“Lugano diventa capitale della Giustizia”

“Lugano diventa capitale della Giustizia”

Il Consigliere di Stato dopo la decisione di acquistare l’ex Banca del Gottardo

È un passo decisivo quello fatto dal Consiglio di Stato: la proposta di acquistare per 80 milioni di franchi l’immobile ex Banca del Gottardo, firmato Mario Botta, oggi di proprietà di EFG Bank SA, in centro Lugano, nonché di programmare la completa ristrutturazione dell’attuale Palazzo di Giustizia permetterà di realizzare il Polo logistico delle autorità giudiziarie ticinesi. “Siamo giunti a una soluzione ottimale, dopo un lungo iter fatto di analisi, di possibili soluzioni, di proposte alternative – afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Oggi mettiamo sul tavolo la visione definitiva di quelli che saranno gli spazi necessari alla magistratura per funzionare al meglio. Da un lato avremo una sede prestigiosa, come è doveroso che sia, grazie all’edificio progettato dall’architetto Botta, e dall’altro lato ci assicuriamo la possibilità di avere per i prossimi decenni il necessario spazio a disposizione per questi servizi essenziali per la collettività.”

A Lugano si concentreranno così le Autorità inquirenti (Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia), le Autorità giudiziarie (Tribunale d’appello, Pretura civile di Lugano, Tribunale d’espropriazione, Uffici del giudice dei provvedimenti coercitivi, Pretura penale e Consiglio della Magistratura), altri servizi amministrativi cantonali (Servizio nuove entrate dell’Ufficio della migrazione, Ufficio dell’incasso e delle pene alternative), nonché altri servizi amministrativi del Luganese, sempre del Dipartimento delle istituzioni (e qui intendo l’Ufficio del registro fondiario, dell’Ufficio di esecuzione, dell’Autorità di prima istanza LAFE, dell’Ufficio dei fallimenti, dell’Ufficio dello Stato civile, della messaggeria e verosimilmente delle Autorità regionali di protezione). “Andiamo a realizzare – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ciò che la nostra Costituzione prevede. Se Bellinzona è capitale politica del Cantone, Lugano è la capitale della Magistratura. Senza però dimenticare che sarà assicurata in ogni regione la presenza di quelle autorità di maggior prossimità ai cittadini, ad esempio le Preture e le future Autorità di protezione una volta cantonalizzate. Il lavoro per portare a tetto questa impostazione è purtroppo ancora lungo. Ne sono cosciente. Però come politici abbiamo il dovere di trovare soluzione durature. Nel settore delle infrastrutture, che come Stato dobbiamo mettere a disposizione della Giustizia, oggi abbiamo tracciato una direzione chiara. Certamente ne beneficia la Città di Lugano e la sua popolazione, ma il servizio garantito in stabili dignitosi e rappresentativi darà quell’immagine positiva che la Giustizia merita anche dal punto di vista architettonico, che andrà a rafforzare il suo ruolo – già oggi percepito positivamente – nella popolazione ticinese tutta”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Al posto della banca il Palazzo di giustizia

Al posto della banca il Palazzo di giustizia

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Stabile Botta – Il Cantone intende comprarlo per 80 milioni e trasferici tribunali e Procura Un’epoca che si chiude: per decenni è stato uno dei simboli della forza della Lugano finanziaria EFG rassicura: «Restiamo legati al Ticino e rinnoveremo gli edifici di nostra proprietà in centro»

