Seehofers erweiterte Grenzkontrollen

Seehofers erweiterte Grenzkontrollen

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 3 agosto 2019 del Tages Anzeiger

Der deutsche Innenminister Horst Seehofer (CSU) will ein Konzept für einen wirksameren Schutz vor illegaler Migration.

Seit 2015 führt Deutschland an der Grenze zu Österreich verstärkte Kontrollen durch, die Jahr für Jahr verlängert werden. Plant der deutsche Innenminister Horst Seehofer Ähnliches nun an der Grenze zur Schweiz? Diese Frage stellt sich, weil Seehofer dem deutschen Nachrichtenmagazin «Spiegel» gestern sagte, Deutschland habe der illegalen Einwanderung entgegenzuwirken «durch eine erweiterte Schleierfahndung und anlassbezogene, zeitlich befristete Kontrollen auch unmittelbar an der Grenze – auch an der Grenze zur Schweiz». Gemäss dem «Spiegel» will Seehofer bis nächsten Monat ein Konzept vorlegen, wie er der illegalen Migration begegnen will. 2018 seien insgesamt 43000 unerlaubte Einreisen nach Deutschland registriert worden. Viele weitere Migranten seien eingereist, ohne kontrolliert zu werden.
Nach der Tötung eines Kindes im Frankfurter Bahnhof durch einen aus dem Kanton Zürich eingereisten Mann mit Migrationshintergrund wolle Seehofer wieder Kontrollen an der Grenze zwischen beiden Ländern einführen, hatten Medien zuvor berichtet. «Ich werde alles in die Wege leiten, um intelligente Kontrollen an der Grenze vorzunehmen», sagte er.

Keine stationäre Kontrolle
Freitagnachmittag sah sich das deutsche Innenministerium zur Präzisierung veranlasst. Seehofer plane keine stationären Kontrollen an der Grenze zur Schweiz, hiess es in einem Tweet. Er habe mehrfach darauf hingewiesen, dass die Schleierfahndung in keinem unmittelbaren Zusammenhang mit der Tat am Frankfurter Bahnhof stehe. Der Innenminister beabsichtige eine erweiterte Schleierfahndung an der Grenze – zeitlich befristet und wenn es die Sicherheitslage erfordert. Seehofers Aussagen sorgen hierzulande für Aufsehen. Der Präsident der Sicherheitspolitischen Kommission des Nationalrats, Werner Salzmann (SVP, BE), kann der Verknüpfung zwischen der Tat am Frankfurter Hauptbahnhof und verstärkten Grenzkontrollen Deutschlands keinen Sinn abgewinnen. Salzmann sagt auf Anfrage, die EU solle doch ihre Aussengrenze besser schützen, anstatt Kontrollen zur Schweiz zu verstärken. Der Täter von Frankfurt sei nicht im Schengener Informationssystem ausgeschrieben gewesen. Es entspreche gängiger Praxis, dass ein Flüchtiger aufgrund einer Anzeige wegen häuslicher Gewalt national zur Fahndung ausgeschrieben werde – und nicht international. Zudem hätten konkrete Auffälligkeiten die Polizei zu einer Kontrolle veranlassen müssen. Der Präsident der Sicherheitspolitischen Kommission des Ständerats, Josef Dittli (FDP, UR), sagt, es sei das Recht und die Pflicht jedes Landes, dafür zu sorgen, dass die Einwohner sicher zusammenleben könnten. «Ich würde es aber als diskriminierend empfinden, sollte Deutschland gegenüber der Schweiz spezielle Vorkehrungen treffen, die für die anderen Nachbarländer Deutschlands nicht gelten.» Davon gehe er allerdings nicht aus.

Keine Gesichtserkennung in der Schweiz
Der Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) fühlt sich an die Situation von 2015 und 2016 erinnert, als viele Migranten von Italien her die Südgrenze der Schweiz illegal überquerten.
In der Folge verschärfte die deutsche Polizei den Grenzschutz an der Landesgrenze zur Schweiz.
Für Gobbi ist klar, dass die Staaten den Übertritt von Migranten an der Grenze im Griff haben müssen. «Indem Migranten die illegale Einreise verwehrt wird, lassen sich viele Folgeprobleme verhindern», sagt Gobbi.
Eine strikte Migrationspolitik sei besser als eine Politik der offenen Tore.
Was aber meinte Seehofer, als er von «intelligenten Grenzkontrollen» sprach? Sicherheitspolitiker Salzmann hält es für möglich, dass der Deutsche den Ausbau technischer Massnahmen mit Videoüberwachung und Gesichtserkennung vorschlagen wird. Auch für Gobbi ist dies denkbar. Dasselbe habe man im Tessin auch schon diskutiert. In seinem Kanton gebe es stellenweise Videoüberwachung, auch entlang der grünen Grenze, aber keine Gesichtserkennung.

