«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 17 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi risponde alle critiche che gli sono state rivolte dopo aver pronunciato una frase sopra le righe nei confronti degli italiani e smentisce che in Governo ci sia del nervosismo sulle misure di contenimento da adottare.

Lei è finito nell’occhio del ciclone mediatico e politico per una poco elegante frase nei confronti degli italiani. Concorda sul fatto che sia stata una caduta di stile?
«Quando il ciclone mediatico e politico viene creato su una errata comprensione di una frase “rubata” in un fuori onda televisivo c’è poco da fare. Non ci si può nemmeno scusare. Ciò che è stato riportato (ad arte da alcuni avversari politici) non è ciò che ho detto. Quindi il fatto non esiste. Potremmo star qui ore a disquisire sul bon ton. La realtà è un’altra: questa pandemia necessita di interventi appropriati sia di qua sia di là dal confine e ognuno è chiamato a fare il suo. Unicuique suum: se lo dico in latino va meglio?».

In questa seconda ondata le si rimprovera di avere alzato eccessivamente i toni come presidente del Governo. Concorda o contesta?
«In questa seconda ondata il presidente del Governo si è fatto – come nella prima ondata – portavoce dell’intero Governo. Non sono i toni a essere eccessivi, sono le misure da adottare a essere impegnative, per taluni pesanti e per altri sempre troppo blande. I miei toni sono sempre stati improntati a far passare un messaggio chiaro».

C’è poi la fuga in avanti e la ritrattazione delle misure presentate domenica scorsa in fretta e furia. Un errore di percorso o il segno del nervosismo che inizia a farsi strada anche al vostro interno?
«Il Governo ha voluto e dovuto lanciare domenica scorsa un ultimo appello alla popolazione per evitare di dover ricorre a misure più drastiche. E i numeri degli ultimi giorni sembrano confermare che la popolazione ha recepito l’appello e capito la gravità della situazione. Il fatto che il giorno successivo abbiamo dovuto precisare alcune questioni (sostanzialmente per il mondo dello spettacolo: cinema, teatri e concerti) non mi sembra una tragedia. Il Governo è unito e la conduzione di questa crisi ci sta rafforzando».

È curioso che per spiegare il dietrofront sia stato mandato al fronte il cancelliere Arnoldo Coduri. Tutti i consiglieri di Stato avevano impegni improrogabili al punto da evitare il confronto e la spiegazione ai cittadini?
«Erano spiegazioni di natura tecnica, non politica (da 5 persone si passa per gli spettacoli a 30, come era già stato previsto per le funzioni religiose). Il messaggio politico era: agiamo tutti insieme ora per evitare limitazioni peggiori in un secondo momento. Ricordo inoltre che uno dei compiti del cancelliere è rappresentare il Governo verso l’esterno e infatti la comunicazione e l’informazione sulla crisi attualmente è stata centralizzata, come ho comunicato proprio nel corso della conferenza stampa di domenica scorsa, al SIC (Servizio dell’informazione e della comunicazione del Governo) di cui il cancelliere è responsabile. In tutta franchezza, mi sembra quindi una polemica sterile. Ora è importante guardare avanti perché i prossimi mesi saranno altrettanto impegnativi».

Premesso che sbagliare è umano e nessuno qui vuole infierire, il rischio è che la cittadinanza guardi più alla forma che alla sostanza, perdendo di vista l’obiettivo primario, la salute e la lotta alla pandemia. Cosa ne pensa?
«Ai fiumi di parole noi preferiamo i fatti. Come tutti i ticinesi alla forma preferiamo la sostanza. E in questa crisi le chiacchiere sono dannose. Anzi: fanno sbagliare. Credo che abbiamo ripetuto centinaia di volte qual è l’obiettivo principale di tutte le misure di fronte alla crisi: la salute dei concittadini; e non solo per chi, purtroppo, si ammala di COVID-19, ma anche per coloro che devono affrontare tutte le altre patologie che non si fermano davanti al coronavirus. Quindi: evitare la pressione sulle strutture sanitarie attraverso misure appropriate che non portino alla chiusura di ogni attività. Pena un collasso economico e sociale».

