‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Comandante, le leggi vigenti in Svizzera sono sufficienti a contrastare in maniera efficace la criminalità organizzata e segnatamente le associazioni mafiose italiane attive anche sul nostro territorio?

Sono cosciente del fatto che da più parti è stata sottolineata la mancanza oggi di strumenti legislativi adeguati per lottare efficacemente contro i fenomeni derivanti dalle infiltrazioni mafiose. In quanto comandante della Polizia cantonale sono abituato a lavorare nella maniera più efficace possibile con gli strumenti che ho a disposizione e ritengo che i risultati positivi degli ultimi anni, se pensiamo soprattutto alla diminuzione dei reati in generale in Ticino, lo testimonino. Sta invece al legislatore approfondire e se del caso potenziare l’arsenale giuridico, introducendo norme o modificando quelle esistenti, per contrastare meglio determinate forme di criminalità organizzata, come le associazioni da lei indicate.

La prossima settimana il Gran Consiglio si pronuncerà sul progetto di revisione della legge cantonale sulla polizia. Revisione proposta dal Consiglio di Stato e sostenuta dalla maggioranza della commissione parlamentare della Legislazione, ma oggetto anche di critiche. Questa riforma potrebbe rendere più incisive in Ticino le indagini sul crimine organizzato anche di stampo mafioso?

Certamente la possibilità di poter disporre, come Polizia cantonale e analogamente a quanto avviene già da anni in altri Cantoni, di strumenti d’inchiesta preventivi quali l’osservazione, l’indagine in incognito, l’inchiesta mascherata e la sorveglianza discreta faciliterebbe di sicuro l’attività degli inquirenti in molti ambiti investigativi. E non solo quelli legati alle infiltrazioni mafiose. Queste nuove norme, elaborate nel rispetto del quadro legale e conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, permetterebbero agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale, per esempio nel quadro della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia in particolare su internet. A.MA.

Mafie, tentacoli e dinamiche

Mafie, tentacoli e dinamiche

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Così il capo della Polizia cantonale dopo la risposta del Consiglio federale all’interpellanza di Romano Il comandante Cocchi ricorda: con Fedpol un piano d’azione contro le infiltrazioni.

La presa di posizione del Consiglio federale sull’interpellanza del deputato ticinese al Nazionale Marco Romano è dei giorni scorsi. Il governo ricorda che “la lotta alle organizzazioni criminali di stampo mafioso, quindi anche alla mafia italiana, costituisce una priorità” per l’Ufficio federale di polizia (Fedpol) e per il Ministero pubblico della Confederazione. Scrive a lungo, sottolineandone l’importanza, della cooperazione investigativa sul piano nazionale e su quello internazionale. Ma glissa sul tema di fondo posto da Romano. E cioè sulla decisione di qualche anno fa della Fedpol di centralizzare a Berna «il coordinamento delle proprie ‘antenne’ cantonali e dunque delle inchieste su mafia e terrorismo», osservava, interpellato dalla ‘Regione’, il parlamentare in occasione del deposito della propria interpellanza. E si chiedeva se l’operazione «si sia rivelata col tempo una mossa azzeccata oppure se non abbia fatto perdere alla Polizia federale, come temo, il contatto con le dinamiche locali». Con la realtà locale.

Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale: dal suo punto di vista un’operazione azzeccata?
Non compete al comandante della Polizia cantonale esprimersi sulle strategie della Fedpol. Posso comunque affermare che il ‘gioco di squadra’ tra Polcantonale e autorità federali – in particolare l’Ufficio federale di polizia, appunto – funziona, secondo me, molto bene. Nell’ambito della sicurezza nazionale abbiamo infatti raggiunto, come polizia ticinese, maggiore centralità nella lotta al crimine organizzato, anche in considerazione della posizione geografica di confine del nostro cantone. Per esempio nell’azione di contrasto al terrorismo, la rete a livello nazionale e cantonale ha più volte dimostrato di essere estremamente efficace.

Ma la cooperazione tra Fedpol e Cantonale necessita di qualche correttivo o va bene così?
Non è mia abitudine dormire sugli allori, sia per quanto riguarda le attività della Polizia cantonale sia per quel che concerne i rapporti di collaborazione con altre forze di polizia. Lo impone del resto la lotta alla criminalità. Una criminalità che evolve, che muta a una velocità tale che a volte le istituzioni faticano a seguire. I costanti contatti a più livelli hanno portato però a dei miglioramenti che in futuro potranno essere ulteriormente rafforzati.

