Sinergie contro i crac pilotati

Sinergie contro i crac pilotati

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 ottobre 2018 de La Regione

Fallimenti e riorganizzazioni del settore, la settimana prossima la Gestione sentirà Gobbi.
Il consigliere di Stato: la proposta di Bourgeois va nella direzione auspicata dal Dipartimento istituzioni.

La recente nomina dell’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri (Silvio Bottegal) è il primo. Il secondo, non ancora compiuto, è la designazione del Perito contabile che “fungerà da trait d’union tra l’Ufficio dei fallimenti della Divisione della giustizia e il Ministero pubblico”, come spiegava il Consiglio di Stato esprimendosi in luglio su un atto parlamentare di Matteo Pronzini (Mps).

Due passi con cui il Dipartimento istituzioni intende rispondere “in maniera concreta alle necessità operative e organizzative” del Cantone “dovute all’evoluzione registrata negli ultimi anni”, contrassegnati da “un aumento costante dei fallimenti”. Ma anche rafforzare l’azione di contrasto ai dissesti fraudolenti e ai crac ‘programmati’ da sedicenti imprenditori.
«Il tema della lotta ai fallimenti fraudolenti e a quelli pilotati è complesso e va gestito di concerto con varie autorità, non solo del Dipartimento istituzioni – annota il suo direttore Norman Gobbi –. Importante è accrescere la collaborazione tra gli Uffici e le autorità interessati, nell’ottica di procedure coordinate che perseguano l’obiettivo comune di migliorare la lotta contro questo tipo di fallimenti, che, ricordo, rappresentano comunque una minoranza dei casi». In grado però di provocare danni anche importanti all’economia e alla collettività. Sinergie dunque indispensabili.
Nel quadro di questa collaborazione accresciuta si inserisce – indica ancora Gobbi – una prima misura, quella della nuova funzione di Perito contabile all’interno dell’Ufficio dei fallimenti».
La designazione del perito? «Siamo nella seconda fase di selezione a seguito dei primi colloqui». Una volta operativo, il Perito contabile «si occuperà dell’analisi contabile e finanziaria relativa agli incarti dell’ufficio, predisponendo le eventuali segnalazioni al Ministero pubblico, agevolandone così l’attività inquirente». Ma non basta. Perché «occorrerà anche una trattazione efficace dei dossier e al riguardo sensibilizzeremo il nuovo procuratore generale Andrea Pagani». Sul piano legislativo? «La materia è di competenza federale – rammenta il capo del Dipartimento istituzioni –. Ovviamente il Canton Ticino sostiene in generale le modifiche volte a intensificare la lotta contro questo genere di abusi, che hanno un impatto nefasto sul nostro sistema socio-economico».

Proprio un paio di settimane fa il Consiglio nazionale ha aderito in maniera convinta alla mozione del deputato friburghese del Plr Daniel Bourgeois: mozione, riferiva l’Ats, che chiede di negare per un determinato periodo di tempo alle persone condannate per cattiva gestione o mancato versamento degli oneri sociali l’iscrizione nel registro di commercio nel caso in cui decidano di avviare una nuova attività commerciale. Questa proposta, rileva Gobbi, «va nella direzione auspicata dal Dipartimento, quella cioè di aumentare i controlli nei confronti delle società, una direzione simile a quella richiesta dal recente atto parlamentare del consigliere nazionale Giovanni Merlini. Auspichiamo che il Consiglio federale tenga in debito conto queste pertinenti modifiche legislative nell’adottare il messaggio concernente la modifica della Legge federale sull’esecuzione e sul fallimento, atteso per la fine dell’anno».

Torniamo in Ticino, dove martedì prossimo la Commissione della gestione del Gran Consiglio sentirà Gobbi e la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. Un’audizione, dice il liberale radicale Giacomo Garzoli, coordinatore della sottocommissione sotto la cui lente c’è la riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare cantonale tratteggiata nel 2017 dal Consiglio di Stato, «che dovrebbe permetterci di capire, come spero, se il messaggio che stiamo esaminando sia ancora attuale o vada rivisto dal governo. E questo alla luce da una parte della nomina del nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, dopo la decisione del Dipartimento di ripristinare questa figura, e dall’altra dell’introduzione del Perito contabile».