Dare una mano per migliorare il Comune

Dare una mano per migliorare il Comune

Non sappiamo ancora come si svilupperà la curva dei contagi nelle prossime settimana. “Quello che però possiamo già sin d’ora fare è trovare accorgimenti pratici, concreti, per sostenere e aiutare le persone o anche le iniziative che potrebbero subire nei prossimi tempi ripercussioni negative. Insomma: far crescere quel movimento spontaneo di solidarietà che si era sviluppato nelle settimane in cui erano in atto le diverse chiusure”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che prosegue: “In quelle settimane molti giovani, ragazzi e adulti legati alle parrocchie o ad altre associazioni, ma anche persone singole hanno aiutato soprattutto gli over 65, spesso propri parenti. Sono andati a fare la spesa, a fare i pagamenti, mantenendo un contatto reale anche con chi non poteva uscire di casa. Uno spirito solidale che ha mostrato il meglio della nostra comunità. L’obiettivo del Consiglio di Stato e mio personale è non arrivare a quelle situazioni di necessità, però ciò che è stato fatto potrebbe essere utile anche in futuro, sotto forma di altri tipi di intervento”.

Che cosa si può fare concretamente? Sentiamo ancora il Presidente del Governo Norman Gobbi: “Il gruppo Cantone-Comuni chiamato “Covid Inverno” coordinato dalla Sezione enti locali si sta adoperando per fornire ai Comuni spunti e soluzioni atte ad assicurare alcuni servizi, come l’accudimento dei figli, la consegna della spesa a domicilio, il dog sitting, ecc., per i cittadini che ne dovessero avere la necessità. Se in marzo e aprile la maggior parte della gente era a casa, perché erano state sospese le attività lavorative e quindi vi erano molte persone che hanno potuto mettersi a disposizione degli altri, in futuro – confidando di non vivere un secondo lockdown – potrebbero esserci ancora taluni bisogni, ma con meno cittadini in grado di dare una mano. È una bella sfida per i nostri Comuni”.

Ma questo potrebbe anche essere messo in pratica non solo… in tempo di guerra, facciamo presente al nostro interlocutore. “Esatto, proprio così. Ed è per questo che ai miei occhi assume una valenza doppia. Perché si tratta di un “esercizio” che rafforza il senso di appartenenza a una comunità e sviluppa la qualità di vita e il benessere residenziale che i cittadini ricercano. Le forme di volontariato, che si manifestano spesso nell’associazionismo sportivo, culturale o scautistico, sono i vettori che costruiscono Comuni migliori. Sostenere le iniziative della società civile in forma sussidiaria da parte dell’autorità comunale diventa quindi uno strumento ideale per far crescere un Comune, soprattutto se questo Comune è l’espressione di una recente aggregazione”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Un cappello necessario per la nostra sicurezza

Un cappello necessario per la nostra sicurezza

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 13 agosto 2020 del Corriere del Ticino

Nel suo editoriale apparso su questo giornale il 15 luglio scorso Giovanni Galli scriveva che per convincere le cittadine e i cittadini svizzeri a sostenere il credito per l’acquisto dei nuovi aerei da combattimento non basterà lanciare slogan. Occorrerà «dare informazioni chiare e concrete sul ruolo della difesa aerea». Ha ragione. Iniziamo allora a precisare che la nostra Costituzione prevede che l’esercito adempia il mandato di difesa della nazione. E per un Paese neutrale come la Svizzera risulta ancora più decisivo essere in grado di proteggere persone, cose e beni da eventuali minacce esterne. L’organizzazione di milizia del nostro Esercito permette di raggiungere l’obiettivo di difesa, coinvolgendo il maggior numero di cittadine e cittadini, che si rendono responsabili e attivi in questa «missione». A patto però che la struttura-esercito sia in grado di operare a favore della protezione a terra e della protezione in aria. Se non ci fosse quest’ultima verrebbe vanificato l’impegno delle truppe di terra. È come se per proteggersi dal sole – mi si passi il paragone – spalmassimo sul nostro corpo la crema solare adeguata, ma in testa non mettessimo un cappellino. L’insolazione sarebbe garantita, nonostante la protezione della nostra pelle. Le forze aeree risultano quindi il cappello necessario per la nostra sicurezza.

