Gobbi: esprimo il cordoglio del Ticino

Gobbi: esprimo il cordoglio del Ticino

Da LaRegione.ch del 22 marzo 2016

«Esprimo il cordoglio dell’autorità cantonale per queste ulteriori vittime del terrorismo e il sostegno morale dei cittadini ticinesi alle popolazioni colpite», così il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sui sanguinosi attentati di Bruxelles. Tra i bersagli dei terroristi l’aeroporto della capitale belga. Massima allerta intanto negli altri scali internazionali. Suscitare paura in chi si mette in viaggio è peraltro fra gli obiettivi di coloro che seminano morte. «Il valore più forte dell’Europa, e degli svizzeri in particolare, è la libertà, alla quale – dice Gobbi – non dobbiamo rinunciare. E libertà significa anche spostarsi, viaggiare. Viaggiare adottando ovviamente delle precauzioni. Ma, ripeto, non dobbiamo rinunciare a priori a questa forma di libertà per colpa dei terroristi. Nel contempo come Stati dobbiamo continuare a collaborare per contrastare la minaccia terroristica, una minaccia vigliacca». Fondamentale quindi il lavoro di intelligence. Prossimamente il popolo svizzero sarà però chiamato alle urne per pronunciarsi sulla nuova legge federale sul servizio informazioni dopo la riuscita del referendum lanciato dalla sinistra. «Se dovesse essere bocciata, cosa che ovviamente non mi auguro, le conseguenze potrebbero essere devastanti: rimarremmo ‘sordi’ – afferma Gobbi –. Questa legge è indispensabile e garantisce un equilibrio fra sicurezza e tutela della sfera privata privata».

Attentati a Bruxelles, Gobbi: “Terroristi vigliacchi! In Svizzera la minaccia si presenta sotto un’altra forma”

Attentati a Bruxelles, Gobbi: “Terroristi vigliacchi! In Svizzera la minaccia si presenta sotto un’altra forma”

da Liberatv.ch del 22 marzo 2016

Ministro Gobbi qual è la sua prima analisi rispetto ai tragici eventi di Bruxelles?

“Innanzitutto esprimo il cordoglio dell’Autorità cantonale per queste ulteriori vittime del terrorismo e il sostegno morale del nostro Cantone alle popolazioni colpite. Siamo vicini al popolo belga in questa difficile situazione. Popolo belga che è stato colpito diritto al cuore, nei luoghi dove le persone vivono la loro quotidianità: penso alla metropolitana che sicuramente questa mattina era affollata di lavoratori che si stavano recando in ufficio o all’aeroporto dove ci saranno di certo state persone in partenza per le vacanze pasquali. Si tratta di una minaccia vigliacca, quella che incombe sull’Europa perché non si manifesta indossando l’uniforme, un distintivo o un segno di riconoscimento: come accaduto a Parigi colpisce i luoghi in cui i cittadini si divertono e trascorrono il loro tempo libero”.

A differenza di Parigi ad essere colpiti sono stati due obbiettivi oggettivamente prevedibili: l’aeroporto e la metro. A suo avviso il Belgio dimostra ancora una volta di avere un sistema di sicurezza debole oppure la verità è che è molto difficile difendersi da questo genere di attacchi quale che sia il luogo preso di mira?
“Qualche mese fa è stata colpita da questi attacchi la Francia. Uno Stato che dispone di uno dei servizi informazioni più strutturati a livello internazionale nonché di un’importante presenza di polizia e di forze armate molto forti. Ciò nonostante non è stato possibile fermare questi attacchi terroristici. Ancora una volta dobbiamo riflettere sull’importanza di consolidare la collaborazione tra le forze dell’ordine internazionali e ottimizzare lo scambio d’informazioni tra Stati per contrastare questi fenomeni”.

Crede che anche il nostro Paese possa diventare un obbiettivo di un attentato terroristico?
“Il rischio zero, purtroppo non esiste, nemmeno noi siamo esenti da attività terroristiche. Alle nostre latitudini però la minaccia si presenta sotto un’altra forma. Negli scorsi giorni si è tenuto a Bellinzona il primo processo del Tribunale penale federale: non si trattava di persone che avevano commesso un atto terroristico ma stavano invece architettando alcuni attacchi che avrebbero poi messo a segno altrove. Il loro covo era un paesino di periferia, uno scenario non tanto diverso da quello dei nostri centri di valle. Per contrastare questo genere di attività riveste pure un ruolo fondamentale il presidio del territorio grazie all’operato della Polizia cantonale e delle comunali ma anche, e soprattutto, la vigilanza della popolazione. Grazie alle segnalazioni di situazioni sospette da parte dei nostri cittadini, le nostre sentinelle sul territorio, è possibile fermare e contrastare anche fenomeni terroristici”.


