Gobbi risponde a Maroni

Gobbi risponde a Maroni

Da RSI.CH l Il direttore del Dipartimento istituzioni reagisce alle esternazioni del presidente della Regione Lombardia sull’estratto del casellario giudiziario.

All’indomani delle preoccupazioni espresse dal presidente della Regione Lombardia circa l’introduzione, da parte ticinese, dell’obbligo per frontalieri e dimoranti di produrre estratto del casellario giudiziale e certificato dei carichi pendenti, il consigliere di Stato Norman Gobbi, al microfono di Daniela Giannini, illustra la posizione ticinese.

Il problema esiste da ambo le parti del confine. Da parte nostra, precisa Gobbi, si tratta di gestire un fenomeno che ha messo sotto pressione la mano d’opera indigena. Dall’altra parte del confine il fenomeno è nato dalla debolezza dell’economia lombarda in questi ultimi anni.

Come aveva anticipato negli scorsi giorni Norman Gobbi era intenzionato a incontrare Roberto Maroni. L’auspicio del direttore delle Istituzioni è quello di far capire alla Regione Lombardia che la misura ticinese è stata introdotta per ovviare al numero crescente di persone che chiedono un permesso B o di frontaliere pur avendo a carico precedenti penali talvolta anche molto gravi. La richiesta dell’estratto del casellario giudiziario, per Gobbi, è quindi una possibile soluzione per ovviare ai problemi di sicurezza del cantone.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-risponde-a-Maroni-4941256.html

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Dal Mattino della domenica l E’ ovvio che dal sacrosanto provvedimento del leghista Gobbi non si retrocede di un millimetro. E, se il governo non eletto della vicina Penisola dovesse fare un cip, blocco immediato dei ristorni!

Ma guarda un po’, un $indakalista italiano UIL ha pensato bene di mettersi a sproloquiare contro la decisione del ministro leghista Norman Gobbi di chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti anche ai cittadini UE che chiedono un permesso B o G: niente documenti, niente permessi. Lo sproloquio è poi confluito in un’interrogazione al governo italiano da parte di tre parlamentari, naturalmente di $inistra. Uhhhh, che pagüüüüüraaaa!, avrebbe detto il Nano.

Manna elvetica

E’ chiaro che ad essere toccati dal provvedimento deciso dal direttore leghista del Dipartimento delle Istituzioni, come detto in più occasioni, sono solo quelli che hanno qualcosa da nascondere. E’ quindi palese che a costoro non si rilascia alcun permesso. Né la richiesta di produrre la documentazione sulla propria situazione penale può essere ritenuta scandalosa: i cittadini svizzeri sono tenuti ad ottemperarla in svariate occasioni. Ma evidentemente oltreconfine qualcuno si è abituato alla manna degli svizzerotti fessi che discriminano i “loro” per avvantaggiare gli stranieri. Ebbene, la ricreazione è finita: a sud di Chiasso faranno bene a prenderne atto.

Idee confuse

A dimostrazione poi che – come spesso accade a $inistra – il blaterante $indakalista UIL ed i suoi parlamentari di servizio in cerca di visibilità hanno “poche idee ma ben confuse”, costoro strillano alla violazione degli Accordi di Schengen. Che con la richiesta di certificati penali c’entrano un tubo. Infatti la questione è semmai regolata dall’articolo 5 dell’allegato I all’accordo sulla devastante libera circolazione delle persone.

Si potrebbe comunque rilevare che “violare” o sospendere gli Accordi di Schengen per la Svizzera non sarebbe certo “uno scandalo”, come farneticano gl’italici kompagni. Sarebbe un dovere morale. Questi fallimentari accordi ci costano 14 volte di più di quanto aveva dichiarato il Consiglio federale nelle sue frottole pre-votazione. Il conto a carico del contribuente ammonta a 100 milioni di Fr all’anno. Pagati per cosa? Per sfasciare la nostra sicurezza.

Difendere i delinquenti?

Gl’italici kompagni dovrebbero altresì rendersi conto – se del caso si può sempre fare un disegnino – che, visto quanto sopra, solo i delinquenti che pensano di entrare allegramente in Svizzera grazie alla devastante libera circolazione delle persone (perché tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente, e se per caso dovessero alzare la cresta basta pronunciare le paroline magiche “xenofobia e razzismo” che subito rientrano nei ranghi con la coda tra le gambe) avrebbero motivo di preoccuparsi della nuova prassi stabilita da Gobbi. Ergo, il signor $indakalista ed i suoi parlamentari di servizio difendono i delinquenti. Ne sono consapevoli o non ci arrivano?

