Lo spray sul candidato

Lo spray sul candidato

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 29 marzo 2019 de La Regione

Cartelloni vandalizzati, Gobbi: ho già la pelle dura. Marchesi: sto valutando se fare denuncia
Bossalini: casi isolati. Bertini: ero stato preso di mira anch’io… pubblicità gratuita.

Nel migliore dei casi non si legge più il nome del candidato. I ‘vandali del cartellone’ elettorale però spesso e volentieri non si limitano a coprire il protagonista dell’affissione: aggiungono disegni offensivi, epiteti, insulti, minacce. Ieri a Canobbio sul manifesto di Norman Gobbi è apparso un agghiacciante “a morte” aggiunto nottetempo in spray nero. È lo stesso consigliere di Stato leghista a darne notizia sul suo profilo Facebook, commentando l’iniziativa con un “predicano maggiore tolleranza e mi augurano la morte. Un bacio e tanta compassione per loro”. «Non è la prima volta che succede. Credo di essere quello in governo più preso di mira, tra manifestazioni di piazza, cartelloni e striscioni dei tifosi negli stadi – constata Gobbi sollecitato dalla ‘Regione’ –. Non fa tanto male a me quanto a chi mi è vicino. Io ho già la pelle dura e ruvida: noi politici sappiamo che purtroppo c’è anche questa dimensione, e che ci mettiamo a disposizione della cosa pubblica a prescindere». Solidarietà al collega è stata espressa dal socialista Manuele Bertoli. “Anch’io sono stato bersaglio numerose volte di atti ostili decisamente al di là del normale, non di rado anche dal ‘Mattino’, e so cosa vuol dire – scrive su Facebook –. Forse se tutti dessero un esempio virtuoso, promuovendo una cultura del confronto democratico civile, si potrebbero evitare questi eccessi inutili”. A provare l’esperienza è anche Piero Marchesi, probabilmente il più bersagliato in questa campagna elettorale, come riferisce Tio. «Sì, i cartelloni rovinati che mi hanno segnalato sono quasi una decina», ci conferma il presidente Udc e candidato al governo. Intende reagire? «Voglio evitare segnalazioni che danno solo lavoro alla magistratura e vanno a finire in niente, considerato che la maggior parte dei manifesti in questione è posata su terreni di privati in zone anche non urbane. Sto dunque valutando di sporgere denuncia per com’è stato ridotto il cartellone sul pannello della Sga alla stazione di Locarno, dove invece vi è la videosorveglianza e dunque si potrebbe riuscire a capire chi è stato». Come vive questi gesti? «Imbrattare i manifesti è un segno d’inciviltà. Le idee degli altri, trovo, bisognerebbe rispettarle sempre, non solo durante la campagna elettorale. È davvero un peccato: se la gente ha qualcosa da dirmi mi contatti che ne discutiamo». Cartelloni elettorali imbrattati di vernice o di scritte ingiuriose… «Non parlerei certo di un fenomeno: in Ticino si tratta, per ora, di casi isolati, come mi confermano anche gli altri miei colleghi comandanti», rileva il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi e comandante della Polcom della Città di Locarno Dimitri Bossalini. Il candidato che si è visto il cartellone che ha pagato, su cui campeggiano il proprio volto e i propri slogan in vista del voto, preso di mira da ‘sprayer’ politicamente sintonizzati su lunghezze d’onda diverse dalla sua, può ovviamente imboccare le vie legali, presentando una denuncia (contro ignoti) per danneggiamento. O per altri reati. Per esempio se si ritiene leso nell’onore e nella reputazione dalle scritte anonime. Per esempio se ritiene che una frase inciti alla discriminazione razziale. «In caso di querela il magistrato può chiedere alla Polizia comunale un estratto del filmato se il cartellone o i cartelloni sono o erano in una zona videosorvegliata», spiega Bossalini. E la videosorveglianza può senz’altro costituire un deterrente. La durata della conservazione delle immagini varia però da Comune a Comune. A Locarno si prospetta il passaggio dalle attuali cento ore a dieci giorni. A Lugano proprio nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha dato via libera all’archiviazione delle immagini fino a cento giorni. Sprayer in salsa politica in azione sulle rive del Ceresio? «Non ho notizia di situazioni particolari, fino ad oggi non mi è giunta alcuna segnalazione – dice il vicesindaco Plr di Lugano Michele Bertini, alla testa del Dicastero sicurezza e spazi urbani –. Comunque idioti e maleducati ci saranno sempre: parliamo di persone che non hanno capito o che non accettano che la libertà di espressione e di opinione (che anche i candidati, tutti i candidati, hanno) è uno dei capisaldi della democrazia. E che in una democrazia come la nostra va assolutamente rispettata. Detto questo, sta poi evidentemente al singolo candidato il cui cartellone elettorale è stato imbrattato valutare il da farsi, e cioè se lasciar perdere o denunciare». Ricorda Bertini: «Io stesso ho avuto cartelloni presi di mira da vandali in campagna. Come ho reagito? Mi sono detto: ‘Vabbè, tutta pubblicità gratuita’». In che senso? «Un cartellone imbrattato, ho pensato, attira inevitabilmente l’attenzione. E in una campagna elettorale piatta, povera di contenuti, magari un simile cartellone porta a solidarizzare con il candidato…». Dunque non aveva sporto querela… «La magistratura, è stato il mio ragionamento, è già abbastanza ingolfata ed è già alle prese con ben altri e più importanti casi. Ma, ripeto, è stata una mia scelta».

