Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta odierna il consolidamento del personale ausiliario della Polizia giudiziaria: cinque unità sono confermate alla Sezione Reati economico-finanziari e una al Gruppo criminalità informatica (GCI). La spesa è già stata introdotta nel messaggio sul preventivo per il 2018. Il Dipartimento delle istituzioni preparerà entro la fine del mese di luglio del 2018 un rapporto nel quale approfondirà anche una serie di misure riorganizzative del settore sia in seno al Ministero pubblico che all’interno della Polizia cantonale.

Il Canton Ticino è toccato quotidianamente dalla criminalità legata a reati informatici, economici e finanziari, i quali sono dovuti anche alla sua posizione geografica a ridosso del confine italiano e alla precaria situazione sociale che interessa l’Italia. Nel 2016 le inchieste di natura economica e finanziaria aperte dalla Polizia cantonale ammontavano a 253. Per far fronte al crescente carico di lavoro e rimediare al ritardo accumulato nell’evasione delle pratiche, a partire dal 2014 sono stati assunti all’interno della Sezione Reati economico-finanziari e del Gruppo criminalità informatica alcuni collaboratori con lo statuto di “ausiliario” e con un contratto di lavoro a tempo determinato. Questo adeguamento temporaneo di personale ha fornito un supporto tangibile agli ispettori inquirenti nel recupero del lavoro straordinario accumulato e ha permesso di ridurre sensibilmente i costi per le perizie finanziarie del Ministero pubblico.

Alla luce del difficile contesto economico e della tendenza all’aumento dei reati economici, finanziari e informatici il Consiglio di Stato, in accordo con il Ministero pubblico, ha pertanto deciso di assumere definitivamente i sei collaboratori con contratto a termine, confermando la volontà di agire concretamente nell’arginare un fenomeno che tocca da vicino il settore economico e finanziario del nostro Cantone.

Il Consiglio di Stato, cosciente del fatto che occorre individuare una soluzione a lungo termine per far fronte all’incremento dei procedimenti per reati di natura economicofinanziario, ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di analizzare la situazione dell’Equipe finanziaria del Ministero pubblico (EFIN) e della Sezione Reati economicofinanziari della Polizia cantonale (REF) allo scopo di individuare una serie di misure di ottimizzazione, la distribuzione delle responsabilità a più livelli e la revisione dei flussi di lavoro per ottimizzare l’impiego delle risorse attualmente disponibili. Un rapporto sarà trasmesso al Governo entro il 31 luglio 2018.

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Dal Corriere del Ticino l In tutto il mondo, quest’oggi, viene celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un appuntamento che merita la giusta attenzione, su una piaga ancora presente nella nostra società. Un disagio che si manifesta all’interno dei nuclei famigliari e sfocia negli atti di violenza fisica e sessuale ma anche in quelli di violenza psicologica – che spesso logora le donne più di quella che lascia ferite ben visibili – e quella economica. I fatti di cronaca degli ultimi mesi purtroppo ci ricordano che la violenza tra le mura domestiche è una realtà anche alle nostre latitudini. E i dati della Polizia cantonale lo confermano: se nei primi sei mesi del 2016 gli interventi per lite domestica erano 399, nei primi sei del 2017 erano 529. 130 in più.

Per sconfiggere questo male, il primo passo è uscire allo scoperto: bisogna parlarne e denunciare questi vili episodi. Per questo motivo non posso che incoraggiare le iniziative in corso oggi e in questi giorni sul nostro territorio per sensibilizzare e discutere del problema. Ma poi ovviamente, non bisogna restare con le mani in mano. E infatti con i servizi del mio Dipartimento, in particolare grazie alla Divisione della giustizia, ci stiamo muovendo. A inizio primavera di quest’anno, il mio Dipartimento ha formulato al Consiglio di Stato una serie di proposte per accrescere la sicurezza delle persone vittime di episodi di violenza domestica. In questo senso abbiamo postulato una modifica della legge sulla polizia,  cercando di snellire le procedure burocratiche per accelerare i tempi e tutelare maggiormente le vittime. Oltre a ciò, abbiamo chiesto di prevedere la trasmissione automatica della decisione di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che si occuperà in questo modo di prendere contatto con tutti gli autori di violenza domestica per offrire loro supporto e consulenza. Il Parlamento ha fatto sue queste proposte vidimate il marzo scorso dal Governo e di recente ha approvato all’unanimità le modifiche legislative, che entreranno in vigore all’inizio del prossimo anno.

