale del Dipartimento istituzioni Guido Santini , il capostaff della Divisione giustizia Francesco Catenazzi e il consulente giuridico del governo Guido Corti , ha fatto parte del gruppo di lavoro che ha redatto il testo legislativo.

LaRegione Ticino, 12.03.2015, di Andrea Manna e Chiara Scapozza

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha approvato nella sua seduta odierna il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico. Nel nuovo testo legislativo il compito di perseguire i comportamenti illeciti è suddiviso in modo chiaro tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Inoltre, nella nuova legge sono stati introdotti alcuni nuovi divieti. In particolare, sono state incluse le misure e le sanzioni relative al divieto di dissimulare o nascondere il viso in pubblico (articolo 9a della Costituzione cantonale).

Adottata dal Governo nel 1941, la legge sull’ordine pubblico è una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico. L’esigenza di un suo aggiornamento deriva non solo dalle varie lacune di ordine giuridico e di attinenza alle mutate esigenze concrete ivi contenute, ma anche dall’inadeguatezza dal profilo linguistico di alcune formulazioni. La necessità di modificare questa legge è stata inoltre oggetto d’esame nell’ambito del progetto di riorganizzazione della giustizia cantonale “Giustizia 2018”, in particolare dal gruppo di lavoro incaricato di rivedere le competenze delle autorità giudiziarie in materia di contravvenzioni che ha proposto di attribuire ai Municipi il compito di sanzionare anche altre infrazioni. Non da ultimo, va ricordato che anche il Gran Consiglio aveva evidenziato la necessità di una revisione della legge sull’ordine pubblico, mediante l’accoglimento dell’iniziativa parlamentare generica del 31 maggio 2010 in cui il deputato Mellini chiedeva di trasferire la competenza di perseguire l’accattonaggio e il vagabondaggio dal Ministero pubblico al Comune.

La revisione totale della legge è stata affidata dalla Direzione del Dipartimento delle istituzioni a un Gruppo di lavoro coordinato da Guido Santini (Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni) e composto da Antonio Perugini (Sostituto Procuratore generale), Guido Corti (Consulente giuridico del Consiglio di Stato) e Francesco Catenazzi (Capostaff della Divisione della giustizia).

All’inizio del mese di ottobre dello scorso anno il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico è stato sottoposto a una procedura di consultazione che ha coinvolto tutti i Municipi del Cantone (135), il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni e la Polizia cantonale. Sono pervenute 34 prese di posizione di cui 31 da parte degli Esecutivi comunali. In generale il progetto è stato sostanzialmente ben recepito, in modo particolare per quanto riguarda la suddivisione dei compiti tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Sono state pure manifestate alcune preoccupazioni sull’applicazione concreta del divieto di dissimulazione del viso e sul travaso di compiti all’autorità comunale.

Oltre alle novità concernenti il divieto di dissimulazione del viso, nella nuova legge sull’ordine pubblico sono state inserite nuove sanzioni contro chi sporca o imbratta suolo o beni pubblici (littering), l’esercizio della prostituzione nei luoghi pubblici o privati, e l’adescamento sul suolo pubblico o privato. Inoltre, è stato soppresso il reato di vagabondaggio (ormai superato) e mantenuto quello di accattonaggio. Nella legge del 1941 tutte le infrazioni erano perseguite dal Ministero pubblico e dalla Magistratura dei minorenni. Con la nuova legge la gran parte di queste competenze è attribuita ai Municipi.
Ritenuto che in data odierna, l’Assemblea federale ha conferito la garanzia federale alla modifica costituzionale del 22 settembre 2013, il Consiglio di Stato si riserva di elaborare un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso sul modello della legge francese, che pone l’accento su misure d’integrazione.

