In prigione, più soli che mai

In prigione, più soli che mai

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 marzo 2020 del Corriere del Ticino

Annullate buona parte delle attività lavorative e, soprattutto, le visite dei familiari – Il direttore: «È la misura che ho preso più a malincuore»
Detenuti e personale uniti per non fare entrare il virus: «Gli ospiti hanno dimostrato un senso di responsabilità che è andato oltre ogni mia aspettativa»

«La situazione è cambiata in modo drastico». Sono parole di Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi. È a lui che ci siamo rivolti per capire come l’emergenza coronavirus ha cambiato le giornate all’interno delle prigioni.
Il carcere infatti, nonostante sia per antonomasia un luogo di isolamento (dall’esterno), non è rimasto immune all’emergenza e in queste settimane ai detenuti (tra cui al momento non si registrano casi di positività al virus) sono stati imposti sacrifici. «La situazione – spiega Laffranchini – viene monitorata costantemente dal nostro servizio medico. Siamo in ogni caso pronti sia dal profilo logistico, sia da quello procedurale, a gestire l’epidemia nel caso in cui dovesse diffondersi.
Per preservare il personale, abbiamo inoltre messo in atto anche da noi le misure varate dal governo, limitando le attività (e conseguentemente le risorse necessarie) all’indispensabile e prevedendo la possibilità, per parte del personale, di lavorare da casa tenendosi pronto a raggiungere il posto di lavoro entro sessanta minuti».

Niente visite, ma più ore d’aria
Ma come è mutata la vita dei detenuti? «La situazione è cambiata in modo drastico, e la necessità di preservare la popolazione carceraria dal contagio mi ha purtroppo costretto a sospenderne alcuni diritti. I congedi verso l’esterno e ogni tipo di visita sono stati sospesi, quando normalmente ogni detenuto beneficia, in regime normale, di 7 ore di colloquio mensili. Ammetto che questa è stata la misura che ho preso più a malincuore, in quanto la risocializzazione dei detenuti passa dal mantenimento delle relazioni e dei propri contatti sociali. Ogni detenuto vive inoltre la stessa situazione del resto della popolazione, con parenti, anche vulnerabili e anziani, che ora non può più vedere o incontrare, una situazione che ne accresce la preoccupazione». Ma c’è di più. «Anche gran parte delle attività lavorative e tutte le formazioni sono state sospese, sia per l’impossibilità di garantire il concetto di distanza sociale, sia per mancanza di lavoro; riverbero del blocco di gran parte delle attività produttive deciso dal Governo. Non vi sono per contro state limitazioni alla libertà di movimento dei detenuti. Anzi, la stessa è stata ampliata. Questo per estendere la superficie di movimento e ridurre la densità delle persone, nel rispetto sempre del concetto di distanza sociale».

«Ho riscontrato maturità»
È dunque un periodo di detenzione più duro (anche solo dal punto di vista psicologico) del solito? «Per i motivi che ho accennato in precedenza, e per l’inattività forzata e l’impossibilità di intrattenere contatti di persona con i propri cari, la situazione per i detenuti non è affatto semplice. Eppure ho riscontrato una maturità, una presa di coscienza e un senso di responsabilità che è andato oltre ogni mia aspettativa. La crisi sta in qualche modo unendo popolazione carceraria e personale, che solidalmente si sentono unite nel tentativo di preservare le strutture dal contagio o, anche se questo dovesse avvenire, nel gestirlo nella calma e con responsabilità. Questo è stato possibile grazie a un dialogo continuo con l’insieme dei detenuti, ed è qualcosa che mi serve da insegnamento per il futuro. La gestione della quotidianità di un carcere non forzatamente deve essere comunicata tramite una circolare interna, ma può essere, nel limite del possibile, condivisa: anche in situazioni normali, le scelte gestionali più drastiche, se spiegate compiutamente e dovutamente, rispondendo immediatamente ai dubbi dei detenuti, potrebbero venir comprese e rispettate più responsabilmente».

Attaccamento al lavoro
E come stanno reagendo invece gli agenti di custodia? «Stanno dimostrando un attaccamento alla professione che non mi sorprende. Non è la prima volta che, in situazione di crisi, posso contare su collaboratori che danno tutto per il bene delle strutture carcerarie. Alcuni sollevano legittimi dubbi, perplessità e timori, ma grazie al rapporto di fiducia preesistente instauratosi con i superiori, con la direzione, con il servizio medico e con l’Ufficio dell’Assistenza Riabilitativa ne parlano apertamente, dando modo ai vari servizi di fornire loro le necessarie risposte in tempo reale». E per la sezione aperta? Immaginiamo che i detenuti che aveva una possibilità di lavoro esterno oggi non possono più svolgerla. «I congedi verso l’esterno dalla sezione aperta – spiega Laffranchini – sono stati sospesi, mentre chi lavora per un datore di lavoro continua a farlo, sempre che l’attività non sia stata sospesa. Sei detenuti continuano a essere impiegati all’azienda agricola ORTO, in quanto operativa in un’attività considerata essenziale. Occorre però immaginarsi le condizioni della sezione aperta quasi come quelle “domestiche”: a parte l’impossibilità di lasciare l’edificio e di rimanere con i propri cari, i mezzi di comunicazione, la libertà individuale, eccetera fanno sì che le condizioni dei detenuti non si discostino molto dal cittadino comune costretto a rimanere a casa».

Coronavirus: due decreti esecutivi per il buon funzionamento delle istituzioni

Coronavirus: due decreti esecutivi per il buon funzionamento delle istituzioni

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta straordinaria di oggi due Decreti esecutivi che definiscono da un lato l’operato procedurale delle Autorità amministrative cantonali e comunali e delle Autorità giudiziarie amministrative e civili e dall’altro quello dell’organizzazione istituzionale dei Comuni (e per analogia anche dei consorzi e dei Patriziati) in tempo di emergenza epidemiologica da COVID-19.

La gravità della situazione attuale ha imposto l’adozione da parte del Governo di disposizioni urgenti, in modo da raggiungere l’obiettivo essenziale nell’attuale situazione di crisi di contenere la diffusione del virus Covid-19, tutelando anche la salute degli attori coinvolti nell’amministrazione della giustizia e nell’amministrazione cantonale e comunale.

Il primo Decreto – che entra oggi stesso in vigore – istituisce norme comuni di diritto cantonale che permettono all’Amministrazione cantonale e alle Autorità comunali (Municipi, Autorità regionali di protezione, ecc.) come pure alle Autorità giudiziarie (Giudici di pace, Preture, Tribunale di appello, ecc.) di riorganizzarsi con l’obiettivo di limitare l’attività in ambito di procedimenti amministrativi e civili alle decisioni urgenti, essenziali, inderogabili e importanti per garantire il buon funzionamento delle Amministrazioni cantonale e comunali in questo periodo particolare.

Al lato pratico, per i cittadini e i loro avvocati, che hanno una procedura in corso, significa che:

  • udienze, sopralluoghi e ogni altro atto procedurale che non sono essenziali, sono rinviati a dopo il 19 aprile 2020;
  • i termini di diritto cantonale pendenti oggi (reclami, ecc) sono sospesi fino al 19 aprile 2020 compreso e rinviati d’ufficio a data successiva;
  • le decisioni che rivestono carattere urgente e non prorogabile verranno emesse (misure cautelari, protezione degli adulti e dei minori, ipoteche legali, esecuzione delle misure di sicurezza come l’idoneità alla guida, ecc.);
  • le Autorità cantonali e comunali e le Autorità giudiziarie amministrative e civili si astengono in principio dal notificare decisioni non urgenti fino al 19 aprile;

Di principio, invitiamo la cittadinanza che dovesse avere un problema di natura giuridica a prendere contatto telefonicamente con i rispettivi rappresentanti legali o con le Autorità per quanto di loro competenza, in modo da valutare nel singolo caso se sussista o meno una necessità di intervento.

Il Consiglio di Stato rammenta inoltre che fino al 19 aprile 2020 compreso, ai debitori non potranno essere notificati atti esecutivi (precetti esecutivi, ecc.).

Ieri il Tribunale federale ha pure comunicato di aver sospeso fino al 19 aprile 2020 i termini che ha fissato nei propri procedimenti pendenti.

Inoltre oggi il Consiglio federale – analogamente a quanto deciso dal Governo cantonale – ha anticipato le ferie giudiziarie per i procedimenti civili e amministrativi, che tradizionalmente sono previste per Pasqua.

In questo contesto normativo in continua e rapida evoluzione, raccomandiamo alla cittadinanza la massima comprensione e il sostegno dei professionisti del settore, precisando che l’amministrazione della giustizia cantonale resta garantita.  

