‘Più che un rapporto, una cronistoria’

‘Più che un rapporto, una cronistoria’

Da laregione.ch l “Più che un rapporto, quello del Consiglio federale è una cronistoria degli eventi tra Svizzera e Italia e delle loro relazioni”. Così il presidente del Consiglio di stato ticinese Norman Gobbi (Lega) liquida il rapporto pubblicato oggi dall’esecutivo federale e nel quale viene esaminata la situazione del cantone sudalpino.

Interpellato dall’ats, Gobbi afferma che il Consiglio federale “ha preso atto della situazione particolare del Ticino, ma purtroppo lo ha fatto in ritardo”: sarebbe stato più utile analizzare i punti sollevati dal cantone prima della firma dell’accordo sulla doppia imposizione con Roma e non ora. Dire che si è tenuto conto delle richieste del Ticino è “fuorviante”, ha aggiunto il consigliere di Stato: in realtà il rapporto è pieno di buoni propositi ma fornisce poche risposte.

Il rapporto di 23 pagine risponde a un postulato intitolato “Richiesta del Cantone Ticino. Situazione iniziale e prospettiva di sviluppo” presentato dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati lo scorso febbraio e adottato dalle Camere in giugno. Esso incaricava il Consiglio federale di esporre le misure che ha deciso e deciderà successivamente per trattare i timori e le richieste del Cantone.

In sostanza, il rapporto indica che in materia di frontalieri, doppia imposizione con l’Italia nonché libera circolazione delle persone al Ticino non verrà accordato alcun tipo di statuto speciale. Il governo federale intende proseguire “l’intenso dialogo” con le autorità di Bellinzona per cercare soluzioni soddisfacenti per entrambe le parti. “La situazione nel Cantone Ticino è più critica che in altri Cantoni”, ammette in una nota odierna. Confederazione e Cantone – aggiunge il Consiglio federale – devono continuare a collaborare in maniera stretta per quanto riguarda i provvedimenti da adottare.

(foto: Gabriele Putzu – Ti-Press / Gabriele Putzu)

‘Polizia ticinese’, prossima tappa

‘Polizia ticinese’, prossima tappa

Da LaRegione Ticino, di Andrea Manna l Per il progetto ‘Polizia ticinese’ verrà costituito ‘all’inizio del 2016 un gruppo di lavoro’. Così il governo rispondendo a un’interrogazione del Plr. Gobbi: la parola prima ai tecnici. Il Consiglio di Stato: all’inizio del 2016 costituiremo un apposito gruppo di lavoro

“All’inizio del 2016 costituiremo un apposito gruppo di lavoro per il progetto ‘Polizia ticinese’ ”. Lo fa sapere il governo, rispondendo all’interrogazione inoltrata dal liberale radicale Omar Terraneo qualche giorno dopo l’annuncio di Norman Gobbi , durante l’ultima seduta parlamentare prima della pausa estiva, di ritirare il messaggio governativo favorevole alla proposta di Giorgio Galusero (Plr) di dar vita in Ticino a un solo corpo di polizia. Era lo scorso 24 giugno quando il Gran Consiglio ha affrontato il dossier polizia unica. Due ore di dibattito e poi l’intervento del capo del Dipartimento istituzioni: “Chiedo al parlamento, sentita la discussione e dando seguito alle istanze di chi sostiene il rapporto di maggioranza (sì al messaggio, ndr) e a quelle di chi sostiene il rapporto di minoranza (contrario, ndr), di poter elaborare un progetto di Polizia ticinese, da presentare ancora in questo quadriennio, sul quale voglio lavorare con le Polizie comunali in maniera molto stretta. Ritiro perciò il messaggio sulla mozione Galusero”. Una mossa a sorpresa che aveva innescato l’atto parlamentare di Terraneo, sottoscritto da altri granconsiglieri del suo partito – Bixio Caprara, Franco Celio, Graziano Crugnola e Nicola Pini – e da Germano Mattei di MontagnaViva.

