Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta odierna Franco D’Andrea, con il grado di tenente.

Franco D’Andrea, dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente subordinato al V° Reparto di Gendarmeria stradale, il nuovo Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP), attualmente in fase di edificazione da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nella sua funzione ricoprirà pure il ruolo di sostituto dell’Ufficiale di Reparto e sarà responsabile per le attività della Sezione operativa. Questa funzione è stata introdotta nel 2020, in previsione della messa in esercizio del CCVP alla fine del 2022, con l’obiettivo di seguire lo sviluppo del progetto e la formazione degli agenti e degli assistenti di polizia che prenderanno servizio a Giornico. Nel corso del 2023 il CCVP, dopo i primi mesi di messa in funzione, ricoprirà un importante tassello nell’ambito dei controlli specifici che USTRA demanda alla Polizia cantonale con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la sicurezza dell’importante numero di veicoli pesanti, che transitano quotidianamente sull’asse del San Gottardo e nel rispettivo tunnel autostradale.  Subentra in questa veste al compianto tenente Luca Ceresetti, prematuramente scomparso il 14 gennaio scorso, nel giorno del suo 47esimo compleanno, dopo breve malattia.
Franco D’Andrea, classe 1980, nel 2014 si è diplomato quale impresario costruttore presso il Centro Formazione Professionale di Gordola della Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC). Questo dopo aver frequentato con successo, dal 2002 al 2005, la Scuola Superiore Tecnica Edilizia presso la Scuola specializzata superiore di tecnica (SSST) del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano. Dal 2020 è attivo quale Capo perimetro alle dipendenze delle Ferrovie federali svizzere (FFS) e dirige circa 140 collaboratori attivi in diversi settori. A livello militare, con il grado di maggiore, è attivo nello Stato maggiore cantonale di collegamento territoriale subordinato alla Divisione territoriale 3.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per formulare i propri auguri a Franco D’Andrea per la sfida che l’attende all’interno della Polizia cantonale.

Aggregazione tra Prato Leventina e Quinto: istituita la commissione di studio

Aggregazione tra Prato Leventina e Quinto: istituita la commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai municipi di Prato Leventina e Quinto e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i due comuni.

Lo scorso 31 maggio 2022 i Municipi di Prato Leventina e Quinto hanno sottoscritto e trasmesso al Governo un’istanza congiunta per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni. Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza nominando nel contempo l’apposita commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo conformemente alla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni. Parallelamente viene a cadere la procedura aggregativa tra i Comuni di Airolo e Quinto avviata il 14 ottobre 2009; di conseguenza la relativa Commissione di studio è sciolta.
Il Governo valuta positivamente l’iniziativa dei comuni di Prato Leventina e Quinto, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il PCA è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata dai due Comuni leventinesi. I due comuni, già molto uniti da legami territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nello scenario “Alta Leventina” del PCA. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.

La commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

per Prato Leventina:

  • Davide Gendotti, Sindaco
  • Enzo Celio, Presidente Commissione della gestione
  • Maria Rita Fransioli, Segretaria comunale

per Quinto:                                    

  • Aris Tenconi, Sindaco
  • Curzio Guscetti, Presidente Commissione della gestione
  • Nicola Petrini, Segretario comunale

La commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(immagine: www.pratoleventina.ch)

Siccità, l’Italia chiede aiuto al Ticino

Siccità, l’Italia chiede aiuto al Ticino

I territori che contano sull’acqua del Po domandano collaborazione – Norman Gobbi: “Ce n’è poca per tutti, anche noi senza riserve”

L’Italia è alle prese con un’emergenza siccità praticamente senza precedenti. La situazione è drammatica soprattutto lungo il Po, sceso, come il Lago Maggiore, a livelli mai visti negli ultimi 70 anni. Meucci Berselli, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume, ai microfoni della RSI si è rivolto alla Confederazione, chiedendo “agli amici svizzeri di sostenere con un principio di cooperazione e sussidiarietà attraverso i laghi e gli invasi alpini il livello del Lago Maggiore, che in questo momento ha un riempimento che sfiora il 20%”. Se dovesse abbassarsi ancora, poiché i deflussi sono necessari per i prelievi – aggiunge – “va in crisi il lago stesso e tutto l’arco del Po che è sotteso al Ticino”.

La richiesta di aiuto è stata tematizzata proprio oggi, martedì, in un incontro della Regio Insubrica, durante il quale l’assessore della Regione Lombardia Massimo Sertori ha discusso con il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi per cercare di ottenere un rilascio maggiore di acqua attraverso la chiusa di Miorina, sul Verbano vicino a Sesto Calende.
“La discussione è stata incentrata in generale sull’approvvigionamento idrico”, ha spiegato lo stesso Norman Gobbi alla RSI, “non solo per quanto riguarda l’agricoltura, ma anche in merito all’acqua potabile e per la produzione idroelettrica, centrale per l’arco alpino”. “Siamo tutti nella stessa situazione – continua Gobbi –, tutti siamo davvero con poca acqua. Il problema esiste, e non è solo ticinese”.

