Quei «baffoni» lunghi ben 27 anni

Quei «baffoni» lunghi ben 27 anni

Da www.cdt.ch

A fine mese Marzio Eusebio lascerà la carica di sindaco del Comune altoleventinese e la politica attiva
«Tornerei soltanto se il Cantone continuasse ad insistere sulle fusioni», dice con il sorriso

Gli ultimi nove giorni. E poi calerà il sipario su un’importante pagina nella storia di Dalpe. Il sindaco Marzio Eusebio si appresta a lasciare “per sempre” la politica attiva dopo 27 anni al timone del Comune altoleventinese. Le dimissioni, come noto, le aveva comunicate a metà dicembre durante la seduta prenatalizia del Legislativo. Non ha cambiato idea nel frattempo?, chiediamo. “Guardi, potrei tornare in sella solamente qualora il Cantone continuasse ad insistere con le aggregazioni. L’ho già detto in tono scherzoso anche al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi”, ci risponde con un sorriso sornione dietro i grandi baffi. Non è un mistero, infatti, che Eusebio sia da sempre contrario al cantiere delle fusioni. “Preferisco le cose piccole condotte bene”, taglia corto con la sua innata schiettezza. Sotto la sua guida Dalpe è diventato un paese attrattivo, non solamente dal punto di vista fiscale, ma soprattutto per quanto riguarda i servizi offerti. La sua più grande soddisfazione e il rimpianto che non la lascia dormire la notte? “Sono semplicemente orgoglioso di aver sempre fatto il mio dovere andando d’accordo con tutti. Per il resto spetta agli altri giudicare il mio operato”, chiosa Marzio Eusebio. Il quale potrà ora concentrarsi esclusivamente sul suo ruolo di presidente della Delegazione consortile della Casa leventinese per anziani Santa Croce e della Fondazione Elena Celio che nel settembre scorso hanno inaugurato la struttura per la terza età a Giornico costata circa 27 milioni di franchi.

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Comunicato stampa
Quali sono le difficoltà che le donne ancora incontrano nell’ottenere ruoli dirigenziali? Parlare di leadership al femminile significa creare uno stereotipo pericoloso per il ruolo della donna nella società? E le donne sono leader migliori o peggiori degli uomini? A queste e ad altre domande si cercherà di dare risposta nel corso di una serata pubblica promossa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che avrà luogo mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 20.00 nell’Aula magna dell’Università della Svizzera Italiana a Lugano.
Nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dall’ottenimento del diritto di voto per le donne in Ticino, il Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’evento “Leadership al femminile” intende approfondire e discutere il ruolo odierno della donna in posizioni di responsabilità nelle realtà aziendali pubbliche e private.
La serata sarà introdotta con una relazione della Capo Settore Servizio giuridico della Polizia cantonale Bernadette Rüegsegger e in seguito la giornalista Simona Galli modererà la discussione con otto dirigenti che si stanno distinguendo nel loro ambito professionale.
Si tratta di:

Alessandra Alberti
Direttrice Chocolat Stella

Frida Andreotti
Direttrice Divisione della Giustizia del Dipartimento delle istituzioni

Monica Bonfanti
Comandante della Polizia cantonale di Ginevra

Rosy Croce
Membro di Direzione Cooperativa Migros Ticino, Responsabile Dipartimento Risorse umane

Monica Duca-Widmer
Direttrice EcoRisana SA e Presidente del Consiglio dell’USI

Beatrice Fasana
Direttrice generale della Sandro Vanini SA e membro del Consiglio dei Politecnici federali

Maruska Ortelli
Presidente del Consiglio comunale di Lugano

Dounia Rezzonico
Procuratore federale capo, Responsabile della Divisione criminalità economica del Ministero pubblico della Confederazione

Chiuderà il Simposio l’intervento della Presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir-Bordoli.
La serata è aperta a tutta la popolazione; gli interessati sono pregati di iscriversi entro giovedì 28 febbraio 2019 all’indirizzo di posta elettronica di-comunicazione@ti.ch oppure compilando il formulario presente su www.ti.ch/eventidi

