Polizia, una trentina di partenze ogni anno

Polizia, una trentina di partenze ogni anno

Il Governo, rispondendo a una interrogazione della deputata Tessa Prati (PS) fa il punto per quanto riguarda gli effettivi della Cantonale – Il comando ipotizza di concedere più tempi parziali per trattenere gli agenti – Riflessioni in corso anche sulla sorte della Scuola di Polizia del 2026

Dimissioni, ma anche pensionamenti. Sono una trentina ogni anno le partenze dalla Polizia cantonale. E a pesare, tra chi decide di lasciare il Corpo, non sono solo ragioni di ordine economico. A dirlo è il Consiglio di Stato, che nella sua risposta all’interrogazione inviata in dicembre dalla deputata Tessa Prati (PS) fa il punto della situazione, partendo proprio dagli effettivi. In particolare, spiega il Governo, «mediamente le uscite annuali dalle funzioni di polizia negli ultimi 5 anni, in unità a tempo pieno, sono 29,80. Mentre la media delle uscite annuali in funzioni amministrative è di 4,82». Nel 2023, ad esempio, in seno alla Cantonale ci sono stati 15 pensionamenti, 22 dimissioni, una disdetta e 4 trasferimenti in un altro servizio dell’Amministrazione cantonale. Lo scorso anno, invece, i pensionamenti sono stati 14 e altrettante le dimissioni, più una disdetta e due trasferimenti. Per quanto riguarda le sostituzioni dei partenti, l’Esecutivo spiega che «per gli effettivi di funzioni di polizia con attestato professionale federale di agente, la sostituzione è indipendente dalle partenze e avviene tramite la formazione di nuovi agenti presso la Scuola cantonale di polizia». Tuttavia, «al di fuori della normale assunzione tramite la formazione di nuovi agenti presso la Scuola di polizia, è possibile, in maniera puntuale, assumere agenti già formati tramite concorso». E negli ultimi due anni sono stati assunti otto agenti già formati.

Non solo ragioni economiche
Già, ma cosa spinge il personale a lasciare il corpo di Polizia? Secondo il Governo, intervengono più fattori. «È stato constatato – scrive infatti l’Esecutivo – che l’evoluzione di carriera e le condizioni remunerative più allettanti non sono gli unici motivi per i quali gli agenti lasciano la Polizia cantonale». Negli ultimi colloqui, infatti, «è emerso spesso il desiderio di maggiore tranquillità ed equilibrio tra lavoro e tempo libero (meno turni, più vacanze e congedi)». In questo contesto viene poi segnalato che gli agenti della Polizia cantonale lavorano 42 ore settimanali, mentre i colleghi delle Comunali, a parità salariale, 40 ore, « pari ad una differenza del 5% ». Per tentare di invertire la rotta, il comando della Polizia cantonale intende portare avanti «uno studio di fattibilità per permettere più tempi parziali a fronte di mutate esigenze da parte della società». Il Consiglio di Stato, tuttavia, sottolinea che «per poter disporre di più tempi parziali e garantire le medesime prestazioni, bisognerebbe poter disporre di più personale e quindi formarne in numero maggiore».

Salta o non salta?
Di qui, l’esigenza anche di riflettere sulla sorte della Scuola di polizia del prossimo anno. Nell’ambito delle misure di risparmio volute dal Governo con il Preventivo 2025, lo ricordiamo, era stato deciso per quest’anno di ridurre – da 20 a 15 – il numero di gendarmi da formare. Inoltre, era previsto di far saltare del tutto la formazione nel 2026. Non è però detta l’ultima parola. «Allo stato attuale – scrive infatti il Consiglio di Stato – sono ancora in corso discussioni relative al possibile annullamento della Scuola di polizia del 2026, ritenuto che la stessa avrà un impatto sul corpo e sul PPA ( piano posti autorizzati) della Polizia nel 2028 (entrata in servizio dei neo gendarmi)». Attualmente, viene però anche spiegato nella risposta all’interrogazione di Tessa Prati, la Polizia è in sovrannumero: «A dicembre 2024, il piano posti autorizzati (PPA) della Polizia cantonale ammontava a 813 unità (funzioni di polizia e amministrativi) con un numero di esuberi pari a 35 unità (solo funzioni di polizia)». Il principio del sovrannumero temporaneo di unità durante l’anno, chiarisce il Governo, «è permesso» e «regolato per gestire le fluttuazioni del personale in quanto l’alimentazione delle funzioni di polizia avviene attraverso una scuola della durata di due anni ». In generale, ammette infine l’Esecutivo, negli anni la Polizia ha conosciuto un incremento generale del personale. Ma questo è dovuto «a nuovi compiti e responsabilità attribuiti al Corpo». Dal 2011 al 2024, viene anche precisato, «le unità PPA finanziate interamente o parzialmente da terzi sono aumentate di 71,60 unità (da 20 a 91,60), tra cui le 52 unità PPA impiegate al Centro di controllo veicoli pesanti ».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 17 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

I tre poteri dello Stato in coro «Un’occasione per ripartire»

I tre poteri dello Stato in coro «Un’occasione per ripartire»

Alla cerimonia di giuramento dei tre giudici supplenti sono intervenuti Esecutivo, Legislativo e Giudiziario per segnare una svolta rispetto alle polemiche degli ultimi mesi – Damiano Stefani (CdM): «La Magistratura è forte e continuerà a esserlo»

Un momento simbolico, certo, ma molto rilevante dal punto di vista istituzionale considerato il complesso momento che sta attraversando la magistratura ticinese. Non capita spesso – a dire il vero mai – che i media vengano invitati alle cerimonie di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione da parte dei nuovi membri del terzo potere dello Stato. A questo giro, il Consiglio di Stato ha però voluto fare le cose in grande. E questo anche perché i giudici supplenti straordinari che hanno prestato giuramento ieri – Monica Sartori-Lombardi e Paolo Bordoli al Tribunale penale cantonale, Krizia Kono-Genini all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi – lo hanno fatto in un contesto eccezionale: la destituzione di due giudici ordinari del Tribunale penale cantonale avvenuta lo scorso dicembre. La cerimonia avvenuta a Palazzo delle Orsoline, dunque, negli auspici del Governo è stata voluta anche per segnare un momento di svolta rispetto alle polemiche che hanno segnato questi ultimi mesi e anni.

