Migranti, il Ticino batte cassa

Migranti, il Ticino batte cassa

Il consigliere nazionale Marco Romano (Il Centro) sollecita Berna affinché rimborsi già dal 2023 i costi sostenuti dal Cantone per l’accoglienza e la riammissione in Italia
Il direttore del DI Norman Gobbi: «Dal 2016 abbiamo speso 6 milioni e mezzo, ma ne abbiamo ricevuti solo uno e mezzo»

Sono 6,5 i milioni versati dal Ticino a partire dal 2016 per gestire l’accoglienza e la riammissione semplificata dei migranti in Italia. E, finora, solo una piccola parte – circa un milione e mezzo – è stata rimborsata dalla Confederazione. Troppo poco, secondo le autorità cantonali che ora chiedono a Berna di fare di più. «Il Ticino non lascia nessuno per strada, per questo il Cantone ha aperto una struttura apposita a Stabio (dove i migranti vengono accompagnati per passare la notte dopo la chiusura degli uffici italiani, n.d.r.) », premette il consigliere nazionale del Centro Marco Romano, che ha chiesto al Consiglio federale quando verrà dato il rimborso per le spese sostenute per la gestione dei flussi migratori. «Il costo principale è legato alla sicurezza delle strutture, per la quale dal 2020 abbiamo versato poco più di un milione di franchi all’anno», spiega da parte sua il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Solo per il 2022 parliamo di 437 mila franchi».

Cantone in pressing
La questione legata ai costi per la gestione dei flussi migratori è pendente sin dalla mozione depositata nel 2016 dall’allora consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR). «A fronte degli importanti flussi migratori – spiega Gobbi – era stata sottoscritta una convenzione tra Ticino, Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) che garantiva una partecipazione ai costi da parte della Confederazione in base al numero di ingressi mensili». Ora, prosegue il consigliere di Stato, «visto che il Parlamento ha adottato la mozione Abate nel corso del 2022, stiamo sollecitando la SEM per definire i parametri finanziari e i termini di attuazione». Il problema, sostiene Romano, «è Berna: al momento non sembra intenzionata a dare soldi al Ticino. In pratica, vorrebbe far entrare in vigore la modifica di legge solo dal 2024. Invece ritengo sia importante che già quest’anno la Confederazione possa rimborsare ai Cantoni i costi sostenuti».
Anche perché, aggiunge ancora Gobbi, il flusso migratorio si è costantemente intensificato a partire dal 2015: «In vista dei prossimi mesi, comunque, il Ticino è pronto a fare la sua parte, garantendo una presa a carico dei migranti in procedura di riammissione semplificata nel rispetto della dignità umana e continuando a garantire gli standard di sicurezza necessari alla protezione dei migranti e della popolazione vicina alle strutture del dispositivo d’accoglienza».

«Blocco sopportabile»
Oltre al tema dei costi, di recente è emersa anche la questione relativa alla riammissione dei migranti in Italia. «Il blocco temporaneo dell’Italia all’ammissione dei rifugiati – risalente alla metà dello scorso dicembre – è ancora in vigore e riguarda l’intera area di Dublino», spiega al CdT un portavoce della SEM. «La Commissione europea e la Svizzera sono in contatto con le autorità italiane, ma al momento non si sa quando la decisione verrà revocata». Ciononostante, chiarisce la SEM, «visto che il termine per il trasferimento dei casi Dublino non scade in tempi brevi (rimane valido 6 mesi), un blocco a breve termine delle ammissioni è sopportabile, poiché i casi in questione possono essere trasferiti successivamente ». Insomma, per il momento la situazione appare gestibile, anche se attualmente sono circa 170 le persone in attesa di riammissione oltreconfine. «La SEM – viene anche precisato – è in contatto regolare con i Paesi vicini. Sono necessarie misure paneuropee e coordinate su questi temi», dice la Segreteria di Stato della migrazione, secondo cui «un’azione unilaterale da parte dei singoli Stati non porterà ai risultati desiderati. La migrazione irregolare può essere combattuta efficacemente solo attraverso una stretta collaborazione tra gli Stati interessati». Intanto, con un’interpellanza al Consiglio federale, il leghista Lorenzo Quadri chiede di sospendere Schengen fino a quando l’Italia non rivedrà la sua decisione.

Tra Dublino e Serpiano
Ma se l’Accordo di Dublino zoppica, quello di Serpiano, sottoscritto nel 2005 tra Svizzera e Italia per la riammissione semplificata dei migranti intercettati a ridosso del confine, continua a funzionare normalmente. «Non risultano esserci particolari problemi nella gestione della riammissione semplificata», conferma a tal proposito il direttore del DI Gobbi. Anche perché «i flussi migratori in questo periodo dell’anno subiscono una forte contrazione». Non a caso, dopo mesi intensi, anche i numeri registrati dal centro provvisorio di Stabio per i migranti in procedura di riammissione semplificata sono in calo. «Nell’ultima settimana di febbraio non abbiamo mai avuto più di una decina di ospiti al giorno», spiega Ryan Pedevilla, a capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. Ma, soprattutto, «la collaborazione con le autorità italiane prosegue normalmente proprio in virtù dell’Accordo di Serpiano».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 marzo 2023 de Il Corriere del Ticino

Radar, permessi, Ticino 2020… i candidati si confrontano

Radar, permessi, Ticino 2020… i candidati si confrontano

Parliamo di riforme, permessi di soggiorno, accoglienza, sicurezza, controlli sulle strade, autogestione con Norman Gobbi (Lega), Samantha Bourgoin (Verdi) e Andrea Rigamonti (Plr).
Il consigliere: ‘Unificare la polizia? Richiederebbe un lavoro immenso’