Discorso pronunciato in occasione del 1 agosto a Melide

Discorso pronunciato in occasione del 1 agosto a Melide

– Fa stato il discorso orale –
Ma la nostra Svizzera è tutta un’altra cosa

Ma la nostra Svizzera è tutta un’altra cosa

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 30 luglio 2019 del Corriere del Ticino 

Non c’è come camminare nella regione del San Gottardo – il massiccio che iconicamente rappresenta la Svizzera – per definire con chiarezza alcuni ragionamenti sul futuro del nostro Paese. Ho la fortuna di passare alcuni giorni a casa a Nante in vacanza e quindi di approfittare di queste belle giornate per effettuare escursioni, dopo i primi sei mesi intensi di questo 2019, che hanno portato anche al rinnovo di Governo e Parlamento.
Momenti di distensione, da dedicare alla famiglia e agli amici per recuperare una centralità spesso messa alla prova dal turbine in cui ci si infila facendo con passione questo “mestiere” al servizio della comunità ticinese.
Momenti che aiutano, come detto, a trovare il filo del discorso. E a me qui preme annodare un ragionamento che ritengo vitale per il futuro della Svizzera, anche pensando al 1. Agosto ormai imminente. La riflessione nasce dalla preoccupazione che avverto in maniera forte, dopo quanto avvenuto nel mese di giugno tra il nostro Consiglio federale e l’Unione europea nella trattativa per la definizione dell’accordo istituzionale (o accordo quadro). Da una parte un atteggiamento arrogante (come volevasi dimostrare) dall’altra parte una debolezza estrema in una trattativa che evidenzia la grave difficoltà del nostro Governo a gestire le relazioni con Bruxelles.
Personalmente ritengo che un’eventuale applicazione dell’accordo quadro andrebbe definitivamente abbandonata. Sono ben cosciente delle ripercussioni di un atto del genere, ma sono altrettanto persuaso che adeguare “dinamicamente” la legislazione elvetica a quella dell’UE e accettare l’intervento di un Tribunale esterno per dirimere eventuali discrepanze sarebbe… l’inizio della fine, perché andremmo a perdere il valore su cui si fonda questo nostro straordinario e unico Paese. Parlo della sovranità del nostro popolo, costruita nei secoli, e che già con il Patto del 1291 si concretizzava a favore delle comunità di Uri, Svitto e Untervaldo. Comunità che si impegnavano a sostenersi vicendevolmente contro tutti coloro che potevano intervenire in maniera violenta e autoritaria dall’esterno. E soprattutto bandendo la presenza e l’interferenza di giudici stranieri.
Padroni in casa propria, si potrebbe tradurre in modo semplice e diretto. Da almeno due secoli grazie a questa nostra sovranità siamo riusciti a sviluppare una società che si basa sulla solidarietà e sulla sussidiarietà, volte a difendere i più deboli, ma pure a favorire la crescita economica, a ricercare le opportunità in tutte le sfide che il mondo propone, a considerare la minoranza una ricchezza e la liberà individuale un valore imprescindibile.
In questi mesi in cui il Consiglio federale sta trattando con l’Unione europea mi rendo sempre più conto che ci sia troppo poca coscienza del pericolo che stiamo correndo, applicando questo accordo quadro. Questa mancata coscienza è anche dovuta a una fragilità interna, a una considerazione quasi negativa o comunque a una non comprensione di tutte quelle particolarità che invece hanno reso forte e rendono forte la Svizzera. Il nostro federalismo; la nostra democrazia diretta; l’autonomia dei Cantoni e dei Comuni; il nostro elevato ed elaborato sistema sociale; il nostro Esercito. E la lista potrebbe continuare a lungo.
Dovesse sgretolarsi la radice comune costituita dalla nostra sovranità, crollerebbe tutto l’albero. Non avremmo più quella spinta ideale, e direi genetica, che abbiamo dentro di noi e che ci ha permesso di primeggiare in molti settori nel passato come nel presente. Abbiamo sempre avuto la capacità di trasformare in pregi anche i nostri difetti. Di fare di necessità virtù. Perché la Svizzera non ha mai avuto vita facile.
Le scelte definitive e decisive stanno arrivando. Così come fu con lo Spazio economico europeo, così lo sarà con questo accordo quadro. Siamo a un bivio. Spero che il 1° Agosto contribuisca a far capire a tanta gente che la strada indicata da questo accordo è quella sbagliata e che ci sia – di riflesso – una presa di coscienza forte delle capacità degli svizzeri e della Svizzera senza la necessità di questa Europa, intesa come istituzione politica.