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Comunicato stampa

Il Bellinzonese ha ospitato mercoledì 3 e giovedì 4 ottobre 2018 due edizioni del corso «SMEPI 18».
Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si sono alternate tra Monte Carasso, Castione, Camorino e Sant’Antonino.
Da alcuni anni la Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione propone moduli di formazione per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione delle situazioni che vedono entrare in azione lo Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI).
L’edizione 2018 prevedeva due giornate di esercitazioni, durante le quali una trentina di operatori hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche.
Per l’occasione sono state preparate quattro simulazioni: un incendio in una fattoria, un’evacuazione di persone nel settore di Monte Carasso-Mornera (compresa la funivia), un problema di ordine pubblico presso un centro commerciale e un cedimento strutturale all’interno di alcuni magazzini di stoccaggio.
I partecipanti hanno avuto così la possibilità di esercitare in modo pratico l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, l’applicazione dei protocolli di condotta unitamente all’assunzione del ruolo di capo dello Stato Maggiore e di responsabili dei servizi chiamati a intervenire sul posto.
Gli aspetti logistici del programma sono stati gestiti dal Corpo civici pompieri di Bellinzona, con la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione. Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari delle infrastrutture, protezione civile, soccorso alpino,…).

 

Stranieri in assistenza, in due anni revocati in Ticino 88 permessi di soggiorno e dimora

Da www.ticinonews.ch

La notizia che la Germania sta procedendo all’espulsione di un certo numero di cittadini dell’Unione Europea che hanno perso il lavoro e sono a carico dell’assistenza sociale (leggi qui) ha trovato eco anche in Ticino. Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha infatti inoltrato una mozione al Consiglio Federale chiedendo di “presentare una proposta di legge che preveda che, al più tardi dopo sei mesi trascorsi a carico dell’assistenza sociale, i cittadini UE immigrati in Svizzera da meno di cinque anni siano tenuti a lasciare il paese e non abbiano comunque diritto ad altri aiuti sociali”.
Ma quanti sono stati negli ultimi anni in Ticino i casi di decisioni negative e revoche di permessi di soggiorno per prestazioni assistenziali? Lo abbiamo chiesto al Dipartimento delle istituzioni.
Tecnicamente, spiega il Dipartimento, le decisioni sono da intendere quali decisioni negative emesse sotto forma di revoca, non rinnovo o non rilascio di un permesso, le quali si concretizzano con la fissazione di un termine di partenza.
Veniamo ora ai dati: nel 2017 sono stati revocati 31 permessi B (dimora) e 37 permessi C (domicilio), quindi 60 in totale, mentre quest’anno, fino ad agosto, le revoche sono state rispettivamente 13 e 15 (28 in totale).

Criteri per l’emissione di una decisione negativa (revoca, non rinnovo o non rilascio di un permesso)
Innanzitutto, fanno sapere dal Dipartimento, “è importante distinguere tra permessi rilasciati nell’ambito dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) e quelli nell’ambito della Legge federale sugli stranieri (LStr). Secondariamente, ogni caso va esaminato singolarmente e alla luce del principio di proporzionalità”.
Nel contesto dell’Accordo sulla libera circolazione è necessario considerare lo scopo principale del soggiorno in Svizzera da parte del titolare del permesso di soggiorno e le condizioni a cui esso è subordinato. Se una persona straniera perde la qualità di “lavoratore” (dipendente o indipendente), poiché non svolge più alcuna attività lucrativa e percepisce prestazioni assistenziali, a quel punto l’Ufficio della migrazione può procedere a revocare il permesso di dimora UE/AELS (Associazione europea di libero scambio) a suo tempo rilasciato.

