Aggregazioni avanti ma con più libertà

Aggregazioni avanti ma con più libertà

Articolo apparso all’interno dell’edizione di giovedì 12 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Dopo la consultazione il Governo corregge il tiro – Incentivi senza limiti temporali e apertura a progetti alternativi Rimane però la visione di un Ticino a 27 Comuni – Norman Gobbi: «Spazio alle iniziative che nascono dal basso»

La marcia del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) prosegue. L’esito della seconda fase di consultazione con i Comuni, i partiti e le associazioni interessate ha spinto però il Consiglio di Stato a correggere il tiro. Come? Se la visione strategica di un Ticino a 27 rimane, nei prossimi anni agli enti locali e alle iniziative aggregative sarà concessa maggiore libertà. Sì perché rispetto agli scenari presentati nel giugno del 2017, l’Esecutivo – come illustrato ieri a Bellinzona – ha deciso di eliminare alcuni vincoli e di rendere più flessibili gli strumenti a disposizione dei Comuni. Una mossa, questa, che nel Luganese – distretto dal quale si sono levate le voci più critiche – è stata accolta con tiepida soddisfazione.

A riprova della delicatezza del tema, la partecipazione alla seconda consultazione generale – dopo quella del 2013 – è stata importante. «Un esito significativo e soprattutto rappresentativo» ha sottolineato il neocapo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, precisando come a prendere posizione siano stati 97 dei 115 Comuni (corrispondenti al 96% della popolazione). E sempre in questo quadro il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha tenuto a precisare: «Il PCA non è una riforma imperativa. La parola d’ordine è condivisione, dando in particolar modo spazio alle iniziative aggregative che nascono dal basso e che, come dimostra l’esperienza di Bellinzona, si rivelano poi progetti solidi». Non sorprende quindi che tra le proposte sul tavolo ad aver ottenuto maggiori consensi siano state quelle meno invasive rispetto all’agire comunale e viceversa. E ciò nonostante le resistenze regionali più o meno importanti a fronte di quanto delineato a Palazzo delle Orsoline: come risaputo gli scenari aggregativi Luganese e Collina Nord hanno infatti subito sbarramenti trasversali nei Comuni interessati, alla stregua delle entità Locarnese e Mendrisiotto. «Anche se – ha rilevato Della Santa – quando 20 anni fa è stato dato avvio ai primi processi aggregativi, i mal di pancia furono gli stessi. Oggi possiamo però affermare che gran parte degli scenari di allora è diventata realtà».

A disposizione aiuti per 74 milioni
Ma torniamo agli strumenti messi in campo dall’Esecutivo per spronare gli enti locali a unire le forze. Bellinzona ha ingranato la retromarcia soprattutto su due misure. Non condivisa da oltre il 50% dei rispondenti alla consultazione, la limitazione degli incentivi finanziari a sei anni è stata scartata. «Così da eliminare la pressione temporale a quei progetti pronti a germogliare dal basso», ha indicato Della Santa. Da Gobbi è tuttavia giunto un monito: «È vero, il credito quadro unico da 120 milioni è messo a disposizione senza termini temporali. Ma evidentemente, nell’ottica di allettare la realizzazione di un progetto aggregativo, resta valido il principio del “chi prima arriva meglio alloggia”». Sì perché dedotti i contributi già decisi, a oggi sono 73,8 i milioni sfruttabili dai Comuni. E a proposito di soldi, il Governo ha proceduto a stralciare anche i collegamenti tra il rispetto del PCA e la partecipazione al sistema di perequazione, mentre la chiave di riparto dei contributi finanziari verrà definita di volta in volta a seconda delle specificità delle località interessate.

