Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua ultima seduta ha approvato il messaggio con il quale chiede al Gran Consiglio un credito di 43 milioni e 420 mila franchi per la ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona. L’edificio, che sorge a fianco del Tribunale penale federale (TPF), potrà così soddisfare le nuove esigenze del TPF e ospitare la Pretura civile del distretto di Bellinzona, la Gendarmeria e la Polizia giudiziaria.

Prosegue e si rafforza la collaborazione istituzionale tra l’autorità federale e l’autorità ticinese nell’ambito della presenza del Tribunale penale federale a Bellinzona.
La sfida lanciata nell’ormai lontano 2002 dal Canton Ticino – assieme ai Grigioni, alla deputazione ticinese alle Camere e al Comune di Bellinzona a nome di tutta la Svizzera italiana – di poter ospitare la sede del TPF oggi si completa con il progetto attraverso il quale la sede dell’ex Pretorio di Bellinzona accoglierà nuovi spazi del TPF a seguito dell’istituzione della Corte d’Appello indipendente, voluta dalle Camere federali nel marzo del 2017 per consolidare la tutela giurisdizionale nella procedura penale federale.

La pianificazione logistica per la Giustizia in Ticino
Prima di conoscere le nuove esigenze del TPF, la pianificazione della Giustizia in Ticino prevedeva di portare al Pretorio di Bellinzona le sedi della Pretura penale, del Tribunale penale cantonale oltre che della Pretura civile del distretto bellinzonese.
Le necessità del TPF hanno obbligato il Consiglio di Stato a un cambiamento di strategia, centralizzando così a Lugano le sedi del Tribunale d’appello cantonale, del Ministero pubblico unificato, della Corte di appello e di revisione penale, della Pretura penale e del Tribunale penale cantonale, attraverso il prospettato acquisto dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione completa dell’attuale Palazzo di Giustizia di via Bossi (il relativo messaggio governativo del 27 novembre 2019 è all’esame della commissione Gestione e finanze del Gran Consiglio).

Il progetto
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona comporteranno un investimento da parte del Cantone di 43 milioni e 420 mila franchi (più 3 milioni di franchi assicurati dalla Confederazione per esigenze particolari specifiche). Il progetto – per il quale il Gran Consiglio ha già stanziato il credito di progettazione per un importo di 3 milioni e 830 mila franchi – si inserisce in un concetto urbano che fa di Viale Stefano Franscini un elemento essenziale nella trasformazione della città medievale in capitale permanente della Repubblica e Cantone Ticino.
Gli stabili del TPF e del Pretorio rivestono un’importanza strategica per l’assetto del viale, che si relaziona in modo diretto e ben percepibile con il quartiere governativo, con il Castelgrande e con il nucleo. Gli edifici del Pretorio e del TPF (sede in origine della prima scuola cantonale di commercio) sono strettamente legati alla storia e alla memoria collettiva della città e sono considerati beni culturali d’importanza comunale. Per questo i volumi principali, i corpi di testa a carattere rappresentativo che si affacciano su Viale Stefano Franscini saranno integralmente conservati, ciò che ben s’inserisce nella strategia, legata ai beni storici, del Cantone e della Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE). La superficie totale che sarà ricavata è di 3’648 metri quadrati, così suddivisi: 1’456 saranno riservati al Tribunale penale federale; 1’511 verranno utilizzati dalla Polizia cantonale (sede della Gendarmeria, della polizia giudiziaria e per altri servizi, tra cui le celle di fermo). Infine 611 metri quadrati saranno destinati alla Pretura civile di Bellinzona.
Secondo il programma previsto nel messaggio la consegna dell’edificio dovrebbe avvenire nel novembre del 2025.

L’importanza dell’intervento dello Stato in materia edilizia
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio prevedono investimenti importanti che, in un periodo come quello attuale, rappresentano un sostegno al settore dell’edilizia cantonale, confrontato con le ripercussioni negative originate dalla pandemia da Coronavirus. Gli investimenti previsti contribuiranno infatti ad aumentare gli investimenti pubblici in modo anticiclico, anche in previsione di un possibile rallentamento nel campo dell’edilizia privata e dei settori ad essa collegati.
Un passo in questa direzione è inoltre stato compiuto anche a fine gennaio, quando il Gran Consiglio ha approvato un credito di 100 milioni di franchi, per il periodo 2020-2027, destinato a interventi volti a risanare il patrimonio immobiliare dello Stato, prolungandone la durata di vita e il valore.
I contenuti del messaggio governativo sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa, che ha visto la partecipazione del presidente del Governo e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta, del capo della Sezione della logistica cantonale Giovanni Realini e dell’architetto Pia Durisch dello studio Durisch + Nolli.