Permessi B (dimora)
I permessi di dimora UE/AELS rilasciati a stranieri che non esercitano un’attività lucrativa in Svizzera sono invece condizionati alla disponibilità dei mezzi finanziari sufficienti al sostentamento autonomo nel nostro Paese da parte del titolare. In questo caso l’eventuale revoca del permesso può avvenire già al momento della sola richiesta di prestazioni assistenziali, nella misura in cui ciò comprova che il requisito principale per cui il permesso è stato accordato (la disponibilità finanziaria necessaria al sostentamento autonomo) è venuto meno.
Sempre nell’ambito dell’ALC va ricordato che i cittadini UE/AELS che non esercitano un’attività lucrativa in Svizzera, possono modificare lo scopo del loro soggiorno e iniziare un’attività lucrativa durante la validità del permesso. Viceversa, per i cittadini sottostanti all’ALC che svolgono un’attività lucrativa, qualora dispongono di sufficienti mezzi finanziari atti al proprio mantenimento, hanno pure la possibilità di cessare il proprio lavoro e continuare a soggiornare senza attività.
Per i cittadini stranieri titolari di un permesso B rilasciato nel contesto della LStr, un’eventuale decisione negativa a seguito di aiuti sociali, dipende dallo scopo per il quale è stato originariamente rilasciato il permesso (per esempio ricongiungimento familiare, caso umanitario, a scopo di lavoro, di studio, ecc.), ritenuto come anche in tale contesto la capacità di mantenersi in modo autonomo gioca un ruolo preponderante.
A differenza di quanto avviene per i cittadini stranieri che sottostanno all’ALC, queste persone straniere di principio non hanno diritto al rilascio e al mantenimento del proprio permesso di soggiorno. Pertanto, la modifica dello scopo del soggiorno può avere per conseguenza la revoca dell’autorizzazione.

Permessi C (domicilio)
Inoltre, per quanto attiene i permessi di domicilio, i quali sono rilasciati nel contesto della LStr indipendentemente dalla nazionalità del titolare, possono essere rimessi in discussione nella misura in cui la persona straniera interessata sia a carico della pubblica assistenza in maniera durevole e considerevole.
Infine, per quanto attiene lo scambio di informazioni tra Autorità della migrazione e l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, quest’ultimo segnala sistematicamente e autonomamente la percezione di aiuti assistenziali da parte di cittadini stranieri.

DI: nominato il nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri

DI: nominato il nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Signor Silvio Bottegal è stato nominato dal Governo quale nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, responsabile della direzione degli Uffici dei fallimenti di Bellinzona e Locarno. Una misura voluta dal Dipartimento delle istituzioni e tesa a rafforzare l’operatività dell’Ufficio dei fallimenti, confrontato con un’importante evoluzione della propria attività.
Classe 1971, domiciliato nel Comune di Agno e di formazione giurista, il Signor Bottegal vanta una solida quanto comprovata esperienza all’interno del settore fallimentare, dove ha assunto le funzioni dapprima di giurista e successivamente di Supplente ufficiale del Sottoceneri. Dal mese di febbraio 2018 è pure responsabile ad interim degli Uffici dei fallimenti del Sopraceneri, a seguito della partenza del precedente Ufficiale, garantendo la direzione degli Uffici di Bellinzona e Locarno e quindi l’espletamento delle procedure previste dalla Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento, compiti che assumerà formalmente nella nuova funzione di Ufficiale titolare dei fallimenti del Sopraceneri.
La nomina del nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri s’inserisce nella politica di rafforzamento del settore fallimentare intrapresa negli ultimi mesi dal Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia, che persegue l’obiettivo principale di rispondere in maniera concreta alle necessità operative e organizzative dovute all’evoluzione registrata negli ultimi anni, con un aumento costante dei fallimenti.
Il Consiglio di Stato formula al Signor Bottegal i migliori auguri per questa nuova sfida professionale all’interno dell’Amministrazione cantonale.

 

Patriziati di ieri, oggi e domani

Patriziati di ieri, oggi e domani

In immagine: Stemmi delle famiglie patrizie di Lugano (1949), pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 de La Regione

Le quindici realtà luganesi si presentano in concomitanza con la Festa d’Autunno.
Il patio di Palazzo Civico diventerà luogo d’incontro ed esposizione, per far conoscere le proprie attività: dalla cura del territorio alla valorizzazione del passato.

Gli enti nel cantone sono 201, i patrizi circa 90’000

Autunno, tempo di passeggiate nei boschi che si tingono di colori suggestivi. Una pratica amata dai ticinesi, ma forse non tutti sanno che senza il fondamentale apporto dei Patriziati sarebbe molto più difficile. «Tenere puliti i sentieri rientra fra le numerose mansioni dei Patriziati», ricorda infatti Carlo Scheggia, vicepresidente dell’Alleanza Patriziale Ticinese (Alpa). La pulizia dei boschi – che rappresentano oltre la metà del territorio cantonale e i 3/4 dei quali sono di proprietà patriziale – è solo la punta dell’iceberg delle attività di questi enti. Un importante onere lavorativo, a cui non corrisponde un altrettanto significativo coinvolgimento. «Purtroppo, soprattutto i più giovani, spesso non conoscono le finalità e gli scopi dei Patriziati: per questo è importante farsi conoscere», riassume Roberto Mazzantini, il curatore di “Patriziamo”. La prima edizione dell’evento si terrà in concomitanza con una manifestazione invece già ben avviata e conosciuta: la Festa d’Autunno.

Da venerdì a domenica il patio di Palazzo Civico diventerà il fulcro delle quindici realtà patriziali del comune di Lugano. Ciascuna avrà un proprio stand dove potersi presentare e in particolare poter far conoscere alcuni prodotti tipici: dai vini al miele, dai formaggi alle carni. Nella stessa cornice esporrà anche Casimiro Piazza, con alcune sue opere. Inoltre, il noto artista si dedicherà anche alla realizzazione della sua ultima fatica: “La diligenza del Gottardo”. «Negli ultimi anni è stato fatto un passo molto grande – valuta il presidente del Patriziato di Lugano Giorgio Foppa –, fino al 1972 ce n’era uno solo e ancora solo fino a dieci anni fa erano cinque, mentre oggi i Patriziati sono quindici. Ora ci si sta avvicinando». Fra le mansioni dell’ente cittadino, c’è la cura delle testimonianze patriziali, che spesso hanno radici secolari, e che hanno trovato casa all’Archivio storico della Città. Quello di Lugano è un territorio «considerato prevalentemente urbano, ma in realtà è il secondo comune svizzero per dimensione e vi è un’ampia superficie rurale e boschiva – ricorda il sindaco Marco Borradori –, l’obiettivo di questa manifestazione è sicuramente quello di creare un filo diretto con la cittadinanza». A tal proposito, per l’occasione è stata creata anche una brochure colorata – che riprende le tinte dei gonfaloni dei singoli Patriziati –, che sarà disponibile durante il weekend di festa. «Saranno distribuite anche agli allievi di quarta e quinta elementare del comune», aggiunge Mazzantini.


Trovare giovani? Quasi impossibile.

I patrizi in Ticino sono 90’000, divisi in 201 realtà. Tuttavia, trovare persone che si mettano a disposizione non è semplice. Anzi. «È quasi impossibile – sottolinea Fabrizio Demarchi, presidente del Patriziato di Brè –, soprattutto coi giovani, ed è un problema che si sta accentuando». La questione è sentita da tempo. La Legge Organica Patriziale (Lop) – entrata in vigore nel 1992 –, contempla la possibilità di diventare patrizi, secondo varie modalità. «Trovare persone è un problema in generale di tutto il volontariato – secondo il consigliere di Stato Norman Gobbi –. I Patriziati lavorano secondo uno spirito corporativo, occupandosi di un patrimonio su cui ogni ticinese sa di poter contare. Il dinamismo non manca, ma c’è un dispendio di tempo: le nuove generazioni vanno stimolate». E a proposito di sensibilizzazione dei giovanissimi, le iniziative non mancano. «Quest’estate oltre 3’000 bambini hanno partecipato alle attività organizzate con Lingue e Sport. in collaborazione con diversi Patriziati – spiega Carlo Scheggia –; uscite ambientali o culturali per conoscere il territorio, dalla Leventina al Mendrisiotto». Una prassi in atto già da tempo, indispensabile per permettere la continuità di queste realtà.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 del Corriere del Ticino