Accordi di Dublino

Visto poi che vengono tirati in ballo a sproposito gli Accordi di Schengen, ricordiamo agli amici a sud in cerca di visibilità che l’Italia viola alla grande i paralleli Accordi di Dublino. Infatti indirizza verso Nord i clandestini senza registrarli, per non doverseli poi riprendere. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale non riguarda però Schengen, bensì la libera circolazione delle persone. E l’Italia – ma tu guarda i casi della vita – è proprio la prima ad applicare (o a non applicare) questo accordo in modo unilaterale a proprio vantaggio. Non solo: l’Italia inserisce la Svizzera su black list illegali; pretende di inserire clausole contro il voto popolare del 9 febbraio nella trattativa sui ristorni dei frontalieri (che andrebbero azzerati); si guarda bene dall’aprire il suo mercato alle ditte svizzere; è del tutto inadempiente sulla Stabio-Arcisate per la quale il contribuente elvetico ha stanziato 200 milioni (100 dei quali ticinesi); eccetera. Vogliamo proprio vedere con che “lamiera” il governo non eletto di Roma oserebbe aprire il becco contro la decisione ticinese sull’estratto del casellario.

E se da Berna…

Nel caso in cui ad avere qualcosa da dire fosse invece Berna, e in particolare la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, si risponderà semplicemente che, poiché la Confederazione non mantiene le promesse di aiutare il Ticino, ma anzi alla prova dei fatti fa proprio il contrario, il Ticino si aiuta da solo. Chi fa da sé… Nel caso in cui da oltreconfine dovesse arrivare anche un solo “cip” sulla questione della richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale, è comunque ovvio che la prima conseguenza dev’essere il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Giugno è vicino. Ed è evidente che dal sacrosanto provvedimento introdotto da Gobbi – che, assieme a Zali, sta finalmente infrangendo la vergognosa logica del “sa pò fa nagott” – non si retrocede. Ma nemmeno di un millimetro!

LORENZO QUADRI

Giudici di pace a metà del guado

Giudici di pace a metà del guado

Da LaRegione l Bilancio e riflessioni all’assemblea di Cadro in attesa del progetto di riforma “Giustizia 2018”. In costante diminuzione le cause degli ultimi tre anni: 9’165 i dossier riferiti all’anno scorso e 115 i reclami al Tribunale d’Appello.

Sebbene il 2014 sia stato un anno «tutto sommato tranquillo» per le giudicature di pace in Ticino, secondo Alfio Indemini , presidente dell’Associazione ticinese dei Giudici di pace, rimangono comunque alcuni temi importanti da sviluppare per contribuire a una migliore razionalizzazione del lavoro di questo settore della magistratura. Questo è principalmente quanto è emerso in occasione dell’assemblea ordinaria generale che si è svolta sabato scorso nella ex sala del Consiglio comunale di Cadro.

L’incontro, a cui hanno partecipato anche il direttore della Divisione giustizia Giorgio Battaglioni, la municipale di Lugano Cristina Zanini Barzaghi e il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, è stato aperto dal presidente dell’associazione il quale ha puntualizzato che la categoria è in attesa delle decisioni del Consiglio di Stato in merito alle proposte formulate dal Gruppo di studio ‘Giudicature di pace’ presentate nei mesi passati. Al centro dell’incontro di sabato infatti le proposte contenute nel progetto ‘Giustizia 2018’ che dovrebbe apportare importanti novità anche nelle suddivisione territoriale delle cause affidate al giudice di pace. In particolare nella sua presentazione dei lavori, Alfio Indemini ha rammentato la proposta di riduzione del numero delle giudicature di pace, portandole dalle attuali 38 a 19 per tutto il cantone con 26 giudici, definendo nuovi comprensori.

Sottolineando l’importanza del principio della formazione continua dei giudici, in particolare in caso di avvicendamenti nei diversi distretti, il presidente dell’associazione, sostenuto anche da alcuni interventi dei presenti in sala, ha evidenziato un altro punto cardine delle proposte messe sul tavolo dal gruppo di lavoro, riguardo il sistema retributivo per i giudici di pace che dovrebbe mantenere il principio dell’onorario, costituito da una parte definita in base alle dimensioni del comprensorio e un’altra determinata sulla base del carico di lavoro. Queste proposte e gli altri suggerimenti portati avanti dal gruppo di lavoro consentirebbero un risparmio per le casse del Cantone di circa 730’000 franchi.