Ottanta milioni: a tanto ammonta l’investimento del Cantone per acquistare lo stabile EFG di viale Franscini (ex Banca del Gottardo) a Lugano. Insieme all’attuale Palazzo di giustizia in via Pretorio, l’immobile costruito da Mario Botta andrà a costituire un polo per la giustizia ticinese «assicurandole così – si legge in una nota del Consiglio di Stato – per i prossimi cinquant’anni spazi adeguati e coerenti dal punto di vista della funzionalità del lavoro». Il messaggio, approvato ieri dal Governo e che ora verrà trasmesso al Gran Consiglio, contiene pure la richiesta di un credito di quasi 6,5 milioni di franchi per la progettazione della ristrutturazione e dell’adeguamento dello stabile EFG, ma anche per uno studio di fattibilità e per la progettazione degli spazi destinati alla sede provvisoria necessaria al momento del cantiere al Palazzo di giustizia. Infatti, nei prossimi anni verranno intrapresi anche i lavori di rimessa a nuova dello stabile di via Pretorio (il costo preventivato ammonta a 83 milioni) e nel frattempo il Ministero pubblico verrà trasferito nella sede di via Bossi. Si tratta di lavori importanti e di cifre altrettanto importanti: sono quasi 224 i milioni di franchi che verranno investiti nel periodo 2020/2032 per completare il nuovo polo della giustizia.

Un luogo centralissimo
«Negli ultimi anni alla ricerca di uno spazio per la giustizia – spiega il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – abbiamo valutato molte varianti, ma una delle condizioni poste era di poter disporre di uno stabile che fosse rappresentativo e degno del terzo potere» (il palazzo ex Banca del Gottardo sarà sede del Tribunale d’appello, che rappresenta il terzo potere del sistema democratico cantonale, n.d.r.). A far propendere il Cantone ad acquistare lo stabile, la disponibilità di metri quadri, la posizione centrale così come pure il suo essere un simbolo. Il palazzo è stato infatti per anni uno dei veri cuori della Lugano finanziaria. È stato la sede della Banca del Gottardo negli anni della sua massima espansione e ha poi vissuto, nel 2008, la fusione con la BSI e infine l’assorbimento in EFG.

La ripartizione e i tempi
Nella sede di viale Franscini saranno sotto lo stesso tetto tribunali e uffici, compreso il Tribunale d’appello che attualmente si trova a Locarno, il Tribunale penale cantonale e la Corte d’appello e di revisione penale, la Pretura penale e il Tribunale di espropriazione. Nel Palazzo di giustizia ristrutturato troveranno spazio invece Ministero pubblico unificato (sedi di Lugano e Bellinzona), Magistratura e Polizia. L’accordo con l’istituto bancario prevede che EFG occupi per i prossimi tre anni il palazzo Botta, dove i lavori di ristrutturazione partiranno nel 2024. Nel 2032 saranno invece terminati quelli che riconsegneranno il «vecchio» Palazzo di giustizia al Ministero pubblico.

Secondo il direttore Gobbi, «l’acquisto del palazzo EFG rappresenta non solo un miglioramento a livello logistico, ma anche un investimento per il futuro. Di immobili importanti realizzati da Mario Botta il Cantone non ne possiede molti: questo è anche un riconoscimento dell’autorità cantonale nei confronti del maestro».

Cornaredo resta un’opzione
La Città di Lugano aveva chiesto formalmente al Cantone di portare Palazzo di giustizia (o almeno una parte di esso) in una delle future due torri la cui realizzazione è prevista al nuovo polo sportivo degli eventi. Ipotesi a questo punto non più realizzabile. «Era un’opzione – spiega il capodicastero Roberto Badaracco – che abbiamo sempre tenuto in considerazione. Il Cantone però, nonostante diverse sollecitazioni, non ci ha mai fatto sapere le sue intenzioni. Le nostre porte restano comunque aperte». Ma la perdita del Cantone rischia di compromettere il progetto (che verrà tra l’altro presentato oggi)? «No», risponde il sindaco Borradori. «Una torre sarà occupata dagli uffici della città e l’altra ospiterà contenuti abitativi. Esiste ancora la possibilità che il Cantone porti degli uffici a Cornaredo. In questo caso potrebbero utilizzare parte dello stabile che sorgerà di fronte ai Pompieri». Come spiega dal canto suo Gobbi, «la variante di uno spostamento a Cornaredo era ipotizzabile per le attività amministrative, ma non certo per la giustizia». In ogni caso, conclude, «il discorso non è ancora completamente chiuso visto che abbiamo ancora altri servizi da riposizionare».

