Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Dal Corriere del Ticino del 9 giugno 2016, un articolo a cura di John Robbiani

Norman Gobbi presenta in anteprima ai municipali del Luganese il progetto «Ticino 2020» L’obiettivo è riformare radicalmente entro un anno la ripartizione degli oneri e dei compiti

Il Governo e in particolare il Dipartimento delle istituzioni l’avevano più volte annunciato e ventilato per rispondere anche alle sempre più vigorose critiche provenienti dai Municipi ticinesi in merito al ribaltamento degli oneri e dei compiti dal Cantone ai Comuni. Ora il progetto «Ticino 2020» ha un volto. Ieri il consigliere di Stato Norman Gobbi, a margine dell’assemblea dell’ente regionale di sviluppo del Luganese, ha presentato in anteprima il progetto e lo ha fatto rivolgendosi proprio ai municipali del Distretto che, probabilmente, più di tutti in Ticino hanno accusato il Governo di «sbolognare» alle amministrazioni locali costi e compiti eccessivi in nome del risanamento finanziario cantonale. Gobbi è partito da una constatazione: «Si assiste a un lento deterioramento del federalismo elvetico nei rapporti fra Cantone e Comuni».

Strategia in cinque punti

Un deterioramento a cui, appunto, «Ticino 2020» vuole dare un freno con una strategia in 5 punti. Il primo prevede una riorganizzazione territoriale dei Comuni (e dunque la riattivazione del Piano cantonale delle aggregazioni). Questo perché, secondo Gobbi, «in Ticino esistono Comuni molto diversi e non tutti sono in grado di svolgere gli stessi compiti». Il ministro ha fatto l’esempio di Corippo (12 abitanti) e di Lugano (69.000) e ha lasciato intendere che un rafforzamento dei Comuni rappresenta la base dell’intero progetto. Il secondo punto riguarda il riordino dei compiti e dei flussi, cui seguirebbe una revisione della perequazione finanziaria e in contemporanea una riorganizzazione dell’efficienza cantonale e un riassetto delle organizzazioni comunali.

Compensazioni
Gobbi era affiancato in sala da Michele Passardi, che di «Ticino 2020» è co-direttore di progetto. I due hanno spiegato che in futuro (un decreto legislativo potrebbe essere presentato nella primavera del 2017) «i compiti trasferiti da un livello all’altro dovranno essere accompagnati, dove necessario, da un adeguato finanziamento» e «a parità di prestazioni offerte e a garanzia del principio di efficienza produttiva, gli oneri complessivi a carico di Cantone e Comuni saranno inferiori o al massimo uguali a quelli attuali». La neutralità della spesa dovrà comunque essere soddisfatta a livello globale e non per singolo Comune. «Tuttavia – è stato illustrato – non si può permettere che un Comune si ritrovi con una situazione sensibilmente peggiore rispetto a quella iniziale» e dunque verrà presa in considerazione la possibilità di elargire contributi e compensazioni. Si vuole dunque ottenere servizi razionali e maggiori qualità per i cittadini, più autonomia decisionale per gli enti locali, l’aggiornamento dei compiti assunti dallo Stato e la semplificazione dei rapporti Cantone-Comuni.

Moltiplicatori e fiscalità
Uno strumento che permetterà di «neutralizzare» gli effetti di «Ticino 2020» sarà la perequazione diretta e la correzione fiscale attraverso i moltiplicatori.
Ente regionale: nuovi volti
Oltre che per assistere alla presentazione di «Ticino 2020» l’assemblea dell’ente regionale era stata convocata per eleggere il suo nuovo comitato esecutivo per il quadriennio 2016-2020. Comitato i cui membri passa da 7 a 5.
Confermati gli uscenti Giovanni Bruschetti (presidente, di Massagno), Michele Foletti (Lugano) e Sabrina Romelli (Collina d’Oro). Al loro fianco sono stati nominati praticamente all’unanimità Paolo Ramoni (Novaggio) e Franco Voci (Torricella-Taverne). Durante l’assemblea è stato ricordato come, durante la scorsa legislatura, sono stati finanziati 73 progetti imprenditoriali (per un totale di circa 2 milioni di franchi) che hanno generato 13 milioni di investimenti sul nostro territorio.