Sulle modalità di concretizzazione del piano, dalla consultazione sono invece arrivate diverse conferme ma anche nuove aperture. Innanzitutto resta intatta la possibilità di attuare gli scenari aggregativi in più tappe. «Cruciale, in un progetto che non vuole essere calato dall’alto, sarà dunque la volontà di autodeterminazione comunale e popolare» ha affermato Gobbi. Da qui il parziale dietrofront del Governo sulle proposte di aggregazione sostanzialmente divergenti dal PCA. Queste – a differenza delle intenzioni iniziali e vista la posizione dei Comuni – verranno esaminate e avviate a condizione che ciò non implichi ricadute rilevanti sugli altri scenari. E in merito è stato fatto l’esempio di un’ipotetica micro-aggregazione tra Muralto e Orselina. È inoltre stata confermata, seppur in via eccezionale, l’ammissione di aggregazioni tra Comuni non contigui. In ogni caso, ed è l’ultima misura avanzata dall’Esecutivo e accolta dai Comuni, non andrà indetta una votazione cantonale con lo scopo di attuare nel suo insieme del PCA. «Che rimane uno strumento strategico in mano alla politica, ma con il quale non si vuole fare alcuna imposizione», ha ribadito Gobbi.

I prossimi passi
L’intenzione del Consiglio di Stato è quella di dare luce verde al progetto definitivo dopo l’estate. Il messaggio dovrà poi ricevere l’avallo del Gran Consiglio. A tal proposito è stato ricordato come risulti ancora in sospeso l’iniziativa popolare della Vpod che chiede un Ticino suddiviso in 15 Comuni. La decisione del Parlamento, che aveva ritenuto irricevibile il testo, è in mano al Tribunale federale.

Intervista all’interno de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10292840

Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Un Ticino forte con comuni solidi

Il Consiglio di Stato, sulla base dell’istanza congiunta dei Municipi di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio del 21 novembre scorso, ha deciso di istituire una commissione, composta dai sindaci e dai segretari comunali dei comuni, incaricata di elaborare un rapporto per l’aggregazione della Val Mara. Tra i comuni non figura Bissone, che ha deciso di non aderire a questo progetto.

I quattro comuni hanno ora l’opportunità di impegnarsi spontaneamente per la creazione del nuovo comune denominato “Val Mara”, ricalcando l’orientamento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un modo di procedere che consente di lavorare con maggiore libertà e con tempistiche più ampie, trattandosi di un progetto aggregativo spinto dal basso, ovvero promosso dai singoli comuni che mostrano il desiderio di unirsi senza l’imposizione dalle autorità cantonali. Queste ultime restano però sempre a disposizione per un supporto specialistico.
La collaborazione tra le parti è certamente un’ottima premessa per la buona riuscita di un processo che necessità di parecchi consensi.

Un’aggregazione per opportunità
Contrariamente ad altri progetti d’aggregazione necessari per sostenere i comuni non più in grado di far fronte ai compiti amministrativi e alle necessità finanziarie, con questa aggregazione si vuole cogliere l’opportunità di ammodernare e consolidare l’offerta di servizi al Cittadino.

Sono certamente felice che lo scenario auspicato dalle persone attive all’interno dei comuni della Val Mara rappresenti, in buona sostanza, la linea tracciata dal PCA. Questo significa che le aggregazioni già portate a termine hanno inciso positivamente sulla sensibilità della gente e sul territorio, creando il bisogno di ulteriori processi aggregativi per convivere con i cambiamenti della società che incidono anche sulle istituzioni più vicine ai cittadini.

I comuni che hanno deciso di confrontarsi con il processo aggregativo possono essere considerati simili per loro capacità di offrire una qualità di vita soddisfacente alla popolazione, con la messa a disposizione di numerosi servizi in una zona a forte vocazione residenziale, pure apprezzata per la sua proposta turistica, favorita dalla collocazione geografica tra il lago Ceresio e il Monte Generoso.

La ricerca di maggiore autonomia
Con questa scelta, è però chiara la volontà di rendersi ancora più autonomi e di garantirsi, con una dimensione più rilevante e un’organizzazione comunale più strutturata, una maggiore capacità decisionale. E ciò, senza perdere le peculiarità che caratterizzano questi territori, che a nord sentono la prossimità della Città di Lugano e a sud la vicinanza del Magnifico Borgo di Mendrisio.