L’ARP diventerà cantonale

L’ARP diventerà cantonale

Da www.rsi.ch/news

Presentato il messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione in Ticino
Il Dipartimento delle istituzioni ha dato avvio lunedì alla consultazione sulla riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione (ARP). Il nuovo modello organizzativo si basa sulla “cantonalizzazione” delle ARP, che sono 16, quindi sul passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai comuni al cantone. Il messaggio prevede l’istituzione di una nuova autorità giudiziaria, specializzata nel diritto di protezione, le nuove Preture di protezione.
Una proposta – si legge nella nota – che “permette di meglio ossequiare il vincolo di specializzazione dell’autorità di protezione sancito dal diritto federale, per il quale l’autorità deve disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico”.
L’istituzione delle nuove Preture di protezione presenti sull’intero territorio cantonale è sancita nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Le modifiche costituzionali, se approvate da parte del Gran Consiglio, dovranno quindi essere avallate in votazione popolare.
La nuova autorità sarà composta da circa 90 unità di lavoro a tempo pieno presenti in varie sedi collocate sul territorio. L’onere supplementare a carico del cantone è stimato in 13,4 milioni di franchi. Si stima che le Preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/LARP-diventer%C3%A0-cantonale-13794253.html

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Da www.rsi.ch/ilquotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13797868 La riforma delle autorità di protezione

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Da www.ticinonews.ch

Dalle ARP a nuove Preture di protezione
Il DI avvia oggi la consultazione sulla riorganizzazione delle Autorità di protezione, che prevede il passaggio delle competenze dai Comuni al Cantone

Il Consiglio di Stato ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni a porre in consultazione il Messaggio di aggiornamento relativo alla riorganizzazione delle Autorità di protezione (ARP), il quale prevede l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione: le nuove Preture di protezione. Questa riorganizzazione rappresenta un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale. La procedura di consultazione, interamente in forma digitale, sarà aperta fino al 31 marzo 2021 e coinvolgerà circa 200 attori interessati dalla riorganizzazione (partiti, gruppi e movimenti politici presenti in Gran Consiglio, Comuni, Autorità giudiziarie, Autorità amministrative, Ordini, Associazioni ed enti, ecc.).

Cosa prevede il nuovo modello organizzativo
In Ticino vi sono attualmente 16 Autorità regionali di protezione presenti sul territorio – evoluzione delle Delegazioni tutorie comunali e delle Commissioni tutorie regionali – di natura amministrativa e con un’organizzazione comunale-intercomunale. La riorganizzazione oggetto del progetto prevede come detto l’istituzione di nuove Preture di protezione. Il nuovo modello organizzativo si basa sulla “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, con il passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai Comuni al Cantone, e sulla “giudiziarizzazione” del sistema mediante una nuova Autorità giudiziaria. L’indirizzo proposto, si legge nella nota stampa del DI, “permette di meglio ossequiare il vincolo di specializzazione dell’Autorità di protezione sancito dal diritto federale, per il quale l’Autorità deve disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico”. La riorganizzazione proposta mira quindi a “migliorare il funzionamento dell’Autorità chiamata a giudicare in questo settore sensibile e delicato della nostra società”.

Se c’è l’ok del Parlamento, la parola passa ai cittadini
L’istituzione delle nuove Preture di protezione presenti sull’intero territorio cantonale è sancita nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Le modifiche costituzionali, se la riforma troverà l’approvazione da parte del Gran Consiglio, dovranno quindi essere avallate in votazione popolare.

Un onere supplementare per il Cantone di 13,4 milioni
In termini di risorse umane, la nuova Autorità giudiziaria sarà composta da circa 90 unità di lavoro a tempo pieno, presenti in varie sedi e sottosedi collocate sul territorio, di modo da garantire la prossimità. Dal punto di vista finanziario, l’onere netto supplementare a carico del Cantone è stimato in 13.4 milioni di franchi. L’importo è contemplato nella riforma “Ticino 2020”, nell’ottica della sua neutralizzazione nel computo globale dell’onere finanziario tra i due livelli istituzionali.

Se approvate, le Preture di protezione potranno vedere la luce nel 2024
Riguardo alle tempistiche di entrata in funzione della nuova Autorità giudiziaria, tenuto conto del superamento delle varie tappe istituzionali e dell’ampia portata della riforma, si stima che le Preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024.

https://www.ticinonews.ch/ticino/dalle-arp-a-nuove-preture-di-protezione-BD3764928

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Da www.tio.ch

Una “rivoluzione” per le ARP
La riorganizzazione passa dalla “cantonalizzazione” e dalla “giudiziarizzazione”
Il Governo ticinese ha avviato la consultazione per il relativo progetto