Lei ha recentemente chiesto la chiusura delle frontiere in relazione all’ondata migratoria prevista per le prossime settimane. Una misura che ritiene utile anche in ottica anti-terroristica oppure le due cose sono slegate perché il problema ce lo abbiamo già in casa, come dimostrano gli attentati di Parigi compiuti da cittadini in possesso di una passaporto europeo?

“L’intensificazione dei controlli alle frontiere, rendendoli più mirati, ha l’obiettivo di garantire la sicurezza sul nostro territorio. Vogliamo evitare che entrino illegalmente persone nel nostro Paese, senza essere registrate e tra le quali potrebbero celarsi criminali a piede libero sulle nostre strade. Fortunatamente esiste un’ottima collaborazione sia interna alla Confederazione tra forze dell’ordine. Dopo gli attacchi di Parigi la Confederazione ha rafforzato la collaborazione con le autorità cantonali per coordinare le attività in caso di eventi maggiori nonché la raccolta e la gestione di tutte quelle informazioni potenzialmente sensibili che devono essere condivise da tutti i partner. Occorre collaborare per essere pronti in caso di necessità a reagire”.


Che tipo di politica dovrebbe adottare la Svizzera con la comunità musulmana presente nel nostro Paese?

“Nel nostro Cantone dobbiamo lavorare sulla politica d’integrazione affinché i cittadini stranieri che giungono sul nostro territorio facciano loro i valori di libertà e democrazia. Grazie a questo importante sforzo collettivo possiamo evitare il rischio di emarginazione e di ghettizzazione dal tessuto socio-culturale locale di queste persone. Rischio che potrebbe tradursi nel reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche”.

В Первоуральск с визитом прибыла делегация из Швейцарии

В Первоуральск с визитом прибыла делегация из Швейцарии

Da pervo.ru l Первоуральске встретили официальную делегацию кантона Тичино Швейцарской Конфедерации.

Президента Государственного совета кантона Тичино Нормана Гобби, канцлера Джампьетро Джанелла, советника президента Арона Кампоново, директора управления экономики Стефано Рицци и других официальных лиц встречали депутаты Первоуральской городской Думы Наталья Воробьева и Светлана Титова.

Но прежде по традиции гостям предложили отведать хлеба-соли. Первоуральский каравай пришелся гостям по вкусу. Заинтересовала делегатов и история памятного места их встречи. Ее рассказала Светлана Титова. В следующий свой визит в Свердловскую область, заверили швейцарцы, обязательно посетят Первоуральск, уже наметили места, которые должны обязательно увидеть собственными глазами – Первоуральский Новотрубный завод и музей истории ПНТЗ. Такое решение было принято не случайно, ведь каждый делегат получил в подарок от первоуральских депутатов книгу о становлении трубной промышленности Урала.

– Наши территории близки, даже по климатическим особенностям. Я живу на высоте 1400 метров, и в Швейцарии сейчас идет снег, так что уральская погода нас не испугала, – уверяет Норман Гобби.

В подтверждение своих слов швейцарец, улыбаясь, демонстрирует теплые руки – «горячие руки Альпийских гор».

Собираясь в обратный путь, президент государственного совета кантона Тичино приглашает первоуральцев с ответным визитом и благодарит за радушный прием.

Стоит отметить, что целью визита делегации в Свердловскую область стало обсуждение вопросов экономического и культурного сотрудничества между Свердловской областью и кантоном Тичино.

– Мы хотим развивать экономические и культурные связи между нашими территориями, которые находятся на большом расстоянии друг от друга, но благодаря личным контактам становятся ближе друг к другу, – заметил Норман Гобби, – Тичино предлагает хорошую базу для коммерции, жизни, торговли, сотрудничества.

Протокол о намерениях о сотрудничестве между Свердловской областью и регионом Швейцарской делегации, к слову, был подписан. Документ призван содействовать расширению сотрудничества и определению совместных инвестиционных проектов. Вполне возможно, что один из проектов будет развиваться именно на территории Первоуральска.

http://www.pervo.ru/pervouralsk/politika/34068-vsled-za-kitayskoy-delegaciey-v-pervouralsk-pribyli-gosti-iz-shveycarii.html

Norman Gobbi: “La Svizzera deve pensare a se stessa!”

Norman Gobbi: “La Svizzera deve pensare a se stessa!”