Dopo il moderato aumento registrato nel 2011, negli ultimi tre anni le cause portate davanti al giudice di pace sono in costante diminuzione e lo scorso anno sono state 9’165, mentre i reclami inoltrati nel 2014 al Tribunale d’Appello sono stati 115, di cui accolti (o parzialmente accolti) solo 29. Segno questo della bontà del lavoro dei giudici di pace nel nostro cantone. Nel suo intervento a conclusione dell’assemblea, Norman Gobbi ha evidenziato quanto debba essere «immutata la peculiarità propria del giudice di pace quale magistrato di nomina popolare, unica figura dell’ordine giudiziario ancora designata dal corpo elettorale». Infine, il Consigliere di Stato ha sostenuto che «sembra inevitabile, attesi gli scompensi e le differenze evidenziate, un ripensamento radicale del numero e dell’estensione dei comprensori delle giudicature di pace». A conclusione dei lavori, i presenti si sono quindi dati appuntamento al prossimo anno, in occasione dell’Assemblea del 2016 che si terrà a Malvaglia.

di Dibbi Emmer

Volantini Gobbi-Göring e scontri all’USI, tutto da rifare

Volantini Gobbi-Göring e scontri all’USI, tutto da rifare

Da TIO.CH l Noseda si appella al proscioglimento dell’ex docente. I fatti risalgono al 2012, giudice, in entrambe i casi, era Mauro Ermani, il primo si concluse con una condanna simbolica, il secondo con un nulla di fatto motivato dall’ipotesi che vi fosse stato uno scambio di persona.

Tutto da rifare nelle due vicende giudiziarie che riguardarono l’ex docente autore dei volantini “Norman Gobbi-Göring” e dei disordini No-Tav avvenuti all’USI. Giudice, in entrambe i casi, era Mauro Ermani, il primo si concluse con una condanna simbolica, il secondo con un proscioglimento.
A far riavvolgere il nastro è proprio quest’ultima sentenza, contro cui, come riporta il Corriere del Ticino, il procuratore generale John Noseda ha deciso di appellarsi. Il legale di Norman Gobbi, Aron Camponovo, potrebbe inoltre, come sembra intenzionato a fare, presentare un appello adesivo, ossia un appello incidentale e aggiuntivo a quello del PG, contro la sentenza che vide l’uomo condannato solo per diffamazione e non anche per ingiuria.

Perciò, come detto: tutto da rifare, si torna in aula. I fatti risalgono al 2012, da un lato c’è la vicenda con al centro il ministro Norman Gobbi, paragonato al gerarca nazista Hermann Göring. Alla comparsa del volantino, appeso all’ospedale Civico, Gobbi sporse denuncia portando all’identificazione dell’autore: l’ex docente, che si scoprì in seguito aver preso anche parte ai disordini dell’USI.

Gobbi aveva chiesto un risarcimento di mille franchi, da devolvere in beneficenza, ma la pretesa venne giudicata eccessiva e la vicenda giudiziaria si concluse con una condanna simbolica: il pagamento di un franco di risarcimento e 10 aliquote da 100 franchi (sospese per 2 anni). Sentenza che il giudice Mauro Ermani giustificò sottolineando la tiratura limitata del volantino e l’attitudine del partito di appartenenza del bersaglio del volantino, la Lega, non proprio “immacolato” in quanto ad attacchi.

Parallelamente, l’ex docente era finito in aula anche per i disordini scoppiati all’USI durante una conferenza del procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, che alcuni giorni prima aveva ordinato l’arresto di una ventina di manifestanti No-TAV. L’uomo era infatti stato individuato dal Pg Noseda, anche sulla base delle testimonianze di alcuni agenti, come uno degli autori della manifestazione che degenerò poi in scontri con la polizia accusandolo di sommossa e violenza contro le autorità. Il riesame dei filmati portò il giudice Ermani a notare delle incongruenze rispetto alla versione fornita dagli agenti. Il giudice decise quindi di prosciogliere l’ex docente ritenendo vi fosse stato uno scambio di persona.

http://www.liberatv.ch/articolo/29587/volantini-gobbi-g%C3%B6ring-e-scontri-all%E2%80%99usi-tutto-da-rifare-noseda-si-appella-al

Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Da TIO.CH l Nonostante il “no” alla mozione di Quadri, resterà l’obbligo per i cittadini italiani di presentare l’estratto del casellario giudiziale per ottenere un permesso B o G in Ticino.