Una decisione di principio
Siamo chiamati a sostituire – per la sicurezza della popolazione – i nostri aerei da combattimento entrati in servizio rispettivamente nel 1978 (i Tiger, oggi completamente inadeguati allo scopo) e nel 1996 (gli F/A 18 Hornet, che nel 2030 raggiungeranno la fine della loro vita). I nuovi velivoli avranno un costo massimo di 6 miliardi di franchi e verranno pagati attingendo esclusivamente al budget del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Il 27 settembre dovremo quindi prendere una decisione di principio: aerei per proteggere la popolazione svizzera sì o no.

Le minacce
Facciamo spesso fatica, da cittadine libere e da cittadini liberi, a immaginare che vi siano minacce per la nostra persona, per i nostri beni, poiché siamo abituati a vivere in un sistema politico, economico e sociale stabile. La storia recente del XX secolo con le due Guerre mondiali, le disgregazioni di Stati anche a noi vicini avvenute sul finire del Novecento, nonché la radicalizzazione islamista che ha provocato e provoca il fenomeno del terrorismo, vera piaga di questo inizio di XXI secolo, dovrebbero farci comprendere che le minacce non cessano. Se guardiamo ai prossimi decenni nessuno ci può assicurare che vivremo sempre in pace. E gli sviluppi tecnologici avranno sempre un segno positivo o potrebbero far sorgere – Dio non voglia – albe di guerra?

La difesa della popolazione
Da qui la necessità di disporre di un sistema integrato di sicurezza per la difesa della nostra popolazione. Una rete composta da polizia, pompieri, servizi di ambulanza, in cui l’esercito si inserisce come riserva di sicurezza, sia a terra, sia per la protezione dei voli. In tutte queste «agenzie di sicurezza pubblica» occorre investire, perché esse permettono di mantenere una piazza economica attrattiva, dove la stabilità istituzionale e sociale, oltre all’attenzione ambientale, diventano essenziali vettori di crescita a favore del benessere di ogni cittadina e cittadino elvetico.
Non possiamo permetterci che il nostro Esercito sia un’anatra zoppa. La protezione dello spazio aereo è determinante – anche in tempo di pace – per prevenire, dissuadere e bloccare eventuali minacce. Ogni anno in Svizzera vi sono circa 40 casi in cui un velivolo viola la sovranità aerea, non rispetta le regole del traffico aereo o si trova in una situazione di emergenza tale da richiedere un intervento. Ogni anno le Forze aeree rossocrociate effettuano circa 350 controlli a campione per verificare i dati degli aeromobili. Senza aerei da combattimento all’altezza di tale nome il nostro Esercito verrebbe privato di uno dei suoi principali compiti di protezione nella terza dimensione. Senza aerei da combattimento all’altezza di tale nome la sicurezza della popolazione svizzera non sarebbe più garantita. È lo scenario che vogliamo per noi e soprattutto per i nostri figli?

Den Bürgersinn wiederentdecken

Den Bürgersinn wiederentdecken

Da www.aargauerzeitung.ch

Ein Gastkommentar von Norman Gobbi zum 1. August.

«Was während der Notlage erreicht wurde, muss auch morgen gelten: Bürgersinn, der zur Schaffung von Wohlstand für alle führt»

Die Schaffung eines neuen «Paktes» zu Gunsten der Schweiz: Das wünsche ich allen Schweizerinnen und allen Schweizern anlässlich dieses 1. August. Angesichts der Krise, mit der wir konfrontiert waren und sind, erhält dieser Feiertag eine neue Bedeutung.

Unser System ist auf die Probe gestellt worden. Wir kommen gut da raus, vor allem dank des grossen Solidaritätsgeistes. Aber Vorsicht: Die Schweiz – bestehend aus Kantonen, aus Gemeinden, aus Bürgerinnen und Bürgern – muss ihren neu gefundenen Modus Vivendi angesichts dieses unsichtbaren Virus erst noch bestätigen.

Es ist insbesondere notwendig, sich als Menschen wiederzuentdecken, der eingefügt in eine Gemeinschaft ist. Eine Gesellschaft, in der jeder Einzelne der Schlüssel zum Erfolg einer ganzen Gemeinschaft ist. Die Coronavirus-Krise hat uns dies gezeigt: Der Bundesrat und der Regierungsrat jedes Kantons haben die Eigenverantwortung ihrer Mitbürgerinnen und Mitbürger eingefordert, um die Ausbreitung der Ansteckung zu bekämpfen. Opfer wurden von allen gefordert.

