Dove son finiti gli zingari?

Dove son finiti gli zingari?

di Mauro Damiani. Quando sento affermazioni che tendono a sminuire il lavoro, riducendolo al nulla, che ha fatto negli anni il Dipartimento diretto da Norman Gobbi (ma anche nei confronti di altri), un po’ me la prendo. Ciò non tanto perché conosco Norman da diversi anni e quindi il mio giudizio potrebbe essere falsato da motivi d’amicizia, ma soprattutto perché è semmai vero il contrario, e in svariati ambiti. Casualmente poi, certe affermazioni provengono di solito da persone che non hanno evidentemente mai operato in seno a un Esecutivo e quindi non possono comprendere né i tempi, né i modi con i quali è necessario portare avanti ogni singolo progetto politico. Ricordiamo per esempio quando, nel 2004, con il IV Forum cantonale dei giovani, sul tema “Integrazione – gli altri siamo noi!” si voleva promuovere la conoscenza e l’informazione della cultura zingara, attraverso un’apposita Commissione cantonale nomadi (CN) e mediante l’apertura di un sito gestito dall’Amministrazione cantonale dedicato agli Zingari.

Nel corso degli anni queste presenze sul territorio cantonale avevano generato paura e preoccupazione tra la popolazione perché, a dispetto di quanto veniva pubblicato sul sito a loro dedicato, tutti sapevano che le attività dei nomadi non erano propriamente tutte legali e con la libera circolazione delle persone, c’era poco da stare allegri.

Il Dipartimento delle Istituzioni diretto da Norman Gobbi ha deciso per prima cosa d’intervenire a livello di comunicazione per evitare che, come in passato, fossero veicolate informazioni equivoche che aprivano le porte alle carovane di nomadi stranieri. Di conseguenza ha dato in tempi brevi una risposta concreta alla popolazione e oggi, quasi increduli, ci domandiamo: “Ma dove sono gli zingari che fino a pochi anni fa occupavano regolarmente il nostro territorio?”. Se i risultati del non fare nulla sono questi, caro Norman, continua così e grazie!

Mauro Damiani, Candidato al Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi

Investimenti a favore dell’economia ticinese

Investimenti a favore dell’economia ticinese

di Massimo Cereghetti, Ing. ETHZ, impresario costruttore, membro comitato SSIC sottosez. Mendrisiotto

In un momento in cui l’economia ticinese è confrontata con una situazione difficile, resa ancora più complicata dall’abbandono della soglia minima di cambio franco/euro decisa dalla Banca nazionale, è stata una gradevole sorpresa appurare come il Consiglio federale abbia avallato importanti investimenti nel Canton Ticino.

Nell’ambito degli immobili del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, è stato infatti approvato un credito di circa 65 milioni per il risanamento totale della caserma di Isone e per la terza tappa del centro logistico del Monte Ceneri. Nei prossimi anni saranno inoltre garantiti altri 80 milioni per le caserme di Airolo e del Monte Ceneri.

Questi investimenti rappresentano un’enorme opportunità per le aziende locali del Canton Ticino, che avranno la possibilità di partecipare ai diversi progetti. Una “boccata d’ossigeno” per il settore edile ticinese, messo a dura prova anche dalla concorrenza transfrontaliera, che negli anni è divenuta sempre più marcata e sotto alcuni aspetti preoccupante.

Occorre qui segnalare l’importante lavoro portato avanti dal Dipartimento delle istituzioni e dal suo responsabile, il Consigliere di Stato Gobbi, grazie al quale il Ticino si è visto assegnare dalla Confederazione questi crediti rilevanti, che andranno a beneficio di tutta l’economia ticinese.

http://www.tio.ch/News/Ospite/1021213/Investimenti-a-favore-dell-economia-ticinese-/