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 26 marzo 2019 del Corriere del Ticino

È la conferma di un trend che stiamo constatando proprio in questi ultimissimi anni: il Ticino è più sicuro rispetto a solo un decennio fa. Il risultato è dimostrato dai dati statistici sul bilancio dell’attività della Polizia cantonale nel 2018 presentati ieri. Con l’aumento della sicurezza oggettiva, i ticinesi oggi avvertono un grado di sicurezza soggettiva maggiore. Era uno degli obiettivi che mi ero prefissato otto anni fa, quando assunsi la direzione del Dipartimento delle istituzioni, consapevole che il compito sarebbe stato molto impegnativo, soprattutto se consideriamo la situazione geografica del Ticino (una zona di frontiera) con alle sue porte una metropoli come Milano. Tutti elementi che fanno accrescere i rischi di potenziali forme di atti delittuosi e criminali. In questo contesto – e sono sempre le statistiche a parlare – il Ticino ha un numero di reati ogni mille abitanti inferiore alla media nazionale: abbiamo meno incidenti stradali rispetto al resto della Svizzera; ci sono meno furti, meno rapine, meno truffe. Soltanto per i reati legati alla legge federale sugli stupefacenti risultiamo leggermente al di sopra della media intercantonale. Sappiamo bene però che non possiamo sederci sugli allori. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Ecco dunque la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientra tutta una serie di misure, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno. Nel futuro prossimo il sistema sicurezza in Ticino verrà rafforzato anche con nuove campagne di sensibilizzazione legate alla circolazione stradale (non solo per gli automobilisti, ma per tutti gli utilizzatori della nostra rete viaria), ai pericoli che possono nascondersi quando vengono effettuate escursioni più o meno impegnative in montagna, o quando accediamo ai nostri laghi e ai nostri fiumi. L’azione di prevenzione e contrasto contro la radicalizzazione continuerà ad essere tra gli obiettivi prioritari, così come verrà messa sotto i riflettori la sicurezza negli stadi sportivi. Per fare tutto ciò la polizia del futuro ha bisogno di due elementi decisivi: da una parte una sempre più dinamica collaborazione tra i corpi della cantonale e quelli comunali, organizzati sempre meglio su scala regionale. Dall’altra parte però, come in ogni ambito, ancora più decisivo sarà il fattore umano. Donne e uomini convenientemente preparati per assolvere incarichi che diventano sempre più specialistici e impegnativi. E qui abbiamo fatto importanti passi avanti, e continueremo a farne, grazie al livello raggiunto dalla nostra scuola di polizia. Ma anche donne e uomini giusti al posto giusto, attraverso un impianto di carriera, di formazione continua e di promozioni che premiano chi più merita, andando a potenziare quei settori su cui si intende puntare per lottare contro il crimine. Proprio recentemente la cantonale ha dovuto sostituire un valido ufficiale (il capo area della Polizia giudiziaria) che andrà in pensione. In questo settore si intende investire nella lotta al crimine finanziario, per garantire la legalità del nostro tessuto economico-finanziario minacciato da infiltrazioni mafiose e favorire la crescita del nostro benessere. Ebbene, la scelta è caduta su un candidato esterno al corpo di polizia – nonostante le ottime candidature di collaboratori attivi nel corpo – con accertate capacità organizzative, a cui abbina una solida esperienza professionale nel settore finanziario privato. Sono certo che questi due elementi combinati permetteranno al settore investigativo di fare un ulteriore salto di qualità. È una strada obbligatoria, su cui non si possono fare sconti se si ha a cuore la sicurezza dei ticinesi.

