Riforma Ticino 2020: il sito web è online

Riforma Ticino 2020: il sito web è online

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | La riforma Ticino 2020 – avviata ufficialmente lo scorso mese di giugno – è da oggi presente online all’indirizzo www.ti.ch/ticino2020. Si tratta di un sito web indirizzato a tutti coloro che, in pochi clic, vogliono scoprire questo progetto essenziale per il futuro dei rapporti fra Cantone e comuni.

A partire da subito, chiunque sia interessato a informarsi sulla riforma denominata Ticino 2020: per un Cantone al passo coi tempi può consultare la specifica pagina internet. Nella stessa sono riassunti l’impostazione della riforma, l’organigramma che assicura l’avanzamento dei lavori e le relative tempistiche. È inoltre inserita la rubrica delle domande frequenti (FAQ), utili a comprendere gli aspetti cruciali del progetto. Sono stati infine raccolti i documenti essenziali su cui si basa il progetto.

La disponibilità online delle informazioni rientra nella strategia del Dipartimento delle istituzioni, affinché l’attività dello Stato sia accessibile a tutti coloro che desiderano saperne di più. Il sito web sarà quindi aggiornato costantemente per conoscere, in ogni momento, lo stato dei lavori così come le soluzioni avanzate per risolvere i problemi che concernono la ripartizione dei compiti e dei flussi fra Cantone e comuni. Allo stadio attuale e fino al 2019 la riforma si concentrerà essenzialmente sull’analisi della situazione attuale e sulla definizione delle relative proposte di revisione. Dal 2020, invece, la riforma passerà alla sua attuazione concreta.

Il Tf: ‘Anche in 13 va bene’

Il Tf: ‘Anche in 13 va bene’

Da laRegione | Luce verde alla nuova Bellinzona senza i 4 Comuni contrari. L’Atac: ‘Inchiesta!’ I sindaci confidano che l’elezione sia fissata per il 2 aprile 2017 e non slitti all’autunno

Con rapidità (soltanto 5 mesi, mentre per l’iniziativa Ghiringhelli “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona” ha impiegato due anni e mezzo) il Tribunale federale ha respinto il ricorso interposto dall’ex vicesindaco Ppd di Camorino Ivano Rizzi e da altre 80 abitanti della regione contro la decisione con cui il Gran Consiglio in marzo ha approvato il progetto aggregativo della nuova Bellinzona scaturito dalla votazione consultiva dell’ottobre 2015, ossia con 13 Comuni anziché 17 avendo vinto il ‘no’ ad arbedocastione, Sant’Antonino, Cadenazzo e Lumino. Facendo proprie le motivazioni contenute nel messaggio governativo avallato dal parlamento cantonale, il Tf ha stroncato su tutta la linea il ricorso sostenuto dall’Associazione ticinese per l’autonomia dei Comuni (Atac), secondo cui sarebbe stato opportuno risottoporre il progetto a una seconda votazione consultiva nei 13 Comuni rimasti. A questo punto i lavori preparatori, proseguiti senza attendere Losanna, possono puntare alle elezioni che la Direzione politica confida possano tenersi il 2 aprile 2017, come per il nuovo Comune aggregato della Riviera, e non nell’ottobre successivo, così da non accorciare ulteriormente la nuova legislatura (che già sarebbe di 3 anni anziché 4) e avviare il prima possibile la nuova macchina istituzionale, peraltro presentando senza ritardi, in autunno, il Preventivo 2018 della nuova Bellinzona. Aprile dunque? Il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi, è possibilista, «ma devo ancora discuterne col governo e con la Direzione politica dell’aggregazione. Vorrei una decisione condivisa». Un punto ritenuto sensibile è infatti il relativamente poco tempo a disposizione per allestire e depositare le liste (fine gennaio) con i candidati a Municipio e Consiglio comunale.