La sentenza Un no secco alle megafusioni

Dal Corriere del Ticino del 4 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso sull’iniziativa per le aggregazioni nel Bellinzonese e nel Locarnese Ghiringhelli: «Accetto sportivamente il risultato» – Gobbi: «Vista l’apatia occorrerà prima o poi decidere»

«Accetto sportivamente il risultato. Ho però la coscienza tranquilla di chi sa di aver fatto il possibile per far uscire il Locarnese dal suo isolamento». Questa la reazione di Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste), promotore nel 2012 dell’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», alla decisione del Tribunale federale di Losanna che ne ha respinto il ricorso. L’oggetto del contendere era infatti la ricevibilità dell’iniziativa, che era riuscita con 11.588 sottoscrizioni e che prevedeva la creazione di due città nel Locarnese e nel Bellinzonese entro il 2017 e tramite una votazione popolare cantonale. Nell’ottobre del 2013 il Gran Consiglio aveva infatti sancito l’irricevibilità, decisione contro cui Ghiringhelli aveva ricorso. E oggi, dopo 2 anni e mezzo, si può mettere il punto a questa vicenda. «È la prima volta in Svizzera che veniva proposta un’aggregazione seguendo la via dell’iniziativa costituzionale – sottolinea Ghiringhelli – nessuno poteva prevedere come sarebbe andata a finire». Al centro del dibattimento, iniziato ieri mattina a Losanna alle 9 e protrattosi per circa 3 ore, vi era l’articolo 5 della «Carta europea dell’autonomia locale», ratificata dalla Svizzera nel 2005: in sostanza, secondo il trattato, i cittadini dei Comuni interessati hanno il diritto di pronunciarsi per primi tramite una votazione consultiva. L’iniziativa è stata quindi giudicata contraria al diritto superiore. A Ghiringhelli resta però un po’ di amaro in bocca: «È la prima volta in Svizzera che un’iniziativa popolare viene dichiarata irricevibile perché in contrasto con un trattato europeo. I tre giudici hanno dato un’interpretazione molto rigida, che non viene osservata da nessun altro Paese europeo: hanno fatto i papisti più del Papa». Il capo della Sezione degli Enti locali Elio Genazzi , presente all’udienza pubblica di ieri, ha precisato: «La tesi che ha prevalso e che ha quindi rigettato il ricorso è stata quella di dire che si sarebbe dovuti andare al voto solo dopo che i cittadini ticinesi sono stati messi al corrente delle opinioni dei cittadini dei territori interessati, che era poi il motivo per il quale il Gran Consiglio aveva approvato l’irricevibilità dell’iniziativa. Per i dettagli occorre però attendere la pubblicazione delle motivazioni».
Rimane ancora l’iniziativa popolare costituzionale lanciata nel 2013 dal sindacato VPOD, primo firmatario Raoul Ghisletta, riuscita con 11.271 firme. «Era stata tenuta in stand-by dal Gran Consiglio in attesa di vedere cosa decideva il Tribunale federale, quindi anche questa dovrebbe essere dichiarata irricevibile per lo stesso motivo», ci ha detto Ghiringhelli. Diverso il parere del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi : «L’iniziativa promossa dalla VPOD ha il vantaggio di considerare tutto il territorio cantonale, da Airolo a Chiasso e da Lumino a Brissago, cosa che invece il progetto di Ghiringhelli non prevedeva. Probabilmente questo è stato l’elemento che ha fatto pendere l’ago della bilancia verso il rigetto del ricorso». Ora le Istituzioni possono riprendere con i dossier relativi all’iniziativa VPOD e al Piano cantonale delle aggregazioni, «che deve essere consolidato», aggiunge Gobbi, «per questo incontreremo i sindaci del Luganese». Resta ancora da definire il piano d’attuazione: «Il Cantone ha cercato di stimolare le aggregazioni dall’alto, ma sempre attendendo una partenza dal basso. Ma se ci sono situazioni in cui non si vuole decidere a un certo punto credo sia importante partire: uno degli elementi che sollevava Ghiringhelli era proprio l’apatia sul tema aggregativo del Locarnese», ha sottolineato Gobbi.

le tappe
marzo 2012
Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste) lancia l’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», che chiede di inserire nella Costituzione cantonale un articolo che stabilisce l’aggregazione di 17 Comuni nel Bellinzonese e di 18 Comuni nel Locarnese tramite votazione cantonale. Le firme raccolte sono state 11.588.
14 ottobre 2013
Il Gran Consiglio dichiara irricevibile l’iniziativa popolare costituzionale con 50 voti contrari alla ricevibilità, 24 favorevoli e 1 astenuto. Due i rapporti che approdano nell’aula parlamentare: uno favorevole di Bruno Cereghetti (PS) e uno contrario di Carlo Luigi Caimi (PPD).
13 novembre 2013
Il Comitato promotore dell’iniziativa presenta ricorso al Tribunale federale (TF) di Losanna.
3 giugno 2016
Durante un’udienza pubblica, ieri il TF ha deciso di respingere il ricorso. Il Gran Consiglio deve però ancora esprimersi sulla ricevibilità di un’altra iniziativa costituzionale, «Rafforziamo i Comuni», primo firmatario Raoul Ghisletta, che prevede la creazione di 15 Comuni forti in Ticino.

