Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la quarta seduta ordinaria del 2019 – la 52. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Piattaforma ha discusso lo stato di avanzamento del progetto «Ticino 2020». Dopo la fase consultiva sul rapporto intermedio, la riforma dei rapporti istituzionali fra Cantone e Comuni è giunta a uno snodo cruciale: la variante «sostenibile» individuata dalla direzione di progetto sarà discussa dal Consiglio di Stato nella seduta extra muros di settimana prossima, per poi tornare nel Comitato strategico. L’obiettivo è di giungere a un accordo politico entro il mese di febbraio 2020.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi introdotto la discussione sulla partecipazione degli enti locali al finanziamento dei compiti cantonali, e sull’iniziativa «Per Comuni forti e vicini al cittadino» che chiede una riduzione del contributo di risanamento annuo a favore del Cantone. A questo proposito, i membri della Piattaforma si sono confrontati in merito a un possibile compromesso, che sarà ora approfondito con l’obiettivo di giungere a una soluzione condivisa.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi presentato le misure di politica familiare previste, nell’ambito del Pacchetto sociale approvato dal Governo, per il sostegno alle strutture extrascolastiche e agli asili nido. È stato spiegato che l’attuale quadro legale apre scenari interessanti per i Comuni, che possono predisporre – in proprio o in collaborazione con enti privati – nuovi interventi a favore delle famiglie con bambini, in età prescolastica o già iscritti alla scuola dell’obbligo.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato sulla consultazione, che sarà aperta a breve, sulla modifica delle prassi di applicazione cantonale della Legge federale sull’esercito e sull’amministrazione militare. Per quanto riguarda la gestione dei poligoni di tiro, non è prevista l’introduzione di nuove regole; saranno tuttavia precisate le condizioni per la collaborazione fra i gestori delle strutture e le autorità locali. Il Cantone tornerà inoltre a sussidiare gli interventi di risanamento ambientale, fonico e di sicurezza.
In merito alla riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, è stato infine spiegato che il gruppo di progetto – istituito dal Consiglio di Stato nel gennaio di quest’anno – presenterà entro la fine del mese di gennaio 2020 il proprio rapporto finale. Il Consiglio di Stato prenderà una decisione definitiva entro la fine di febbraio.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 4 marzo 2020.

Comune di Astano: il Governo risponde agli atti parlamentari

Comune di Astano: il Governo risponde agli atti parlamentari

Comunicato stampa

Nell’ultima seduta, il Consiglio di Stato ha risposto alla mozione parlamentare denominata «Comune di Astano: aiutiamolo a uscire dalla crisi con un progetto solido e a lungo termine» presentata il 16 settembre 2019 da Piero Marchesi e cofirmatari. Il Governo sottolinea in particolare che l’aggregazione di Astano, verosimilmente con il nuovo Comune di Tresa – le cui discussioni preliminari sono in corso –, è l’unica soluzione percorribile dall’ente locale malcantonese per risolvere in modo duraturo i problemi finanziari che lo attanagliano.

La risposta del Consiglio di Stato ricorda anzitutto come le disposizioni legislative entrate in vigore nel 2017 abbiano ridato una maggior autonomia ai Comuni nel valutare il tipo e la modalità d’investimento da attuare, rafforzando al contempo l’obbligo di recuperare responsabilmente e nel breve tempo un eventuale disavanzo di bilancio, nell’ottica di prevenire un dissesto finanziario irrecuperabile. La difficile situazione finanziaria del Comune malcantonese ha reso necessario l’intervento del Cantone che ha fissato il moltiplicatore d’imposta del Comune di Astano per l’anno 2019 al 130%.
In quest’ottica, nella propria risposta il Governo sottolinea che l’aggregazione per il Comune malcantonese è l’unica via attualmente percorribile per risolvere a lungo termine i problemi strutturali di cui è oggetto. La Sezione degli enti locali sta fornendo supporto al Comune di Astano, nell’ambito delle sue competenze, per portare a termine un progetto aggregativo in termini ragionevoli e per attuare una serie di misure volte a mitigare la critica situazione finanziaria. A questo proposito, il Consiglio di Stato prende atto con piacere dei primi contatti intercorsi tra i rappresentanti del Municipio di Astano e i Comuni che confluiranno nel futuro Comune di Tresa.
Il Governo, inoltre, tiene a smentire le affermazioni riportate da alcuni organi d’informazione secondo cui una gerenza esterna possa accelerare il processo aggregativo; infatti, la procedura non cambia. Il Consiglio di Stato ritiene per contro che un organo esecutivo in carica possa tutelare maggiormente gli interessi di Astano.
Infine, il Consiglio di Stato assicura che vigilerà attentamente sull’applicazione delle norme legislative entrate in vigore due anni fa, per stimolare responsabilmente l’intervento tempestivo dei Comuni le cui finanze peggiorano in maniera critica ed evitare possibilmente il ripetersi di casi analoghi a quello del Comune di Astano.

