Approvati i messaggi per le aggregazioni di Quinto, Giornico e Lema

Approvati i messaggi per le aggregazioni di Quinto, Giornico e Lema

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha licenziato i messaggi che propongono al Gran Consiglio la costituzione di tre nuovi comuni. In Leventina, nell’alta valle è prospettata l’unione degli attuali comuni di Prato Leventina e Quinto nel nuovo Comune di Quinto, rispettivamente nella bassa valle quella tra Bodio e Giornico nel nuovo Comune di Giornico. In Malcantone la proposta riguarda il futuro Comune di Lema, frutto dell’aggregazione tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio.

Lo scorso 26 novembre 2023 sono stati accolti in votazione consultiva tre progetti di aggregazione, con confortevoli maggioranze ovunque. A seguito delle adesioni di tutti i comuni, il Consiglio di Stato ha licenziato i messaggi governativi per l’aggregazione tra Prato Leventina e Quinto, tra Bodio e Giornico, nonché tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio. La cittadinanza di Prato e Quinto era anche chiamata ad esprimere la propria preferenza sul nome del futuro Comune, votando in maggioranza la denominazione “Quinto”, che viene pertanto proposta.  
In vista dell’aggregazione, in questi comuni non si svolgeranno le elezioni comunali previste il prossimo aprile 2024 e resteranno in carica gli attuali organi, essendo già stato deciso il differimento. L’entrata in funzione dei nuovi comuni di Quinto, Giornico e Lema – con l’elezione dei rispettivi municipi e consigli comunali – avverrà dopo la crescita in giudicato delle decisioni del Gran Consiglio, organo cui compete decretare le aggregazioni in Ticino, entro aprile 2025 (riservati eventuali ricorsi). La data delle elezioni verrà stabilita in seguito dal Consiglio di Stato.

La carica dei… 100!

La carica dei… 100!

Comuni: ne nasceranno 3 al posto di 9. Norman Gobbi guarda però avanti

Presto il Ticino sarà formato da 100 Comuni, dopo le tre votazioni consultive di domenica scorsa su tre progetti. Le cittadine e i cittadini di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio, di Giornico e Bodio e di Quinto e Prato hanno detto “sì” in modo molto più convinto di quanto alcuni immaginavano ai 3 progetti aggregativi, che faranno nascere Lema, Giornico e Quinto.

“Cento è un bel numero – afferma soddisfatto il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. La mia soddisfazione è soprattutto rivolta alle autorità locali e alle cittadine e ai cittadini che si sono impegnati a sostenere i tre progetti. Le aggregazioni nascono dal basso e in molti casi rispondono a un bisogno riscontrato sul piano democratico, per mancanza di persone disposte a occupare una carica pubblica. Ma anche a causa di risorse finanziarie o territoriali insufficienti per rispondere autonomamente ai bisogni della propria popolazione. E questo comporta l’incapacità di dare servizi e prestazioni qualitative, efficaci e a un costo sostenibile. Nei tre nuovi Comuni vi saranno più capacità e questo farà bene alla cittadinanza. Per questo sono soddisfatto”.

Se 100 è un bel numero, vuol dire che ci fermiamo qui con le aggregazioni? “No, vi sono ancora regioni del Ticino che dovrebbero cogliere delle opportunità. Penso in particolare al Locarnese, al Basso Mendrisiotto e alla Rovana, ma non solo. Vedremo nel prossimo futuro come le autorità locali e la popolazione intenderanno muoversi. È vero però che non mi immagino più un Ticino con soli 27 Comuni, come definito dal Piano cantonale sulle aggregazioni. La visione cantonale è cambiata anche grazie a un ripensamento della missione comunale. Il Comune economico della fine degli anni Novanta, complice la globalizzazione, ha lasciato il posto al Comune residenziale, il cui compito è quello di sviluppare in maniera sostenibile la qualità di vita della cittadinanza e delle aziende che vi risiedono. La dimensione di un Comune assume una nuova importanza e va quindi valutata dal punto di vista della sostenibilità sociale. Parole forse difficili, per esprime però un concetto semplice: il Comune per offrire i migliori servizi deve essere il più unito possibile, con una popolazione attiva e democraticamente coinvolta”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 dicembre 2023 de Il Mattino della domenica

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la quinta del 2023 e la 68. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i membri della Piattaforma si sono confrontati su una serie di richieste formulate all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Sono stati anzitutto forniti ai Comuni alcuni chiarimenti su una modifica alla Legge sull’Istituto di previdenza del Cantone Ticino, riguardo agli obblighi previsti per i datori di lavoro esterni affiliati alla cassa. Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi condiviso alcune informazioni in merito al preventivo 2024 del Cantone, confermando che la discussione parlamentare è prevista all’inizio del prossimo anno. Il Dipartimento della sanità e della socialità ha risposto ad alcune sollecitazioni sul tema delle cure a domicilio, in merito alla crescente diffusione di servizi Spitex privati e infermieri indipendenti in Ticino; è stato ricordato che il tema è di competenza federale e che il Cantone ha quindi un margine di manovra molto limitato.

Il Dipartimento della sanità e della socialità ha in seguito aggiornato i presenti sul progetto «Per migliorare l’efficacia della gestione dei morosi LAMal». Le misure studiate dal gruppo di lavoro, ora in fase di attuazione, intendono in particolare rafforzare i Comuni nei confronti dei cittadini renitenti alle convocazioni.

I Comuni sono poi stati informati sui contenuti del rapporto elaborato, su mandato del Consiglio di Stato, dal gruppo di lavoro misto che ha approfondito il tema del soccorso di animali in Ticino. Il tema sarà affrontato nuovamente in un incontro con le associazioni dei Comuni.

La Piattaforma di dialogo si è poi confrontata sul tema della riforma istituzionale «Ticino 2020». Il Consiglio di Stato ha segnalato che la consultazione sull’ultima versione del progetto è stata prolungata fino al 15 dicembre. L’analisi delle risposte ricevute avverrà entro la fine del mese di gennaio 2024, ed entro la metà di marzo saranno approfondite le opzioni disponibili per migliorare la soluzione proposta; le conclusioni saranno presentate al Comitato strategico prima delle elezioni comunali 2024.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi presentato una modifica di legge che permetterebbe al Consiglio di Stato di chiudere procedure aggregative in corso, nel caso in cui vengano meno le premesse per giungere in tempi ragionevoli a una votazione consultiva. È stato infine comunicato che la 5. edizione del simposio Cantone-Comuni, intitolata «Conversazioni su LOC e dintorni», si svolgerà giovedì 1. febbraio 2024 a Bellinzona.

