Rafforzati i servizi online del settore dei registri

Rafforzati i servizi online del settore dei registri

Il Dipartimento delle istituzioni annuncia ulteriori miglioramenti della propria offerta di servizi in formato digitale. A partire da oggi è stata infatti rinnovata la pagina web concernente la modulistica del settore dei registri. Un rafforzamento dello sportello virtuale teso ad accrescere la qualità del servizio assicurato agli addetti ai lavori e alla cittadinanza.

Lo sportello virtuale del settore dei registri (http://www4.ti.ch/di/dg/rf/sportello/formulari/), è stata potenziato, introducendo in particolare una nuova area dedicata ai moduli relativi alla Legge sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE). La pagina web metterà quindi a disposizione 7 nuovi moduli standardizzati in materia LAFE, che sono stati allestiti nei loro contenuti secondo le procedure in uso presso gli Uffici dei registri del Cantone e presso le Autorità distrettuali di I istanza LAFE. Moduli che andranno ad aggiungersi ai modelli già esistenti.

Con questo rinnovo generale si è colta l’occasione per riorganizzare i contenuti dei servizi online del settore dei registri, che sono stati strutturati in aree tematiche – istanze di operazioni a registro fondiario, attestazione dati pianificatori e attestazioni in materia LAFE – in modo da semplificarne la fruizione e di accrescere l’efficienza e l’efficacia dell’attività svolta dagli Uffici.

Queste misure, che andranno a beneficio degli addetti a lavori e di tutti i cittadini, concretizzano ulteriormente la volontà del Dipartimento delle istituzioni, che negli ultimi anni ha promosso numerosi progetti volti a rendere più facile e immediato il rapporto tra lo Stato e i cittadini, offrendo in particolare sempre più servizi su internet.

 

Esercito svizzero,  un libro per celebrare la storia della Brigata fanteria di montagna 9

Esercito svizzero, un libro per celebrare la storia della Brigata fanteria di montagna 9

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Comandante della Brigata fanteria di montagna 9 Maurizio Dattrino hanno stilato oggi un bilancio finale dell’attività svolta dall’unica grande unità trilingue dell’Esercito svizzero, ricordandone la storia e soffermandosi sull’importanza degli investimenti militari per il Canton Ticino. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del libro commemorativo realizzato in occasione dello scioglimento ufficiale della grande unità militare che avverrà all’ultimo rapporto di venerdì 15 dicembre.

Il volume commemorativo pubblicato in concomitanza con la fine della Brigata fanteria di montagna 9 è stato presentato oggi – durante una conferenza stampa organizzata a Palazzo delle Orsoline – dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi insieme al Brigadiere Maurizio Dattrino e al Colonnello SMG Luca Filippini.

Il Consigliere di Stato ha colto l’occasione per ricordare gli sforzi intrapresi in passato dal Cantone per mantenere un’importante presenza militare, in particolare attraverso i continui contatti con il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Grazie a questa proficua collaborazione con le autorità federali, il Ticino – a differenza di altri Cantoni – è riuscito a salvaguardare oltre 750 posti di lavoro qualificati. La presenza dell’Esercito sul nostro territorio garantirà inoltre nei prossimi anni investimenti cospicui – nell’ordine di quasi 200 milioni di franchi – per interventi e sviluppi delle infrastrutture presenti sul nostro territorio: dal nuovo Centro logistico e deposito dei veicoli sul Monte Ceneri, al risanamento delle caserme di Isone e Airolo. Norman Gobbi ha infine riaffermato la costante attenzione del Governo ticinese per la promozione della lingua italiana nell’Esercito, secondo lo spirito federalista che è alla base del sistema democratico elvetico.

Il Comandante Maurizio Dattrino ha in seguito ripercorso la storia della Brigata Fanteria di Montagna 9, ricordando alcuni fatti salienti che ne hanno caratterizzato l’attività e proponendo alcune considerazioni sul futuro di soldati e battaglioni, che saranno integrati nelle altre grandi unità. Il Colonnello SMG Luca Filippini ha infine presentato al pubblico il libro nel quale sono state raccolte testimonianze e materiale che contribuiranno a tenere viva la memoria della grande unità militare.

 

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/13-12-2017-il-libro-della-brigata?id=9900838

Pecunia non olet. Il volto oscuro dei crimini economici

Pecunia non olet. Il volto oscuro dei crimini economici

Intervento a Millevoci di giovedì 7 dicembre 2017.