Le autorità regionali di protezione (ARP) si preparano a cambiare. Il Governo cantonale ha infatti avviato la consultazione sul messaggio riguardante la loro riorganizzazione. Una riorganizzazione che si inserisce nella più ampia riforma della giustizia cantonale. «Una giustizia che sarà al passo coi tempi» ha ricordato oggi Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni.
«Il tassello delle ARP è un tassello centrale di questa riforma della giustizia cantonale» ha detto ancora Gobbi. «I bisogni non riguardano più l’orfano o l’anziano, ma questioni più fragili e complesse». Si tratta di un’autorità che prende 11’000 decisioni all’anno, ha spiegato Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia. E ha annunciato che la riorganizzazione passa dalla «cantonalizzazione», dalla «giudiziarizzazione», dalla «specializzazione» e dalla creazione del sistema «Preture di famiglia».
Tra gli obiettivi si conta un miglioramento nella trattazione dei casi da parte di specialisti e in tempi adeguati. E un’uniformazione dell’organizzazione, delle procedure e delle prassi, mantenendo la presenza sul territorio. «Le autorità saranno efficienti, efficaci e moderne» come ha detto Andreotti.
La riorganizzazione – In Ticino sono attualmente presenti sedici autorità regionali di protezione, di natura amministrativa e con un’organizzazione comunale-intercomunale. La riorganizzazione prevede l’istituzione di una nuova autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione, le nuove preture di protezione.
Il nuovo modello organizzativo si basa quindi principalmente sulla “cantonalizzazione” delle autorità di protezione, con il passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai Comuni al Cantone, e sulla “giudiziarizzazione” del sistema mediante una nuova autorità giudiziaria. «La via giudiziaria è la naturale evoluzione di questo settore» ha sottolineato Andreotti, spiegando che si tratta di un’autorità giudiziaria «disgiunta dalle preture».
La “giudiziarizzazione” è considerata particolarmente importante, in quanto nel nostro cantone le autorità sono confrontate anche con molte situazioni transfrontaliere. «Le autorità si confrontano quindi con tribunali al di là del confine» ha spiegato Gobbi.
Per quanto riguarda il sistema “Preture di famiglia”, si tratta di un sistema astratto di modalità di organizzazione. «Il diritto di famiglia – ha spiegato la direttrice della Divisione della giustizia – viene deciso non solo nell’ambito dell’operato delle ARP ma anche dalle preture, questo sistema farà dialogare ARP e preture nel contesto della presa di decisione».
Novanta posti di lavoro – In termini di risorse umane, la nuova autorità giudiziaria sarà composta da circa novanta unità di lavoro a tempo pieno (oggi sono un’ottantina), presenti in varie sedi e sottosedi collocate sul territorio, di modo da garantire la prossimità. Dal punto di vista finanziario, l’onere netto supplementare a carico del Cantone è stimato in 13,4 milioni di franchi. L’importo è contemplato nella riforma “Ticino 2020”, nell’ottica della sua neutralizzazione nel computo globale dell’onere finanziario tra i due livelli istituzionali.
L’istituzione di questo modello è sancito nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Se la riforma troverà l’approvazione da parte del Gran Consiglio, dovrà quindi poi essere avallata in votazione popolare.
Si stima che le preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024. Nel frattempo la procedura di consultazione – che avviene interamente in forma digitale – parte oggi e termina il 31 marzo 2021, e coinvolge circa 200 attori interessati dalla riorganizzazione.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1490051/autorita-preture-riorganizzazione-protezione-arp-cantone-organizzazione-giudiziarizzazione

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Verso le Preture di famiglia
Il Dipartimento delle istituzioni ha posto in consultazione il progetto di riforma delle Autorità regionali di protezione L’intenzione è di cantonalizzare le ARP e renderle delle vere e proprie autorità giudiziarie – L’approvazione del progetto passerà dal voto popolare

Dopo anni di lunghe discussioni il Dipartimento delle istituzioni (DI) ha posto in consultazione il messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità di protezione. Stiamo parlando delle ARP, ovvero le autorità regionali di protezione, che nel sistema attuale sono di natura amministrativa e hanno un’organizzazione di tipo comunale o intercomunale. Il nuovo progetto di riforma, presentato ieri dal direttore del DI Norman Gobbi e dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, è ambizioso e molto articolato, ma volendo riassumerne al massimo il contenuto esso presenta tre novità. Innanzitutto la «cantonalizzazione» delle autorità di protezione, la cui competenza passerebbe quindi dai Comuni al Cantone. In secondo luogo, il progetto prevede la «giudiziarizzazione» del sistema, con la creazione delle Preture di protezione: le ARP, che come detto oggi sono di natura amministrativa, diverrebbero così delle vere e proprie autorità giudiziarie cantonali. Infine, l’altra novità riguarda la «specializzazione» delle autorità di protezione, che nel nuovo sistema avrebbero un collegio giudicante composto da tre persone: il pretore di protezione (o il pretore di protezione aggiunto) che funge da presidente del collegio, affiancato da due specialisti; di principio uno formato in ambito psicologico o pedagogico e l’altro in ambito di lavoro sociale. Tutti i membri del collegio dovrebbero essere eletti dal Gran Consiglio. Secondo il nuovo assetto organizzativo, le nuove Preture di protezione, assieme (ma in maniera completamente indipendente) alle ‘‘normali’’ Preture, andrebbero così a creare quello che è stato definito il «sistema delle Preture di famiglia».

Criticità e motivazioni
Il tema in questione, come detto, ha spesso fatto discutere in passato. Non a caso, sia Gobbi sia Andreotti hanno entrambi enfatizzato la delicatezza del dossier, in particolare poiché le misure di protezione prese dalle ARP «rappresentano un intervento importante nella sfera dei diritti e delle libertà della persona». Anche nel progetto di riforma il DI non ha voluto nascondere le criticità emerse negli ultimi anni. Tra queste, dal documento viene citato in particolare il fatto che le 16 ARP adempiono al loro vincolo di specializzazione «in maniera dissimile e con un differente grado di specializzazione» sul territorio ticinese. Quindi, come affermato da Gobbi, la «cantonalizzazione» del sistema farà sì che le misure prese dalle nuove Preture di protezione siano omogenee da Chiasso ad Airolo. Ma non solo. Tra le criticità citate nel documento viene pure indicata la «contenuta autorevolezza delle autorità di protezione derivante dalla loro natura amministrativa di tipo comunale o intercomunale». Anche in questo caso, a mente del DI, la «cantonalizzazione» e la «giudiziarizzazione» delle ARP permetterebbero di ovviare a questa problematica. Infine, sempre riguardo alle criticità, viene citato il numero («ritenuto eccessivo») di autorità presenti sul territorio, che come detto attualmente sono sedici. Per questo motivo, nella riorganizzazione sono previste quattro Preture di protezione, tre delle quali formate da più sezioni: la Pretura di protezione del distretto del Mendrisiotto, quelle del distretto di Lugano (con tre sezioni), di Bellinzona (con due sezioni) e di Locarno (anch’essa con due sezioni). A conti fatti, quindi, le entità presenti sul territorio sarebbero otto, la metà di quelle attuali. In totale, nella proposta del DI le nuove Preture di protezione avrebbero a disposizione 90 unità di lavoro a tempo pieno: 4 pretori, 12 pretori aggiunti, 16 membri specialisti, 8 unità per il servizio giuridico e 16 per il servizio rendiconti e infine 32 per il servizio amministrativo. Dal punto di vista finanziario la riorganizzazione avrà un costo maggiore per il Cantone di 13,4 milioni di franchi.