Donne, ciascuno faccia la propria parte

Donne, ciascuno faccia la propria parte

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 23 marzo 2019 de La Regione

Avrei auspicato da parte di tutti indistintamente durante la campagna elettorale una maggiore tematizzazione sull’argomento della partecipazione attiva della donna alla vita politica, fruttando al meglio e in modo più convincente il volano costituito dalla ricorrenza dei 50 anni dall’introduzione del suffragio femminile in Ticino. È vero che se ne sta parlando – e bene fanno le Associazioni di categoria che cercano di attirare l’attenzione – ma confidavo potesse esserci un maggior coinvolgimento e adesione su questo importante tema. Non si tratta di essere a favore delle quote rosa, ma di perseguire la convinzione che la nostra società necessita della valorizzazione della donna e delle sue capacità di apportare valore aggiunto. L’ambito politico diventa un plus inte- ressante, come lo è per l’uomo. Ma un più incisivo passo avanti è quello di creare maggiori opportunità nel mondo del lavoro inserendo le donne in funzioni che aprano loro la possibilità di carriera. Oggi, uomini e donne accedono alla formazione nelle stesse modalità e con la stessa parità e le nostre Scuole ci forniscono giovani ben preparate, da cui il mondo del lavoro può attingere e avvalersi a piene mani. Nella costellazione attuale è evidente che la valorizzazione del ruolo della donna deve essere da un lato assunto dalle donne stesse, ma dall’altro anche da coloro – uomini – che rivestono compiti importanti nelle aziende, quasi come una sponsorizzazione. E noi politici? Possiamo e dobbiamo fare la nostra parte. Non per decisione preconcetta, come se ci si adeguasse ciecamente o per una questione di quote, ma per la convinzione che una donna crea un valore aggiunto, una sorta di evoluzione all’interno di un gruppo, anche in ruoli di leader. Personalmente lo costato quotidianamente nel mio Dipartimento. Ed esperienze interessanti sono emerse nel corso di un simposio che ho organizzato proprio sulla “Leadership al femminile”, tenutosi il 13 marzo scorso a Lugano. Ascoltare la comandante della Polizia cantonale di Ginevra, signora Monica Bonfanti, ha permesso una reale osservazione delle competenze distintive. Ma è solo un esempio e ciò che si è sentito quella sera ha messo in luce l’importanza e l’efficacia del lavoro svolto dalle donne a livello dirigenziale, sia all’interno delle istituzioni che nell’economia privata. Sono fiducioso che tutto quanto presentato a Lugano possa aver contribuito a rafforzare la consapevolezza personale sul proprio potenziale alle quasi 200 persone (in gran parte donne) che hanno partecipato. Proprio mercoledì 20 marzo il Governo ha accolto le proposte del mio Dipartimento sulle nomine del nuovo Caposezione della Sezione della Popolazione e del suo aggiunto. Saranno entrambe donne che con le loro competenze, sono convinto, porteranno un grosso contributo nella conduzione di una Sezione di 140 collaboratori, che gestisce e amministra una notevole mole di lavoro in un settore, come quello dello stato civile e dei permessi per gli stranieri, decisamente sensibile. Così il Dipartimento delle istituzioni potrà vantare di non essersi fermato a un’unica donna alla guida di una Divisione (quella della Giustizia), ma di averne scelte due, una alla testa della Sezione e una quale sua vice. In futuro non so che cosa potrà avvenire nel mio Dipartimento. Di sicuro, se sarò riconfermato, posso già sin d’ora dare visibilità che la mia politica sul tema non cambierà: il mercato del lavoro, compresa la stessa amministrazione cantonale, annovera profili di donne lavoratrici interessanti e voglio rafforzare la mia convinzione che il successo organizzativo e quindi quello di una squadra vincente rimarrà quella che un capo avveduto non deve lasciarsi sfuggire la persona giusta per il posto giusto.