Quando gli interessi personali impediscono il dialogo

Quando gli interessi personali impediscono il dialogo

Ho letto l’opinione di Orlando De Maria, candidato al Gran Consiglio per il Fronte degli Indignati, in merito alle mie responsabilità riguardo al presunto malfunzionamento delle Autorità regionali di protezione (ARP), che hanno sostituito le vecchie Commissioni tutorie. Le sue accuse si riferiscono a una mia intervista rilasciata alla blogger italiana Giuditta Mosca. Quest’ultima mi ha posto una serie di domande in apparenza legittime ma che, in realtà, nascondevano interessi personali concernenti un suo conoscente, situazione che dovrebbe far sorgere qualche dubbio sulla deontologia e l’etica professionale della signora Mosca. Un’intervista tendenziosa, quindi, a cui, per dovere istituzionale ho comunque dato seguito; un’intervista poco professionale, come dimostrano i sette “n.d.r”, più lunghi delle risposte stesse, che la blogger ha inserito a complemento delle mie otto risposte.

Capisco che in campagna elettorale molte azioni siano lecite, ma mi stupisce che il signor De Maria, già mio vicino di casa ad Ambrì, si renda complice delle dubbie motivazioni della blogger italiana. Concretamente, il signor De Maria mi rinfaccia di aver negato di essere al corrente e di avere le prove delle scorrettezze che – a suo dire – vengono costantemente compiute dalle ARP. Anche se lo faccio volentieri a beneficio dei lettori, non dovrei essere io a dover spiegare a un possibile futuro Gran Consigliere che le ARP non sottostanno al mio Dipartimento, bensì sono emanazione dei Comuni. Il mio Dipartimento non si occupa nemmeno della vigilanza del loro lavoro, compito che spetta invece al Tribunale di appello. Giustamente, la separazione dei poteri mi preclude di trattare le segnalazioni relative a casi puntuali esaminati dalle ARP, segnalazioni – come quella alla quale si ispira la signora Mosca e di cui si fa paladino il signor De Maria – che ho sempre puntualmente trasmesso alla Camera di protezione del Tribunale di appello, unica autorità competente in materia. Tutto questo non significa né mentire, né dimostrare di non avere la situazione sotto controllo, né tanto meno non volersi assumere responsabilità. Infatti, nell’ambito delle competenze attribuite al mio Dipartimento, ho promosso una serie di modifiche legislative finalizzate al miglioramento del funzionamento delle ARP, che proprio questo mercoledì ho sostenuto davanti alla Commissione della legislazione.

Concludo esprimendo il mio rammarico nel vedere che, in particolare in periodo elettorale, questioni personali vengano anteposte ad un dialogo costruttivo, che è sempre ben accetto, a maggior ragione in un settore delicato come quello della protezione del minore e dell’adulto. Se dopo il voto di aprile il signor De Maria occuperà uno scranno in Gran Consiglio potrà portare il suo contributo costruttivo quando le nuove norme saranno discusse dal potere legislativo.

Norman Gobbi

Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Questa mattina, a Bellinzona, il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero (TCS) Sezione Ticino, hanno ratificato nuovamente la convenzione che dal 2001 consente al TCS di effettuare i collaudi nella propria sede di Rivera.

Un’ottima collaborazione che dura da più di dieci anni e che autorizza, a determinate condizioni, il TCS a eseguire i collaudi ufficiali di automobili nel proprio Centro tecnico avvalendosi dell’operato dei propri esperti. In questo senso nel 2014 il TCS ha svolto circa 10’800 collaudi su un totale di 63’400 effettuati dalla Sezione della circolazione.

La modifica della Convenzione si è resa necessaria in seguito ai cambiamenti procedurali legati all’introduzione del nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione. Si è quindi voluto approfittare dell’occasione per apportare altre modifiche, alla luce della ormai più che decennale esperienza.

