I futuri giudici di pace

I futuri giudici di pace

Formazione, i dubbi del Consiglio della magistratura. Il Dipartimento commissiona una perizia esterna Giudicature, congelato il progetto di riorganizzazione. La parola ai costituzionalisti.

È in stand-by il progetto di messaggio governativo sulla riorganizzazione delle giudicature di pace, uno dei capitoli della riforma ‘Giustizia 2018’. La sua messa a punto è stata sospesa. Motivo? Con l’ok del governo, il Dipartimento istituzioni si è rivolto di recente ai professori Pascal Mahon e François Bohnet dell’Università di Neuchâtel: ai due esperti di diritto costituzionale ha chiesto un parere giuridico su alcuni aspetti che il Consiglio della magistratura, esaminata la proposta di nuova organizzazione, considera problematici, anche in prospettiva, come quello della formazione. Aspetti che toccano la figura del giudice di pace. Che in Ticino esiste da oltre duecento anni. Si tratta di un giudice ‘laico’, che non necessariamente deve avere una formazione giuridica e che si pronuncia, cercando di conciliare, sulle controversie patrimoniali sino a un valore di 5mila franchi. Viene eletto dai cittadini (oggi nel nostro cantone i giudici di pace sono gli unici magistrati di nomina popolare). Alla luce dei dubbi manifestati dall’autorità che vigila sul funzionamento della giustizia e prima di sottoporre al voto del Gran Consiglio il futuro assetto delle giudicature di pace, appare quindi più che opportuna la decisione del Consiglio di Stato di sollecitare una perizia esterna. Dopo aver osservato, all’indirizzo della Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni, che il progetto di messaggio “non si china sulla problematica della costituzionalità della figura del giudice di pace”, il Consiglio della magistratura (Cdm) cita una sentenza del 15 novembre 2007 del Tribunale federale. Quest’ultimo “ha rilevato che non sussiste alcun diritto costituzionale a un giudice con formazione giuridica”: Mon Repos “ha però anche rilevato l’esistenza di una connessione tra la formazione del magistrato e l’indipendenza di cui esso deve disporre per essere in grado di esercitare convenientemente la sua funzione”.

Il magistrato ‘ombra’
Al riguardo, scrive il Cdm, l’alta Corte federale ha fatto presente che “un equo processo garantisce il diritto di essere sentito delle parti solo quando il giudice è in grado di comprendere le peculiarità della fattispecie, di farsi una propria opinione in merito e di applicarvi in modo corretto il diritto. In particolare, il giudice deve essere in grado di confrontarsi convenientemente con le richieste e gli argomenti delle parti. Quando un giudice inesperto deve esercitare la propria funzione senza l’aiuto di un professionista indipendente, sorge il rischio che gli vengano a mancare le qualità necessarie per decidere in modo adeguato e di conseguenza anche che gli venga a mancare la necessaria indipendenza”. C’è di più. Il numero delle cause dove davanti al giudice di pace una o entrambe le parti si fanno assistere da un avvocato (cosa ammessa dal 2011 con l’entrata in vigore della procedura civile federale ) è in crescita, afferma il Cdm, con “l’evidente rischio di mettere in difficoltà il magistrato”. È quindi “prospettabile” un aumento delle “situazioni problematiche”. Il giudice di pace ticinese, si rammenta ancora, “è giudice unico, senza collaboratori, ma anche senza collaboratori con formazione giuridica: in tal senso si rileva che la figura di un ‘giudice ombra’ al quale il giudice di pace laico possa rivolgersi è assai discutibile, se non inammissibile, perché stride con il principio dell’indipendenza, a maggior ragione se il cittadino ne è tenuto all’oscuro”. I ‘giudici ombra’, avverte il Cdm, “rischiano infatti di influenzare e condizionare in modo determinante, se non esclusivo, il decorso procedurale e l’esito sostanziale della vertenza”. «Quanto solleviamo – dice il presidente del Consiglio della magistratura, il giudice del Tribunale d’appello Werner Walser, da noi interpellato – tiene conto anche del prospettato accorpamento di alcune giudicature, che in certi casi potrebbe comportare per il giudice di pace un incremento delle pratiche e trasformare un’attività ora accessoria in una a tempo pieno». Sostiene la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti: «Occorre assolutamente fare chiarezza sul futuro della figura del giudice di pace. Attendiamo l’esito della perizia nel corso dell’estate».