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Da LaRegione del 4 giugno 2016

«Il Piano cantonale delle aggregazioni, voluto dal Consiglio di Stato nell’ambito della riforma ‘Ticino 2020’, è una visione che può essere stimolata dal basso, come peraltro è capitato con l’aggregazione di Bellinzona o anche dall’alto, ma col rispetto della volontà popolare chiamata a esprimersi su questi processi. La sentenza di oggi [ieri, ndr], dunque, non muta il nostro iter, ma anzi fa chiarezza». Così Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni, da noi sollecitato a ‘botta calda’, subito dopo il verdetto – a lungo discusso – dell’Alta Corte losannese. Nel caso specifico, quello dell’iniziativa Ghiringhelli, si sarebbe votato solo sul destino di alcune specifiche realtà, per quanto importanti, ovvero Bellinzona e Locarno. «E questa era senz’altro una criticità dell’iniziativa che toccava, appunto, solo una parte del cantone e non l’intero territorio ma per la quale però votava l’intero comprensorio cantonale» precisa ancora Gobbi. Resta aperto il destino di un’altra iniziativa popolare, sempre sulle aggregazioni, lanciata dal sindacato Vpod «ma quest’ultima coinvolge l’intero territorio cantonale» osserva il consigliere di Stato che peraltro non si dice stupito del verdetto finale. «Si sapeva che sarebbe stata una decisione ‘tirata’ perché le interpretazioni potevano reggere in entrambi i casi, ricevibile o meno». Nella sentenza maturata ieri in Tribunale federale si fa riferimento al diritto internazionale e, in particolare, alla ‘Carta europea dell’autonomia locale’ ratificata dalla Svizzera nel 2005 che prevede il parere preliminare delle collettività locali interessate, passaggio escluso dall’iniziativa Ghiringhelli. In ogni caso ora c’è più chiarezza, osserva una nota del Dipartimento delle istituzioni. E un obiettivo politico è comunque già stato raggiunto con la nascita della nuova Bellinzona. A questo punto si procederà col progetto ‘Ticino 2020’ che “intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni” come precisa la nota dipartimentale.

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della sentenza con la quale il Tribunale federale, nell’audizione pubblica odierna, ha dichiarato irricevibile l’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», confermando la decisione del Parlamento ticinese. I lavori di consolidamento del Piano cantonale delle aggregazioni possono ora proseguire.

Il Tribunale federale ha confermato la decisione del Gran Consiglio, risalente all’ottobre 2013, riguardo all’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale. È stato in particolare ribadito come il testo – presentato il 20 marzo 2012 e sottoscritto da 11.558 cittadini – risultasse in conflitto con il diritto internazionale (articolo 5 della carta europea dell’autonomia locale).
Da un punto di vista politico, il Dipartimento delle istituzioni tiene a sottolineare che uno degli obiettivi dell’iniziativa è già stato raggiunto, con la nascita della Nuova Bellinzona. Nel frattempo, un cambiamento epocale per il futuro delle istituzioni ticinesi ha inoltre preso forma con l’avvio dei lavori per la riforma «Ticino 2020», che intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni. In questo fondamentale cantiere si inserisce anche il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA); l’attesa decisione odierna del Tribunale federale pone fine a un lungo periodo di incertezza, e permetterà di proseguire il processo di consolidamento di questo documento strategico.

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale dell’Alleanza patriziale (ALPA) del 28 maggio 2016

– Fa stato il discorso orale –

Signor Presidente,
Signore e signori membri del Comitato direttivo,
Gentili Signore, Egregi Signori,
Cari concittadini patrizi,

vi saluto a nome Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale. Un appuntamento immancabile nella mia agenda di Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Un incontro che mi permette di dialogare direttamente con tutti voi rappresentanti dei nostri Patriziati che, nel contesto comunale in profonda evoluzione nel quale ci troviamo, hanno visto mutare e accentuarsi il loro ruolo di testimoni e sentinelle delle identità locali.

Quest’anno l’Alleanza patriziale ha scelto di riunirsi a Sonogno, in cima alla Valle Verzasca. Una Valle incantevole che negli scorsi anni è stata caratterizzata dal tentativo di costruire un unico Comune. È una nave che non è ancora giunta in porto, ma la rotta è tracciata. Segnali positivi e incoraggianti arrivano in questo senso dai 9 Patriziati di Verzasca e Piano (Brione, Corippo, Cugnasco, Frasco, Gerra, Gordola, Lavertezzo, Sonogno e Vogorno) che da tempo manifestano un rinnovato entusiasmo nella gestione dei loro enti, ma anche, e soprattutto, nella collaborazione reciproca. Saluto quindi con particolare soddisfazione l’iniziativa dei Patriziati verzaschesi di riunirsi regolarmente per discutere di problematiche comuni che spesso oltrepassano i confini dei singoli enti. Pur nel rispetto delle autonomie locali, questo approccio positivo e costruttivo permette un reciproco scambio di conoscenze ed esperienze, nell’ottica di ottenere una gestione della cosa pubblica ancor più efficace.

