Martedì 22 gennaio 2019
Martedì 22 gennaio 2019
Giampiero Storelli: “Ecco la ricetta proposta dallo chef Luigi Veronelli”
Il presidente del “Cazzoeula Club Ticino” spiega i motivi per cui ha fondato l’associazione nel 1994: “Volevo valorizzare le pietanze ticinesi. Ma è stato un po’ anche per ritorsione verso mia figlia…”
Prenderà il via giovedì 24 gennaio e durerà fino al 3 febbraio la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”, organizzata da Ticino a Tavola su idea del “Cazzoeula Club Ticino”, presieduto da Giampiero Storelli.
In scia allo straordinario successo riscosso nelle precedenti edizioni, anche quest’anno “sono molti – dichiara Storelli a Liberatv – i ristoranti che hanno deciso di aderire a questa speciale rassegna”.
“La Cazzoeula – continua – è un piatto invernale che continua a riscuotere grande successo, nonostante il passare degli anni.
I segreti per una Cazzoeula perfetta? Esistono innumerevoli ricette e varianti, ma di sicuro non possono mancare piedini, costine, cotenne, testa, la verza e i salamini”.
Ma come si prepara un piatto tanto semplice quanto complesso? Ecco la ricetta fornita dall’Associazione di Storelli al sito di Ticino a Tavola, tratta dal libro “La pacciada – Mangiabere in pianura padana” scritto da Gianni Brera e dallo chef Luigi Veronelli.
“Spacco il piedino di maiale nella lunghezza, lo lavo e lo metto in una casseruola con la cotenne bene raschiate, passate alla fiamma e nettate; li copro abbondantemente d’acqua e passo in cottura a calore moderato. Sgocciolo prima le cotenne, dopo circa di cottura, poi il piedino dopo altri 30-40 minuti; taglio le cotenne a pezzi rettangolari, il piedino a tronchetti; tengo a parte 3 decilitri del liquido di cottura. Taglio a pezzi le costine; bucherello i salamini; sfoglio e lavo le verze. Metto in un tegame il trito e la noce di burro; lo faccio imbiondire a calore moderato; aggiungere le costine, le cotenne e i tronchetti di piedino. Condisco con sale e pepe: bagno con 3 decilitri del liquido di cottura tenuto da parte e faccio prendere l’ebollizione; continuo la cottura per un’ora mescolando sovente; aggiungo salamini e verze e cuocere tutto insieme. Servo caldissimo”.
Nell’anno appena iniziato, il ‘Cazzoeula Club Ticino’ spegnerà le 25 candeline. Un traguardo importante per Storelli e compagni, anche se il presidente è intenzionato a gettare la spugna. “Ho 81 anni, non ho più tutte le energie di un tempo. L’associazione è nata con lo scopo di valorizzare le pietanze ticinesi, anche se la Cazzoeula, qui in Ticino, è stata importata dalla Brianza. Non a caso, durante la rassegna, i ristoranti del Mendrisiotto sono presi d’assalto”.
“Il secondo motivo per cui ho fondato questo club di amici è un po’ per ritorsione verso mia figlia. Mi spiego, abitavamo nel Bellinzonese e lei continuava a dire che a Lugano c’era il McDonald’s e ristoranti vari, mentre Bellinzona era una città di miseria. Poi sono spuntate le prime pizzerie e i primi kebabbari. A quel punto mi sono detto: “ma perché non valorizzare e dare importanza ai nostri piatti e le loro tradizioni…””.
Da www.laregione.ch
Molto difficilmente la Confederazione darà luce verde all’estradizione dell’ex brigatista elvetico per scontare la pena per la strage Moro
“Salvini lo trovo politicamente allucinante. Paura non me ne fa, non temo possa venire qua”. Sono le parole dell’ex brigatista Alvaro Lojacono-Baragiola, condannato all’ergastolo in Italia per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro e attualmente in Svizzera.
L’ex brigatista, oggi 63enne, ha rotto il silenzio rilasciando varie interviste, anche sulla politica “allucinante” di Salvini contro i migranti. E sulla sua eventuale estradizione: “Di grandi dichiarazioni di impegni di arresti di esuli ce n’è a pacchi. È chiaro che adesso io sono il secondo in lista…”.
La reazione inviperita del ministro dell’Interno Matteo Salvini, sui propri profili social, è stata immediata: “Essere insultato da un assassino terrorista in vacanza in Svizzera per me è una medaglia: rida finché è in tempo, faremo tutto il possibile perché finisca finalmente in galera in Italia”, ha commentato.
