Puigdemont sbarca a Lugano

Puigdemont sbarca a Lugano

Da www.liberatv.ch

Incontro privato a Palazzo Civico con le autorità prima della conferenza al Festival Endorfine
Dopo l’incontro, il leader catalano in esilio ha posato in compagnia di Claudio Franscella, Gobbi, Borradori, Badaracco e Chiesa

Carles Puigdemont è sbarcato a Lugano. Ieri sera il leader catalano in esilio ha incontrato le autorità comunali a Palazzo Civico, dove si è poi intrattenuto per la classica foto di rito in compagnia del presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, del ministro Norman Gobbi, del sindaco Marco Borradori, del capo Dicastero cultura, sport ed eventi Roberto Badaracco e del Consigliere Nazionale Marco Chiesa.
Questo pomeriggio, Puigdemont terrà una conferenza pubblica alle 14:30 al Padiglione Conza intitolata “identità catalana” nell’ambito della prima edizione del Festival Endorfine, un evento dedicato al pensiero e alla creatività in programma da ieri a domenica 15 settembre.
L’incontro con il leader catalano – hanno fatto sapere gli organizzatori con una nota su Facebook – ha già registrato il tutto esaurito. Restano ancora pochissimi posti che verranno assegnati, in base alla disponibilità, a chi si presenterà direttamente all’evento.

Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Comunicato stampa 

 L’Assessore della Regione Lombardia Massimo Sertori alla guida della Comunità di lavoro

L’Assessore della Regione Lombardia con delega ai Rapporti con la Confederazione Elvetica, Massimo Sertori ha assunto oggi la carica di Presidente della Regio Insubrica, durante l’Assemblea generale tenutasi nella splendida cornice di Villa Gallia sul lago di Como. Un momento di lavoro quello di oggi che ha permesso di consolidare strategia e obiettivi della Comunità di lavoro.

GOBBI: PASSI IN AVANTI SULLA COLLABORAZIONE
Il Consigliere di Stato del Canton Ticino e Presidente uscente della Regio Insubrica Norman Gobbi, ha avviato i lavori ricordando l’importanza delle attività di dialogo e confronto transfrontaliero e con una riflessione sull’anno di attività 2018/2019, che ha portato avanti dossier importanti come quello delle auto immatricolate in Svizzera utilizzate da cittadini residenti in Italia, come l’accordo dei lavoratori frontalieri, per il quale la Confederazione chiede di trovare una soluzione tempestiva che vada al di là dell’accordo del ’74, e la problematica di Campione d’Italia, tema sul quale ha espresso preoccupazione auspicando un intervento celere da parte del Governo italiano. “Tramite i tavoli di lavoro della Regio Insubrica – ha detto il Consigliere di Stato Gobbi – abbiamo fatto ottimi passi in avanti che hanno potuto mediare a favore della collaborazione sulla frontiera Italia – Svizzera”. “Attraverso i vari tavoli tecnici – ha concluso – siamo riusciti inoltre a portare avanti progetti strategici a livello locale volti a migliorare la vita dei nostri cittadini”. 
Le numerose attività svolte nel 2018 dalla Regio Insubrica sono state poi ripercorse dal Segretario della Comunità di lavoro, Francesco Quattrini: il rafforzamento del proprio ruolo nell’ambito delle relazioni italo-svizzere, anche attraverso il lavoro costante dei tavoli tecnici, tra cui quello sull’economia e sulla LIA, sull’ambiente e la mobilità (sostenibilità, dissesti idrogeologici, qualità delle acque e gestione degli inerti) e sul turismo, sport e tempo libero (navigazione e sviluppo turistico globale).

PREIONI: CONFERMATA DISPONIBILITÀ DA NUOVA GIUNTA PIEMONTESE
Intervenendo per portare il saluto della Regione Piemonte il Consigliere Alberto Preioni ha evidenziato la volontà della nuova amministrazione di dare il proprio contributo alla Comunità di lavoro perseguendo un sempre più fattivo rapporto tra Piemonte, Ticino e Lombardia, nonché la propria apertura ad una progettazione congiunta nell’ambito dei programmi di cooperazione transfrontaliera e non solo.