Direttore Gobbi, come mai tanta fretta nel portare a casa la revisione totale della legge su alberghi e ristoranti, la Lear? Una mossa elettorale, per concludere entro la fine di questa legislatura e sfruttare il risultato?
Norman Gobbi: Alla prima domanda rispondo che occorreva e occorre migliorare e liberalizzare la legge. Alla seconda che non ho mai visto nessuno vincere le elezioni con la Lear. Peraltro sono oggi pochi i gerenti, essendo la maggior parte cittadini di nazionalità straniera, che votano, e pochi hanno preso parte attiva alla consultazione. Come Dipartimento istituzioni abbiamo lavorato in particolare con i partner istituzionali. Già quattro anni fa avevamo proposto dei correttivi puntuali alla Lear, poi arenatisi davanti alla proposta commissionale di abolire addirittura la legge e i suoi obblighi per i gerenti. Ora il nostro lavoro come Consiglio di Stato è stato fatto. Ilmessaggio definitivo, frutto anche della consultazione, è stato licenziato e qualche giorno fa la commissione parlamentare Costituzione e leggi ha dato il suo ok a questa riforma. Confido nell’approvazione pure del plenum del Gran Consiglio, nella sessione che si aprirà il 13 marzo. Ne beneficerà il nostro turismo già quest’anno. Samantha Bourgoin: Se una consultazione limitata a due settimane in piena campagna non è una mossa elettorale, allora quantomeno bisogna dire che non si tratta di un gesto molto gentile verso gli addetti ai lavori… Andrea Rigamonti: Si tratta in effetti di scadenze piuttosto inusuali, anche se per una volta una tempistica veloce e una politica decisionista non sono di per sé un male. Gobbi: Purtroppo siamo arrivati un po’ lunghi pur di svolgere un lavoro ampio di concertazione a monte. Gli ultimi dati sui pernottamenti e le molte segnalazioni dall’economia e dai Comuni – si pensi alla questione dei tavoli all’aperto emersa durante la pandemia – segnalavano la necessità di fornire soluzioni adeguate e flessibili.

Ha fatto discutere l’abbassamento da 18 a 16 anni dell’età minima per l’ingresso in discoteca, poi stralciato.
Bourgoin: Ritengo che l’abbassamento rifletta una concezione dei sedicenni solo come clientela aggiuntiva, senza considerarne le esigenze di socializzazione, che non possono essere subordinate a logiche puramente commerciali.
Gobbi: Abbiamo volutamente posto la misura in consultazione pur avendo già preavvisi negativi – ad esempio quello del medico cantonale circa la protezione della salute – per capire come muoverci, visto che da una parte si chiede di dare il diritto di voto ai sedicenni, ma poi si applicano certi divieti. In ogni caso, dai report che ci arrivano dai vari carnevali a preoccuparci sono semmai i dodici-tredicenni in giro soli di notte, cosa che desta forti preoccupazioni circa la loro rete famigliare.

Siete favorevoli alla realizzazione in Ticino di un corpo di polizia unico?
Rigamonti : Difficile rispondere ‘sì’o‘no’. La questione dell’efficienza è molto importante ed evidentemente ci sono margini di miglioramento. La politica deve dunque dare risposte tramite modifiche al sistema attuale, ma senza perdere di vista l’importanza della prossimità segnalatami anche da molti agenti.
Gobbi: Dal punto di vista del processo politico, l’unificazione della polizia richiederebbe un lavoro immenso. Come Dipartimento abbiamo dunque privilegiato un miglior coordinamento soprattutto delle risorse, perché oggi la soddisfazione circa la sicurezza pubblica è elevata – superiore a una dozzina d’anni fa – ma dobbiamo tenere d’occhio le risorse finanziarie utilizzate da Cantone e Comuni, ottimizzando anche la riorganizzazione delle strutture e la valorizzazione delle singole competenze. È poi importante che proprio le polizie comunali diano seguito al principio della prossimità, perché troppo spesso le vediamo impegnate più sull’interventistica che sulla cura del territorio, mentre la prevenzione inizia proprio da lì.
Bourgoin: Partendo proprio dalla prossimità occorre chiedersi se il modello di polizia unica possa essere adeguato. La popolazione può sentirsi protetta o avvertire un senso di insicurezza a seconda di come ci si pone, secondo percezioni anche soggettive, ma che dipendono molto dal fatto di conoscere l’agente locale. Quanto alla vicinanza, se mi si concede una battuta, è bello sentire che la polizia ha a cuore gli aspetti preventivi, invece dell’accanimento comequello che vediamo quando si parla di permessi di soggiorno.

A questo proposito, Gobbi, la Sezione della popolazione è stata più volte bacchettata – in primis dai tribunali – per la politica restrittiva sui permessi, da lei già descritta come “chiara scelta politica”. La valutazione del ‘centro d’interessi’ è dovuta cambiare, eppure si direbbe che la polizia continui a controllare le mutande nei cassetti, come abbiamo riportato di recente. Si punta all’integrazione e alla sicurezza o si gioca al gatto col topo?

Gobbi: I controlli non avvengono sistematicamente, masolo quando ci sono elementi che ci fanno seriamente dubitare che l’interessato non soggiorni regolarmente sul nostro territorio. Poi è vero che il mondo del lavoro è cambiato fortemente, quindi anche il concetto di centro d’interessi va adeguato. La giurisprudenza però ha dato segnali contrastanti, sollecitando sì questo adeguamento, ma confermando la necessità delle verifiche. L’obiettivo è comunque quello di garantire la legalità, dato che un permesso ‘accende’ anche una serie di diritti che poi diventa più difficile rimettere in discussione. Su questo è stato lo stesso legislativo a chiederci attenzione.
Bourgoin: Ma per il permesso B il centro d’interesse non è più richiesto, e i datori di lavoro hanno detto apertamente che scoraggiano la richiesta di permessi di residenza per non incappare in procedure proibitive…
Gobbi: Non mi pare che sia così.
Rigamonti : Non perdiamo di vista il fatto che abbiamo bisogno di un aumento demografico, non possiamopermetterci un calo comequello che sta vivendo per esempio il Mendrisiotto, con conseguenze negative sulla locazione delle abitazioni, il gettito fiscale e così via. Non dobbiamo dunque vedere l’ottenimento di un permesso B come fumo negli occhi: ben venga se le persone trovano qui le condizioni quadro adeguate per lavorare, fare impresa, portare la famiglia. A noi il compito-chiave di creare tali condizioni, anche per contrastare il progressivo invecchiamento della popolazione.
Gobbi: Negli ultimi due anni abbiamo comunque visto una risalita degli indicatori demografici. Solo di ucraini ne sono arrivati tremila, l’1% della popolazione, e secondo me – faccio una considerazione politica – sono arrivati per non andarsene più. D’altra parte, per la prima volta questo Paese vive tre tipi di immigrazione: quella ‘normale’ agevolata dall’accordo di libera circolazione, con permessi B in aumento; i flussi migratori dall’Africa e dall’Asia, con una politica d’accoglienza non sempre facile; gli ucraini e le persone provenienti da altri territori in difficoltà come i Balcani e la zona terremotata tra Turchia e Siria. La gestione di tutti questi flussi non è scontata, personalmente cerco un equilibrio tra la sostenibilità – anche a livello abitativo ed ecologico – cara ai Verdi e l’interesse economico enfatizzato dai Liberali.
Bourgoin: Però non si può avere sostenibilità ambientale senza quella sociale ed economica, occorre sempre ponderare questi fattori.