Festa d’Autunno
Quindici patriziati si raccontano a Palazzo Civico

«Il patriziato è un patrimonio su cui ogni ticinese sa di poter contare». Così si è espresso ieri il capo del dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi, nel corso della presentazione di «PatriziAmo» la manifestazione in programma dal 5 al 7 ottobre e promossa dai 15 patriziati luganesi nell’ambito della Festa d’Autunno. Un appuntamento allestito nel patio di Palazzo Civico che propone un’esposizione e diverse attività per illustrare l’importanza del ruolo di questo storico ente nella valorizzazione del territorio.

La realtà dei patriziati, seppur fondamentale per la conservazione del patrimonio culturale e per lo sviluppo del territorio dal punto di vista economico e sociale, è spesso poco conosciuta dalle nuove generazioni. Tuttavia, l’importanza delle attività di questi enti è più che mai attuale: circa 90.000 patrizi appartenenti a 201 Patriziati in tutto il Ticino si occupano infatti, in collaborazione con Cantone e Comuni, della valorizzazione del 70% del territorio. Per questa ragione, ha spiegato ieri il sindaco Marco Borradori, il Municipio di Lugano ha deciso di organizzare insieme ai 15 Patriziati luganesi, «PatriziAmo», un appuntamento che offrirà al pubblico la possibilità di scoprire di più sulle attività di questi enti. Un evento, gli ha fatto eco Giorgio Foppa, presidente del Patriziato di Lugano, che nel contempo vuol essere anche una buona occasione per avvicinare il mondo dei giovani al patriziato e alle sue attività.

L’evento si aprirà venerdì alle 18, con l’inaugurazione della Festa d’Autunno, sancita dal tradizionale sparo di moschetti eseguito dal Corpo dei Volontari Luganesi, prima in piazza Riforma e poi nel patio. Un’esplosione di colori accoglierà i visitatori nel cortile interno di Palazzo Civico, grazie ai pannelli informativi luminosi dedicati agni soingolo patriziato e decorati con le tinte degli stemmi patriziali. La brochure dell’evento – che riprende le sfumature dell’esposizione e completa le informazioni riportate sui pannelli – accompagnerà il pubblico in un percorso cromatico alla scoperta di attività, suoni, storia e sapori locali. Accanto agli stand degli enti sarà infatti possibile ammirare oggetti d’altri tempi, sculture in legno realizzate da artisti del territorio e prodotti alimentari provenienti proprio dalle zone curate dai patrizi. Sabato (dalle 10 alle 22) e domenica (dalle 10 alle 16.30) il patio ospiterà diversi gruppi musicali locali, che si esibiranno alternandosi a momenti di scultura del legno con la motosega, eseguita da Marco Locatelli, mentre per tutta la durata dell’evento sarà presente l’artista Casimiro Piazza che esporrà sculture e quadri, continuando dal vivo la realizzazione della sua ultima opera: «La diligenza del Gottardo». Ricordiamo che per l’occasione è stato pubblicato un volumetto per presentare i 15 patriziati di Lugano. Info su www.lugano.ch/patriziati

In immagine: Stemmi delle famiglie patrizie di Lugano (1949), pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano

 

Pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano

 

Discorso pronunciato in occasione della presentazione dell’evento “PatriziAmo”

Discorso pronunciato in occasione della presentazione dell’evento “PatriziAmo”