Anche, la Lega dei ticinesi chiede che l’ex brigatista – arrestato nel giugno del 1988 a Lugano e condannato nell’ottobre dell’anno successivo – venga riconsegnato alle autorità italiane. “La giustizia anche se lunga dev’essere fatta: l’invito di Salvini di far scontare la pena a Lojacono-Baragiola è più che giusto” ha detto il consigliere di Stato uscente Norman Gobbi al ritrovo leghista a Pregassona. Mentre dal “Mattino”, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri anticipa una mozione “per cambiare le norme che impediscono le estradizioni di svizzeri di carta, quando ci sono di mezzo terroristi assassini”.
Alvaro Lojacono-Baragiola è cittadino svizzero e difficilmente la Confederazione darà il via libera alla sua estradizione. L’ex brigatista – che partecipò al rapimento del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro – ha concesso un’intervista anche a ticinonline in cui si dichiara pronto sia ad essere giudicato in Svizzera sia a scontare le pene inflitte in Italia, anche l’ergastolo cui è stato condannato nel 1996 per il Moro Quater.
Lui, oggi assistente all’Università di Friborgo, non nega le sue responsabilità: «Non mi nascondo, le scelte le ho fatte io: se l’Italia fa una domanda per tutto il cumulo delle pene che ho, io l’accetto». Starebbe dunque all’Italia presentare alla Svizzera una richiesta di esecuzione della pena.
Ricordiamo i fatti. Nato a Roma, da padre italiano e madre svizzera, nel 1986 ottenne la cittadinanza svizzera e riuscì a cambiare il suo cognome da Lojacono a Baragiola (quello della madre). Nel 1988 – come ricostruisce ‘il Caffè’ – la Svizzera scoprì la presenza sul proprio territorio del brigatista ricercato in Italia. Abitava a Castelrotto, insieme alla madre, e lavorava alla Rsi come ideatore di quiz. Fu processato e condannato a Lugano nel 1989, per l’omicidio del giudice Girolamo Tartaglione avvenuto a Roma nel 1978. Scontò 11 anni alla Stampa. Da quando è uscito dal carcere fa una vita lontano dai riflettori.
Quando il tribunale di Berna respinse la rogatoria
Baragiola ha trascorso 11 anni di carcere alla Stampa, per l’omicidio del giudice italiano Tartaglione, avvenuto nel 1978. Ergastolo ridotto in appello a 17 anni, di cui 11 scontati. L’ex brigatista potrebbe tuttavia dover tornare dietro le sbarre per scontare la sua pena legata al delitto Moro. C’è effettivamente stata la richiesta di eseguire la pena in Svizzera per Moro, come ci spiegano dal Dipartimento federale di giustizia e polizia: «Il 30 settembre 2011 il Tribunale d’appello del Canton Berna ha deciso di non entrare nel merito di una rogatoria italiana del 2006 che chiedeva l’esecuzione, da parte della Svizzera, di una sentenza italiana del 1996 la quale condannava all’ergastolo un ex brigatista per omicidio plurimo, e in particolare per l’omicidio dell’importante esponente politico Aldo Moro nel 1978. La Svizzera non ha potuto estradare l’interessato perché di nazionalità svizzera», ci spiega la portavoce Ingrid Ryser.
Ma c’era stata una precedente richiesta alla Svizzera. Nel 1988 l’Italia chiedeva di perseguire l’ex brigatista in via sostitutiva, per duplice omicidio e altri reati. In base a tale rogatoria, l’interessato è stato condannato in Ticino a 17 anni. «In tale occasione – precisano sempre da Berna – il procedimento riguardante l’omicidio di Aldo Moro è stato archiviato per mancanza di prove. Nel 1991 il Tribunale federale ha confermato in ultima istanza la pena di 17 anni per omicidio e tentata rapina. Nel 1999 l’ex brigatista, avendo scontato i due terzi della pena, è stato rilasciato con la condizionale per un periodo di prova di 4 anni, poi trascorso senza dare adito a reclami».
Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 de La Regione
È stato un fine settimana all’insegna delle promesse elettorali per quattro formazioni – Lega, Udc, Ps e Verdi – tutte in pista per aprile.
