Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri a Bellinzona presso la Sala del Consiglio Comunale ha avuto luogo la cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale. Attestati che certificano la conclusione del ciclo formativo per assumere la funzione di ispettore. L’importante traguardo professionale è stato raggiunto da 16 nuovi inquirenti e da 6 ispettori in formazione, sostenendo in questo modo la continuità operativa della Polizia giudiziaria. All’evento hanno presenziato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Bellinzona Mario Branda, il Procuratore generale Andrea Pagani, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, e il Capo area Polizia giudiziaria Thomas Ferrari.

Sicurezza: “Ticino terzo Cantone più efficiente”

Sicurezza: “Ticino terzo Cantone più efficiente”

Norman Gobbi presenta il monitoraggio indipendente di PwC e IDHEAP di Losanna

“Si è fatto un gran parlare in queste ultime settimane (a dire il vero il ritornello va avanti da anni ormai) sul numero ritenuto eccessivo di agenti di Polizia in Ticino. Ho sempre risposto che questo numero è commisurato alla realtà ticinese di Cantone di frontiera, con 80mila frontalieri che entrano tutti i giorni sul nostro territorio, e Cantone turistico, con più di 100-120mila ospiti nei mesi da marzo a ottobre. La sicurezza va quindi dimensionata su circa 500’000mila persone, oltre che assicurata alle nostre aziende. In più il Ticino è la Porta Sud della Confederazione con i problemi che ciò comporta per l’immigrazione (richiedenti l’asilo e stranieri illegali, con quest’ultima categoria di persone che raggiunge illegalmente la Svizzera utilizzando ormai quasi esclusivamente questa Porta Sud). Dico che il numero di agenti è proporzionato anche sulla base di studi indipendenti”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Ma a che cosa si riferisce il Direttore del Dipartimento delle istituzioni? Abbiamo approfondito con lui questo discorso. Sentiamolo: “La Società Pricewaterhouse Coopers (PwC) assieme all’Istituto di alti studi in amministrazione pubblica (IDHEAP) di Losanna ha appena pubblicato il quarto monitoraggio sull’efficienza dell’intervento pubblico dei Cantoni. Uno dei cinque settori analizzato è quello dell’ordine e della sicurezza pubblica. Ebbene: in cima alla classifica dei Cantoni più efficienti c’è il Ticino, che raggiunge la terza posizione, dopo Basilea Città e Zurigo. Per noi si tratta di un’attestazione importante, perché ci fa capire che siamo sulla giusta strada. Essere efficienti vuol dire utilizzare correttamente i soldi pubblici. L’efficienza media di tutti i Cantoni si fissa al 72%, mentre il Ticino raggiunge l’82%”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quali sono gli aspetti che tiene in considerazione il monitoraggio? “Il campo d’analisi riguarda la Polizia, la sicurezza stradale, l’amministrazione dei tribunali, l’esecuzione delle pene e la giustizia in generale. Il monitoraggio sull’efficienza considera il numero dei crimini registrati dalla polizia, il numero delle condanne e il numero delle persone in detenzione provvisoria. Per i responsabili dello studio questi indicatori coprono gran parte del settore dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica. Una condanna, per esempio, è il risultato di numerose attività compiute dalla polizia, dal ministero pubblico e dai Tribunali. Oppure per ordinare una carcerazione provvisoria bisogna mettere in campo molti sforzi, così come per prevenire un crimine. Molto buona per il nostro Cantone è pure la valutazione degli esperti circa la tenuta media dell’efficienza negli ultimi 10 anni. E qui sono i Cantoni latini di frontiera a raggiungere le migliori “note”: il Ticino è primo e raggiunge un grado di efficienza nell’ordine pubblico e nella sicurezza negli ultimi 10 anni dell’82%, seguito dal Canton Vaud (78%), da Neuchâtel (78%) e dal Canton Ginevra (76%). Sono dati per noi incoraggianti e che approfondiremo, anche per mantenerci costantemente ai vertici di questa classifica. Il lavoro non mancherà di certo, perché nulla è dato per scontato”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 ottobre 2024 de Il Mattino della domenica

Operazione intercantonale di polizia

Operazione intercantonale di polizia

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che negli scorsi giorni è stata messa in atto una serie di controlli nell’ambito dell’operazione denominata Contralpi, svolta in collaborazione con la Polizia del Canton Uri, la Polizia cantonale dei Grigioni e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). 