La risposta del governo all’interrogazione è di questi giorni. “Riteniamo, in questo momento, inutile e poco realistico stabilire una tempistica esatta per quanto riguarda la presentazione al parlamento del messaggio” sulla ‘Polizia ticinese’, scrive ancora il Consiglio di Stato. E, ribadendo quanto dichiarato da Gobbi in parlamento, aggiunge: “È comunque nostra intenzione adottare il messaggio entro la fine della presente legislatura”. Ma che cosa si intende per ‘Polizia ticinese’? ‘Polizia ticinese’ uguale polizia unica? «Bisogna partire dal presupposto – dice, interpellato dalla ‘Regione’, il direttore del Dipartimento istituzioni – che al cittadino che sollecita l’intervento della polizia non importa il colore delle mostrine, non gli importa cioè se sul posto arriva una pattuglia della Cantonale o una della Polizia comunale. Quel che conta è che sul luogo di un reato o di un incidente giungano, tempestivamente, agenti di polizia competenti, in grado quindi di assolvere al meglio le mansioni attribuite loro dallo Stato. In ogni caso – puntualizza Gobbi – non c’è un solo modello di polizia unica. Si potrebbe pensare a una condotta unica e a una operatività ‘separata’, lasciando i compiti di polizia locale ai Corpi comunali, anche se questi ultimi hanno già oggi qualche difficoltà nel reclutare personale. Questi e altri gli aspetti che dapprima un gruppo di lavoro tecnico, nel quale saranno rappresentate anche Polizia cantonale e Polizie comunali, e successivamente un gruppo di lavoro politico, valuteranno».

Nel frattempo si va avanti con la LcPol, la Legge sulla collaborazione tra Cantonale e Comunali, che contempla otto regioni di Polizia comunale e altrettanti Comuni polo. Nella risposta all’interrogazione di Terraneo, il governo afferma di nutrire “seri dubbi” che il tema polizia unica, che ha occupato per diverso tempo parlamento e Consiglio di Stato, “abbia concretamente rallentato l’implementazione della LcPol con l’adozione delle convenzioni da parte dei legislativi comunali: siamo infatti informati che sono state piuttosto le questioni finanziarie che hanno rallentato, a volte anche in modo marcato, l’iter procedurale”. Al riguardo “possiamo citare i Comuni facenti parte della Regione I (Mendrisiotto Sud), il cui Comune polo è Chiasso”. Inoltre il capo del Dipartimento istituzioni “non ha mai mancato, non appena ve ne è stata l’occasione, di ribadire, oralmente e per iscritto, che l’implementazione della LcPol non poteva e non doveva essere ritardata dalle discussioni in atto concernenti la polizia unica”.

Gobbi: anticorpi contro gli abusi nell’economia

Gobbi: anticorpi contro gli abusi nell’economia

Da Regione Ticino, di Andrea Manna l Per il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi gli illeciti finanziari vanno combattuti «instillando gli anticorpi» nelle varie autorità a contatto con queste realtà. Autorità che devono collaborare, comunicare. Come avviene (cfr. articolo a lato) tra il Ministero pubblico e gli uffici del dipartimento guidato dal ministro leghista. «È un progetto che portiamo avanti da tempo proprio perché – rileva Gobbi – di ‘cavalieri d’industria’ d’oltre confine, o presunti tali, che utilizzano il nostro sistema molto liberale per propri scopi e non per quelli societari, purtroppo ce ne sono». E il progetto va esteso al resto dell’Amministrazione cantonale. «Per individuare per tempo situazioni irregolari – sottolinea il presidente del Consiglio di Stato –, è importante lo scambio di informazioni tra dipartimenti». Sono infatti diversi «i settori dell’Amministrazione a contatto con queste realtà: dall’Ias (Istituto delle assicurazioni sociali del Dss, ndr), ai servizi del Dfe, passando da quelli del Dipartimento del territorio e via dicendo». Una strategia che funziona? «Sì. Anche se ci vorrà un po’ di tempo» per entrare a pieno regime, afferma Gobbi, che in aprile ha introdotto l’obbligo per chi chiede il rilascio oppure il rinnovo di un permesso di dimora o per frontaliere di produrre l’estratto del casellario giudiziale e il Certificato dei carichi pendenti. Un provvedimento che, scoraggiando imprenditori stranieri senza scrupoli, può contribuire ad arginare anche i reati finanziari.