L’entrata in vigore della presente legge sarà preceduta da opportuni momenti di formazione e di istruzione all’indirizzo di tutti coloro che saranno preposti alla sua applicazione, in particolare per le realtà comunali. Il Governo si riserva infine di allestire delle direttive applicative all’indirizzo dei Comuni al fine di poter salvaguardare un’applicazione unitaria delle disposizioni della presente legge e una prassi sanzionatoria che eviti palesi disparità di trattamento. Questa esigenza è peraltro stata sollevata da vari Comuni nell’ambito della procedura di consultazione.

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I treni che il Ticino non dovrà perdere

Dall’AlpTransit alla riforma III delle imprese passando per gli anziani: ecco le sfide che ci attendono

Quale sarà lo stato di salute del Ticino nel 2020? Una risposta, ieri sera a Lugano, hanno provato a fornirla i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Paolo Beltraminelli, insieme ai deputati Christian Vitta (PLR) e Gianrico Corti (PS), protagonisti del dibattito pubblico organizzato dalla sezione ticinese dell’Associazione Svizzera e Israele. Incalzati dalle domande del moderatore Marcello Foa, amministratore delegato del Corriere del Ticino e del gruppo MediaTI SA, i relatori si sono dunque chinati su più punti. A partire dalle sfide capitali che attendono il nostro cantone. «Servirà un cambio di mentalità» ha sottolineato Gobbi, ricordando come «AlpTransit stravolgerà la mobilità interna: il Ticino in questo quadro dovrà porsi come città policentrica, abbandonando quei preconcetti sulla prossimità sempre e ovunque. Lo Stato procederà infatti alla riorganizzazione territoriale dei suoi servizi». E lo sguardo, secondo Beltraminelli, dovrà essere alzato per guardare alla Svizzera e all’Europa. «Inutile pensare di sviluppare le nostre regioni in modo sovrapposto: la competizione non dovrà essere interna al Ticino ma con chi ci sta attorno. Penso alla sanità e alla necessità di razionalizzare, e non razionare, per mirare all’eccellenza nei settori di punta e rendere i nostri ospedali attrattivi». Confrontato a scadenze con la litigiosità parlamentare, Vitta ha invece rimarcato un altro aspetto: «Nei prossimi anni sarà fondamentale recuperare la capacità progettuale, alimentando il dialogo e il rispetto tra forze politiche. E viste le attuali tensioni, centrale sarà la normalizzazione dei rapporti con l’Italia, poiché il conflitto nuoce sia a noi che a loro». Per Corti il Ticino dovrà recuperare l’unità che serve per collaborare con Berna: «Stiamo per chiudere una legislatura caratterizzata dal brontolio: guardiamo ai Grigioni, capaci di porsi verso il Consiglio federale in modo compatto e non maldestro come noi».

Appoggiandosi al recente studio dell’Istituto ricerche economiche dell’USI (cfr. l’edizione del 6 marzo, alle pp. 2-3), si è poi discusso dei settori economici e delle condizioni quadro futuri. «Il Ticino dovrà fare suo il concetto di diversificazione» ha evidenziato Vitta, aggiungendo che «fondamentale sarà inoltre anticipare le ricadute legate alla riforma III dell’imposizione delle imprese». Gobbi ha da parte sua puntato sul Piano cantonale delle aggregazioni. «Saranno gli agglomerati urbani i motori dello sviluppo. E un crocevia essenziale in questo senso sarà il progetto aggregativo di Bellinzona. Se dovesse fallire, tutto sarà più difficile». Beltraminelli ha voluto focalizzarsi sui punti fermi del cantone: «Il turismo dovrà adattarsi a un numero sempre crescente di anziani, ticinesi ma non solo: se sapremo essere accoglienti ne beneficeremo in termini di gettito fiscale». Corti ha per contro voluto concludere con un auspicio: «Quando il Governo è stato trasparente e chiaro nei suoi messaggi ci sono voluti anche solo 3-4 mesi per portare in porto alcuni importanti progetti a livello parlamentare. Che si limiti dunque la campagna elettorale e si favoriscano piuttoso gli accordi condivisi».

di Massimo Solari, Corriere del Ticino