Al via la campagna di prevenzione “Montagne sicure”

Al via la campagna di prevenzione “Montagne sicure”

Comunicato stampa

Ha preso ufficialmente avvio “Montagne sicure” il progetto di sensibilizzazione del Dipartimento delle istituzioni. La nuova campagna di prevenzione – che si aggiunge a “Strade sicure” e “Acque sicure” – ha lo scopo di sensibilizzare coloro che, indipendentemente dalla stagione, trascorrono il loro tempo libero o praticano delle attività in montagna.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dal Portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli e dal Direttore ad interim di Ticino Turismo Kaspar Weber, ha presentato questa mattina in una conferenza stampa che ha avuto luogo sulle piste da sci del comprensorio di Airolo la nuova campagna di sensibilizzazione del Dipartimento delle istituzioni “Montagne sicure”.
Come ha spiegato il Consigliere di Stato Norman Gobbi il progetto è nato in seguito a una serie di incidenti gravi avvenuti sulle montagne del Cantone. Il Dipartimento delle istituzioni, grazie alla collaborazione del Dipartimento del territorio diretto da Claudio Zali, all’Agenzia turistica ticinese e alla Sezione ticinese di Soccorso alpino svizzero, ha pertanto esteso anche alle attività in montagna le campagne di prevenzione che già vengono promosse per rendere sicure le strade e le acque del Ticino.
Il responsabile del progetto Renato Pizolli ha dal canto suo illustrato il messaggio che si intende divulgare attraverso la campagna che inaugura il progetto “Montagne sicure”, rivolta agli escursionisti che nel periodo invernale vorranno effettuare gite in montagna. Affinché la montagna sia sempre un piacere si deve infatti porre l’accento sulla sicurezza. Sicurezza che passa attraverso la preparazione fisica, il materiale adeguato e la conoscenza dei luoghi, delle condizioni della neve e metereologiche.
Il progetto nel 2019 svilupperà ulteriori campagne previste per il periodo estivo e autunnale, ponendo l’accento sulle particolarità stagionali.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito internet www.ti.ch/montagnesicure.

Da rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11225493

73.8 milioni per un Ticino ancora più forte

73.8 milioni per un Ticino ancora più forte

Credo nell’efficacia delle aggregazioni

Dal punto di vista istituzionale e territoriale, quanto è cambiato il nostro Cantone nell’ultimo ventennio? La risposta è semplice: molto. A riprova di ciò mi vengono in aiuto alcune cifre: da 245 Comuni con una popolazione media di 1’200 persone siamo passati a poco più di 110 con 3’100 residenti ciascuno. Parallelamente il numero di quelli con un moltiplicatore del 100% è crollato da 112 a 15.
Il Ticino sta quindi mutando. Il processo di riforma è però soltanto a una fase intermedia, così come attestato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Il Governo (e il mio Dipartimento in primis) crede nella forza rigenerante delle aggregazioni in modo talmente convinto da proporre al Parlamento un credito quadro di 73,8 milioni di franchi a sostegno di progetti di interesse cantonale, confermando l’intenzione di dare la priorità alle proposte nate “dal basso”, solide e condivise.

Spazio alle idee promosse “dal basso”
Come più volte detto, il PCA – con i suoi 27 scenari aggregativi – non rappresenta una riforma imperativa, così come non pone alcun vincolo temporale. Sarebbe errato ragionare diversamente, perché se vogliamo Comuni migliori, ben gestiti e in grado di erogare servizi di elevata qualità, dobbiamo avere come riferimento la soddisfazione e la partecipazione attiva del cittadino. Parlare di aggregazioni avviate e promosse “dal basso” non è uno slogan propagandistico: è una necessità. Capire, proporre, condividere, discutere e costruire sono i pioli della scala che conduce a un ente locale moderno, forte, propositivo e vicino al cittadino. Guai se venisse a mancare la prossimità tra uno e l’altro: non ci fosse, qualunque aggregazione perderebbe la quasi totalità del suo senso.

Aiuti finanziari mirati e sensati
La notevole somma messa sul piatto dimostra come il Cantone non si fermi alle intenzioni: seppur senza invasioni di campo, assume un ruolo attivo nel citato cambiamento in atto; concede ampia libertà ai Comuni, ma è prontissimo a intervenire attraverso aiuti finanziari finalizzati alla riorganizzazione amministrativa e/o agli investimenti di sviluppo. Se il progetto è serio, strutturato e lungimirante, il nostro appoggio è garantito. Gli strumenti “macro” che mettiamo a disposizione dei Comuni sono due: il sostegno finanziario (contributi di risanamento) e il sostegno istituzionale (promozione di un Piano di sviluppo). Insomma, proponendo l’attribuzione di un opportuno contributo finanziario, una volta di più il Governo conferma di credere nelle aggregazioni che considera un mezzo indispensabile per razionalizzare il territorio cantonale e rendere più performanti le realtà locali.

Trasformazioni profonde e obbligate
In un contesto in costante divenire, spicca per importanza il progetto Ticino 2020, profondamente legato al PCA stesso: partendo da una nuova geografia comunale, disegnata dalle aggregazioni finora realizzate, viene proposta una revisione strutturale dei compiti e dei flussi esistenti, che implicano a loro volta la riconfigurazione del sistema perequativo e la riorganizzazione dell’Amministrazione cantonale e comunale. So bene che si tratta di trasformazioni profonde e che non tutti sono pronti ad accogliere con il sorriso sulle labbra, ma si tratta di un percorso obbligato che dobbiamo intraprendere se davvero vogliamo costruire un Ticino ancora migliore.

L’esempio del Comune di Verzasca
Parlando di aggregazioni, ritorno volentieri sul voto pressoché unanime del Parlamento che lunedì ha sancito la nascita del Comune di Verzasca. Ecco un esempio di cosa intendo per progetto nato dal basso senza imposizioni. Confinante su quattro Distretti – Bellinzona, Leventina, Riviera e Vallemaggia – sarà il nuovo cuore del Canton Ticino. E il merito di tutto questo va ai cittadini e alle cittadine, che non hanno mai smesso di credere in questo progetto. Un bell’esempio che altri potranno seguire.

 

 

Trentacinque nuovi ufficiali di Protezione civile

Trentacinque nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha il piacere di comunicare la promozione di 35 nuovi ufficiali di Protezione civile.

