Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la quarta del 2024 e la 72. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i partecipanti alla seduta hanno approvato un aggiornamento della Lettera d’intenti che regola l’attività della Piattaforma di dialogo. Come di consueto, sono state discusse alcune richieste dei Comuni all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale.
A margine della catastrofe che ha colpito la Vallemaggia, il Dipartimento del territorio ha risposto a una sollecitazione sul tema del prelievo di contributi di miglioria, nell’ambito della realizzazione di opere di premunizione contro i pericoli naturali. Saranno ora approfondite alcune possibili soluzioni per consentire ai Comuni di consolidare le basi di finanziamento degli investimenti necessari in questo ambito.
Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato una serie di iniziative avviate nel settore della raccolta di dati relativi al controllo degli abitanti, allo scopo di ottimizzare l’aggiornamento e l’invio dei dati alla banca dati cantonale MovPop. È stato anticipato che nel 2025 verrà organizzata una formazione per funzionari comunali.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi presentato i risultati della consultazione sulla riorganizzazione del soccorso agli animali, progetto che prevede una serie di modifiche alle Leggi cantonali che regolano la materia. È stato precisato che la revisione normativa sarà formalizzata prossimamente in un messaggio del Consiglio di Stato, e comprenderà la creazione di un ente per gli interventi d’urgenza e un nuovo fondo per finanziare le procedure di collocamento presso le SPA e l’acquisto di attrezzature.
Sono poi stati discussi i risultati di un sondaggio, svolto fra i Municipi, sul nuovo articolo di legge che obbliga gli assicurati morosi a rispondere alla convocazione del proprio Comune e sul ripristino della lista dei sospesi dalla copertura assicurativa («blacklist»). La sintesi delle risposte raccolte sarà ora trasmessa alla competente Commissione del Gran Consiglio, che sta trattando il tema. Nel corso del 2025 sarà inoltre promossa un’analisi qualitativa che permetta di inquadrare più precisamente il problema.
La Piattaforma è stata in seguito informata in merito al nuovo Piano di azione che punta a promuovere la creazione di reti integrate regionali, nel settore delle case per anziani oggi presenti in Ticino. È stato concordato che sul documento sarà ora aperta una fase di consultazione.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha informato sull’entrata in vigore, anche per gli istituti comunali, di una versione delle «Direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico» già introdotte per gli istituti cantonali. I rappresentanti dei Comuni sono poi stati informati sul tema delle Unità scolastiche differenziate, anche in riferimento alla ripartizione dei costi relativa agli allievi iscritti a una sede che non si trova nel loro Comune di domicilio.
In conclusione, il Dipartimento delle istituzioni ha informato in merito al progetto congiunto «Polizia ticinese», segnalando che entro il mese di febbraio 2025 il gruppo di lavoro terminerà i propri lavori, e proporrà di avviare la fase di consultazione già nel corso della primavera.
Sono stati anticipati anche i prossimi passi relativi al progetto che intende concretizzare la possibilità di organizzare, in caso di necessità, uno Stato maggiore di crisi a livello locale. È stata comunicata la necessità di designare una persona di riferimento nei Comuni, che sia raggiungibile lungo tutto l’arco dell’anno.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 12 marzo 2025.

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso gli indirizzi strategici del comparto della Giustizia del Luganese, a seguito della ridefinizione dei contenuti promossa dopo la votazione popolare del 9 giugno 2024. Confermando la necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Palazzo di giustizia di Lugano, il Governo ha determinato 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione, nell’ambito dei quali si procederà con le verifiche dei relativi spazi anche tramite una grida pubblica. Il Consiglio di Stato ha pure deciso gli indirizzi strategici della pianificazione penitenziaria cantonale, che prevedono l’edificazione del futuro complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime dello Stato sul piano de La Stampa.

A seguito della votazione popolare dello scorso 9 giugno in merito al nuovo Palazzo di giustizia di Lugano, il Governo ha da subito promosso la ridefinizione dei contenuti della pianificazione logistica per il comparto della Giustizia del Luganese, confermando la necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Palazzo di giustizia. Viste le risultanze dell’analisi svolta dall’apposito Comitato guida istituito a tale scopo – presieduto dalla Direttrice della Divisione della giustizia e che vede la partecipazione di rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia e del Consiglio della magistratura –, il Consiglio di Stato ha determinato i seguenti 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione:

  • blocco 1 “Filiera penale”: Ministero pubblico (sede Lugano), Ministero pubblico (attuale sede distaccata di Bellinzona), Magistratura dei minorenni, Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi e Polizia cantonale (Gendarmeria e Polizia giudiziaria);
  • blocco 2 “Tribunale di appello”: Tribunale di appello (Sezioni di diritto civile e di diritto pubblico), Tribunale di appello (rientro della Corte di appello e di revisione penale attualmente con sede transitoria a Locarno), Sede Ordine degli avvocati (per statuto presso il Tribunale di appello);
  • blocco 3 “Preture e Preture di protezione”: Pretura civile e futura Pretura di protezione di Lugano;
  • blocco 4 “Servizi amministrativi”: Ufficio di esecuzione, Ufficio dei fallimenti e Ufficio del registro fondiario (sedi di Lugano).