In questo contesto è ammirevole constatare come rimane sempre immutato il ruolo dei Patriziati quali custodi, gestori e promotori del nostro territorio e quali partner affidabili di tutti i nostri Comuni. Soprattutto ai nostri giorni, quando tutti gli enti pubblici sono chiamati ad adattarsi alle sfide dettate dai tempi in cui viviamo. A questo proposito il Governo ha dovuto chinarsi in tempi recenti sul risanamento delle finanze cantonali per migliorare in modo incisivo e coraggioso lo stato di salute precario dei conti statali. Una sfida difficile, ma condivisa da tutti noi Consiglieri di Stato. Ognuno ha dovuto fare la propria parte identificando una serie di misure da attuare per riuscire a centrare l’obiettivo che ci siamo prefissati: recuperare 180 milioni e raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2019.

Alcune di queste misure toccano anche voi. Il mio Dipartimento, con senso di responsabilità, ha svolto fino in fondo i suoi compiti. Fra questi rientra pure l’analisi dei flussi finanziari tra il Cantone e i Patriziati. Si è perciò proposto una riduzione della dotazione finanziaria del Fondo per la gestione del territorio da 600 a 500 mila franchi annui e un attestamento del Fondo di aiuto patriziale alla quota “storica” di 700 mila franchi (pagati pariteticamente dal Cantone e dai Patriziati). Inoltre, si è prospettata l’introduzione della necessaria base legale per il prelievo di una tassa di decisione per le ratifiche cantonali, come già avviene da diversi anni in diversi altri ambiti dell’Amministrazione cantonale.

Posso assicurarvi che queste misure finanziarie che avranno un’influenza diretta (in alcuni casi addirittura positiva, se pensiamo alla possibile riduzione delle aliquote di prelievo dal Fondo di aiuto patriziale) sui Patriziati ticinesi sono state proposte in un’ottica di assunzione collettiva di responsabilità verso l’obiettivo del risanamento delle finanze pubbliche.
Non è in discussione il riconoscimento da parte del Cantone del ruolo, dell’importanza e dei risultati conseguiti dai Patriziati ticinesi!

Certo si tratta di misure che, nel limite del possibile, si sarebbe voluto evitare, tuttavia colgo l’occasione per sottolineare il fatto che questi interventi finanziari sono stati attentamente valutati al fine di renderli sostanzialmente accettabili: sia il Fondo per la gestione del territorio che quello di aiuto patriziale garantiranno una certa autonomia operativa (anche grazie a una riserva accumulata nel corso degli anni) anche a medio-lungo termine.

Ho ricevuto negli scorsi giorni lo scritto che mi avete inviato in cui avete manifestato le vostre preoccupazioni e reticenze in questo contesto. A questo proposito intendo garantirvi il dialogo che abbiamo costruito e mantenuto negli scorsi anni. Pertanto i miei servizi prenderanno contatto con voi per fissare un incontro. L’ottima collaborazione tra Cantone e Patriziati dovrà assolutamente continuare anche in futuro!

È quindi doveroso, come enti pubblici, svolgere un atto di coraggio per salvaguardare le nostre generazioni future e consegnare loro uno Stato in grado di essere progettuale e soddisfare i bisogni di tutti i cittadini restando al passo con i tempi. Questo significa anche fare dei sacrifici. La forza dei Patriziati, nel corso dei decenni, è stata quella di mantenere la propria missione a salvaguardia dell’identità e dei valori storici adattandosi alle esigenze dettate dal momento storico in cui ci si trovava.

Sono sicuro che riusciremo insieme a guardare con fiducia alle sfide che ci attendono grazie alla vostra capacità di saper coniugare ciò che è stato con ciò che è e dovrà essere, senza perdere di vista il bagaglio dei valori maturati nei secoli, semmai rivitalizzandoli là dove sarà opportuno farlo.

Dovremo quindi continuare a collaborare unendo le nostre forze anche in futuro per riuscire a migliorare e aumentare l’efficienza amministrativa dei nostri enti patriziali. È un compito impegnativo ma assolutamente necessario per fare in modo che sia garantita l’essenza e la funzionalità nel contesto pubblico dei nostri Patriziati.

Sono certo e fiducioso che anche dal profilo della gestione finanziaria, oltre che da quella amministrativa e della capacità di promuovere progetti concreti a favore della collettività, i Patriziati ticinesi sapranno cogliere e vincere tutte le sfide che il Ticino sarà chiamato ad affrontare!

Vi ringrazio dell’attenzione.