‘Non c’è una soluzione che farà felici tutti’

‘Non c’è una soluzione che farà felici tutti’

Della Santa (Sel) risponde alle critiche dei Municipi

«Non c’è una soluzione che farà felici tutti. Bisogna essere consapevoli che la soluzione proposta è lontana da quella auspicata inizialmente e le cause sono da ricercare in entrambi i campi». È chiara la risposta di Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali (Sel), alle critiche ricevute negli scorsi giorni da diversi Comuni sulla riforma ‘Ticino 2020’, il progetto con cui Cantone e comuni vogliono rivedere la suddivisione dei compiti e rivedere i flussi finanziari tra Cantone e Comuni. «Come Direzione di progetto, che ricordo essere paritetica, nutriamo la speranza che su entrambi i livelli politici si arrivi a una soluzione che possa essere il più possibile sostenuta», afferma Della Santa. A farsi avanti nelle scorse settimane erano stati i Municipi dei centri urbani – Chiasso, Mendrisio, Bellinzona, Locarno e Lugano – attraverso una lettera firmata dai rispettivi sindaci e segretari. Tre pagine fitte nelle quali non si usano mezze parole. «Siamo consapevoli, e lo eravamo dall’inizio, che ci sarebbero stati comuni che avrebbero condiviso il progetto e altri no. Ci sono oggettivamente delle criticità nella proposta che è stata messa sul tavolo – ammette il capo della Sel –, ci sono però anche dei punti di forza, in modo particolare sul fronte della perequazione. La lettura oggettiva di questi aspetti potrà avvenire solo una volta terminata la consultazione».

Termine che è stato posticipato all’inizio di dicembre. «Poi inizierà l’analisi delle prese di posizione, che sono anche molto variegate tra loro. La lettura oggettiva delle posizioni assunte dai 106 comuni ticinesi potrà avvenire solo una volta terminata la consultazione». Consultazione, ricorda Della Santa, «voluta proprio per raccogliere le opinioni e cercare di portare una serie di migliorie a quanto proposto». L’analisi delle prese di posizione terminerà verso gennaio, momento a partire dal quale si inizierà a valutare le varie opzioni utili per ottimizzare il sistema. «Una soluzione che possa avere maggiore sostegno verrà proposta tra maggio e aprile al comitato strategico, che poi dovrà decidere quale scenario adottare». In ogni caso, precisa Della Santa, «si dovrà anche tenere conto delle condizioni poste da Cantone e comuni, che non offrono molto margine di manovra».

Nella lettera dei Municipi dei centri urbani più grandi viene citato l’esempio – definito pratico e lampante – della gestione delle strutture per anziani. Secondo gli Esecutivi “non vi è alcun incentivo concreto e tangibile a compiere sforzi per mettere in rete le strutture in modo da ottimizzare la gestione e renderla maggiormente efficace ed efficiente”. E proprio dall’esempio della gestione degli anziani parte la risposta del capo della Sel: «Il tema della presa a carico sociosanitaria degli anziani è complesso e retto in primo luogo dalla Legge sull’assicurazione malattia, che ricordo essere una norma federale. Un ambito dove lo stesso Cantone fatica talvolta a proporre e adottare misure per contenere l’evoluzione dei costi. Ciò detto occorre riconoscere che l’attuale soluzione è effettivamente solo in parte incentivante per i comuni più virtuosi e quanto proposto e concordato con i comuni nei mesi passati rimedia in parte alla critica sollevata».

‘Giusto usare i dati del 2019’
A prendere posizione in maniera critica è stato anche il Municipio di Gambarogno “spaventato” dal fatto che il progetto di riforma sia basato su dati del 2019 “ormai desueti”. «Per arrivare a calcolare i costi e l’impatto sui singoli comuni bisogna avere dei dati corretti – spiega Della Santa –. Per alcune voci di spesa questi dati non sono di cassa, cioè pagati nell’anno di riferimento come riportato nei consuntivi comunali, ma di competenza, ossia realmente riconducibili alle prestazioni erogate nell’anno di riferimento. Per calcolare questi costi ci vogliono normalmente diversi mesi, ma la pandemia ha reso questo calcolo particolarmente difficile, senza contare i costi generati proprio dalla crisi sanitaria, che hanno gonfiato alcune voci di spesa negli anni 2020 e 2021. Non ci è sembrato giusto utilizzare i dati di quegli anni e se l’avessimo fatto, probabilmente, qualcuno si sarebbe lamentato».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28 novembre 2023 de La Regione

Alle urne tre ‘sì’, futuro del Ticino a cento Comuni

Alle urne tre ‘sì’, futuro del Ticino a cento Comuni

Dalla popolazione via libera alle aggregazioni in Leventina e nel Malcantone

Doppio sì in Leventina ai progetti aggregativi Bodio-Giornico e Quinto-Prato Leventina. Chiamata ieri alle urne per la votazione consultiva, la popolazione dei quattro comuni ha nettamente approvato le relative proposte, dando così il proprio via libera alla costituzione dei due nuovi enti locali. La legislatura corrente durerà un anno in più per permettere al Gran Consiglio di esprimersi sul messaggio governativo e ai servizi locali di preparare l’unione a due che verrebbe siglata nel 2025 con la nascita dei nuovi Comuni. Cominciando dalla Bassa Leventina, a Bodio i ‘Sì’ si attestano al 68,47% con 152 voti favorevoli, mentre i ‘No’, 70, si fermano al 31,53%. Risultato ancora più schiacciante a Giornico, dove i favorevoli sono stati 254 (74,49%) e i contrari 87 (25,51%). Complessivamente il progetto è stato accolto nella misura del 72,11%, a fronte di 406 ‘Sì’ e 157 ‘No’. Partecipazione al voto del 65,27% a Giornico, mentre a Bodio solo del 51,47% (su 443 iscritti in catalogo hanno votato in 228). Ricordiamo che questo progetto aggregativo (che darebbe vita a un Comune di circa 1’700 abitanti) è nato dopo l’affossamento, nel febbraio del 2022, di quello denominato Sassi Grossi, che oltre ai due Comuni citati comprendeva anche Pollegio e Personico, la cui popolazione si era però detta contraria.
Risultato netto anche in Alta Leventina: 316 ‘Sì’ e 142 ‘No’ a Quinto, 145 ‘Sì’ e 64 ‘No’ a Prato Leventina. Tradotto: fusione accolta con il 69% nel primo comune e con il 69,38% nel secondo. In totale il progetto ha incassato 461 voti favorevoli (69,12%) e 206 contrari (30,88%). Partecipazione al voto più alta rispetto alla Bassa Leventina: 70,68% a Quinto e 76,34% a Prato Leventina.