Turismo: ‘La cultura del fare’

Turismo: ‘La cultura del fare’

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 16 febbraio 2019 de La Regione

Alla stessa stregua degli altri pilastri che sorreggono le sorti economiche del nostro Cantone, anche il settore turistico sta vivendo in questi anni profondi cambiamenti strutturali. Si tratta di trasformazioni fondamentali, senza le quali sarebbe impossibile mantenere il passo con una concorrenza che è contemporaneamente locale, svizzera e mondiale. I mutamenti che stanno caratterizzando questo periodo storico dipendono in gran parte dalla digitalizzazione, dallo sviluppo demografico e sociale, dai cambiamenti climatici e da altri fattori primari. Un elenco eterogeneo di cui fa parte – in posizione senza dubbio dominante – anche la variazione della struttura e dei bisogni degli ospiti, oggi ben diversi da quanto si osservava fino a non tantissimi anni fa. Il turista “moderno” si muove in modo differente rispetto a prima: i periodi di vacanza si accorciano, gli spostamenti sono sempre più semplificati permettendo di arrivare ovunque in un tempo relativamente breve e attraverso l’universo di internet la scelta è praticamente infinita. La concorrenza è quindi enorme e la parola d’ordine è giocoforza diventata “competitività”. Essere competitivi significa possedere la capacità e il coraggio di investire anche in anni non facili, essere competitivi vuol dire rinnovarsi sempre senza però dimenticare chi siamo, spostare sempre più su il livello di una qua- lità che già ora è da tutti riconosciuta come molto elevata. Piccoli e grandi imprese, piccoli e grandi alberghi, che siano a conduzione famigliare oppure che appartengano a storiche catene o a proprietari che ne consegnano le chiavi a capaci direttori, concorrono a diffondere in giro per la Svizzera e nel mondo intero il buon nome del nostro Cantone. Io sposo la cultura del “fare”: invito chi opera in questo importantissimo settore a “fare”, osare, innovare perché attorno a noi nessuno se ne sta fermo ad attendere gli eventi. Come diceva Socrate: “Chi vuol muovere il mondo, prima muova se stesso”. Mi piace quindi pensare a una squadra che scende in campo indossando orgogliosa la medesima casacca, quella rossocrociata ovviamente! Ognuno di noi può fare qualcosa per mantenere la nostra Svizzera e il nostro Ticino al top e per esaltarne le qualità anche agli occhi di chi ci rende visita. Dal canto loro, Confederazione e Cantone non stanno a guardare, consapevoli della centralità del comparto turistico-alberghiero. Ad esempio, nell’autunno 2017 il Consiglio federale ha adottato la strategia per il turismo. Essa mira a rafforzare l’imprenditorialità e a supportare il settore in un periodo di marcata trasformazione digitale. Il Consiglio di Stato ha invece proposto la revisione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear). Si tratta di adeguamenti che permetteranno di stare al passo con i tempi e di ovviare all’eccessiva rigidità di parte delle norme vigenti. Ne beneficeranno tutti.

 

Sicurezza, giustizia. E “un pp in più”

Sicurezza, giustizia. E “un pp in più”

Dibattito promosso da La Regione – 11 febbraio 2019

Siamo al quarto dei cinque dibattiti promossi da ‘laRegione’ in vista delle elezioni cantonali. Su sicurezza, giustizia e Comuni si confrontano quattro candidati: il direttore uscente del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi (Lega), Alessandro Speziali (PLR), Elia Frapolli (Ppd) e Fabrizio Sirica (Ps).