Tanti auguri Norman

Tanti auguri Norman

Sabato mattina al Mercato di Bellinzona la locale Sezione della Lega dei Ticinesi ha festeggiato il Consigliere di Stato Norman Gobbi per il suo 42esimo compleanno. Un momento di festa con tanti amici e simpatizzanti durante il quale sono state distribuite 150 porzioni di torta. Una volta di più abbiamo potuto constatare quanto Norman sia apprezzato e ben voluto dalla gente.

«Muri per proteggere, non per dividere»

«Muri per proteggere, non per dividere»

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 15 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Quattro anni vissuti intensamente, dai permessi falsi al casellario giudiziale

Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, è stato eletto sulla lista della Lega nel 2011 e cerca una nuova conferma sulla lista unica Lega-UDC. Dal caso dei permessi falsi al sovranismo alla Matteo Salvini.

Partiamo da un dossier che a metà legislatura le ha creato parecchi grattacapi: i permessi falsi. Oggi tutto funziona?
«Direi che è tutto a posto nella misura in cui è stato predisposto un sistema di verifica interna rafforzato, una sistematica non presente in altri Cantoni. E ci ha permesso di rispondere ad un altro problema riscontrato: i tempi lunghi di evasione delle verifiche. Abbiamo aumentato i controlli ma nello stesso tempo diminuiti i tempi. E per un sistema amministrativo è senz’altro un successo».

Quando era scoppiato il caso era intervenuto con rabbia dicendosi «furibondo» nei confronti dei funzionari che avevano tradito la fiducia. Era scenografia o era davvero incavolato?
«Ero davvero furibondo, il tema dell’immigrazione è tra quei temi che potrei definire core business della mia azione politica. Vedermi tradito su in tema tanto sensibile, mi ha profondamente ferito e ha tradito il rapporto di fiducia che ci deve essere tra Stato e cittadino».

Si può dire che, fondamentalmente, le è andata bene visto che presto, per effetto del caso Argo1, i riflettori su di voi si sono spenti. In Ticino capita che scandalo scaccia scandalo. Tutto va quindi bene così?
«Non direi che scandalo scaccia scandalo, tanto che lei mi pone una domanda su questo tema, significa che ha lasciato il segno, come il segno lo ha lasciato anche Argo1. Semmai c’è stato un approccio diverso da parte del mio Dipartimento rispetto a quello di Paolo Beltraminelli. Io ho voluto subito misure d’urgenza, per avere una maggiore verifica di ciò che fa un funzionario in materia d’immigrazione. La situazione da noi si è presto normalizzata, al DSS i tempi sono stati molto più lunghi».

Parliamo di giustizia. Come descriverebbe il suo rapporto con il nuovo procuratore generale Andrea Pagani e come si pone di fronte alle pressanti richieste che arrivano alla politica?
«Le richieste sono sempre numerose, occorre valutarle e ponderarle. Con Pagani mi pare di poter dire che il messaggio sia passato meglio rispetto a prima del suo arrivo: in partenza vanno verificate tutte le misure interne per capire se la necessità può essere soddisfatta senza dover per forza attingere a nuove risorse e aumentare i costi. In taluni casi si è capito che lavorare meglio e risolvere alcuni problemi è possibile. Ad esempio grazie ai segretari giudiziari sarà possibile sgravare il lavoro che grava sulle spalle dei procuratori pubblici, penso soprattutto ai reati bagatella. Ci sono meccanismi da cambiare e una realtà da considerare, come la minor fedeltà alla funzione rispetto al passato. Se penso ad Antonio Perugini, al beneficio della pensione da poche settimane, ha trascorso metà della sua vita all’interno del Ministero pubblico. Oggi dei giovani vengono nominati e dopo qualche anno escono e gli incarti passano di mano con le difficoltà che questo comporta».

