“Un doppio sì che modernizza la giustizia ticinese e rafforza la fiducia dei cittadini”

“Un doppio sì che modernizza la giustizia ticinese e rafforza la fiducia dei cittadini”

La doppia approvazione del Gran Consiglio ticinese, che ha dato luce verde sia alla digitalizzazione della giustizia sia alla reintroduzione della figura del sostituto procuratore pubblico, rappresenta per Norman Gobbi un segnale di maturità istituzionale e di visione strategica. In un momento di forte pressione sulla credibilità del sistema giudiziario, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha definito questo doppio voto “una tappa decisiva per modernizzare la macchina della giustizia, restituendole efficienza e fiducia pubblica”.
Gobbi ha sottolineato come la digitalizzazione non sia solo un aggiornamento tecnologico, ma una riforma culturale dell’intero apparato. L’approvazione del credito di 3,6 milioni di franchi per l’infrastruttura digitale dei tribunali e del Ministero pubblico permetterà di aderire pienamente al progetto nazionale Justitia 4.0, con dossier elettronici e scambio digitale di atti tra autorità. “Ridurre tempi, costi e burocrazia significherà rendere la giustizia più accessibile e trasparente, una giustizia che dialoga con il cittadino”, ha dichiarato.
La trasformazione tecnologica dovrà procedere insieme al rafforzamento delle competenze del personale: “La sfida è duplice, aggiornare strumenti e menti affinché l’innovazione non diventi complicazione”. Il processo sarà graduale e coordinato con la Confederazione, per armonizzare le piattaforme cantonali e federali.
Non meno importante, secondo Gobbi, è la reintroduzione del sostituto procuratore pubblico, approvata a larga maggioranza. “È una risposta concreta al sovraccarico dei procuratori, chiamati a gestire centinaia di incarti. Dare loro sostegno significa restituire efficacia all’azione penale e tempi di giustizia più umani.” I quattro nuovi sostituti, nominati dal Gran Consiglio, si occuperanno dei casi minori, liberando risorse per le indagini più complesse.
Gobbi ha definito questa scelta “un ritorno all’equilibrio”: dopo anni di ridimensionamenti, la giustizia ticinese ritrova strumenti adeguati per affrontare l’aumento dei casi e le nuove forme di criminalità, anche informatica. “Il sostituto procuratore garantisce quella flessibilità operativa necessaria in una società dove i confini tra reato tradizionale e crimine digitale sono sempre più labili.”
Sul piano politico, Gobbi ha ringraziato le forze parlamentari per aver superato le divisioni ideologiche in nome dell’interesse pubblico: “Questo doppio voto dimostra che, quando l’obiettivo è rafforzare lo Stato di diritto, la politica ticinese sa trovare convergenza”.
Guardando avanti, il direttore ha invitato a mantenere il ritmo delle riforme: “Abbiamo imboccato la strada giusta, ma serve continuità. Digitalizzazione e potenziamento della giustizia devono procedere insieme, con visione e pragmatismo. Solo traducendo queste decisioni in risultati concreti per cittadini e professionisti potremo dire di aver davvero modernizzato la giustizia ticinese.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

Un nuovo spazio per anticipare le crisi e dare aiuto alla popolazione

Un nuovo spazio per anticipare le crisi e dare aiuto alla popolazione

Camorino: apre le porte il nuovo Centro cantonale polivalente, per accogliere i migranti ma anche chi, in Ticino, si trova ad affrontare situazioni di emergenza

Sabato pomeriggio a Camorino apre le porte alla popolazione il nuovo Centro cantonale polivalente. Un centro che accoglierà parte dei migranti attribuiti al Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione. Aprirà il 1° ottobre e avrà una capacità di circa 170 posti letto.
Il centro – ed è una prima – sarà gestito direttamente dal Dipartimento delle Istituzioni (DI), che collaborerà con la Croce Rossa. Il nostro Radiogiornale ne ha parlato con il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del DI, che ha spiegato il perché di un centro polifunzionale, ovvero che: “Questo obiettivo lo abbiamo sviluppato dopo le crisi migratorie: abbiamo capito che è importante avere delle strutture in grado di assorbire quelli che sono dei flussi migratori ingenti. Flussi che regolarmente si sono presentati negli ultimi anni. Lo Stato deve anticipare le crisi o le emergenze, essendo (il centro, ndr.) polifunzionale è anche dedicato alla protezione della popolazione. Per esempio, in caso di evacuazioni da immobili per incendi o in caso di allontanamento da casa per violenze domestiche. Oppure pensiamo anche a tutti i pericoli naturali che si stanno manifestando: è un centro a disposizione di tutta la popolazione e non solo nell’ambito della prima accoglienza dei migranti”.
Una delle particolarità di questa struttura, continua Norman Gobbi, è il fatto di essere modulare e vedrà l’intervento anche di funzionari del Dipartimento della sanità e della socialità, nell’ambito della presa a carico delle persone fragili.  

