A Pesciüm per salvare le persone travolte dalle valanghe

A Pesciüm per salvare le persone travolte dalle valanghe

Il Dipartimento delle istituzioni organizza per domenica una giornata di sensibilizzazione sulla sicurezza in montagna, durante la quale si potranno fare anche esercitazioni pratiche di ricerca e soccorso.

Una giornata dedicata alla prevenzione e alla formazione sul tema delle valanghe, durante la quale si potranno fare esercitazioni pratiche di ricerca di persone rimaste sotto la neve. È quella che si terrà domenica 12 febbraio, dalle 9 alle 14, al Centro di formazione sulle valanghe (Avalanche Training Center) di Airolo Pesciüm. Le esercitazioni verranno svolte “sotto i consigli dei responsabili del concorso alpino e con gli appositi strumenti”, spiega a Ticinonews il responsabile del Gruppo Ricerche e Constatazioni della Polizia cantonale Stefano Mariani. Sul posto “verranno inoltre fornite delle nozioni di base utili per chiunque volesse affrontare un’escursione in montagna”.

Un’opera di sensibilizzazione
L’evento, svolto in collaborazione con Valbianca, rientra nelle attività di sensibilizzazione proposte sul terreno nell’ambito del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni. “È lo stesso principio di acque sicure, ma in ambito alpino”, precisa Mariani. “Per noi è molto importante. Capitano spesso incidenti in montagna e se vogliamo prevenirli dobbiamo fornire nozioni a chi fa escursioni solo saltuariamente e non quindi è esperto”.”

“Chiunque può provare”
Per la giornata di domenica non è necessaria nessuna iscrizione. “Non volevamo che la gente si sentisse “vincolata” a partecipare. Chiunque può venire e provare”. A livello meteorologico “dovrebbe essere una giornata soleggiata. L’unico neo è che purtroppo non ci sarà molta neve”, conclude Mariani.

Da www.ticinonews.ch

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta straordinaria – la prima riunione del 2023 e la 64. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura di seduta il Dipartimento della sanità e della socialità ha illustrato le valutazioni e le raccomandazioni del gruppo di lavoro misto Cantone-Comuni incaricato di approfondire la gestione degli assicurati morosi LaMal, contenute nel rapporto finale consegnato di recente al Consiglio di Stato. Le conclusioni del Rapporto saranno trasmesse a tutti i Comuni.
Il Governo, facendo proprie le considerazioni raccolte nel documento, ha dato incarico al Dipartimento di attuare quanto previsto, confermando la sospensione della «black list» fino alla fine del 2023. In particolare, ha deciso di riattivare al più presto la segnalazione dei morosi LAMal ai Comuni, per consentire la ripresa dell’intervento sociale di prossimità. La riattivazione della procedura dovrà essere accompagnata da nuovi strumenti di comunicazione più efficaci, dal coinvolgimento delle Autorità regionali di protezione nel caso di famiglie con figli minorenni, e dal rafforzamento del ruolo del Comune tramite l’istituzione dell’obbligo legale, per il moroso, di presentarsi agli appuntamenti fissati dagli operatori sociali.
È poi stato discusso lo stato dei lavori relativi alla nuova Pianificazione ospedaliera. Considerato il cambio di competenze avvenuto a ottobre 2021, sono stati in particolare presentati i principali elementi del messaggio – attualmente in preparazione – con cui il Consiglio di Stato proporrà al Gran Consiglio, entro la fine della Legislatura, gli indirizzi strategici della futura pianificazione.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha poi informato sulla bozza di nuova Legge delle scuole dell’obbligo. Per quanto riguarda le scuole comunali, la revisione normativa si allinea alla soluzione concordata nell’ambito della riforma «Ticino 2020», che si basa sul concetto di istituto minimo e sulla conseguente abrogazione dei consorzi. La Piattaforma ha in seguito discusso anche l’iniziativa parlamentare che punta a sopprimere il vincolo dell’impiego al 50% per i docenti contitolari.
Riguardo al progetto «Ticino 2020», è stato confermato che il documento finale sarà posto in consultazione dopo la fine della Legislatura 2019/2023. Per presentare i contenuti del Rapporto, nei mesi di maggio e giugno saranno organizzate alcune serate informative nel Sopra- e nel Sottoceneri. La consultazione dovrebbe concludersi a fine agosto.
Il Dipartimento delle istituzioni ha infine aggiornato i presenti su alcune misure di sua competenza. Sono state discusse alcune segnalazioni in merito a disparità nell’adeguamento salariale al rincaro per alcune classi di dipendenti comunali.