Penalizzati perché autonomi

Da LaRegione del 18 maggio 2016, un articolo di Chiara Scapozza

Il governo taglia il contributo di sostegno ai Comuni periferici che non si sono ancora aggregati

“La manovra sarà neutra per i Comuni”. Il Consiglio di Stato lo aveva garantito già prima di presentare il messaggio sul risanamento delle finanze cantonali e lo ha confermato illustrando i dettagli dell’operazione. Andando però a spulciare tra le misure (ne parliamo anche nella pagina seguente), casca l’occhio sulla “riduzione del contributo di localizzazione geografica in base allo stato di avanzamento delle aggregazioni”. Un risparmio di poco più di tre milioni di franchi per il Cantone, che si traduce in una minore entrata per una quarantina di Comuni e che ha fatto rizzare i capelli in testa ad alcuni amministratori locali. Ai municipi è di recente stata recapitata, da parte della Sezione degli enti locali, una circolare con la quale si ricapitola “l’impatto sui Comuni della manovra di risanamento finanziario cantonale”. Si spiegano i benefici (derivanti in gran parte dalla rivalutazione delle stime immobiliari) e le compensazioni (eliminazione tra l’altro del riversamento ai Comuni della tassa sugli utili immobiliari). Tirata la riga, l’operazione risulta globalmente neutra. Poi seguono le “altre misure”, di cui fa parte la citata riduzione del contributo di localizzazione geografica. Contributo introdotto a sostegno dei Comuni periferici che hanno costi legati alla gestione del territorio più elevati della media (superfici molto estese) e potenziato nel 2010 a seguito della cosiddetta ‘Iniziativa di Frasco’, che voleva riversare buona parte del provento dei canoni d’acqua alle zone periferiche quale indennizzo per lo sfruttamento delle acque per la produzione di energia elettrica. Fu allora il Consiglio di Stato a proporre, quale “compromesso”, il potenziamento del contributo di localizzazione geografica “dagli attuali 5,6 milioni di franchi, ad un importo corrispondente al 30% dell’introito lordo dei canoni d’acqua”, come si legge nel messaggio governativo di allora. Compromesso che venne accettato dal parlamento e dagli iniziativisti, che ritirarono così le loro pretese.

Importo all’80% o al 50%

“A differenza dell’iniziativa – specificava l’Esecutivo – questo montante non sarà ripartito tra tutti i Comuni ma solamente tra quelli periferici che già beneficiano del contributo di localizzazione geografica”. Si calcolava allora di raggiungere i 12 milioni di franchi all’anno. L’importo stimato per il 2016 ammonta a 16,5 milioni di franchi, mentre a mente della Sezione degli enti locali si potrebbe mantenere fermo a poco più di 13. Come? Suddividendo in tre categorie i Comuni beneficiari “a dipendenza della loro situazione in ambito aggregativo, in riferimento al Piano cantonale delle aggregazioni” (Pca). I Comuni già aggregati conformemente al Piano “percepiscono l’intero contributo”. Si tratta di Capriasca, Centovalli, Gambarogno, Onsernone, Acquarossa, Blenio, Serravalle, Faido. Quelli che “hanno già perlomeno portato a termine con successo un’aggregazione, rispettivamente quelli che hanno già votato a favore di un progetto poi abbandonato, hanno diritto all’80% del contributo”: Breggia, Castel S. Pietro, Alto Malcantone, Aranno, Bioggio, Cademario, Lugano, Miglieglia, Monteceneri, Brione Verzasca, Corippo, Frasco, CugnascoGerra, Mergoscia, Sonogno, Vogorno, Avegno Gordevio, Cevio, Lavizzara, Maggia, Pianezzo, S. Antonio. “Tutti gli altri ricevono il 50% dell’importo calcolato”. Sono Arogno, Rovio, Lavertezzo, Bosco Gurin, Campo Vallemaggia, Cerentino, Linescio, Isone, Airolo, Bedretto, Bodio, Dalpe, Giornico, Personico, Pollegio, Prato Leventina, Quinto. A loro il compito di far quadrare comunque i conti.

LE REAZIONI
Gobbi: ‘Strumento di stimolo. Va letto positivamente’. Badasci: ‘Possibilista’

Ritoccare il contributo di localizzazione geografica significa ritrattare il compromesso sull’iniziativa sui canoni d’acqua (‘Iniziativa di Frasco’). Come giustifica questa scelta il Consiglio di Stato? «Uno dei problemi evidenziati dal provvedimento è che ha bloccato determinati processi aggregativi: queste maggiori risorse hanno condizionato la volontà, o la necessità, di unire le forze per meglio gestire il territorio – risponde Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni –. Quindi la riduzione del contributo non rappresenta uno strumento di politica di risparmio, bensì di stimolo a quella aggregativa. Va letta in maniera positiva». Certo è che all’epoca dell’Iniziativa di Frasco la controproposta del governo fece breccia e si trovò un accordo politico… «Anche questa è una scelta politica, perché non si vanno a toccare indistintamente tutti i Comuni – replica Gobbi –. Chi ha già fatto i passi dovuti verso un progetto aggregativo non ne risentirà». Si tratta comunque di slegare il contributo dal concetto di sfruttamento dell’acqua e di legarlo al Piano cantonale delle aggregazioni. «Parzialmente sì. Perché il contributo non dev’essere visto come un pretesto per mantenere delle autonomie locali. Non dimentichiamo che parliamo di Comuni piccoli, che beneficiano ampiamente degli aiuti senza erogare servizi alla cittadinanza (scuole, infrastrutture ecc)». Ci sarebbe poi il discorso dei moltiplicatori d’imposta bassi… Gobbi si limita ad auspicare che il tutto serva da incentivo. «A livello aggregativo, affinché non trascorrano altri quattro anni senza che accada nulla. E a livello di discussione: mi auguro che il Gran Consiglio capisca la necessità d’intervenire. L’autonomia comunale è sì garantita, ma non assoluta e non in disprezzo della necessità di un riordino territoriale. Voluta, peraltro, dallo stesso parlamento». L’analisi del Legislativo è agli inizi. Fabio Badasci , deputato leghista e capofila nella “lotta” sui canoni d’acqua in qualità di sindaco di Frasco, non si sbilancia. «A primo acchito non posso dirmi soddisfatto, ma resto possibilista – spiega –. Bisognerà svolgere gli approfondimenti del caso». Chissà che non si trovi un (altro) modo per far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta…

