Elezione dei magistrati: “Rispettiamo la volontà popolare”

Elezione dei magistrati: “Rispettiamo la volontà popolare”

Norman Gobbi ripropone il sistema di nomina adottato dalla Confederazione e da altri Cantoni

Torna d’attualità, puntale come le tasse, il tema dell’elezione dei nuovi magistrati. Ogni volta che un procuratore pubblico o un giudice va in pensione o decide di cambiare lavoro la tematica riemerge e ci si chiede sempre se il sistema attuale di nomina sia quello giusto. “In queste settimane – afferma il Consigliere di Stato Norman – lo è ancora di più, perché il Ministero pubblico è stato potenziato con due nuovi procuratori, per cui i posti aumentano. È utile precisare che la nomina dei magistrati – tranne che per i giudici di pace e i loro supplenti che vengono eletti dal popolo – compete al Gran Consiglio, attraverso la pubblicazione di un concorso a cura della commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio. Una commissione d’esperti indipendenti composta da 5 persone valuta le candidature e trasmette alla commissione parlamentare una valutazione su ogni singola candidatura, esprimendosi unicamente sull’eleggibilità e l’idoneità del candidato a ricoprire la carica. Si tratta solo di un preavviso. Sarà poi il Gran Consiglio a eleggere il o i magistrati”.

Ogni volta però ci sono polemiche prima e dopo l’elezione in Gran Consiglio. “Questo è dovuto al fatto che le forze in Parlamento devono trovare un accordo su un determinato nome. E ogni candidato, si sa, appartiene a questa o a quella corrente politica. La scelta quindi pone sempre questioni se i partiti non trovano una convergenza. Per superare questo scoglio avevo proposto alla commissione parlamentare di codificare le elezioni attraverso l’esatto rapporto di forze esistenti in Gran Consiglio. Non inventavo niente: è il modello che viene applicato a livello svizzero quando si eleggono i giudici del Tribunale federale. A dipendenza della forza di ogni partito nell’Assemblea federale questo partito ha a disposizione tot magistrati. E in questo modo vengono eletti, con una ripartizione ben precisa. Certo: accanto all’area politica d’appartenenza fa stato in primo luogo la competenza della persona che assumerà la carica. Anche altri Cantoni seguono questa modalità. È un sistema più chiaro, alla luce del sole, che permette poi di concentrare l’attenzione sulla competenza della persona designata. La magistratura viene così composta da persone che effettivamente rappresentano le sensibilità presenti nella società e il voto popolare”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

E l’indipendenza di giudizio? “L’indipendenza di giudizio deve appartenere alla persona scelta, ma soprattutto è nella natura del lavoro che viene svolto: i magistrati sono tenuti a far rispettare le leggi. Leggi che disciplinano tutto il quadro all’interno del quale si sviluppa il lavoro della magistratura, a garanzia della Giustizia, che deve essere uguale per tutti. Oggi, a mio giudizio, ciò che manca nell’attuale sistema è la chiarezza a monte di tutta la procedura. Il sistema che vige a Palazzo federale rispetta in modo indiretto la volontà popolare. Per esempio la Lega, che vince le elezioni e ottiene sempre una buona percentuale di voti, si ritrova decisamente sottorappresentata all’interno della Magistratura”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Presentato il nuovo “Manuale del Giudice di pace”

Presentato il nuovo “Manuale del Giudice di pace”

Comunicato stampa

Si è svolto a inizio settembre all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona alla presenza del Consigliere di Stato Norman Gobbi l’annuale incontro organizzato dal Dipartimento delle istituzioni con i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti. Un appuntamento che quest’anno è stato focalizzato sull’importanza della formazione e, in questo contesto, è stato presentato il nuovo Manuale del Giudice di pace curato dalla Divisione della giustizia. Una pubblicazione agile e aggiornata che diventa un sussidio didattico essenziale per lo svolgimento dell’importante funzione del giudice di pace.

Il Ticino è diviso in 38 giudicature di pace e in ognuna di essa vi è un Giudice di pace e un supplente. Nel 2020, su complessivi 47’379 incarti evasi dalla magistratura cantonale, 7’478 lo sono stati dai Giudici di pace.
I Giudici di pace sono punti di riferimento, figure rispettate che svolgono un ruolo di prossimità importante nell’ambito della giustizia. Un’autorità presente sin dalla nascita del nostro Cantone, nel 1803, e che viene eletta dai cittadini, unica carica sottoposta a elezione popolare in seno alla magistratura. Non occorre essere avvocati o giuristi per accedere a questa funzione.
Il Consiglio di Stato, e per esso la Divisione della giustizia, organizza e finanzia corsi di formazione e di aggiornamento per garantire un’adeguata e specifica formazione ai Giudici di pace che possono altresì avvalersi, nell’esercizio della carica, della consulenza specialistica dell’avv. Emanuela Colombo Epiney, dell’avv. Giorgio Bassetti e dell’avv. Enrico Pusterla.
Martedì 7 settembre 2021 è stato presentato un nuovo strumento che completa lo sforzo di formazione indirizzato ai Giudici di pace: il “Manuale del Giudice di pace”. Curato dall’avv. Ljence Milani della Divisione della giustizia, che si è avvalsa della consulenza degli avvocati Colombo Epiney e Bassetti in particolare, tratta gli aspetti generali di natura istituzionale concernenti i Giudici di pace, la procedura civile, la procedura in materia di esecuzioni e fallimenti, i procedimenti civili speciali, la proclamazione e dichiarazione di fedeltà. Contiene inoltre indicazioni ed esempi pratici, nonché riferimenti a contributi dottrinali e giurisprudenziali.
Alla giornata, molto ben frequentata, è intervenuto con un saluto anche il presidente dell’Associazione dei Giudici di pace, Guglielmo Bernasconi.   

Agente di custodia: “Occasione per un lavoro polivalente”

Agente di custodia: “Occasione per un lavoro polivalente”

Aperto sino al 26 settembre il bando di concorso per la scuola aspiranti
È stato pubblicato la scorsa settimana il bando di concorso per candidate e candidati Agenti di custodia. Gli aspiranti selezionati, donne e uomini, parteciperanno alla speciale scuola che verrà organizzata nel corso del 2022. Ne abbiamo parlato con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “La professione di Agente di custodia ha conosciuto negli anni un costante adattamento, per rispondere al meglio alle sfide legate alla sicurezza, ma non solo, che un istituto di pena deve saper affrontare. L’agente di custodia, per usare le parole del direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, è oggi un professionista polivalente, preparatissimo sia fisicamente, che mentalmente, dovendo possedere l’acume necessario per fare un costante apprezzamento della situazione, per prevedere quali siano i pericoli potenziali e per gestire la tecnologia sempre più complessa di cui un carcere è dotato. A questo si aggiungono competenze relazionali fuori dal comune, perché deve essere in grado di mantenere sempre il giusto rapporto con il detenuto, in qualunque condizione di stress e ambientale. Senza mai perdere il controllo di sé e della situazione. Insomma, un lavoro sempre più complesso, ma nello stesso tempo sempre più gratificante”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Per fare tutto questo occorrono persone preparate. “Da qui la necessità di una scuola ad hoc. Il bando pubblicato sul sito dell’amministrazione cantonale – sottolinea Norman Gobbi – serve proprio per selezionare le donne e gli uomini che potranno partecipare a questa scuola e in seguito essere nominati in qualità di Agenti di custodia. La scuola dura 8 mesi. Al termine di primi cinque mesi che sono in massima parte corsi scolastici in senso stretto si terranno gli esami intermedi. Seguiranno 3 mesi più di ingaggio pratico presso le strutture carcerarie, che si concluderanno con l’esame finale. Senza tema di smentita possiamo tranquillamente affermare che il sistema di formazione ticinese per agenti di custodia sia il migliore in Svizzera. Per la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni ciò rappresenta un orgoglio. Per me è una soddisfazione constatare il buon livello di formazione, che si traduce poi in un ottimo lavoro al servizio delle strutture carcerarie e di quella parte della nostra società che ha bisogno di un intervento più attento per permettere una effettiva possibilità di reinserimento. Ciò porta poi a diminuire il rischio di recidiva, obiettivo primario in questo tipo di sostegno”.
Per chi è interessato a questa scuola martedì 14 settembre alle 20.00 è prevista nell’aula magna della SUPSI di Trevano una sera informativa. “Gli aspiranti Agenti di custodia devono essere nati non prima del 1976 e non dopo il 1997. Vengono richiesti diversi requisiti che gli interessati potranno ritrovare sul bando di concorso (www.ti.ch/concorsi ) oppure conoscere nel corso della serata di martedì. Lo diciamo apertamente: il nostro obiettivo è di avere numerose candidature così da poter scegliere aspiranti con i migliori requisiti. Ciò aumenterà il livello dei futuri professionisti attivi presso le strutture carcerarie cantonali”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Agente di custodia: pubblicato il bando di concorso per la scuola 2022

Agente di custodia: pubblicato il bando di concorso per la scuola 2022

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha pubblicato oggi, venerdì 3 settembre 2021, sul Foglio Ufficiale il bando di concorso per agenti di custodia. Il concorso comporta per le candidate e i candidati scelti la partecipazione alla formazione durante un periodo di 8 mesi. Il superamento degli esami intermedi e finali permetterà di essere nominati presso le Strutture carcerarie cantonali in qualità di Agenti di custodia. Il concorso rimarrà aperto sino al 26 settembre e martedì 14 settembre si terrà per tutte le persone interessate una serata informativa dalle 20.00 alle 22.00 nell’aula magna della SUPSI attigua al Centro studi di Lugano Trevano. La formazione inizierà indicativamente nel secondo trimestre del 2022.

L’agente di custodia riveste un ruolo molto importante per il buon funzionamento delle nostre istituzioni. Si tratta di un lavoro di responsabilità, che presuppone variegate competenze. Per questa ragione viene organizzata una formazione ad hoc, così da consegnare ai candidati le conoscenze e le competenze necessarie per svolgere tale lavoro all’interno delle Strutture carcerarie ticinesi.

Sul sito ufficiale del Cantone all’indirizzo www.ti.ch/concorsi le persone interessate potranno trovare il bando di concorso, che riporta nel dettaglio le condizioni per parteciparvi: i compiti a cui un agente di custodia è chiamato; i requisiti generali che la candidata o il candidato devono soddisfare (per esempio sono ammessi coloro che sono nati dal 1976 al 1997); le competenze necessarie per essere ammessi alla scuola; i documenti da presentare per il concorso, che può essere inoltrato esclusivamente on-line al summenzionato indirizzo. Si specificano pure le condizioni salariali, sia quelle previste durante gli 8 mesi di formazione, sia quelle successive, quando l’agente entrerà in funzione.

Per presentare in ogni dettaglio il lavoro dell’agente di custodia e in particolare la formazione alla quale gli aspiranti candidati dovranno partecipare è prevista martedì 14 settembre una specifica serata informativa, durante la quale i responsabili delle Strutture carcerarie cantonali saranno presenti per fornire tutte le informazioni utili. L’incontro si terrà nell’aula magna della SUPSI attigua al Centro studi di Lugano Trevano e la partecipazione è libera. Si ricorda per finire che il bando di concorso rimarrà aperto sino al 26 settembre 2021.  

Riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare: Mascia Gregori Al-Barafi nominata Ufficiale cantonale dell’Ufficio di esecuzione

Riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare: Mascia Gregori Al-Barafi nominata Ufficiale cantonale dell’Ufficio di esecuzione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato la signora Mascia Gregori Al-Barafi quale Ufficiale cantonale presso l’Ufficio di esecuzione. A partire dal 1. agosto 2021 entrerà quindi in funzione la nuova organizzazione del settore esecutivo e fallimentare della Divisione della giustizia, in un’ottica di efficacia ed efficienza.

Il settore esecutivo e fallimentare ha conosciuto in questi ultimi anni un’importante riforma organizzativa, approvata dal Parlamento nel 2019. A partire da agosto diverrà quindi operativa anche la nuova Sezione di esecuzione e fallimento della Divisione della giustizia che si occuperà, per il tramite del capo sezione, avv. Fernando Piccirilli, di coordinare, in una visione strategica e di maggiorata efficienza, i due settori esecutivo e fallimentare. Con la nomina della lic. iur. Mascia Gregori-Al Barafi ad Ufficiale dell’Ufficio di esecuzione cantonale e la prevista designazione dell’attuale Ufficiale dei fallimenti del Sottoceneri e coordinatore cantonale del settore fallimentare lic. iur. Silvio Bottegal ad Ufficiale cantonale dei fallimenti, la riorganizzazione formale giunge quindi a termine.

Mascia Gregori Al-Barafi, dopo aver ottenuto la licenza in diritto all’Università di Berna, ha acquisito una pluriennale esperienza in posizioni di rilievo presso l’Amministrazione federale e cantonale (presso il Tribunale penale federale di Bellinzona, la Divisione principale dell’imposta sul valore aggiunto e il Ministero pubblico del Canton Ticino), maturando rilevanti competenze che verranno ora messe a servizio della Divisione della giustizia.

Il Consiglio di Stato si congratula con la signora Mascia Gregori Al-Barafi e le formula i migliori auguri per questa nuova sfida professionale all’interno dell’Amministrazione cantonale.

In giugno un’iniziativa del DI per sensibilizzare sulla violenza contro le donne e sulla violenza domestica  

In giugno un’iniziativa del DI per sensibilizzare sulla violenza contro le donne e sulla violenza domestica  

Comunicato stampa

Dopo la pausa forzata per le limitazioni imposte dalla pandemia, riprendono le iniziative istituzionali in presenza volte alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della violenza contro le donne e della violenza domestica. Il primo appuntamento da segnare in agenda è l’evento La libertà è una passeggiata, organizzato dal Dipartimento delle istituzioni (DI) in collaborazione con l’Istituto internazionale di architettura i2a di Lugano per lunedì 14 giugno 2021 dalle ore 10:00 alle ore 12:00.  

Partendo dal Consultorio della Casa delle donne in via Vignola 14 a Lugano, un punto di riferimento centrale per le vittime di violenza domestica, lunedì 14 giugno (dalle 10:00 alle 12:00) verrà proposto alle donne partecipanti un percorso pedonale attraverso alcune strade del quartiere di Molino Nuovo.

La passeggiata cittadina, accompagnata da indicazioni urbanistiche puntuali, mira a coinvolgere le donne nella definizione degli spazi urbani ponendo in luce i punti forti e i punti deboli dei medesimi secondo una prospettiva di genere. In questo modo viene affrontato indirettamente ma in maniera incisiva il tema della sicurezza e dell’insicurezza nello spazio pubblico, nell’esperienza femminile spesso ambivalente così come ambivalente può essere lo spazio privato.

La passeggiata è anche un’occasione di (ri)appropriazione dei luoghi comunitari dopo il confinamento forzato nello spazio domestico dovuto alla pandemia. Sarà possibile presentare in seguito alle autorità della Città una sintesi delle proposte e delle richieste formulate, affinché siano pensati e realizzati spazi e loro utilizzi coerenti con le esigenze emerse.

I posti sono limitati e verrà seguito l’ordine di iscrizione per confermare gli accessi all’attività. L’iscrizione deve avvenire per mail, indicando le proprie generalità complete (nome, cognome, età, domicilio, recapito telefonico e mail) entro e non oltre il 31 maggio 2021 all’indirizzo violenzadomestica@ti.ch.

Maggiori informazioni possono essere chieste allo stesso indirizzo o al n. di telefono del coordinamento istituzionale violenza domestica, 091 814 32 32.  

Da ultimo, si ricorda che prosegue a scadenza trimestrale la pubblicazione della Newsletter sulla violenza domestica a cura del DI. Il numero zero è uscito nel novembre 2020, mentre l’8 marzo 2021 è uscito il primo numero dell’anno in corso. Ulteriori numeri sono previsti a giugno, a settembre e il 25 novembre 2021. È possibile abbonarsi alla newsletter attraverso la pagina https://www4.ti.ch/di/violenza-domestica/la-violenza-domestica/informazione-e-sensibilizzazione-sul-tema/agenda/ o scrivendo a violenzadomestica@ti.ch.

Flyer

 

Nelle carceri ticinesi sempre più stranieri

Nelle carceri ticinesi sempre più stranieri

“La nostra situazione geografica richiede ingenti investimenti per la sicurezza”