Che farà l’istituto?
EFG ha fatto sapere in una nota di «rimanere legata al Ticino» e che si concentrerà sugli stabili già di sua proprietà, come lo storico Palazzo Riva.

*****

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 27 novembre 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12467643

Il Cantone acquista lo stabile ex Banca del Gottardo e definisce la pianificazione delle sedi delle autorità giudiziarie

Il Cantone acquista lo stabile ex Banca del Gottardo e definisce la pianificazione delle sedi delle autorità giudiziarie

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua seduta di mercoledì 27 novembre 2019, ha approvato il messaggio con la richiesta di un credito di 80 milioni di franchi per l’acquisto dell’immobile ex Banca del Gottardo dell’arch. Mario Botta a Lugano di proprietà di EFG Bank SA, e di un credito di 6.44 milioni di franchi per la progettazione della relativa ristrutturazione e adeguamento logistico. Tale credito servirà pure per uno studio di fattibilità e per la progettazione degli spazi destinati alla sede provvisoria, necessaria al momento della ristrutturazione del Palazzo di giustizia di Lugano (PGL).

È un passaggio decisivo, quello siglato dal Governo, per l’amministrazione della Giustizia nel Canton Ticino. Oltre ad entrare in possesso di uno degli stabili amministrativi di maggior prestigio nel centro di Lugano, a meno di 300 metri dall’attuale Palazzo di giustizia, il Consiglio di Stato ha definito l’assetto logistico e infrastrutturale del futuro delle Autorità inquirenti (Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia), delle Autorità giudiziarie (Tribunale d’appello, Pretura civile di Lugano, Tribunale d’espropriazione, Uffici del giudice dei provvedimenti coercitivi, Pretura penale e Consiglio della Magistratura), di altri servizi amministrativi cantonali (Servizio nuove entrate dell’Ufficio della migrazione, Ufficio dell’incasso e delle pene alternative), nonché di altri servizi amministrativi del Luganese (e qui si parla dell’Ufficio del registro fondiario, dell’Ufficio di esecuzione, dell’Autorità di prima istanza LAFE, dell’Ufficio dei fallimenti, dell’Ufficio dello Stato civile, della messaggeria e verosimilmente delle Autorità regionali di protezione). Alcune modifiche nell’occupazione e assegnazione degli spazi, segnala il messaggio, potrebbero intervenire in corso d’opera, anche perché l’arco temporale per completare questa importante ristrutturazione si sviluppa dal 2020 al 2032.

Un Polo per la Giustizia ticinese
Con questa decisione il Consiglio di Stato creerà a Lugano – nelle due sedi scelte, ossia nell’attuale Palazzo di giustizia completamente ristrutturato e nello stabile ex Banca del Gottardo – un polo per la Giustizia ticinese, trasferendovi anche le autorità di prima istanza penale, quando queste precedentemente erano previste a Bellinzona nel ristrutturando Pretorio. Ma a Bellinzona si rafforzerà la presenza del Tribunale penale federale, le cui esigenze di nuovi spazi legati all’istituzione di una Corte di Appello federale indipendente decisa dall’Assemblea federale il 17 marzo 2017 saranno soddisfatte con l’assegnazione di un intero piano nel futuro Pretorio, che ospiterà pure la Polizia cantonale (con Gendarmeria e Polizia giudiziaria), la Pretura civile di Bellinzona e le Strutture carcerarie cantonali con celle per la carcerazione preventiva.