Comuni forti per il Ticino di domani

Dal Mattino della domenica dell’8 maggio 2016
Il Ticino del futuro deve essere costruito sui nostri Comuni

Le elezioni comunali sono passate da poche settimane e, in alcuni luoghi, oggi si tiene un nuovo appuntamento alle urne per stabilire l’elezione dei Sindaci della nuova legislatura. Queste elezioni, come sempre molto sentite nel nostro Cantone, a testimonianza della vitalità della democrazia ticinese, hanno segnato l’avanzata della Lega dei Ticinesi anche negli enti locali, sia nei Municipi sia nei Consigli Comunali. Un traguardo importante che permette al nostro Movimento di essere presente in modo capillare sul nostro territorio e di continuare a lavorare con ancora più forza ed energia per trovare delle soluzioni concrete ai bisogni della popolazione; questo partendo proprio dai Comuni, l’Istituzione più vicina al cittadino. Il benessere del nostro Paese dipende infatti dal buon funzionamento delle sue Istituzioni, che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la vita dei cittadini, determinando molti aspetti quotidiani per ciascuno di noi.

La forza della Svizzera è sempre stata il suo sistema federalista che, unito alla nostra democrazia semi-diretta, ha permesso di mettere il Popolo – il nostro Sovrano! – al centro del processo decisionale. Una scelta, invidiataci da molti altri Paesi, che la storia ha premiato, proprio perché si concepisce uno Stato vicino ai cittadini, capace di affidare i compiti al livello istituzionale più adeguato e attento alle diversità fra le varie regioni. Questa ripartizione avviene su tre livelli: Confederazione, Cantoni e Comuni. Questi ultimi rappresentano quindi un tassello essenziale della vita dei cittadini e la loro salute è decisiva per un federalismo moderno e forte. Un federalismo che oggi siamo chiamati a valorizzare, data la tendenza preoccupante, che il Ticino quale minoranza linguistica e culturale conosce purtroppo molto bene, di centralizzare diverse competenze nella Berna federale. Una tendenza che si può invertire solo se al livello più basso ci si trova confrontati con Istituzioni in grado di adempiere i propri compiti.

Con il mio Dipartimento intendo gettare le basi per costruire il Ticino di domani. Un Ticino forte che può contare su fondamenta solide e ben strutturate. Questa operazione è possibile solo se il nostro Cantone potrà contare su Comuni forti e soprattutto autonomi. Una delle missioni della politica, alla base delle riforme promosse negli ultimi anni, in particolare con il Dipartimento delle istituzioni da me diretto, e di quelle che intendiamo intraprendere nell’avvenire per ridisegnare l’assetto del nostro Ticino, è sicuramente quella garantire un assetto istituzionale al passo con i tempi. I nostri Comuni devono infatti disporre dell’organizzazione e della struttura più adeguate per rispondere in modo efficace e puntuale ai bisogni di tutti i cittadini. Bisogni sempre più numerosi, che cambiano con l’evolversi della nostra società in continuo mutamento. La sfida è dunque quella di modernizzare le nostre Istituzioni, mettendo però sempre al centro di tutto i principi fondanti del nostro Paese, a cominciare proprio da quel federalismo che oggi siamo chiamati tutti a valorizzare. Per un Ticino al passo con i tempi, per delle Istituzioni più vicine ai bisogni dei cittadini!

Riviera «Ora accendiamo i motori»

Riviera «Ora accendiamo i motori»

Dal Corriere del Ticino del 19 aprile 2016

Soddisfazione tra i promotori dell’aggregazione per l’approvazione del Gran Consiglio Per Norman Gobbi il prossimo passo è con Biasca, ma il sindaco di Osogna è prudente