Spaccatura in Consiglio comunale, non alle urne
In Bassa Leventina il Comune si chiamerà ‘Giornico’ (già definito prima della votazione odierna), mentre in alta valle la popolazione ha scelto ‘Quinto’ con 328 preferenze rispetto alle 290 per il nome Quinto-Prato.
A Quinto si osserva in particolare un massiccio sostegno alla fusione che non si allinea alla spaccatura politica all’interno del Consiglio comunale, dove il progetto aggregativo era stato accolto per un solo voto scontrandosi con la contrarietà dei consiglieri del Centro e di Quinto ’21 (favorevole invece il partito di maggioranza del Plr), dell’avviso che una fusione per dare vita a un nuovo Comune di 1’500 abitanti non sia una vera opportunità, da ricercare piuttosto nell’unione dell’intera Alta Leventina (con anche Dalpe, Bedretto e soprattutto Airolo). Scenario peraltro auspicato dal Dipartimento del territorio e inserito nel Piano cantonale delle aggregazioni. Un tentativo in questo senso era stato fatto dai Municipi di Prato e Quinto, che avevano deciso di andare avanti da soli dopo la risposta negativa degli esecutivi degli altri tre Comuni.

La soddisfazione dei quattro sindaci
Tra i sindaci dei quattro comuni regna ovviamente la soddisfazione, e anche un po’ di stupore per un risultato che va forse oltre le aspettative. «Eravamo fiduciosi ma non ci aspettavamo un risultato così netto – dice Stefano Imelli, sindaco di Bodio –. Il sentimento odierno è soprattutto di gratitudine nei confronti della popolazione per aver saputo guardare con coraggio al futuro, lasciando da parte il proprio campanile e ascoltando chi da tempo sottolineava la necessità di un’aggregazione». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Giornico Rosolino Bellotti. «Con oltre il 74% di ‘Sì’ il risultato è decisamente chiaro. D’altronde se si vuole guardare avanti non c’erano alternative. I contrari non hanno mai espresso un’alternativa valida. Ora bisognerà rimboccarsi le maniche per lavorare bene per preparare in maniera adeguata la nascita del nuovo Comune».

Molto soddisfatto anche il sindaco di Quinto, Aris
Tenconi . «Era difficile prevedere un risultato così netto. Significa che la popolazione ha capito la situazione in cui siamo e la necessità di unire le forze», afferma, felice per l’esito di una votazione che, rispetto alle divergenze di opinioni in Consiglio comunale, «rispecchia il parere positivo emerso in particolare durante la giornata di studio che ha coinvolto gli abitanti». Un po’ sorpreso anche il sindaco di Prato Leventina Davide Gendotti.
«Noto con piacere un voto razionale e responsabile. Ora c’è ancora tanto da lavorare e ci impegneremo affinché anche il 30% dei contrari possa ricredersi sulla necessità di questa fusione». Il Dipartimento delle istituzioni (Di) prende atto con soddisfazione dei risultati delle odierne votazioni consultive, che rappresentano un ulteriore passo verso l’attuazione delle due fusioni. Prossimamente, si legge ancora nella nota, il Di presenterà al Consiglio di Stato le proposte di messaggio per i due progetti aggregativi.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 novembre 2023 de La Regione

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Benvenuti Lema, Giornico e Quinto «Ripagheremo la grande fiducia»
Approvati alle urne con percentuali oltremodo significative i progetti di unione in Malcantone e in bassa e alta Valle Leventina Soddisfatti i presidenti delle commissioni di studio – Pozzi: «Ora subito al lavoro» – Imelli: «Un segnale chiaro» – Tenconi: «È solo il primo passo»

Tre su tre. Ed il Ticino si ritrova con 100 Comuni. È stata una domenica da en plein quella di ieri. Una giornata perfetta che ha visto nascere i Comuni di «Lema», «Giornico» e «Quinto». Tutti e nove gli enti locali interessati dai matrimoni (cinque in Malcantone e quattro fra bassa ed alta Leventina) hanno accolto le entità territoriali che ufficialmente vedranno la luce con le prime storiche elezioni in agenda nella primavera 2025. L’attuale legislatura, infatti, verrà prorogata; ciò significa che il 14 aprile prossimo non si dovrà andare alle urne come nel resto del nostro Cantone. Nel complesso, i progetti aggregativi sono stati accolti con percentuali comprese tra il 69,12% di «Quinto» ed il 73,28% di «Lema ». Nel mezzo il 72,11% di «Giornico». Anche la partecipazione al voto è stata importante. Risultati significativi, che si commentano da soli, insomma. La popolazione aveva voglia di unione, dando seguito in questo modo alle scelte fatte dalle rispettive istituzioni che nelle nozze ci credevano eccome. E che sono state ripagate dai cittadini. Alla grande.

Gli ingredienti giusti
Dalle urne è uscito un verdetto chiaro: il nuovo Comune di «Lema» si farà. I cittadini di Astano, Novaggio, Curio, Bedigliora e Miglieglia si sono espressi a favore del matrimonio allargato con il 73,28% di schede favorevoli (exploit ad Astano e Miglieglia con un sonoro 90%), dando così fiducia alla Commissione di studio che aveva allestito e curato il progetto aggregativo.
Fin dall’inizio, le premesse per la fusione c’erano tutte: i cinque Esecutivi (la gerenza di Astano e i quattro Municipi, n.d.r.) hanno sempre ritenuto che unire le forze fosse un passo più che necessario e gli incontri informativi organizzati nei vari Comuni come avvicinamento al voto sono stati ben frequentati dalla popolazione. Anche il Consiglio di Stato aveva contribuito a sostenere il progetto con 7,2 milioni di franchi. E il risultato andato in scena ieri è l’unione di tutti questi ingredienti. «Siamo soddisfatti che il lavoro svolto sia stato capito e soprattutto che ci è stata data fiducia – raggiungiamo al telefono il sindaco di Novaggio Andrea Pozzi, mentre si trova a Bombinasco per festeggiare insieme ai membri della Commissione di studio -. Adesso dobbiamo lavorare per ripagare questa fiducia con un progetto ben articolato che diventi realtà nel 2025». Buona la seconda, quindi, per i Comuni del Medio Malcantone. La partecipazione al voto è stata del 61,28%.

L’exploit di Astano
Nel 2004, quindi quasi vent’anni fa, un progetto simile era stato affossato in votazione perché accolto solo da Bedigliora e Miglieglia. I tempi sono cambiati, così come le priorità e il consenso da parte degli abitanti e di alcuni Municipi. Ma torniamo per un momento alle percentuali, favorevoli e schiaccianti, di Astano (90,63%) e Miglieglia (90,28%). «Astano è un Comune in gerenza con seri problemi di rappresentanza politica – prosegue Pozzi -. Miglieglia, per contro, ha un sindaco che ha sempre portato avanti questa visione aggregativa. Anche le percentuali di Bedigliora, Curio e Novaggio sono buone. Quest’ultimo, che è il paese più popoloso e quello che offre di più a livello di immagine, aveva più possibilità di vedere cittadini con dubbi o perplessità. Alla fine, però, tutti hanno capito che è meglio essere uniti ». L’ultima parola, ora, spetta al Gran Consiglio, ma non dovrebbero esserci particolari sorprese (si veda l’articolo in basso).

