Servizio diffuso nell’edizione di giovedì 21 dicembre de Il Quotidiano.
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Giornale del Popolo – Redazione.
L’anno prossimo gli automobilisti ticinesi pagheranno meno per l’imposta di circolazione. Il motivo? I correttivi introdotti a inizio 2017 nel meccanismo dell’imposta di circolazione, fa sapere il Governo, hanno portato a un saldo positivo bonus- malus superiore di circa un milione di franchi, rispetto a quanto preventivato. In base al principio della neutralità finanziaria del programma di ecoincentivi, questo importo sarà dunque ridistribuito agli automobilisti, riducendo le imposte di circolazione. A beneficiarne sarà soprattutto la categoria più penalizzata lo scorso anno (121-130 grammi di CO2/km). L’attuale sistema di calcolo per l’imposta di circolazione, ricorda nella propria nota il Consiglio di Stato, si basa sul principio degli ecoincentivi, premiando le automobili più efficienti. La crescita del numero di veicoli in circolazione nel nostro Cantone – ch e aveva portato con sé un aumento dei beneficiari degli “e cobonus” – aveva tuttavia reso sempre più difficile per il Cantone rispettare il principio della neutralità finanziaria del sistema di sovvenzioni. All’inizio di quest’anno si era reso necessario intervenire, adeguando i coefficienti che stabiliscono l’importo che ogni conducente è tenuto a pagare. Ciò aveva comportato un aumento dell’importo per alcune categorie di vetture. Ma, siccome nel 2018 il meccanismo dell’imposta si baserà ancora sul principio degli ecoincentivi, il Consiglio di Stato ha approvato mercoledì una modifica del Regolamento di applicazione della Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore. Una decisione che permetterà di azzerare il saldo positivo registrato dal sistema: le eccedenze accumulate nel 2017 saranno infatti redistribuite agli automobilisti del Cantone, garantendo la neutralità finanziaria prevista dalla legge. A beneficiare della compensazione finanziaria nel 2018 saranno come detto soprattutto i veicoli colpiti lo scorso anno da un forte aumento dell’imposta, ad esempio i veicoli con emissione di CO2 compresa fra 121 e 130 grammi al chilometro. In questo caso il coefficiente di moltiplicazione passa da 1 a 0,95. Leggera riduzione anche per i veicoli colpiti da malus (ossia un’e m i ssi one di CO2 superiore a 140 grammi), per cui il coefficiente di moltiplicazione viene ridotto dello 0,02. Confermata invece per il 2019 l’intenzione del Governo di rivedere la formula di calcolo. A questo proposito l’Esecutivo ha fatto sapere che entro la prossima estate sarà presentato il messaggio apposito, che dovrà «tradurre in realtà la proposta finale del Gruppo di lavoro che è stato incaricato di sviluppare il nuovo meccanismo, proposta che cercherà ovviamente di tener conto dell’esito della passata consultazione e delle iniziative popolari p endenti».
Corriere del Ticino – Massimo Solari.
L’imposta di circolazione del 2018 scende – Ne beneficerà soprattutto chi era stato penalizzato a gennaio Un milione da ridistribuire su oltre 79.000 veicoli – Norman Gobbi: «Entro l’estate la proposta per il 2019»
A gennaio diversi automobilisti potrebbero vivere un secondo Natale. Sì perché dopo la stangata del 2017, l’imposta di circolazione del prossimo anno diminuirà leggermente. Lo ha annunciato ieri il Dipartimento delle istituzioni, precisando che la decisione è stata presa dal Governo alla luce degli incassi eccessivi registrati. «I correttivi introdotti a inizio 2017 nell’imposta di circolazione – si spiega – hanno portato a un saldo positivo bonus-malus superiore di circa un milione di franchi, rispetto a quanto preventivato: in base al principio della neutralità finanziaria del programma cantonale di ecoincentivi, questo importo sarà ridistribuito nel 2018 agli automobilisti ticinesi». E a beneficiare di questo piccolo sconto sarà proprio chi a inizio anno era stato particolarmente penalizzato, ossia la categoria di veicoli con emissioni tra i 121 e i 130 grammi di CO2/Km. Tenuto conto della leggera riduzione che interesserà anche le automobili con un’emissione maggiore a 140 grammi, nel complesso saranno 79.161 i veicoli toccati, in particolare VW Golf e Skoda Octavia. Si tratta del 53% dei 147.108 che oggi sottostanno al sistema degli ecoincentivi e per i quali lo sconto medio sarà di poco meno di 13 franchi.