Reati del cui perseguimento si occupa a tempo pieno una parte dei magistrati del Ministero pubblico. Con loro collaborano, nella spesso complessa ricostruzione dei flussi di denaro, gli esperti contabili dell’équipe finanziaria della Procura. Così come, nello svolgimento delle indagini, gli investigatori della Cantonale attivi nella Ref, la sezione Reati economicofinanziari della Polizia giudiziaria. Intanto il numero dei procedimenti penali non diminuisce, anzi. «Siamo oberati di lavoro», assicura il procuratore generale John Noseda. «In giugno – aggiunge – ho segnalato al Consiglio di Stato l’esigenza di un potenziamento della Ref. Alla sezione sono già stati assegnati due analisti in più, ma servono anche ispettori di polizia in grado di condurre le inchieste. Altrimenti sarò costretto ad assumere all’interno del Ministero pubblico altri segretari giudiziari». Perché non agire sul piano legislativo per contrastare con maggior efficacia i reati finanziari? «Personalmente – afferma il pg – non vedo la necessità di modificare le normative federali. Quel che conta è di disporre delle risorse e dei mezzi necessari per applicarle». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente dell’Associazione svizzera dei magistrati e giudice del Tribunale penale federale Roy Garré . «Sono contrario all’attivismo legislativo quando non ci sono lacune da colmare, perché alla fine rischia anche di creare incertezza nel diritto. Ritengo – prosegue Garré – che lo strumentario normativo vigente sia più che sufficiente. Penso per esempio alle norme sulla criminalità economica o al Codice delle obbligazioni, che è stato attualizzato. L’importante è di non smantellare gli organici di polizia e magistratura, ma semmai di adeguarli perché quanto le leggi prevedono – controlli e sanzioni – possa essere applicato».

La squadra e il festival della riga

La squadra e il festival della riga

Da Corriere del Ticino, di Gianni Righinetti l Ancora pochi giorni e domenica conosceremo i nomi degli otto consiglieri nazionali eletti dai ticinesi per gli anni 2015-2019, mentre per la corsa al Consiglio degli Stati è fortemente probabile che ci voglia il ballottaggio, già in agenda il 15 novembre. Sta per calare il sipario sul secondo appuntamento con le urne di quel trittico che ogni quattro anni scompagina il cantone e fa registrare un’impennata di aperitivi (quelli che una volta si chiamavano comizi), mentre restano intramontabili i santini come pure non va mai in crisi l’ambizione di alcuni candidati che, pur di fronte a una mission impossible, tappezzano il Ticino di cartelloni ammiccanti e promettenti. Ma sognare è sempre legittimo.

Archiviate e ormai digerite le cantonali di aprile, presto finiranno tra i ricordi pure le federali e verrà avviata la macchina per le comunali di aprile 2016. Ma c’è da credere che non finirà lì perché in Ticino la campagna è permanente e l’attualità, politica o meno, non finisce mai di fornire argomenti che dal dibattito scivolano nello scontro. È però tempo di tracciare il bilancio della campagna d’autunno che ha fatto registrate pochi sussulti. La politica ha vissuto una stagione di confusione e omologazione, a conferma che ormai non c’è più una politica federale e una cantonale, ma tutto si mischia, si interseca, formando una matassa molto ingarbugliata. Se in aprile uno dei temi più gettonati era quello dei rapporti tra il Ticino e Berna, alle federali si è parlato tanto dello stesso argomento, ma sull’asse Berna-Roma, con i protagonisti cantonali a giocare un po’ a freccette con il Consiglio federale e la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf. Si sono sentite molte critiche, legittime e sostenibili, mentre praticamente nulli sono stati i tentativi per trovare un guizzo, o quella quadratura del cerchio che spetta ai politici individuare per uscire dalle situazioni d’impasse. Il solo a dire ciò che molti ticinesi pensano è stato il presidente del Governo Norman Gobbi, pronto a chiedere l’abbandono del tavolo della trattativa con l’Italia, ma l’Esecutivo ha deciso di non seguirlo ritenendolo un colpo gobbo e bollando le sue dichiarazioni con un semplicismo di moda: «Ha parlato a titolo personale». Lo aveva fatto anche Manuele Bertoli dando eco al «rivotiamo» sul 9 febbraio nel ruolo di presidente, ora parla Gobbi. E domani a chi toccherà? Un Governo di concordanza che parla al singolare è ormai l’ultimo dei paradossi del nostro sistema. 