Lorenzo Quadri, nella sua mozione parlamentare in cui chiedeva la richiesta sistematica di un estratto del casellario giudiziale per i cittadini dell’Unione europa, che intendono risiedere o lavorare in Svizzera, aveva ricordato il caso di Raffaele Sollecito. Il giovane pugliese aveva ottenuto un permesso di dimora “B” in Ticino, nonostante l’accusa di omicidio di una studentessa inglese, Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il 1° novembre del 2007. Nel frattempo Sollecito è stato prosciolto da ogni accusa, mentre nel nostro cantone, recentemente, è entrato in vigore l’obbligo di presentare un estratto del casellario giudiziale per gli stranieri che intendono richiedere il rilascio di un permesso di tipo “B” o “G”.

In Ticino il tema riguardante il rilascio di permessi di soggiorno a persone con precedenti penali o sotto inchiesta giudiziaria è molto sentito. Prova ne sono le numerosi interrogazioni parlamentari susseguitesi nel corso di questi ultimi anni. Atti pubblici che non si limitano al caso Sollecito (si ricorda l’interrogazione del deputato leghista Daniele Caverzasio). Anche quello di Michele Antonio Varano, ricercato in Italia per contrabbando internazionale di sigarette, costituitosi lo scorso dicembre a Genova, aveva suscitato dubbi sul fatto che viveva in Ticino con regolare permesso di soggiorno grazie all’aiuto sociale elargito dallo Stato consistente in 90mila franchi di contributi sociali. E che dire del “frontaliere della ‘ndrangheta”, l’ex operaio delle officine FFS di Bellinzona sospettato dalla procura distrettuale antimafia di Milano di essere a capo di una cellula locale dell’associazione criminale calabrese?

Il tema della sicurezza e della lotta alla criminalità, come detto, è molto sentito in Ticino e l’emersione dei casi citati ha sollevato strascichi polemici sfociati in quello che alcuni media ticinesi avevano definito “i permessi facili”. Anche il gruppo parlamentare del PLRT chiedeva ad inizio 2015, di migliorare, rendendola più severa, la procedura di rilascio dei permessi di dimora, in particolare quelli “B” e quelli per i frontalieri “G”.

A dire la verità la richiesta risale già al settembre del 2013 e nel dicembre del 2014 il Governo cantonale rispondeva, sostanzialmente, che l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per gli stranieri che chiedono permessi dimora (B) o di lavoro (G) non era possibile. Tuttavia, su decisione del direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di dimora o di lavoro per frontalieri, da inizio aprile 2015 è d’obbligo il casellario giudiziale.

Un obbligo che vige unicamente per i cittadini italiani. La bocciatura del Nazionale alla mozione del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, quindi non riguarderà il canton Ticino.

Norman Gobbi: “Abbiamo preso questa decisione perché, nonostante i proclami fatti a Berna, i problemi del Ticino non vengono presi in considerazione. E quindi non ci resta altro che risolverli da soli, a livello cantonale”.

http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1030003/Gobbi-Berna-non-ci-ascolta-E-allora-i-problemi-ce-li-risolviamo-da-soli/

Permessi: “Dopo il no di Berna, per il Ticino non cambia nulla”

Da TICINONEWS.CH l Dopo il no di Berna alla mozione leghista, Gobbi prende posizione, e si toglie pure qualche sassolino dalla scarpa.

Il Consiglio Nazionale oggi ha respinto la mozione di Lorenzo Quadri che chiedeva le verifiche dei precedenti penali e il controllo del casellario giudiziale per i cittadini dell’Unione Europea che richiedono un permesso B o G.

Un provvedimento simile invece è stato già applicato nelle scorse settimane in Ticino dal Dipartimento delle Istituzioni. Il direttore Norman Gobbi da noi contattato ci dice che “la decisione di Berna non cambia nulla a livello ticinese. La misura dell’introduzione del controllo del casellario giudiziale resta” e aggiunge “il voto del Nazionale dimostra che i problemi del Canton Ticino siano, nonostante tutti i proclami dei partiti nazionali, ancora incompresi”.

“Infatti” aggiunge il Consigliere di Stato “non tutti i consiglieri nazionali ticinesi l’hanno votata, e alcuni si sono furbescamente astenuti. Fintanto che non si farà fronte unito, si uscirà perdenti”.

