Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: scattano le misure amministrative

Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: scattano le misure amministrative

La Polizia cantonale comunica che, in relazione ai disordini scoppiati a margine dell’incontro di disco su ghiaccio HCAP-HC Losanna del 14 gennaio 2018, 37 persone sono state oggetto di una sanzione amministrativa come previsto dal Concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive. Altre 5 persone di nazionalità tedesca saranno oggetto di analoghe misure nelle prossime settimane.
Grazie al minuzioso lavoro di inchiesta degli inquirenti della Polizia cantonale, sono dunque 42, in totale, le persone appartenenti alla tifoseria locale e a quella losannese identificate e ora sanzionate amministrativamente. Parallelamente prosegue l’inchiesta penale nei confronti di tutti coloro che hanno partecipato a vario titolo e con varie responsabilità ai disordini. Come si ricorderà, le ipotesi di reato sono quelle di sommossa, violenza contro funzionari, lesioni, vie di fatto, danneggiamento, infrazione alla Legge federale sugli esplosivi, nonché dissimulazione del volto.

«Acque sicure» presente alla Traversata del Lago di Lugano

«Acque sicure» presente alla Traversata del Lago di Lugano

Domenica 19 agosto è previsto un nuovo momento informativo nell’ambito della campagna di prevenzione “Acque sicure”, promossa dal Dipartimento delle istituzioni. L’occasione per attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole da rispettare nei laghi è data dalla Traversata del Lago di Lugano, un evento che vede ogni anno la partecipazione di centinaia di appassionati del nuoto in acque libere.

La manifestazione, che si svolgerà in sicurezza grazie al prezioso servizio di supporto della Polizia lacuale e della Società Svizzera di Salvataggio Sezione Lugano in collaborazione con natanti privati, consentirà di presentare alcune regole fondamentali per coloro che decidono di entrare nei nostri laghi, spesso da soli.

La tranquillità dei laghi, considerati meno impegnativi dei fiumi per l’assenza di mulinelli o innalzamenti improvvisi delle acque, rende questi spazi comunque più insidiosi per la difficoltà nell’intuire i possibili rischi.

Il numero di incidenti e di annegamenti complessivo è diminuito negli ultimi anni. Una tendenza al ribasso favorita anche dalle campagne di sensibilizzazioni promosse dal Dipartimento delle istituzioni. Rispetto al passato, la maggiore criticità è oggi associata ai grandi specchi d’acqua per diversi fattori, tra i quali il sensibile aumento dei bagnanti, rispettivamente la scarsa conoscenza dei rischi legati alla navigazione e dei propri limiti fisici.

Ricordiamo pertanto a coloro che desiderano nuotare nei laghi di prestare particolare attenzione alla propria condizione e preparazione fisica e di sempre segnalare la presenza in acqua con un mezzo di galleggiamento (boe) ben visibile sia di giorno che di notte agli altri utenti del lago, soprattutto alle imbarcazioni a motore. Si consiglia inoltre, ai nuotatori non esperti, di non allontanarsi troppo dalla riva (massimo 150 metri), dovendo mantenere le forze per un rientro senza difficoltà.

Le regole di balneazione più importanti saranno illustrate con uno stand informativo alla manifestazione, dove presenzieranno Marcel Luraschi, membro della Commissione consultiva “Acque sicure” e responsabile della Sezione lacuale della Polizia cantonale, e Tiziano Putelli, pure membro della Commissione e rappresentante del Dipartimento del territorio. Allo stand verranno organizzati dei giochi di sensibilizzazione e distribuiti dei gadget della campagna.

Infine comunichiamo che il presidente della Commissione consultiva “Acque sicure” Boris Donda sarà lo starter ufficiale della 86esima edizione della Traversata del Lago di Lugano.

Sul sito internet www.acquesicure.ch sono indicate le informazioni per una maggiore sicurezza in acqua e da qualche giorno sono consultabili anche alcuni video di sensibilizzazione, mentre su www.traversatalagolugano.ch i dettagli dell’evento.

