Braccialetto elettronico: dalla detenzione all’hooliganismo

Braccialetto elettronico: dalla detenzione all’hooliganismo

Dal Mattino della domenica | Il Dipartimento di Norman Gobbi attivo nella lotta contro il tifo violento

È appena finita la stagione di hockey, e da tifoso dell’Ambrì-Piotta posso dire che anche quest’anno ho potuto tirare un respiro di sollievo dopo la partita di giovedì scorso, che ha permesso alla squadra leventinese di conquistare la salvezza in Lega Nazionale A. Un risultato che si rivela fondamentale non solo a livello sportivo bensì anche per l’economia di tutta la regione. Il Ticino “hockeystico” potrà dunque vivere anche la prossima stagione i derby che appassionano l’intero Cantone e non solo. L’attività nelle piste di ghiaccio si congeda quindi per qualche mese, ma gli stadi di calcio si fanno sempre più affollati proprio in queste settimane nel culmine della stagione agonistica, complice il clima che si fa via via più mite.

Ma non è di sport che vi voglio parlare in questo mio contributo, bensì di quello che nello sport non dovrebbe esserci: la violenza sugli spalti e fuori da stadi di calcio e piste di ghiaccio. L’hooliganismo è purtroppo una realtà che resiste negli anni, e per la quale vengono applicate diverse misure di sicurezza. Come riporta la statistica annuale della Polizia cantonale, nel 2016 gli impieghi di Mantenimento ordine durante le partite sono stati 66, di cui 21 per il calcio e 45 per l’hockey, e hanno visto impegnati 2’801 agenti. Costo totale: circa 2.5 milioni di franchi. Quello della tifoseria violenta è un problema rilevante, e non solo per le casse cantonali, ma soprattutto per chi vorrebbe andare alla pista o allo stadio per passare una bella serata in compagnia, magari con la famiglia, all’insegna dello sport e del sano divertimento, senza trovarsi in mezzo a delle situazioni come minimo spiacevoli, se non di vero e proprio pericolo.

Come tenere lontani da questi luoghi quindi, chi ci va solo per cercare di rovinare il divertimento altrui, soprattutto se già conosciuto dalla Polizia? Con il mio Dipartimento stiamo attualmente lavorando per proporre una normativa cantonale per concretizzare l’utilizzo di braccialetti elettronici in ambiti come quello dell’hooliganismo.Questi dispositivi non sono nuovi alle nostre latitudini: in Ticino si utilizzano in realtà già da 18 anni negli arresti domiciliari, in quanto il nostro Cantone è inserito nel progetto pilota della Confederazione, assieme a Berna, Basilea Città, Basilea Campagna, Vaud, Ginevra e Soletta, per testate l’efficacia di questa modalità di esecuzione della pena. Dato il successo riscontrato, dal 1. gennaio 2018 diventerà una realtà a livello nazionale, ed entrerà a far parte del Codice penale svizzero.

La novità è che quest’anno in Ticino è entrata in funzione una nuova generazione di braccialetti, che permette la geolocalizzazione. Non si tratta più quindi di una tecnologia che rileva la distanza da un “modem” installato in casa, ma si tratta della tecnologia dell’azienda elvetica Geo-Satis, che permette di seguire gli spostamenti di chi indossa il dispositivo con un sistema simile alle nostre applicazioni per smartphone. Una novità che rende il suo utilizzo efficace non solo nell’ottica di assicurarsi che qualcuno non esca dalla propria abitazione, ma alfine di accertarsi che qualcuno non frequenti determinate aree, come quelle nei dintorni di stadi e piste di ghiaccio. Il braccialetto elettronico può diventare quindi un ottimo strumento per assicurare che chi ha già creato più volte problemi non si presenti a crearne ancora in occasione di altre partite: una modalità che permette di avere un miglior controllo e una garanzia più elevata che persone violente non mettano piede all’interno dell’area critica. Uno strumento importante dunque per accrescere la sicurezza dei nostri stadi e nelle nostre piste di ghiaccio, luoghi che devono rimanere di sano divertimento, innanzitutto per le famiglie e per i bambini.