Per quanto riguarda il territorio cantonale, le verifiche hanno in particolare impegnato una trentina di agenti e si sono concentrate ad Airolo (autostrada A2, direzione sud, zona portale della galleria autostradale del San Gottardo). Gli approfondimenti sul suolo ticinese hanno riguardato in totale 137 persone, una quarantina di veicoli (tra auto e furgoni) e un autobus. Sono state riscontrate tre infrazioni alla Legge sulla circolazione stradale e una persona è stata denunciata per reati in urto alla Legge federale sugli stupefacenti. 

Nell’ambito del medesimo dispositivo, in territorio urano, sono state controllate 31 persone e una ventina di veicoli. Sono stati riscontrati un’infrazione alla Legge sulla circolazione stradale e un caso di guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti. I controlli congiunti presso l’area di sosta di Amsteg hanno inoltre permesso di rinvenire e sequestrare circa due chilogrammi di cannabis su di un’auto con targhe ticinesi (cfr. https://www.ur.ch/polizeimeldungen/119569).

Le verifiche in territorio grigionese si sono invece concentrate lungo l’asse stradale del San Bernardino. Le persone controllate sono state 110 e i veicoli 76. Si è proceduto con 13 contravvenzioni (multe disciplinari) e una persona è stata denunciata per reati in urto alla Legge federale sugli stupefacenti. 

Il dispositivo – che ha l’obiettivo di incrementare la collaborazione interforze e di marcare la presenza sul territorio – verrà riproposto nei prossimi mesi. 

Incontro della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Incontro della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è svolta questo pomeriggio a Bellinzona la 27ma Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Diverse le tematiche affrontate, in particolare spicca la presentazione della capo Sezione della Popolazione, Silvia Gada, sul ruolo dei Comuni nell’ambito della lotta alle residenze fittizie di cittadini stranieri e alle società “bucalettere”.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, introducendo i lavori ha sottolineato l’importanza di combattere il fenomeno delle residenze fittizie e delle società “bucalettere”, anche nell’ambito della lotta alla criminalità economica. A questo proposito ha ricordato il recente messaggio approvato dal Governo cantonale, che mira proprio a incentivare un’azione coordinata, coinvolgendo anche gli ambiti amministrativi cantonali, ma pure quelli degli enti locali, che hanno una funzione importante di sentinelle sul territorio.
La capo Sezione Silvia Gada ha così fornito una serie di informazioni che precisano il lavoro svolto dai suoi uffici nell’accordare i permessi sia a persone sia a ditte estere e che richiedono la collaborazione delle autorità comunali. Una collaborazione giudicata positiva da parte dell’autorità cantonale e che ha bisogno di un costante aggiornamento, anche sulla base delle decisioni pronunciate dai Tribunali.

Il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi ha poi affrontato diverse e puntuali attività che interessano Cantone e Comuni, tra cui un aggiornamento sulla nuova uniforme e la presentazione del progetto MyAbi con l’intenzione di estenderlo alle Polizie comunali. Su quest’ultimo punto Cocchi ha sottolineato le opportunità anche per le Polizie comunali di potersi dotare di questo sistema per la gestione elettronica degli eventi e delle pratiche. I processi standard di polizia vengono ottimizzati e il sistema integrato permette di interfacciarsi con oltre 10 banche dati, rendendo più efficace il lavoro. Per finire il segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini ha fornito alcune informazioni generali e introduttive sul progetto MSK, ossia il nuovo sistema di comunicazione mobile di sicurezza a banda larga.

I lavori si sono poi conclusi con un aggiornamento sul progetto “Polizia Ticinese”. I municipali presenti hanno così avuto modo di riportare le discussioni che il progetto ha suscito all’interno dei rispettivi Esecutivi. Alle varie criticità sorte in alcune città sono state date puntuali risposte e assicurazioni in uno spirito di collaborazione e massima condivisione. “Uno spirito che abbiamo sempre favorito sin dall’inizio del progetto e che confermiamo soprattutto in questa fase, prima dell’avvio della consultazione con tutti gli enti interessati, Comuni in primis”, ha osservato il capo Dipartimento, Norman Gobbi.