“Aspettative alte, ma manca acqua sulle montagne”
Le aspettative di chi ha partecipato all’incontro “erano molto alte”, spiega il consigliere di Stato, aggiungendo tuttavia che “basta guardare sulle montagne per capire dove è il problema”, riferendosi alle scarse precipitazioni degli ultimi mesi che non hanno permesso il formarsi delle necessarie riserve idriche. “Le loro aspettative di poter rilasciare più acqua turbinando nelle centrali idroelettriche non è possibile, anche perché queste operano secondo il fabbisogno. Inoltre, non ci sono grandi riserve nelle nostre dighe, bisognerà quindi trovare soluzioni più a valle poiché non ci sono riserve sulle nostre montagne”.
In futuro si potrà tenere il lago più alto in primavera per accumulare maggiori riserve? “È una discussione eterna – risponde Norman Gobbi –. Abbiamo discusso spesso del lago troppo alto che provocava problemi al turismo, quest’anno il problema è inverso: abbiamo quindi chiesto, finora non ci è mai stata riconosciuta questa possibilità, di poter partecipare a una gestione comune del Lago Maggiore”.

Lago più alto? Se ne dibatte da tempo
La gestione del livello dei laghi, sulla quale si dibatte da tempo, è comunque di competenza federale. Proprio oggi, l’Ufficio federale dell’ambiente ha confermato alla RSI che l’intento resta quello di trovare un accordo soddisfacente sia per la Svizzera sia per l’Italia. Il rischio innalzando il livello del lago è quello di perdere metri di spiagge; proprio per questo è in corso una sperimentazione che si concluderà nel 2026 e che permetterà di capire gli effetti di un effettivo innalzamento del livello del Lago Maggiore. L’idea è di innalzarlo appunto in primavera, per accumulare più acqua per far fronte a eventuali problemi di siccità in estate. Sempre che la meteo faccia la sua parte.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Siccità-l’Italia-chiede-aiuto-al-Ticino-15425005.html

Da www.ticinonews.ch

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Gobbi: “Sarà il nostro contributo per la pace e la ricostruzione”
Poi è toccato al Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Sarà occasione per il Ticino e Lugano per avere grande visibilità a livello internazionale. C’è da parte nostra un grande orgoglio. La sfida per noi sarà questa: tutto dovrà funzionare al meglio. Accogliere questa conferenza sarà il nostro piccolo contributo per la pace e la ricostruzione dell’Ucraina”.
 
Gobbi: “I costi principali saranno quelli sulla sicurezza”
“I costi principali per il Ticino – ha aggiunto Norman Gobbi – saranno quelli sulla sicurezza. Per la Conferenza sull’Ucraina, ma anche per i cittadini di Lugano nel loro vivere quotidiano. Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti.” “La Conferenza – ha proseguito – sarà anche un’opportunità per le aziende locali per stringere partnership in vista della ricostruzione”.
 
Cocchi: “Sulla sicurezza abbiamo fatto un grande lavoro, siamo tranquilli”
In seguito la parola è passata a Matteo Cocchi, comandante della polizia ticinese. “Siamo un insieme: autorità, forze di polizia, esercito ed i vari partner. E tutti assieme permetteremo tutto il dispositivo di sicurezza. Finora è stato fatto un grande lavoro. E la collaborazione tra tutti i partner è stata ottima. E dunque siamo tranquilli”. “Stiamo anche lavorando – ha proseguito – perché il nostro dispositivo non crei troppi disagi alla popolazione e alle attività commerciali della città di Lugano”.
Ci saranno zone rosse (Parco Ciani e zone limitrofe al Palazzo dei Congressi) solo per chi è accreditato. E ci saranno zone blu dove ci sarà una forte presenza della polizia, ma dove si potrà transitare liberamente. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Cassis-A-Lugano-un-nuovo-piano-Marshall-15420211.html

Da www.rsi.ch/news

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15423145

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 20 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Conferenza sull’Ucraina: ecco cosa è previsto a Lugano

Le autorità hanno indetto una conferenza stampa da Bellinzona – Cassis: «Il processo di ricostruzione parte ora dal Ticino, una sorta di nuovo piano Marshall» – Gobbi: «Il nostro contributo verso la pace» – Cocchi: «Limitiamo i disagi alla popolazione luganese»
Mancano due settimane esatte all’Ukraine Recovery Conference (URC2022) – Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina -, in programma a Lugano il 4 e il 5 luglio. Alcuni nomi di presenze «illustri» sono già stati fatti (uno su tutti quello della presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen), ma il dubbio è ancora sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ciò che è certo è che la Conferenza si terrà in una Lugano blindata: viste le tensioni internazionali, il Consiglio federale ha deciso che rifonderà al Ticino buona parte (80%) delle spese per la sicurezza, mettendo a disposizione fino a 1600 soldati a titolo sussidiario e garantendo la sicurezza dello spazio aereo. E la viabilità di Lugano cambierà.  
Oggi il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese, a Bellinzona, nell’ambito del regolare dialogo politico. Al centro delle discussioni c’è proprio la Ukraine Recovery Conference. Al fine di illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della URC2022, il DFAE e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa.