L’obiettivo è quindi quello di dare maggiore potere a delle realtà già autonome a livello amministrativo, che vogliono però potenziare la propria struttura e offerta, incrementando la progettualità per predisporre un comune moderno e soprattutto solido, che sappia soddisfare le aspettative e i bisogni quotidiani della gente.

Ed è questo anche l’obiettivo del Piano cantonale delle aggregazioni, che disegna – con la partecipazione di tutti i Comuni e attori interessati – un Ticino moderno in modo da garantire un assetto istituzionale adeguato per affrontare le sfide future, tanto a livello cantonale come nel contesto nazionale e transfrontaliero.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono convinto che il Comune “Val Mara” saprà proporre alla popolazione delle prestazioni di qualità e diventare un importante interlocutore per il Cantone. Le motivazioni che animano i promotori di questa aggregazione consentiranno di raggiungere risultati concreti in tempi ragionevoli. E questo nell’interesse dei cittadini coinvolti che
potranno vivere in un contesto al passo con i tempi.

 

“Verzasca”: un comune unico che valorizza un’intera valle

“Verzasca”: un comune unico che valorizza un’intera valle

Lo scorso 31 gennaio il Consiglio di Stato ha approvato la proposta per la creazione del nuovo Comune denominato “Verzasca”, derivante dall’aggregazione fra Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori di Valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo. Il Governo ha fissato per il prossimo 10 giugno la data della votazione consultiva: in caso di esito favorevole, il nuovo Comune sarà operativo in concomitanza con le Elezioni cantonali della primavera 2020.

Le aggregazioni nelle Valli 
Le esperienze finora maturate con le aggregazioni nelle Valli risultano molto positive: ecco quindi finalmente giunto il momento per i cittadini Verzaschesi di dotarsi di un nuovo Comune, solido nella sua struttura e nella fornitura di servizi, in un territorio esteso e fragile come in altre zone periferiche.
Le piccole realtà comunali sono sempre più confrontate con la difficoltà di trovare le persone disposte ad occuparsi di politica locale e di disporre delle risorse necessarie per assolvere i compiti loro attribuiti, con il rischio di indebolire ulteriormente una situazione di per sé già precaria invece di poter fornire impulsi utili e proattivi nell’interesse dell’intera regione.
L’aggregazione del comparto limitato alla sola Valle risponde agli obiettivi cantonali in materia di riforma dei Comuni, permettendo di costituire un’unica entità istituzionale con una popolazione complessiva comunque di soli 850 abitanti, ma contraddistinta da caratteristiche territoriali e funzionali omogenee sull’intero comprensorio.
Il nuovo Comune dovrà inoltre avere la forza di assumere un ruolo trainante coinvolgendo tutti gli attori presenti sul territorio, sia pubblici che privati.

Le risorse quali ricchezza
La sfida sarà quella di impiegare le risorse per concretizzare tutte quelle iniziative utili a rafforzare l’attitudine del comprensorio, basata sulla qualità di vita, l’attrattività residenziale e turistica, valorizzandone il paesaggio e la storia e promuovendone i progetti di sviluppo territoriale con ricadute a favore dell’economia locale.
Il nuovo Comune dovrà quindi rispondere in modo efficace e puntuale ai bisogni della popolazione .
Per la nascita del Comune “Verzasca”, il Consiglio di Stato ha confermato la volontà di sottoporre al Gran Consiglio un messaggio che prevede contributi finanziari complessivi per 18 milioni di franchi, di cui circa 1,3 milioni quale indennizzo a favore del futuro Comune di Lavertezzo rispettivamente 0,5 milioni di quello di Cugnasco-Gerra. A Lavertezzo è inoltre previsto un ulteriore contributo di 2,6 milioni di franchi quale risanamento della frazione del Piano.