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Un-nuovo-spazio-per-anticipare-le-crisi-e-dare-aiuto-alla-popolazione–3150243.html

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Accoglienza, apre i battenti il centro di Camorino

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:3115100

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Migranti ma non solo al nuovo centro di Camorino, Chiesa: “è concepito per un uso flessibile”

170 i posti letto presenti nella struttura, che potrà essere adottata anche a esigenze di protezione della popolazione. Tutto ciò in un momento in cui il pressing migratorio sul Cantone rimane a livelli estremamente alti.
Porte aperte oggi al nuovo centro polivalente di Camorino. La struttura appena ultimata ospiterà migranti, ma potrà anche essere adattata a esigenze di protezione della popolazione. “È uno spazio concepito per un uso estremamente flessibile”, spiega a Ticinonews Federico Chiesa, capo Ufficio del Centro. “Al pian terreno troviamo degli appartamenti pensati per famiglie o per persone nell’ultima fase di permanenza nella struttura, in modo che abbiano la possibilità di imparare a gestire un appartamento, prima di riceverne uno sul territorio”. Al primo piano, invece, “abbiamo delle camere doppie, triple, quadruple, e degli spazi comuni”. La struttura si vuole assolutamente aperta alla realtà circostante. “Aperta nel senso che vogliamo stimolare le persone a uscire sul territorio. Il nostro obiettivo è di poter mantenere gli ospiti occupati”.
 
I numeri
La collaborazione fra DI, Croce Rossa e DSS permetterà agli ospiti di affrontare al meglio la prima fase d’integrazione, in un momento in cui i numeri migratori in Ticino restano alti. “L’anno scorso sono stati attribuiti al nostro cantone 533 persone facenti parte del settore dell’asilo ordinario”, conferma Renzo Zanini, Capo Ufficio Richiedenti asilo e rifugiati. “Nel 2025 i numeri dovrebbero confermarsi all’incirca su quei valori. Oggi a beneficio di prestazioni assistenziali ci sono 2’400 persone con Statuto di protezione S, a cui si sommano oltre 2’000 individui facenti parte dell’asilo ordinario”. Il Cantone, recentemente, ha portato diverse misure per il contenimento dei costi. “Non è tuttavia possibile farsi bastare quanto eroga la Confederazione, perché il contributo fornito è destinato solo a una parziale copertura delle spese”.
 
La questione della sicurezza
Per il centro resta fondamentale anche la dimensione della sicurezza, che beneficia di un approccio organizzativo innovativo. “Siamo andati a visitare sette Cantoni e un elemento che hanno sottolineato tutti è di evitare assolutamente le divise”. Non per niente “il nostro personale di sorveglianza sarà in civile. Sono professionisti formati nell’ambito della mediazione, dunque per un’interazione serena con gli ospiti”, conclude Chiesa.
 
 
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Inaugurato il nuovo centro per migranti

Aprirà le porte mercoledì 1° ottobre e avrà una disponibilità di 170 posti letto. Si tratta del nuovo Centro cantonale polivalente presentato sabato a Camorino. Ospiterà parte dei migranti assegnati al canton Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione, nel quadro della loro prima fase di integrazione, ma la sua multifunzionalità permetterà di adattarlo anche nel caso in cui ad averne bisogno fosse la popolazione, come nei casi, ha precisato il consigliere di Stato Norman Gobbi, di spostamento di persone a causa di incendi o di allontanamenti dal domicilio successivi a violenza domestica.
Particolarità del nuovo Centro, sarà gestito direttamente dall’Amministrazione cantonale per quel che attiene a logistica, amministrazione, sorveglianza e presa a carico sanitaria.
La Croce Rossa svizzera collaborerà, su mandato del Dipartimento della sanità e della socialità, per quanto riguarda il percorso integrativo degli ospiti.
Ospiti che potranno appartenere a profili diversi: persone in possesso di uno status di rifugiato, persone che non possono essere rimpatriate a causa della situazione politica nel loro Paese e persone in procedura ampliata. Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il nuovo Ccp «risponde a un obiettivo sviluppato dopo le ultime crisi migratorie, per permetterci di assorbire quelli che sono i flussi migratori importanti. Che, per altro, negli ultimi anni si sono ripresentati in maniera regolare».
La nuova costruzione sorge nel quartiere Ala Munda, accanto allo svincolo autostradale e alla Sezione della circolazione, in una zona discosta dall’abitato, la cui popolazione è comunque stata coinvolta nel processo di informazione sull’edificazione del Ccp e che sabato pomeriggio ha potuto visitare la struttura e relazionarsi con il personale.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 settembre 2025 de La Regione
 