Lo scorso 12 dicembre 2018 si è tenuta, presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera, una breve quanto significativa cerimonia. Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione e del pool degli istruttori professionisti delle sei Regioni di Protezione civile, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, ten col SMG Ryan Pedevilla, si è complimentato con i neo promossi ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza, consegnando loro i diplomi di riconoscimento.

I neo promossi sono:

Regione PCi 3 Valli
tenente Bontà Augusto
tenente Chiaravalloti Jonathan

Regione PCi Bellinzonese
tenente Cesalli Enea

Regione PCi Locarno e Vallemaggia
tenente Destefanis Devid
tenente Foresti Loris
tenente Kohler Andreas
tenente Lebic Ivan
tenente Losa Luca
tenente Lüthi Dominic
tenente Riva Gian
tenente Wiggers Christoph

Regione PCi Lugano-Campagna
capitano Mele Massimiliano
tenente Ballabio Marco
tenente Della Pietra Giacomo
tenente Gamba Riccardo
tenente Grignola Simone
tenente Mattenberger Danilo
tenente Polacsek David
tenente Zambelli Mirko

Regione Pci Lugano-Città
tenente Brogioli Stephen
tenente Brughera Stefano
tenente Dell’Era Matteo
tenente Guanziroli Athos
tenente Hochstrasser Oliver
tenente Naini Ghasem
tenente Pelloni Lorenzo
tenente Sticca Sandro
tenente Ubertini Gianluca
tenente Zellweger Igor

Regione PCi Mendrisiotto
tenente Donini Giorgio
tenente Mapelli Michele
tenente Pires Fontes Joshuel
tenente Riva Alessandro
tenente Tagliabue Mirko
tenente Tripodina Marco

 

 

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Oggi presso il Tribunale penale federale di Bellinzona ha avuto luogo la tradizionale cerimonia annuale della Polizia cantonale, alla presenza della Presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli, del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Sindaco di Bellinzona Mario Branda e del Presidente del Tribunale penale federale Tito Ponti.

In questa cornice istituzionale e in un’atmosfera di collegialità e di cordialità, si è avuto modo di salutare coloro che sull’arco di una vita dedicata alla polizia si apprestano a passare al beneficio della pensione. Si sono inoltre poste in risalto le promozioni all’interno del Corpo e il superamento di corsi di formazione.
È stata pure l’occasione per presentare i nuovi assunti, sia uniformati sia amministrativi. Durante gli interventi è stato evidenziato l’impegno profuso da tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia cantonale, che si trova a dover affrontare costantemente nuovi e impegnativi compiti a garanzia della salvaguardia della protezione di ogni cittadino.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha anzitutto ringraziato tutto il Corpo di Polizia per l’impegno profuso nel corso del 2018 a tutela della sicurezza di tutto il territorio e dei cittadini a livello locale ma anche a livello nazionale e internazionale ribadendo l’importanza del federalismo svizzero.

Il Comandante Matteo Cocchi ha dal canto suo posto l’accento sul processo di perfezionamento già in atto in seno alle forze di polizia del Cantone, “processo – ha affermato – che spero sarà ancora più accentuato negli anni a venire nell’ambito del progetto Polizia ticinese”. Il Comandante ha inoltre ribadito la necessità di una maggiore specializzazione in seno alla Polizia cantonale, che vada a beneficio della sicurezza della popolazione del Canton Ticino e delle molteplici attività di polizia. “Questo nuovo riassetto – ha infine aggiunto – imporrà al Corpo di riorientare i propri core business e di meglio allocare le risorse umane a disposi zione, sviluppando nuove strategie che dovranno essere specialistiche, di nicchia e prioritarie nel contesto generale della lotta alla criminalità a più livelli.”

 

 

Infocentro: due piccioni con una fava

Infocentro: due piccioni con una fava

Da www.rsi.ch/news

L’Infocentro è salvo
La struttura di AlpTransit a Pollegio non verrà abbattuta, passerà di mano e verrà rilevata da Armasuisse Immobili

L’edificio impiegato da AlpTransit SA per ospitare l’Infocentro a Pollegio è salvo. La struttura, infatti, non verrà abbattuta poiché sarà rilevata da Armasuisse. L’appello lanciato nelle settimane scorse dalle autorità ticinesi a Berna non è rimasto inascoltato.
In un comunicato diramato mercoledì, il Dipartimento delle istituzioni rende noto che “vi sono le premesse per consolidare una convenzione tra le parti: il Cantone, l’attuale proprietario AlpTransit e il futuro proprietario Armasuisse. Da definire ancora le future sinergie per l’uso dell’immobile”. La trattativa avviata, quindi, ha permesso di raggiungere gli obiettivi fissati dal Consiglio di Stato ticinese durante la scorsa primavera, evitando pure la demolizione della struttura.
L’operazione, che sarà concretizzata nei prossimi mesi, prevede che la cessione alla Confederazione di una parte dei terreni di proprietà di AlpTransit SA a Pollegio avvenga in cambio del passaggio al Cantone del comparto Saleggi a Bellinzona, destinato a ospitare due progetti strategici: il nuovo ospedale regionale di Bellinzona e Valli e la rivitalizzazione integrale di un tratto del fiume Ticino.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11205486

 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Demolizione scongiurata: Gobbi e Branda soddisfatti per l’accordo raggiunto con Berna
Lo stabile passa alla Confederazione, la Saleggina di Bellinzona al Cantone per l’ospedale

“Oltre a salvare un edificio di importanza regionale siamo riusciti a portare a buon fine la trattativa, quale partner affidabile della Confederazione, permettendo quindi l’operazione che prevede l’acquisto dei terreni del comparto Saleggi al Cantone, destinato a ospitare due progetti strategici di importanza regionale e cantonale”. Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta così al CdT il salvataggio dell’Infocentro AlpTransit di Pollegio… in zona Cesarini. La struttura che per anni è stata il punto informativo per i visitatori del cantiere del secolo non verrà abbattuta, e la soluzione è stata trovata a pochi giorni dal termine fissato per il 31 dicembre, data dopo la quale sarebbero dovute entrare in azione le ruspe. “Sono quindi soddisfatto dell’esito delle trattative iniziate già lo scorso anno”, aggiunge il direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI).