Ma a fronte dell’importante rincaro del 2017, quello che arriverà a gennaio sarà un mero contentino? «Sarà anche un contentino, ma frutto di una decisione di coerenza e legalità» sottolinea il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Per poi precisare: «Come lo scorso anno si è dovuto essere coerenti e legali nel rispettare la neutralità finanziaria di un conto – quello dei bonus/malus – che era in passivo, allo stesso modo è corretto che la leggera eccedenza registrata quest’anno venga ritornata a chi maggiormente ha contribuito al risanamento del citato conto. E cioè coloro che hanno subito il maggior aumento sull’imposta di circolazione 2017». Nel 2019 la musica dovrebbe però cambiare. Il Governo ha infatti confermato la volontà di rivedere la formula di calcolo per le imposte di circolazione. E, come anticipato dal Corriere del Ticino lo scorso marzo, la soluzione alla quale si tende prevede l’addio al sistema bonus/malus e il ricorso a due soli parametri: la massa a vuoto del veicolo e le sue emissioni di CO2. A Gobbi abbiamo chiesto di aggiornare le tempistiche del messaggio. «Dovremmo arrivare entro l’estate con una proposta che fungerà in sostanza da controprogetto alle iniziative pendenti in Parlamento».
In effetti la riforma in corso non è il solo dossier sul tavolo della politica. L’inasprimento dell’imposta a inizio 2017 – in alcuni casi addirittura raddoppiata – era sfociata in reclami, ricorsi e anche nel lancio di una doppia iniziativa popolare targata PPD. Un’azione riuscita, dal momento che il testo «Per un’imposta di circolazione più giusta» ha raccolto 12.114 firme, mentre in 10.306 hanno sottoscritto «Gli automobilisti non sono un bancomat» con cui si chiede il risarcimento di quanto pagato in più per il 2017.
Entrambe ritenute ricevibili, le iniziative come verranno ponderate nel quadro nella nuova formula di calcolo? «L’obiettivo – conclude Gobbi – è quello di lavorare di concerto con tutti gli attori coinvolti, al fine di individuare una soluzione il più possibile condivisa. Evidentemente accontentare tutti non sarà facile».
La Regione – Andrea Manna.
Anche nell’anno che sta per chiudersi meno colpi con scasso e non. ‘Una riduzione consistente’ Pizolli, portavoce della Polizia cantonale: ‘Le cifre a marzo, ma la tendenza al ribasso si conferma pure nel 2017’.
Di questo passo, le ‘mani leste’ potrebbero diventare presto un ricordo. Anche l’anno che sta per chiudersi registra una riduzione del numero dei furti in Ticino. Una riduzione «consistente», conferma e precisa, interpellato dalla ‘Regione’, il commissario Renato Pizolli, capo del Servizio comunicazione e media della Polizia cantonale. «Cifre per il momento non ne diamo – puntualizza Pizolli –. Primo, perché per i dati definitivi dobbiamo ovviamente aspettare che il 2017 si concluda. Secondo, perché in base a disposizioni federali la statistica sulla criminalità in Svizzera viene pubblicata nella seconda metà di marzo dell’anno seguente a quello di riferimento. Ma al di là di questi aspetti organizzativi il trend è chiaro e in prospettiva incoraggiante: anche nel 2017 vi è nel nostro cantone una diminuzione, ed è una diminuzione marcata, dei furti in generale e in particolare di quelli con scasso nelle abitazioni. Il calo è in tutte le regioni, compreso il Mendrisiotto». Insomma, la tendenza al ribasso «cominciata nel 2014» continua, a meno di sorprese da ‘Prevena’, l’annuale operazione delle forze di polizia (Cantonale, polcomunali e Guardie di confine) volta a prevenire fra l’altro i borseggi nei centri commerciali nel periodo delle festività natalizie. «Al momento da ‘Prevena’ non abbiamo segnali di una recrudescenza dei casi», indica Pizolli. Il numero di furti, ricorda il portavoce della Cantonale, «è in calo da circa tre anni. E non solo da noi. È un trend che si riscontra infatti anche nel resto della Svizzera e dell’Europa». In Ticino