Procedura civile e casi pratici, la Divisione giustizia propone un corso
Un corso incentrato sulla procedura civile, in particolare su temi del Codice legati all’attività del giudice di pace, con casi pratici “dedotti dalla giurisprudenza e dalla pratica”. Temi come il tentativo di conciliazione, la procedura semplificata, quella sommaria, i mezzi di impugnazione… Un corso “esteso” su due cicli: il primo, già iniziato, tra il 20 aprile e il 15 giugno; il secondo tra il 21 settembre e il 9 novembre. Tredici lezioni. Sede: l’aula del Gran Consiglio. Docente: Francesco Trezzini, pretore di Lugano, coadiuvato da due assistenti. A proporre il corso è il Dipartimento istituzioni. Lo ha proposto a tutti i giudici di pace e ai giudici di pace supplenti, con una lettera inviata loro agli inizi dello scorso mese. È un’iniziativa, scrive nella missiva la Divisione giustizia, finalizzata al “rafforzamento della formazione”, obiettivo “cardine della riorganizzazione del settore a beneficio dell’attività giudicante, che ha trovato ampio accoglimento da parte dell’Associazione ticinese dei giudici di pace”. Un’iniziativa dunque “in linea con quella che, nelle intenzioni del Consiglio di Stato, sarà l’offerta formativa futura ai magistrati popolari”. Il primo ciclo è già cominciato e la partecipazione, indica la responsabile della Divisione Frida Andreotti, «è davvero buona». Prendendo posizione sul progetto governativo di riorganizzazione delle giudicature di pace, il Consiglio della magistratura sostiene che la normativa proposta “non prevede l’obbligatorietà della formazione dei giudici di pace (di base e continua, con le necessarie verifiche)”. Secondo il Cdm, “non basta affermare che la formazione deve essere ‘di natura obbligatoria’: lo svolgimento della stessa deve essere prevista nella legge, per quella di base, come condizione per l’esercizio della funzione, da soddisfare al più tardi entro un termine dall’entrata in carica, e per quella continua, come condizione per poter continuare a esercitare”. Le modifiche legislative “non considerano a sufficienza”, alla luce anche della giurisprudenza del Tf , “questa problematica, ciò che fragilizza e rende vulnerabile l’impostazione proposta”. Nel frattempo il Dipartimento ha organizzato un corso. Per rafforzare comunque la formazione.

“Via libera” per una maggiore sicurezza e mobilità

“Via libera” per una maggiore sicurezza e mobilità

Una nuova misura a favore della popolazione

Negli ultimi anni il volume di traffico sull’autostrada A2 è aumentato, provocando spesso forti disagi alla mobilità negli orari di punta e in particolare sulla tratta a sud di Rivera. Una delle cause è da ricondurre all’aumento del traffico pendolare dei frontalieri, che incide pesantemente sugli spostamenti dei cittadini del Sottoceneri e del Mendrisiotto.
Il quadro generale è impegnativo e vanno trovate le giuste misure che per cercare di ridurre i disagi, anche perché il traffico è destinato a crescere ulteriormente e i lavori di ammodernamento dell’asse autostradale realizzato negli anni 60-70 sono previsti nel lungo periodo.
I servizi del mio Dipartimento, dopo aver monitorato la situazione, hanno studiato delle soluzioni per cercare di rendere il traffico più sicuro e scorrevole alla mattina verso nord e alla sera verso sud. In gioco ci sono molti fattori e per questo abbiamo deciso di impegnarci su più livelli. Non sarà semplice ridurre i disagi odierni, ma si tratta di un progetto strategico che potrebbe favorire la quotidianità di molti cittadini con l’armonizzazione di diverse misure, che vanno dalla rapidità di intervento degli attori al fronte al comportamento corretto dell’utente della strada.
Uno sforzo congiunto della Polizia cantonale con i vari partner, tra cui l’Ufficio federale delle strade (USTRA), che credendo nel progetto si è accollato tutti i costi.