Si è così conclusa con successo la mediazione avviata da tempo dallo stesso DI con l’obiettivo di garantire un futuro all’immobile di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA. “Vi sono ora le premesse per consolidare una convenzione tra le parti: il Cantone, l’attuale proprietario AlpTransit e il futuro proprietario armasuisse Immobili”, ha sottolineato ieri il Consiglio di Stato annunciando il raggiungimento della soluzione. I Dipartimenti federali della Difesa e dei Trasporti hanno quindi risposto positivamente alla proposta presentata dal Cantone: in virtù dell’accordo sarà sottoscritta una convenzione che prevede entro la fine del 2019 il ritiro dello stabile di AlpTransit da parte della Confederazione. Le discussioni, che duravano da anni, hanno subito un’accelerazione negli ultimi mesi in particolare grazie ad un incontro proprio tra il consigliere di Stato Norman Gobbi e il consigliere federale Guy Parmelin. L’operazione prevede che la cessione alla Confederazione di una parte dei terreni di proprietà di AlpTransit a Pollegio avvenga in cambio del passaggio al Cantone del comparto della Saleggina a Bellinzona, destinato come detto a ospitare due progetti strategici di importanza regionale e cantonale: il nuovo Ospedale regionale di Bellinzona e Valli (che dovrà sostituire il vecchio San Giovanni) e la rivitalizzazione integrale di un tratto del fiume Ticino. Soddisfazione dunque anche per il sindaco di Bellinzona Mario Branda: “È un passo positivo molto importante e che fa ben sperare per due fondamentali progetti della nuova Città”, commenta. Anzitutto, come detto, «la realizzazione di un moderno Ospedale regionale, di cui abbiamo iniziato a parlare 6 anni fa unitamente all’attuale vicesindaco Andrea Bersani allora sindaco di Giubiasco: l’attuale sede dell’ospedale risulta infatti vieppiù stretta per gli sviluppi che sta conoscendo il nostro nosocomio”, sottolinea il sindaco. “La notizia è però anche importante per il progetto di Parco fluviale, che, una volta realizzato, contribuirà in misura significativa alla valorizzazione del nostro paesaggio e alla qualità di vita degli abitanti”, evidenzia il sindaco.

Future sinergie da definire
La convenzione destinata a concretizzare l’accordo sarà firmata nei prossimi mesi e verrà consolidata a fine 2019 «grazie all’approvazione della scheda del PSM (Piano Settoriale Militare ndr.)» che “grazie alla disponibilità della Segreteria Generale del DDPS (Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport) seguirà una procedura specifica al fine di garantire i termini imposti da AlpTransit”. Nel frattempo restano da definire “le future sinergie per l’uso dell’immobile, una volta conclusa l’operazione e, se del caso le necessarie misure pianificatorie”. Varie le ipotesi avanzate negli scorsi mesi per l’utilizzo futuro dello stabile.
Il tema era stato oggetto di vari atti parlamentari e anche di una petizione del PPD cantonale, firmata da 7.665 persone, che chiedeva la salvaguardia dello stabile.


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 dicembre 2018 de La Regione

Infocentro militare, poi si vedrà

Confederazione disponibile all’acquisto che avverrà nel 2019. All’inizio lo utilizzeranno le truppe.
Solo dopo l’apposito iter pianificatorio si potranno valutare altri contenuti.
Bocche cucite sull’importo dell’acquisto, che prevede anche la cessione al Cantone del comparto Saleggi di Bellinzona

L’Infocentro AlpTransit di Pollegio trasformato in sede di servizi regionali come lo Spitex? Non a breve termine, ma potrebbe essere musica del futuro. Mentre a fine estate sembrava persa ogni speranza per salvare l’edificio dalla demolizione incombente – al punto che il Ppd cantonale ha raccolto e consegnato al Consiglio di Stato oltre 7’600 firme a sua difesa e più mozioni hanno chiesto di salvare l’edificio –, ieri il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha comunicato il buon esito delle trattative riprese negli ultimi mesi tra Cantone, Confederazione e attuale proprietario (AlpTransit San Gottardo Sa) nelle quali ha avuto il ruolo di mediatore. Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps) e Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec) hanno infatti risposto positivamente negli scorsi giorni all’ultima proposta di acquisto dello stabile inoltrata loro dal governo ticinese: prossimamente verrà dunque sottoscritta una convenzione tra gli attori coinvolti che prevede, entro la fine del 2019, il ritiro dell’Infocentro da parte della Confederazione, e per essa il Ddps e la sua agenzia Armasuisse inserendola nel Piano settoriale militare (Psm). Bocche cucite sull’importo dell’operazione, ma viene confermato quanto già sottolineato a più riprese in fase di trattativa, ovvero che la cessione alla Confederazione di una parte dei terreni di proprietà di AlpTransit San Gottardo Sa a Pollegio – su cui si trova l’Infocentro – avviene in cambio del passaggio al Cantone del comparto Saleggi a Bellinzona, destinato a ospitare due progetti strategici d’importanza regionale e cantonale: il nuovo Ospedale regionale di Bellinzona e valli e la rivitalizzazione integrale di un tratto del fiume Ticino.

Armasuisse disponibile a cederlo
Come mai Berna ha cambiato idea dopo che ad agosto aveva risposto picche alla proposta del Cantone di acquistarlo? Da noi contattato, il direttore del Di Norman Gobbi sottolinea che è stato spiegato quanto l’infrastruttura e i terreni potessero essere utili per le truppe. Sul futuro destino della struttura Gobbi assicura che rimane valida l’intenzione di Armasuisse di mettere a disposizione di altri enti lo stabile quando l’iter pianificatorio, della durata verosimilmente di qualche anno, permetterà l’impiego dell’Infocentro – ora situato fuori zona edificabile – per scopi che non siano esclusivamente quelli militari. Secondo il Ppd, si tratta di un punto non chiaro della trattativa e ieri su Facebook il partito ha ricordato che lo scopo della petizione consegnata in ottobre era di salvare l’edificio dalla demolizione ma anche che la popolazione delle Tre Valli ne potesse usufruire. Se Gobbi conferma, come detto, la messa a disposizione dell’edificio alla Regione dopo un iniziale impiego da parte delle truppe militari, rimangono ora due incognite. Da una parte il successo del cambiamento pianificatorio che dovrà intraprendere il Comune di Pollegio, chiamato a dezonare altri sedimi per poter rendere questa zona edificabile; dall’altra è da stabilire chi sosterrà i costi di acquisizione e di gestione (circa 80mila franchi all’anno, che dal 2019 si assumerà la Confederazione) una volta che vi siano i presupposti per un nuovo cambio di proprietà. Interpellati da Pollegio, i Comuni della Regione negli scorsi mesi si erano effettivamente detti interessati alla creazione di un centro dei servizi ma il loro auspicio, ricordiamo, era che i costi dell’Infocentro non ricadessero sulle finanze comunali.