E che la collaborazione tra Fedpol e Polizia cantonale “verrà ulteriormente rafforzata” lo preannuncia anche il Consiglio federale, rispondendo a Romano…
Da parte della Fedpol e da parte della Polizia cantonale, l’attenzione al fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel nostro Paese non è mai mancata. Prova ne sia che, come spiegato anche recentemente dalla direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle, stiamo lavorando insieme a un piano d’azione antimafia in Ticino.

Concretamente?
Dapprima analizzeremo il fenomeno per raccogliere le informazioni che ci necessitano sulle infiltrazioni mafiose nel nostro cantone e in seguito agiremo in modo coordinato a livello investigativo, senza dimenticare l’impiego di strumenti quali espulsioni e/o divieti di entrata in Svizzera. Ciò a dimostrazione di quanto detto prima: la collaborazione tra Polcantonale e Fedpol è positiva e orientata alla progettualità.

Il passaggio di inquirenti della Cantonale alla Polizia giudiziaria federale avviene ancora oppure l’emorragia è stata tamponata?
È un passaggio legato alle aspirazioni professionali che ogni agente possiede e su cui, ci mancherebbe altro, non esprimo giudizi. Se da un lato è vero che inquirenti della Cantonale sono passati nelle file della Fedpol, dall’altro noto che alcuni sono poi ritornati nel nostro corpo di polizia, che continua a mantenere un forte appeal per chi è alla ricerca di uno sbocco professionale nel settore sicurezza, in particolare come inquirente.

“Asilanti, ho parlato con Salvini e…”

“Asilanti, ho parlato con Salvini e…”

Da www.ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha risposto alle domande dei lettori in diretta Facebook su Ticinonews

Continua il viaggio di Ticinonews tra i Consiglieri di Stato. Questa volta è il turno di Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha raccontato al caporedattore Mattia Sacchi i lavori fatti durante questa legislatura e ha risposto in diretta alle domande dei lettori.

Partendo dalla corsa al Consiglio federale nel 2015, Gobbi ha immancabilmente parlato del suo rapporto con l’UDC a poche settimane dal ‘divorzio elettorale’ (vedi articolo suggerito). “I dadi sono ormai quasi tratti, non si è giunti a una quadratura del cerchio e personalmente mi è dispiaciuto”.

Il direttore del DI ha inoltre tracciato un bilancio della sua seconda legislatura, definita “tortuosa” per quel che riguarda i rapporti tra il Parlamento e il Consiglio di Stato. “Questo Governo può fare bene”. Con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, inoltre, Gobbi ha discusso di migrazione.

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Dispositivi elettronici per l’identificazione dei tifosi ospiti: richiamati all’ordine HCAP e HCL

Misure anti-hooligan: il Dipartimento delle istituzioni ha richiamato all’ordine l’Hockey club Ambrì Piotta e l’Hockey club Lugano, rei di non aver fatto «alcun progresso» a quanto richiesto a metà luglio.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha scritto ai vertici dei club mercoledì, all’indomani dunque dei 39 decreti d’accusa emessi dal Ministero pubblico per gli scontri della Valascia dello scorso gennaio.
Nel dettaglio alle società era stata richiesta l’introduzione di dispositivi elettronici in grado di identificare i tifosi, ma solo nel settore ospiti. Il tutto prendendo quale riferimento il modello applicato nella pista dello Zugo. Strumenti, questi, che il Dipartimento delle istituzioni invitava a implementare entro marzo ma per i quali ora, come riferito dalla RSI, il termine è stato prorogato alla fine del campionato.
«I buoni risultati avuti dal punto di vista della sicurezza in questa prima metà di campionato di calcio e di hockey non deve far sottovalutare un problema che è ancora latente» ha affermato in merito Gobbi. Per poi precisare: «Di grossi problemi sinora non ce ne sono stati e questo credo sia anche merito dei club che hanno preso delle misure ma pure dei messaggi politici dati».
Le raccomandazioni giunte durante l’estate avevano diviso le società, le quali non avevano mancato di sottolineare diverse criticità a livello pratico e finanziario. Finiti nel mirino, HCAP e HCL continuano a restare prudenti. Se la direzione del club leventinese non ha voluto commentare, confermando però che discuterà della lettera a breve, per il Lugano a prendere posizione è stato il managing director Jean-Jacques Aeschlimann: «L’impianto di Zugo è collegato a tutto il sistema di videosorveglianza interna. E quindi da questo lato si ha a che fare con un investimento molto più alto. Poi è chiaro, se il Dipartimento ci chiede di fare un certo tipo di lavoro dobbiamo chinarci sulla problematica e dare delle risposte concrete. Ma solo quando avremo a disposizione tutti i dati per poter decidere».
L’introduzione di un dispositivo elettronico per il riconoscimento facciale dei tifosi era stato chiesto in via principale ad HCAP e HCL.
Detto ciò, il Dipartimento si era riservato di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti qualora la situazione non fosse migliorata. Un compromesso, insomma, che Gobbi aveva commentato così: «Si tratta di un atto di fiducia nei confronti delle società sportive, alle quali è stato richiesto uno sforzo minore rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Una fiducia che dovrà essere confermata nei fatti, altrimenti saranno da rivedere le misure di sicurezza all’interno degli stadi. In ogni caso – aggiunge – si vuole andare nella direzione di una maggiore responsabilizzazione dei club sul fronte della sicurezza. Mi auguro che questa proposta di compromesso possa trovare l’adesione e la comprensione da parte delle società, che penso abbiano capito che sulla sicurezza non si scherza, visti i possibili pericoli che anche una partita».