Le pattuglie di polizia “dedicate” a favore della mobilità
L’obiettivo di “Via libera” è di ridurre i tempi di paralisi del traffico con un nuovo dispositivo che prevede pattuglie della Polizia cantonale attive sull’A2, in particolare sulla tratta tra Mendrisio e il Dosso di Taverne nelle ore di punta, in modo da reagire rapidamente in caso di incidenti o di panne. Una prima assoluta a livello nazionale che, se i risultati lo giustificheranno, verrà proposta su altre tratte.
Sono in media 150 gli incidenti annui che provocano il collasso del traffico. E’ quindi previsto che le pattuglie di polizia svolgano pure un’azione preventiva e repressiva, che permetterà di sanzionare tutti i comportamenti scorretti al volante con lo scopo di trarre vantaggio personale. Penso in particolare allo zigzagare delle moto tra le auto e all’utilizzo scorretto delle corsie d’emergenza. Purtroppo nel caso di incidenti gravi, sarà la necessità dei rilievi relativi alla dinamica a determinare i tempi per la riapertura della tratta.

La sensibilizzazione dei conducenti
Per conseguire risultati attesi, occorre però che, oltre agli specialisti al fronte, anche i conducenti  facciano la loro parte. Troppo spesso è infatti l’utente della strada a ridurre la viabilità con dei comportamenti inopportuni che a volte sfociano pure in incidenti stradali. Il mio Dipartimento si è fatto promotore ormai da anni di campagne di sensibilizzazione nell’ambito del programma di prevenzione “Strade sicure” per diminuire le distrazioni e migliorare la concentrazione al volante. Una maggiore attenzione, oltre a rendere la guida più sicura, agevola il traffico rendendolo più uniforme e scorrevole con un minore rischio di incidenti. Anche per questo motivo insisto nel proporre ad intervalli regolari delle campagne, in modo da ottenere il coinvolgimento delle persone.

Il mio Dipartimento con queste misure cerca di promuovere delle soluzioni concrete nell’interesse dei cittadini ticinesi. Evidenzio che progetti simili adottati in altre nazioni hanno ottenuto dei buoni risultati. Il nostro contesto è particolarmente difficile e per questo mi impegnerò a fondo con tutti i partner perché riconosco l’importanza della sicurezza e della mobilità. Conto però sulla vostra collaborazione, anche in previsione dell’aumento di traffico di transito per le vacanze estive. Come ho più volte detto, la sicurezza dei cittadini passa anche dalle nostre strade.

 

Il rischio era troppo elevato

Il rischio era troppo elevato

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 12 maggio 2018 de La Regione

Due agenti, supportati dalla psicologa di polizia. È il nucleo operativo del ‘Gruppo gestione persone minacciose e pericolose’, servizio della Polcantonale che, ricevuta mercoledì pomeriggio la segnalazione della direzione dell’istituto scolastico, ha in meno di ventiquattro ore approfondito le informazioni e deciso di intervenire, e quindi di arrestare la mattina seguente il 19enne. Questo «dopo essere giunti alla conclusione che il rischio era troppo elevato», ha spiegato la psicologa di polizia Marina Lang Bindella in un incontro con la stampa indetto ieri pomeriggio dal Dipartimento istituzioni per illustrare l’attività del Gruppo, senza ovviamente entrare nel merito dell’inchiesta penale. Un Gruppo, di specialisti, entrato in funzione il 1° marzo dello scorso anno «per volontà del sottoscritto e del comandante Matteo Cocchi alla luce della crescente necessità di individuare un ente che fungesse – ha indicato Norman Gobbi – da punto di riferimento per le istituzioni e per i cittadini che notano comportamenti strani, anomali». Un ente «per prevenire situazioni che, se non riconosciute per tempo come gravi, possono avere effetti devastanti sulla vita altrui», ha rilevato il capo del Dipartimento istituzioni. E quello finito di recente sotto la lente dall’apposito servizio della Cantonale «è il caso più grave di cui ci siamo finora occupati», ha sottolineato il capitano Alberto Marietta, l’ufficiale responsabile del ‘Gruppo gestione persone minacciose e pericolose’, con sede a Giubiasco. Il servizio, ha evidenziato Gobbi, «ha così messo in atto tutte le misure necessarie» per scongiurare l’eventuale passaggio dalle intenzioni all’atto. Cioè alla strage. Ma come lavora il servizio? «Ricevuta la segnalazione, si tratta di riconoscere la potenziale escalation di un rischio, di valutarlo e di disinnescarlo», ha sostenuto Marietta. Spesso il rischio viene disinnescato «attraverso un colloquio ‘preventivo’» con il soggetto attenzionato. «Partiamo sempre – gli ha fatto eco Lang Bindella – da segnalazioni provenienti da settori dell’Amministrazione o da cittadini. Segnalazioni di comportamenti inadeguati. Si analizza allora il rischio, il che significa fra l’altro tracciare un profilo della personalità del soggetto, verificare se ha o no precedenti penali, se e come è inserito nella rete sociale». E capire «se vi sono elementi che possono diventare allarmanti», tali da prefigurare «un passaggio all’atto». Tali da renderlo altamente probabile. E da rendere l’intervento, ossia l’arresto del soggetto, inderogabile. Insomma, per dirla ancora con la psicologa di polizia, il ‘Gruppo gestione persone minacciose e pericolose’ «fa un lavoro preventivo e anticipatorio». Tornando alla vicenda di questi giorni, Gobbi ha posto l’accento anche sul prezioso ruolo avuto dalla scuola: allievi, direzione, docenti. «Voglio esprimere – ha dichiarato il consigliere di Stato – la mia riconoscenza a tutte quelle persone che, segnalando alla polizia quella situazione, hanno mostrato un elevato senso civico e un alto coraggio civile. E quando parlo di cittadini-sentinelle intendo proprio questo».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 12 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Analisi «Il rischio era elevato, dovevamo agire senza indugi»
Il lavoro degli specialisti attivi in seno alla polizia cantonale