Il valore dell’immobile
Il Consiglio di Stato sottolinea l’ottima collaborazione con i vertici di EFG Bank SA. Il Cantone, dopo aver valutato attentamente diverse alternative, ha individuato nello stabile costruito dall’arch. Mario Botta ed inaugurato nel 1988 la struttura potenzialmente migliore per dare alla Giustizia ticinese oltre che una sede di prestigio, anche un immobile rispondente a tutte le necessità di spazio. A questo punto EFG Bank SA si è dimostrata disponibile ad entrare in materia sulla vendita. Per stabilire il prezzo dello stabile, il Consiglio di Stato – attraverso la Sezione della logistica – ha fatto esperire dettagliate perizie, che hanno portato in ultima analisi a stabilire un valore di 80 milioni di franchi per un edificio definito in eccellente stato e composto da 6 piani fuori terra e da 3 piani interrati, suddiviso in 4 blocchi, per una superficie totale di 24’862 metri quadrati, di cui 9mila ad uso uffici, 3mila per l’autorimessa da 106 posti auto, 4’800 per archivi e 2mila per i servizi tecnici. Il 22 novembre scorso le due parti – CdS e EFG Bank SA – hanno firmato una lettera d’intenti che, riservate le competenze del Parlamento, stabilisce i termini dell’acquisto. In particolare EFG Bank potrà rimanere nello stabile per un periodo indicativo di 3 anni dal momento dell’acquisto.

Fasi del progetto, operatività e costi
Per garantire l’operatività della Magistratura ticinese nel corso di tutte le fasi di ristrutturazione, in particolare del Palazzo di giustizia di Lugano, è stata individuata una sede provvisoria nello stabile di via Bossi, che – debitamente ristrutturato per una spesa preventivata in 5 milioni di franchi – permetterà di far spazio a quei servizi, soprattutto il Ministero pubblico, che dovranno traslocare per i lavori al PGL. Gli uffici ospitati nell’edificio di via Bossi, ossia la Pretura civile di Lugano, il Tribunale delle espropriazioni e l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, entreranno invece nei nuovi spazi dell’ex Banca del Gottardo. Le varie fasi dei lavori si svilupperanno dal 2024, con la ristrutturazione dell’immobile progettato dall’architetto Botta, al 2032, quando il PGL sarà definitamente ristrutturato e consegnato al Ministero pubblico. Le uscite totali d’investimento per l’acquisto dell’ex Banca del Gottardo (80 milioni di franchi), per la sua ristrutturazione e adeguamento (55.9 milioni di franchi), per la ristrutturazione e adeguamento del Palazzo di giustizia di Lugano (83 milioni di franchi), nonché per l’adeguamento della sede provvisoria nello stabile di via Bossi (5 milioni di franchi) ammontano quindi a 223.95 milioni di franchi, che verranno investiti nel periodo 2020/2032. Al termine di un lungo iter, fatto di proposte, di analisi, di possibili soluzioni il Consiglio di Stato è convinto di presentare al Parlamento una proposta lungimirante, realistica e fattibile, che assicura alla Giustizia ticinese dei prossimi 50 anni spazi adeguati e soprattutto coerenti da un punto di vista della funzionalità del lavoro.

Divisione della giustizia: nominata la coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica

Divisione della giustizia: nominata la coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica

Comunicato stampa

Il Governo ha nominato nella sua ultima seduta la Signora Chiara Orelli Vassere quale coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica presso la Direzione della Divisione della giustizia. Una nuova figura voluta dal Dipartimento delle istituzioni cui è stata attribuita la gestione istituzionale di questa importante tematica.

