La Nuova Bellinzona adesso è realtà

La Nuova Bellinzona adesso è realtà

Dal Giornale del Popolo | Per Losanna non c’è alcuna differenza sostanziale con il progetto originario e la coerenza territoriale è data.

«Il Tribunale federale dà il via libera alla Nuova Bellinzona con piena soddisfazione del Dipartimento delle istituzioni»: è attraverso i social che il consigliere di Stato Norman
Gobbi ha dato la notizia, anticipando di pochi minuti il comunicato del Consiglio di Stato. È anche da questo dettaglio che si può calibrare il grado (elevato) di felicità e forse anche di sollievo del direttore del Dipartimento delle Istituzioni e, ovviamente, del Governo nel suo insieme. Losanna ha quindi deciso di respingere il ricorso contro il progetto aggregativo dei 13 Comuni del Bellinzonese e l’aggregazione del Bellinzonese
può procedere. Mon Répos ha detto di no al ricorso inoltrato dall’avvocato Fabrizio Monaci per conto di 81 cittadini domiciliati nei Comuni di Camorino, Pianezzo, Bellinzona, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Monte Carasso, Preonzo e Sementina, che chiedevano di ripetere la votazione visto che dalle urne era uscita un’aggregazione ridotta rispetto a quella proposta, che – ricordiamo – alle origini comprendeva 17 Comuni. Una differenza ora indicata come sostenibile da Losanna per garantire alla nuova Bellinzona una corretta operatività in linea con gli intendimenti. «La sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione della nuova Bellinzona – spiega
Gobbi – rappresenta un’importante svolta per la concretizzazione del progetto aggregativo che vedrà nascere la nuova città polo del Bellinzonese nel corso del prossimo anno. Un progetto, questo, che riteniamo di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione dei 13 Comuni favorevoli riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata interamente grazie alla volontà locale di promuovere dal basso l’aggregazione dei Comuni della regione. Il Dipartimento delle istituzioni, che ha collaborato attivamente fin da subito con gli enti locali coinvolti per favorire l’aggregazione dei Comuni, non può che salutare positivamente la sentenza del Tribunale federale». Ora si guarda già alla creazione del nuovo Comune, ovvero a quando la popolazione sarà chiamata alle urne per definire la composizione del Municipio e del Consiglio comunale. La data esatta delle elezioni sarà fissata solo prossimamente dal CdS, anche se i sindaci della Nuova Bellinzona sono certi che si voterà il 2 aprile 2017.

«A 13 va benissimo»
Basterebbe questa frase per spiegare il tutto: «Poiché il progetto a 13 Comuni non si discosta sostanzialmente da quello a 17 proposto in votazione, le autorità cantonali non dovevano indire un nuovo scrutinio prima di decretare l’aggregazione». Il Tribunale federale è quindi estremamente chiaro: non c’è nulla da spartire con il caso di Monteceneri, dove si era votato una seconda volta in quanto l’aggregazione a 5 emersa dal voto cozzava nella sostanza con quella originaria, prevista a 7. Invece, per il TF Arbedo-Castione, Lumino, Sant’Antonino e Cadenazzo (i 4 Comuni contrari) «non sono essenziali ai fini della fusione» e l’aggregazione a 13 è da ritenersi altrettanto solida rispetto a quella che si era schierata ai nastri di partenza. Infine, non è passata nemmeno la tesi secondo cui l’inclusione di Claro nella Nuova Bellinzona avrebbe posto un problema di coerenza territoriale. Anche qui il TF non si perde in troppe parole: «È sufficiente dare uno sguardo alla cartina (cfr. immagine, ndr) per accertare che l’aggregazione dei 13 Comuni forma un’entità territoriale coerente e compatta».

 

Nuova Bellinzona: il Tribunale federale conferma la nascita della Città

Nuova Bellinzona: il Tribunale federale conferma la nascita della Città

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della decisione odierna del Tribunale federale di respingere il ricorso contro il progetto aggregativo dei 13 Comuni del Bellinzonese. Prossimamente il Consiglio di Stato stabilirà la data delle elezioni comunali per la Nuova Bellinzona.

La sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione della nuova Bellinzona rappresenta un’importante svolta per la concretizzazione del progetto aggregativo che vedrà nascere la nuova città polo del Bellinzonese nel corso del prossimo anno. Un progetto, quello della nuova Bellinzona, ritenuto di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione dei 13 comuni favorevoli riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata interamente grazie alla volontà locale di promuovere dal basso l’aggregazione dei Comuni della regione.

Il Dipartimento delle istituzioni che ha collaborato attivamente fin da subito con gli enti locali coinvolti per favorire l’aggregazione dei Comuni saluta positivamente la sentenza odierna del Tribunale federale.
Prossimamente il Consiglio di Stato dovrà determinarsi sulla data in cui sarà possibile organizzare le elezioni per definire la composizione del Municipio e del Consiglio comunale della città.

Organizzazione salafita bandita in Germania. E da noi?

Organizzazione salafita bandita in Germania. E da noi?

Da Ticinonews.ch

Si è parlato anche a Berna della vasta operazione antiterrorismo che ha portato ieri alla perquisizione in Germania di 200 appartamenti ed uffici ricollegabili al gruppo Die Wahre Religion (la vera religione), messo al bando dal ministro dell’interno tedesco Thomas de Maizière (vedi articolo suggerito). Ma in Svizzera – dove il gruppo è anche attivo – è possibile bandire questa organizzazione salafita?

“Le procedure da noi, rispetto alla Germania sono più complesse. Abolire un’associazione tout court è un processo molto più lungo” spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, interpellato dai colleghi di Radio 3i. “Sappiamo bene che in Germania esiste una legge nell’ambito della protezione dello Stato molto più snella per i divieti.”

“Credo tuttavia” continua Gobbi, “che proibire un’associazione non significa risolvere il problema. Credo molto di più in un lavoro corretto di polizia nell’intervenire e nell’arrestare le persone coinvolte in modo tale da smantellare i gruppi pericolosi.”

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni sottolinea che nelle aree linguistiche della Svizzera c’è “una grande permabilità” con i relativi Paesi confinanti, ciò che ci rende vulnerabili. “Spesso la Svizzera è considerata dalle organizzazioni criminali un po’ come un’isola felice, perché magari abbiamo anche una situazione di codice penale leggero rispetto ad altri” dichiara Gobbi. “Ne abbiamo discusso proprio settimana scorsa con il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, proprio per capire come è possibile modificare il codice penale per rafforzarlo, per poter poi intervenire correttamente contro le organizzazioni criminali.”

http://www.ticinonews.ch/ticino/328933/organizzazione-salafita-bandita-in-germania-e-da-noi

Protezione della popolazione: 5. edizione dei corsi di formazione

Protezione della popolazione: 5. edizione dei corsi di formazione

Il Dipartimento delle istituzioni ha completato oggi il programma 2016 dei corsi di formazione e aggiornamento dedicati ai responsabili comunali della protezione della popolazione, che hanno visto la partecipazione di 103 persone.

La 5. edizione dei corsi destinati alle persone di riferimento in materia di protezione della popolazione, conclusa oggi 11 novembre, è stata come di consueto gestita dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione. Le giornate di formazione sono state ospitate dal Centro cantonale d’istruzione della Protezione civile a Rivera (Monteceneri) e hanno visto la partecipazione, in totale, di 103 persone.

Anche quest’anno sono stati riproposti due percorsi didattici: un corso base, rivolto agli addetti comunali designati dopo il 2015, e un programma di aggiornamento destinato a coloro che hanno delle solide conoscenze di base. Nel primo caso la formazione si è articolata sull’arco di un’intera giornata, strutturata in approfondimenti teorici ed esercitazioni pratiche. Sono stati in particolare affrontati temi legati alla legislazione, al concetto di protezione della popolazione, al ruolo degli enti attivi sul territorio e al loro coordinamento. Sono state inoltre chiarite esigenze, competenze e responsabilità dei Comuni. Accanto a queste attività di base, sono stati infine presentati – come per le mattinate di aggiornamento – alcuni temi specifici: il «Care Team Ticino», il sistema di allarme alla popolazione, la canicola e la comunicazione istituzionale.

Secondo la legge cantonale, ogni Comune è tenuto a designare all’interno della propria Amministrazione comunale almeno una persona di riferimento in materia di protezione della popolazione. Il referente comunale è chiamato, in particolar modo durante le emergenze, a collaborare attivamente con gli enti di primo intervento e gli altri partner che operano in queste situazioni.