(foto: www.astano.ch)

«Aggregarsi è possibile anche senza essere vicini»

«Aggregarsi è possibile anche senza essere vicini»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 13 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Dopo l’appello di Norman Gobbi ai Comuni della regione il sindaco di Locarno prende posizione sulle fusioni comunali.
Per Alain Scherrer non bisogna più concentrarsi sulla contiguità territoriale perché il pericolo è di chiudersi in una morsa «che rischia di soffocarci».

Un salto di pensiero e di velocità. E un taglio netto con il passato. È quanto chiede il sindaco di Locarno, Alain Scherrer, ai Comuni della regione, prendendo posizione dopo l’intervista nella quale il consigliere di Stato Norman Gobbi ha lanciato un appello affinché attorno al Verbano riparta il discorso sulle aggregazioni. Con un invito: quello che siano i Comuni stessi, dopo le numerose prese di posizione negative sui piani cantonali, a suggerire nuove proposte concrete. Era stato peraltro lo stesso Scherrer a rilanciare di recente la tematica, in occasione della presentazione dei preventivi della Città.

Un’unione di capacità
Sulla tematica generale il timoniere di palazzo Marcacci sottolinea che «l’aggregazione di Comuni non è solo un affare “giuridico”, ma è soprattutto una questione di unire competenze e capacità progettuali. Così facendo, riusciremmo ad essere più attrattivi per chi vuole investire nella regione e potremmo fornire impulsi decisivi alla ripresa economica e ai nostri giovani, che stanno combattendo per un futuro migliore». Per Scherrer, poi, «abbiamo bisogno di fare sistema e di concepire questa nuova fase, valorizzando le innovazioni. Ciò si può ottenere solo con l’unione di più Comuni, avendo così un maggior numero di strumenti a disposizione».

Problemi da risolvere assieme
Il direttore del Dipartimento istituzioni aveva però chiesto proposte concrete ai partner locali. In quest’ambito il sindaco di Locarno lancia un accorato e deciso appello «ai Comuni che fino ad oggi hanno mostrato più resistenza al cambiamento», chiedendo loro di «fare una riflessione più profonda, soprattutto alla luce dell’evoluzione delle problematiche non solo a livello ticinese e svizzero, ma anche a livello mondiale. La questione climatica, giusto per fare un esempio, non può essere risolta in modo frammentario».

Un taglio con il passato
Il ministro aveva poi sottolineato come quello verso una fusione comunale debba essere un processo condiviso e non imposto dall’alto. Una posizione che trova favorevole anche Alain Scherrer. «Condivido l’affermazione che un’aggregazione debba “partire dal basso”, ma sappiamo benissimo che “un po’ più in alto” vi sono politici che non incentivano, anzi a volte scoraggiano, chi vuole costruire un futuro differente per i nostri giovani. Dobbiamo dare un taglio al passato: non si può cercare una condivisione di tutti i Comuni della regione e pensare a un unico Comune da Brissago a Gudo. Oggi è una pia illusione. Bisogna invece provare a dare un nuovo impulso alle aggregazioni, studiando un progetto concreto con chi ci crede davvero, anche se il suo Comune non dovesse confinare direttamente con Locarno».