A questi blocchi si aggiungono le Autorità e gli Uffici potenzialmente collocabili – anche in maniera separata e indipendente – al di fuori degli stessi, tra cui il Consiglio della magistratura, il Tribunale penale cantonale e l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative.
Il Governo ha disposto le verifiche di dettaglio circa le necessità di spazio dei blocchi identificati, in modo da stabilirne la futura ubicazione, anche a livello delle sedi transitorie che possano ospitare provvisoriamente le Autorità. Per ampliare il ventaglio delle potenziali superfici a disposizione (locazione o acquisto di spazi/terreni), verrà indetta una grida pubblica che sarà pubblicata sul Foglio ufficiale il 29 novembre 2024. L’obiettivo del Governo è quello di procedere in tempi rapidi alla ridefinizione della pianificazione, per sottoporre al Parlamento le decisioni del caso tese a rispondere alle esigenze logistiche della Magistratura quale Terzo Potere dello Stato nel Luganese.
Nel contempo, il Consiglio di Stato ha pure deciso gli indirizzi strategici della pianificazione penitenziaria cantonale, visto lo stretto legame tra le Autorità giudiziarie e il settore dell’esecuzione pene e misure nonché la conclamata necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Carcere penale La Stampa, giunto al termine del ciclo di vita infrastrutturale. Il Governo ha quindi confermato la realizzazione del nuovo complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime di proprietà dello Stato sul piano de La Stampa a Lugano, emersa quale variante ottimale a seguito delle ulteriori verifiche su tutto il Cantone che hanno coinvolto il Dipartimento delle istituzioni, il Dipartimento delle finanze e dell’economia e il Dipartimento del territorio. Una variante concretizzabile per molti fattori tra cui gli aspetti pianificatori, l’idoneità territoriale, la disponibilità del fondo, l’identità del luogo, l’accessibilità per il personale operante e gli addetti ai lavori del settore, compresi gli avvocati. Non da ultimo, si evidenzia anche l’efficienza e l’efficacia gestionale data dalla presenza ravvicinata del Carcere penale, del Carcere giudiziario e del Carcere aperto.
A fronte della decisione del Consiglio di Stato sul futuro complesso carcerario cantonale, verrà attivato il consueto iter-progettuale a sé stante che ha già conosciuto un primo atto formale con l’annuncio del progetto all’Ufficio federale di giustizia da parte del Dipartimento delle istituzioni, ai fini della richiesta di sussidio per le costruzioni in ambito penitenziario previsto dalla legge federale.

“Gh’è scià la guèra? No, ma dobbiamo informare”

“Gh’è scià la guèra? No, ma dobbiamo informare”

Norman Gobbi annuncia la prossima pubblicazione di uno speciale opuscolo

Nei passati giorni la stampa ha sottolineato l’iniziativa della Svezia, che sta distribuendo 5 milioni di brochure a tutti i fuochi dal titolo: Om krisen eller kriget kommer (In caso di crisi o di guerra). Un opuscolo che riporta consigli pratici su quali scorte tenere in casa, liste e istruzioni per affrontare diverse situazioni di crisi. Sono presenti anche varie raccomandazioni in caso di guerra.