Per combattere le mafie servono armi più appuntite

Per combattere le mafie servono armi più appuntite

Dal Giornale del Popolo | Il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber incontra il Governo e fa il punto.

Per contrastare le infiltrazioni dei gruppi mafiosi italiani nell’economia e combattere il riciclaggio di denaro servono sanzioni e strumenti adeguati. A cominciare dall’inasprimento delle pene (in particolare dell’articolo 260 ter del codice penale) e dalla semplificazione delle attività di inchiesta. È questa la forte convinzione che anima un folto gruppo di inquirenti federali – procuratori, giudici, ispettori – e di direttori cantonali di Dipartimenti delle istituzioni, che non vedono l’ora di rendere la vita più difficile alla criminalità organizzata in Svizzera. Perché se è vero, come è vero, che l’antenna luganese della Procura federale elvetica lavora ad esempio in modo egregio con la Procura di Milano – a dimostrarlo sono le molte inchieste condotte in modo congiunto negli ultimi anni – è anche vero che la lotta alla criminalità organizzata non può fare a meno del controllo diretto del territorio, in cui le organizzazioni mafiose cercano di espandersi e di pene che vadano oltre i 5 anni di detenzione, così come è oggi, per chi è riconosciuto colpevole di fa parte di un’organizzazione criminale. Ecco perché, quando la Magistratura federale ha riorganizzato nel 2015 le modalità di lavoro e la suddivisione delle responsabilità tra la sede centrale di Berna e l’antenna distaccata di Lugano «erano state sollevate alcune perplessità», ci spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI), Norman Gobbi. Perplessità oggi però «del tutto fugate, in quanto i risultati della riorganizzazione appaiono positivi». Così almeno ha evidenziato il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber ieri al Consiglio di Stato ticinese, incontrato in corpore, su richiesta del direttore del DI, proprio per aggiornarsi in modo reciproco sui temi legati alla sicurezza. E così confermano le collaborazioni regolari con le autorità italiane e l’attenzione, sempre alta delle nostre autorità inquirenti. Inasprire le sanzioni previste dal codice penale appare comunque un’operazione importante. Ecco perché il procuratore generale ha informato il Governo ticinese di aver rivolto ufficialmente tale richiesta al Dipartimento federale di giustizia e polizia, dopo che il tema è stato approfondito in lungo e in largo da uno speciale gruppo di lavoro, composto da giudici, procuratori e anche direttori di Dipartimenti delle istituzioni.

L’attenzione deve insomma restare alta. Anche perché i fenomeni criminali evolvono di continuo, come evidenzia l’allerta della Confederazione, anch’essa illustrata al Consiglio di Stato da Lauber durante l’incontro di ieri, sulla propaganda fondamentalista. «I Cantoni – annota Gobbi – sono chiamati ad assicurare il controllo del territorio e a vigilare in particolare sul proprio sistema penitenziario, evitando che diventi luogo d’elezione per la diffusione del radicalismo». Il riferimento, non troppo velato, è ai tre iracheni condannati quest’estate dal Tribunale penale federale di Bellinzona di essere membri o sostenitori dell’autoproclamato Stato islamico dell’Iraq (ISIS). E a quanto già successo in altre parti del mondo, dove è stato proprio dietro le sbarre che i fondamentalisti islamici hanno fatto proselitismo.

 

Casellario, avanti comunque

Casellario, avanti comunque

Da laRegione | Il governo chiede a Berna di ‘sostenere’ le iniziative cantonali. Gobbi: in caso di no? Continuiamo – La parola alla commissione degli Stati. Agustoni: speriamo che ora decida, alla luce anche dei nuovi dati.

Il governo invita la commissione degli Stati a sostenere le iniziative ticinesi per dare anche agli altri Cantoni la possibilità di chiedere la fedina penale. Gobbi: noi andiamo avanti comunque.

«Non ci facciamo grandi illusioni». E in ogni caso si andrà avanti su questa strada. Ma per il Consiglio di Stato e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi valeva e vale la pena ribadirlo: numeri alla mano, l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per i cittadini italiani che richiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso B (dimora) o G (frontalieri) ha dato “risultati positivi”. Perciò il governo cantonale ha scritto a Berna, ovvero alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati che in questi giorni dovrebbe entrare nel merito del dossier, invitandola a “sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese” con le quali si propone per l’appunto “di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri” – distaccati compresi – “provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera”. «Non ci facciamo grandi illusioni, poiché – spiega Gobbi alla ‘Regione’ – siamo consci del fatto che la nostra realtà e le nostre esigenze non sono paragonabili a quelle di altre regioni svizzere. È tuttavia importante marcare il territorio, ricordando anche che il Gran Consiglio ha votato a larghissima maggioranza (era il settembre 2015, ndr) a favore della misura. Una misura che, a nostro parere, ha dato dei risultati». Risultati resi noti ieri. Da circa un anno e mezzo vige l’obbligo di produrre il casellario: ebbene, la Sezione della popolazione ha esaminato 30’689 richieste di permessi Be G e per 263 casi (0,86 per cento) sono emersi “elementi rilevanti di natura penale” che hanno comportato approfondimenti. Al termine dei quali si è deciso di non concedere il permesso a 53 persone (0,17 per cento). Non proprio numeri da far girare la testa. «Ma è importante considerare – ribatte il capo del Di – la qualità oltre che la quantità. Perché grazie a questa misura straordinaria si è evitato che venissero a lavorare o a risiedere sul nostro territorio rapinatori, estorsori, sequestratori e via dicendo. Persone poco raccomandabili che si è riusciti a tenere lontane».

‘Misura da istituzionalizzare’

Insomma, il Ticino promuove (di nuovo) a pieni voti il casellario. E se Berna con la sua Commissione dovesse bocciare le iniziative ticinesi? «Si continua», assicura Gobbi. Tuttavia il provvedimento rimane di natura straordinaria e il governo dovrà sbrogliare la matassa, trovando un’alternativa peraltro compatibile con la libera circolazione delle persone. «Il nostro obiettivo – conferma Gobbi – è di istituzionalizzare questa misura che, ribadisco, ha dato risultati positivi. Il nostro territorio è più esposto rispetto ad altri all’arrivo di persone poco raccomandabili, vista la prossimità con l’Italia e i suoi problemi di ordine pubblico spesso legati alla presenza di criminalità organizzata». La commissione degli Stati aveva sentito agli inizi di maggio i granconsiglieri Amanda Rückert (Lega) e Maurizio Agustoni (Ppd). Terminate audizione e discussione, i commissari avevano deciso di congelare la trattazione delle iniziative cantonali. “Mancano ancora degli elementi per potersi pronunciare”, aveva spiegato Fabio Abate, membro Plr della Commissione istituzioni politiche. «Spero che ora i commissari si pronuncino, alla luce sia dei nuovi dati forniti dal Consiglio di Stato, che confermano la necessità della misura, sia di recenti votazioni popolari, come ‘Prima i nostri’, da cui scaturisce una sensibilità particolare del Ticino nei confronti della frontiera, anche per l’aspetto sicurezza», rileva Agustoni, autore in Gran Consiglio del rapporto su una delle iniziative cantonali. «La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale – aggiunge – è del resto il minimo sindacale: se si volesse essere veramente incisivi, disponendo di un ulteriore elemento di valutazione, bisognerebbe tornare a chiedere pure il certificato dei carichi pendenti, che informa dell’esistenza di eventuali procedimenti penali in corso». Quanto alla compatibilità con il diritto internazionale della misura concernente il casellario giudiziale, l’accordo sulla libera circolazione «andrà comunque ridiscusso dopo il voto del 9 febbraio 2014».

Altolà ad altri 20 stranieri

Altolà ad altri 20 stranieri

Dal Corriere del Ticino | Nuove decisioni negative sui permessi: sono 53 le persone con precedenti bloccate Lettera del Governo alla Commissione degli Stati per applicare la misura in Svizzera