Come alternativa alla detenzione, l’utilizzo di questo dispositivo in fase sperimentale nel nostro Cantone ha già dato i suoi frutti dal lato economico. In una situazione di sovraffollamento e di forte pressione delle nostre Strutture carcerarie, il braccialetto elettronico, al quale nel 2016 sono state sottoposte 20 persone, ha sgravato i carceri di 1’552 giornate di detenzione. Il calcolo è facile se pensiamo che il costo medio di una giornata di detenzione in carcere chiuso è di 300 franchi, con 8 franchi a carico del condannato, mentre il prezzo di un singolo braccialetto attualmente è di 18 franchi al giorno, con 10 franchi a carico del condannato. Una differenza importante che ha un impatto positivo sulle nostre finanze pubbliche.

Il Ticino è ancora una volta pioniere nell’ambito della sicurezza e laboratorio per la sperimentazione d’innovazione: una sperimentazione dalla quale tutta la Svizzera potrà trarre vantaggio, all’insegna di nuove modalità di detenzione alternativa, valide ed economiche, ma anche nella sperimentazione di nuove misure per la lotta all’hooliganismo, sfruttando le nuove tecnologie a favore della sicurezza di tutti i tifosi negli stadi di calcio e alle piste di ghiaccio, e di tutti i ticinesi amanti del vero sport!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Carceri sovraffollati: è necessario intervenire!

Carceri sovraffollati: è necessario intervenire!

Dal Mattino della Domenica | Presentato il bilancio di attività 2016 del Settore esecuzione pene e misure

“Se quel giorno avessimo dovuto incarcerare una persona in più, avremmo dovuto mettere un materasso per terra”. Un’affermazione di Stefano Laffranchini, Direttore delle strutture carcerarie, che ti mette davanti agli occhi, senza alcun filtro, la situazione che stanno vivendo i carceri ticinesi. Un’affermazione che deve aver reso bene l’idea, vedendo le facce sorprese dei giornalisti presenti alla conferenza stampa di lunedì, nella quale abbiamo presentato il bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure, ovvero delle Strutture carcerarie cantonali (SCC) e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR).

Stefano Laffranchini si riferiva al picco registrato il 14 marzo scorso, di 261 incarcerazioni, quindi a una situazione dell’anno corrente. Ma la media nel bilancio 2016 non si discosta di molto da questo dato. 240 detenuti in media, ovvero 80 in più al giorno rispetto al 2011: questo coincide a uno sforzo esponenzialmente superiore, con ad esempio 500 accessi in più al mese per le visite da gestire, o 240 pasti in più al giorno da preparare, con effettivo immutato.
Un aumento che mette sotto pressione le guardie carcerarie, ma anche i collaboratori dell’UAR, il quale compito principale è far sì che dopo la scarcerazione, non ci sia la recidiva. Ad aggiungersi, per questi ultimi, ci sono inoltre nuovi compiti, come la gestione del braccialetto elettronico (per il quale siamo da una quindicina d’anni un Cantone pilota, ma che sarà ufficialmente introdotto nel 2018), la gestione del lavoro di pubblica utilità e la presa a carico degli autori di casi di violenza domestica.

L’UAR nel 2016 si è occupato di 787 persone in stato di carcerazione (733 uomini e 54 donne), di 153 in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica. Un lavoro che è importante per interrompere la catena “reato – incarcerazione – scarcerazione – recidiva”. L’obiettivo dell’esecuzione della pena dev’essere infatti quello di “promuovere il comportamento sociale del detenuto, in particolare la sua capacità a vivere esente da pena”, come sancito dall’articolo 75 del Codice penale svizzero.

Un momento di particolare pressione quindi, che dobbiamo risolvere il più velocemente possibile. Questo a favore delle nostre guardie carcerarie, che devono poter lavorare in un ambiente che permetta loro di assolvere degnamente le mansioni delicate che caratterizzano la loro professione, ma anche a favore di tutti noi ticinesi, poiché una situazione del genere potrebbe tradursi in una problematica a livello di sicurezza.