Formazione e integrità basilari per la fiducia data

Formazione e integrità basilari per la fiducia data

Consegnate ai futuri agenti di polizia le armi d’ordinanza

Giovedì scorso ho avuto il piacere di presenziare alla Consegna dell’arma alla Scuola di polizia V° circondario (SCP), cerimonia che si presta a qualche riflessioni in merito al ruolo dell’agente e alle sollecitazioni alle quali è chiamato a rispondere.
La consegna dell’arma rappresenta per i giovani che hanno scelto di seguire questo impegnativo e, al tempo stesso, stimolante percorso un ulteriore passo verso l’obiettivo finale, ovvero diventare agenti del nostro Corpo di polizia seguendo solidi ideali e la volontà di servire il proprio Cantone o Comune in modo concreto.
In questo senso, giovedì è stato un giorno altamente simbolico: ricevere un’arma sottende infatti una forte assunzione di responsabilità da parte di queste donne e questi uomini che, appunto, hanno scelto di servire in modo attivo il Paese in cui vivono, adoperandosi giorno dopo giorno a favore della sicurezza dei cittadini.
Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 24 aspiranti agenti della Polizia cantonale, 14 aspiranti agenti delle Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, Malcantone ovest, Muralto e Minusio, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti, 2 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni, 2 aspiranti della Polizia Militare, hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza.
Gli aspiranti sono ora pronti per un periodo di stage nei posti di Polizia e presso i propri comandi di appartenenza, tassello importante della formazione che li porterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, con il superamento degli esami di professione a febbraio 2019.

Contemporaneamente, ottimi agenti e brave persone
Ho detto loro della necessità di essere ottimi agenti, ma soprattutto brave persone. L’ipotesi di cedere alle facili tentazioni e di abbandonare il cammino certo e retto intrapreso esiste, ma nella stragrande maggioranza dei casi è spazzata via dall’equilibrio, dalla serietà e dallo spiccato senso sociale (nel rispetto dell’etica professionale) che ogni agente porta in dote e dal quale non si separa. Qualità che non vanno mai disattese e che sono accompagnate dalla fierezza (che non è esibizione) di indossare questa divisa, dal coraggio (che non è spavalderia) e da un comportamento che viaggia su binari paralleli al codice deontologico e alla Legge.

Una formazione di base di qualità
Preparare dei validi poliziotti facendo capo a professionisti e a specialisti di materia per garantire un’istruzione teorica, tecnica e pratica aderente alle esigenze della professione: ecco l’obiettivo della SCP. Una crescita tecnica e conoscitiva che va di pari passo con la crescita “umana” del singolo agente. Un bravo agente sarà sempre il risultato della somma tra la componente professionale e quella umana, importantissime e dipendenti l’una dall’altra.
La Scuola SCP offre ai futuri agenti un percorso mirato allo sviluppo delle necessarie competenze di base, fornendo loro gli strumenti indispensabili per garantire l’assunzione di compiti professionali complessi.
Con la SCP si intendono creare i presupposti affinché il giovane agente sia pronto a far fronte a compiti nuovi e responsabilizzanti, che richiedono impegno, ma che possono pure esser all’origine di gratificazioni personali, di garanzie per possibilità di carriera e di un’adeguata retribuzione. Attraverso la SCP si diventa anche donne e uomini migliori? Credo proprio di sì!