In Svizzera che cosa si sta facendo? Lo abbiamo chiesto al Consigliere di Stato, Norman Gobbi, che è pure membro del Comitato della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP). “Il tema di realizzare una brochure di questo genere è stato tematizzato proprio la scorsa settimana durante i lavori della CG MPP. Nel 2025 la nostra Conferenza prevede di realizzare una pubblicazione di questa natura in collaborazione con la Confederazione. Lo scopo è quello di aiutare la popolazione a meglio prepararsi in caso di crisi e in caso di una guerra. Siamo convinti che occorra aumentare la resilienza della nostra società e promuovere una presa di coscienza della popolazione su eventuali crisi e un’eventuale guerra. Certo, mai vorremmo che scoppiasse un conflitto armato che coinvolga la Svizzera, ma la situazione geo-politica internazionale sempre più instabile consiglia di prendere provvedimenti. In questo caso si tratta di misure legate alla comunicazione, che rimane un asse di prevenzione molto importante. Il Comitato della Conferenza intercantonale ha inoltre deciso di raccomandare all’Ufficio federale della protezione della popolazione di realizzare una nuova rubrica chiamata “Guerra” da inserire nell’app “Alertswiss” entro il test delle sirene previsto nel febbraio del 2025”, fa sapere il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Quanto fatto dalla Svezia non è una novità. Anche la Norvegia ha distribuito un opuscolo simile alle famiglie, mentre un volantino digitale è scaricabile in pdf in Finlandia e in Danimarca. Ritengo che l’informazione a tutti i livelli sia essenziale e quindi su questo fronte anche in Svizzera dobbiamo essere attivi e propositivi. Le situazioni di crisi sono diverse. Pensiamo solo alle catastrofi naturali legate anche alla meteorologia, oppure ai possibili attacchi informatici che possono mettere in crisi il nostro sistema. Inoltre le condizioni di sicurezza in Europa ci obbligano a informare e ad aggiornare le nostre concittadine e i nostri concittadini. Gh’è scià la guèra? Non necessariamente e non si vuole nemmeno fare dell’allarmismo inutile, ma scartare questa ipotesi sarebbe una mancanza grave sul fronte della sicurezza interna”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Sono l’assistente virtuale, come posso aiutarla?

Sono l’assistente virtuale, come posso aiutarla?

Da alcuni mesi chi chiama la Sezione della circolazione si sente rispondere da un voicebot, cioè da un sistema di Intelligenza artificiale, che capisce pure il dialetto ticinese

Se si compone il numero della Sezione della circolazione per chiedere un’informazione ci si sente rispondere: «Sono l’assistente virtuale. Come posso aiutarla?». Da settembre è infatti in corso un progetto pilota che introduce l’Intelligenza artificiale (IA) in un contact center dell’Amministrazione cantonale. Il voicebot – come viene definito in gergo il sistema – è in grado di capire la voce parlata e di rispondere in modo pertinente. Al termine della conversazione, se chiamato da un cellulare, invia per SMS il link che porta direttamente alla pagina del sito internet relativa alle risposte ricercate. Quando invece non riesce a soddisfare la richiesta, collega l’utente con un operatore. È attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e capisce pure il dialetto ticinese. Implementato in stretta collaborazione con il Centro Sistemi Informativi del Cantone e un’azienda svizzera specializzata, il voicebot della Sezione della circolazione sta facendo continui progressi, poiché il sistema si alimenta e si affina man mano che viene utilizzato. Elia Arrigoni, capo della Sezione della circolazione, è fiducioso sugli obiettivi del progetto: aumentare la qualità e la rapidità del servizio ai cittadini senza intervenire sul numero di collaboratori.

All’inizio qualche critica e presa in giro non sono mancate. «Eravamo consapevoli che far accettare un simile cambiamento sarebbe stata una sfida», afferma Elia Arrigoni, precisando che «questo sistema è già in uso, oltre che in ditte operanti in Ticino, in altre Sezioni della circolazione in Svizzera come ad esempio in quella del Canton Argovia». Per la strategia di digitalizzazione del Cantone Ticino questo progetto è un tassello importante. La scelta di effettuare la sperimentazione nella Sezione della circolazione corrisponde al preciso intento di sfruttare la massa di chiamate che questa unità amministrativa riceve. La grande quantità di dati è infatti un principio chiave del funzionamento dell’IA. Il capo Sezione chiarisce anche la questione relativa alle aspettative: «In genere queste ultime sono molto elevate, ma è necessario capire che non è possibile ricevere risposte su tutto. Il ruolo degli operatori è ancora essenziale; grazie al voicebot possono ora concentrarsi maggiormente sulle questioni più complesse formulate dagli utenti, accorciando i tempi di attesa».