Per questo motivo con i funzionari dirigenti del mio Dipartimento stiamo portando avanti due proposte di adeguamento. La prima di tipo logistico, ampliando la Stampa: ciò permetterà di adeguare la sua struttura alle necessità attuali e future, senza dover ricorrere alla costruzione di un nuovo stabile, che avrebbe portato a un maggior dispendio finanziario. Un secondo adeguamento che dovrà essere attuato è a livello di personale, aumentando gli effettivi e adeguandoli alla gestione del maggior numero di detenuti. Si tratterà di una decina di unità in più, ma ciò potrà portare un forte beneficio a tutti. Oltre che sulla quantità, da alcuni anni stiamo lavorando sulla qualità del lavoro delle guardie, cercando di rendere l’ambiente attuale più consono alle necessità dei professionisti del carcere. In quest’ottica colgo l’occasione per ringraziare chi sta lavorando duramente e sotto pressione a favore della sicurezza dei ticinesi.
È quindi importante agire, e farlo subito, per poter continuare a garantire un servizio importante in un settore delicato e sensibile come quello dei carceri e dell’assistenza riabilitativa. Per un Ticino sicuro!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Gobbi: “Con l’estensione dell’apertura dei locali pubblici abbiamo voluto dare una risposta concreta alle richieste dei giovani”

Gobbi: “Con l’estensione dell’apertura dei locali pubblici abbiamo voluto dare una risposta concreta alle richieste dei giovani”

Da Mattinonline.ch |

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, soddisfatto per l’approvazione di “Ticino 2.0”?
Direi proprio di sì. La proposta del Consiglio di Stato è stata fatta per rispondere a una richiesta che non è arrivata da un solo partito, bensì da tutta la fascia giovanile della politica ticinese. Una richiesta che è stata in seguito ponderata, tenendo conto di tutti gli attori coinvolti, portando una soluzione mediata rispetto alla loro proposta (le 3 di notte), ossia prolungando di un’ora l’orario di chiusura di esercizi pubblici e notturni il venerdì, sabato e prefestivi. Proposta che alla fine è stata approvata dal Gran Consiglio.

Dalla consegna delle firme alla votazione in Gran Consiglio i tempi sono stati ristretti. Quanto è stato importante dare ascolto e una risposta rapida ai giovani di tutte le forze politiche?
Come già detto, il fatto che la richiesta non venisse da un unico partito era esemplare di quanto la tematica fosse sentita dai giovani attivi nella politica ticinese. Giovani che sono in contatto quotidianamente con i propri coetanei e che vivono la realtà del nostro Cantone, e che ne percepiscono le necessità. Inoltre, dobbiamo pensare a promuovere un Ticino più turistico e al passo coi tempi e le abitudini dei clienti di oggi.

La misura è stata un “escamotage” come sottolinea Franco Celio (Plr), relatore di minoranza?
Non si tratta di un escamotage ma, anzi, è la dimostrazione di come si possa giungere a una modifica di legge in tempi brevi. Il Governo non è rimasto con le mani in mano e proponendo il compromesso delle 2 ha voluto rispondere alla richiesta delle giovani generazioni.

Che impatto concreto può avere sul turismo e sugli esercenti?
Sicuramente è una ventata di aria fresca, che permetterà di adeguare l’apertura di bar, ristoranti e discoteche alle necessità e alle abitudini attuali. Non si tratta di un cambiamento drastico, ma probabilmente darà qualche stimolo in più a chi ha la volontà di animare le serate del nostro Cantone. Inoltre, la possibilità di rilasciare permessi speciali di una durata massima di tre mesi per attività di esercizio pubblico, tipo il Mojito sul lungolago di Lugano, è una risposta alle mutate esigenze di consumo e alla promozione del periodo turistico a sud delle Alpi. Tutto ciò, sempre tenendo conto del rispetto della quiete pubblica.

Un gruppo di esercenti si vuole opporre alla misura, come valuta la loro presa di posizione?
La decisione di prolungare di un’ora l’apertura mi sembra un buon compromesso, che offre una possibilità ma che non è un obbligo per tutti. Infatti, gli esercenti sanno meglio di altri quando è interessante tenere aperto fino a tardi oppure chiudere prima. In tal senso, abbiamo anche snellito la burocrazia per le chiusure anticipate rispetto agli orari abituali del singolo ristorante o bar. In questo modo abbiamo risposto alla necessità di essere flessibili e non burocratici, richieste provenienti proprio dagli esercenti.

MS

Auto La formula c’è, ora si cerca il consenso

Auto La formula c’è, ora si cerca il consenso

Dal Corriere del Ticino | Via libera del Governo all’indagine conoscitiva per rivedere il calcolo dell’imposta.