Sospettato di terrorismo, rimpatriato

Sospettato di terrorismo, rimpatriato

Dal sito rsi.ch, un articolo del 9 agosto 2018

Avrebbe legami con il jihad islamico l’uomo fermato nelle scorse settimane in Ticino durante un controllo – Parla Norman Gobbi

L’articolo completo è disponibile al seguente link: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sospettato-di-terrorismo-rimpatriato-10763027.html

 

Gobbi «Quel modello non fa per noi»

Gobbi «Quel modello non fa per noi»

Dal Corriere del Ticino del 10 agosto 2018 – un articolo a cura di Giovanni Galli

Obbligo di servire: il sistema norvegese (esteso a tutti) piace al Governo ma non ai Cantoni
Il capo del DI: «Sarebbe uno choc culturale, un’idea poco sostenibile davanti al popolo»

Complici le difficoltà che stanno incontrando esercito e protezione civile a completare i loro ranghi, il tema dell’obbligo di servire sta tornando d’attualità. Il mese scorso (cfr. CdT del 12 luglio) la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri ha esortato il Consiglio federale ad approfondire un modello che prevede di raggruppare protezione e servizio civile. Un modello già scartato a Berna, ma che secondo il consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente della Conferenza, è da preferire a quello che sta esaminando attualmente il Dipartimento della difesa e che prevede un obbligo di servire generalizzato, esteso alle donne, come in Norvegia. Secondo il Consiglio federale questa soluzione è innovativa e orientata al futuro. L’obbligo di servizio varrebbe in principio per tutti, ma all’atto pratico non sarebbe sistematico. A svolgere l’uno o l’altro servizio verrebbero chiamate solo le persone effettivamente necessarie. Le forze armate avrebbero la possibilità di selezionare da un ampio bacino, indipendentemente dal sesso, le persone più qualificate e motivate. Il risultato degli approfondimenti dovrebbe essere reso noto a fine 2020.

Per i Cantoni però non è una soluzione. «Per tre motivi», spiega Gobbi. «Innanzitutto è un modello molto distante dalla nostra cultura. Se già oggi è difficile obbligare le donne a partecipare alla giornata informativa, pensiamo cosa comporterebbe un obbligo di prestare servizio “tout court”. Secondo: sarebbe un cambio di cultura estremo, uno choc difficile da superare e poco sostenibile in una votazione popolare. In terzo luogo non risponde alle necessità dei Cantoni. Il modello norvegese prevede ad esempio l’impiego nell’ambito dei pompieri, le cui competenze però in Svizzera sono cantonali e comunali, con una forte componente basata sul volontariato. Quest’ultimo aspetto non deve essere vanificato. Se a questo livello viene introdotto un obbligo di servire, la motivazione non sarebbe la stessa di chi opera quale volontario. I pompieri per primi vedono male un obbligo, perché quella del volontariato è una componente importante tanto quella professionale».

Manca gente

Il modello preferito dai Cantoni è denominato «obbligo di prestare servizio di sicurezza» e, al pari di quello norvegese, faceva parte delle varianti presentate nel 2016 da uno speciale gruppo di lavoro federale. La Conferenza ha già sollecitato due volte senza successo Parmelin a prenderlo ugualmente in considerazione. Dietro questa richiesta c’è un problema concreto. Per garantire l’effettivo di 72 mila militi nella protezione civile andrebbero reclutate ogni anno almeno 6 mila persone. Ma mentre nel 2010 ne venivano arruolate più di 8 mila, nel 2017 il loro numero è sceso a 4.800. Quanto alle forze armate hanno un fabbisogno di incorporazione di 18 mila militi all’anno, una soglia minima che quest’anno potrebbe non essere raggiunta.