Per la corsa al Consiglio nazionale, mentre i partiti fanno sfoggio di termini quali fair play, squadra e qualsiasi cosa accada la risposta standard è «nell’interesse del partito», tra i candidati va ormai per la maggiore quello che si potrebbe definire il festival della riga, con molti sgambetti conditi con una buona dose di ipocrisia. Le regole del gioco sono chiare e messe nero su bianco: l’elettore che sceglie la scheda di un partito che ha deciso di schierare otto candidati, occupando tutte le caselle a disposizione, non ha molte alternative. 1) Vota scheda secca. 2) Riga uno o più candidati per assegnare voti preferenziali a candidati di altri partiti scrivendo di suo pugno numero e nome. 3) Riga uno o più candidati per doppiarne altri della stessa lista, attribuendo così un evidente vantaggio competitivo al prescelto. I partiti a gran voce chiedono di non disperdere preferenziali agli avversari, ma ai ticinesi il panachage piace eccome, un po’ per amicizia, stima o semplicemente perché la trasversalità all’interno dei partiti fa sì che, pur trovandosi sotto bandiere diverse, certi politici manifestino un credo molto simile, quando non fotocopia. La rigatura, detta anche «livragazione», è possibile solo per le federali, specificatamente per l’elezione del Consiglio nazionale; l’invito alla rigatura da parte dei candidati a svantaggio degli altri colleghi di lista si è fatto sempre più disinvolto. Un tempo il messaggio lo si faceva circolare in famiglia, tra le cerchie di amici o all’interno delle lobby per premiare i propri rappresentanti. Ma, se è vero che i muri sono fatti per essere abbattuti e le frontiere superate, oggi l’uso della riga viene promosso in gran scioltezza. I social network sono la cassa di risonanza usata in queste elezioni da un buon numero di candidati che si difendono affermando di non sollecitare la rigatura di qualcuno in particolare, bensì di descrivere in maniera asettica e inattaccabile come funziona il sistema di voto. Vero, ma quello che omettono di dire è un’altra semplice realtà. Per avere un reale e fattivo vantaggio non basta cancellare il cosiddetto «candidato riempitivo o alibi», ma il concorrente diretto per l’ambita poltrona. La riga in passato ha fatto vittime illustri ed è stata al centro di regolamenti di conti post elezioni. Anche se tutti parlano di squadra pare evidente che quello della riga sta diventando un festival senza quasi più freni inibitori.

«Pena blanda senza effetto rieducativo»

«Pena blanda senza effetto rieducativo»

Da Corriere del Ticino l Via Odescalchi è stata teatro di un grave fatto di sangue. Cosa insegna quest’episodio, a mente del presidente del Governo Norman Gobbi?
«Si è trattato di un reato efferato che sicuramente non fa bene al quartiere ma che permette di vedere come certi individui, quando ricevono condanne blande poi si permettono ancora di puntare un’arma di fuoco contro una persona. È sicuramente da deplorare. Mi riferisco all’italo-brasiliano condannato a sei mesi sospesi per aver travolto un agente di polizia. La pena non ha avuto l’effetto che doveva avere: l’obiettivo è sì sanzionare, ma anche rieducare. In questo caso la rieducazione non c’è stata. Probabilmente la pena non era abbastanza forte in questo senso. Una condanna a sei mesi non permette tra l’altro alle autorità di fare nulla, se non seguire e monitorare il delinquente. Fosse stata di un anno sarebbe stato diverso. Quando ci sono gli estremi per espellere un delinquente – e sono fissati dal Tribunale federale – lo facciamo sistematicamente. Fino a giovedì sera questi estremi non c’erano».

Come si possono spiegare i fatti di giovedì sera a Chiasso?
«Nel quartiere ci sono svariate difficoltà, non solo di ordine pubblico. C’è una concentrazione di problemi legati ai singoli individui che creano insieme un problema più grande, di ordine sociale, che poi ha effetto sull’ordine pubblico e sulla sicurezza».