Classe 1965, domiciliata nella Città di Lugano, Chiara Orelli Vassere ricopre attualmente la carica di Direttrice di SOS Ticino – Soccorso Operaio Svizzero – e vanta una solida e comprovata esperienza dal profilo istituzionale anche a livello di tematiche sociali.
La Signora Orelli Vassere implementerà, d’intesa con la Direttrice della Divisione della giustizia, la nuova figura di coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica, predisponendo in particolare il piano di azione cantonale e i vari progetti volti alla messa in atto della Convenzione di Istanbul e delle leggi federali in materia.
Oltre alla rappresentanza istituzionale in gruppi di lavoro e conferenze nazionali e inter-cantonali, questa nuova figura coordinerà altresì la comunicazione, le campagne di sensibilizzazione nonché la formazione sul tema, garantendo e promuovendo i contatti con tutti i partner del settore sul piano cantonale, inter-cantonale e federale.
La nomina di questa importante figura è resa nota oggi proprio in concomitanza con la ventesima Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e vuole segnare la risposta delle Istituzioni alla necessità di avvalersi di un punto di riferimento proprio in questo ambito. Un fenomeno, quello della violenza domestica, che già oggi nel nostro Cantone vede impegnati diversi servizi pubblici e molteplici enti sul territorio, che in questo periodo hanno promosso diverse lodevoli iniziative allo scopo di sensibilizzare la popolazione sull’argomento e promuovere la consapevolezza nei confronti della violenza tra le mura di casa, che non va assolutamente sottovalutata.

Divisione della giustizia: nominato il nuovo responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Divisione della giustizia: nominato il nuovo responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato il Signor Siva Steiner nuovo Capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, con entrata in funzione dal 1° dicembre 2019 in sostituzione dell’attuale responsabile Luisella Demartini-Foglia, prossima al pensionamento.

Classe 1967, domiciliato nel Comune di Capriasca, Siva Steiner vanta una solida esperienza quale Operatore sociale all’interno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, in cui è attivo dal 1999, e più in generale nell’ambito del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure. Le competenze maturate negli anni si rileveranno fondamentali alfine di adempiere i compiti previsti nella direzione dell’Ufficio, che persegue quale scopo principale la prevenzione e il controllo del rischio di recidiva tramite l’azione educativa e la reintegrazione sociale, assicurando, durante la detenzione, l’assistenza sociale a tutte le persone che ne fanno richiesta. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa propone e controlla anche l’esecuzione delle misure penali previste dal Codice penale nei casi di malattie psichiche, dipendenze, giovani adulti e internamento. Si occupa pure della tematica relativa alla violenza domestica, per quanto concerne la gestione di autori o autrici. Inoltre, gestisce l’esecuzione delle pene cosiddette “esterne” contestualmente alla sorveglianza elettronica e al lavoro di pubblica utilità.
Il Signor Steiner entrerà formalmente in funzione a contare dal 1° dicembre 2019, succedendo all’attuale responsabile, Luisella Demartini-Foglia, prossima al pensionamento dopo un’esperienza ultratrentennale nel settore dell’esecuzione delle pene e delle misure. Un’esperienza intrapresa dall’interessata con passione e professionalità.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione di ringraziare Luisella Demartini-Foglia per l’impegno e la dedizione profusi quotidianamente nell’esercizio della sua funzione. Il Governo formula i migliori auguri al Signor Siva Steiner per l’inizio dell’attività e per le sfide che l’attendono in favore dell’Amministrazione cantonale.

‘Una legge che tutela tutti’

‘Una legge che tutela tutti’

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 novembre 2019 de La Regione

Fiduciari, il governo vara la revisione della normativa.
E ribadisce la necessità di mantenerla.

Finanziari sotto la vigilanza federale. Regime autorizzativo confermato per commercialisti e immobiliari.

“Una legge nata negli anni Ottanta, che risulta da un lato pienamente coerente con gli sviluppi legislativi federali, dall’altro attuale ancora oggi nel perseguire i suoi scopi di protezione dei clienti, rafforzando la loro fiducia in una piazza economica ticinese che deve continuare a essere stabile e funzionante, valorizzando altresì i tanti professionisti seri ivi operanti”. È con queste parole che il Consiglio di Stato conclude il messaggio riguardante la revisione della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario (LFid), messaggio che ha varato ieri, come segnala in una nota. Ed è con quelle parole che invita il parlamento ad approvarlo. In Ticino l’attività di fiduciario è disciplinata per legge dal 1985 (a tutt’oggi è l’unico cantone ad avere una legge ad hoc). La normativa è stata riformata da governo e Gran Consiglio nel 2009, con entrata in vigore tre anni più tardi del nuovo testo, dopo essere stato sostanzialmente avallato dal Tribunale federale. Siamo dunque alla seconda revisione, questa volta “dettata” dall’introduzione – il prossimo 1° gennaio – di due leggi federali: quella sugli istituti finanziari (LIsfi) e quella sui servizi finanziari (LSerfi). Occorre pertanto adeguare a queste ultime la legge ticinese. Il Consiglio di Stato propone quindi di abolire il regime autorizzativo cantonale per i fiduciari finanziari (gestione patrimoniale, consulenza negli investimenti…), dato che “saranno assoggettati alla vigilanza a livello federale”, ovvero alla vigilanza della Finma: sarà infatti l’Autorità federale che sorveglia i mercati finanziari ad autorizzare l’attività. Ma il governo non si è limitato ad adattare la LFid alle imminenti disposizioni volute da Berna. Al Gran Consiglio suggerisce anche il mantenimento del regime autorizzativo cantonale per le altre due categorie di fiduciari: i commercialisti e gli immobiliari. Se il parlamento seguirà l’Esecutivo, commercialisti e immobiliari per esercitare dovranno, come oggi, essere preliminarmente autorizzati dall’Autorità di vigilanza, organo previsto dalla LFid e indipendente dall’Amministrazione cantonale.

Elaborato in seno al Dipartimento istituzioni dalla Divisione giustizia, diretta da Frida Andreotti, il messaggio prima di venir licenziato dal Consiglio di Stato è stato posto in consultazione. Diversi gli enti che il governo ha interpellato: Federazione ticinese delle Associazioni di fiduciari, Autorità di vigilanza sulle professioni di fiduciario, Organismo di autodisciplina dei fiduciari del Canton Ticino, Associazione bancaria ticinese, Camera di commercio, Camera dell’economia fondiaria, Centro studi Villa Negroni, Ministero pubblico, Tribunale d’appello, Ordine degli avvocati e Ordine dei notai, Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana, Associazione inquilini, nonché i sindacati Ocst, Vpod, Sit, Unia e Uss. “In generale la proposta di revisione della legge viene accolta positivamente dagli attori consultati, che ne postulano il mantenimento per i fiduciari commercialisti e immobiliari, riconoscendo come il testo legi- slativo abbia creato trasparenza e certifi- cato la professionalità dei fiduciari, a tutto vantaggio dei clienti”, scrive l’Esecutivo. Una sola voce fuori dal coro: quella dell’Oad-Fct, l’Organismo di autodisciplina dei fiduciari, che ha chiesto l’abrogazione della LFid (vedi articolo sotto). Una legge che va invece mantenuta, afferma e ribadisce il capo del Dipartimento istituzioni. «Non è un’esigenza manifestata da questa o quella categoria, ma dalla stragrande maggioranza di quelle che sono state consultate – rileva Norman Gobbi, interpellato dalla ‘Regione’ –. La legge tutela non solo i fiduciari che operano correttamente, ma i clienti e dunque l’intera comunità. Del resto – aggiunge il consigliere di Stato – non sono mancate le sanzioni dell’Autorità di vigilanza nei confronti anche di fiduciari commercialisti o immobiliari che tali non erano, poiché privi dell’autorizzazione a esercitare. E se pensiamo ai procedimenti penali per reati finanziari, una buona fetta degli intermediari coinvolti era abusiva. L’autorizzazione inoltre certifica il possesso di titoli di studio e di competenze professionali».