In particolare, tra le principali modifiche è stato deciso di:

  • confermare la possibilità di collaudare automobili con più di 10 anni (facoltà concessa nel 2009);
  • concedere la facoltà di collaudare anche automobili fuori circolazione;
  • consolidare la prassi con cui la convocazione (presso l’Ufficio tecnico o il TCS) viene sempre svolta dalla Sezione della circolazione (l’utente ha la possibilità di spostare l’appuntamento);
  • introdurre l’obbligo di perfezionamento per gli esperti nonché il riferimento al sistema di qualità federale;
  • adeguare la registrazione dei collaudi: il TCS, infatti, è collegato al nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione e può registrare direttamente i collaudi effettuati;
  • stabilire che la fatturazione di tutti i collaudi è effettuata dalla Sezione della circolazione, che poi riversa al TCS la sua quota parte;
  • adattare il numero di collaudi delegati al TCS in base alle cifre che rispecchiano l’attuale situazione.

Il Dipartimento delle istituzioni informa infine che anche la situazione della delega dei collaudi ai garage è oggetto di attenta valutazione e la Sezione della circolazione ha iniziato a discutere del tema con i rappresentanti dell’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA).

Da sinistra a destra:
Cristiano Canova (Capo della Sezione della circolazione), Norman Gobbi (Direttore del Dipartimento delle istituzioni), Carlo Vitalini (Presidente del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino) e Roberto Morandi (Direttore del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino)

Giustizia, cantiere aperto

Giustizia, cantiere aperto

Avanza la riforma denominata Giustizia 2018. Gobbi: ‘Si tratta di modernizzare l’apparato giudiziario ticinese, rendendolo maggiormente efficace ed efficiente’. Tra le proposte quella di conferire autonomia finanziaria alla magistratura. I gruppi di lavoro e le prossime tappe della riorganizzazione.

Dimezzamento del numero delle giudicature di pace; attribuzione alle attuali dieci preture delle competenze anche in materia di diritto tutorio con conseguente cancellazione delle Autorità regionali di protezione (Arp); riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello, con fra l’altro la separazione da quest’ultimo del Tribunale penale cantonale, che unitamente alla Pretura penale formerebbe un’autorità penale “di prima istanza”; conferimento alle autorità giudiziarie dell’autonomia “finanziaria, gestionale e amministrativa” (da stabilire i relativi criteri); introduzione di “una forma di carriera” in magistratura; creazione di un’autorità per il perseguimento delle contravvenzioni. Sono i principali contenuti di ‘Giustizia 2018’, la riforma voluta dal capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi per «modernizzare», rendendolo «più efficace ed efficiente», l’apparato giudiziario ticinese. Riforma tratteggiata dal gruppo di studio costituito nel giugno del 2011 dalla direzione del Dipartimento e composto di funzionari dell’Amministrazione cantonale, le cui proposte (talune inizialmente criticate) sono state in seguito affinate da altri gruppi di lavoro, questi misti, con la presenza cioè anche di magistrati. Il punto sull’avanzamento del cantiere è stato fatto ieri, oltre che da Gobbi, dal giurista del governo Guido Corti e dal responsabile, in seno alle Istituzioni, della Divisione giustizia Giorgio Battaglioni .

Quattro gruppi di lavoro misti hanno rassegnato durante lo scorso anno i rispettivi rapporti. Quello sulle preture si è già tradotto in un messaggio del Consiglio di Stato all’indirizzo del parlamento. Licenziato nel dicembre 2014, chiede che a queste autorità giudiziarie, previo aumento del numero dei pretori aggiunti, venga delegata l’applicazione di norme e misure sulle tutele. Il varo dei messaggi riguardanti il riassetto delle giudicature di pace e del Tribunale d’appello è previsto per il 2016, ha fatto sapere Gobbi: per l’anno successivo quello sulle competenze nell’ambito delle contravvenzioni («Sono necessari ulteriori approfondimenti»). I «principi» contenuti nel documento ‘Giustizia 2018’ uscito nel 2013 dal gruppo di studio «sono stati sostanzialmente ripresi dai quattro gruppi di lavoro», ha osservato durante la conferenza stampa Battaglioni, che con Corti ha fatto parte del team incaricato a suo tempo dal Dipartimento di gettare le basi della riforma. Il governo ha intanto designato altri tre gruppi misti: quello, diretto dal pg John Noseda, sul Ministero pubblico e quelli sulla prospettata autorità penale di prima istanza e sulla revisione della Legge sugli onorari dei magistrati, entrambi coordinati da giudici d’Appello, rispettivamente Mauro Mini e Andrea Pedroli. Il cantiere dunque avanza, in vista di una scadenza – il 2018 – che, ha rilevato Gobbi, «non è stata fissata a caso». Nel 2018, ha aggiunto, scatterà infatti il prossimo rinnovo delle cariche al Tribunale d’appello: l’anno dopo toccherà «alle giudicature di pace» e nel 2020 «alle preture, alla Pretura penale, all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, al Ministero pubblico, alla Magistratura e al Tribunale dei minorenni». Corti non ha dubbi: «In passato ho partecipato a più gruppi di lavoro per la riorganizzazione del sistema giudiziario ticinese: i loro progetti sono però naufragati». In «venticinque» anni, ha evidenziato il consulente giuridico del Consiglio di Stato, «per la prima volta vedo proposte che si stanno concretizzando» Era ora, verrebbe da dire. Considerato che, come ha rammentato Gobbi, «l’organizzazione giudiziaria è sostanzialmente quella dell’inizio del secolo scorso…».

