Chiasso, task force migranti

Chiasso, task force migranti

Da RSI.CH l La Confederazione mette in piedi un gruppo di lavoro per combattere le bande internazionali

La Confederazione vuole istituire una Task-Force per combattere le bande internazionali che indirizzano e trasportano i migranti verso l’Europa. L’obiettivo è fermare, arrestare e condannare i passatori. Il primo gruppo di lavoro sarà operativo nei prossimi giorni a Chiasso.

Lo ha dichiarato oggi, venerdì, Olivier Pecorini, vicedirettore dell’Ufficio federale di polizia, ai microfoni della Radio svizzerotedesca SRF. Il gruppo sarà composto da guardie di confine, agenti della polizia cantonale e federale, oltre che da rappresentanti delle autorità giudiziarie.

La Svizzera è per molti profughi un importante paese di transito, ma anche di destinazione. Le vie principali utilizzate dai migranti sono due: dall’Italia attraverso il Ticino verso la Germania via Basilea, l’altra sempre dall’Italia via Sempione verso la Francia.

ATS

I Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia in visita in Ticino

I Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia in visita in Ticino

È stata mostrata loro l’area di confine e s è parlato della questione migranti. Giovedì 20 e venerdì 21 agosto i membri del Comitato della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia si sono riuniti a Chiasso, su invito del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. L’invito era finalizzato a mostrare direttamente “i problemi cui, specialmente negli ultimi tempi, si trova confrontato, il Canton Ticino”.

L’accento è stato posto in particolare sui flussi migratori, una questione già evidenziata dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, che nel mese di giugno scorso aveva reso partecipi i membri del Comitato sulla criticità della situazione. Le preoccupazioni ticinesi sono state sostenute dalla Conferenza, che aveva postulato alle Consigliere federali Eveline Widmer-Schlumpf e Simonetta Sommaruga un rafforzamento dei controlli alla frontiera associato a un aumento del numero delle guardie di confine in Ticino.

I rappresentanti della Polizia cantonale, del Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso e del Corpo delle guardie di confine hanno illustrato la situazione attuale e hanno poi guidato i membri del Comitato in una visita alla dogana della stazione ferroviaria di Chiasso e al Centro di registrazione situato in Via Motta.

“Queste visite hanno permesso di rendere attenti i membri del Comitato della Conferenza sull’onere significativo di cui si fa carico il Canton Ticino nell’ambito della difesa e del controllo di quella che è la Porta Sud della Svizzera”. Si tratta di un onore, aggiunge il Dipartimento delle istituzioni, “che presuppone una stretta collaborazione tra le Autorità cantonali e quelle federali, che dovrà essere ulteriormente rafforzata in modo da continuare a garantire la salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico del nostro Paese”.

Oggi, infine, si è tenuta la consueta riunione del Comitato presso il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale.

Primi risultati già arrivati!

Primi risultati già arrivati!

Dal Mattino della domenica l Più controlli alla frontiera, meno arrivi rispetto a un mese fa e smistamento rapido verso gli altri Cantoni. Questi i primi risultati ottenuti da SuperNorman, che però avverte: “ Non abbassiamo la guardia”.

Alcune domeniche fa, dalle colonne del Mattino e di alcuni domenicali svizzero-tedeschi, il nostro Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva lanciato l’allarme che qualora il flusso di migranti verso Chiasso fosse rimasto alto, si sarebbe dovuto chiudere la frontiera, in quanto Francia e Austria avevano fatto altrettanto. Oggi vediamo i primi risultati di questa proposta del Direttore leghista delle istituzioni, visto il retrocedere del numero di arrivi a Chiasso (nonostante gli sbarchi siano continuati).

Questa diminuzione è dovuta sicuramente ai controlli intensificati sul confine, compiuti grazie all’ottimo lavoro delle Guardie di confine; guardie che sono state rafforzate negli effettivi come richiesto da SuperNorman, spalleggiato pure dai suoi colleghi Direttori di giustizia e polizia degli altri Cantoni. In parallelo, la Segreteria di Stato della migrazione ha attivato maggiori risorse a favore del Ticino, smistando più celermente verso gli altri centri e gli altri Cantoni i migranti arrivati a Chiasso (è di questi giorni l’apertura di ulteriori centri di accoglienza in Romandia e Svizzera tedesca). Inoltre, non va poi sottovalutato il battage mediatico generato dalla pronta reazione del Ticino e del nostro Norman, che sicuramente è giunta anche alle orecchie dei migranti clandestini e dei loro manovratori. In questo senso, la notizia di maggiori controlli e della possibilità di chiusura ha sicuramente fatto desistere alcuni clandestini dal presentarsi a Chiasso.

