L’esercito svizzero in Ticino: un pilastro per la sicurezza e l’economia regionale

L’esercito svizzero in Ticino: un pilastro per la sicurezza e l’economia regionale

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha commentato i dati sull’impatto dell’attività dell’esercito svizzero nel Canton Ticino, evidenziando come le forze armate rappresentino non solo un presidio di sicurezza, ma anche un importante motore economico per il territorio.

L’esercito svizzero sta attraversando un periodo di sfide significative“, ha esordito Gobbi, riferendosi ai costi legati all’acquisizione degli F-35 e alle problematiche del progetto droni. “Tuttavia, è fondamentale distinguere tra critica costruttiva e strumentalizzazione politica. Additare sistematicamente ogni problema come prova dell’inadeguatezza strutturale dell’esercito rivela spesso un’agenda politica precisa“, ha sottolineato il Presidente del Consiglio di Stato.

La presenza militare in Ticino si articola attraverso una rete capillare di infrastrutture distribuite sul territorio, da Airolo a Locarno, da Isone a Monteceneri. Complessivamente, 427 collaboratori del DDPS lavorano nel cantone, di cui 227 militari di professione e 200 civili, mentre altri 422 residenti ticinesi prestano servizio in altri cantoni. I militi ticinesi attualmente in servizio sono 5’382, di cui il 50% concentrato nelle tre principali unità: Gruppo artiglieria 49, Battaglione fanteria montagna 30 e Battaglione salvataggio 3.

L’impegno concreto dell’esercito sul territorio è emerso chiaramente durante l’operazione “AQUA 24” in Vallemaggia”, ha proseguito Gobbi, “dove le forze armate hanno fornito supporto essenziale con 76 ore di volo, fino a 42 militi impiegati e complessivamente 692 giorni di servizio nelle prime due fasi dell’intervento”. Oltre agli interventi d’emergenza, l’esercito sostiene regolarmente eventi civili attraverso varie prestazioni, con 1’347 giorni di servizio tra il 2024 e il 2025 per manifestazioni sportive e culturali sul territorio.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’impatto economico. Gli investimenti di armasuisse Immobili nella regione ticinese dal 2015 ammontano a 350 milioni di franchi, tra progetti conclusi, in realizzazione e in pianificazione. Secondo la media pluriennale, il 75% delle spese per prestazioni di pianificazione ed edili ricade su fornitori della regione linguistica, generando un importante indotto per l’economia locale. Tra i progetti realizzati spiccano il centro logistico del Monte Ceneri (22 milioni), la sala polivalente di Isone con certificazione Minergie-P-ECO (8 milioni) e la centrale termica a cippato dell’aerodromo di Locarno (8 milioni), che consente di risparmiare 75’000 litri di olio all’anno.

Guardando al futuro, sono in programma interventi significativi: la nuova costruzione del Centro Medico della Regione al Monte Ceneri (17 milioni), lo sviluppo della logistica nel Nord Ticino a Quinto (38 milioni) e la ristrutturazione totale delle caserme del Monte Ceneri (22 milioni). Sul fronte dei pernottamenti, l’Ufficio coordinazione ha registrato 138’747 pernottamenti nel 2024-2025, generando un flusso monetario complessivo di 7,6 milioni di franchi tra pagamenti ai comuni, ai privati, sussistenza e compensi ai militi.

In questo contesto, l’approccio più produttivo consiste nel riconoscere i problemi reali senza cadere nella trappola della demonizzazione sistematica“, ha concluso Gobbi. “L’esercito svizzero deve continuare a migliorarsi e adattarsi alle sfide contemporanee, ma trasformare ogni difficoltà in un atto d’accusa contro l’esistenza stessa delle forze armate serve solo a indebolire una componente fondamentale della sicurezza nazionale in un mondo sempre più instabile.”

Articolo pubblicato all’interno dell’edizione di domenica 16 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

Ticinesi sempre più in fuga dal militare

Ticinesi sempre più in fuga dal militare

Gobbi: «Preoccupante. Ci vuole un cambio di mentalità»