Meno giudicature di pace. Appello e Tpc: ‘Confermata l’esigenza dello scorporo’

Giudicature di pace . Oggi in Ticino «ce ne è una per circolo». A dipendenza anche del numero di abitanti, ha osservato Battaglioni, «abbiamo giudicature alle prese con migliaia di incarti e altre con una decina di cause all’anno: una ‘disparità’ che richiede una riorganizzazione, razionale, del settore». Si propone di scendere da 38 a 19 giudicature. In totale 26 giudici di pace (aboliti i supplenti), che continuerebbero a essere eletti dal popolo. Immutati competenze e statuto. «Saranno sempre dei non professionisti e dei laici, cioè non giuristi», ha spiegato il direttore della Divisione giustizia. Novità nel campo della formazione. «Si pensa – ha precisato Battaglioni – a una formazione di base prima dell’entrata in carica, o al più tardi entro due anni dall’elezione, e poi a una formazione continua». Capitolo Tribunale d’appello (Tda). La cui attuale struttura «è frutto di una riforma adottata nel 1990, quando c’erano 19 giudici, 9 vicecancellieri e 23 funzionari: ora i primi sono 27, i secondi 51 (di cui 19 a tempo parziale) mentre il numero dei funzionari è circa lo stesso». Nuovi numeri che impongono «una nuova gestione delle risorse umane e una nuova organizzazione». L’idea è di passare dalle odierne tre sezioni (diritto civile, diritto pubblico e Tribunale penale cantonale) «a cinque tribunali distinti: appello civile, appello penale, amministrativo, assicurazioni e fiscale». Cinque tribunali «inseriti» nel futuro “Tribunale cantonale”. Il presidente di quest’ultimo resterebbe in carica «cinque anni (oggi due con il Tda, ndr)». Si prevede poi di istituire «un Segretariato generale». Il gruppo di lavoro misto, formato quindi anche da magistrati, ha inoltre «confermato l’esigenza dello scorporo del Tribunale penale cantonale (Tpc, ndr), che è un’autorità di prima istanza, dal Tribunale d’appello», ha sottolineato Battaglioni. Capitolo contravvenzioni . La proposta del sostituto pg Antonio Perugini, coordinatore del relativo gruppo di lavoro, «è di concentrare le competenze in tale settore, oggi assegnate all’Amministrazione e in parte al Ministero pubblico, in un’unica autorità amministrativa – una decina di unità provenienti dai vari dipartimenti – le cui decisioni sarebbero impugnabili direttamente davanti alla Pretura penale».

