Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie

Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie

Comunicato stampa della Polizia cantonale | Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie. Oggi presso la Piazza d’armi di Isone quindici future guardie hanno iniziato il loro percorso formativo, sotto l’egida della Polizia cantonale e in collaborazione con il Dipartimento delle istituzioni (DI), che getterà le basi delle competenze richieste per garantire l’incolumità del Papa e la sicurezza del Vaticano. Questo in base ad un’apposita convenzione firmata lo scorso 26.09.2016 in Vaticano dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Comandante della Guardia svizzera pontificia Christoph Graf. Per quanto riguarda gli aspetti di supporto logistico e la messa a disposizione delle infrastrutture, si sottolinea il fattivo contributo dell’Esercito, in particolare del Comando forze speciali, per il tramite del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS).

La prima giornata è iniziata di buon mattino alle 6.20 seguita poi, alle 8, dall’Appello sulla Piazza d’armi. La formazione vera e propria è poi cominciata alle 8.15 con l’orientazione geografica sul terreno dei partecipanti per poi passare a lezioni di psicologia. Oltre a questa materia, la formazione prevede pure corsi di diritto, formazione antincendio, rianimazione cardiopolmonare, tiro e sicurezza personale, comportamento tattico e sport. Istruttori e formatori, tutti specialisti nel loro ambito di materia e con solide esperienze di formazione, erogheranno formazioni in lingue diverse, così da assicurare la comprensione e l’assimilazione dei contenuti trattati, avvicinando al contempo le reclute di lingua tedesca o francese all’italiano. Lingua di Dante che utilizzeranno durante le loro attività quotidiane in Vaticano.

I corsi sono coordinati dal Centro formazione di polizia (CFP) di Giubiasco, uno dei cinque centri riconosciuti a livello nazionale. Il suo mandato integra la formazione di base e continua degli aspiranti e degli agenti assunti da corpi di polizia di lingua italiana i cui collaboratori possono portare il titolo di Agente di polizia con Attestato professionale federale. Oltre alla Polizia cantonale, alle Polizie comunali, alla Polizia dei trasporti e alla Polizia militare, su richiesta, come in questo caso da parte delle Guardie svizzere pontificie, le sue proposte possono rivolgersi anche ad altri enti di sicurezza pubblica o privata, o ancora ad altre istituzioni che necessitano di corsi in cui la polizia è centro di competenza. Il corso destinato alle Guardie svizzere pontificie rientra appunto in questo ultimo ambito.

La permanenza delle future Guardie pontificie in Ticino e di 30 giorni, dopodiché
continueranno la loro formazione a Roma. Sono già state pianificate altre due formazioni per il 2017: una a febbraio, con una quindicina di reclute, ed un’altra a cavallo fra ottobre e novembre con una ventina di partecipanti.

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Giornata dipartimentale 2016Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Una giornata dedicata all’incontro e alla discussione è stata organizzata lunedì dal Dipartimento delle istituzioni; il Direttore Norman Gobbi ha colto l’occasione per confrontarsi con i propri funzionari dirigenti sui cambiamenti legati alle misure recentemente approvate dal Parlamento, nell’ambito del voto sulla manovra di risanamento finanziario per il periodo 2017/2019.

Nella prima parte della giornata, organizzata a Gordola, il Direttore Norman Gobbi ha presentato i contenuti dell’imminente riorganizzazione degli uffici e dei servizi del Dipartimento, sottolineando l’importanza di adeguare il sistema di lavoro all’evoluzione delle richieste; in questi anni, infatti, alcuni settori sono stati confrontati a un aumento sensibile delle sollecitazioni da parte dei cittadini.

L’incontro con i funzionari dirigenti ha inoltre offerto l’occasione per presentare le principali attività svolte durante il 2016 dalle diverse sezioni del Dipartimento. Un accento particolare è stato posto sulla riorganizzazione e la delocalizzazione di alcuni servizi per favorire le regioni periferiche, sulla gestione dei migranti – con l’apertura del nuovo Centro di accoglienza temporanea a Rancate –, sull’avvio del cantiere Ticino 2020, sull’ampliamento dei servizi online offerti ai cittadini dalla Sezione della circolazione, senza dimenticare la gestione della sicurezza durante l’inaugurazione del tunnel di base del San Gottardo e l’impegnativa esercitazione internazionale di sicurezza «Odescalchi 2016».

La giornata si è poi conclusa con una visita all’elibase Rega Ticino; un apprezzato momento che ha offerto ai partecipanti l’opportunità di conoscere meglio l’attività del soccorso aereo medicalizzato, oltre che di visitare gli spazi dell’hangar e di vedere da vicino gli elicotteri.