Sono sempre più numerosi i giovani che preferiscono il servizio civile a quello militare. Dal 15,9% del 2020 si è arrivati al 21,6% del 2024.
Nel 2024 il 21,6% dei giovani ticinesi ha scelto il servizio civile, preferendolo al militare. Una cifra, questa, che segna un deciso aumento (+5,7%) rispetto al 15,9% del 2020 e che è in netta controtendenza con il dato nazionale.
A svelarlo, nell’odierna conferenza stampa dedicata all’Esercito e al suo impatto in Ticino, è stato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
«Bisogna riconoscere l’impegno del soldato» – «A livello svizzero siamo passati dal 16,3% del 2020 al 14,6% del 2024», ha sottolineato il consigliere di Stato, soffermandosi poi sul trend ticinese. «Per il nostro cantone questa crescita è un elemento di preoccupazione perché mancando militi ticinesi anche le nostre formazioni rimangono indebolite».
E secondo Gobbi sarebbe auspicabile un dietrofront. «Bisogna valorizzare maggiormente il milite, e l’Esercito sta già sviluppando la comunicazione in questa direzione. Evidentemente a livello di curriculum fare il soldato di fanteria porta meno che operare come appoggio in una scuola o in una casa anziani. È questa la sfida».
«La verità è che oggi non viene riconosciuto l’impegno del soldato a difesa del proprio Paese e della popolazione», ha sottolineato il consigliere di Stato. «Ci deve essere quindi un cambio di mentalità generale».
Voto in vista e Gobbi raccomanda il “no” – Sull’onda di questo calo di interesse verso la scuola reclute Gobbi ha quindi raccomandato un no alla votazione federale del 30 novembre sul servizio civico. «Oggi più che mai abbiamo bisogno di creare delle forze principali a sostegno della difesa del Paese. Forse l’abbiamo un po’ dimenticato, ma l’Esercito è qui per difenderci. E ricordiamoci che siamo già sotto attacco, forse non siamo bersagliati con armi militari ma lo siamo attraverso gli attacchi informatici».
Difendere, prima di tutto – «La ragione d’essere delle forze armate è quella di difendere», ha convenuto Maurizio Dattrino, comandante della divisione territoriale 3. «Come altri compiti abbiamo aiutare e proteggere, ma se l’Esercito sa difendere sa anche aiutare e proteggere».
«Sì alla giornata informativa obbligatoria per le donne» – Si è quindi parlato del messaggio messo in consultazione questa settimana dal Consiglio federale riguardante l’introduzione della giornata informativa obbligatoria anche per le donne. «Il Ticino sostiene fortemente questa richiesta. E sono già diversi anni che scriviamo alle giovani ticinesi per ricordare loro la possibilità di partecipare», ha dichiarato Gobbi.
Gli investimenti – Al termine della conferenza stampa David Gastaldi, capo del Settore gestione delle costruzioni di Armasuisse, ha infine illustrato gli investimenti passati e futuri fatti dall’Esercito nel nostro cantone.
Tra i progetti futuri a corto termine si prospetta la realizzazione del nuovo Centro medico della regione al Monteceneri, con costi pari a 17 milioni di franchi, e la costruzione di nuovi edifici dedicati alla logistica nel nord del Ticino, con 38 milioni di franchi. I lavori, per entrambi, inizieranno nel 2026.
Con una visione più a lungo termine, è prevista la ristrutturazione totale della caserma del Monteceneri, con investimenti pari a 22 milioni e un inizio dei lavori nel 2033, così come il risanamento delle caserme di Ariolo, il cui cantiere prenderà il via nel 2034. «Questi investimenti hanno delle ricadute economiche dirette sul territorio, anche a favore di privati e Comuni», ha concluso Gobbi.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1883369/ticinesi-sempre-piu-in-fuga-dal-militare-gobbi-preoccupante-ci-vuole-un-cambio-di-mentalita

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Esercito, l’impatto in Ticino è di oltre 5mila militi e 350 milioni di franchi
Il direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi, il comandante della Divisione territoriale 3 Dattrino e Castaldi per Armasuisse immobili fanno il punto.

227 militari di professione tra ufficiali, sottufficiali, specialisti e piloti. 5’382 militi ticinesi, di cui 5’271 assegnati a formazioni dell’esercito, la metà di questi tra Gruppo artiglieria 49, Battaglione fanteria di montagna 30 e Battaglione di salvataggio 3. Un dato allarmante, l’aumento di partenze per il servizio civile prima della scuola reclute – nel 2020 erano il 15,9% adesso il 21,6% –, quando a livello nazionale il dato è in controtendenza. Un altro dato, molto più lusinghiero: 350 milioni di franchi di investimenti dal 2015, con il 75% delle spese per prestazioni, pianificazione e edili che ricade sul territorio ticinese.
È questo in soldoni l’impatto dell’esercito sul Canton Ticino, oggetto di una conferenza stampa convocata oggi con l’obiettivo – afferma il direttore del Dipartimento istituzioni e presidente del governo Norman Gobbi – «di portare un’entità che sembra lontana e ogni tanto poco percettibile più vicina, a una dimensione più reale a livello umano, fisico e di investimento». Partendo dal ‘capitale umano’, i militi, che Gobbi ricorda essere per la metà nel gr art 49, nel bat fant mont 30 e nel bat salv 3 «dal momento che era uno degli obiettivi del Dipartimento, concentrare gli sforzi principali in tre battaglioni almeno a maggioranza assoluta italofona». Certo, le partenze verso il servizio civile fanno riflettere Gobbi: «È un numero molto elevato, ed elemento di preoccupazione perché mancando militi ticinesi anche le formazioni vengono indebolite nella loro alimentazione, che oggi più che mai necessità persone vista la situazione globale e geopolitica per nulla rassicurante». Per questo motivo «come capo del Dipartimento istituzioni raccomando di votare no all’iniziativa del 30 novembre, oggi più che mai abbiamo bisogno di creare sforzi principali a sostegno della difesa del Paese, della protezione della popolazione e per rispondere agli obblighi costituzionali».
Il direttore del Di ha anche salutato positivamente la decisione del Consiglio federale di promuovere la consultazione sull’obbligatorietà delle giornate formative per le donne: «Il Ticino ha sempre sostenuto questa richiesta, da anni scriviamo alle giovani ricordando la possibilità ora facoltativa di partecipare. Fondamentalmente il Consiglio federale chiede la parità di genere e permette di sensibilizzare meglio sulla questione della sicurezza». Che per Gobbi è fondamentale: «Fin da quando siamo piccoli veniamo allenati a scuola e a casa su come si separano i rifiuti, ma della sicurezza si parla poco e ci si accorge che manca solo quando non c‘è più. Per questo è una richiesta sostenuta dai Cantoni, e in Ticino a queste giornate partecipano già molte ragazze. Quindi, questa idea, tanto balzana non è».