Un Ticino competitivo per le sfide future
Con il mio Dipartimento e con questo approccio, intendo consolidare il Ticino moderno in modo da garantire un assetto istituzionale vieppiù al passo con i tempi.
Questa visione diventerà realtà solo se fondata su Comuni solidi e soprattutto autonomi. Non possiamo più permetterci un Ticino frazionato, litigioso e legato a ormai superati campanilismi.
Le aggregazioni comunali non annullano le ricchezze date dalle piccole peculiarità (che al contrario vengono maggiormente valorizzate) e non  cancellano le realtà locali, ma servono a rendere più consistenti e strutturati i comuni nel loro ruolo di motori dello sviluppo cantonale.
Il Cantone, per affrontare le sfide future nel contesto federale e transfrontaliero deve essere ben strutturato.
Dobbiamo portare avanti il progetto del Ticino di domani, così come si prevede nel Piano cantonale delle aggregazioni.
Un Cantone equilibrato, in grado di rafforzare le proprie realtà urbane e periferiche, le sue particolarità e le sue ricchezze storiche, culturali e naturalistiche.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni sono convinto che il Comune “Verzasca” saprà fornire servizi di qualità alla gente, promuovere progetti e idee che diano un nuovo valore aggiunto all’intera Valle.
I Verzaschesi, con la caparbietà e la tenacia che li contraddistingue, questa volta sapranno cogliere – ne sono certo – l’importante opportunità.

Professionisti della politica?

Professionisti della politica?

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 gennaio del Giornale del Popolo.

Il voto del 21 gennaio sugli onorari dell’esecutivo di Bellinzona e l’analisi tecnica di Elio Genazzi.

Secondo il capo della Sezione enti locali, gli amministratori comunali, seppur retribuiti, dovrebbero mantenere un profilo di servizio pubblico

Sul referendum del 21 gennaio a Bellinzona, che riguarda sostanzialmente gli emolumenti dei municipali (art. 91) abbiamo sentito il parere di Elio Genazzi, responsabile della Sezione enti locali del Dipartimento istituzioni, il dirigente cantonale che più di tutti in questi anni ha seguito i processi aggregativi e i rapporti con le amministrazioni locali.

È sempre più difficile nelle amministrazioni locali trovare persone disposte ad assumersi responsabilità con una retribuzione che definiremmo simbolica. È il caso di rivedere in chiave professionistica il ruolo di amministratore comunale?
Occorre innanzitutto premettere che amministrare un Comune è oggi ben più complesso di non quanto non lo fosse nel passato. L’amministratore comunale è infatti confrontato con un quadro legislativo molto più denso ed articolato, dovuto non tanto ad una burocratizzazione della politica, quanto piuttosto alle esigenze di una società sempre più complessa ed esigente. Al politico è di conseguenza richiesta una sempre maggiore preparazione. Dalla politica d’intuito si è passati alla politica basata sulla competenza, anche tecnica, che impone ai membri degli esecutivi comunali una conoscenza sempre più approfondita della materia e delle procedure, sempre più complesse e intricate. In altre parole la sola vocazione, seppur indispensabile, non è oggi più sufficiente. Per quanto le aggregazioni comunali abbiano permesso ai Comuni di dotarsi di amministrazioni sempre più organizzate e performanti, la responsabilità ultima sulle decisioni e sulle procedure permangono al politico, al quale, rispetto al passato, non è tuttavia più concesso di commettere errori. Senza dimenticare che accanto all’assunzione della responsabilità di governo ai politici è richiesto un ruolo importante di rappresentanza e di relazione con il cittadino, fonte di un impegno non indifferente. Per sua natura, si tratta di una questione ricorrente in tutti i Comuni, a maggior ragione si pone in quelli più popolosi. Ma il vero problema è sapere quanto tempo sindaci e municipali debbano effettivamente dedicare alla loro carica e, soprattutto, se quest’ultima consente loro di normalmente svolgere ancora una professione, tale da rendere sostenibile il proprio impegno politico anche da un punto di vista finanziario personale e famigliare. È fuor di dubbio che il tempo da dedicare alla politica è rilevante; ciò pone tutta una serie di problemi sia nel caso del libero professionista che dello stipendiato. In definitiva è una delle cause per cui molti potenziali candidati rinunciano a mettersi a disposizione per gli esecutivi. Si tratta di un dettaglio, che non va affatto sottovalutato e di cui i cittadini debbono tener conto. Si tenga inoltre presente che il membro di Municipio assume la sua carica nell’ambito di una elezione. Il suo rapporto con il Comune non è perciò assimilabile ad un contratto di lavoro, bensì ad un mandato a scadenza quadriennale. In realtà si tratta di un patto di fiducia con la cittadinanza, che non può essere condizionato da regole riguardanti il tempo e la qualità del lavoro da svolgere. Se così non fosse svaluteremmo completamente il senso del far politica.