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«Integrazione e accoglienza» Tolti i veli al Centro migranti
La struttura, realizzata in zona «Ala Munda», si appresta ad ospitare i richiedenti l’asilo attribuiti al Cantone e prevede un ruolo diretto del Dipartimento delle istituzioni – Il capoufficio Federico Chiesa: «Studiate le soluzioni ottimali»

Accoglienza, apertura e integrazione. Sono le parole usate per descrivere il nuovo Centro cantonale polivalente di Camorino nel quartiere «Ala Munda», la cui inaugurazione è avvenuta sabato alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni e presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del sindaco di Bellinzona Mario Branda. Il nuovo Centro prevede il ruolo diretto dell’amministrazione cantonale (tramite il DI) nella sua gestione in termini logistici, amministrativi, di sorveglianza e di presa a carico sanitaria. «Gli ospiti sono il fulcro di tutta la struttura, abbiamo studiato le soluzioni migliori per garantire un’accoglienza e un’integrazione sul territorio», spiega Federico Chiesa, capoufficio del Centro cantonale polivalente, tracciando il profilo del nuovo stabile che inizierà ad accogliere i primi ospiti mercoledì 1. ottobre.
 
Investimento da 13,5 milioni
«In questi anni è stato fatto un lavoro importante», prosegue Chiesa. La struttura, realizzata con un investimento di 13,5 milioni di franchi, si sviluppa su tre piani e dispone di circa 170 posti letto (oltre agli spazi comuni e amministrativi). Qui saranno accolti parte dei migranti attribuiti al Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione nel corso della prima fase di integrazione. Gli ospiti, durante il soggiorno a Camorino, parteciperanno ad attività occupazionali, integrative, formative e scolastiche per i più piccoli, in attesa che venga loro attribuito un appartamento. Ma non solo richiedenti l’asilo: la struttura è a disposizione anche di chi fugge da situazioni di violenza domestica.
 
Rispondere alla pressione
Un’idea, quella del progetto, che ha visto la luce già una decina di anni fa, sull’onda della pressione migratoria del 2015-2016. « Abbiamo capito che serviva un Centro gestito direttamente dallo Stato», evidenzia Chiesa. Centro che può contare anche sulla collaborazione con la Croce Rossa (che opera su mandato del Dipartimento sanità e socialità) a livello psicologico e sociale. «Per capire come realizzare al meglio questa struttura abbiamo fatto un giro in sette centri di accoglienza migranti della Svizzera, oltre a quelli presenti in Ticino. Volevamo vedere come lavoravano e alcune realtà sono state illuminanti ». Sulla base di queste osservazioni sono quindi stati adattati dei concetti strutturali e gestionali, « pensando anche all’ambito della sicurezza ».
 
Personale in civile
E proprio riguardo alla sicurezza, rileva Chiesa, è stata scelta una linea precisa: «Gli agenti di sicurezza e il personale sanitario lavoreranno in civile per permettere una maggiore vicinanza agli ospiti e fare in modo che anche alla vista la loro presenza sia meno evidente. Abbiamo anche ridotto leggermente la presenza di questo personale rispetto ad altre strutture». Una scelta fatta per evitare di creare troppa dipendenza dalla struttura nei richiedenti l’asilo e lasciare loro più indipendenza. «Anche perché il Centro è pensato per soggiorni dai 9 ai 12 mesi, dopodiché gli ospiti saranno comunque seguiti ma senza più una struttura d’accoglienza. Quello che vogliamo fare è quindi riuscire a creare un equilibrio con l’obiettivo che queste persone, con un vissuto molto difficile, siano pronte a trovare la loro indipendenza». In tal senso il Centro è stato studiato in modo da essere il più possibile uno spazio aperto: «Gli ospiti usciranno per le loro necessità quotidiane, come la spesa, proprio per abituarsi a vivere sul territorio e integrarsi al meglio».
 
Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 settembre 2025 del Corriere del Ticino
Porte aperte al Centro cantonale polivalente

Porte aperte al Centro cantonale polivalente

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha il piacere di invitare la popolazione all’inaugurazione del nuovo Centro cantonale polivalente (CCP) di Camorino che avrà luogo sabato 27 settembre 2025 dalle 13:00 alle 16:00. L’evento rappresenta un’occasione di incontro e informazione, aperta a tutte e a tutti, per presentare il Centro che accoglierà parte dei migranti attribuiti al Cantone Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione, nel quadro della loro prima fase di integrazione. Durante il pomeriggio sarà possibile accedere agli spazi tramite le visite guidate condotte dal personale dell’Ufficio del Centro cantonale polivalente.