Passalia e Dadò (Centro) chiedono al governo se non si stia esagerando coi controlli di velocità per ‘far cassetta’, con buona pace di Giuliano Bignasca che sui radar metteva la taglia. C’è un effettivo accanimento?
Rigamonti : Le leggi ci sono e vanno rispettate, ma in Ticino è in atto un controllo eccessivo. È capitato anche a me d’imbattermi in controlli senza senso, evidentemente privi di utilità preventiva e concepiti per far cassetta. Secondo me, una volta messi a bilancio i venti milioni di franchi attesi da questo tipo di sanzioni, in un modo o nell’altro il Cantone punta a raggiungere l’obiettivo economico con scarse considerazioni di sicurezza. Sarebbe meglio svolgere un’attività di sensibilizzazione e prevenzione diversa, concentrata in luoghi sensibili e ben demarcata. Nel comune di cui sono vicesindaco (Vacallo, ndr) noi mettiamo zero franchi a preventivo per questi controlli, dando un chiaro messaggio politico.
Bourgoin: Concordo sull’importanza di puntare su misure di aiuto al cittadino nell’adozione di comportamenti responsabili. Da questo punto di vista potremmo mettere zero franchi a preventivo e puntare su cartelli informativi e radar amici. Se l’obiettivo fosse veramente quello di sensibilizzare, è chiaro che non si punterebbe su altri tipi di misure.
Gobbi: Comunque 4/5 dei controlli radar sono fatti in autonomia dalle polizie comunali. Abbiamo chiesto loro un maggior coordinamento per evitare la percezione di eccessivo controllo.

Le norme federali di Via Sicura sarebbero da modificare?
Bourgoin: La legge ha aspetti positivi, ma in certi casi è eccessivamente poliziesca.
Rigamonti : Anch’io penso che debba essere rivista, è giusto sensibilizzare ma il modello è eccessivo, con pene edittali, quelle previste dalla legge, sproporzionate. Gobbi: Il problema è proprio quello, la mancanza di margine di manovra per il giudice rispetto alle singole infrazioni, cosa che non succede invece per altri tipi di reati, incluse le molestie su fanciulli.

Gobbi, la Polizia cantonale è stata coinvolta nella demolizione del Molino. Si rimprovera qualcosa? E come pensa di impegnarsi per il futuro dell’autogestione in Ticino?
Gobbi
: È stata un’operazione decisa dal Municipio di Lugano, nell’ambito della quale la Polizia cantonale è stata messa a disposizione secondo quanto previsto dalla Legge sulla polizia. Il tema dell’autogestione rimane, ma come Consiglio di Stato abbiamo deciso in maniera molto trasversale, anche col collega Manuele Bertoli (direttore del Dipartimento educazione cultura e sport, ndr), di rimanere molto prudenti notando che si tratta di una ‘patata bollente’ – mi si passi il termine – di competenza delle città, secondo il principio della prossimità delle istituzioni locali rispetto ad attività culturali alternative.

Però il granconsigliere e municipale Udc di Lugano Tiziano Galeazzi insiste sulla necessità di un impegno cantonale.
Gobbi
: Abbiamo voluto le città più grandi anche grazie alle aggregazioni? Siano allora in grado di gestire questo problema sociale e culturale.
Bourgoin: Credo che l’autogestione sia un arricchimento nella ricerca di nuove vie di comunicazione. Sta alle autorità comunali trovare nuovi sbocchi in favore delle attività aggregative dei giovani, senza passare da interventi polizieschi.

L’impressione, tuttavia, è che Cantone e Comuni cerchino di scaricarsi la ‘peppa tencia’.
Rigamonti : Impressione corretta, ma anch’io parto dal presupposto che l’autogestione – alla quale sono sicuramente favorevole – parta dal basso e dunque debba trovare nel Comune un primo partner istituzionale. Fondamentale è un dialogo che negli anni è venuto un po’ a mancare.
Bourgoin: Un dialogo che passa anche da quello che si decide a livello di piano regolatore, in particolare nella destinazione d’uso di strutture vecchie che si potrebbero benissimo assegnare all’autogestione in attesa della loro dismissione.
Gobbi: Succede a Zurigo, dove gli immobili in attesa di ristrutturazione occupati da squatter vengono lasciati loro finché non inizia il cantiere. Per me è un vilipendio della proprietà privata e dell’ordine pubblico. Bourgoin: Però si possono creare semplicemente nuove destinazioni d’uso intermedie, invece di tenere stabili fatiscenti vuoti per quindici anni.
Gobbi: Ma rispetto alla realtà zurighese, a Lugano il problema è il conflitto interno agli autogestiti, tra chi vuole lo scontro e chi il dialogo per realizzare qualcosa di costruttivo.

Un’opera incompiuta del Dipartimento è il progetto ‘Giustizia 2018’. Avete forse sbagliato approccio con la magistratura nel portare avanti la riforma dell’apparato giudiziario ticinese?
Gobbi
: Penso ci sia stata un po’ di ingenuità da parte mia nel pensare che quando si tratta di utilizzare bene le risorse e migliorare le cose ci fosse un interesse di tutti, anche a costo di abbandonare la propria zona di comfort. Fin dall’inizio ho cercato di mirare all’efficienza, ma questo comporta una rimessa in discussione che a volte è faticosa. L’obiettivo ora è lavorare il più possibile con interlocutori come il Consiglio della magistratura per trovare soluzioni più innovative e rapide.

A fronte dei prospettati ulteriori cambiamenti normativi, al Ministero pubblico ticinese potrebbero servire nuovi rinforzi. Che avrebbero ovviamente un costo. Però Plr e Lega hanno sostenuto il decreto Morisoli che blocca le nuove spese. Come se ne esce?
Rigamonti : Se parliamo dell’autorità di perseguimento penale, il problema negli ultimi dieci anni è stata la creazione di una filiera produttiva a imbuto, potenziando molto il corpo di polizia, che produce una massa di rapporti e indagini che però poi si fermano al Ministero pubblico, rafforzato solo con qualche cerottino.
Gobbi: Beh, gli effettivi in Procura sono aumentati di un quinto anche di fronte alla riduzione dei reati commessi…
Rigamonti : Comunque a fronte di un notevole aumento dei contenziosi, e lo stesso vale per il Tribunale penale cantonale. Aumenta la mole di lavoro, ma non vi si risponde in modo omogeneo, e di questo la responsabilità è dell’onorevole Gobbi.