1 ottobre 2018 – Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

quello dei Patriziati è un tema a me caro in quanto considero questi storici enti una parte integrante e rappresentativa della nostra società. Noto, purtroppo, che a volte la loro importanza passa un po’ in secondo piano e che c’è chi ne dimentica il fondamentale ruolo che essi ricoprono. Un ruolo che attraverso le aggregazioni comunali – e la Città di Lugano ne è una testimonianza significativa – ha trovato una nuova energia, oserei dire una nuova vita. E qui faccio riferimento tanto alle aggregazioni di valle quanto a quelle urbane. Pensiamo ad esempio a quanto accaduto di recente nella Nuova Bellinzona, dove i Patriziati sono stati integrati quali elementi di collante territoriale e di salvaguardia delle numerose comunità confluite nell’agglomerato urbano. Un meccanismo che ha unito e non certo diviso. La Città di Lugano, come accennato, ha vissuto un’esperienza simile, seppur maggiormente dilatata nel tempo, e ora la nuova realtà comunale conta 15 Patriziati solidi, armonici e con un’interessante storia da raccontare.

Lasciatemi fare qualche numero: a confermare la tesi che si tratti di un ente radicato e ancora attuale, oggi in Ticino si contano 201 Patriziati e ben 90mila patrizi. Essi sono proprietari del 75% dei circa 140mila ettari del territorio boschivo che ci circonda. Si occupano con passione, spirito corporativo e con assoluta dedizione della gestione delle proprietà comunitarie quali i boschi, che citavo poc’anzi, ma anche le cave, gli alpi, i caseifici, oltre alle infrastrutture sportive e turistiche. Insomma: i Patriziati sono un patrimonio su cui ogni ticinese – patrizio o no – sa di poter contare. L’attaccamento alle nostre radici, alla nostra identità, non è un limite, bensì una preziosa risorsa. Infatti, un albero per crescere ha bisogno di radici profonde per poter svettare e resistere alle tempeste.

Fortunatamente, il Ticino può affidarsi a Patriziati che guardano al futuro con entusiasmo, sostenuti in questo atteggiamento costruttivo dai Comuni e dal Cantone, con i quali collaborano attivamente. So per certo, perché ne ho esperienza diretta, che il dinamismo non manca, che ci sono Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, nel sociale e nel settore culturale. Il Patriziato vive all’interno di una società e si sviluppa con essa, offrendo un servizio essenziale per la comunità locale e quindi, di riflesso, per tutto il Cantone, innescando un circolo virtuoso dal quale non può che trarne beneficio la collettività.

Il mio Dipartimento, proprio perché consapevole della centralità dei Patriziati e perché intimamente convinto della necessità di sostenere nei fatti la triade Patriziato-Comune-Cantone, mette a disposizione la sua consulenza (attraverso i propri Servizi), così come un aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Se i progetti sono validi, e nella quasi totalità lo sono, noi – il Cantone e il Dipartimento – ci siamo!

In questo contesto di costruttiva sinergia, occorre evidenziare il prezioso lavoro di mediazione svolto dall’Alleanza patriziale ticinese (ALPA), con la quale portiamo avanti numerose iniziative e attività. Nata nel 1938, l’ALPA sostiene i Patriziati e promuove la collaborazione con i Comuni in modo da creare le condizioni-quadro favorevoli alla gestione sostenibile del territorio che, assieme alle persone, è il nostro bene più prezioso. Posso solo confermare quanto ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni: il nostro rapporto è sempre stato eccellente e sono sicuro che potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, generando ricadute benefiche all’istituto patriziale.

Termino con una promessa: con il Dipartimento e i miei collaboratori, partendo dal Capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa, continueremo a impegnarci per dare il nostro contributo a favore dei Patriziati ticinesi. Belle iniziative come la vostra, caro Sindaco e caro Presidente, non fanno altro che portare abbondante acqua al mulino dei Patriziati, rinnovandone la nomea e avvicinandoli ancor di più a coloro che non ne conoscono azioni e finalità. Apprezzo davvero molto l’idea di dedicare un evento – inserendolo oltretutto in un contesto nobile come il patio del Municipio di Lugano – alle attività dei Patriziati e ai prodotti che ne derivano. Essi hanno molto da offrire, rappresentano un servizio essenziale alle comunità locali, valorizzano il prodotto indigeno, promuovono il territorio e la cultura tenendo ben salda la barra della tradizione, coniugata però con l’innovazione.