‘Se c’è la difesa, ci sono anche tutti gli altri obblighi’
Di fianco a lui, era presente pure il Divisionario Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3, che non ci gira affatto attorno: «La ragion d’essere dell’esercito è difendere, se un esercito è in grado di farlo e ha i mezzi, i sistemi e il personale sufficiente per il compito, è in grado di assolvere anche a tutti gli altri compiti. Che sono aiutare e proteggere». Nella protezione, Dattrino ricorda quanto fatto dall’esercito durante i giorni della Ucraine recovery conference a Lugano nel 2022, e con il prospettarsi di una nuova conferenza nel 2026 «se la Polizia cantonale riterrà giusta una presenza della Divisione territoriale 3, risponderemo presente».
Per quanto riguarda l’aiuto, invece, non bisogna andare tanto in là con la memoria. Basta ricordare il dramma dell’alluvione della Vallemaggia, «con l’impiego ‘Aqua 24’ abbiamo sostenuto e aiutato al meglio possibile la popolazione», rivendica il Divisionario Dattrino.
Sulla difesa, invece, il discorso si fa anche economico: «La presenza militare e dei corsi di ripetizione nel biennio 2024/2025 ha dato 138’747 pernottamenti, con ricadute per Comuni e privati di quasi otto milioni di franchi».
Per non parlare dell’indotto generale, illustrato dal capo settore gestione delle costruzioni presso Armasuisse immobili David Castaldi. Ovvero quei 350 milioni tra progetti partiti, conclusi e previsti in Ticino. Esempi? «Il Centro logistico dell’esercito al Monte Ceneri, la sala polivalente della piazza d’armi di Isone, la centrale termica di Locarno, il centro medico della regione Monte Ceneri e, sempre sul Monte Ceneri, la prevista ristrutturazione delle tre caserme. Anche le tre di Airolo saranno ristrutturate, ma qui i tempi saranno leggermente più lunghi».

Il nodo servizio civile
Quindi molte luci, tanti soldi di indotto ma anche qualche ombra. Quella di un servizio civile più volte definito “concorrenza sleale” e dati che confermano una certa difficoltà nel reclutamento e nel suo mantenimento. Rispondendo a ‘laRegione’ sul tema, Gobbi sottolinea come «l’esercito sta sviluppando molto la comunicazione per valorizzare la figura dei militi. È chiaro: fare il soldato di fanteria a livello di curriculum porta molto meno che fare servizio civile in una scuola o in una casa anziani, non viene riconosciuto il sostegno a tutela della popolazione». Quindi, «occorre valorizzare di più i nostri soldati e militi, non solo quelli di carriera ma tutti. Il loro impegno per la nostra difesa è fondamentale, perché proprio ‘difendere’ oggi è un compito essenziale e che negli ultimi trent’anni è stato un po’ dimenticano. Spesso ci si dimentica che siamo già in una guerra ibrida, siamo già sotto attacco, non con armi militari ma con raccolta di informazioni, azioni di disturbo, minacce alla personalità. L’obiettivo generale è destabilizzare, e il ruolo dell’esercito è fondamentale». Gli fa eco Dattrino: «Ho pieno e assoluto rispetto per chi sceglie il servizio civile per motivi di coscienza, e serve anche essere onesti: a 18 o 19 anni anche io forse avrei preferito continuare i miei allenamenti e la mia vita piuttosto che prendere il treno la domenica mattina e ritornare il sabato. Fare il soldato di guardia alle due di notte al freddo può non essere motivante, ma l’esercito va oltre. E il suo ruolo lo abbiamo ben spiegato. Chiaramente dobbiamo essere coscienti che quella del servizio civile è una grande concorrenza, per questo motivo i Cantoni hanno sempre sostenuto le iniziative per rendere meno interessante questa comoda alternativa».