Massa a vuoto e CO2: sono questi gli ingredienti della nuova formula elaborata dal Gruppo di lavoro incaricato di rivedere il calcolo dell’imposta di circolazione. Il nuovo criterio (svelato dal Corriere del Ticino il 17 marzo) ora è oggetto di un’indagine conoscitiva che coinvolge tutte le associazioni attive nel settore e che si concluderà il 15 maggio prossimo. «Il nostro obiettivo è trovare una soluzione il più possibile condivisa», ha detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi , che ha inoltre aggiunto come l’intento è di coinvolgere più partiti e associazioni possibili, dal WWF al TCS. L’attuale sistema di calcolo dell’imposta di circolazione è stato al centro di aspre polemiche sia da parte di numerosi automobilisti, che nel 2017 si sono visti lievitare la fattura, sia da parte del mondo politico: basti pensare il recente lancio dell’iniziativa popolare del PPD «Per un’imposta di circolazione equa: gli automobilisti non sono bancomat».

Ma la decisione delle Istituzioni di rivedere il sistema risale alla scorsa primavera: «La neutralità finanziaria è sempre più difficile da mantenere. Inoltre si tratta di cambiare una formula di base che risale a quasi 40 anni fa e che è quindi obsoleta». Sono state poi considerate anche le difficoltà di comunicazione e amministrative legate al sistema degli ecoincentivi, «che nessuno ha mai veramente capito», ha spiegato Gobbi. La nuova formula scaturita dal Gruppo di lavoro promosso dalle Istituzioni e coordinato dal capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova è stata approvata dal Governo e considera come criterio principale le emissioni di CO2, al quale verrà sommato quello della massa a vuoto, per dare vita alla formula (a x massa) + (b x emissioni). I coefficienti a e b potrebbero essere poi definiti dal Gran Consiglio, limitando il margine di manovra del Governo. «Il gruppo di lavoro ha deciso di considerare la massa a vuoto perché influenza l’usura della strada», ha spiegato Canova.

Confusione sulle cifre

Il grado di importanza di questi fattori sarà stabilito dopo l’indagine conoscitiva: «Può anche essere che la massa non venga più considerata, valuteremo più varianti» ha precisato Canova. Inoltre, la base di calcolo sarà unica per tutte le automobili e la modifica della formula non dovrà comportare un cambiamento del gettito a parità di parco veicoli, questo per rispettare il principio di neutralità. «A tale scopo è quindi necessario definire il temine di paragone e ciò che chiederemo nell’indagine conoscitiva è quale base di partenza adottare», ha detto Gobbi, che ha poi aggiunto: «Siccome di recente c’è stata un po’ di confusione sulle cifre, mi preme chiarire che il gettito totale dell’imposta di circolazione delle automobili è di 102 milioni di franchi. Se consideriamo che per la manutenzione delle strade si spendono ogni anno 90 milioni e che è esclusa l’attività di controllo della polizia, si può comprendere come il margine non sia ampio».

Attività in aumento per la Sezione della circolazione

Attività in aumento per la Sezione della circolazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Anche nel 2016 la Sezione della circolazione resta uno fra i servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. I dati mostrano infatti che sono state più di 500’000 le pratiche evase, con una media di circa mille telefonate ricevute ogni giorno. L’incasso totale comprensivo di imposte, multe e tasse, si è attestato a quasi 163 milioni di franchi.

Il rendiconto della Sezione della circolazione mostra un ulteriore consolidamento dell’attività, che si è tradotta in 512’932 pratiche gestite dai diversi settori durante lo scorso anno, per un introito finanziario complessivo di 162’955’217,82 franchi. Di questi 133’425’911.65 franchi sono stati incassati tramite imposte, 23’449’944.53 franchi in tasse e 5’229’158.94 in multe. Per quel che concerne le imposte incassate, 102’786’314.75 franchi provengono dalle automobili.

La situazione immatricolazioni ha confermato anche nel 2016 le tendenze registrate negli scorsi anni. Il parco veicoli del Cantone Ticino è ulteriormente aumentato, e a fine 2016 contava 326’162 fra autoveicoli, motoveicoli, veicoli di lavoro, agricoli, rimorchi e altro; un dato che segnala un aumento dell’1,44% rispetto al dato dell’anno precedente (321’531). A incidere particolarmente sono state le automobili, passate da 224’322 a 226’713 unità, mentre il settore della navigazione ha conosciuto un calo da 7’551 a 7’029 natanti immatricolati.