(dal sito web www.rsi.ch)
I crimini economico-finanziari e in particolare le truffe, sono un tema molto tecnico, complesso e poco affrontato, che ha però, non solo nel canton Ticino, ripercussioni economiche e sociali gravi. Un fenomeno reale e in continua crescita, che ogni anno si concretizza in decine e decine di milioni di franchi truffati.

Un reportage/inchiesta realizzato da Elizabeth Camozzi, esplora e analizza l’argomento e mette a confronto le opinioni e le esperienze di Fabio Tasso, Commissario Capo della Sezione Reati Finanziari della Polizia cantonale, Fiorenza Bergomi, Procuratore Capo presso il Ministero Pubblico cantonale e Paolo Bernasconi, avvocato e tra i massimi esperti sul tema). A partire da queste testimonianze, Millevoci approfondisce i punti salienti per capire quali siano le ripercussioni economico-sociali delle truffe e in che modo l’Autorità competente (Polizia, Procura e Politica) intenda intervenire per prevenire un ulteriore incremento di questi reati.

Ospiti:
Fabio Tasso, Commissario Capo della Sezione REF
Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino dal 2011

https://tp.srgssr.ch/p/rsi/inline?urn=urn:rsi:audio:9876667

Polizia delle Tre Valli: il Governo formalizza la nuova struttura

Polizia delle Tre Valli: il Governo formalizza la nuova struttura

Nella scorsa seduta il Consiglio di Stato ha formalizzato la creazione della nuova Polizia regionale delle Tre Valli che sarà operativa a partire dall’inizio del 2018 nei Distretti di Riviera, Blenio e Leventina.
Si tratta di un progetto pilota che nasce dagli attuali posti misti di Biasca e Faido; la soluzione permette di ovviare al problema che toccava alcuni Comuni della regione per i quali – alla scadenza dei termini indicati dalla Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie – non era ancora stata siglata una convenzione con il Comune-Polo di Biasca.

Nell’ultima seduta il Governo ha approvato il completamento dell’assetto di polizia comunale di quella che – a livello di sicurezza cantonale – viene definita “Regione VIII” e che comprende i Distretti di Riviera, Blenio e Leventina come previsto dalla legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali. La nuova struttura di polizia regionale, che è uno sviluppo degli attuali posti misti di polizia di Biasca e Faido, rappresenta una soluzione vantaggiosa per tutta la regione, e presenta alcune novità rispetto a quanto è stato attuato nelle altre regioni di polizia: per questa ragione, viene considerata un progetto pilota.

In questo senso, per trovare una soluzione alla mancanza delle necessarie convenzioni di polizia tra il Comune-Polo di Biasca e i Comuni della regione, il Cantone ha siglato un accordo con il Comune di Biasca che ha dato luce verde alla creazione della nuova Polizia regionale delle Tre Valli. Il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto elaborato alcune disposizioni ad hoc applicabili alla collaborazione in ambito di polizia comunale all’interno del territorio regionale.

In particolare è previsto che gli agenti delle polizie comunali presenti nei posti di Biasca e Faido potranno operare su tutto il territorio del comprensorio ottimizzando il personale in servizio nella Regione VIII. I Comuni della regione dovranno pertanto partecipare ai costi – in modo retroattivo a partire dal 1 gennaio 2017 – versando al Comune-Polo di Biasca l’importo calcolato in proporzione al numero di abitanti dei singoli comuni. La nuova Polizia regionale dipende operativamente dalla Polizia cantonale dalla quale dipenderanno anche gli agenti delle comunali.

Infine, si rammenta che accanto alla nuova struttura sarà anche costituita una Commissione consultiva intercomunale che avrà il compito di discutere e aggiornare costantemente le esigenze del comparto in materia di sicurezza e di farsi anche interprete dei bisogni e delle necessità dei rispettivi territori.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni del 14 novembre 2017

 

Nominato il nuovo responsabile dell’Ufficio del registro fondiario federale

Nominato il nuovo responsabile dell’Ufficio del registro fondiario federale

Nella seduta di ieri, il Consiglio di Stato ha nominato il Signor Valerio Salvi quale Capo dell’Ufficio del registro fondiario federale della Divisione della giustizia. Una nomina che s’inserisce nella riorganizzazione generale del Settore del registro fondiario e di commercio, approvata dal Consiglio di Stato lo scorso luglio.

Attinente di Blenio e domiciliato a Gambarogno, il Signor Valerio Salvi ricopre attualmente la funzione di Caposervizio presso l’Ufficio del registro fondiario federale. Classe 1963, coniugato e padre di 2 figli, ha conseguito l’attestato federale di capacità quale impiegato di commercio. A livello professionale, dopo aver svolto un’esperienza in ambito bancario, nel 1996 è entrato alle dipendenze dell’Amministrazione cantonale, nella quale ha operato all’interno dell’Ufficio del registro fondiario e della Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni.

In veste di Capoufficio, il Signor Valerio Salvi – che negli ultimi mesi ha già assicurato ad interim la direzione dell’Ufficio – condurrà l’attività dell’Ufficio del registro fondiario federale, che consiste principalmente nell’introduzione del registro fondiario federale, ossia il passaggio dal registro fondiario provvisorio (retto dalla legislazione cantonale), al registro fondiario definitivo (retto dal diritto federale e con pieno effetto di pubblica fede). Un’importante attività di cui beneficiano direttamente in particolare i Comuni. Nello specifico, ad oggi su 115 Comuni ticinesi 87 dispongono dell’intero territorio in regime di registro fondiario federale e 25 con parte del territorio. Per 3 Comuni interi e 41 parti di Comuni nei prossimi anni dovrà quindi essere completato il registro fondiario definitivo.

La nomina odierna s’inserisce nella riorganizzazione generale del Settore del registro fondiario e di commercio, oggetto di un recente messaggio governativo attualmente al vaglio del Parlamento (cfr. Messaggio n. 7372). Una riorganizzazione che prevede la creazione della Sezione dei registri, alla quale sarà subordinato l’Ufficio del registro fondiario federale, unitamente agli Uffici dei registri e all’Ufficio del registro di commercio.

Il Governo coglie dunque l’occasione per formulare al Signor Valerio Salvi i migliori auguri per questa nuova sfida professionale in seno all’Amministrazione cantonale.

 

Tutele, lettera a enti e autorità

Tutele, lettera a enti e autorità

Un articolo a cura di Andrea Manna apparso su La Regione di sabato 2 dicembre 2017

Protezione del minore e dell’adulto, il Cantone scrive a Municipi, pretori e associazioni sulla cantonalizzazione del settore – Frida Andreotti: «Mantenere il modello amministrativo è la soluzione più condivisa».

L’elenco dei destinatari è lungo. Tra questi i Municipi, le Autorità regionali di protezione, i pretori e i pretori aggiunti, la Camera di protezione del Tribunale d’Appello, l’Associazione dei curatori e tutori della Svizzera italiana, l’Associazione curatori Ticino nonché l’Associazione genitori non affidatari. Fra giovedì e ieri la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni ha scritto agli enti e agli uffici giudiziari attivi in Ticino nel campo della protezione del minore e dell’adulto per informarli dei nuovi piani decisi la settimana scorsa dal Consiglio di Stato per quanto riguarda la riorganizzazione del settore delle tutele e delle curatele. Ovvero l’abbandono del prospettato modello giudiziario, con le Preture competenti dell’applicazione delle disposizioni in materia di protezione, e il mantenimento di quello amministrativo, con però la “cantonalizzazione” del settore “all’interno dei servizi dell’Amministrazione”. Un’impostazione dunque diversa da quella indicata dal governo nel messaggio varato nel dicembre di tre anni fa. Presentando i due modelli, l’Esecutivo aveva allora aderito alla proposta del Gran Consiglio, cioè il passaggio al modello giudiziario. Che si sarebbe dovuto concretizzare, nelle intenzioni del Consiglio di Stato, il 1° giugno 2018. Si sarebbe dovuto concretizzare, appunto, perché nel frattempo gli approfondimenti della sottocommissione parlamentare della Legislazione (sottocommissione coordinata dalla leghista Amanda Rückert) e quelli successivi della Divisione della giustizia hanno fatto ritenere preferibile il sistema amministrativo. Apportandovi tuttavia dei correttivi. In ogni caso “il mantenimento del modello amministrativo con ‘cantonalizzazione’ del settore, risulta la soluzione meno invasiva rispetto alla variante giudiziaria e maggiormente condivisa”, annota la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti nella lettera indirizzata ai Municipi.