 

Il Patriziato di Comologno incontra il Direttore del DI Norman Gobbi

Il Patriziato di Comologno incontra il Direttore del DI Norman Gobbi

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato ospite del Patriziato di Comologno. Assieme al capo della Sezione degli enti Locali Marzio Della Santa e al responsabile del settore dei Patriziati Fausto Fornera, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è stato ringraziato per il sostegno – attraverso il Fondo di aiuto patriziale – alle attività promosse e gestite dal Patriziato, che dovrebbe portare alla concessione di un nuovo importante aiuto del Fondo per l’acquisto dello stabile dell’Osteria Palazign.

È una storia di perseveranza, di visione e di dedizione che dura da 25 anni quella che può raccontare il Patriziato il Comologno, nell’alta Valle Onsernone. Una resilienza che ha portato nel 1998 all’acquisto del settecentesco Palazzo Gamboni, alla sua ristrutturazione e all’apertura al suo interno di un piccolo Hôtel de Charme. La volontà di creare in Valle occasioni di lavoro ha spinto il Patriziato a restaurare e a gestire anche la vicina Osteria Palazign. Due strutture interconnesse, la vita dell’una dipendendo dall’altra e viceversa. Grazie al lavoro di tanti volontari, al sostegno dell’associazione “Amici di Comologno”, ad alcune Fondazioni, agli aiuti cantonali attraverso il Fondo di aiuto patriziale e all’avvenuta aggregazione nel 2016 si sono così potute coagulare le forze residue presenti nell’Alta Valle Onsernone, in modo da creare presupposti positivi per il futuro delle nuove generazioni. L’ultimo tassello è costituito dalla necessità di acquistare le mura dell’Osteria Palazign, dopo la scomparsa del compianto proprietario ing. Bezzola, per scongiurare l’eventualità di una vendita a terzi della proprietà, che avrebbe cancellato gli sforzi compiuti sino a oggi. La richiesta del Patriziato giunta al Dipartimento delle istituzioni è stata finora favorevolmente accolta dalle istanze preposte (Sezione enti locali, commissione consultiva del Fondo di aiuto patriziale) e nel corso delle prossime settimane il Patriziato dovrebbe ricevere l’importate contributo che coprirà parte del costo totale per l’acquisto dell’Osteria.

L’esempio del Patriziato di Comologno è virtuoso – ha affermato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi al termine dell’incontro durante il pranzo all’Osteria Palazign – e dimostra l’importanza di mantenere attivi i nostri Patriziati. Il Patriziato di Comologno (nato nell’Ottocento, 1369 patrizi, 612 fuochi patrizi, di cui 45 domiciliati e ben 567 non domiciliati che costituiscono la diaspora) non beneficia di entrate fiscali. Gestisce i suoi beni, rappresentati oltre che dal Palazzo Gamboni anche dagli alpeggi Pesced e Salei e dalla capanna Salei, solo grazie alla dedizione di molti volontari, al contributo comunale e al sostegno dei patrizi e degli amici del villaggio. Ma in virtù dell’impegno dei cinque membri dell’Ufficio patriziale e del suo segretario riesce a ottenere grandi risultati per la realtà dell’Alta Valle Onsernone”.

Discorso pronunciato in occasione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

Discorso pronunciato in occasione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

Gentili signore, egregi signori

è con immenso piacere che vi do il mio più caloroso benvenuto alla quarta edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni. Un momento che ho voluto istituire quattro anni fa per favorire il dialogo così come la conoscenza reciproca tra il livello istituzionale cantonale e quello comunale.  

Quando parlo di rapporti tra il Cantone e i Comuni, nell’immaginario comune ticinese – perdonatemi il gioco di parole – si pensa al progetto Ticino2020. È vero si tratta di un importante riforma che presto giungerà – finalmente – a un punto di svolta con l’avvio di una consultazione.  

Ma, in realtà, io mi riferisco a 360 gradi ai rapporti tra i due livelli istituzionali. Un tema al quale – da quando sono diventato Consigliere di Stato ormai 12 anni fa – ho sempre prestato particolare attenzione e che ho reso concreto grazie a una serie di azioni mirate: gli eventi – tra cui quello odierno – organizzati annualmente, le visite che sto svolgendo nei Comuni ticinesi accompagnato dal Capo Sezione Marzio Della Santa e dalle sue collaboratrici e dai suoi collaboratori, la consulenza che sempre più la SEL offre agli enti locali, e la revisione della formazione per renderla più efficace.  

Tuttavia, non si deve pensare che questi momenti di dialogo e di scambio rimangano fini a sé stessi: e non si tratta nemmeno di un esercizio alibi. Abbiamo raccolto molti spunti, molte considerazioni, alcune critiche e anche dei sentiti ringraziamenti per il lavoro che abbiamo svolto come Dipartimento, soprattutto durante la fase acuta dell’emergenza sanitaria.

Il tutto ci porterà nel prossimo quadriennio a proporre anche una revisione della Legge organica comunale (LOC), ammodernandola e riconoscendo che i Comuni ticinesi sono differentemente strutturati tra loro.  