Ma non è tutto. Grazie alla sensibilità e alla determinazione del mio Dipartimento, e nello specifico della Direttrice della Divisione della giustizia, ancor prima che la violenza domestica tornasse al centro del dibattito pubblico – evidenziando in ogni caso il pieno sostegno sul tema da parte del Parlamento – stiamo agendo anche su altri fronti, con il supporto della Commissione permanente in materia di violenza domestica. In quest’ottica stiamo elaborando una legge specifica sulla violenza domestica, su modello delle esperienze maturate negli altri Cantoni, proprio per intervenire legislativamente su questo importante problema sociale che merita la giusta rilevanza a livello normativo. Una legge che si prefigge altresì un riordino legislativo, con l’introduzione di nuovi strumenti volti a migliorare la protezione delle vittime, tenendo conto del diritto federale e della sua evoluzione, segnatamente la ratifica da parte del nostro Paese il prossimo anno della “Convenzione sulla prevenzione della violenza contro le donne e la lotta contro la violenza domestica” sottoscritta ad Istanbul il 15 maggio 2011. A titolo di esempio, forti dell’esperienza maturata attraverso il progetto pilota nazionale per la sorveglianza elettronica, intendiamo proporre l’uso di questa tecnologia anche come forma di prevenzione per evitare la recidiva di chi ha già commesso violenze, una proposta che nel frattempo è divenuta parte integrante del Messaggio licenziato dal Governo federale l’ottobre scorso che prevede delle modifiche del diritto penale e civile volte a salvaguardare le vittime di violenza domestica e stalking. Le Istituzioni si stanno quindi adoperando per arginare la violenza domestica. Ma per essere davvero efficaci, ognuno deve fare la propria parte. Prima di essere un Consigliere di Stato e il responsabile della sicurezza ticinese, sono un marito e un padre di famiglia. Mi rivolgo quindi a tutte le donne che hanno subito o che subiscono violenze ma anche a chi è vicino alle vittime: non abbiate paura, rivolgetevi alle Autorità. A livello politico ci siamo mossi e ci stiamo muovendo per migliorare il nostro ordinamento giudiziario alfine di tutelare le vittime. La violenza sulle donne non è un fatto privato. Tocca le famiglie, il nucleo della nostra società minandone la coesione. Dobbiamo reagire, non dobbiamo rimanere in disparte come spettatori inerti. Facciamo sentire la nostra voce e denunciamo gli atti di violenza sulle donne. Non stiamo a guardare ma agiamo. Facciamolo per il bene di tutta la nostra comunità.

Norman Gobbi,

Direttore del Dipartimento delle istituzioni

“Una sfida inedita e molto entusiasmante”

“Una sfida inedita e molto entusiasmante”

Dal Mattino della domenica | Dopo la carriera hockeistica, Roman Botta ora lavora per il ministro Norman Gobbi

Roman Botta da aprile ha attaccato i pattini al fatidico chiodo per affrontare una nuova avventura professionale. Noi lo conosciamo infatti per le sue performance sul ghiaccio ma da due mesi l’hockeista, “nato” a livello sportivo nell’Hockey Club Lugano, lavora al Dipartimento delle istituzioni diretto da Norman Gobbi, di cui è diventato uno dei collaboratori personali. Attività che Botta affronta “con tanto entusiasmo e voglia di imparare. È un settore molto sensibile, che contempla tutta una serie di compiti strutturali e organizzativi che richiedono precisione e doti strategiche di non poco conto. Ma è soprattutto un lavoro di squadra”.

Roman Botta, insomma, ha cambiato “linea”, cimentandosi in un ambito che ha poco a che vedere con il suo passato. Una nuova esperienza che però non lo spaventa: forse in pochi sanno che accanto all’attività in pista ha intrapreso degli studi all’università nel campo dell’economia che, come afferma, è una “materia da sempre prediletta e che si inserisce in diversi contesti, quindi anche nel settore per il quale ora lavoro. Per far bene occorre sempre grande positività e propositività”. Il Mattino della Domenica ne ha approfittato per fare due chiacchiere con lui. Vi raccontiamo così di un giocatore che ha mosso i suoi primi passi sul ghiaccio della Resega, e che è stato protagonista in diverse piazze hockeistiche ticinesi ma non solo.