La diretta
«Oggi a quasi quattro mesi dall’inizio del conflitto siamo qui per spiegare perché a inizio luglio a Lugano si terrà la UCR2022 – ha dichiarato Ignazio Cassis -. La guerra è in corso ma ci sarà anche il momento della ricostruzione. Vogliamo mettere allo stesso tavolo Paesi e organizzazioni coinvolte. Una sorta di nuovo piano Marshall. Che stavolta sarà pianificato a Lugano. Per definire quando, cosa e chi ma soprattutto come vogliamo preparare questo piano. La via della ricostruzione passa da un processo politico e diplomatico di ampio respiro. Questo processo la Svizzera e l’Ucraina vogliono iniziarlo ora a Lugano». 
Il presidente della Confederazione – che si è rivolto oggi a tutti i media della Svizzera nelle lingue nazionali, da Bellinzona – ha ricordato che la Conferenza era già prevista prima dello scoppio della guerra. Ma «annullarla ora avrebbe mandato un messaggio sbagliato». In aprile la Svizzera con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di mantenere il programma. «La popolazione svizzera è stata toccata da questa situazione e ha dimostrato la sua solidarietà, soprattutto il Ticino. È chiaro che tutto ciò comporta delle responsabilità».

Sicurezza adattata, ma “nulla di eccezionale”
La sicurezza è stata organizzata e adattata. Il Consiglio federale ha approvato l’arrivo di 1600 militari e le restrizioni nello spazio aereo. Un «dispositivo usuale» della sicurezza, quello «classico» previsto in questi questi casi, «niente di eccezionale». «Abbiamo l’ambizione di contribuire alla sicurezza dell’Europa e del mondo, dobbiamo provarci». A Lugano è previsto anche un programma culturale legato all’Ucraina (con musica ed esposizioni), «malgrado la guerra». Perché – ha chiarito Cassis – «la cultura ci ricorda chi siamo e da dove veniamo». 

Gobbi: “il nostro contributo verso la pace”
Ha quindi preso la parola Norman Gobbi, consigliere di Stato a capo del Dipartimento delle istituzioni (DI): «Da parte nostra c’è orgoglio perché il Ticino accoglie un simile evento di caratura internazionale. Ma dobbiamo garantire che tutto funzioni al meglio. Accogliere l’URC2022 è il nostro piccolo contributo verso la pace». I costi principali riguardano la sicurezza e l’organizzazione per garantire il normale svolgimento delle attività da parte della popolazione. «Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti».
 
Un “calcio d’inizio” per pensare (in anticipo) alla ricostruzione
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022, ha quindi spiegato che la Conferenza era stata organizzata in tutt’altro modo, «ma poi è scoppiata la guerra». «Non è la prosecuzione delle altre edizioni, ma qualcosa di nuovo, un calcio d’inizio. Lugano fornirà il quadro, la bussola per iniziare un percorso di ricostruzione, che proseguirà insieme alle riforme». L’organizzazione è quindi stata completamente stravolta. «Riflettere sul “come” si ricostruirà l’Ucraina è importante ora più che mai. L’Ucraina ha capito che è il momento e l’occasione per fare un passo avanti e trasformarsi».
 
Matteo Cocchi: “Sicurezza, ma limitando i disagi alla popolazione”
«È un compito che la polizia cantonale ha ricevuto alla fine dello scorso anno e per cui ci siamo preparati da tanto tempo. La situazione in Ucraina è nel frattempo cambiata e la sicurezza e il suo dispositivo sono cambiati – ha dal canto suo dichiarato Matteo Cocchi, comandante della Polizia del Cantone Ticino -. Non è solo la polizia cantonale a operare, ma tutta una squadra di autorità, forze di polizia, esercito e partner che renderanno possibile la sicurezza. Perché da soli non ce la facciamo ed è importante lavorare all’unisono. Dunque siamo tranquilli. Siamo alla ricerca di un dispositivo che non crei troppi problemi alla cittadinanza di Lugano. Ma è chiaro che siamo alla ricerca del miglior modo possibile per garantire la sicurezza, limitando i disagi alla popolazione». Il dispositivo avrà delle zone rosse in cui sarà vietato l’ingresso a chi non è accreditato alla sicurezza. Mentre nelle zone blu ci sarà una presenza maggiore di forze di polizia e saranno possibili dei controlli. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri. «Vogliamo tenere il cerchio di sicurezza più limitato possibile». La zona rossa è il Parco Ciani e la zona limitrofa a Palazzo dei Congressi, quindi non toccherà dei commerci. «Al di fuori non è stata ordinata nessuna chiusura e i commercianti sono già stati informati». Il dispositivo di sicurezza sarà attivo dalle 12 di domenica 3 luglio alle 6 di mercoledì 6 luglio (tempo necessario per il «ristabilimento»).La comunicazione è un aspetto molto importante per le autorità. Ecco perché, oltre al sito Internet, è stata attivata anche una helpline telefonica per informare la popolazione locale, anche su eventuali chiusure e sulla viabilità, attiva dalle 6 alle 22 dal 28 giugno al 5 luglio. I cittadini di Lugano saranno informati dalle autorità comunali. Informazioni saranno diffuse anche tramite Twitter e Alertswiss. «Ringrazio tutti per saper collaborare e voler collaborare, per aver scelto il Ticino e per aver dato fiducia alle autorità cantonali. Le basi per un buon successo della Conferenza ci sono».https://www.cdt.ch/news/ticino/conferenza-sullucraina-ecco-cosa-e-previsto-a-lugano-il-4-e-il-5-luglio-286058
Da www.cdt.ch