Così anche il momento di oggi per me, per noi, diventa di fondamentale importanza. Infatti a breve inizierà una discussione alla quale parteciperà una delegazione del Consiglio di Stato, alcuni rappresentanti dei Comuni e il professor Francesco Veri che la maggior parte di voi ha potuto ascoltare durante il pomeriggio sul tema della crisi della democrazia. È davvero un momento unico e privilegiato dove sono sicuro emergeranno considerazioni e suggestioni costruttive che a noi serviranno per calibrare le riforme che stiamo portando avanti con e per gli enti locali.

Ma veniamo al dunque, quale sarà il focus della discussione? Siamo partiti dalla crisi sanitaria che ci siamo lasciati alle spalle ma le cui conseguenze sono visibili ancora oggi. Le persone e le istituzioni hanno dovuto reagire e prendere delle decisioni per il bene della collettività. Scelte imperative – diranno alcuni – ma che dovevano essere prese. Ci stavamo lasciando alle spalle la pandemia e lo scoppio del conflitto in Ucraina e la crisi energetica che ne è conseguita hanno inciso ancora una volta sull’operato delle Autorità e hanno messo a dura prova la nostra capacità di adattamento.

Gli strascichi di questa situazione non consistono unicamente nella crisi finanziaria che stiamo attraversando. Hanno messo alla prova i cittadini – pensiamo soprattutto ai nostri giovani – anche sotto l’aspetto educativo, sociale e psicologico. E hanno messo a dura prova la nostra capacità di resilienza.  

Sul fronte della democrazia le conseguenze sono lì da vedere. L’ho sentito in prima persona negli incontri con i Municipi: il nostro sistema democratico sta facendo fatica. Guardiamo la risposta dei cittadini alle urne anche su temi che li toccano in prima persona – come la votazione sull’imposta di circolazione quando ha votato solo il 35% degli aventi diritto di voto – e guardiamo cosa succede con i referendum locali. Il nostro sistema democratico sta vivendo una crisi, è un dato di fatto. Da una parte i cittadini non vanno a votare e dall’altra contestano le decisioni delle autorità avvalendosi del diritto di referendum. Anche per questo il mio Dipartimento – avvertiti i primi campanelli di allarme – ha avviato una serie di progetti come il “Buon Governo” e la “Responsabilità sociale dei Comuni” che vogliono migliorare la partecipazione della cittadinanza, la conduzione e la gestione del Comune.  

Attraverso questi progetti si vuole rilanciare il nostro sistema di democrazia diretta, adeguandolo a una società che si muove in maniera diversa rispetto al passato, rendendolo capace di gestire cambiamenti sempre più simili a delle crisi. D’altra parte un’istituzione pubblica si può dire resiliente nella misura in cui riesce anche a cogliere le opportunità che si celano dietro il cambiamento.  
E mentre mi avvio alla conclusione del mio intervento, lasciatemi un’ultima considerazione che si basa sulla mia esperienza politica che mi ha permesso di militare in tutti i livelli istituzionali del nostro sistema federale. Si tratta di un punto di vista privilegiato che mi ha fatto conoscere a fondo il funzionamento delle nostre istituzionali comunali, cantonali e federali.

Sulla scorta di questo prezioso bagaglio posso affermare che per uscire da situazioni di crisi come quelle vissute negli ultimi tre anni, come ha evidenziato Marzio Della Santa nel suo intervento introduttivo, bisogna essere coerenti, saper lavorare insieme, saper trovare soluzioni utili e avere un’ottima qualità delle relazioni interne. Tutti questi elementi ci hanno permesso di affrontare e uscire dallo stato di emergenza. Ed è di questo che è importante parlare oggi. Il dialogo rimane la ricetta vincente e per questo ritengo di assoluta importanza investire energie e tempo in momenti come quello odierno.

I nostri sforzi tra l’altro sono anche stati riconosciuti dalla Confederazione e questo è sicuramente un motivo di orgoglio per il nostro Cantone. Infatti, di recente l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ha deciso di sostenere e promuovere un progetto pilota con alcuni comuni che mira a identificare insieme politiche condivise per fare in modo che i cittadini che vivono il territorio siano attori attivi nei processi decisionali.

La strada è tracciata, si tratta di consolidare il rapporto tra Cantone e Comuni rendendo i Comuni partner principali. Perché Comuni più forti fanno un Cantone più forte. E lo costruiremo insieme.  

Grazie a tutte e a tutti per l’attenzione. Buona continuazione di questo Simposio.