«Negli ultimi sei mesi sono state emesse ancora 20 decisioni negative per un totale di 53, a tutela della sicurezza del nostro territorio». Questo il bilancio aggiornato dal Dipartimento delle istituzioni relativo alla richiesta di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Una misura straordinaria che, lo ricordiamo, il consigliere di Stato Norman Gobbi aveva introdotto nell’aprile dell’anno scorso con lo scopo di tutelare la sicurezza del territorio. In sostanza si tratta di bloccare chi ha alle spalle precedenti penali gravi. Il bilancio del Governo a fine marzo contemplava 33 decisioni negative: la misura aveva impedito l’entrata in Ticino di una persona condannata per omicidio continuato e distruzione di cadavere e persone che avevano commesso reati quali la detenzione illegale di armi e munizioni e rapina continuata. La richiesta di presentazione del casellario si avvicina però a un bivio: all’inizio del 2017 il Dipartimento, su incarico del Governo, sarà tenuto a presentare una variante sostitutiva della misura per sbloccare il dossier fiscale pendente tra Svizzera e Italia. Nella nota stampa Gobbi ha inoltre evidenziato che «il Consiglio di Stato ha scritto oggi (ndr. ieri per chi legge) alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invitandola a sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale». In questi giorni si stanno tenendo le riunioni della Commissione, che all’ordine del giorno presenta la discussione sulle due iniziative depositate nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese: «All’Assemblea federale viene domandato di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera», ha sottolineato Gobbi. Con la lettera inviata alla Commissione, il Consiglio di Stato intende esprimere «il proprio sostegno alle due iniziative, evidenziando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri)», ha proseguito Gobbi. Per il rilascio o rinnovo dei permessi B e G, le Istituzioni fanno sapere che dall’introduzione della misura straordinaria su un totale di 30.689 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 30.426 casi (99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. In 263 occasioni (0,86%) sono invece emersi elementi rilevanti di natura penale, che hanno portato a un approfondimento del dossier: per 53 di queste richieste, come detto, sono in seguito giunte decisioni negative. «Il Consiglio di Stato ha rammentato ai commissari l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura nei confronti di chi intende celare i propri precedenti penali», ha concluso Gobbi.

Sicurezza del Santo Padre: il Ticino fa scuola

Sicurezza del Santo Padre: il Ticino fa scuola

Dal Mattino della domenica | Quindici future guardie pontificie saranno formate a Isone

Qualche settimana fa insieme al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi mi sono recato a Roma per la firma di un importante accordo. Il nostro Cantone da lunedì è diventato protagonista di una tradizione svizzera di oltre 500 anni, ma sempre attualissima: il servizio delle guardie svizzere a difesa del Papa.

Il Ticino istruttore delle guardie pontificie
Sono molti i giovani che negli anni hanno lasciato il nostro territorio partendo alla volta di Roma per offrire il loro servizio a Sua Santità. Il nostro Cantone fa la sua parte fornendo giovani leve al più piccolo – ma efficace – esercito del mondo. Attualmente si contano ben otto ticinesi attivi al Vaticano. Da quest’anno però diventiamo parte integrante di questa speciale missione, mettendo a disposizione le nostre strutture e le nostre competenze per la formazione delle future guardie. Lo scorso 26 settembre infatti ero a Roma quando il Comandante delle guardie svizzere Christoph Graf e il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi hanno sottoscritto una convenzione, grazie alla quale lunedì scorso quindici giovani reclute hanno iniziato il loro percorso di formazione nelle infrastrutture militari di Isone, messe a disposizione dall’esercito.
Un accordo raggiunto non solo grazie alle poche ore di viaggio che separano il nostro Cantone da Roma, ma anche e soprattutto grazie alle strutture presenti sul nostro territorio, che offrono la possibilità alle reclute di esercitare nuove forme di difesa già nella formazione di base, per affrontare al meglio le sfide imposte dalle nuove minacce globali. Sfide con le quali, chi fa un lavoro come quello delle guardie pontificie, deve confrontarsi ogni giorno.