Infocentro di Pollegio:  la mediazione avviata dal DI conclusa con successo

Infocentro di Pollegio: la mediazione avviata dal DI conclusa con successo

Comunicato stampa

Si è conclusa con successo la mediazione avviata da tempo dal Dipartimento delle istituzioni, volta a garantire un futuro all’immobile denominato “Infocentro” di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA. Vi sono ora le premesse per consolidare una convenzione tra le parti: il Cantone, l’attuale proprietario AlpTransit e il futuro proprietario armasuisse Immobili. Da definire ancora le future sinergie per l’uso dell’immobile, una volta conclusa l’operazione e, se del caso le necessarie misure pianificatorie. La trattativa, condotta dal Dipartimento delle istituzioni, ha permesso quindi di raggiungere gli obiettivi fissati dal Consiglio di Stato durante la scorsa primavera, evitando pure la demolizione della struttura.

Il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) e il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) hanno risposto positivamente alla proposta presentata dal Canton Ticino in merito al futuro dell’Infocentro di Pollegio: sarà quindi sottoscritta una convenzione che prevede entro la fine del 2019 il ritiro dello stabile di AlpTransit da parte della Confederazione, e per essa il DDPS e la sua agenzia Armasuisse inserendola nel Piano Settoriale Militare (PSM).
Le trattative, che duravano da anni, hanno subito un’accelerazione negli ultimi mesi, in particolare grazie a un incontro tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Consigliere federale Guy Parmelin.
L’operazione prevede che la cessione alla Confederazione di una parte dei terreni di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA a Pollegio avvenga in cambio del passaggio al Cantone del comparto Saleggi a Bellinzona, destinato a ospitare due progetti strategici di importanza regionale e cantonale: il nuovo Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli e la rivitalizzazione integrale di un tratto del Fiume Ticino. La convenzione destinata a concretizzare l’accordo politico sarà firmata nei prossimi mesi; e verrà consolidata a fine 2019 grazie all’approvazione della scheda del PSM, la quale grazie alla disponibilità della Segreteria Generale del DDPS seguirà una procedura specifica  al fine di garantire i termini imposti da AlpTransit.

Colpo di gas per un Ticino a 27 Comuni

Colpo di gas per un Ticino a 27 Comuni

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato conferma la visione a lungo termine
Pronti 73,8 milioni di franchi per nuove aggregazioni
Norman Gobbi: “Priorità ai progetti nati dal basso”
Christian Vitta: “Si può guadagnare potenza e capacità”

Il Ticino avanza a grandi passi verso l’orizzonte dei 27 Comuni. Una visione a medio-lungo termine che prende le mosse dalla politica aggregativa cantonale lanciata alla fine degli anni ‘90. Da allora di strada ne è stata percorsa, fino ad arrivare all’approvazione da parte del Consiglio di Stato del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), presentato a Palazzo delle Orsoline. Il Governo ha altresì licenziato un messaggio che propone di stanziare un credito quadro di 73,8 milioni di franchi per sostenere la nascita di nuovi Comuni con aiuti finanziari finalizzati alla riorganizzazione amministrativa e agli investimenti di sviluppo. Il dossier passa ora nelle mani del Parlamento che dovrà valutare la strategia nel suo complesso.
“Solo vent’anni fa, il Ticino era composto ancora da 245 entità comunali e oggi siamo a meno della metà. Con la recente approvazione da parte del Gran Consiglio del progetto di aggregazione della Valle Verzasca, abbiamo raggiunto le 108 entità” ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Per poi aggiungere: “Un’evoluzione che ha portato a un riordino istituzionale, permettendo di strutturare meglio le potenzialità dei nuovi Comuni”. Il PCA vuole dunque essere uno strumento strategico per indicare la visione cantonale, stimolando il processo aggregativo, favorendo la riforma del Comune e sostenendo il coordinamento tra politiche pubbliche”.
Da parte sua, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta ha osservato: “Un ingranaggio ben oliato è in grado di guadagnare potenza e capacità. Allo stesso modo tramite il concetto di messa in rete, in cui i diversi attori lavorano in modo coordinato, il nostro territorio può rafforzarsi e acquisire maggior attrattività anche dal profilo fiscale”.
Nell’intenzione del Governo, il PCA non si sviluppa però come una riforma imperativa e, a differenza di alcune valutazioni iniziali, non impone limiti temporali per la concretizzazione delle aggregazioni. Come ha infatti sottolineato Gobbi: “L’intenzione è quella di dare la priorità ai progetti bottom-up, ovvero proposti direttamente dagli enti locali”.
Il documento approvato dal Consiglio di Stato conferma i 27 scenari aggregativi già ventilati. “Nessun comune è uguale a un altro, da qui la necessità di uno strumento flessibile, in grado di rispondere adeguatamente alle necessità dei vari enti locali” ha spiegato in proposito Marzio Della Santa, a capo della Sezione degli enti locali.
La visione alla base della strategia governativa è animata dall’idea che “in un sistema globalizzato e aperto come quello odierno, il benessere di una collettività si collega anche alla capacità del suo territorio e delle sue istituzioni di creare o favorire opportunità di sviluppo e posti di lavoro”, si legge nella presentazione del PCA.
Dal profilo finanziario, è poi stato evidenziato come in un breve lasso di tempo il numero dei Comuni con un moltiplicatore pari al 100% sia passato da 112 (pari al 16% della popolazione residente) a 15 (2%). “Si tratta di un chiaro miglioramento dello stato di salute dei nostri Comuni, che si traduce in meno imposte pagate dai cittadini a livello complessivo”, ha affermato Gobbi.
In merito poi al progetto “Ticino 2020”, che mira a riordinare e ridefinire i rapporti tra Cantone e Comuni, Gobbi ha specificato: “Si tratta del passo successivo, che sarà condotto più facilmente grazie a una struttura più adeguata e in grado di gestire con maggior efficienza le risorse”.