Dal Mattino della domenica del 28 febbraio 2016

Il Ministro leghista a 360 gradi sulla Brexit, l’Unione europea e i negoziati con la Svizzera

Ormai è chiaro a tutti. L’Unione europea sta dimostrando tutte le sue fragilità; un’unione che, in parole più semplici, fa acqua da tutte le parti. Un esempio su tutti è quello dell’emergenza migratoria, per la quale l’Unione europea ha palesato una passività preoccupante, che ha avuto pure delle ripercussioni sul Canton Ticino. Stati che contravvengono agli accordi da loro stessi firmati, Stati che esigono più autonomia e Stati che pensano – per delle ragioni ben comprensibili – di uscire da questa Europa. Un’Europa che, per certi versi, rappresenta una sorta di gabbia. Il prossimo 23 giugno la Gran Bretagna voterà per decidere sulla propria permanenza o meno nell’Unione. Gli euroburocrati di Bruxelles hanno subito indicato che il discorso con la Svizzera è bloccato fino alla decisione del popolo britannico. L’ennesimo schiaffo al nostro Paese e al Popolo svizzero, che, dal 9 febbraio 2014, giorno in cui è stata accettata l’iniziativa sull’immigrazione di massa, attende che venga concretizzata la sua volontà. Di questa situazione complessa ne abbiamo discusso con il Ministro della Lega dei Ticinesi Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni e Presidente del Governo.

Norman Gobbi, cosa ne pensi delle richieste fatte dalla Gran Bretagna all’Unione europea?
“Sono richieste legittime, che rappresentano “la spia” di un problema che l’Unione europea ha dimostrato di non saper gestire e più in generale delle fondamenta fragili sulle quali essa è stata concepita. Fragili perché non sanno rispondere alle necessità durante periodo difficili come quello che sta vivendo oggi la nostra società. Finché tutto va bene è infatti troppo facile!”

Tu, così come la Lega dei Ticinesi, sei sempre stato contrario all’Unione europea.
“Fu proprio questo uno dei motivi che mi spinse, più di vent’anni fa, ad entrare a far parte della Lega dei Ticinesi. L’Europa ha inseguito un’utopia pensando che un’unione attraverso degli accordi in prevalenza economici tra Stati fosse sufficiente per creare una sorta di Stato federale. Lo sappiamo bene proprio noi Svizzeri: per costruire uno Stato federale ci vuole di più, a cominciare da fondamenta e valori solidi! Oggi gli Stati dell’Unione si trovano quindi avvinghiati in un labirinto di regole e di vincoli che non permette di far fronte ai problemi attuali e che riduce pericolosamente il potere decisionale degli Stati in settori delicati come ad esempio la sicurezza, il mercato del lavoro e la socialità.”


Come valuti il recente accordo tra l’Unione europea e il primo ministro britannico Cameron?

“Nella campagna verso il voto del 23 giugno il primo ministro britannico Cameron sosterrà di avere ottenuto il meglio: i vantaggi del mercato unico, senza il pericolo di essere governati da Bruxelles e senza perdere sovranità. L’Unione europea sosterrà invece di avere negoziato con pragmatismo, facendo concessioni a Londra ma senza aver rinunciato ai principi fondamentali che sostengono la sua impalcatura istituzionale. La verità è che la Gran Bretagna non è riuscita ad ottenere tutto quello che voleva. Un aspetto che inciderà sul voto del Popolo britannico, che a giusta ragione chiede delle risposte concrete alle sue preoccupazioni.”

Questo accordo avrà delle ripercussioni sulla Svizzera? L’Unione europea ha già detto che fino al 23 giugno i negoziati con il nostro Paese sono bloccati …
“La Svizzera deve pensare a se stessa! Non possiamo speculare sugli accordi tra gli altri Stati e l’Unione europea. La cosa positiva è comunque che uno Stato importante come la Gran Bretagna ha sottolineato i problemi legati alla libera circolazione delle persone, che, è innegabile, ha avuto degli effetti perversi ad esempio a livello di sicurezza e di mercato del lavoro.”

A breve il Consiglio federale presenterà la sua proposta di applicazione dei contingenti votati dal Popolo svizzero il 9 febbraio 2014. Cosa ti aspetti?
“Credo che per la Svizzera sia giunto il momento di decidere in quale direzione vogliamo andare per concretizzare la volontà espressa dal Popolo svizzero. Quello che mi aspetto è che i negoziatori elvetici sappiano difendere i nostri interessi fermamente – e senza paura – davanti all’Unione europea. Quello che viene prima di tutto è infatti la volontà del Popolo svizzero!”

Queste dinamiche sembrano passare molto al di sopra della testa dei Ticinesi…
“Al contrario! Il Governo ticinese non è stato con le mani in mano e si è impegnato per proporre una soluzione che consenta di applicare la volontà espressa dalla maggioranza Ticinesi (n.d.r: quasi il 70% ha votato a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa). La cosiddetta clausola di salvaguardia che tiene conto delle peculiarità e delle diverse esigenze regionali e che a breve verrà presentata ufficialmente. Non si tratta di un esercizio di stile ma di una proposta concreta. Concreta e soprattutto attenta alle differenti esigenze regionali. Un aspetto che valorizza il nostro federalismo. Un principio fondante della Svizzera, che è la forza del nostro Paese e che ci differenzia profondamente dall’Unione europea. Un principio che dobbiamo dunque difendere ed alimentare in maniera costante a beneficio di tutti i cittadini!”