Troppe guardie, poche toghe?
Gobbi
: Senza il lavoro della Polizia giudiziaria si possono avere anche cento procuratori, ma è questa polizia che poi ne agevola il lavoro. D’altra parte, di recente il Parlamento federale ha accolto la compartecipazione delle parti agli interrogatori, che finirà per complicare e castrare il procedimento penale, permettendo agli avvocati di istruire i clienti alla luce delle dichiarazioni altrui.
Bourgoin: Credo che si possano aumentare i procuratori, ma è importante anche facilitare il processo di lavoro: il fatto che la giustizia operi ancora tutta su faldoni cartacei suona come una barzelletta. Mi pare che si fatichi a fare il grande salto verso la digitalizzazione, adeguando non solo l’organico, ma anche i profili professionali di supporto. È un passo che facilita anche le questioni logistiche e l’esercizio dei propri diritti. Rigamonti : La politica non ha neanche saputo intervenire per attribuire funzioni ai segretari giudiziari.
Allo stesso tempo la logistica è rimasta indietro, con sistemazioni indegne d’una giustizia celere e confacente ai suoi compiti. ‘Giustizia 2018’ è stata un flop e occorre ripartire da basi più solide, con un po’ di coraggio.

Quindi ora che si fa?
Gobbi
: Si tratta anche di capire come cambiare lo statuto della magistratura, eventualmente andando, per quanto riguarda la Procura, verso la creazione di alti funzionari e la nomina da parte del Gran Consiglio della sola Direzione del Ministero pubblico. Con quest’ultima che assume poi i magistrati inquirenti quali, appunto, alti funzionari.
Rigamonti : Ma anche questo comporta dei costi. Bisognerà scegliere e bloccare ad esempio l’aumento degli effettivi in polizia per riequilibrare la filiera.
Bourgoin: Questo non solo nel penale, per evitare che il servizio diventi un disservizio. Si pensi alle difficoltà con l’Ufficio fallimenti.
Gobbi: Risorse aggiuntive alla magistratura – procuratori, vicecancellieri, segretari giudiziari, un giudice del Tribunale penale cantonale in più e un giudice dei provvedimenti coercitivi in più – sono state assicurate. D’altra parte facciamo i conti con alcuni ritardi da recuperare, ad esempio per quanto riguarda la Pretura penale, per i quali si sta comunque pensando a dei rimedi puntuali. Si punta anche a creare centri di competenza, superando servizi più ‘distrettuali’, piccoli e dunque più fragili.
Bourgoin: Uscendo dal penale, molto lavoro viene anche da ‘ bisticci’ che potrebbero essere risolti o semplificati istituzionalizzando figure di mediatori.

Un cantiere che si trascina da molto, troppo tempo è ‘Ticino 2020’, la nuova ripartizione di compiti e costi fra Cantone e Comuni. Quando uscirete dal tunnel? E quanto si è speso?
Gobbi
: Premetto che il cantiere è del Governo, non del Dipartimento. Comunque: rimettersi in discussione è spesso difficile, stiamo arrivando ora a un rapporto il cui risultato si discosta un po’ dall’obiettivo di chiarire più nettamente la logica del ‘chi decide paga e chi paga comanda’. Molti paletti e vincoli finanziari ci hanno allontanato dall’obiettivo ideale, ma si va comunque verso una maggiore e più responsabilizzante trasparenza dei flussi finanziari, anche rispetto ai Comuni che beneficiano della perequazione fiscale.
Rigamonti : Oltre ai costi, attorno ai 12 milioni di franchi se non erro, si è iniziato nel 2015 e nel 2023 non è ancora arrivato nulla, col Comitato che a novembre/dicembre annuncia una consultazione che però slitterà a dopo le elezioni. È l’ennesimo flop, peccato: da amministratore locale nutrivo grandi aspettative. Anche in questo caso i progetti si sciolgono come neve al sole.
Gobbi: Anch’io sono deluso per risultato e tempistiche, ma questo fa parte del processo di condivisione coi colleghi di governo e con le varie istanze coinvolte.
Bourgoin: Una buona dose di frustrazione credo sia data dal fatto che il budget lasciato alla discrezione comunale si ferma al 20/40% del totale, a seconda del singolo comune. Se in più non sono ben chiare le competenze e c’è un veto a qualsiasi cambiamento degli equilibri finanziari, difficile essere coraggiosi. Incoraggianti, d’altronde, paiono i risultati di progetti pilota come quello sul buon governo a Faido, che potrebbero tornare utili anche a livello superiore.
Gobbi: Sui costi dobbiamo però essere in chiaro. Per questo contesto le cifre fornite da Rigamonti. Nel 2015 non sono state registrate spese. Ebbene, in sette anni, dal primo gennaio 2016 al 31 dicembre 2022, i costi totali ammontano a 2,8 milioni di franchi. E sono ripartiti tra Cantone e Comuni: metà e metà.

Al Dipartimento spetta anche l’integrazione degli stranieri. Nel Mediterraneo si registra l’ennesimo naufragio con decine di morti, eppure la Lega continua a sostenere la politica delle porte chiuse e per il Mattino ‘la barca è stracolma’. Che fare?
Gobbi
: Il Ticino ha un compito non indifferente data la sua posizione di porta a sud della Confederazione, con molti che passano da qui, ma per spostarsi in altri Paesi dove ritrovano le loro comunità di riferimento. Centri federali e altri servizi danno buona prova di accoglienza, si pensi ai rifugiati ucraini. Se poi l’Europa avesse investito nel supporto a Paesi come Italia, Spagna e Grecia anche solo una parte di quello che ha speso per rifornire di armi l’Ucraina, qualche disastro in meno ci sarebbe stato.