Un po’ di strada da fare
Prima di entrare in vigore, però, il progetto dovrà superare ancora diverse tappe istituzionali. La proposta di riorganizzazione è infatti ora stata posta in consultazione a circa 200 attori interessati dalla riforma, i quali avranno tempo fino alla fine del mese di marzo per inviare le proprie osservazioni al DI. Dopodiché sarà ovviamente necessaria l’approvazione della riforma da parte del Gran Consiglio. Ma non solo, visto che andrà a modificare la Costituzione cantonale, il progetto sarà pure posto in votazione popolare. Non va infine dimenticato, e non si tratta di un dettaglio, che come scritto nel documento posto in consultazione la riforma in questione è pure condizionata, «a livello del suo finanziamento, dall’approvazione da parte del Parlamento della riforma “Ticino 2020” e, in via subordinata qualora ciò non dovesse verificarsi, dal perseguimento di una puntuale soluzione» sulla «ripartizione degli oneri tra Cantone e Comuni».

Se tutto andrà liscio, a livello di tempistiche secondo quando riferito da Gobbi l’intenzione è di poter far entrare in funzione le nuove preture di protezione nella seconda metà del 2024.

Quarantena dietro le sbarre

Quarantena dietro le sbarre

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 febbraio 2021 di 20 Minuti

Solo due casi positivi finora nelle carceri ticinesi. Il direttore Laffranchini: «Regole ferree, ma i detenuti dimostrano responsabilità». Anche i positivi finiscono in carcere. Nello scorso mese è capitato due volte: persone arrestate, sottoposte a tampone e risultate infette. Che fare? L’epidemia non blocca la giustizia. Condotti alla Farera, i due malviventi sono stati isolati. La diffusione del virus dietro le sbarre – un rischio da non sottovalutare, come si vede in Italia – finora è stata sventata. «Dall’inizio della pandemia abbiamo adottato protocolli ferrei e questi sono i primi casi» spiega il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini. Non male, su oltre 220 detenuti. Nella vicina Lombardia, a metà gennaio erano 228 i positivi nelle carceri: un record in Italia. Non sono mancati gli appelli a vaccinare i detenuti il prima possibile. Che anche in Ticino le carceri siano un ambiente a rischio, è innegabile secondo Laffranchini. «Parliamo di molte persone che condividono uno spazio chiuso, con un Quarantena dietro le sbarre potenziale di diffusione esponenziale». Gli over 60 e con
malattie pregresse sono «decine» tra Stampa, Farera a Stampino, ricorda il direttore. «Non possiamo permetterci di lasciare entrare il virus». Di qui una serie di misure in uscita – i congedi allo Stampino sono stati sospesi – e in entrata. Nel carcere giudiziario della Farera, i nuovi detenuti vengono isolati in gruppi ristretti – due o tre perone – per dieci giorni dopo l’arrivo. «Per mancanza di spazi non possiamo permetterci quarantene singole» spiega Laffranchini. «In questo modo comunque è possibile agire con interventi mirati se necessario». Tutto finora è andato bene. I due detenuti positivi hanno avuto «un decorso tranquillo» e sono nel frattempo guariti. I compagni di cella – per un totale di cinque – sono stati sottoposti a quarantena e non hanno sviluppato sintomi. «A oggi non sono avvenuti contagi all’interno del carcere» tiene a precisare Laffranchini. «I due detenuti in
questione sono stati contagiati all’esterno». La notizia – diffusasi velocemente – non ha generato scene di panico. «La popolazione carceraria è stata sensibilizzata sulle misure preventive, e sta dimostrando grande
autodisciplina e senso di responsabilità» conclude il direttore. «Anche se le limitazioni dovute al Covid pesano senz’altro sull’umore, in persone già private della libertà». 

Riforma della Giustizia cantonale: riorganizzazione delle Autorità di protezione – avvio della procedura di consultazione

Riforma della Giustizia cantonale: riorganizzazione delle Autorità di protezione – avvio della procedura di consultazione

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni avvierà nella giornata odierna la consultazione relativa al Messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità di protezione, che prevede in particolare l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione: le nuove Preture di protezione. La riorganizzazione rappresenta un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale promossa dal Dipartimento delle istituzioni.