«Felice di tornare fra la truppa e di lavorare con i Cantoni»

«Felice di tornare fra la truppa e di lavorare con i Cantoni»

Maurizio Dattrino assumerà il comando della divisione territoriale 3 e avrà ai suoi ordini più di 6 mila militi Fra i compiti, gli impieghi sussidiari e l’aiuto in caso di catastrofe
Norman Gobbi: «C’è un valore aggiunto di rilievo»

Undici anni dopo Roberto Fisch, prematuramente scomparso mentre era al comando della Base d’aiuto alla condotta dell’esercito, l’ufficialità ticinese potrà nuovamente contare su un divisionario. Il brigadiere Maurizio Dattrino, 57 anni, attinente di Arbedo, è stato nominato dal Consiglio federale comandante della divisione territoriale 3. Il 1. luglio subentrerà al grigionese Lucas Caduff, che andrà in pensione.

Già alla guida della brigata di fanteria di montagna 9 dal 2014 al 2017, Dattrino attualmente comanda la Scuola di stato maggiore generale a Kriens. È ufficiale professionista da 34 anni. È stato impiegato come istruttore d’unità nelle scuole sottufficiali e nelle scuole reclute della fanteria di montagna a Savatan, Coira, Stans e Airolo. Ha effettuato anche un soggiorno di studio al Centro Alti Studi per la Difesa di Roma, durante il quale ha conseguito un master in Studi internazionali strategico- militari. «Da un lato considero questa nomina il coronamento di una carriera. Sono felice di tornare a contatto con la truppa e di lavorare con i cantoni Ticino, Uri, Svitto, Grigioni e Zugo», dice Dattrino. «Dall’altro è una carica che non assumo a cuor leggero. Accanto agli onori ci sono anche degli oneri, perché la divisione territoriale è la formazione militare che si occupa degli impieghi sussidiari e degli aiuti in caso di catastrofe, in collaborazione con le autorità civili ».

Oltre a garantire la sicurezza del WEF di Davos, la div ter 3 ha in effetti un portafoglio di attività molto ampio, da quella di «trait d’union» con i Cantoni alla gestione delle infrastrutture militari nelle piazze d’armi, passando per i contatti con l’Italia per gli interventi in caso di catastrofi transfrontaliere. Dattrino avrà ai suoi comandi più 6 mila militi, suddivisi in sette battaglioni (quattro di fanteria, uno di stato maggiore, uno del genio e uno di salvataggio). La materia comunque non è nuova, perché il futuro comandante ha già prestato servizio nelle formazioni territoriali. «Diciamo che è un po’ un ritorno alla base. Mi ritengo un territoriale, avendo prestato servizio prima nella zona territoriale 9, poi nella divisione territoriale 9 e ancora nella regione territoriale 3, in cui sono stato per dieci anni capo impiego al WEF».

Cassis medico di battaglione
Un paio di curiosità a cavallo fra politica e milizia. Quando Dattrino comandava il battaglione carabinieri 9, il medico dell’unità era Ignazio Cassis, che ieri in veste di consigliere federale ha ratificato la sua nomina. Fra i suoi allievi a un corso di condotta, nel 2001, c’era anche il consigliere di Stato Norman Gobbi, che lo definisce «una figura di riferimento per il corpo degli ufficiali e sottufficiali professionisti così come ottimo rappresentante delle attività militari fuori servizio ». Con la sua nomina, secondo il capo del Dipartimento delle istituzioni, «il Ticino potrà avere una persona che conosce direttamente le peculiarità del nostro territorio, con la capacità d’interfacciarsi in italiano (o dialetto) con le autorità cantonali e comunali oltre che con i partner italiani. Questo», sottolinea, «è un valore aggiunto di assoluto rilievo ». Dattrino sarà pure persona di riferimento per i due corpi di truppa ticinesi (battaglione fanteria di montagna 30 e battaglione salvataggio 3 inseriti nella divisione territoriale) e, secondo Gobbi, potrà garantire la cultura bilingue nello stato maggiore della divisione. «Avere un ticinese alla testa della div ter 3 garantirà la difesa degli interessi relativi alle attività militari (piazze d’armi, piazze d’esercitazione, base logistica) che portano al Ticino un importante contributo economico sia come posti di lavoro sia in termini di indotto», conclude il consigliere di Stato. Al di fuori degli ambienti militari, Dattrino è anche conosciuto per il suo impegno in ambito sportivo. In passato, era stato per tre anni presidente del settore giovanile dell’Ambrì Piotta.
Il Ticino conta ad oggi altri due brigadieri: Stefano Laffranchini, con una funzione di milizia nello stato maggiore strategico dell’esercito e Silvano Barilli, comandante della Formazione d’addestramento della logistica.