Prime idee. Da approfondire

Come anticipato dalla stessa funzionaria dirigente mercoledì 22 novembre (giorno in cui il governo ha adottato la nuova impostazione) intervenendo all’assemblea dell’Act, l’Associazione dei Comuni ticinesi, la Divisione giustizia ha ipotizzato la seguente ‘cantonalizzazione’ del settore tutele e curatele. Ossia: istituzione in seno alla Divisione di una Sezione ad hoc dalla quale dipenderebbero, magari con un’altra denominazione, le Autorità regionali di protezione (Arp), riducendone tuttavia il numero ma con una loro “equa distribuzione” sul territorio. E poi: “Assunzione da parte del Cantone dei collaboratori comunali oggi attivi nelle Arp tramite concorso pubblico (circa 70/80 persone); in linea di principio e previo accordo dei Comuni, ripresa in locazione da parte del Cantone degli spazi logistici (ora sono sedici le sedi delle Arp), se conformi agli standard cantonali”. Idee. Queste e altre le ipotesi che, come evidenzia Andreotti nelle lettere trasmesse in questi giorni per posta elettronica, verranno esaminate da “un apposito gruppo di progetto”. Il quale sarà incaricato “di approfondire le conseguenze della ‘cantonalizzazione’ a livello finanziario, logistico, informatico” e dal profilo delle “risorse umane”, coinvolgendo “i Comuni”. Prossimamente, indica Andreotti, il Consiglio di Stato licenzierà un messaggio con la richiesta al parlamento di prorogare “al 31 maggio 2020 il termine di decadenza delle Arp”. Proroga necessaria, afferma la responsabile della Divisione giustizia, “per poter presentare al Gran Consiglio una proposta dettagliata circa la riorganizzazione del settore secondo le nuove modalità definite dall’Esecutivo”. Tutti gli attori interessati saranno “puntualmente” e “regolarmente” informati dalla Divisione “sui prossimi passi che verranno intrapresi così come sull’evoluzione della riorganizzazione”. Una riorganizzazione, sottolinea Andreotti, “volta a specializzare un settore delicato e sensibile, chiamato a prendere decisioni che incidono direttamente, e anche pesantemente, sui diritti fondamentali delle persone”.

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Oggi pomeriggio, presso la Sala del Consiglio comunale della Città di Lugano, si è tenuto il secondo incontro annuale tra il Dipartimento delle istituzioni e i rappresentanti della Magistratura. Incontri voluti dal Dipartimento delle istituzioni alfine di rafforzare il dialogo tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario. Un momento privilegiato per discutere e condividere argomenti di interesse comune.

All’incontro, introdotto dal saluto del Sindaco della Città di Lugano Marco Borradori, erano presenti per il Dipartimento delle istituzioni il Consigliere di Stato e Direttore Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e il Segretario generale Luca Filippini. Oltre ai rappresentanti delle Autorità giudiziarie, ha preso parte all’incontro anche il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser.

Durante il pomeriggio sono state discusse varie tematiche legate all’ambito della gestione del personale del Potere giudiziario, all’organizzazione della Magistratura e ai progetti logistici nonché informatici concernenti le Autorità giudiziarie. Per quanto concerne la gestione del personale, il Dipartimento delle istituzioni e la Sezione delle risorse umane hanno informato i presenti circa le novità apportate dalla nuova Legge sugli impiegati dello Stato e dei docenti, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2018.
La Divisione della giustizia ha quindi reso partecipi i presenti circa i progetti legislativi in corso che interessano il Potere giudiziario, su tutti la riorganizzazione delle Giudicature di pace e la riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione. Dal punto di vista logistico, il Dipartimento delle istituzioni ha aggiornato i rappresentanti della Magistratura in merito ai progetti logistici in essere concernenti le Autorità giudiziarie.

L’incontro, conclusosi con un momento conviviale gentilmente offerto dalla Città di Lugano, ha permesso dunque di passare in rassegna le principali sfide con cui la Giustizia ticinese è confrontata, che richiedono una stretta collaborazione tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario dello Stato. Una collaborazione che, grazie agli incontri regolari promossi dal Dipartimento delle istituzioni, risulta oggi rafforzata mediante l’instaurazione di un dialogo costante tra le diverse Autorità.