Al di là delle aspettative
Un risultato così chiaro non se l’aspettavano i presidenti delle commissioni di studio dei nuovi Comuni di «Giornico» e «Quinto», rispettivamente Stefano Imelli e Aris Tenconi. Se è pur vero che in questi mesi non si erano palesati pubblicamente dei cittadini contrari alle due aggregazioni, d’altro canto non era scontato che i progetti potessero essere approvati a larghissima maggioranza: con il 72,11% nel primo caso e con il 69,12% nel secondo. «A livello complessivo c’è grande soddisfazione. Certo, rispetto alla votazione del 13 febbraio 2022 su ‘Sassi Grossi’, che comprendeva anche Personico e Pollegio, il sostegno è un po’ calato (a Bodio e Giornico i sì raggiunsero infatti ben l’81% e l’84%; n.d.r.), tuttavia ritengo che sia normale, trattandosi appunto di un’unione a due e non più a quattro», esordisce il sindaco di Bodio e presidente della commissione Stefano Imelli, la cui popolazione ha dato luce verde al neonato paese con il 68,47% rispetto al 74,49% di Giornico.

«Non sarà una passeggiata»
Sono comunque percentuali significative, alla pari di quella riguardante la partecipazione (58,95%). Teme che le critiche che non ci sono state finora possano emergere nella fase di avvio del nuovo Comune che conterà circa 1.700 abitanti e beneficerà di un aiuto dal Cantone di 3 milioni? «Non credo. Non va però negato che il sentiero sarà in salita alla luce delle sfide che si profilano all’orizzonte. Ma è un percorso che potremo affrontare assieme, con più tranquillità e in modo migliore, essendo maggiormente attrezzati. Di questo sono pienamente convinto ». Il nostro interlocutore, che si è già detto pronto a candidarsi nella primavera 2025 alle prime elezioni (quale rappresentante de Il Centro, ovviamente, così come l’omologo di Giornico Rosolino Bellotti), chiude con un «ringraziamento di cuore ai cittadini di entrambi i paesi. Hanno guardato al futuro e alle opportunità, invece che al campanilismo. Questo è davvero uno splendido segnale. E mi lasci infine dire che mi fa piacere che si sia aggregata pure l’alta Leventina e non solo noi», conclude Imelli.

Lo stimolo a fare bene
Eccoci, allora. Ci spostiamo a nord, dove troviamo un raggiante Aris Tenconi, sindaco di Quinto e alla testa della Commissione di studio. «Quanto scaturito dalle urne va oltre le più rosee aspettative. Il risultato premia il lavoro svolto finora e dà una spinta ulteriore a chi sarà chiamato ad amministrare il nuovo Comune, che potrà agire con serenità», rileva il nostro interlocutore. A Quinto i sì sono stati pari al 69%, percentuale di poco superiore a Prato Leventina (69,38%); ha espresso complessivamente il proprio voto il 72,35% degli aventi diritto. Nel segreto dell’urna bisognava scegliere pure il nome del paese di 1.350 abitanti e che potrà contare sul contributo del Governo di 1,7 milioni, con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione per iniziative particolarmente significative dal profilo del progresso in ambito socioeconomico e territoriale. Per 328 a 290 l’ha spuntata «Quinto» su «Quinto-Prato». Come se la spiega questa differenza che non è così ampia come si poteva immaginare? «La popolazione di Quinto ha capito che bisogna tener conto di tutti. La mentalità già c’è, considerando che il nostro villaggio ha ben 15 frazioni e nessuna è mai stata dimenticata. Sarà così anche in prospettiva».

Le prospettive future
Secondo il Consiglio di Stato questo primo matrimonio dovrà essere seguito da altri, sulla falsariga di quanto fatto a Faido, Comune che si è unito in tre distinte tappe (2005, 2011 e 2015). Il riferimento è pertanto ad Airolo, Bedretto e Dalpe. «A mio avviso, a medio-lungo termine, in Leventina ci dovranno essere solo tre Comuni: in bassa, media ed alta valle. Musica di domani, però. Al momento mi godo questa giornata di festa. Oltretutto perfetta alla luce del sì all’aggregazione fra Bodio e Giornico », chiosa Aris Tenconi (PLR), il quale è pronto a rimettersi in gioco alle elezioni del 2025, alla pari del sindaco di Prato Davide Gendotti, pure lui PLR.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 novembre 2023 del Corriere del Ticino

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Il Ticino a 100 comuni che “non era immaginabile”
Le considerazioni del consigliere di Stato Norman Gobbi dopo l’approvazione, domenica, di tre progetti aggregativi

“Sicuramente il fatto di raggiungere un Ticino a 100 comuni non era immaginabile”. Sono le parole del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, dopo che domenica i cittadini di nove comuni hanno approvato tre progetti aggregativi (due in Leventina, uno in Malcantone).
Tre progetti che porteranno il numero dei comuni da 106 a – come detto – 100. Un numero che è stato raggiunto soprattutto con un cambiamento della politica, sottolinea ancora Gobbi interpellato dalla RSI: “Si promuovono iniziative che arrivano dal basso: lo abbiamo visto con questa tornata, in cui i progetti sono nati dai comuni interessati e sono stati promossi a livello locale”.
Secondo Gobbi, è necessario far maturare “la consapevolezza che talvolta la dimensione può risolvere alcuni problemi: da un lato in alcuni territori è difficile reclutare persone che si mettano a disposizione di municipi e consigli comunali, dall’altro sul fronte dei servizi vi è la necessità di servire meglio la propria popolazione, il proprio territorio e le proprie aziende”.
Si contano comunque anche realtà – aggiunge ancora il consigliere di Stato – in cui i servizi funzionano. “Credo, quindi, che sia davvero il momento di fare una riflessione, passando dal desiderio alla consapevolezza della necessità o meno di fare questo passo”. Si tratta tuttavia “di un passo nell’interesse della cittadinanza che da parte dell’ente pubblico si attende servizi di qualità ma anche visioni politiche per lo sviluppo del proprio territorio” conclude.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-a-100-comuni-che-%E2%80%9Cnon-era-immaginabile%E2%80%9D–2001018.html

Lavertezzo e Locarno, prove di un ‘matrimonio’

Lavertezzo e Locarno, prove di un ‘matrimonio’