Costruito nel quartiere Ala Munda, il Centro sarà gestito da un Ufficio cantonale subordinato alla Sezione del militare e protezione della popolazione, e accoglierà principalmente persone afferenti al settore dell’asilo attribuite al Cantone Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione. Queste persone vivranno nel Centro e seguiranno l’ordinario percorso integrativo attualmente previsto nel nostro Cantone nel quadro della prima fase d’integrazione, gestita da parte di Croce Rossa svizzera sezione del Sottoceneri (CRSS) su mandato del Dipartimento della sanità e della socialità. La particolarità che contraddistingue il CCP risiede nel fatto che l’Amministrazione cantonale, per il tramite del Dipartimento delle istituzioni, avrà un ruolo diretto nella gestione della struttura in termini logistici, amministrativi, di sorveglianza e presa a carico sanitaria. Oltre a ciò, il CCP contribuirà direttamente all’integrazione degli ospiti della struttura tramite la proposta di attività occupazionali e altri momenti di conoscenza del territorio e degli usi e costumi regionali, che si aggiungeranno alle attività di accompagnamento sociale e di integrazione svolte da Croce Rossa.  

Il CCP è già stato presentato alla popolazione in occasione di una serata informativa organizzata dalle autorità cantonali e comunali; inoltre, lo scorso 7 luglio, si è tenuto anche un momento informativo dedicato alle aziende e ai commerci attivi nel quartiere Ala Munda.  

Durante il pomeriggio di porte aperte, sarà possibile visitare la struttura, relazionarsi con il personale e meglio comprendere come il concetto di gestione del nuovo Centro si inserirà nel sistema di accoglienza del Cantone Ticino.  

Flyer

Avviata anche in Ticino la campagna Insieme senza violenza sessuale

Avviata anche in Ticino la campagna Insieme senza violenza sessuale

Comunicato stampa 

La campagna nazionale “Insieme senza violenza sessuale” – sviluppata da Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC) – mira a sensibilizzare sul tema della violenza sessuale non solo in ambito domestico, ma anche professionale e nello spazio pubblico attraverso la promozione di relazioni sane basate sul rispetto reciproco. 
L’iniziativa s’iscrive nella strategia nazionale volta alla prevenzione e alla lotta contro la violenza in ossequio alla Convenzione di Istanbul entrata in vigore in Svizzera nel 2018.
In Ticino la campagna è promossa dalla Polizia cantonale, dalle Polizie comunali e dal Coordinamento istituzionale in ambito di violenza domestica del Dipartimento delle istituzioni per il tramite della Divisione della giustizia e pure attraverso puntali collaborazioni con altri Dipartimenti e con i Comuni.
Il materiale diffuso – tra cui poster, cartoline, adesivi e spille – offre spiegazioni sul tema della violenza sessuale e informazioni sui servizi a cui è possibile rivolgersi per chiedere informazioni e aiuto: quali la Polizia per situazioni d’emergenza e il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del Dipartimento della sanità e della socialità per far fronte a dubbi, ma anche per ottenere un accompagnamento concreto.  
Seguirà a partire dal mese di novembre una nuova campagna nazionale focalizzata sul riconoscimento e la lotta contro la violenza di genere, la violenza domestica e la violenza sessuale.
Per contribuire alla diffusione del materiale informativo, è possibile rivolgersi al Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica (violenzadomestica@ti.ch / 091 814 32 32).

Rete Tram-Treno del Luganese, avanti tutta!

Rete Tram-Treno del Luganese, avanti tutta!

Credito supplementare: del Governo e luce verde da Berna

La Confederazione ha sottoscritto il 27 agosto la nuova convenzione che garantisce il finanziamento supplementare necessario per la realizzazione della rete treno tram del luganese, un riconoscimento questo che premia sia la bontà dell’opera che il lavoro svolto finora.
Parallelamente nella sua seduta di mercoledì 10 settembre il Consiglio di Stato ha approvato la parte cantonale di credito supplementare, richiesto dal DT, di 87,3 milioni di franchi.

Pertanto quest’opera – premesso l’accordo che naturalmente deve ancora arrivare dal Gran Consiglio per la parte cantonale – è finanziata, e la sua realizzazione può procedere nei modi e nei tempi che erano preventivati.

Norman Gobbi: “Un investimento che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso”
“La Rete Tram-Treno del Luganese rappresenta uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità. L’opera s’inserisce nella visione di una rete di trasporto più sostenibile, efficiente e attrattiva, capace di ridurre il traffico stradale”, ha sottolineato nel corso del suo intervento il Consigliere di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, aggiungendo che si tratta di “un progetto che mira al futuro della mobilità così come la si vuole oggi: sempre più integrata, sempre più intermodale, soprattutto capace di essere in risposta a una sostenibilità sempre più richiesta. Nell’ambito di questo progetto l’obiettivo è quello di ridurre il traffico stradale offrendo delle alternative in un territorio che sappiamo è fortemente caricato, sia per la sua conformazione territoriale, ma anche per la sua frequentazione e le entrate da oltre confine.
La RTTL rappresenta un investimento per il futuro che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso ma soprattutto più sostenibile”.