Anche Carla Del Ponte nel gruppo di lavoro sul Ministero pubblico

Ex pp in Ticino impegnata in inchieste fra l’altro su riciclaggio e crimine organizzato, ex procuratrice generale della Confederazione, già procuratrice del Tribunale penale internazionale chiamato a giudicare i responsabili delle atrocità commesse nella guerra nell’ex Jugoslavia. Da un paio d’anni fa parte della Commissione delle Nazioni unite sui crimini in Siria. C’è anche lei – Carla Del Ponte – nel gruppo di lavoro designato di recente dal Consiglio di Stato – e coordinato dal pg John Noseda – per la riorganizzazione del Ministero pubblico.

«L’obiettivo dell’operazione – ha spiegato Gobbi – è di migliorare l’efficienza della Procura attraverso, tra l’altro, il rafforzamento della sua struttura gerarchica e quindi anche della sua conduzione. Una riflessione in tal senso è stata peraltro caldeggiata pure dal Consiglio della magistratura. E la costituzione del gruppo di lavoro è stata auspicata anche dal procuratore generale Noseda». Gruppo, ha aggiunto il direttore del Dipartimento istituzioni, che sarà chiamato a valutare altresì «l’introduzione di un sistema di carriera connesso con una nuova scala retributiva, che premi pure l’esperienza maturata sul campo dal singolo inquirente». Il ministro si è poi soffermato su un tema di peso del progetto di riforma Giustizia 2018: l’autonomia finanziaria, gestionale e amministrativa «di tutta la magistratura». Attualmente, ha ricordato Gobbi, «è la Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni che si occupa dell’amministrazione finanziaria del potere giudiziario, i cui conti sono inseriti in quelli del Dipartimento. Nel 2013 il budget della giustizia era di 78 milioni». Con «il 1° agosto» di quell’anno, ha rammentato ancora il consigliere di Stato, «in seguito alla modifica della Lord (la Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti, ndr) il potere giudiziario è diventato anche autorità di nomina per quanto riguarda i propri collaboratori (i magistrati sono invece eletti dal Gran Consiglio, ndr)». L’autonomia finanziaria «renderebbe pienamente indipendente la magistratura». Autonomia finanziaria totale o con qualche paletto? Al riguardo ci sono proposte «che verranno presto messe in consultazione presso le magistrature permanenti».

di Andrea Manna, LaRegioneTicino

[su_document url=”http://vais.ch/wp-content/uploads/2015/03/lareg-_main_-2015-03-04-002.pdf”]

Riforma della giustizia, il punto e le decisioni

Riforma della giustizia, il punto e le decisioni

Si è tenuta oggi la presentazione dei nuovi piani del Governo in merito alla riforma della giustizia in Ticino. Nel giugno del 2011, la Direzione del Dipartimento delle istituzioni ha promosso “Giustizia 2018”, il progetto con l’obiettivo di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente. A un gruppo di studio interno all’Amministrazione cantonale è stato quindi assegnato il compito di presentare un documento contenente le possibili riorganizzazioni.

Il documento finale è stato condiviso con un’ottantina di autorità giudiziarie. Il Consiglio di Stato ha tenuto conto delle richieste emerse nella procedura di consultazione e nel luglio del 2013, coinvolgendo gli addetti ai lavori, ha creato quattro gruppi di lavoro per approfondire i temi prioritari: Preture e Autorità regionali di protezione, Giudicature di pace, Tribunale di appello e Competenze in materia di contravvenzioni tra Ministero pubblico e autorità amministrative.

Per quel che concerne, il progetto Preture, l’Esecutivo cantonale ha licenziato il 23 dicembre 2014 il messaggio sul Rapporto in materia di protezione del minore e dell’adulto e proposte legislative per la riorganizzazione del settore richiesto dal Gran Consiglio. Ora sarà il Parlamento esprimersi.

Di recente, il Governo ha formalmente preso atto del lavoro degli altri tre gruppi di lavoro, le cui conclusioni non si discostano molto da quanto inizialmente proposto dal gruppo di studio che ha elaborato il rapporto preliminare. Il Consiglio di Stato ha quindi dato il via libera per la redazione dei messaggi governativi che tengano conto degli indirizzi strategici esposti dai gruppi Tribunale d’appello e Giudicature di pace e ha pure autorizzato gli approfondimenti logistici, finanziari e di risorse umane per il progetto Competenze in materia di contravvenzioni.