C’è però chi ritiene che quella dei rifugiati sia una corsa a ostacoli. Si può fare di più e di meglio?
Bourgoin: Si può e si deve: la legge lascia un margine di apprezzamento ai Cantoni in particolare rispetto alle decisioni di non entrata in materia, i cosiddetti Nem, per i quali delle eccezioni vanno pur fatte. I permessi speciali per gli ucraini mettono in evidenza un atteggiamento discriminatorio verso altri migranti: anche per loro dovremmo fare di più dal punto di vista umanitario, perché chi arriva è una persona, non un numero.
Rigamonti : La procedura è retta dalla legge federale sull’asilo, con margini limitati per l’autorità cantonale. Vengo dal Mendrisiotto che sicuramente fa già tanto. Ho seguito professionalmente casi molto toccanti, storie incredibili di vita: il Ticino da solo non potrà risolvere la questione migratoria, ma trovo che faccia la sua parte e che in futuro potrà dare ancora molto.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 marzo 2023 de La Regione

Scuola di polizia 2023

Scuola di polizia 2023

Comunicato stampa

Oggi alle 8.00 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2023). Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi e le nuove aspiranti con discorsi ufficiali. La Polizia cantonale comunica di aver assunto 19 nuovi/e aspiranti gendarmi (13 uomini e 6 donne). Oltre agli e alle aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 17 aspiranti delle Polizie comunali (16 uomini e 1 donna), 1 aspirante della Polizia militare (uomo), nonché 2 aspiranti agenti della Polizia cantonale dei Grigioni (1 uomo e 1 donna). Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione presso i Corpi di appartenenza. 

Appuntamenti online per la Sezione della circolazione

Appuntamenti online per la Sezione della circolazione

Comunicato stampa
A partire dal 21 febbraio 2023 sarà possibile prenotare online gli appuntamenti del Servizio conducenti e del Servizio immatricolazioni effettuati dalla Sezione della circolazione, consentendo così all’utenza di evadere le proprie pratiche allo sportello con la massima priorità.  

Nel corso delle ultime settimane è stato messo in funzione e testato presso la Sezione della circolazione a Camorino un nuovo e moderno sistema di ticketing che ha dato ottimi risultati, garantendo una gestione dell’utenza ancora più efficace e funzionale.
Sempre grazie a questo sistema, a partire da martedì 21 febbraio 2023 sarà possibile prenotare online gli appuntamenti del Servizio conducenti e del Servizio immatricolazioni. Si tratta di una prima per tutta l’Amministrazione cantonale e di un altro importante passo del Dipartimento delle istituzioni nel segno della digitalizzazione, che garantisce servizi online moderni e sempre attivi.
L’operatività su appuntamento, introdotta durante le fasi acute della pandemia, ha da subito avuto molti estimatori tra l’utenza della Sezione della circolazione; allo stesso modo, le prime settimane di test su questo nuovo sistema hanno dato risultati molto incoraggianti. I vantaggi saranno infatti innumerevoli.
I cittadini e le cittadine che decideranno di prendere appuntamento online per evadere le proprie pratiche allo sportello avranno ovviamente la massima priorità. Questo non andrà però a discapito di coloro che si recheranno a Camorino senza appuntamento: l’evasione delle pratiche continuerà a essere garantita in tempi sempre più brevi. Grazie infatti a questo sistema, la Sezione della circolazione si prefigge di abbassare ulteriormente i tempi di attesa, dopo averli già ridotti del 75% negli ultimi 5 anni. Tutto a fronte di una mole di lavoro che rimane molto elevata, considerando che il solo Servizio immatricolazione evade annualmente oltre 200’000 pratiche, accogliendo agli sportelli una media di circa 300 utenti al giorno.
Per prendere appuntamento online basterà seguire passo per passo le istruzioni presenti sul sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/circolazione), per poi recarsi puntualmente a Camorino con la conferma della prenotazione ricevuta via email. All’entrata dello Stabile amministrativo sarà presente un totem tramite il quale effettuare il check-in (in caso di appuntamento) e attendere pochissimi istanti prima di poter accedere allo sportello. Chi non ha riservato online il suo appuntamento prenderà il ticket dal medesimo totem in attesa del proprio turno.
Ricordiamo che oltre a proporre l’orario continuato di apertura degli sportelli (dalle 07.30 alle 16.15), la Sezione della circolazione incoraggia l’invio delle pratiche per posta. Le pratiche vengono evase il giorno stesso della ricezione e rispedite rapidamente al mittente. La bucalettere situata all’esterno dello Stabile amministrativo permette inoltre di depositare targhe o altre pratiche in qualsiasi momento della giornata. 

Comologno: “Esempio di resilienza a favore di una piccola comunità”

Comologno: “Esempio di resilienza a favore di una piccola comunità”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi invitato dal Patriziato onsernonese

Spesso si fa fatica a capire che cosa faccia un Patriziato e perché è importante oggi sostenerne l’attività in un contesto territoriale e sociale così diverso rispetto a pochi decenni fa. E allora basta un esempio, una semplice testimonianza tra tante per capire perché il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi continui a considerare i nostri Patriziati una ricchezza per il Ticino. Parliamo del Patriziato di Comologno. “Oggi Comologno è una frazione del Comune di Onsernone, posto quasi in cima all’omonima Valle. Comologno ha però il suo Patriziato, retto da un Ufficio patriziale composto da 5 persone e dal segretario. Può contare sul sostegno di molti patrizi domiciliati fuori Valle e in Valle, tenuto conto che sono solo 45 i fuochi patri domiciliati. Il Patriziato non ha entrate fiscali, ma gestisce i suoi beni, che sono gli alpi Pesced e Salei, con l’omonima capanna inaugurata nel 1994. Nel 1998 lo stesso Patriziato ha acquistato il Palazzo Gamboni, realizzando un Hôtel de Charme e in seguito ha pure collaborato a restaurare l’Osteria Palazign, proprietà del compianto ing. Bezzola, che assicura il vitto anche agli ospiti dell’Hôtel. Assieme al Comune, il Patriziato ha saputo coagulare le forze residue presenti in Alta Valle Onsernone in funzione di creare presupposti positivi per il futuro delle nuove generazioni. Creare anche solo alcuni posti di lavoro in un territorio periferico come l’Onsernone significa dare vitalità e arginare l’emorragia demografica che le nostre valli purtroppo conoscono”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Di recente il Patriziato ha voluto incontrare lo stesso Norman Gobbi. “È stato un invito molto gradito. Ho potuto toccare con mano il lavoro del Patriziato di Comologno e la volontà di proseguire con impegno a favore di una piccola comunità di Valle, che ha però tanto da offrire, anche ai turisti che apprezzano questo territorio e in generale tutte le valli ticinesi. Un lavoro che è testimonianza di resilienza. Le difficoltà non sono mai mancate e non mancano tuttora, ma la risposta di fronte a queste difficoltà è positiva. Una risposta proattiva, diremmo oggi con il nostro linguaggio un po’ difficile. Una risposta concreta e pragmatica. Solo in questo modo si può assicurare un futuro. Oggi il Patriziato ha la necessità di acquistare anche l’edificio dell’Osteria Palazign, che sinora ha solo ristrutturato e gestito. Le istanze competenti del mio Dipartimento (Sezione degli enti locali, commissione consultiva del Fondo di aiuto patriziale) hanno esaminato il dossier. L’acquisto è inevitabile se si vuole sostenere l’attività promossa dal Patriziato, che nel corso delle prossime settimane dovrebbe ricevere il contributo cantonale che coprirà una parte del costo totale dell’Osteria. Un contributo che permetterà di proseguire nel progetto del Patriziato e sostenuto dal Comune, dall’associazione degli amici di Comologno e da tanti privati e enti. Rendere più forte anche una piccola realtà di Valle contribuisce a creare un Cantone forte”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 febbraio 2023 de Il Mattino