Federali «Difendiamo la voce leghista a Berna»

Federali «Difendiamo la voce leghista a Berna»

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Via Monte Boglia svela la rosa per confermare i tre seggi d’area al Consiglio nazionale e tentare il colpaccio agli Stati
Norman Gobbi: «Il Ticino non deve perdere l’occasione per rafforzare chi lo rappresenta davvero sotto al cupolone»

Vuoi per tradizione, vuoi per scaramanzia la Lega è sempre stato l’ultimo partito a svelare le proprie carte. E così è stato anche per le Federali. A poco meno di tre mesi dall’appuntamento con le urne, il movimento di via Monte Boglia ha sciolto le riserve, schierando i profili sui quali intende puntare per salvaguardare i tre seggi d’area alla Camera bassa. Ad affiancare i consiglieri nazionali uscenti Roberta Pantani e Lorenzo Quadri nella corsa verso ottobre ci saranno (in ordine alfabetico): la municipale di Cadenazzo Natascia Caccia, il granconsigliere Andrea Censi, il segretario dell’Unione contadini ticinesi e deputato in Gran Consiglio Sem Genini, il parlamentare Michele Guerra, Alessandro Mazzoleni, vicesindaco di Minusio e il deputato Massimiliano Robbiani.
Una squadra definita «forte e determinata» dal consigliere di Stato Norman Gobbi che si è occupato di selezionare i profili da mettere in lista. Ma l’idea iniziale non era quella di presentare una rosa perfettamente paritaria con quattro uomini e quattro donne?, chiediamo a Gobbi. «Il fatto è che molte donne leghiste sostengono la consigliera nazionale Roberta Pantani – precisa il nostro interlocutore – ad ogni modo, occorre considerare che già oggi la destra ticinese può vantare una donna a Berna e quindi l’obiettivo della lista, che magari all’inizio era incentrato su questo aspetto della parità di genere, con il passare del tempo si è concentrato più sulle singole competenze dei candidati. E questo in maniera coordinata con i due uscenti». Uscenti che, assieme agli altri candidati in corsa, si presenteranno ai sostenitori leghisti in occasione della festa del 1. agosto, in programma dalle 11.30 alla pista del ghiaccio di Chiasso.

Di rischi e alleanze
«L’obiettivo per il Nazionale – continua Gobbi – è quello di mantenere le posizioni d’area, ovvero i tre seggi che sono molto cari all’elettorato ticinese. La dimostrazione più recente l’abbiamo avuta il 19 maggio, quando il popolo ticinese è stato l’unico a respingere la direttiva dell’UE sulle armi». La sinistra però ha già annunciato battaglia e anche la possibile alleanza tra PPD e PLR – sulla quale la base liberale radicale si esprimerà giovedì in occasione di un Comitato cantonale straordinario – potrebbe insidiare uno dei seggi della destra. «Effettivamente il rischio c’è – commenta il consigliere di Stato – al Nazionale, l’alleanza tematica tra Lega e UDC non è una novità e considerando che oggigiorno si vive di novità un simile pericolo è presente». Da qui l’appello a serrare i ranghi: «Il Ticino – continua Gobbi – non deve perdere l’occasione per rafforzare la sua voce a Berna, soprattutto su determinati temi cari al nostro cantone. Altrimenti il rischio è che il Ticino si ritrovi ancora più marginalizzato. Ecco perché il 20 ottobre sarà fondamentale difendere la voce Lega-UDC sotto il cupolone. Sia al Nazionale che agli Stati».

«Camera alta più ostica»
E proprio per tentare il colpaccio alla Camera alta la Lega punterà su Battista Ghiggia. Il 20 ottobre, l’avvocato luganese correrà insieme all’esponente democentrista Marco Chiesa e – come previsto dall’intesa siglata in vista delle cantonali – il candidato che otterrà più voti al primo turno verrà sostenuto incondizionatamente dalle due forze. «Per i temi cari alla Lega e all’UDC la Camera alta è quella più ostica perché fortemente dominata dai partiti di centro e di sinistra – commenta Gobbi – insomma, è più difficile far passare posizioni per la difesa della sovranità e dell’indipendenza svizzera. Alle prossime elezioni sarà importante che il Ticino esprima una posizione diversa rispetto al passato, in modo da far capire che a Sud delle Alpi non va tutto bene. Soprattutto quando si parla di rapporti internazionali». Non da ultimo considerando che «la legislatura alle porte sarà determinante per i rapporti che abbiamo con l’Unione europea.
L’accordo quadro sarà il tema non solo della campagna, ma anche della legislatura. E il Ticino non deve mancare l’occasione di esprimere la sua presenza con una rappresentanza politica che sia coerente con la volontà espressa dai cittadini in occasione delle diverse votazioni popolari». Stando a una classifica stilata nelle scorse settimane dalla la «Sonntagszeitung», i consiglieri nazionali leghisti non si situavano tuttavia tra i parlamentari più influenti a Berna. «Sono classifiche che lasciano il tempo che trovano – replica Gobbi – quando si fanno discorsi di questo tipo occorre considerare anche su quali temi viene misurata l’influenza dei parlamentari: ricordo infatti che la proposta avanzata da Pantani sulla chiusura dei valichi secondari è stata accolta dalla maggioranza del Parlamento. Ed è solo un esempio. Magari i nostri rappresentanti saranno ritenuti poco influenti a Nord delle Alpi, ma la realtà è che sono in grado di esprimere molto bene le sensibilità del popolo ticinese. Ed è questo che conta».