(Immagine: www.vtg.admin.ch)

Prova delle sirene di mercoledì 1° febbraio 2023

Prova delle sirene di mercoledì 1° febbraio 2023

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in base alle istruzioni dell’Ufficio federale della protezione della popolazione, informa che mercoledì 1° febbraio 2023 è prevista in Ticino la prova annuale di verifica dei dispositivi di allarme alla popolazione. Saranno coinvolte nel test tutte le sirene della Protezione civile installate sul territorio cantonale, che diffonderanno l’Allarme generale e l’Allarme acqua. Quest’anno, a causa della guerra in Ucraina, la prova delle sirene potrebbe generare insicurezze e paure alle cittadine e ai cittadini ucraini presenti sul nostro territorio. Per questo motivo l’autorità federale ha elaborato un’informazione mirata in lingua ucraina.

Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione delle sirene per l’Allarme generale (414 dispositivi); alle 13.30, 13.35, 13.45 e 13.55 sarà diffuso un suono continuo e modulato, dalla durata di 1 minuto. Ricordiamo che – nell’eventualità di un vero Allarme generale, – la popolazione deve ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.
Alle ore 14.20 ed alle ore 15.10, nelle zone a valle degli impianti di accumulazione (dighe), saranno in seguito attivate le sirene per l’Allarme acqua (128 dispositivi). In questo caso saranno diffusi 12 suoni continui e gravi (più cupi rispetto a quelli dell’Allarme generale), in sequenze di 20 secondi a intervalli di 10 secondi, per un totale di 6 minuti. In caso di vero Allarme acqua, la popolazione deve abbandonare immediatamente la zona a rischio e attenersi alle istruzioni delle autorità.
Trattandosi di prove di funzionamento del sistema, come di consueto non occorrerà intraprendere misure reali: il test serve a controllare lo stato delle installazioni, esercitare il personale ed informare la popolazione sui comportamenti corretti.
Con Alertswiss le informazioni relative alla prova annuale come pure tutte le informazioni e le raccomandazioni in caso di evento sono ora anche disponibili sul sito www.alertswiss.ch o scaricando gratuitamente la relativa applicazione, grazie alla quale ricevere sul proprio cellulare le informazioni.
Informiamo inoltre che accedendo al sito www.ti.ch/allarmi è possibile consultare i prospetti informativi “Allarme acqua – cosa fare, come reagire”, anche nelle versioni tradotte, come pure creare un affisso personalizzato, dove vengono riportati i punti di raccolta in caso di evento.
Sottolineiamo l’importanza di informare dell’evento le categorie più sensibili o che non hanno accesso autonomamente ai canali di informazione. In questo senso si inserisce l’informazione ai Comuni per il tramite delle Regioni di Protezione Civile e la traduzione del comunicato in ucraino. Informazioni che sono state pubblicate anche sulla pagina web  cantonale (www.ti.ch/ucraina) e sul canale Telegram dedicato (@ucrainaTi).
Il Dipartimento delle istituzioni si scusa per eventuali disagi e conta sulla comprensione di tutta la popolazione. Ulteriori informazioni possono essere consultate sui siti internet www.protpop.ch oppure richieste all’indirizzo di-spci@ti.ch.

“La presenza dell’esercito è un fattore di forza per il Ticino”

“La presenza dell’esercito è un fattore di forza per il Ticino”

L’impegno del Consigliere di Stato Norman Gobbi su questo fronte

La presenza in Ticino dell’esercito svizzero costituisce un punto di forza a livello strategico e a livello economico, offrendo molte opportunità. “In queste settimane partecipo a diversi grossi appuntamenti organizzati dall’esercito proprio qui nel nostro Cantone. Venerdì per esempio la Brigata Logistica 1 ha tenuto alla Gottardo Arena di Ambrì il suo Rapporto di Brigata con almeno mille partecipanti. Tra una decina di giorni invece a Locarno si terrà un seminario della Divisione Territoriale 3 della durata di 2 giorni e al quale dovrebbe partecipare anche il capo dell’esercito Thomas Süssli. Senza dimenticare che dal 10 al 14 marzo dopo 25 anni si terrà in Ticino l’esercizio di truppa durante il corso di ripetizione del gruppo artiglieria 49. Occasioni di incontri ad alto livello e presenza effettiva che non servono solo a dare visibilità momentanea al Ticino, ma che confermano come il nostro Cantone sia un elemento cardine della difesa nazionale. Per questo abbiamo la possibilità di mantenere e sviluppare tutte le infrastrutture e le attività, producendo un indotto economico non indifferente”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