A Pesciüm per salvare le persone travolte dalle valanghe

A Pesciüm per salvare le persone travolte dalle valanghe

Il Dipartimento delle istituzioni organizza per domenica una giornata di sensibilizzazione sulla sicurezza in montagna, durante la quale si potranno fare anche esercitazioni pratiche di ricerca e soccorso.

Una giornata dedicata alla prevenzione e alla formazione sul tema delle valanghe, durante la quale si potranno fare esercitazioni pratiche di ricerca di persone rimaste sotto la neve. È quella che si terrà domenica 12 febbraio, dalle 9 alle 14, al Centro di formazione sulle valanghe (Avalanche Training Center) di Airolo Pesciüm. Le esercitazioni verranno svolte “sotto i consigli dei responsabili del concorso alpino e con gli appositi strumenti”, spiega a Ticinonews il responsabile del Gruppo Ricerche e Constatazioni della Polizia cantonale Stefano Mariani. Sul posto “verranno inoltre fornite delle nozioni di base utili per chiunque volesse affrontare un’escursione in montagna”.

Un’opera di sensibilizzazione
L’evento, svolto in collaborazione con Valbianca, rientra nelle attività di sensibilizzazione proposte sul terreno nell’ambito del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni. “È lo stesso principio di acque sicure, ma in ambito alpino”, precisa Mariani. “Per noi è molto importante. Capitano spesso incidenti in montagna e se vogliamo prevenirli dobbiamo fornire nozioni a chi fa escursioni solo saltuariamente e non quindi è esperto”.”

“Chiunque può provare”
Per la giornata di domenica non è necessaria nessuna iscrizione. “Non volevamo che la gente si sentisse “vincolata” a partecipare. Chiunque può venire e provare”. A livello meteorologico “dovrebbe essere una giornata soleggiata. L’unico neo è che purtroppo non ci sarà molta neve”, conclude Mariani.

Da www.ticinonews.ch

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta straordinaria – la prima riunione del 2023 e la 64. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura di seduta il Dipartimento della sanità e della socialità ha illustrato le valutazioni e le raccomandazioni del gruppo di lavoro misto Cantone-Comuni incaricato di approfondire la gestione degli assicurati morosi LaMal, contenute nel rapporto finale consegnato di recente al Consiglio di Stato. Le conclusioni del Rapporto saranno trasmesse a tutti i Comuni.
Il Governo, facendo proprie le considerazioni raccolte nel documento, ha dato incarico al Dipartimento di attuare quanto previsto, confermando la sospensione della «black list» fino alla fine del 2023. In particolare, ha deciso di riattivare al più presto la segnalazione dei morosi LAMal ai Comuni, per consentire la ripresa dell’intervento sociale di prossimità. La riattivazione della procedura dovrà essere accompagnata da nuovi strumenti di comunicazione più efficaci, dal coinvolgimento delle Autorità regionali di protezione nel caso di famiglie con figli minorenni, e dal rafforzamento del ruolo del Comune tramite l’istituzione dell’obbligo legale, per il moroso, di presentarsi agli appuntamenti fissati dagli operatori sociali.
È poi stato discusso lo stato dei lavori relativi alla nuova Pianificazione ospedaliera. Considerato il cambio di competenze avvenuto a ottobre 2021, sono stati in particolare presentati i principali elementi del messaggio – attualmente in preparazione – con cui il Consiglio di Stato proporrà al Gran Consiglio, entro la fine della Legislatura, gli indirizzi strategici della futura pianificazione.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha poi informato sulla bozza di nuova Legge delle scuole dell’obbligo. Per quanto riguarda le scuole comunali, la revisione normativa si allinea alla soluzione concordata nell’ambito della riforma «Ticino 2020», che si basa sul concetto di istituto minimo e sulla conseguente abrogazione dei consorzi. La Piattaforma ha in seguito discusso anche l’iniziativa parlamentare che punta a sopprimere il vincolo dell’impiego al 50% per i docenti contitolari.
Riguardo al progetto «Ticino 2020», è stato confermato che il documento finale sarà posto in consultazione dopo la fine della Legislatura 2019/2023. Per presentare i contenuti del Rapporto, nei mesi di maggio e giugno saranno organizzate alcune serate informative nel Sopra- e nel Sottoceneri. La consultazione dovrebbe concludersi a fine agosto.
Il Dipartimento delle istituzioni ha infine aggiornato i presenti su alcune misure di sua competenza. Sono state discusse alcune segnalazioni in merito a disparità nell’adeguamento salariale al rincaro per alcune classi di dipendenti comunali.

 

Il Patriziato di Comologno incontra il Direttore del DI Norman Gobbi

Il Patriziato di Comologno incontra il Direttore del DI Norman Gobbi

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato ospite del Patriziato di Comologno. Assieme al capo della Sezione degli enti Locali Marzio Della Santa e al responsabile del settore dei Patriziati Fausto Fornera, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è stato ringraziato per il sostegno – attraverso il Fondo di aiuto patriziale – alle attività promosse e gestite dal Patriziato, che dovrebbe portare alla concessione di un nuovo importante aiuto del Fondo per l’acquisto dello stabile dell’Osteria Palazign.