Roman: nella sua carriera sportiva ha fatto un po’ l’altalena tra la LNA e e la LNB, giocando nelle due realtà cantonali principali, ossia Lugano e Ambrì.

Nell’HCL ho fatto tutte le giovanili fino ad arrivare alla massima divisione. In seguito mi sono spostato in diverse realtà, nelle quali ho potuto accrescere le mie conoscenze hockeistiche e non solo, con esperienze ogni volta differenti, ma sempre stimolanti.

Quali ricordi ha conservato di questa lunga esperienza?

Diciamo che tutte le squadre mi hanno dato qualcosa, anche se in primo piano vanno logicamente i momenti vissuti con i bianconeri e poi con i biancoblu. Non posso comunque dimenticare il titolo cadetto vinto con il Visp o il grande recupero che c’è stato con lo Chaux-de-Fonds nella semifinale playoff di LNB: eravamo sotto 3-0 nella serie contro il Losanna, ma siamo riusciti a girare la situazione e a passare il turno, anche se poi abbiamo perso nell’atto finale. L’ambiente neocastellano era eccezionale, del resto quella era ed è sempre stata una piazza storica nell’hockey svizzero. C’era tanto entusiasmo e la gente ci faceva sentire la sua vicinanza.

Parliamo brevemente di Lugano e Ambrì. Partiamo dai leventinesi la scorsa primavera hanno deciso di dare una svolta, dopo anni di delusioni e amarezze.

Dirigenti e staff tecnico lo avevano detto fin dal principio: la squadra è giovane e occorre del tempo per plasmarla. Bisogna lasciar lavorare Cereda che è un ottimo allenatore. Basta vedere quello che ha fatto con il Biasca per rendersene conto. Certo, le due piazze sono completamente differenti, tuttavia Cereda sa il fatto suo. Il collettivo deve crescere, D’Agostini e Plastino sono due giocatori che mi piacciono, i giovani promettono ma, come detto, lasciamo loro il tempo di amalgamarsi per correggere i loro errori. Sono convinto che alla fine arriveranno anche i risultati …

Il Lugano dal canto suo ha ripreso a… volare.

I bianconeri hanno una squadra molto competitiva e delle linee ad alto rendimento, come ad esempio quella composta da Hofmann, Lapierre e Fazzini. Un trio eccezionale che sta dando energia a tutta la squadra. Uno dei migliori blocchi in Svizzera. L’HCL mi sembra più solido rispetto a quello della scorsa stagione, Lajunen è un giocatore molto preciso, Klasen è sempre spet tacolare ma all’occorrenza bada al sodo quando si tratta di liberare il proprio terzo. Due ottimi giocatori che si integrano perfettamente in un team che a mio avviso merita di stare ai vertici della classifica.

Ora l’hockey è diventato ormai parte del suo passato. Questo perché è entrato a far parte di una nuova “squadra”: quella del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Avrebbe mai immaginato uno scenario professionale del genere nel suo futuro extra sportivo?

Sapevo che a 33 anni era giunto il momento di dare una svolta alla mia carriera. Ed è per questa ragione che ho cominciato a guardarmi in giro, trovando alla fine questo lavoro che, confesso, mi sta affascinando, proprio perché presenta una moltitudine di attività al suo interno.

Lei è a Bellinzona da due mesi, ancora troppo presto per stilare un bilancio. Deve logicamente conoscere ancora molti aspetti della sua nuova attività…

Assolutamente, cerco di farlo imparando e dialogando con tutto il gruppo di persone che appunto lavorano in questo Dipartimento. È indispensabile essere molto precisi per far sì che ogni decisione sia pianificata e porti così dei reali benefici. In questo senso i colleghi mi stanno aiutando e per questo li ringrazio sentitamente.

Ci sono similitudini fra la sua nuova attività e quella del giocatore di hockey?

Diciamo che i principi sono identici anche se in un contesto completamente differente. Nel disco su ghiaccio devi capire al momento giusto come devi produrre una certa azione per far funzionare il collettivo. Nell’attività che svolgo ora occorre sì avere una visione strategica molto ampia ma poi bisogna essere capaci di trovare le giuste soluzioni per far sì che i numerosi pezzi del puzzle trovino il giusto incastro seguendo una precisa pianificazione. È un lavoro assolutamente molto stimolante.