Da www.laregione.ch

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L’impatto economico e sociale dell’esercito in Ticino
Posti di lavoro, investimenti e sicurezza – A Bellinzona sono stati presentati i numeri, meno conosciuti, della presenza militare nel territorio

Le ricadute delle attività dell’esercito svizzero in Ticino. Il tema è stato al centro di una conferenza stampa tenutasi venerdì a Bellinzona. Un incontro che il direttore del Dipartimento delle istituzioni, al microfono del Quotidiano, ha motivato così: “Quando se ne parla sembra qualcosa di distante, invece è una realtà presente sul territorio cantonale con posti di lavoro, e sono quasi 850, ma anche ricadute dirette per quanto riguarda acquisti e la presenza della truppa. Ci sono inoltre gli investimenti per gli immobili che armasuisse crea nel nostro cantone”, ha detto Norman Gobbi.
Nella sala stampa di Palazzo delle Orsoline i relatori hanno sottolineato il ruolo dell’esercito nella difesa, nella protezione della popolazione e come aiuto. Ad esempio nella Vallemaggia alluvionata, con l’impiego di forze aeree, per la ricerca di persone, per lo sgombero di materiale e la ricostruzione.
Ma ci sono anche le ricadute economiche che la presenza grigioverde assicura al territorio: “Nel 2024 i pernottamenti sono stati circa 130’000 con una ricaduta di quasi 8 milioni di franchi a beneficio sia dei Comuni sia di alberghi e ristorazione“, ha ricordato Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3.
Per quanto concerne invece gli immobili dell’esercito, sono 350 i milioni di franchi per investimenti conclusi, in fase di realizzazione o in pianificazione. Lavori in gran parte affidati a ditte locali. “Nei prossimi anni – ha detto David Gastaldi, capo settore gestione costruzioni di armasuisse – saranno investiti 38 milioni per edifici a Quinto, Ambrì e Claro, dove è stato comprato uno stabile per avere una connessione con la rete ferroviaria. C’è inoltre il Centro medico regionale del Monte Ceneri dove saranno investiti 17 milioni”.
Un punto critico sottolineato in conferenza stampa è la tendenza, da parte dei ticinesi, a passare dal militare al servizio civile. Ora avviene nel 21,6% dei casi, ben al di sopra del 14,6% della media svizzera.
“Molti ticinesi – ha osservato Gobbi – sono studenti e oggi, per un piano di studi, il servizio civile è molto più compatibile. Questo però deve essere contrastato, secondo noi, con una valorizzazione di coloro che prestano servizio militare. Proprio perché è un servizio a favore della collettività per quanto concerne la sicurezza, la protezione e la difesa del nostro Paese. Un bisogno che oggi è più importante che mai”.
Attualmente sono quasi 5’400 i militi ticinesi, tra di loro le donne sono poco più di un centinaio.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/L%E2%80%99impatto-economico-e-sociale-dell%E2%80%99esercito-in-Ticino–3279551.html

“Acque sicure”: bilancio della stagione estiva 2025

“Acque sicure”: bilancio della stagione estiva 2025

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Acque sicure” presentano il bilancio della stagione estiva 2025, con particolare riferimento agli incidenti avvenuti nelle acque libere e agli effetti delle azioni di prevenzione e sensibilizzazione della campagna “La prudenza fa la differenza”, rivolta alla popolazione locale e ai turisti.    

Durante l’estate in Ticino si sono purtroppo registrati 5 annegamenti, 2 in più rispetto al 2024: 2 nei laghi, 2 nei fiumi e 1 in un corso d’acqua durante un’attività di torrentismo.
Dopo diversi anni di diminuzione costante degli incidenti mortali – dal picco negativo di 9 decessi nel 2021 (6 nel 2022, 4 nel 2023 e 3 nel 2024) – il dato 2025 segna una controtendenza. Le vittime, sia cittadini confederati che di nazionalità straniera, sono tutte accumunate, salvo un caso, dal fatto di essersi trovate sole al momento dell’annegamento.  
Per quanto riguarda invece gli incidenti gravi, nel fiume Verzasca, in particolare nella zona di Lavertezzo, sono stati 3, mentre altri 2 sono avvenuti nel lago Ceresio.
Permane elevato e preoccupa il numero degli incidenti gravi legati alla pratica del torrentismo che, oltre al già citato annegamento, hanno coinvolto 7 sportivi, richiedendo in un caso l’intervento della Rega. È inoltre stato constatato un netto aumento degli infortuni, anche gravi, causati da tuffi in acque naturali senza una preventiva valutazione della profondità e della conformazione del fondale.
Si segnala infine 1 decesso in una piscina privata dovuto a cause naturali.  

La campagna è stata promossa attraverso i consueti canali di comunicazione e supporti cartacei e multimediali. Sono stati affissi manifesti in quattro lingue nei luoghi di maggiore affluenza turistica, nelle principali stazioni ferroviarie, sui mezzi di trasporto pubblici e presso le stazioni di servizio.
Gli attori del settore turistico, le associazioni di categoria degli anziani e i centri diurni a loro dedicati, le scuole e le università, le associazioni e le colonie per i bambini, hanno contribuito in maniera determinante alla distribuzione del materiale informativo che invita all’adozione di comportamenti virtuosi nella pratica di attività sportive o ricreative in acqua.
Le persone che praticano canyoning sono state sensibilizzate tramite un volantino dedicato, distribuito con il supporto delle imprese idroelettriche, delle società di categoria e dei campeggi.
È stata intensificata la collaborazione con le associazioni di migranti attraverso incontri informativi nei principali poli cantonali.
Grazie alla collaborazione con Ticino Turismo, è stata proposta un’attività di sensibilizzazione presso l’Infopoint di Lugano Region. Un’iniziativa nuova che si aggiunge alla presenza a numerosi eventi, dove i messaggi della campagna sono stati diffusi con uno stand dedicato e delle proposte didattiche rivolte in particolare alle famiglie.
Tra le partecipazioni più significative figurano la giornata di sensibilizzazione presso Splash & Spa di Rivera, la giornata degli Sport acquatici al Lido di Locarno, il Longlake Festival di Lugano, le traversate di Melide-Bissone, del Ceresio, di Riva S. Vitale, di Magliaso-Agno e la manifestazione Sportissima a Lugano.
Nei mesi di luglio e agosto è stato garantito il pattugliamento quotidiano dei fiumi Maggia e Verzasca, una misura attiva da 15 anni. Grazie alla collaborazione con il Gruppo Sub Verzasca, i pattugliatori hanno potuto abbinare alla formazione teorica, comprendente anche fondamentali nozioni in ambito di primo intervento, una parte pratica dedicata al lancio della corda di salvataggio. Nell’ambito del programma di prevenzione realizzato con la Città di Lugano, per il quarto anno nei mesi di luglio e agosto i pattugliatori hanno presidiato nei fine settimana e nei giorni festivi la Foce del Cassarate, talvolta accompagnati da cani da salvataggio.  
Una nota positiva del 2025 è stata la quasi assenza dei cianobatteri nel lago Ceresio sino a fine agosto, nonostante vi fossero tutte le condizioni favorevoli per la loro proliferazione.

In conclusione, la prevenzione rimane la misura più efficace per evitare incidenti e annegamenti. Fondamentali sono le competenze personali, come la capacità di nuotare e tuffarsi correttamente, ma anche la consapevolezza dei rischi legati a disattenzione, consumo di alcool, stanchezza, comportamenti temerari, errata percezione del pericolo, sopravalutazione delle proprie capacità e scarsa conoscenza del territorio.

Nel quadriennio in corso, il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione “Acque sicure” continueranno a sviluppare nuovi strumenti di prevenzione, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più attivamente la popolazione residente e, in particolare, i turisti — principali vittime di annegamenti e infortuni gravi.  

Il Dipartimento delle istituzioni ringrazia tutti gli enti e le organizzazioni che, con il loro impegno e la loro collaborazione, hanno contribuito a contenere il numero di incidenti nonostante l’elevato afflusso di visitatori ai laghi e ai corsi d’acqua ticinesi.  

Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Comunicato stampa

È stata inaugurata oggi, dalla Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, la prima campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere, dal titolo L’uguaglianza previene la violenza.
La campagna – sviluppata e promossa dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo in collaborazione con la Confederazione, i Cantoni, i Comuni e numerose organizzazioni della Società civile – verrà riproposta ogni sei mesi durante i prossimi tre anni con lo scopo di coinvolgere l’insieme della popolazione in favore di una società fondata sul rispetto che prende le distanze da ogni forma di violenza a casa, per strada, sul lavoro o a scuola.
In una prima fase la campagna sarà destinata in particolare alle vittime, in una seconda fase alle persone loro vicine e in una terza fase alle persone violente o potenzialmente violente.
A partire da maggio 2026 la campagna promuoverà inoltre la diffusione del nuovo numero nazionale dedicato all’assistenza alle vittime (142), che sarà coordinato a livello cantonale dal Dipartimento della sanità e della socialità.  
In Ticino, la campagna s’inserisce nelle importanti attività portate avanti dal Consiglio di Stato che ha adottato dal 2021 un Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, come pure il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani (0-25 anni) e il Piano d’azione cantonale per le pari opportunità.
I messaggi della campagna verranno proposti attraverso spazi pubblicitari, canali social ufficiali dell’Amministrazione cantonale, varie attività di sensibilizzazione promosse da Istituzioni cantonali e comunali e numerose associazioni della società civile presenti in Ticino.
Nel corso del mese di novembre diversi Dipartimenti procederanno con l’invio del materiale informativo cartaceo (ad esempio locandine e volantini) agli enti partner, al fine di promuovere una maggiore divulgazione della campagna.
Il Consiglio di Stato ribadisce con convinzione il motto che “Tutti insieme uniti contro la violenza, possiamo davvero fare la differenza”.  
Informazioni, consigli e offerte di sostegno sono disponibili sul sito dedicato alla campagna www.senza-violenza.ch.  
Dal 25 novembre al 10 dicembre 2025 si terrà inoltre anche nel Canton Ticino la campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, promossa dalla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni.
In allegato il programma (non esaustivo) dedicato alla Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, disponibile anche all’indirizzo www.ti.ch/violenza.  
Per maggiori informazioni e per contribuire alla diffusione del materiale informativo, è possibile rivolgersi al Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica presso la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni (violenzadomestica@ti.ch / 091 814 32 32).  