Quali sono, a suo parere, i limiti di una politica di militanza e, invece, di un professionista della politica?
Dato per scontato che il tempo richiesto ad un municipale è generalmente molto, è importante oltre che corretto che l’attività politica non divenga un aggravio eccessivo, non più sopportabile dal punto di vista finanziario. Di conseguenza, se il tempo messo a disposizione non impone una sostanziale riduzione dell’attività lavorativa – ciò che rimane il caso in un Comune piccolo – è pensabile che l’emolumento rimanga un’indennità simbolica, tipica della politica di milizia. Quando per contro l’impegno diviene importante e va ad incidere sulla normale attività professionale, s’impone un riconoscimento finanziario più corposo, a remunerazione di dispendio di tempo e risorse che di fatto corrisponde ad un’attività a tempo parziale, se non a tempo pieno. Va inoltre considerato che la rinuncia parziale o totale alla propria attività lavorativa, in caso di mancata rielezione, tanto più per il lavoratore dipendente, comporta un non facile riaggancio alla vita professionale. È perciò illusorio ritenere che i gravosi impegni di un municipale e di un sindaco, possano essere svolti esclusivamente a titolo accessorio e retribuiti come tali. In quest’ordine di cose occorre inoltre porsi la questione se la retribuzione del membro dell’esecutivo debba o meno contemplare, oltre alla partecipazione, peraltro obbligatoria al primo pilastro (AVS/AI/IPG), una copertura pensionistica legata anche al secondo pilastro (cassa pensione). Buona parte delle Città svizzere, compresa Lugano, lo prevedono; la proposta in votazione a Bellinzona il prossimo 21 gennaio, no. Per quanto raramente messo in evidenza nel dibattito in corso, si tratta di un dettaglio non trascurabile, che ridimensiona peraltro verso il basso di un buon 20-25% l’entità degli onorari resi noti, poiché impone al sindaco e ai municipali di assicurare autonomamente, ad esempio attraverso la stipulazione di un terzo pilastro, la propria previdenza.

Si potrebbe definire un tetto (abitanti, bilancio, ecc.) per passare da onorario a “stipendio” di municipali e sindaco?
Credo fermamente che le condizioni di fissazione e l’entità degli emolumenti da attribuire al sindaco e ai municipali debbano rimanere una prerogativa legata all’autonomia dei singoli Comuni. Anche negli altri Cantoni svizzeri, per quanto mi sia stato possibile verificare, la scelta è demandata ai Comuni e non vi sono vincoli cantonali. Diversi Comuni svizzeri, in particolare, a partire da un certo grado di professionalizzazione parziale elevata, si chinano agli aspetti pensionistici con specifiche norme di regolamento.

C’è la possibilità di introdurre una formula mista, magari con un’indennità di perdita di guadagno per l’a mm i n i s t rato re pubblico?
Dal mio osservatorio non credo che la proposta di indennizzare la perdita di guadagno del singolo municipale, formulata nel corso del dibattito, possa costituire una soluzione adeguata. La stessa non farebbe altro che banalizzare la carica, rendendo ingiustizia per coloro che svolgono un’attività professionale meno remunerata. In fondo il ruolo di municipale comporta una pari dignità, pari compiti e responsabilità per tutti gli eletti.