“Rappresentiamo i ticinesi”

“Rappresentiamo i ticinesi”

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 luglio 2019 de La Regione

Norman Gobbi ribadisce che l’area di destra (Lega e Udc) è quella politicamente prevalente.
Il movimento di via Monte Boglia ha reso nota la lista per il Consiglio nazionale. L’obiettivo è confermare la rappresentanza a Berna.

Liste per elezioni federali di ottobre pronte anche in casa Lega dei Ticinesi. La presentazione ufficiale dei candidati al Consiglio nazionale e a quello degli Stati avverrà durante la tradizionale festa – con pranzo offerto, of course – per il Natale della Patria il prossimo 1° agosto alle 11.30 alla pista del ghiaccio di Chiasso. “La lista della Lega dei Ticinesi sarà composta da due “Elvezie” e sei “Guglielmo Tell”, pronti a impegnarsi con competenza e capacità a favore di una Svizzera sovrana, libera e neutrale”, si legge in una breve nota stampa.
Accanto agli uscenti Roberta Pantani (Chiasso) e Lorenzo Quadri (Lugano), ci saranno: Natascia Caccia, municipale a Cadenazzo; Andrea Censi (Lugano), granconsigliere e segretario della Lega; Sem Genini (Riviera), granconsigliere e segretario agricolo ticinese; Michele Guerra (Pollegio), deputato in Gran Consiglio; Alessandro Mazzoleni, vicesindaco di Minusio e Massimiliano Robbiani (Mendrisio), granconsigliere.
Per il Consiglio degli Stati, invece, si conferma la preannunciata candidatura dell’avvocato luganese Battista Ghiggia e la congiunzione delle liste per il Consiglio nazionale con l’Udc.
«La collaborazione a destra, tra Lega e Udc, è una tradizione visto che non è la prima volta che i due partiti congiungono le liste per una tornata elettorale. Da più legislature, proprio nell’ottica di rafforzare questa rappresentanza partitica che spesso trova ampio consenso in Ticino su temi nazionali. L’ultima volta è stata lo scorso 19 maggio sulla votazione federale sulle armi», afferma, da noi contattato, il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi.
Alle elezioni di ottobre ci saranno molto probabilmente due novità: la sinistra unita e una congiunzione anche al centro tra Ppd e Plr.
Una situazione che può complicare la corsa per la Lega?
Un mio trisavolo partecipò alla rivoluzione del 1890 (l’11 settembre del 1890 i liberali rovesciarono, armi in pugno, il governo a guida conservatore di allora, ndr). Faccio un po’ fatica, con gli occhi di quasi 130 anni fa, a giudicare questa alleanza se non per mero calcolo elettorale. È una questione di seggi, insomma. La novità però non deve abbagliare, ma fare capire ai ticinesi che questa volta votare l’area Lega-Udc è ancora più determinante. Il tema principale di questa campagna elettorale e della prossima legislatura sarà l’accordo quadro con l’Unione europea. Sappiamo benissimo come sono posizionati i due partiti storici su questo punto, ovvero a favore di questo accordo.
La candidatura del vicesindaco di Minusio, Alessandro Mazzoleni di area Ppd, è un modo per strizzare l’occhio anche a quell’elettorato?
Il Locarnese è una regione dove abbiamo sempre avuto difficoltà a reclutare forze. Alessandro Mazzoleni si è messo a disposizione e ci fa piacere visto che nella lista civica ‘Uniti per Minusio’ dove milita ci sono anche diversi leghisti. Accade spesso, a livello locale, che quando non ci sono i numeri per una lista propria, si collabora con altri simpatizzanti non ‘classificabili’. In questo caso il pensiero comune è quello nazional-conservatore.
Agli Stati presentate invece Battista Ghiggia mentre l’Udc propone Marco Chiesa. La situazione è per certi versi ‘tripolarizzata.’ Tre aree politiche ben distinte: destra, centro e sinistra con ognuna due candidati per due posti. In questa Camera si giocano partite politiche decisive. Da qui l’importanza di far capire che l’area culturale prevalente in Ticino e che si batte per sovranità, indipendenza e neutralità della Svizzera, deve avere un rappresentante. Le posizioni politiche dei ticinesi su questi temi, ripeto, vincenti in tante votazioni federali, rischiano di essere marginalizzate. È un modo per equilibrare la rappresentanza tra progressisti e conservatori o meglio attualizzarla alle attuali sensibilità politiche e sociali dei ticinesi.