Nonostante la diminuzione registrata negli ultimi giorni, il numero di arrivi rimane sempre sopra la media dello scorso anno. Non dobbiamo quindi abbassare la guardia: la situazione rimane allarmante, e per questo motivo deve essere tenuta costantemente sotto controllo, come indicato anche da Norman Gobbi, conscio dell’importanza e della necessità di continuare a garantire l’ordine pubblico del Ticino e la sicurezza dei Ticinesi.

Il problema è a monte

Questa vicenda è però disarmante. Se da un lato SuperNorman cerca di sostenere il muro di difesa del nostro Paese, dall’altra la fallita UE e la Fallitalia continuano a non distinguere i clandestini dai richiedenti l’asilo. Infatti, è noto come in questi flussi migratori vi siano molti migranti economici, che non fuggono dai loro Paesi per motivi di persecuzione politica o religiosa. Stando ai dati della Segreteria di stato della migrazione, solo il 5% dei richiedenti l’asilo in Svizzera proviene infatti dal conflitto siriano, mentre la grande maggioranza proviene dall’Africa nera. È quindi imperativo che l’UE faccia i suoi compiti e applichi i trattati che ha sottoscritto con i suoi Stati membri, tra cui la Fallitalia, non riversando i suoi oneri sul Ticino e la Svizzera. Altro che denuncia a Bruxelles per il casellario giudiziario !!!

Non abbassiamo la guardia!

“Guai se questa situazione di calma portasse qualcuno, come avviene in certe aree politiche di sinistra, a voler sminuire il fenomeno e le sue conseguenze”. Queste le parole di monito del Consigliere di Stato Gobbi, che ricorda come oggi i numeri siano ben superiori a un anno fa e al 2011, dopo la presunta ‘primavera araba’.

In questo momento, i migranti e clandestini stanno soggiornando in Italia, negli alloggi a 3 e 5 stelle messi a disposizione dallo Stato renziano, come denuncia Matteo Salvini; ma stando ad analisi effettuate, con l’arrivo dell’inverno e dopo aver capito che l’Italia di soldi ai migranti non ne dà, il moto potrebbe riprendere e l’onda migratoria ripartire senza controllo. In quest’ottica, è incredibile vedere come questi migranti sappiano identificare i Paesi che offrono una grande generosità nei loro confronti (leggi letto, cibo e soldi !!!); tra questi Paesi evidentemente c’è la Svizzera, e la sua porta d’entrata sono Chiasso e il Ticino!

La politica cantonale e quella federale devono quindi seguire con grande attenzione e anticipare le crisi, come ha ben fatto il nostro Consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha svegliato la dormiente politica federale sul tema dell’immigrazione, con la speranza che le vacanze estive non la facciano ripiombare in un sonno profondo…

MDD

Flüchtlinge: Schweizer Kanton Tessin will Grenze schließen

Da salzburg24.at l Derzeit werden täglich 60 bis 70 Flüchtlinge in Tessin aufgehalten

Die Kritik des Tessiner Regierungspräsidenten richtet sich vor allem gegen Italien. Den italienischen Behörden wird vorgeworfen, ankommenden Flüchtlingen absichtlich keine Fingerabdrücke abzunehmen, damit sie von anderen EU-Mitgliedsländern nicht wieder nach Italien abgeschoben werden können. Dies schreibt die Dublin-Verordnung vor – laut ihr müssen Asylwerber in jenem Land, in dem sie erstmals europäischen Boden betreten, ihren Asylantrag stellen. In weiterer Folge ist auch jenes Land für die Betreuung der Asylwerber zuständig.