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Conferenza per l’Ucraina, ‘meno disagi possibili per Lugano’
Il punto a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference del 4-5 luglio. Il Parco Ciani e Palazzo dei Congressi saranno zona rossa
Il Dfae e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa per illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference, prevista il 4-5 luglio a Lugano.
Nell’intervento iniziale il presidente della Confederazione e responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) Ignazio Cassis ha ricordato la grande tradizione umanitaria della Svizzera nel cui solco si inserisce la conferenza di Lugano, e sottolineato come il Ticino stia dando grande prova sotto questo punto di vista, accogliendo un numero di profughi ucraini superiore a quello prefissato. Per Cassis, l’organizzazione della URC2022 è il “contributo svizzero” alla stabilità in Europa e nel mondo. I metodi e i principi della ricostruzione saranno definiti durante i due giorni della conferenza, ha aggiunto il consigliere federale ticinese. Dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come l’URC2022 sarà l’occasione per il Ticino di dare prova di grande capacità di organizzazione anche di importanti eventi internazionali.
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022 ha sottolineato come la Conferenza non sarà una quinta edizione di quelle svolte in precedenza, ma qualcosa di nuovo data l’evoluzione della situazione internazionale. Dal canto suo, Térence Billeter, ambasciatore, Capo Task Force URC2022, ha presentato in dettaglio il programma organizzativo della Conferenza, sottolineando anche l’ampio spazio dedicato agli eventi culturali nella parte finale della giornata di lunedì.
Dal punto di vista della sicurezza, il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi sottolinea che l’obiettivo è limitare il più possibile i disagi alla popolazione pur mantenendo un alto livello di sicurezza. Saranno previste zone rosse, nelle quali non sarà possibile l’ingresso per chi non è accreditato alla conferenza, corrispondenti al Parco Ciani e all’area limitrofa al Palazzo dei Congressi, e zone blu adiacenti al Palazzo dei Congressi e al Parco Ciani nelle quali non vi saranno limitazioni al movimento ma sarà messo in atto un maggior livello di sicurezza e potrebbero essere svolti dei controlli nei confronti dei turisti. Limitata anche la navigazione a 200 metri di fronte al Parco Ciani. Sarà attiva anche una help-line al numero 0848 14 95 95, attiva da martedì 28.6 a martedì 5.7 dalle 6 alle 22. Nessuna chiusura è stata ordinata per le attività commerciali.
Dal punto di vista dei costi, il presidente della Confederazione, rispondendo a una domanda, ha precisato che si parla di “alcuni milioni di franchi” ma che la cifra dipenderà da dettagli ancora da definire, ad esempio la composizione delle delegazioni e di conseguenza l’entità del dispositivo di sicurezza.

Da www.laregione.ch
Più donne in Polizia: “Una ricchezza per la sicurezza del Ticino”

Più donne in Polizia: “Una ricchezza per la sicurezza del Ticino”

Norman Gobbi sottolinea la sempre più elevata professionalizzazione degli agenti

“I compiti dell’agente di Polizia in questi ultimi due decenni hanno conosciuto un’evoluzione importante, complice un cambiamento epocale della nostra società. Da qui la necessità di una formazione sempre migliore, sempre più performante per tutti i nostri poliziotti”. In questi termini si è espresso il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della cerimonia di promozione di 48 nuovi agenti, che andranno a rinforzare (spesso si tratta però di sostituzioni) la Polizia cantonale, le Polizie comunali, la Polizia ferroviaria e 2 agenti la Polizia del Canton Grigioni.