“I problemi ci sono, ma la magistratura ticinese funziona”

“I problemi ci sono, ma la magistratura ticinese funziona”

Confronto a 60 minuti tra il direttore del Dipartimento delle Istituzioni e il presidente della Commissione giustizia e diritti, Fiorenzo Dadò: “Le criticità sono note da tempo. Non sono novità”

“Non bisogna mai dimenticare che la magistratura ticinese funziona, lavora bene, evade oltre 50’000 incarti all’anno”, esordisce così il Consigliere di Stato e capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ospite a 60minuti lunedì sera. “Questo è l’aspetto principale da mettere in luce”, sottolinea, di fronte alle critiche che negli ultimi tempi montano attorno alla magistratura ticinese.
La giustizia in Ticino, fra veleni e riforme da fare, soffre di un disagio reale. La magistratura ticinese si è fatta notare soprattutto per le battaglie, a colpi di querela, all’interno del tribunale penale. A scuotere gli animi della cittadinanza è stato soprattutto lo scontro fra magistrati, che ha visto due giudici querelare gli altri tre, tra cui il presidente Mauro Ermani.
Una situazione definita “indecente” dal presidente della Commissione giustizia e diritti, Fiorenzo Dadò, che ha ricordato: “I malesseri all’interno, soprattutto del Tribunale penale cantonale (ma non solo), sono noti da tempo. Non sono novità”. “Già in un rapporto del 2018 – insiste il presidente della Commissione – venivano segnalate criticità nella gestione delle risorse umane”.
Norman Gobbi, tuttavia chiarisce: “È importante rispettare i ruoli istituzionali: non è il Dipartimento né la Commissione giustizia e diritti che deve vigilare il buon funzionamento interno” della magistratura. Tuttavia, ammette, “ci sono dei problemi nell’ambito nella gestione delle risorse umane e problemi relazionali”. Un problema che sicuramente incide “sull’ambiente di lavoro, ma non sulla capacità di lavorare”.
Ora è importante lasciare che le procedure in essere facciano il loro corso, argomenta Ivo Durisch, granconsigliere del Partito Socialista, pure membro della Commissione giustizia e diritti. “Il Consiglio della magistratura è preposto alla vigilanza interna: saranno loro a trarre le conclusioni”.
A preoccupare maggiormente il deputato socialista – che fa eco alle considerazioni del direttore de la Regione Daniel Ritzer – è tuttavia la perdita reputazionale. Una perdita alimentata dalle “continue prese di posizione sui media”, espresse da chi non segue le indagini. Infine è stata lacunosa la comunicazione della Commissione amministrativa, che forse “avrebbe dovuto comunicare meglio quello che stava facendo”.

https://rsi.ch/s/2259800

“Agenti di polizia vicini e al servizio dei cittadini”

“Agenti di polizia vicini e al servizio dei cittadini”

Norman Gobbi si esprime sul Rapporto “Polizia Ticinese” presentato ai Comuni

“Polizia Ticinese” è il titolo del Rapporto che il Gruppo di lavoro istituito dal Governo ha preparato per rendere la collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali più efficace (quindi con un miglior intervento globale) e più efficiente (quindi con un miglior utilizzo di forze e di mezzi finanziari). Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, fa il punto su questo rapporto: “Dopo essere stato completato nei primi mesi di quest’anno, lo abbiamo presentato all’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT), perché questo progetto si inserisce anche nella Riforma “Ticino2020”, ossia nel contesto della ridefinizione dei rapporti tra i due livelli istituzionali, Cantone e Comuni. Inoltre pure la Conferenza consultiva sulla sicurezza è già stata informata. Giovedì sera abbiamo voluto incontrare i sindaci e i capi dicastero dei Comuni, sia quelli che hanno un loro Corpo di Polizia, sia quelli che non ce l’hanno. L’intento è quello di informare e di ricercare il consenso, così da avere un’ampia legittimazione di portare in porto il progetto”, afferma Norman Gobbi.
Si arriverà quindi a un messaggio in Governo? “È il nostro obiettivo, perché siamo convinti che affinare la collaborazione, affidando competenze precise ai Comuni nell’ambito del lavoro di prossimità, potrà far fare un salto di qualità al sistema-sicurezza in Ticino, a favore delle cittadine e dei cittadini del nostro Cantone. Vogliamo infatti massimizzare l’efficienza, riducendo potenziali sovrapposizioni con una nuova organizzazione tra i vari livelli. Il ruolo delle Polizie comunali sarà meglio indirizzato nell’importante lavoro di prossimità. Vogliamo che gli agenti siano sempre più vicini ai cittadini, a contatto con loro e al loro servizio, e non solo avere pattuglie pronte a intervenire quando succede qualcosa”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Però sul tavolo della politica vi è anche il tema della Polizia unica, ossia di un sistema che non contempli più in futuro corpi di Polizia comunali. “È una discussione in corso ormai da alcuni anni. Condivido le finalità, perché anche con la Polizia unica – così come con il rapporto “Polizia Ticinese” – si vorrebbe essere più efficienti e più efficaci. Con il Rapporto “Polizia Ticinese” affidiamo alla politica un progetto concreto su cui discutere e grazie al quale si potrà meglio decidere se andare o meno verso una Polizia unica, oppure migliorare l’importante apporto di prossimità che possono garantire le Polizie comunali”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