Incontro a Costa dell’Albera

Incontro a Costa dell’Albera

Ai Monti Costa dell’Albera in Valle Morobbia sabato 20 luglio si è svolto il 29.mo incontro organizzato da Giancarlo Maretti, che raduna una volta all’anno amici e conoscenti per un momento conviviale, ma pure di riflessione. Quest’anno, prima della messa celebrata dal vescovo emerito mons. Piergiacomo Grampa, si sono intrattenuti 4 politici attivi in diversi ambiti istituzionali per parlare del significato del 1. Agosto in questo 2019. Assieme al consigliere di Stato e vice presidente del Governo, Norman Gobbi, sono intervenuti pure il consigliere nazionale Fabio Regazzi con il suo collega Giovanni Merlini e il sindaco di Bellinzona Mario Branda, moderati dal giornalista Danilo Mazzarello.

Nella foto: i quattro politici che hanno partecipato all’incontro in Valle Morobbia.

In vacanza tra montagne, fisco e sfide elettorali

In vacanza tra montagne, fisco e sfide elettorali

A ruota libera su alcuni temi d’attualità

Il Mattino si concede alcune settimane di meritata pausa. In questo ultimo numero estivo abbiamo fatto una chiacchierata a ruota libera con il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Ecco cosa ne è uscito. Ci esprima un suo desiderio per queste vacanze… “Non tutti i ticinesi possono permettersi un periodo da vacanza, magari all’estero. A loro auguro però di poter trovare anche qui nel nostro Cantone momenti di tranquillità e di riposo rigeneratore. Tanti poi, come il sottoscritto, decidono volontariamente di passare l’estate in Ticino. Anche perché, diciamocelo, quanti posti al mondo possono vantare le nostre bellezze? Ecco allora che a tutti va l’invito a godersi nel vero senso della parola quanto offre il nostro magnifico territorio: le nostre montagne, i nostri corsi d’acqua tra fiumi e laghi, le bellezze culturali e le proposte ricreative. Ciò significa pure prestare un po’ di attenzione a quelli che possono essere i pericoli che la natura nasconde, durante le passeggiate o facendo un bagno rinfrescante. Mi piacerebbe poter passare queste prossime settimane senza sentire notizie di disgrazie, con ferimenti e vittime. Purtroppo l’esperienza ci insegna che non sarà così, ma io ci spero comunque, convinto che anche le campagne di sensibilizzazione “Montagne sicure”, “Acque sicure” “Strade sicure” messe in atto dal Dipartimento delle istituzioni che dirigo daranno il loro contributo ad aumentare la soglia di attenzione e a far diminuire gli incidenti”.
Si va in vacanza ma i temi politici non mancano… “Beh, il Governo ha servito sul tavolo della politica cantonale – continua Norman Gobbi – il pacchetto di misure fiscali per l’imposizione delle imprese, ma che riguardano pure le cosiddette “persone fisiche”, senza dimenticare la decisione di intervenire con sostegni finanziari nel campo scolastico e nella socialità. Certo, a mio giudizio si poteva fare di più per sgravare le aziende e i cittadini e per aiutare chi più ne ha bisogno, ma il compromesso trovato dal Governo mi sembra un buon punto di partenza su cui discutere poi in Parlamento”.
“E non dimentichiamo che tra pochi mesi ci sarà l’appuntamento con le elezioni federali, continua Norman Gobbi. I vari schieramenti affilano le armi. Ritengo che la Lega, assieme all’UDC, abbia non solo gli uomini e le donne in grado di affrontare la sfida elettorale (saluto come benvenuta, molto ben venuta, la scelta di Battista Ghiggia di riproporsi per la corsa agli Stati), ma soprattutto abbia un programma chiarissimo da portare avanti nella Berna federale a favore di ticinesi. Un programma che chiede soprattutto di difendere i nostri interessi di fronte alle ingerenze di un’Unione europea sempre più allo sbando e sempre più irrispettosa della Svizzera. Ma in tanti purtroppo a Palazzo non capiscono i rischi insiti nella volontà accondiscendente nei confronti dell’UE, e portano la nostra Nazione verso una pericolosa deriva. È un tema, questo, attorno a cui ruotano tutte le altre decisioni politiche. Noi sappiamo cosa vogliamo. E lo vorranno, ne sono certo, tantissimi ticinesi. Ma do appuntamento sul tema al mese di agosto. Non prima di aver augurato a tutti i lettori una buona estate!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino

26 maggio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Con piacere porto il mio saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione di questa giornata di festa, ma anche di riflessioni, indetta per l’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino.