Dal Governo al Parlamento
«La cerimonia di oggi, come dimostra il numero di partecipanti e la presenza in aula dei rappresentanti dei tre poteri dello Stato e dei media voluta dal Governo, non costituisce un evento ordinario, bensì denota l’importanza di questo momento per le nostre istituzioni, per la Giustizia del Canton Ticino e infine per la collettività, che nella Giustizia deve riporre fiducia», ha affermato nel suo discorso il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. La parola «fiducia », effettivamente, è stata il Leitmotiv di tutti i discorsi ufficiali. Ancora Gobbi: «Il messaggio che il Consiglio di Stato tiene oggi a rimarcare è quello che le nostre istituzioni, la Giustizia ticinese, vanno e guardano avanti, nel segno della fiducia, potendo contare su valide competenze». Un messaggio, dunque, di «resilienza», a dimostrazione «che le istituzioni devono venire sempre prima delle persone che le rappresentano ». Gobbi, nel parlare delle nomine straordinarie, ha infine voluto evidenziare l’importanza dello «spirito costruttivo che ha contraddistinto il dialogo tra i tre poteri dello Stato» nella buona riuscita dell’operazione, auspicando che la collaborazione possa «fungere da base per le prossime discussioni in materia di Giustizia».
Dopo l’Esecutivo, è stato il turno del Legislativo, rappresentato dal presidente del Gran Consiglio, Michele Guerra. «È con profondo senso di responsabilità che ci troviamo qui oggi per un momento di alta rilevanza istituzionale: la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi, da parte di tre magistrati, chiamati temporaneamente a ricoprire ruoli chiave nel nostro sistema giudiziario », ha esordito Guerra. «Lo facciamo – ha aggiunto –, in una congiuntura unica negli ultimi vent’anni: un periodo di crisi che ha messo alla prova le nostre istituzioni e la fiducia che i cittadini ripongono nella giustizia». Ecco perché, «mai come oggi necessitiamo di solide fondamenta per garantire una ripartenza credibile e autorevole alla nostra Giustizia». Anche per Guerra, dunque, in questo contesto emerge con forza «un valore imprescindibile »: «La fiducia dei cittadini nelle istituzioni», poiché «il magistrato non è soltanto un interprete e applicatore delle leggi, ma un custode della fiducia pubblica». E in questo senso, l’altra parola chiave, secondo Guerra, è «autorevolezza»: poiché in «un momento in cui il nostro Cantone si confronta con sfide delicate, l’autorevolezza è più che mai determinante per preservare la fiducia ». E quindi «l’impegno di chi assume un incarico giudiziario oggi non è solo un atto di servizio, ma un gesto di responsabilità verso la collettività: un contributo concreto, alla stabilità e alla credibilità dello Stato di diritto».

Etica, ma non di facciata
È quindi stato il turno del potere giudiziario, per l’occasione rappresentato dal presidente del Consiglio della Magistratura, Damiano Stefani. Anch’esso ha voluto lanciare un messaggio di resilienza. «Ho deciso di accettare l’invito poiché, in un momento in cui si parla molto di Magistratura, giustamente la Magistratura ha deciso di non esprimersi (ndr. sulle recenti polemiche) poiché le procedure sono ancora pendenti ». E quindi «ho trovato giusto dare un segnale che esistiamo ancora e riusciamo a essere compatti. Quello che è avvenuto è stato drammatico per tutti, soprattutto per chi lavora nelle istituzioni. È stato un momento veramente difficile per chi lavora nella Magistratura ». Ma, nonostante tutto ciò, «e anche se la tempesta non è ancora finita, la barca è riuscita a stare a galla». Stefani ha poi voluto parlare di etica e della richiesta, fatta dalla politica, di introdurre un codice etico per la Magistratura. E lo ha fatto per sottolineare che «tutti i magistrati sanno benissimo quali sono i principi di base da rispettare » e «quanto accaduto in un Tribunale composto da cinque giudici non deve rovinare l’immagine di tutta la Giustizia, che è composta da altri 116 giudici». Ad ogni modo, ha aggiunto, «riteniamo sia opportuno in questo momento creare questo codice etico». Ma, ha evidenziato, non deve essere un codice «alibi», di facciata. E, «anche se di fatto il codice etico è già applicato, lo faremo per dare un segnale». Non a caso, Stefani in chiusura ha voluto lanciare un messaggio importante: «Facciamo in modo di rimarginare il danno d’immagine per la Magistratura, subito non solo per propria colpa, ma per una situazione che è sfuggita di mano a tutti. Questa è un’occasione per ripartire: i presupposti ci sono; la Magistratura è forte e continuerà a esserlo».

Da straordinari a ordinari? Anche per il posto di Ermani
I neo-nominati giudici supplenti straordinari Monica Sartori-Lombardi e Paolo Bordoli, come hanno confermato ieri al termine della cerimonia, oltre a essersi messi a disposizione temporaneamente quali «supplenti straordinari» al TPC hanno pure concorso per il posto di giudice ordinario al Tribunale penale cantonale, ossia per il posto dell’ex giudice Mauro Ermani, dimessosi a gennaio. Le loro candidature (il concorso si è chiuso proprio un paio di giorni fa) sono quindi ora al vaglio della Commissione di esperti indipendenti, che effettuerà una prima «scrematura». La nomina spetterà poi ovviamente al Gran Consiglio.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

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Bordoli e Sartori-Lombardi candidati per il dopo Ermani
Tribunale penale: Bordoli e Sartori-Lombardi si sono candidati per il dopo Ermani. Gpc: dichiara fedeltà alle leggi anche Kono-Genini

I due giudici supplenti straordinari designati dal governo (ieri la cerimonia per la dichiarazione di fedeltà alle leggi) aspirano alla carica di magistrati ordinari del Tribunale penale cantonale.

Giudici straordinari, ma anche aspiranti giudici ordinari. Paolo Bordoli e Monica Sartori-Lombardi si sono candidati alla successione di Mauro Ermani al Tribunale penale cantonale (Tpc), dopo le sue dimissioni dalla magistratura. La conferma arriva dai diretti interessati, avvicinati dalla ‘Regione’ al termine della cerimonia, svoltasi ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, che li ha visti dichiarare fedeltà alla Costituzione e alle leggi in seguito alla loro designazione da parte del Consiglio di Stato quali rinforzi provvisori al Tpc: rimpiazzeranno i per ora destituiti Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti. Per quanto tempo? Impossibile fare previsioni, molto dipenderà dalla durata e soprattutto dall’esito delle procedure ricorsuali avviate da Quadri e Verda Chiocchetti contro la decisione con cui il Consiglio della magistratura li ha licenziati in tronco in relazione al cosiddetto caos Tpc. Fatto sta che la squadra dei togati del Tribunale penale è tornata quasi al completo, a beneficio della sua operatività. Bordoli, sinora giudice dei provvedimenti coercitivi, e Sartori-Lombardi, sinora avvocata e giudice a latere al Tpc nelle corti con tre magistrati, affiancheranno in veste di giudici supplenti straordinari il vicepresidente Marco Villa e Amos Pagnamenta.

Per legge il Tribunale penale cantonale si compone di cinque magistrati. Adesso ci sono due giudici ordinari (Villa e Pagnamenta) e altrettanti giudici supplenti straordinari. Il quinto togato sarà il o la subentrante di Ermani, alla testa del Tpc prima di lasciare il Palazzo di giustizia. Trattandosi di un giudice ordinario, la nomina spetterà al Gran Consiglio. Lui di area Ps, lei in quota Plr, Bordoli e SartoriLombardi si sono dunque annunciati anche per il dopo Ermani. Il concorso è scaduto lunedì. Al momento non è dato sapere se vi siano altre candidature. «Da vent’anni lavoro nella magistratura penale, dapprima come segretario giudiziario, poi come procuratore pubblico e successivamente quale giudice dei provvedimenti coercitivi: ho voluto cogliere anche questa nuova opportunità», afferma Bordoli. «Il penale è un settore del diritto che mi ha sempre appassionata, tant’è che da quasi cinque anni sono giudice a latere al Tribunale penale e in questa funzione ho sempre apprezzato competenze e impegno dei suoi magistrati», sostiene Sartori-Lombardi. Le loro candidature, come quelle di eventuali altri aspiranti giudici ordinari, verranno prossimamente vagliate dalla Commissione di esperti per il preavviso sull’idoneità a ricoprire la carica. Dopodiché la parola passerà alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, che formulerà all’indirizzo del plenum del Gran Consiglio la proposta di elezione. Per sapere chi prenderà il posto di Ermani bisognerà pertanto attendere qualche mese.

Clausole e possibili scenari
Bordoli e Sartori-Lombardi: uno dei due, insomma, potrebbe diventare giudice ordinario. Nel bando di concorso pubblicato il 22 gennaio sul ‘Foglio ufficiale’ era stata inserita dalla ‘Giustizia e diritti’ la clausola secondo la quale “l’aver eventualmente ricoperto la carica di giudice supplente straordinario presso il Tribunale penale cantonale non costituirà per il candidato titolo preferenziale o pregiudizievole”. Si vedrà. Tuttavia se uno dei due candidati oggi noti dovesse essere eletto e i ricorsi di Quadri e Verda Chiocchetti contro la loro destituzione decretata dal Consiglio della magistratura dovessero essere ancora pendenti, potrebbe rendersi nuovamente necessaria (il condizionale è d’obbligo) la designazione governativa di un giudice supplente straordinario per il Tpc. Musica del futuro. Intanto è stato formalizzato un passo a favore dell’operatività della magistratura. Anzi, due passi. Perché oltre a Sartori-Lombardi e Bordoli, ha dichiarato fedeltà a Costituzione e leggi Krizia Kono-Genini (avvocata e sinora segretaria giudiziaria in Procura), anche lei in veste di giudice supplente straordinaria. Sostituisce Bordoli all’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi. Ufficio del quale Kono-Genini, area Plr, è stata peraltro già giudice straordinaria: tra il gennaio e il settembre del 2022.

Gobbi: dialogo costruttivo fra i tre poteri
La cerimonia al Palazzo delle Orsoline è anche il risultato «del dialogo costruttivo fra i tre poteri dello Stato e dello sforzo congiunto, in ossequio alle rispettive competenze, nel far fronte a una situazione straordinaria che richiedeva misure straordinarie», sottolinea il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, ringraziando inoltre Bordoli, Sartori-Lombardi e Kono-Genini per la disponibilità data a svolgere la funzione di magistrati supplenti straordinari. «In un contesto – osserva a sua volta il presidente del Gran Consiglio, il leghista Michele Guerra – in cui l’eccezionalità diventa temporaneamente la norma, è essenziale riflettere sul ruolo e la missione della giustizia nella società. Accanto alla legalità esiste un altro valore imprescindibile e che oggi emerge con forza: la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Il magistrato non è solo un interprete e un applicatore delle leggi, è anche un custode della fiducia pubblica». Interviene pure il presidente del Consiglio della magistratura, il giudice d’Appello Damiano Stefani.
Accenna al ‘caos Tpc’: «Quello che è avvenuto è stato drammatico per tutti, specie per chi opera nella giustizia. La barca è riuscita a stare a galla grazie alla collaborazione dei tre poteri dello Stato. Le acque si sono un po’ calmate, la tempesta però non è finita». Sono pendenti infatti i ricorsi dei due giudici per il momento destituiti. Poi si esprime sui tre neo giudici supplenti straordinari: «Hanno avuto coraggio». Infine si sofferma sul codice etico in magistratura, la cui introduzione è auspicata dal parlamento: «Lo allestiremo, con il coinvolgimento di tutti i magistrati. Anche se i principi etici sono già ancorati a varie leggi vigenti».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 febbraio 2025 de La Regione

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I due giudici supplenti dichiarano fedeltà

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2588778

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I Giudici straordinari hanno giurato. “Una boccata d’ossigeno”
Una boccata d’ossigeno dopo un periodo drammatico. Così le autorità hanno descritto la nomina di due giudici straordinari al Tribunale penale. In attesa di una decisione sulla destituzione di Quadri e Verda-Chiocchetti, oggi Monica Sartori Lombardi e Paolo Bordoli hanno dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi. Entrambi hanno anche concorso per il posto di giudice ordinario.
Oggi a Bellinzona, nell’Aula del Gran Consiglio, si è tenuta la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte dei Giudici supplenti straordinari designati dal Consiglio di Stato al Tribunale penale cantonale e all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Un momento importante per le Istituzioni e la Giustizia del Canton Ticino, il cui buon funzionamento è stato al centro della proficua collaborazione intervenuta tra i Tre Poteri dello Stato dinnanzi a tale situazione straordinaria. A seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi avvenuta oggi a Bellinzona, l’avv. Monica Sartori-Lombardi e l’avv. Paolo Bordoli assumeranno la funzione di Giudici supplenti straordinari al Tribunale penale cantonale, mentre l’avv. Krizia Kono-Genini assumerà la funzione di Giudice supplente straordinario all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in sostituzione dell’avv. Paolo Bordoli. A prendere parola c’è stato dapprima il consigliere di Stato e direttore del DI Norman Gobbi, che ha subito voluto sottolineare come  “la cerimonia di oggi non costituisce un evento ordinario. Si è infatti resa necessaria a fronte dei noti accadimenti che hanno toccato il TPC”. Un periodo, quello citato da Gobbi, definito “drammatico per tutti” dal presidente del Consiglio della Magistratura Damiano Stefani, il quale ha sottolineato che ad aver sofferto maggiormente è però stata la stessa Magistratura.

Gobbi: “L’importante è andare avanti per il bene della giustizia”
E dopo questo periodo drammatico evocato da Stefani, che ha visto, nell’ordine, la destituzione di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti e le dimissioni di Mauro Ermani dal Tribunale penale cantonale, la prima a dichiarare fedeltà alla Costituzione e alle leggi è stata Monica Sartori-Lombardi. Avvocata, d’area PLR, è stata nominata giudice supplente al TPC insieme a Paolo Bordoli, d’area socialista e già procuratore pubblico, sostituito a sua volta quale giudice dei provvedimenti coercitivi da Krizia Kono-Genini. Una cerimonia introdotta dalle autorità che segna un nuovo capitolo, ha sottolineato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, che dell’ultimo anno ha commentato dicendo che si è trattato di una questione “limitata a poche persone interne al TPC, che ha tuttavia avuto un impatto molto più ampio sull’opinione pubblica. Ma oggi l’importante è poter dire che stiamo andando avanti per il bene della giustizia ticinese”.
Guerra: “Nomine temporanee per un’esigenza immediata”
A prendere poi parola dopo il giuramento ci ha pensato il presidente del Gran Consiglio Michele Guerra. “Sono nomine temporanee che rispondono a un’esigenza immediata, senza in alcun modo modificare le prerogative del Parlamento. Spetta infatti a quest’ultimo la facoltà di eleggere i magistrati”. Temporanee, sì ha ricordato Guerra, parlando di “atto di responsabilità”. E che, dopo non poche discussioni politiche, non ha precluso ai due nuovi giudici del TPC di concorrere anche per il posto lasciato vacante da Ermani, il cui concorso scadeva l’altro ieri.Kono-Genini:“Mi ha spinto il rispetto che ho per le istituzioni e la giustizia”
Ma cosa ha spinto Kono-Genini a farsi avanti per ricoprire un ruolo decisamente poco ambito? “Mi hanno spinto il rispetto per le istituzioni e per la giustizia, così come la passione che nutro per il ruolo di giudice”. C’è quindi una possibilità di vederla correre per la nomina di giudice ordinario? “Certo. Perché è stata una scelta meditata e ponderata, ma ora che sono in viaggio vorrei arrivare fino in fondo”. Ma questo sarà affare del Gran Consiglio nei prossimi mesi. Nel frattempo, conta che il TPC tornerà a disporre di quattro giudici operativi su cinque. “Queste nomine sono una boccata d’ossigeno per il Tribunale”, conferma Stefani. “Questo perché l’assenza di tre giudici su cinque non è da poco. Ora i due supplenti permetteranno di riprendere una velocità di marcia adeguata alla struttura e preparare la successione nel caso dovessero venir confermate le decisioni attuali, rispettivamente il rientro dei due giudici nel caso le decisioni della Magistratura venissero ribaltate”. Decisioni, le due destituzioni proclamate in seguito alla denuncia del collega Ermani, su cui chiaramente Stefani non si esprime. Lo fa invece sulla possibilità di adottare un codice etico, discussa anche a livello politico. “In questo momento storico potrebbe essere una buona soluzione codificarli, ma secondo noi è un’idea che deve arrivare dal basso. Quindi deve essere condivisa da tutti i magistrati, che saranno poi chiamati ad applicarla. Indipendentemente da quello che deciderà il Gran Consiglio noi lo faremo, ma dobbiamo aspettare che si calmino le acque”, ha concluso Stefani.

https://www.ticinonews.ch/ticino/i-giudici-straordinari-hanno-giurato-una-boccata-dossigeno-407710

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“Se avessimo iniziato a farci la guerra sarebbe finita peggio”
Alla cerimonia per i giudici supplenti straordinari, il presidente del CdM Damiano Stefani ha detto che “la barca è stata a galla grazie all’unità tra magistratura, esecutivo e legislativo”

Mercoledì si è tenuta a Bellinzona la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte dei giudici supplenti straordinari, designati dal Consiglio di Stato. La folta presenza nella sala del Gran Consiglio dei rappresentanti del potere giudiziario è sembrata tesa a lanciare ai cittadini il messaggio di una magistratura forte.
L’avvocata Monica Sartori-Lombardi e l’avvocato Paolo Bordoli hanno così assunto la funzione di giudici supplenti straordinari al Tribunale penale cantonale, mentre l’avvocata Krizia Kono-Genini assumerà la funzione di giudice supplente straordinario all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in sostituzione dello stesso Bordoli.
Le designazioni si sono rese necessarie per riempire i vuoti al Tribunale penale cantonale (TPC), dopo la destituzione di due giudici decisa dal Consiglio della magistratura (CdM) e la successiva decisione della Commissione di ricorso sulla magistratura, che ha respinto le relative domande di effetto sospensivo chiesto dai destituiti. Tutto è però ancora sotto ricorso.
Con i due nuovi giudici supplenti, il TPC conta di ripartire nel segno dell’efficienza e della fiducia, ha detto in aula il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi: “Nel segno della fiducia potendo contare su valide e comprovate competenze che in questo caso provengono dalla Giustizia stessa. Le Istituzioni vengono e devono venire sempre prima delle persone che le rappresentano”. Da parte sua, il presidente del Gran Consiglio Michele Guerra ha ricordato come “mai come oggi necessitiamo di solide fondamenta per garantire una ripartenza credibile e autorevole”.
Dal pulpito del Legislativo oggi ha parlato anche la magistratura, che a differenza della politica, spesso percorre la via del silenzio. “Quello che è avvenuto – ha detto il presidente del Consiglio della magistratura Damiano Stefani – è stato drammatico per tutti. La tempesta non è ancora finita, le acque si sono leggermente calmate e la barca è riuscita a stare a galla grazie all’unità tra la magistratura, l’esecutivo e il legislativo. Se avessimo cominciato a farci la guerra tra di noi sarebbe finita ancora peggio”.
Quanto ai due nuovi giudici supplenti straordinari, Bordoli non ha rilasciato dichiarazioni ma conferma, come la collega Sartori Lombardi, il suo interesse a tramutare la supplenza in un incarico definitivo. Insomma, entrambi hanno partecipato al concorso per la sostituzione del presidente dimissionario del TPC Mauro Ermani. Ma per questo i tempi non sono ancora maturi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CSe-avessimo-iniziato-a-farci-la-guerra-sarebbe-finita-peggio%E2%80%9D–2588334.html

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi dei Giudici supplenti straordinari

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi dei Giudici supplenti straordinari

Comunicato stampa

Oggi a Bellinzona, nell’Aula del Gran Consiglio, si è tenuta la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte dei Giudici supplenti straordinari designati dal Consiglio di Stato al Tribunale penale cantonale e all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Un momento importante per le Istituzioni e la Giustizia del Canton Ticino, il cui buon funzionamento è stato al centro della proficua collaborazione intervenuta tra i Tre Poteri dello Stato dinnanzi a tale situazione straordinaria.

A seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi avvenuta oggi a Bellinzona, l’avv. Monica Sartori-Lombardi e l’avv. Paolo Bordoli assumeranno la funzione di Giudici supplenti straordinari al Tribunale penale cantonale, mentre l’avv. Krizia Kono-Genini assumerà la funzione di Giudice supplente straordinario all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in sostituzione dell’avv. Paolo Bordoli.
Le designazioni decise del Consiglio di Stato ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria si è resa necessaria a fronte dei noti accadimenti che hanno toccato il Tribunale penale cantonale, con la destituzione di due Giudici decisa dal Consiglio della magistratura e la successiva decisione della Commissione di ricorso sulla magistratura che ha respinto le relative domande di effetto sospensivo.
Alla cerimonia tenuta dal Vicepresidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Governo ha voluto la presenza dei rappresentanti dei Tre Poteri dello Stato e dei media, a significare l’importanza di questo momento: per le Istituzioni e la Giustizia del Canton Ticino nonché per la collettività, che nella Giustizia deve riporre fiducia. Un momento istituzionale fondato su uno spirito costruttivo che ha contraddistinto il dialogo intervenuto tra i Tre Poteri dello Stato, dinnanzi a una situazione del tutto straordinaria che ha richiesto giocoforza delle misure straordinarie in favore del buon funzionamento della Giustizia.  

‘Controllo autori di reati, il nostro sistema molto performante’

‘Controllo autori di reati, il nostro sistema molto performante’

In ventidue cantoni adottati nuovi braccialetti elettronici, in Ticino non è stato ritenuto necessario. Sorveglianza attiva? ‘Avanti con le riflessioni’

«È da parecchi anni che in Ticino utilizziamo un tipo di braccialetto – o meglio di cavigliera – di monitoraggio elettronico dei detenuti che riteniamo molto performante, anche rispetto a quello appena introdotto nei 22 cantoni che fanno parte dell’associazione Electronic Monitoring (EM). Associazione a cui, una valutazione d’insieme, ci porta a non avere la necessità di aderire, a meno che in futuro sviluppi, oltre alla sorveglianza passiva, anche quella attiva. In tal caso potremmo considerare un cambiamento di fornitore». Il riferimento di Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni (Di), è a “Swiss-Eagle”, un nuovo sistema di monitoraggio elettronico introdotto a fine dicembre nella maggior parte dei cantoni. La notizia è stata annunciata alcuni giorni fa dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp) e dall’associazione EM.

«Il Ticino – ripercorre Andreotti – ha una storia ultra-ventennale di utilizzo della cavigliera elettronica. Nel 1999 siamo stati tra i primi cantoni all’interno della Confederazione a condurre un esperimento pilota in questo senso. Nel frattempo, nel 2016-’17, ci siamo dotati di un nuovo dispositivo con Gps, all’avanguardia rispetto ad altre regioni». Geosatis, così si chiama il sistema adottato a Sud delle Alpi, «è fornito da una ditta giurassiana – rende noto la capadivisione –. Come altri tre Cantoni, abbiamo deciso di continuare a impiegarlo, anche dopo un confronto con i nuovi apparecchi Swiss-Eagle, forniti da una ditta con sede principale all’estero. È vero che il nostro è forse più ingombrante, ma al contempo, con un unico apparecchio, è garantita un’elevata precisione per la localizzazione, la ricezione WiFi, una maggior ergonomia, una maggior durata della batteria, un’applicazione correlata per smartphone, si può aprire a distanza e ha costi concorrenziali, se non inferiori».

Uso in ambito civile per stalking o violenza domestica: solo due volte
A gestire le cavigliere è l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa che fa capo alla Divisione della giustizia. «Ne abbiamo 25 in dotazione e li utilizziamo principalmente nella fase di esecuzione della pena» evidenzia Andreotti. Invece di farla scontare in una struttura carceraria, il giudice dei provvedimenti coercitivi ha la possibilità di optare per questo sistema. La persona è controllata e ha un piano giornaliero da rispettare, che stabilisce quando deve trovarsi a casa e quando può recarsi al lavoro. Il braccialetto è concesso a determinate condizioni, tra le quali quella che la persona non deve presentare una pericolosità accresciuta, e ha una funzione riabilitativa, in quanto permette di seguire un percorso di espiazione della pena senza l’allontanamento dalla società. Di recente è stato ad esempio concesso a una signora con due bambini a casa, la quale ha potuto garantire il suo ruolo genitoriale». I braccialetti elettronici, aggiunge la direttrice della Divisione, «vengono impiegati anche dai procuratori pubblici quali misure sostitutive dell’arresto, e durante i congedi dei detenuti». Benché in modo molto limitato, «come nel resto della Svizzera – precisa –, da tre anni a questa parte sono usati anche nell’ambito civile, quando il pretore, su richiesta della vittima di violenza domestica o stalking, può ordinarne l’applicazione agli autori che devono rispettare il divieto di accedere a una determinata area». In Ticino, rileva Andreotti, è stato usato in questo contesto solo in due occasioni.

Attualmente l’unica sorveglianza elettronica possibile è quella passiva, ovvero con la registrazione dei movimenti e una loro verifica a posteriori. Da più fronti, però – quali i granconsiglieri Sabrina Aldi (Lega) e Fiorenzo Dadò (Centro) con una mozione, la Commissione parlamentare giustizia e diritti, i collettivi e coordinamenti femministi – si chiede l’introduzione della sorveglianza attiva per i casi di violenza domestica, dotando anche le vittime che ne fanno richiesta di un dispositivo che avvisi in caso di pericolo e di un pulsante per allertare la polizia, e questo sul modello impiegato in Spagna, dove il tasso di femminicidi è tra i più bassi in Europa. E proprio in Spagna, a gennaio 2023, Andreotti si è recata con una delegazione della Cddgp per comprendere meglio il sistema d’intervento messo in atto nel Paese. Come si legge nel messaggio del Consiglio di Stato del 22 novembre 2023 relativo alla citata mozione Dadò-Aldi, per il governo il sistema spagnolo “appare attualmente difficilmente trasponibile nel suo insieme alla realtà svizzera come pure a quella ticinese”.

‘Problema di conformazione del territorio’
La strategia spagnola di sorveglianza elettronica, volta a combattere la violenza di genere – spiega il messaggio – “è sfociata nel ‘Patto nazionale contro la violenza di genere’ del 2017. Esso comprende una specifica legislazione di diritto penale e civile gestita da tribunali specializzati in ambito di violenza domestica. La realizzazione di tale strategia è costata un miliardo di euro sull’arco dei primi 5 anni di progettazione e implementazione, comportando al contempo l’assunzione di un considerevole numero di collaboratori specializzati”.
Commenta Andreotti: «Un sistema del genere non si crea dall’oggi al domani. E deve trovare una condivisione anche tra i cantoni». Inoltre, tiene a precisare la capadivisione della Giustizia, «si tratterebbe di un mezzo in più, ma che non garantirebbe la completa protezione della vittima. In Ticino abbiamo tra l’altro un problema di conformazione del territorio, in quanto c’è il rischio che autore e vittima risiedano a pochi chilometri di distanza, rendendo vano un intervento tempestivo, oltre al fatto di illudere la persona vittima di violenza sull’efficacia della protezione».
L’intenzione del Dipartimento istituzioni è però di andare avanti nelle riflessioni sul tema, assicura Andreotti, considerando anche il bilancio dell’esperienza in corso nel Canton Zurigo.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 febbraio 2025 de La Regione

 
 
 
Aggregazione nel Locarnese. “Eppur si muove”

Aggregazione nel Locarnese. “Eppur si muove”

Norman Gobbi sulla disponibilità di 6 Comuni di aderire a un pre-studio

Norman Gobbi era diventato Consigliere di Stato da pochi mesi, quando il progetto della Grande Locarno venne bocciato in votazione popolare. Era il mese di settembre del 2011 e 5 Comuni su 7 dissero no a quel progetto aggregativo. “Mi ricordo bene quel giorno. Da soli 5 mesi avevo assunto la responsabilità del Dipartimento delle istituzioni. Da allora il discorso aggregativo non è mai stato abbandonato nel Locarnese, ma passi avanti ne sono stati fatti pochissimi. Oggi vediamo qualche spiraglio – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – dopo che 6 Municipi hanno deciso di aderire alla proposta di partecipare a un pre-studio sulle aggregazioni comunali nella regione. Eppur si muove, sarei tentato di sintetizzare”.

Si tratta dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra. “Quasi gli stessi che andarono a votare 14 anni fa, osserva Norman Gobbi. Ovviamente senza Muralto, però con l’aggiunta, importante, di Losone. Manca a questo giro anche Mergoscia”. Riavvolgiamo la bobina: “Il Cantone aveva proposto l’anno scorso ai Comuni del Locarnese di partecipare a un pre-studio, allo scopo di approfondire le potenzialità per nuove unioni istituzionali, sia nella zona urbana sia in quella del Piano di Magadino. Durante questa fase preliminare abbiamo preso atto con soddisfazione della volontà dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra di proseguire le discussioni. Nel contempo, è stata accolta la decisione dei Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Cadenazzo e Lavertezzo di non aderire al pre-studio per approfondire lo scenario «Piano». Rispettiamo entrambe le scelte, riconoscendo l’autonomia di ciascun Municipio nella gestione delle proprie dinamiche amministrative e politiche. Insomma: da parte del Cantone non c’è alcuna volontà di imporre qualcosa. L’ho sempre detto: se aggregazione ci deve essere, questa deve essere promossa dal basso, non imposta dall’alto”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Ora quali passi farete? “Dico subito che siamo ancora alle fasi iniziali, anche perché fra i Municipi che hanno aderito alla proposta di un pre-studio, è emersa la richiesta di ottenere alcune precisazioni e garanzie. A tale scopo, abbiamo programmato alcuni momenti di confronto nel corso del mese di febbraio. Questi incontri consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni in modo che siano soddisfatte le esigenze espresse dai Comuni coinvolti. Piccoli passi, ma concreti che ci permetteranno di definire assieme un quadro entro il quale muoverci e realizzare questo pre-studio sull’aggregazione nel Locanese. La sfida che hanno colto è quella di non perdere di peso politico nel prossimo futuro”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 febbraio 2025 de Il Mattino della domenica

 

‘Il bicchiere è pieno’ ma rimane sul tavolo

‘Il bicchiere è pieno’ ma rimane sul tavolo

Con il capo della Sel Marzio Della Santa un giro attorno agli ultimi sviluppi nel Locarnese. ‘Muralto? Poteva smentire il suo disinteresse ma non l’ha fatto’

Dunque uno scenario urbano che sembra poter aver le gambe per camminare, mentre la situazione sul Piano – nel senso di grande intesa – appare bloccata perché considerata troppo estesa e ancora molto condizionata dall’impossibilità di fare un discorso che integri anche le Gerre di Sotto (territorio di Locarno). Come si è visto, per il Dipartimento istituzioni e la sua Sezione degli enti locali il percorso aggregativo locarnese giunge sostanzialmente a un bivio: da una parte Locarno, Losone, Minusio, Brione s/Minusio e Orselina che si dicono disposti ad affrontare un pre-studio; dall’altra Cugnasco-Gerra, Gordola, Tenero-Contra (con Mergoscia) e Lavertezzo che preferiscono soprassedere e concentrarsi su progetti più piccoli e, soprattutto, graditi. In particolare Gordola guarda a Lavertezzo (e viceversa), mentre Tenero-Contra si sente più vicina a Minusio (che ricambia, pur mantenendo contemporaneamente il piede anche nella scarpa urbana).

Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali, qualche considerazione dal vostro osservatorio?
Una prima osservazione riguarda il progetto “Urbano” e le sue tempistiche. Alcuni Comuni temono che questo pre-studio sia troppo impegnativo per le loro amministrazioni, specialmente nei tempi da noi fissati. E chiedono sostanzialmente di poterlo dilazionare su un periodo più lungo. Fra le altre richieste c’è chi vorrebbe che altri Comuni possano venire coinvolti, anche se ancora bisogna capire quali.

Tenero-Contra (con Mergoscia) e Minusio?
L’auspicio espresso da Tenero-Contra è quello. Nell’ambito delle serate già previste cercheremo di capire cosa ciò può significare, non tanto in termini di opportunità – perché sono chiaramente legittimati a chiedere una prospettiva più contenuta in termini territoriali – quanto di modalità. Per noi è infatti più complicato seguire due iniziative in parallelo, date dal fatto che Minusio lavora da una parte con Tenero-Contra e Mergoscia, e dall’altra nello scenario “Urbano”.

Fra i Comuni che risultano avulsi da ogni discorso aggregativo abbiamo Verzasca (che però è più o meno fresca di aggregazione), ma soprattutto due centri di pedigree come Muralto e Ascona. La loro posizione?
Muralto e Verzasca sono stati contattati a questo giro ma hanno ritenuto non fosse il momento propizio per partecipare ad alcunché. Quanto ad Ascona, non l’abbiamo nemmeno presa in considerazione perché ha sempre chiaramente dichiarato di essere disinteressata a un’aggregazione lato Locarno. Si potrebbe obiettare che anche Muralto si è sempre espresso in questo senso. La differenza è che sarebbe un’enclave nel nuovo Comune. Su queste basi abbiamo quindi ritenuto giusto dare a Muralto la possibilità di confermare o meno il suo disinteresse verso lo scenario urbano. L’ha confermato.

Con 6 Comuni che aderiscono a un pre-studio e 5 che non lo fanno, il suo bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?
Pieno, non solo mezzo pieno. Vige sempre il principio di autonomia, ma anche di responsabilità comunale. Avviare una riflessione nel Locarnese era, dal punto di vista cantonale, importante anche a seguito della temuta perdita di velocità della regione rispetto agli altri poli urbani del cantone. Penso al Luganese con Lugano, al Mendrisiotto con Mendrisio e al Bellinzonese con Bellinzona. Sono tutte realtà che, grazie alle aggregazioni, hanno visto aumentare il loro peso specifico e beneficiare di una spinta allo sviluppo della qualità di vita residenziale, che col frazionamento prima non c’era. Tuttavia…

Dica.
Se parlo di “bicchiere pieno” non significa che possa iniziare a berlo: in questo momento siamo estremamente positivi, ma nel contempo rimaniamo cauti. Sarà il tempo a stabilire se grazie a questo esercizio di analisi delle opportunità chi è chiamato a governare questi Comuni riterrà opportuno avviare un vero e proprio processo aggregativo. Ci vorranno almeno due anni, se teniamo conto delle loro stesse richieste, cui ho accennato, di beneficiare di più tempo.

Come vede Locarno allo stato attuale?
Devo dire che la vedo umile, positiva e anche responsabile, perché al di là del legittimo orgoglio per ciò che già è e fa, riconosce l’importanza di un Locarnese forte e aggregato come unica via per la crescita della regione. Aggiungo che la vedo anche molto rispettosa delle specificità dei Comuni che parteciperanno al pre-studio. Mi vengono ad esempio in mente quelli con cui condivide la collina, con le loro richieste e peculiarità. La Città è la Città, e al di là dei pregi e dei difetti ha comunque un valore che le va riconosciuto. Ma chi la governa è consapevole che per mantenere un ruolo che appare oggi un po’ in perdita di velocità deve rafforzarsi nell’ambito di un discorso comprensoriale. Sto parlando del peso specifico necessario per portare avanti quei dossier di competenza cantonale che da tempo faticano ad avanzare, ma anche per promuovere quei progetti di valenza regionale o cantonale che oggi necessitano del consenso di tutti i Comuni coinvolti, con tutte le difficoltà che ciò comporta, come lo stesso Locarnese ci ha già dimostrato.

Rimane viva e significativa la “questione Gerre di Sotto”. Il Piano come entità territoriale le sente affini e le reclama, ma la Città proprietaria non ci sente. Eppure le stesse Gerre hanno in passato espresso chiaramente alle urne la loro preferenza per il Piano, ricambiando dunque il sentimento che aleggia sul loro territorio di riferimento. La posizione del Cantone a questo proposito?
Noi come Dipartimento, e lo dico sempre, non abbiamo un approccio impositivo, dall’alto verso il basso. Il nostro è piuttosto un ruolo di promozione e di stimolo. Quando i Comuni del Piano hanno sollevato la questione delle Gerre di Sotto, noi abbiamo chiamato Locarno chiedendo se quella parte del loro comprensorio potesse essere oggetto di riflessione e di discussione per lo scenario del Piano. Locarno, in quanto proprietario, ci ha risposto che in questo momento assolutamente non lo è perché contribuisce a darle valore e stabilità. La reazione di Locarno è poi stata comunicata ai Comuni. Questa è l’unica risposta possibile alla sua domanda.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 febbraio 2025 de La Regione

Aggregazioni nel Locarnese – I prossimi passi

Aggregazioni nel Locarnese – I prossimi passi

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni incontrerà prossimamente i rappresentanti dei Comuni del Locarnese che hanno dato luce verde a partecipare a un pre-studio sulle aggregazioni comunali nella regione. I Municipi che hanno aderito alla proposta sono Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra. Sono previsti nel corso del mese di febbraio un paio di incontri che consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni.

Nelle scorse settimane, il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto delle risposte ricevute dai Municipi del Locarnese sul tema delle possibili nuove aggregazioni comunali nel comprensorio. Come noto, il Cantone aveva proposto ai Comuni di partecipare a un pre-studio, allo scopo di approfondire le potenzialità per nuove unioni istituzionali, sia nella zona urbana sia in quella del Piano di Magadino.  
Durante questa fase preliminare, il Dipartimento ha preso atto con soddisfazione della volontà dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra di proseguire le discussioni. Nel contempo, è stata accolta la decisione dei Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Cadenazzo e Lavertezzo di non aderire al pre-studio per approfondire lo scenario «Piano». Il Cantone rispetta entrambe le scelte, riconoscendo l’autonomia di ciascun Municipio nella gestione delle proprie dinamiche amministrative e politiche.  
Il Dipartimento precisa che, fra i Municipi che hanno aderito alla proposta di un pre-studio, è tuttavia emersa la richiesta di ottenere alcune precisazioni e garanzie. A tale scopo, il Dipartimento delle istituzioni ha così programmato alcuni momenti di confronto nel corso del mese di febbraio. Questi incontri consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni in modo che siano soddisfatte le esigenze espresse dai Comuni coinvolti.  
Il Dipartimento delle istituzioni esprime il proprio apprezzamento per la disponibilità e l’impegno dimostrato dai Municipi del Locarnese in questo esercizio di confronto democratico, e rimane orientato favorevolmente verso qualunque futura iniziativa di aggregazione che dovesse emergere spontaneamente dai Comuni.
È bene ricordare che il Cantone – nel rispetto dell’autonomia comunale e senza in alcun modo imporre scelte dall’alto – intende ad ogni modo continuare a stimolare il dibattito su questo tema. L’obiettivo di fondo è di favorire una riflessione costruttiva, che possa servire come spunto per orientare la futura gestione delle politiche locali verso soluzioni sempre più efficienti e sostenibili.    

Aste pubbliche della settimana

Aste pubbliche della settimana

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Divisione della giustizia, informa che nel 2025 sarà adottata una nuova modalità di comunicazione riguardante le aste pubbliche organizzate dall’Ufficio di esecuzione e dall’Ufficio dei fallimenti.
A partire da gennaio, un avviso con l’elenco delle aste previste per la settimana successiva verrà trasmesso agli organi di stampa ogni venerdì pomeriggio.
Questa iniziativa, che si affianca ai canali tradizionali – come la pubblicazione sul Foglio ufficiale e sulla pagina web dell’Amministrazione cantonale – mira a raggiungere un pubblico più ampio di potenziali interessati in modo capillare ed efficace. 
Nel documento allegato è possibile consultare l’elenco degli oggetti che saranno messi all’asta nella settimana dal 6 al 10 gennaio 2025.
Per ulteriori dettagli, si invita a visitare la pagina web dedicata

IMPORTANTE: si ricorda che, conformemente alla legislazione vigente, le aste possono essere annullate anche all’ultimo momento.

Il 2024 della giustizia ticinese

Il 2024 della giustizia ticinese

Intervista all’interno dell’edizione di venerdì 20 dicembre 2024 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2449198

 

Gobbi sul caos giudici: “Le Istituzioni prima dell’ego”
Intervista a tutto campo al consigliere di Stato, al termine di un anno difficile, anche dal punto di vista personale: “Sono stato due volte vittima”

“Ho chiesto (ai magistrati, ndr) calma, rispetto, che è anche la parola scelta da Treccani per il 2024, e soprattutto di mettere al centro le istituzioni e non il proprio ego”. La Giustizia ticinese, uscita fortemente ammaccata dal caos al Tribunale penale cantonale, deve riconquistare la fiducia dei cittadini, ma anche rifarsi un’immagine. E allora, come spiega al Quotidiano il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi, bisognerà “lavorare soprattutto dal punto di vista della comunicazione”.
Nell’intervista alla RSI il consigliere di Stato torna sulla destituzione di due giudici del TPC da parte del Consiglio della Magistratura. Quanto sarà dura riconquistare la fiducia dei cittadini? “L’immagine della Giustizia, sicuramente, ne è danneggiata tutta, anche se parliamo solamente di cinque giudici su un centinaio di magistrati eletti e nominati dal Gran Consiglio. È una minima parte, ma sicuramente la loro visibilità e il loro ruolo istituzionale ha intaccato l’immagine e per ricostruire o riallacciare questo rapporto di fiducia necessaria tra la magistratura e la popolazione si dovrà lavorare”.