Nel frattempo il Governo ha anche deciso la costituzione di tre ulteriori gruppi di lavoro per analizzare e approfondire altre importanti tematiche riguardanti il potere giudiziario:l’organizzazione del Ministero pubblico sarà affrontata dal gruppo coordinato dal procuratore generale John Noseda, l’unificazione delle Autorità penali di prima istanza sarà invece trattata dal gruppo coordinato dal giudice d’appello Mauro Mini e infine la Legge sugli onorari dei magistrati sarà oggetto di revisione totale da parte del gruppo coordinato dal giudice d’appello Andrea Pedroli.

Il Consiglio di Stato ha inoltre ritenuto opportuno condividere con le magistrature permanenti la proposta del gruppo di studio, che ha trovato adesione dal gruppo di lavoro del Tribunale d’appello, di dotare la magistratura dell’autonomia gestionale e amministrativa. In questi giorni, il Dipartimento delle istituzioni si farà quindi promotore di una procedura di consultazione su questo tema.

Cantone Ticino 2020 – prospettive e strategie

Cantone Ticino 2020 – prospettive e strategie

Lunedì 9 marzo alle ore 19.30 al Palazzo dei congressi di Lugano (Sala B), si svolgerà un dibattito pubblico al quale parteciperanno quattro candidati alle elezioni cantonali del 19 aprile, organizzato dall’Associazione Svizzera Israele sezione Ticino.

Sono Paolo Beltraminelli (Ppd, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento della Sanità e della Società), Gianrico Corti (Ps, Gran consigliere, presidente del Gran Consiglio), Norman Gobbi (Lega, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento delle Istituzioni) e Christian Vitta (Plr, capogruppo Plr in Gran Consiglio, candidato al Consiglio di Stato). Condurrà la serata il professor Marcello Foa, docente universitario e amministratore delegato del Corriere del Ticino e del gruppo Media-Ti.

Sotto il “fuoco” delle domande del professor Foa, i quattro candidati esporranno il loro programma in vista delle prossime elezioni. Saranno affrontati i temi scottanti del momento: dall’economia al lavoro, dalla questione dei frontalieri alla sicurezza, senza trascurare i problemi del traffico, la lotta all’inquinamento e i temi della scuola e della sanità. Il dibattito è aperto al pubblico. E ci sarà spazio anche per le domande da parte dei presenti.

[su_document url=”http://vais.ch/wp-content/uploads/2015/03/Invito-A5.pdf”]

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Dal Mattino della domenica del 1. marzo 2015.

Il progetto di Norman Gobbi per combattere in modo efficace gli abusi in aziende e cantieri. Il Canton Ticino, data anche la sua vicinanza con la Fallitalia, è ahinoi spesso confrontato con casi di abuso o di grave violazione delle leggi nel mondo del lavoro. In questo contesto, e in particolare dopo la sciagurata decisione dei balivi della BNS di togliere la soglia di cambio fissa franco-euro, occorre combattere fermamente il protrarsi di questi fenomeni preoccupanti.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, non ci ha pensato due volte e ha lanciato il progetto, accolto subito positivamente dal Comandante della Polizia cantonale e dal Procuratore generale del Ministero pubblico, relativo alla creazione presso la Polizia cantonale di una task-force permanente, composta da agenti specializzati, che si occupi dei reati nel mondo del lavoro. Una soluzione concreta che permetterà al nostro Cantone di combattere in maniera maggiormente incisiva gli abusi nei cantieri e nelle ditte.