nel 2016 i furti con scasso sono scesi rispetto all’anno precedente del “14 per cento”, di ben il “60” rispetto al 2013, come riferito lo scorso marzo dalla Polizia cantonale. Il che, riprende Pizolli, è da ascrivere pure «alle mutate abitudini di molti cittadini». Dopo «l’impennata» di ‘colpi’ nel 2011, nel 2012 e l’anno successivo, aggiunge il responsabile del Servizio comunicazione, «la polizia ha affinato determinate strategie operative e la popolazione, seguendo anche i nostri consigli, ha reso più sicure le proprie abitazioni». Senza per questo trasformare la casa in un fortino. «Bastano piccoli accorgimenti anti-effrazioni, peraltro dal costo veramente contenuto – osserva Pizolli –. Ne cito alcuni: lucchetti alle persiane, sistemi di bloccaggio delle tapparelle, sensori per l’accensione automatica di luci all’esterno dell’abitazione quando viene rilevato un movimento. In passato c’era chi non chiudeva la porta o si dimenticava di azionare il sistema d’allarme che aveva fatto installare in casa: oggi questo non succede più o succede molto meno». C’è poi un aspetto che l’addetto stampa della Cantonale tiene a sottolineare: «Le segnalazioni di comportamenti sospetti che come polizia riceviamo dai cittadini sono sempre di più e sempre più puntuali». Cosa che «unitamente a una rafforzata presenza di pattuglie in certi momenti e in certe zone e a un’intensa attività investigativa permette di rendere maggiormente incisive sia l’azione di contrasto sia quella di prevenzione. E di mantenere alta la guardia». Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore del Dipartimento istituzioni. «Il calo dei furti – osserva Norman Gobbi –è anche da un lato il risultato delle varie misure attuate in questi anni sul piano organizzativo, alludo fra l’altro alla ‘regionalizzazione’ della Gendarmeria e all’accresciuta collaborazione fra le diverse forze di polizia, per un miglior presidio del territorio. Dall’altro lato – sostiene il consigliere di Stato – è il risultato di un performante lavoro inquirente».
Servizio diffuso nell’edizione di mercoledì 20 dicembre de Il Quotidiano.
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Il Consiglio di Stato, nella seduta de 20 dicembre 2017, ha nominato il signor Christian Cattaneo quale Capo dell’Ufficio tecnico della Sezione della circolazione.
Nato il 20 febbraio 1974 a Lugano, Christian Cattaneo è cresciuto a Melide; coniugato con Barbara e papà di Nicole, nel 1998 ha conseguito la laurea in informatica e matematica presso l’Università di Friburgo.
Dopo una prima esperienza presso una società di consulenza di Ginevra, Christian Cattaneo ha assunto nel 2000 il ruolo di relationship manager presso il Centro sistemi informativi fino al 2010, anno in cui è entrato nel Dipartimento delle istituzioni presso la Segreteria generale per la conduzione di progetti strategici tra i quali l’implementazione della rete radio di sicurezza nazionale Polycom utilizzata dalla Polizia cantonale e dagli altri enti di primo intervento nonché l’edificazione della nuova centrale comune di allarme e parallelamente l’adozione del nuovo sistema integrato di condotta utilizzato dalle principali forze dell’ordine attive sul territorio cantonale.
Nella sua funzione di capo progetto ha avuto modo di affinare le sue competenze nella pianificazione, nella gestione, nella conduzione, nel coordinamento e nel controllo delle attività dei progetti, nonché sviluppare buone capacità decisionali, di analisi e di sintesi. Inoltre la lunga esperienza presso l’Amministrazione cantonale gli ha permesso di acquisire una completa conoscenza delle procedure, questo garantirà quindi la possibilità di entrare in funzione dal 1° gennaio 2018. Nel suo nuovo ruolo Christian Cattaneo sarà inoltre chiamato a completare l’importante progetto di riorganizzazione in atto presso l’Ufficio tecnico e nel contempo garantire la direzione dell’Ufficio.