“Wir erledigen Arbeit für Italien und die EU”

Die Dublin-Verordnung funktioniere aber zurzeit nicht. “Wir erledigen die Arbeit für Italien und die EU, vor allem bei der Identifizierung der Migranten”, so Gobbi. Tessin sei im Asylbereich faktisch die Südgrenze Deutschlands. “Wenn das Tessin zum einzigen offenen Tor in der Nähe von Mailand wird, ist klar, dass der Druck auf die Schweiz deutlich zunehmen wird”, betonte der Tessiner Regierungspräsident. Derzeit werden im südlichen Kanton Tessin täglich 60 bis 70 Personen wegen rechtswidrigen Aufenthalts aufgehalten. Insgesamt wurden in der Schweiz von Jänner bis Mai 7.000 Personen aufgegriffen. Die meisten von ihnen stammen aus Eritrea, Somalia, Gambia, Nigeria und dem Senegal sowie dem Kosovo.

http://www.salzburg24.at/fluechtlinge-schweizer-kanton-tessin-will-grenze-schliessen/apa-s24_1423970302

I singoli Stati fanno i loro interessi

I singoli Stati fanno i loro interessi

Dal Mattino della domenica l L’Unione Europea si sfalda di fronte ai flussi migratori. L’Unione Europea sta dimostrando tutta la sua mancanza di compattezza e solidarietà tra i singoli stati proprio nel momento in cui la crisi dei flussi mi­gratori sta raggiungendo il suo apice. L’Italia, già alle prese con una deva­stante crisi economica che sta ta­gliando le gambe a milioni di persone, viene lasciata completamente sola di fronte agli sbarchi e alle migliaia di persone approdate sulle coste del vec chio continente.

Il sistema delle quote e l’inganno

I vertici di Bruxelles hanno sbandierato ai quattro venti la volontà di ripartire il numero di migranti tra i vari paesi dell’Unione sulla base di alcuni fattori come il PIL, il numero di abitanti e il numero di disoccupati, ma dalle pro­messe si è passati ad un inganno gene­ralizzato nei confronti dei due paesi che per primi sono colpiti dalla nuova “invasione”: Italia e Grecia. La Francia non ha esitato a bloccare del tutto il confine con l’Italia pattugliando i vali­chi con guardie armate e pronte a spa­rare. Negli ultimi giorni sembra addirittura che la Francia stia approfit­tando della situazione per scaricare sul bel paese migranti che nulla hanno a che vedere con la situazione di crisi nel Mediterraneo.

Il rifiuto generalizzato nell’Europa dell’est

I paesi dell’Europa centro orientale, più conservatori di quelli occidentali e con un economia più fragile rifiutano senza troppi complimenti le quote im­poste da Bruxelles. I problemi riscon­trati ad esempio in Francia o Gran Bretagna, con ampie fette della popo­lazione immigrata che non cerca nem­meno di integrarsi, rilanciando così il discorso sulla falsità della società mul­ticulturale, non vuole essere riprodotto in Polonia od Ungheria e Budapest ha ordinato la costruzione di muro al con­fine con la Serbia per cercare di bloc­care le entrate illegali nel paese. Naturalmente Bruxelles ha bacchettato il piano, ma la risposta di Viktor Orban, Primo Ministro del paese, non lascia dubbi sulle intenzioni: “Ci sono altri muri in Europa per arginare le en­trate. Noi continuiamo col nostro pro­getto”. Naturalmente la popolazione magiara ha accolto con entusiasmo la volontà di portare a termine il progetto e la determinazione del suo Primo Mi­nistro nell’affrontare quella che sembra sempre di più una “disunione euro­pea”.

La barca è piena

Se i politici ben pensanti credono di poter continuare sulla strada imposta dall’Unione Europea, l’errore che stanno commettendo è sotto gli occhi di tutti. In questi mesi Bruxelles ha dimostrato di non avere nessuna coe­sione in materia di politica interna ed estera. Chi dunque vorrebbe vera­mente fare parte di questo disastro continentale sull’orlo del collasso? A Milano sono stati registrati CENTI­NAIA DI CASI DI SCABBIA, per non citare tubercolosi, epatite e altre malattie infettive che i migranti por­tano con sé in Europa, dato che non esiste nessuna forma di controllo sa­nitario una volta arrivati in Italia o Grecia. Addirittura a Chiasso le Guardie di Confine hanno confer­mato la presenza di alcuni casi della malattia della pelle.