Con il secondo Decreto il Consiglio di Stato in particolare stabilisce:

  • sino al 19 aprile non si svolgeranno più assemblee e consigli comunali;
  • si permette ai municipali di svolgere le sedute di Municipio a distanza derogando ad alcune norme della Legge organica comunale (LOC) e alla prassi consolidata;
  • il Municipio può validamente deliberare qualunque sia il numero dei presenti se per l’emergenza causata da COVID-19 non può essere presente alla seduta la maggioranza assoluta dei membri;
  • il Municipio, il sindaco o qualsiasi altro municipale informano immediatamente il Consiglio di Stato in caso di rischio d’impossibilità di deliberare oppure se non possono essere garantiti i servizi essenziali alla popolazione per motivi legati all’epidemia.

Queste disposizioni valgono, per analogia, anche per le amministrazioni consortili e per i Patriziati. Per qualsiasi informazione gli enti locali potranno rivolgersi a partire da lunedì all’hotline a loro dedicata (091/814.17.04), oppure scrivere a comunicazione-sel@ti.ch .

Il Consiglio di Stato ringrazia i rappresentanti del potere giudiziario e l’Ordine degli avvocati per la collaborazione fornita. Esprime poi un ringraziamento e un incoraggiamento a tutti gli amministratori attivi negli enti comunali per la disponibilità che dovranno garantire nelle prossime settimane e mesi. Uno sforzo comune a favore di tutta la cittadinanza, in vista anche della ripresa quando la crisi sanitaria sarà superata.    

‘Niente tensione e 15 celle per la quarantena’

‘Niente tensione e 15 celle per la quarantena’

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 marzo 2020 de la Regione

Il direttore: i detenuti capiscono e collaborano

«Per il momento non registriamo né tensioni né proteste all’interno delle strutture detentive. Anzi, noto da parte della popolazione carceraria comprensione e disponibilità. Del resto abbiamo puntato sul dialogo, spiegando ai detenuti le caratteristiche di questa infezione e i motivi per cui abbiamo adottato determinate misure». Il direttore delle carceri cantonali Stefano Laffranchini descrive così la situazione dietro le sbarre ticinesi in piena epidemia di coronavirus. Una realtà ben diversa da quella italiana, che in questi giorni parla di prigioni teatro di rivolte, e anche di morti fra i detenuti, dovute a provvedimenti come la riduzione delle visite. Questione anche e soprattutto di numeri e di condizioni detentive. Non poche infatti le carceridella Penisola confrontate con un perenne problema di sovraffollamento, tale da costringere più reclusi a condividere la stessa cella. Al penitenziario cantonale della Stampa si contavano ieri 201 reclusi: una sessantina nel carcere giudiziario della Farera, destinato a chi per esempio è in attesa di giudizio; il resto nella sezione penale, riservata a coloro che stanno scontando una condanna. Cifre comunque al di sotto della capienza: 260 posti.

Situazione dunque per ora gestibile.
Senz’altro. Si tratta di proteggere la salute dei detenuti e ovviamente quella degli agenti di custodia e di altri funzionari, ma anche degli operatori sociali, professionalmente attivi nelle carceri, in cui entrano e dalle quali escono ogni giorno. Come direzione abbiamo quindi introdotto alcune misure, che sono peraltro quelle raccomandate dalle autorità sanitarie. Fra queste: una distanza di almeno un metro e mezzo fra le persone (‘social distancing’), niente strette di mano, riduzione al minimo indispensabile dei contatti fra detenuti e personale, disinfettanti per le mani ovunque, controllo dello stato di salute di chi viene rinchiuso e divieto d’accesso al carcere ai visitatori e ai funzionari che accusano sintomi influenzali. Fino ad oggi non abbiamo nessun caso positivo al coronavirus. A proposito di visitatori, stiamo monitorando il loro flusso.

E che cosa osservate?
Il flusso è in calo. Per due ragioni. La prima è che il nostro servizio medico ha fatto e sta facendo un lavoro enorme di sensibilizzazione verso i detenuti. Il nostro medico è passato in ogni laboratorio dove i detenuti lavorano, spiegando loro le caratteristiche del Covid-19, e come si diffonde, invitandoli a limitare il numero delle visite. Responsabilmente, le persone recluse si stanno autoregolando, chiedendo a parenti e conoscenti di ridurre o addirittura di sospendere le visite. La seconda ragione del calo è la ‘chiusura’ dell’Italia: ora entrano in Svizzera solo i lavoratori frontalieri. Oggi il 20/30 per cento dei nostri detenuti sono cittadini italiani e non tutti residenti in Italia. Quelli che vivono in Ticino ricevevano visite anche da parenti provenienti dalla Penisola.

Direttore Laffranchini, avete adottato altre misure?
Abbiamo predisposto quindici celle dove isolare le persone detenute che hanno avuto stretti contatti con chi è stato contagiato dal coronavirus. Sono quindi celle per la quarantena. Evidentemente chi ha bisogno di essere ospedalizzato viene ricoverato in un’apposita struttura sanitaria. Sono scenari, per ora non verificatisi, che il servizio medico operativo nelle carceri, e che è alle dirette dipendenze dell’Ente ospedaliero cantonale, è pronto ad affrontare adottando i necessari provvedimenti.

Coronavirus e persone a rischio, quanti sono gli over 65 detenuti?
Attualmente pochissimi: il sette, otto per cento. E per ora godono tutti di buona salute.

Oltre a quello medico, è stato attivato il servizio psicologico?
Per il momento no. Non c’è stato bisogno. Il sottoscritto e il servizio medico puntano sul dialogo e su misure proporzionate alla situazione. Cosa che sta dando i frutti sperati. I detenuti capiscono e collaborano, attenendosi alle regole.

COVID-19: disposizioni speciali applicate da tutte le Autorità giudiziarie cantonali

COVID-19: disposizioni speciali applicate da tutte le Autorità giudiziarie cantonali

Comunicato stampa

Al fine di garantire le indispensabili misure di protezione per arginare la diffusione del virus Covid-19, il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia e d’intesa con le Autorità giudiziarie, promuove una serie di disposizioni che saranno applicate da Giudici di pace, Preture, Pretura penale, Tribunale di appello, Ministero pubblico, Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, Magistratura dei minorenni, Tribunale dei minorenni e Tribunale di espropriazione.

Le misure che seguono sono valide da subito e fino a nuovo avviso:  

  • II pubblico non può assistere a udienze civili e dibattimenti penali alla luce del prevalente interesse pubblico costituito dalla diffusione del virus Covid-19. Questa limitazione alla pubblicità viene costantemente ponderata e sarà revocata dalle Autorità giudiziarie non appena possibile.  
  • I giornalisti possono assistere in aula mantenendo la distanza minima di sicurezza, come da disposizioni federali e cantonali.  
  • I partecipanti a dibattimenti penali, udienze civili e interrogatori devono mantenere la distanza minima di sicurezza ed evitare le strette di mano nonché ossequiare le disposizioni federali e cantonali.  
  • L’accesso alle aule penali e alle sale udienze è consentito solo a coloro che non manifestano sintomi respiratori come tosse o difficoltà di respirazione e febbre.
  • Ogni persona deve autocertificare il proprio stato di salute mediante la sottoscrizione dell’apposito formulario. 

Le singole Autorità giudiziarie possono determinare puntuali disposizioni ulteriori.    

Giudice straordinario: mandato scaduto a fine gennaio ‘e non prolungato’

Giudice straordinario: mandato scaduto a fine gennaio ‘e non prolungato’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 18 febbraio 2020 de La Regione