Come valuta l’azione delle forze dell’ordine?
«Nel dramma c’è comunque soddisfazione per il fatto che nel giro di pochi giorni i cinque protagonisti dell’omicidio sono stati identificati e arrestati. Il lavoro di polizia funziona anche grazie ai mezzi di supporto quali le telecamere, ma pure per le segnalazioni ricevute».

(IMMAGINE RSI.CH)

‘Mobilitiamoci’ e ‘voto utile’

‘Mobilitiamoci’ e ‘voto utile’

Da LaRegione Ticino l L’appello di Attilio Bignasca: votare il movimento. Zali: dobbiamo recuperare autostima. E Gobbi galvanizza la sala: siamo ancora qui!

Saranno anche da prendere con le pinze i sondaggi elettorali. Intanto però, a seconda delle tendenze di voto che indicano, mettono di buonumore o tolgono il sonno. Come nella Lega, il cui coordinatore non usa giri di parole sul ‘Mattino’ di ieri, giorno, a Chiasso, della festa del movimento di via Monte Boglia in vista delle federali del 18 ottobre. Scrive Attilio Bignasca : “Non lo nascondiamo: il secondo sondaggio del ‘GdP’ è stato per noi una doccia fredda”. Sì, perché quello pubblicato sul ‘Giornale del Popolo’ la scorsa settimana dà per traballante uno dei due seggi leghisti alla Camera bassa, il seggio conquistato quattro anni fa da Roberta Pantani, che della città di confine è municipale. E dato che, annota a sua volta sul domenicale l’altro deputato al Nazionale uscente, Lorenzo Quadri, “sarebbe una leggerezza pericolosa” snobbare i sondaggi, Bignasca invita “il popolo leghista” a “mobilitarsi” e “tutti i sostenitori del 9 febbraio” a “pensare al voto utile”. Tradotto: “Depositare nell’urna la scheda della Lega per il Consiglio nazionale e votare Ghiggia (Battista, ndr) per gli Stati”.
Dal coordinatore del movimento dunque un duplice appello, «per spingere anzitutto i nostri a votare, considerato che la partecipazione degli elettori leghisti alle federali è di solito bassa», spiega lo stesso Bignasca ai cronisti pochi minuti prima dell’inizio della festa. «Spero che la gente – gli fa eco il granconsigliere Michele Foletti – capisca che se non vota Lega regala il seggio del Nazionale a Raoul Ghisletta». E il ritorno di un secondo socialista a Berna potrebbe addirittura, secondo il municipale di Lugano, incidere negativamente «sul futuro, che passa anche dalle relazioni con Berna, del Ticino». Quel futuro che ha in testa la Lega. Occorre pertanto mobilitarsi, sostengono e ribadiscono candidati e consiglieri di Stato davanti ai circa cinquecento, stimano gli organizzatori, presenti al Palapenz.
Dei due ministri leghisti cantonali il primo a prendere la parola è Claudio Zali . Che suona la carica: «I sondaggi ci puniscono e allora noi oggi dobbiamo recuperare autostima» per confermare «il successo» ottenuto alle elezioni ticinesi di aprile. «Ricordiamoci – aggiunge il direttore del Dipartimento del territorio – che a Berna ‘si fanno i giochi’ e non possiamo sempre dire che non ci ascolta: a Berna, attraverso i nostri rappresentanti, dobbiamo continuare a far sentire forte la nostra voce». Peraltro sui temi federali «la Lega ha fatto i compiti come nessun altro, è l’unico movimento che sa interpretare la volontà popolare, è avvenuto per esempio con la votazione del 9 febbraio 2014» contro l’immigrazione di massa. Applausi in sala. La Lega «è contraria a una certa politica dell’asilo e si batte per la difesa della piazza finanziaria e dei posti di lavoro per i ticinesi». Cosa che «il Ps e gli altri partiti storici» non farebbero. «Siamo ancora qui!», scandisce e ripete Norman Gobbi , galvanizzando i leghisti riuniti al Palapenz. Per il capo del Dipartimento istituzioni, è importante che «la maggioranza» che ha respinto i Bilaterali e approvato l’iniziativa democentrista contro l’immigrazione di massa «torni a farsi sentire», per mantenere i due seggi leghisti al Nazionale ed eleggere Ghiggia al Consiglio degli Stati. Il 18 ottobre «potremo così gridare ancora una volta: siamo liberti, forti e sovrani».

Di Andrea Manna, LaRegione Ticino 05.10.2015

Calano i furti nel Malcantone

Calano i furti nel Malcantone

Da Cdt.ch l Vertice ad Astano tra autorità cantonali e locali per fare il punto sulla situazione

Negli ultimi mesi sono diminuiti i furti in Malcantone ed è sensibilmente aumentata la sicurezza per i cittadini. Il dato è emerso oggi nel corso dell’incontro informativo tra autorità locali e cantonali, organizzato oggi ad Astano dal gruppo di cittadini che lo scorso aprile aveva lanciato una doppia petizione accompagnata da oltre 5 mila firme per chiedere interventi immediati per garantire più sicurezza e il ripristino dei controlli ai valichi minori, o in alternativa una loro chiusura notturna.

La risposta dello Stato alle preoccupazioni dei cittadini di Astano che rispecchiano quelle di tutto il Cantone, non si è fatta attendere.

“Abbandonare il dialogo con Roma”

“Abbandonare il dialogo con Roma”

Da Cdt.ch l Gobbi alla NZZ: le discussioni sul fisco tra la Svizzera e l’Italia sono inutili

Le discussioni sul fisco tra la Svizzera e l’Italia sono “inutili”. È quanto ha dichiarato il presidente del governo ticinese Norman Gobbi in un’intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung.

Il consigliere di Stato leghista si dice quindi favorevole alla loro interruzione. L’accesso al mercato italiano sarebbe benefico per i servizi finanziari ticinesi, ha sottolineato Gobbi. Tuttavia questo aspetto non è trattato nelle trattative con l’Italia, ha deplorato il rappresentante leghista in governo.

“Se non si include la questione dell’accesso al mercato, i negoziati sono inutili”, ha aggiunto Gobbi, precisando che “l’accordo sui frontalieri non corrisponde a ciò che il governo ticinese si attendeva”. A suo avviso, Berna dovrebbe pertanto porre fine al dialogo con Roma.

Il tema dell’accordo sui frontalieri con l’Italia era stato al centro di un incontro a fine agosto tra il governo ticinese e la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf. Questa nuova convenzione punta a rendere il Ticino meno attrattivo per i lavoratori italiani delle zone di confine.

Nell’intervista concessa alla NZZ, Gobbi ha difeso la posizione del Consiglio di Stato ticinese, sostenendo in particolare che i frontalieri che intendono venire a lavorare in Ticino devono fornire un estratto del loro casellario giudiziale alle autorità cantonali.

Berna ha criticato questa misura, precisando che essa viola l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE e ha messo in guardia da possibili reazioni da parte italiana. Il presidente del governo ticinese ha dichiarato di comprendere le critiche della Confederazione, ma a suo avviso “il Consiglio federale ha già giocato tutte le sue carte migliori” e la delegazione elvetica “non ha più nulla di concreto in mano”.

“Il muro è anche per il bene dell’Europa”

“Il muro è anche per il bene dell’Europa”

Da Ticinonews.ch l Ieri l’ambasciatore ungherese ha incontrato Gobbi in Ticino. Radio3i ha fatto con loro il punto sull’emergenza migranti.

L’Ungheria, paese che in questi giorni è al centro del ciclone per l’emergenza migranti. Il controverso muro alla frontiera con la Serbia ha fatto discutere l’Europa e il Mondo, perché da lì ora non si passa più. Le norme sono sempre più severe: chi entra illegalmente nel paese, finisce in galera. L’emergenza in questi giorni sta diventando sempre più incandescente e ribolle al confine serbo-ungherese. Le immagini parlano da sole: folle di profughi disperati che a piedi si accalcando davanti all’invalicabile barriera.

Problematiche che distano oltre 1’000 km, ma oggi molto vicine. “Noi siamo la frontiera dell’Europa, come voi lo siete della Svizzera”. Così si è confidato a microfoni spenti Istvan Nagy, ambasciatore dell’Ungheria a Berna. Ieri era a Bellinzona anche per fare il punto sulla situazione del fenomeno migrazione.