Già Stefano Franscini scriveva che la Gola del Piottino non era forse famosa come il Ponte del Diavolo sul versante urano del San Gottardo, ma per caratteristiche presentava lo stesso scenario, con un tremendo quanto affascinante orrido che ha costituito da sempre uno spauracchio per viandanti e viaggiatori.

Grazie ai lavori di recupero che oggi possiamo apprezzare, torniamo anche noi a godere con più tranquillità di tale spettacolo straordinario, inserito in questo itinerario che stiamo percorrendo assieme.

L’opera, promossa dalla Pro Media Leventina, è di proprietà della Degagna generale di Osco e ha potuto quindi essere oggetto di un importante contributo (100’000 franchi) da parte del Fondo di aiuto patriziale.
Proprio ieri ho partecipato all’assemblea dell’Alleanza Patriziale, evidenziando in quella circostanza come sia sempre più necessario l’intervento dei Patriziati – in questo caso con l’aiuto della Pro Media Leventina – per migliorare il nostro territorio e le proposte anche di carattere turistico-culturale-sociale.

Questi lavori assumono una valenza simbolica. Siamo ai piedi del massiccio del San Gottardo, emblema nazionale per noi svizzeri. È la “montagna madre” della Svizzera, da cui partono i quattro fiumi principali che hanno disegnato il nostro territorio da sud a nord, da est a ovest. Come una pianta con le sue radici, il San Gottardo rappresenta la nostra storia, fatta di scambi, di incontri, di scontri, e da sempre è il valico alpino più importante nel cuore dell’Europa, nel cuore della Svizzera. La “via delle Genti” non per nulla: una strada veloce per il trasporto delle persone e delle merci, mai priva di pericoli. E nonostante la sua morfologia, il Passo del San Gottardo ha raggiunto, come detto, una grande importanza europea.

La storia del nostro Cantone è fortemente influenzata dalla gestione e dallo sviluppo del territorio alpino. Le vie di comunicazione attraverso il San Gottardo sono da sempre un elemento decisivo per la vita economica e sociale di noi Ticinesi. Di tutti i Ticinesi. Siamo stati fortunati a nascere nella vallata a sud di questo massiccio, definita dal fiume Ticino. Abbiamo goduto di una centralità geografica che da sempre è stata il motivo del nostro benessere.

Con l’apertura di AlpTransit – e domani ancora di più con la seconda galleria autostradale del San Gottardo – la Leventina rischia però di diventare un territorio sempre più periferico sulla mappa cantonale. Perché le persone nemmeno vedono la Leventina, quando, comodamente sedute sui treni veloci all’interno della galleria di base, raggiungono Bellinzona, Lugano o Milano. Questo isolamento va assolutamente evitato, attraverso un’attenta politica regionale e cantonale, con misure concrete per accrescere l’attrattività della Leventina. In primis con la salvaguardia della linea di montagna delle FFS, con collegamenti regolari.

La valorizzazione delle Valli è una questione che, come ben sapete, mi sta particolarmente a cuore e che mi vede costantemente in prima linea.  Contro il rischio di spopolamento occorre investire in progetti importanti, come il raddoppio della galleria autostradale e la copertura dell’area autostradale di Airolo. O come la benefica presenza di strutture dell’esercito, che garantiscono importanti posti di lavoro e notevole indotto. Oppure, ultima arrivata, la realizzazione della nuova Pista della Valascia.

In questa configurazione – tra pericolo di isolamento e nuove opportunità – il settore che maggiormente potrà trarre giovamento è quello turistico. Le bellezze naturalistiche proprio non ci mancano!
Bisogna invece migliorare da un lato le infrastrutture ricettive e dall’altro le attrazioni da offrire al potenziale ospite.

Ecco, questo bellissimo itinerario, importante per i suoi contenuti storici e naturalistici, si inserisce proprio in tale discorso. Anche per questo ho detto all’inizio che l’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino aveva una valenza simbolica.

Sono quindi molto contento di essere qui con voi, portando il mio saluto, ma soprattutto il mio apprezzamento per quanto è stato fatto. Un ringraziamento che esprimo a nome del Consiglio di Stato.
Un Grazie che va alla Pro Media Leventina, in particolare al suo presidente ingegner Nicola Cappelletti e a tutti i membri dell’Associazione; alle autorità federali – e qui ringrazio per la presenza e per il suo intervento Hans Peter Kistler, dell’Ufficio federale delle strade; ai servizi cantonali; alle autorità comunali e a tutte le persone che si sono date da fare in questo bel progetto.