«Wir sind nicht bereit, Tausende Flüchtlinge aufzunehmen»

Da SRF.CH l Österreich will seine Südgrenze besser kontrollieren. Die Massnahme könnte die Flüchtlingsroute in neue Bahnen lenken – etwa über Italien in die Schweiz. Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi fordert eine politische Reaktion. Norman Gobbi warnt: Die Flüchtlinge könnten neue Wege gehen – und die Schweiz müsse sich wappnen. KEYSTONE

SRF News: Wäre das Tessin auf eine mögliche Verlagerung der Flüchtlingsroute vorbereitet?

 

Norman Gobbi: Wir sind vorbereitet. Die Pläne stehen, damit wir eine ausserordentliche Lage bewältigen könnten. Wir könnten damit umgehen, wenn mehrere Hundert Flüchtlinge an der Grenze in Chiasso ankommen. Wir haben aber auch Probleme aufgezeigt, die der Bund lösen muss. Denn nachdem wir die Flüchtlinge kontrolliert haben, müssen sie an die anderen Kantone verteilt werden. Und wir hätten etwa auch ein Transportproblem; denn die SBB kann nicht alle Menschen aufnehmen. Darum haben wir dem Bund eine Liste mit Forderungen unterbreitet.

Was fordern Sie konkret?

Sicher auch, dass politisch ohne Tabus über diese Themen diskutiert wird. Wenn alle Staaten um uns herum Massnahmen treffen, fliesst der Flüchtlingsstrom durch die Schweiz und den Kanton Tessin. Das ist meine Befürchtung. Bislang hat nur Italien keine Massnahmen getroffen, es bleibt das einzige offene Tor zwischen dem Mittelmeer und Europa. Wir sind nicht bereit, pro Tag oder monatlich Tausende aufzunehmen. Dann haben wir zunächst ein Problem im Tessin, und dann im Rest der Schweiz.

Sie fordern also systematische Kontrollen an der schweizerisch-italienischen Grenze?

Sicher müssen wir Massnahmen treffen, die es heute nur zum Teil gibt. Wir üben bereits Druck aus, haben mit den italienischen Behörden Massnahmen getroffen, um die Rückübernahme sicherzustellen. Es muss aber auch auf Bundesebene etwas getan werden. Heute mag die Ost- und Nordwestschweiz betroffen sein. In ein paar Monaten wird es sicher die Südschweiz sein. Normalerweise ist die Mittelmeer-Route zwischen April und Oktober offen – und schon im letzten Jahr haben wir die Erfahrung einer sehr schnellen Steigerung der Flüchtlingszahlen an der Südgrenze gemacht.

« Es darf keine politischen Tabus geben. »

Schon oft wurde gewarnt, die Zahl der Flüchtlinge könnte stark ansteigen. Passiert ist dann jeweils nicht ganz so viel. Sollte man nicht erst einmal abwarten, was effektiv passiert, bevor man Massnahmen ergreift?

Wir müssen die Massnahmen bereits planen, aber auch schon Ideen haben, wie man mit solch eine ausserordentliche Lage umgeht. Sonst nehmen wir unsere Aufgabe als Grenzkanton und ich als Sicherheitsdirektor nicht wahr.

Sie sagen, es brauche Massnahmen auf Bundesebene. Wo stehen Sie bei den Verhandlungen?

Wir haben allfällige Massnahmen diskutiert – ein bisschen. Denn es gibt auf Bundesebene politische Tabus, Höchstzahlen zu fixieren oder das Wort auch nur zu nennen. Wir müssen davon ausgehen, dass die Kantone nicht Tausende von Migranten aufnehmen können. Wir haben weder die Plätze noch die Ressourcen für die Betreuung. Zum Schluss müssen wir auch an die finanziellen Konsequenzen für Bund und Kantone denken.

« Wir müssen den Schwarzen Peter nicht von der EU übernehmen. »

Hat Ihnen Justizministerin Simonetta Sommaruga bereits konkrete Lösungen und Massnahmen in Aussicht gestellt?

Der Bund konzipiert eine Vorsorgeplanung zur Bewältigung der Krise. Das gilt aber nur für die Erstaufnahme. Die Verteilung und Unterbringung der Migranten in den Kantonen ist deren Sache. Aber wir haben in den Kantonen schon heute Mühe, diese Leute unterzubringen und anschliessend zu betreuen. Das Personal fehlt. Zum Schluss gibt es auch finanzielle Probleme: Zur Bewältigung der Migration müssen wir Millionen, wenn nicht sogar Milliarden zur Verfügung stellen. Wir müssen diese Gelder aus anderen Bereichen abziehen.