Rapina di Arzo: “Fenomeno da non sottovalutare”

Rapina di Arzo: “Fenomeno da non sottovalutare”

Da www.ticinonews.ch

Il ministro preoccupato per questo nuovo fenomeno che concerne anche le banche: “Da intraprendere contromisure”

“Sono preoccupato, come i cittadini del Mendrisiotto, perché il nostro non deve essere visto come un territorio in cui si può entrare e prelevare facilmente ingenti somme di denaro dai bancomat”. Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi commenta ai microfoni di TeleTicino il colpo odierno alla Raiffeisen di Arzo, il secondo nello spazio di pochi giorni, dopo quello di Coldrerio.

Il furto questa notte avrebbe fruttato alcune centinaia di migliaia di franchi. Rubata un’auto, i malviventi si sono diretti alla banca e una volta oscurata la telecamera hanno fatto saltare in aria il distributore di banconote. Pochi minuti dopo i ladri si sono dati alla fuga, abbandonando l’auto rubata a pochi metri dal confine per poi scappare con un’altra vettura.

Il modus operandi, come detto, ricorda quello di Coldrerio e ad altri colpi compiuti in Italia. Legittimo dunque pensare alla stessa banda di criminali. Ipotesi che i colleghi di TeleTicino hanno sottoposto al portavoce della polizia cantonale Renato Pizzoli: “Ci sono molte analogie, pertanto ci stiamo muovendo nel trovare un denominatore comune. Le indagini seguono lo stesso filone” ha spiegato Pizzoli, specificando che la problematica viene guardata a 360 gradi, quindi anche all’Italia. “Cerchiamo di approfondire tutti gli aspetti per arrivare il prima possibile alla soluzione. Si intrecciano anche quelle che sono le necessarie sinergie con gli enti che vengono colpiti e quindi stiamo reagendo come abbiamo sempre fatto in queste situazioni”.

Anche il ministro Norman Gobbi auspica una soluzione veloce: “Se sul fronte delle effrazioni – furti con scasso in abitazioni – siamo riusciti a contrastare questo fenomeno, rispettivamente anche nelle rapine nei distributori di benzina, rispettivamente nei punti cambio, questo nuovo fronte ci preoccupa perché sta diventando – e questa serie di due colpi in una settimana sola ci preoccupa – un fenomeno che deve trovare una soluzione soprattutto da chi opera sui bancomat, quindi dalle banche che le hanno in casa”.

Gobbi ribadisce che l’attenzione delle istituzioni “è presente” e ha lanciato anche un appello alle banche: “Da capo Dipartimento, un invito alle banche a non sottovalutare questo fenomeno; visto che in Italia hanno trovato degli accorgimenti, questi devono essere trovati anche in Ticino, magari non nella stessa forma, ma tutelare i loro interessi in quanto diretti interessati dai colpi”.

Club richiamati dal Cantone

Club richiamati dal Cantone

Da www.rsi.ch/news


Ambrì e Lugano sollecitati a rispettare l’obbligo di messa in funzione dei dispositivi per identificare i tifosi ospiti

Le società sportive ticinesi d’élité sono state richiamate dal cantone che reclama l’introduzione delle misure contro la violenza negli stadi. In particolare gli hockey club Ambrì-Piotta e Lugano non hanno fatto nessun progresso nell’introduzione dei dispositivi elettronici in grado di identificare i tifosi ospiti come previsto dal piano antihooligan.

La lettera di sollecito dopo le comunicazioni della scorsa estate è stata inviata ai dirigenti ma pure alle autorità comunali mercoledì, il giorno dopo che il ministero pubblico ha emesso i 39 decreti d’accusa per gli scontri della Valascia dello scorso gennaio. I sistemi avrebbero dovuto essere realtà entro il prossimo marzo. Un termine che ora viene prorogato alla fine del campionato.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi vuole che HCL e HCAP adottino il sistema in uso alla pista di Zugo. Il consiglio di amministrazione dei bianconeri tornerà a breve ad analizzare le richieste del cantone. Lo stesso faranno i vertici biancoblù. Da parte sua il consigliere di Stato si dice certo che ora troveranno riscontro “le regolari rassicurazioni da parte dei club in merito all’impegno a favore di misure efficaci contro la violenza nello sport”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Club-richiamati-dal-cantone-11160651.html

Norman Gobbi e Manuele Bertoli alla Notte bianca della legalità

Norman Gobbi e Manuele Bertoli alla Notte bianca della legalità

Comunicato stampa

I Consiglieri di Stato Manuele Bertoli e Norman Gobbi hanno preso parte oggi alla prima Notte bianca della legalità organizzata dalla Fondazione SOS Infanzia nella sede del Tribunale penale federale di Bellinzona. Un evento che ha permesso un confronto diretto e privilegiato sul tema della legalità tra una sessantina di giovani delle scuole medie e delle scuole medie superiori con personalità del mondo politico e giudiziario a livello federale, cantonale e comunale.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha reso attenti i giovani interlocutori sull’importanza del rispetto delle regole per non commettere reati e garantire una convivenza pacifica tra i cittadini nel rispetto della sicurezza di tutti. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha citato ad esempio la legge sull’ordine pubblico che prevede sanzioni per chi imbratta gli spazi pubblici; un tema molto sentito tra i ragazzi che hanno posto domande e segnalato alcune criticità.