A parte qualche mal di pancia, anzi di denti (per il verde Franco ora Udc), che ha fatto dire a Lara Filippini che ‘si rischierà (ndr. per il voltamarsina) di perdere voti’, sulla destra, l’alleanza LegaUdc è stata benedetta come una lettera alla posta.
Con questa mossa i due consiglieri uscenti, Norman Gobbi e Claudio Zali, hanno la rielezione in tasca, pur dicendo di temere qualche zampata Plr.
A dire il vero l’avevano già anche prima, un po’ per il vento che spira (che premia la Lega partito ‘territoriale’), un po’ per il lavoro che stanno facendo in CdS, e un po’ per la mancanza di concorrenti fuoriclasse in casa altrui.
E pensare che, prima che il Nano scendesse in campo con la sua armata brancaleone oggi partito di maggioranza relativa, sia Plrt che Ppd potevano vantare una doppia rappresentanza in governo, ritenuta inespugnabile. Ma è inutile piangere sul latte versato e i tempi (molto) andati.
Lega e Udc a parte, questo è stato anche il fine settimana della presa di coscienza pubblica del Ps che – detto in parole povere ma chiarissime – ‘o la va o la spacca’. Per il partito di Igor Righini, con tanto di casco e bandiera rossa per la storica battaglia, le prossime undici settimane saranno di passione. I socialisti sentono che, come detto, il vento soffia a destra e che non è facile far passare le loro idee a chi ne ha in realtà bisogno: tanti elettori che prima davano loro maggiormente retta, sia nel ceto medio che (soprattutto) in quello ancor meno fortunato/tutelato, negli anni si sono spesso ritenuti sempre più rappresentati da chi ha fatto proprie le rivendicazioni del ‘primanostrismo’ nostrano. La paura, non è una novità, fa novanta. Il congresso Ps è quindi stata l’occasione propizia per ribadire da che parte è stato e sta il partito: nella storia, dietro le conquiste che oggi diamo per acquisite/scontate in ambito sociale (Avs, Ai); in ambito professionale, a sostegno dei contratti di lavoro; sul fronte della parità dei diritti e salariale fra uomo-donna, sempre in prima linea; nella tutela della qualità dell’ambiente pure. Ma, si sa, non basta guardare al passato quando si governa nel presente, quando la memoria è corta e quando si deve srotolare un programma elettorale che guarda al futuro, perché le elezioni servono a riavere un nuovo mandato di fiducia dai cittadini per i prossimi quattro anni. Così il Ps si è sforzato di mostrare con tutta una serie di testimonianze di persone ai margini, qual è la sua azione politica: donne rimaste senza lavoro dopo una gravidanza, pensionati che non ce la fanno più sotto il peso dei premi delle casse malati e via dicendo si sono raccontate. Persone alle quali il Ps ha voluto dar voce e che hanno fiducia nella socialità e negli aiuti promossi dalla sinistra, nella convinzione che la torta vada distribuita più equamente.
Mentre ascoltavamo quelle persone, che dicevano di credere nelle ricette Ps, ci siamo però chiesti: ma quanti altri cittadini meno fortunati, trovandosi nella loro stessa situazione, hanno optato per votare Lega/Udc?
Molto probabilmente non pochi se ci troviamo a discutere di possibile estromissione della sinistra dal governo, mentre la Lega punta anche alla maggioranza relativa in parlamento riaffidandosi al grande vecchio Attilio. Il dibattito (eterno) fra libertà e giustizia sociale e sul come coniugarle fra loro è quindi più lanciato e attuale che mai. Certo è che, se il Ps dovesse rimanere fuori dalla stanza dei bottoni – in un sistema politico come il nostro che si regge sulla ricerca del compromesso – dovremo abituarci a maggiori sollecitazioni: iniziative, referendum e qualche sfilata per le nostre strade. La Francia insegna.
Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11335554
Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 del Corriere del Ticino
Alla festa leghista fissati gli obiettivi elettorali: confermare i due consiglieri di Stato e crescere in Parlamento.