Gerade als Präsident der Tessiner Kantonsregierung bin ich mir dessen wohl bewusst. Das Opfer, das wir von allen gefordert haben – ich spreche insbesondere von der Tessiner Realität, die ich am besten kenne – hat zu einer massiven Eindämmung der Kurve geführt. Eine fast bewegende Reaktion, die das wahre Gesicht der Schweiz und der Schweizer zeigte. Tatsächlich hat jeder seinen Teil dazu beigetragen, indem er an sich selbst und andere dachte.

Was während der Notlage erreicht wurde, muss jedoch auch heute und vor allem morgen noch gelten: ein wiederentdecktes Konzept des Bürgersinns und des Verantwortungsbewusstseins, das zur Schaffung von Wohlstand für alle führt. Am 1. August müssen wir uns dies sagen und uns daran erinnern.

Die durch die Krise auferlegte Isolation hat uns unser Territorium, «unsere Heimat», wiederentdecken lassen. Der Ort der Zuneigung, der Ort unserer Wurzeln, der Ort, den wir am meisten lieben und für den es sich lohnt, sich einzusetzen. Viele von uns kannten bestimmte Inseln oder weit entfernte Nationen und waren mit dem Gebiet, in dem sie aufwuchsen, nicht vertraut.

In den letzten Monaten haben wir stattdessen die Gelegenheit zu schätzen gewusst, durch die Strassen «unserer Heimat» zu gehen und – endlich – die Orte «unserer Heimat» zu besuchen. Die Produkte «unseres Hauses» zu kaufen, indem man dem Erzeuger, dem Bauern oder dem Gastwirt in die Augen schaut, der uns ein Gericht mit einheimischen Produkten serviert hat.

Der Wert der Wiederentdeckung «unserer Heimat» hat unser Wohl begünstigt, das Wohl unseres Volkes, das Wohl der Arbeiter und der ansässigen Arbeitnehmer. Das Gemeinwohl. Am Tag des 1. August müssen wir es uns sagen und uns daran erinnern.

Diese Wiederentdeckung sollte uns dazu bringen, am 1. August über einen neuen «Pakt» nachzudenken, den jeder von uns mit der Schweiz schliessen kann. Wir müssen stolz darauf sein, was wir in Krisenzeiten getan haben. Aber dieser Stolz kann nur dann in eine treibende Kraft umgewandelt werden, wenn wir in der Lage sind, die Werte zu respektieren und zu erneuern, die unser Heimatland aufgebaut haben.

Werte wie die gegenseitige Hilfe (d.h. die Solidarität zwischen den Menschen), die Verteidigung unserer Freiheit gegen jede Einmischung, auch von aussen, der föderalistische Aufbau unseres Staates, die Achtung der Minderheiten, die Gewährleistung der Autonomie der Kantone, die Freiheit unserer Wirtschaft. Damit jeder Bürger – alle Bürger – frei und Schweizer ist.

Occhio al falso Gobbi che offre finanziamenti su Facebook e cerca di rubarvi soldi

Occhio al falso Gobbi che offre finanziamenti su Facebook e cerca di rubarvi soldi

Da www.liberatv.ch

Il profilo fake del ministro fa il giro del web. Chiede l’amicizia e inizia la conversazione chiedendo se “hai problemi di finanziamento…?”
Prima di accettare una richiesta di amicizia sui social, si consiglia sempre di verificarne l’identità e di capire se è qualcuno che si conosce nella realtà (a meno che si è aperti a nuove conoscenze, e molte persone usano Facebook, Instagram eccetera per questo scopo). Se in questi giorni mi aggiunge Norman Gobbi, attenzione.

Il nome potrebbe farvi chiedere “ma come mai vuole proprio me come amico social?”, sia che siate suoi estimatori sia che no. Ma in realtà non si tratta del Consigliere di Stato: quando si accetta l’amicizia, il presunto Gobbi inizia subito una conversazione. “Hai problemi di finanziamento per riavviare la tua attività? Hai dei piani (casa, proprietà, auto, ecc?). Hai bisogno di prestiti personali?”, chiede. Nello stesso messaggio offre: “Con un tasso del 3% all’anno per tutte le tue richieste”, lasciando un’email del gruppo Mutuel.