Una via di mezzo

«Chiediamo che questo modello venga valutato in parallelo a quello norvegese. Lo consideriamo una via di mezzo tra lo status quo e il cambiamento totale legato al modello preferito dal Consiglio federale. Si tratta di unire servizio civile e protezione civile in una nuova organizzazione strutturata e non armata, denominata “protezione in caso di catastrofe” e che può rispondere ai bisogni della società in caso di emergenze, catastrofi naturali e tecnologiche, eventi bellici. Tale modello permetterebbe di non più disperdere risorse nel servizio civile, che non presta servizio in modo strutturato e che in caso di crisi non è paragonabile ad un’organizzazione di secondo scaglione come la PCi».

Il rapporto del 2016 tuttavia definiva non adeguato il modello caldeggiato dai Cantoni, in quanto configurerebbe una violazione del divieto dei lavori forzati. Un’obiezione che secondo Gobbi non regge. «Nessuno verrebbe mandato nelle cave a lavorare. Gli astretti al servizio verrebbero impiegati in favore della collettività, un po’ come avviene per il servizio civile ma in una struttura organizzata, in grado di rispondere meglio a determinati bisogni e più adatta alle esigenze dei Cantoni. Oggi il Servizio civile non è subordinato ai Cantoni. È una struttura federale nella quale vengono messi a disposizione posti occupati secondo i desiderata dei singoli membri. In un momento di pace va bene, in caso di crisi no». Cosa cambierebbe con il vostro modello per il servizio civile? «Non sarebbe più un mero rispondere ai desiderata individuali ma ad una missione di servizio alla collettività, in maniera strutturata».

Con il modello preferito dai Cantoni si stima che verrebbero considerati abili al servizio 30.400 delle 40 mila persone soggette agli obblighi militari. Queste presterebbero servizio per nove anni dal reclutamento. Gli idonei sarebbero pertanto 260 mila. Per l’esercito l’aumento dell’idoneità significherebbe un effettivo reale di 165 mila unità, mentre le altre 95 mila sarebbero disponibili per la protezione dalle catastrofi. Per i compiti di pubblica utilità del servizio civile resterebbero a disposizione 25 mila persone. «Oggi vediamo assottigliarsi gli effettivi dell’esercito, visto che molti commutano sul servizio civile. L’esercito si è ritrovato costretto a rivedere i suoi criteri di idoneità al servizio, attingendo al “serbatoio” della protezione civile. Il servizio civile non è un organo di sicurezza. Il popolo ha votato per il mantenimento dell’obbligo di servire nell’ambito della sicurezza. Constatiamo invece che il mandato costituzionale non viene correttamente adempiuto».

Leggi cantonali sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto: il bilancio a due anni dall’entrata in vigore

Leggi cantonali sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto: il bilancio a due anni dall’entrata in vigore

Il testo del comunicato stampa inviato ai media

A due anni dall’entrata in vigore delle Leggi cantonali sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, il Dipartimento delle istituzioni ha raccolto un bilancio delle infrazioni registrate sul territorio ticinese. Su un totale di 1’319 procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle 7 regioni del Cantone, il 66% dei casi è legato all’accattonaggio, mentre sono state molto rare le segnalazioni di persone a volto coperto.

Dando seguito al risultato della votazione popolare del 22 settembre 2013, il 1. luglio 2016 sono entrate in vigore in Ticino la Legge sull’ordine pubblico e la Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. A due anni dalla modifica normativa, il Dipartimento delle istituzioni ha raccolto i dati sulle procedure avviate dalle Polizie comunali delle 7 Regioni ticinesi, incaricate di applicare le nuove norme.

Dall’introduzione delle nuove leggi, sono state registrate un totale di 1’319 infrazioni alle norme sull’ordine pubblico, concentrate nelle Regioni di polizia del Luganese (561). La maggior parte delle procedure riguarda l’accattonaggio (868), il disturbo della quiete (133 casi, soprattutto legati all’attività di bar e ritrovi pubblici), l’imbrattamento di beni pubblici (102) e casi di animali vaganti (77). Più rari i casi accertati di littering, con sole 38 sanzioni. Anche le infrazioni alla Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici sono risultate numericamente rare, con un totale di 37 procedure avviate ed alcuni ammonimenti senza verbale di polizia. Nei primi sei mesi del 2018 sono stati registrati una decina di casi di dissimulazione del volto, ma principalmente avvenuti nell’ambito di episodi di hooliganismo sportivo.