Zali: “I liberali radicali non mirano al seggio del PS”
Gobbi: “Corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato”
Salametto, polenta, brasato e un buon Merlot ticinese a bagnare il tutto. Le tradizioni non vanno cambiate e, come alla vigilia delle cantonali del 2015, la Lega ha lanciato la sua campagna verso il 7 aprile al capannone di Pregassona. Seicento le porzioni previste, per altrettante persone accorse alla festa del movimento di via Monte Boglia. E tra un canto popolare e un selfie con il candidato preferito, sono state presentate le liste per il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio. L’obiettivo? C’è chi come il sindaco di Lugano Marco Borradori che ha invitato a restare con i piedi ben piantati a terra: “La Lega è ormai una realtà consolidata, ma basta un passo falso per creare degli squarci che altri partiti sarebbero subito pronti a occupare. Ricordo che nel 2015 abbiamo staccato il PLR solo per 400 schede. Teniamo dunque duro, questa è la battaglia più importante». Borradori ha inoltre difeso l’alleanza con l’UDC: “Ho percepito malumore e amarezza, ma questo è un sentimento sbagliato. L’unione delle forze è una scelta strategica, anche in prospettiva. Avere le spalle coperte dal primo partito nazionale non è qualcosa di scontato”. Parole, queste, che si sono parzialmente scontrate con quelle del consigliere di Stato uscente Claudio Zali: “Solo noi garantiamo di governare senza secondi fini e senza dover rispondere a un partito nazionale. Abbiamo le mani libere e i ticinesi lo sanno”. Zali non ha mai menzionato l’UDC, ma su un aspetto ha seguito Borradori, indicando a più riprese il principale avversario politico: “Il PLR è dietro l’angolo, non credete che miri al seggio del PS. La loro lista guarda a destra, è evidente. È tornato il tempo di contarsi e cruciali saranno le schede di partito». Zali ha quindi posto l’asticella per il 7 aprile: «Confermare il sottoscritto e Norman in Governo e crescere in Parlamento. Sono fiducioso, nell’aria c’è la stessa elettricità di 4 anni fa”.
Attenti a quei due o a quei tre?
Un obiettivo condiviso anche dal collega Norman Gobbi: “È giunto il momento di rilanciare la necessità di avere due leghisti in Governo”. Gobbi ha quindi difeso il matrimonio con i democentristi: “Questa volta corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato e l’attuale assetto non potrà durare per sempre”. Lanciando lo slogan “identità, sicurezza e territorio”, Gobbi ha poi difeso il proprio operato e attaccato gli avversari: “Immaginate se alla testa del Dipartimento delle istituzioni vi fosse un socialista, chiamato a decidere sulla politica d’immigrazione. Chi mi dà del fascista 50 anni fa difendeva brigatisti come Lojacono Baragiola, per il quale ritengo sia giusto rendere conto al Paese di origine dando seguito alla richiesta di Matteo Salvini”. Tornando alla corsa al Governo, se Gobbi e Zali sono scesi in campo al motto di «Attenti a quei due”, altri contendenti hanno voluto osare. “Attenti a quei due, ma c’è anche un terzo” ha affermato Daniele Caverzasio: “Perché no, sogniamo una maggioranza chiara in Consiglio di Stato” ha rilevato, alludendo al terzo seggio e invitando i presenti “a non mollare. Nei Comuni c’è ancora chi si vergogna di affermare di essere leghista. Non fatelo: bisogna essere orgogliosi di appartenere alla Lega. Dobbiamo continuare a essere presenti dove c’è difficoltà e ingiustizia. Prima i ticinesi”.
Niente Sardegna per il conte zio
Un messaggio, quello finale di Caverzasio, molto vicino al “primanostrismo” democentrista, difeso a spada tratta di fronte ai presenti anche dai due candidati UDC Piero Marchesi e Roberta Soldati. “A sinistra – ha evidenziato il presidente democentrista – ci si sfalda, a destra invece ci uniamo e siamo più forti. Nella nostra agenda politica, prima di tutto, ci sono i ticinesi. E in tal senso anch’io ho un sogno: tre nostri consiglieri di Stato che possano dare le giuste risposte ai cittadini”. Cittadini che, ha affermato Soldati, «devono poter tornare a decidere liberamente senza essere continuamente costretti a vigilare sul rispetto delle decisioni prese”. Esponente femminile della lista, Soldati ha pure aggiunto: “Rappresento le donne, ma non per una questione di quote rosa, che sono una boiata. Piuttosto voglio impegnarmi su misure puntuali a favore della conciliabilità tra famiglia e lavoro”. Ad accompagnare gli applausi ai candidati al Governo sono quindi stati quelli ai 90 in corsa per il Parlamento. E tra loro è tornato a fare capolino Attilio Bignasca. “Niente Cuba e niente Sardegna, a volte ritornano” ha dichiarato Antonella Bignasca, chiamando “il conte zio” sul palco. Da parte sua il diretto interessato ha motivato così la nuova discesa in campo: “Perché credo che il popolo ticinese meriti un Gran Consiglio più reattivo e meno polemico, rispetto a quello attuale. E penso che la mia esperienza possa servire in questo senso”. Per l’ex coordinatore “crescere in termini percentuali il 7 aprile sarà difficile”, mentre secondo la figlia “se il terzo consigliere di Stato è impossibile, un buon risultato sarebbe la conquista di un seggio in più in Parlamento”.