Quale testimone di un aggregazione già avvenuta, è intervenuto infine il sindaco del Comune di Capriasca, Andrea Pellegrinelli, lanciando un messaggio agli scettici: “L’identità locale non coincide con l’identità istituzionale, quindi non vanno perse le peculiarità dei piccoli paesi. L’identità continua a vivere nella misura in cui ci sono persone del luogo che la portano avanti e la trasmettono ai propri figli”.

 

Da www.rsi.ch/news

Il Ticino avrà 27 comuni
Il Governo ha approvato il Piano cantonale delle aggregazioni. Chiesti 74 milioni di franchi per sostenere le fusioni

La via delle fusioni è quella giusta. Lo hanno sottolineato martedì i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta presentando il Piano cantonale delle aggregazioni che vuole stimolare il processo di creazione di realtà più forti e autonome. Il documento, adottato dopo una fase di consultazione e affinamento iniziata nel 2013, prevede un Ticino con 27 comuni, ma non fissa un obiettivo temporale per concretizzare lo scenario.
Il Governo, è stato spiegato, ha confermato l’intenzione di dare la priorità ai progetti nati dal basso, solidi e ampiamente condivisi. Per sostenere quelli ritenuti di interesse cantonale con adeguati incentivi finanziari, al Parlamento viene chiesto un credito-quadro di 73,8 milioni di franchi.
Nel corso degli ultimi vent’anni, è stato rilevato, il Ticino ha conosciuto un’ampia riforma. Da 245 comuni con una popolazione media di 1’200 si è passati a 115 (e saranno ancora meno con la nascita di Verzasca) con quasi 3’100 residenti ciascuno. Parallelamente il numero di quelli con un moltiplicatore del 100% è sceso da 112 a 15.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11201076

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-avr%C3%A0-27-comuni-11198605.html

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 dicembre 2018 de La Regione

Quasi 74 milioni per 27 Comuni
Il governo ha licenziato il messaggio. Incentivi vincolati in caso di progetti parziali

Da 115 Comuni a 27. Col tempo che ci vorrà, grazie a processi nati dal basso, al ritmo che la cittadinanza sentirà più suo.
Ma… Ma a tendere il canton Ticino del futuro dovrà avere l’assetto istituzionale disegnato dal Piano cantonale delle aggregazioni (Pca), con soli 27 enti locali capaci – è questo l’intento – di garantire maggiore solidità finanziaria e di conseguenza più progettualità. A dare un (bel) colpo di mano ci penserà il Cantone: il governo con il messaggio appena licenziato mette a disposizione un credito quadro da 73,8 milioni di franchi. Incentivi finanziari che, contrariamente a quanto si era proposto in un primo tempo, non avranno data di scadenza. Vien però da chiedersi se la somma sarà a disposizione “fino a esaurimento”, imponendo di fatto ai Comuni di attivarsi perché chi prima arriva meglio alloggia.
“Non è che il primo che arriva prende tutto e scappa – risponde Norman Gobbi, capo del Dipartimento delle istituzioni, sollecitato durante la presentazione alla stampa della versione definitiva del Pca –. Si tratta qui di riconoscere il giusto a ogni Comune. Chiaramente i primi che si faranno attivi avranno magari un po’ più di margine rispetto agli ultimi. Abbiamo però già stimato quali possono essere i contributi di ogni comprensorio e in base a queste ipotesi ci si muoverà. Ricordato che anche il Gran Consiglio talvolta subentra ad aumentare l’importo, come è stato il caso con il Comune di Verzasca lunedì”. Se da un lato l’accesso al credito (parlamento permettendo) sarà dunque meno vincolato nei tempi, dall’altro agli scenari che si compiranno un pezzettino per volta non per forza sarà garantito. Se infatti le modalità d’attuazione previste consentono di conseguire gli obiettivi “in tappe successive”, il sostegno finanziario non segue la stessa logica. Anzi: “In caso di aggregazione parziale negli agglomerati urbani, il sostegno finanziario cantonale – recita il documento – potrà essere riconosciuto a condizione che l’aggregazione includa il polo urbano di riferimento”. Ergo Bellinzona, Chiasso o Mendrisio, Locarno o Lugano. Che senso ha avallare progetti parziali, pur anche voluti “dal basso”, per poi penalizzarli dal punto di vista finanziario? “Le tappe di avvicinamento allo scenario cantonale devono essere sostenute. Non possono essere sostenute quelle tappe eventuali che rischiano di mettere in discussione tale scenario – risponde ancora Gobbi –. La valutazione dipenderà dunque da ogni singolo progetto: sicuramente sono da premiare tutti i progetti promossi dal basso ma con una finalità positiva, nel senso di migliorare il funzionamento del territorio, dei servizi, la competitività economica e fiscale. E in ultima analisi poi contribuire al raggiungimento degli obiettivi cantonali”.

 

 

Ora “Verzasca” vuol dire futuro

Ora “Verzasca” vuol dire futuro

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

 

“Verzasca”, matrimonio a sette: è fatta

Il Gran Consiglio ha approvato il progetto per l’aggregazione dei Comuni della valle L’istituzione del paese unito nell’aprile 2020
Gobbi: “Sarà il nuovo cuore del Ticino”