Il bilancio delle due Leggi, a due anni dall’entrata in vigore, conferma l’ampiezza degli ambiti toccati, che non si limitano alla sola dissimulazione del volto. Il Dipartimento delle istituzioni esprime la propria soddisfazione per l’attività svolta dalle Polizie, e ricorda che le nuove norme sono state volute dai cittadini non per dare vita a un elevato numero di procedure di contravvenzione, ma per tutelare la sicurezza e per salvaguardare valori e peculiarità del nostro Cantone.

Una giustizia penale più forte

Una giustizia penale più forte

Da www.rsi.ch/news

Un giudice in più per il Tribunale e sostituzione immediata ai provvedimenti coercitivi. Governo scettico sulla richiesta della procura
La giustizia ticinese potrà contare su nuove forze. Il Consiglio di Stato ha deciso di potenziare il settore che da tempo reclama nuove forze tramite la nomina di due giudici per la magistratura penale. Uno andrà a rafforzare il Tribunale penale. L’altro garantirà l’operatività dell’ufficio che si occupa dei provvedimenti coercitivi (arresti, carcerazioni preventive e di sicurezza, ecc.). Inoltre è stata consolidata l’assegnazione di due vicecancellieri supplementari.
Il primo settembre assumeranno le nuove funzioni l’attuale giudice supplente Manuela Frequin Taminelli (Tribunale penale) e il segretario giudiziario Curzio Guscetti (provvedimenti coercitivi) che sostituirà temporaneamente Claudia Solcà, nominata alla nuova corte di appello federale. Manuela Frequin Taminelli fungerà da giudice straordinario in attesa che il potenziamento del Tribunale penale da quattro a cinque giudici venga ancora nella legge.

La nota governativa definisce la decisione “Un segnale importante che dimostra la volontà del Governo, e per esso del Dipartimento delle istituzioni, di continuare a garantire il buon funzionamento della giustizia”.

Governo scettico sul procuratore aggiuntivo
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10744859

Da tempo la magistratura inquirente e giudicante ha formulato richieste di potenziamento a Esecutivo e Legislativo cantonali. Il Consiglio della Magistratura si è fatto avanti anche di recente. La Procura, da parte sua, chiede un procuratore aggiuntivo che affianchi gli attuali 21 magistrati per aiutarli a far fronte ai numerosi incarti pendenti. Una richiesta di fronte alla quale il Consiglio di Stato “è scettico” ritenendo che vi siano ancora margini di ottimizzazione organizzativa, ma è disposto a prendere in considerazione nell’ambito del preventivo 2019.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 4 agosto 2018 de La Regione

‘Procuratore pubblico straordinario, l’Esecutivo è piuttosto scettico’
Dal Tribunale penale cantonale al Ministero pubblico. Dalla magistratura giudicante a quella inquirente. La Procura sollecita un potenziamento temporaneo, tramite un procuratore straordinario, per poter chiudere “alcuni procedimenti finanziari datati”. L’istanza è pendente ormai da tempo in governo. Tuttavia «il Consiglio di Stato è molto scettico e critico su questa richiesta perché – dice il capo del Dipartimento istituzioni alla ‘Regione’ – non si sono ancora viste, nell’ufficio giudiziario in questione, quelle misure di carattere organizzativo e operativo che potrebbero permettere di produrre di più con le risorse già oggi a sua disposizione». Negli ultimi anni, continua Norman Gobbi, «il Consiglio di Stato, attraverso il Dipartimento che dirigo, ha concesso risorse, mi riferisco in particolare ad analisti, per rendere più incisiva l’azione di contrasto ai reati economico-finanziari». Aggiunge: «Ancora questo mese incontreremo comunque il procuratore generale Andrea Pagani e ne discuteremo. Questo prima di prendere una decisione definitiva con riferimento al Preventivo 2019 del Cantone». Ieri intanto alcune decisioni il governo le ha prese. Decisioni importanti concernenti il Tribunale penale e dunque le sue due Corti, quella delle assise criminali e quella delle assise correzionali, davanti alle quali si tiene buona parte dei processi che si celebrano ogni anno in Ticino. Ha designato un giudice supplente a tempo pieno, che entrerà in carica a breve (il 1° settembre) e ha attribuito definitivamente, sempre al Tpc, i due vicecancellieri in più che nel luglio 2017 gli aveva assegnato a titolo provvisorio. Ma soprattutto il governo è intenzionato a proporre prossimamente al Gran Consiglio, con una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria, un aumento del numero dei giudici ordinari del Tpc: dagli attuali 4 a 5. Il Tribunale penale “ha aperto, lo scorso anno, un numero ancora maggiore di nuovi incarti, raggiungendo quota 246”, rileva il Rapporto 2017 del Consiglio della magistratura e delle autorità giudiziarie. “Per il terzo anno di fila” il Tpc “è stato confrontato con un carico di lavoro notevolmente aumentato”. Per farvi fronte arrivano ora dal governo le prime misure.