Particolarmente significativi risultano anche i dati dell’Ufficio giuridico. Nel 2016 sono state emanate 63’651 decisioni, con una crescita di oltre il 12%. A motivare questo aumento – che conferma una tendenza pluriennale – sono soprattutto le nuove norme e i più frequenti controlli della circolazione, oltre alla crescente complessità dei procedimenti amministrativi e penali.

Per quanto riguarda infine il contatto con i cittadini, il 2016 è stato il quarto anno di attività completa per il «Contact center» che regola i contatti in entrata alla Sezione della circolazione. Il livello di sollecitazione si è confermato elevatissimo, con un totale di 212’310 chiamate telefoniche e un aumento proporzionale del traffico sulla pagina internet del servizio. A questo proposito, l’applicativo informatico adottato nel 2014 ha consentito di velocizzare le procedure e contenere i costi, migliorando il servizio ai numerosissimi utenti. Oggi è infatti diventato la norma fissare l’appuntamento per il collaudo del proprio veicolo o per l’esame di guida visitando la pagina www.ti.ch/circolazione, e selezionando il menu «online». Una dimostrazione che la Sezione della circolazione rimane all’avanguardia negli sforzi per semplificare le relazioni fra cittadino e Stato, uno degli obiettivi strategici ai quali il Dipartimento delle istituzioni sta dedicando molto energie.

Dati e informazioni più dettagliati sull’attività, i servizi e le prestazioni fornite nel 2016 dalla Sezione della circolazione sono disponibili nel Rendiconto annuale, inserito nella cartella stampa online.

Sempre più gente in prigione

Sempre più gente in prigione

Da RSI.ch | Pubblicato il bilancio di attività 2016 del settore esecuzione pene e misure: 80’633 giornate d’incarcerazione

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sempre-pi%C3%B9-gente-in-prigione-8968060.html

La popolazione penitenziaria continua a crescere: nel 2016, in Ticino, sono state 80’633 le giornate d’incarcerazione. Questi i dati che emergono dal bilancio di attività dello scorso anno del settore esecuzione pene e misure, presentato lunedì dal Dipartimento delle istituzioni. Il rapporto comprende l’attività delle prigioni cantonali e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR).

Il sovraffollamento strutturale influenza l’UAR, che si è occupato di 787 detenuti (733 uomini e 54 donne), di 153 persone in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica. Gli agenti di custodia sono stati confrontati con una media di 80 incarcerati in più al giorno rispetto al 2011. L’UAR è particolarmente sollecitato anche dai nuovi compiti attribuiti negli ultimi anni, come quelli inerenti alla gestione del braccialetto elettronico e del lavoro di utilità pubblica.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sottolineato l’importanza d’intervenire su due ambiti prioritari: il personale dell’intero settore e la logistica delle infrastrutture.

Carceri sovraffollate: «Chiediamo più secondini»

Carceri sovraffollate: «Chiediamo più secondini»

Dal Giornale del Popolo | Il direttore del DI Norman Gobbi presenterà a breve un messaggio

Nei prossimi anni la Stampa dovrà essere ampliata e ristrutturata. Importanti anche le misure riabilitative.

«Un posto in più non ce l’avevamo. Se quel giorno fosse arrivato un altro detenuto avremmo dovuto mettere un materasso in terra». Così Stefano Laffranchini (direttore delle strutture carcerarie) ieri mattina a Bellinzona in occasione della presentazione del bilancio del Settore esecuzioni pene e misure. Il picco è stato toccato il 14 marzo di quest’anno con 261 detenuti, quando le strutture erano state pianificate per 240 posti. In totale sono stati 80.633 le giornate di incarcerazione.

Cifre confermate dal direttore del DI Norman Gobbi. «Negli ultimi anni abbiamo constatato un aumento costante dei carcerati e questo a causa dell’allungamento delle pene. Un incremento che ha portato a un incremento dei compiti sia per le strutture carcerarie sia per l’Ufficio di assistenza riabilitativa (UAR). Oggi si fa di più con uguali risorse», ha aggiunto.

Tutto ciò ha comportato un nuovo progetto sul medio-lungo termine. Di recente, infatti, il CdS ha approvato il masterplan delle carceri per i prossimi 30 anni che prevede la ristrutturazione della Stampa con 30 posti in più. Sono inoltre in corso valutazioni per l’impiego a favore delle SCC della struttura di Torricella.

Come ha precisato lo stesso Gobbi sono due le misure concrete a cui si sta pensando per risolvere i diversi problemi delle carceri: da un lato una pianificazione logistica e d’altro lato un adeguamento graduale degli effettivi (una decina di unità in più).

Stefano Laffranchini (direttore delle carceri) si è soffermato su alcuni aspetti legati alla gestione della struttura. In particolare sulle condizioni di lavoro degli agenti, le quali sono migliorate, così come sono diminuiti i giorni di malattia e
i rilevamenti di stupefacenti e alcol nelle celle. Tuttavia il sovrappopolamento delle strutture carcerarie porta a una serie di problemi come un aumento delle attività legate alla sicurezza, un incremento dei pasti, visite mediche e trasporti verso studi medici, Ministero Pubblico e ospedali. I rischi sono la stanchezza e la distrazione in un contesto nel quale la disattenzione può comportare conseguenze anche gravi.

Un altro importante capitolo legato alle pene è quello della riabilitazione. La responsabile dell’Ufficio Luisella Demartini-Foglia ha messo in evidenza quanto fatto lo scorso anno. Sono state 940 le persone prese a carico di cui 787 erano in detenzione (733 uomini e 54 donne). Il tutto con un personale di una decina di unità. In sostanza si viaggia a 120-130 casi per operatore sociale quando la media degli altri Cantoni è di 50 casi a operatore.

Come ha spiegato la capoufficio, l’UAR ha il compito di prevenire e controllare il rischio di recidiva attraverso un’azione educativa e la reintegrazione sociale. Da segnalare, in questo senso, che nel 2016 è stato provato il nuovo braccialetto elettronico con una ventina di persone, le quali quindi hanno sgravato le carceri di 1.552 giornate di detenzione. Così come i lavori di pubblica utilità pari a 16.171 ore equivalgono a 4mila giorni di carcere non effettuato.

Sempre lo stesso ufficio, in collaborazione con la Polizia cantonale, è responsabile della gestione di chi commette violenza domestica. Lo scorso anno sono state 257 le notti passate da persone violente nelle camere messe a disposizione dallo stesso ufficio.

I cantieri legislativi aperti sono stati quindi illustrati dalla direttrice della Divisone della giustizia Frida Andreotti. Dall’inizio di quest’anno – ha detto – sono finiti i lavori per il messaggio relativo al nuovo dispositivo informatico con lo scopo di armonizzare tutta la giustizia penale. A breve il documento sarà presentato al Governo. Inoltre, dal prossimo anno, sarà introdotto un nuovo diritto sanzionatorio con il ripristino della detenzione di breve durata (meno di 6 mesi).

La stessa signora Andreotti ha ribadito gli obiettivi del settore carcerario: poter creare un ambiente disteso valorizzando la figura dell’agente di custodia, rafforzare la sicurezza e incrementare i ricavi dai laboratori arrivando a 1 milione di franchi. Oltre a rivedere il servizio medico. Mentre per la riabilitazione si metteranno in atto misure organizzative interne, si prevede un adeguamento del personale (2-3 unità) e l’adesione al sistema di valutazione del rischio per impedire la recidiva.

In sostanza, ha chiosato Gobbi, il sistema carcerario ticinese credo funzioni abbastanza bene e finora ha dato buona prova di sé. Ma per il futuro bisognerà migliorare l’aspetto logistico e quello legato al personale.

(Articolo di Nicola Mazzi)

Bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure: il Dipartimento delle istituzioni pronto a intervenire

Bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure: il Dipartimento delle istituzioni pronto a intervenire

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi il bilancio di attività 2016 del Settore esecuzione pene e misure, comprendente l’attività delle Strutture carcerarie cantonali e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Un momento di particolare pressione per questo settore: nel 2016 infatti, la popolazione carceraria ha registrato un ulteriore aumento, con un totale di 80’633 giornate d’incarcerazione. Un sovraffollamento strutturale che influenza l’attività dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che nel 2016 si è occupato di 787 persone in stato di carcerazione (733 uomini e 54 donne), di 153 in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica.