Casellario giudiziale, il governo non cambia

Da laRegione | Nessuna intenzione, almeno per ora, di rivedere l’obbligo per i permessi B e G

Dopo un anno di protagonismo mediatico assoluto, all’improvviso è sparito dalla circolazione. Abbandonato al suo destino nel maggio scorso, di tanto in tanto, negli ultimi mesi, ha fatto capolino fra le righe di qualche articolo, rotolando tuttalpiù in mezzo alle parole di qualche nostalgico, ma senza troppo successo. Che fine ha fatto il casellario giudiziale? A che punto sono i lavori al Dipartimento delle istituzioni? A maggio 2016, ricordiamo, il governo, sull’onda di mesi di polemiche, aveva dato mandato al Di di presentare un’alternativa “compatibile con il diritto internazionale” prima dell’entrata in vigore degli Accordi Svizzera-Italia. Lo aveva fatto dopo aver sospeso (nel novembre 2015) la richiesta dei carichi pendenti, ma mantenendo in vigore la misura “straordinaria” concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i permessi B e G. Ebbene, a più di 5 mesi da quella decisione si è mosso qualcosa, o s’intende farlo a breve? La risposta è no. Stando a RadioFiumeTicino il Dipartimento delle istituzioni non si sarebbe infatti ancora messo in moto per dare seguito alle richieste del governo, stabilizzandosi su un atteggiamento sostanzialmente attendista. Insomma, i tempi stringono (a febbraio scade il termine d’applicazione del voto sul 9 febbraio, che potrebbe sbloccare gli accordi con l’Italia), ma sul piatto non sembrano ancora esserci alternative – né concrete, né almeno ipotizzate o abbozzate. Un atteggiamento dettato da semplice noncuranza o frutto di una precisa strategia politica? «Il nostro territorio – ha spiegato ai microfoni di RadioFiumeTicino il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – deve potersi preservare dalla presenza di persone non desiderate che hanno già commesso dei reati gravi all’estero. Giovedì, a Berna, ho ribadito al presidente della Confederazione Johann Schneider Ammann e ai Segretari di Stato de Wattewille e Gattiker che negli ultimi due anni e mezzo sulle 200mila e passa decisioni prese dall’Ufficio della migrazione del Canton Ticino solo l’1% è stato negativo: la metà per motivi economici e l’altra metà per motivi di ordine pubblico. Quindi si tratta di discutere sullo 0,5% delle decisioni che grazie a questa misura riusciamo a depistare. Altrimenti avremmo molta più difficoltà a farlo». Nessuna fretta dunque. Eppure, come noto, il nodo sul casellario è una delle pietre d’inciampo per l’Italia nella ratifica dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri, un accordo già firmato da parte Svizzera ma bloccato a Roma alla Camera dei deputati in attesa che il nostro Paese definisca le proprie posizioni in materia d’immigrazione. «È notorio che gli italiani hanno ottenuto su altri banchi quello che a loro premeva di più» precisa Gobbi a Rft. E su questa linea, a quanto pare, c’è l’intero governo.

Con l’avvertimento, le turiste hanno subito levato il burqa

Con l’avvertimento, le turiste hanno subito levato il burqa

Dal Giornale del Popolo |  Bilancio della nuova legge – Più problemi dall’accattonaggio

L’avanzamento della riforma dei rapporti tra le Polizie cantonale e comunali, l’applicazione delle nuove disposizioni su ordine pubblico e dissimulazione del volto negli spazi pubblici e la strategia in materia di controlli radar. Questi gli argomenti principali discussi venerdì a Palazzo delle Orsoline, nella 11esima riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La riunione ha visto coinvolti il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione su vari temi legati alla sicurezza nel nostro Cantone.

L’incontro si è anzitutto concentrato sull’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata in vigore il 1. settembre 2015 per gli otto circondari istituiti sul territorio cantonale; è stato in particolare verificato che tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi espresso l’intenzione del Dipartimento di procedere a ulteriori accorpamenti fra regioni, per migliorare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali. In questo ambito ha pure informato che entro la fine del 2016 intende costituire il Gruppo di lavoro che lavorerà sul dossier della Polizia ticinese, coinvolgendo attivamente la Conferenza.