Infine il Consiglio di Stato coglie l’occasione per esprimere un pensiero di gratitudine all’attuale capo ufficio Alfio Ghidossi per l’impegno e la dedizione profusi durante la sua pluriennale esperienza professionale e per rivolgergli i migliori auguri di un sereno pensionamento e formula i propri auguri a Christian Cattaneo per la nuova sfida che lo attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.
Nel contesto del progetto «Visione 2019» della Polizia cantonale – che ha sino ad oggi dato prova della sua bontà e che ha quale obiettivo primario quello dell’accrescimento della sicurezza dei cittadini attraverso l’adeguamento degli effettivi, la pianificazione logistica e l’ammodernamento dei sistemi informatici – il Consiglio di Stato ha nominato due nuovi Ufficiali di polizia. La loro entrata in funzione è prevista nel corso dei prossimi mesi. Oltre a queste nomine, è stato ulteriormente implementato l’adeguamento degli effettivi con ulteriori sei unità a tempo pieno, già deciso nel 2013 e che prevedeva un graduale aumento degli effettivi, pari a 50 agenti.
Andrea Wehrmüller dirigerà il I° Reparto di Gendarmeria del Mendrisiotto con il grado di capitano e subentrerà al capitano Edy Gaffuri che andrà al beneficio della pensione nel corso del prossimo anno. Classe 1971, Wehrmüller è entrato a far parte del Corpo di Polizia nel 1999. Durante la sua carriera ha lavorato nei ranghi della Gendarmeria e dal 2003 è entrato a far parte della Polizia giudiziaria. Attualmente ricopre la funzione di capo staff della Giudiziaria con il grado di commissario capo. Nella sua nuova funzione sarà chiamato a dirigere il Reparto che comprende i posti di principali di Chiasso e Mendrisio e ad assicurare la collaborazione operativa con le Guardie di confine della Regione IV e le polizie comunali dei Poli 1 e 2. La collaborazione transfrontaliera, vista il settore d’impiego degli agenti della Gendarmeria del Mendrisiotto, costituirà un ulteriore tassello della sua attività.
Alessio Lo Cicero dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, la nuova Centrale cantonale d’allarme (CECAL) subordinata allo Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale. Questa funzione sarà introdotta a partire dal 2018 nei nuovi organigrammi della Polizia cantonale, anche in previsione del trasloco e dell’entrata in funzione presso il nuovo stabile della CECAL, situato sul sedime dell’ex-arsenale a Bellinzona. Nuovo edificio che vedrà operare sotto lo stesso tetto agenti della Polizia cantonale e delle Guardie di confine della Regione IV, oltre ad ospitare gli uffici della Federazione Cantonale Ticinese dei Corpi Pompieri. Lo Cicero, classe 1985, ha ottenuto un Bachelor in economia aziendale presso la SUPSI nel 2007 ed in seguito un Master presso la facoltà di diritto e scienze criminali dell’Università di Losanna nel 2011. Dal 2013 opera in qualità di collaboratore scientifico presso la Polizia giudiziaria, ricoprendo diversi incarichi, in particolare legati allo sviluppo di nuovi progetti attinenti all’attività inquirente.
Queste nomine, così come l’adeguamento degli effettivi e la messa in funzione della nuova CECAL, sono un ulteriore passo verso il completamento della strategia adottata dal Dipartimento delle istituzioni e dal Comando della Polizia cantonale. Visione 2019 che ha portato, nel corso degli anni, risultati concreti quali l’ottimizzazione delle strutture, l’affinamento delle attività di prevenzione e operative, una maggiore collaborazione anche al difuori dei confini cantonali, migliorando l’efficacia e la qualità del servizio a tutela della sicurezza del nostro Cantone.