È confermato: l’unione tra Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori in valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo avrà luogo nel 2020. Dopo il plebiscito popolare dello scorso giugno – con l’84% dei consensi espressi in votazione consultiva – e la benedizione del Governo, ieri l’aggregazione dei Comuni della valle Verzasca ha ottenuto anche il benestare del Gran Consiglio. Con 82 voti favorevoli, 0 contrari e 1 astensione, il Parlamento ha infatti approvato il matrimonio a sette. Unione che, come detto, si concretizzerà in concomitanza con le elezioni previste il 5 aprile 2020. Restano, dunque, un anno e cinque mesi per l’allestimento di quanto necessario all’istituzione del Comune unico di Verzasca. La nuova entità locale conterà circa 900 abitanti e avrà una superficie di 219 chilometri quadrati, con sede amministrativa a Vogorno. Sarà, di fatto, «l’unico Comune confinante con quattro distretti – Bellinzona, Leventina, Riviera e Vallemaggia – e quindi il nuovo cuore del Ticino», come ha fatto notare il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il consigliere di Stato ha ringraziato i sindaci, le autorità comunali, la Commissione speciale del Parlamento, ma anche gli abitanti della valle Verzasca «per non avere mai smesso di credere a questo progetto, che non è stato calato dall’alto». L’aggregazione, infatti, «è nata dal basso – ha evidenziato Giorgio Pellanda, presidente della Commissione speciale – e questa è una giornata di festa, nonché storica». La Verzasca è stata un pioniere delle fusioni», gli ha fatto eco il presidente della Commissione di studio per l’aggregazione Fabio Badasci, ricordando il voto negativo del 1978 per l’unione dei paesi dell’alta valle e la bocciatura nel 2004 del progetto «Grande Verzasca», nonché la successiva proposta contrastata nel 2013. «L’iter è stato lungo, ma non sono mai mancate la volontà e la determinazione di dare nuova linfa alla valle, rilanciandola», ha sottolineato Omar Balli, relatore del rapporto sul progetto di aggregazione. Quest’ultima «non è vista come un punto di arrivo, bensì di partenza». Il nuovo Comune sarà gestito da cinque membri di Municipio e da venti consiglieri comunali. A proposito di gestione, il Parlamento ha confermato anche gli aiuti finanziari pari a 18,3 milioni di franchi. Di cui 11 milioni quale contributo di risanamento dei sette Comuni aggregandi, comprensivo degli indennizzi per la cessione dei territori in valle di Lavertezzo e Cugnasco-Gerra. Altri 2,4 milioni saranno destinati alla costruzione della palestra del centro scolastico di Brione, mentre 2 milioni andranno a sostegno di investimenti per lo sviluppo socioeconomico e territoriale di valenza regionale. Tutto questo permetterà al futuro Comune Verzasca di partire con una situazione finanziaria «consolidata e sostenibile», come sottolineato da Balli. Il moltiplicatore inizialmente sarà fissato al 95% (gestione corrente in attivo di circa 140.000 franchi), il capitale proprio sarà di 1 milione e il debito pubblico pro capite di 2.000 franchi.

Il progetto di aggregazione, come è stato ricordato, è sostanzialmente un aggiornamento di quello del 2013, che aveva ottenuto circa il 70% dei favori, ma si era scontrato con l’opposizione di Lavertezzo (contrario alla separazione del proprio territorio), che la spuntò al Tribunale federale in virtù del fatto che nella Legge cantonale sulle aggregazioni mancasse una base legale che permettesse lo smembramento coatto di parti di territorio da un paese. Legge in seguito modificata, permettendo così di riattivare nel 2017 il processo di fusione. L’unione dei Comuni della Verzasca, va detto, porterà – con lo scorporo dei propri territori in valle – anche alla (ri)nascita dei Comuni di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo. Per quel che concerne gli aiuti, è stato accolto anche l’emendamento proposto dalla Commissione speciale, che ha chiesto al Governo di impegnarsi a non modificare lo statuto e la gestione delle strade cantonali situate nel comprensorio interessato dalla costituzione di Verzasca.

Alla seduta del Gran Consiglio erano presenti i sindaci e le autorità comunali interessate dal progetto di fusione, ma anche gli allievi delle scuole di Verzasca.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 de La Regione

Ieri il via libera del Gran Consiglio all’aggregazione dei 7 Comuni di valle in un’unica entità
Il ‘sì’ al decreto legislativo ‘fonde’ Brione, Corippo, Cugnasco-Gerra (valle), Frasco, Lavertezzo (valle), Sonogno e Vogorno. Prime elezioni nell’aprile del 2020.

“Dipenderà da voi se continuerete ad amare il vostro territorio, consapevoli dei vantaggi di vivere ancora in valle. Quando avrete 50 o 60 anni potrete dire: c’ero anch’io, in Gran Consiglio, il 10 dicembre 2018”. Era emozionato, ieri, Giorgio Pellanda rivolgendosi come portavoce del Plr alle classi delle scuole verzaschesi presenti al voto parlamentare favorevole al decreto legislativo per l’aggregazione di Brione, Corippo, Cugnasco-Gerra (valle), Frasco, Lavertezzo (valle), Sonogno e Vogorno, in un solo Comune chiamato Verzasca. Ed era ugualmente emozionato Omar Balli, relatore del rapporto della Commissione speciale aggregazione di Comuni, rilevando proprio la presenza in aula dei ragazzi e rivolgendosi idealmente a loro per inquadrare l’importanza e l’esigenza del progetto. Un progetto, ha ricordato, uscito da “un lungo iter, con due voti popolari, l’ultimo dei quali, nel giugno di quest’anno, con tutti i Comuni favorevoli e un’adesione generale aumentata rispetto a quella emersa nel 2013”. Il relatore ha rilevato “la situazione difficile” in cui versa la Valle Verzasca, “malgrado l’impegno dei funzionari locali”; e ricordato che la nuova entità potrà partire con un contributo cantonale complessivo di 18,3 milioni di franchi “che consentirà di assicurare una gestione ordinaria autonoma e concretizzare i progetti di sviluppo del comprensorio”. Di questi 18,3 milioni, 2,6 andranno a Lavertezzo Piano – privato, come Cugnasco-Gerra, del suo territorio di valle – “per migliorare la sua situazione finanziaria”. Fra gli spunti di particolare interesse v’è l’ipotesi di una centralizzazione, a Verzasca, delle attività artigianali e industriali. Un auspicio, questo, espresso dalla base, che il Cantone dovrà cercare di facilitare. “La commissione speciale chiede un supporto concreto per rilanciare questa splendida realtà vallerana – ha ribadito in proposito Omar Balli –. Non solo con un sostegno finanziario, ma anche con un supporto e una condivisione a livello pianificatorio”. Particolare attenzione andrà data anche all’offerta di trasporto pubblico, che dovrà “mantenere il livello attuale per corrispondere sempre alle necessità quotidiane della popolazione e garantire maggior fluidità nella stagione turistica”. A favore dell’aggregazione, per i gruppi parlamentari, si sono espressi Fabio Badasci (Lega), che è anche sindaco di Frasco e presidente della Commissione di studio; Fabio Battaglioni (Ppd e Generazione giovani); Gianrico Corti (Gruppo socialista); e Germano Mattei (Montagna Viva).