BURQA – Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato ai rappresentanti dei Comuni il primo bilancio dopo l’entrata in vigore – lo scorso 1. luglio – del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Nei primi tre mesi, le polizie comunali si sono occupate principalmente di accattonaggio e disturbo alla quiete pubblica; nei casi di dissimulazione del volto, la maggior parte delle turiste ammonite dalla polizia ha cooperato e si è prontamente adeguata alle nuove disposizioni. In merito a questa norma è stato comunque ricordato che è tuttora pendente un ricorso al Tribunale federale. Prossima riunione il 7 aprile 2017.

 

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Da Ticinonews.ch | Nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza focus su forze dell’ordine, dissimulazione del volto e radar

L’avanzamento della riforma dei rapporti tra le Polizie cantonale e comunali, l’applicazione delle nuove disposizioni su ordine pubblico e dissimulazione del volto negli spazi pubblici e la strategia in materia di controlli radar. Questi gli argomenti principali discussi venerdì a Palazzo delle Orsoline, nella 11. riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La riunione ha visto coinvolti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione su vari temi legati alla sicurezza nel nostro Cantone.

L’incontro si è anzitutto concentrato sull’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata in vigore il 1. settembre 2015 per gli otto circondari istituiti sul territorio cantonale; è stato in particolare verificato che tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi espresso l’intenzione del Dipartimento di procedere a ulteriori accorpamenti fra regioni, per migliorare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali. In questo ambito ha inoltre informato che entro la fine del 2016 intende costituire il Gruppo di lavoro che lavorerà sul dossier della Polizia ticinese, coinvolgendo attivamente la Conferenza.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato ai rappresentanti dei Comuni il primo bilancio dopo l’entrata in vigore – lo scorso 1. luglio – del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Nei primi tre mesi, le polizie comunali si sono occupate principalmente di accattonaggio e disturbo alla quiete pubblica; nei casi di dissimulazione del volto, la maggior parte delle turiste ammonite dalla polizia ha cooperato e si è prontamente adeguata alle nuove disposizioni. In merito a questa norma è stato comunque ricordato che è tuttora pendente un ricorso al Tribunale federale.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 7 aprile 2017.

Combattiamo l’illegalità unendo le forze!

Combattiamo l’illegalità unendo le forze!

Dal Mattino della domenica | La scorsa settimana il Ticino ha accolto per la prima volta in Svizzera una conferenza dell’Interpol – l’organizzazione internazionale della polizia criminale – sul fenomeno della tratta di esseri umani. Un evento che ho fortemente voluto sul nostro territorio e che è stato organizzato con una collaborazione tra la nostra Polizia cantonale e la FedPol.

La tratta di essere umani è un fenomeno davanti al quale non possiamo rimanere indifferenti. Un fenomeno che tocca da vicino anche la nostra realtà. Un’opportunità – quella della conferenza – imperdibile per il nostro Cantone; ho insistito parecchio con le Autorità federali affinché l’evento si tenesse sulle rive del Ceresio, per dare l’opportunità a tutte le persone coinvolte – e parlo di partner internazionali – di toccare con mano la situazione del nostro Ticino. Inoltre, va evidenziato che sono momenti privilegiati per conoscere gli attori coinvolti e scambiare metodi di lavoro ed esperienze.

Ho avuto modo di ricordare a tutti i presenti – rappresentanti della Confederazioni compresi – che il nostro bel Cantone nel corso dell’estate è stato sotto i riflettori per l’ondata di migranti che sono giunti alla nostra frontiera. Non dobbiamo dimenticare che siamo la porta d’accesso alla Svizzera e al resto dell’Europa, un territorio di transito, per chi dal Mediterraneo vuole andare verso Nord.

Impossibile, come ho ribadito anche davanti alla Consigliera federale Simonetta Sommaruga, parlare di tratta di esseri umani senza fare nessun collegamento con i flussi migratori e la tratta di migranti. Due crimini connessi da uno stretto legame di parentela. Situazioni come la pressione migratoria che si è verificata al confine sud qualche mese fa, portano infatti con sé una copertura perfetta per le attività delle organizzazioni criminali.

Il Ticino, più di altri Cantoni svizzeri, fornisce purtroppo terreno fertile per attività criminali come quella dei passatori. Per i migranti che vogliono raggiungere i Paesi del Nord Europa il confine è visto come un ostacolo, da superare in ogni maniera, anche illegalmente. Ed è in questa situazione che entrano purtroppo in gioco i criminali che approfittano della povertà e della mancanza di prospettive di queste persone: un meccanismo tipico nella tratta di esseri umani.
Buona la collaborazione transfrontaliera