“Criminalità d’importazione, carceri svizzere piene”

“Criminalità d’importazione, carceri svizzere piene”

Statistica penitenziaria 2024: oltre 3’500 detenuti stranieri

Nel 2024 in Svizzera sono state eseguite 12’404 pene o misure detentive. Un dato che, pur non segnando un aumento esplosivo rispetto agli anni precedenti, racconta molto sull’evoluzione della società elvetica e sulla pressione crescente che grava sul sistema penitenziario.
Secondo le cifre ufficiali, quasi tre quarti delle esecuzioni riguardano effettivamente la detenzione in un istituto penale. Di queste, il 91% coinvolge uomini e ben il 69% persone di nazionalità straniera. Un quadro che conferma una tendenza ormai consolidata: la popolazione carceraria svizzera è composta in larga misura da stranieri, e questo elemento spiega in buona parte la crescita registrata negli ultimi decenni.
“Negli ultimi quarant’anni – spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni ticinese – il numero di detenuti stranieri è aumentato del 350%. Si tratta di un’evoluzione impressionante, che riflette non solo l’aumento della popolazione straniera in Svizzera, ma anche l’impatto della criminalità transfrontaliera e della mobilità internazionale. Le carceri sono diventate lo specchio di questa realtà.”
Oggi, il rapporto tra detenuti svizzeri e stranieri è di circa uno a tre: per ogni detenuto svizzero ce ne sono due di nazionalità estera. In altre parole, solo un quarto della popolazione carceraria possiede il passaporto rossocrociato. “Per chi non ha domicilio fisso o radici nel Paese – precisa Gobbi -, la detenzione rimane la sola via praticabile. È però vero che l’immigrazione da determinate aree – in particolar modo dal Nord Africa – l’inclinazione alla delinquenza è marcata.”
Accanto alla detenzione, le pene alternative continuano comunque a rappresentare una parte importante del sistema. Nel 2024 oltre 3.000 condanne sono state eseguite sotto forma di lavoro d’interesse generale – quasi un quarto del totale – e il 3% tramite la sorveglianza elettronica. In queste modalità la percentuale di svizzeri è sensibilmente più alta, così come quella delle donne, a conferma del fatto che le misure extracarcerarie si applicano più facilmente a chi ha un contesto stabile.
Per Gobbi, la sfida dei prossimi anni sarà duplice: da un lato garantire la sicurez09za pubblica, dall’altro mantenere un sistema penitenziario equilibrato e sostenibile. “Non possiamo ignorare che due detenuti su tre non sono svizzeri. È una realtà che pesa sulle strutture e sulle finanze dei Cantoni. Dobbiamo lavorare a livello federale per coordinare meglio le politiche penali e migratorie, altrimenti continueremo a gestire gli effetti senza affrontare le cause.”
Le cifre del 2024, in fondo, raccontano una storia che va oltre le mura delle prigioni. Parlano di una Svizzera aperta e mobile, ma anche esposta a nuove sfide. Come ricorda Gobbi, “le carceri sono uno specchio della società: ci mostrano chi siamo e in che direzione stiamo andando. E a mio modo di vedere, vanno posti degli urgenti correttivi”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

Statistica detenuti

Furti all’imbrunire: ecco come proteggervi!

Furti all’imbrunire: ecco come proteggervi!

Comunicato stampa

Oggi si tiene la campagna, condotta dalle polizie dei Cantoni di Friburgo, Ginevra, Neuchâtel, Vallese, Vaud e Ticino in collaborazione con la Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) l’11esima giornata di prevenzione contro i furti con scasso. Questa campagna ha lo scopo di informare la popolazione sui rischi legati ai furti con scasso ricordando le misure di prevenzione da adottare.

Le statistiche mostrano che a livello nazionale i furti e le violazioni di domicilio sono in aumento. L’anno scorso l’aumento è stato di oltre il 11,2% nel corso dell’anno precedente (46’070 nel 2024 contro 41’429 nel 2023). Per la seconda volta consecutiva, il loro numero supera il valore registrato prima della pandemia (36’419 nel 2019). In Ticino per contro non è stato toccato da questi importanti aumenti, in effetti i furti sono diminuiti del 10%.
In autunno, quando le giornate si accorciano, è più probabile che i ladri notino se le case o gli appartamenti sono occupati. Tra ottobre e marzo si registra un aumento dei cosiddetti “furti al
crepuscolo” nelle abitazioni.
La polizia ricorda quindi ai cittadini di adottare misure preventive adeguate. Dopo tutto, il rischio di furto con scasso può essere ridotto considerevolmente senza grandi sforzi e con una serie di accorgimenti: 

– Chiudete sempre a chiave porte, finestre e altri accessi, anche durante brevi assenze.
– Non lasciate i vostri oggetti di valore a portata di mano ma metteteli in un luogo sicuro.
– Simulate la vostra presenza.
– Informate i vostri vicini se vi assentate a lungo.
– Non segnalate sui social la vostra assenza.
– Fate svuotare regolarmente la vostra bucalettere.
– Se notate movimenti sospetti, chiamate immediatamente il 117, rilevando, in presenza di veicoli, il numero di targa e la marca.
– Chiedete un consiglio. Molte forze di polizia, ma anche aziende private, dispongono di consulenti competenti in materia di sicurezza.

In occasione di questa giornata, la Polizia cantonale, le Polizie comunali e la Polizia dei trasporti saranno presenti in tutto il Cantone, nelle piazze, vicino ai centri commerciali e nelle vie di grande
affluenza per una distribuzione di opuscoli sulla prevenzione contro i furti e per puntuali consigli.