Uguali all’80 per cento

Non si dovrà dunque indire una seconda votazione consultiva nei 13 Comuni rimasti. Infatti a torto – scrive il Tf – i ricorrenti hanno incentrato le loro critiche fondandosi sulla sentenza del medesimo Tribunale federale relativa alla creazione del Comune di Monteneri. In quell’occasione, avendo Mezzovico detto ‘no’ in votazione consultiva, la massima corte giudiziaria elvetica aveva indicato la necessità di richiamare alle urne la popolazione degli altri cinque Comuni dichiaratisi favorevoli, ritenendo proprio Mezzovico il perno economico dell’aggregazione, senza il quale il progetto risultava monco e meno sostenibile. Nella votazione bis, il progetto a 5 di Monteceneri fu poi avallato dalla popolazione senza i contrari Mezzovico e Isone. “Le due cause – ribadisce il Tf sconfessando i ricorrenti e definendo generiche le loro critiche – non sono per nulla comparabili” esistendo “differenze sostanziali”. In soldoni, mentre Mezzovico era il perno, qui senza i quattro contrari la nuova Bellinzona a 13 viene confermata all’80% rispetto a quella a 17 per territorio (78%), popolazione (79%, con 42mila abitanti anziché 52mila), risorse fiscali (80% nonostante la rinuncia del ricco Sant’Antonino) e posti di lavoro (81%). Quanto alla zona industriale di Castione, indicata dal Cantone come uno dei due poli di sviluppo economico del Bellinzonese insieme a Camorino e Giubiasco, il Tf ricorda che la sua pianificazione è ancora ferma a causa di ricorsi. Tutto ciò induce il Tf a smentire i ricorrenti laddove asserivano che le differenze fra le due nuove Bellinzone a 13 e 17 sarebbero state addirittura più evidenti di quelle fra Monteceneri con e senza Mezzovico. Altro punto a sfavore dei ricorrenti: l’allora decisione del Tf ha indotto la politica a modificare la Legge cantonale sulle aggregazioni, consentendo al Consiglio di Stato di escludere uno o più Comuni non fondamentali ed evitando di dover sottoporre in votazione consultiva più scenari alternativi. Perciò anche su questo punto Losanna ritiene corretta la via intrapresa nel Bellinzonese e dal Cds. Pure avallato, infine, l’ampio sforzo informativo compiuto dalla Direzione di progetto, che ha permesso alla popolazione di conoscere preventivamente le criticità emerse nei Comuni: “Era quindi assolutamente chiaro ai votanti – chiude il Tf – che il progetto, con ogni probabilità, sarebbe stato ridimensionato”.

Gobbi: ‘Il tribunale ha fatto sue le criticità già evidenziate’

La notizia ieri mattina è stata diffusa dal Dipartimento delle istituzioni, che ritiene il progetto di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione “riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata grazie alla volontà locale di promuovere dal basso” la fusione. Il consigliere di Stato Norman Gobbi si dice altresì soddisfatto perché il Tf ha fatto propri i punti sensibili evidenziati nel messaggio governativo sottoposto al Gran Consiglio: «Messaggio che già affrontava tutte le criticità ed evidenziava le ora confermate differenze fra il caso di Bellinzona e quello di Monteceneri». Salutando con “grande soddisfazione” la sentenza del Tf il Ppd prende le distanze dal ricorso, il cui primo firmatario era l’ex vicesindaco popolare-democratico di Camorino Ivano Rizzi. I lavori per la nascita della sezione Ppd aggregata sono conclusi e lunedì sera 21 novembre, al Ciossetto di Sementina, si terrà l’assemblea costitutiva che ufficializzerà anche i vertici. Nella nuova città il Ppd intende “giocare un ruolo da protagonista, prestando grande attenzione ai quartieri e alla loro crescita, alla valorizzazione del territorio e all’ascolto dei cittadini”. Anche la nuova sezione Ps intende “giocare un ruolo da protagonista nel futuro della nuova Bellinzona” mettendo a disposizione le proprie migliori risorse. Quanto alla decisione del Tf, “è un altro tassello fondamentale per l’avvio di una nuova era istituzionale, che crediamo permetterà alla nuova città di diventare ancora più dinamica e attrattiva e soprattutto di riuscire a cogliere appieno le opportunità che le si presenteranno”.

La Nuova Bellinzona adesso è realtà

La Nuova Bellinzona adesso è realtà

Dal Giornale del Popolo | Per Losanna non c’è alcuna differenza sostanziale con il progetto originario e la coerenza territoriale è data.