– Fa stato il discorso orale –
Signor Consigliere Federale Guy Parmelin,
Signor Presidente del Tribunale penale federale Tito Ponti,
Signor Presidente del Gran Consiglio Walter Gianora,
Signor Sindaco di Bellinzona Mario Branda,
Signor Consigliere di Stato Andreas Barraud,
Signora Consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi,
Signor Consigliere di Stato Beat Villiger,
Signor Comandante di corpo Dominique Andrey,
Signor Comandante di corpo Daniel Baumgartner,
Signor Comandante, brigadiere Maurizio Dattrino,
Signori Ufficiali generali in servizio e a riposo,
Stimati ufficiali, sottufficiali superiori,
Gentili Signore, egregi Signori,
oggi è un momento storico per l’attività militare del nostro Cantone. La brigata fanteria montagna 9, per tutti la Brigata del Gottardo dopo aver raccolto l’eredità della divisione montagna 9 e della brigata di fortezza 23, presenta oggi il suo ultimo rapporto annuale e sarà sciolta con l’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, i cui quattro punti fondamentali prevedono miglioramenti nella prontezza, nell’istruzione dei quadri, nell’equipaggiamento e nell’orientamento regionale più marcato. Si tratta di un momento significativo poiché con lo scioglimento della Brigata si congeda l’unica grande unità trilingue dell’esercito, nella quale la lingua italiana riveste un ruolo prioritario e di tutto rispetto. Verrà chiuso anche l’ultimo comando di una grande unità situato a sud delle Alpi, qui a Bellinzona per essere precisi.
La lingua italiana nell’esercito è parte integrante dell’identità nazionale e continuerà ad esserlo anche in futuro. Grazie all’ottima collaborazione con il Capo dell’esercito e con i suoi stati maggiori, possiamo contare sul loro particolare impegno per continuare a garantire a tutti i militi ticinesi e ai grigionesi di lingua italiana l’istruzione militare nella lingua madre. Per questo scopo, è stato deciso di concentrarsi su incorporazioni specifiche che permettano di raggiungere la necessaria massa critica di rappresentanti italofoni nei tre ambiti di competenza dell’esercito: la difesa, con il gruppo artiglieria 49, la sicurezza, con il battaglione fanteria montagna 30 e l’aiuto sussidiario in caso di catastrofe, con il battaglione salvataggio 3 (l’unico che al momento non fa parte dei corpi di truppa subordinati alla brigata 9).
La scelta di concentrarsi su pochi settori operativi significa poter fare affidamento su istruttori italofoni e creare così le giuste premesse per i nostri militi di poter ambire a una carriera di successo fino a raggiungere le massime cariche. A tale proposito, vorrei ringraziare i brigadieri Maurizio Dattrino, Silvano Barilli e Stefano Mossi e il colonnello di Stato maggiore generale Stefano Laffranchini, nominato dal Consiglio federale brigadiere a partire dal prossimo mese di gennaio.
Per me, e come per molti di voi, questo momento ha una forte connotazione emotiva.
La Brigata del Gottardo ha sempre riunito la maggior parte dei militi ticinesi ed è associata alle nostre montagne, ovvero a ciò che più si trova – in senso geografico e simbolico – nel cuore della Svizzera. È inoltre una grande unità trilingue che ingloba più culture e fa della brigata fanteria montagna 9 l’espressione per eccellenza del nostro Stato federale.
Oggi, in questa occasione, siete tutti quadri. Insieme avete contribuito a mantenere operativo il livello dei vostri militi. Dobbiamo ricordare che il passo che ci apprestiamo a intraprendere con l’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, rappresenta un’evoluzione necessaria che consentirà all’Esercito svizzero di rimanere al passo con i tempi in modo flessibile e moderno, far fronte alle minacce e confrontarsi con le nuove sfide.
Non dobbiamo quindi pensare che stiamo chiudendo il libro, bensì stiamo aprendo una nuova pagina orientati al futuro. Accantoniamo dunque il sentimento di nostalgia che coglie un po’ tutti noi. I tempi sono cambiati per tutti, e – a maggior ragione – il mondo grigioverde deve adeguarsi a nuove minacce e necessità.
La Brigata del Gottardo lascerà un ricordo indelebile in tutti coloro che hanno avuto l’onore di farne parte. Il servizio militare è una tappa fondamentale nella nostra vita; durante i giorni di servizio si creano solide amicizie che continuano a esistere anche al di fuori del contesto militare. Il servizio militare, comunque esso sia vissuto, è un’utile esperienza di vita. Voi quadri, meglio di tutti, conoscete il valore aggiunto impagabile dato dagli insegnamenti che avete ricevuto durante i corsi d’istruzione nell’ambito della condotta e utilizzabili pure nella società civile.