Grazie per l’attenzione, e continuiamo il nostro cammino assieme.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Un nuovo inizio per la Gola del Piottino

È stata inaugurata ieri con una festa popolare allietata da alcune compagini musicali della zona la via storica della Gola del Piottino, resa di nuovo accessibile dopo l’ultima fase dei lavori di ripristino a seguito di frane e cedimenti, durata 4 anni e costata 1,37 milioni. Numerosi gli interventi durante la parte ufficiale, tra cui quelli del consigliere di Stato Norman Gobbi e del suo omologo del canton Uri Dimitri Morelli. I lavori sul sedime di proprietà della Degagna di Osco sono stati promossi dall’associazione Pro Media Leventina.

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Servizio all’interno dell’edizione di domenica 26 maggio 2019 de Il Quotidiano

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Assemblea ALPA 2019 a Castel San Pietro

Assemblea ALPA 2019 a Castel San Pietro

L’Annuale assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) si è svolta a Castel San Pietro il 25 maggio 2019.
Erano presenti 220 persone, a rappresentare 93 patriziati, con circa 160 delegati. Presenti tra le autorità cantonali e locali il consigliere di stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Ticinese Claudio Franscella, il Consigliere Nazionale Marco Romano.
I lavori assembleari sono stati diretti dal presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti. La giornata è stata organizzata dai Patriziati della Valle di Muggio: Bruzella, Cabbio, Castel SanPietro, Morbio Superiore e Muggio.In apertura di seduta, dopo i saluti di rito da parte del Comitato di organizzazione, Loris Spinelli ha presentato le 5 realtà patriziali della valle, evidenziandone le caratteristiche, e la vastità del loro territorio.
Il presidente del Gran Consiglio ticinese Claudio Franscella ha sottolineato il fatto che “Essere patrizi in Ticino non è solo un privilegio, è pure un impegno sociale e istituzionale, una responsabilità nel mantenere vivo il passato e la nostra storia e una dedizione collettiva di servizio pubblico a livello locale a favore di tutta la comunità. Siete nel pieno dell’era dei Patriziati-imprenditori dove cercate di utilizzare in maniera redditizia le vostre proprietà fondiarie generando un indotto finanziario e anche un miglioramento del nostro territorio.”Il saluto del Comitato centrale della Federazione Svizzera dei Patriziati è stato portato da Gaspard Studer, membro di comitato.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, sempre molto attento e vicino alla realtà patriziale, ha evidenziato aspetti molto importanti: “Prendo spunto da un dato di fatto incontestabile: il Patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese e piace alla classe politica cantonale. Dico questo, forte del sostegno che la recente revisione parziale della Legge organica patriziale ha ottenuto davanti al Gran Consiglio. Modifiche legislative accolte all’unanimità dal Parlamento, segno che quanto viene portato avanti trova i favori e un convinto sostegno. … Il Patriziato – lo voglio ribadire a chiare lettere – dovrà sempre mantenere le sue due caratteristiche che ne definiscono la natura stessa: avere cura e promuovere il territorio che ancestralmente è chiamato ad amministrare, ed essere custode nel solco della tradizione dell’identità e cultura locale.”
Il tema della revisione parziale della Legge organica patriziale è stato un punto importante anche nella relazione del presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti: “L’approvazione all’unanimità da parte del Gran Consiglio è anche dovuta al contributo dei singoli Patriziati, grazie all’importante ingaggio in fase di consultazione preventiva delle modifiche.” Zanetti sottolinea anche “il ruolo attivo dei Patriziati che si stanno mostrando in gran parte sempre più forti anche verso l’autorità cantonale, riuscendo a raggiungere quelle visioni di alcuni anni or sono, dove vi è stato un importante cambio di rotta verso una nuova dimensione dei Patriziati stessi, nel lavoro mirato alla conservazione e alla promozione del nostro patrimonio territoriale.” La relazione presidenziale ha toccato pure il tema dell’aggiornamento dello studio strategico sui Patriziati del 2009. “Si tratterà di capire quali sono stati gli effetti dopo l’introduzione del Fondo per la gestione del territorio o se vi sono situazioni particolari che possono essere migliorate in modo anche d’identificare dei progetti strategici per valorizzare in maniera appropriata il Patriziato ticinese. Questa necessità è dettata dalla consapevolezza che in questi dieci anni vi sono stati degli importanti mutamenti e anche la realtà patriziale del nostro Cantone è andata modificandosi. Ciò potrebbe portare a degli aggiustamenti in alcuni ambiti ma anche a delle importanti opportunità per l’entità patriziale, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente gli Enti patriziali.
L’ALPA è coinvolta in questo nuovo studio strategico all’interno di un’apposita commissione istituita ad hoc. Dopo questo studio si vorrebbe poi partire con un’ulteriore miglioramento dell’offerta per le Amministrazioni patriziali: la creazione dell’elenco elettronico dei Patrizi ticinesi, deciso nell’ambito della revisione parziale della LOP.”Per la Rivista Patriziale Ticinese, il redattore responsabile Gustavo Filliger ha fornito i dati statistici del trimestrale dell’ALPA: abbonati sostanzialmente stabili, attorno alle 2000 unità, tiratura leggermente aumentata a 3200 copie per numero e prezzo dell’abbonamento fermo da parecchi anni a 20 franchi all’anno.Patrizia Gobbi, rappresentante ALPA nella Commissione del Fondo di aiuto e del Fondo per la gestione del territorio ha informato sui sussidi erogati nel 2018: complessivamente quasi 800 mila franchi.
Carlo Scheggia, rappresentante ALPA in seno a Federlegno.ch, ha evidenziato lo sforzo di promuovere il legno quale materiale da costruzione e d’energia. Uno sforzo che coinvolge in maniera sempre più marcata tutta la filiera, con la possibilità di lavorare spalla a spalla tra operatori di diversi ambiti: impresario forestale, segantino e falegname, carpentiere. Questo ha dato anche risultati pratici di rilievo: citiamo soltanto il progetto dei lamellari di castagno, che ha impegnato costantemente Federlegno negli ultimi 3 anni, dovendosi così confrontare con il mondo produttivo.Per l’associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori, Germano Mattei ha riportato l’attenzione sui pericoli legati alla presenza dei lupi sul territorio cantonale.
I conti consuntivi 2018 e i preventivi 2019 dell’Alleanza Patriziale Ticinese sono stati presentati dal segretario e contabile dell’ALPA Gianfranco Poli. I conti sono stati approvati all’unanimità, come pure tutte le relazioni presentate nel corso dell’Assemblea. L’ALPA ha un consuntivo di spese di oltre 110’000 franchi e quest’anno ha chiuso con un leggero avanzo di esercizio di circa 4000 franchi.
Al termine dei lavori assembleari è stata designata la località che ospiterà l’Assemblea ALPA 2020. L’Assemblea si svolgerà ad Airolo, organizzata dal locale Patriziato. La giornata assembleare è proseguita dopo mezzogiorno con l’aperitivo, il pranzo in comune a base di prodotti locali e le visite guidate a scelta: Museo etnografico Valle di Muggio – Cabbio, Mulino di Bruzella – Bruzella, Vivaio cantonale di Lattecaldo – Morbio Superiore.
 