«Il Tribunale federale dà il via libera alla Nuova Bellinzona con piena soddisfazione del Dipartimento delle istituzioni»: è attraverso i social che il consigliere di Stato Norman
Gobbi ha dato la notizia, anticipando di pochi minuti il comunicato del Consiglio di Stato. È anche da questo dettaglio che si può calibrare il grado (elevato) di felicità e forse anche di sollievo del direttore del Dipartimento delle Istituzioni e, ovviamente, del Governo nel suo insieme. Losanna ha quindi deciso di respingere il ricorso contro il progetto aggregativo dei 13 Comuni del Bellinzonese e l’aggregazione del Bellinzonese
può procedere. Mon Répos ha detto di no al ricorso inoltrato dall’avvocato Fabrizio Monaci per conto di 81 cittadini domiciliati nei Comuni di Camorino, Pianezzo, Bellinzona, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Monte Carasso, Preonzo e Sementina, che chiedevano di ripetere la votazione visto che dalle urne era uscita un’aggregazione ridotta rispetto a quella proposta, che – ricordiamo – alle origini comprendeva 17 Comuni. Una differenza ora indicata come sostenibile da Losanna per garantire alla nuova Bellinzona una corretta operatività in linea con gli intendimenti. «La sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione della nuova Bellinzona – spiega
Gobbi – rappresenta un’importante svolta per la concretizzazione del progetto aggregativo che vedrà nascere la nuova città polo del Bellinzonese nel corso del prossimo anno. Un progetto, questo, che riteniamo di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione dei 13 Comuni favorevoli riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata interamente grazie alla volontà locale di promuovere dal basso l’aggregazione dei Comuni della regione. Il Dipartimento delle istituzioni, che ha collaborato attivamente fin da subito con gli enti locali coinvolti per favorire l’aggregazione dei Comuni, non può che salutare positivamente la sentenza del Tribunale federale». Ora si guarda già alla creazione del nuovo Comune, ovvero a quando la popolazione sarà chiamata alle urne per definire la composizione del Municipio e del Consiglio comunale. La data esatta delle elezioni sarà fissata solo prossimamente dal CdS, anche se i sindaci della Nuova Bellinzona sono certi che si voterà il 2 aprile 2017.

«A 13 va benissimo»
Basterebbe questa frase per spiegare il tutto: «Poiché il progetto a 13 Comuni non si discosta sostanzialmente da quello a 17 proposto in votazione, le autorità cantonali non dovevano indire un nuovo scrutinio prima di decretare l’aggregazione». Il Tribunale federale è quindi estremamente chiaro: non c’è nulla da spartire con il caso di Monteceneri, dove si era votato una seconda volta in quanto l’aggregazione a 5 emersa dal voto cozzava nella sostanza con quella originaria, prevista a 7. Invece, per il TF Arbedo-Castione, Lumino, Sant’Antonino e Cadenazzo (i 4 Comuni contrari) «non sono essenziali ai fini della fusione» e l’aggregazione a 13 è da ritenersi altrettanto solida rispetto a quella che si era schierata ai nastri di partenza. Infine, non è passata nemmeno la tesi secondo cui l’inclusione di Claro nella Nuova Bellinzona avrebbe posto un problema di coerenza territoriale. Anche qui il TF non si perde in troppe parole: «È sufficiente dare uno sguardo alla cartina (cfr. immagine, ndr) per accertare che l’aggregazione dei 13 Comuni forma un’entità territoriale coerente e compatta».

 

“Fusioni, tendenza svizzera”

“Fusioni, tendenza svizzera”

Da Rsi.ch l Il ministro delle istituzioni, Norman Gobbi, afferma che tocca ora al Locarnese dare il la a progetti aggregativi

“I tempi sono molto stretti, ma con questa decisione siamo fiduciosi di poter indire le elezioni comunali il prossimo aprile”. Parole di Norman Gobbi, che senza nascondere soddisfazione commenta alla RSI il respingimento del ricorso sulla Nuova Bellinzona da parte del Tribunale federale.