Grazie alla collaborazione tra il nostro Cantone, la Confederazione e le regioni italiane confinanti, sia in termini politici sia di coordinamento tra le forze dell’ordine, abbiamo garantito una gestione ottimale del flusso migratorio. Uno dei nostri obiettivi era anche quello di disincentivare la criminalità organizzata ad operare sul nostro territorio; in questo senso chi opera al fronte per la nostra sicurezza è riuscito a fermare alcuni passatori che stavano cercando di portare illegalmente alcune di queste persone oltre la frontiera. In casi come questi è determinante una solida collaborazione tra tutti gli attori coinvolti sia al di qua che al di là del confine. Un tema che non manco mai di discutere quando ho l’occasione di incontrare i miei partner politici di riferimento oltre Gottardo e negli altri Paesi per gli aspetti di sicurezza.
Una task force contro i passatori

Per far fronte alla problematica legata alla tratta di migranti ho voluto ricordare che il Ticino nel settembre del 2015 ha istituito – come prima nazionale – una Task Force dedicata alla lotta contro l’attività dei passatori. Il Gruppo Interforze Repressione Passatori è composto da rappresentanti della Polizia cantonale, della FedPol e del Corpo delle guardie di confine, e collabora con agenti delle Forze dell’ordine dei Paesi vicini, in particolare l’Italia e la Germania, in modo da disporre di personale competente, con molta esperienza nell’ambito della repressione dei passatori.

I risultati ottenuti, da settembre dello scorso anno fino ad oggi, sono soddisfacenti: una quindicina di inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino in Germania.
Il Ticino non solo contro i passatori

Il nostro Cantone non si batte unicamente contro i passatori, ma negli anni ha sviluppato degli strumenti operativi contro le attività più infime dei criminali che sfruttano anche il flusso migratorio: tratta di essere umani, promovimento della prostituzione, usura e infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Il Ticino ha istituito nel 2005 una sezione della sua Polizia cantonale, la TESEU, che si occupa prevalentemente di inchieste legate a queste attività criminali.

Davanti ai rappresentanti della sicurezza di altri Stati ho quindi ribadito che nel nostro Cantone ci stiamo adoperando per essere un partner affidabile, a livello nazionale e internazionale, nella lotta contro la tratta di esseri umani. È questo che porta a dei risultati: un lavoro serio e quotidiano, in collaborazione con la Confederazione e gli altri Paesi europei. Non sono di certo le azioni improvvisate e declamatorie che aiutano i migranti e tutte le altre vittime di questo crimine. Al contrario! Le azioni di questo tipo sono controproducenti e vanno a complicare il lavoro di coloro che contro questo fenomeno lavorano ogni giorno; azioni che – sottolineo ancora – servono quindi solo ad attirare l’attenzione dei media sugli autori e a impinguare una dubbia campagna politica. Ancora una volta grazie quindi a tutti gli agenti delle forze dell’ordine che si sono impegnati nel corso dell’estate e continuano a farlo quotidianamente per garantire la sicurezza non solo del nostro Cantone, ma di riflesso anche di tutta la Confederazione.

 

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Una battaglia da vincere insieme

Una battaglia da vincere insieme

Dal Corriere del Ticino | La lotta alla tratta di esseri umani è al centro della 4. Conferenza globale Interpol, per la prima volta in Svizzera Norman Gobbi: «Non servono azioni improvvisate» – Simonetta Sommaruga: «Le soluzioni siano internazionali»

Nascosto e silenzioso. Ma anche globale e affamato di uomini, donne e bambini vulnerabili. Così è stato dipinto il fenomeno della tratta di esseri umani, ieri sera al Grand hotel Eden di Paradiso nell’ambito della 4. Conferenza globale Interpol organizzata per la prima volta in Svizzera. Al centro dei lavori, sino a questo pomeriggio, la lotta alle organizzazioni criminali attive in ambito migratorio, ma altresì nel promovimento della prostituzione o nell’usura. Attività illegali, queste, che anche il nostro cantone conosce da vicino e combatte in prima linea. «Sì, il Ticino rappresenta un hotspot – un punto caldo – per quanto concerne la tratta di essere umani e per questo motivo non è stato a guardare» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Il nostro – ha dichiarato davanti a un centinaio di addetti ai lavori giunti da tutto il mondo – è un contesto particolare non solo per il bel panorama, ma in quanto la scorsa estate è stato confrontato con una pressione migratoria senza precedenti. Un fenomeno che, oltre a porre varie sfide per l’accoglienza dei migranti, rappresenta purtroppo la copertura perfetta anche per le organizzazioni criminali».

Gobbi ha quindi menzionato gli strumenti di lavoro e la rete di contatti fatti propri a sud delle Alpi. In primis la task force Gruppo interforze repressione passatori – composta da Polizia cantonale, FedPol e Guardie di confine – sviluppata nel settembre del 2015 e che «nel suo primo anno di attività ha già aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino alla Germania». Ma in precedenza, nel 2005, il Ticino si era dotato pure della TESEU, la sezione ad hoc della Cantonale votata alla lotta della tratta e dello sfruttamento degli essere umani. Su questo tema Gobbi ha quindi precisato: «Sia che si parli di tratta di essere umani che di tratta di migranti, non cambia il nocciolo della questione. Le organizzazioni criminali in queste situazioni fanno leva sulla povertà, sulla mancanza di prospettive e sulla speranza di un futuro migliore delle loro vittime». Al proposito il consigliere di Stato ha voluto lanciare una frecciatina, riferendosi all’inchiesta in corso contro la deputata del PS Lisa Bosia Mirra. «Un migliore controllo del nostro territorio e della fascia di confine può essere raggiunto solo con nuove collaborazioni e con un lavoro serio e quotidiano, non con azioni improvvisate e declamatorie che non aiutano nessuno, soprattutto i migranti». E ancora: «Così i migranti diventano protagonisti inconsapevoli di una vera e propria campagna mediatica inscenata solo per attirare l’attenzione sui loro autori, persone che del cosiddetto sostegno ai migranti a tutti i costi hanno deciso di fare un cavallo di battaglia politico».

«Una situazione intollerabile»
«Ma in Svizzera tutti sono d’accordo nel voler sconfiggere il fenomeno; non ci sono differenze politiche» ha da parte sua notato al termine dell’incontro la consigliera federale e ministra della giustizia Simonetta Sommaruga. Quest’ultima nel suo intervento ha posto l’accento sulla necessità – per contrastare la tratta di essere umani – di «soluzioni internazionali, mentre spesso l’orientamento politico privilegia strategie nazionali che rischiano di favorire questo mercato criminale». Sommaruga ha quindi evidenziato l’importanza, oltre alla lotta ai passatori, della tutela delle vittime. «Persone – ha detto – sovente invisibili, ma che subiscono una situazione intollerabile». E secondo i dati dell’Ufficio federale di polizia tra il 2010 e il 2015 è stato fornito aiuto in ben 812 casi, con il registro del Centro d’assistenza per le migranti e le vittime di tratta delle donne che invece ha registrato 905 interventi.

La consigliera federale ha in tal senso ricordato il piano d’azione contro la tratta di esseri umani varato dalla Confederazione due anni fa, «mentre ora stiamo lavorando a un secondo pacchetto di misure». Perché, ha concluso, «non dobbiamo deludere chi si aspetta una chiara risposta da parte nostra. Ecco perché questa conferenza è preziosa e potrà fornirci nuove soluzioni».

Servizi nelle periferie: «Solo le Istituzioni dislocheranno»

Servizi nelle periferie: «Solo le Istituzioni dislocheranno»

Dal Corriere del Ticino | Il Consiglio di Stato ha preso posizione su una mozione, datata 21 settembre 2015 e presentata per il gruppo PPD dal parlamentare Marco Passalia, che chiedeva di creare posti di lavoro nelle zone periferiche del cantone delocalizzando determinati servizi dell’Amministrazione pubblica. Ebbene, nel proprio rapporto l’Esecutivo risponde sostanzialmente picche agli auspici dei mozionanti, rilevando comunque «la volontà di inserire il tema nelle Linee direttive 2016-2019». Nel merito tuttavia il Governo precisa: «Gli approfondimenti compiuti dai Dipartimenti non hanno permesso di identificare, al momento attuale, servizi da dislocare da parte del Dipartimento delle finanze e dell’economia, del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e del Dipartimento della sanità e della socialità».

Se il Dipartimento del territorio, si sottolinea nel rapporto, era stato escluso dall’analisi in quanto tutti i servizi dello stesso sono stati di recente collocati presso il nuovo stabile amministrativo di Bellinzona, l’unico che ha intrapreso o intraprenderà nel breve termine dei passi nella direzione tracciata dalla mozione è il Dipartimento delle istituzioni. «Quest’ultimo – precisa il Consiglio di Stato – ha per contro deciso di continuare con i propri progetti di dislocazione in collaborazione con la Sezione della logistica». In tal senso ricordiamo che il gruppo di lavoro incaricato nel 2012 dall’Esecutivo di approfondire il tema, aveva individuato 13 unità potenzialmente dislocabili.
«Contro la tratta e in aiuto delle vittime»

«Contro la tratta e in aiuto delle vittime»

Dal Giornale del Popolo |  L’appello di Simonetta Sommaruga e Norman Gobbi al convegno internazionale dell’Interpol – La consigliera federale ha anche evidenziato come la Svizzera nel 2017 inizierà un secondo piano d’azione sia per colpire i delinquenti sia per aiutare le vittime.

La tratta di esseri umani è un problema che si combatte collaborando. Un concetto chiaro e che è stato ribadito ieri, alla fine dell quarta conferenza globale dell’Interpol che si è tenuta a Lugano. Un evento che si è svolto per la prima volta in Svizzera e ha visto la presenza di esperti da tutto il mondo.

Tra i presenti anche la consigliera federale Simonetta Sommaruga la quale ha ricordato come questo tema sia una delle priorità strategiche del Consiglio federale. «La Svizzera ha elaborato un piano di azione nel 2012 con misure concrete per combattere la tratta di esseri umani e migliorare l’identificazione delle vittime. E anche il perseguimento penale è stato rafforzato, così come la tutela delle vittime», ha detto la ministra della giustizia. La stessa consigliera federale ha poi aggiunto che «negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti nella lotta alla tratta di esseri umani e la conferenza internazionale in Svizzera dimostra come il Paese sia diventato un protagonista nella lotta a questa piaga».

«La formazione del personale è fondamentale»
Sulla migrazione Sommaruga ammette: «Esiste anche questa difficile situazione che colpisce le persone più vulnerabili e i minori. Ecco perché è necessario avere un personale formato adeguatamente. La formazione è altresì utile anche per riuscire a comprendere se un rifugiato è anche una vittima della tratta di esseri umani».

«Dal 2017 entrerà in vigore il secondo piano d’azione»
Dal 2017 entrerà in vigore in Svizzera un secondo piano di azione per combattere la tratta. «Già con il primo programma abbiamo dimostrato la nostra volontà di agire. Un modo di affrontare il tema diverso rispetto a qualche anno fa quando si mettevano in atto solo alcune misure, ma senza una strategia coordinata. Inoltre – ha continuato Sommaruga – la conferenza di questi giorni è stata molto utile per capire meglio il problema e imparare dagli altri come affrontarlo».

«Il nostro Cantone è terreno fertile per passatori»
Da parte sua il responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha voluto sottolineare come il Ticino, «più di altri Cantoni, fornisce terreno fertile per l’attività dei passatori. Il confine tra Italia e Svizzera è un ostacolo per quei migranti che
vogliono arrivare in Nord d’Europa e per raggiungerlo oltrepassano il confine della legalità. E una volta fuori dalla legge sono facile preda di organizzazioni criminali».

Lo stesso Gobbi ha rilevato come la tratta di esseri umani e quella dei migranti siano strettamente connesse e legate da un vincolo di parentela. Secondo lui «devono essere affrontate come un unico grave problema in quanto dietro si nascondo organizzazioni di criminali che fanno leva sulla povertà».

In Ticino sono state aperte 15 inchieste in un anno
Il Ticino, ha ricordato il consigliere di Stato, dal 2015 si è dotato, per primo, di una task-force che dedica le attività investigative alla lotta dei passatori. I risultati ottenuti sono confortanti. Nel primo anno di attività il gruppo investigativo ha aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro «Contro la tratta e in aiuto delle vittime» delinquenti ch trasportavano migranti dall’Italia alla Svizzera. «Un’attività che ci ha permesso di meglio comprendere la rete criminale e in particolare la filiera africana che controlla il traffico da Somalia, Eritrea e Nigeria». Gobbi ha anche sottolineato come la Polizia cantonale, già dal 2015, si è dotata del gruppo TESEU che si occupa di tratte di esseri umani e di prostituzione.

In Svizzera, quasi mille interventi in 5 anni
Qualche altra cifra importante l’ha fornita la stessa consigliera federale. Secondo i dati dell’Ufficio federale di polizia (fedpol) tra il 2010 e il 2015 è stato fornito aiuto in 812 casi. Mentre il registro del Centro d’assistenza per le vittime delle tratte di donne e migranti conta 905 interventi. Da notare che in alcune circostanze una persona può apparire in entrambi gli archivi.

Un’altra cifra deve far riflettere: da metà e fino a due terzi di tutti i procedimenti registrati in questo settore e nel promovimento della prostituzione riguardano persone che provengono dall’Europa dell’Est: Romania, Bulgaria e Ungheria in primis.

Il Ticino vuole essere partner affidabile
«Il Cantone – ha continuato Gobbi – vuole essere un partner affidabile a livello nazionale e internazionale per questo motivo ci stiamo attivando per raggiungere nuove collaborazioni allo scopo di migliorare il controllo del territorio e in particolare della zona di confine».

Lo stesso responsabile del DI ci ha confermato come «Berna e in particolare la consigliera federale Sommaruga è molto sensibile al tema. E se è stato istituito questo gruppo attivo da un anno è grazie alla sua e alla nostra volontà. È anche molto sensibile alle vittime delle tratte di essere umani. Proprio perché l’azione deve essere fatta anche in questo senso e non solo colpendo i trafficanti. Le istituzioni hanno bisogno anche dell’aiuto delle vittime per riuscire a colpire i criminali».

Sforzi comuni per combattere l’illegalità

Sforzi comuni per combattere l’illegalità

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Conferenza Interpol contro la tratta di esseri umani

Signora Consigliera federale Simonetta Sommaruga,
Signora Roraima Ana Andriani, Direttrice del Reparto crimine organizzato ed emergente dell’Interpol,
Signora Nicoletta Della Valle, Direttrice dell’Ufficio federale di polizia,
Gentili signore,
Egregi signori,

è con immenso piacere e con una punta d’orgoglio che vi porgo questa sera il saluto del Consiglio di Stato: benvenuti in Ticino. È un onore per il nostro Cantone, accogliere qui a Lugano – per la prima volta in Svizzera – la quarta Conferenza mondiale INTERPOL incentrata sul tema della tratta degli esseri umani. È davvero un momento privilegiato per il nostro Cantone, la porta d’accesso alla Svizzera e dal Mediterraneo al nord Europa; credo che ci siano pochi luoghi più adatti per discutere un tema di portata internazionale come la tratta degli esseri umani, che purtroppo tocca da molto vicino anche la nostra realtà.

Ho insistito personalmente affinché la conferenza dell’INTERPOL fosse organizzata sul suolo ticinese: per prima cosa, ritenevo cruciale dare la possibilità a tutti voi di conoscere le peculiarità della nostra regione che la sua conformazione geografica rende un caso unico in Svizzera. Racchiuso a nord dalle Alpi e a sud dal confine con l’Italia, il nostro Cantone è diventato la porta di transito per chi desidera spostarsi verso nord, dal bacino Mediterraneo al cuore dell’Europa.

Durante la scorsa estate il nostro territorio – come può confermarvi anche la Consigliera federale Simonetta Sommaruga – è stato sotto gli occhi dei riflettori del resto del Paese ma non solo. Siamo infatti stati confrontati con una pressione migratoria senza precedenti alla frontiera sud; un fenomeno che, oltre a porre varie sfide per l’accoglienza dei migranti, rappresenta purtroppo la copertura perfetta anche per le organizzazioni criminali.

Il Ticino, più di altri Cantoni svizzeri, fornisce purtroppo terreno fertile per l’attività dei passatori. Il confine tra Italia e Svizzera è visto come un ostacolo dai migranti che vogliono raggiungere i Paesi a nord dell’Europa, e che cercano quindi di superarlo in ogni maniera, anche illegalmente. Purtroppo, una volta entrate nell’illegalità queste persone sono preda facile di organizzazioni criminali. I malintenzionati d’Europa, e non solo, sanno benissimo che possono approfittare dei grandi flussi di persone per celare attività criminali come la tratta di migranti, ma non solo: anche la tratta di essere umani si innesta infatti su questo tessuto di malessere. E questi due crimini, lo sapete bene, sono legati da uno stretto vincolo di parentela, e devono essere affrontati come un unico grave problema.

Sia che si parli di tratta di esseri umani, sia che si parli di tratta di migranti non cambia il nocciolo della questione: le organizzazioni criminali in queste situazioni fanno leva sulla povertà, sulla mancanza di prospettive e sulla speranza di un futuro migliore di queste persone che lasciano il loro Paese per cercare un futuro diverso.

Con un’ottima collaborazione tra le Autorità politiche del nostro Cantone e quelle delle regioni confinanti, il Ticino è comunque riuscito a gestire egregiamente l’importante flusso migratorio. Grazie al coordinamento tra le nostre forze dell’ordine, quelle della Confederazione e quelle di oltre confine, abbiamo portato a termine un lavoro del quale hanno beneficiato non solo i cittadini ticinesi, ma tutta la popolazione svizzera.

In casi come questi, lo voglio ribadire, solo la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti in Svizzera e nella vicina Italia può permetterci di fronteggiare adeguatamente un nemico che fa proprio dell’organizzazione il suo punto di forza.

Oltra a un’ottima rete di contatti e collaborazioni per poter smascherare attività criminali di portata internazionale ovviamente è necessario contare anche su strumenti di lavoro all’altezza dei tempi, e su strutture ben organizzate. Nel settembre 2015 perciò il nostro Cantone ha sviluppato per primo in Svizzera una Task Force che dedica tutta la propria attenzione alle attività investigative di lotta all’attività dei passatori. Si chiama Gruppo Interforze Repressione Passatori, e al suo interno sono rappresentate la Polizia cantonale, la FedPol e il Corpo delle guardie di confine; inoltre, collabora con agenti delle Forze dell’ordine dei Paesi vicini, in particolare l’Italia e la Germania. Questa unità ci permette di disporre di personale competente, con molta esperienza nell’ambito della repressione dei passatori. Il suo compito operativo è chiaro: indagare sul fenomeno dei passatori con l’obiettivo di stroncare questa piaga.

I risultati fin qui ottenuti ci confortano: nel suo primo anno di attività il Gruppo ha già aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino in Germania. Questa attività ci ha permesso di capire meglio il funzionamento di questa rete criminale. È una, in particolare, la grande filiera di trafficanti individuata: quella africana, che si concentra sui migranti provenienti dalla Somalia, l’Eritrea e la Nigeria.

Ma oltre a coprire il traffico di migranti, come dicevamo in precedenza, le emergenze migratorie offrono anche un riparo perfetto a chi tenta di camuffare la tratta di esseri umani. I migranti sono infatti particolarmente a rischio perché si trovano lontani da casa e dal loro sistema giuridico, diventando così molto più vulnerabili. Il nostro Cantone non è stato a guardare neanche in questo caso, e ha scelto di affrontare con decisione anche questo problema. Oltre agli strumenti sviluppati nel corso degli anni dalla Confederazione per semplificare le procedure di denuncia e difendere meglio le vittime e i testimoni, il Ticino ha istituito nel 2005 una sezione della sua Polizia cantonale, la TESEU, che si occupa prevalentemente di inchieste legate a queste attività criminali: tratta di essere umani, promovimento della prostituzione, usura e infrazione alla Legge federale sugli stranieri.

La nostra convinzione è che proteggere e assistere in maniera adeguata le vittime sia il primo elemento di un circolo virtuoso che favorisce la disponibilità di vittime e testimoni a denunciare i loro aguzzini: e questo è un elemento fondamentale per raccogliere informazioni sempre più precise e a risalire fino alla fonte, per estirpare alle radici il fenomeno della tratta di esseri umani.

Per riuscire in queste sfide è naturalmente determinante anche la nostra capacità di rafforzare la cooperazione tra le forze dell’ordine, potenziando lo scambio delle informazioni che raccogliamo e le attività d’analisi e di coordinamento al di là delle frontiere. Solo in questo modo potremo consolidare una strategia comune e combattere con successo le attività illegali promosse dai passatori.

Il messaggio di fondo con il quale voglio salutarvi è che il Ticino sta lottando assiduamente contro la tratta di esseri umani: vogliamo essere un partner affidabile a livello nazionale e internazionale, e ci stiamo impegnando per raggiungere nuove collaborazioni e controllare così in modo ancora migliore il nostro territorio e la fascia di confine. Questo obiettivo può essere raggiunto solo con un lavoro serio e quotidiano, non con azioni improvvisate e declamatorie che non aiutano nessuno, soprattutto i migranti. Quest’ultimi diventano protagonisti inconsapevoli di una vera e propria campagna mediatica inscenata solo per attirare l’attenzione sui loro autori, persone che del cosiddetto “sostegno ai migranti a tutti i costi” hanno deciso di fare un cavallo di battaglia politico.

Questa conferenza ci servirà soprattutto per stabilire nuovi contatti, scambiare informazioni e condividere le nostre esperienze: vogliamo conoscere sempre più precisamente questo problema e aumentare la nostra capacità di risposta. Lo scambio e il dialogo ci permetteranno di lottare più efficacemente contro un nemico che rimane temibile e determinato, e di informare sempre meglio l’opinione pubblica riguardo a questo crimine inaccettabile che nessuno di noi può permettersi di ignorare.

Colgo quindi infine l’occasione per ringraziare Interpol per aver scelto il nostro Cantone come scenario di questo convegno, la Polizia cantonale ticinese e la Fedpol per l’eccellente organizzazione dell’evento ma soprattutto per il loro agire quotidiano a favore della sicurezza di tutti noi.

Vi ringrazio per l’attenzione e auguro a tutti voi un buon proseguimento di serata.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni