Violenza domestica: pubblicati la Newsletter e il bando di concorso per il/la coordinatore/trice istituzionale

Violenza domestica: pubblicati la Newsletter e il bando di concorso per il/la coordinatore/trice istituzionale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia, comunica che è stato inviato il 1° numero del 2022 della Newsletter dedicata al tema della violenza domestica. Si informa inoltre che è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del 5 aprile 2022 il bando di concorso per la designazione del/della nuovo/a coordinatore/trice istituzionale sulla violenza domestica.  

Coinvolgere nella discussione sui numerosi temi relativi alla violenza domestica coloro che sono attivi in tale ambito; proporre informazioni utili e approfondimenti tematici: questi gli scopi della Newsletter, che nel suo 1° numero del 2022, oltre ad una segnalazione degli eventi previsti sul territorio, riporta le principali ricerche e studi inerenti la violenza domestica e le sue numerose implicazioni. Non mancano poi le indicazioni sulle novità legislative in questo campo a livello cantonale e a livello federale. Nell’editoriale, la direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, parte dalle cifre contenute nella “Statistica criminale di polizia” appena pubblicate, per evidenziare la necessità di “lavorare congiuntamente, secondo quanto definito dal Consiglio di Stato nel Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, nel contrasto a questo importante fenomeno sociale”.  
Il bando di concorso per la designazione del/della nuovo/a coordinatore/trice istituzionale sulla violenza domestica è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del 5 aprile 2022 (concorso n°46/22).
Il termine per presentare la propria candidatura è fissato al 19 aprile 2022. Tutte le informazioni sul concorso si possono trovare al seguente link: http://www.ti.ch/concorsi   

Newsletter 1-2022

Approvata dal Governo la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione

Approvata dal Governo la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato – su proposta del Dipartimento delle istituzioni – ha approvato nella sua seduta odierna il messaggio riguardante la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione (ARP). Una riforma condivisa dai due livelli istituzionali coinvolti, il Cantone e i Comuni, dopo una consultazione che ha toccato oltre 200 attori interessati e che vuole raggiungere l’obiettivo di migliorare la risposta dello Stato in un ambito molto delicato della nostra società a tutela delle fasce più fragili della popolazione: anziani e giovani in situazione di difficoltà. Dopo la discussione del messaggio in Gran Consiglio, la riforma delle ARP dovrà essere avallata dal popolo, attraverso un voto che modificherà la Costituzione ticinese con la creazione delle nuove Preture di protezione. Un passo storico, se si pensa che l’attuale organizzazione discende ancora dalla Legge organica sulle municipalità del 1803.

L’autorità di protezione dei minori e degli adulti è l’autorità più incisiva del nostro ordinamento, con un intervento importante sui diritti fondamentali delle persone, toccando la libertà personale, l’autonomia privata e la vita famigliare, allorquando l’adulto o il genitore non possono o non riescono a provvedere alla protezione propria e dei figli. In tal caso l’autorità interviene con misure di curatela, con misure ambulatoriali, con ricoveri a scopo di assistenza, con la privazione dell’autorità parentale o del diritto di determinare il luogo di dimora, oppure con il collocamento in un istituto o in una famiglia affidataria. Attualmente tali decisioni sono esercitate dalle 16 Autorità di protezione presenti sul territorio cantonale, con un’organizzazione amministrativa di tipo comunale e intercomunale. La proposta che il Governo cantonale oggi sottopone al Parlamento è quella di istituire una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di Protezione, ossia le Preture di Protezione.

Per capire la delicatezza di questo ambito e dunque la necessità di garantire la massima professionalità ed equità di trattamento su tutto il territorio ticinese bastano alcune cifre: le ARP prendono complessivamente 12 mila decisioni all’anno; alla fine del 2020 nel Canton Ticino vi erano 6’224 misure di protezione in essere, che toccavano 4’810 adulti e 1’414 minori. Le 16 ARP hanno sempre operato e operano con impegno e responsabilità in questo settore. Un’autorità tutoria il cui funzionamento è garantito in modo encomiabile dai Comuni.