In Ticino vi sono attualmente 16 Autorità regionali di protezione presenti sul territorio – evoluzione delle Delegazioni tutorie comunali e delle Commissioni tutorie regionali – di natura amministrativa e con un’organizzazione comunale-intercomunale. La riorganizzazione oggetto del progetto di Messaggio governativo in consultazione dal Dipartimento delle istituzioni prevede l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione, le nuove Preture di protezione.
Il nuovo modello organizzativo si basa sulla “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, con il passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai Comuni al Cantone, e sulla “giudiziarizzazione” del sistema mediante una nuova Autorità giudiziaria. L’indirizzo innovativo proposto permette di meglio ossequiare il vincolo di specializzazione dell’Autorità di protezione sancito dal diritto federale, per il quale l’Autorità deve disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico.  
La riorganizzazione proposta mira quindi a migliorare il funzionamento dell’Autorità chiamata a giudicare in questo settore sensibile e delicato della nostra società. Una riorganizzazione che rappresenta una priorità del Consiglio di Stato nonché un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale promossa dal Dipartimento delle istituzioni, proponendo elementi innovativi a livello organizzativo e procedurale che si intende valutare anche per altri settori della Giustizia cantonale.    
L’istituzione delle nuove Preture di protezione presenti sull’intero territorio cantonale è sancita nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Le modifiche costituzionali, se la riforma troverà l’approvazione da parte del Gran Consiglio, dovranno quindi essere avallate in votazione popolare. In termini di risorse umane, la nuova Autorità giudiziaria sarà composta da circa 90 unità di lavoro a tempo pieno, presenti in varie sedi e sottosedi collocate sul territorio, di modo da garantire la prossimità. Dal punto di vista finanziario, l’onere netto supplementare a carico del Cantone è stimato in 13.4 milioni di franchi. L’importo è contemplato nella riforma “Ticino 2020”, nell’ottica della sua neutralizzazione nel computo globale dell’onere finanziario tra i due livelli istituzionali.
Riguardo alle tempistiche di entrata in funzione della nuova Autorità giudiziaria, tenuto conto del superamento delle varie tappe istituzionali e dell’ampia portata della riforma, si stima che le Preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024.  
La procedura di consultazione – interamente in forma digitale – sarà aperta dal 1° febbraio al 31 marzo 2021 e coinvolgerà circa 200 attori interessati dalla riorganizzazione (Partiti, gruppi e movimenti politici presenti in Gran Consiglio, Comuni, Autorità giudiziarie, Autorità amministrative, Ordini, Associazioni ed enti, ecc.).   

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Comunicato stampa

Il Gran Consiglio e il Consiglio di Stato informano che mercoledì 20 gennaio 2021, presso la Sala del Gran Consiglio a Bellinzona, si è tenuta la cerimonia per il rilascio della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte del neoeletto Giudice del Tribunale di appello avv. Siro Quadri, della neoeletta Procuratrice pubblica del Ministero pubblico avv. Francesca Nicora e dei neo-designati Pretori supplenti della Pretura del Distretto di Vallemaggia avv. Gabriele Fossati e avv. Leopoldo Franscini.

Davanti al Presidente del Gran Consiglio Daniele Caverzasio, l’avv. Siro Quadri e l’avv. Francesca Nicora hanno dichiarato fedeltà alla Costituzioni e alle Leggi ed entreranno in carica quali Magistrati rispettivamente presso il Tribunale di appello e il Ministero pubblico.
L’elezione del già Pretore del Distretto di Vallemaggia avv. Siro Quadri quale nuovo Giudice presso il Tribunale penale cantonale e la necessità di una sua celere entrata in funzione ha richiesto l’intervento del Consiglio di Stato, giusta l’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, in modo da garantire il funzionamento e l’operatività della Pretura del Distretto di Vallemaggia e quindi della Pretura penale, in attesa dell’elezione da parte del Parlamento del futuro Pretore.
In quest’ottica, l’avv. Gabriele Fossati, Segretario assessore presso la Pretura del Distretto di Blenio, e l’avv. Leopoldo Franscini, Pretore aggiunto presso la Pretura della Giurisdizione di Locarno Campagna, assumeranno temporaneamente la carica di Pretore supplente del Distretto di Vallemaggia nella misura del 50% ciascuno, suddividendo le rispettive incombenze a livello del diritto civile e del diritto penale.
La dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi è stata fatta dai due neo Pretori supplenti della Pretura del Distretto di Vallemaggia davanti al Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Nuova sede provvisoria per la Corte di appello e di revisione penale (CARP) e le Preture di Locarno-Campagna e Locarno-Città

Nuova sede provvisoria per la Corte di appello e di revisione penale (CARP) e le Preture di Locarno-Campagna e Locarno-Città

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni tramite la Divisione della giustizia comunica il cambiamento di sede per la Corte di appello e di revisione penale (CARP) e le Preture di Locarno-Campagna e Locarno-Città.
Nel corso dei prossimi anni il Palazzo del Pretorio di Locarno sarà oggetto di importanti lavori di ristrutturazione, ciò che impone il trasferimento delle Autorità giudiziarie ivi operanti. La Corte di appello e di revisione penale (CARP) e le Preture di Locarno-Campagna e di Locarno-Città troveranno quindi sede presso lo stabile ex Credit Suisse sito in Piazza Grande 16B a Locarno, a lato del Municipio. Gli attuali recapiti telefonici sono invariati.