Cosa prova nel vedere dei magistrati che litigano senza sembrare consapevoli del loro ruolo istituzionale?
“Mi sono chiesto se questa situazione si fosse presentata all’interno del collegio del Consiglio di Stato. Qualcuno avrebbe chiamato l’attenzione a tenere il pallone basso, ad abbassare i toni e cercare altre soluzioni che non fosse una denuncia penale, tra colleghi, giudici penali”.

Nel 2020 la vicenda dei cinque procuratori pubblici bocciati dal CdM, poi i problemi logistici e adesso il caos al TPC. Per la magistratura ticinese sembra davvero non esserci pace. C’è in tutto questo anche una responsabilità della politica?
“Da un lato c’è la nostra dimensione territoriale. Non abbiamo la possibilità di andare a pescare fuori cantone dei magistrati, come fanno in Svizzera tedesca o in Romandia. Per la politica e il Parlamento dovrebbe essere tema di riflessione l’accesso a questa funzione pubblica rilevante e il modo in cui i magistrati vengono nominati. Spesso dei potenziali bravi candidati rinunciano perché pensano che quel ruolo sia già riservato a un determinato colore o a una determinata persona”.

Un altro momento importante e complicato la votazione sull’acquisto dello stabile EFG. Quanto hanno influito sul voto del 9 giugno i conflitti nati all’interno del tribunale?
“Secondo me, molto meno rispetto a quello che è l’atteggiamento prudente della popolazione ticinese. Il popolo è molto attento quando non vede la necessità. La necessità di trovare una soluzione logistica è invece reale. Non ci sarà una sola Casa della Giustizia, ma ci saranno più Case proprio nell’ottica, speriamo, di poter ottimizzare l’investimento”.

Questa soluzione costerà di più o di meno?
“A parer mio, potenzialmente costerà qualcosina in più. Farà magari contente più strutture. Una sola Casa sarebbe stata magari ideale dal punto di vista funzionale. Saranno magari immobili più anonimi, ma comunque funzionali”.

Parliamo del progetto Polizia ticinese, che ha già sollevato dei dubbi da parte di chi lo ha definito ‘centralizzato e dirigista’. Una critica che però lei respinge.
“Soprattutto perché il gruppo di lavoro è paritetico. Vi è una metà in rappresentanza del Cantone e una metà di Comuni. È poco corretto parlare di un progetto ‘centralizzante e cantonalizzante’. D’altra parte sarà importante suddividere bene i compiti per chiarire le competenze. Ma soprattutto migliorare il servizio alla cittadinanza che deve essere posta al centro quando si parla di sicurezza”.

Per Norman Gobbi è stato un anno difficile anche sul fronte personale. Mi riferisco al caso dell’incidente stradale occorsole in Leventina. Come ha vissuto i mesi dell’inchiesta penale?
“Qualcuno ha detto che la verità non ha paura delle domande. Alle domande non potevo rispondere pubblicamente, se non a quelle del procuratore generale quando mi ha interrogato. L’inchiesta penale ha permesso anche e soprattutto di chiarire il fatto che il sottoscritto non ha influenzato nulla in questa vicenda. Semmai sono stato due volte vittima. Vittima di un incidente che non ho causato io, come riconosciuto dalle assicurazioni, e vittima poi dell’attacco politico anche per il mio doppio ruolo. Quello di consigliere di Stato, ma anche di coordinatore pro tempore della Lega. Questa situazione l’ho vissuta personalmente in maniera molto pesante. Non solo io, ma anche chi mi è vicino”.

Quanto ha dovuto subire, non è anche motivo di riflessione sui toni che il suo movimento usa ogni domenica nei confronti degli altri?
“Diciamo che negli ultimi anni non mi sembra che il Mattino abbia fatto degli attacchi gratuiti su cose non vere. I toni lo sappiamo sono quelli, è nato così e continuerà così fintanto che Lorenzo Quadri è il redattore responsabile. Anche qui penso che si debba parlare di rispetto. L’importante è rispettare le persone soprattutto nell’ambito, mi permetto di dirlo, della sfera privata. Se si può essere attaccati per quello che si fa, per il ruolo istituzionale, si è pronti anche alla critica e anche alla menzogna. Per questioni privati lo si è molto meno, perché si danneggia quello che c’è dietro la corazza”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-sul-caos-giudici-%E2%80%9CLe-Istituzioni-prima-dell%E2%80%99ego%E2%80%9D–2448967.html

Natale con i tuoi, in sicurezza con noi

Natale con i tuoi, in sicurezza con noi

Le settimane dell’avvento, l’avvicinarsi delle festività natalizie e le giornate corte. Un connubio che purtroppo non è solo segnale di clima festivo e di regali, ma pure di un accresciuto rischio di furti, sia nei veicoli che con destrezza durante gli acquisti. Per questo motivo la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio federale della dogana e  della sicurezza dei confini (UDSC), promuove anche quest’anno, dal 1 al 24 dicembre, l’operazione PREVENA. Da oltre 17 anni l’iniziativa di prevenzione ha quale obiettivo di aumentare la  sicurezza della popolazione in questo particolare momento dell’anno, grazie alla presenza accresciuta e capillare di forze dell’ordine su tutto il territorio, nei luoghi di grande affluenza e in ambito di controlli della circolazione stradale. Le festività sono alle porte e la tradizionale corsa ai regali è già iniziata. Un periodo sinonimo di mercatini natalizi e di aperture prolungate dei negozi, dove i malviventi approfittano di questo momento dell’anno e dell’afflusso in massa di persone per commettere borseggi e furti in genere.
Per non incorrere in brutte sorprese, la polizia vi invita nuovamente a mantenere alta l’attenzione, poiché i malviventi possono approfittare dell’affollamento e di momenti a loro propizi per eseguire dei furti in genere.
Al fine di prevenire spiacevoli sorprese durante gli acquisti, i festeggiamenti o il ritorno a casa, si ricordano alcuni consigli principali:

Automobili:
– Parcheggiate in luoghi sicuri e illuminati, preferendo parcheggi sorvegliati soprattutto di notte.
– Non lasciate mai le chiavi all’interno del veicolo, nemmeno quanto è nel vostro garage.
– Assicuratevi che tutte le portiere e il baule siano chiusi a chiave
– Chiudete sempre finestrini e tettucci apribili.

Rimuovete oggetti di valore e documenti dall’auto prima di allontanarvi.
– Prima di lasciare l’automobile, controllate che sia effettivamente chiusa.

Borse, portamonete e portafogli:
– Non lasciate borse, borsette, portamonete e portafogli incustoditi.
– Portate le borse a tracolla sul davanti e tenetele sempre ben chiuse soprattutto in luoghi affollati.
– Evitate di aprire borse e portafogli davanti a sconosciuti, mostrando oggetti di valore. Evitate di portare somme consistenti di denaro contante e prediligendo l’utilizzo di carte di credito.
– Riponete portamonete e portafogli nelle tasche intere della giacca o all’interno della borsa.