All’inizio del 2020 su queste colonne lei ci aveva presentato il grosso contributo economico che l’esercito dà al Ticino. “Lo ricordo bene, anche perché dopo pochi giorni sarebbe scoppiata a livello globale la pandemia legata al COVID-19. In quei giorni di inizio febbraio il Dipartimento delle istituzioni, assieme ad altri uffici del Cantone, si stava preparando per affrontare una ipotetica situazione di emergenza, che divenne poi reale in pochissimo tempo. Quell’esperienza – come ho ricordato venerdì mattina ad Ambrì nel Rapporto della Brigata Logistica 1 – permise di capire ancora meglio il ruolo del nostro esercito, che visse la sua prima mobilitazione in tempo di pace e sostenne le attività di protezione della popolazione. Il Ticino venne aiutato concretamente. Così come concretamente ogni anno l’esercito produce una massa salariale in Ticino attorno ai 100 milioni di franchi, grazie alla presenza di 800 collaboratori/militari professionisti e ai posti di lavoro creati dall’indotto che ruota attorno alla presenza dei militari. A livello strategico, poi, è sempre più importante mantenere una presenza forte a sud del massiccio del San Gottardo, nella zona di frontiera con l’Italia e in generale con l’area mediterranea. La crisi internazionale con la guerra in Ucraina ci ha confrontati in modo evidente ai rischi che possono nascere anche sul nostro continente e quindi anche alla necessità di essere sempre pronti. Cosciente di tutti questi fattori il mio impegno è stato e sarà quello di assicurare sempre al Ticino una presenza importante del nostro esercito. E questo per avere un Cantone forte!”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

(Immagine © div ter 3)

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 29 gennaio 2023 de Il Mattino

‘La Polizia farà la sua parte per ridurre la spesa pubblica’

‘La Polizia farà la sua parte per ridurre la spesa pubblica’

Lo ha detto Norman Gobbi durante l’annuale Rapporto di Corpo della cantonale. ‘Positivo il bilancio del 2022 e la capacità di adattamento’

L’attuale situazione delle finanze cantonali richiede importanti sforzi per ridurre la spesa. In questo esercizio, anche la Polizia cantonale sarà chiamata a fare la sua parte. A dirlo è stato il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi durante l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale, tenuto al centro della Protezione civile di Rivera. Un’operazione di contenimento della spesa – necessaria in seguito al mancato versamento dei contributi ai cantoni da parte della Banca nazionale – che, ha precisato Gobbi, «non dovrà avere ripercussioni sull’operatività e i servizi». L’appuntamento di Rivera ha coinvolto agenti, inquirenti e personale amministrativo. È stata l’occasione – hanno spiegato le forze dell’ordine – anche per ripercorrere e trarre un bilancio dell’ultimo anno di attività. Il direttore del Di ha anche ricordato la sempre attuale minaccia di carenza di energia e difficoltà di approvvigionamento. «Già nel 2014 ci si era esercitati su questo scenario, come anche su quello legato a una possibile pandemia, nell’ambito dell’Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza». Un test, ha sottolineato Gobbi, «che si è rivelato utile visto quanto successo negli ultimi anni, che hanno visto il Corpo della polizia cantonale in prima linea sia in ambiti di pianificazione che di condotta e di prevenzione». Durante il rapporto sono anche stati ricordati gli sforzi intrapresi per creare dei centri di competenza in risposta alle problematiche attuali: il contrasto alla violenza, in particolare quella domestica, e il cybercrimine.

Gobbi: ‘La Nuova Legge polizia permetterà di ottimizzare le prestazioni’
Per quanto riguarda la Nuova Legge di polizia, attualmente in consultazione, Gobbi ha spiegato che «permetterà di ottimizzare le prestazioni e le capacità di risposta nelle attività di polizia, adeguandosi al contesto moderno e adattandone i contenuti dopo la sua entrata in vigore, che risale al lontano 1989». Concludendo il suo intervento il consigliere di Stato ha sottolineato l’unità d’intenti tra il Dipartimento istituzioni e la Polizia cantonale «che ha permesso un ammodernamento generale su più fronti e la realizzazioni d’importanti progetti come la centrale comune d’allarme a Bellinzona, il centro di controllo veicoli pesanti a Giornico e una serie di progetti informatici che hanno reso più efficiente il lavoro dei collaboratori a ogni livello».

Cocchi: ‘Confrontati con compiti nuovi’
Il comandante Matteo Cocchi ha invece ringraziato il Corpo, che nel corso dell’anno «ha dimostrato una forte dose di adattamento, anche di fronte a compiti con cui non si era finora confrontato». Tra questi è stato citato il dispositivo di sicurezza pianificato e messo in campo in occasione dell’Ukraine Recovery Conference, svolto a Lugano lo scorso luglio con la presenza di diverse figure internazionali. «Si è trattato di un grande lavoro organizzativo in un contesto altamente variabile a causa della guerra in corso». Cocchi ha poi ricordato la necessità della collaborazione di tutti per far fronte alle sfide e continuare a garantire un alto livello di sicurezza». Per quanto riguarda la Nuova Legge di polizia, il comandante ha detto che «gli obiettivi e l’organizzazione del Corpo dovranno continuare a evolvere a una velocità sempre maggiore rispetto al passato». Questo «nell’ottica di prevenire i fenomeni criminali e non solo reprimerli al momento in cui si presentano».