Obiettivi e modalità d’azione
Nel corso di una conferenza stampa, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti hanno presentato nel dettaglio gli obiettivi e le modalità con cui si intende implementare la riforma. In particolare il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha evidenziato come l’istituzione delle Preture di protezione comporterà il trasferimento di competenze dai Comuni al Cantone. In questo senso la riforma è inserita di principio in “Ticino 2020” e dal profilo finanziario ossequia i dettami sanciti dal progetto nell’ottica della neutralizzazione dei costi nell’ambito della revisione generale delle competenze e dei flussi finanziari tra Cantone e Comuni. L’onere netto a carico del Cantone con questa riforma è stimato a 19,6 milioni di franchi.

Come ha sottolineato la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, verranno create 4 Preture di protezione, dirette da 4 Pretori di protezione, distribuite sul territorio cantonale tramite delle Sezioni dislocate, per garantire un servizio anche di prossimità al cittadino. La ponderazione fatta dal Dipartimento delle istituzioni porta a ritenere che le future 4 Preture di protezione avranno bisogno in totale di 90 unità di lavoro a tempo pieno. Le decisioni saranno prese tramite i collegi giudicanti composti da 3 persone: il Pretore di protezione o il suo aggiunto e due membri specialisti, uno in ambito psicologico/pedagogico e uno in ambito di lavoro sociale. Per le collaboratrici e i collaboratori amministrativi delle Autorità regionali di protezione è previsto, con il loro consenso, il passaggio dai Comuni al Cantone, che sarà regolato da un’apposita convenzione allestita in collaborazione tra Cantone e Comuni e con il coinvolgimento dei sindacati.

Dal Parlamento al Popolo
Il nuovo messaggio sarà ora sottoposto all’esame parlamentare e verrà discusso prima dalla Commissione giustizia e diritti che ha già costituito una Sottocommissione ad hoc e in seguito dal plenum del Parlamento. L’approvazione della riforma, come detto, comporterà una votazione popolare per modificare la Costituzione cantonale con l’introduzione delle Preture di protezione nell’ordinamento giudiziario ticinese. Un passo, quello del voto popolare, che rappresenta un importante esercizio democratico nell’ambito della riforma della giustizia ticinese.

Il braccialetto elettronico? Lo paga (anche) lo stalker

Il braccialetto elettronico? Lo paga (anche) lo stalker

Messaggio e Regolamento in vista del 1º gennaio

Anche il fatto di dover pagare parte delle spese legate al braccialetto elettronico che si indossa su disposizione del giudice potrebbe essere un deterrente e indurre quindi al rispetto del divieto di avvicinare la potenziale vittima o di accedere a un determinato luogo. “L’autore della lesione è tenuto a sostenere le spese per l’esecuzione della sorveglianza elettronica”, recita infatti uno dei capoversi del nuovo articolo della legge cantonale di applicazione del Codice civile svizzero. È l’articolo confezionato dal Consiglio di Stato – e che ora sottopone all’approvazione del parlamento – per implementare in Ticino la norma del Codice che dal prossimo 1º gennaio, quando entrerà in vigore sul piano federale, permetterà di applicare allo stalker il braccialetto elettronico e ciò per rafforzare la protezione di chi è bersaglio di minacce e molestie. Il citato capoverso, scrive il governo nel messaggio varato di recente all’indirizzo del Gran Consiglio, “riprende il tenore del nuovo articolo 28c” del Codice civile, “sancendo a livello cantonale l’obbligo al contributo alle spese per la sorveglianza elettronica da parte dell’autore della lesione”. Questo poiché “si ritiene giustificato che l’autore si assuma i costi per l’esecuzione di una misura resa necessaria a seguito del suo comportamento, anche in ottica dissuasiva”. La partecipazione ai costi, spiega ancora il Consiglio di Stato, “viene definita nel regolamento”. E “compatibilmente con altri esempi di contribuzione alle spese”, viene determinata “in base alla capacità contributiva dell’autore”. La fattura pertanto può rivelarsi salata pure per coloro che finanziariamente se la passano bene.

Costo minimo giornaliero: 15 franchi
I dettagli sono contenuti nel ‘Regolamento sulla sorveglianza elettronica in ambito civile’ che il Consiglio di Stato ha già allestito. E che all’articolo 10 afferma quanto segue: “Il giudice determina le spese di locazione giornaliere del dispositivo elettronico (il braccialetto, ndr), tenendo conto della situazione economica dell’autore. Il costo minimo giornaliero di locazione è di 15 franchi”. Inoltre: “Per quanto non recuperabili dall’autore o da chi è tenuto al suo sostentamento, le spese sono anticipate dallo Stato. Gli anticipi effettuati dallo Stato nel corso degli ultimi dieci anni possono essere recuperati presso l’autore, tenuto conto della sua situazione economica”.

Registrazione degli spostamenti
Il braccialetto elettronico per gli stalker sarà dunque presto realtà anche in Ticino. Uno strumento, si ricorda nel messaggio governativo, a tutela “in ambito civile” delle vittime – la stragrande maggioranza donne – di violenza domestica e di stalking. Attualmente su richiesta della vittima il giudice civile “per evitare o far cessare una lesione illecita della personalità” può imporre alla persona potenzialmente pericolosa dei divieti. Come quello “di avvicinarsi alla vittima” o “di mettersi in contatto con la stessa”. Come quello “di trattenersi in determinati luoghi”. Da gennaio il pretore o il pretore aggiunto potrà, sempre su istanza della vittima e qualora i divieti risultassero inefficaci, ordinare allo stalker l’uso del braccialetto elettronico, fornito dal Dipartimento istituzioni attraverso l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Ovvero l’uso “di un dispositivo di sorveglianza elettronica geolocalizzato” che renderà possibile “la registrazione” degli spostamenti della persona che lo indossa e quindi la verifica, a posteriori, del rispetto del o dei divieti. La cui mancata osservanza sarà sanzionata con una multa inflitta dal magistrato penale. «La durata massima della sorveglianza tramite dispositivo elettronico – indica la direttrice della Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) Frida Andreotti – sarà di sei mesi e potrà essere prolungata di volta in volta, dal pretore, di sei mesi al massimo». Quella che potrà essere eseguita dal prossimo mese, evidenzia Andreotti, «sarà una sorveglianza cosiddetta passiva, differita, per cui in caso di grave e imminente pericolo la vittima dovrà come oggi allertare la polizia telefonando al 117. Berna sta comunque già pensando all’introduzione della sorveglianza elettronica attiva, in tempo reale».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 dicembre 2021 de La Regione

“Ogni atto violento è uno schiaffo a tutti noi”

“Ogni atto violento è uno schiaffo a tutti noi”

Presentato il Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica26

“Se pensiamo che in Ticino mediamente ogni giorno agenti della Polizia intervengono 3 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime, in particolare donne, allora capiamo l’ampiezza che ha assunto pure da noi il fenomeno e la necessità di un coordinamento e di una collaborazione a 360 gradi tra istituzioni e attori privati per contenere la violenza in ambito domestico”. Parole del Consigliere di Stato Norman Gobbi, che attraverso soprattutto l’azione trascinatrice della Divisione della giustizia con la sua direttrice Frida Andreotti e la delegata istituzionale Chiara Orelli Vassere, ha assunto un ruolo propulsivo su questo tema non solo in Ticino, ma pure in ambito intercantonale, essendo il Direttore del DI uno dei referenti in materia per il comitato della Conferenza dei direttori e delle direttrici dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia.