Il Consiglio di Stato rafforza la Magistratura penale

Il Consiglio di Stato rafforza la Magistratura penale

Nella seduta odierna, il Governo, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha deciso la designazione di due giudici attribuiti rispettivamente all’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e al Tribunale penale cantonale. Presso quest’ultima Autorità giudiziaria, inoltre, è stata consolidata l’assegnazione di due Vicecancellieri supplementari. Le decisioni del Consiglio di Stato rappresentano una risposta concreta alle richieste della Magistratura penale e consentiranno di rafforzare l’attività degli Uffici giudiziari interessati, a beneficio del buon funzionamento della giustizia ticinese. 

Per quanto attiene al Tribunale penale cantonale, l’evoluzione importante dell’attività cui questa Autorità giudiziaria è stata confrontata negli ultimi anni ha reso necessario l’intervento del Governo, che ha designato l’attuale giudice supplente del Tribunale penale cantonale avv. Manuela Frequin Taminelli quale giudice ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Oltre a ciò, sono state consolidate le due unità di Vicecancellieri supplementari attribuite al Tribunale penale cantonale nel luglio 2017. L’intenzione del Consiglio di Stato è quindi quella di formalizzare l’assegnazione di un giudice aggiuntivo ordinario presso il Tribunale penale cantonale mediante una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria, per la quale verrà presentato nei prossimi mesi un apposito Messaggio governativo all’attenzione del Parlamento. 

Per quanto concerne l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, l’attuale Segretario giudiziario del medesimo avv. Curzio Guscetti è stato designato giudice ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Egli sostituirà temporaneamente l’attuale giudice dei provvedimenti coercitivi Claudia Solcà, recentemente nominata dall’Assemblea federale quale giudice della nuova Corte di appello del Tribunale penale federale. La decisione del Governo è volta a garantire il funzionamento dell’Ufficio giudiziario in questo momento di transizione, in attesa dell’entrata in carica del nuovo giudice ordinario dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, che verrà nominato dal Gran Consiglio nei prossimi mesi. 

Le decisioni del Consiglio di Stato, prese su proposta del Dipartimento delle istituzioni, costituiscono una risposta concreta alle richieste effettuate dalle Autorità giudiziarie, fatte altresì proprie dal Consiglio della Magistratura contestualmente all’ultimo Rapporto annuale sull’attività del Potere giudiziario. Un segnale importante che dimostra la volontà del Governo, e per esso del Dipartimento delle istituzioni, di continuare a garantire il buon funzionamento della giustizia, anche mediante il potenziamento – laddove giustificato –, delle risorse a disposizione della Magistratura. Un tema che ritiene tutta l’attenzione da parte dell’Esecutivo, per il tramite del Dipartimento competente che ha rafforzato il dialogo tra questi due Poteri dello Stato. 