Da www.laregione.ch

«Io un uomo senza cuore? La solita strumentalizzazione»

«Io un uomo senza cuore? La solita strumentalizzazione»

Da 12 anni in Consiglio di Stato e con tanta voglia di andare avanti a dirigere il Dipartimento delle istituzioni.
Anche se si lascia scappare un «mai dire mai».

Abbiamo intervistato Norman Gobbi: la sua azione politica, il suo modo di essere e di porsi.

Iniziamo con un tormentone ormai dimenticato da tutti ma sul quale lei puntava molto. Ricorda la riforma «Giustizia 2018 »? Siamo nel 2023, che fine ha fatto quel progetto? Lo possiamo considerare fallito?
«La riforma delle Autorità di protezione, il cui principio è stato approvato praticamente all’unanimità dal Parlamento e dal 77,5% del Popolo ticinese nonché in tutti i Comuni, rappresenta uno dei più importanti cantieri avviati anche grazie a “Giustizia 2018”. Siamo giunti a proporre una nuova Autorità giudiziaria con tanto di modifica della Costituzione cantonale accettata in modo convinto in votazione popolare lo scorso 30 ottobre, in un ambito molto delicato che tocca soprattutto le persone più fragili della nostra società. Un risultato frutto della condivisione e della partecipazione che il mio Dipartimento con la Divisione della giustizia ha costruito negli anni. In tal senso, gli approfondimenti dei Gruppi di lavoro appositamente costituiti con “Giustizia 2018” hanno fornito tutta una serie di indicazioni che sono state utili per interventi puntuali e per riforme importanti quali appunto quella relativa alle Autorità di protezione. Altre sono in fase di analisi, penso ad esempio alla riorganizzazione del settore della giustizia di pace. Un lavoro continuo, quindi, per una Giustizia e delle Istituzioni in evoluzione con l’obiettivo di rispondere in modo efficace ai nuovi bisogni della cittadinanza».

A proposito di sicurezza: oggi in Ticino abbiamo meno rapine e scippi di un tempo (sono cambiate le abitudini e si gira con meno contante). Il Ticino con Norman Gobbi è più sicuro?
«Lo dicono i dati: meno furti, meno rapine, meno incidenti della circolazione. Ma poi c’è una criminalità che trova sempre nuovi canali per delinquere. Penso alla criminalità internazionale, che spesso si muove sfruttando le nuove tecnologie. Il sentimento soggettivo di sicurezza in Ticino negli ultimi 10 anni è migliorato, grazie al lavoro delle Polizie. Ma non intendo, come ho dimostrato, sedermi sugli allori. Si deve sempre migliorare, sia in ambito di prevenzione, sia in ambito di repressione».

Un Cantone sicuro ma anche molto presidiato, specie sulle strade. Ma questa è prevenzione o repressione?
«Ricordo le critiche che si muovevano alla Polizia più di dieci anni fa: troppa gente in ufficio e troppo poche pattuglie sulle strade. Ero anch’io in qualità di deputato – tra coloro che condividevano questa opinione. Detto fatto: dalla mia elezione diverse cose sono cambiate e i risultati, come detto, ci sono. I cittadini e le cittadine si sentono sicuri e quindi anche più liberi quando sanno di essere protetti senza oppressione. La presenza delle pattuglie infonde questo sentimento di protezione e permette un rapido intervento in caso di bisogno».

Ci sono poi sempre i radar, amati da chi deve fare quadrare i conti pubblici e odiati da chi ne subisce l’azione sempre più invasiva. Gobbi oggi è amico o nemico dei radar?
«Gobbi sa che l’utilizzo dei radar non serve per fare cassetta, come semplicisticamente e demagogicamente si vuol lasciare intendere. Abbiamo condotto un monitoraggio a seguito di numerose segnalazioni da parte di cittadini e rappresentanti politici comunali in merito a controlli ritenuti “vessatori”. Tale analisi ha fatto emergere come la Polizia cantonale esegue circa un controllo all’anno per agente di gendarmeria, mentre le polizie comunali ne eseguono almeno tre per agente uniformato. Questi dati suggeriscono un utilizzo talvolta improprio di questi strumenti. È anche per questo motivo che ho scritto ai Municipi interessati per sottoporre il problema, con l’auspicio che attraverso il gruppo di lavoro “Polizia ticinese” si possa elaborare un insieme di misure preventive di controllo della velocità, che non si basi unicamente sui radar».