Quindi, si tratta forse di un assicuratore che si nasconde per attirare possibili clienti dietro al noto nome di Gobbi. Oppure nemmeno di qualcuno che fa quel lavoro, chi lo sa. Diverse segnalazioni sono giunte in queste ore di profili contattati dal falso Ministro. “Ero sicura fossi un profilo fake”, gli risponde qualcuno. E in effetti…

https://www.liberatv.ch/news/cronaca/1452107/occhio-al-falso-gobbi-che-offre-finanziamenti-su-facebook-e-cerca-di-rubarvi-soldi

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Da www.ticinonews.ch

Si spaccia per Gobbi e chiede soldi
Il consigliere di Stato segnala un profilo falso su Facebook: “Non accettate l’amicizia, non sono io”

C’è qualcuno che si spaccia per Norman Gobbi, chiedendo denaro. Non nella vita reale, ma su Facebook, dove un utente ha creato un profilo falso del Consigliere di Stato, che chiede l’amicizia e poi invia messaggi, offrendo finanziamenti allo scopo di rubare soldi. A segnalarlo è lo stesso Gobbi sulla sua pagina social, mettendo in guardia dall’accettare amicizie da questo profilo, in cui appare la foto del ministro sorridente sullo sfondo di montagne imbiancate, l’informazione che vive a Locarno e la scritta in inglese “God bless me everytime” (Dio mi benedica ogni volta).

“Mi chiamo Norman Gobbi, sono il primo consigliere del sindaco del comune ticinese” è il messaggio, pieno di imprecisazioni ed errori, che riceve il nuovo amico di Facebook. “Al fine di aiutare le persone, gli investitori e i direttori e l’avvio, del virus Corona che ha colpito il mondo, e in particolare gli affari. Abbiamo creato un servizio adatto a tutti voi”. In seguito si parla di “offerta governativa e top secret”, in cui si propone un tasso di interesse del 3% per tutte le richieste dell’utente riguardanti attività, proprietà o prestiti personali.

Non propriamente un messaggio che scriverebbe un consigliere di Stato, ma potrebbe esserci qualcuno pronto a cadere nel tranello. L’invito è quello di segnalarlo a Facebook.

https://www.ticinonews.ch/ticino/si-spaccia-per-gobbi-e-chiede-soldi-YF2997414

Tutti sulla stessa barca: dal Lago Ceresio la serata TV per la festa Nazionale

Tutti sulla stessa barca: dal Lago Ceresio la serata TV per la festa Nazionale

Da Liberatv.ch
Sarà il Lago di Lugano a fare da cornice alla proposta televisiva di tutti i canali TV della SSR per la Festa Nazionale

Quest’anno sarà il Lago di Lugano a fare da cornice alla trasmissione televisiva proposta da tutti i canali TV SSR per la Festa Nazionale.
Una scelta che vuole ricordare e omaggiare quanto fatto dal Canton Ticino per affrontare il coronavirus. Ci imbarcheremo così sul battello “Lugano” con i quattro presentatori, Clarissa Tami, Corina Schmed, Sven Epiney e Jean-Marc Richard e i loro illustri compagni di viaggio, preceduti da un breve saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: il consigliere federale Alain Berset, il regista e coreografo Daniele Finzi Pasca e due sportivi svizzeri tra i più vincenti: la velocista Mujinga Kambundji e l’otto volte campione del mondo di mountain bike Nino Schurter che, proprio in queste settimane, avrebbero dovuto rappresentare la Svizzera ai XXXII Giochi olimpici estivi di Tokyo, poi rinviati al prossimo anno.
Queste quattro personalità ci parleranno dei loro luoghi del cuore, dei paesaggi ai quali sono più legati, ma anche di come stanno vivendo questo momento così particolare anche per il nostro Paese. Nel corso della serata, con la regia di Lorenzo Duca e la produzione di Joanne Holder e Nicola Mottis, racconteremo le belle storie di persone che si sono particolarmente distinte durante la pandemia per piccoli o grandi gesti di solidarietà che riscaldano il cuore. La colonna sonora e l’intrattenimento musicale sono affidati a Chiara Dubey, Da Lombris, Adrian Stern e Gjon’s Tears. Quest’ultimo, cantante e compositore di origini albanesi e kosovare, avrebbe dovuto rappresentare il nostro Paese alla finale dell’Eurovision Song Contest 2020 di Rotterdam, anch’essa poi posticipata di un anno.
Sarà insomma un 1° Agosto particolare, che ci vedrà festeggiare insieme – mantenendo le distanze – nelle quattro lingue nazionali, all’insegna del motto, quanto mai attuale, Tutti sulla stessa barca.
I telespettatori potranno scegliere se seguire la serata nella loro lingua oppure, sul secondo canale audio, in versione originale quadrilingue, sabato 1° Agosto, su RSI LA 1, alle ore 20.40