Ma quali sono le particolarità che si richiedono a un agente… moderno? “La lealtà, la responsabilità, il buon senso, l’onestà, la resistenza sono i requisiti base che da sempre devono caratterizzare i poliziotti”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “In questo senso potremmo dire che nulla è cambiato. Ciò che è mutato è però il contesto in cui si muove e deve lavorare l’agente moderno. Per questo anche la formazione ha dovuto adattarsi ed elevare il suo livello. Non per nulla, per esempio, oggi la scuola di Polizia si svolge su un biennio, rispetto all’anno che conoscevamo sino a poco tempo fa. Le nuove tecnologie impattano in maniera evidente sul lavoro della nostra Polizia e quindi anche la conoscenza di questi nuovi sistemi è indispensabile. Credo però che è sul lato del comportamento umano che all’agente viene richiesta una preparazione sempre migliore. Alcuni decenni fa il poliziotto era temuto e rispettato. Oggi il rispetto per la divisa è andato quasi a farsi benedire (per fortuna non per tutti!). Il rispetto deve essere guadagnato sul campo, giorno dopo giorno. Una frangia sempre più numerosa di persone va contro le istituzioni e quindi va contro i primi e più visibili rappresentati dell’ordine pubblico. L’ho sottolineato settimana scorsa nel corso della cerimonia al termine della Scuola cantonale di Polizia 2020: le cittadine e i cittadini ticinesi si aspettano molto dagli agenti di polizia. C’è una grande responsabilità nell’affrontare questo mestiere. Lo si può fare attraverso una formazione di qualità, che non termina più con la scuola di polizia, ma che prosegue durante tutta la carriera*, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Negi ultimi anni benché il ruolo dell’agente sia diventato sempre più impegnativo, le giovani e i giovani che vogliono accedere alla scuola di Polizia sono sempre numerosi. Sembrerebbe una contraddizione. “Ritengo che la nostra Polizia cantonale abbia raggiunto un livello qualitativo molto elevato, con specializzazioni interessanti, con compiti anche di prossimità e di contatto con la gente che piacciano e con possibilità di carriera pure interessanti. La professione rimane così attrattiva. E oggi lo è anche per le giovani donne: una ricchezza in più per la sicurezza del Ticino”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Collaborazione italo-svizzera

Collaborazione italo-svizzera

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15415867

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 17 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Più vicini in caso di catastrofe

Conferenza transfrontaliera a Pollegio, Ticino e provincia di Varese firmano un protocollo di intesa

Un protocollo d’intesa per un aiuto reciproco in caso di catastrofe è stato firmato oggi (venerdì) a Pollegio dal canton Ticino e dalla Provincia di Varese, sulla scorta di quanto già attuato con quella di Como dopo la prima esercitazione Odescalchi del 2016.

In questi giorni – dal 13 al 19 giugno – è in corso una nuova settimana di simulazione di incidenti ed eventi naturali a cavallo del confine e questa ha coinciso con una conferenza transfrontaliera incentrata proprio sulla mutua assistenza fra Svizzera e Italia in queste circostanze.

“Esercitare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale”, afferma nel suo comunicato il Dipartimento delle istituzioni ticinese. Un esempio concreto di quanto può accadere lungo la frontiera e di quanto una collaborazione snella sia essenziale in questi casi era stato dato in febbraio dall’incendio scoppiato sul Monte Gambarogno.

Insieme a Norman Gobbi per il Ticino, in Leventina sono giunti anche i rappresentanti di Grigioni e Vallese, oltre a quelli delle prefetture di quattro province di confine: quelle citate di Como e Varese, Verbano Cusio Ossola e Sondrio. L’esercito svizzero ha inviato dal canto suo il divisionario Lucas Caduff, che ha evidenziato gli ottimi rapporti già esistenti, le sinergie in atto e gli aspetti che restano da migliorare.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Più-vicini-in-caso-di-catastrofe-15415288.html

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Svizzera e Italia ancora più unite per fronteggiare le catastrofi
A Pollegio è stato firmato un Protocollo d’intesa tra il Ticino e la Provincia di Varese per un aiuto reciproco in caso di eventi avversi – Domani si conclude l’esercitazione «Odescalchi 2022»

Svizzera e Italia ancora più unite per far fronte a eventi avversi come catastrofi naturali oppure incidenti di vasta portata. L’intesa è stata sottoscritta ieri mattina al termine di una Conferenza transfrontaliera tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le Prefetture delle Province di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola – incentrata sui rapporti tra Svizzera e Italia, in particolare tra i Cantoni e le Prefetture delle Province di frontiera, in ambito di mutuo sostegno e intervento in caso di catastrofe. La tempistica non è casuale: proprio in questi giorni si è infatti svolta la settimana di esercitazioni congiunte denominata «Odescalchi 2022».
In buona sostanza, ieri è stato firmato un Protocollo d’intesa tra il Canton Ticino e la Prefettura della Provincia di Vareseper un aiuto reciproco in caso di catastrofe, sulla scorta anche di quanto attuato tra Ticino e Provincia di Como a seguito della prima esercitazione Odescalchi del 2016. «Attuare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale», rileva il Consiglio di Stato in una nota. Da lunedì 13 fino a domenica 19 giugno, lo ricordiamo, in Ticino e in alcune zone sul confine italiano l’Esercito e tutti i partner della protezione della popolazione sono impegnati per collaudare la condotta e l’intervento sul campo in caso di catastrofi, sia naturali sia incidenti dovuti alle attività dell’uomo.