 

 

 

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato ai Comuni

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato ai Comuni

Comunicato stampa

Il Rapporto “Polizia ticinese”, che ha lo scopo di rendere più efficace e più efficiente la collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali, compie un ulteriore passo in avanti, dopo essere stato presentato ieri sera a Giubiasco ai sindaci e ai capi dicastero dei Comuni ticinesi nell’aula magna del Centro di formazione della Polizia. Un incontro voluto dal Dipartimento delle istituzioni e che fa seguito ai momenti informativi già avvenuti con una delegazione dell’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT) e successivamente con la Conferenza consultiva sulla sicurezza, ossia il tavolo di lavoro che riunisce responsabili politici e tecnici dei principali Comuni e del Cantone.

Questo nuovo appuntamento ha avuto lo scopo di condividere con tutti i Comuni, sia con quelli che hanno un proprio corpo di polizia, sia con quelli senza un proprio corpo di polizia, le risultanze del lavoro compiuto dallo speciale gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini.
Come espressamente voluto dal Direttore del Dipartimento, Norman Gobbi, il rapporto è stato sviluppato tenendo conto dei parametri applicati nell’ambito della riforma “Ticino2020” che ridefinisce i compiti tra Cantone e Comuni. Inoltre indirizza maggiormente le competenze verso compiti di prossimità da attribuire ai Comuni, facendo così proprie anche le indicazioni contenute nel lavoro commissionato dall’ACT “Guida alla Polizia di prossimità”.
È stato il capo della Sezione degli enti locali, Marzio Della Santa, a inquadrare in una logica coerente quanto contenuto nel Rapporto “Polizia Ticinese”, andando a sviscerare gli obiettivi del progetto, la metodologia dell’analisi compiuta, i risultati dell’analisi con la governance politica e la governance operativa (“da tenere ben separate”, ha sottolineato Della Santa), per giungere alle principali innovazioni.
A grandi linee, si può riassumere nel seguente modo: la Polizia comunale esegue compiti di interesse locale e i Corpi comunali non si distinguono più tra Polizie Polo e Polizie strutturate; Polizia comunale o Polizia cantonale possono eseguire compiti per conto dei Comuni; la Polizia comunale può eseguire anche compiti di spettanza cantonale, a condizioni stabilite dal Cantone.
Il responsabile della Sezione degli enti locali ha sottolineato come la coesistenza delle Polizie comunali e della Polizia cantonale costituisce un’opportunità valida nella misura in cui i due ingranaggi di questo complesso meccanismo si dimostrano funzionali e funzionanti. Questo può essere possibile se vi è consapevolezza dei rispettivi ruoli, si vi è rispetto dei compiti assunti, chiarezza del quadro normativo, continuità organizzativa e, come già detto, separazione effettiva tra politica e operatività.
Dopo l’incontro di ieri sera con i Comuni, il Dipartimento delle istituzioni presenterà nelle prossime settimane il Rapporto a tutti i comandanti delle Polizie comunali. In seguito, aprirà una consultazione per condividerne i contenuti con un’ampia cerchia di stakeholder, politica inclusa, prima di presentare un messaggio al Consiglio di Stato.