“Il 1. Agosto 2020 può essere decisivo”

“Il 1. Agosto 2020 può essere decisivo”

Riflessioni in vista della Festa della Patria

Vogliamo approfittare di questo ultimo numero del Mattino prima della – per noi – meritata vacanza per parlare con il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dell’ormai imminente 1. Agosto.
“La nostra festa nazionale quest’anno cade in un momento particolare, in mezzo a due avvenimenti molto significativi per la nostra storia. Da una parte la pandemia legata al Covid-19, un virus che ha tentato e tenta di metterci in ginocchio. Dall’altra la votazione del 27 settembre, quando il popolo sarà chiamato a esprimersi sull’iniziativa “Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)”, con la quale si chiede che la Svizzera possa disciplinare autonomamente l’immigrazione degli stranieri e che non possono essere conclusi nuovi trattati internazionali o assunti altri nuovi obblighi internazionali che accordino una libera circolazione delle persone a cittadini stranieri”.

Quali sono quindi le sue riflessioni? “La lettura di tutta la crisi del coronavirus – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – deve spingerci a considerare nuove modalità e nuovi modelli che toccano sia il comportamento personale, sia il nostro futuro sviluppo. Il 1. Agosto è il giorno che abbiamo scelto per sottolineare lo spirito della Svizzera. Per ricordare da dove veniamo e quali sono i valori fondanti della nostra Patria. Sono valori che toccano il mutuo soccorso tra le persone, cioè quella volontà di sostenersi con spirito solidale. Sono valori che ci hanno portato a costruire uno Stato federalista per una Nazione libera dalle dominazioni straniere, in cui ognuno con responsabilità costruisce il proprio benessere condividendolo quando possibile con gli altri. Portando prosperità a tutta la collettività in uno Stato che nutre la massima fiducia nei suoi cittadini. Uno Stato non invadente ma sussidiario all’attività degli individui, veri protagonisti della crescita sociale ed economica. Cerchiamo di leggere quindi quello che stiamo vivendo nella lotta al virus e il tema della votazione del 27 settembre attraverso – diciamo così – la lente del 1. Agosto”.

Ci sembra di poter dire che sinora in Ticino e più in generale in Svizzera le modalità scelte per lottare contro il Covid-19 rappresentino bene lo spirito della nostra Nazione. “Esatto. Si punta molto sulla responsabilità individuale – valore essenziale come detto per noi svizzeri – perché il buon risultato del singolo porta al successo di tutta la collettività in uno spirito di solidarietà e mutuo sostegno. Nello stesso tempo quanto vissuto durante le fasi di chiusura delle attività economiche ci permette di meglio orientare alcune scelte. Una di queste è proprio legata all’iniziativa per la limitazione dell’immigrazione in votazione il 27 settembre. Sul mercato del lavoro la Svizzera deve essere maggiormente in grado di “autodeterminarsi”, ossia di avere la possibilità di decidere a priori chi e quanti lavoratori stranieri fanno bene alla nostra economia, senza entrare in conflitto con i lavoratori residenti. Ciò significa porre un limite alla libera circolazione delle persone. Ciò significa sostenere l’iniziativa “Per un’immigrazione moderata”. Che non vuol dire erigere un muro al confine, ma almeno – mi si passi l’espressione – guardare negli occhi chi entra. E non vuole nemmeno dire buttar via lo spirito di accoglienza che ha storicamente caratterizzato la Svizzera, non venendo in alcun modo toccata la nostra politica d’asilo. Spero che alcuni di questi pensieri ci possano accompagnare nel giorno del 1. Agosto”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Puntata odierna di “Vacanze a Km0” / RSI

Puntata odierna di “Vacanze a Km0” / RSI

 