Heisst das nun, dass Sie vom Bund systematische Grenzkontrollen fordern und nur eine gewisse Anzahl Flüchtlinge über die Grenze gelassen wird?
Es ist klar: Wir haben Abkommen unterschrieben, zum Beispiel Dublin und Schengen. Wir wissen aber seit jeher, dass Italien diese zwei Abkommen nicht korrekt umsetzt – es registriert nicht alle Migranten, und diese deponieren auch nicht alle ihr Asylgesuch im ersten Dublin-Staat. Wir müssen den Schwarzen Peter nicht übernehmen.

Norman Gobbi: «Es braucht eine politische Diskussion ohne Tabus»

Trotzdem: Höchstzahlen sind aktuell ein Tabu. Sogar ihr Parteikollege von der SVP, Heinz Brand, sagt, dass Obergrenzen mit der Flüchtlingskonvention nicht vereinbar sind.

Eigentlich schon. Aber wenn es die anderen EU-Mitgliedstaaten machen, können wir es uns erlauben. Die Schweiz ist ein kleines Land. Und wenn die «Grande Nation» Frankreich nur 30’000 Migranten aufnehmen will – weniger als die Schweiz im letzten Jahr – zeigt das, dass die EU ein Problem hat. Eines, das sie nicht lösen will. Ich stehe nicht dafür ein, dass die Schweiz die Probleme der EU löst.

Das Gespräch führte Roger Aebli. srf/imhm; eglc

http://www.srf.ch/news/schweiz/wir-sind-nicht-bereit-tausende-fluechtlinge-aufzunehmen

http://www.srf.ch/play/radio/popupaudioplayer?id=2a1b5379-3934-4df9-9e2e-820495660938

Macroregione alpina, parla Norman Gobbi

Macroregione alpina, parla Norman Gobbi

Da Cdt.ch l Il presidente del Consiglio di Stato è intervenuto in Slovenia a nome della Svizzera nel quadro del progetto che coinvolge sette Nazioni europee

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi è intervenuto oggi a Brdo (Slovenia) alla prima assemblea generale della Strategia per la macroregione alpina (Eusalp), presentando la posizione dei Cantoni elvetici sul nascente progetto di sviluppo economico e sociale che coinvolge sette Nazioni europee e 48 regioni dell’arco alpino.

Il Presidente del Governo ticinese – accompagnato per l’occasione dal Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella e dal Delegato per i rapporti transfrontalieri Francesco Quattrini – ha partecipato all’assemblea generale di Eusalp come unico delegato della Conferenza dei Governi dei Cantoni alpini, e ha preso posizione a nome di tutti i 26 Cantoni della Confederazione.

Nel suo intervento, ha anzitutto sottolineato la pertinenza dei tre ambiti di intervento sui quali si basa la Strategia Eusalp: la Crescita economica e l’innovazione, la mobilità e la connettività, e l’ambiente e l’energia. Il Presidente del Consiglio di Stato ha quindi chiesto – a nome dei Cantoni elvetici – che le prossime fasi di elaborazione della strategia accordino un ruolo centrale ai temi dello sviluppo economico e dei collegamenti per il trasporto di merci e persone, con riferimento all’imminente apertura della galleria di base del San Gottardo e all’importanza del completamento dei collegamenti a Nord e a Sud della Svizzera.

È stato inoltre posto l’accento sull’esigenza che le relazioni fra le regioni alpine e le confinanti aree metropolitane siano organizzate in base al principio della solidarietà – in un’ottica di partenariato paritario – e sull’importanza di salvaguardare le competenze dei Cantoni e delle Regioni, secondo le loro specificità.

Per quanto concerne la governanza di Eusalp, Gobbi ha ribadito l’importanza dell’approccio dal basso che pone Paesi, Regioni e Cantoni su un piano di uguaglianza decisionale.

http://www.cdt.ch/ticino/cantone/147487/macroregione-alpina-parla-norman-gobbi

Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Da liberatv.ch l Gobbi dopo il massacro: “L’Europa ha sottovalutato questione migratoria e integrazione. Non abbassiamo la guardia. Il fondamentalismo attecchisce anche in piccole realtà”. Il presidente del Governo: “Pensiamo all’operazione di polizia che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di terroristi, alcuni dei quali vivevano in una cittadina come Merano, non molto diversa dalla nostra realtà”.

“L’Europa ha sempre sottovalutato l’aspetto migratorio, lo vediamo oggi con la difficoltà che ha nel gestire l’ondata di migranti. Secondo me ha anche sottovalutato il problema dell’integrazione perché la ‘welcome policy’ adottata da diversi paesi europei ha creato e sta creando ghetti nelle grandi città, ghetti dove i valori democratici non hanno attecchito e non trovano ascolto”.
Sono le riflessioni del presidente del Governo e ministro delle istituzioni Norman Gobbi all’indomani del massacro di Parigi.