SERTORI: MASSIMA ATTENZIONE PER LAVORATORI FRONTALIERI
“Un ringraziamento all’amico Norman Gobbi – ha dichiarato l’assessore Sertori assumendo la presidenza per l’anno entrante – per il lavoro straordinario fatto fino ad oggi e che dobbiamo portare avanti in maniera continuativa e con lo spirito istituzionale che contraddistingue la Comunità di Lavoro”. “La Regio è una sede dove si affrontano problematiche, con il tipico pragmatistico dei territori da noi rappresentati e con l’obbiettivo di risolverli per le vie brevi. Un metodo che funziona e che vogliamo portare avanti intensificando l’impegno da parte di tutti nel confronto e nella partecipazione ai tavoli”.
“In merito a dossier importanti come quello di Campione di Italia e quello delicato dei frontalieri, l’impegno è quello di adoperarci per proseguire il lavoro fin qui svolto e l’interlocuzione con il governo centrale”.
“Preso atto che l’accordo parafato del 2015 prevede la doppia fiscalità dei lavoratori frontalieri, da simulazioni fatte con incrementi in alcuni casi anche del 70% della tassazione che evidentemente penalizzerebbe in modo importante questa categoria di lavoratori e preso atto che la situazione del frontalierato si è modificata dal 74 ad oggi, generando situazioni a volte di difficoltà alla vicina Svizzera, l’ipotesi di lavoro che Regione Lombardia ha presentato al passato Governo centrale, in una interlocuzione avanzata, prevedeva una sorta di doppio binario che da un lato lasciava immutate le condizioni fiscali degli attuali frontalieri fino al raggiungimento della pensione e dall’altro introduceva, per i nuovi frontalieri, una doppia fiscalità calmierata rispetto a quanto previsto dall’accordo del 2015”.
Anche nell’ambito della Programmazione Interreg 2021/2027 “abbiamo intenzione di portare avanti e sviluppare progetti sempre più di qualità e di valenza strategica sul territorio”. In conclusione, un cenno anche allo scenario delle Olimpiadi invernali del 2026 e che secondo Sertori “Al di là dei confini istituzionali potrà portare dei benefici anche sul territorio svizzero e sono certo che la Regio potrà avvalorare e creare sinergia”.

In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato i conti preventivo 2019 e consuntivo 2018 che hanno mostrato una positiva solidità finanziaria.

 

Torna l’hockey! L’oroscopone di liberatv: da Gobbi a Lombardi, da Borradori a Regazzi…

Torna l’hockey! L’oroscopone di liberatv: da Gobbi a Lombardi, da Borradori a Regazzi…

Da www.liberatv.ch

Alla vigilia del campionato, il presidente dell’HCAP, il ministro, il sindaco di Lugano, il consigliere nazionale, e poi Chiesa, Bertini, Merlini, Gehri, Schellmann prevedono che…

La nuova stagione di Hockey è alle porte. Domani, venerdì 13 settembre scatterà la stagione 2019-2020 con il primo impegno stagionale.
Dove si posizionerà il ‘nuovo’ Lugano guidato da Sami Kapanen? Chi è la squadra favorita per la vittoria finale?
Riuscirà l’Ambrì-Piotta di Luca Cereda a ripetere la straordinaria impresa della passata stagione e centrare nuovamente i playoff?
Tutte domande che abbiamo sottoposto a personaggi illustri – politici e non – del nostro Cantone.

Chi vedi come favorita?
Filippo Lombardi: “Zugo”
Norman Gobbi: “Sicuramente il Berna, squadra più solida degli ultimi anni”.
Marco Borradori: “Lo Zugo. La sua campagna acquisti mi è sembrata sontuosa”.
Fabio Regazzi: “Lo Zugo sulla carta è la squadra più forte e quindi favorita. Ma il Berna è sempre un cliente temibile”.
Andrea Gehri: “Senza dubbio per la qualità del roster a disposizione vedo favorito lo Zugo, rinforzatosi intelligentemente in tutti i reparti e, ora pure con il portiere più forte e affidabile dell’intera lega”.
Aldo Merlini: “Berna”.
Marco Chiesa: “Lo Zugo si è nuovamente rafforzato. È la pretendente favorita alla conquista del titolo”.
Fabio Schnellmann: “Chiaramente lo Zugo, anche in considerazione dell’importante campagna acquisti”.
Michele Bertini: “Zurigo”