Tutti i dettagli nel servizio TG di TeleTicino del 05.05.2015

Il Governo tra forchette e coltelli

Il Governo tra forchette e coltelli

Dal Corriere del Ticino l Sarà la volta buona? Avremo un vero Governo di concordanza (in linea con il vigente sistema elettorale) oppure si inizierà a tarallucci e vino per finire a botte? Sono solo alcuni degli interrogativi che è lecito porsi all’inizio della nuova legislatura che, nata sotto la stella delle buone intenzioni, attende di vedere la luce dei fatti. Nelle parole si promette una declinazione differente della politica, dalla logica dello scontro a quella del confronto finalizzato all’accordo. Riconosciamolo, sarebbe un mutamento radicale di paradigma dopo lotte, sgambetti e veleni reciproci.
Se è vero che i piccoli e semplici gesti sono a volte in grado di cambiare e indirizzare le grandi scelte, potremmo essere sulla buona strada. Ad inizio giugno il Governo si riunirà in clausura un paio di giorni in una località per ora top secret (ma non resterà tale a lungo in un cantone pettegolo come il nostro e con una fortissima pressione mediatica) in una valle del Ticino. A definire le coordinate è stato il neopresidente del Governo Norman Gobbi che debutta in questo ruolo dopo un quadriennio da «soldato semplice» nel Consiglio di Stato, e lo fa lanciando alcune proposte, anche genuine.
In primo luogo il Governo terrà la sua riunione plenaria nell’intera giornata di mercoledì, una full immersion a Palazzo nei dossier per poi permettere ai singoli capodipartimento di dedicare gli altri giorni della settimana all’attività del proprio dicastero. Ma c’è una novità, o meglio, la riedizione di quella che nei primi anni Novanta era una consuetudine che poi, tensione dopo tensione, scusa dopo scusa, litigio dopo litigio, è venuta a cadere: il pranzo in comune. La seduta del mercoledì non vedrà più i consiglieri di Stato scattare ognuno alle proprie faccende al rompete le righe per la pausa di mezzogiorno, ma i cinque si concederanno un pasto assieme. Sarà questo il piccolo-grande passo del quadriennio alle porte? C’è chi scommette di sì. Il già consigliere di Stato Alex Pedrazzini ricorda gli anni 1991-1995 quando Dick Marty, Giuseppe Buffi, Renzo Respini, Pietro Martinelli e lui pranzavano assieme il martedì, giorno di riunione dell’epoca. «Era un momento di autentica convivialità, che faceva seguito a discussioni franche, fin accese, che magari non scaturivano in un accordo attorno al tavolone del Palazzo delle Orsoline. Ma a tavola, con un bicchiere di vino, nasceva una complicità che rendeva tutto più facile e si impattavano gli ori». Pedrazzini, a scanso di equivoci, precisa che «il conto lo pagavamo noi, non i ticinesi».
Inutile nasconderlo, a tavola, spesso si crea armonia e un ambiente tra i commensali che, quando i formalismi prendono il sopravvento, è impossibile far nascere. Anche se rischiamo di passare per maschilisti sfegatati, va rilevato (quale semplice dato oggettivo) che il tradizionale pranzo era andato scemando con l’avvento delle donne nell’Esecutivo e viene rilanciato nel 2015, l’anno dell’uscita di scena del genere femminile dalla stanza dei bottoni. Un caso? Ognuno risponda seguendo la sua personale sensibilità.

Gobbi non ha preso i colleghi uomini solo per la gola, ma ha promosso un’altra iniziativa che mira a ridurre quella distanza che esiste tra Consiglio di Stato e Gran Consiglio. Quest’ultimo, da sempre, considera i consiglieri di Stato poco sensibili e distanti dai problemi che è chiamato a trattare il Parlamento. In realtà i temi sono i medesimi, ma l’approccio del muro contro muro ha portato all’esasperazione degli stessi. E allora? Dato che parlarsi quando le discussioni sono in progress è meglio che scontrarsi a Palazzo delle Orsoline facendo tramontare ogni possibile soluzione, Gobbi ha estratto dal cilindro quanto già esiste a Berna.

Una sorta di casa von Wattenwyl per instaurare un tavolo e un punto d’incontro tra il Governo, i presidenti e i capogruppo dei partiti rappresentati nello stesso Esecutivo. Si potrà obiettare che non si tratta di nulla di particolarmente originale, neppure innovativo. Ma forse sarà davvero utile.
Sulla politica soffia un vento nuovo che fa rima con responsabilità nella consapevolezza che una riedizione della politica del recente passato non ci aprirà le porte del futuro. Pare incredibile, ma dopo aver vissuto decine di mesi di campagna elettorale per spostare solo alcune pedine in Gran Consiglio e avere un volto nuovo in Governo (senza che i rapporti di forza siano mutati) si compiono oggi mosse semplici che nessuno aveva osato proporre prima.