Siamo nel 2019 ma non sappiamo ancora cosa ha partorito il progetto Giustizia 2018. È sempre pericoloso dare delle connotazioni temporali precise in politica dove i tempi sono spesso eterni. È d’accordo?
«Esatto, e vale soprattutto sulla giustizia, l’ho constatato parlando con i colleghi attivi in diversi Cantoni. I tempo sono davvero lunghi forse anche perché la Magistratura ha una tendenza a conservarsi più che a riformarsi. Ma la prudenza è anche un bene, e lo dice un decisionista. Ma in questa materia può accadere che spinte troppo decise portino a scelte affettate. Giustizia 2018 ci sta permettendo di riallacciare un discorso costruttivo con tutta la Magistratura ed è l’aspetto più importante per i rapporti con il terzo potere».

Qualche volta il suo Dipartimento è stato ritenuto poco disposto al dialogo nel caso di persone che hanno dovuto lasciare la Svizzera per problemi di permesso. Anche famiglie e persone integrate. Tutta colpa di Gobbi?
«Quando si parla di richiedenti l’asilo a decidere è la Confederazione e il Cantone è chiamato ad eseguire. Nel caso di chi ha un permesso ed è stato espulso, vale il principio del rigore nei confronti delle persone che approfittano del nostro paese dal profilo sociale, dei debiti fatti singolarmente come pure, talvolta, dal profilo dei reati penali».

Una volta la Lega era il partito dei muri (ad esempio alla frontiera), lei è sempre di quell’avviso o ha ammorbidito la sua linea politica?
«I muri servono per dare protezione. Non servono per dividere. La protezione è indispensabile perché siamo un cuneo di un sistema molto liberale all’interno di un contesto economico e sociale in difficoltà, penso soprattutto all’Italia. Il fatto che sul nostro territorio riusciamo a garantire un alto grado di sicurezza ci permette di attrarre ancora buoni contribuenti e buone aziende».

Il sovranismo alla Salvini è anche il suo concetto di sovranismo?
«Lui lo esercita all’interno di una realtà più economica che politica che è l’UE. All’interno di questa c’è qualcuno che definisce quali sono i compiti da svolgere. Noi, fortunatamente, viviamo in un Paese federalista nel quale i Cantoni godono ancora di margini di autonomia e sovranità».

I ticinesi in questi anni si sono anche visti tartassati da un leghista in materia di imposte di circolazione. Quella fu una sua gaffe o anche lei si è accorto troppo tardi che il meccanismo andava aggiustato?
«Sulle imposte di circolazione io, da parlamentare, ero contrario perché già allora convinto che quel sistema bonus/malus non era sostenibile. Il problema è che non c’è una soluzione che va bene a tutti ed è emerso dalla consultazione. Ognuno ha la sua visione perché pensa alla sua macchina. Il nuovo sistema ci permetterà di riallinearci sulla media nazionale, puntando però anche sull’aspetto ambientale».

Un tema che le sta particolarmente caro è la sicurezza. Il Ticino è un luogo sicuro?
«Decisamente più sicuro da quando ho preso in mano il Dipartimento. I dati lo dicono chiaramente, anche in quei territori come il Mendrisiotto o il Malcantone, presi di mira da parte dei delinquenti. Oggi abbiamo creato un muro di collaborazione interforze tra cantonale, comunali, guardie di confine, polizia ferroviaria e con i colleghi italiani. E le rapine sono diminuite, ma non abbassiamo mai la guardia, penso ai fenomeni come la delinquenza giovanile che proviene dai campi Rom del Milanese. Persone che sanno bene che da noi il diritto minorile è molto tollerante».

Il casellario giudiziale è stato un tema sul quale ha conosciuto anche ostacoli posati dall’interno del Governo, ma non si è mai arreso. I fatti (oggi) sembrano darle ragione. Ha qualche sassolino da togliersi dalla scarpa?
«Credo che anche in questo caso il sovranismo e la sovranità siano centrali. È stata una misura che ci ha permesso di dare un segnale e ad attribuire l’onere della prova a terzi. I dati ci dicono che, senza questa misura, circa 300 persone con reati gravi alle spalle avrebbero potuto prendere residenza o trovare un posto di lavoro da noi. Se si riferiva a Manuele Bertoli è risaputo che sui temi della migrazione non ci troveremo quasi mai d’accordo, è il lato positivo del confronto all’interno di un Governo».

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«Nella Lega abbiamo una conduzione un po’ liquida»

Qual è stato il momento più difficile degli ultimi quattro anni?
«Indubbiamente il caso dei permessi falsi. È stato il momento più buio del mio secondo quadriennio in Governo, ma che ho affrontato con determinazione, come mio solito, direi di petto correggendo la situazione».

C’è un’azione politica della quale si è pentito?
«Certamente, non sono infallibile. Ad esempio sull’imposta di circolazione avrei dovuto muovermi con maggiore anticipo, ma da consigliere di Stato le idee sono sempre tante, la voglia di fare non mi manca, ma il tempo da impiegare sui molteplici fronti è ridotto ed è sempre bene soppesare l’energia a disposizione. Siamo arrivati un po’ tardi, ma adesso ci siamo».

E qual è stato il momento che le ha dato maggiore soddisfazione?
«Comunque la corsa al Consiglio federale. Essere chiamato direttamente dal presidente dell’UDC nazionale e capire che c’era tantissima fiducia, mi sento di dire che gratifica in maniera molto importante. Non sono stato eletto, ma il segno l’ho l’asciato».

Il mestiere di consigliere di Stato è più logorante o più entusiasmante?
«Mi alzo tutti i giorni con una gran voglia di fare. Non dormo molte ore, ma a sufficienza per non sentirmi stanco. Sono contento di quello che faccio».

Salario, cassa pensioni e rimborsi: i tre temi sono stati al centro della politica per molti mesi. Per qualcuno in Governo avete fatto un po’ i furbi. Conferma o respinge?
«Direi che la respingo fermamente. Come Consiglio di Stato abbiamo proposto una soluzione per regolare il sistema pensionistico dei membri dell’Esecutivo. È vero che c’è stato negli anni una sorta di disordine amministrativo a livello di Cancelleria che ha messo in difficoltà la credibilità del Governo, benché si sia sempre operato seguendo la traccia di chi ci aveva preceduto. Nessuno ha inventato nulla e nessuno ha fatto il furbo. Chi lo ha sostenuto è stato sì in malafede».

Sente che il suo seggio è a rischio oppure dopo l’accordo con l’UDC è sereno?
«L’incertezza c’è sempre, non ci si può mai dire sereni, un’elezione ha sempre una porzione di imponderabile, così funziona la politica e non mi lamento di certo. Presto toccherà ai cittadini dire la loro, fare le loro legittime scelte. Dato che non sono tranquillo invito tutti a votare lista numero 12, candidato numero 4».

Come definirebbe il rapporto tra lei e il suo partito?
«Ottimo in tutti in sensi. Nonostante tutto a sei anni dalla morte del Nano, anche di fronte alle previsioni pessimistiche di analisti e commentatori politici, la Lega è ancora viva e vegeta. Oggi abbiamo una conduzione un po’ liquida, che rispecchia la società altrettanto liquida in cui ci troviamo, la Lega riesce comunque ad affrontare i temi, a creare coalizioni e anche a gestire quei malumori interni che ci sono, ma alla fine la sintesi leghista è vincente e non lascia strascichi. È stato così su molti temi, cito ad esempio la tassa sul sacco dei rifiuti. Noi guardiamo sempre avanti».

Un consigliere di Stato deve potersi muover in maniera indipendente o deve seguire la linea dettata dal partito?
«La fortuna di Claudio e quella mia è che la Lega non è molto presente a livello di apparato di partito. Ci siamo da diversi anni ma non siamo un partito storico con tutti i suoi complessi e macchinosi apparati da accontentare e foraggiare. Chi ci vota sa bene cosa otterrà, senza se e senza ma».