Norman Gobbi, il Ticino è un cantone più sicuro da quando lei ha ereditato dal Ppd il Dipartimento che dirige, quello delle istituzioni?
Non penso sia una questione solo di condotta partitica, piuttosto di come il Cantone abbia voluto affrontare questo tema, ritenuto che nel 2011 il tasso di criminalità era superiore a oggi. I reati comuni, come i furti, sono diminuiti quasi del 70%. Abbiamo poi dovuto affrontare crisi anche di carattere migratorio, con conseguenze subito dopo la ‘Primavera araba’, che ha ridato slancio ad alcune tipologie di furto come quelli nelle auto. Le misure messe in atto hanno permesso di ridurre i reati, grazie anche a una rafforzata collaborazione a più livelli.

Gobbi ha potenziato gli effettivi della Polizia cantonale. Il che significa anche più lavoro per la magistratura. Il Plr di conseguenza chiede di adeguare gli organi giudiziari. Una rivendicazione legittima?
Ritengo che alla richiesta del pg di un procuratore pubblico straordinario il Consiglio di Stato risponderà positivamente. E non sarà per cinque anni. Per il mio Dipartimento, infatti, questo pp dovrà essere non straordinario, ma ordinario. Anche perché, ed è innegabile, al Ministero pubblico vi è un ‘turnover’ elevato delle persone. Antonio Perugini è rimasto una vita in magistratura, oggi purtroppo le giovani generazioni non sono così fedeli alla mansione.

Radar, c’è chi dice che il Dipartimento vuole fare cassetta. È così?
È uno di quei temi di cui il capo del Dipartimento farebbe anche a meno… però nell’ambito della nostra attività rientra anche la prevenzione e la sensibilizzazione, come informare dove sono posati, rispettivamente la repressione. Ma anche, e a maggior ragione, il coordinamento con le polizie comunali, le quali compiono il maggior numero di controlli mobili.

La canapa va depenalizzata?
Depenalizzazione no, regolamentazione sì. Frapolli: Si potrebbero fare dei tentativi. Abbiamo visto nazioni come il Canada che ci hanno provato e possono esserci delle possibilità.

Un tema di questi giorni: i mezzi d’informazione devono pubblicare i nomi degli autori di reati a sfondo sessuale condannati?
In una realtà sociale così piccola come la nostra è importante sapere chi è l’orco tra noi.

Pepita Vera Conforti: l’annunciata legge contro la violenza domestica a che punto è? Se domani proponessimo di obbligare a un colloquio gli autori di violenza segnalati dalla polizia, voi sareste d’accordo?
Il Ticino è stato precursore in quest’ambito: c’è una presa a carico non solo delle vittime, ma anche degli autori, proprio per abbassare la possibilità di recidiva nell’ambito della violenza domestica. Quanto alla legge, la stiamo preparando ma è una normativa ampia, che non tocca solo questa fattispecie. Il tema, prima di competenza della Cancelleria, è stato preso in mano solo negli scorsi mesi dal Dipartimento, perché nessuno politicamente se ne voleva assumere la responsabilità a livello di Consiglio di Stato. La direttrice della Divisione della giustizia se ne è quindi fatta carico: un carico oneroso. A cui sarà legato pure l’annunciato istituto cantonale di medicina legale, visto che si tratterà di sviluppare competenza in ambito di medicina delle violenze. E questo affinché non vengano ignorate le persone, soprattutto donne, che si presentano al Pronto soccorso con dei chiari indizi di violenza domestica.

Anna De Benedetti Conti (Conferenza cantonale genitori): A che punto è il cantiere delle Autorità regionali di protezione (Arp, ex tutorie, ndr)?
Le Arp sono in fase di riorganizzazione e abbiamo chiesto ai Comuni di mettere a disposizione il personale necessario per il loro buon funzionamento. Poi è vero che il fatto che siano una loro emanazione non crea quell’unità di prassi che si dovrebbe pretendere. Oggi questo non avviene perché non c’è una rete di supporto ed è per questo che intendiamo cantonalizzare il settore, mantenendolo amministrativo e garantendo una strutturazione corretta e al contempo la prossimità sul territorio. Un tempo quando si parlava di tutorie si pensava agli orfani, agli anziani non più in grado di gestirsi, o a chi non era più in possesso dei propri diritti. Le Arp invece sempre più intervengono a livello di rapporti familiari, dopo le decisioni dei pretori su divorzi, sui diritti di visita e quant’altro, ciò che palesa la fragilità non solo della società ma anche del nucleo familiare.