I Patriziati hanno origine nel nostro passato, giocano un ruolo da protagonisti nel presente e guardano con entusiasmo a un futuro che concorrono a costruire. L’albero della Città di Lugano può contare su vive e profonde radici, rappresentate dai suoi 15 Patriziati, e su esso continua a crescere nell’interesse di tutto il Cantone.
Insomma, i Patriziati non sono i custodi di fredde ceneri, bensì vivaci ravvivatori del fuoco dello spirito del XXI secolo.

Incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni e gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi

Incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni e gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi

Comunicato stampa

La sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, ha ospitato venerdì il tradizionale incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Si è trattato di un momento di dialogo e di condivisione, nobilitato quest’anno dall’intervento di Bruno Le Ray, Governatore militare di Parigi e Generale di corpo d’armata.

È ormai tradizione che il direttore del Dipartimento delle istituzioni incontri annualmente gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. In questa occasione autorità politiche cantonali e militari si confrontano su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone.
Dopo il saluto introduttivo di Ryan Pedevilla, Capo della Sezione del Militare e della Protezione della popolazione, ha preso la parola Norman Gobbi, che ha esposto alla platea composta da un’ottantina di ufficiali e sottufficiali nonché da 12 ufficiali di Polizia i progetti attualmente in atto a favore dell’Esercito, mettendo nel contempo l’accento sull’importanza di difendere e promuovere l’italianità al suo interno. La situazione attuale è in questo senso molto positiva: “Mai come nel 2018 – ha detto infatti il direttore del DI – l’italianità nell’Esercito ha conosciuto una presenza così marcata, cosa che dà lustro al nostro Cantone. Abbiamo tanta qualità e questo ci viene riconosciuto anche oltre Gottardo”. Altri temi toccati nella sua esposizione sono stati il reclutamento (“Ci sono buoni segnali, le statistiche indicano che l’abilità è in aumento”), le infrastrutture logistiche in Ticino (“Si stanno valutando con attenzione opzioni e investimenti”) e il Servizio civile (“Il passaggio dall’Esercito al Servizio civile è ancora troppo attrattivo”).
Guardando al futuro, il direttore ha fatto il punto sull’iter che condurrà all’edificazione del poligono di tiro del Monteceneri: gli elementi fondamentali evocati sono stati l’accettazione del progetto da parte della popolazione, l’investimento, l’impatto fonico ritenuto trascurabile e il recupero di spazi verdi in aree urbane, nella fattispecie Bellinzona e Lugano. La tabella di marcia prevede che la moderna infrastruttura sia a disposizione l’1 gennaio 2025.

Dopo il breve intervento del Comandante della Regione territoriale 3, Brigadiere Lucas Caduff, che ha sottolineato gli ottimi rapporti di collaborazione tra le parti, il testimone è poi passato al Generale Bruno Le Ray. Egli ha dapprima spiegato quali siano il suo ruolo e i suoi compiti in seno all’Esercito francese, facendo particolare riferimento al periodo post attacco terroristico al Bataclan di Parigi. L’altro ufficiale ha quindi approfondito il tema della lotta al terrorismo che di fatto vede impegnata la Francia dagli anni ’80 e che ha avuto una netta accelerazione nella tragica estate 2015, periodo in cui il livello di guardia è stato notevolmente alzato. Le Ray ha fatto riferimento all’Operazione Sentinella (Opération Sentinelle) che tuttora contempla il dispiegamento su Parigi di 10.000 soldati, impegnati sul territorio in permanenza e a rotazione, con scopi persuasivi e dissuasivi. Operazione Sentinella che si fonda sulla collaborazione tra le Forze armate e le Forze di sicurezza interne nella capitale francese. “L’uso della forza militare sul territorio – ha spiegato Le Ray – è stato ed è giustificato da una minaccia militarizzata e la popolazione lo ha accolto favorevolmente”.