«Il rischio era elevato e abbiamo deciso di intervenire subito». La psicologa Marina Lang Bindella, consulente del Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose della polizia cantonale, non ha dubbi: se non si fosse agito nel giro di poche ore lo studente della Commercio di Bellinzona avrebbe potuto mettere in atto il suo folle piano. «La segnalazione da parte della direzione dell’istituto scolastico ci è giunta mercoledì pomeriggio e, dopo un lavoro di approfondita analisi condotto senza sosta giorno e notte, giovedì mattina abbiamo deciso di intervenire» le fa eco il capitano Alberto Marietta, ufficiale della polizia cantonale responsabile del Gruppo che, insieme alla collega psicologa e al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, ha incontrato ieri la stampa non tanto per fare il punto sull’inchiesta che prosegue nel più stretto riserbo, ma per spiegare come lavora appunto il Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose. L’unità costituita il 1. marzo del 2017 sull’esempio positivo di quanto fatto Oltralpe nelle città di Zurigo e Soletta, ha rammentato Gobbi, si prefigge di fungere da punto di riferimento per il mondo delle istituzione e per i cittadini che dovessero trovarsi confrontati con comportamenti violenti, o potenzialmente tali, di determinate persone. «Comportamenti che se non vengono riconosciuti subito possono avere effetti devastanti» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Ogni segnalazione – ha aggiunto – viene analizzata a fondo e le misure attivate sono conseguenti a questo lavoro di analisi». Segnalazione che, nel caso concreto, ha evitato quello che, se l’inchiesta confermerà i fatti, sarebbe potuto essere un gravissimo atto di sangue. Da qui la riconoscenza di Gobbi per «l’alto senso civico e un elevato coraggio civile» dimostrato dalla direzione della Commercio, nonché dai compagni e dai docenti del 19.enne arrestato giovedì mattina perché sospettato di star pianificando una strage nella scuola che frequentava (l’ipotesi di reato mossa nei suoi confronti dal sostituto procuratore generale Antonio Perugini è di atti preparatori di assassinio, subordinatamente di omicidio). Insomma, per citare il direttore dell’Istituto scolastico cittadino Adriano Agustoni, si è arrivati a tre millimetri dalla tragedia. Tragedia che il giovane avrebbe pianificato di commettere martedì prossimo. Ma il suo piano, che lui negherebbe di aver voluto davvero mettere in atto, è stato sventato grazie al tempestivo intervento del Gruppo cantonale prevenzione persone minacciose e pericolose. Composto di due agenti operativi i quali si avvalgono della consulenza specialistica della psicologa Marina Lang Bindella (si pensa comunque ad un potenziamento dell’organico poiché, come ha affermato il capitano Marietta, il lavoro non manca), ha sede a Giubiasco. Come spiegato dal suo ufficiale responsabile durante l’incontro con la stampa svoltosi ieri al comando della polizia cantonale, il lavoro del Gruppo poggia su tre pilastri: il primo consiste nel riconoscere il rischio in base al monitoraggio interno svolto sia nell’ambito dell’abituale lavoro di polizia giudiziaria, sia sulla scorta delle segnalazioni che, come nel caso che ha portato all’arresto dello studente della commercio, provengono da cittadini e da uffici dell’Amministrazione cantonale. Il secondo è la valutazione dei rischi compiuta dagli specialisti che prevede la tracciatura del profilo della persona potenzialmente pericolosa, l’analisi della sua rete sociale così come quella del suo comportamento per determinare se sia in atto un’escalation che potrebbe portarla a commettere degli atti violenti. Questa analisi, ha spiegato la psicologa consulente del Gruppo, prevede un colloquio con la persona «sotto i riflettori» come pure la raccolta di informazioni sui social network. Alla precisa domanda dei giornalisti se anche il 19.enne sia stato sottoposto ad un colloquio prima che si decidesse di arrestarlo gli inquirenti hanno preferito non rispondere. Hanno tuttavia affermato con certezza che quello venuto alla luce tra mercoledì pomeriggio e giovedì mattina è l’unico caso mai registrato in Ticino e, per quanto a loro conoscenza, anche in Svizzera. Il terzo pilastro su cui poggia il lavoro del Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose consiste evidentemente nel disinnescare il pericolo quando questo è reale, come avvenuto giovedì mattina con l’arresto del 19.enne. «Sono decisioni difficili da prendere perché, come nel caso concreto, coinvolgono la famiglia, i compagni di scuola e la rete sociale del giovane» ha osservato Marina Lang Bindella, ribadendo che il rischio era elevato e che quindi si doveva agire subito.