Dove può arrivare il ‘nuovo’ Lugano?
Lombardi: “Lontano”.
Gobbi: “Nelle prime 4, con il roster rafforzato a livello tecnico e di esperienza, il Lugano può (e forse deve) fare meglio dello scorso anno”.
Borradori: “Il Lugano arriverà molto in alto. La sua sarà una stagione ai vertici e saprà suscitare tante emozioni”.
Regazzi: “Il Lugano ha iniziato un nuovo corso è questa sarà probabilmente una stagione di transizione. Ciò nonostante il Lugano deve comunque ambire ad un ruolo di primo piano per cui l’obiettivo è di essere nelle prime sei nella regular season e poi si vedrà…”.
Gehri: “Se si avrà pazienza e fiducia nel nuovo corso, la squadra potrà crescere e diventare un cliente pericolo per tutti. Nei playoff può succedere di tutto, ma la speranza di vedere nuovamente il Lugano almeno in semifinale ne sarebbe il coronamento”.
Merlini: “Fino in finale di playoff dove perderà in gara 7”.
Chiesa: “Da tifoso mi auguro che possa essere la rivelazione del campionato. Da troppi anni aspettiamo bel gioco e soddisfazioni”.
Schnellmann: “Se tutto girerà per il verso giusto arriverà in semifinale. Poi chissà…”.
Bertini: “Arriverà in semifinale dei playoff”

Riuscirà l’Ambrì a ripetere l’impresa della scorsa stagione e centrare nuovamente i playoff?
Lombardi: “Ci proviamo”
Gobbi: Ho visto una squadra solida durante le partite di Champions, e credo che l’obiettivo sia raggiungibile, anche se le altre squadre si sono rafforzate e l’Ambrì-Piotta ha un calendario molto intenso”.
Borradori: “Sì, l’Ambri centrerà nuovamente i playoff, grazie anche all’entusiasmo che circonda la squadra”.
Regazzi: “Dopo l’ottima stagione scorsa non sarà evidente confermarsi anche perché la concorrenza è molto agguerrita. L’Ambri tuttavia ha i mezzi per centrare i playoff e il duo Cereda-Duca in quest’ottica rappresenta sicuramente un punto di forza per il club”.
Gehri: “L’Ambrí ha dimostrato che con cuore, grande dinamismo e ottime intuizioni dello staff tecnico può ritagliarsi anche quest’anno un ruolo da protagonista. Ciò che gioverebbe all’intero movimento hocheistico cantonale. Vedo comunque l’Ambrì nei playoff”.
Merlini: “Tutte le squadre si sono rinforzate, sarà durissima. Vedo l’Ambri fuori dai playoff!”.
Chiesa: “L’Ambrì è una squadra che deve centrare i playoff. È il suo obiettivo minimo”.
Schnellmann: “L’Ambrì farà i playoff piazzandosi settima nella regular season”.
Bertini: “Sì, riuscirà ad arrivare ai playoff”

Le valli tra solidarietà e povertà di spirito

Le valli tra solidarietà e povertà di spirito

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 6 settembre 2019 de La Regione

Ho letto con profonda tristezza della diatriba tra le comunità di Cevio e Lavizzara riguardo a una sezione scolastica, la cui presenza in alta valle avrebbe permesso di ravvivare e occupare il centro scolastico edificato a Sornico dopo l’aggregazione. L’autorità di Cevio ha invece deciso diversamente.

Spesso le valli richiamano l’attenzione, chiedendo solidarietà e sostegno. E spesso – anzi molto spesso – tale sostegno è garantito dal Cantone e dagli altri Comuni.
Poi capitano situazioni come quella avvenuta in alta Vallemaggia, dove la solidarietà interna a una valle cade e primeggia la povertà di spirito. Rattrista, poiché quella stessa comunità che ha detto “no” a Lavizzara ha sempre rimproverato al Cantone di essere poco solidale e di fare troppo poco per le zone periferiche È un peccato che alla prima occasione di dimostrarsi solidale con i cugini della Lavizzara il Municipio di Cevio abbia fatto il contrario di quanto chiede al Cantone.

Da valligiano sono triste, poiché significa che si è giunti davvero alla fine. Quando la solidarietà tra comunità di valle viene a mancare, si dimostra che non sta più a cuore il bene delle valli in generale, ma che si lascia prevalere una visione miope e a breve termine. Diventano così solo enunciati declamatori tutte le belle parole e le buone intenzioni pronunciate in altre circostanze. Non nego che anche l’arresto – per volontà della commissione di studio – del progetto aggregativo tra Cevio e i Comuni della Rovana sia un segnale pessimo sulla capacità del polo regionale di fungere da catalizzatore e virtuoso elemento di coesione.