Non sono state violate le prerogative del parlamento, ma è la Legge sull’organizzazione giudiziaria (Log) a prevedere la possibilità di nominare, pro tempore, dei giudici supplenti a tempo pieno straordinari che affiancano i giudici ordinari. Una premessa necessaria per mettere nella giusta luce la diatriba sorta in Gran Consiglio tra il deputato dell’Mps Matteo Pronzini e il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il primo ha ricordato che l’autorità di nomina dei magistrati è il Gran Consiglio, mentre il secondo ha ribadito che è la stessa Log, all’articolo 24, a permettere una nomina ‘extra parlamentare’. Solitamente, lo ricordiamo, sono nomine eccezionali tese a evitare l’accumulo di incarti giacenti presso un tribunale. Nel caso sollevato da Pronzini si trattava del Tribunale penale cantonale.
Ma veniamo al caso concreto. Pronzini ha ricordato che la nomina ‘a tempo pieno’ della giudice supplente Manuela Frequin Taminelli era stata fatta in piena estate, con entrata in carica il 1° settembre 2018 sino alla pubblicazione del bando di concorso per il nuovo giudice ordinario del Tribunale penale cantonale, che passerà da quattro a cinque magistrati in seguito al potenziamento deciso da governo e Gran Consiglio. Pubblicazione che è arrivata di recente, il 31 gennaio. Nel frattempo, il 17 gennaio, ha rilevato Gobbi, la Commissione giustizia e diritti, nonostante quanto indicato nel suo rapporto del 2 settembre 2019 – ovverosia che la conclusione del rapporto di lavoro dell’avvocata Frequin Taminelli sarebbe avvenuta al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario –, ha chiesto al Consiglio di Stato di prolungare il mandato alla stessa giudice supplente Frequin Taminelli. E questo per evitare una vacanza al Tribunale penale cantonale della durata di alcuni mesi. La Commissione suggeriva di “procedere a conferire un mandato complementare, con scadenza prorogata fino all’entrata in funzione del nuovo giudice o quantomeno alla sua elezione da parte del legislativo”. Richiesta respinta lo scorso 24 gennaio dal Consiglio di Stato. «La scelta di designare la giudice supplente fino alla data di pubblicazione del bando di concorso è stata fin da subito voluta dal Consiglio di Stato e indicata nella decisione di designazione proprio per garantire al parlamento di poter avviare la procedura di concorso in maniera imparziale, indipendente e trasparente», ha affermato Gobbi. Tale decisione – ha continuato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – mirava a dare la possibilità «a più candidati di mettersi a disposizione, compresa la giudice designata che in questa fase della procedura sarebbe stata considerata alla stregua degli altri candidati».
Infine anche le forti critiche del Gran Consiglio sulla designazione da parte del governo della giudice supplente ex art. 24 Log confermano la «necessità del rispetto delle tempistiche di designazione dell’avvocata Frequin Taminelli». A questo punto il mandato quale giudice straordinario presso il Tribunale penale cantonale è cessato, «conformemente al testo della risoluzione governativa». La sua elezione da parte del Gran Consiglio quale giudice supplente del Tribunale di appello, attribuita al Tribunale penale cantonale, rimane ovviamente in vigore, ha ricordato Gobbi.
Il consigliere di Stato ha glissato, per evidenti ragioni legate alla separazione dei poteri, sulla domanda posta da Pronzini sulla designazione della giudice Frequin Taminelli a presidente della Corte delle assise criminali in un processo previsto per il 10 febbraio di quest’anno e poi rinviato. «La domanda – ha replicato Norman Gobbi – riguarda questioni che non competono all’autorità politica, né esecutiva né legislativa, riguardando esclusivamente le parti al processo e l’autorità giudiziaria».

Nomine, le spiegazioni di Gobbi

Nomine, le spiegazioni di Gobbi

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 18 febbraio 2020 de La Regione

‘Direttrice aggiunta della Divisione giustizia, abbiamo agito nel rispetto di legge e procedura’.
Il ministro all’Mps: il concorso era stato annullato per assenza di candidati idonei.