«Questo sistema di analisi e di verifica dei rischi – ha rilevato ancora il direttore del Dipartimento delle istituzioni – ha bisogno di un lavoro di rete. Rete che oggi ha funzionato: nel giro di poche ore dalla segnalazione vi è stato l’intervento». Rete che prossimamente si completerà con un sito Internet attraverso il quale si informerà la popolazione sulle risposte da dare nel caso ci si confrontasse con persone dal comportamento potenzialmente pericoloso o che mostrano dei segnali di radicalizzazione. Oggi queste situazioni possono essere segnalate al 117 oppure agli sportelli dei posti di polizia. Si tratta di segnalazioni che nella maggior parte dei casi si esauriscono subito in un nulla di fatto mentre altre vanno approfondite. Difficile, ha chiosato il capitano Marietta, dire quanti casi di reali minacce sono stati seguiti dal Gruppo dalla sua costituzione.

«Distratti mai»: quattro mesi tra prevenzione e sanzioni

«Distratti mai»: quattro mesi tra prevenzione e sanzioni

La campagna di prevenzione «Distratti mai», promossa nell’ambito del progetto «Strade sicure» del Dipartimento delle istituzioni, ha permesso durante lo scorso inverno di controllare quasi 8.000 veicoli in transito sulle strade ticinesi. Polizia cantonale e Polizie comunali hanno così potuto sensibilizzare gli automobilisti sui pericoli legati alla distrazione al volante, che ogni anno provoca numerosi incidenti con conseguenze sovente molto gravi.

L’iniziativa, svoltasi a partire dal mese di novembre 2017 sull’arco di quattro mesi, si è concentrata dapprima sulla prevenzione, grazie alla distribuzione di volantini informativi agli utenti della nostra rete stradale: conducenti di veicoli, ma anche ciclisti e pedoni. In questa prima fase, la campagna è stata presente in modo massiccio anche su internet, con la diffusione di filmati e di inserzioni sui social media. Accanto a questi sforzi informativi, le polizie hanno sanzionato i conducenti di veicoli che – violando palesemente le norme sulla circolazione stradale – sono stati sorpresi mentre parlavano al cellulare o scrivevano messaggi. La seconda parte della campagna «Distratti mai» ha poi visto una maggiore presenza delle pattuglie di polizia, che hanno svolto una serie di controlli mirati della circolazione, fermando e sensibilizzando i conducenti sui potenziali pericoli legati all’uso del cellulare al volante.

Per quanto riguarda il bilancio finale della campagna, sono stati allestiti 280 posti di controllo nella prima fase, per un totale di 4’006 veicoli controllati e 263 contravvenzioni. Nella seconda fase sono invece stati organizzati 386 posti di controllo con 3’615 veicoli controllati e 336 contravvenzioni. Le pattuglie di polizia impegnate sono state 599, di cui 263 nella prima fase e 336 nella seconda fase; gli agenti hanno inoltre distribuito 7’766 volantini.