Norman Gobbi: “Il nuovo cuore del Ticino”

“Oggi si conclude il terzo atto di una storia cominciata 15 anni fa. Ma, talvolta, servono più tempo e più convincimento, benché cittadine e cittadini dei Comuni interessati abbiano sempre detto di sì”. Lo ha sostenuto il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, prima della votazione ampiamente favorevole (82 sì e un’astensione) al decreto legislativo riguardante l’aggregazione. “Alle cittadine e ai cittadini verzaschesi – ha detto – va il merito di non aver mai smesso di credere in questo progetto, che è il loro progetto, non calato dall’alto né imposto dalla classe politica”. Gobbi ha poi sottolineato il valore del lavoro svolto dalla Commissione di studio presieduta dal sindaco di Frasco Fabio Badasci. “Il progetto rende merito a questo lavoro, alla caparbietà di chi è stato al fronte per 15 anni e a chi delle giovani generazioni ci guarda oggi. Lo Stato potrà sì aiutare, ma sarà il nuovo Comune a dover contrastare, con le sue iniziative senz’altro sostenute dallo Stato, il fenomeno dello spopolamento”. Quello della Verzasca, ha concluso Gobbi, “è un comparto eccezionale perché sarà l’unico Comune a confinare su 4 distretti. Sarà il nuovo cuore del Ticino”.

Polizia preventiva

Polizia preventiva

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 10 dicembre 2018 de Il Quotidiano

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 de La Regione

Sì del Gran Consiglio al fermo per 24 ore in assenza di reati penali e alle inchieste mascherate

La modifica delle norme ha acceso il dibattito in parlamento. Il testo legislativo è stato parzialmente emendato

La Polizia cantonale potrà trattenere una persona per 24 ore e svolgere indagini sotto copertura. Il Gran Consiglio ha approvato a larga maggioranza la revisione della legge in materia, dando così un quadro normativo ad alcune procedure «che già venivano applicate», come ha precisato il deputato indipendente ed ex magistrato Jacques Ducry. Ci sono volute tre ore di intenso dibattito prima che il parlamento decidesse di dare alle forze dell’ordine maggiore spazio di manovra a margine del Codice di procedura penale: misure invasive delle libertà personali, si è fatto notare in aula, che hanno dato vita a una discussione a tratti squisitamente giuridica e spesso giocata tra diritti fondamentali, necessità di dare strumenti alle forze dell’ordine e accuse di aver prodotto una norma raffazzonata. «La società è cambiata e il bisogno di sicurezza è maggiore anche da noi», ha chiosato Andrea Giudici, portando l’adesione del Plr alle modifiche legislative e ricordando che il fermo di polizia «in Ticino esisteva già negli anni Settanta». Fermo, ha aggiunto Lara Filippini (La Destra), «che è peraltro realtà in 21 cantoni, mentre la sorveglianza lo è in 9». Il fatto che altrove siano in vigore norme simili a quella approvata ieri sarebbe garanzia di conformità al diritto federale, si è detto, tanto più che la base legale (nella forma proposta a Zurigo e usata come ispirazione dal Ticino) è già passata al vaglio del Tribunale federale, che l’ha avallata con alcune precisazioni. Il disegno di legge ticinese rimane comunque «approssimativo» per Sabrina Gendotti (Ppd). Tanto più che è stato affrontato «con una immotivata fretta. Fa acqua da tutte le parti. Alla polizia serve una norma solida per evitare che cada, come la Lia, al primo ricorso». Gendotti ha quindi proposto – assieme alle colleghe Michela Delcò Petralli (Verdi) e Giovanna Viscardi (Plr) – alcuni emendamenti sostanziali, parzialmente accolti dal parlamento. «Fosse stato fatto un buon lavoro di redazione coinvolgendo la magistratura, Ministero pubblico incluso, non saremmo a questo punto», ha sottolineato Gianrico Corti per il Ps, invitando a non entrare in materia e rinviare il dossier per ulteriori approfondimenti. Magistratura che si è comunque espressa, facendo notare come le informazioni raccolte dalla polizia tramite le osservazioni preventive «saranno difficilmente utilizzabili» in un procedimento, ha precisato Delcò Petralli, mettendo poi l’accento sulla custodia di polizia anche per i minorenni: «Quando diamo alle forze dell’ordine il compito di trattenere minorenni, abbiamo fallito come società. Diamo piuttosto queste risorse agli operatori sociali».

Galusero e Rückert: strumenti investigativi adeguati. Lepori: ma la legge non è chiara
Un ex poliziotto e una giurista. La pratica e la teoria. O, se volete, l’esperienza e il diritto. Approcci diversi ma complementari, quelli del liberale radicale Giorgio Galusero e della leghista Amanda Rückert, al progetto di revisione della legge sulla polizia. Ieri in aula sono intervenuti entrambi i relatori di maggioranza a sostegno delle modifiche normative proposte dal Consiglio di Stato. Modifiche «volte a migliorare la prevenzione dei reati», ha sottolineato Galusero, «per oltre quarant’anni» alle dipendenze della Cantonale, di cui è stato pure ufficiale. Gli strumenti investigativi che la riforma attribuisce alle forze dell’ordine ticinesi «non sono comunque una no- vità: altri Cantoni li hanno già messi a disposizione delle rispettive polizie». Si tratta quindi di permettere alla Cantonale «di combattere con mezzi adeguati per esempio le infiltrazioni mafiose» Di consentirle, altro esempio, «di pattugliare il web, grazie a identità fittizie, per snidare potenziali pedofili: cosa oggi non possibile perché manca la base legale… Inconcepibile!». O di permettere agli agenti «di localizzare una vettura, con dispositivo Gps, senza doverla seguire cambiando più auto lungo il tragitto per non farsi scoprire». La lotta alla criminalità («che ricordo è uno dei compiti principali delle forze dell’ordine…») richiede, ha evidenziato a sua volta Rückert, strumenti investigativi performanti e adeguati alla sfida: indagini in incognito e inchieste mascherate preventive «per la sorveglianza di ambienti dove si sospetta la presenza di elementi criminali, di terroristi». E ciò per garantire «l’incolumità» della popolazione. «Faccio molta fatica – ha aggiunto – a capire lo scetticismo dei contrari a questa revisione legislativa, come se in Svizzera non fosse garantito il rispetto dei diritti fondamentali». Ma la minoranza, ha replicato il socialista Carlo Lepori, «non è contraria alla concessione di mezzi adeguati a combattere la criminalità. Ritiene questa riforma non chiara: è per questo che sollecitiamo il rinvio del testo al governo perché ne elabori uno nuovo». No, «non è un atto di sfiducia» verso le forze dell’ordine. «La nostra polizia lavora già oggi bene – ha puntualizzato il relatore –. In uno Stato di diritto è però opportuno che le regole siano chiare. Se la legge è confusa, come in questo caso, le conseguenze possono essere negative». Lepori ha definito «molto problematica» la custodia di polizia: «È una privazione della libertà personale». Ha paragonato l’articolo su trattenuta e consegna dei minorenni a «una misura da coprifuoco». E ha ricordato «le osservazioni critiche della magistratura alle indagini di polizia preventiva così come previste dal governo».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza: La polizia avrà una marcia in più
Il Gran Consiglio approva la nuova legge tra le polemiche – Introdotte le indagini mascherate e la custodia preventiva
Rückert: “Dai contrari una sfiducia incomprensibile” – Gendotti: “Nessun dialogo e le critiche sono state banalizzate”