Il Governo ticinese nel suo programma di legislatura ha inserito la gestione delle persone violente tra gli obiettivi. Da raggiungere attraverso l’allestimento di un Piano d’azione cantonale. “Il documento è stato presentato questa settimana. Si tratta di una fotografia di quanto abbiamo già in campo per sensibilizzare e agire contro la violenza domestica, divenuta un fatto sociale e non più un atto privato. A questa fotografia si aggiungono gli assi strategici di intervento legati alla prevenzione, alla protezione, al perseguimento e alle politiche coordinate”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Un Piano che ha il grande merito di far capire almeno due cose: da un lato che già oggi a livello istituzionale e a livello di società civile gli strumenti ci sono; dall’altro lato che la collaborazione e il coordinamento sono essenziali per raggiungere migliori risultati. Con questo Piano si indica pure la direzione in cui si vuole andare per adottare nuove misure, sia per la presa a carico delle vittime, sia per la presa a carico degli autori di atti violenti”.

La competenza a livello cantonale in questi due ambiti (presa a carico delle vittime e presa a carico degli autori) è suddivisa tra il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento delle istituzioni. Rimaniamo allora “in casa” DI. “Fare in modo che chi si è reso protagonista di un atto violento non debba rifarlo è essenziale per diminuire i casi di violenza domestica. I servizi del mio Dipartimento sono molto impegnati su questo terreno. Senza dimenticare il grande lavoro che svolge la Polizia cantonale ogniqualvolta è chiamata a intervenire nelle case, quando esplode la violenza. Sul fronte della prevenzione occorre promuovere una cultura del rispetto e della tutela del minore, riconoscendo i segnali di violenza e intervenendo tempestivamente. Bisogna assicurare un sistema integrato di gestione delle minacce. Lo scambio di informazioni tra tutti i servizi e enti attivi sul territorio è essenziale. Solo così si potrà dare maggiore efficacia al nostro intervento. C’è ancora molto da fare, lo sappiamo, ma con questo Piano d’azione oggi abbiamo dei cartelli indicatori chiari, che ci faranno continuare a seguire la giusta strada per arginare questo odioso fenomeno, che interpella tutta la nostra società”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.  

Violenza contro le donne: una serata pubblica alla Biblioteca cantonale di Bellinzona  

Violenza contro le donne: una serata pubblica alla Biblioteca cantonale di Bellinzona  

Comunicato stampa

Nell’ambito delle iniziative per celebrare il 25 novembre 2021, data della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Dipartimento delle istituzioni promuove lunedì 29 novembre 2021 alle ore 18:00 alla Biblioteca cantonale di Bellinzona una serata pubblica in cui si pone l’attenzione sugli autori di atti e comportamenti violenti contro le donne.  

Nella dinamica violenta tra vittima e autore di violenza domestica vi è una sovra rappresentanza delle donne tra le vittime e degli uomini tra gli autori riconosciuta dalle analisi statistiche e dalla ricerca scientifica. Nelle riflessioni e nella presa a carico delle violenze relazionali è essenziale considerare l’insieme del sistema, senza ometterne alcuna componente. Allargare il campo visivo per includere, oltre le vittime, anche gli autori di violenza permette di superare la concezione – tuttora difficile da sradicare – secondo cui la violenza è principalmente un problema delle vittime, e dunque prevalentemente delle donne. In altri termini, non vi possono essere reali progressi nella risoluzione della violenza senza intervenire anche presso gli autori, così come indicato dalla Convenzione di Istanbul, all’articolo 16.

Dopo avere già proposto momenti di riflessione sulle dinamiche relazionali disfunzionali e sulla violenza nella cultura dei media, il Dipartimento delle istituzioni prosegue il ciclo informativo sul tema della violenza domestica in collaborazione con il Centro di documentazione sociale della Biblioteca cantonale di Bellinzona cercando di comprendere la figura degli uomini violenti e il rapporto tra violenza e costruzione della maschilità.

Lo spunto è offerto dal volume di Cristina Oddone Uomini normali. Maschilità e violenza nell’intimità (Torino, Rosenberg & Sellier, 2020). La discussione sarà aperta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e coinvolgerà l’autrice dello studio, Cristina Oddone, docente e ricercatrice all’Università di Strasburgo e collaboratrice della Violence against Women Division del Consiglio d’Europa per il monitoraggio dell’applicazione della Convenzione di Istanbul, e Siva Steiner e Marlène Masino, capoufficio e caposervizio dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Dipartimento delle istituzioni, impegnato da tempo nella presa a carico di autori di violenza domestica.

L’accesso è consentito secondo le norme vigenti unicamente ai possessori del certificato Covid; è consigliata la prenotazione all’indirizzo bcb-cultura@ti.ch.   

Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica

Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato nella seduta odierna il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, che definisce la strategia di contrasto a questo fenomeno, mostrando per la prima volta il sistema d’intervento e di sostegno cantonale nella lotta contro la violenza domestica. Il Ticino è un Cantone attivo nella lotta alla violenza domestica e l’obiettivo del Governo è di migliorare ulteriormente la risposta a questa problematica sociale – che ha ormai assunto una dimensione pubblica, non limitandosi a un fatto privato – attraverso le misure già concretizzate o avviate e le misure che verranno identificate. Misure unite dalla convinzione che la violenza domestica può essere contrastata in modo efficace solo attraverso un’azione congiunta delle Istituzioni e della società civile.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), entrata in vigore in Svizzera il 1° aprile 2018, mira a prevenire e combattere la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica quali violazioni dei diritti umani. Un’ampia parte dei contenuti della Convenzione, la cui attuazione a livello federale è stata affidata all’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, è di competenze dei Cantoni. In tal senso, l’elaborazione di un Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica è sancita nel Programma di legislatura del Consiglio di Stato 2019-2023, in cui il contrasto alla violenza domestica è assunto come compito prioritario da parte del Governo.

Il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica approvato dal Consiglio di Stato nella seduta odierna definisce quindi la strategia di contrasto del Governo a questo fenomeno. Un documento che mostra per la prima volta il sistema d’intervento e di sostegno cantonale nella lotta contro la violenza domestica, promuovendo la rete territoriale attiva nel Canton Ticino, che negli anni ha agito con impegno e professionalità per prevenire la violenza domestica e per proteggere le vittime.

L’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato è quello di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando così la risposta al fenomeno e favorendo di conseguenza il suo decrescere. Un obiettivo che il Governo intende perseguire agendo sui quattro assi d’intervento già identificati dalla Convenzione di Istanbul (Prevenzione, Protezione, Perseguimento e Politiche coordinate), attraverso le misure già concretizzate o avviate e le ulteriori misure che verranno identificate.

Alla conferenza stampa odierna di presentazione del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica erano presenti il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi e il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa.

Violenza domestica, “bisogna fare di più”

Violenza domestica, “bisogna fare di più”

Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia del DI: “Istituzioni impegnate a combattere questa piaga sociale. Emerge solo il 20-30% dei reati”

Il Consiglio di Stato ticinese presenta oggi (mercoledì) il piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. Lo scopo è combattere una piaga sociale che fa registrare numeri ancora troppo alti. La RSI ne ha parlato con Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia del Dipartimento delle Istituzioni:

Questo piano risponde effettivamente alle aspettative?
“Sì. Quello che fa (e per la prima volta) è esporre una fotografia di tutti gli attori nel settore della violenza domestica attivi nel Canton Ticino”.

In Svizzera ogni due settimane avviene un femminicidio, ogni settimana un tentato femminicidio. I reati denunciati ogni anno sono 20’000, e sono cifre in aumento. Per quanto riguarda il Ticino, la polizia registra ogni giorno, in media, tre interventi per violenza domestica. Sono numeri impressionanti e, tra l’altro, siamo di fronte alla punta dell’iceberg…
“Sì, i reati che emergono sono solo il 20/30%, non solo in Svizzera, ma anche in tanti Stati europei. Questa è la percentuale. E deve essere uno stimolo a fare di più. Proprio per questo è stato ideato il piano d’azione”.

In occasione della recente conferenza nazionale sulla violenza di Berna, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha detto che, con la sola legge, non si possono evitare i reati e la violenza. Servono miglioramenti nelle collaborazioni tra le autorità, nel riconoscimento tempestivo della minaccia e nella sua gestione. Come si riconosce la minaccia?
“La consigliera federale si riferiva al tema della gestione della minaccia, che è anche uno degli assi del Piano d’azione cantonale, è quello che è gestito dagli specialisti, anche la polizia cantonale del Ticino, tramite il gruppo di prevenzione ed educazione, si occupa di seguire i casi di persone pericolose, anche autori di violenza domestica”.

E se invece ci mettiamo nei panni di quelle donne che devono riconoscere la minaccia?
“Mi sento di dire alle donne che vivono il tema della violenza domestica, di non sottovalutare certi segnali, che vengono da parte della persona che hanno accanto. E dico loro anche che le istituzioni ci sono, sono presenti, per ascoltarle, per sostenerle e faremo in modo di farle conoscere ancora più di oggi, grazie anche al piano d’azione cantonale”.

Quanto accaduto recentemente a Solduno ha riaperto diversi interrogativi. La vittima, giovanissima (22 anni), aveva segnalato le minacce e aveva anche detto che era seguita dal suo aggressore. Era stato emesso un ordine restrittivo nei confronti dell’uomo. Dal primo gennaio le autorità potranno decidere di applicare un braccialetto elettronico agli autori di violenza domestica è stalking. Quali sono i limiti e le opportunità di un braccialetto elettronico di questo tipo?
“Allora va subito detto che ci troviamo in ambito civile e non penale. Significa che è una misura per controllare la posizione di una persona, non per evitare che succeda qualcosa. La vittima non è tutelata, perché il braccialetto ha una sorveglianza “non attiva”, la polizia non interviene nell’immediato. Quando suonerà un allarme non interverrà nessuno. Quindi in caso di pericolo questo braccialetto non verrà dato”.

Allora perché non pensare a una situazione attiva, in cui è la donna che aziona il braccialetto elettronico, come avviene in Spagna? Perché non si può introdurre anche da noi?
“Attualmente in Svizzera per legge è possibile solo la sorveglianza passiva. In futuro potrà essere aperta la sorveglianza attiva. A gennaio vi sarà una visita di una delegazione del Dipartimento per la giustizia in Spagna, proprio per valutare il loro sistema. Oggi non è possibile non solo perché non c’è una legge che lo permette, ma anche perché abbiamo sistemi elettronici per l’uso di questo tipo di braccialetto che non lo permettono. Questo non vuol dire che in futuro non si potrà cambiare”.

Secondo uno studio pubblicato un paio di settimane fa e realizzato dall’organizzazione mantello delle Case per donne maltrattate, la metà degli intervistati (circa 3’500) ha detto di non conoscere i consultori presenti sul proprio cantone e il servizio di aiuto alle vittime. Come istituzioni come leggete questo dato? Le strutture ci sono e la gente non le conosce. Manca la comunicazione?
“Dobbiamo fare di più. E con questo piano d’azione, che fa una fotografia di tutti i servizi e gli attori presenti a livello cantonale che lottano contro le violenza domestica, intendiamo procedere con la comunicazione, per fare in modo che le persone sappiano a chi rivolgersi in base alle necessità che hanno. Dobbiamo anche valorizzare tutte le persone che da anni si occupano del tema”.

Io ricordo volentieri che il numero di telefono per il servizio per l’aiuto alle vittime di reati è lo 0800 866 866. Da molto tempo però si chiede che venga istituito un numero a tre cifre, più veloce, immediato e magari che risponda H24. Perché non si fa?
“Si farà, per una decisione presa dal Dipartimento federale di giustizia e polizia, unitamente ai direttori dell’ambito della sanità e socialità e giustizia e polizia. Non si sa ancora quando. Va però detto, a chi ha bisogno, che in ogni Cantone ci sono numeri ad hoc per le vittime che sono a disposizione durante la giornata e la sera, i consultori delle case delle donne, in Ticino “La casa delle donne” e “Casa Armònia”, che forniscono anche una consulenza telefonica, quindi ci sono tante persone a disposizione per ascoltare chi ha bisogno”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Violenza-domestica-bisogna-fare-di-pi%C3%B9-14888889.html 