L’iniziativa di prevenzione appena conclusa ha confermato che – malgrado gli utenti della strada siano consapevoli dei pericoli provocati dalla distrazione al volante – sono purtroppo ancora numerosi i conducenti di veicoli a motore e non solo, che utilizzano il cellulare mentre guidano, incuranti delle possibili gravi conseguenze del loro comportamento.
Si tratta di uno degli sforzi intrapresi dal Dipartimento delle istituzioni per migliorare la sicurezza sulla rete stradale e autostradale. A questo proposito si rammenta che negli scorsi giorni è stato presentato il progetto “Via libera” il cui obiettivo è quello di ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale.

Sicurezza, più mezzi alla Polizia

Sicurezza, più mezzi alla Polizia

Articoli pubblicati nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Sulle ditte private ci vorrà un maggior controllo
Serve un maggior controllo sulle ditte private che svolgono dei compiti per lo Stato. Lo ha ribadito il Gran Consiglio che ha accolto i rapporti di maggioranza di Matteo Quadranti (PLR) sugli atti parlamentari presentati da Massimiliano Ay (PC) e Raoul Ghisletta (PS). «È chiaro che le mozioni prendono spunto dal caso Argo 1 – ha esordito Ay – ma il tema è ben più ampio e lo Stato non dovrebbe esternalizzare dei servizi in settori delicati come la sicurezza o la scuola». Dello stesso avviso Ghisletta per il quale «è tempo di smetterla di fare capo a ditte esterne che sfruttano il precariato». E se il Parlamento si è detto favorevole a una maggiore attenzione, non ha però ritenuto necessario procedere subito a una revisione della legge che, come precisato dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, «verrà comunque aggiornata». Per poi chiarire: «Lo Stato non ha disarmato i muri della sicurezza. Anzi: ad oggi non ci sono compiti primari che sono affidati a ditte private».

Tre milioni di franchi per dotare la polizia di mezzi informatici
«Quando si parla di investimenti per la polizia il timore è che la discussione si concentri solo sulla scelta di dotare gli agenti di smartphone. Per fortuna così non è stato». È con queste parole che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha ribadito in Parlamento la necessità di dotare gli agenti di mezzi informatici all’avanguardia. Un appello accolto dal Legislativo che ha avallato a un credito di 3,3 milioni di franchi per l’ammodernamento della polizia. «Investire nella sicurezza va bene – ha però ammonito il capogruppo PLR Alex Farinelli –, ma quando si parla di investimenti milionari vorremmo che in futuro venissero meglio giustificati».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 de La Regione

Sicurezza, più mezzi alla polizia. E rapporti più chiari con le agenzie private
La sicurezza dei cittadini, «il compito principale dello Stato» per dirla con Alex Farinelli, capogruppo Plr, che così ieri si è espresso sulla bontà dell’intervento (un investimento di 3,3 milioni di franchi necessario a potenziare i mezzi informatici della Polcant), ma resta pur sempre la «necessità di quantificare gli obiettivi» ha aggiunto l’esponente liberale radicale. Che poi, a ben guardare, è quanto sostengono coloro che chiedono una chiara e vincolante relazione nella collaborazione con le agenzie private di sicurezza, ausiliarie quanto si vuole ma pur sempre impegnate in un settore delicato. E quest’ultima questione sempre ieri è stata affrontata – accogliendo solo una parte dei suggerimenti – grazie a due mozioni e un’iniziativa parlamentare presentate (separatamente) da Ps e Pc. Tornando al potenziamento degli strumenti a disposizione della Polizia cantonale, tutti hanno concordato che si tratta di adeguare prevenzione e repressione del crimine alle esigenze della modernità. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha citato la geolocalizzazione delle pattuglie, come i lettori elettronici delle targhe automobilistiche che, posti negli assi stradali principali, potranno fornire indicazioni immediate di reato grazie all’iscrizione in un’apposita banca dati. Poi «a tutti i poliziotti verrà dato uno smartphone, ma non certo per i ‘giochini’» ha precisato Gobbi, che molto probabilmente stava pensando ai soliti commenti sui social… Insomma, il potenziamento s’ha da fare, mentre le relazioni fra pubblico e privato sulla sicurezza devono essere almeno in parte riscritte. Ci sono problemi nella definizione dei rispettivi ruoli, obiettivi e compiti. Per non parlare della precarietà professionale diffusa, hanno ricordato Ivo Durisch, capogruppo socialista, Raoul Ghisletta, deputato Ps, e Massimiliano Ay (Pc). A maggioranza è passata la linea più moderata del relatore di maggioranza, Matteo Quadranti (Plr), che comunque chiede maggior attenzione. Rassicurante Gobbi: «Si direbbe che lo Stato abbia disarmato a favore del privato. Non c’è un compito delegato ai privati, solo di supporto». E ha poi aggiunto che la legge in questione «sarà senz’altro rivista».