Il nodo zona industriale
Uno dei nodi che ha pesato sulle ultime proposte avanzate dal Cantone è quello della zona industriale sul Piano di Magadino. Una risorsa importante, contigua ai Comuni della zona, ma in buona parte situata su territorio giurisdizionale di Locarno. Nella sua intervista Norman Gobbi invitava a riaffrontare la questione seguendo nuove logiche. Cosa ne pensa il sindaco della Città? «Si mette in dubbio la permanenza della zona industriale nel Comune di Locarno solo perché è separata dal centro della città – afferma Scherrer – ma la vicinanza, come detto prima, non è la chiave di volta della questione. Ciò che conta per portare avanti la regione è la condivisione di competenze, progettualità e di ampie vedute».

Sguardo oltre l’orizzonte
L’idea è insomma quella che, riavviando finalmente il discorso sulle aggregazioni comunali, non siano solamente i confini giurisdizionali a cadere, ma anche una visione ristretta del territorio. L’invito non è solo a staccare lo sguardo dal proprio orticello, ma di alzarlo anche oltre l’orizzonte, per avere una visione il più ampia possibile.
«Se ci limitiamo a ragionare sulla vicinanza, sulla contiguità di territorio – conclude il sindaco di Locarno – , allora ci rinchiudiamo in una morsa, che rischia di soffocarci. Dobbiamo invece essere capaci di guardare oltre, ragionando sulle competenze e gli strumenti a disposizione. Più sono ampi e meglio potremo lavorare».

Un messaggio chiaro, dunque, quello lanciato ai Comuni della regione. Ora non rimane che attendere per scoprire se qualcuno sarà disposto a rispondere in modo positivo.

«Cari Comuni, sulle fusioni non dite no ma siate propositivi»

«Cari Comuni, sulle fusioni non dite no ma siate propositivi»

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 11 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Uno dei temi della campagna elettorale nel Locarnese, rilanciato di recente dal sindaco della Città Alain Scherrer, dovrà giocoforza essere quello delle aggregazioni. La regione è infatti il fanalino di coda del cantone. Ecco cosa dice il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Il Locarnese continua costantemente a perdere terreno rispetto al resto del cantone. Si dice sempre che le fusioni devono partire dal basso, ma qui si è sempre fermi…
«Con il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) il Cantone ha specificato una visione strategica del Ticino nella sua definizione istituzionale, tenendo conto delle opportunità di sviluppo socio-economico delle varie regioni. Il PCA non vuole e non deve essere visto come un’imposizione dall’alto, nella convinzione che i frutti di un’aggregazione possono essere colti solo se vi è la massima condivisione attorno a un progetto (Willens Gemeinde). Ma soprattutto mi preme sottolineare che il PCA vuole essere uno strumento dinamico. La fotografia contenuta in questo Piano corrisponde al ruolo di Comune economico e di servizio precisato a fine anni Novanta, dove criteri quali il recupero di capacità decisionali, rispetto ai compiti sovra comunali, e di forza finanziaria, volta a sostenerne la progettualità, erano gli elementi costitutivi. Negli ultimi anni, però, si è sviluppato un ampio dibattito sul ruolo attuale del Comune, sempre più visto come garante della qualità di vita residenziale. E qui penso in particolare al risultato emerso dal sondaggio commissionato dalla Sezione enti locali alla fine del 2018, dove la grande maggioranza delle persone interrogate ha individuato proprio nella qualità di vita residenziale il motivo principale per il quale scegliere un comune in cui abitare».

Tra le criticità, che hanno ostacolato lo sviluppo della discussione, l’opposizione a una fusione soprattutto con la città di alcune delle località (Muralto, Minusio e Ascona). Si tratta di ostacoli insormontabili?
«Il timore principale avvertito dalle autorità comunali del Locarnese nel corso della consultazione sul PCA è stato quello di pensare che il Cantone potesse arrivare a imporre le aggregazioni. Le risposte sono state sostanzialmente negative. Ma i Comuni spesso non si sono spinti – purtroppo – al di là del rifiuto. Se il Piano cantonale non è condiviso – e posso comprendere benissimo che dal loro punto di vista non lo sia – mi aspetto che i Comuni stessi arrivino ad avanzare proposte concrete. In questo senso perché non pensare, se tutti i Comuni fossero interessati, di definire in maniera partecipativa con il Cantone nuovi confini comunali? Mi piacerebbe che questo messaggio potesse essere colto, consapevole delle difficoltà e del rischio di sovrapposizioni di molte proposte tra loro. Così facendo ci si potrebbe confrontare apertamente per giungere a risultati diversi da quelli previsti dal Piano cantonale, maggiormente aderenti alle volontà locali».