Claudio Zali: “Un riconoscimento della bontà del lavoro svolto”
“Il riconoscimento da parte della Confederazione evidenzia che il Cantone ha lavorato seriamente su questo progetto. Perché non si può andare a vendere fumo a Berna”, ha commentato dal canto suo il Consigliere di Stato Claudio Zali, aggiungendo che “c’è stato un aumento dei costi che ci è stato concesso, il che è un riconoscimento della bontà del lavoro fin qui svolto e siamo convinti che ci siano le migliori premesse per vedere l’opera realizzata – contrariamente a quello che si è detto ultimamente – e vedere finalmente la mobilità, almeno quella del Luganese, cambiare radicalmente.” Quanto ai cinque ricorsi ancora pendenti, il Direttore del DT ha affermato che gli stessi, oltre ad essere “marginali, non mettono in discussione questo progetto.”  

Le fasi salienti dal 2023 ad oggi
Conformemente alle esigenze espresse dall’Ufficio federale dei trasporti (UFT), per poter beneficiare del finanziamento del programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di Ferrovie Luganesi SA (FLP), per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento. In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto. La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025. Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera. Infine, in data 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione. L’approvazione del credito aggiuntivo, oggetto del Messaggio, consentirà di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

I prossimi passi
Con i consorzi di progettazione sono state avviate tutte le necessarie verifiche volte ad individuare eventuali ottimizzazioni, soprattutto per quanto concerne la concatenazione delle diverse attività. La durata complessiva della fase di cantiere è stimata in 8 anni, con inizio dei lavori nel 2027 e la messa in esercizio della tappa prioritaria della RTTL è prevista nel 2035.

Costi e finanziamento
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese ammonta a 765,9 milioni di franchi. Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%). Come già accennato, per quanto concerne la quota parte di finanziamento a carico della Confederazione, nel frattempo tutti i passi formali sono stati espletati.

Comunicazione attiva
In vista della fase di cantiere è in via di allestimento un concetto di comunicazione attiva che si basi su contatti diretti con i diversi attori interessati. Saranno inoltre organizzate serate informative ed occasioni di visita al cantiere.

In conclusione di conferenza stampa, Norman Gobbi, in qualità di Presidente del Consiglio di Stato ha osservato come uno storytelling (narrazione) continuamente negativo su quanto fa lo Stato danneggia il Ticino e il suo sviluppo.
Nell’interesse di tutti, nell’interesse del sistema Ticino è bene tener sempre presente il ruolo di servitori delle istituzioni, della popolazione e del nostro territorio, ed essere più coesi.
Ed è ciò che è stato ricordato in occasione dell’incontro del Governo (mercoledì scorso a Locarno, ndr) con i cento Comuni del Canton Ticino: occorre lavorare assieme, uniti nell’interesse della comunità.
Secondo Gobbi la garanzia federale e cantonale del finanziamento della rete treno tram del luganese è la miglior risposta per contrastare questa narrazione negativa, e dimostrare che il lavoro costante e serio viene riconosciuto a beneficio del Cantone e della comunità.

Per maggiori informazioni sul progetto: www.rttl.ch

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 14 settembre 2025 de Il Mattino della domenica

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

– Fa stato il discorso orale – 

Stimate Sindache e Stimati Sindaci,
Stimate Vicesindache e stimati Vicesindaci,
Stimato signor Presidente del Gran Consiglio,
Stimate Gran Consigliere, Stimati Gran Consiglieri,
Cara collega Consigliera di Stato, Cari colleghi Consiglieri di Stato,
Gentili signore e signori,