Ci sono altri Comuni in Ticino che hanno avanzato ipotesi di professionalizzare la politica?
Gli onorari riconosciuti al sindaco ed ai municipali di Lugano (circa 63.000 abitanti) sono già assimilabili ad una professionalizzazione parziale della carica. Negli altri Comuni del Cantone, gli onorari sono per lo più commisurati alla loro grandezza, fatta eccezione per Mendrisio, i cui onorari sono più bassi.

Pubblicato il concorso per il Capo della Sezione degli enti locali

Pubblicato il concorso per il Capo della Sezione degli enti locali

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni informa che quest’oggi è stato pubblicato il bando di concorso per la sostituzione dell’attuale Capo della Sezione degli enti locali, Elio Genazzi, che dal 1. aprile 2018, beneficerà del pensionamento.

La Sezione degli enti locali, composta dall’Ufficio amministrativo e del contenzioso, da quello della gestione finanziaria nonché dagli ispettorati dei patriziati e dei consorzi, si occupa della vigilanza amministrativa e finanziaria su Comuni, Patriziati e Consorzi comunali. Grazie alla sezione è possibile migliorare continuamente il rapporto tra lo Stato e il cittadino così come pure tra gli enti locali e il Cantone.

Il nuovo responsabile avrà il compito di portare avanti i progetti strategici avviati in ambito comunale ovvero il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020. Una funzione chiave, che contribuirà in prima persona a disegnare la futura nuova organizzazione comunale e regionale del nostro Cantone. Oltre a ciò, dovrà assicurare la direzione della Sezione, coordinare l’attività della piattaforma che regola i rapporti tra il Cantone e i Comuni, gestire i cantieri aggregativi, così come presiedere e partecipare a gruppi di lavoro e commissioni cantonali e federali nonché intrattenere i rapporti con gli uffici del Cantone e della Confederazione.

Per svolgere questo ruolo si cerca una persona di cittadinanza elvetica con una formazione accademica conseguita presso un’università svizzera, preferibilmente in economia o in diritto, e con una pluriennale e riconosciuta esperienza in ruoli dirigenziali nonché con una comprovata conoscenza della gestione di progetti. Deve conoscere a fondo la legislazione e l’organizzazione dei Comuni e della realtà dell’Amministrazione cantonale. Deve possedere buone capacità decisionali, di analisi e di sintesi, nonché buone competenze relazionali e comunicative nelle lingue nazionali.
Il dettaglio dei compiti e dei requisiti sono pubblicati nel bando di concorso.

Per i concorsi valgono le condizioni generali in vigore nell’Amministrazione cantonale. Ulteriori dettagli, come le modalità di partecipazione, sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi.

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione inoltrata dai Municipi di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.

Dando seguito all’istanza di aggregazione sottoscritta il 15 maggio 2017 dai quattro Municipi dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio che allestirà lo studio di aggregazione del comprensorio ai sensi della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.

Il Governo valuta positivamente l’iniziativa promossa dai quattro Comuni in vista di un consolidamento istituzionale, ritenuta la vocazione territoriale del comparto della Valle della Tresa e le numerose interrelazioni già oggi esistenti al suo interno. La proposta si inserisce peraltro in modo coerente nel comprensorio Malcantone Ovest definito nel progetto di Piano cantonale delle aggregazioni.

La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

  • per il Comune di Croglio membro Margherita Manzini, Sindaca  (supplente Roberto Ghiazza, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Monteggio membro Piero Marchesi, Sindaco (supplente Mauro Zoccatelli, Municipale)
  • per il Comune di Ponte Tresa membro Daniel Buser, Sindaco (supplente Rinaldo Marchesi, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Sessa membro Sergio Antonietti, Sindaco (supplente Giuliano Zanetti, Vice Sindaco)

I Comuni hanno concordato tra loro che il coordinamento dei lavori venga assunto dal Comune di Monteggio. La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

La Commissione è stata invitata a presentare il proprio rapporto al Consiglio di Stato entro il 31 dicembre 2017.