Andrea Barzaghini (studente): Tifo violento: progetti o idee per arginare il fenomeno?
Nei primi cinque derby di hockey non abbiamo avuto grossi problemi di ordine pubblico. Ciò significa che il messaggio lanciato dal Dipartimento ai club è passato: le tifoserie sono coscienti che non è creando disordine che si guadagna qualcosa. È vero però che il problema è latente: sabato scorso dopo la partita Ambrì-Ginevra qualche problema c’è stato, e questo dimostra purtroppo come il concordato intercantonale non sia efficace. Faremo una valutazione, soprattutto perché le misure previste sono troppo garantiste. Il modello inglese di allontanare ‘tout court’ i violenti è l’unica soluzione.

Enzo Lucibello: Una valutazione sulle aggregazioni comunali?
Le aggregazioni promosse dal basso sono la strada da seguire. Devono essere colte dai Comuni come un’opportunità. Quella di migliorare i servizi ai cittadini e alle aziende del loro comprensorio. Al Cantone, e penso al progetto ‘Ticino 2020’, il compito di rivedere le competenze degli enti locali, che non possono essere più quelle che conoscevamo sino a pochi anni fa. Perché attualmente ci sono Comuni in grado di garantire un’ampia paletta di servizi sostituendosi al Cantone, Comuni che necessitano di interventi integrativi da parte del Cantone e Comuni che hanno bisogno invece di grossi interventi del Cantone.

Il governo ha detto che con la firma dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri la richiesta sistematica del casellario giudiziale per permessi B e G cadrebbe. Condividete?
Io non sono mai stato di questo avviso. Le misure sostitutive promesse da Berna non sono mai arrivate. L’unico strumento che ci permetterebbe di rimpiazzare il casellario sarebbe l’accesso sistematico a certe banche dati, che però non ci è consentito.

La Regione: Sul nuovo calcolo delle imposte di circolazione, basato per il 70% sulle emissioni e per il 30% sul peso, il Tcs dice che rimaniamo uno dei Cantoni più cari. È così?
No, in base alle tabelle comparative rientriamo nella media nazionale.

Brenno Pezzini (già soc. commercianti Bellinzona): La legge impone un esame della vista quando prendiamo la patente. Fissare una seconda visita a 75 anni non è un errore?
Se c’è un dubbio sulla capacità di condurre, il medico curante deve sempre rinviare a un approfondimento, anche prima dei 75 anni.

La Regione: Come si può rendere più attrattivo il servizio militare?
Negli ultimi dieci anni sono stati fatti grossi passi avanti sull’allineamento tra i calendari accennati da Speziali. Bisogna ricordarsi, inoltre, che in un esercito volontario il Qi medio del soldato, e prendo l’esempio degli Stati Uniti, è nettamente inferiore rispetto a quello di un soldato svizzero.

Carlo Rivolta (commerciante): La volontà è sempre di creare una polizia unica o di continuare ad avere la Cantonale e le polcomunali? E quale sarà il ruolo delle ditte di sicurezza private, ci sarà collaborazione?
C’è il progetto ‘Polizia ticinese’, che rivede le strutture delle polizie comunali perché oggi sono troppo frammentate. La sicurezza passa anche attraverso il supporto di agenzie private, ma le competenze di questi agenti sono uguali a quelle di un qualsiasi cittadino.

Christian Gisondi (studente): Lungo la fascia di confine i crimini sono diminuiti, ma furti e rapine avvengono lo stesso. Cosa è stato fatto per migliorare la situazione?
Grazie alla collaborazione con i colleghi italiani sono state debellate le bande che rapinavano lungo il confine. Quello dei furti nei bancomat è un fenomeno nuovo, subito represso.