La Svizzera e il caso Ticino

La situazione tra il Ticino e Berna as­somiglia sotto a certi aspetti a quella tra Bruxelles e le nazioni dell’Europa mediterranea: Bellinzona ha chiesto di poter gestire il numero di migranti in modo autonomo e la sospensione della libera circolazione, ma le auto­rità federali hanno gridato “No!”, un po’ come Bruxelles si comporta con i paesi dell’Europa mediterranea. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha messo in campo tutto il suo peso politico, affermando che bisognerà in­tensificare i controlli con il presidio costante dei valichi di confine. Gobbi si è addirittura spinto oltre affermando “Dobbiamo porci delle domande di fondo e chiederci se in futuro saremo ancora in grado di gestire un flusso così importante di migranti o se non sarà il caso di rimandarli sui loro passi, affinché aprano una procedura per la richiesta d’asilo in Italia da dove arrivano.”

GL

Chiusura dei valichi secondari: bene, ma il Ticino vuole di più!

Chiusura dei valichi secondari: bene, ma il Ticino vuole di più!

Il valico di Pizzamiglio non deve essere un caso isolato. Ieri il Governo ha approvato la risposta alla procedura di consultazione inerente la chiusura notturna dei valichi secondari preparata dal mio Dipartimento. Obiettivo ultimo: far sì che altri 9 valichi secondari vengano chiusi durante la notte, come accade oggi al valico di Pizzamiglio.

In questa mia prima legislatura, mi sono impegnato, tra le altre cose, per accrescere la sicurezza nel nostro Cantone, dotando la Polizia cantonale delle risorse umane e dei mezzi necessari. Al termine di una campagna in cui da tutte le parti si chiede concretezza, ecco i fatti: diminuzione dei furti nel 2014, collaborazione interforze accresciuta, ritorno ad una maggiore prossimità con la riapertura di posti regionali di Gendarmeria, aumento del numero degli agenti della Polizia cantonale nei prossimi anni. Se non si riesce a vedere la concretezza in tutto questo, vi rimando all’ottimo lavoro svolto da tutti nel caso della rapina di Novazzano. Più concreto di così!

Aver vinto le importanti battaglie di cui sopra non deve farci pensare di aver vinto la guerra contro la criminalità; si possono e si devono studiare e decidere altri provvedimenti che vanno a collocarsi nella visione, e nelle susseguenti strategie, messe in atto dal 2011. La chiusura dei valichi secondari rappresenta uno dei tasselli di questa strategia volta ad incrementare la nostra sicurezza. Già il 5 febbraio dello scorso anno, avevo formalmente proposto all’Amministrazione federale delle dogane di chiudere, durante le ore notturne, una serie di valichi secondari. Una prima proposta non condivisa da Berna per svariati motivi, tra essi le obbligazioni della Svizzera nel quadro dell’Accordo di Schengen. Ispirata dalla della serata organizzata dal mio Dipartimento a Mendrisio sull’emergenza furti che ha toccato il Mendrisiotto a inizio 2014, la nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani ha quindi presentato il 5 marzo 2014 la mozione “Chiusura dei valichi secondari tra Svizzera e Italia”. Il 14 maggio il Consiglio federale ha poi accolto la mozione. A contribuire a questo importante risultato, è stata anche la visita in Ticino, avvenuta il 7 maggio 2014 sull’onda della votazione sull’immigrazione di massa, della Consigliera federale Widmer-Schlumpf, dove ho potuto renderla attenda sulle nostre preoccupazioni circa la gestione e la difesa dei confini nazionali, sulla necessità di rafforzare il Corpo delle Guardie di confine e sui margini di manovra legali che permettono la chiusura dei valichi secondari.

10 valichi secondari da chiudere
Il Consiglio di Stato si è quindi espresso ieri in merito allo studio preliminare redatto dalle Guardie di confine per l’attuazione della mozione Pantani. E, confermando quanto da me indicato alla Consigliera federale Widmer-Schlumpf il 7 maggio 2014, ha proposto la chiusura notturna (dalle ore 23.00 alle ore 05.00) dei seguenti valichi: Novazzano, Ponte Faloppia, Pedrinate, Pizzamiglio, San Pietro di Stabio, Ligornetto, Arzo, Ponte Cremenaga, Cassinone e Indemini. Rispetto al rapporto delle Guardie di confine, il Governo propone di chiudere anche i valichi di Ponte Faloppia, Ligornetto e Indemini, così da poter sviluppare una strategia di sicurezza maggiormente efficace. La richiesta, anticipata il 7 maggio 2014 dal sottoscritto alla Consigliera federale Widmer-Schlumpf, si basa sul fatto che questi tre valichi sono già stati utilizzati in passato da bande di delinquenti per aggirare i controlli; inoltre, la loro chiusura non corre il rischio d’impedire il traffico residuo, visti gli altri passaggi aperti nelle vicinanze. Ed è proprio quest’ultimo aspetto derivante da un accordo in materia doganale concluso tra Svizzera e Unione europea che va valutata l’implementazione della mozione Pantani.