Dunque l’ipotesi del Comune «Lago», con Ascona, Ronco e Brissago, è ancora ipotizzabile?
«A mio parere lo è. E lo dico proprio alla luce della dinamicità che va attribuita al Piano cantonale delle aggregazioni e alla nuova concezione del ruolo del Comune. Ascona, Ronco e Brissago sono tutti improntati principalmente al turismo. Avremmo una comunità che condivide la stessa vocazione e salveremmo delle vere e proprie perle del nostro territorio, garantendo quella qualità di vita residenziale che i cittadini sembrano privilegiare. Grandi vantaggi con alcune controindicazioni, come la difficoltà di recuperare la piena autonomia decisionale su alcuni compiti svolti in collaborazione con altri comuni del Locarnese».

Nelle ultime ipotesi non è mai stata ben chiara la collocazione di Terre di Pedemonte. Vi sono oggi i presupposti per prevederne l’aggregazione con realtà contigue? In tal caso si guarda verso l’agglomerato o verso la Vallemaggia?
«Il PCA definisce le Terre di Pedemonte come un territorio a sé stante. Il Comune, territorialmente e funzionalmente, si caratterizza come snodo delle valli Onsernone e Centovalli, di cui può rappresentare un punto di riferimento con tratti distintivi rispetto all’area urbana. Per questo ritengo che debba continuare a consolidarsi nella forma in cui oggi lo conosciamo. Più in generale ci si può chiedere perché vanno ridefiniti i confini dei Comuni ticinesi. Uno dei criteri principali, se non il primo in assoluto come si è visto dal sondaggio appena citato, è quello di assicurare ai cittadini un’alta qualità di vita residenziale. Se il Comune è responsabile di questo importante fattore allora si può concludere che la sua dimensione non può andare all’infinito, le aggregazioni non essendo fini a se stesse. Senza dimenticare poi tutto il discorso legato alla prossimità, ossia alla capacità delle autorità locali di leggere le aspettative dei cittadini e giungere a risposte puntuali, con efficacia ed efficienza».

Votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Collina d’Oro e Muzzano

Votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Collina d’Oro e Muzzano

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della volontà espressa dalla popolazione di Collina d’Oro e Muzzano, che non ha accettato la proposta di aggregazione tra i due comuni.

Il Dipartimento delle istituzioni riconosce l’esito della consultazione popolare odierna, che segna l’abbandono del progetto fortemente voluto dalle autorità politiche locali.
Già in occasione della consultazione dei comuni sugli orientamenti aggregativi espressi dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), esse avevano auspicato l’inserimento di uno specifico scenario aggregativo del comprensorio, che è stato recepito dal Governo e formalizzato nel PCA presentato lo scorso dicembre al Gran Consiglio.
Alla luce dell’esito della votazione, i due comuni continueranno dunque a operare con l’assetto attuale e rinnoveranno i propri organi in occasione delle prossime elezioni generali comunali dell’aprile 2020.
Il Dipartimento delle istituzioni approfondirà nelle prossime settimane il risultato del voto odierno e presenterà al Governo una proposta di messaggio che definirà l’abbandono definitivo del progetto.

(immagine: www.collinadoro.com)

Comuni e Cantone costruiscono il “Ticino 2020” insieme

Comuni e Cantone costruiscono il “Ticino 2020” insieme

Le considerazioni dopo la nascita di Tresa

Eppur si muove… La grande riorganizzazione istituzionale/territoriale dei Comuni prosegue. Proprio questa settimana il Gran Consiglio ha approvato l’aggregazione dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e… Sessa con la creazione del nuovo comune di Tresa. Storia un po’ particolare quella di questa fusione, con il voto consultivo del dicembre 2018 che aveva visto i cittadini di Sessa dire no al progetto, la conseguente decisione del Governo che coerentemente ha proposta una fusione solo con i tre Comuni che avevano votato sì, la petizione lanciata a Sessa che chiedeva invece di rientrare nel nuovo Comune di Tresa e la successiva scelta del Gran Consiglio – che in ultima analisi decide sulle aggregazioni – di includere Sessa, per un’aggregazione in forma coatta, ma forte delle numerosissime firme raccolte dalla petizione.
Ci avviciniamo così a grandi passi al numero di 100 Comuni in Ticino, quando due decenni fa si era partiti da 245! Sullo sfondo poi vi è il Piano cantonale delle aggregazioni, che prefigura una serie di scenari “ma che potranno vedere la luce – sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – solo se dal basso, ossia tra la cittadinanza interessata, verrà dato l’impulso per intraprendere nuove forme di aggregazioni tra Comuni. Un’impostazione dalla quale il Dipartimento delle istituzioni e il Consiglio di Stato non vogliono transigere, coscienti che il successo per una nuova realtà istituzionale che dovesse nascere sta nel convinto sostegno e dunque impegno dei cittadini coinvolti. Solo se davvero si crede nella bontà di una proposta e nelle opportunità che potrebbero vedere la luce, un’aggregazione porterà ad avere Comuni attivi e dinamici”.
Comuni forti, autonomi e propositivi, come quelli che già sono nati e come quelli che ancora mantengono un buon potenziale, sono alla base di una più ampia riorganizzazione e suddivisione dei compiti tra Cantone e Comuni, in quella riforma che viene denominata Ticino 2020. “Stiamo definendo questa riforma in stretta collaborazione con i Comuni – e qui voglio sottolineare l’ottimo rapporto instaurato tra le parti. Il principio su cui poggia Ticino 2020 e quello di affidare al livello istituzionale più confacente (Comuni o Cantone) i compiti e dunque anche le risorse per svolgere nel miglior modo i servizi che il cittadino richiede, utilizzando al meglio le risorse finanziarie a disposizione. Un’analisi a 360 grandi che rende dinamico – e non vissuto solo a parole – il nostro federalismo. Un lavoro appassionante per le visioni che apporta, ma anche per il certosino impegno necessario a tradurre nella realtà queste visioni.”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Tresa, il nuovo Comune che segna un confine

Tresa, il nuovo Comune che segna un confine

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 ottobre 2019 del Corriere del Ticino

Il Gran Consiglio ha dato il via libera all’aggregazione a quattro nonostante il voto negativo di Sessa, ribaltato da una petizione. Non era mai successo.
Una fusione coatta, ma «sui generis». Così è stata definita in Parlamento l’aggregazione nel nuovo Comune di Tresa anche di Sessa, dove la votazione consultiva per l’unione con Croglio, Monteggio e Ponte Tresa aveva dato esito negativo per una manciata di voti. Ma alla fine una petizione sottoscritta dai cittadini ha avuto un ruolo decisivo nel cambiare il risultato.
Il deputato Omar Balli ha sottolineato: «È una primizia nel panorama delle aggregazioni».

Sessa può abbracciare Tresa
Gran Consiglio decreta la nascita della nuova realtà istituzionale includendo il paese che alle urne aveva detto no. È stata decisiva anche la petizione raccolta dopo la vittoria dei contrari – Adesso in Ticino il Comune più piccolo per estensione è Muralto

C’è stato un battesimo ieri a Palazzo delle Orsoline. Il Gran Consiglio ha dato il via libera alla costituzione del Comune di Tresa, che unirà Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa. Malgrado il voto popolare negativo di Sessa, che ha portato a un’aggregazione coatta, il Parlamento ha accettato la fusione a quattro con 69 sì, 5 no e 14 astenuti. Ad aver annunciato parere positivo sono stati Lega, PLR, PS e Verdi, mentre il PPD si è diviso fra favorevoli e astenuti. No di Più Donne. Ad aprire la discussione è stato Omar Balli (Lega), relatore del rapporto della Commissione Costituzione e leggi, che ha proposto l’aggregazione a quattro. «La maggioranza dei cittadini del comprensorio ha votato a favore e Croglio e Monteggio hanno detto sì pur sapendo che per loro il moltiplicatore d’imposta sarebbe aumentato dall’80% all’85%. Non è da tutti». Questo per dire che il consenso per il progetto di fusione era forte, nonostante il voto negativo di Sessa». Un responso infausto a cui però, ha concluso Balli, «è seguita una petizione pro aggregazione che ha raccolto il 55% degli iscritti a catalogo, cifra che supera i voti contrari nella votazione consultiva: una primizia per le aggregazioni».

«Coatta, ma sui generis»
Dunque è stata una fusione coatta ma «sui generis», come ha ricordato Marco Bertoli (PLR). «L’autodeterminazione è un valore fondamentale, ma non inalienabile. In talune circostanze è giusto privilegiare un bene superiore. La soluzione a quattro ha un pregio maggiore di quella a tre». Invece il PPD al momento del voto si è diviso. Maurizio Agustoni ha affermato che «il nostro partito è convinto della bontà del progetto. Però siamo contrari a qualsiasi fusione coatta per ragioni diverse dall’impossibilità di un Comune di continuare a camminare sulle proprie gambe, che non è il caso di Sessa. Tuttavia da sollecitazioni raccolte sul territorio, abbiamo maturato la convinzione che c’è un sufficiente consenso». Quanto al parere del PS, Nicola Corti ha sostenuto che «questa fusione lascia aperta una possibilità di scelta a chi oggi non sa barcamenarsi per il futuro, cioè le autorità di Astano».

«Garantiremo buoni servizi»
Secondo il democentrista Piero Marchesi, che è anche il sindaco di Monteggio e il principale referente politico del progetto aggregativo, «Tresa saprà garantire buoni servizi, un’amministrazione preparata e una prossimità che, grazie agli sportelli e alle commissioni di quartiere, porterà questi servizi alla popolazione, di cui sapremo cogliere le esigenze».

La medusa di Stephani
Il progetto ha avuto il sostegno anche dei Verdi, espresso in modo irrituale da Andrea Stephani, che ha mostrato la foto di una caravella portoghese. «È una sorta di medusa, che in realtà è un sifonoforo, ovvero non un solo animale, bensì quattro organismi diversi, specializzati e necessari alla sopravvivenza del super individuo». Il parallelismo con Tresa è evidente. Avrà quattro poli (Croglio scuola, Ponte Tresa istituzioni, Monteggio cura del territorio, Sessa cultura e svago). Più Donne invece, per bocca di Tamara Merlo, ha espresso un voto negativo alla fusione coatta, pur sostenendo che avrebbe accettato la proposta del Governo, ovvero la fusione a tre. Ciò nondimeno proprio il consigliere di Stato Norman Gobbi ha ricordato che «comunque il progetto a quattro è nato dal basso, dalla popolazione e non dal Cantone. Inoltre il Tribunale Federale ha confermato che il Gran Consiglio in materia di aggregazioni ha un ampio margine discrezionale, a differenza del Governo».

Si sposta un primato
La nascita di Tresa riduce di tre il numero di Comuni ticinesi (attualmente sono 115). Oltre a ciò, va ricordato che Ponte Tresa era il Comune più piccolo del Ticino per estensione territoriale (0,41 kmq). Il primato ora passa a Muralto (0,62 kmq).

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi di nuovo in visita nei Comuni

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi di nuovo in visita nei Comuni

Comunicato stampa

Partirà dal Comune di Breggia il terzo ciclo di incontri tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i Comuni ticinesi. Durante le diciassette visite si approfondiranno il dialogo, la conoscenza reciproca e due importanti cantieri in corso: la collaborazione tra la Polizia cantonale e le comunali nonché la protezione del minore. Il primo appuntamento è previsto per domani, mercoledì 25 settembre 2019, alle ore 13.30 a Morbio Superiore.

Anche per la legislatura appena avviata il Dipartimento delle istituzioni ha intenzione di promuovere una serie di incontri tra Cantone e Comuni, come già fatto in passato, per un aggiornamento reciproco sulle principali riforme e sui progetti in corso volti a ridefinire i flussi e i compiti tra i due livelli istituzionali. Oltre a un confronto sui grandi cantieri come la riforma Ticino 2020 e il Piano cantonale delle aggregazioni si approfondiranno in particolare il progetto “Polizia ticinese” e la riorganizzazione del settore della protezione del minore. Alle prossime visite, che riprenderanno mercoledì 25 settembre 2019, prenderanno parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, il collaboratore personale del Direttore per le questioni di polizia Luca Bieri e le Autorità comunali. Il primo dei diciassette incontri, che proseguiranno nel corso dell’autunno, è previsto a Breggia, e seguiranno gli appuntamenti con Serravalle, Ascona, Brissago, Melide, Paradiso, Massagno, Vezia, Monteggio, Caslano, Magliaso, Mendrisio, Chiasso, Gordola, Cugnasco, Bellinzona e Lumino. Nel corso del mese di dicembre sarà stilato un bilancio delle visite in un incontro con gli organi di informazione che sarà convocato nei prossimi mesi.

Cevio, sospesa l’aggregazione

Cevio, sospesa l’aggregazione

Da www.rsi.ch/news

Il Governo rimanda il progetto di fusione con i comuni della Val Rovana a causa delle richieste finanziarie

Il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni, ha deciso di sospendere il progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio e di sciogliere la Commissione di studio istituita nel 2016.
Il Governo ha constatato che le richieste finanziarie formulate dalla Commissione sono sensibilmente distanti da quanto può essere ragionevolmente ipotizzato per questa aggregazione.
Dopo il rinnovo dei poteri comunali con le elezioni del prossimo aprile 2020, l’Esecutivo ticinese auspica che i futuri amministratori locali del comprensorio possano attivare nuovamente la procedura sulla base di presupposti più attuabili.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Cevio-sospesa-laggregazione-12143443.html

****

Da www.teleticino.ch
http://teleticino.ch/il-tg/stop-all-aggregazione-cevio-rovana-AI1648031

Il Governo sospende il progetto aggregativo Cevio-Rovana

Il Governo sospende il progetto aggregativo Cevio-Rovana

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni, ha deciso di sospendere il progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio e di sciogliere la Commissione di studio istituita nel 2016. Questo, nell’attesa di poter verificare l’esistenza delle condizioni favorevoli a un accordo, dopo le comunali del 2020.
Nel luglio del 2016 il Consiglio di Stato ha ufficialmente dato avvio al progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio, costituendo la Commissione di studio composta da rappresentanti dei municipi di Bosco Gurin, Campo Vallemaggia, Cerentino, Cevio e Linescio. La Commissione ha allestito un proprio rapporto nel 2018, sottoponendolo per esame preliminare alla Sezione degli enti locali.
Il Governo, preso atto dei contatti nel frattempo intercorsi tra la Commissione e il Dipartimento delle istituzioni, ha constatato che le richieste finanziarie formulate dalla Commissione sono sensibilmente distanti da quanto può essere ragionevolmente ipotizzato per questa aggregazione.
Pur con il riguardo – anche finanziario – che sempre è riconosciuto alle regioni discoste, come concretamente verificabile alla luce delle numerose aggregazioni realizzate, aspettative come quelle finora prospettate in questo caso sono del tutto inconciliabili con un realistico impegno cantonale. La procedura avviata nel luglio 2016 è pertanto sospesa e la Commissione di studio è sciolta, come peraltro richiesto dalla Commissione stessa.
Il Governo auspica che i futuri amministratori locali dei comuni del comprensorio possano attivare nuovamente la procedura sulla base di presupposti più attuabili, dopo il rinnovo dei poteri comunali del prossimo aprile 2020, ritenuto che il percorso aggregativo è in primo luogo nell’interesse delle comunità coinvolte e delle prospettive regionali nel contesto di oggi.

(immagine da www.cevio.ch)