I giudici supplenti designati entreranno in funzione il 1° settembre 2018, a seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi. 

Luce verde al Rally Ronde, ma Ivo Durisch non ci sta

Luce verde al Rally Ronde, ma Ivo Durisch non ci sta

Da Ticinonews.ch

La sezione della circolazione ha dato l’ok all’evento, che si terrà il 1° settembre. “Stiamo valutando un ricorso” dichiara invece il deputato PS

Rally Ronde: il Cantone dice sì. Il via libera alla manifestazione motoristica, che si svolgerà il prossimo primo settembre fra Isone, la Valcolla e il Mendrisiotto è stato notificato martedì sera a Comuni e organizzatori e verrà pubblicato sul Foglio Ufficiale. A dare l’ok la Sezione della circolazione che ha considerato rispettati sia i preavvisi dei Comuni del Basso Mendrisiotto, sia i vincoli del Piano di risanamento dell’aria.
Ma la polemica è ben lungi dal placarsi. Il fronte contrario all’evento si dice infatti già pronto a inoltrare ricorso. Il nodo questa volta è legato alla giornata pre-gara: ovvero il 31 di agosto.
Giorno in cui il PRA vieta manifestazioni motoristiche e in cui – allo stesso tempo – il programma del rally prevede due passaggi importanti: la sfilata delle vetture su corso San Gottardo e il controllo delle vetture che dovranno spostarsi attraverso le strade cantonali presso un’area industriale nel Comune di Balerna.
Decisamente contrario alla disputa della gara il 1. settembre, il PS Ivo Durisch, che spiega così le motivazioni del suo movimento ai microfoni di TeleTicino.
“Stiamo valutando l’eventuale ricorso, che ancora una volta sarà a ridosso del Rally, per cui, verosimilmente, non avrà nessun effetto, purtroppo, in barba ad una sentenza del tribunale cantonale amministrativo. L’anno scorso, la sentenza dello stesso tribunale recitava che “gli avvicinamenti alla gara e gli spostamenti per effettuare eventuali prove dal Mendrisiotto al Luganese, sono parte integrante del Rally, per cui, come tali, devono venir fatti dal 1. settembre in avanti. Se dovessero avvenie il 31 o il 30 agosto, questi violerebbero una sentenza del Tribunale federale e, in questo caso, valuteremo se fare ricorso”, conclude Durisch.
Assolutamente di parere contrario di Durisch, il capo della Sezione della Circolazione Cristiano Canova.
“Venerdì 31 agosto non è previsto nulla che necessiti dell’autorizzazione citata da Durisch. I trasferimenti cui fa riferimento la sentenza del tribunale amministrativo dello scorso anno, non si riferiscono ovviamente ai trasferimenti all’interno della gara, tra una prova speciale e l’altra, che si terranno soltanto il 1. settembre”, precisa Canova.
Insomma, i pareri divergono, ma la partita non sembra ancora chiusa. Anche perché, prosegue Durisch “Il grande problema di fondo resta: ed è un problema di principio: ci troviamo con un programma di risanamento dell’aria, che vieta manifestazioni motoristiche fino alla fine di agosto e ci ritroviamo con il via del Rally all’inizio di settembre. Ci sembra, comunque, una provocazione, che ci vuole far passare per i soli ‘cattivi’. Non è affatto così. La questione è grave, tanto che gli organizzatori avrebbero potuto far disputare la gara una settimana più tardi”, conclude il deputato PS in Gran Consiglio.