A concludere la serata il classico momento conviviale, ulteriore occasione per approfondire la conoscenza dell’illustre ospite francese.

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Confermare la tendenza al ribasso della criminalità

Di recente ho partecipato alla giornata di “porte aperte” della Scuola di Polizia a Isone: si tratta di un momento in cui gli aspiranti agenti presentano a famigliari e amici ciò che hanno appreso nelle prima fase di formazione. Per rispondere alle nuove minacce, la professione di agente di polizia nel corso degli anni si è trasformata: la percezione di sicurezza della popolazione è cambiata e nella quotidianità si è confrontati con scenari sempre più complessi e spesso imprevedibili.
Rispetto al passato, gli agenti sono ora impegnati non solo a garantire la sicurezza del nostro Cantone, ma anche quella nazionale e internazionale: la criminalità sta infatti assumendo una dimensione sempre più transfrontaliera. La formazione deve quindi tenere conto di questi scenari ed evolvere di conseguenza, in modo da permettere alle forze dell’ordine di raggiungere gli obiettivi operativi stabiliti.
Da parte mia, nel ruolo di Direttore del Dipartimento delle istituzioni continuerò a intrattenere contatti regolari con le autorità politiche degli altri Cantoni, della Confederazione e delle altre nazioni. Questo perché la collaborazione e il flusso informativo tra le parti è fondamentale per l’attività di prevenzione.
Non bisogna però dimenticare che il nostro Cantone resta un territorio sicuro: le statistiche sulla criminalità confermano un regolare calo dei reati penali strettamente correlato alle novità introdotte e agli strumenti messi a disposizione degli inquirenti.
Purtroppo, vi sono però delle tendenze negative da non sottovalutare: penso ad esempio agli episodi di violenza presso esercizi pubblici (in particolare discoteche) oppure all’ambito famigliare.
I futuri agenti avranno quindi il compito di confermare i buoni risultati raggiunti e di combattere le minacce cui saremo in futuro confrontati.

Una formazione solida e di qualità
Gli aspiranti che quest’anno hanno avuto la possibilità di frequentare la Scuola di polizia (SCP) sono 44, di cui 6 donne. Si tratta di un percorso formativo orientato allo sviluppo delle necessarie competenze, che fornisce strumenti indispensabili per gestire compiti impegnativi. L’intento è di formare dei validi poliziotti attraverso l’istruzione teorica, tecnica e pratica impartita da professionisti e specialisti di materia. Il programma segue un piano d’insegnamento condiviso a livello nazionale: si compone di materie di cultura generale e di materie specifiche per lo sviluppo di competenze professionali di polizia quali circolazione stradale, Polizia di prossimità, Polizia giudiziaria, sicurezza personale, tecniche d’intervento, diritto, etica e psicologia. Un periodo di stage in un contesto lavorativo completa il periodo di formazione.

L’importanza di una struttura morale adeguata
Mi preme sottolineare l’aspetto etico che deve sempre accompagnare lo svolgimento dei compiti degli agenti. Sulle loro spalle grava una significativa responsabilità: quali tutori dell’ordine, essi sono costantemente esposti a critiche, sia a livello pubblico che privato. La popolazione e i media si attendono da loro un comportamento esemplare. Ogni scelta è importante e va, nel limite del possibile, condivisa con chi ha più esperienza facendo tesoro dei consigli di chi ne sa di più. Il senso di responsabilità e la disciplina (nel lavoro e nella vita privata), unitamente al coraggio e la forza di volontà, contribuiscono a sviluppare il senso di appartenenza al corpo di Polizia.

Sono convinto che la nostra Scuola di Polizia continuerà a formare degli ottimi agenti. Dei validi professionisti – siano essi impiegati nella Polizia cantonale, nelle polizie comunali o negli altri partner della sicurezza – ai quali verrà affidato il delicato incarico di custodire la sicurezza sul nostro territorio. Forze nuove che vanno a integrarsi in una struttura qualificata portando dinamismo e altre modalità di lavoro.