Alcuni dati contribuiscono a spiegare la portata del servizio fornito dalla Sezione della circolazione. L’anno scorso sono stati registrati oltre 96’000 utenti e circa 445’000 pratiche. Telefonate e mail sono state rispettivamente oltre 245’000 e 18’000. Sempre secondo i dati del 2023, il numero di veicoli (326’063) ha quasi raggiunto quello degli abitanti (355’841). Calcolando i giorni lavorativi nei quali è operativo il contact center si arriva a oltre 940 telefonate quotidiane. «Questo significa – spiega il capo Sezione– che non è sempre possibile per i collaboratori rispondere in modo immediato alla chiamata in entrata». Quali i primi risultati ottenuti con il voicebot? Risponde sempre Elia Arrigoni: «Se paragoniamo il mese di settembre a quello di giugno, siccome luglio e agosto sono condizionati dalle vacanze estive, osserviamo una diminuzione del 26% delle chiamate a quello che noi definiamo il primo livello. Fino a fine agosto questo settore accoglieva tutte le telefonate, trasmettendo le richieste più complesse al secondo livello. Sgravando l’attività del primo livello grazie all’introduzione del voicebot, è già stato possibile assegnare un collaboratore di questo stadio a quello superiore ottimizzando quindi le risorse e riducendo nel contempo i tempi di attesa degli utenti che necessitano di risposte più elaborate. Va inoltre precisato che per alcune pratiche la comunicazione scritta su carta o tramite il sito è comunque sempre necessaria, sia che l’istruzione venga trasmessa tramite un collaboratore o tramite il voicebot. Seguire le indicazioni fornite da quest’ultimo tramite SMS è pertanto molto utile». Per valutare l’operato del voicebot e il suo sviluppo è prevista una riunione settimanale fra tutti i partner interessati. Elia Arrigoni stima che entro la fine dell’anno il sistema sarà stabilizzato. «In questi primi mesi – aggiunge – abbiamo registrato un aumento del numero di mail che monitoriamo. Pensiamo infatti che sia in parte dovuto all’introduzione del voicebot. Per quanto attiene alle recensioni, la maggior parte degli utenti è soddisfatta dei nostri servizi, ma resta silenziosa, contrariamente agli scontenti che manifestano pubblicamente il loro disappunto».

Il sistema è orientato alla quantità, ciò significa che è e sarà allenato a rispondere alle domande più frequenti e non a quelle più difficili. Già il primo mese il sistema ha contato quasi 29’000 chiamate in entrata, di cui circa 16’000, quindi oltre la metà, evase. «Le restanti – precisa il capo della Sezione della circolazione – sono state trasferite a operatori del contact center. Da segnalare che le chiamate senza la formulazione di una richiesta sono state circa 6500 e quelle ricevute fuori orario poco più di 1500». Per quanto riguarda i settori della Sezione più sollecitati dai cittadini, si possono citare la modifica della licenza di circolazione, l’immatricolazione dei veicoli, l’iter degli allievi conducenti, la conversione della licenza di condurre estera, la licenza di condurre internazionale, le modifiche concernenti il collaudo dei veicoli e informazioni su questo tipo di controllo, ai quali si aggiungono lo spostamento degli esami pratici di guida e gli aspetti contabili legati all’imposta di circolazione.

Elia Arrigoni ricorda infine il ruolo pilota del progetto voicebot, volto a fornire pure gli elementi utili per valutare un’eventuale introduzione dell’assistenza vocale presso altri contact center dell’Amministrazione cantonale. «I dati dei primi mesi di utilizzo – spiega – dimostrano che l’impiego del voicebot va letto come occasione di miglioramento del servizio all’utenza. Siamo ancora in una fase iniziale di applicazione di questi sistemi, per cui chi desidera raccogliere la sfida, come ha fatto la Sezione della circolazione, sa che agisce da pioniere con tutte le possibili critiche provenienti dall’esterno e il costante impegno interno per migliorare lo strumento, aspetto questo svolto dalla Sezione unitamente alle aziende che collaborano dal punto di vista tecnico e dell’IA e al Centro Sistemi Informativi». Il progetto vede quindi coinvolti due Dipartimenti: il Dipartimento delle istituzioni dal quale dipende la Sezione della circolazione e il Dipartimento delle finanze e dell’economica al quale fa capo il Centro Sistemi Informativi.

Indipendentemente da come è percepita dalla popolazione, vale a dire quale opportunità di progresso oppure con scetticismo o avversione, l’Intelligenza artificiale sta in ogni caso entrando nella vita quotidiana dei cittadini come dimostra questa iniziativa. La prima ticinese di un assistente vocale virtuale per i servizi amministrativi cantonali ha superato lo scoglio iniziale e rimarrà un’iniziativa pilota fino a quando sarà oggetto di una valutazione complessiva.