“A livello politico – spiega il ministro delle istituzioni – si è cercato negli ultimi anni di rafforzare gli agglomerati, i poli urbani, perché le città fungono sempre più da motori per l’economia e dal punto di vista della formazione, della cultura nonché per quanto riguarda l’offerta per il tempo libero: le aggregazioni sono una tendenza in atto in tutta la Svizzera”.A Lugano, aggiunge Gobbi, non senza difficoltà, si sono raggiunti risultati concreti: “Dopo Bellinzona; tocca ora al Locarnese doversi fare attore del proprio destino, ma vista l’esperienza del Bellinzonese, anche intorno alla Maggia l’aggregazione dovrà partire dal basso”.

Sempre per quanto riguarda la nuova, grande, capitale, le liste per le elezioni legislative e del Municipio devono essere depositate entro gennaio. Per bocca del vicepresidente Dante Scolari, l’associazione per l’autonomia dei comuni ticinesi, che sosteneva il ricorso contro l’aggregazione a 13, si è invece detta sconcertata dalla tempistica adottata dal Tribunale federale.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fusioni-tendenza-svizzera-8328706.html

Nuova Bellinzona: il Tribunale federale conferma la nascita della Città

Nuova Bellinzona: il Tribunale federale conferma la nascita della Città

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della decisione odierna del Tribunale federale di respingere il ricorso contro il progetto aggregativo dei 13 Comuni del Bellinzonese. Prossimamente il Consiglio di Stato stabilirà la data delle elezioni comunali per la Nuova Bellinzona.

La sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione della nuova Bellinzona rappresenta un’importante svolta per la concretizzazione del progetto aggregativo che vedrà nascere la nuova città polo del Bellinzonese nel corso del prossimo anno. Un progetto, quello della nuova Bellinzona, ritenuto di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione dei 13 comuni favorevoli riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata interamente grazie alla volontà locale di promuovere dal basso l’aggregazione dei Comuni della regione.

Il Dipartimento delle istituzioni che ha collaborato attivamente fin da subito con gli enti locali coinvolti per favorire l’aggregazione dei Comuni saluta positivamente la sentenza odierna del Tribunale federale.
Prossimamente il Consiglio di Stato dovrà determinarsi sulla data in cui sarà possibile organizzare le elezioni per definire la composizione del Municipio e del Consiglio comunale della città.

Il segretario comunale: un tassello essenziale

Il segretario comunale: un tassello essenziale

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Cent’anni fa nasceva l’Unione segretari comunali ticinesi. L’anniversario perfetto per soffermarsi su una figura centrale per i nostri enti locali, ma non solo: il segretario comunale. Un ruolo che si è trasformato nel tempo e non poteva essere altrimenti. Infatti, la società ticinese ha conosciuto negli ultimi decenni un’evoluzione economica, sociale, culturale e tecnologica che ha investito la quotidianità di cittadini e istituzioni. Cambiano le abitudini dei cittadini e l’amministrazione pubblica – quindi anche quella comunale – deve stare al passo con i tempi. Una profonda mutazione che ha imposto nuove sfide cruciali ai Comuni e a coloro che si occupano del loro corretto funzionamento. Un federalismo sano è un federalismo moderno, che non subisce l’evoluzione ma l’accompagna e, nel limite del possibile, l’anticipa. Non mi stancherò mai di ribadire che il Comune è un tassello fondamentale del nostro federalismo: rappresenta il primo contatto fra cittadino e istituzioni, tra la quotidianità concreta e pratica di ciascuno e le autorità. Queste ultime, in un Paese come il nostro, sono chiamate a essere al servizio del cittadino, tutelandone la libertà e assicurando l’efficienza dei servizi offerti. La centralità dei Comuni non è retorica, ma si tratta di un’esigenza concreta che si riflette nell’attività dei segretari comunali.

Il Comune del passato rappresentava il punto di riferimento più che altro amministrativo per i cittadini. Gli enti locali erano di dimensioni ridotte, e assicuravano solo alcuni servizi basilari. In questo contesto il segretario comunale era a capo di strutture amministrative tutto sommato modeste, dove i compiti assegnati ai Comuni e le problematiche sociali non erano – perlomeno giuridicamente – troppo complesse. Il responsabile dell’amministrazione comunale si occupava quindi sia di aspetti generali, sia di questioni pratiche e amministrative più spicciole.