I candidati della Lega Al Gran Consiglio
Luganese
Eolo Alberti, Sabrina Aldi, Luisa Aliprandi, Carmen Benagli, Lukas Bernasconi, Gianmaria Bianchetti, Attilio Bignasca, Boris Bignasca, Philippe Bouvet, Antonio Caggiano, Gabriele Caldelari, Jon Campagna, Felice Campana, Daniele Casalini, Andrea Censi, Claudio Firpo, Michele Foletti, Marina Leardo, Guido jr. Lepori, Nicholas Marioli, Massimo Masucci, Maloa Morandi-Realini, Alessandra Noseda, Maruska Ortelli, Enea Petrini, Caprice Prestinari, Stefano Quadri, Paolo Ronchetti, Amanda Rueckert, Giancarlo Seitz, Marco Taminelli, Pierre Vescovi, Raffaella Zucchetti.
Locarnese
Fabio Badasci, Omar Balli, Glen Brändli, Bruno Buzzini, Valentina Ceschi, Darwin Dadò, Mauro Damiani, Jackie De Carli, Marzio Demartini, Bea Duca, Antoine Durighello, Ewan Freddi, Alessandro Gnesa, Marco Grassi, Orlando Guidetti, Carlo Maggetti, Marco Radaelli, Nenad Radivojevic, Marco Rogantini, Ivan Sargenti.
Bellinzona
Devis A Marca, Elia Ambrosini, Joel Bognuda, Claudia Boschetti-Staub,Natasha Caccia, Alberto Dellamora, Giulio Deraita, Patrizio Farei, Norma Ferrari-Conconi, Matteo Gadoni, Sem Genini, Michele Guerra, Lelia Guscio, Luca Madonna, Mattia Melera, Mauro Minotti, Giovanni Morici, Barbara Pervangher, Pascal Schultess, Matteo Simoni.
Mendrisiotto
Orlando Anastasi, Gianpaolo Betti, Claudio Canonica, Daniele Caverzasio, Antonella Cristinelli, Katia Fabris, Ivano Lurati, Roger Lustenberger, Fabio Martello, Andrè Prada, Massimiliano Robbiani, Simona Rossini, Gianfranco Scardamaglia, Lorenzo Solcà, Enrico Spadini, Stefano Tonini, Andrea Zanini.
Al Capannone di Pregassona la festa/congresso della Lega, che avalla l’alleanza con i democentristi.
Borradori: “So che tra noi ci sono persone che provano delusione, ma è un sentimento sbagliato”.
Zali sul Plr: “Non credete quando dice che vuole prendere il seggio socialista. La sua è una lista che guarda a destra. Dove ci siamo noi”.
Sotto il Capannone di Pregassona il popolo della Lega benedice l’alleanza con l’Udc nella corsa al Consiglio di Stato.
Anche se qualcuno applaude con l’amaro in bocca. Ma a due mesi e mezzo dalle elezioni ci pensa un politico navigato come Marco Borradori a dispensare pillole di pragmatismo a coloro che fanno buon viso a cattivo gioco.
A richiamare alla realpolitik quei leghisti “della prima ora” o duri e puri che stentano a digerire l’unione con i democentristi, fortemente voluta da una parte dei vertici del movimento, Antonella Bignasca e Norman Gobbi in testa. “So che tra noi ci sono persone deluse. È un sentimento che si può capire. Però è un sentimento sbagliato – afferma il sindaco di Lugano –. È un’alleanza strategica e sarebbe stato un errore non cogliere questa opportunità”. Con l’Udc, continua l’ex consigliere di Stato e già deputato al Nazionale parlando agli oltre seicento presenti, “condividiamo comunque una visione del Paese e poi se guardiamo alle ‘cantonali’ del 2015 la differenza tra Lega e Plr è stata di circa 400 schede, un numero che in un territorio come il Ticino si può recuperare senza grossi problemi”. Occhio quindi ai liberali radicali. Senza dimenticare che “ci sono due partiti in difficoltà”, Ps e Ppd, “che lotteranno a denti stretti” per conservare i rispettivi seggi in governo. Insomma, “non possiamo e non dobbiamo perdere posizioni a causa dei mal di pancia. Che si superano”.
E allora ecco la lista unica per il Consiglio di Stato, a tutti gli effetti ufficiale da questa domenica 20 gennaio. Sulla quale figurano, per il movimento di via Monte Boglia, i ministri uscenti Claudio Zali e Norman Gobbi, nonché il capogruppo in parlamento Daniele Caverzasio e, per i democentristi, il presidente cantonale Piero Marchesi e Roberta Soldati, consigliera comunale a Losone.
In casa Lega l’obiettivo è noto: riconfermare in governo Zali e Gobbi. Cercando di blindare i due seggi grazie all’avvenuta alleanza con l’Udc. Poi ci sono i “sogni”, quelli di Caverzasio e Marchesi. Ovvero “tre” esponenti della destra in Consiglio di Stato, azzardano il primo (pensando a sé stesso) e il secondo (pensando a sé stesso).
Alla festa/congresso del movimento gli interventi si concentrano come da tradizione sul mezzogiorno. Per tutti salametti, polenta, musica. E discorsi. Anche Zali, come Borradori, rende attento il popolo leghista a quelle che secondo il direttore del Dipartimento istituzioni sono le reali intenzioni dei liberali radicali, alla riconquista della seconda poltrona in Consiglio di Stato. “Non credete quando dicono che vogliono prendere il seggio socialista – avverte Claudio Zali –. La lista che il Plr ha fatto guarda a destra. E a destra ci siamo noi. Sono molto fiducioso, in questi quattro anni di governo abbiamo risposto con i fatti alle richieste dei cittadini ticinesi, ma sono anche consapevole che per riconfermare i nostri due seggi, e quindi per vincere, noi tutti dovremo lavorare con impegno nei prossimi novanta giorni. Non bastano i voti personali, occorrono anche le schede di partito. Bisogna pertanto fare uno sforzo per raccoglierle. E ritrovarci così ad aprile a festeggiare una nuova vittoria”. Identità, sicurezza, territorio: «È questo il nostro motto», indica Norman Gobbi. Il capo del Dipartimento istituzioni cita il fondatore del movimento, lo scomparso Giuliano Bignasca (“Senza di lui, oggi non saremmo qui a rilanciare la necessità di mantenere i due seggi leghisti in Consiglio di Stato”), ringrazia “i ticinesi e le ticinesi che hanno fatto crescere la Lega” e definisce “più che giusta la richiesta di Matteo Salvini (il Ministro dell’interno italiano, ndr.) di far scontare la pena a Lojacono Baragiola”, l’ex brigatista che anni fa acquisì la cittadinanza svizzera. “Difesa delle nostre tradizioni, della nostra storia, della nostra cultura, della nostra democrazia diretta e soprattutto della nostra sovranità”: è il ‘nostrismo’ declinato da Daniele Caverzasio. Che aggiunge: “Noi diciamo no a chi vuole svendere tutto questo e siamo orgogliosi di dare voce ai più deboli. Dobbiamo essere presenti ovunque ci siano ingiustizie e difficoltà”. Borradori: «La campagna della Lega per le ‘cantonali’ 2019 è cominciata”.
Da www.liberatv.ch
Chi frequenta i social lo avrà certamente notato. Politici, cantanti, calciatori, attrici, attori, vip di ogni genere ma anche persone ‘comuni’, si stanno sfidando su Facebook e Instagram a colpi di hashtag accompagnati dalla scritta 10yearschallenge.
Il motivo della “sfida” è molto semplice: mostrare ai followers come si è cambiati in 10 anni confrontando una foto attuale con una vecchia.
La nuova tendenza social sta prendendo piede anche in Ticino. Dalle nostre parti, primi ad essersi lasciati ispirare dagli esempi di Rihanna, Totti, Ferragni, Belen e compagnia sono, tra i tanti, Norman Gobbi, Andrea Censi, Amanda Rueckert e Michela Ris.
L’Hockey Club Lugano ha invece utilizzato la nuova moda social per celebrare la lunga permanenza in bianconero di Raffaele Sannitz.