Ci sono due dati particolarmente sensibili che sono balzati agli occhi durante le ultime settimane. Il primo: in Svizzera i detenuti presenti nelle strutture carcerarie sono diminuiti di circa il 10 per cento. In Ticino no. Il secondo: la presenza di detenuti stranieri nelle strutture carcerarie svizzere continua ad aumentare e in Ticino è superiore rispetto a quanto avviene nel resto dei Cantoni, e oggi supera la media svizzera del 70%. Andiamo con ordine e parliamo del primo aspetto. “La controtendenza ticinese sull’affollamento delle carceri rispetto al resto della Svizzera – afferma di Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – è causata da importanti e numerose inchieste legate al traffico di stupefacenti. Ciò ha comportato un aumento di detenuti nel carcere giudiziario. Un dato da leggere – come sempre in questa materia – con una duplice valenza: in senso positivo, perché vuol dire che l’attività di repressione della Polizia è molto elevata. Dall’altro lato in senso negativo, perché significa che sul territorio ticinese la criminalità è presente per fare “affari” nel mondo della droga e usa il Ticino quale via privilegiata per i suoi traffici internazionali di stupefacenti. La risposta dell’autorità inquirente però, come si vede, è importante e non saranno passati inosservati alle e ai ticinesi che seguono la cronaca la serie di comunicati stampa diramati dalla nostra Polizia cantonale anche nelle ultime settimane. Stroncare i commerci internazionali di droga e assicurare alla giustizia questi venditori di morte rimane uno dei compiti prioritari per le forze dell’ordine”, evidenzia il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il secondo aspetto riguarda invece la presenza elevata di cittadini stranieri all’interno delle nostre carceri. “I dati parlano chiaro: su 242 detenuti, il 27% è svizzero, mentre il 73% è di nazionalità straniera. Alla Farera, ossia il carcere giudiziario con i prevenuti colpevoli in attesa del processo, il rapporto è addirittura 80% stranieri e 20% svizzeri. Questa proporzione, o disproporzione, mette sotto la lente il fatto che il Ticino per la sua particolare situazione geografica deve investire molto di più nella sicurezza per motivi legati a situazioni extra territoriali. L’attività investigativa contro il crimine organizzato internazionale, ma pure le molteplici inchieste che toccano stranieri del settore dell’asilo ci fanno capire che per mantenere un alto grado di sicurezza all’interno dei nostri confini dobbiamo spendere molti più soldi di altri Cantoni, non toccati dalle nostre problematiche”, sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Già la scorsa settimana dalle colonne del Mattino lei parlava di questa “situazione speciale” del Ticino rispetto al resto della Svizzera, con la necessità di avanzare richieste alla Confederazione per sostenere il Cantone con nuovi mezzi finanziari. “Non si scappa: il Ticino può trarre vantaggi dalla sua collocazione geografica, ma gli oneri che deve sostenere proprio per tale situazione sono diventati e diventano sempre più grandi. Come dicevo, basta guardare alla grandissima pressione sui salari e sull’occupazione che crea il mercato del lavoro lombardo sui nostri posti di lavoro. Anche il settore della sicurezza è una spia che ci mette sotto gli occhi l’evidenza di un Cantone chiamato a oneri supplementari a favore di tutto il resto della Svizzera. Tale sforzo è riconosciuto dalla Confederazione. Ma nell’ultimo decennio non appare più adeguato. È in questo quadro che dobbiamo intervenire”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.   

Due procuratori in più

Due procuratori in più

Il potenziamento del ministero pubblico ticinese è stato approvato dal Parlamento

Il ministero pubblico ticinese sarà rinvigorito dall’arrivo dei due procuratori supplementari che palazzo di giustizia aveva chiesto di ottenere nel 2017. Lo ha deciso lunedì quasi all’unanimità il Gran Consiglio, tornato a riunirsi a Bellinzona, dopo le sedute tenute a Mendrisio a causa delle restrizioni legate alla pandemia. La misura comporta una maggiore spesa di circa mezzo milione di franchi.

La modifica sull’organizzazione giudiziaria adottata prevede che in futuro il procuratore generale non sia più affiancato da 20 colleghi come finora, ma da 22 con competenza su tutto il territorio cantonale. Il potenziamento dovrà, in particolare, permettere di gestire con più celerità gli incarti riguardanti i reati in ambito finanziario che continuano ad accumularsi anche a causa della loro complessità. Tant’è che, da una verifica interna, era emerso che uno dei magistrati impegnati su tale fronte ne sta gestendo contemporaneamente oltre 500 mentre idealmente nessuno dovrebbe seguire più di 150-180 procedimenti penali all’anno.

Quella decisa lunedì non è l’attesa riorganizzazione del ministero pubblico, auspicata da molti. Questa sarà affrontata in seno alla commissione giustizia e diritti che ha già avviato le proprie riflessioni che riguardano anche la possibile reintroduzione della figura dei sostituti procuratori pubblici e una maggiore attribuzione di maggiori competenze ai segretari giudiziari.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Due-procuratori-in-pi%C3%B9-13905826.html

Da www.rsi.ch/news

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua ultima seduta ha approvato il messaggio con il quale chiede al Gran Consiglio un credito di 43 milioni e 420 mila franchi per la ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona. L’edificio, che sorge a fianco del Tribunale penale federale (TPF), potrà così soddisfare le nuove esigenze del TPF e ospitare la Pretura civile del distretto di Bellinzona, la Gendarmeria e la Polizia giudiziaria.