È una storia di perseveranza, di visione e di dedizione che dura da 25 anni quella che può raccontare il Patriziato il Comologno, nell’alta Valle Onsernone. Una resilienza che ha portato nel 1998 all’acquisto del settecentesco Palazzo Gamboni, alla sua ristrutturazione e all’apertura al suo interno di un piccolo Hôtel de Charme. La volontà di creare in Valle occasioni di lavoro ha spinto il Patriziato a restaurare e a gestire anche la vicina Osteria Palazign. Due strutture interconnesse, la vita dell’una dipendendo dall’altra e viceversa. Grazie al lavoro di tanti volontari, al sostegno dell’associazione “Amici di Comologno”, ad alcune Fondazioni, agli aiuti cantonali attraverso il Fondo di aiuto patriziale e all’avvenuta aggregazione nel 2016 si sono così potute coagulare le forze residue presenti nell’Alta Valle Onsernone, in modo da creare presupposti positivi per il futuro delle nuove generazioni. L’ultimo tassello è costituito dalla necessità di acquistare le mura dell’Osteria Palazign, dopo la scomparsa del compianto proprietario ing. Bezzola, per scongiurare l’eventualità di una vendita a terzi della proprietà, che avrebbe cancellato gli sforzi compiuti sino a oggi. La richiesta del Patriziato giunta al Dipartimento delle istituzioni è stata finora favorevolmente accolta dalle istanze preposte (Sezione enti locali, commissione consultiva del Fondo di aiuto patriziale) e nel corso delle prossime settimane il Patriziato dovrebbe ricevere l’importate contributo che coprirà parte del costo totale per l’acquisto dell’Osteria.

“L’esempio del Patriziato di Comologno è virtuoso – ha affermato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi al termine dell’incontro durante il pranzo all’Osteria Palazign – e dimostra l’importanza di mantenere attivi i nostri Patriziati. Il Patriziato di Comologno (nato nell’Ottocento, 1369 patrizi, 612 fuochi patrizi, di cui 45 domiciliati e ben 567 non domiciliati che costituiscono la diaspora) non beneficia di entrate fiscali. Gestisce i suoi beni, rappresentati oltre che dal Palazzo Gamboni anche dagli alpeggi Pesced e Salei e dalla capanna Salei, solo grazie alla dedizione di molti volontari, al contributo comunale e al sostegno dei patrizi e degli amici del villaggio. Ma in virtù dell’impegno dei cinque membri dell’Ufficio patriziale e del suo segretario riesce a ottenere grandi risultati per la realtà dell’Alta Valle Onsernone”.

Discorso pronunciato in occasione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

Discorso pronunciato in occasione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

Gentili signore, egregi signori

è con immenso piacere che vi do il mio più caloroso benvenuto alla quarta edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni. Un momento che ho voluto istituire quattro anni fa per favorire il dialogo così come la conoscenza reciproca tra il livello istituzionale cantonale e quello comunale.  

Quando parlo di rapporti tra il Cantone e i Comuni, nell’immaginario comune ticinese – perdonatemi il gioco di parole – si pensa al progetto Ticino2020. È vero si tratta di un importante riforma che presto giungerà – finalmente – a un punto di svolta con l’avvio di una consultazione.  

Ma, in realtà, io mi riferisco a 360 gradi ai rapporti tra i due livelli istituzionali. Un tema al quale – da quando sono diventato Consigliere di Stato ormai 12 anni fa – ho sempre prestato particolare attenzione e che ho reso concreto grazie a una serie di azioni mirate: gli eventi – tra cui quello odierno – organizzati annualmente, le visite che sto svolgendo nei Comuni ticinesi accompagnato dal Capo Sezione Marzio Della Santa e dalle sue collaboratrici e dai suoi collaboratori, la consulenza che sempre più la SEL offre agli enti locali, e la revisione della formazione per renderla più efficace.  

Tuttavia, non si deve pensare che questi momenti di dialogo e di scambio rimangano fini a sé stessi: e non si tratta nemmeno di un esercizio alibi. Abbiamo raccolto molti spunti, molte considerazioni, alcune critiche e anche dei sentiti ringraziamenti per il lavoro che abbiamo svolto come Dipartimento, soprattutto durante la fase acuta dell’emergenza sanitaria.

Il tutto ci porterà nel prossimo quadriennio a proporre anche una revisione della Legge organica comunale (LOC), ammodernandola e riconoscendo che i Comuni ticinesi sono differentemente strutturati tra loro.  

Così anche il momento di oggi per me, per noi, diventa di fondamentale importanza. Infatti a breve inizierà una discussione alla quale parteciperà una delegazione del Consiglio di Stato, alcuni rappresentanti dei Comuni e il professor Francesco Veri che la maggior parte di voi ha potuto ascoltare durante il pomeriggio sul tema della crisi della democrazia. È davvero un momento unico e privilegiato dove sono sicuro emergeranno considerazioni e suggestioni costruttive che a noi serviranno per calibrare le riforme che stiamo portando avanti con e per gli enti locali.

Ma veniamo al dunque, quale sarà il focus della discussione? Siamo partiti dalla crisi sanitaria che ci siamo lasciati alle spalle ma le cui conseguenze sono visibili ancora oggi. Le persone e le istituzioni hanno dovuto reagire e prendere delle decisioni per il bene della collettività. Scelte imperative – diranno alcuni – ma che dovevano essere prese. Ci stavamo lasciando alle spalle la pandemia e lo scoppio del conflitto in Ucraina e la crisi energetica che ne è conseguita hanno inciso ancora una volta sull’operato delle Autorità e hanno messo a dura prova la nostra capacità di adattamento.

Gli strascichi di questa situazione non consistono unicamente nella crisi finanziaria che stiamo attraversando. Hanno messo alla prova i cittadini – pensiamo soprattutto ai nostri giovani – anche sotto l’aspetto educativo, sociale e psicologico. E hanno messo a dura prova la nostra capacità di resilienza.  

Sul fronte della democrazia le conseguenze sono lì da vedere. L’ho sentito in prima persona negli incontri con i Municipi: il nostro sistema democratico sta facendo fatica. Guardiamo la risposta dei cittadini alle urne anche su temi che li toccano in prima persona – come la votazione sull’imposta di circolazione quando ha votato solo il 35% degli aventi diritto di voto – e guardiamo cosa succede con i referendum locali. Il nostro sistema democratico sta vivendo una crisi, è un dato di fatto. Da una parte i cittadini non vanno a votare e dall’altra contestano le decisioni delle autorità avvalendosi del diritto di referendum. Anche per questo il mio Dipartimento – avvertiti i primi campanelli di allarme – ha avviato una serie di progetti come il “Buon Governo” e la “Responsabilità sociale dei Comuni” che vogliono migliorare la partecipazione della cittadinanza, la conduzione e la gestione del Comune.  