Roman Botta, malgrado il suo nuovo impegno, non ha comunque dimenticato l’hockey. Lo commenta come opinionista televisivo per UPC My Sports, com’è accaduto per la prima volta in occasione del secondo derby stagionale giocato alla Valascia.

Non potevo certamente rinunciare a uno sport come questo, che crea sempre tanta adrenalina. Se poi parliamo di derby allora le emozioni, anche per chi commenta la partita dalla postazione televisiva, rimangono intatte. Mi sono divertito moltissimo, anche se è stata una sudata perché comunque devi seguire ogni minimo aspetto del match, anche i dettagli che spesso fanno la differenza sul piano tattico. Era da aprile, cioè da quando ho deciso di smettere, che non entravo in una pista. Devo ammettere che l’ambiente era eccezionale, ti senti coinvolto, anche se sei un giornalista o un opinionista come il sottoscritto. L’hockey mi diverte, anche… al microfono.

B.C.

Equipaggiati…e senza brividi!

Equipaggiati…e senza brividi!

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Malgrado le scarse precipitazione nevose registrate in Ticino nella stagione invernale del 2016, sono stati ancora 42 gli incidenti stradali che sono avvenuti su carreggiata coperta di neve, gelata o viscida (78 nel 2015). Dipartimento delle istituzioni e Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, ricordano pertanto le principali misure da adottare alla guida durante i mesi invernali e distribuiranno nelle prossime settimane un volantino contenente raccomandazioni e consigli nell’ambito del programma di prevenzione «Strade sicure».

Con il brusco abbassamento delle temperature – nettamente superiori alla media sino alla fine di ottobre – e l’arrivo dei primi fiocchi di neve che hanno imbiancato le cime delle montagne del nostro Cantone, il programma di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e l’Associazione delle polizie comunali ricordano l’importanza di equipaggiare il proprio veicolo nel modo ottimale per affrontare i mesi invernali e contribuire ad una maggior sicurezza sulle stradale anche in condizioni difficili. A tale proposito i corpi di polizia distribuiranno nelle prossime settimane un flyer informativo che sarà messo a disposizione anche presso gli sportelli dei posti di polizia.

Il rischio d’incidente in inverno è valutato sei volte superiore rispetto al resto dell’anno. Neve, ghiaccio o poltiglia nevosa possono rendere la carreggiata di ardua percorribilità e con molte insidie celate. In questi casi la prudenza è d’obbligo e risulta fondamentale non effettuare manovre improvvise con lo sterzo e con i pedali.

Diversi test effettuati da enti preposti alla sicurezza stradale hanno comprovato che quanto la temperatura atmosferica scende al di sotto dei 7°C gli pneumatici invernali manifestano la loro massima efficacia e possono marcare la differenza per quanto concerne una guida sicura nei mesi invernali. A 40 km/h un veicolo equipaggiato con 4 pneumatici invernali dello stesso tipo con un profilo minimo di 1.8 millimetri necessita 32 metri in meno per frenare e fermarsi completamente.

In inverno è altresì molto importante mantenere una distanza di sicurezza maggiore dal mezzo di trasporto che ci precede. Imprescindibile anche liberare completamente il parabrezza e il veicolo da neve e ghiaccio prima di mettersi per strada, sia per motivi di sicurezza sia per evitare di incorrere in una multa.

Si ricorda che in Svizzera non sussiste, a differenza della vicina Penisola, un obbligo specifico relativo al montaggio di pneumatici. Un automobilista che viaggia in inverno con pneumatici estivi non può di per sé essere multato. Tuttavia in caso di strade innevate o ghiacciate chi crea disagi alla circolazione stradale ed è senza pneumatici invernali può incorrere in una sanzione. Senza dimenticare che oltre a mettere in pericolo se stesso e gli altri utenti stradali può causare importante disagi al traffico stradale già costantemente messo a dura prova nel nostro Cantone durante le ore di punta. Se le circostanze lo richiedono può essere pure necessario montare le catene da neve per proseguire nei tratti dove è presente il segnale d’obbligo.

Si stima che circa ancora un’automobilista su tre non monta sulla propria auto gli pneumatici invernali e che uno su venti ne mette solo due gomme termiche sull’asse di trazione. Risparmi che potrebbero costare caro!

Il Dipartimento delle istituzioni prosegue in questo modo le azioni intraprese per sensibilizzare e responsabilizzare gli utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete stradale cantonale, nell’ottica di prevenire e ridurre il numero di incidenti.