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Da CdT.ch | Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha invitato i 13 Esecutivi aggregandi a non prendere decisioni che possano vincolare a oltranza il futuro Comune

BELLINZONA – «È oltremodo importante che i Municipi, in questo delicato frangente, siano attenti a non prendere decisioni che in qualche modo abbiano a vincolare ad oltranza la nuova entità comunale, condizionandone in misura eccessiva il futuro margine d’azione. Dobbiamo a questo proposito constatare che non sempre tale cautela è stata pienamente ossequiata e in alcuni casi abbiamo riscontrato delle situazioni che possiamo definire limite». A scriverlo in una lettera indirizzata ai Municipi che a breve daranno vita alla Nuova Bellinzona sono il consigliere di Stato Norman Gobbi e il capo della Sezione enti locali Elio Genazzi. La lettera è del 10 febbraio: ne siamo venuti a conoscenza dopo che ieri lo stesso Gobbi ne ha accennato durante la festa leghista a Giubiasco. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha così chiesto agli Esecutivi il rispetto degli impegni presi, ricordando che il Governo può, se necessario, annullare risoluzioni controproducenti.

http://www.cdt.ch/ticino/bellinzona/172880/nuova-bellinzona-municipi-occhio

“Da Vismara accuse fuori luogo”

“Da Vismara accuse fuori luogo”

Gobbi replica al sindaco di Paradiso che grida al complotto: “Non sono stato io ad annullare le elezioni”

“Le accuse del sindaco di Paradiso sono gratuite, infondate e fuori luogo.”

Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, da noi contattato, replica alle dichiarazioni del sindaco di Paradiso Ettore Vismara, che ha accusato lo stesso consigliere di Stato e il sindaco di Lugano Marco Borradori di aver annullato le elezioni comunali dello scorso mese di aprile nell’ambito di un complotto per forzare il suo Comune ad aggregarsi con Lugano (vedi articolo suggerito).

“Voglio ricordare che a stabilire l’annullamento delle elezioni comunali è stato il Tribunale amministrativo cantonale e non il mio Dipartimento” prosegue Gobbi. “Come tutti sanno la separazione dei poteri nel nostro Paese è sacrosanta. Nel Comune luganese si sono verificati gravi errori di procedura che hanno portato alla decisione del TRAM di invalidare l’elezione. Un fatto grave che ha intaccato un principio fondante della nostra democrazia: la sacralità del voto.”

Il consigliere di Stato ricorda poi che, peraltro, “il Municipio di Paradiso non ha inoltrato ricorso al Tribunale federale sulla decisione emessa dall’Autorità giudiziaria cantonale.”

“Le accuse del sindaco lasciano quindi il tempo che trovano” dichiara Gobbi. “Si tratta evidentemente di uno sfogo personale.”

“Vismara ha mischiato il discorso delle elezioni da rifare con i progetti aggregativi” afferma ancora il direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Si tratta di una visione, quella delle aggregazioni, che abbiamo presentato nuovamente nei mesi scorsi ai Comuni degli agglomerati urbani del Luganese, del Mendrisiotto e del Locarnese per riaccendere il dibattito e sentire la loro opinione. Si tratta – come ho già detto più volte – di tracciare le basi per definire il Ticino di domani, un Ticino che sia competitivo e pronto a raccogliere le sfide future che si presenteranno.”

“Ma l’ultima parola” sottolinea in conclusione Gobbi, “non sarà la mia o quella dei sindaci: saranno le cittadine e i cittadini del nostro Cantone ad esprimere come previsto dal nostro sistema democratico.”

Da Ticinonews del 9 gennaio 2017

 

La Sezione degli enti locali incontra il Municipio di Paradiso

La Sezione degli enti locali incontra il Municipio di Paradiso

Dopo l’annullamento dei risultati delle ultime elezioni comunali per il Comune di Paradiso, la Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni si è incontrata oggi con il Municipio della località luganese; la riunione ha consentito di chiarire il margine di manovra del quale gli attuali organi comunali disporranno fino alle nuove elezioni, previste per il 2 aprile 2017.

Come noto, lo scorso 29 novembre il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato i risultati delle elezioni del 10 aprile 2016 nel Comune di Paradiso; la sentenza ha inoltre stabilito che gli attuali Municipio e Consiglio comunale – nell’attesa di nuove elezioni – dovranno limitarsi ad atti di ordinaria amministrazione.

L’incontro odierno fra la Sezione degli enti locali e il Municipio si è quindi concluso con un accordo sul fatto che gli attuali organi comunali non potranno adottare decisioni di rilevanza politica; non saranno in particolare decisi e votati nuovi investimenti, né messaggi municipali che riguardino la legislazione comunale o il Piano regolatore. Eventuali eccezioni potranno essere prese in considerazione solo in casi di urgenza, da concordare con la Sezione degli enti locali. Ciò considerato, anche le decisioni prese dal Consiglio comunale nella seduta del 15 novembre 2016, non ancora cresciute in giudicato, saranno tenute in sospeso.

I preventivi per l’anno 2017 saranno per contro votati, considerando come – in linea di principio – il Municipio potrà in ogni caso operare solo per le spese la cui base legale è prevista da leggi, regolamenti, statuti e altre normative superiori. Entro il prossimo 31 maggio sarà poi stabilito anche il moltiplicatore politico d’imposta per l’anno 2017: la proposta sarà sottoposta al Legislativo dal nuovo Municipio, una volta effettuate le nuove elezioni comunali.

Paradiso: Tutto da rifare, elezioni annullate

Paradiso: Tutto da rifare, elezioni annullate

Dal Corriere del Ticino | Norman Gobbi «È stata intaccata la sacralità del voto» – Il direttore del Dipartimento delle istituzioni è categorico: «La sentenza non sembra lasciare grandi margini d’appello»

Il caso di Paradiso rappresenta un unicum nel Ticino moderno. Che idea si è fatto, leggendo la decisione del Tribunale amministrativo, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi? «La sentenza – ci spiega – non sembra lasciare grandi margini d’appello anche se non sta a me giudicare un’eventuale ricorso del Municipio di Paradiso al Tribunale federale». Gobbi sottolinea comunque come il Cantone aveva dato indicazioni chiare ai Comuni prima dell’appuntamento elettorale. «Abbiamo organizzato varie serate informative e anche realizzato un vademecum su come gestire i problemi. Ciò nonostante in alcuni Comuni sono state riscontrate mancanze da considerare comunque più che altro come delle bagatelle. Evidentemente quella di Paradiso è una situazione diversa. Si sono palesati gravi errori di procedura che hanno inficiato l’elezione e intaccato quella che secondo me è la cosa più importante in una democrazia: la sacralità del voto. Non si può vivere nel dubbio, leggendo la sentenza, che ci siano state crasse violazioni delle indicazioni cantonali». Un caso unico, si diceva, che comporta anche l’obbligo per il Municipio di limitarsi a portare avanti la semplice gestione corrente del Comune. E, essendo appunto un caso unico, non è ancora neppure completamente chiaro cosa questo significhi e chi deciderà cosa è gestione corrente e cosa no. «In realtà – spiega Gobbi – la sentenza mette dei paletti chiari: l’attività deve essere ridotta al minimo e la progettualità rallentata o fermata. E significa anche analizzare i messaggi già votati». La Sezione enti locali sarà dunque chiamata ad accompagnare il Comune in questo periodo. Ma il Municipio non potrà neppure concedere licenze edilizie? «Questo rientra nell’ordinarietà amministrativa trattandosi di decisioni tecniche più che politiche». «Una situazione analoga – spiega Elio Genazzi, responsabile proprio degli Enti locali – vale anche per i Comuni che non consegnano i preventivi. Situazioni simili, sì, anche se alla base ci sono motivi molto diversi». Per delle nuove elezioni a Paradiso si è valutata la data del prossimo 2 aprile (in concomitanza con le elezioni per la Grande Bellinzona e per il Comune di Riviera), ipotesi che ha però perso peso visto il ricorso del Municipio a Losanna.