Da www.cdt.ch
Il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni ha assistito all’avvio della giornata lavorativa al CdT
Gradita visita, questa mattina a Muzzano, nella moderna Newsroom del Corriere del Ticino, da parte di Norman Gobbi. Il consigliere di Stato, direttore del Dipartimento delle istituzioni, per l’occasione accompagnato dal giornalista Gabriele Botti, membro del suo staff, ha salutato direzione e redazione, assistendo e partecipando alla prima riunione di giornata, quella «di avviamento» con la discussione sui temi da trattare e la loro successiva pubblicazione sul web, sul nostro sito cdt.ch, e sull’edizione cartacea.
Gobbi si è interessato in particolare agli strumenti di analisi dei dati sul nostro portale e al nuovo modo di fare giornalismo al Corriere, secondo il progetto «Digital first, smart print!» che nella sede centrale di Muzzano del Corriere ha preso avvio lo scorso 3 dicembre.
Comunicato stampa
Mercoledì 23 gennaio, in prossimità del Giorno della Memoria 2019, saranno presentati gli Atti del Progetto Lugano città aperta (Edizioni Città di Lugano, 2018, “Pagine storiche luganesi”).
L’evento, che si terrà nell’Auditorio del campus dell’USI a Lugano alle ore 10:30, è promosso dalla Fondazione “Federica Spitzer”, dall’Istituto di studi italiani dell’USI e dall’Archivio storico della Città di Lugano, con il sostegno del Dipartimento istituzioni del Canton Ticino e del Programma di integrazione cantonale PIC.
A sottolineare il convergere di intenti culturali e civili che hanno animato il progetto Lugano città aperta, l’evento si concluderà con la conferenza di un ospite d’eccezione, il Direttore del museo di Auschwitz- Birkenau, Piotr Cywinski.
All’evento porteranno il loro saluto il Rettore dell’USI Boas Erez, il Capo del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il Sindaco della Città di Lugano Marco Borradori e il Presidente della Fondazione “Federica Spitzer” Moreno Bernasconi.
Nell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia, la Fondazione Federica Spitzer e la Città di Lugano hanno promosso una serie di eventi per valorizzare la tradizione umanitaria di Lugano e della Svizzera italiana verso chi ha subito l’oppressione politica, la persecuzione razziale e religiosa e la negazione della libertà.
Il progetto, culminato con l’inaugurazione di un Giardino dei Giusti al Parco Ciani, intendeva rendere omaggio a quattro figure di Ticinesi che con il loro impegno tangibile hanno contrastato l’oppressione e /o salvato la vita di chi era perseguitato. Sono raccolti nel volume i contributi delle conferenze dedicate a Francesco Alberti, Carlo Sommaruga, Anna Maria Valagussa e Guido Rivoir, assieme agli atti del convegno Lugano al crocevia. Esuli, esperienze, idee promosso in collaborazione con l’Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana.
Programma
Ore 10.30 Saluti delle autorità
Rettore dell’Università della Svizzera italiana, Professor Boas Erez Capo del Dipartimento delle Istituzioni, onorevole Norman Gobbi Sindaco di Lugano, onorevole Marco Borradori
Presidente della Fondazione “Federica Spitzer”, Moreno Bernasconi
Ore 10.45 «Lugano città aperta» e «Lugano al crocevia»
Prof. Stefano Prandi, Direttore dell’Istituto di studi italiani (USI)
Prof. Giacomo Jori (USI), curatore del volume
Pietro Montorfani, Direttore dell’Archivio storico della Città di Lugano, curatore del volume
Ore 11.20
Conferenza di Piotr M.A. Cywiński, Direttore dell’Auschwitz-Birkenau State Museum
Per maggiori informazioni: http://www.fondazionespitzer.ch/lugano-citta-aperta
13 gennaio 2019
– Fa stato il discorso orale –
Gentili signore, egregi signori,
vi saluto a nome del Consiglio di Stato, che oggi, in questa occasione di festa, mi pregio di rappresentare.
Prima di tutto… Buon compleanno! Spegnere 70 candeline vuol dire tagliare un traguardo importante e anche ricordare nel modo opportuno le centinaia di persone che in questo periodo si sono messe a disposizione della collettività di Canobbio. Ringrazio quindi i consiglieri comunali di oggi e rivolgo un pensiero di grande gratitudine anche a chi ha svolto con dedizione questo compito in un passato più o meno recente.