La pressione sul Settore esecuzione pene e misure è ulteriormente incrementata nel 2016, come dimostra la crescita della popolazione carceraria, che nel 2016 ha impegnato gli agenti di custodia con una media di 80 detenuti in più al giorno rispetto al 2011. Una tendenza preoccupante che ha un impatto anche sulle attività dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), che negli ultimi anni ha conosciuto un importante aumento dei compiti ad esso attribuiti, come quelli inerenti alla gestione del braccialetto elettronico, del lavoro di utilità pubblica e dei casi di violenza domestica. Compiti che aumenteranno con l’entrata del nuovo diritto sanzionatorio il 1. gennaio 2018.

Come sottolineato durante la conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, è necessario intervenire su due ambiti prioritari: il personale dell’intero settore la logistica delle infrastrutture. Dal punto di vista delle risorse umane, è intenzione del Dipartimento delle istituzioni presentare un aumento graduale del personale delle SCC sul prossimo triennio, mentre per quanto concerne l’UAR la questione verrà trattata nell’ambito del messaggio di adeguamento della legislazione cantonale al nuovo diritto sanzionatorio. A livello logistico, il Consiglio di Stato ha approvato a fine 2016 il Masterplan logistico delle SCC che permetterà di far fronte alle necessità delle strutture a medio termine, Masterplan ora al vaglio dei servizi centrali dell’Amministrazione cantonale per i dovuti approfondimenti.

Alla conferenza stampa odierna sono intervenuti Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia, Stefano Laffranchini-Deltorchio, Direttore delle SCC, e Luisella Demartini-Foglia, Capo dell’UAR, che hanno presentato nel dettaglio il bilancio 2016 relativo alle attività del settore nonché gli obiettivi dell’anno corrente, che vertono sui due ambiti di intervento prioritari definiti dal Dipartimento delle istituzioni. Un intervento concreto oggi necessario per continuare a garantire l’importante servizio assicurato dalle collaboratrici e dai collaboratori di questo settore delicato e sensibile, servizio che va infine a beneficio della sicurezza dell’intera collettività.

Conferenza latina dei direttori di giustizia e polizia

Conferenza latina dei direttori di giustizia e polizia

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Ticino ha ospitato giovedì 30 e venerdì 31 marzo la seduta plenaria della Conferenza latina delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti di giustizia e polizia. Nel corso della due giorni a sud delle Alpi, i Consiglieri di Stato dei Cantoni Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Ticino, Vaud e Vallese si sono confrontati su temi legati alla sicurezza, agli affari militari e alla protezione della popolazione, alla giustizia, ai fenomeni migratori.

L’incontro primaverile della Conferenza, sotto la presidenza del Consigliere di Stato ginevrino Pierre Maudet, vede riuniti i responsabili dei settori della giustizia e della polizia dei Cantoni latini ed è stato organizzato in Ticino su iniziativa del Consigliere di Stato Norman Gobbi. All’incontro hanno pure partecipato i rispettivi comandanti delle Polizie cantonali e i responsabili delle esecuzioni delle pene, che hanno contribuito alla proficua discussione svolta nel Comune di Collina d’Oro.

L’incontro ha inoltre offerto l’occasione per un confronto politico ad alto livello, contribuendo a definire alcune priorità condivise da tutti i Cantoni latini, nonché far comprendere le peculiarità del Ticino inserito nella necessaria collaborazione intercantonale. Tra i vari temi è stato pure affrontato quello relativo ai flussi migratori e alle entrate illegali, che hanno visto coinvolti in maniera preponderante il Cantone Ticino e il Canton Vallese nel 2016; ad ora le previsioni per il 2017 confermano il trend e indicano un ulteriore aumento di questa tipologia di migrazione.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato accompagnato per l’occasione dal Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, dal Vice Comandante della Polizia cantonale Lorenzo Hutter, dal Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini e dalla Capufficio dell’assistenza riabilitativa Luisella Demartini.

Nella foto i Consiglieri di Stato Alain Ribaux (Neuchâtel), Nathalie Barthoulot (Giura), Pierre Maudet (Ginevra), Béatrice Métraux (Vaud), Norman Gobbi (Ticino) e Maurice Ropraz (Friborgo).

A Rancate si va sul… sicuro

A Rancate si va sul… sicuro

Da laRegione | Stanziato quasi un milione a copertura del servizio di sicurezza al Centro temporaneo migranti – Il Cantone ha già assegnato l’incarico (dietro concorso) alla Securitas. Ci si prepara a fronteggiare i flussi sino al prossimo ottobre.