E allora non resta che augurare buon appetito al nostro Consiglio di Stato, auspicando che da quel tavolo del mercoledì alle ore 12 possano sortire soluzioni interessanti per tutti i ticinesi. Nella speranza che i pasti scelti dal menu richiedano in prevalenza l’uso della forchetta. I coltelli, metaforicamente parlando, in politica sono già stati usati troppe volte, riservando molti bocconi amari e indigesti ai cittadini.

Gianni Righinetti, Corriere del ticino, 4 maggio 2015

Rechtspopulisten verteidigen beide Sitze

Rechtspopulisten verteidigen beide Sitze

Da Neue Zürcher Zeitung (foto: Keystone) l Die Tessiner Regierungsratswahlen bestätigen die bestehende Tendenz nach rechts. Die Lega bleibt stärkste Kraft in der fünfköpfigen Tessiner Regierung. Wie erwartet ist der Freisinn mit seinem Angriff auf den zweiten Staatsratssitz der Rechtspopulisten gescheitert.

Im Radrennfahrer-Trikot präsentierte sich ein zurückhaltender Tessiner FDP-Präsident Rocco Cattaneo am Sonntagnachmittag vor den TV-Kameras. Das Bild ist bezeichnend: Der Freisinn, der einst im Südkanton die unbestrittene Leaderposition innehatte, musste einige Gänge zulegen, wollte er gegen die Lega antreten und einen zweiten Regierungsratssitz zurückerobern. Jenen, welchen die Rechtspopulisten der FDP bei den letzten Kantonalwahlen im Jahr 2011 abspenstig machten, womit sie die relative Mehrheit im fünfköpfigen Staatsrat errangen.

Aufgrund technischer Probleme mit beschädigten Wahlzetteln kamen erst am späten Abend die endgültigen Ergebnisse der Staatsratswahlen zustande. Diese gehen als schweizweite Seltenheit noch immer im Proporzverfahren über die Bühne. Punkto Duell des Freisinns mit der Lega zeigten die Resultate schliesslich eine leicht ambivalente Situation: Die Rechtspopulisten können ihre beiden Sessel dank genügend persönlichen Stimmen für ihre Magistraten Claudio Zali (83 307 Stimmen) und Norman Gobbi (73 540 Stimmen) im Staatsrat halten, verlieren aber spürbar an Wählerstimmen (27,7 Prozent, 2011: 29,8 Prozent).

Lega leidet wegen SVP
Besonders auffällig ist der Verlust von Wählerstimmen für die Lega ausgerechnet in ihrer Hochburg Lugano (5,6 Prozent weniger auf 30,8 Prozent). Der kantonsweite Rückgang dieser Stimmen erfolgte vor allem zugunsten des neuen Rechtsblocks namens La Destra, der unter Führung der SVP steht und der Lega im Gegensatz zu 2011 die Unterstützung versagte. Er konnte dadurch deutliche 4,5 Prozent aller Tessiner Stimmen auf sich vereinen und entzog wohl auch der CVP (ihr Staatsrat Paolo Beltraminelli erhielt 45 597 Stimmen) und der SP (43 694 Stimmen für Regierungsrat Manuele Bertoli) etliche Voten, da beide Parteien deutlich schlechter als erwartet abschnitten (CVP 17,5 Prozent; 2011: 19,9 Prozent; SP 14,8 Prozent, 2011: 16,3 Prozent). Die Grünen wiederum, die sich populistisch geben und gerne Themen rechts der Mitte pflegen, legten auch diesmal zu (6,6 Prozent), aber überraschenderweise nur sehr wenig (2011 gewannen sie 4 Prozent mehr Stimmen und kamen auf 6,1 Prozent). – Insgesamt bestätigen die diesjährigen Tessiner Regierungsratswahlen die bestehende Tendenz nach rechts. Interessant ist ausserdem, dass die FDP nach einem parteiinternen knappen Schlussspurt zwischen Luganos Stadtrat Michele Bertini und FDP-Grossratsfraktions-Chef Christian Vitta mit Letzterem (62 641 Stimmen) nur einen Staatsratssitz besetzt, aber mit 26,3 Prozent Wählerstimmen gegenüber 2011 immerhin um 1,3 Prozent zugelegt hat – der Rechtsblock konnte dem Freisinn also wohl nur wenige Stimmen wegschnappen. Offenbar schätzen die Wahlberechtigten an der FDP das wiederbelebte Prinzip der schonungslosen Offenheit wieder mehr, dulden aber weiterhin den wenig nützlichen Regionalismus, für welchen die Lega steht und welcher die Entwicklung des Südkantons dank engerem Zusammenwirken mit Bern hemmt. Insgesamt wurden 16,11 Prozent leere Wahlzettel eingereicht, was die deutlichen Stimmenverluste teilweise erklärt. – Erst im Laufe des Montags werden die Ergebnisse der Grossratswahlen bekannt. Hier zeichnet sich ein veritables Kopf-an-Kopf-Rennen zwischen FDP und Lega ab.