Flyer

Equipaggiamento invernale: una scelta di responsabilità

Equipaggiamento invernale: una scelta di responsabilità

Comunicato stampa

Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, anche le giornate più soleggiate possono celare insidie per chi si mette alla guida. Le temperature rigide, il ghiaccio e le precipitazioni nevose influiscono sulle condizioni del fondo stradale, aumentando i rischi alla guida di veicoli non adeguatamente equipaggiati. In questo contesto, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale, attraverso il progetto di prevenzione “Strade sicure”, promuovono come di consueto una campagna di sensibilizzazione volta a ricordare l’importanza di dotare i veicoli del giusto equipaggiamento per la stagione invernale.

In Svizzera non vige un obbligo legale relativo all’uso di pneumatici invernali. Tuttavia, il principio di responsabilità personale impone ai conducenti di mantenere sempre il pieno controllo del proprio veicolo, adeguandosi alle condizioni stradali.
Attenzione: chi causa disagi alla circolazione o incidenti a causa della mancata dotazione di un equipaggiamento invernale può essere sanzionato.
Una maggiore sicurezza in inverno dipende anche dalla scelta degli pneumatici. Le basse temperature possono compromettere rapidamente l’aderenza dei veicoli, rendendo pericoloso l’utilizzo di gomme estive.
A titolo esemplificativo, su una strada innevata percorsa a 40 km/h, lo spazio di frenata con pneumatici estivi può raddoppiare rispetto a quello necessario con pneumatici invernali (circa 61 metri contro 29 metri).
Montare pneumatici invernali consente migliori prestazioni, maggiore aderenza e, di conseguenza, un controllo più sicuro del veicolo in condizioni critiche.
Nel caso di viaggi all’estero, si raccomanda di informarsi preventivamente sulla normativa locale: in diversi Paesi o regioni l’utilizzo di pneumatici invernali e/o la presenza a bordo di catene da neve è obbligatorio.  

Consigli per una guida sicura durante l’inverno:  

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali prima che la temperatura scenda sotto i 7 °C. Attenzione però che l’utilizzo di pneumatici invernali con un profilo del battistrada inferiore ai 4 mm è fortemente sconsigliato. Sebbene il limite minimo legale per gli pneumatici sia di 1,6 mm, per quelli invernali si raccomanda una profondità minima di 4 mm.    
  • Sulle strade innevate mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte.  
  • Evitare manovre brusche improvvise con lo sterzo.
  • Ricordarsi di utilizzare liquido lavavetri invernale.  

Informarsi sulle condizioni meteo e del traffico prima di mettersi in viaggio.  
Per ulteriori informazioni e materiali informativi www.stradesicure.ch.   

Flyer preumatici invernali

Per non finire in prigione

Per non finire in prigione

In Ticino, le persone che optano per il lavoro di utilità pubblica dopo una condanna a una multa (o detenzione breve) sono in crescita netta.
Ecco perché e come funziona

Dopo la condanna del Tribunale a una multa, c’è chi opta per pagarla, chi preferisce la prigione (e in Svizzera sono sempre di più) e chi opta – invece – per il lavoro di utilità pubblica (Lup). Anche quest’ultimo, lo confermano i dati, è in crescita netta nell’ultimo decennio. Come confermano i dati ufficiali del Cantone, dal 2013 a oggi le ore di impegno per la pubblica utilità sono più che raddoppiate. Si va dalle 1348 proprio del 2013 alle 2861 del 2024, anche se quest’ultimo è un anno anomalo che arriva giusto a ridosso di un biennio da “picco” con i 7464 (2021) e 6133 (2022). «Nel 2024 ne sono stati realizzati 125, di lavori di pubblica utilità, più che negli anni precedenti, ma sono state anche ritenute alcune esecuzioni che erano state rimandate, in particolare durante il periodo pandemico», ci spiega Siva Steiner, Capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Cantone, «in generale non è così semplice indicare un trend sul medio-lungo termine».

Secondo la vostra esperienza quali sono i motivi che portano a questa scelta?
«Chi sceglie per il lavoro di utilità pubblica lo fa prevalentemente per motivi di ristrettezza economica, perché non può pagare la multa e vuole evitare una detenzione».

Quindi si può stilare un identikit del “luppista“ tipo…
«Quel che spesso accomuna le persone che svolgono un Lup è una situazione di fragilità economica, ma anche psicosociale, se penso in particolare alle dipendenze e alle malattie psichiche.
Vi è una prevalenza, come per le altre forme di esecuzione delle sanzioni, di uomini».