La Corte di appello e di revisione penale (CARP) è attiva da oggi nella nuova sede. Mentre il trasloco nella nuova sede impone le seguenti temporanee chiusure:

  • la Pretura di Locarno-Città rimarrà chiusa il 4 e 5 gennaio 2021 e sarà nuovamente operativa a partire dal 7 gennaio 2021 nella nuova sede. Per eventuali urgenze nel periodo di chiusura è possibile rivolgersi alla Pretura di Locarno-Campagna (tel. 091 816 12 81).  
  • la Pretura di Locarno-Campagna rimarrà chiusa l’11 e il 12 gennaio 2021 e sarà nuovamente operativa dal 13 gennaio 2021 nella nuova sede. Per eventuali urgenze nel periodo di chiusura, è possibile rivolgersi alla Pretura di Locarno-Città (tel. 091 816 12 61).
Cdm e Ministero pubblico, la lettera del governo

Cdm e Ministero pubblico, la lettera del governo

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 3 dicembre 2020 de La Regione

Procedura preavvisi del Consiglio della magistratura per le nomine e riforma della Procura

Procedura preavvisi, l’Esecutivo scrive al parlamento: propone ‘un’ampia riflessione’ sul Consiglio della magistratura. E chiede di essere coinvolto nella riforma della Procura.
“Quanto all’auspicio della Commissione giustizia e diritti circa la procedura di allestimento dei preavvisi del Consiglio della magistratura indicato nel rapporto 30 novembre 2020, il governo intende promuovere nel corso del mese di gennaio 2021 con il potere legislativo e il potere giudiziario una più ampia riflessione che tenga conto delle problematicità emerse in questi mesi sulle modalità operative del Consiglio della magistratura. Una riflessione che dovrà tra l’altro ritenere quale solido spunto di raffronto la specifica raccomandazione del Consiglio d’Europa sui giudici concernente l’indipendenza, l’efficacia e la responsabilità”. Si conclude così, con parole cariche di significato, la lettera del Consiglio di Stato all’indirizzo del Gran Consiglio dopo che la commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ ha parzialmente sconfessato l’agire del Cdm, il Consiglio della magistratura, nella tormentatissima procedura di rinnovo delle cariche in seno al Ministero pubblico.
La lettera è stata discussa e approvata ieri in governo alla luce dei due documenti usciti lunedì dalla riunione della ‘Giustizia e diritti’. Il primo è il rapporto con il quale la maggioranza della commissione propone al plenum del Gran Consiglio, in vista della sessione del 14, la nomina dei diciannove procuratori pubblici uscenti, inclusi quindi (ed è il motivo per cui il Plr non ha firmato) i cinque ‘bocciati’ dal Consiglio della magistratura, che sollecitano un ulteriore mandato decennale e degli otto aspiranti pp giudicati idonei dal gruppo di esperti, nonché la rielezione del procuratore generale in carica. Rapporto nel quale la ‘Giustizia e diritti’, presieduta dal popolare democratico Luca Pagani, spiega pure le ragioni del ripescaggio dei procuratori la cui rielezione è stata preavvisata negativamente dal Cdm con valutazioni, anche sul piano personale, dai toni insolitamente duri (la commissione parlamentare scrive di “non” aver riscontrato “elementi sufficientemente solidi a sostegno di una non rielezione, vista in particolare l’assenza di precedenti avvertimenti formali o sanzioni disciplinari, ritenuto altresì che i dati statistici forniti non appaiono particolarmente dirimenti”) e nel quale auspica che la procedura per l’allestimento dei preavvisi da parte del Consiglio della magistratura “sia regolamentata in modo più dettagliato”. Del resto le polemiche non sono mancate, come quelle innescate dalla decisione del Cdm di rifiutare ai cinque pp l’accesso agli atti su cui si sarebbero basati i preavvisi negativi (li ha trasmessi solo in seguito al parere giuridico dell’ex presidente del Tribunale federale Claude Rouiller, interpellato dalla ‘Giustizia e diritti’) o dalla non verbalizzazione delle audizioni davanti al Consiglio della magistratura. C’è di più. Nel medesimo rapporto la ‘Giustizia e diritti’ considera necessaria “l’introduzione di riforme a livello di Ministero pubblico, in particolare per un più efficace controllo interno”.
Da qui, e siamo al secondo documento varato l’altro ieri, la risoluzione elaborata dalla commissione e sottoposta all’approvazione del Gran Consiglio, nella quale la ‘Giustizia e diritti’ chiede di poter approfondire, con l’eventuale consulenza di uno o più periti ‘indipendenti’, la situazione e suggerire correttivi organizzativi e normativi.

‘Riorganizzazione del Ministero pubblico, ma con il coinvolgimento dei tre poteri’
Nella missiva al parlamento il Consiglio di Stato afferma di condividere la necessità di riorganizzare il Ministero pubblico. Ricorda così il messaggio che ha licenziato lo scorso settembre in cui propone fra l’altro di attribuire all’autorità giudiziaria un procuratore ordinario in più e competenze decisionali ai segretari giudiziari nei procedimenti contravvenzionali. Il messaggio è tuttora pendente in commissione ‘Giustizia e diritti’, dove a un certo punto i liberali radicali hanno suggerito, con un’iniziativa, l’assegnazione al Ministero pubblico di quattro sostituti pp.
Il governo esprime dunque “piena condivisione dell’obiettivo della proposta di risoluzione commissionale”: chiede tuttavia che “all’auspicata riforma del Ministero pubblico partecipino i tre poteri dello Stato”. Aggiunge: “Ritenendo la genesi del processo riorganizzativo, l’Esecutivo cantonale, per il tramite del preposto Dipartimento (quello delle Istituzioni, ndr.), è a disposizione per coordinare la riorganizzazione, che potrà certo essere avvalorata anche dalla consulenza di esperti”. Peraltro nel 2015 il gruppo di lavoro designato dal Consiglio di Stato per la riforma dell’intero sistema giudiziario ‘Giustizia 2018’, coordinato dall’allora procuratore generale John Noseda e composto fra gli altri dall’attuale direttrice della Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) Frida Andreotti e dall’avvocato Renzo Galfetti, aveva prospettato alcune modifiche legislative per rafforzare la vigilanza del pg sull’attività dei procuratori.
Riguardo poi alla richiesta della commissione di una chiara regolamentazione della procedura di redazione dei preavvisi del Cdm, il governo, come scritto, intende promuovere con il coinvolgimento del Gran Consiglio e del potere giudiziario “una più ampia riflessione che tenga conto delle problematicità emerse in questi mesi sulle modalità operative del Consiglio della magistratura”.