“Per la Svizzera – aggiunge – è importante che questi fenomeni di ghettizzazione non nascano e che si insista sulla politica di integrazione, soprattutto a livello dei valori della democrazia e della libertà. Per evitare che nelle nostre città nascano società parallele. Se non riusciremo a farlo, verremo attaccati sul nostro modo di vivere, sulla nostra cultura, sulle nostre libertà e abitudini quotidiane, come è accaduto ieri sera a Parigi”.

Gobbi precisa che in parallelo bisogna lavorare sul piano della difesa nazionale e della repressione. Ricorda a questo proposito che alcune persone che inneggiavano a organizzazioni terroristiche sono già state espulse dalla Svizzera. Perché, conclude, non dobbiamo sentirci al sicuro solo perché siamo una piccola nazione: “Pensiamo all’operazione di polizia che la scorsa settimana ha portato all’arresto di una ventina di terroristi, la maggior parte dei quali in Italia. Ebbene, alcuni estremisti islamici vivevano a Merano, un paese del Sud Tirolo paragonabile a una qualsiasi cittadina ticinese. È preoccupante che una piccola realtà come Merano, dove sicuramente c’è un ottimo livello di controllo sociale, sia diventata luogo di reclutamento e radicalizzazione islamica. Quindi dobbiamo stare molto attenti, e crearci gli anticorpi per affrontare ogni possibile deriva estremista”.

emmebi

http://www.liberatv.ch/node/31259

“Il muro è anche per il bene dell’Europa”

“Il muro è anche per il bene dell’Europa”

Da Ticinonews.ch l Ieri l’ambasciatore ungherese ha incontrato Gobbi in Ticino. Radio3i ha fatto con loro il punto sull’emergenza migranti.

L’Ungheria, paese che in questi giorni è al centro del ciclone per l’emergenza migranti. Il controverso muro alla frontiera con la Serbia ha fatto discutere l’Europa e il Mondo, perché da lì ora non si passa più. Le norme sono sempre più severe: chi entra illegalmente nel paese, finisce in galera. L’emergenza in questi giorni sta diventando sempre più incandescente e ribolle al confine serbo-ungherese. Le immagini parlano da sole: folle di profughi disperati che a piedi si accalcando davanti all’invalicabile barriera.

Problematiche che distano oltre 1’000 km, ma oggi molto vicine. “Noi siamo la frontiera dell’Europa, come voi lo siete della Svizzera”. Così si è confidato a microfoni spenti Istvan Nagy, ambasciatore dell’Ungheria a Berna. Ieri era a Bellinzona anche per fare il punto sulla situazione del fenomeno migrazione.

“Vogliamo fare le cose in maniera giusta, sicuramente aiutare la gente che ha bisogno, ma in modo che sia gestibile anche per gli altri paesi europei.” Molte sono però le critiche, ricevute da più parti d’Europa, per il muro costruito alla frontiera. “Io penso che le critiche nei nostri confronti non sono giuste – ha replicato Nagy – Non abbiamo fatto un muro per chiudere l’Ungheria, ma per bloccare quei territori che non sono controllati da nessuno.”

Anche gli ultimi dati sono però allarmanti: nelle sole ultime 24 ore in Ungheria sono giunti 5.335 profughi. E il flusso non sembra arrestarsi: “Le ultime cifre totali parlano di 240mila… è difficile farli entrare in Europa, come fare?”

Per il direttore delle istituzioni Norman Gobbi, un’occasione per monitorare la situazione migranti: “Sicuramente per il Ticino questa è un’occasione di dialogo e di scambio d’idee, soprattutto con una figura che è vicina al governo ungherese. In questo modo possiamo avere una visione degli eventi letta con gli occhi ungheresi e non con quelli occidentali, spesso molto critici nei confronti di quanto fatto da questo paese.”

In queste settimane Austria e Germania hanno ristabilito temporaneamente i controlli alle frontiere. Anche in Svizzera è ampio il fronte di chi vuole chiudere le frontiere, a partire dal Ministro Gobbi. Radio3i ha quindi chiesto all’ambasciatore se lui ritiene che Schengen sia a rischio: “Noi siamo un paese ex comunista, che finalmente ha trovato la libertà in Europa. Per noi Schengen è molto importante e non vorremo perdere i suoi vantaggi. Se noi non facciamo attenzione potremmo però perderli.”

http://www.ticinonews.ch/ticino/251866/il-muro-e-anche-per-il-bene-dell-europardquo

Führt die Balkan-Route bald ins Tessin?

Führt die Balkan-Route bald ins Tessin?