Cosa significa essere “consigliere comunale”? Tante cose. Prima di tutto, personalmente lo considero un atto di vera e propria generosità nei confronti dei propri concittadini, ai quali si consacrano tempo ed energia nell’ottica di garantire una crescita armonica e coerente del Comune di appartenenza. Lo è ancora di più in un’epoca come la nostra, caratterizzata da una certa disaffezione alla cosa pubblica e dalla tendenza a non partecipare attivamente alla vita politica locale. Il consigliere comunale ha quindi tutta la mia stima: la vitalità, l’intraprendenza e il dinamismo di un Comune dipendono anche moltissimo da lui. In ogni angolo del nostro Cantone ci sono ovviamente delle belle eccezioni, ma la realtà ci mostra quotidianamente quanto non sia affatto semplice trovare persone disposte a mettersi in gioco e ad esprimere pubblicamente opinioni, progettualità, critiche e idee. Essere “consigliere comunale” sottintende pertanto una profonda passione (spesso ereditata da un famigliare), un elevato entusiasmo e la volontà di attivarsi per gli altri e, di riflesso, per il proprio Comune. Con la carica di consigliere ci si prende a carico una grande responsabilità: si diventa infatti il rappresentante dei cittadini nell’organo legislativo comunale, si assume un delicato ruolo a nome di chi ha avuto fiducia in te, votandoti, ma anche di chi ha scelto altri candidati. Si rappresenta un partito o un movimento, certo, ma soprattutto si entra a far parte del “meccanismo comunale”.
Per chi è attivamente interessato alla vita del proprio Comune, si tratta del primo passo nella politica attiva: un passo che potrebbe anticiparne altri e che potrebbe condurre a livelli politici superiori. Essere “consigliere comunale” significa quindi anche intraprendere un corso formativo, una sorta di apprendistato, una “carriera”: da qui la necessità di essere persone aperte, propositive, collaborative, ma anche informate, proattive e interessate a ciò che le circonda. Buoni consiglieri comunali costruiscono, assieme a buoni municipali, un Comune altrettanto buono, dinamico e moderno. I buoni consiglieri comunali sono sempre anche dei buoni cittadini, il che garantisce un valore aggiunto significativo e di qualità all’intera comunità.
Il Consiglio comunale è la palestra ideale del dibattito politico: qui – in uno dei tre livelli costituzionali della nostra Confederazione – si apprende il confronto con gli altri, la difesa delle proprie idee e il sostegno delle proprie tesi. Si impara l’arte e la bellezza del dialogo. Si apprende il valore della collaborazione, tanto con il Municipio, quanto con i colleghi, le autorità cantonali, i cittadini, i Patriziati, le Associazioni e via dicendo. Il tutto secondo regole stabilite che, nel caso specifico, si basano – come ben sapete – sulla Legge organica comunale.
Negli anni il Comune ticinese ha mutato radicalmente volto. Focalizziamo la nostra attenzione su quanto è accaduto soltanto negli ultimi 20-25 anni: in questo lasso di tempo relativamente breve, la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che ha quale perno centrale la rivitalizzazione e l’attribuzione al Comune di maggiore autonomia. Stiamo assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e in un futuro non lontano il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi. Cambiamenti macroscopici che stanno interessando tutto il nostro Cantone e ai quali assisteremo anche in futuro, così come indicato nel Piano comunale delle aggregazioni (PCA). Confermo anche in questa sede che niente verrà imposto dall’alto e che ogni e qualunque progetto dovrà giocoforza partire “dal basso”, quindi dalla volontà politica locale. Il che garantirà la creazione di Comuni forti e di un Ticino ancora più performante, a tutto vantaggio – se vogliamo ulteriormente ampliare il discorso – del nostro amato Federalismo, la cui struttura è retta proprio da una solida tradizione ancorata alla popolazione.
Insomma, molto è cambiato. Ma le caratteristiche elettive del consigliere comunale o, più in generale, dell’uomo politico, non hanno per nulla perso il loro significato originario: senza passione, generosità ed entusiasmo non si andava molto lontano 70 anni fa come non si va da nessuna parte ai nostri giorni. Aggiungo un’ultima parola: orgoglio. Siate sempre orgogliosi di quanto fate! Difendete con convinzione e coraggio le vostre idee, ma siate anche pronti a modificare la vostra opinione, aprendovi – se del caso – a soluzioni alternative.