I sindaci dei due Comuni hanno consegnato al Consiglio di Stato l’istanza per l’avvio di una procedura d’aggregazione
La “promessa di matrimonio” fra Locarno e Lavertezzo, che confina fisicamente con il quartiere locarnese delle Gerre di Sotto, è stata consegnata oggi pomeriggio (venerdì 27 ottobre) a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, direttamente nelle mani del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, da parte dei rappresentanti dei due Municipi. Nello specifico, per Lavertezzo la sindaca Tamara Bettazza, il municipale Matteo Lanini (alla testa del Dicastero finanze ed economia) e il segretario comunale Damiano Gianella. Mentre per Locarno, oltre al sindaco Alain Scherrer erano presenti anche il municipale Nicola Pini (capo del Dicastero sviluppo economico e territoriale) e il coordinatore di dicastero Fausto Castiglione.
L’istanza d’aggregazione, come anticipato da laRegione, è figlia della proposta avanzata dal Municipio di Lavertezzo, dopo aver approfondito più scenari con il coinvolgimento diretto del Consiglio comunale. Da sempre fautrice delle fusioni comunali, la Città ha raccolto all’istante l’invito di Lavertezzo. E questo, come sottolinea Scherrer, «anche nella speranza che si tratti della scintilla che inneschi un circolo virtuoso sul fronte delle aggregazioni comunali, nel Locarnese da troppo tempo come ben sappiamo ferme al palo».
Gli fa eco la sindaca di Lavertezzo Tamara Bettazza: «Assieme ai membri del legislativo locale, eletti in rappresentanza della popolazione e dunque le prime ‘antenne’ di un Comune, abbiamo svolto un esaustivo lavoro di analisi su tre scenari. E, tirate le somme, l’esecutivo è giunto alla conclusione che la fusione con il Polo regionale sia quella che meglio risponde alle nostre aspettative e ai nostri bisogni».
Un’aggregazione comunale non si fonda dunque solo sugli ideali. Deve disporre di solide radici, che abbiano la concreta possibilità di rimanere saldamente affrancate al terreno, permettendo così la crescita di un albero solido e rigoglioso. Nell’istanza consegnata al Consiglio di Stato, i due esecutivi, come accennato, a proposito spiegano in una nota stampa: “Dopo aver svolto diverse analisi e confronti, riteniamo che si debba andare oltre la collaborazione intercomunale, considerato che alcune caratteristiche intrinseche ai nostri due Comuni, reciproci interessi economici e sociali, così come obiettivi condivisi possano concretizzarsi in un progetto aggregativo allo scopo, tra le altre cose, di rafforzare i servizi offerti alla cittadinanza, migliorare l’amministrazione generale della cosa pubblica e la gestione del territorio. A dimostrazione dei legami che già esistono, basti citare il fatto che parte del territorio di Locarno (Gerre di Sotto) è situata sul Piano di Magadino e confina con Lavertezzo”.
Ma non è tutto: “Oltre a ciò – aggiungono i due Municipi all’unisono –, riteniamo che gli attuali due enti locali costituiranno una comunità solida, che permetterà al comparto est di consolidare le proprie relazioni. Ad esempio, già attualmente alunni di Locarno dell’area agricola di fronte a Lavertezzo frequentano l’Istituto scolastico di quest’ultimo comune e diversi domiciliati nell’area partecipano alle sue attività”. Senza dimenticare l’ottima collaborazione nella gestione della fornitura d’acqua potabile. A proposito, per segnalare solo una delle ultime sinergie instaurate in ordine cronologico, va ricordato il recente progetto di collegamento tra i due acquedotti, realizzato in brevissimo tempo, che permetterà di migliorare e assicurare un più costante approvvigionamento in caso di siccità.
Consegnata l’istanza, ora si attende l’esito della relativa procedura. La Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni del 16 dicembre 2003 (art. 4a), riassumendo, prevede che entro un anno dall’inoltro dell’istanza il Consiglio di Stato avvii uno studio d’aggregazione, definendone il comprensorio. Andrà dunque nominata una commissione, per la cui composizione gli esecutivi di Lavertezzo e Locarno propongono la seguente e bilanciata formula: per il Comune di Lavertezzo vi faranno parte il sindaco e due municipali con l’accompagnamento tecnico/amministrativo del segretario comunale; per la Città, il sindaco e due municipali, ma con l’accompagnamento tecnico/amministrativo del coordinatore del Dicastero finanze.
Nel corso della procedura, va infine rimarcato, sempre citando le norme in materia, che “tenuto conto degli obiettivi di legge e del Piano cantonale delle aggregazioni” è comunque “data facoltà al Consiglio di Stato di modificare lo scenario proposto con l’istanza, includendo o escludendo Comuni o frazioni” o anche di non dare seguito alla proposta. Contro eventuali decisioni negative del Consiglio di Stato, i Municipi, i legislativi e i cittadini dei Comuni interessati hanno comunque la possibilità di ricorso al Gran Consiglio. I sindaci di Lavertezzo e Locarno non hanno però dubbi e sono fermamente convinti di aver imboccato la strada giusta. Confidano dunque nella buona riuscita del processo innescato con la consegna dell’istanza d’aggregazione al Consiglio di Stato.
 
Da www.laregione.ch
 
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Aggregazioni, Lavertezzo e Locarno “promessi sposi”
I rispettivi sindaci hanno consegnato al Consiglio di Stato l’istanza per l’avvio di una procedura d’aggregazione dei due Comuni.

Si va verso un’altra aggregazione nel Locarnese. Lavertezzo e Locarno hanno infatti siglato una “promessa di matrimonio”, con i due sindaci che oggi hanno consegnato a Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni e a Marzio Della Santa, caposezione degli Enti locali, l’istanza per l’avvio di una procedura d’aggregazione dei due Comuni. 

“che sia una spinta per le aggregazioni nel Locarnese”
L’istanza d’aggregazione, sottolinea la Città di Locarno in una nota, “è figlia della proposta avanzata dal Municipio di Lavertezzo, dopo aver approfondito più scenari con il coinvolgimento diretto del Consiglio comunale. Da sempre fautrice delle fusioni comunali, Locarno ha raccolto all’istante l’invito di Lavertezzo. E questo “anche nella speranza che si tratti della scintilla che inneschi un circolo virtuoso sul fronte delle aggregazioni comunali, nel Locarnese da troppo tempo come ben sappiamo ferme al palo”, spiega Alain Scherrer, sindaco di Locarno, citato nel comunicato stampa. Gli fa eco Tamara Bettazza, sindaca di Lavertezza, secondo cui “la fusione con il Polo regionale sia quello che meglio risponde alle nostre aspettative e ai nostri bisogni”.