Briefwahl bereitet Sorgen
Apropos Briefwahl: Diesbezüglich sorgte in den Reihen des Freisinns einer seiner Grossratskandidaten für Konsternation. Zwei Tage vor dem Wahlsonntag begann die Tessiner Staatsanwaltschaft gegen Michele Kauz wegen Verdachts auf Wahlbetrug und Stimmenkauf zu ermitteln. Er soll via Facebook einer Grossratskandidatin der Grünen eine Fotografie zugeschickt haben, auf welcher ein Stoss Wahlzettel abgebildet ist. Dies seien die Stimmen, die er zu ihren Gunsten bereithalte, habe Kauz unter das Bild geschrieben. Davon erfuhr Grünen-Koordinator Sergio Savoia und meldete die Angelegenheit der Staatsanwaltschaft. Den Medien erklärte Kauz, er habe lediglich Verwandten und Freunden beim Ausfüllen der Wahlzettel geholfen und Empfehlungen abgegeben. Die Unterlagen seien nicht in seine Obhut übergegangen; die Betreffenden hätten die Wahlzettel selber abgeschickt. Savoia befürchtet, dass es sich um keinen Einzelfall handelt und die Kantonalwahlen womöglich annulliert werden müssen.

Die Briefwahl hatte bereits vorher für Schlagzeilen gesorgt. Es waren drei Anzeigen auf der Site eines Tessiner Online-Basars aufgetaucht, in denen unterschriebene, aber nicht ausgefüllte Wahlzettel feilgeboten wurden. Wie die Staatsanwaltschaft mitteilte, hat sie in diesem Zusammenhang gegen sieben Personen ermittelt. Dank ihrem Eingreifen konnten die Betreffenden keine Wahlzettel verkaufen, sondern reichten sie ordnungsgemäss ausgefüllt selber ein. Übrigens hat der Kanton Tessin die Briefwahl erst heuer eingeführt – und ist damit das Schweizer Schlusslicht.

NZZ, 20.04.2015, Peter Jankovsky

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Lega. L’urlo: «Siamo ancora qui»

Lega. L’urlo: «Siamo ancora qui»

Da Corriere del Ticino l Rieletti a pieni voti i due consiglieri di Stato uscenti Norman Gobbi e Claudio Zali Festa al quartier generale tra abbracci e sospiri di sollievo – «La vittoria più bella»