Pedro Da Costa (già collaboratore Ufficio integrazione stranieri): Gobbi, quali sono state le misure adottate dal Dipartimento per rallentare la migrazione africana in Svizzera? Agli altri candidati, avete paura della migrazione in Svizzera?
L’ambito migratorio è legato alle legislazioni federali. Il Canton Ticino nei suoi margini di apprezzamento cerca di garantire maggior rigore, volontà espressa a più riprese dal popolo. Poi è importante che la persona a cui viene accordato il diritto di vivere sul nostro territorio si possa integrare correttamente.

Simposio Leadership al femminile

Simposio Leadership al femminile

Invito

Otto donne con funzioni dirigenziali in mondi spesso riservati ai soli uomini raccontano le loro esperienze.
Una serata pubblica promossa dal Dipartimento delle istituzioni.

Mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 20.00
Aula Magna Università della Svizzera italiana
Via Giuseppe Buffi 13
6900 Lugano

Iscrizione entro giovedì 28 febbraio 2019 all’indirizzo: di-comunicazione@ti.ch

www.ti.ch/eventidi

Flyer

 

 

 

In 350 per l’UDC al Conza

In 350 per l’UDC al Conza

Presenti anche i candidati al Governo: Claudio Zali, Norman Gobbi, Daniele Caverzasio, Roberta Soldati e Piero Marchesi

“L’auspicio, naturalmente, è che la lista congiunta per il Consiglio di Stato abbia il maggiore successo possibile. E che le rispettive liste al Gran Consiglio si possano rafforzare”.

Il ministro uscente Claudio Zali, candidato sulla lista Lega-UDC al Governo, ha salutato con queste parole le circa 350 persone presenti alla festa democentrista in vista delle elezioni cantonali del prossimo 7 di aprile che ha avuto luogo sabato al padiglione Conza a Lugano.

E dopo gli interventi dei cinque candidati all’esecutivo cantonale – oltre ai leghisti Zali, Norman Gobbi e Daniele Caverzasio i due UDC Roberta Soldati e Piero Marchesi – è seguito un pranzo offerto a base di risotto e luganighe, la musica dei corni delle Alpi e intrattenimento per i bambini.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/In-350-per-lUDC-al-Conza-11413728.html

 

“Pronti!”

“Pronti!”

Per caratterizzare in modo immediato e facilmente memorizzabile la mia campagna, ho scelto uno slogan almeno in apparenza molto semplice: “Pronti!”.

“Pronti!”: il punto esclamativo comunica immediatamente il mio entusiasmo, ma anche quello di chi, in un modo o nell’altro, mi appoggia nella corsa che potrebbe condurmi al terzo mandato in qualità di Consigliere di Stato (la mia famiglia, i miei collaboratori, il mio staff, chi mi gratificherà con il suo voto).

“Pronti!” è declinato al plurale non a caso: il concetto di squadra, di team, di gruppo è per me prioritario. Lo è nella vita professionale come in quella privata, lo è durante una riunione di lavoro come in una serata trascorsa con gli amici. Assieme si può andare lontano, con il sostegno degli altri si possono superare gli ostacoli più alti, attraverso il dialogo con chi ti sta attorno si possono risolvere problemi che sembravano a prima vista irrisolvibili.

“Pronti!” è anche un incitamento ad affrontare con il piglio giusto la battaglia politica, consapevoli che ci saranno anche momenti difficili in cui sarà necessario serrare le fila ed essere ancor più propositivi e solidali.

“Pronti!” perché siamo… pronti, ovvero preparati, affidabili e forgiati dall’esperienza maturata in questi 8 anni. Io e il mio team sappiamo di poter dare ancora molto al nostro meraviglioso Cantone, lavorando sempre nell’ottica di favorire il cittadino. Che è e resta il nostro interlocutore privilegiato.