Il Comune di oggi invece è in piena fase di transizione. Le aggregazioni comunali hanno aiutato gli enti locali a risolvere i molteplici problemi che nel corso dell’evoluzione sociale si erano acutizzati. In quest’ottica vi erano ad esempio le differenze tra la funzionalità amministrativa e la vitalità democratica, l’autonomia politica e finanziaria ridotta, le numerose collaborazioni intercomunali per assicurare servizi sempre più richiesti o la pianificazione che rispondeva agli interessi particolari anziché a una visione coerente e lungimirante. Il Comune attuale sta risolvendo sempre meglio questi problemi e il segretario comunale è chiamato a gestire e contribuire alla metamorfosi del proprio Comune, a dotare delle risorse e competenze necessarie l’amministrazione comunale affinché sia in grado di assumere compiti e ruoli sempre più complessi. Una figura centrale che assicura un supporto fondamentale ai Municipi che, per essere progettuali, devono poter contare su una struttura performante. Una figura che funge da punto di riferimento per i cittadini. Una figura che rappresenta l’interlocutore privilegiato con gli altri enti pubblici.

Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. Si tratta di dotare il federalismo di Comuni funzionanti e funzionali, che sappiano – tanto nelle valli come nei centri urbani – assicurare un notevole standard di servizi ai cittadini. Il segretario comunale sarà più che mai il perno di questa evoluzione (e per certi rivoluzione) locale che ci porterà a definire il Ticino di domani.

I tempi cambiano, si richiede sempre più capacità gestionale, abilità nel razionalizzare le risorse e capacità di condotta del proprio personale. Ma per l’autorità comunale la stella polare da seguire è la salvaguardia di un’autentica prossimità tra cittadino e Comune. Una sfida secolare i cui primi protagonisti sono proprio le nostre e i nostri segretari comunali, a cui desidero formulare un particolare augurio e ringraziamento per l’inestimabile servizio che svolgono lì, vicino a casa nostra a stretto contatto con tutti noi cittadini.

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Dal Giornale del Popolo | Vertice tra sindaci del Mendrisiotto sul Piano cantonale delle aggregazioni. Difficile trovare un’intesa, ma il Cantone propone un unico polo con 17 Comuni

Finita l’estate e dopo aver lasciato assestare i Municipi a seguito delle elezioni comunali, il direttore del Dipartimento
delle istituzioni Norman Gobbi ha ripreso in mano il dossier del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un dossier che ieri è stato ricordato ai 17 sindaci dei Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio (assente Mendrisio) che si sono incontrati a Rancate. Norman Gobbi ed Elio Genazzi, caposezione degli Enti locali, erano presenti alla riunione che – scrive il Cantone – si è svolta in un clima «costruttivo» mettendo a tema gli scenari del PCA.

Quali scenari sul tavolo? Quello di creare in una prima fase due Comuni, uno della Val Mara e Basso Ceresio (Arogno, Rovio, Bissone, Maroggia e Melano) e il secondo con la Grande, anzi, Grandissima Mendrisio, prima a 12 poi a 17 Comuni. Difficile realizzare un altro scenario, con un grande Comune a lago. Da un lato per la fusione dell’ex Comune di Capolago con Mendrisio, che ha privato i Comuni sul lago di una continuità amministrativo geografica. Dall’altro per alcune perplessità espresse proprio dai due Comuni rimasti “tagliati fuori”, quali Brusino Arsizio e Riva San Vitale. Infatti le ragioni per cui difficilmente si potrà creare un grande Comune del lago con i Comuni del Basso Ceresio sono molteplici. Come ci dice – a titolo personale – un rassegnato sindaco di Riva San Vitale Fausto Medici, presente ieri mattina a Rancate: «Inizialmente lo studio prevedeva il Comune del Mendrisiotto e poi i Comuni della Val Mara a cui Riva San Vitale, nel 2014, guardava come una possibilità di aggregazione. Noi però negli ultimi due anni e mezzo abbiamo avuto già esperienza di cosa significherebbe farne parte, con una direttrice delle scuole che ha dovuto occuparsi anche delle scuole della montagna, con grande dispendio di tempo ed energie. Il territorio diverso è già una prima discriminante, la seconda è il fatto che – non me ne vogliano – nessuno dei Comuni, Riva compreso, ha la forza economica e organizzativa per fare da capofila nell’aggregazione della Val Mara. Terzo fattore è il deficit di Capolago, che non farebbe parte di questo Comune sul lago e toglie la continuità territoriale. Non si può tornare indietro su Capolago da quando l’allora sindaco decise di andare con Mendrisio. Già lì si è rotto tutto il concetto del Comune a lago. Lì il Cantone si sarebbe dovuto esprimere, ma non disse nulla. Andare con Mendrisio? Per forza. I Comuni come Riva San Vitale non avranno più scelta. Noi subiamo questo processo». Scettico invece il sindaco di Brusino Gianfranco Poli, il quale, seppure avrebbe visto con favore la creazione di un grande Comune del lago «magari con Melide e Morcote», definisce il suo Comune una “enclave”. «Personalmente mi sembrano eccessive queste fusioni… Vogliamo fare un unico Comune Ticino e poi il Comune Svizzera? E non sono nemmeno così sicuro che alla fine si risparmi. Sarebbe stato turisticamente interessante fare un Comune del lago. Io credo che ci siano delle situazioni in cui l’aggregazione sia la cosa migliore da fare, ma in altri contesti occorre tenere conto della storia e della geografia. Noi ad esempio, siamo un Comune fuori dal mondo che non ha nessun legame con il Mendrisiotto. Siamo un territorio spezzettato, di cui bisogna tener conto».

Di pensiero diverso invece il sindaco di Melano Daniele Maffei, invitato insieme agli altri quattro Comuni della Val Mara e Basso Ceresio dal caposezione Enti locali Genazzi a concretizzare la fusione della nuova realtà territoriale a “cinque”. «Il primo passo sarà il nuovo Comune – spiega al GdP -, a realtà consolidata si procederà in un secondo tempo alla fusione con Mendrisio ». Possibile allargare alle altre realtà affacciate sul Ceresio? «Per quanto riguarda Capolago, a domanda diretta, ieri mi è stato risposto che sarebbe fattibile, ma a tal proposito dovrebbero esprimersi i cittadini di Mendrisio. Quindi non è uno scenario impossibile».

Altro caso “speciale” è Stabio, il cui sindaco Simone Castelletti per ora, senza essersi confrontato con il Municipio, non si esprime. Difficilmente il Comune cambierà posizione rispetto a quanto già detto nel 2014 a commento del PCA, quando vennero espresse molte perplessità sugli scenari aggregativi di Stabio. E poi c’è Chiasso, che da anni sostiene una fusione del Basso Mendrisiotto. Il sindaco Bruno Arrigoni: «Noi siamo aperti alle soluzioni, ma personalmente vedo prima la creazione di un Comune del Basso Mendrisiotto e poi un secondo step. Se andassimo subito sul Comune unico sarebbe la scusa per trascinare il progetto per i prossimi vent’anni. I Comuni vicini non sono così entusiasti di fare una fusione del Basso Mendrisiotto. Però questa è la volontà politica: mi chiedo cosa ne pensi la popolazione. Io sono convinto che occorra una fusione per avere una visione futura. Oggi per poter fare dei progetti pianificatori importanti bisogna ragionare per agglomerati».

In vista di una prossima fase, ora i Municipi potranno approfondire il tema e – entro fine ottobre – comunicare le proprie osservazioni al Cantone. Anche se, qualcuno già commenta, si farà “copia e incolla” di quanto già detto nel 2014.

Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato oggi i sindaci dei 17 Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio; la riunione – che si è svolta in un clima costruttivo – ha permesso di discutere gli scenari contenuti nel Piano cantonale delle aggregazioni, come già avvenuto di recente con i rappresentanti degli agglomerati del Luganese e del Locarnese. La nuova proposta per la regione a sud del ponte-diga di Melide prevede l’istituzione di un solo Comune.

L’incontro ha anzitutto ripercorso le osservazioni formulate dai Comuni nella prima fase della consultazione sul progetto di Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In origine, per il comprensorio a sud del ponte-diga venivano indicati due scenari aggregativi, «Val Mara» (cinque Comuni del Basso Ceresio) e «Mendrisiotto» (dodici Comuni dell’agglomerato urbano Chiasso-Mendrisio). Dalla consultazione erano emerse un’adesione di massima a questa prospettiva e la necessità di alcuni approfondimenti; era inoltre stata formulata l’ipotesi di riunire i due scenari in un unico Comune. Proprio questa ipotesi di scenario aggregativo unificato è stata ora sottoposta ai Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio. I Municipi potranno ora approfondire il tema e – entro la fine del mese di ottobre – formulare le proprie osservazioni.

Come noto, l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni è stato riattivato nel corso dell’estate, dopo che il Tribunale federale ha confermato l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona». In questo contesto il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di organizzare alcune riunioni interlocutorie preliminari, concentrandosi sui comprensori urbani del Cantone. Anche nel corso dei precedenti incontri – con le autorità dei Comuni degli agglomerati del Luganese e del Locarnese – erano state proposte soluzioni alternative rispetto agli scenari inizialmente contenuti nel PCA.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la quarta seduta ordinaria del 2016 – la 41. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito in particolare di verificare lo stato di avanzamento del progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020».

Nella riunione odierna la Piattaforma è stata informata riguardo al grado di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020». È stato comunicato l’avvio secondo il programma dei lavori da parte dei sette gruppi paritetici, incaricati di analizzare altrettante aree tematiche: previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e perequazione. La Direzione di progetto si è detta fiduciosa che i tempi vengano rispettati e ha presentato in anteprima la nuova pagina internet dedicata alla riforma, che potrà essere consultata a partire dalla fine del mese di settembre.
In vista della discussione parlamentare sulla manovra di risanamento delle finanze cantonali, la Piattaforma ha preso atto delle proposte di modifica formulate dalla maggioranza della Commissione gestione e finanze del Parlamento.
I rappresentanti dei Comuni hanno poi presentato una serie di osservazioni in merito alla revisione della Legge cantonale sui territori soggetti a pericoli naturali. Il progetto elaborato dal Dipartimento del territorio è considerato una buona base; durante la fase di allestimento del messaggio governativo, andrà ora verificata la coerenza della nuova normativa con i principi della riforma «Ticino 2020», in particolare riguardo alla ripartizione delle responsabilità fra Cantone e Comuni.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infine anticipato che saranno prossimamente forniti i dettagli su un nuovo incentivo previsto dalla Legge cantonale sul sostegno alla cultura; i Comuni che sussidiano l’iscrizione dei giovani ad attività organizzate dalle scuole di musica riconosciute potranno, in futuro, beneficiare di un rimborso.
La Piattaforma è stata informata anche su alcune proposte di modifica alla Legge organica comunale, che saranno prossimamente contenute in un messaggio sottoposto al Gran Consiglio; fra i temi affrontati figurano l’applicazione delle multe di competenza comunale, il ruolo degli organi di quartiere e i rapporti con i dipendenti.
In apertura di riunione, è stata ratificata la designazione dei membri che – fino alla fine dell’attuale Legislatura – rappresenteranno i Comuni ticinesi all’interno della Piattaforma. La prossima seduta è prevista per mercoledì 23 novembre.

Aggregazioni: si riparte da tre

Aggregazioni: si riparte da tre

Dal Giornale del Popolo, 31 agosto 2016 | Incontro tra Gobbi e i sindaci dei 15 Comuni. Si riapre il Piano aggregativo del CdS – Non si lavora più su un’unica città da Brissago a Cugnasco, ma su tre macro-Comuni.

È l’ennesima ripartenza, difficile dire se vedrà il traguardo. Di sicuro c’è che a trainare il nuovo progetto di aggregazioni comunali nel Locarnese – di questo stiamo parlando – c’è il Consiglio di Stato. E, comunque vada, l’ultima parola spetterà alla popolazione (che nel 2011 disse “no” nella maggioranza dei Comuni). La notizia è stata data ieri dal Dipartimento delle Istituzioni, il cui direttore Norman Gobbi, ha incontrato nel pomeriggio i sindaci dei 15 Comuni dell’agglomerato del Locarnese per un aggiornamento sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Come durante l’incontro dello scorso 11 luglio con i rappresentanti dei Comuni del Luganese, sono state discusse – “in un clima costruttivo”, si precisa nel comunicato stampa – le possibili forme di consolidamento degli scenari aggregativi nell’area urbana. I Municipi potranno formulare le proprie osservazioni entro il 15 ottobre. All’indomani della decisione del Tribunale federale dello scorso giugno di confermare l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale lanciata da Giorgio Ghiringhelli “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona”, il Cantone ha riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In vista della seconda fase di consultazione, che sarà avviata nei prossimi mesi, il Dipartimento delle istituzioni ha così organizzato una serie di incontri con i rappresentanti politici dei comprensori in cui – nella prima fase – erano emerse le maggiori contrarietà, per valutare possibili varianti agli scenari proposti inizialmente. Ricordiamo che il fronte del “no” nel 2011 era rappresentato dai Municipi e dalla popolazione di Comuni “chiave” come Muralto, Minusio e Ascona. «Per quanto riguarda l’area urbana del Locarnese – spiega il Dipartimento guidato da Gobbi nel comunicato ai media – il PCA prevedeva nella prima fase l’unione dei 15 Comuni compresi fra Cugnasco e Brissago, due dei quali (Cugnasco-Gerra e Lavertezzo) limitatamente alle rispettive frazioni sul piano. L’ipotesi aveva suscitato reazioni contraddittorie – dall’adesione al rifiuto – e fatto emergere proposte alternative difficilmente conciliabili». «Dando seguito a una parte delle indicazioni formulate dai Comuni locarnesi nella prima fase di consultazione, durante l’incontro odierno il Dipartimento delle istituzioni ha presentato una variante che consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del PCA, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale ». Il primo, denominato “Città”, comprenderebbe Locarno (senza Gerre), Losone, Muralto, Orselina, Minusio, Brione s/Minusio, Mergoscia e Tenero-Contra. Il secondo, “Lago”: Ascona, Ronco s/Ascona, Brissago. Infine, il terzo, “Piano”: Gordola, Lavertezzo (piano), Cugnasco- Gerra (piano), Quartiere Gerre di Sotto di Locarno. Per il Comune di Terre di Pedemonte si tratterà, per contro, di valutare il futuro tenuto conto del contesto generale. È su questi scenari che i Municipi potranno pronunciarsi entro metà ottobre.

Scherrer: «Non parliamo più di Grande Locarno»

Nell’attesa delle reazioni degli Esecutivi della regione, abbiamo sentito il sindaco di Locarno Alain Scherrer, che fin dal suo insediamento ha auspicato con forza un rilancio del tema “fusioni”. Il comunicato del Governo parla di un clima positivo. Conferma? «In effetti la riunione si è svolta in un clima sicuramente costruttivo. Non ho visto mura alzate da parte di nessuno. Ho visto colleghi che, se non favorevoli, dimostrano comunque un’apertura mentale positiva; colleghi disposti ad entrare in materia. Questo è importante per partire con il piede giusto. Siamo soddisfatti». «Trovo altresì importante – prosegue il sindaco della città – che a cinque anni dalla votazione popolare consultiva si torni a discutere di aggregazioni. Cinque anni che – è vero – sono volati, ma in cui è cambiato anche molto nella nostra regione». Si pensi al continuo miglioramento delle finanze comunali di Locarno, che non è più la cenerentola della regione. Cosa cambia rispetto alle promesse fatte cinque anni fa alla popolazione? «Dobbiamo chiarire bene da subito cosa vogliamo. E personalmente non voglio più sentire parlare di Grande Locarno, piuttosto di un Nuovo Locarnese. Non si tratta più di parlare di cifre (siano esse relative al numero di abitanti o alle finanze dei futuri eventuali nuovi Comuni). Tanto meno di “potere contrattuale” (ndr. “più siamo uniti più saremo forti di fronte agli enti superiori, Cantone in primis”). Vedo meglio il concetto di vicinanza alle nostre istituzioni ». «Ma soprattutto è sulla qualità dei nostri servizi che un’aggregazione deve puntare. Se riusciamo a migliorarli, a offrire servizi pubblici ancora più efficienti (e quindi qualità di vita migliore) allora sì tutta l’operazione avrà un senso».