Sul finire di questa legislatura sta tornando in auge il tema della polizia unica. Lei da che parte sta? Alla fine questo concetto un po’ semplicistico non è fondamentalmente superato?
«Non è superato nella misura in cui in buona fede ci si interroga su quale possa essere la miglior soluzione per il Ticino. Per questo vedo di buon occhio la discussione politica in atto all’interno del Parlamento sulla mozione Ghisletta. In un’ottica stretta di ottimizzazione di risorse e finanze, una sola polizia sarebbe sicuramente più efficiente; occorre però tener conto anche delle particolarità ticinesi e dell’autonomia dei Comuni, valore altrettanto importante per me. Quanto facciamo oggi mi sembra porti a risultati soddisfacenti. Domani vedremo se ciò basterà,oppure se saremo chiamati a imboccare una strada con meno curve e meno in salita, obbligati anche da un uso ancor più parsimonioso dei soldi dei cittadini».

Rapporto Cantone- Comuni: il tavolo, aperto da anni, pare un po’ la montagna pronta a partorire il topolino. Ha ancora senso andare avanti?
« Se si riferisce a Ticino2020 allora posso dire che fermarsi ora quando siamo vicini al traguardo dopo innumerevoli sforzi sarebbe da incoscienti. Sul piatto porteremo qualcosa, a brevissimo: non un menu completo, ma pur sempre una chiara regolazione dei flussi finanziari e delle competenze su vari fronti. Se invece si riferisce ai rapporti a 360 gradi tra Cantone e Comuni, allora qui abbiamo fatto moltissimo. Grazie alle mie visite assieme ai responsabili della Sezione degli enti locali in ogni Comune, grazie ai Simposi Cantone- Comuni ( il 2 febbraio a Bellinzona si terrà il quarto Simposio), grazie alla Piattaforma Cantone-Comuni il dialogo è costante. Ciò aiuta a individuare soluzioni. Più in particolare il Dipartimento che dirigo ha avviato una serie di progetti (“ Buon Governo”, “ Democrazia viva”, “Responsabilità sociale dei Comuni”) che vogliono migliorare la partecipazione della cittadinanza, la conduzione e la gestione del Comune. Il tutto porterà nel prossimo quadriennio a proporre anche una revisione totale della Legge organica comunale ( LOC), ammodernandola e riconoscendo che i Comuni ticinesi sono differentemente strutturati tra loro. Perché Comuni più forti fanno un Cantone più forte ».

Da sinistra Gobbi viene considerato un po’ l’orco che fustiga coloro che chiedono un permesso di diversa natura, persone che cercano una mano tesa. Insomma, viene dipinto come un uomo senza cuore. Come risponde?
«È un’immagine strumentalizzata, questa dell’uomo senza cuore. Ci convivo da 12 anni. Il Dipartimento che dirigo influenza questa “visione”, perché siamo chiamati a far rispettare le leggi in ogni contesto. Anche in quello della politica d’asilo, definita da una legge federale voluta dal Popolo».

È in carica dal 2011, ma non intende mollare. L’entusiasmo per andare avanti (almeno?) altri 4 anni da dove arriva?
«Arriva dallo spirito di servizio nei confronti delle cittadine e dei cittadini ticinesi. Arriva dall’amore verso questo splendido Ticino, che vorrei sempre più protetto, sempre più valorizzato e sempre più svizzero. Arriva poi dalla volontà di difendere le nostre tradizioni, la nostra identità. E poi dal desiderio di portare a termine alcune realizzazioni che oggi sono sulla rampa di lancio».

Cambiare dipartimento dopo 12 anni. Ci ha mai pensato?
«Come tutti vedono a me piace questo Dipartimento. Siamo come la fanteria per un esercito e negli ultimi 3 anni siamo stati in prima fila a gestire anche le crisi più impegnative, COVID docet. Come detto ci sono ancora molti progetti – legati ai Comuni, legati alla Giustizia oppure alla Polizia e alle collaborazioni nella protezione della popolazione – che vorrei portare avanti. Mai dire mai, però… Cominciamo a essere rieletti il 2 aprile».

Leghista e tesserato UDC: come vede il duello tra Claudio Zali e Piero Marchesi?
«Aperto, con il mio cuore che batte per la continuità».

Cosa ne dice dello scivolone con quel «coglionazzi» espresso da Paolo Pamini? Come dice talvolta lei «ribollono le busecche»?
«Per me è già archiviato. Ognuno faccia le sue riflessioni anche se ricamarci troppo sopra mi sembra un’inutile esagerazione ».

Lei e Manuele Bertoli siete molto differenti. Ma c’è qualcosa che le mancherà del collega che in aprile lascerà il Governo?
«Siamo differenti, ma ugualmente cocciuti. Ribadisco: se dovessi essere rieletto mi mancherà la sua persona; quando si lavora assieme per 12 anni si stabiliscono rapporti personali stretti, al di là delle differenze di vedute puntuali e spesso anche accese. Spero che troveremo il tempo per nuovi incontri, più rilassati davanti a un buon piatto di risotto».

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 25 gennaio 2023 del Corriere del Ticino