“Pronti!” in quanto sicuri delle nostre capacità e consapevoli del nostro valore, certi di avere le carte in regola per maritarci il sostegno dei ticinesi. Questo senza essere però supponenti, poiché l’obiettivo dev’essere quello di migliorarsi costantemente.. Quanto abbiamo fatto è lì da vedere e i risultati ottenuti parlano a nostro favore.

“Pronti!” a rispondere alle sollecitazioni cui siamo sottoposti a ogni ora del giorno. Le risposte giuste arrivano però solo da persone preparate, credibili, che non nascondono scheletri negli armadi e che possono parlare guardando dritto negli occhi il loro interlocutore.

“Pronti!” anche nei confronti di chi non la pensa come noi e che ci fa un grande regalo: ci permette di mantenere sempre alta la guardia, senza dare nulla per scontato. L’avversario politico rappresenta uno stimolo vitale!

A «I conti in tasca» sarà protagonista la Legge sulla polizia

A «I conti in tasca» sarà protagonista la Legge sulla polizia

«Sbirri, maledetti eroi» è il titolo de «I conti in tasca» che andrà in onda questa sera alle 20.30 su TeleTicino.
Nella prima mezz’ora della trasmissione si discuterà del libro del presidente degli Amici delle forze di polizia Stefano Piazza e della giornalista Federica Bosco che ha per titolo quello della puntata. Oltre ai due autori al dibattito parteciperà anche il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Nella seconda parte della puntata si parlerà quindi della revisione della Legge sulla polizia approvata dal Gran Consiglio. Ne discuteranno Stefano Piazza, il vicepresidente dell’Ordine degli avvocati Gianluca Padlina e l’avvocato e deputata Sabrina Gendotti.
Discorso pronunciato in occasione del Giorno internazionale della Memoria

Discorso pronunciato in occasione del Giorno internazionale della Memoria

27 gennaio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore ed egregi signori,

vi saluto anche a nome del Consiglio di Stato, esprimendo grande onore nel poter partecipare a questa serata dedicata alla Memoria.

Per quanto incomprensibile, paradossale e inumano possa apparire, ancora oggi c’è chi minimizza o nega quanto è accaduto nei terribili anni della Seconda Guerra Mondiale, quando l’uomo si rese protagonista di comportamenti criminali e abominevoli.
I fatti vengono messi in discussione dai cosiddetti negazionisti, personaggi che appartengono a una corrente storica che presenta spesso pesanti risvolti politici e che si spinge a negare la realtà e l’autenticità storica di alcune vicende.

Minimizzare, banalizzare, derubricare, addirittura negare: ecco i territori nei quali i negazionisti si avventurano, sprezzanti di ciò che la Storia ci ha lasciato in eredità.

Mi viene in mente una frase del generale americano, nonché 34° presidente degli USA, Dwight Eisenhower. Anzi, più che una frase è un’esortazione che egli rivolse ai soldati e agli ufficiali che entrarono per primi nei campi di concentramento e si ritrovarono di fronte a scene surreali, mai viste prima e destinate a segnarli per la vita. Eisenhower ordinò loro di registrare tutte le prove, filmare ogni cosa, raccogliere tutte le testimonianze possibili, circostanziare ogni fatto, fissare in un modo o nell’altro ciò che stavano vedendo perché – e cito – “lungo la strada della storia qualcuno si alzerà e dirà che queste cose non sono mai accadute”.

Fu purtroppo facile profeta: quel “qualcuno” si è davvero fatto avanti, sdoganando tesi assurde che hanno alimentato l’immenso dolore provocato dai deliri della presunta onnipotenza nazista.
Si tratta di un piccolo gruppo di persone, ma non per questo meno pericoloso: esso inietta il veleno del dubbio soprattutto nelle teste delle nuove generazioni e maggiore è la distanza che ci separa dal periodo 1939-1945, più grande diventa il rischio che il veleno faccia effetto, portando a conseguenze devastanti.