Ribadisco dunque quanto detto in precedenza: guardiamo avanti. Sono certo che come militari svizzeri, e come italofoni, continueremo a rappresentare al meglio la nostra Svizzera: democratica, indipendente, libera e sicura.
Viva la Svizzera
Viva il nostro Esercito di milizia
Viva la brigata fanteria montagna 9
Il Dipartimento delle istituzioni annuncia ulteriori miglioramenti della propria offerta di servizi in formato digitale. A partire da oggi è stata infatti rinnovata la pagina web concernente la modulistica del settore dei registri. Un rafforzamento dello sportello virtuale teso ad accrescere la qualità del servizio assicurato agli addetti ai lavori e alla cittadinanza.
Lo sportello virtuale del settore dei registri (http://www4.ti.ch/di/dg/rf/sportello/formulari/), è stata potenziato, introducendo in particolare una nuova area dedicata ai moduli relativi alla Legge sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE). La pagina web metterà quindi a disposizione 7 nuovi moduli standardizzati in materia LAFE, che sono stati allestiti nei loro contenuti secondo le procedure in uso presso gli Uffici dei registri del Cantone e presso le Autorità distrettuali di I istanza LAFE. Moduli che andranno ad aggiungersi ai modelli già esistenti.
Con questo rinnovo generale si è colta l’occasione per riorganizzare i contenuti dei servizi online del settore dei registri, che sono stati strutturati in aree tematiche – istanze di operazioni a registro fondiario, attestazione dati pianificatori e attestazioni in materia LAFE – in modo da semplificarne la fruizione e di accrescere l’efficienza e l’efficacia dell’attività svolta dagli Uffici.
Queste misure, che andranno a beneficio degli addetti a lavori e di tutti i cittadini, concretizzano ulteriormente la volontà del Dipartimento delle istituzioni, che negli ultimi anni ha promosso numerosi progetti volti a rendere più facile e immediato il rapporto tra lo Stato e i cittadini, offrendo in particolare sempre più servizi su internet.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Comandante della Brigata fanteria di montagna 9 Maurizio Dattrino hanno stilato oggi un bilancio finale dell’attività svolta dall’unica grande unità trilingue dell’Esercito svizzero, ricordandone la storia e soffermandosi sull’importanza degli investimenti militari per il Canton Ticino. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del libro commemorativo realizzato in occasione dello scioglimento ufficiale della grande unità militare che avverrà all’ultimo rapporto di venerdì 15 dicembre.
Il volume commemorativo pubblicato in concomitanza con la fine della Brigata fanteria di montagna 9 è stato presentato oggi – durante una conferenza stampa organizzata a Palazzo delle Orsoline – dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi insieme al Brigadiere Maurizio Dattrino e al Colonnello SMG Luca Filippini.
Il Consigliere di Stato ha colto l’occasione per ricordare gli sforzi intrapresi in passato dal Cantone per mantenere un’importante presenza militare, in particolare attraverso i continui contatti con il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Grazie a questa proficua collaborazione con le autorità federali, il Ticino – a differenza di altri Cantoni – è riuscito a salvaguardare oltre 750 posti di lavoro qualificati. La presenza dell’Esercito sul nostro territorio garantirà inoltre nei prossimi anni investimenti cospicui – nell’ordine di quasi 200 milioni di franchi – per interventi e sviluppi delle infrastrutture presenti sul nostro territorio: dal nuovo Centro logistico e deposito dei veicoli sul Monte Ceneri, al risanamento delle caserme di Isone e Airolo. Norman Gobbi ha infine riaffermato la costante attenzione del Governo ticinese per la promozione della lingua italiana nell’Esercito, secondo lo spirito federalista che è alla base del sistema democratico elvetico.
Il Comandante Maurizio Dattrino ha in seguito ripercorso la storia della Brigata Fanteria di Montagna 9, ricordando alcuni fatti salienti che ne hanno caratterizzato l’attività e proponendo alcune considerazioni sul futuro di soldati e battaglioni, che saranno integrati nelle altre grandi unità. Il Colonnello SMG Luca Filippini ha infine presentato al pubblico il libro nel quale sono state raccolte testimonianze e materiale che contribuiranno a tenere viva la memoria della grande unità militare.
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