è un grande piacere per me accogliervi qui oggi a Locarno, insieme alla collega e ai colleghi, per una giornata speciale che il Governo ha fortemente voluto organizzare.
La nostra idea è che oggi ci troviamo qui, tutti insieme, per un momento che vuole andare oltre la semplice celebrazione – e, soprattutto, non vuole affatto trasformarsi in un’auto-celebrazione.
È un atto simbolico, quindi, ma è soprattutto l’occasione per assumerci tutte e tutti insieme un impegno concreto – quello di costruire un federalismo più autentico, all’altezza della nostra Storia e del futuro che vogliamo, fondato su una collaborazione leale tra Cantone e Comuni. 
Nel mese di aprile di quest’anno, il Ticino ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta nella nostra storia i Comuni sono esattamente 100. Un numero tondo, che racconta i cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni – dai 245 Municipi del 2000 alla situazione di oggi – e che ci ricorda quanto sia cambiata la trama delle istituzioni che amministrano il nostro territorio.
Se i numeri cambiano, la sostanza però resta la medesima – in Svizzera i Comuni sono stati e saranno sempre il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini.
Certo, siamo tutti consapevoli che la realtà attorno a noi sta cambiando, e velocemente. Il nostro federalismo sta attraversando una fase complessa della sua lunga e gloriosa storia – qualcuno lo ritiene ormai troppo lento o complicato per i ritmi forsennati dell’epoca digitale. Io credo invece che proprio questa sua capacità di radicarsi nei territori e di adattarsi nel tempo sia la chiave per renderlo più vivo e attuale che mai.
Non possiamo ignorare le difficoltà che in questi anni hanno segnato il nostro dialogo. L’esperienza di Ticino 2020, oggi in una fase di impasse, ne è una dimostrazione evidente. Lo stesso vale per il delicato dossier della polizia ticinese: spesso, dopo un lungo lavoro di ricerca di soluzioni condivise, le stesse decisioni vengono rimesse in discussione da chi le aveva volute.
Questo meccanismo di avanzare e poi ritrattare non rafforza né il Cantone né i Comuni: al contrario, rischia di indebolire entrambi.
L’Associazione dei Comuni ticinesi e l’ERS-Luganese hanno svolto in questi anni un ruolo importante per cercare di federare le realtà comunali ticinesi. Ma proprio per questo è necessario che oggi si dotino di strumenti e strutture che coordinino la pluralità delle realtà locali, così che la voce di tutti i Comuni possa trovare spazio in modo coeso ed equilibrato, in processi decisionali che siano rapidi e condivisi.
Dobbiamo quindi imparare a lavorare meglio insieme, con maggiore chiarezza e fiducia reciproca. La responsabilità di un federalismo che funziona non appartiene a una sola parte: richiede l’impegno condiviso e il rispetto delle decisioni assunte.
Come sindache e sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, vivete ogni giorno gli effetti concreti di queste tensioni. In un contesto sociale fragile – con le famiglie sempre più sotto pressione, costi della vita in crescita, e la fiducia reciproca che rischia di venire meno – i Comuni sono spesso il primo punto di riferimento per la popolazione.
Lo sapete voi e lo sappiamo noi: per svolgere davvero questo ruolo, sempre più delicato, quel che serve sono strumenti adeguati, chiarezza di intenti e il giusto riconoscimento dalle istanze superiori.
È con questo spirito che oggi vogliamo sottoscrivere una dichiarazione d’intenti.
Una dichiarazione che ha scopi e finalità precise: offrire una nuova base di dialogo che superi la vecchia piattaforma Cantone-Comuni, e che rilanci in modo più strutturato e leale il confronto tra i nostri due livelli istituzionali.
Il sentimento che ci anima è quello di chi si accinge a gettare le basi per un percorso verso il futuro. Quella che firmiamo, insomma, è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese – una lettera d’amore che non vuole restare uno svolazzo di inchiostro sulla carta, ma ambisce a ispirare un’azione politica e istituzionale.
I principi fondamentali di questa intesa sono tre: 

Il primo principio è un’autonomia vera e riconosciuta.
Come sa bene chi va in montagna, il primo passo è sempre il più importante: nel nostro caso, si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale.
L’obiettivo del Consiglio di Stato è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.
È giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione.

Il secondo principio è un dialogo strutturato e continuo.
La Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutte e tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise.
Per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano.

Il terzo principio è un impegno morale e simbolico.
Il Governo sa che la dichiarazione che firmiamo oggi non ha valore vincolante, ma è convinto che ne abbia uno ancora più importante: è un impegno morale, per ognuna e ognuno di noi, a nome delle cittadine e dei cittadini che rappresentiamo. Nella Città che 100 anni fa ha ospitato la firma di un trattato internazionale di pace, in una fase storica tesissima a livello mondiale, nel nostro piccolo scegliamo di dire a voce alta che la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel «muro contro muro».