Alle 20.20, quando mancava ancora il risultato di Mendrisio – e il distacco era di poco più di 700 schede – è iniziato qualche coro «Lega, Lega, Lega» e dall’interno del quartiere generale in via Monte Boglia i giovani leghisti hanno cominciato a portar fuori le bottiglie di prosecco per festeggiare. Ma l’euforia era ancora tutto sommato contenuta perché, di fatto, mancava la conferma ufficiale della vittoria. Poi alle 20.41 ecco uscire sul balcone del primo piano, quello dell’ufficio del Nano, Maruska Ortelli, Roberta Pantani e Antonella Bignasca al grido di «Abbiamo vinto a Mendrisio, è fatta» sventolando la bandiera leghista. E dalla folla si è alzato un boato, la tensione che ha tenuto banco nelle ore precedenti è stata tutta liberata, pure – per dirla tutta – con qualche «vaffa». E poi gli applausi, gli abbracci, le pacche sulle spalle date davvero con vigore. Ora è ufficiale, la Lega ha vinto le elezioni cantonali 2015, riconfermando i due candidati uscenti e con un risultato a livello di voti personali ben oltre le aspettative. Anche senza la macchina da voti Marco Borradori, il movimento di via Monte Boglia ha superato gli 80.000 voti personali con Claudio Zali. «Grande Mendrisio», «Abbiamo preso anche Mendrisio» si sente dire dai presenti. E poi via con la frase ripetuta quasi come un mantra, con la quale Norman Gobbi, alla festa del Conza aveva scaldato la platea: «Siamo ancora qui, siamo ancora qui». Senza dimenticare: «Nano, Nano, Nano». Già perché se questa è la prima elezione cantonale senza Giuliano Bignasca, Guliano Bignasca non è mai mancato: la maggioranza aveva la spilla con la faccia del Nano e la scritta «Non molleremo». «Abbiamo vinto senza l’aiuto di nessuno, solo grazie alla gente. Ora dobbiamo lavorare per ripagare questa fiducia in tutti gli ambiti» ci dice un emozionato Boris Bignasca che aggiunge: «Dedico questa vittoria a mio papà, a Flavio Maspoli, a Michele Barra e a Rodolfo Pantani». Accanto a noi un euforico Giancarlo Seitz iniziava a distribuire come da tradizione i suoi adesivi con scritto questa volta: Grazie ticinesi, Zali e Gobbi e un numero 2 con i colori ticinesi a fare da sfondo. «È la vittoria più grande, due anni fa alla morte del Nano, nessuno ci avrebbe scommesso» commenta una raggiante Antonella Bignasca, non prima di un abbraccio liberatorio con Norman Gobbi che, diciamolo, nemmeno dopo il risultato di Lugano si era rilassato del tutto. «Io lo dicevo che non era una vittoria scontata» conclude la figlia di Bignasca che fino all’ultimo ha preferito non esporsi troppo. «Io non sono come mio papà, non sento le cose». «È stata una partita che si è giocata fino all’ultimo minuto e devo dire grazie alla popolazione per l’appoggio» ci dice al volo Gobbi prima di essere preso d’assalto dei suoi sostenitori. Le bandiere continuano a sventolare, parte pure un «chi non salta liberale è» (più volte sentito durante il lungo pomeriggio di attesa).

E ci imbattiamo con un Michele Foletti dopo una doccia di birra e prosecco. Ma vuoi per l’orario, vuoi perché per scaramanzia la base leghista non aveva davvero preparato il dopo ai risultati definitivi, la festa leghista questa volta non ha avuto un finale in piazza. Né in piazza della Riforma, come quattro anni fa, e nemmeno in piazza della Foca a Bellinzona come aveva inzialmente ipotizzato Attilio Bignasca. «Io vorrei andare a Bellinzona con la bandiera europea listata a lutto» ci aveva detto prima di mezzogiorno.

Insomma i festeggiamenti sono rimasti in via Monte Boglia, in un gran viavai di gente ma, forse, meno intenso del solito. Anche perché su alcuni volti oltre all’entusiasmo abbiamo potuto vedere la stanchezza («no no, altro che piazza io voglio andare a mangiare una pizza»). «Sono contentissimo, è un grande risultato anche a Mendrisio siamo il primo partito» commenta Daniele Caversazio, aggiungendo che erano molte le incognite. E dalla folla si alza un «È stata la vittoria più bella, meglio di quattro anni fa».

Netoska Rizzi

Lega, capolavoro servito: Zali e Gobbi in Consiglio di Stato

Lega, capolavoro servito: Zali e Gobbi in Consiglio di Stato

Da Mattinonline.ch l La Lega ha riconfermato i due seggi in Consiglio di Stato. Una maggioranza relativa legittimata dall’aver corso da soli contro tutti, nonostante gli antileghismi isterici degli altri partiti. Ma i ticinesi hanno saputo dare fiducia a chi alle parole ha preferito i fatti. Claudio Zali e Norman Gobbi saranno quindi i ministri leghisti per i prossimi 4 anni, ottenendo risultati strepitosi ai preferenziali, essendo di gran lunga i più votati. Per il resto nessuna sorpresa, con un esecutivo che sarà formato da Christian Vitta, che ha battuto in volata Michele Bertini, Paolo Beltraminelli e Manuele Bertoli.

La Lega Dei Ticinesi ha vinto le elezioni cantonali che sono risultate tiratissime e grazie all’impegno dei nostri candidati ora Via Monte Boglia è in festa…

Claudio Zali: “Per me è un punto di partenza. Ora mi impegnerò per i prossimi quattro anni a favore del Ticino e dei ticinesi!”

Norman Gobbi: “Una vittoria tiratissima. Sapevamo che ci attendeva una sfida molto difficile, ma grazie al nostro impegno e al nostro grande lavoro risultiamo vincenti!”