Sinergie e protocolli
Alla Conferenza transfrontaliera hanno preso parte il consigliere di Stato Norman Gobbi, il suo omologo vallesano, Frédéric Favre, il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni, Martin Bühler, consigliere di Stato designato, il console generale d’Italia, Gabriele Meucci, e i prefetti delle 4 Province, Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio) e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). L’incontro si è svolto in presenza del divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero. Durante la Conferenza sono stati approfonditi i vari ambiti di intervento, permettendo al div Caduff di sottolineare l’impegno svizzero e l’ottima collaborazione con l’Italia. Sono poi state discusse le sinergie in atto, gli aspetti di protocollo che possono essere migliorati e introdotti tra i Cantoni e le Province italiane.

L’esercitazione
L’esercitazione «Odescalchi 2022» vede impegnati i militari dello stato maggiore della divisione territoriale 3, del battaglione di stato maggiore della divisione territoriale 3, il battaglione fanteria di montagna 30, il battaglione genio 9 e il battaglione salvataggio 3. Essi sono stati rinforzati da altre truppe specialmente attribuite per l’assolvimento di compiti particolari. Gli scenari dell’esercitazione hanno visto i militari svizzeri confrontati con interventi di sicurezza e di aiuto in caso di catastrofe, a fianco dei colleghi degli enti di primo intervento ticinesi. Inoltre, i militari elvetici sono intervenuti a Maccagno, nel Luinese, a supporto degli alpini dell’Esercito italiano, nell’ambito di quanto prevede la Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana sulla cooperazione nel campo della previsione e della prevenzione dei rischi maggiori e dell’assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all’attività dell’uomo.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 18 giugno del Corriere del Ticino

Protocollo tra prefettura di Varese e Ticino per gestire le emergenze

Protocollo tra prefettura di Varese e Ticino per gestire le emergenze

L’accordo al termine della conferenza transfrontaliera a Pollegio nell’ambito dell’esercitazione Odescalchi 2022

Prefettura di Varese e Canton Ticino (Svizzera) hanno siglato un protocollo di collaborazione in caso di emergenze transfrontaliere. L’intesa è stata sottoscritta a conclusione della conferenza transfrontaliera che si è svolta a Pollegio (Canton Ticino) nel quadro della cooperazione italo-svizzera in materia di protezione e soccorso, negli stessi giorni in cui è in corso l’esercitazione transfrontaliera Odescalchi 2022.
Da lunedì 13 giugno sino a domenica 19, infatti, in Ticino e in alcune zone sul confine italiano, l’Esercito e tutti i partner della protezione civile sono impegnati per collaudare l’intervento sul campo in caso di catastrofi sia naturali che dovuti alle attività dell’uomo.

Alla conferenza hanno partecipato i cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le prefetture di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola, rappresentati rispettivamente dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, l’omologo vallesano Frédéric Favre e il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni Martin Bühler, consigliere di Stato designato, il console generale d’Italia Gabriele Meucci e i prefetti delle 4 province Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio) e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). Presente anche il Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero, che ha sottolineato da un lato l’impegno svizzero, dall’altro la soddisfacente collaborazione con l’Italia.

L’esercitazione internazionale bilaterale Odescalchi, che prende il nome dal pontefice comasco Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi, nasce per verificare le modalità di cooperazione sia civile che militare in contesti emergenziali di confine, tra Varesotto e Canton Ticino, e coinvolge oltre ai due Eserciti, i Vigili del fuoco, la protezione civile regionale, i comuni e altri enti.

https://www.interno.gov.it/it/notizie/protocollo-prefettura-varese-e-canton-ticino-gestire-emergenze-transfrontaliere

Da Governo italiano – Ministero dell’interno

Collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe

Collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe

Comunicato stampa

Questa mattina si è svolta a Pollegio una Conferenza transfrontaliera incentrata sui rapporti tra Svizzera e Italia, in particolare tra i Cantoni e le Prefetture delle Province di frontiera, in ambito di mutuo sostegno e intervento in caso di catastrofe. La Conferenza – avvenuta nel corso della settimana di esercitazioni congiunte denominata «Odescalchi 2022» – ha permesso pure di sottoscrivere un protocollo di intesa tra il Cantone Ticino e la Provincia di Varese.