Le sfide che attendono le zone periferiche sono spesso in salita, ma se sul percorso sono gli stessi attori protagonisti a mettere tronchi e pietre, beh, alla fine il Cantone potrà fare poco, anche se si è sempre adoperato per aiutare e sostenere queste comunità, come i progetti d’investimento stanno a dimostrare.

L’alta Vallemaggia deve affrontare ancora una sfida: la realizzazione della nuova casa anziani, che Lavizzara vorrebbe edificare con un concetto innovativo a Broglio, mentre altri opterebbero per innalzare di un piano il centro sociosanitario di Cevio (con tutti i problemi di gestione del cantiere e di convivenza tra ospiti e nuova costruzione). Speriamo che almeno sugli anziani si trovi quella solidarietà che per i bambini non si è sciaguratamente trovata; altrimenti, l’unica cosa che accomunerà l’alta valle sarà la gestione dei campisanti…

“I rapporti con l’Italia saranno più difficili”

“I rapporti con l’Italia saranno più difficili”

Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi sul cambio di Governo: “Il Ticino perderà interlocutori che conoscevano bene le realtà di confine”

L’Italia ha un nuovo Governo. Dopo un mese di polemiche, trattative serrate e votazioni on line, le elezioni anticipate paiono definitivamente scongiurate: sarà Conte Bis. Un Esecutivo di cui faranno parte il movimento 5 stelle, il partito democratico, Liberi ed uguali. L’esperienza leghista, almeno per il momento, è dunque consegnata alla storia. Ma quel che succede al di là della frontiera può avere un certo peso anche a casa nostra. Secondo il direttore del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, interpellato da TeleTicino, la perdita degli interlocutori leghisti complicherà i rapporti tra Svizzera ed Italia.
“C’erano persone a livello di Ministero e sottosegretari che conoscevano molto bene le realtà di confine. Molti provenivano dalle Province di Como e Varese” spiega il Consigliere di Stato. “Mancando questi interlocutori, dobbiamo riallacciare le discussioni. Avevamo dei contatti diretti che ci permettevano di anticipare e sensibilizzare su certi problemi, soprattutto la questione di Campione, che rimarrà ancora irrisolta. Se il Governo italiano non vorrà seguire quanto proposto, come per esempio posticipare l’entrata di Campione nello spazio doganale europeo e italiano, ci saranno gravi conseguenze per i campionesi e per noi, che dovremo rivedere determinati accordi e risolvere la questione finanziaria”.
Tra i vari fronti ancora aperti non c’è soltanto Campione d’Italia, ma anche quell’accordo fiscale che da anni giace impolverato sui tavoli della politica. Dato per morto a più riprese ormai sono in pochi a crederci ancora. Tra di loro sicuramente non figura Norman Gobbi

http://teleticino.ch/il-tg/i-rapporti-saranno-piu-difficili-NI1648690

 

 

Wo sind die Flüchtlinge, Herr Gobbi?

Wo sind die Flüchtlinge, Herr Gobbi?

Intervista pubblicata su www.watson.ch

Im Sommer 2016 campierten hunderte Flüchtlinge am Bahnhof von Como. Der Tessiner Regierungsrat Norman Gobbi forderte damals die Grenzschliessung.
Er wollte die Grenzen schliessen und warnte vor Ausländerkriminalität. Doch die Prognosen des Tessiner Sicherheitsdirektors Norman Gobbi bewahrheiteten sich bisher nicht. Ein Gespräch über den ausbleibenden Flüchtlingsansturm, Matteo Salvini und das Tessin.

Herr Gobbi, Sie sehen erholt aus, waren Sie in den Ferien?
Norman Gobbi: Ich bin gebräunt, aber nicht unbedingt erholt. Ich war wandern im Maggia- und Leventina-Tal.