No all’accordo quadro che calpesta la nostra Sovranità

No all’accordo quadro che calpesta la nostra Sovranità

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 8 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Nei prossimi giorni il Consiglio di Stato prenderà posizione sull’accordo quadro per le relazioni tra la Confederazione elvetica e l’Unione europea.
Per noi il messaggio da inviare al Consiglio federale è chiaro: No ad un accordo che fa strame della nostra Sovranità. Infatti, se guardiamo agli interessi meramente cantonali, l’accordo raggiunto dal DFAE con l’UE mette a repentaglio istituzioni fondamentali per la gestione operativa del nostro Cantone.
Nell’ambito del divieto dei cosiddetti “aiuti di Stato” previsto nell’accordo, BancaStato e AET saranno obbligate a privatizzare e perdere la garanzia statale, così come molte aziende di distribuzione elettrica e servizi comunali (AMB, AIM, AEM, …).
Senza dimenticare poi che, in questo settore degli “aiuti di Stato”, ricadrebbero pure alcune misure di carattere fiscale, minando così la sovranità fiscale dei Cantoni, e alcuni aiuti alle aziende (pensiamo in particolare alla promozione economica regionale e turistica).
La ripresa dinamica del diritto europeo, sottoposta alla vigilanza ultima in caso di diatriba della Corte di giustizia dell’UE (sic!), è il vero grimaldello per demolire la nostra Sovranità e la Democrazia diretta che la regge.
Se l’accordo quadro venisse siglato così come concordato dal DFAE, il controllo dell’immigrazione e le misure d’accompagnamento in materia di libera circolazione a tutela dei lavoratori indigeni sarebbero spazzati via d’un sol fiato dall’UE e dalla sua Corte. Il Canton Ticino ha più volte ribadito la fondamentale necessità di controllare la libera circolazione e i suoi effetti sul mercato del lavoro (sostituzione, dumping, …), proprio grazie a posizioni chiare dei Consiglieri di Stato leghisti.
Anche in questa occasione il Ticino deve ribadire il suo No all’abbattimento dei già fragili argini posti alla libera circolazione, in quanto, se l’accordo venisse siglato così come proposto, anche misure locali (come il casellario giudiziale e il divieto di sosta alle carovane Rom straniere) sarebbero cancellate, così come il grande lavoro svolto per contrastare le numerose infrazioni sul mercato del lavoro riscontrate in Ticino (1/3 di tutte quelle registrate in Svizzera!).
Va poi aggiunto che sul nostro territorio – in virtù della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE che ci verrebbe imposta – arriverebbero studenti in cerca di aiuti pubblici, disoccupati stranieri in cerca di rendite e lavoro, pensionati in cerca di rendite migliori, e quant’altro.
I sottoscritti Consiglieri di Stato si sono impegnati, si impegnano e si impegneranno nel difendere il Canton Ticino e la Svizzera dalla demolizione della nostra Sovranità e della nostra Democrazia diretta, rimandando al mittente un accordo quadro che tien conto unicamente degli interessi dell’economia globalizzata e non considera gli interessi del territorio e della popolazione Ticinese.

Norman Gobbi e Claudio Zali

Con i suoi 253 chili è il profiterole più grande del mondo

Con i suoi 253 chili è il profiterole più grande del mondo

Sono oltre 4700 i bignè riempiti per confezionare il dolce da record

È da far girare la testa ai più golosi il mega profiterole confezionato oggi, in occasione della 90esima edizione del Carnevale Airolese (Carnué d’Airö).
Con il dolce dal peso di 253 chili, gli organizzatori della manifestazione carnevalesca hanno voluto non solo deliziare i palati dei presenti, ma anche surclassare l’attuale Guinness World Record, stabilito a Mazara del Vallo nel 2018 con un profiterole da 230 chili.
Un team di 20 coraggiosi capitanati da Simona Forni (pasticcera presso il ristorante Biselli, Andermatt), Tea Velti (cuoca presso il ristorante Forni, Airolo) e Alessandro Manfrè (gerente della Locanda Orelli, Bedretto) hanno preparato, riempito, glassato e posato i 4’780 bignè previsti per costruire il maxi dessert. E non è mancato un pasticcere d’eccezione: Norman Gobbi. Il Consigliere di Stato si è tirato su le maniche ed ha aiutato nel confezionamento del ghiotto dolce.
Il duro lavoro è stato ripagato con l’attestato consegnato dal giudice della Guinness World Records che certifica il nuovo traguardo raggiunto. «Sono felicissimo e non posso che ringraziare tutti i partecipanti», ha voluto sottolineare Oscar Wolfisberg, del Carnevale Airolese.
Tanto ben di dio non poteva che finire laddove destinato sin dall’inizio: nella bocca dei presenti. Ma non solo. La maggior parte dei profiterole verrà imballata e distribuita alle fondazioni, case per anziani, associazioni e mense locali. Il piano di distribuzione prevede infatti una bilancia dello spreco pari a zero!
I festeggiamenti continueranno tutta la sera con cena a base di Raclette del Gottardo del Caseificio del Gottardo di Airolo e musica a 360°.