Esercitare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale. Da lunedì 13 giugno e sino a domenica 19 giugno in Ticino e in alcune zone sul confine italiano l’Esercito e tutti i partner della protezione della popolazione sono impegnati per collaudare la condotta e l’intervento sul campo in caso di catastrofi, sia naturali sia  incidenti dovuti alle attività dell’uomo.In questo contesto di collaborazione italo-svizzera a Pollegio si è tenuta la Conferenza transfrontaliera tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le Prefetture delle Province di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola, alla quale hanno partecipato il Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, il suo omologo vallesano, Frédéric Favre, il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni, Martin Bühler, Consigliere di Stato designato, il Console generale d’Italia, Gabriele Meucci, e i Prefetti delle 4 Province, Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio), e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). L’incontro si è svolto in presenza del Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero.Durante la Conferenza sono stati approfonditi i vari ambiti di intervento, permettendo al div Caduff di sottolineare l’impegno svizzero e l’ottima collaborazione con l’Italia. Sono poi state discusse le sinergie in atto, gli aspetti di protocollo che possono essere migliorati e introdotti tra i Cantoni e le Province italiane.A questo proposito al termine della Conferenza è stato firmato un Protocollo d’intesa in caso di aiuto reciproco in caso di catastrofe tra il Cantone Ticino e la Prefettura della Provincia di Varese, sulla scorta anche di quanto attuato tra Ticino e Provincia di Como a seguito della prima esercitazione Odescalchi del 2016.

I patriziati ticinesi in Assemblea

I patriziati ticinesi in Assemblea

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Da www.rsi.ch/news

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I patriziati chiedono l’abbattimento del lupo

Il tema è stato al centro dell’assemblea generale dei delegati tenutasi a Lugano Tiziano Zanetti: «Tra poche settimane tutti gli alpeggi saranno caricati con il bestiame da reddito» Le autorità hanno ribadito l’importanza delle singole realtà per lo sviluppo economico delle regioni

«La situazione è ingestibile e lo sarà ancora di più tra poche settimane, quanto tutti gli alpeggi saranno caricati». A tenere banco durante l’assemblea dell’Alleanza patriziale ticinese (APLA), tenutasi sabato a Lugano, è stato il lupo. I delegati dei 199 patriziati hanno espresso grande «preoccupazione» per l’evolversi della presenza in Ticino del grande predatore. «Le continue predazioni non possono non preoccupare le autorità, anche in corrispondenza dell’imminente presenza massiccia di animali da reddito sugli alpeggi », ha commentato Tiziano Zanetti, riconfermato alla presidenza dell’ALPA. «La morfologia del cantone, in particolare quella degli alpeggi, non consente di applicare le misure di protezione contro i grandi predatori», ha osservato Zanetti, secondo cui «il Ticino, rispetto ad altri cantoni, vive una situazione eccezionale». Di qui, la risoluzione approvata sabato dall’assemblea dei delegati: «Analizzando l’allarmante contesto chiediamo al Consiglio di Stato di allinearsi al Canton Vallese nella richiesta, presentata al Consiglio federale, di aprire la caccia al lupo per alcuni mesi e di affiancare ai guardiacaccia i cacciatori sperimentati, così come avviene nel cantone Uri e nella caccia agli ungulati e ai cinghiali». Il numero di predazioni avute in Vallemaggia è diventato insostenibile, ha aggiunto Zanetti, ricordando come tutto il settore primario sia sotto pressione, in particolare, l’attività pastorizia.

«Una risorsa economica»
Durante l’assemblea si è discusso anche del ruolo presente e futuro dei patriziati. A questo proposito, il sindaco di Lugano, Michele Foletti, in riferimento ai 15 patriziati presenti nel circondario, ha ribadito il valore delle corporazioni che «costituiscono una risorsa economica e uno strumento di sviluppo per tutta la città». Un concetto ribadito anche dal direttore del DI, Norman Gobbi: «In Ticino vogliamo dei patriziati che siano protagonisti dello sviluppo economico, ambientale e culturale del territorio. Noi ci siamo. Siamo al vostro fianco». Senza il sostegno del Comune e del Cantone per molti patriziati sarebbe impossibile far fronte a diversi impegni, ha affermato, dal canto suo, Rinaldo Gobbi, del patriziato di Castagnola e presidente del giorno. Una collaborazione apprezzata anche dal presidente Zanetti, il quale ha sottolineato «il prezioso dinamismo tra patriziati, comuni e cantone, secondo un modello collaudato nel tempo e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Segretariati congiunti
Non mancano, tuttavia, «alcuni punti da migliorare», ha aggiunto Zanetti, in particolare nella gestione amministrativa e corrente di alcuni enti. « La maggior parte dei patriziati ha già introdotto la nuova gestione secondo
i canoni imposti dalla legge». Ai piccoli patriziati che invece si devono ancora adeguare, Zanetti ha lanciato una proposta: «Si potrebbe istituire dei segretariati congiunti, che raggruppano quattro o cinque piccoli patriziati di una regione, con lo scopo di gestire, in maniera professionale e non più a titolo volontario, l’amministrazione corrente».