Votazione consultiva sull’aggregazione del Patriziato di Faido e della Degagna di Tarnolgio in Piano

Votazione consultiva sull’aggregazione del Patriziato di Faido e della Degagna di Tarnolgio in Piano

Nella giornata di ieri, domenica 6 maggio 2018, i cittadini patrizi di Faido e della v in Piano sono stati chiamati ad esprimersi, in assemblea popolare, sul progetto di aggregazione dei loro Enti nel nuovo Patriziato di Faido.

L’oggetto in votazione è stato accettato all’unanimità dai cittadini patrizi. Le assemblee dei due Enti patriziali hanno espresso un voto unanime favorevole all’aggregazione, confermando pertanto di condividere il progetto elaborato dall’apposita Commissione di studio e approvato dal Consiglio di Stato.

Il risultato nelle singole assemblee è stato il seguente:

– Patriziato di Faido:
o Votanti 32
o Favorevoli 32

– Degagna di Tarnolgio in Piano:
o Votanti 9
o Favorevoli 9

Il Dipartimento delle istituzioni si rallegra dell’esito di queste votazioni consultive, che confermano la volontà di mantenere in vita e rendere più dinamiche e propositive le realtà patriziali, e sottoporrà pertanto nelle prossime settimane al Consiglio di Stato il decreto governativo di aggregazione dei due Enti nel nuovo Patriziato di Faido.

I timori degli ufficiali sul futuro del servizio civile

I timori degli ufficiali sul futuro del servizio civile

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 maggio 2018 del Corriere del Ticino

La necessità di informare più efficacemente la popolazione sul ruolo delle forze armate, il sostegno ad una maggiore presenza della componente femminile nell’esercito nonché la risoluta opposizione ad un servizio civile inteso come «libera opzione» per i reclutanti. Sono solo alcuni dei temi discussi nel corso dell’assemblea della Società ticinese degli ufficiali (STU), riunita negli scorsi giorni al Teatro sociale a Bellinzona. Ad aprire l’incontro, uno sguardo sull’attività dello scorso anno segnato – come ha evidenziato il presidente della STU Marco Lucchini – dallo scioglimento della brigata fanteria di montagna 9 e dall’elezione del socio maggiore Ignazio Cassis in Consiglio federale. L’attenzione dell’assemblea si è poi spostata sui temi di stretta attualità. In particolare, il presidente della Società svizzera degli ufficiali Stefan Holenstein ha ribadito la necessità di «implementare l’ultima riforma dell’esercito, passando poi all’ammodernamento dell’armamento tramite l’acquisto del nuovo aereo da combattimento e il rafforzamento della difesa antiaerea», precisa una nota della società. Ma non solo. Nel suo intervento, Holenstein ha poi «stigmatizzato la “debolezza scandalosa” manifestata dal mondo politico sul servizio civile, che invece di essere quell’alternativa necessaria ma limitata per i casi di reale conflitto di coscienza è diventato una sorta di “opzione libera” che sottrae effettivi alle forze armate, rischiando di sguarnire importanti settori». Presente ai lavori, anche il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi che ha sottolineato «l’importanza della presenza militare in Ticino». Una presenta che è stata definita «sostanziale» dal consigliere di Stato che ha infine rimarcato «la necessità di mantenere alto il livello di preparazione per far fronte, con un efficace “gioco di squadra” fra militari e forze cantonali alle nuove minacce alla sicurezza».

Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 6 maggio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10439486


Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Polizia «Migliorare e non snaturare»
Norman Gobbi ribadisce gli obiettivi del progetto di riorganizzazione festeggiando a Gordola Il ministro è stato ospite dell’inaugurazione della nuova sede dell’Intercomunale del Piano

Il capo dicastero René Grossi l’ha definita «un punto di partenza e non di arrivo». E se la nuova sede della Polizia intercomunale del Piano vuole effettivamente essere una tappa verso ulteriori sviluppi del Corpo, la sua inaugurazione – alla quale, ieri, hanno partecipato circa 600 persone – è stata anche l’occasione per alzare lo sguardo oltre l’orizzonte regionale, accennando (inevitabilmente e, forse, complice la presenza del ministro Norman Gobbi) alle prospettive in ambito di sicurezza a livello cantonale.