Gobbi: necessario un lavoro di squadra per uscire dalle difficoltà
Il governo, insomma, non intende restare alla finestra. «Solo con un lavoro di squadra nell’interesse delle istituzioni, si può uscire dalle difficoltà, individuando gli opportuni rimedi sia in ambito organizzativo sia in quello normativo – dice alla ‘Regione’ il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni –. Il potere giudiziario deve godere della massima credibilità e autorevolezza. Solo così può avere l’indispensabile fiducia delle cittadine e dei cittadini».

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 dicembre 2020 de Il Quotidiano
Magistrati, la lettera del Governo
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13650715

Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Comunicato stampa 
Nelle scorse settimane sono state presentate due iniziative promosse dal Cantone nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), il cui programma è stato ora modificato.
A seguito dell’evoluzione della situazione epidemiologica e dell’aggiornamento delle normative in vigore, la passeggiata urbana delle donne prevista per martedì 24 novembre 2020 a Lugano è rinviata a data da definire.
È invece confermato l’incontro in programma il giorno successivo, mercoledì 25 novembre 2020 alle ore 18.00 presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona. La presenza è limitata a 30 partecipanti con iscrizione obbligatoria all’indirizzo mail: bcb-segr.sbt@ti.ch. 
L’evento sarà l’occasione per discutere del volume “Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale”, in cui è analizzato il rapporto tra la violenza contro le donne e alcuni dei vettori culturali più incisivi.
La serata sarà aperta dal Presidente del Governo e Consigliere di Stato Norman Gobbi e coinvolgerà una delle autrici dello studio, Sveva Magaraggia, professore associato nell’Università degli Studi di Milano Bicocca, e due interlocutrici attente alla realtà locale, la storica e formatrice Lisa Fornara e la giornalista Francesca Mandelli.
Alla pagina www.ti.ch/violenza, nella rubrica “Agenda”, è possibile trovare il calendario delle iniziative promosse da diverse realtà territoriali per la Giornata internazionale del 25 novembre e segnalate all’indirizzo mail violenzadomestica@ti.ch. Al medesimo indirizzo possono riferirsi in ogni momento enti, associazioni e collettivi per segnalare eventi, incontri, manifestazioni da inserire nell’apposita pagina web.

«Sorpresa e preoccupazione per lo scontro istituzionale»

«Sorpresa e preoccupazione per lo scontro istituzionale»

Da www.cdt.ch

L’Ordine ticinese degli avvocati si è espresso sulla bufera che ha coinvolto in queste settimane la Giustizia
Gianluca Padlina: «L’auspicio è che le istituzioni coinvolte trovino il bandolo della matassa per tornare a lavorare con serenità»

«Abbiamo preso atto con sorpresa e preoccupazione della situazione che si è venuta a creare in seno alla Magistratura e dello scontro istituzionale tra il Consiglio della Magistratura e la Commissione giustizia e diritti». Così, al termine della consueta conferenza stampa annuale dell’Ordine degli avvocati del Cantone Ticino (OATI), il presidente Gianluca Padlina si è espresso sulla bufera che ha travolto in queste ultime settimane la Magistratura ticinese. «Fino ad ora – ha ricordato Padlina – non ci siamo espressi perché l’Ordine non è coinvolto in questa vicenda, così come non è parte, ovviamente, della procedura» che porta all’elezione dei magistrati. In questo delicato momento, dunque, l’auspicio dell’OATI è «che le istituzioni coinvolte trovino il bandolo della matassa per far sì che tutti gli organismi della Giustizia siano in grado di iniziare il nuovo anno potendo operare serenamente». E sull’accesso agli atti (riguardanti i cinque procuratori pubblici preavvisati negativamente dal Consiglio della Magistratura) negato alla Commissione, Padlina ha affermato: «Non essendo parte della procedura, ci risulta difficile dare una nostra posizione. A titolo personale, però, posso dire che i pareri espressi da diversi professionisti del settore sulla stampa (ndr. favorevoli a dare gli atti alla Commissione), sono piuttosto condivisibili». Padlina ha poi aggiunto che anche le fughe di notizie sono preoccupanti: «Che informazioni personali escano in questa maniera è qualcosa che crea un certo sconcerto». Insomma, concludendo Padlina ha evidenziato che si tratta di «situazioni che non fanno bene alla Magistratura», ed è quindi «un bene che vanga fatta una riflessione al riguardo».

L’assemblea
Detto della stretta attualità, la conferenza stampa di ieri è avvenuta, come di consueto, in occasione dell’assemblea generale ordinaria dell’OATI. «Un’assemblea – ha rimarcato il presidente – del tutto particolare». Per la prima volta l’OATI vista la situazione sanitaria l’ha organizzata in videoconferenza, e non in presenza. E proprio attorno al digitalizzazione è ruotata la prima riflessione di Padlina: «La necessità di affrontare la sfida della digitalizzazione è ormai divenuta oltremodo impellente e richiama necessariamente un’assunzione di responsabilità a tutti i livelli per poter essere affrontata con successo. Per il Consiglio dell’OATI si tratta e si tratterà di una priorità». E in questo senso, riguardo al progetto lanciato a livello federale «Justitia 4.0», Padlina si è augurato che «possa andare avanti rapidamente» e che «anche a livello cantonale si faccia tutto quanto possibile».