Quell’ultima arma da sfoderare

Quell’ultima arma da sfoderare

Dal Corriere del Ticino del 1. dicembre 2017

A 39 aspiranti agenti della scuola di polizia del V circondario è stata consegnata la pistola d’ordinanza Norman Gobbi: «Essere pronti a usarla è parte del vostro compito» – Le sensazioni dopo i fatti di Brissago

Si sono allenati per mesi, hanno esercitato il tiro lungo 110 ore, sparando 3.000 colpi. Dopo tanto sudore e una marcia di 50 chilometri conclusa nella notte, ieri, hanno raggiunto un traguardo ricco di significati. Sono i 39 aspiranti agenti della scuola di polizia 2017 del V circondario ai quali è stata consegnata l’arma di ordinanza. «Uno strumento necessario per difendersi ma che può anche arrecare danno a un’altra persona» ha subito sottolineato il sostituto comandante della polizia cantonale Lorenzo Hutter. Nello stabile G del posto di comando a Bellinzona – appena adibito alla formazione tecnico-tattica e alla sicurezza personale – a risuonare a più riprese sono state le parole «responsabilità», «fiducia» e «proporzionalità». Tutti ingredienti fondamentali per il corretto utilizzo della pistola in servizio. Ma anche elementi di riflessione a quasi 2 mesi dal dramma di Brissago che ha visto un agente della cantonale uccidere, sparandogli, un 38.enne richiedente l’asilo dello Sri Lanka che stava per aggredire, con due coltelli in mano, dei suoi connazionali hanno assunto un valore forse ancor maggiore. Non a caso il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è tornato sull’episodio rivolgendosi ai futuri agenti. «Un vostro collega, a ottobre, è dovuto ricorrere all’uso dell’arma d’ordinanza per proteggere l’incolumità sua e delle altre persone presenti. Una scelta che è stata fatta come ultima ratio di fronte a una grave minaccia. Una scelta non leggera, che ha portato irrimediabilmente a delle conseguenze». Conseguenze a livello personale come pure in termini mediatici. «In un Cantone come il nostro un colpo sparato fa ancora – direi fortunatamente – notizia» ha affermato Gobbi. Per poi precisare: «Alcuni agenti che hanno vissuto situazioni di questo tipo, non per forza per lo stesso motivo, mi hanno confidato che è forse questa la difficoltà maggiore. Vedere articoli su giornali, online, servizi alla televisione e alla radio, e sapere che stanno parlando di te: è una cosa che non lascia indifferenti».
A precedere la consegna dell’arma è perciò stato l’invito del consigliere di Stato: «È parte del vostro lavoro essere pronti a utilizzarla in caso di necessità, ma lo è soprattutto sapere quando sia il momento di farlo». Sull’attenti, chi con fare più sicuro e chi invece con voce più flebile e prontamente ripreso dal primo tenente Cristiano Nenzi, i 39 aspiranti hanno dunque preso possesso della propria arma. «C’è soddisfazione, ma si è altresì coscienti della responsabilità e della fiducia riposta in noi sia dalle istituzioni sia dai cittadini» ci ha confidato l’aspirante agente Davide Brugali. A fargli eco è stata Sara Fatima El-Husseini, una delle cinque poliziotte in formazione: «L’emozione è forte: dopo i grandi sacrifici di queste settimane oggi raggiungiamo infatti un importante obiettivo». Ma con quale spirito si riceve una pistola, a poche settimane dai fatti di sangue di Brissago? «Un anno fa un episodio simile non mi avrebbe segnato come lo ha fatto lo scorso ottobre» ammette Brugali: «Fattispecie come queste ci fanno capire che veramente può succedere anche in Svizzera. Detto questo tutta la nostra formazione è proprio mirata all’utilizzo dell’arma come ultima possibilità a nostra disposizione». L’istruttore David Manco è comunque certo: «Gli agenti che escono da questo stabile con l’arma lo fanno in modo cosciente. E in caso di intervento sono sicuro che verrebbe applicato quanto appreso durante la formazione». Il resto lo farà invece l’esperienza, anche se i 39 aspiranti poliziotti dovranno ora essere in grado di valutare se il ricorso alla pistola si giustificherà o meno. «Ma tutta l’istruzione è costruita per arrivare a saper agire in un contesto reale» evidenzia l’istruttrice Federica Rossini. L’aiutante capo e responsabile della formazione di base Mauro Del Biaggio conferma in tal senso che «gli agenti sono abilitati all’uso dei mezzi coercitivi e dell’arma, alla quale potranno fare ricorso da domani, naturalmente con l’accompagnamento di colleghi più esperti».