Da NZZ.CH l Flüchtlingskrise: Kosten des Asylwesens, Notfallplanung, Privatunterbringung, Adria-Route: Fakten und Mutmassungen zu den Auswirkungen der Asylkrise auf die Schweiz.

Bewirken die unterschiedlichen Sozialleistungen, dass viel weniger Asylsuchende zu uns kommen als nach Deutschland oder Schweden?

Die Sozialhilfeleistungen erklären die Flüchtlingsströme nicht. Ein Asylbewerber erhält in Deutschland ähnlich viel wie ein Hartz-IV-Bezüger, also mehrere Hundert Franken weniger als in der Schweiz. Hier erhalten Asylsuchende je nach Kanton knapp 1000 Franken.

Woran liegt es dann, dass vergleichsweise wenige Flüchtlinge von der Balkan-Route zu uns kommen?

Flüchtlinge zieht es zu ihren Landsleuten. In der Schweiz lebten per Ende 2014 nur 6500 Syrer. Die eritreische Diaspora ist fast fünfmal grösser. Ebenso wichtig ist aber der grosszügigere asylrechtliche Status, den Deutschland und vor allem Schweden den Syrern gewährt. Stockholm hat bereits vor zwei Jahren beschlossen, den syrischen Flüchtlingen eine Daueraufenthaltsbewilligung auszustellen. In Deutschland müssen Syrer auch kein Asylverfahren durchlaufen. Anders als Asylbewerber dürfen sie von Beginn weg arbeiten. In der Schweiz dürfen Asylbewerber erst nach drei Monaten eine Erwerbstätigkeit aufnehmen. Vergleichsweise unattraktiv ist die Schweiz auch, weil sie Dublin-Fälle konsequent bearbeitet und die Gesuchsteller wenn möglich ins Erstasylland zurückführt.

Ist es denkbar, dass plötzlich so viele Asylbewerber in Buchs ankommen wie in den letzten Wochen in München?

Der Zustrom wäre limitiert, weil einerseits die Zugverbindung durch den Arlberg viel weniger Kapazitäten hat als jene von Österreich nach München. Dasselbe gilt für den Weg auf der Strasse?

Was kostet das Asylwesen?

Es gibt keine offizielle Kostenschätzung. Der Bundesrat hat gegenüber dem Parlament mehrmals festgehalten, er könne die Aufwendungen der Kantone nicht beziffern. Die Ausgaben des Bundes schätzte er im Jahr 2011 auf rund 850 Millionen. Im Zusammenhang mit der aktuellen Asylreform publizierte das Staatssekretariat für Migration aber auch Zahlen zu den kantonalen und kommunalen Ausgaben. Total belaufen sich diese unter der Annahme von 24’000 Asylgesuchen auf 1,6 Milliarden Franken. Mit der Neustrukturierung des Asylwesens sinkt der Betrag auf 1,3 Milliarden Franken. Es gibt auch andere Schätzungen.

Die SVP schätzt die Gesamtkosten auf 6 Milliarden Franken, die «Schweizerzeit» auf 7,1 Milliarden. Wie erklären sich die Unterschiede?

Die SVP hat die Kosten von Bund und Kantonen auf 3 Milliarden Franken aufgerundet und dazu die Ausgaben für Entwicklungszusammenarbeit im von 3,24 Milliarden Franken hinzugerechnet. Die «Schweizerzeit» rechnet anders: Sie geht von 89’000 Personen «unter Asylrecht» aus und multipliziert diese Zahl mit 80’000 Franken, welche diese Personen den Staat pro Jahr kosten sollen. Wie der Betrag von 80’000 Franken zustande kommt, wird nicht erläutert. Knapp 70’000 der 89’000 Personen sind anerkannte Flüchtlinge oder vorläufig Aufgenommene.

Erhalten Asylbewerber mehr staatliche Unterstützung als Rentner?

Der grösste Teil der Leistungen für Asylsuchende sind Naturalien, in einigen Kantonen erhalten sie gar keine Barbeträge. In der Stadt Zürich sind die Leistungen sind rund 30 Prozent tiefer angesetzt als die empfohlenen Beträge der Schweizerische Konferenz für Sozialhilfe (SKOS). Im Durchschnitt wendete der Staat 1100 Franken pro Person im Asylverfahren auf. Eine AHV-Minimalrente beträgt zurzeit 1’175 Franken. Wer keine grösseren Ersparnisse oder Einkünfte hat, erhält aber – anders als Asylbewerber – Ergänzungsleistungen. Diese sollen zusammen mit einer allfällige Rente den allgemeinen Lebensbedarf von jährlich 19’290 Franken oder monatlich 1607 Franken decken.

Ist die Schweiz auf einen massiven Zustrom von Flüchtlingen wie in Deutschland vorbereitet?