Sfogliando i dati del Cantone, saltano senz’altro all’occhio le età massime: 70enni, 80enni non sono una rarità, nel 2024 addirittura un 90enne… Come succede e, in questi casi, che tipologia di mansioni vengono scelte per i “senior”?
«Anche per le persone più anziane le motivazioni a chiedere un Lup sono analoghe a quelle delle altre fasce d’età. Per queste persone si cercano naturalmente soluzioni lavorative adatte alle capacità fisiche e psichiche, con attività che vengono svolte prevalentemente presso entispecializzati, Pro Senectute in primis»

Da 20Minuti.ch

“A Camorino l’IA si occupa del 30% delle telefonate”

“A Camorino l’IA si occupa del 30% delle telefonate”

Da poco più di un anno alla Sezione della circolazione risponde un voicebot – Il bilancio è positivo

Dal 2 settembre 2024 alla Sezione della circolazione di Camorino risponde l’AI, un voicebot concepito in Svizzera che è in grado di comprendere anche il dialetto ticinese. Per stilare un bilancio, a un anno dalla sua introduzione, il Radiogiornale della RSI ha intervistato Gianbattista Pron, aggiunto al capo Sezione della circolazione.
“Dai dati che abbiamo raccolto in questo anno di utilizzo del voicebot è andata molto bene. Abbiamo visto una diminuzione dei contatti gestiti dal nostro centralino, quindi quelli che arrivano direttamente all’operatore, del 30%. Questo vuol dire che il voicebot si occupa del 30% delle telefonate che arrivano alla Sezione della circolazione, quindi un risultato direi molto buono”.
Il dubbio maggiore è che una voce creata con l’IA non sia in grado di rispondere alle domande dell’utenza. Gianbattista Pron rassicura: il voicebot impara da ogni chiamata che gestisce, quindi le sue capacità sono migliorate, e, trattandosi di un’evoluzione continua, migliorerà ancora.
Un altro grande interrogativo riguarda i tempi di attesa delle telefonate: sono stati effettivamente ridotti? Secondo l’aggiunto al capo Sezione della circolazione la risposta è sì: “Il voicebot è subito disponibile, non bisogna aspettare che un operatore sia libero e quindi, quando la telefonata entra alla Sezione della circolazione, il voicebot risponde immediatamente”. Il tempo d’attesa sarebbe in questo modo annullato, almeno per parlare con il voicebot.
Il progetto pilota di Camorino intende aumentare la qualità e la rapidità del servizio all’utenza: il sistema, infatti, risponde 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e dovrebbe ridurre i tempi di attesa. Il personale (in carne e ossa) risponde solo nel caso in cui il voicebot non riesce ad evadere la richiesta dell’utente. Si tratta di un sistema già rodato: utilizzato da altre Sezioni della circolazione in Svizzera e da alcune aziende ticinesi.
Quello che è sicuro è che l’IA sta entrando ed entrerà sempre di più nella nostra quotidianità, e l’implementazione di nuove tecnologie procede anche nell’Amministrazione cantonale, secondo la Strategia per la trasformazione digitale del Cantone Ticino.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CA-Camorino-l%E2%80%99IA-si-occupa-del-30-delle-telefonate%E2%80%9D–3225120.html

“Una nuova era nella gestione dei migranti”

“Una nuova era nella gestione dei migranti”

Norman Gobbi commenta l’avvenuta inaugurazione del Centro Polifunzionale di Camorino

L’apertura, avvenuta lo scorso 27 settembre, del Centro cantonale polivalente di Camorino rappresenta per Norman Gobbi molto più di una nuova struttura ricettiva. Il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni ha definito questo progetto da 13,5 milioni di franchi “una svolta storica nel modo in cui il Ticino gestisce l’accoglienza dei migranti, restituendo il controllo al Cantone, allo scopo di ridurre i costi operativi e assistenziali”.
Gobbi ha sottolineato come il nuovo centro segni un approccio innovativo: “con questa struttura fuori terra, moderna e funzionale, dimostriamo che è possibile coniugare efficienza amministrativa e percorso integrativo“. I 175 posti letto distribuiti su tre livelli, con camere per famiglie e spazi comuni, sostituiranno non solo il rifugio sotterraneo, ma anche i collocamenti in Hotel o pensioni.
La vera innovazione, secondo Gobbi, sta nel modello gestionale: “Per la prima volta in Ticino un centro d’accoglienza è gestito direttamente dall’Amministrazione cantonale, attraverso un ufficio dedicato. Questo ci permette un presidio più ravvicinato, una razionalizzazione dei costi e soprattutto un controllo diretto sui processi di integrazione“. La collaborazione con la Croce Rossa del Sottoceneri garantisce comunque competenze specifiche mantenendo la regia pubblica.
Il direttore ha evidenziato l’importanza del percorso integrativo: “Gli ospiti non vengono parcheggiati in attesa senza che abbiano nulla da fare, ma seguono attività formative, occupazionali e corsi che li preparano all’autonomia. È un investimento per evitare che dipendano dalla pubblica assistenza e per la sicurezza del territorio“.
Sul fronte della sicurezza interna, Gobbi ha rassicurato la popolazione di Camorino, coinvolta fin dall’inizio nel progetto: “Non ci sono divise, ma personale formato professionalmente. Il dialogo con i cittadini è stato fondamentale, continua e continuerà ad esserlo“.
Guardando al futuro, Gobbi ha voluto lanciare un messaggio chiaro: “Questo centro dimostra che accoglienza efficiente e controllo del territorio non sono incompatibili. È la prova che con trasparenza, gestione pubblica e visione strategica si possono superare le divisioni ideologiche. Il Ticino ha scelto la strada della modernità e della responsabilità, ed è un modello da cui altri cantoni potranno trarre ispirazione“.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica