Polizia e tutorie fra le priorità dei Comuni
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 dicembre 2019 de La Regione
I due progetti di riforma sono i temi di discussione con il Dipartimento delle istituzioni
Il progetto ‘Polizia ticinese’ e la futura riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto sono state al centro delle discussioni che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha avuto con i rappresentanti dei 16 Comuni visitati negli ultimi mesi. «Un momento privilegiato di incontro per un aggiornamento reciproco sulle principali riforme e sui progetti in corso volti a ridefinire i flussi e i compiti tra i due livelli istituzionali», ha affermato Norman Gobbi durante un infopoint con la stampa.
Sia il tema della ‘Polizia ticinese’ (un progetto in divenire per definire meglio i rapporti di collaborazione tra la Cantonale e le varie Comunali), sia quello della riorganizzazione del settore tutele e curatele, a detta di Norman Gobbi hanno incontrato il favore delle autorità comunali. Per i Comuni, è emerso dagli incontri, è fondamentale precisare in modo chiaro e complementare ruoli e compiti in materia di sicurezza: al Comune i compiti di ‘prossimità’; al Cantone il coordinamento operativo e tutto ciò che esula dalla ‘prossimità’. Il cantiere polizia è ancora in corso, come è in corso quello di riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione (Arp) anche se si intravvede la direzione in cui si andrà. Come è noto il Consiglio di Stato ha designato nei mesi scorsi un Gruppo di progetto con il compito di ridefinire ruolo e competenze delle strutture pubbliche che si occupano di protezione del minore e dell’adulto. L’intenzione è quella di arrivare a una sorta di cantonalizzazione delle attuali Arp (Autorità regionali di protezione) con uno sgravio finanziario per il Comuni interessati pari a una quindicina di milioni di franchi. Cifre ancora ipotetiche, comunque. Si parla però anche di un abbandono dell’attuale modello amministrativo per arrivarne a uno di tipo giudiziario. All’estero, infatti, le decisioni delle Arp non vengono riconosciute proprio in quanto autorità amministrative. Lo scorso 3 dicembre (cfr. laRegione) Frida Andreotti, capo della Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni, confermava che era allo studio l’istituzione di nuove Preture specializzate su tutto il territorio cantonale e un organo che le coordini. Entro gennaio i due modelli verranno sottoposti al governo.
****
Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 19 dicembre 2019 de Il Quotidiano
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra i Comuni di Magliaso e Caslano
Comunicato stampa
Il Basso Malcantone ha fatto da scenario ad altre due visite nei Comuni del Consigliere di Stato Norman Gobbi; questa volta è stato il turno di Caslano e di Magliaso. I grandi cantieri in corso sono stati nuovamente al centro della discussione: la collaborazione tra la Polizia cantonale e le comunali, la riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto e la riforma «Ticino 2020». La terza serie di incontri si concluderà a Lumino il 18 dicembre 2019.
Hanno avuto luogo lunedì pomeriggio a Caslano e a Magliaso i due incontri tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e le Autorità comunali delle due realtà. All’ordine del giorno dei due appuntamenti i tre grandi cantieri del Dipartimento delle istituzioni: la collaborazione tra la Polizia cantonale e le polizie comunali, la riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto e la riforma «Ticino 2020». Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha tenuto a ribadire che «capire le esigenze dei Comuni serve a completare le riflessioni sulle tre riforme in corso, in modo da poter proporre agli enti locali progetti realizzabili e condivisi. Per questo motivo il dialogo e la trasparenza sono l’ingrediente essenziale per la loro riuscita». Gli incontri hanno avuto luogo in un clima positivo e colloquiale ed entrambi i Municipi hanno sottolineato quanto emerso anche in occasione delle altre visite; si tratta di uno scambio reciproco essenziale per mantenere buoni rapporti tra i due livelli istituzionali. Tutti e due i Comuni auspicano che in futuro anche altri Dipartimenti possano seguire l’esempio del Dipartimento delle istituzioni. Un accento particolare è stato messo sul concetto di polizia di prossimità promosso dall’Associazione delle polizie comunali ticinesi per conto dell’Associazione dei comuni ticinesi attraverso la pubblicazione di un documento. Dalla discussione è emerso che per entrambi i Comuni è necessario mantenere una stretta vicinanza tra i cittadini e le forze di polizia locali per assolvere una serie di compiti specifici; al concetto di prossimità gli enti locali non sono infatti disposti a rinunciare. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi a questo proposito ha tenuto a rassicurare sul fatto che nell’ambito della riforma «Polizia ticinese», il gruppo di lavoro ha tenuto conto sin dall’inizio dell’importanza per le polizie comunali di ricoprire un ruolo di polizia di prossimità nel contesto della sicurezza locale e urbana. Gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane con Mendrisio, Chiasso, Gordola, Bellinzona e Lumino.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni di Ascona e di Brissago
Comunicato stampa
Continua la serie di incontri tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i Comuni ticinesi. All’ordine del giorno degli appuntamenti con i Municipi di Ascona e di Brissago la collaborazione tra la Polizia cantonale, la riorganizzazione del settore della protezione del minore e la riforma «Ticino 2020». Iniziata nel giugno del 2018 a Stabio, la terza serie di incontri proseguirà nelle prossime settimane per concludersi il 18 dicembre a Lumino.
Si sono svolti lunedì scorso i due incontri tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e una delegazione dei Municipi di Ascona e di Brissago. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha rammentato in apertura di entrambi i momenti che «l’obiettivo di questi incontri è quello di rafforzare la collaborazione tra Cantone e Comuni, partendo da un dialogo diretto e trasparente».
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha posto in entrambe le occasioni una serie di domande puntuali per conoscere le aspettative e gli spunti raccolti serviranno a completare le riflessioni delle tre riforme in corso.
Il Comune di Ascona ha ospitato il primo dei due appuntamenti. La discussione è avvenuta in un clima disteso e sereno e i rappresentanti del Municipio presenti hanno potuto esprimere le loro aspettative e le loro preoccupazioni. In particolare, il Sindaco di Ascona Luca Pissoglio ha espresso la disponibilità del Municipio a intavolare un dialogo sui dossier, e ha ribadito il ruolo di prossimità con i cittadini che giocoforza i Comuni devono mantenere sia in materia di sicurezza che per quanto concerne la protezione del minore e dell’adulto.
Dal canto suo il sindaco di Brissago Roberto Ponti ha espresso soddisfazione per questo incontro e auspica che possa fare da apripista a una serie di riunioni anche con altri Consiglieri di Stato.
Gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane con Melide, Paradiso, Massagno, Vezia, Monteggio, Caslano, Magliaso, Mendrisio, Chiasso, Gordola, Cugnasco, Bellinzona e Lumino. Al termine di questa tornata verrà stilato un bilancio in occasione di un incontro informativo con gli organi d’informazione che sarà organizzato prossimamente.
Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni
Comunicato stampa
La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la quarta seduta ordinaria del 2019 – la 52. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.
La Piattaforma ha discusso lo stato di avanzamento del progetto «Ticino 2020». Dopo la fase consultiva sul rapporto intermedio, la riforma dei rapporti istituzionali fra Cantone e Comuni è giunta a uno snodo cruciale: la variante «sostenibile» individuata dalla direzione di progetto sarà discussa dal Consiglio di Stato nella seduta extra muros di settimana prossima, per poi tornare nel Comitato strategico. L’obiettivo è di giungere a un accordo politico entro il mese di febbraio 2020.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi introdotto la discussione sulla partecipazione degli enti locali al finanziamento dei compiti cantonali, e sull’iniziativa «Per Comuni forti e vicini al cittadino» che chiede una riduzione del contributo di risanamento annuo a favore del Cantone. A questo proposito, i membri della Piattaforma si sono confrontati in merito a un possibile compromesso, che sarà ora approfondito con l’obiettivo di giungere a una soluzione condivisa.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi presentato le misure di politica familiare previste, nell’ambito del Pacchetto sociale approvato dal Governo, per il sostegno alle strutture extrascolastiche e agli asili nido. È stato spiegato che l’attuale quadro legale apre scenari interessanti per i Comuni, che possono predisporre – in proprio o in collaborazione con enti privati – nuovi interventi a favore delle famiglie con bambini, in età prescolastica o già iscritti alla scuola dell’obbligo.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato sulla consultazione, che sarà aperta a breve, sulla modifica delle prassi di applicazione cantonale della Legge federale sull’esercito e sull’amministrazione militare. Per quanto riguarda la gestione dei poligoni di tiro, non è prevista l’introduzione di nuove regole; saranno tuttavia precisate le condizioni per la collaborazione fra i gestori delle strutture e le autorità locali. Il Cantone tornerà inoltre a sussidiare gli interventi di risanamento ambientale, fonico e di sicurezza.
In merito alla riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, è stato infine spiegato che il gruppo di progetto – istituito dal Consiglio di Stato nel gennaio di quest’anno – presenterà entro la fine del mese di gennaio 2020 il proprio rapporto finale. Il Consiglio di Stato prenderà una decisione definitiva entro la fine di febbraio.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 4 marzo 2020.
Comune di Astano: il Governo risponde agli atti parlamentari
Comunicato stampa
Nell’ultima seduta, il Consiglio di Stato ha risposto alla mozione parlamentare denominata «Comune di Astano: aiutiamolo a uscire dalla crisi con un progetto solido e a lungo termine» presentata il 16 settembre 2019 da Piero Marchesi e cofirmatari. Il Governo sottolinea in particolare che l’aggregazione di Astano, verosimilmente con il nuovo Comune di Tresa – le cui discussioni preliminari sono in corso –, è l’unica soluzione percorribile dall’ente locale malcantonese per risolvere in modo duraturo i problemi finanziari che lo attanagliano.
La risposta del Consiglio di Stato ricorda anzitutto come le disposizioni legislative entrate in vigore nel 2017 abbiano ridato una maggior autonomia ai Comuni nel valutare il tipo e la modalità d’investimento da attuare, rafforzando al contempo l’obbligo di recuperare responsabilmente e nel breve tempo un eventuale disavanzo di bilancio, nell’ottica di prevenire un dissesto finanziario irrecuperabile. La difficile situazione finanziaria del Comune malcantonese ha reso necessario l’intervento del Cantone che ha fissato il moltiplicatore d’imposta del Comune di Astano per l’anno 2019 al 130%.
In quest’ottica, nella propria risposta il Governo sottolinea che l’aggregazione per il Comune malcantonese è l’unica via attualmente percorribile per risolvere a lungo termine i problemi strutturali di cui è oggetto. La Sezione degli enti locali sta fornendo supporto al Comune di Astano, nell’ambito delle sue competenze, per portare a termine un progetto aggregativo in termini ragionevoli e per attuare una serie di misure volte a mitigare la critica situazione finanziaria. A questo proposito, il Consiglio di Stato prende atto con piacere dei primi contatti intercorsi tra i rappresentanti del Municipio di Astano e i Comuni che confluiranno nel futuro Comune di Tresa.
Il Governo, inoltre, tiene a smentire le affermazioni riportate da alcuni organi d’informazione secondo cui una gerenza esterna possa accelerare il processo aggregativo; infatti, la procedura non cambia. Il Consiglio di Stato ritiene per contro che un organo esecutivo in carica possa tutelare maggiormente gli interessi di Astano.
Infine, il Consiglio di Stato assicura che vigilerà attentamente sull’applicazione delle norme legislative entrate in vigore due anni fa, per stimolare responsabilmente l’intervento tempestivo dei Comuni le cui finanze peggiorano in maniera critica ed evitare possibilmente il ripetersi di casi analoghi a quello del Comune di Astano.
(foto: www.astano.ch)
«Aggregarsi è possibile anche senza essere vicini»
Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 13 novembre 2019 del Corriere del Ticino
Dopo l’appello di Norman Gobbi ai Comuni della regione il sindaco di Locarno prende posizione sulle fusioni comunali.
Per Alain Scherrer non bisogna più concentrarsi sulla contiguità territoriale perché il pericolo è di chiudersi in una morsa «che rischia di soffocarci».
Un salto di pensiero e di velocità. E un taglio netto con il passato. È quanto chiede il sindaco di Locarno, Alain Scherrer, ai Comuni della regione, prendendo posizione dopo l’intervista nella quale il consigliere di Stato Norman Gobbi ha lanciato un appello affinché attorno al Verbano riparta il discorso sulle aggregazioni. Con un invito: quello che siano i Comuni stessi, dopo le numerose prese di posizione negative sui piani cantonali, a suggerire nuove proposte concrete. Era stato peraltro lo stesso Scherrer a rilanciare di recente la tematica, in occasione della presentazione dei preventivi della Città.
Un’unione di capacità
Sulla tematica generale il timoniere di palazzo Marcacci sottolinea che «l’aggregazione di Comuni non è solo un affare “giuridico”, ma è soprattutto una questione di unire competenze e capacità progettuali. Così facendo, riusciremmo ad essere più attrattivi per chi vuole investire nella regione e potremmo fornire impulsi decisivi alla ripresa economica e ai nostri giovani, che stanno combattendo per un futuro migliore». Per Scherrer, poi, «abbiamo bisogno di fare sistema e di concepire questa nuova fase, valorizzando le innovazioni. Ciò si può ottenere solo con l’unione di più Comuni, avendo così un maggior numero di strumenti a disposizione».
Problemi da risolvere assieme
Il direttore del Dipartimento istituzioni aveva però chiesto proposte concrete ai partner locali. In quest’ambito il sindaco di Locarno lancia un accorato e deciso appello «ai Comuni che fino ad oggi hanno mostrato più resistenza al cambiamento», chiedendo loro di «fare una riflessione più profonda, soprattutto alla luce dell’evoluzione delle problematiche non solo a livello ticinese e svizzero, ma anche a livello mondiale. La questione climatica, giusto per fare un esempio, non può essere risolta in modo frammentario».
Un taglio con il passato
Il ministro aveva poi sottolineato come quello verso una fusione comunale debba essere un processo condiviso e non imposto dall’alto. Una posizione che trova favorevole anche Alain Scherrer. «Condivido l’affermazione che un’aggregazione debba “partire dal basso”, ma sappiamo benissimo che “un po’ più in alto” vi sono politici che non incentivano, anzi a volte scoraggiano, chi vuole costruire un futuro differente per i nostri giovani. Dobbiamo dare un taglio al passato: non si può cercare una condivisione di tutti i Comuni della regione e pensare a un unico Comune da Brissago a Gudo. Oggi è una pia illusione. Bisogna invece provare a dare un nuovo impulso alle aggregazioni, studiando un progetto concreto con chi ci crede davvero, anche se il suo Comune non dovesse confinare direttamente con Locarno».
Il nodo zona industriale
Uno dei nodi che ha pesato sulle ultime proposte avanzate dal Cantone è quello della zona industriale sul Piano di Magadino. Una risorsa importante, contigua ai Comuni della zona, ma in buona parte situata su territorio giurisdizionale di Locarno. Nella sua intervista Norman Gobbi invitava a riaffrontare la questione seguendo nuove logiche. Cosa ne pensa il sindaco della Città? «Si mette in dubbio la permanenza della zona industriale nel Comune di Locarno solo perché è separata dal centro della città – afferma Scherrer – ma la vicinanza, come detto prima, non è la chiave di volta della questione. Ciò che conta per portare avanti la regione è la condivisione di competenze, progettualità e di ampie vedute».
Sguardo oltre l’orizzonte
L’idea è insomma quella che, riavviando finalmente il discorso sulle aggregazioni comunali, non siano solamente i confini giurisdizionali a cadere, ma anche una visione ristretta del territorio. L’invito non è solo a staccare lo sguardo dal proprio orticello, ma di alzarlo anche oltre l’orizzonte, per avere una visione il più ampia possibile.
«Se ci limitiamo a ragionare sulla vicinanza, sulla contiguità di territorio – conclude il sindaco di Locarno – , allora ci rinchiudiamo in una morsa, che rischia di soffocarci. Dobbiamo invece essere capaci di guardare oltre, ragionando sulle competenze e gli strumenti a disposizione. Più sono ampi e meglio potremo lavorare».
Un messaggio chiaro, dunque, quello lanciato ai Comuni della regione. Ora non rimane che attendere per scoprire se qualcuno sarà disposto a rispondere in modo positivo.
«Cari Comuni, sulle fusioni non dite no ma siate propositivi»
Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 11 novembre 2019 del Corriere del Ticino
Uno dei temi della campagna elettorale nel Locarnese, rilanciato di recente dal sindaco della Città Alain Scherrer, dovrà giocoforza essere quello delle aggregazioni. La regione è infatti il fanalino di coda del cantone. Ecco cosa dice il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.
Il Locarnese continua costantemente a perdere terreno rispetto al resto del cantone. Si dice sempre che le fusioni devono partire dal basso, ma qui si è sempre fermi…
«Con il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) il Cantone ha specificato una visione strategica del Ticino nella sua definizione istituzionale, tenendo conto delle opportunità di sviluppo socio-economico delle varie regioni. Il PCA non vuole e non deve essere visto come un’imposizione dall’alto, nella convinzione che i frutti di un’aggregazione possono essere colti solo se vi è la massima condivisione attorno a un progetto (Willens Gemeinde). Ma soprattutto mi preme sottolineare che il PCA vuole essere uno strumento dinamico. La fotografia contenuta in questo Piano corrisponde al ruolo di Comune economico e di servizio precisato a fine anni Novanta, dove criteri quali il recupero di capacità decisionali, rispetto ai compiti sovra comunali, e di forza finanziaria, volta a sostenerne la progettualità, erano gli elementi costitutivi. Negli ultimi anni, però, si è sviluppato un ampio dibattito sul ruolo attuale del Comune, sempre più visto come garante della qualità di vita residenziale. E qui penso in particolare al risultato emerso dal sondaggio commissionato dalla Sezione enti locali alla fine del 2018, dove la grande maggioranza delle persone interrogate ha individuato proprio nella qualità di vita residenziale il motivo principale per il quale scegliere un comune in cui abitare».
Tra le criticità, che hanno ostacolato lo sviluppo della discussione, l’opposizione a una fusione soprattutto con la città di alcune delle località (Muralto, Minusio e Ascona). Si tratta di ostacoli insormontabili?
«Il timore principale avvertito dalle autorità comunali del Locarnese nel corso della consultazione sul PCA è stato quello di pensare che il Cantone potesse arrivare a imporre le aggregazioni. Le risposte sono state sostanzialmente negative. Ma i Comuni spesso non si sono spinti – purtroppo – al di là del rifiuto. Se il Piano cantonale non è condiviso – e posso comprendere benissimo che dal loro punto di vista non lo sia – mi aspetto che i Comuni stessi arrivino ad avanzare proposte concrete. In questo senso perché non pensare, se tutti i Comuni fossero interessati, di definire in maniera partecipativa con il Cantone nuovi confini comunali? Mi piacerebbe che questo messaggio potesse essere colto, consapevole delle difficoltà e del rischio di sovrapposizioni di molte proposte tra loro. Così facendo ci si potrebbe confrontare apertamente per giungere a risultati diversi da quelli previsti dal Piano cantonale, maggiormente aderenti alle volontà locali».
Dunque l’ipotesi del Comune «Lago», con Ascona, Ronco e Brissago, è ancora ipotizzabile?
«A mio parere lo è. E lo dico proprio alla luce della dinamicità che va attribuita al Piano cantonale delle aggregazioni e alla nuova concezione del ruolo del Comune. Ascona, Ronco e Brissago sono tutti improntati principalmente al turismo. Avremmo una comunità che condivide la stessa vocazione e salveremmo delle vere e proprie perle del nostro territorio, garantendo quella qualità di vita residenziale che i cittadini sembrano privilegiare. Grandi vantaggi con alcune controindicazioni, come la difficoltà di recuperare la piena autonomia decisionale su alcuni compiti svolti in collaborazione con altri comuni del Locarnese».
Nelle ultime ipotesi non è mai stata ben chiara la collocazione di Terre di Pedemonte. Vi sono oggi i presupposti per prevederne l’aggregazione con realtà contigue? In tal caso si guarda verso l’agglomerato o verso la Vallemaggia?
«Il PCA definisce le Terre di Pedemonte come un territorio a sé stante. Il Comune, territorialmente e funzionalmente, si caratterizza come snodo delle valli Onsernone e Centovalli, di cui può rappresentare un punto di riferimento con tratti distintivi rispetto all’area urbana. Per questo ritengo che debba continuare a consolidarsi nella forma in cui oggi lo conosciamo. Più in generale ci si può chiedere perché vanno ridefiniti i confini dei Comuni ticinesi. Uno dei criteri principali, se non il primo in assoluto come si è visto dal sondaggio appena citato, è quello di assicurare ai cittadini un’alta qualità di vita residenziale. Se il Comune è responsabile di questo importante fattore allora si può concludere che la sua dimensione non può andare all’infinito, le aggregazioni non essendo fini a se stesse. Senza dimenticare poi tutto il discorso legato alla prossimità, ossia alla capacità delle autorità locali di leggere le aspettative dei cittadini e giungere a risposte puntuali, con efficacia ed efficienza».
Votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Collina d’Oro e Muzzano
Comunicato stampa
Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della volontà espressa dalla popolazione di Collina d’Oro e Muzzano, che non ha accettato la proposta di aggregazione tra i due comuni.
Il Dipartimento delle istituzioni riconosce l’esito della consultazione popolare odierna, che segna l’abbandono del progetto fortemente voluto dalle autorità politiche locali.
Già in occasione della consultazione dei comuni sugli orientamenti aggregativi espressi dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), esse avevano auspicato l’inserimento di uno specifico scenario aggregativo del comprensorio, che è stato recepito dal Governo e formalizzato nel PCA presentato lo scorso dicembre al Gran Consiglio.
Alla luce dell’esito della votazione, i due comuni continueranno dunque a operare con l’assetto attuale e rinnoveranno i propri organi in occasione delle prossime elezioni generali comunali dell’aprile 2020.
Il Dipartimento delle istituzioni approfondirà nelle prossime settimane il risultato del voto odierno e presenterà al Governo una proposta di messaggio che definirà l’abbandono definitivo del progetto.
(immagine: www.collinadoro.com)
Comuni e Cantone costruiscono il “Ticino 2020” insieme
Le considerazioni dopo la nascita di Tresa
Eppur si muove… La grande riorganizzazione istituzionale/territoriale dei Comuni prosegue. Proprio questa settimana il Gran Consiglio ha approvato l’aggregazione dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e… Sessa con la creazione del nuovo comune di Tresa. Storia un po’ particolare quella di questa fusione, con il voto consultivo del dicembre 2018 che aveva visto i cittadini di Sessa dire no al progetto, la conseguente decisione del Governo che coerentemente ha proposta una fusione solo con i tre Comuni che avevano votato sì, la petizione lanciata a Sessa che chiedeva invece di rientrare nel nuovo Comune di Tresa e la successiva scelta del Gran Consiglio – che in ultima analisi decide sulle aggregazioni – di includere Sessa, per un’aggregazione in forma coatta, ma forte delle numerosissime firme raccolte dalla petizione.
Ci avviciniamo così a grandi passi al numero di 100 Comuni in Ticino, quando due decenni fa si era partiti da 245! Sullo sfondo poi vi è il Piano cantonale delle aggregazioni, che prefigura una serie di scenari “ma che potranno vedere la luce – sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – solo se dal basso, ossia tra la cittadinanza interessata, verrà dato l’impulso per intraprendere nuove forme di aggregazioni tra Comuni. Un’impostazione dalla quale il Dipartimento delle istituzioni e il Consiglio di Stato non vogliono transigere, coscienti che il successo per una nuova realtà istituzionale che dovesse nascere sta nel convinto sostegno e dunque impegno dei cittadini coinvolti. Solo se davvero si crede nella bontà di una proposta e nelle opportunità che potrebbero vedere la luce, un’aggregazione porterà ad avere Comuni attivi e dinamici”.
Comuni forti, autonomi e propositivi, come quelli che già sono nati e come quelli che ancora mantengono un buon potenziale, sono alla base di una più ampia riorganizzazione e suddivisione dei compiti tra Cantone e Comuni, in quella riforma che viene denominata Ticino 2020. “Stiamo definendo questa riforma in stretta collaborazione con i Comuni – e qui voglio sottolineare l’ottimo rapporto instaurato tra le parti. Il principio su cui poggia Ticino 2020 e quello di affidare al livello istituzionale più confacente (Comuni o Cantone) i compiti e dunque anche le risorse per svolgere nel miglior modo i servizi che il cittadino richiede, utilizzando al meglio le risorse finanziarie a disposizione. Un’analisi a 360 grandi che rende dinamico – e non vissuto solo a parole – il nostro federalismo. Un lavoro appassionante per le visioni che apporta, ma anche per il certosino impegno necessario a tradurre nella realtà queste visioni.”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.