Dal canto suo il Consigliere di Stato Manuele Bertoli ha ricordato che in Svizzera sono oltre 40mila i giovani tra i 15 ed i 25 anni costretti a interrompere gli studi e abbandonare il loro domicilio perché vittime di violenze fisiche e psicologiche indotte da situazioni familiari problematiche. “In una società di apparenze, consumismo e manipolazioni, l’identità giovanile fatica a individuare solidi punti di riferimento ” – ha detto il Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport. “La violenza domestica può provocare un disagio individuale che può poi manifestarsi in atti di trasgressione, soprattutto con il consumo di sostanze alcoliche e droghe.” Bertoli ha concluso il proprio intervento citando Gandhi: “La ricchezza senza lavoro, il commercio senza etica, la scienza senza umanità, la politica senza principi: queste sono le radici della violenza”.

Dal 3 dicembre la Sezione dei registri sarà in funzione

Dal 3 dicembre la Sezione dei registri sarà in funzione

Comunicato stampa

A partire da lunedì 3 dicembre 2018 sarà in funzione la nuova Sezione dei registri della Divisione della giustizia alla quale sono subordinati gli Uffici del registro fondiario distrettuali, l’Ufficio del registro di commercio, l’Ufficio del registro fondiario federale e la nuova Autorità cantonale unica di I. istanza in materia della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE). La creazione della Sezione è l’ultimo tassello della riorganizzazione del settore dei registri attuata dal Dipartimento delle istituzioni.
Dopo la decisione del Gran Consiglio dello scorso mese di maggio di dare luce verde alla revisione del settore dei registri, il Dipartimento delle istituzioni tramite la Divisione della giustizia ha concretizzato la creazione di una nuova Sezione che sarà diretta da Simone Albisetti.
Da lunedì 3 dicembre sarà quindi in funzione la nuova struttura e tutte le informazioni pratiche sugli orari di apertura degli sportelli, gli indirizzi e i numeri di telefono sono consultabili sul nuovo sito internet raggiungibile all’indirizzo www.ti.ch/registri.

Cerimonia di Consegna dell’arma per la Scuola di polizia del V° circondario

Cerimonia di Consegna dell’arma per la Scuola di polizia del V° circondario

Comunicato stampa

Con il coordinamento del Centro formazione di polizia, quest’oggi si è tenuta a Bellinzona presso la Centrale comune d’allarme (CECAL) la cerimonia di Consegna dell’arma agli aspiranti della Scuola di polizia. L’evento, diretto dal capo della Sezione formazione, ha visto il saluto del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Presenti al formale evento tutti i Comandanti, o i loro rappresentanti, dei Corpi di polizia con aspiranti in formazione.

Nel suo intervento, Gobbi ha evidenziato come sia assolutamente necessario che i futuri agenti operino con coraggio e con proporzionalità: “Agite sempre nella maniera opportuna – ha detto -, così come richiesto dal codice deontologico e dalla Legge. Avete ricevuto un’arma. Le mani che ve l’hanno consegnata appartengono alle istituzioni che rappresentate e ai cittadini che siete chiamati a tutelare. Vi abbiamo affidato non solo un’arma, ma anche la nostra totale fiducia: non dovete mai dimenticarlo”.

Da parte sua il Comandante Matteo Cocchi ha ribadito che “la consegna dell’arma è un atto che richiede grande responsabilità, da un lato per l’autorità statale che ve la consegna e dall’altro per voi che la ricevete”. Ha pure sottolineato il concetto di proporzionalità, “termine questo che presuppone da parte vostra una grande e rapida capacità di lettura delle situazioni per dare la risposta più idonea che in un preciso momento vi viene richiesta e che deve permettere di risolvere il problema”.

Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 24 aspiranti gendarmi della Polizia cantonale, 14 aspiranti agenti delle Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, Malcantone ovest, Muralto e Minusio, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti, 2 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni, 2 aspiranti della Polizia Militare, hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza. Gli aspiranti sono ora pronti per un periodo di stage nei posti di polizia e presso i propri comandi di appartenenza, tassello importante della formazione che li porterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, con il superamento degli esami federali di professione a febbraio 2019.