“i due enti locali costituiranno una comunità solida”
I due Municipi ritengono che “gli attuali due enti locali costituiranno una comunità solida, che permetterà al comparto est di consolidare le proprie relazioni. Ad esempio, già attualmente alunni di Locarno dell’area agricola di fronte a Lavertezzo frequentano l’Istituto scolastico di quest’ultimo Comune e diversi domiciliati nell’area partecipano alle sue attività”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/aggregazioni-lavertezzo-e-locarno-promessi-sposi-384798

Da www.ticinonews.ch

 

Sindaco di Massagno – Sospensione dalla carica

Sindaco di Massagno – Sospensione dalla carica

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso la sospensione dalla carica di membro di Municipio e di Sindaco del Comune di Massagno del signor Giovanni Bruschetti, accogliendo la sua richiesta in questo senso. Il signor Bruschetti sarà sostituito in seno al collegio da un supplente municipale. La conduzione del collegio è affidata al Vice-Sindaco.

Con notifica del 13 ottobre 2023 secondo l’art. 200 LOC il Procuratore Generale sostituto ha informato il Consiglio di Stato dell’apertura di un procedimento penale a carico del signor Giovanni Bruschetti, Sindaco di Massagno, indicando che il reato penale che si prospetta è l’infedeltà nella gestione pubblica (art. 314 CP) e che alternativamente il fatto potrebbe configurare i reati di amministrazione infedele aggravata (art. 158 cifra 1 cpv. 3 CP) o truffa (art. 146 cpv. 1 CP). Il procedimento riguarda l’acquisto da parte del Sindaco per conto del Comune di un dipinto; danneggiato dall’agire in questione sarebbe il Comune nella misura di CHF 400.–.  

A sua volta il signor Giovanni Bruschetti – con scritto al Consiglio di Stato del 12 ottobre 2023 – ha chiesto espressamente di essere sospeso dalle sue funzioni, data la pendenza dell’esposta procedura penale e fino al chiarimento della medesima.  

Secondo l’art. 198 cpv. 1 LOC se un membro del Municipio è perseguito per crimini o delitti contrari alla dignità della carica, il Consiglio di Stato può sospenderlo dalle sue funzioni. La sospensione in base a questo articolo non è una sanzione in senso stretto, bensì ha natura essenzialmente cautelare e ha lo scopo di proteggere gli interessi del Comune e la dignità della carica dai pregiudizi che possono derivare dall’apertura e dalla pendenza di procedimenti penali a carico di membri dell’Esecutivo comunale.  

Visto che le ipotesi di reati nel procedimento penale in corso si riferiscono a fatti direttamente attinenti allo svolgimento della carica pubblica, come richiesto dall’interessato si è ritenuta appropriata la sospensione del signor Bruschetti dalla carica di membro del Municipio e di Sindaco del Comune di Massagno, fino al chiarimento definitivo della sua situazione a livello penale. Ciò salvaguardata la presunzione di innocenza a suo favore.

Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Quinto e Prato, prima serata pubblica sul progetto aggregativo

È partita dal centro scolastico di Ambrì la serie di serate pubbliche in vista della votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra Quinto e Prato Leventina. Giovedì sera le autorità comunali e cantonali hanno presentato alla popolazione il dossier elaborato dalla Commissione di studio che funge da base per la proposta di fusione che il 26 novembre porterà i cittadini alle urne. Di fronte a una gremitissima aula magna, i sindaci Aris Tenconi (Quinto) e Davide Gendotti (Prato Leventina), unitamente al consigliere di Stato Norman Gobbi, hanno ribadito che è questo il momento opportuno di unire le forze e dare vita a un comune di 1’350 abitanti (970 a Quinto e 380 a Prato), che intende puntare in particolare su attrattiva residenziale (migliorando i servizi in generale per attirare nuovi abitanti, soprattutto famiglie), nuove attività lavorative e promozione turistica. Il tutto grazie anche a un’ottimizzazione delle risorse, un’amministrazione comunale meglio strutturata e un maggiore peso nei confronti del Cantone. Un processo aggregativo, è stato messo in chiaro, che ha voluto subito coinvolgere la popolazione con la giornata di studio organizzata nel novembre del 2022, occasione per captare impressioni e suggerimenti degli abitanti di cui la commissione ha tenuto conto nell’elaborazione del rapporto.

L’auspicio dell’ex sindaco Jelmini
Al termine della presentazione, dal pubblico sono giunti elogi alla proposta, alcune richieste di chiarimento e nessuna vera critica o manifestazione di scetticismo. Da qui al 26 novembre ci saranno altre due serate pubbliche per tastare il polso dei residenti, il 5 ottobre a Rodi e l’11 ottobre sempre alle scuole di Ambrì. Bisognerà capire come tirerà il vento sullo scacchiere politico, tenendo conto che a Quinto il Consiglio comunale si è spaccato, dando preavviso favorevole all’aggregazione per un solo voto (12 favorevoli e un’astensione l’esito a Prato Leventina). Il momento dedicato a domande e osservazioni dal pubblico ha offerto spunti di riflessione grazie in particolare all’intervento di Valerio Jelmini. Per 20 anni municipale di Quinto, di cui 12 in qualità di sindaco, ha voluto esprimere il proprio sostegno a questa fusione ridotta, anche se il suo auspicio è quello di vedere un giorno confluire tutta l’Alta Valle in un ente locale unico di circa 3’000 abitanti. Un’aggregazione a cinque Comuni, e quindi con anche Airolo, Dalpe e Bedretto, di cui Jelmini fu sostenitore in passato e che in un certo modo ne ha rilanciato l’esigenza. «Non possiamo avere dei comuni troppo piccoli che non riescono a fare quello che vogliono perché non ne hanno i mezzi – ha detto l’ex sindaco –. Dobbiamo avere un territorio grande, e penso all’intera Alta Leventina anche perché ci sono delle sfide importantissime e solo uniti e forti si riesce a difendere quello che abbiamo. C’è ad esempio il tema dell’energia, con le centrali e le aziende elettriche presenti. Bisogna essere in grado di stimolare i nostri politici e dargli la possibilità di crescere e fare qualcosa di concreto». D’altro canto da decenni si parla dell’aggregazione dell’intera AltaValle – obiettivo peraltro tuttora previsto dal Piano cantonale delle aggregazioni del Dipartimento delle istituzioni (Di) –, senza però essere mai riusciti a concretizzarla. Dopo il tentativo fallito quasi 20 anni fa (con la votazione popolare del 2007 che vide a favore solo Airolo e Quinto) e altre piccole speranze svanite nel 2018, nei primi mesi del 2022 Quinto e Prato hanno rilanciato l’idea, chiedendo ad Airolo (1’400 abitanti), Bedretto (100) e Dalpe (170) il loro eventuale interesse a unirsi; picche la risposta dei Municipi guidati rispettivamente da Oscar Wolfisberg, Ignazio Leonardi e Mauro Fransioli. La riflessione di Jelmini è stata definita pertinente da Norman Gobbi. È infatti uno degli obiettivi del Di quello di avere amministrazioni meglio strutturate per sgravare i municipali dalle questioni più tecniche e permettergli di concentrarsi sulla progettualità e le opportunità di crescita e sviluppo dei Comuni. Ricordiamo che Gobbi, interpellato da laRegione al momento del ‘No’ di Bedretto, Airolo e Dalpe, si era detto favorevole a una strategia in due tempi per giungere all’unione di tutta l’Alta Valle. Dalla sala è stato quindi chiesto se l’unione tra Quinto e Prato non sia troppo minuta per avere un vero salto di qualità. «Guardando alle aggregazioni degli ultimi 20 anni – ha risposto il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa–, quello che fa differenza sono le persone e la loro capacità di impegno e dedizione per seguire degli obiettivi. E credo che con le premesse di questo studio aggregativo, e la capacità amministrative che oggi il Cantone già vi riconosce, ci siano tutti gli ingredienti per fare bene».