Agire in maniera preventiva
Il nuovo gruppo di agenti, che dovrebbero provenire sia dalla Polizia giudiziaria che dalla Gendarmeria, avrà il compito di arginare in modo efficace gli illeciti penali nel mondo del lavoro. In quest’ottica, sarà importante promuovere la collaborazione a livello informativo tra la nuova squadra e l’Ispettorato del lavoro, la Commissione tripartita – quindi dalle parti sociali, sindacati e associazioni padronali – i vari servizi cantonali e comunali e le polizie. Fondamentale sarà, come sempre, anche l’apporto dei cittadini, che potranno segnalare eventuali abusi, sfruttamenti, violazione di contratti, ecc. La creazione di questa “Polizia del lavoro”, a cui Norman Gobbi tiene molto, consentirà di mettere in rete tutte le informazioni sensibili relative ai sospetti di reato nel mondo del lavoro (come ha già fatto creando una linea diretta tra il Ministero pubblico e gli Uffici fallimenti), che permetteranno di intervenire in maniera efficace in caso di abusi accertati. Importante è che sui cantieri si vigili con competenza e fermezza.

Il Ticino non è una facile terra di conquista!
La Lega dei ticinesi si batte da sempre affinché il Ticino non diventi una facile terra di conquista per gli speculatori e per le persone che si arricchiscono sulla pelle dei lavoratori (vedi caso Guttalac!). Questo non è il Ticino che vogliamo! Il ministro Norman Gobbi ha perseguito questo obiettivo, lanciando una proposta volta a salvaguardare l’economia ticinese sana e onesta e a scongiurare fenomeni allarmanti come il caporalato. Una proposta da implementare in tempi brevi, che ha dimostrato ancora una volta come il nostro Norman continui a lavorare con grande impegno da ormai quattro anni, per aumentare la sicurezza a tutti i livelli sul nostro territorio.

MDD, 01.03.2015

Contatti diretti con Berna per difendere gli interessi dei Ticinesi

Contatti diretti con Berna per difendere gli interessi dei Ticinesi

Un lavoro che ha permesso al Ticino di raggiungere obiettivi importanti. Se c’è un’attività che svolgo come Consigliere di Stato che più mi avvicina alla mia terra d’origine, alla Leventina, questa è quella legata al mantenimento di rapporti costanti con la Capitale federale. La Valle Leventina rappresenta da sempre una regione ponte fra nord e sud, fra il Canton Ticino e il resto della Svizzera. Nasce probabilmente da qui la mia propensione al lavoro confederale, che in questi anni ho portato avanti in maniera continua e che mi ha permesso di difendere gli interessi del Ticino e dei Ticinesi.

Sicuramente quest’attività è stata facilitata dall’esperienza fatta in Consiglio nazionale tra il 2010 e il 2011; un’esperienza molto arricchente, che mi ha consentito di vivere in prima persona le dinamiche di Palazzo federale e di allacciare molti contatti privilegiati. Questi contatti, uniti a quelli coltivati sull’arco di tutta la mia carriera politica e non solo, penso ad esempio all’ambito militare, si sono rivelati essenziali per portare a Berna gli argomenti del Ticino e per rendere attente le Autorità federali sulle problematiche che attanagliano il nostro Cantone. Non sempre per il Ticino è facile farsi ascoltare. Ancora oggi, non tutti comprendono i nostri problemi, le nostre peculiarità; non tutti comprendono che siamo un “Sonderfall”, un caso particolare in tutta la Svizzera. Come il Popolo leghista sa bene, non sono una persona che si arrende alle prime difficoltà e, in questo contesto, mi sono impegnato con tenacia affinché gli interessi dei Ticinesi fossero tenuti maggiormente in considerazione a livello federale.