Das Notfallkonzept des Bundesrats sieht in diesem Fall die Einberufung eines Sonderstabs Asyl vor. Eine definierte Schwelle gibt es nicht. Der Präsident der kantonalen Sozialdirektoren, Peter Gomm, hält 50’000 Flüchtlinge pro Jahr mit den normalen Strukturen für bewältigbar. In den Krisenmodus schalten müssten die Behörden aber auch, wenn innerhalb weniger Tage oder Wochen eine unerwartet hohe Zahl von Flüchtlingen ankäme.

Führt die Schweiz wieder systematische Grenzkontrollen ein?

Der Bundesrat hält sich ans Schengen-Recht, wonach systematische Kontrollen mit all ihren wirtschaftlich negativen Auswirkungen erst bei einer Gefährdung der öffentlichen Ordnung und Sicherheit temporär möglich sind. Das Grenzwachtkorps wurde aber verstärkt. Nach Aussagen von Bundesrat Ueli Maurer kann die Armee dem Grenzwachtkorps innert drei Tagen 800 Soldaten zur Verfügung stellen.

Wo würde eine grosse Anzahl von Flüchtlingen untergebracht?

Nach Angaben des Verteidigungsministers verfügt die Schweiz über 150’000 Plätze in Zivilschutzanlagen. Unterirdische Anlagen sind allerdings umstritten, vor allem bei mehrmonatigen Aufenthalten. Ueli Maurer sprach sich gegen eine Unterbringung in Kasernen aus, weil die den Ausbildungsbetrieb der Armee einschränkt.

Sollen Privatpersonen Flüchtlinge aufnehmen?

Privatunterbringungen sind bisher eher selten. Die meisten dieser Personen wohnen bei Landsleuten. Die Schweizerische Flüchtlingshilfe (SFH) vermittelt Gastfamilien. Ziel ist – zumindest im Moment – weniger die Entlastung der staatlichen Strukturen als eine raschere Integration. Privatunterbringungen sollten aber mit viel Realismus und für eine längere Zeit geplant werden. Das Zusammenleben einer traumatisierte Familie aus einem anderen Kulturkreis mit einer «normalen» Schweizer Familie ist nicht immer einfach, sagt SFH-Sprecher Stefan Frey. Wer Zweifel hat, ob er einen Flüchtling aufnehmen soll, kann den «Flüchtlinge privat aufnehmen»-Knigge der «TAZ» studieren.

Auf dem Balkan und in Südosteuropa werden Zäune errichtet. Kommen die Flüchtlinge bald über die Adria nach Italien und dann in die Schweiz?

Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi hält eine solche Entwicklung für möglich. Die Route ist beschwerlich und auf dem Meer je nach Schiff gefährlich. Solange die Grenzen zwischen Griechenland und Nordeuropa offen sind, werden wenige diesen Weg freiwillig wählen. Anfang der neunziger Jahre setzten mehrere zehntausend Albaner über die Adria nach Apulien über. Vom Westbalkan her wäre die Schweiz auch via Slowenien und Italien zu erreichen. Solange die Flüchtlinge die österreichische Grenze zu Slowenien passieren können, ist das aber ein weiter Umweg.

http://www.nzz.ch/schweiz/aktuelle-themen/fuehrt-die-balkan-route-ins-tessin-fragen-antworten-asylwesen-fluechtlingskrise-ld.2088

“Fosse per me sospenderei Schengen”

“Fosse per me sospenderei Schengen”

Da Ticinonews.ch l  Germania e Austria hanno deciso di chiudere le frontiere. Cosa ne pensa il consigliere di Stato Norman Gobbi?

La chiusura delle frontiere adottata da Germania e Austria, dopo l’ondata di profughi che continua a riversarsi in Europa, non ha lasciato indifferente il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“La situazione che si sta sviluppando negli ultimi giorni nei Paesi europei ci sta dando ragione” afferma Gobbi, che lo scorso giugno, ricordiamo, aveva paventato la chiusura delle frontiere per far fronte all’emergenza migranti.

La proposta è ancora attuale, chiediamo noi? “Fosse per me lo farei subito, e sospenderei Schengen” ci spiega Gobbi, “ma è una decisione che spetta alla Confederazione.”

Ma in Ticino – alla frontiera sud della Svizzera – la situazione è preoccupante come nei dei due paesi? “Per ora” ci dice Gobbi “la situazione è sotto controllo. Ma non abbassiamo la guardia”.

“Certo è” continua il direttore del DI “che dopo la chiusura dei valichi sul fronte est (Germania-Austria), i migranti tenteranno la via a sud che da Milano arriva al Ticino”. “Se la situazione peggiorerà bisognerà adottare misure d’emergenza anche qui” conclude Gobbi, e la proposta della chiusura delle frontiere tornerà a bussare sempre più forte a Berna.

http://www.ticinonews.ch/ticino/249999/fosse-per-me-sospenderei-schengen