“Vogliamo fare le cose in maniera giusta, sicuramente aiutare la gente che ha bisogno, ma in modo che sia gestibile anche per gli altri paesi europei.” Molte sono però le critiche, ricevute da più parti d’Europa, per il muro costruito alla frontiera. “Io penso che le critiche nei nostri confronti non sono giuste – ha replicato Nagy – Non abbiamo fatto un muro per chiudere l’Ungheria, ma per bloccare quei territori che non sono controllati da nessuno.”

Anche gli ultimi dati sono però allarmanti: nelle sole ultime 24 ore in Ungheria sono giunti 5.335 profughi. E il flusso non sembra arrestarsi: “Le ultime cifre totali parlano di 240mila… è difficile farli entrare in Europa, come fare?”

Per il direttore delle istituzioni Norman Gobbi, un’occasione per monitorare la situazione migranti: “Sicuramente per il Ticino questa è un’occasione di dialogo e di scambio d’idee, soprattutto con una figura che è vicina al governo ungherese. In questo modo possiamo avere una visione degli eventi letta con gli occhi ungheresi e non con quelli occidentali, spesso molto critici nei confronti di quanto fatto da questo paese.”

In queste settimane Austria e Germania hanno ristabilito temporaneamente i controlli alle frontiere. Anche in Svizzera è ampio il fronte di chi vuole chiudere le frontiere, a partire dal Ministro Gobbi. Radio3i ha quindi chiesto all’ambasciatore se lui ritiene che Schengen sia a rischio: “Noi siamo un paese ex comunista, che finalmente ha trovato la libertà in Europa. Per noi Schengen è molto importante e non vorremo perdere i suoi vantaggi. Se noi non facciamo attenzione potremmo però perderli.”

http://www.ticinonews.ch/ticino/251866/il-muro-e-anche-per-il-bene-dell-europardquo

Regio Insubrica, aut aut di Gobbi

Regio Insubrica, aut aut di Gobbi

Dal Corriere del Ticino l Norman Gobbi striglia Province e Regioni: «Se non pagate le quote sociali entro fine 2015 ci autosospendiamo» Tra contributi annuali mancanti e arretrati, durante l’assemblea generale sono emersi scoperti per 205.000 euro.

Pronti a sbattere la porta se i partner italiani non salderanno i debiti. Un ultimatum. È quello lanciato dal presidente del Governo Norman Gobbi alle Province della Regio Insubrica. «Se non saranno pagate le quote sociali entro fine anno, il Cantone si autosospenderà». L’aut aut è giunto in occasione dell’assemblea generale, durante la quale è stato annunciato che, tra quote e arretrati, mancano all’appello oltre 200.000 euro. In base ai nuovi statuti della Regio, in fase di concretizzazione, saranno le Regioni Lombardia e Piemonte a farsi carico degli scoperti annuali.

E ora il Ticino alza la voce. Il pagamento delle quote sociali 2015 in seno alla Regio Insubrica, tutt’ora non avvenuto da parte italiana, ha spinto il presidente del Governo Norman Gobbi a lanciare un ultimatum ai membri del Comitato direttivo inadempienti, ossia le cinque province lombarde e piemontesi coinvolte o, in loro sostituzione, le Regioni. «Se non arrivano i soldi entro fine anno ci autosospendiamo» ha dichiarato senza mezzi termini, a nome del Consiglio di Stato, al termine dell’assemblea generale della Comunità di lavoro transfrontaliera. In dettaglio, mancano ancora all’appello 150.000 euro, di cui 90.000 a carico delle province di Como, Lecco e Varese, e 60.000 dovuti da quelle di Novara e di Verbano-Cusio-Ossola.
Non bastasse. All’ordine del giorno a Mezzana v’era altresì l’approvazione del Consuntivo 2014; procedura dalla quale sono emersi ulteriori arretrati per circa 55.000 euro: sono in effetti scoperti 30.000 euro di quota sociale per l’anno in oggetto della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, debitrice con Novara per ulteriori 25.000 euro relativi a uno studio realizzato nel 2012. Cifre che hanno spinto Gobbi a interrogare i presenti: «Qualche domanda sulla lealtà di alcune province sorge spontanea» ha rilevato, per poi parlare di «preoccupazione in presenza del mancato ossequio di doveri statutari: un atteggiamento che fa male a questa comunità di lavoro».