Da www.azione.ch

Detenuti sempre più difficili affollano il carcere ticinese

Detenuti sempre più difficili affollano il carcere ticinese

Dopo il sovraffollamento dei mesi scorsi, oggi si discute del crescente numero di persone con disturbi psichiatrici o con comportamenti aggressivi
Manca una struttura ad hoc che possa ospitarli – La politica intende affrontare il tema

Se prima nelle strutture carcerarie ticinesi il problema era il sovraffollamento, che lo scorso anno aveva raggiunto livelli allarmanti, ora a impensierire è il comportamento dei detenuti. A confermarlo è lo stesso direttore Stefano Laffranchini, il quale spiega: «Stiamo assistendo a una recrudescenza di casi molto difficili da gestire. Casi di detenuti con spiccate problematiche caratteriali o psichiatriche che finiscono per sollecitare oltre misura anche il servizio medico-psichiatrico del carcere, oltre agli agenti di custodia ». In pratica, nella stragrande maggioranza dei casi, «si tratta di persone che affiancano alle problematiche psichiatriche l’abuso di sostanze stupefacenti». Le cui ripercussioni si fanno sentire soprattutto sul personale, accrescendone il livello di stress e di pressione. Il tutto aggravato dal fatto che in Ticino attualmente manca un centro chiuso per il trattamento terapeutico dei detenuti sottoposti a misure. «I cantoni romandi – spiega Laffranchini hanno a disposizione la struttura Curabilis. Noi disponiamo di cinque posti lì ma, come sappiamo, scontare una misura stazionaria fuori cantone non è la soluzione ottimale per via della lingua e per la distanza dai familiari».

In arrivo i container
La situazione, racconta il direttore, al momento è gestibile: «Soprattutto perché, per fortuna, un anno fa abbiamo aperto il comparto di sicurezza, che ci permette di gestire questi casi. Altrimenti, ora ci troveremmo in seria difficoltà ». All’interno del comparto di sicurezza, una sorta di carcere nel carcere creato nel 2023, sono disponibili nove posti. «Troppo pochi rispetto alle nostre esigenze. Anche perché oltre ai detenuti considerati più pericolosi trovano posto lì anche persone che necessitano di una presa a carico continuativa, che può essere garantita solo in quella sezione». Per alleviare la pressione, il prossimo anno dovrebbero arrivare in Ticino quattro o cinque container che troveranno posto proprio nel comparto di sicurezza. «Al suo interno – spiega Laffranchini – troveranno posto altrettante persone: sia prevenuti, sia detenuti con accresciuti bisogni di tipo psichiatrico ».

Servono altri agenti
Per alleviare il carico di lavoro delle guardie carcerarie e, soprattutto, per cercare di reperire più personale, la Divisione della giustizia nei mesi scorsi ha messo in campo una serie di misure. Da un lato, sgravando gli agenti di custodia dai compiti di sicurezza all’esterno del carcere, affidando il mandato a società di sicurezza esterne. D’altro canto, nel tentativo di reperire nuovi agenti, negli scorsi mesi è stato aperto un concorso per reclutare personale. «Siamo riusciti a trovare sette nuovi agenti, ma non sono abbastanza. Ne servirebbero almeno altri sette, quindi riapriremo a breve un altro concorso », dice Laffranchini. Soprattutto perché almeno sei agenti saranno necessari in vista dell’apertura della nuova sezione femminile, i cui lavori dovrebbero partire a gennaio. «La nostra intenzione è rendere operativa la nuova sezione dedicata alle donne entro la fine del 2025, ma tutto dipenderà dalla possibilità di riuscire a trovare il personale necessario. Confidiamo quindi nel nuovo concorso».

Lettera alla Giustizia e diritti
I problemi di organico, ma anche il tema dei detenuti con problemi psichiatrici, sono stati affrontati venerdì scorso, in occasione di una riunione con la Commissione parlamentare di sorveglianza delle condizioni di detenzione. «Un incontro – spiega il presidente commissionale Patrick Rusconi (PLR) – voluto per capire quale sia il clima di lavoro all’interno delle strutture carcerarie ticinesi e dal quale è emersa la grande stanchezza da parte degli agenti di custodia, alle prese con detenuti che talvolta si comportano in modo molto violento, con insulti e persino sputi». Nella riunione, prosegue Rusconi, è anche emersa la problematica della gestione di detenuti con problemi psichiatrici. «Attualmente alla Stampa c’è solo una figura specifica, impiegata all’80%. A nostro avviso andrebbe fatto qualcosa di più». Per tentare di smuovere le acque, la Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione scriverà a breve ai colleghi della Commissione Giustizia e diritti. «In primis chiederemo di riflettere sul potenziamento dell’organico, cercando anche di capire come rendere più attrattiva la professione degli agenti di custodia. Inoltre, intendiamo sottolineare l’esigenza di capire che cosa fare con i detenuti psichiatrici, che ormai rappresentano quasi il 20% della popolazione carceraria, magari creando una sezione ad hoc».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 novembre 2024 del Corriere del Ticino

Pneumatici invernali: perché aspettare la neve?