(Foto: FVR / M. Franjo)

Sono Caprara e Ghisla i due “Re delle nevi”

Sono Caprara e Ghisla i due “Re delle nevi”

Da www.ticinonews.ch

Diversi politici si sono sfidati questa mattina sulle piste di Bosco Gurin. Sci di fondo e Slalom gigante le due specialità.

Dopo il calcio… ecco anche lo sci per il parlamento ticinese. Diversi deputati – come testimoniato dal profilo Facebook di Germano Mattei – si sono infatti sfidati questa mattina sulle nevi di Bosco Gurin.
Lo slalom gigante è stato vinto dal PLR Bixio Caprara, che ha preceduto di pochissimi centesimi il collega di partito Fabio Käppeli. Terzo Paolo Beltraminelli. Unica donna in gara è stata Giovanna Viscardi.
Nel fondo, la vittoria è invece andata al pipidino Simone Ghisla. Anche in questo caso la “medaglia d’argento” è toccata a Käppeli. Oltre al Consigliere di Stato Beltraminelli, era presente anche Norman Gobbi. Auguri di pronta guarigione a Fabio Regazzi, infortunatosi.

Ecco la squadra dei Giovani Leghisti candidati al Gran Consiglio

Ecco la squadra dei Giovani Leghisti candidati al Gran Consiglio

Sono 19 i giovani candidati presenti nella lista della Lega dei Ticinesi (n°14). «In questi anni il movimento giovanile ha avuto un’importante crescita che oggi permette di presentare un numero considerevole di giovani».

I candidati provengono da diverse zone del Cantone e sono presenti in tutti i distretti della lista, «ciò é frutto dell’importante lavoro svolto sul territorio. Anche per le Elezioni Cantonali 2019 il Movimento Giovani Leghisti ci tiene a dare il propriocontributo all’interno della lista Lega dei Ticinesi portando la voce delle giovani generazioni».

Di seguito la lista dei candidati MGL:

16 Tonini Stefano 02.08.1991 Chiasso
19 Aldi Sabrina 10.06.1985 Lugano
25 Bignasca Boris 17.12.1986 Lugano
28 Caldelari Gabriele 03.05.1993 Magliaso
29 Campagna Jon 11.07.1984 Savosa
32 Censi Andrea 09.07.1992 Lugano
37 Marioli Nicholas 28.07.1994 Lugano
38 Masucci Massimo 04.11.1989 Lugano
46 Rückert Amanda 21.01.1987 Lugano
55 Ceschi Valentina 09.04.1987 Locarno
56 Dadò Darwin 05.08.1992 Locarno
62 Freddi Ewan 27.06.1990 Centovalli
64 Grassi Marco 02.05.2000 Ascona
72 Ambrosini Elia 02.02.2000 Bellinzona
73 Bognuda Joel 06.11.1988 Riviera
80 Gadoni Matteo 04.09.1986 Bellinzona
82 Guerra Michele 11.11.1985 Pollegio
85 Melera Mattia 17.08.1995 Arbedo-Castione
90 Simoni Matteo 30.05.1992 Pollegio

Per un pugno di voti

Per un pugno di voti

Quattro settimane di campagna elettorale, 19 candidati al Consiglio di Stato in lizza

In piena ambientazione western, parte il 25 febbraio la trasmissione preelettorale di Rete Uno. “Per un pugno di voti” è il programma per conoscere i candidati al Consiglio di Stato ticinese in un fuoco di fila di domande, degno delle migliori pellicole di Sergio Leone. Gli incontri saranno quotidiani dal lunedì al venerdì. Proseguiranno fino al 29 marzo, con l’eccezione della settimana di Carnevale.
Saranno 14 minuti, dalle 12.08 alle 12.22, tutti i giorni durante i quali, a turno, Sharon Bernardi, Agata Galfetti e Amanda Pfaendler, con la collaborazione di “cavallo pazzo” Paolo Riva, ci faranno conoscere i contendenti alle prossime elezioni cantonali ticinesi.
La trasmissione sarà in diretta radiofonica su Rete Uno, ma pure diffusa in video streaming sul sito, sul play e su Facebook RSINews dove ci sarà la possibilità di commentare quanto sta andando in onda.

L’appuntamento è per martedì 26 febbraio alle 12.08 su Rete Uno