Da www.rsi.ch/news

A breve un piano contro la violenza domestica

A breve un piano contro la violenza domestica

A Mendrisio è in corso la Conferenza cantonale dei direttori di Giustizia e polizia, in Ticino dopo 16 anni. Diversi i temi sul tavolo, tra cui i flussi migratori e la violenza negli stadi
 
Un piano cantonale contro la violenza domestica sarà presentato a breve dai Dipartimenti Istituzioni e Socialità con tutte le misure implementate negli anni per contrastare questa triste deriva della società. È quanto è emerso dalla Conferenza cantonale dei direttori di Giustizia e polizia, che si svolge in questi giorni in Ticino dopo 16 anni. Tanti i temi sul tavolo, dalla violenza domestica, ai flussi migratori, alla violenza negli stadi con un denominatore comune: più collaborazione, soprattutto per quanto riguarda lo scambio di dati.

Violenza domestica
Un tema, quello della violenza in senso ampio, tornato ancora sotto i riflettori dopo il recente dramma di Solduno e per fare il punto a livello svizzero, all’Hotel Coronado è arrivata anche la consigliera federale Karin Keller Sutter. “Abbiamo sottoscritto questa carta d’azione congiunta per trovare delle misure per ridurre questo fenomeno sociale che tocca tutte e tutti in maniera indifferenziata, anche i più piccoli”, ha detto ai microfoni di Ticinonews Norman Gobbi.

Braccialetti con tecnologia GpS
Dal primo gennaio il Ticino, in ambito civile, si doterà di cinque braccialetti elettronici con tecnologia GpS per gli autori di violenza domestica e stalking. Un dispositivo che, tuttavia, permette di controllare solo a posteriori eventuali infrazioni, come del resto sancito dal legislatore federale. Proprio con la consigliera federale Karin Keller Sutter si sta discutendo di un potenziale controllo 24h/24h. “È la grande sfida, come Conferenza andremo in Spagna per verificare il sistema spagnolo che parrebbe essere uno dei più efficaci”, sottolinea Gobbi. Il braccialetto spagnolo permetterebbe infatti alla potenziale vittima di allertare in tempo reale la polizia qualora si sentisse in pericolo. Ma questa è appunto musica del futuro.
Digitalizzazione della giustizia

Digitalizzazione della giustizia

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi in conferenza stampa un aggiornamento relativo alla digitalizzazione della Giustizia, in cui s’inserisce il Messaggio licenziato dal Consiglio di Stato il 10 novembre 2021 concernente la digitalizzazione del settore notarile. Un progetto teso a migliorare il servizio al cittadino e all’economia grazie alla creazione della filiera notarile digitale.

Il Programma di legislatura del Consiglio di Stato 2019-2023 fissa nell’ambito dei rapporti con la cittadinanza e le Istituzioni l’obiettivo di migliorare i servizi e le prestazioni dell’Amministrazione cantonale attraverso strumenti digitali di governo elettronico (e-government). La digitalizzazione della società e delle istituzioni è quindi al centro degli approfondimenti del Governo e in particolare del Dipartimento delle istituzioni, con riferimento alla digitalizzazione della Giustizia.

La digitalizzazione della Giustizia sta infatti vivendo una forte accelerazione con il progetto nazionale “Justitia 4.0” (www.justitia40.ch/it/), volto a digitalizzare la Giustizia svizzera per renderla più efficiente e vicina ai cittadini. La Giustizia digitale, la cui entrata in vigore è prevista nel 2026-2027, poggia concretamente sull’introduzione degli atti giudiziari elettronici e del dossier giudiziario elettronico, con un accesso e scambi sicuri con le Autorità giudiziarie attraverso il nuovo portale svizzero “Justitia.Swiss”. Il progetto nazionale coinvolge diversi attori sul piano federale e cantonale stimati in 25’000 persone (Tribunali, Ministeri pubblici, Avvocati, Autorità di esecuzione pene e misure, ecc.), con il Canton Ticino che è presente e attivo nel progetto con i suoi rappresentanti.