Quella nomina «è avvenuta nel rispetto della legge» e la procedura è stata seguita correttamente: parole del capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.
La nomina è quella di Monica Bucci quale aggiunta della direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti. Una nomina che il Consiglio di Stato ha fatto e divulgato la scorsa settimana, ma che ha innescato ieri mattina, come anticipato dal portale Tio.ch poco prima delle 10.30, un’interpellanza dell’Mps-Pop-Indipendenti con una serie di quesiti al governo sulla scelta e sulla procedura di designazione.
Bucci, alle dipendenze del Cantone dal 2001, lavora oggi alla Sezione risorse umane (Dipartimento finanze ed economia) quale Capo Area della gestione amministrativa. È laureata “in psicologia del lavoro e delle organizzazioni con un diploma di studi superiori in psicologia del lavoro”, ha indicato il Consiglio di Stato nel comunicare l’avvenuta nomina. Prossimamente assumerà, in seno al Dipartimento istituzioni, la funzione di direttrice aggiunta della Divisione della giustizia, affiancando Andreotti: una Divisione che si occupa (anche) dell’organizzazione giudiziaria cantonale.
Cosa c’entra la giustizia con la psicologia del lavoro? Tempestive le risposte alle domande contenute nell’atto parlamentare. Le ha date Gobbi nel pomeriggio in Gran Consiglio. Il concorso per la nomina di direttore/trice aggiunto/a è stato pubblicato il 1° febbraio 2019 e annullato il 9 luglio. Ciò, ha spiegato il consigliere di Stato, «a seguito dell’assenza di candidati ritenuti idonei a ricoprire la funzione». Quanti erano i candidati? «Ventidue, diciotto dei quali con formazione accademica completa in diritto e brevetto di avvocato». Dalla selezione e dagli assessments non sarebbe insomma emerso il profilo giusto. La decisione di annullare un concorso «compete al Consiglio di Stato». Come ha potuto il governo, chiedevano Mps-Pop-Indipendenti, procedere alla nomina di Bucci “in assenza di uno straccio di concorso?”. Gobbi: «In base all’articolo 12 capoverso 4 della Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato, è data facoltà al Consiglio di Stato di prescindere dalla pubblicazione del concorso e procedere direttamente all’assunzione».
Altro quesito dell’atto parlamentare: “Perché è stata nominata la signora Monica Bucci assolutamente sprovvista dei criteri fondamentali richiesti dal concorso del 1° febbraio 2019? La posizione, aggiunto/a alla direttrice, è infatti esattamente la stessa prevista nel concorso citato”. Gobbi: «La Divisione giustizia conta, oltre all’Ufficio della Direzione, quattro macrosettori: esecuzione e fallimenti, esecuzione pene e misure, registri e l’amministrazione della giustizia. Sono circa settecento le collaboratrici e i collaboratori che vi fanno capo. In particolare va precisato che l’attività giuridica è presente ma non predominante, costanti sono le riorganizzazioni con le quali è confrontata la Divisione e tanti i progetti seguiti: dalla creazione delle Sezioni al progetto di riorganizzazione giudiziaria generale a partire dalle Autorità di protezione, alla Giustizia di pace, al riordino del settore esecuzione pene e misure, alla digitalizzazione della giustizia, la violenza domestica …. Visto che gestione e coordinamento di questi progetti richiedono in particolare competenze organizzative e relazionali, la direttrice della Divisione (Andreotti ndr.) ha mutato le esigenze proprie a tale funzione, propendendo per requisiti non giuridici». Sarà comunque Andreotti a occuparsi dei dossier di carattere giuridico. Il governo «ritiene che l’esperienza maturata nell’Amministrazione cantonale» da Monica Bucci «permetterà il pieno raggiungimento degli obiettivi previsti dalla funzione». Insoddisfatto delle risposte di Gobbi, Matteo Pronzini ha sollecitato la discussione generale. Ma la richiesta del deputato dell’Mps è stata respinta dal Gran Consiglio con 35 no (28 i sì, 11 gli astenuti).

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Nomina discussa

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 17 febbraio 2020 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/nomina-discussa?id=12749469

 

Società bucalettere: “Contro ogni abuso”

Società bucalettere: “Contro ogni abuso”