In media una volta a settimana oltre Gottardo
A tale scopo, negli ultimi quattro anni mi sono recato di frequente a Berna per avere un contatto diretto con le Autorità federali. Ed è proprio anche grazie a questi miei incontri se il Ticino è riuscito a raggiungere alcuni obiettivi importanti. Penso innanzitutto al settore della sicurezza, dove abbiamo ottenuto notevoli successi. In ambito militare, abbiamo mantenuto quasi tutti gli stazionamenti dell’Esercito sul suolo cantonale, garantendo pure notevoli investimenti da parte della Confederazione. È di circa una settimana fa la notizia che il Consiglio federale ha approvato un credito di 55 milioni per il risanamento totale della caserma di Isone e uno di 12,5 milioni per la 3a tappa del nuovo centro logistico del Monte Ceneri, che si aggiungono ai 60 milioni già stanziati per le prime due tappe. Nei prossimi anni saranno sbloccati altri 80 milioni per le caserme di Airolo e del Monte Ceneri. Sono oltre 200 milioni! Un investimento fondamentale per l’economia ticinese.
Nell’ambito del presidio dei nostri confini, ho promosso la necessità di rafforzare la sicurezza sul nostro territorio, dato che il Ticino rappresenta la porta sud della Svizzera e le nostre frontiere sono confrontate con alcuni fenomeni d’importazione preoccupanti (criminalità straniera, passatori ecc.). In questo senso, ho sostenuto la chiusura notturna dei valichi secondari ticinesi che, grazie alla mozione della nostra Roberta Pantani e alla sua caparbietà, sono divenuti argomento di discussione alle Camere federali, che hanno infine approvato la proposta della nostra Consigliera nazionale (Grazie Roby!).

In futuro questo lavoro di lobby a Berna sarà sempre più determinante. Abbiamo appena visto come l’incontro, avuto dal sottoscritto e dai funzionari della Divisione delle contribuzioni con la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale, sia stato decisivo per bloccare una scellerata revisione di legge, voluta dalla Ministra Widmer-Schlumpf. Una revisione che avrebbe permesso ai lavoratori frontalieri di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei cittadini residenti. Un ennesimo schiaffo al nostro Cantone, che per il momento siamo riusciti ad evitare, ma che ci fa capire come occorra lavorare in maniera costante anche a Berna per difendere gli interessi del Ticino e dei Ticinesi!

Norman Gobbi

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro progetto realizzato che si aggiunge a tutto quanto fatto dal mio Dipartimento in questi quattro anni a favore della sicurezza del nostro Cantone. Oggi sono state presentate le nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, unitamente al nuovo Servizio Gestione Detenuti, attivo dal 2013 e facente parte della Polizia cantonale. Un progetto realizzato in tempi rapidi grazie alla stretta collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Strutture carcerarie cantonali.

Le vecchie celle pretoriali di Lugano, così pure quelle di Bellinzona, Mendrisio e Locarno, furono chiuse nel 2006 quando fu aperta La Farera, dopo essere finite anche sulla lista nera di Amnesty International per via del degrado che le caratterizzava e che comprometteva il rispetto dei diritti umani. Negli anni di frequente si è discusso di una loro possibile riapertura, che, come ho avuto modo di sottolineare più volte, era subordinata ad un totale ammodernamento delle celle, che le rendesse conformi agli standard di sicurezza e di vivibilità.

Grazie al lavoro svolto con impegno in questa legislatura è stata resa possibile la realizzazione delle nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, inserita in un progetto globale di gestione delle risorse. Le nuove celle sono infatti legate alla creazione del Servizio Gestione Detenuti.

Questo servizio, per il quale sono stati formati degli agenti di custodia armati, si occupa della sorveglianza dei carcerati, della gestione dei detenuti piantonati, della traduzione delle persone in stato di arresto provvisorio, del trasporto dei carcerati su richiesta delle autorità penali ticinesi e presso le autorità di altri Cantoni, dell’organizzazione dei trasporti intercantonali e dell’allestimento dei profili segnaletici degli arrestati. Insomma, un servizio professionale che gestisce le persone incarcerate all’esterno delle Strutture carcerarie.

In questo contesto, l’apertura delle celle di polizia di Lugano permette di ridurre le incarcerazioni presso La Farera, con un conseguente sgravio delle incarcerazioni notturne in carcere. Il nuovo Servizio Gestione Detenuti ad opera di agenti di custodia armati, consente inoltre di sgravare gli agenti di polizia che non saranno più chiamati ad occuparsi dei piantonamenti e del trasporto dei detenuti.

Questo progetto, fortemente voluto dal sottoscritto, rappresenta un altro tassello importante nella politica di sicurezza implementata dal mio Dipartimento in questo quadriennio.

Norman Gobbi