 

Un perito contro i crac fraudolenti

Un perito contro i crac fraudolenti

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10741709 


Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 agosto 2018 de La Regione

Settore fallimenti: il Consiglio di Stato, su richiesta del Dipartimento istituzioni, introduce una nuova figura per rendere più incisiva la lotta ai dissesti in odor di reato

Il governo non si limiterà a nominare l’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri (la procedura di selezione dei candidati è in corso) che subentrerà all’avvocato Patrick Bianco, tornato alcuni mesi fa alla libera professione, rinunciando così a una delle misure di risparmio varate nel 2016. Per rendere maggiormente efficace l’azione di contrasto ai dissesti societari in odor di reato ha pure deciso, su richiesta del Dipartimento istituzioni, di introdurre nel settore fallimentare una nuova figura: il “Perito contabile”. Si occuperà, spiega il Consiglio di Stato rispondendo a una mozione di Matteo Pronzini (Mps), dell’analisi contabile-finanziaria e della valutazione degli incarti trattati dall’Ufficio dei fallimenti. In particolare “predisporrà eventuali denunce e segnalazioni puntuali e circostanziate, all’attenzione del Ministero pubblico, curandone il prosieguo”. In sostanza il/la nuovo/a funzionario/a, oltre a dare “supporto operativo all’ufficio”, fungerà “da trait d’union tra l’Ufficio dei fallimenti della Divisione giustizia e il Ministero pubblico, consentendo di meglio strutturare e rafforzare il flusso informazioni” fra le citate autorità, “rendendo quindi la lotta contro i fallimenti fraudolenti o ‘pilotati’ – che rappresentano una minoranza rispetto al totale delle procedure fallimentari – ancora più incisiva”. Gli ufficiali dei fallimenti potranno dunque “contare” sul perito, figura di cui beneficerà “anche l’attività” della Procura. «Abbiamo modificato la nostra pianta organica e inserito questa funzione al posto di un’altra di carattere amministrativo», dice alla ‘Regione’ il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Per la designazione del perito contabile «si procederà dapprima con un concorso interno: se non si riuscirà a individuare i giusti profili, si pubblicherà un concorso aperto anche a persone esterne all’Amministrazione». Nel frattempo «entro fine agosto» il governo dovrebbe designare l’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri. La situazione dei crac in Ticino si conferma problematica. La tendenza, annota il governo, è “preoccupante”. I fallimenti aperti sono passati dagli 835 del 2015 ai 1’129 del 2017. Le liquidazioni dalle 763 del 2015 alle 978 del 2017. Negli scorsi mesi, facendo capo a risorse interne alla Divisione giustizia, il Dipartimento ha attribuito 1,5 unità supplementari all’Ufficio dei fallimenti di Mendrisio e potenziato l’Ufficio di Locarno “trasferendo una unità e condividendo 1,5 unità col settore esecutivo”.

Di questo passo la Lega può solo vincere

Di questo passo la Lega può solo vincere

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 1 agosto 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10738625

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Non si parla ancora di elezioni a Prato Sornico. Non apertamente, almeno. Ma il 7 aprile del 2019 è politicamente vicino e così dalla festa della Lega qualche frecciatina elettorale è partita. Dardi scoccati in particolare dal consigliere di Stato Claudio Zali verso il Monte Ceneri, dove nello stesso momento era in corso il Primo d’agosto targato Plrt con ospite il consigliere federale Ignazio Cassis: «Nessuno pensa di resettare la politica estera elvetica – ha chiosato il ministro, alludendo alla frase pronunciata da Cassis prima dell’elezione davanti ai deputati Udc –. Toccherà quindi semmai al popolo resettare votando l’uscita dai Bilaterali. La buona notizia, nel quadro sconsolante di politica estera svizzera, è che di questo passo la Lega prospererà sempre di più». Anche perché, prosegue Zali, parlando di fronte a oltre 400 persone, «noi viviamo veramente ogni giorno i valori che gli altri professano solo oggi: amore per la nostra popolazione, la nostra Patria e il nostro splendido territorio». Una carta vincente da giocare alle prossime cantonali. E a chi gli chiedeva, martedì a Milano come fosse possibile che la Lega del ‘prima i nostri’ potesse andare d’accordo con chi in Lombardia vuole favorire i propri cittadini, il consigliere di Stato ha risposto: «Andiamo d’accordo perché la pensiamo alla stessa maniera: è legittimo pensare prima al proprio territorio e ai propri abitanti. Di problemi ce ne saranno sempre, ma quando chi ci governa pensa innanzitutto agli altri e trascura i propri cittadini in nome del politicamente corretto, le cose non potranno certo migliorare». Sulla stessa lunghezza d’onda l’altro consigliere di Stato leghista, Norman Gobbi, che rivendica la diffusione in tutta Europa dell’approccio leghista: «La Lega si spende quotidianamente per difendere l’autonomia del nostro cantone, per difendere i diritti dei cittadini ticinesi e per garantire la sicurezza della Svizzera. Se diamo un’occhiata a cosa sta succedendo attorno a noi sembra che questo spirito si sia propagato a nord, a sud e a est: in Austria il nuovo governo ha imposto nuove regole per l’immigrazione, la Germania, dopo aver negato il problema, ha seguito la stessa via. L’Italia, con Matteo Salvini, ha chiuso le frontiere, cosa che ha effetti benefici anche alle nostre frontiere». Linea che «è importante seguire anche in futuro». Anche in vista delle prossime cantonali.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