Un posto negli ERS
Zanetti ha poi ribadito il ruolo dei patriziati nello sviluppo del territorio a valenza turistica. « La collaborazione con le Organizzazioni turistiche (OTR) e con gli Enti regionali di sviluppo (ERS) sono fondamentali». L’obiettivo dei prossimi anni, ha concluso Zanetti, sarà di chiedere e ottenere l’ingresso di un rappresentante dei patriziati in tutti e quattro i vertici degli ERS, «con lo scopo di affinare questa preziosa collaborazione ». 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Una Polizia cantonale pronta alle nuove sfide

Una Polizia cantonale pronta alle nuove sfide

Comunicato stampa
Negli scorsi giorni, all’Auditorium dell’Istituto Cantonale di Economia e Commercio (ICEC) di Bellinzona si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. Dopo un anno di assenza dovuta alla pandemia, agenti, inquirenti e personale amministrativo si sono nuovamente riuniti per ripercorrere e trarre un bilancio degli ultimi due anni di attività.
 
In prima battuta, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato le principali sfide globali e gli elementi di instabilità che caratterizzano l’attuale situazione internazionale, come ad esempio i conflitti in corso, i flussi migratori, il pericolo della scarsità di risorse, gli eventi meteorologici estremi e i cyber attacchi. Tale contesto – ha sottolineato – impatta inevitabilmente anche sulla realtà locale e richiede pertanto tutto l’impegno e un’attenzione accresciuta da parte delle forze di polizia. Il contrasto al crimine organizzato, il coordinamento degli interventi in ambito di mobilità, gli interventi per violenza domestica e per violenza nello spazio pubblico sono solo alcuni degli impegni che in questi ultimi anni hanno assunto un’importanza sempre più rilevante nell’attività quotidiana dellaPolizia cantonale. Per quanto riguarda gli obiettivi interni, il Consigliere di Stato ha annunciato un processo di ottimizzazione della struttura relativa all’assetto attuale della polizia sul territorio cantonale. Questo allo scopo di ulteriormente migliorare l’efficienza e l’efficacia delle attività di polizia
a tutti i livelli a favore della sicurezza della cittadinanza.
Il Comandante Matteo Cocchi ha dal canto suo ripercorso, a parole e in immagini, le attività svolte, gli obiettivi che s’intendono raggiungere tenendo conto della VISIONE 2025 e le sfide alle quali si è stati confrontati durante gli scorsi due anni, segnati dalla pandemia. In quest’ultimo ambito, il Comandante ha evidenziato lo sforzo considerevole messo in campo da tutto il Corpo durante i mesi dell’emergenza sanitaria e in particolare il ruolo di coordinatore assunto dalla Polizia cantonale nello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) secondo i compiti demandati dalla Legge sulla protezione della popolazione. Inoltre – ha precisato – se da una parte in questo periodo si è constatata una diminuzione di determinati fenomeni criminali, dovuti anche al generalizzato calo delleattività umane causate dalle misure sanitarie, dall’altra parte è fondamentale considerare che tali fenomeni sono sempre presenti e che il lavoro di polizia non si è mai fermato. In questo senso, il Comandante ha messo in risalto l’apporto fondamentale delle risorse umane: uomini e donne che ogni giorno, grazie al loro impegno, garantiscono la sicurezza di tutta la popolazione. È stata pure evidenziata l’importanza delle competenze professionali dei generalisti, che in un contesto moderno devono però essere affiancate da figure specialistiche, dato il continuo progresso soprattutto sul piano della tecnologia. Un punto importante è poi stato toccato menzionando la Legge sulla polizia del 1989, che oggi necessita un aggiornamento dettato dall’evoluzione delle competenze, dei compiti e della società. In chiusura il Comandante ha rinnovato a tutti e a tutte l’auspicio a continuare ad assicurare un’elevata qualità del lavoro offerto e ha ringraziato per la flessibilità dimostrata negli ultimi due anni.
La parola è poi passata ai capi area, al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter a capo dello Stato Maggiore, al maggiore Thomas Ferrari a capo della Polizia giudiziaria e al maggiore Marco Zambetti a capo della Gendarmeria, i quali hanno esposto ai presenti l’insieme delle attività del Corpo svolte nel 2020 e nel 2021 proponendo, a supporto, delle retrospettive statistiche sui fatti di stretta competenza della Polizia cantonale. Un elemento ribadito più volte dai relatori è stato quello dell’importanza della collaborazione, sia all’interno del Corpo sia con i partner della sicurezza e con le istituzioni presenti in Ticino e attive anche al di fuori dei confini cantonali. Lo sguardo è ora rivolto sui progetti che miglioreranno l’operatività grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie e sulle sfide alle quali il Corpo sarà confrontato nell’immediato futuro. Progetti, obiettivi e attività a favore della sicurezza in una prospettiva di evoluzione nel segno della continuità.