Al Dipartimento delle istituzioni (Di) si monitora la situazione giorno per giorno. Al Centro unico temporaneo di Rancate, operativo dall’agosto scorso, negli ultimi tempi le presenze sono passate, infatti, da poche unità a qualche decina. Da Berna, del resto, le previsioni sono chiare: alla frontiera sud ci si deve aspettare l’arrivo di flussi migratori pari, almeno, a quelli registrati nel 2016. Occorre farsi trovare pronti. Una necessità dichiarata dal governo cantonale. Che ha cominciato a prendere le sue contromisure. Così ieri è arrivato il via libera a un credito di poco meno di un milione – si parla di circa 952mila franchi – a copertura delle spese per il servizio di sicurezza che sarà garantito all’interno della struttura da oggi all’ottobre prossimo. Un servizio che sarà commissionato alla Securitas. Di fatto si tratta di una conferma: la ditta aveva già assicurato la sorveglianza a Rancate, oltre a essere referente per i punti di accoglienza della Protezione civile del Mendrisiotto. Il Cantone, in effetti, ha già assegnato in via ufficiale il mandato. E l’impressione è che si sia voluti andare sul… sicuro. Un incarico affidato dietro concorso pubblico: il bando era stato pubblicato a inizio gennaio, raccogliendo tre candidature, tutte, si tiene a precisare da Palazzo delle Orsoline, in linea con i criteri stabiliti. Inutile dire che questa decisione del Consiglio di Stato giunge sulla scia del ‘caso Argo 1’. Ciò ha portato a irrigidire i parametri di scelta? «Li avevamo già irrigiditi in precedenza – ci fa notare il direttore del Di Norman Gobbi –. Nell’ambito del mandato diretto avevamo fissato gli aspetti richiesti, ad esempio quanto a esperienza nella gestione dei migranti – qui in situazione disagiata – in strutture simili, organizzazione e rispetto del contratto collettivo di lavoro. All’epoca si trattava di una situazione di urgenza, vedendo in seguito la necessità di strutturare l’attività 2017, si è proceduto con il concorso pubblico».

‘Qui si sono seguite le procedure’

Insomma, nella prassi quello di Rancate e quanto emerso di recente non sono casi sovrapponibili. «La gestione è stata completamente diversa: le formalità e le procedure sono state seguite», ribadisce il ministro. D’altro canto, nel Centro ci si trova a tu per tu con persone considerate su suolo svizzero irregolarmente e che, dunque, attendono di essere riammesse in Italia attraverso un iter semplificato. Di conseguenza serve un dispositivo ad hoc, flessibilità e reattività in base ai flussi. A questo proposito, quando si prevede ci si ritroverà confrontati con arrivi importanti al confine? «Già in questi giorni ricevo quotidianamente le informazioni sul numero di persone che pernottano al Centro di Rancate – ci illustra Gobbi –. E pur in modo empirico si nota come vi sia un incremento in questi ultimi tempi, in particolare rispetto a febbraio. Anche le cifre delle Guardie di confine sulle entrate illegali in due mesi sono triplicate. Ciò dà già un chiaro segnale sulla presenza di diverse persone che vanno gestite con questa procedura. Per esemplificare, a Rancate si passa dalle 6-10 alle 20-30 unità». Cantone e Confederazione su questo fronte si sanno muovendo di concerto. Una intesa che appare definita pure dal profilo finanziario: le trattative sono aperte. Obiettivo, staccare una copertura alla pari (al 50 per cento) dei costi globali. Una divisione a metà, così come era accaduto nel momento di attivare la struttura. A conti fatti, da agosto 2016 a ottobre 2017, la sicurezza peserà sui bilanci, si stima, per oltre 1,8 milioni di franchi. «Il ruolo e l’attività che stiamo svolgendo – tiene a sottolineare il capodipartimento –è a beneficio della Confederazione e pure degli altri Cantoni. Stiamo lavorando su più tavoli proprio perché è una situazione nuova e che perdura, come vediamo da queste cifre di inizio anno. Quindi l’impegno della Confederazione – ribadisce Gobbi – deve esserci. D’altro canto, come detto stiamo svolgendo un compito congiunto nell’ambito della riammissione semplificata. In tal senso anche i costi operativi che ne derivano vanno ripartiti».

(Articolo di Daniela Carugati)