Tra le misure importanti per mantenere sana la nostra economica e in particolare il mercato del lavoro vi è l’azione che vuole mettere un freno alle cosiddette “società bucalettere”, ossia quelle società che sono attive nella gestione patrimoniale e che non dispongono di uffici, non sono facilmente rintracciabili, ma possano nascondere attività illecite come la truffa o il riciclaggio di denaro e che oggi vengono create anche per ottenere permessi di lavoro o di dimora.
“Spesso sono società che cercano anche di ottenere privilegi e sussidi dallo Stato – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Per questo motivo è indispensabile un’azione di controllo a 360 gradi, che coinvolga diversi rami dell’amministrazione cantonale e pure gli uffici dei Comuni, anch’essi chiamati a fare la loro parte”.
Rispondendo di recente a una mozione parlamentare, il Governo ha ricordato quanto si fa in Ticino. Sentiamo ancora il Consigliere di Stato Gobbi: “In primo luogo vi è l’attività dell’Ufficio dei registri di commercio, dove le società devono, appunto, registrarsi. Anche se il Consiglio federale di recente ha deciso che non occorre, per esempio, esigere l’estratto del casellario giudiziale da ogni persona che intende farsi iscrivere nel registro di commercio – misura che nel contesto ticinese ha invece una sua ragion d’essere – oggi gli uffici dei registri collaborano già con le autorità di polizia, fornendo informazioni rilevanti per eventuali inchieste o indagini aperte nei confronti di società registrate o persone a loro collegate. Importante è il lavoro del Ministero pubblico nella lotta contro le società bucalettere. Esso collabora già con diverse autorità amministrative da cui ottiene costantemente segnalazioni e denunce. Vi è inoltre una direttiva specifica tra Ministero e Divisione delle contribuzioni che riguarda la reciproca segnalazione di potenziali reati di natura fiscale. Invece per i reati di natura fallimentare vorrei sottolineare che dall’anno scorso abbiamo introdotto la nuova figura del “perito contabile” presso l’Ufficio dei fallimenti. La sua attività è iniziata nella seconda parte del 2019 e sta già portando frutti. Pure l’Istituto delle assicurazioni sociali (IAS) viene coinvolto, proprio per colpire chi cerca di ottenere sussidi senza averne diritto, tentando di aggirare le leggi. Qui mi riferisco a sussidi nell’ambito della disoccupazione o dell’invalidità. E l’attenzione, affinché non vi siano abusi, viene oggi puntata anche sugli aspetti riguardanti l’ottenimento di permessi di lavoro e/o di dimorai. È una rete importante quella che occorre mette in atto, coinvolgendo anche i Comuni con i loro uffici del controllo abitanti. Il tutto per mantenere un tessuto economico sano, con società e lavoratori “reali” che fanno le loro attività in modo trasparente. Ne va della salute della nostra Piazza economica”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Nominata l’Aggiunta alla Direzione della Divisione della giustizia

Nominata l’Aggiunta alla Direzione della Divisione della giustizia

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato oggi la signora Monica Bucci quale Aggiunta presso la Direzione della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni. Affiancherà la Direttrice della Divisione, avv. Frida Andreotti.

Monica Bucci, attuale Capoarea della gestione amministrativa della Sezione delle risorse umane del Dipartimento delle finanze e dell’economia, è laureata in psicologia del lavoro e delle organizzazioni con un diploma di studi superiori in psicologia del lavoro e perfezionamenti post-laurea in valutazione e sviluppo delle risorse umane, diritto del lavoro, conduzione e direzione del personale nonché mediazione. Ha iniziato la sua attività presso l’Amministrazione cantonale nel 2001 quale collaboratrice scientifica presso la Sezione delle risorse umane occupandosi in particolare di consulenza e organizzazione, progetti e formazione. Dal 2008 ha assunto la funzione di Capoarea sempre presso la Sezione delle risorse umane, occupandosi di pianificare, coordinare e controllare la gestione dei rapporti d’impiego dell’Amministrazione cantonale, selezione del personale, formazione, sviluppando nel contempo dei progetti ad hoc volti a migliorare la politica del personale.

La nuova Aggiunta alla Direttrice Monica Bucci avrà il compito di coadiuvare la Direttrice nella conduzione, nella gestione e nel coordinamento dell’attività interna ed esterna della Divisione della giustizia. La Divisione conta oltre all’Ufficio della direzione, quattro macrosettori di competenza: esecuzione e fallimenti, esecuzione pene e misure, registri e l’amministrazione della giustizia. Sono circa 700 le collaboratrici e i collaboratori che vi fanno capo. Essa è confrontata con sfide di grande portata. Ricordiamo in particolare la riforma della giustizia con le Autorità regionali di protezione (ARP), per la quale si attende nel mese di marzo una decisione del Governo circa gli indirizzi organizzativi, la riorganizzazione della Giustizia di pace entro fine anno, il grande progetto a livello nazionale di digitalizzazione della giustizia Justitia 4.0, il coordinamento della violenza domestica con l’implementazione della Convenzione di Istanbul, la riorganizzazione interna con il riordino delle competenze in ambito esecuzione pene, la realizzazione del nuovo polo della Giustizia a Lugano, il cui messaggio per l’acquisizione dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione del Palazzo di Giustizia di Lugano è attualmente al vaglio del Parlamento.

Alla nuova Aggiunta alla Direzione della Divisione della giustizia Monica Bucci il Consiglio di Stato augura buon lavoro nella sua nuova funzione.