Pneumatici invernali: perché aspettare la neve?

Comunicato stampa

In autunno e in inverno, anche durante le giornate più miti e soleggiate le temperature possono scendere rapidamente. Freddo, ghiaccio e neve possono quindi rendere il fondo stradale più pericoloso per i veicoli non adeguatamente equipaggiati. In questo senso, il progetto di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale propongono come di consueto una campagna di prevenzione volta a sensibilizzare i/le conducenti sull’importanza di dotare i veicoli del corretto equipaggiamento invernale.

In Svizzera non vi è l’obbligo di utilizzare pneumatici invernali, tuttavia il principio di responsabilità individuale richiede che i/le conducenti mantengano sempre il pieno controllo del proprio veicolo. Chiunque causi disagi alla circolazione o incidenti per mancanza di un adeguato equipaggiamento può dunque essere sanzionato. Se si decide di partire per un viaggio all’estero si consiglia d’informarsi sulle regole delle regioni o sulle strade che si desidera percorrere. In alcune nazioni o regioni è infatti obbligatorio montare gomme invernali e/o avere a bordo le catene da neve della corretta misura.  

Ogni conducente è quindi tenuto a garantire la sicurezza del proprio veicolo. Poiché le condizioni del fondo stradale con il freddo possono velocemente deteriorarsi, utilizzare pneumatici estivi in inverno è fortemente sconsigliato: su un tratto innevato ad una velocità di 40 km/h la frenata con pneumatici invernali richiede circa 30 metri, mentre con pneumatici estivi può richiedere il doppio!  Con le gomme invernali le prestazioni dei mezzi migliorano invece in maniera importante, l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del veicolo è più sicuro.  

Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante la stagione fredda si raccomanda di:   

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali prima che la temperatura scenda sotto i 7 °C;     
  • Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo del battistrada è inferiore ai 4 mm;
  • Sebbene il limite minimo legale per gli pneumatici sia di 1,6 mm, per quelli invernali si raccomanda una profondità minima di 4 mm;
  • Sulle strade innevate mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
  • Evitare manovre brusche improvvise con lo sterzo.

Per ulteriori informazioni e materiali informativi www.stradesicure.ch.  

“Costruiamo ponti, non barriere tra il Cantone e i Comuni”

“Costruiamo ponti, non barriere tra il Cantone e i Comuni”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi rilancia il dialogo

In questi giorni si è parlato molto di rapporti tra Cantone e Comuni, sia a seguito dell’assemblea dell’associazione dei comuni ticinesi (ACT) che ha criticato il ribaltamento di oneri del Cantone sulle spalle dei Comuni, sia dopo la presentazione del preventivo della Città di Bellinzona in cifre rosse e che si lamenta per le stesse cose evidenziate dall’ACT. Sui rapporti difficili tra Cantone e Comuni il Consigliere di Stato Norman Gobbi si era già espresso settimana scorsa proprio sul Mattino della domenica, anticipando alcuni concetti, che vale la pena approfondire. “Stiamo vivendo un momento di crisi tra Cantone e Comuni, è sotto gli occhi di tutti. Ciò avviene a maggior ragione oggi, con la necessità di operare risparmi sia da parte della Confederazione, sia da parte del Cantone e i Comuni rischiano di subire le peggiori conseguenze. Teniamo conto che i 2/3 circa delle spese comunali sono vincolate da decisioni imposte dal livello cantonale o dal livello federale per il tramite del livello cantonale. Detto questo, come responsabile del Dipartimento che si occupa e preoccupa dei Comuni ritengo che siamo giunti a un punto di svolta. Spesso quando i rapporti tra due persone sono al minimo storico si trova il coraggio di guardarsi negli occhi e per un bene superiore si trovano i compromessi o le convergenze per continuare assieme. È ciò che dobbiamo fare. Qui il bene superiore sono le cittadine e i cittadini ticinesi, così come le nostre aziende. Devono essere i loro interessi al centro della nostra azione. Cittadini e aziende che devono affrontare grandi difficoltà. Non possiamo quindi permetterci di “litigare”, di ignorare le loro più che legittime aspettative”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Sì, ma che cosa si può fare? “Non ci sono ricette preconfezionate o soluzioni semplici. Di questo ne siamo tutti ben coscienti. Vi è un punto di partenza positivo evidenziato dai Comuni: la disponibilità di trovare soluzioni assieme. Occorrerà quindi da parte dei Comuni presentarsi in modo compatto su determinati temi, affinché la loro forza contrattuale sia maggiore e non vi siano contasti al loro interno. Da parte del Cantone ci dovrà essere la volontà di collaborare realmente per soluzioni condivise. In questo senso, come avevo già scritto la scorsa settimana sul Mattino della domenica, sono pronto a impegnarmi per trovare soluzioni concrete. Sarà questa una delle priorità che fisserò per il mio prossimo anno da presidente del Consiglio di Stato, a partire quindi dall’aprile del 2025. Anche se già da oggi occorre lavorare nella costruzione di ponti e non di barriere tra Cantone e Comuni”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 novembre 2024 de Il Mattino della domenica

Matteo Cocchi nominato Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere

Matteo Cocchi nominato Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto con soddisfazione della nomina del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi alla Presidenza della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Cocchi succede a Mark Burkhard, Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna, e diventa il secondo ticinese a ricoprire questo prestigioso incarico.

Il Consiglio di Stato ha preso atto con soddisfazione della nomina del Comandante della Polizia cantonale ticinese Matteo Cocchi quale Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Ricordiamo che questa conferenza promuove la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione. La nomina è avvenuta durante l’assemblea annuale del 25 ottobre svoltasi a Emmetten in Canton Nidvaldo. Cocchi subentra per i prossimi tre anni al Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna, Mark Burkhard.  

Si tratta del secondo ticinese a ricoprire questa carica di rilievo a livello nazionale: prima di lui il Comandante Giorgio Lepri, che ha presieduto la CCPCS dal 1966 al 1969. Dal 1947 a oggi, Lepri è stato il solo rappresentante ticinese a capo dell’importante Conferenza.  

In servizio come Comandante della Polizia cantonale dal 1º ottobre 2011, Matteo Cocchi è Vicepresidente della CCPCS dal 2014 e, in seno al comitato, è responsabile per l’ambito polizia di sicurezza. Dal 2013 al 2024 ha, inoltre, rappresentato la Confederazione nella rete europea ATLAS, che riunisce i reparti speciali di polizia degli Stati membri dell’Unione Europea e dei Paesi associati, oltre che dirigere in qualità di Direttore i corsi dedicati agli agenti dei gruppi speciali sotto l’egida dell’Istituto svizzero di polizia (ISP).  

A mente del Governo questa nomina rappresenta un riconoscimento significativo per il lavoro svolto dal Comandante e dalla Polizia cantonale ticinese, che negli anni hanno guadagnato un ruolo centrale nei diversi gremi di polizia a livello nazionale. La presidenza della CCPCS offrirà a Matteo Cocchi l’opportunità di rafforzare ulteriormente la cooperazione tra i Corpi di polizia svizzeri e di consolidare i risultati raggiunti negli ultimi anni dal Ticino nel settore della sicurezza pubblica.

La prostituzione si sposta negli appartamenti su Airbnb

La prostituzione si sposta negli appartamenti su Airbnb

Norman Gobbi: «Riflessioni in corso per adeguare la legge»
Il consigliere di Stato assicura che le autorità stanno già valutando come intervenire

«Non lasciamo nulla al caso». Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, interpellato in merito alla crescita dell’esercizio della prostituzione in appartamenti non autorizzati, assicura che «la Polizia cantonale e tutte le autorità preposte monitorano costantemente la situazione, sanzionando puntualmente le irregolarità». Tuttavia, il Consigliere di Stato ammette pure che «con la velocità alla quale la nostra società muta, è importante che anche le autorità possano avere la necessaria flessibilità nel mettere in discussione e adeguare puntali aspetti critici che possono emergere in una legge». Insomma, dopo quanto emerso, il capo del DI si dice pronto a ridiscutere la legge sulla prostituzione: «Sono già state avviate delle riflessioni, coinvolgendo i vari partner». E questo perché «sono stati identificati alcuni margini puntuali di adeguamento, che andranno analizzati attentamente e si potranno tradurre in proposte concrete ». In particolare, precisa Gobbi, «il tema degli appartamenti è stato agendato dal gruppo di lavoro, anche se le implicazioni in tutte le dimensioni andranno considerate». In generale, comunque, secondo il Consigliere di Stato rimane «centrale il lavoro di prossimità che le Polizie comunali devono garantire attraverso il controllo abitanti con le preposte autorità amministrative ». Così facendo, «si presidia il territorio e si controllano le attività illegali». Nell’ottica della collaborazione accresciuta tra Cantone e Comuni, inoltre, «alcune Polizie comunali delle città (ma non tutte) hanno richiesto la delega per i compiti TESEU di spettanza comunale e collaborano attivamente con la sezione specialistica della Polizia giudiziaria cantonale». Detto ciò, dalla sua introduzione nel 2019, secondo Gobbi, «questa legge ha portato un miglioramento concreto nel contesto della prostituzione in Ticino ». D’altro canto, «è sempre necessario tenere presente che chi intende trasgredire trova spesso degli espedienti. In questi casi sta anche alle autorità avere la necessaria capacità di adeguare i mezzi di contrasto alle nuove situazioni con cui si trovano confrontate».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 4 novembre 2024 del Corriere del Ticino