 
(Foto: sito web Alpa)

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Servizio all’interno dell’edizione di sabato 25 maggio 2019 de Il Quotidiano
 
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Proprietari di mezzo cantone

Nonostante il meteo inclemente, sabato si è svolta a Castel San Pietro l’assemblea annuale dell’Alleanza patriziale ticinese (Alpa). All’appuntamento hanno detto ‘presente’ circa 200 delegati dei patriziati locali, il consigliere di Stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, nonché diversi membri delle Autorità nazionali e regionali. «Un successo» secondo gli organizzatori, che hanno lamentato soltanto di non essere riusciti a svolgere la visita in programma al Mulino di Bruzella per via della pioggia. «Siamo molto felici che tutti i patrizi abbiano avuto la possibilità di vedere la Valle di Muggio» ha riferito alla ‘Regione’ Marialuce Valtulini, segretaria del comitato organizzatore. Durante gli interventi di rigore, Tiziano Zanetti, presidente dell’Alpa, Gobbi e Franscella hanno tutti quanti sottolineato l’importanza dei patriziati, in particolare «in un momento storico in cui mutano i confini giurisdizionali dei comuni». «Il processo aggregativo – ha affermato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – può raggiungere i suoi obiettivi, cioè portare vantaggi di carattere sociale ed economico ai residenti, solo se sappiamo mantenere e sviluppare sul territorio tutte le potenzialità presenti nelle nostre comunità». In questo senso Gobbi si è detto convinto che «il patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese». Per il presidente dell’Alpa le situazioni di aggregazioni comunali sono state delle «opportunità per dimostrarsi partner affidabili e di supporto ai nuovi grandi comuni». Inoltre, secondo Zanetti, i patriziati hanno assunto un ruolo sempre più marcato nella rete di gestione territoriale del Cantone, «e questo impegno influenza positivamente anche il trend economico del Ticino». A questo proposito è stato Claudio Franscella a ricordare che «più della metà del territorio cantonale è occupato dal bosco, patrimonio prevalentemente di proprietà dei patriziati che, con il Cantone, hanno il compito di gestirlo». Il presidente in carica del Gran Consiglio ha anche salutato con favore ciò che ha definito «il nuovo ruolo dei ‘patriziati-imprenditori’» che ha generato un importante indotto finanziario a favore dell’industria turistica ticinese.