Pretura di Mendrisio Sud: designazione del Pretore supplente

Pretura di Mendrisio Sud: designazione del Pretore supplente

Comunicato stampa

Oggi pomeriggio il Dr. iur Avv. Matteo Salvadè ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, per assumere, a partire dal 1. febbraio 2020 e sino al 29 febbraio 2020, la carica di Pretore supplente della Giurisdizione di Mendrisio-Sud, nella misura del 100%. Andrà a sostituire temporaneamente il Pretore titolare avv. Enrico Pusterla, assente per infortunio.
Il Dr. iur Avv. Matteo Salvadè è attivo presso la Pretura di Mendrisio-Sud dal 2011 in qualità di Segretario assessore. In questa autorità giudiziaria ha già svolto il ruolo di Pretore supplente per un breve periodo nel 2017, mentre dal mese di luglio dello scorso anno e sino a oggi, 31 gennaio 2020, è stato Pretore aggiunto supplente nella misura del 50%.
Il Pretore supplente della Giurisdizione di Mendrisio-Sud assumerà la carica dal
1. febbraio in sostituzione del Pretore titolare avv. Enrico Pusterla, assente per infortunio e al quale vengono trasmessi i migliori auguri di pronto ristabilimento. 
Alla cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi svoltasi oggi a Mendrisio hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il Pretore di Mendrisio-Nord Andrea Alberti.

Didascalia: da sinistra Frida Andreotti, Norman Gobbi, Matteo Salvadè e Andrea Alberti.

“Lugano diventa capitale della Giustizia”

“Lugano diventa capitale della Giustizia”

Il Consigliere di Stato dopo la decisione di acquistare l’ex Banca del Gottardo

È un passo decisivo quello fatto dal Consiglio di Stato: la proposta di acquistare per 80 milioni di franchi l’immobile ex Banca del Gottardo, firmato Mario Botta, oggi di proprietà di EFG Bank SA, in centro Lugano, nonché di programmare la completa ristrutturazione dell’attuale Palazzo di Giustizia permetterà di realizzare il Polo logistico delle autorità giudiziarie ticinesi. “Siamo giunti a una soluzione ottimale, dopo un lungo iter fatto di analisi, di possibili soluzioni, di proposte alternative – afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Oggi mettiamo sul tavolo la visione definitiva di quelli che saranno gli spazi necessari alla magistratura per funzionare al meglio. Da un lato avremo una sede prestigiosa, come è doveroso che sia, grazie all’edificio progettato dall’architetto Botta, e dall’altro lato ci assicuriamo la possibilità di avere per i prossimi decenni il necessario spazio a disposizione per questi servizi essenziali per la collettività.”

A Lugano si concentreranno così le Autorità inquirenti (Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia), le Autorità giudiziarie (Tribunale d’appello, Pretura civile di Lugano, Tribunale d’espropriazione, Uffici del giudice dei provvedimenti coercitivi, Pretura penale e Consiglio della Magistratura), altri servizi amministrativi cantonali (Servizio nuove entrate dell’Ufficio della migrazione, Ufficio dell’incasso e delle pene alternative), nonché altri servizi amministrativi del Luganese, sempre del Dipartimento delle istituzioni (e qui intendo l’Ufficio del registro fondiario, dell’Ufficio di esecuzione, dell’Autorità di prima istanza LAFE, dell’Ufficio dei fallimenti, dell’Ufficio dello Stato civile, della messaggeria e verosimilmente delle Autorità regionali di protezione). “Andiamo a realizzare – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ciò che la nostra Costituzione prevede. Se Bellinzona è capitale politica del Cantone, Lugano è la capitale della Magistratura. Senza però dimenticare che sarà assicurata in ogni regione la presenza di quelle autorità di maggior prossimità ai cittadini, ad esempio le Preture e le future Autorità di protezione una volta cantonalizzate. Il lavoro per portare a tetto questa impostazione è purtroppo ancora lungo. Ne sono cosciente. Però come politici abbiamo il dovere di trovare soluzione durature. Nel settore delle infrastrutture, che come Stato dobbiamo mettere a disposizione della Giustizia, oggi abbiamo tracciato una direzione chiara. Certamente ne beneficia la Città di Lugano e la sua popolazione, ma il servizio garantito in stabili dignitosi e rappresentativi darà quell’immagine positiva che la Giustizia merita anche dal punto di vista architettonico, che andrà a rafforzare il suo ruolo – già oggi percepito positivamente – nella popolazione ticinese tutta”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.