Scuola media: ‘Traballante la sede di Ambrì’
L’esigenza di unire le forze, e ben venga se al momento l’unica volontà è quella di Prato e Quinto, è stata evocata anche dalla granconsigliera leventinese Diana Tenconi. Lo ha fatto rendendo attenti sulla Nuova legge delle scuole dell’obbligo con cui intende dotare il Ticino di un solo testo legislativo per l’intera formazione obbligatoria. Il relativo messaggio governativo è stato licenziato a fine marzo, ma la Commissione formazione e cultura (dove siede anche Tenconi) ha chiesto e ottenuto dal Decs di aprire una fase di consultazione per sentire il parere di ordini scolastici e Comuni. «Un messaggio che dice che si vorrebbero avere sedi di Scuola media con almeno 200 allievi: ad Ambrì non ci sono 200 allievi, e nemmeno ad Acquarossa. Dunque queste due sedi diventano un po’ traballanti», ha affermato la deputata Plr, promettendo il suo impegno «per evitare che il messaggio possa essere votato in questo modo». Sul tema si è espresso anche il sindaco Gendotti: «Evidentemente questa legge ci preoccupa e dovremo quindi darci da fare per mantenere questa sede scolastica, fondamentale per essere attrattivi per le famiglie».

L’elenco degli obiettivi
In sintesi il rapporto stilato dalla commissione di studio prevede: moltiplicatore d’imposta al 90%, sede politica e amministrativa a Quinto e Ufficio tecnico a Prato, ottimizzazione dei servizi pubblici esistenti, Municipio di cinque membri e Consiglio comunale di 21, due circondari elettorali, mantenimento delle attuali sedi scolastiche, nuovi incentivi alle famiglie per migliorare la qualità di vita e favorire l’insediamento, contributi finanziari a favore delle associazioni, creazione di un’area per lo svago e lo sport per giovani e famiglie accanto alla Gottardo Arena di cui va ottimizzato l’utilizzo, centro aggregativo intergenerazionale, assunzione di un manager del territorio, attirare sulla piana di Ambrì industrie innovative e attente alla sostenibilità ambientale. In caso di esito positivo alle urne il 26 novembre, la legislatura corrente durerà un anno in più per permettere al Gran Consiglio di esprimersi sul messaggio governativo e ai servizi locali di preparare l’unione a due che verrebbe siglata nel 2025 con la nascita del nuovo Comune. Due le opzioni sul nome: Quinto o Quinto-Prato.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 de La Regione

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Aggregazione fra Quinto e Prato «Un’opportunità per la regione»
Serata pubblica positiva in vista della votazione consultiva del 26 novembre

Dalla bassa all’alta valle. È una settimana di «prime uscite» pubbliche per i due progetti aggregativi in Leventina al voto domenica 26 novembre. Dopo la serata di lunedì dedicata al matrimonio fra Bodio e Giornico, giovedì è stata la volta di quella riguardante le possibili nozze fra Quinto e Prato. Oltre un centinaio di persone ha partecipato all’incontro svoltosi nell’aula magna delle scuole di Ambrì alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa e dei suoi collaboratori. I quali hanno snocciolato i vantaggi dell’unione per una regione che fa e farà ancora leva, principalmente, sul turismo e sullo sport. In particolare, come abbiamo riferito nelle scorse settimane, si sta concretizzando il progetto di un campus da 120-150 milioni per giovani talenti con fulcro l’ex Sanatorio di Piotta. Verranno inoltre realizzate delle infrastrutture quali palestre e piscina.

«È il momento giusto»
«È il momento giusto». «Peccato che non ci siamo aggregati prima». Questo il tenore degli interventi dei cittadini. In alta valle, insomma, c’è la consapevolezza che l’occasione è d’oro. Come evidenziato anche da Norman Gobbi, si tratta di una grandeopportunità per l’intera regione. Il nuovo Comune, di circa 1.350 abitanti, sarà guidato da un Municipio di 5 membri, mentre ilLegislativo sarà composto da 21 persone. Moltiplicatore iniziale al 90%. Il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un sostegno finanziario di 1,7 milioni con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione per iniziative significative dal profilo del progresso in ambito socioeconomico e territoriale. Il 26 novembre gli aventi diritto di voto dei due enti locali dovranno scegliere pure il nome: «Quinto» o «Quinto-Prato». Le prossime serate sono in agenda giovedì 5 ottobre alle 20 al Salone Tremorgio a Rodi e mercoledì 11 ottobre alle 20 di nuovo alle scuole di Ambrì. 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 del Corriere del Ticino 

(Immagine: www.tiquinto.ch)

Basso Mendrisiotto unito: si accendono i motori

Basso Mendrisiotto unito: si accendono i motori

Il Consiglio di Stato ha avviato la procedura aggregativa tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo Istituita una Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto concreto – Questa fase avrà una durata di 18 mesi

Definire «spedito» l’avanzare del progetto forse è esagerato. L’incedere dell’iniziativa è tuttavia deciso e ininterrotto e, soprattutto in questa ultima fase, rettilineo.

A fare un (altro) deciso passo avanti è stato nelle scorse ore il progetto aggregativo del Basso Mendrisiotto. L’auspicato da più parti matrimonio a cinque tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo ha infatti incassato l’approvazione del Consiglio di Stato, entrando in una nuova fase. Nello specifico ad essere stata accolta dall’Esecutivo cantonale è l’istanza aggregativa sottoscritta dai cinque Municipio e inoltrata al Cantone a inizio agosto (vedi CdT del 2 agosto). «Il Consiglio di Stato – si legge in una nota – ha avviato la procedura di aggregazione tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni».