Attraverso questi progetti si vuole rilanciare il nostro sistema di democrazia diretta, adeguandolo a una società che si muove in maniera diversa rispetto al passato, rendendolo capace di gestire cambiamenti sempre più simili a delle crisi. D’altra parte un’istituzione pubblica si può dire resiliente nella misura in cui riesce anche a cogliere le opportunità che si celano dietro il cambiamento.  
E mentre mi avvio alla conclusione del mio intervento, lasciatemi un’ultima considerazione che si basa sulla mia esperienza politica che mi ha permesso di militare in tutti i livelli istituzionali del nostro sistema federale. Si tratta di un punto di vista privilegiato che mi ha fatto conoscere a fondo il funzionamento delle nostre istituzionali comunali, cantonali e federali.

Sulla scorta di questo prezioso bagaglio posso affermare che per uscire da situazioni di crisi come quelle vissute negli ultimi tre anni, come ha evidenziato Marzio Della Santa nel suo intervento introduttivo, bisogna essere coerenti, saper lavorare insieme, saper trovare soluzioni utili e avere un’ottima qualità delle relazioni interne. Tutti questi elementi ci hanno permesso di affrontare e uscire dallo stato di emergenza. Ed è di questo che è importante parlare oggi. Il dialogo rimane la ricetta vincente e per questo ritengo di assoluta importanza investire energie e tempo in momenti come quello odierno.

I nostri sforzi tra l’altro sono anche stati riconosciuti dalla Confederazione e questo è sicuramente un motivo di orgoglio per il nostro Cantone. Infatti, di recente l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ha deciso di sostenere e promuovere un progetto pilota con alcuni comuni che mira a identificare insieme politiche condivise per fare in modo che i cittadini che vivono il territorio siano attori attivi nei processi decisionali.

La strada è tracciata, si tratta di consolidare il rapporto tra Cantone e Comuni rendendo i Comuni partner principali. Perché Comuni più forti fanno un Cantone più forte. E lo costruiremo insieme.  

Grazie a tutte e a tutti per l’attenzione. Buona continuazione di questo Simposio.

«Felice di tornare fra la truppa e di lavorare con i Cantoni»

«Felice di tornare fra la truppa e di lavorare con i Cantoni»

Maurizio Dattrino assumerà il comando della divisione territoriale 3 e avrà ai suoi ordini più di 6 mila militi Fra i compiti, gli impieghi sussidiari e l’aiuto in caso di catastrofe
Norman Gobbi: «C’è un valore aggiunto di rilievo»

Undici anni dopo Roberto Fisch, prematuramente scomparso mentre era al comando della Base d’aiuto alla condotta dell’esercito, l’ufficialità ticinese potrà nuovamente contare su un divisionario. Il brigadiere Maurizio Dattrino, 57 anni, attinente di Arbedo, è stato nominato dal Consiglio federale comandante della divisione territoriale 3. Il 1. luglio subentrerà al grigionese Lucas Caduff, che andrà in pensione.

Già alla guida della brigata di fanteria di montagna 9 dal 2014 al 2017, Dattrino attualmente comanda la Scuola di stato maggiore generale a Kriens. È ufficiale professionista da 34 anni. È stato impiegato come istruttore d’unità nelle scuole sottufficiali e nelle scuole reclute della fanteria di montagna a Savatan, Coira, Stans e Airolo. Ha effettuato anche un soggiorno di studio al Centro Alti Studi per la Difesa di Roma, durante il quale ha conseguito un master in Studi internazionali strategico- militari. «Da un lato considero questa nomina il coronamento di una carriera. Sono felice di tornare a contatto con la truppa e di lavorare con i cantoni Ticino, Uri, Svitto, Grigioni e Zugo», dice Dattrino. «Dall’altro è una carica che non assumo a cuor leggero. Accanto agli onori ci sono anche degli oneri, perché la divisione territoriale è la formazione militare che si occupa degli impieghi sussidiari e degli aiuti in caso di catastrofe, in collaborazione con le autorità civili ».

Oltre a garantire la sicurezza del WEF di Davos, la div ter 3 ha in effetti un portafoglio di attività molto ampio, da quella di «trait d’union» con i Cantoni alla gestione delle infrastrutture militari nelle piazze d’armi, passando per i contatti con l’Italia per gli interventi in caso di catastrofi transfrontaliere. Dattrino avrà ai suoi comandi più 6 mila militi, suddivisi in sette battaglioni (quattro di fanteria, uno di stato maggiore, uno del genio e uno di salvataggio). La materia comunque non è nuova, perché il futuro comandante ha già prestato servizio nelle formazioni territoriali. «Diciamo che è un po’ un ritorno alla base. Mi ritengo un territoriale, avendo prestato servizio prima nella zona territoriale 9, poi nella divisione territoriale 9 e ancora nella regione territoriale 3, in cui sono stato per dieci anni capo impiego al WEF».

Cassis medico di battaglione
Un paio di curiosità a cavallo fra politica e milizia. Quando Dattrino comandava il battaglione carabinieri 9, il medico dell’unità era Ignazio Cassis, che ieri in veste di consigliere federale ha ratificato la sua nomina. Fra i suoi allievi a un corso di condotta, nel 2001, c’era anche il consigliere di Stato Norman Gobbi, che lo definisce «una figura di riferimento per il corpo degli ufficiali e sottufficiali professionisti così come ottimo rappresentante delle attività militari fuori servizio ». Con la sua nomina, secondo il capo del Dipartimento delle istituzioni, «il Ticino potrà avere una persona che conosce direttamente le peculiarità del nostro territorio, con la capacità d’interfacciarsi in italiano (o dialetto) con le autorità cantonali e comunali oltre che con i partner italiani. Questo», sottolinea, «è un valore aggiunto di assoluto rilievo ». Dattrino sarà pure persona di riferimento per i due corpi di truppa ticinesi (battaglione fanteria di montagna 30 e battaglione salvataggio 3 inseriti nella divisione territoriale) e, secondo Gobbi, potrà garantire la cultura bilingue nello stato maggiore della divisione. «Avere un ticinese alla testa della div ter 3 garantirà la difesa degli interessi relativi alle attività militari (piazze d’armi, piazze d’esercitazione, base logistica) che portano al Ticino un importante contributo economico sia come posti di lavoro sia in termini di indotto», conclude il consigliere di Stato. Al di fuori degli ambienti militari, Dattrino è anche conosciuto per il suo impegno in ambito sportivo. In passato, era stato per tre anni presidente del settore giovanile dell’Ambrì Piotta.
Il Ticino conta ad oggi altri due brigadieri: Stefano Laffranchini, con una funzione di milizia nello stato maggiore strategico dell’esercito e Silvano Barilli, comandante della Formazione d’addestramento della logistica.

(Immagine: www.vtg.admin.ch)