Queste persone non negano che ci siano state violenze o uccisioni, ma le spiegano con le consuete pratiche di guerra.
Sostengono che la cifra complessiva degli ebrei sterminati sia un’esagerazione, che non vi fu alcuna camera a gas e che la ricostruzione dell’Olocausto sia solo e unicamente il frutto della propaganda dei governi alleati per giustificare a posteriori la guerra o per distogliere l’attenzione dai presunti crimini contro l’umanità commessi dagli Alleati stessi.

Questi signori (che l’acuto e preveggente Eisenhower aveva definito – scusate il termine – bastards) parlano di “menzogna storica”, di “impossibilità tecnica di allestire le camere a gas”, di “oltraggio alla verità”, arrivando a definire lo sterminio ebraico un “mito”.
Tesi fantasiose e offensive, prive di qualunque fondamento storico, screditate da una quantità enorme di documenti, testimonianze dirette e di prove materiali.

L’Uomo – perlomeno l’ampia parte di umanità non ottenebrata da false e opportunistiche credenze – ha però eretto robusti argini, confinando l’indecenza in spazi chiusi e angusti: il negazionismo, inteso come negazione del genocidio del popolo ebraico e di alcuni altri eventi come il genocidio degli armeni, è infatti punito in Svizzera, Francia, Austria, Belgio, Germania, Svezia, Portogallo, Polonia, Spagna, Romania e anche in Canada e Australia.
In Svizzera dal 1994 è in vigore una legge che per questo specifico reato prevede una pena detentiva fino a 5 anni.

L’inesorabile trascorrere del tempo, la morte dei sopravvissuti di allora, l’affievolirsi della loro preziosa testimonianza orale, la disabitudine a parlare di temi che alcuni considerano secondari, non fanno che portare acqua al mulino di chi, al cospetto della Shoah, sorride e alza le spalle in segno di scherno.

Ecco che una Giornata come questa assume un valore essenziale: essa rafforza il ricordo, lo perpetua, lo ravviva e lo attualizza.
Si tratta di un momento ufficiale che ci permette di ricordare le vittime della Shoah e di tutti i crimini contro l’umanità, di ogni forma di discriminazione, di sopruso, di violazione dei Diritti dell’Uomo.
Questi ultimi sono una conquista che non è mai definitiva e attorno ai quali la nostra memoria e il nostro impegno civile non possono concedersi pause.

Dimenticarsi di ricordare, fare finta di nulla o – peggio! – negare rappresentano un’offesa nei confronti di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle i dolori più atroci, delle loro famiglie e verso chi crede ancora nella nobiltà dell’animo e dell’anima umani.

Educhiamo quindi i nostri giovani alla consapevolezza, spieghiamogli ciò che è successo, non nascondiamogli nulla: in questo modo si svilupperà, forte e indistruttibile, la certezza che tragedie simili non accadano più.

Mi viene in aiuto una frase di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.
È assolutamente prioritario – oggi più che mai! – che i nostri giovani conoscano e comprendano i fatti per non essere, appunto, né sedotti né oscurati dal Male.
Guai se si imponesse l’indifferenza!

Come ho già detto prima, gli anticorpi che neutralizzano i regimi totalitari sono ancora più importanti oggi, epoca in cui vi sono sempre meno testimoni diretti di quegli anni.
Il rischio che corriamo è che le nuove generazioni diano per scontata la scomparsa definitiva delle dinamiche nocive che hanno spinto e tuttora spingono i popoli verso orizzonti bui.
Così non è: nulla va dato per automaticamente acquisito e tutto va invece conquistato.

Guardo con fiducia a una società solida e solidale, capace di affrontare il passato e il presente con razionalità ed equilibrio e in grado di identificare le paure senza banalizzarle.
Guardo con fiducia a una società dove si incontrano culture diverse, che esaltano le rispettive peculiarità nel rispetto della convivenza civile, democratica e liberale.
Guardo con fiducia a una società che ricorda il passato e ne fa tesoro in vista dell’edificazione di un futuro migliore.

Abbiamo tutti una grande responsabilità: impegniamoci con serietà a favore della nostra società e della dignità di ogni singolo individuo che la compone.