Un nuovo statuto
A determinare la situazione d’impasse, v’è il riassetto istituzionale che in Italia ha fatto seguito all’entrata in vigore della Legge Delrio, con le Province private di molte risorse finanziare e costrette a riorganizzare le proprie competenze. A tal proposito il segretario della Regio Insubrica Giampiero Gianella ha fatto il punto sulla bozza di nuovo statuto organizzativo-istituzionale della comunità di lavoro. Questa, dopo le promesse e le richieste dei rispettivi governatori Roberto Maroni e Sergio Chiamparino, farebbe della Lombardia e del Piemonte dei membri di diritto con potere deliberativo. Con le quote annuali delle Province naturalmente prese a carico dalle Regioni, oggi aventi solo il ruolo d’osservatore. «La modifica statutaria con l’entrata delle due Regioni – ha spiegato Gianella – potrà riassumersi a livello di delibera di Giunta (il Governo regionale, ndr) e non a Roma: questo facilita di molto il processo di ratifica e dall’altro la garanzia che le quote siano agevolmente versabili».

«È l’abc delle associazioni»
Detto questo, dopo l’intervento sui conti 2014 Gobbi non le ha mandate a dire neppure sulla riorganizzazione statutaria e sui relativi tempi di realizzazione. E addirittura non è mancato uno scambio di pareri piuttosto acceso con il rappresentante di un Comune di confine, in merito a un progetto di Park&Ride promesso ma non ancora realizzato. «Tra due settimane apriremo questi posteggi: seppur con fatica, qualche risultato lo portiamo anche con i Comuni» ha interrotto e ricordato a Gobbi il diretto interessato. Pronta la replica del presidente del Governo: «Non stavo criticando, ma parlando di competenze che devono essere date a chi ha anche i soldi per pagare le quote. E qui non mi sembra che ci siano, se proprio vogliamo parlare dell’abc di un’associazione». Gobbi non si è poi risparmiato sulle discussioni in corso in seno alla Regio: «Così non si può andare avanti. Quest’incertezza non è di oggi o di ieri, ma è di avantieri: i primi decreti Delrio datano infatti del 2012. E, volenti o nolenti, in questi tre anni l’attività della Regio ne ha risentito. Ora l’intenzione del Consiglio di Stato è quella di fare un passo in avanti, e con il coinvolgimento delle Regioni lo si potrà fare in maniera più chiara e costruttiva dal momento che, per una questione di competenze e di risorse impiegabili sul territorio, il Cantone deve spesso confrontarsi con un assessore regionale e raramente con uno provinciale». In prospettiva il Governo mira quindi a un dialogo su due piani: «Con le Regioni vogliamo avere un tavolo di discussione strategico dove prendere degli accordi e sviluppare ambiti sensibili con un esito “win-win”. La loro implementazione sarà invece demandata ai tavoli tecnici e operativi composti dalle Province, dai Comuni e dal Cantone, più sensibili alle questioni di frontiera e quindi garanti di conoscenze e capacità operative indispensabili».

Le firme sulla nuova dichiarazione d’intesa, stando a quanto indicatoci da Gianella, dovrebbero in tal senso essere apposte nell’ambito di un’assemblea straordinaria auspicata per novembre. E questo alla luce del consenso di massima delle Province, dettesi concordi con la bozza di nuovo statuto che contemplerebbe la loro presenza nel Comitato direttivo. Come evidenziato dalla presidente della Regio Insubrica Rita Maria Livio, «è necessario che le Province mantengano la propria capacità operativa e delle importanti competenze a livello di gestione territoriale». Sul mancato versamento delle quote annuali, Livio – presidente della Provincia di Como – ha invece precisato che «tali difficoltà prescindono dalla nostra volontà». Per poi aggiungere: «Ad ogni modo non si può mettere a rischio la Regio per mere questioni finanziarie».

26.09.2015, MASSIMO SOLARI