Oggi celebriamo una tappa importante, ma non un punto d’arrivo. I 100 Comuni sono una conquista di tutte e tutti noi, ma soprattutto la premessa per un Ticino più forte, più coeso e più attento ai bisogni delle sue comunità. Continuiamo quindi questo cammino fianco a fianco, con la convinzione che solo unendo le forze potremo garantire al nostro Cantone un futuro prospero e solido.
A partire da domani, la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato proporrà, dopo gli approfondimenti e la condivisione necessaria con i Comuni, un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni.
Per concretizzare la riforma della Piattaforma di dialogo politico tra Cantone e Comuni, è necessario – nel dialogo con il Cantone – che i Comuni ticinesi si dotino di una struttura capace di rappresentare la pluralità comunale, e di coordinare le posizioni e le proposte dei 100 enti comunali. A livello intercantonale, e per questo saluto l’intervento che seguirà da parte di Thomas Minger, lo facciamo da oltre un trentennio. Tramite la Conferenza dei governi cantonali, i Cantoni sono riusciti a dimostrarsi partner affidabili e ad avere un dialogo strutturato con il Consiglio federale su numerosi temi, preservando il sistema federalistico elvetico.
Il percorso che vi sto descrivendo è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese – un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni.
Per dimostrarvi il nostro impegno, abbiamo voluto dare una dimensione tangibile al passo formale che compiamo con la dichiarazione d’intenti di oggi. Sul palco vedete qui accanto i piccoli alberi da frutto allevati nel vivaio cantonale di Lattecaldo. Sono il simbolo di questo percorso.
Questi alberi da frutto saranno consegnati prossimamente a ciascun dei 100 Comuni ticinesi.
Sono alberi autoctoni, che con il tempo, nel terreno fertile che troveranno presso i vostri Comuni, porteranno i loro frutti. Così dovrà essere anche il nostro cammino comune: fondato su radici solide, orientato alla crescita condivisa e capace di dare frutti che appartengano a tutta la comunità ticinese.
Care sindache e cari sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile – è necessaria. Non possiamo permetterci di restare fermi, né tantomeno di assistere in modo passivo al venire meno della fiducia reciproca. Siamo state e stati eletti per decidere nell’interesse della popolazione, e nel rispetto di questo mandato abbiamo il dovere di rilanciare un federalismo che funzioni – che sia vicino alle persone, rispettoso delle diversità locali e capace di dare risposte ai bisogni reali delle ticinesi e dei ticinesi.
Con la firma di questa dichiarazione, vogliamo celebrare il coraggio di credere insieme nel Ticino, nelle nostre comunità, nella capacità delle cittadine e dei cittadini e dei Comuni di costruire un futuro migliore. Vogliamo celebrare l’impegno di chi come voi, ogni giorno, si dedica alla cosa pubblica con passione e responsabilità – rendendo il nostro Cantone un luogo più giusto, prospero e dinamico.
Come il piccolo albero da frutto indigeno che vi regaliamo oggi, le nostre azioni hanno radici profonde e frutti che verranno raccolti dalle generazioni future. Lo dice anche un proverbio che magari avete sentito: «solo uno sciocco pianta un albero per sé stesso». Lo facciamo per chi verrà dopo di noi, nella speranza che questo albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro – e nella speranza che chi verrà dopo di noi, quando noi non ci saremo più, ci ricordi come buoni antenati.
Fieri del nostro passato, consapevoli delle sfide del presente, guardiamo insieme al futuro del Ticino con determinazione e orgoglio: questo Paese è fatto delle sue persone, dei suoi Comuni e di una comunità che a ogni occasione dimostra di sapere cooperare, proteggere le proprie radici e coltivare i propri frutti.
Firmando questa dichiarazione, oggi scriviamo un nuovo capitolo nella storia del Ticino. Un capitolo che parla di collaborazione, di federalismo autentico e di futuro. E insieme, siamo pronti a scriverlo con coraggio, responsabilità e passione.

Grazie di cuore per l’impegno che mettete ogni giorno al servizio delle vostre cittadine, dei vostri cittadini e del Ticino.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato

Cultura forte, voci diverse: dodici i progetti vincitori del Bando Partecipazione Culturale

Cultura forte, voci diverse: dodici i progetti vincitori del Bando Partecipazione Culturale

Comunicato stampa

Prima edizione di successo per il Bando Partecipazione Culturale (BPC) 2025-2026 “Cultura forte. Progetti da voci diverse.”.
Ne danno notizia il Dipartimento delle istituzioni (DI) e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS).