Da www.rsi.ch

In un’estate diversa dal solito, in cui la libertà di movimento sarà ridotta e molti Svizzeri italiani resteranno in Patria o a casa, la RSI ha allestito – tanto in Televisione che in Radio che online – un’offerta molto incentrata sul nostro territorio. Parole d’ordine: scoperta, sorpresa e avventura.
Tra questi programmi anche Vacanze a Km 0, che ci presenterà, in compagnia di Rosy Nervi e Stefano Ferrando, luoghi vicini in cui trascorrere una giornata alla scoperta di itinerari, tradizioni, storie e prodotti della nostra regione. Quattordici puntate, da lunedì a domenica, con due numeri dedicati al week end: alla scoperta di luoghi d’incanto, percorsi per escursioni, proposte sportive, di svago e degustazione di prodotti locali.

Questa sera alle ore 19.00 nuova puntata con la presenza di Norman Gobbi.

La puntata: https://www.rsi.ch/play/tv/programma/vacanze-a-km-0?id=13117311

«Dai ticinesi la risposta migliore»

«Dai ticinesi la risposta migliore»

Da www.cooperazione.ch

Il bilancio (provvisorio?) sulla pandemia di Norman Gobbi, presidente del Governo del Canton Ticino: i rapporti con la Confederazione, il flusso dei frontalieri, il ruolo dello Stato maggiore di condotta, l’esautorazione del Gran Consiglio. E sull’obbligo delle mascherine.

Norman Gobbi, come presidente del Governo lei ha ereditato un Consiglio di Stato che verrà ricordato per un clamoroso “disallineamento” dal Consiglio federale.
Ciò è oltretutto avvenuto in un contesto pandemico in cui il “sistema Paese” appariva come l’unica base di lavoro attuabile…

È stato difficile, ma necessario e coerente. Non cercavamo un fronte di rottura, ma dovevamo rispondere a una crisi che in Ticino stava toccando più profondamente che altrove il territorio e la popolazione nel suo intimo e nei suoi affetti. Siamo stati i primi ad averci a che fare e in proporzione eravamo i più colpiti dalla pandemia. La necessità assoluta di rispondere alle preoccupazioni – espresse in primo luogo dai nostri specialisti – non corrispondeva alla percezione che se ne aveva a Berna. Abbiamo dovuto forzare la mano. La ricucitura si è avuta con le riaperture, quando siamo tornati a viaggiare su un binario comune dettato dalla Confederazione, importante da seguire, anche se non sempre in totale condivisione.

Il 30 giugno è scaduto in Ticino lo stato di necessità durato 112 giorni. Cosa le rimane dei mesi di “apnea sanitaria”?
L’aver saputo svolgere un lavoro di gruppo da consiglieri di Stato, e non da rappresentanti di partito. È successo anche nella burrasca che si è prodotta quando si moltiplicavano i pareri critici su alcuni dei provvedimenti adottati. Sensibilità diverse non sono mancate nello stesso Governo, sottolineando i nostri caratteri. Ma voglio ribadire che la risposta in assoluto più convincente l’ha data la popolazione ticinese, che nel momento di vera necessità ha dimostrato una disciplina stupefacente, al di là di tutti i “cliché” che se ne possano avere.

Con lo Stato maggiore di condotta si è prodotta una inusuale conduzione “bicefala” del cantone in emergenza. Un suo bilancio?
Fortunatamente il nostro Stato maggiore viene allenato regolarmente, anche nella reciproca conoscenza degli individui, fra pregi e difetti. I tedeschi dicono che “nelle crisi bisogna conoscere le persone”. A noi è servito per agevolare i processi e le decisioni durante la crisi sanitaria, nella gestione della crisi a livello Paese e nel passaggio fra le due fasi. Non servivano battitori liberi, ma disciplina.

Per il suo ruolo, e anche per le vicissitudini personali, è emersa in maniera molto forte la figura del medico cantonale.
Giorgio Merlani è stato confrontato con una pressione straordinaria, soprattutto in relazione alle diverse sensibilità sugli effetti concreti del Covid-19 sulle persone. Da una parte c’era chi paragonava il virus a un raffreddore o poco più, dall’altra vedevamo immagini lombarde di morte che suscitavano terrore e angoscia. Sul medico cantonale convergevano enormi aspettative sia da parte della popolazione sia del settore sanitario. Si è dimostrato il profilo giusto al posto giusto. È proprio vero, che quando si scelgono le persone bisogna sempre immaginarsele nel peggiore degli scenari.