Al via la formazione
Per il primo mese – quello che appunto si svolgerà in Ticino – la formazione delle nuove reclute è coordinata dal Centro formazione di polizia del Cantone, a Giubiasco. Centro che, oltre a formare agenti di polizia, potrà ora vantare una formazione particolare e unica come quella delle guardie pontificie. Per gli aspetti più tecnici le lezioni saranno proposte nella lingua madre di ciascuna recluta, così da garantire la miglior comprensione possibile. Il resto della formazione avverrà in italiano, che non rappresenta solo una delle nostre lingue nazionali, ma anche quella che le guardie pontificie utilizzeranno nella loro quotidianità al Vaticano. Il soggiorno ticinese sarà pure l’occasione per entrare in contatto con la cultura latina che ci contraddistingue e che costituirà il contesto del loro futuro lavoro. Mi piace pensare che ogni guardia, ritornando a casa oltre Gottardo, porti con sé e condivida con famigliari e amici la propria esperienza nel nostro Cantone, contribuendo alla promozione dell’italianità nel resto del nostro Paese.
Partecipando direttamente alla difesa del Pontefice, le guardie svizzere affrontano una missione unica, che richiede coraggio, fede e umiltà. Valori che sono basilari nella selezione per individuare le reclute più adatte. Sono necessarie determinate peculiarità psicofisiche e anagrafiche, ma soprattutto la vocazione del singolo a difendere il Papa a qualsiasi prezzo. A questi candidati, attraverso la formazione nel nostro Cantone, daremo gli strumenti adatti per svolgere al meglio il loro compito.

Più vicini al cuore della Svizzera
Il Ticino, grazie all’ottimo lavoro della nostra Polizia, abbraccia dunque una tradizione unica nel suo genere che continua ad affascinare i giovani, che non è folclore, bensì spirito di servizio e sicurezza personale, a difesa del cuore della cristianità. Una tradizione che è riuscita a rimanere al passo con i tempi e a mantenere viva la sua missione iniziale: anche se la pittoresca uniforme e l’alabarda sono una parte essenziale nell’immagine delle guardie, l’esercito del Papa è dotato di armi moderne per garantire la propria efficienza nella difesa di Sua Santità.
Le guardie svizzere rappresentano il Santo Padre, agli occhi dei pellegrini che da tutto il mondo si recano al Vaticano. Grazie all’operato della Polizia cantonale anche il nostro Cantone può quindi dare il suo contributo a uno dei simboli del nostro Paese che incarna la nostra affidabilità, quella svizzera, a livello globale.
“Acriter et fideliter”, ovvero “Con coraggio e fedeltà”: nel motto delle guardie pontificie sono racchiusi i valori con i quali nella storia abbiamo combattuto a favore della nostra madre Patria. Valori che accomunano tutti noi cittadini elvetici e ticinesi. Valori che incarnano l’essenza svizzera e che con onore il Ticino contribuisce da qualche giorno a difendere e diffondere nel resto del mondo.
Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Bracciale elettronico anche agli Hooligans

Bracciale elettronico anche agli Hooligans

Da RSI.ch | Dal 2017 scatta la fase pilota in cui si potrà applicare il braccialetto geolocalizzabile pure agli hooligan

Dall’anno prossimo il braccialetto elettronico, nella nuova versione con geolocalizzazione, potrà venir applicato anche a chi ha il divieto di frequentare stadi o piste di ghiaccio. Il Ticino diventerà così pilota anche in materia di lotta all’hooliganismo.

Sul territorio ticinese si fa dunque un passo in più in materia di braccialetto elettronico e dal 2017 lo potrà applicare anche a quei facinorosi frequentatori di impianti sportivi che oltre a una condanna penale hanno ricevuto delle misure di condotta, come l’obbligo di presentarsi al posto di polizia durante le partite.

Finora in Ticino sono tre le persone state condannate penalmente a seguito di episodi violenti in ambito sportivo. Una deve sottostare anche a misure di condotta e potrebbe quindi essere una potenziale candidata all’utilizzo del braccialetto elettronico. Sarà comunque un test inserito in una fase pilota; al termine del primo anno si tirerà un bilancio e si valuterà il da farsi.

Il mio intervento in radio: http://www.rsi.ch/g/8261419

Fussfesseln auch für Hooligans

Fussfesseln auch für Hooligans

Da Neuer Zürcher Zeitung | Dank Satellitenüberwachung ist die Einhaltung von Rayon-Verboten leicht überprüfbar – Ab 2018 ist schweizweit Hausarrest mit einer elektronischen Fussfessel möglich. Das Tessin will vorher ein GPS-System für Rowdys testen, die Stadionverbot haben.