La sicurezza dei ticinesi passa anche dalle nostre Carceri

La sicurezza dei ticinesi passa anche dalle nostre Carceri

Dal Mattino della domenica |

Avevo quindici anni il giorno in cui 8 detenuti tentarono di evadere dal nostro Carcere cantonale. Era la mattina del 3 ottobre 1992 e la fuga dei malviventi si risolse con uno scontro a fuoco tra gli evasi e la nostra Polizia cantonale durante il quale persero la vita due carcerati e la guardia carceraria, che si apprese in seguito, era complice dei fuggitivi.

Sono passati venticinque anni da quel giorno di inizio ottobre e la struttura organizzativa delle nostre carceri da allora ha subito molti cambiamenti, soprattutto nell’ottica di migliorare la sicurezza per i detenuti e per tutto il personale. Non bisogna infatti dimenticare che anche il settore dell’esecuzione delle pene e delle misure – del quale fa parte anche il nostro penitenziario – deve rispondere concretamente alla richiesta espressa a più riprese dal Popolo ticinese di maggior sicurezza. In questo senso i ticinesi hanno dato un forte segnale – lo ricordo – con il sì all’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati, in votazione il 28 febbraio 2016. Un bisogno di maggior sicurezza che da sempre è la mia priorità politica e un obiettivo che cerco di raggiungere in maniera trasversale con i diversi settori che compongono il mio Dipartimento: dalla polizia, alla giustizia, alla protezione della popolazione, al settore della migrazione e non da ultimo a quello dell’esecuzione delle pene e delle misure.

In quest’ottica il settore delle carceri e dell’assistenza riabilitativa hanno attuato negli ultimi tre anni una serie di misure volte a ottenere miglioramenti organizzativi e operativi che si traducono in progetti concreti che rafforzano le proprie prestazioni a beneficio della sicurezza di tutti i ticinesi ma pure dei conti del cittadino-contribuente.

Molto è stato fatto in particolare per migliorare le condizioni di lavoro dei nostri agenti di custodia e per permettere loro di svolgere degnamente i delicati compiti che caratterizzano la loro professione, soprattutto in questo momento nel quale le nostre prigioni hanno registrato un sovraffollamento. Rammento che lo scorso 14 marzo – quindi pochi mesi fa – abbiamo registrato un picco di 261 incarcerazioni a fronte di 260 posti disponibili. Un momento di particolare pressione che stiamo cercando di risolvere per evitare che una situazione del genere si traduca in un problema a livello di sicurezza. Per questo motivo, insieme ai miei servizi, sto portando avanti l’adeguamento logistico della Stampa e quello degli effettivi del personale.

Negli scorsi giorni ho letto alcune prese di posizione di cittadini ticinesi e esperti di diritto sui social media, riprese in seguito anche da alcuni media. Hanno parlato di una situazione di disagio nel carcere giudiziario la Farera, ovvero la struttura che ospita quelle persone in attesa di essere rimandate a giudizio e che per questo spesso vengono chiamate “prevenute”. Tengo a sottolineare che il loro regime di detenzione è diverso da quello degli altri carcerati, che stanno già scontando la loro pena. Esiste in questi casi un forte rischio di inquinamento delle prove e pertanto non possono entrare in interazione con altre persone. Si tratta pur sempre di un periodo limitato nel tempo e la situazione ticinese non è diversa da quella di altri Cantoni come Berna o Soletta.  Ricordo infine che, tra le misure attuate con la nuova struttura dirigenziale delle nostre carceri, sono stati concretizzati anche dei progetti per accrescere la sicurezza dei detenuti nelle loro celle, per incrementare le loro possibilità di movimento così come per migliorare la loro assistenza medica.

Tenendo presente il contesto delicato e il momento di forte affluenza del penitenziario cantonale, non intendo prendere parte al ridotto dibattito che ha preso piede su alcuni media, ma intendo invece rinnovare il mio sentito ringraziamento a tutti i nostri agenti di custodia. Uomini e donne che grazie al loro impegno nello svolgere quotidianamente il loro lavoro rappresentano la dignità, la legge e la legalità dello Stato all’interno delle strutture di privazione della liberta e dell’esecuzione della pena. Ma soprattutto garantiscono la sicurezza di tutta la società, di tutti noi ticinesi!

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Esercitazione tra civili e militari

Esercitazione tra civili e militari

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Un piccolo aeromobile, con una decina di passeggeri a bordo, si schianta nella Val Serdena, in territorio di Isone; è lo scenario al centro di un’esercitazione organizzata mercoledì 25 ottobre dalla Commissione dell’istruzione della protezione della popolazione (CT istr PP), con l’obiettivo di migliorare le modalità di collaborazione fra gli enti civili di primo intervento e le truppe militari.

La simulazione è avvenuta nell’ambito delle giornate annuali di formazione organizzate dalla Commissione istruzione della protezione della popolazione (CT istr PP), e ha potuto contare sulla presenza di un gruppo di figuranti, incaricati di impersonare i passeggeri imbarcati sul velivolo e altre persone presenti sul luogo.

Grazie alla verosimiglianza dello scenario preparato, i soccorritori coinvolti hanno potuto verificare l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza complesso, e in particolare le diverse procedure di allarme. La scuola reclute delle truppe di salvataggio, coinvolta in occasione della tradizionale settimana di resistenza, ha poi proseguito l’attività simulando le operazioni di ripristino che l’Esercito, in una situazione del genere, sarebbe chiamato a svolgere a favore delle Autorità civili.

Diretto dal Servizio protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, l’esercizio teorico e pratico ha coinvolto numerosi enti partner della protezione della popolazione: Polizia cantonale, Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri, Federazione cantonale ticinese dei servizi d’autombulanza, organizzazioni di protezione civile delle regioni di Lugano Campagna e del Bellinzonese, Soccorso alpino ticinese (SATi), Redog Ticino e Care Team Ticino.

Sicurezza stradale, al via la campagna di prevenzione «Distratti mai!»

Sicurezza stradale, al via la campagna di prevenzione «Distratti mai!»

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Gli incidenti stradali provocati da disattenzione sono in costante crescita, soprattutto a causa dell’utilizzo durante la guida, purtroppo sempre più diffuso, dei telefonini di nuova generazione. Il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale – in collaborazione con tutte le Polizie comunali – hanno perciò avviato la campagna di prevenzione «Distratti mai!» che durerà fino alla fine del mese di marzo del 2018, nell’ambito del programma di prevenzione «Strade sicure».

Dopo una prima campagna promossa nel 2016, principalmente rivolta agli automobilisti e all’uso dei telefonini di ultima generazione alla guida, quest’autunno il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di avviare un nuovo sforzo di prevenzione: l’azione denominata «Distratti mai!» intende infatti sensibilizzare tutti gli utenti della strada – automobilisti, motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni – sui pericoli legati all’uso del telefonino durante gli spostamenti sulle nostre strade.

Alcune cifre chiariscono l’esigenza di questo intervento. Nel 2016 sulle strade ticinesi si sono verificati 3’990 incidenti della circolazione, un quinto dei quali è stato causato da disattenzione al volante o alla guida di un altro mezzo di trasporto (come ad esempio in sella a una bicicletta). Molto spesso all’origine di questi eventi vi è un utilizzo scorretto dello smartphone. Anche le statistiche della Polizia cantonale mostrano che questo comportamento rappresenta la seconda causa di violazione del codice stradale: se nel 2015 le multe emesse erano già quasi 4’000, i dati del primo semestre 2017 fanno registrare un ulteriore aumento del 10%. Oltre ai conducenti di mezzi a quattro o due ruote – ciclisti compresi, con ben quattro incidenti registrati nel 2016 – sono sempre più numerosi anche i pedoni che si mettono in pericolo perché camminano concentrati sul piccolo schermo: in 12 casi, lo scorso anno, la loro disattenzione ha provocato un incidente della circolazione.

La campagna di sensibilizzazione «Distratti mai!» promossa dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale – in collaborazione con tutte le Polizie comunali – prevede pertanto una serie di misure informative e interventi sul territorio. L’intento è di responsabilizzare tutte le categorie di utenti della strada, informando sui rischi che una condotta poco avveduta può creare per se stessi e per gli altri. La campagna di sensibilizzazione si concentra sui giovani tra i 18 e i 24 anni che registrano un tasso superiore alla media di infrazioni legate alla disattenzione.

Il materiale informativo è disponibile sul sito internet www.ti.ch/strade-sicure.

Il Dipartimento delle istituzioni prosegue in questo modo le azioni intraprese per sensibilizzare e responsabilizzare gli utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete stradale cantonale, nell’ottica di prevenire e ridurre il numero di incidenti.

Faido, sede di un nuovo centro di competenza cantonale

Faido, sede di un nuovo centro di competenza cantonale

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi soddisfatto per la riorganizzazione del settore esecuzione e fallimenti

Quando posso iniziare la settimana non lontano da casa, sono sempre felice. Questo non perché il viaggio è più corto, ma perché significa che anche nella mia regione, la Leventina, posso entrare in contatto con servizi che fanno parte del Dipartimento che dirigo. È stata il caso di questo lunedì: in mattinata mi sono recato a Faido per l’inaugurazione del nuovo Centro cantonale per i precetti esecutivi.

A un anno di distanza dall’inaugurazione del Contact center per gli uffici di esecuzione, ecco che un nuovo centro di competenza s’instaura a Faido. Il nuovo Centro cantonale per i precetti esecutivi segue l’obiettivo che mi sono sempre posto da quando dirigo questo Dipartimento: migliorare il rapporto tra Cittadino e Stato, adeguando i servizi alle nuove abitudini e necessità. Lo farà centralizzando l’emissione dei precetti esecutivi.

Negli ultimi anni le sedi dell’Ufficio di esecuzione sono stati infatti confrontati con un aumento considerevole dei contatti con l’utenza, allo sportello, al telefono, via e-mail o posta tradizionale. Questo è diventato sempre più un’attività dispersiva per i collaboratori che dovevano occuparsi della preparazione dei precetti esecutivi. Un’attività questa molto importante – un precetto esecutivo mal redatto può risultare in seguito nullo – nella quale è importante non essere disturbati.

Nel nuovo centro lavorano già nove collaboratori con percentuali lavorative parziali, che permettono loro, in alcuni casi, di far fronte agli impegni famigliari. Un’attenzione particolare che abbiamo voluto dare per permettere a chi ha delle responsabilità a casa di poter comunque occuparsi per una percentuale di tempo.

Il centro di competenza cantonale è una conseguenza dell’evoluzione legislativa e tecnologica degli ultimi anni. Dapprima, nel 2013, l’acquisto di un nuovo applicativo informatico che, grazie all’impegno dei collaboratori che si sono occupati della sua implementazione, è diventato operativo in tutte le sedi dell’Ufficio di esecuzione in due anni, senza creare disagi per i cittadini. In seguito, l’introduzione del circondario unico di esecuzione fallimenti nel 2015, che ha permesso di eliminare il turismo dei precetti, e evitare quindi che i famosi “puff” che si aggiravano per il Cantone, azzerino i propri debiti semplicemente trasferendosi, di volta in volta, in un nuovo Comune.

Il settore esecuzione e fallimenti è un ambito un po’ sconosciuto dell’attività dello Stato, poiché fortunatamente molti di noi non entrano in contatto con i suoi uffici, ma è anche vero che è un ambito molto importante che crea entrate per il Cantone, in quanto attore principale in ambito esecutivo (pensiamo ad esempio alla riscossione delle imposte!). La sua riorganizzazione non è solo quindi parte delle misure di risanamento del Governo in quanto riduce i costi di attività, ma anche poiché una migliore organizzazione aumenta la capacità di riscossione da parte dei servizi.

La volontà di centralizzare delle competenze a livello cantonale in Leventina non è in oltre un caso. Come ho ribadito più volte, la mia volontà è di valorizzare le zone periferiche del nostro Cantone laddove c’è la possibilità, creando nuove possibilità di impiego per i residenti e favorendo così l’economia locale. La sede del nuovo centro di competenza non è quindi una scelta casuale: negli spazi del pretorio di Faido abbiamo potuto inserire dapprima il Contact center e in seguito il Centro cantonale per i precetti esecutivi, approfittando degli uffici già a disposizione del Cantone ma soprattutto creando delle sinergie che ne ottimizzano le risorse e che permettono di accrescere la qualità dei servizi offerti alla popolazione.

Mi piace definire il mio Dipartimento la “Fanteria dello Stato”, in quanto è al fronte nel rapporto con i cittadini: il funzionamento dei suoi servizi tocca quindi profondamente la sensibilità di ognuno di noi. È essenziale quindi avere le risorse giuste al posto giusto, valutando con attenzione dove sia necessario dedicarne di più e dove invece, grazie a una revisione dei flussi di lavoro, è possibile offrire una qualità superiore del servizio con le stesse unità lavorative.

Voglio quindi sottolineare ancora una volta quanto detto in precedenza: con il Governo abbiamo colto la sfida di risanare le finanze del Cantone, ma abbiamo voluto farlo analizzando attentamente ogni servizio per capire dove era possibile non solo risparmiare, ma anche migliorare quanto veniva offerto. E anche con l’Ufficio di esecuzione lo abbiamo fatto. Abbiamo centralizzato un servizio, abbiamo aumentato la sua qualità grazie a collaboratori specializzati. Abbiamo dato un valore aggiunto a delle zone periferiche e alla loro economia, mantenendo però un servizio di prossimità per il cittadino laddove necessario, ma soprattutto tenendoci al passo con l’evoluzione delle sue abitudini.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il Consiglio di Stato nomina Bernadette Rüegsegger responsabile del settore giuridico della Polizia cantonale

Il Consiglio di Stato nomina Bernadette Rüegsegger responsabile del settore giuridico della Polizia cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha nominato Bernadette Rüegsegger quale responsabile del
settore giuridico della Polizia cantonale, in seguito alla recente riorganizzazione
interna del servizio. Si tratta dell’undicesima funzionaria dirigente donna del
Dipartimento delle istituzioni, un dato che riflette l’impegno della Direzione
dipartimentale nel promuovere le pari opportunità tra i propri dirigenti.

In qualità di responsabile del settore giuridico della Polizia cantonale, Bernadette
Rüegsegger, avrà il compito di dirigere il servizio garantendo il supporto e la consulenza giuridica al Comandante e alla Direzione nonché a tutto il Corpo della Polizia cantonale.

Inoltre, tra le varie mansioni, dovrà anche rappresentare la Polizia cantonale davanti alle Autorità giudiziarie. Nata nel 1979 e madre di un figlio, dal 2014 è procuratrice pubblica al Ministero pubblico del Canton Zurigo. Dopo aver conseguito la licenza in diritto nel 2007 all’Università di Zurigo ha completato la sua formazione ottenendo una specializzazione in scienze forensi (nel 2011 il Certificato e nel 2013 il Master in Advanced Studies in Forensics) alla Hochschule di Lucerna. Una volta conclusi gli studi, dopo aver svolto due anni di pratica giudiziaria e una prima esperienza professionale, nel 2009, è entrata alle dipendenze del Ministero pubblico di Zurigo (Zürich-Limmat) in veste di segretaria giudiziaria e assistente del procuratore. Nel 2012 è invece passata, già quale procuratrice pubblica, al Ministero pubblico di Winterthur dove è rimasta fino al 2014. Bernadette Rüegsegger, oltre a essere perfettamente bilingue in italiano e tedesco, dispone di un Certificate of Proficiency in inglese.

Il Consiglio di Stato formula a Bernadette Rüegsegger i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.

A Faido gli specialisti dei precetti

A Faido gli specialisti dei precetti

Da RSI.ch | Inaugurata lunedì a Faido la nuova struttura che elaborerà e gestirà tutte le domande a livello cantonale

Il servizio del Quotidiano: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Esecuzioni-ecco-nuovo-centro-9671389.html

E’ stato inaugurato ufficialmente lunedì dal consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi il nuovo centro cantonale per l’emissione dei precetti esecutivi di Faido. La struttura avrà il compito di elaborare tutte le domande d’esecuzione cantonali, centralizzate in un solo servizio e s’affianca al contact center dell’Ufficio esecuzione attivo da un anno.

Gobbi ha spiegato che il progetto è stato sviluppato allo scopo di migliorare tangibilmente il servizio offerto all’utenza, ricordando nel contempo che il centro è stato creato in modo graduale durante quest’anno, facendo riferimento a effettivi interni. La centralizzazione ha il duplice vantaggio d’ottimizzare le risorse, accrescendone le competenze e la specializzazione.

Tra l’altro i due centri hanno portato a Faido quindici impieghi, quasi tutti occupati da residenti nelle Tre Valli. I collaboratori della nuova struttura attualmente sono nove. Assicureranno la gestione delle circa 180’000 domande trasmesse ogni anno all’Ufficio d’esecuzione.