Difendere la porta sud della Svizzera
L’ho ripetuto più volte: il Ticino è la porta sud della Svizzera! Un Cantone confrontato con fenomeni d’importazione preoccupanti (criminalità transfrontaliera, passatori, ecc.), acuiti dalla vicinanza con l’Italia, che fatica, e non poco, a combattere la criminalità e ad avere un controllo sui flussi migratori. La chiusura dei valichi, da me sempre sostenuta, è una risposta chiara ai Ticinesi, che da tempo chiedevano misure più restrittive nel controllo dei nostri confini. Una risposta che s’impone, dato il momento storico in cui viviamo e visto che gli Accordi bilaterali hanno reso più difficile il presidio di queste zone. Per questo il Consiglio di Stato ha chiesto un’ulteriore chiusura dei valichi; ed è per questo che, con la fiducia dei Ticinesi, continuerò a sostenere questa misura, così come tutte quelle volte a rafforzare la sicurezza sul suolo ticinese. Perché la sicurezza è un bene primario che va salvaguardato e difeso, a favore della tranquillità di ogni singolo cittadino!

Norman Gobbi

Gobbi: “In Svizzera il popolo è sovrano. E vuole rispedire a casa i criminali stranieri”

Gobbi: “In Svizzera il popolo è sovrano. E vuole rispedire a casa i criminali stranieri”

Settimane interessanti sul fronte della sicurezza a livello federale. Da un lato le Camere hanno ap­provato il postulato della nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani per la chiusura notturna dei valichi di frontiera secondari, allo scopo di aumentare la sicu­rezza nelle zone di confine. D’al­tro lato le Camere hanno sì adottato un testo per l’applica­zione dell’articolo costituzionale votato dal Popolo nel 2010 per l’espulsione dei criminali stra­nieri, ma l’hanno ammorbidito ri­spetto alle aspettative di iniziativisti e popolazione.

Confederazione e Cantoni definiscono misure per una gestione integrata delle frontiere

Confederazione e Cantoni definiscono misure per una gestione integrata delle frontiere

Il Consiglio federale e la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) hanno preso atto del piano d’azione “Gestione integrata delle frontiere”. Con il piano d’azione ci si propone di accrescere la sicurezza interna. Le misure in esso contenute mirano a lottare più efficacemente contro la migrazione illegale e la criminalità transfrontaliera e a facilitare i viaggi legittimi.

Furti e rapine, la ricetta di Gobbi: “Controlli a random ai valichi secondari contro la libera circolazione dei rapinatori”

Furti e rapine, la ricetta di Gobbi: “Controlli a random ai valichi secondari contro la libera circolazione dei rapinatori”

Intervista al ministro delle istituzioni: “Favorevole a un presidio non costante ma regolare e ben visibile ai valichi. Torneremo alla carica con la Confederazione: Berna deve capire che abbiamo problematiche diverse rispetto a Sciaffusa o Argovia”

Norman Gobbi, gli ultimi fatti criminali avvenuti nel nostro Cantone, dalla Centovalli a Brusino, hanno riproposto con forza il tema del controllo della frontiera. In molti sono tornati a chiedere con forza il presidio costante dei valichi, come prima misura per arginare la situazione. Lei cosa ne pensa?

Un Ticino molto attivo nella lotta ai passatori

Un Ticino molto attivo nella lotta ai passatori

Tutti noi abbiamo negli occhi le terribili immagini che, quasi quotidianamente, ci mostrano i drammatici viaggi sul mare dei migranti che tentano in ogni modo di raggiungere l’isola di Lampedusa; viaggi che purtroppo hanno spesso esiti tragici per queste persone, che vivono nell’angosciante condizione umana della fuga continua alla ricerca di una vita migliore. In Ticino siamo confrontati negli ultimi tempi con il fenomeno, meno mediatizzato ma altrettanto drammatico, relativo alle persone che sfruttano la condizione umana dei migranti per trarne un guadagno.