L’esautorazione temporanea del Gran Consiglio è stato un provvedimento non immune da critiche…
L’autorità federale ha potuto emanare delle leggi, noi abbiamo assunto decisioni da “pieni poteri”, sospendendo i termini giudiziari, chiudendo le scuole e rinviando le elezioni comunali; misura, questa, che sulle prime mi lasciava tra l’altro molto perplesso. Per altro, era sempre molto presente in tutti noi la consapevolezza che anche nello stato di necessità dovevamo continuare a rendere conto al parlamento; se non nell’immediato, almeno ai tempi supplementari. Il flusso di informazioni con l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio non si è mai interrotto. Lo stesso vale per il potere giudiziario e per i Comuni.

Alle frontiere è andata in scena una sorta di “schizofrenia” politica: a cancelli chiusi continuavano ad affluire frontalieri in gran numero. Per lei, in particolare, un tema oltremodo sensibile. Come ha vissuto quella situazione?
Ci sono bisogni oggettivi che vanno al di là di tutto: il funzionamento del sistema sanitario doveva essere garantito a livello di risorse umane, e c’erano interessi di approvvigionamento del Paese, nel cui ambito alcuni settori sono fortemente dipendenti dalla manodopera transfrontaliera. Comunque, con la chiusura progressiva delle attività siamo passati da 70mila ad un minimo di 9.000 frontalieri al giorno. E anche dopo la riapertura del 90% delle attività ci siamo fermati a un terzo in meno delle entrate. Una gestione attenta dei flussi ha impedito che questa “schizofrenia sistemica”, se così la vogliamo definire, portasse a una propagazione del virus. Enti e aziende hanno fatto la loro parte, capendo una cosa che è importante rimanga: ai sacrosanti interessi di bottega va sempre anteposta una responsabilità collettiva di carattere sociale e ambientale. Auspico un radicamento del concetto secondo cui non si entra su un territorio per predarlo, ma per crescere assieme ad esso.

Rispetto all’artiglieria pesante sfoderata dalla Confederazione, e all’impegno puntuale espresso da diversi Comuni, al Cantone può essere imputata una certa timidezza nel proporre soluzioni o incentivi di carattere economico per uscirne. Concorda?
Volevamo capire cosa si muovesse a livello federale, per evitare un accavallarsi di provvedimenti. Molti dei costi ricadranno comunque sul Cantone, a partire con ogni probabilità da quelli maggiori in campo sanitario. In secondo luogo, parliamo di strategia: l’obiettivo è mantenere una visione non tanto sull’immediato, come invece ha fatto molto bene la Confederazione, quanto sul medio-lungo termine, nel sostegno sociale e nel riorientamento dell’economia, investendo a favore di chi rimarrà senza lavoro.

I dati pandemici hanno ricominciato a crescere, tanto che sono state adottate nuove misure come le mascherine obbligatorie sui mezzi pubblici, ma anche restrizioni per i locali notturni e sul numero degli assembramenti consentiti. Quanto è preoccupato?
Era prevedibile, ed è pure comprensibile, che i giovani facciano più fatica – in queste settimane estive – a rispettare i comportamenti sociali e igienici corretti. Spero si riesca a capire che ognuno di noi ha una forte responsabilità individuale per fare in modo di contenere la curva dei contagi.

Cosa ha imparato da tutta questa esperienza?
Ciò che non credevo fosse possibile, e cioè che un ponderato ragionamento analitico fatto di lunedì può cambiare radicalmente di martedì. È una cosa cui non ero affatto abituato né alla direzione del Dipartimento né nella mia esperienza di conduzione militare. 


Il ritratto
Norman Gobbi è nato nel 1977 ed è cresciuto in Alta Leventina, dove si è stabilito con la famiglia a Nante, frazione di Airolo. È sposato con Elena dal 2008 ed è papà di Gaia e William. È laureato in scienze della comunicazione all’USI. In politica è stato in Consiglio comunale e poi in Municipio a Quinto. Eletto in Gran Consiglio nel 1999, nel 2010 è entrato in Consiglio nazionale, restandovi fino all’aprile 2011, quando è stato eletto nel Consiglio di Stato del Canton Ticino. È tenente colonnello dello Stato Maggiore dell’esercito.