I partiti tra libertà ed Europa
La difesa dei valori nazionali e i rapporti con l’UE affrontati alle feste di PLR, Lega e UDC

La necessità di coniugare i valori d’indipendenza e sovranità nazionali e i rapporti con l’Europa hanno fatto da fil rouge alle feste per il 1. agosto di PLR, Lega e UDC. Per celebrare il Natale della Patria circa 500 liberali radicali si sono trovati alla Piazza d’armi del Monteceneri. Qui il presidente Bixio Caprara ha ricordato il non facile contesto nel quale è oggi chiamato a operare il Consiglio federale «impegnato nella ricerca della quadratura del cerchio nelle trattative con l’Europa. Noi cerchiamo una soluzione per difendere i nostri legittimi interessi sulla via bilaterale quando probabilmente la controparte ha problemi ben più gravi da risolvere». E se il consigliere di Stato Christian Vitta ha posto l’accento sull’importanza dei «valori fondanti del nostro Paese: libertà, coesione e pluralismo», il consigliere federale Ignazio Cassis – ospite di onore – si è a sua volta soffermato sulle trattative con Bruxelles: «Come regolare gli accordi con l’Europa per accedere a quel mercato che ci dà 60 centesimi dei 2 franchi che abbiamo in tasca? Su questo voglio dirvi: non abbiate paura, non date ascolto a chi dice che a Berna ci sono persone che vogliono tradire la Svizzera. A Berna ci si sta facendo in otto per garantire stabilità e benessere alla Svizzera».
Il 1. agosto in casa Lega è stato festeggiato a Prato-Sornico, in Vallemaggia. A intervenire di fronte a 400 persone sono stati i consiglieri di Stato Claudio Zali e Norman Gobbi. Il primo ha lanciato una frecciatina a Cassis: «Oggi lo stato della nostra politica estera non è stato resettato da nessuno e nessuno pensa di resettarlo. Toccherà farlo al popolo, votando la nostra uscita dagli accordi bilaterali». Zali ha tuttavia riconosciuto come tale contesto «permetta alla Lega di prosperare». Da parte sua Gobbi ha rilevato come «lo spirito leghista si sia ormai propagato a nord, sud ed est del Ticino. Austria e Italia stanno adottando una politica restrittiva sul piano dell’immigrazione. Un plauso al ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini che ha chiuso i porti all’immigrazione clandestina».
A Riazzino il presidente dell’UDC Piero Marchesi ha ricordato l’arrivo della «madre di tutte le battaglie», l’iniziativa contro la libera circolazione. «Non siamo disposti a cedere la sovranità del nostro Paese per accontentare le richieste sempre più invadenti dell’UE» ha affermato. E a proposito di Natale della Patria. Quale primo firmatario il deputato de La Destra Tiziano Galeazzi ha inoltrato un’interrogazione al Governo per fare il punto sull’insegnamento del salmo svizzero nelle scuole.
Da notare infine che il PS ha preso parte alla giornata organizzata a Chiasso dal gruppo «Stopallignoranza» e per «1. agosto senza frontiere».