Nella lotta al crimine, la polizia cantonale potrà disporre di strumenti più moderni ed efficaci.
È quanto ha deciso il Gran Consiglio che, dopo un dibattito fiume durato oltre tre ore, ha detto sì con 49 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astensioni alla revisione della Legge sulla polizia. Approvando così la base legale che introduce l’indagine mascherata preventiva (ovvero consentire agli agenti di agire prima dell’apertura di un procedimento penale per impedire di commettere reati), la custodia dei minori e la privazione della libertà (vedi grafico a lato).
Ma non è la prima volta che il Parlamento si è chinato sul dossier. Un assaggio del dibattito era già andato in scena nella sessione di novembre: allora però, la presentazione di una ventina di emendamenti a poche ore dal dibattito parlamentare da parte delle deputate Sabrina Gendotti (PPD), Giovanna Viscardi (PLR) e Michela Delcò Petralli (Verdi) aveva sollevato non pochi malumori, soprattutto tra i relatori del rapporto di maggioranza Amanda Rückert (Lega) e Giorgio Galusero (PLR), tanto che la Legislativa aveva deciso di riportare il dossier in commissione per approfondire le proposte giunte sul tavolo. Detto, fatto. Riapprodato sui banchi del Gran Consiglio, il disegno di legge ha nuovamente infiammato la discussione.
In particolare, Rückert non ha mancato di criticare il rapporto di minoranza redatto da Carlo Lepori (PS) rilevando come “faccio fatica a comprendere lo scetticismo e la sfiducia nei confronti della polizia che si palesano leggendo il testo. Forse qualcuno ha visto troppi film di fantascienza o, forse, non si è accorto che viviamo in Svizzera e non in uno Stato autoritario. Il crimine evolve e occorre dotare le nostre forze dell’ordine degli strumenti necessari per poterlo combattere. Ci sarà sempre chi pensa di poter vincere la guerra con una fionda, ma vorrei ricordare che nel mondo reale le battaglie le vince chi dispone di mezzi adeguati”.
Sì perché, come ha rincarato Galusero, oggigiorno la polizia si ritrova a dover combattere i malviventi ad armi spuntate. “Basta pensare che nel 2018 gli agenti non hanno la possibilità di pattugliare la rete con un’identità fittizia – ha spiegato il deputato PLR – è inconcepibile. Come si può contrastare i pedofili sul web se ci si deve identificare come “polizia’’?”.
Considerazioni queste che non hanno convinto Lepori che, pur dicendosi favorevole a una revisione della legge, ha precisato come il testo «così come proposto non va bene. Ma non fraintendetemi: il nostro non è un atto di sfiducia nei confronti della polizia né tantomeno un tentativo di ostacolare il lavoro degli agenti. Anzi: in uno Stato di diritto è opportuno che la polizia possa operare sulla base di un regolamento chiaro e non in un contesto che crea solo confusione”. Il deputato socialista ha quindi criticato punto per punto le principali novità, a partire dai profili fittizi per vigilare nel web. “Non venitemi a dire che non si possono creare profili anonimi in rete. Basta guardare su Facebook per trovare la risposta. Ma ad essere ancor più problematica è l’inchiesta mascherata preventiva: una modalità d’azione questa che non è concessa neppure alla polizia federale se prima non vi è l’approvazione di un magistrato. Qui stiamo andando oltre”. E non poche frecciate le hanno lanciate anche Gendotti e Delcò Petralli. La prima ha parlato di “una fretta immotivata con la quale si è affrontato il tema in Legislativa”, dove “abbiamo assistito a una mancanza di dialogo e di ascolto. E mi spiace dirlo ma qui la democrazia è stata assente. Anzi, ho l’impressione che le prese di posizione che erano scettiche sulla modifica legislativa siano state a dir poco banalizzate”. Dello stesso avviso Delcò Petralli che ha invitato il Gran Consiglio a “compiere un esercizio di modestia e ad ascoltare chi lavora in questo settore e ha espresso delle riserve. Il rischio, cari colleghi, è di approvare una LIA bis in contraddizione con il diritto federale”. E proprio in quest’ottica le deputate hanno ripresentato una decina di emendamenti, la maggior parte dei quali accolti dal plenum, per correggere la rotta ed “evitare che l’operato degli agenti possa andare in fumo al primo ricorso solo perché non poggia su una base legale solida”, ha aggiunto Viscardi. Correzioni che, in sintesi, prevedono non solo che contro la custodia di polizia sia data la possibilità di ricorrere entro 30 giorni al giudice dei
provvedimenti coercitivi (e non al Tribunale cantonale amministrativo come proposto dal Governo), ma anche che la persona presa in custodia debba essere
sottoposta a una visita medica.
Soddisfatto per il sì parlamentare alla nuova norma, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato come le misure proposte siano già in vigore in numerosi Cantoni e che “non si tratta di una cambiale in bianco alla polizia. Bensì di dotare gli agenti di maggiori mezzi per contrastare il crimine e prevenire i reati. Se poi pensiamo che, il 25 novembre in votazione federale, il popolo svizzero e quello ticinese hanno dato ai detective delle assicurazioni potenzialmente più poteri di quelli di cui gode oggi la polizia cantonale, ci rendiamo conto di quanto questa modifica di legge sia necessaria. Non si può far giocare la polizia in un campo più piccolo di quello concesso ad altri. Insomma, non diamo più strumenti ai criminali”.