Il Bando, dotato di 50’000.- franchi complessivi, è stato concepito per promuovere la partecipazione attiva alla vita culturale, valorizzando la pluralità di espressioni e identità presenti sul territorio cantonale. L’iniziativa sostiene progetti che favoriscono l’incontro, il dialogo e la coesione attraverso la cultura, promuovendo un’equa partecipazione delle persone con background migratorio.
Coordinato dal Servizio per l’integrazione degli stranieri del DI, dall’Ufficio del sostegno alla cultura e dall’Ufficio fondi Swisslos del DECS, il Bando si inserisce negli obiettivi strategici delle politiche di integrazione e delle politiche culturali, colmando una lacuna nel finanziamento di progetti all’intersezione tra cultura e integrazione. Con questa e le prossime edizioni si desidera evidenziare che una cultura forte è una cultura diversificata, partecipata e alimentata dalla pluralità di voci.
La prima edizione ha riscosso grande interesse: sono pervenute una quarantina di candidature, con proposte di elevata qualità e forte radicamento locale. Una Commissione di valutazione, composta da sette persone con numerose competenze ed esperienze negli ambiti della migrazione, della cultura e della partecipazione, ha selezionato 12 progetti vincitori.
Questi saranno presentati al pubblico sabato 20 settembre, a partire dalle 16:00, in occasione della Festa dei popoli organizzata dalla Città di Locarno. Dopo una breve introduzione sul Bando Partecipazione Culturale e i saluti istituzionali della Consigliera di Stato e direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti e della Municipale e capa del Dicastero Socialità, Giovani e Cultura della Città di Locarno Nancy Lunghi, è prevista una tavola rotonda dedicata al tema della partecipazione culturale e delle sue implicazioni. La giornalista Barbara Camplani (RSI) dialogherà con Nora Bardelli, dottoressa in antropologia delle migrazioni e direttrice amministrativa del nccr-on the move, il Polo di Ricerca Nazionale per gli studi sulla migrazione e la mobilità basato all’università di Neuchâtel; Lisa Pedicino, manager culturale e co-direttrice dell’Istituto Nuova Svizzera (INES); Rasit Sadiki, docente alla Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali, membro della Commissione di valutazione del Bando e dell’Associazione Rom in Ticino.
Seguirà, alle 17:00, la premiazione dei 12 progetti selezionati, presentati attraverso reel realizzati in collaborazione con il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD) del DECS. L’appuntamento si concluderà con un breve sguardo all’edizione 2026-2027 del Bando e sarà seguito da un rinfresco.
L’evento si svolgerà nell’Aula magna dell’Alta scuola pedagogica del Dipartimento formazione e apprendimento (DFA/ASP) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
Per partecipare alla premiazione dei progetti selezionati nell’ambito della prima edizione del Bando Partecipazione Culturale, è necessario iscriversi entro mercoledì 17 settembre 2025 tramite il seguente link: https://www4.ti.ch/di/integrazione-degli-stranieri/home/iscrizioni.

Il Ticino rilascia gratuitamente anche la versione digitale della licenza per allievo conducente

Il Ticino rilascia gratuitamente anche la versione digitale della licenza per allievo conducente

Comunicato stampa

Dal 3 settembre 2025 il Cantone Ticino è entrato a far parte dei primi cantoni svizzeri che rilasciano la licenza digitale per allievo conducente (e-LAC). Con questa novità, il Ticino diventa, unitamente a Berna, Neuchâtel e Vallese uno dei primi cantoni in Svizzera ad offrire questa possibilità, dopo Appenzello esterno (cantone pilota). Entro la fine dell’anno l’e-LAC sarà disponibile in tutta la Svizzera, segnando un passo importante nella strategia nazionale «Amministrazione digitale Svizzera 2024–2027».

Ogni anno in Ticino vengono rilasciate circa 10’000 licenze per allievi conducente, il che rende questo documento tra i più richiesti.
L’introduzione della versione digitale risponde quindi a una forte esigenza dei cittadini, specialmente giovani, e si inserisce in una serie di progetti di digitalizzazione che la Sezione della circolazione sta portando avanti per semplificare e modernizzare i servizi offerti.

Un documento digitale riconosciuto a livello nazionale
Come già avviene negli altri Cantoni pilota, gli allievi conducenti che superano l’esame teorico possono ora ricevere la licenza in formato digitale. L’e-LAC viene rilasciata dalla Sezione della circolazione e salvata dagli utenti nell’app federale per smartphone «swiyu», il portafoglio elettronico della Confederazione.
Durante i controlli su strada o con l’istruttore di guida, la licenza può essere mostrata semplicemente tramite codice QR: i dati trasmessi permettono alle autorità di verificarne immediatamente la validità. L’e-LAC è riconosciuta in tutta la Svizzera e nel Principato del Liechtenstein.

Procedura per chi possiede già una licenza allievo conducente cartacea
Sul sito web della Sezione della circolazione è stata pubblicata una pagina dedicata all’e-LAC. Coloro che hanno ottenuto una licenza per allievo conducente prima del 3 settembre 2025 possono compilare un formulario online per ricevere gratuitamente la versione digitale del documento.

Un tassello nello sviluppo dell’e-ID
L’e-LAC è stata sviluppata nell’ambito del programma federale e-ID, sotto la responsabilità dell’Ufficio federale di giustizia (UFG) e in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA), l’Ufficio federale dell’informatica e della telecomunicazione (UFIT), l’Associazione dei servizi della circolazione svizzeri (asa) e le sezioni cantonali della circolazione.
Questi progetti pilota hanno lo scopo di testare le soluzioni tecnologiche e raccogliere dati sull’uso di strumenti digitali di identificazione.
Le esperienze raccolte confluiranno direttamente nello sviluppo della futura e-ID statale, oggetto di votazione popolare il prossimo 28 settembre 2025.