Sindaci e petenti
A comporre la Commissione sono i sindaci dei cinque Comuni coinvolti Luca Pagani ( Balerna), Stefano Coduri ( Breggia), Bruno Arrigoni (Chiasso), Claudia Canova ( Morbio Inferiore) e Marco Rizza (Vacallo), a cui si aggiunge Edy Muscionico in qualità di rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme che aveva portato Balerna a rientrare nel progetto (dopo che il Municipio si era chiamato fuori). Il loro compito è di elaborare un progetto aggregativo, sfruttando anche gli approfondimenti già fatti finora. Potranno inoltre «avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali».
Quanto durerà questa fase? Lo abbiamo chiesto a Marzio Della Santa, a capo della Sezione degli enti locali: «I tempi sono difficili da stimare, ma direi almeno un anno e mezzo – esordisce –. Il materiale già raccolto nelle fasi preliminari potrebbe agevolare il processo, ma i tempi potrebbero dilatarsi ad esempio se emergessero vedute diverse». Parole, queste, che permettono di comprendere che i tempi del « matrimonio» non saranno brevi. A maggior ragione perché l’iter verso l’aggregazione è articolato e si compone ancora di svariate tappe. «Quando il progetto sarà pronto dovrà essere approvato dal Consiglio di Stato e, in seguito, sottoposto ai Legislativi comunali che dovranno preavvisarlo – illustra il nostro interlocutore –. Poi toccherà ai Municipi prendere posizione. Sulla base di queste prese di posizione singole il Consiglio di Stato stabilirà poi il progetto aggregativo da sottoporre a votazione popolare e naturalmente la data».
Se il matrimonio resterà a cinque è quindi difficile stabilirlo. Ad oggi nulla sembra escluso, né che a un certo punto un Comuneabbandoni il progetto, né che qualcuno rientri in corsa da una porta di servizio. La storia ticinese, anche piuttosto recente, insegna che le carte sul tavolo possono cambiare rapidamente.Stravolgimenti però sembrano in ogni caso difficili: «Non ci sono regole fisse – ci dice a questo proposito Della Santa –. Il perimetrodell’aggregazione di per sé è in ogni caso quello fissato dal Consiglio di Stato, un’eventuale modifica spetterebbe quindi a lui. I Comuni hanno comunque avuto tempo e modo di aderire al progetto, quindi vedo difficile che un nuovo Comune si possa ancora proporre».

Come si chiamerà?
Ora che la procedura di aggregazione è formalmente avviata a partire può essere anche un altro processo. Al momento più leggero: il «toto-nome». Come si chiamerà il futuro Comune aggregato? Alcune ipotesi sono già circolate (Grande Chiasso? Basso Mendrisiotto?), ma per ora sembrano essere solo speculazioni. « Sarà la Commissione di studio a proporre il nome e potrà essere anche più di uno – conclude Della Santa –. Tutte le proposte saranno inoltre vagliate da due commissioni, una federale e una cantonale. La scelta spetterà poi all’assemblea popolare».

Le tappe passate
Dal futuro, al passato, per ripercorrere il percorso già fatto da questo progetto. Nella nota diffusa nelle scorse ore si legge: «Nell’estate del 2021 il Municipio di Vacallo ha promosso un primo incontro tra Municipi e Sezione degli enti locali per una discussione sull’ipotesi aggregativa tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo. A seguito di questa iniziativa, dopo alcuni incontri e scambi anche a livello regionale, è stato avviato uno studio preliminare volto a identificare e condividere gli elementi qualificanti del potenziale di sviluppo del Basso Mendrisiotto, che ha portato a organizzare dei workshop e dei gruppi di lavoro ed elaborare una documentazione di approfondimento. Nel frattempo il Comune di Novazzano ha ritenuto di non proseguire mentre a Balerna alcuni cittadini hanno promosso una raccolta firme nel Comune per chiedere l’avvio di una formale procedura di aggregazione nel comprensorio, iniziativa dichiarata riuscita dal Municipio a inizio marzo 2023. Conclusi i lavori preparatori, i Municipi di Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo unitamente al rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna hanno sottoscritto l’istanza di aggregazione tra i cinque Comuni, trasmessa al Governo nelle scorse settimane».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 settembre 2023 del Corriere del Ticino

(Immagine: www.vacallo.ch)

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:1891029

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 27 settembre 2023 de Il Quotidiano

Basso Mendrisiotto: avviata la procedura di aggregazione e istituita la Commissione di studio

Basso Mendrisiotto: avviata la procedura di aggregazione e istituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha avviato la procedura di aggregazione tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni. La Commissione è composta dai rispettivi sindaci e da un rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna.

Nell’estate del 2021 il Municipio di Vacallo ha promosso un primo incontro tra Municipi e Sezione degli enti locali per una discussione sull’ipotesi aggregativa tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo. A seguito di questa iniziativa, dopo alcuni incontri e scambi anche a livello regionale, è stato avviato uno studio preliminare volto a identificare e condividere gli elementi qualificanti del potenziale di sviluppo del Basso Mendrisiotto, che ha portato a organizzare dei workshop e dei gruppi di lavoro ed elaborare una documentazione di approfondimento. Nel frattempo il Comune di Novazzano ha ritenuto di non proseguire mentre a Balerna alcuni cittadini hanno promosso una raccolta firme nel Comune per chiedere l’avvio di una formale procedura di aggregazione nel comprensorio, iniziativa dichiarata riuscita dal Municipio a inizio marzo 2023.  
Conclusi i lavori preparatori, i Municipi di Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo unitamente al rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna hanno sottoscritto l’istanza di aggregazione tra i cinque Comuni, trasmessa al Governo nelle scorse settimane.  
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza nominando nel contempo la Commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo. Come da designazione dei rispettivi Municipi e del Gruppo promotore, quest’ultima è composta da:

per il Comune di Balerna Luca Pagani, Sindaco
sostituto: Alberto Benzoni, Vice-Sindaco
per il Comune di Breggia Stefano Coduri, Sindaco 
sostituta: Mariella Maghetti, Vice-Sindaco
per il Comune di Chiasso Bruno Arrigoni, Sindaco
sostituto: Davide Dosi, Vice-Sindaco
per il Comune di Morbio Inferiore Claudia Canova, Sindaco
sostituto: Giorgio Agustoni, Vice-Sindaco
per il Comune di Vacallo Marco Rizza, Sindaco
Andrea Rigamonti, Vice-Sindaco
per il Gruppo promotore raccolta firme Edy Muscionico
sostituto: Fabio Canevascini

 La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: www.balerna.ch)