Gefängnisse beklagen sich in der Regel nicht über Unterbelegung, sondern über das Gegenteil. Daher diskutiert man schon lange über das Electronic Monitoring, das Strafvollzug ausserhalb von Haftanstalten erlaubt. Es geht also um Hausarrest, der mittels einer elektronischen Fussfessel kontrolliert wird. Bereits seit 1999 laufen in den Kantonen Bern, Basel-Stadt/-Landschaft, Genf, Waadt und Tessin sowie seit 2003 in Solothurn und seit 2015 in Zürich Pilotversuche mit Fussfesseln. Diese kommen als alternative Vollzugsform vor allem für kurze Freiheitsstrafen in den eigenen vier Wänden zum Einsatz.

Einführung war früher geplant

Die meisten Pilotkantone konzentrieren sich auf Fussbänder mit Funksignalen: Die elektronische Fessel ist mit dem Festnetztelefon am Wohnort der verurteilten Person verbunden und ermöglicht so die Standortkontrolle. Zürich und auch das Tessin erproben GPS-Fesseln, die eine Bewegungskontrolle mittels Satellit erlauben. Die Test-Kantone seien nach wie vor vom Nutzen des Electronic Monitoring überzeugt, sagt Peter Häfliger vom Bundesamt für Justiz. Die Fussfessel komme in diesen Kantonen pro Jahr insgesamt in etwa 250 Fällen zum Einsatz. Laut Häfliger arbeiten zurzeit alle Kantone an einer gesamtschweizerischen Umsetzung: Die elektronische Fussfessel als Vollzugsform für kurze Freiheitsstrafen sowie in der Schlussphase von langen Freiheitsstrafen wird im ganzen Land endgültig auf den 1. Januar 2018 eingeführt. Um Opfer häuslicher Gewalt oder sexueller Übergriffe besser zu schützen, sind seit 2015 neue Gesetzesartikel in Kraft. Es können Tätigkeits-, Kontaktund überdies Rayonverbote ausgesprochen werden. In diesem Zusammenhang  ist es auch möglich, elektronische Fussfesseln einzusetzen, um die Einhaltung der Verbote zu kontrollieren. Eigentlich hätte ab 2016 auch der elektronisch überwachte Strafvollzug bereits landesweit eingeführt sein sollen. Doch weil viele Kantone noch nicht so weit waren, musste der Bund im September 2015 die Bewilligungen für die Fussfessel-Pilotprojekte verlängern. Neu durfte man auch GPS-Fussbänder einsetzen.

Von Letzteren macht der Kanton Zürich gezielt Gebrauch: Seit 2015 erprobt man Fussfesseln mit Satelliten-Ortbarkeit (siehe Zusatzartikel). Das Tessin, wo derzeit acht Personen ein Fussband tragen, will nächstes Jahr das neue System der «Geo-Lokalisation» einführen: Einzig mit einer GPS-Fussfessel sei es möglich, Rayonverbote wirksam durchzusetzen, sagt Luisella Demartini, Leiterin des kantonalen Bewährungsdienstes. Weil nach ihren Worten Fussfesseln ab 2017 im Tessin sowohl Funksignale wie auch GPS aufweisen werden, kann überdies nicht nur die Verletzung eines Hausarrests, sondern auch der genaue Aufenthaltsort der betreffenden Person festgestellt werden – mit einer Smartphone-App. Wie das Tessin wollen auch vier welsche Kantone eine Fussfessel einsetzen, die beide Systeme kombiniert. Die übrigen werden offenbar nur die Kontrolle via Funksignal einführen.

Der Südkanton prescht vor

Die GPS-Fussfessel sollen im Tessin nicht nur Urheber häuslicher Gewalt oder Sexualstraftäter tragen. Die Behörden möchten auch eine Anwendung für Personen testen, denen es verboten ist, sich Eishockey-Anlagen oder Fussballplätzen zu nähern, so Demartini. Mit anderen Worten: Es geht um Hooligans mit Stadionverbot. Laut Demartini gibt es noch keine gesetzliche Möglichkeit, auf administrativem Wege Stadionverbote mittels Electronic Monitoring zu kontrollieren. Im Rahmen des Strafrechts aber sind im Tessin drei solcher Verbote ausgesprochen worden, die auch mittels GPS überprüft werden dürfen. Wird also das Tessin vermutlich der erste Kanton sein, der GPS-Fussfesseln auch für Hooligans mit Stadionverbot einführt? Demartini bejaht dies.