Nell’anno segnato dalla pandemia, Padlina ha poi voluto sottolineare «gli ottimi rapporti di collaborazione con il Dipartimento delle istituzioni e con la Divisione della giustizia». Rapporti che «si sono rivelati particolarmente importanti durante la fase più acuta dell’epidemia, quando il Consiglio dell’ordine è stato consultato a più riprese, ma ha anche avuto la necessità di interagire con le autorità cantonali e federali per segnalare tutta una serie di problematiche che andavano via via manifestandosi». E sempre sul tema pandemia, riguardo al diritto d’urgenza applicato dal Consiglio di Stato durante la fase più acuta, il presidente ha evidenziato che, «anche se oggi è ancora troppo presto per stilare un bilancio, a posteriori una riflessione sarà necessaria per capire se il quadro normativo è adeguato. È una situazione che non si verificava dalla seconda guerra mondiale, e sarà quindi importante fare una riflessione a tutti i livelli».

Edilizia ed accordo quadro
Il presidente dell’OATI è poi tornato sul progetto di revisione della Legge edilizia che a lungo ha impegnato l’Ordine: Abbiamo constatato «con piacere il fatto che una parte importante delle nostre osservazioni sono poi state effettivamente riprese. L’auspicio ora è quello che con il concorso di tutti gli attori coinvolti alcuni punti del progetto di revisione possano essere opportunamente rivisti».

Infine, guardando al futuro, riguardo all’accordo quadro con l’Unione europea Padlina ha rimarcato che, «al di là della discussione di fondo sulla necessità e sull’opportunità di procedere alla sottoscrizione di un simile accordo, è indiscutibile che per tutti gli attori della Giustizia costituirebbe una vera e propria rivoluzione rispetto alla situazione attuale. Questo non foss’altro che per la necessità di dover familiarizzare ed iniziare ad operare con nuove fonti del diritto. L’OATI monitorerà attentamente l’evolversi della situazione».

Contro ogni violenza sulle donne

Contro ogni violenza sulle donne

Comunicato stampa

Il 25 novembre 2020 ha luogo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1999. In tale occasione il Cantone Ticino intende promuovere e incoraggiare le iniziative che mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica e la popolazione sulla violenza domestica e in generale sulla violenza contro le donne.

Promuovere e facilitare l’organizzazione e il coordinamento di eventi promossi da enti esterni, associazioni e privati che condividono gli obiettivi di sensibilizzazione e informazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: è quanto il Cantone si prefigge attraverso il Coordinamento istituzionale violenza domestica.£
Verranno pertanto attuate come iniziative di supporto l’allestimento di un volantino informativo sulla Giornata e l’apertura di una sezione nel sito istituzionale dedicato alla violenza domestica (www.ti.ch/violenza) in cui saranno segnalate e calendarizzate le iniziative proposte sul territorio cantonale. A questo scopo, sarà possibile comunicare la propria iniziativa al coordinamento istituzionale (e-mail violenzadomestica@ti.ch) a partire dal 15 ottobre 2020.
Due saranno invece le iniziative promosse direttamente dal Cantone.
La prima si terrà mercoledì 25 novembre 2020 alle 18.00 alla Biblioteca cantonale di Bellinzona (prenotazione obbligatoria a: bcb-segr.sbt@ti.ch), e prevede una discussione attorno al volume Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale, in cui è analizzato il rapporto tra la violenza contro le donne e alcuni dei vettori culturali più incisivi. La discussione sarà aperta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e coinvolgerà una delle autrici dello studio, Sveva Magaraggia, professore associato nell’Università degli Studi di Milano Bicocca, e due interlocutrici attente alla realtà locale, la storica e formatrice Lisa Fornara e la giornalista Francesca Mandelli.
L’altra iniziativa si svolgerà il giorno precedente, martedì 24 novembre, a Lugano. Partendo da un punto di riferimento centrale per le vittime di violenza domestica – il Consultorio della Casa delle donne a Lugano – verrà proposto alle donne partecipanti un percorso pedonale attraverso alcune zone della città. La passeggiata urbana mira a coinvolgere le donne nella definizione degli spazi urbani ponendo in luce dalla prospettiva di genere i punti forti e i punti deboli dei medesimi. In questo modo viene affrontato indirettamente ma in maniera incisiva il tema dell’insicurezza e del rischio di molestie vissuto dalle donne specie in alcuni luoghi e momenti. Soprattutto viene rivendicato il diritto alle donne di (ri)appropriarsi dello spazio pubblico dopo il confinamento forzato nello spazio domestico dovuto alla pandemia. Sarà possibile presentare poi alle autorità della città una sintesi delle proposte e delle richieste formulate, affinché siano pensati e realizzati spazi e loro utilizzi coerenti con le esigenze emerse (informazioni di dettaglio su questo evento si possono richiedere direttamente a Chiara Orelli Vassere, Coordinatrice istituzionale violenza domestica, 091 8143232).

Entrambe le iniziative si terranno a dipendenza dell’evoluzione della situazione epidemiologica e ritenuto che i posti saranno limitati nel rispetto delle misure di protezione.