Sommerzeit ist nicht nur Ferienzeit. In den Monaten Juli und August steigen für gewöhnlich auch Flüchtlingszahlen, weil dann mehr Menschen die Fahrt über das Mittelmeer wagen. Nur: Dieses Jahr ist davon in der Schweiz nichts zu spüren. Warum?
Das liegt an der italienischen Politik. Dort hat der Innenminister Matteo Salvini die Migrationsströme über die zentrale Mittelmeer-Route gestoppt. Das hat die Flüchtlinge und deren Schlepper gezwungen, auf die westliche Mittelmeer-Route auszuweichen. Diese Politik wirkte sich stark auf die Migrationszahlen in der Schweiz aus.

Noch vor ein paar Jahren haben Sie an der Tessiner Grenze vor einem Ansturm gewarnt. 2015 forderten Sie eine Grenzschliessung. War das blosse Panikmache?
Nach wie vor versuchen Leute illegal in die Schweiz einzureisen. Insgesamt war das Jahr 2018 zwar ein ruhiges. Schweizweit wurden rund 16’000 illegale Grenzübertritte registriert. Diese passierten allerdings in 40 Prozent der Fälle im Tessin. Und die wenigsten Menschen, die wir an der Grenze aufgreifen, wollen in der Schweiz ein Asylgesuch stellen. Die meisten müssen wir an die italienischen Behörden übergeben.

«Glücklicherweise waren die Migranten von 2016 ‹besser› als jene, die nach dem arabischen Frühling in die Schweiz kamen.»

Aber die heutigen Zahlen rechtfertigen eine Grenzschliessung noch weniger als im Krisenjahr 2015. Wo sind die Flüchtlinge, vor denen Sie warnen?
Das Problem ist folgendes: Von zehn Flüchtlingen in einem Aufnahmezentrum wurde nur einer vom Grenzwachkorps überstellt. Wie sind also die neun anderen in die Schweiz gelangt? Diese Zahlen zeigen, wie nötig die Kontrollen an den Grenzen nach wie vor sind. Darum bleibt meine Haltung dieselbe: Wir müssen die Augen offen behalten.

Ein Jahr danach, im Sommer 2016, campierten hunderte Migranten am Bahnhof in Como. Sie wollten die Militärpolizei aufbieten und warnten davor, dass jeder Flüchtling kriminell werden können. Ihre Schreckensszenarien haben sich nicht bewahrheitet.
Glücklicherweise waren die Migranten von 2016 «besser» als jene, die nach dem arabischen Frühling in die Schweiz kamen. Damals waren es vor allem Leute aus nordafrikanischen Ländern, die in der Schweiz häufig kriminell wurden. Das schlug sich auch in der Kriminalstatistik nieder, die in den Jahren 2012 und 2013 einen Anstieg von Straftaten durch Asylsuchende verzeichnete.

Oder malten Sie damals einfach den Teufel an die Wand?
Nein! Ich habe nicht grundlos schwarzgemalt. Ich berief mich auf die Erfahrungen, die man mit grossen Zuströmen aus nordafrikanischen Staaten gemacht hat. Diese Erfahrungen zeigten, dass es damals ganz klar eine Verschlechterung der inneren Sicherheit gab. Nicht vergessen darf man, dass mit der Migration auch die nigerianische Mafia zu uns gekommen ist.

«Ab September wird die Migration über die zentrale Mittelmeerroute wieder zunehmen. Das hat direkte Konsequenzen für uns im Tessin.»

Heute beschäftigt die Schweizerinnen und Schweizer nicht die Ausländerkriminalität, sondern das Klima. Haben Sie in den vergangenen Jahren das Thema verfehlt?
Als Staatsrat vom Kanton Tessin bin ich für die innere Sicherheit zuständig. Und das ist eine dauernde Aufgabe und nicht so vorübergehend, wie es derzeit die Klima-Thematik ist. Solche Bewegungen muss man immer in ein realistisches Verhältnis setzen. Auch nach der Fukushima-Katastrophe 2011 gab es eine «grüne Welle», die dann wieder abflaute. Jetzt ist ein Hype um das Klima entstanden. Die innere Sicherheit, der Schutz der Bevölkerung, ist eine Hauptaufgabe des Staates, die immer und konstant zu gewährleisten ist.

Anders sieht die Lage in Italien aus. Die Diskussionen über die Migration über das Mittelmeer beschäftigen die Politik derzeit intensiv. Was sind Ihre Gedanken dazu?
Mich besorgt derzeit vor allem, dass der Rücktritt von Premierminister Giuseppe Conte eine sofortige Wirkung auf die Migration über das Mittelmeer hatte.

Sie sprechen das NGO-Schiff «Open Arms» an, das noch am Abend nach Contes Rücktritt in den Hafen von Lampedusa eingefahren ist, nachdem es zuvor fast drei Wochen auf dem Mittelmeer blockiert war.
Mit Contes Rücktritt zerfiel auch die Migrationspolitik von Innenminister Salvini. Das ändert die Situation komplett. Ab September wird die Migration über die zentrale Mittelmeerroute wieder zunehmen. Das hat direkte Konsequenzen für uns im Tessin. Es werden wieder mehr Leute versuchen, über die Südgrenze in die Schweiz einzureisen.

Der Lega-Politiker Salvini spaltet Italien. Mit seinem Misstrauensvotum hat er eine Regierungskrise ausgelöst. Wie stehen Sie zu seiner Politik?
Salvini war in letzter Zeit etwas zu oft auf der «Piazza» und um seine Popularität bemüht. Er hätte vielleicht mehr Arbeit in die Regierung stecken sollen. Seine harte Hand bei der Migrationsfrage schätze ich aber. Denn je weniger in Italien ankommen, umso weniger gelangen ins Tessin.

«Wir dürfen uns nicht mit der Humanität erpressen lassen. Schliesslich haben wir diese Leute nicht zu uns eingeladen.»

Salvini polarisiert auch, weil er ganz am rechten Rand politisiert.
Seine Gegner nennen ihn einen Faschisten. Aber wenn einer, der eine restriktive Migrationspolitik durchsetzt, gleich als Faschist gilt, dann müssten die Sozialdemokraten in der Schweiz – gemäss ihrem Parteiprogramm – alle Kommunisten sein.

Salvini hat klar Probleme, sich von rechtsextremen Strömungen abzugrenzen. Sein Buch veröffentlichte er bei einem Verlag, dessen Gründer sich selbst als Faschist bezeichnet.
Ja, das ist tatsächlich ein ungelöstes Problem in Italien. Seit den 40er-Jahren wird jeder, der nur ein wenig ausserhalb der Mitteparteien politisiert, sofort mit den rechten oder linken Extremen identifiziert.

Sie begrüssen also Salvinis Politik der geschlossenen Häfen. Diese hatte nicht nur zur Folge, dass vergangenes Jahr weniger Menschen nach Italien kamen, sondern auch, dass die Todesrate im Mittelmeer massiv anstieg. Gibt Ihnen das nicht zu denken?
Sicher ist das tragisch. Aber wir dürfen uns nicht mit der Humanität erpressen lassen. Schliesslich haben wir diese Leute nicht zu uns eingeladen. Sie sind nicht die Ärmsten und auch nicht diejenigen, die es am nötigsten haben. Es sind immer junge Männer, die meiner Einschätzung nach sehr gesund aussehen. Diese Art von Migration ist nicht gewollt.

Welche Art von Migration wollen Sie denn?
Wir haben in der Schweiz die Personenfreizügigkeit, unsere Tore stehen also grundsätzlich offen. Die Bedingung für dieses Abkommen für eine Migration innerhalb von Europa war allerdings ursprünglich, dass wir dafür die europäischen Aussengrenzen besser schliessen. In der Realität haben wir heute aber eine Personenfreizügigkeit plus eine interkontinentale Migration. Das stimmt so für mich nicht. Entweder oder.

Was also schlagen Sie vor?
Wir müssen aufhören zu denken, dass wir alle Migranten aufnehmen können. Schauen Sie sich doch mal die anerkannten Asylbewerber in der Schweiz an. Nur sein sehr kleiner Teil von ihnen ist erwerbstätig. Den anderen müssen die Kantone und der Bund Sozialhilfe bezahlen. Für mich ist das eine unbefriedigende Situation. Denn das sind Ressourcen, die wir auch für unsere eigene jüngere und ältere Generation brauchen. Und in die Migration fliessen sowieso schon Milliarden.

Wie soll denn eine europäische Migrationspolitik aussehen? Ist es nicht auch die Aufgabe der Schweiz, solidarisch zu sein?
In der Schweiz ist die Migrationspolitik schon heute solidarisch. Darum wird das Tessin mit dem Problem nicht alleine gelassen, sondern die Flüchtlinge werden auf die anderen Kantone verteilt. Und natürlich können wir nicht denken, dass die südlichen Länder, die ja schon wirtschaftlich nicht gut dastehen, die ganze Verantwortung alleine tragen müssen. Das Problem ist aber, dass die ehemaligen Ostblock-Staaten eine gerechte Verteilung blockieren.

«Der Vater holt dann seine Frau nach, dann gründen sie eine Familie und das Kind wächst auf mit dem Bild, dass der Staat Geld gibt, ohne dass die Eltern etwas dafür tun.»

Die Haltung «Solange die anderen nicht mitmachen, mache ich auch nicht mit» ist doch auch etwas dickköpfig. Oder finden Sie, die Schweiz macht genug?
Ich bin kein Bundesrat.

Aber Sie wollten mal Bundesrat werden.

Ja, ich finde, eine solidarische Lösung ist die einzige tragbare. Bei der Verteilung können dann auch sozioökonomische Elemente als Massstab dienen. Also je wohlhabender und grösser ein Land ist, umso mehr Migranten soll es aufnehmen. Aber ich bin auch der Meinung, dass die Interessen der Schweiz nicht zu kurz kommen dürfen. Insbesondere, was die finanziellen Mittel angeht. Wir bezahlen den Flüchtlingen eine grosszügige Sozialhilfe. Der Vater holt dann seine Frau nach, dann gründen sie eine Familie und das Kind wächst auf mit dem Bild, dass der Staat Geld gibt, ohne dass die Eltern etwas dafür tun. So wächst der Baum schon von Beginn an schief und wird im Verlauf der Zeit immer schiefer.

Aber Herr Gobbi, diese Geschichte ist doch uralt: Dass Migranten in die Schweiz kommen, dem Staat auf den Taschen liegen und dann auch noch kriminell werden. In den 50er-Jahren waren es noch die Italiener…
…die in die Schweiz kamen, um zu arbeiten! Nicht um Sozialhilfe zu beziehen.

Sie behaupten, die Leute kommen in die Schweiz, mit der Absicht, Sozialhilfe zu beziehen?
Nein, sie sagen, sie kommen hierher, weil sie Schutz brauchen. Aber dann fliegen sie in den Ferien in ihr Herkunftsland zurück. Dieser Fall der Eritreer, die in ihrer Heimat Ferien gemacht haben, ist für mich ein Paradebeispiel für Betrug in der Asylpolitik.

Meine Frage war aber eine andere: Die Schreckensszenarien der unheilbringenden Migrationsbewegungen haben sich nie bewahrheitet. Die Schweiz ist nach wie vor eines der reichsten Länder der Welt. Liegen die Probleme nicht woanders? Beim Klima, dem teuren Gesundheitssystem, der AHV?
Wie sollen wir denn die AHV finanzieren, wenn wir nur Migranten aufnehmen, die keine AHV bezahlen, weil sie nur Sozialhilfe bekommen? Da hatte ja auch Frau Merkel falsch kalkuliert. Sie dachte, sie könne die Altersrenten retten, indem sie Migranten ins Land holte. Aber wenn die Migranten nicht arbeiten, bezahlen sie auch keine Sozialversicherungen. Und wenn sie die Sozialversicherungen nicht bezahlen, ist das Problem doppelt so gross: Die Ausgaben in der Sozialhilfe steigen und der Topf in den Sozialversicherungskassen bleibt leer.

«Ein Leghist, che non si incazza più ist kein Leghist mehr.»

Themawechsel: Ihre Lega die Ticinesi wurde 1991 als Protestpartei gegründet. Wofür steht die Lega heute?
Ich sage immer: Ein Leghist, che non si incazza più (der nicht mehr wütend wird) ist kein Leghist mehr. Das heisst, dass wir heute zwei Seelen in uns tragen. Jene, die auf die Barrikade geht, ebenso aber die staatstragende.

Und wann steigen Sie auf die Barrikaden?
Wenn über das Tessin hinweg politisiert wird. Wir sind eine Randregion mit Problemen, die nirgendwo sonst in der Schweiz zu finden sind. Wir sind ein Einzelfall, sprachlich und geografisch abgegrenzt. Auch Genf oder Basel sind zwar Randregionen. Aber kein Kanton in der Schweiz ist nur 50 Kilometer von einer Metropole mit europäischer Bedeutung, wie Milano, entfernt.

Wie politisiert die Lega heute?
Vor allem beim Schutz der einheimischen Arbeitsnehmenden. Darum waren wir immer auch gegen die Personenfreizügigkeit. Sie hat dazu geführt, dass im Tessin die Löhne tiefer wurden und die einheimische Arbeitskraft durch Grenzgänger ersetzt wurde.

Die Tessiner haben sich lange einen Bundesrat aus der italienischsprachigen Schweiz gewünscht. Dies hat sich mit der Wahl von Ignazio Cassis erfüllt. Hat sich für den Kanton seither etwas geändert?
Nein, eigentlich nicht.

Sind sie darüber enttäuscht?
Nein, ich habe nicht erwartet, dass sich etwas ändert. Als Bundesrat ist Herr Cassis für das ganze Land verantwortlich. Vielleicht hat er ein Auge auf das Tessin, aber er muss die ganze Schweiz vertreten, insbesondere als Aussenminister. Es ist vielmehr meine Pflicht als Tessiner Regierungsrat und die Pflicht unserer National- und Ständeräte, die Interessen vom Tessin zu vertreten.

Apropos Ständerat: Wäre das für Sie nicht der nächste Schritt auf der Karriereleiter?
Ich mache meine Arbeit immer noch mit Freude und Kraft. Solange das so ist, werde ich mich nicht für andere Mandate bewerben.

 

https://www.watson.ch/schweiz/interview/526763156-lega-politiker-norman-gobbi-ueber-die-migration-salvini-und-das-tessin

La politica “fatta a porcino”

La politica “fatta a porcino”

Da www.liberatv.ch

Stagione da record per i funghi in Ticino. Sarà stato il clima. Sarà stata la luna. Chissà…
Sta di fatto che nelle ultime due settimane i boschi del Ticino si sono riempiti di funghi. Porcini belli, sani, profumati e gustosi.. 

Sarà stato il clima, con quel mix di piogge e di caldo che ha prodotto un’umidità ‘da Indocina’… Sarà stata la potenza della luna piena, l’assenza di vento… Sta di fatto che nelle ultime due settimane i boschi del Ticino si sono riempiti di funghi. Porcini belli, sani, profumati e gustosi.

La grande ‘buttata’ si è registrata in ogni regione del cantone, nei boschi di castagno e di faggio e si può dire che sia stato un gran bell’inizio di stagione. Negli ultimi giorni il fenomeno è calato, ma ancora oggi si trovavano bellissimi boleti nelle radure o sotto le foglie. Se nel primo periodo i funghi si trovavano tra i 1’000 e i 1’500 metri di quota, ora sembra che abbiano iniziato a scendere, e con l’arrivo dell’autunno si abbasseranno ulteriormente di quota.

Il ‘là’ l’aveva dato su Facebook il 12 agosto l’ex ministro Paolo Beltraminelli fotografato con due grossi porcini, trovati probabilmente in Engadina. Ma non sappiamo, e nemmeno chiediamo… Ma anche il presidente del Partito socialista, Igor Righini, ha postato nei giorni scorsi sulla sua bacheca un maxi boleto… E non poteva mancare una foto del ministro Norman Gobbi, che i funghi li ha sicuramente trovati nella sua Leventina. Commento: “La felicità fatta a porcino”.

Rimpatriata della Scuola reclute 1998, Artiglieria 234

Rimpatriata della Scuola reclute 1998, Artiglieria 234

Da www.tio.ch

Per ricordare quei momenti, i militi si sono dati appuntamento proprio dove si svolse il servizio militare

Numerosi militi della Batteria 2 della Artiglieria 234 si sono ritrovati per una grande rimpatriata, a distanza di ben 21 anni dalla loro scuola reclute, che si svolse nell’estate del 1998 alla Caserma del Monte Ceneri.
Per ricordare quei momenti, i militi si sono dati appuntamento proprio dove si svolse il servizio militare: alla Cantina della Caserma.
Erano presenti la Sezione Cannonieri (comandata dal ten Indenmini), la Sezione Trasmissioni (comandata dal ten De Micheli e dal ten Tschannen) e la Sezione Comando (comandata dal ten Sciaroni), nonché i militi della compagnia Autisti, tra cui il consigliere di Stato Norman Gobbi, allora caporale.
Alla cena era presente anche l’Istruttore di unità, colonnello Franco Piffaretti.
La scuola reclute del 1998 rappresenta l’ultimo anno dell’artiglieria nel Canton Ticino.