Prosegue e si rafforza la collaborazione istituzionale tra l’autorità federale e l’autorità ticinese nell’ambito della presenza del Tribunale penale federale a Bellinzona.
La sfida lanciata nell’ormai lontano 2002 dal Canton Ticino – assieme ai Grigioni, alla deputazione ticinese alle Camere e al Comune di Bellinzona a nome di tutta la Svizzera italiana – di poter ospitare la sede del TPF oggi si completa con il progetto attraverso il quale la sede dell’ex Pretorio di Bellinzona accoglierà nuovi spazi del TPF a seguito dell’istituzione della Corte d’Appello indipendente, voluta dalle Camere federali nel marzo del 2017 per consolidare la tutela giurisdizionale nella procedura penale federale.

La pianificazione logistica per la Giustizia in Ticino
Prima di conoscere le nuove esigenze del TPF, la pianificazione della Giustizia in Ticino prevedeva di portare al Pretorio di Bellinzona le sedi della Pretura penale, del Tribunale penale cantonale oltre che della Pretura civile del distretto bellinzonese.
Le necessità del TPF hanno obbligato il Consiglio di Stato a un cambiamento di strategia, centralizzando così a Lugano le sedi del Tribunale d’appello cantonale, del Ministero pubblico unificato, della Corte di appello e di revisione penale, della Pretura penale e del Tribunale penale cantonale, attraverso il prospettato acquisto dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione completa dell’attuale Palazzo di Giustizia di via Bossi (il relativo messaggio governativo del 27 novembre 2019 è all’esame della commissione Gestione e finanze del Gran Consiglio).

Il progetto
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona comporteranno un investimento da parte del Cantone di 43 milioni e 420 mila franchi (più 3 milioni di franchi assicurati dalla Confederazione per esigenze particolari specifiche). Il progetto – per il quale il Gran Consiglio ha già stanziato il credito di progettazione per un importo di 3 milioni e 830 mila franchi – si inserisce in un concetto urbano che fa di Viale Stefano Franscini un elemento essenziale nella trasformazione della città medievale in capitale permanente della Repubblica e Cantone Ticino.
Gli stabili del TPF e del Pretorio rivestono un’importanza strategica per l’assetto del viale, che si relaziona in modo diretto e ben percepibile con il quartiere governativo, con il Castelgrande e con il nucleo. Gli edifici del Pretorio e del TPF (sede in origine della prima scuola cantonale di commercio) sono strettamente legati alla storia e alla memoria collettiva della città e sono considerati beni culturali d’importanza comunale. Per questo i volumi principali, i corpi di testa a carattere rappresentativo che si affacciano su Viale Stefano Franscini saranno integralmente conservati, ciò che ben s’inserisce nella strategia, legata ai beni storici, del Cantone e della Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE). La superficie totale che sarà ricavata è di 3’648 metri quadrati, così suddivisi: 1’456 saranno riservati al Tribunale penale federale; 1’511 verranno utilizzati dalla Polizia cantonale (sede della Gendarmeria, della polizia giudiziaria e per altri servizi, tra cui le celle di fermo). Infine 611 metri quadrati saranno destinati alla Pretura civile di Bellinzona.
Secondo il programma previsto nel messaggio la consegna dell’edificio dovrebbe avvenire nel novembre del 2025.

L’importanza dell’intervento dello Stato in materia edilizia
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio prevedono investimenti importanti che, in un periodo come quello attuale, rappresentano un sostegno al settore dell’edilizia cantonale, confrontato con le ripercussioni negative originate dalla pandemia da Coronavirus. Gli investimenti previsti contribuiranno infatti ad aumentare gli investimenti pubblici in modo anticiclico, anche in previsione di un possibile rallentamento nel campo dell’edilizia privata e dei settori ad essa collegati.
Un passo in questa direzione è inoltre stato compiuto anche a fine gennaio, quando il Gran Consiglio ha approvato un credito di 100 milioni di franchi, per il periodo 2020-2027, destinato a interventi volti a risanare il patrimonio immobiliare dello Stato, prolungandone la durata di vita e il valore.
I contenuti del messaggio governativo sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa, che ha visto la partecipazione del presidente del Governo e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta, del capo della Sezione della logistica cantonale Giovanni Realini e dell’architetto Pia Durisch dello studio Durisch + Nolli.