Se, dunque, lo stesso Grossi, il sindaco Damiano Vignuta e il comandante Alberto Sargenti hanno lanciato un appello affinché decisioni superiori (in particolare, l’aumento a 25 più uno dell’organico minimo per le polizie strutturate) non finiscano per smantellare quanto costruito fino ad ora, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha cercato di tranquillizzare tutti. «Il progetto di riorganizzazione della polizia, con la nuova logistica – ha affermato, fra l’altro – non va a danneggiare l’attività delle polizie comunali, bensì cerca di facilitarla, con l’obiettivo di fornire sempre più sicurezza al cittadino. Un numero superiore di agenti – ha proseguito Gobbi – consente lo svolgimento di un lavoro migliore sull’arco delle 24 ore. Questo è l’ambizioso obiettivo finale, non quello di togliere la presenza dal territorio e snaturare un servizio che ad oggi si è dimostrato efficace e vicino al cittadino». Il ministro ha concluso sostenendo che per le sfide future serve una visione più ampia. «E il vostro Corpo – ha aggiunto – potrebbe sfruttare questo momento favorevole per instaurare nuove forme di collaborazione».

Collaborazione che peraltro – come sottolineato dagli altri oratori della giornata di festa, fra i quali anche il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Matasci – è stata una degli elementi caratteristici della storia recente dell’Intercomunale del Piano. Quest’ultima è il frutto di un accordo avviato nel 1999 dai Municipi di Gordola, Tenero-Contra e Magadino, i quali potevano allora contare su un effettivo di 5 persone. Con il passare degli anni la Polizia del Piano è andata allargando la propria giurisdizione, che, oltre ai tre originari, tocca oggi i Comuni di Lavertezzo, Brione sopra Minusio, Sonogno, Frasco, Brione Verzasca, Corippo e Vogorno, con una popolazione complessiva di circa 15 mila 500 abitanti e un territorio di 262 chilometri quadrati. Un’espansione che ha comportato anche un aumento degli effettivi, fermi oggi a quota 17. «Ma – ha spiegato al CdT il capo dicastero Grossi, a margine della cerimonia – l’obiettivo è quello di ampliare ulteriormente l’organico, raggiungendo nei prossimi anni quota 20». Una dimensione giustificata e sostenibile, ha aggiunto il municipale, il quale giudica invece eccessivo (soprattutto dal punto di vista finanziario) il minimo di 25 unità ventilato a livello cantonale.

L’evoluzione della Polizia intercomunale ha anche reso necessario un aggiornamento dal punto di vista logistico, culminato con l’inaugurazione della nuova sede, costata – nel complesso – 2,8 milioni di franchi e che, grazie alla ristrutturazione dello stabile ex Raiffeisen, offre ora una struttura da oltre 300 metri quadrati, suddivisa su cinque piani e dotata dei più moderni strumenti. La sua realizzazione, ha sottolineato il sindaco Vignuta, rappresenta il connubio di alcuni dei principali obiettivi fatti propri dal suo Municipio. Come quello di offrire alla cittadinanza servizi pubblici sempre più performanti, «sfruttando al meglio le nuove tecnologie, ma anche mantenendo la vicinanza con i cittadini». O, ancora, la volontà di progettare un futuro sostenibile (la nuova sede è il primo edificio comunale certificato Minergie). La valorizzazione delle risorse del territorio: 25 sulle 37 aziende che hanno lavorato alla nuova sede hanno domicilio nel Comune e le altre provengono da quelli vicini. «Ma la qualità di vita, ne sono convinto – ha proseguito il sindaco – dipende anche dalla sicurezza che percepiamo. L’incertezza e l’insicurezza, in tutte le loro connotazioni anche sociali ed economiche, peggiorano il nostro benessere». Infine, sempre all’insegna dell’evoluzione, ma anche della volontà di essere vicini al cittadino, il capo dicastero Grossi ha annunciato l’attivazione, nei prossimi giorni, di un sito internet della Polizia intercomunale.