 
Il DI e “Acque sicure” tracciano un bilancio positivo della stagione balneare 2024

Il DI e “Acque sicure” tracciano un bilancio positivo della stagione balneare 2024

Comunicato stampa 

Per il terzo anno consecutivo il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Acque sicure” tracciano un bilancio positivo al termine della stagione balneare. Nel 2024 si sono registrati 2 annegamenti, a fronte delle 4 persone morte l’anno scorso, delle 6 decedute nel 2022 e dei 9 annegamenti del 2021. Un’altra nota positiva del 2024 è stata l’assenza dei cianobatteri nel lago Ceresio, nonostante vi fossero tutte le condizioni per la loro proliferazione nel mese di agosto.  

Durante la stagione estiva 2024 si è assistito in Ticino a 2 annegamenti nelle acque libere. Un bagnante è morto nel lago Ceresio; si è trattato di un 83enne confederato che a causa della spossatezza non è riuscito a raggiungere la sua imbarcazione con cui era andato in mezzo al lago. L’altra vittima è un kayakista straniero di 28 anni: malgrado la sua ottima esperienza ha trovato la morte nel fiume Melezza. A questi due annegamenti si aggiunge un incidente della navigazione tra due natanti sul Verbano, incidente che ha provocato la morte di una persona nei giorni successivi in ospedale. Sul fronte degli avvenimenti gravi, ma che si sono fortunatamente risolti in modo positivo, si segnala quello che ha visto coinvolto un bimbo di tre anni a Rivera.

“Nel 2024 ha preso avvio un nuovo quadriennio di competenza della Commissione “Acque sicure” (2024-2027) – sottolinea la presidente Anna Nizzola – e siamo soddisfatti delle attività messe in campo per sensibilizzare residenti e ospiti sull’importanza di adottare comportamenti prudenti e responsabili in ogni circostanza. La chiarezza dei messaggi e l’ottima collaborazione con numerosi partner, in primis le sezioni ticinesi della Società svizzera di salvataggio (SSS), l’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) e diversi Comuni, hanno contribuito a contenere al massimo gli incidenti. Anche se purtroppo non sono mancati avvenimenti gravi nei vari campi delle attività sportive sull’acqua. Questi fatti devono stimolarci e continuare la nostra azione di prevenzione a 360 gradi”.

La stagione 2024 è stata più breve rispetto alle annate precedenti a causa delle cattive condizioni meteorologiche che si sono protratte sino a metà luglio. “Un anno contraddistinto anche dall’alluvione in Alta Vallemaggia che, oltre ai drammi e ai danni provocati, ha bloccato per alcune settimane le attività lungo il fiume e nel Verbano”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi. “La Commissione “Acque sicure” è chiamata per il quadriennio attuale a trovare nuovi strumenti e misure nell’ottica di migliorare la sensibilizzazione ai residenti e ai turisti, principali vittime degli annegamenti e degli infortuni gravi. Sottolineo come il Ticino si pone in controtendenza rispetto al resto della Svizzera: sul nostro territorio negli ultimi tre anni assistiamo a una costante diminuzione degli annegamenti, contrariamente a quanto avviene oltre San Gottardo”.  L’impegno sarà rivolto anche alla ricerca di strategie nuove destinate ai maggiori gruppi a rischio, come i giovani tra i 15 e il 29 anni, i migranti, i canyonisti e i turisti che frequentano i torrenti Verzasca e Maggia. Tra le tante misure messe in campo, la Commissione ne sottolinea due: la prima riguarda la promozione nei lidi, con l’UPI, dei sistemi d’aiuto al galleggiamento (boe) per i bagnanti nei laghi. La seconda conferma il lavoro svolta con i pattugliatori, che assicurano maggior sicurezza sui fiumi Maggia e Verzasca e alla Foce del Cassarate a Lugano, grazie alla collaborazione con la Città e durante alcune giornate con la collaborazione… dei cani da salvataggio. Prosegue poi il sostegno al progetto “acqua amica mia” della SSS nelle scuole dell’infanzia: nel 2024 sono state 73 le classi visitate per un totale di 1’375 bambini sensibilizzati.