«L’approvazione praticamente unanime del Gran Consiglio e di tutti i partiti rappresentati fa molto piacere: ora lavoriamo per il primo vero obiettivo del progetto, ovvero la creazione di un Comune il più vivibile possibile». È soddisfatto il sindaco di Osogna Alberto Pellanda quando lo incontriamo poco dopo l’approvazione con tanto di applauso, ieri pomeriggio, dell’aggregazione della Riviera da parte del Gran Consiglio. Sono stati 79 i deputati favorevoli e due gli astenuti per l’unione di Osogna, Lodrino, Cresciano e Iragna che formeranno un comprensorio unico di oltre 4.000 abitanti (ne riferiamo anche a pagina 9 con i dettagli del dibattito parlamentare).
Presidente della Commissione che ha realizzato il progetto, insieme all’omologo di Lodrino Carmelo Mazza cinque anni fa Pellanda è infatti stato promotore dell’iniziativa, e l’ha vista crescere di giorno in giorno. Ora, dopo l’approvazione popolare lo scorso 18 ottobre, raccoglie il frutto di tanto lavoro. Guardando però già avanti. «Siamo all’opera per mantenere le promesse formulate verso la popolazione», spiega il sindaco di Osogna che da tempo si è detto disposto a candidarsi anche nel nuovo Comune (denominato proprio Riviera come il Distretto in cui è inserito), le cui elezioni si terranno il 2 aprile 2017. Da un lato si tratta di mettere in piedi la futura amministrazione comunale che avrà sede a Osogna, con antenne negli altri tre paesi per i vari servizi, e tutti gli attuali impieghi mantenuti; dall’altro si tratta di concretizzare le linee strategiche presentate alla popolazione prima del voto dello scorso autunno. Linee di manovra ben riassunte dall’unico altro rappresentante politico della Riviera presente ieri a Palazzo delle Orsoline per la storica decisione, il vicesindaco di Lodrino Giulio Foletti fervente sostenitore della fusione che beneficerà di un contributo cantonale di 3,8 milioni di franchi. Cercando di superare gli steccati partitici si tratta – ha ricordato – di realizzare un parco tecnologico all’aeroporto di Lodrino (che il futuro ente locale intende acquistare dalla Confederazione), mantenere la qualità attuale dei servizi, fare un uso intelligente del territorio valorizzando la pietra naturale di cui la Riviera è ricca, rivitalizzare il fiume Ticino che scorre nel bel mezzo della vallata e lottare contro i rumori.
Ancora Alberto Pellanda, da noi sollecitato, ha poi risposto a quanto affermato in coda al dibattito da Norman Gobbi , consigliere di Stato responsabile del dossier delle aggregazioni comunali. Lodando il progetto della Riviera, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sottolineato che si tratta di un «passo intermedio» nel cantiere della riorganizzazione della regione, e che il prossimo step sarà «l’unione di tutta la Riviera». «Per noi non è un passo intermedio, o almeno non lo è al momento», replica Alberto Pellanda. L’avvicinamento a Biasca appare quindi anche oggi molto lontano. La priorità del nuovo Comune a quattro, che fino a una manciata di anni fa era fantapolitica, è quella di avviare la macchina amministrativa.

Pianezzo Sbloccato il cantiere del Policentro

Pianezzo Sbloccato il cantiere del Policentro

Dal Corriere del Ticino del 16 aprile 2016 – Articolo di Spartaco De Bernardi

Incontro chiarificatore tra il sindaco Mauro Tognetti e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi Il Cantone ratifica il credito di costruzione di 6 milioni – Aumento del moltiplicatore d’imposta rinviato al 2017

Sul Policentro della Valle Morobbia torna il sereno. Al termine dell’incontro svoltosi ieri di buona mattino a palazzo governativo tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dai suoi collaboratori, ed il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti è stato revocato il blocco dei lavori per la costruzione dell’edificio che fra due anni ospiterà gli uffici amministrativi del Comune (ricorsi permettendo dovrebbero essere quelli della Nuova Bellinzona), le scuole ed una sala polivalente. Blocco che, come anticipato dal CdT, era stato intimato il 6 aprile scorso dal Consiglio di Stato, intervenuto su segnalazione degli enti locali, dopo che il Comune aveva dato avvio al cantiere il 23 marzo approfittando delle vacanze scolastiche.

L’intervento governativo, al quale il Municipio ha dato immediatamente seguito, si è reso necessario perché i lavori di scavo per il futuro Policentro erano iniziati malgrado la Sezione degli enti locali (SEL) non avesse ancora ratificato il credito di costruzione di 6 milioni votato il 26 maggio dal Consiglio comunale di Pianezzo e poi accettato nella votazione referendaria dalla maggioranza della popolazione del Comune morobbiotto. Ciò che la Legge organica comunale vieta espressamente. Quale condizione per la ratifica del credito, e quindi per il via libera ai lavori, la SEL aveva posto l’aumento del moltiplicatore d’imposta comunale di Pianezzo dall’85% al 95% già a partire dall’anno in corso e dal 95% al 100% nel 2017. E questo con l’obiettivo di assicurare la sopportabilità finanziaria dell’investimento, perlomeno fino alla nascita effettiva della nuova Città di Bellinzona della quale Pianezzo farà parte.

Una struttura che guarda al futuro
Proprio l’importanza che il Policentro riveste nel futuro assetto del Bellinzonese aggregato – sottolineata dalla presenza all’incontro di ieri mattina a Palazzo delle Orsoline dei sindaci di Bellinzona Mario Branda e di Giubiasco Andrea Bersani – il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di dare luce verde al credito di 6 milioni di franchi per la costruzione della struttura. Il Policentro, si legge nella nota diramata dal Dipartimento di Norman Gobbi, diventerà un’opera non più solo del Comune di Pianezzo, ma sarà adattata per la nascita della nuova città.

Due condizioni «sine qua non»
La costruzione del Policentro, spiega al CdT il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti, riprenderà non appena la ditta esecutrice si sarà organizzata in modo da poter inviare sul posto gli operai nel frattempo dirottati su altri cantieri. Per la prosecuzione dei lavori il Dipartimento delle Istituzioni ha comunque posto due condizione tassative: la prima è quella secondo la quale il progetto deve tenere maggiormente conto delle necessità future della Nuova Bellinzona, in particolare per quanto riguarda il numero di aule scolastiche disponibili. «L’attuale progetto – rileva a tal proposito Mauro Tognetti – è già previsto modulabile. Così come concepito, uno spazio che ora è destinato ad ufficio amministrativo potrà essere trasformato senza grandi interventi in un aula scolastica. È del resto sempre stato il nostro scopo quello di poter adattare il futuro Policentro alle esigenze di tutta la valle Morobbia e della Nuova Bellinzona».
La seconda «conditio sine qua non» posta dal Dipartimento delle istituzioni è che il moltiplicatore d’imposta venga aumentato al 95% o al 100%. Non però già quest’anno, ma a partire dal 2017. Proprio per questo, ci spiega ancora il sindaco Tognetti, il messaggio municipale che proponeva l’aumento di 10 punti percentuali del tasso fiscale già nell’anno in corso sarà ritirato dal Municipio durante la seduta del 26 aprile.
Ad ogni buon conto, conclude la nota dipartimentale, la Sezione degli enti locali interverrà nel caso i cui delle due condizioni poste non dovessero essere rispettate.

Sbloccato il cantiere del Policentro

Sbloccato il cantiere del Policentro

Questa mattina a Bellinzona il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i suoi collaboratori hanno incontrato il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti e – su richiesta del Dipartimento – i sindaci di Bellinzona Mario Branda e di Giubiasco Andrea Bersani. L’obiettivo era di risolvere i problemi che hanno portato al blocco dei lavori sul cantiere del progetto «Policentro della Morobbia».L’incontro, richiesto dal Municipio di Pianezzo, ha permesso anzitutto di ripercorrere le tappe del progetto, per realizzare il quale il Consiglio comunale di Pianezzo ha stanziato il 26 maggio 2015 un credito da 6 milioni di franchi. Le valutazioni finanziarie contenute nel Piano finanziario approvato dal Municipio mostravano che la sostenibilità dell’operazione era assicurata solo a condizione che il moltiplicatore d’imposta aumentasse dall’85% al 95% a partire dall’anno 2016 e al 100% dal 2017 al 2024.

La Sezione degli enti locali ha di conseguenza subordinato la ratifica cantonale del credito – in assenza della quale l’avvio dei lavori è proibito dalla Legge organica comunale – a un primo adeguamento della pressione fiscale. Ciò, con l’obiettivo di assicurare la sopportabilità finanziaria dell’investimento – almeno fino alla crescita in giudicato dell’aggregazione dei 13 comuni del Bellinzonese.

Malgrado queste raccomandazioni, lo scorso 23 marzo il Municipio di Pianezzo ha tuttavia autorizzato l’avvio del cantiere approfittando delle vacanze scolastiche. Con una lettera del 6 aprile scorso, il Consiglio di Stato – intervenendo su segnalazione della Sezione degli enti locali – ha perciò ordinato la sospensione dei lavori, prontamente eseguita dal Comune. Nel corso della discussione odierna è stato chiarito che il provvedimento del Governo non ha carattere vessatorio, ma si limita a pretendere il rispetto delle norme.

In seguito alla discussione il Dipartimento delle istituzioni, considerando l’importanza del progetto nel contesto aggregativo in corso, ha deciso di procedere con la ratifica del credito per l’edificazione della struttura che diventerà un’opera non più solo del Comune di Pianezzo ma sarà adattata in prospettiva futura per la nascita della nuova città; il centro diventerà quindi una struttura della quale beneficerà tutta la nuova realtà comunale.

I lavori potranno pertanto riprendere a condizione che vengano rispettati i seguenti criteri: il progetto deve tenere maggiormente conto delle necessità future della città (segnatamente al numero di aule scolastiche disponibili) e a partire dal 2017 il moltiplicatore dovrà comunque essere adattato (95/100%). In base alle competenze in ambito di vigilanza la Sezione degli enti locali interverrà nel caso in cui queste condizioni non vengano rispettate.