Nel contesto della digitalizzazione della Giustizia, il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi la digitalizzazione del settore notarile, oggetto di un Messaggio governativo licenziato dal Consiglio di Stato il 10 novembre 2021. La digitalizzazione del settore notarile prevede nello specifico l’introduzione dell’autentica elettronica di firma e della certificazione elettronica di una copia di un documento, l’allestimento di copie autentiche in forma elettronica certificata e la realizzazione dell’archivio notarile elettronico con conseguente archiviazione digitale degli atti. Un progetto teso a migliorare il servizio al cittadino e all’economia grazie alla creazione della filiera notarile digitale, con la sinergia tra l’Amministrazione cantonale e i notai, che costituisce un punto di partenza per ulteriori sviluppi della digitalizzazione nel settore.

L’obiettivo che deve guidare la digitalizzazione delle Istituzioni è quello di migliorare il servizio dello Stato nei confronti dei cittadini, delle imprese e della società civile. Un obiettivo fatto proprio dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito della digitalizzazione della Giustizia e del settore notarile, in modo da avvicinare le Istituzioni alla cittadinanza. 

Minori e violenza in famiglia: una serata pubblica per discutere il tema  

Minori e violenza in famiglia: una serata pubblica per discutere il tema  

Comunicato stampa

Nel quadro delle iniziative per sottolineare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, il Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con il Dipartimento della sanità e della socialità propone giovedì 11 novembre un primo incontro pubblico dal titolo “Minori e violenza in famiglia. Lo sguardo nascosto”, in cui si discuteranno cause, conseguenze e percezione della violenza agita in famiglia e di cui sono spesso vittime i minori.

In Svizzera la violenza domestica coinvolge i minori nella metà degli interventi di polizia e la loro presenza è certamente ancora più importante in situazioni altrettanto drammatiche che non giungono a conoscenza delle autorità.
Bambini e adolescenti sono esposti alla violenza tra i genitori o in altre relazioni familiari con una frequenza e un’intensità preoccupanti; essi vedono, ascoltano, respirano tra le mura di casa relazioni e dinamiche non sane e violente, senza che vi sia particolare riguardo per le loro emozioni, per la loro fragilità, per il loro bisogno e il loro diritto alla protezione e alla cura.
Una prima iniziativa per affrontare il tema, che coerentemente con le strategie nazionali avrà spazio anche nelle strategie e nelle misure del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica in sinergia con il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani, è prevista per giovedì 11 novembre 2021dalle 17:00 alle 20:00 al Cinema Lux di Massagno, e ruoterà attorno alla visione di un film e al successivo dibattito di approfondimento.
Il film proposto è L’affido-una storia di violenza, premiato a Venezia nel 2017 per la miglior regia (Xavier Legrand) e la miglior opera prima, che rappresenta con drammatica efficacia la disgregazione di una famiglia e le importanti conseguenze dell’esposizione alla violenza sulle vittime, soprattutto sui minori.
A seguire, un dibattito aperto al pubblico per cercare di rispondere ad alcune domande: come è affrontata la violenza familiare che colpisce bambini e ragazzi? Quali sono le conseguenze sui minori della violenza subita e con quale consapevolezza i professionisti la affrontano, quando sono confrontati con dinamiche familiari complesse e non sempre facilmente interpretabili? Ne parleranno – dopo il saluto di benvenuto del Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – Sonia Giamboni, pretore di Leventina e giudice della Pretura penale di Bellinzona; Letizia Vezzoni, avvocata e membro del Gruppo di accompagnamento in materia di violenza domestica; Cristiana Finzi, Delegata per l’aiuto alle vittime di reati; Domenico Didiano, psichiatra e psicoterapeuta del bambino e dell’adolescente; Ilario Lodi, Direttore di Pro Juventute sezione Ticino; con la moderazione di Chiara Orelli Vassere, coordinatrice istituzionale in tema di violenza domestica presso il Dipartimento delle istituzioni. 
L’accesso alla serata, aperta al pubblico, è consentito unicamente ai titolari del Certificato Covid.