Stranieri criminali: il problema esiste

Stranieri criminali: il problema esiste

C’è modo e modo di dare una notizia, ma c’è modo e modo anche di camuffare la realtà dando una notizia. È successo questa settimana sui quotidiani (anche ticinesi): 9mila stranieri sono stati condannati nel 2018 in Svizzera; di questi criminali stranieri, 1.693 sono stati espulsi dalla Svizzera. “C’è ancora chi tenta di sottovalutare il problema dei criminali stranieri – afferma il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. E infatti nessun media ha cercato di farci capire se queste condanne sono tante o poche rispetto all’insieme delle condanne comminate dalle autorità penali svizzere. E allora io dico che sono veramente tantissime, perché questi stranieri fanno parte di un ristretto gruppo persone. Non fanno parte dei cittadini stranieri con il permesso di dimora o di domicilio (la stragrande maggioranza della popolazione straniera in Svizzera, che ha raggiunto circa il 25% del totale degli abitanti), ma sono stranieri con permesso L (per dimoranti temporanei), permesso F (per persone ammesse provvisoriamente), permesso N (per richiedenti l’asilo), permesso S (per persone bisognose di protezione), lasciando fuori da questa statistica i frontalieri. Se pensiamo che 9mila condanne corrispondono a circa la metà del totale delle condanne comminate dai Tribunali elvetici per reati al codice penale, ma che la popolazione di riferimento di questi stranieri non supera il 5% dell’insieme della popolazione in Svizzera, ben si comprende l’alto tasso di criminalità legato alla loro presenza” – sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il gruppo più numeroso è rappresentato da cittadini provenienti dall’Africa, seguito da quelli degli Stati dell’ex Jugoslavia. “Rimango sempre basito quando sento che non c’è un problema di criminalità con determinate categorie di stranieri. E lo dico senza fare generalizzazioni, ma perché i dati mostrano chiaramente un’altra cosa. Credo sia giusto non banalizzare la questione e discreditare chi dichiara che qui siamo di fronte a un problema. E sono convinto che la lotta contro questo genere di criminali debba proseguire sulla scorta di quanto definito dal codice penale”. Allargando le cifre, prendendo quindi in considerazione non solo le condanne per reati al Codice penale, ma anche quelle contro la Legge della circolazione, la legge stupefacenti e la legge stranieri, osserviamo che nel 2018 gli svizzeri condannati sono stati 41mila, gli stranieri 57mila, di cui 24mila dimoranti o domiciliati, 31mila con altri tipi di permesso (vedi sopra) e 1700 con uno statuto sconosciuto. Teniamo sempre conto che la popolazione straniera rappresenta il 25% circa del totale degli abitanti in Svizzera.

Si parla tanto di integrazione, ma questi dati mettono a nudo una realtà diversa. “La Confederazione e il Cantone, anche per il tramite del Dipartimento delle istituzioni, nonché i Comuni e numerose associazioni fanno un’attiva azione rivolta all’integrazione degli stranieri. Ma è evidente che chi vuole davvero integrarsi – sia nella fase di richiesta dell’asilo, sia dopo l’ottenimento di un permesso di rifugiato – non fa parte di questo gruppo  a rischio, generalmente composto da giovani adulti tra i 19 e i 29 anni ”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Antenna violenza domestica, tre papabili

Antenna violenza domestica, tre papabili

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 ottobre 2019 de La Regione
Coordinatore/trice cantonale per la gestione del dossier

Tre papabili. Da cinquantatré, tante erano le candidature inoltrate alla scadenza del concorso, si è scesi, dopo una selezione basata sulla carta e una serie di colloqui, a tre profili.
Quelli che la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni sta prendendo in considerazione per il posto di coordinatore/trice chiamato/a a gestire il dossier riguardante la violenza domestica in Ticino.
Un fenomeno – la violenza (fisica, verbale, psicologica) tra le mura di casa – che resta purtroppo di attualità e che vede vittime soprattutto le donne. Da qui l’idea del Dipartimento di dar vita a una figura istituzionale che sul tema collaborerà strettamente anche con la direzione della Divisione giustizia. Una collaborazione volta fra l’altro a realizzare un piano di azione cantonale per concretizzare e monitorare – indicava il bando di concorso pubblicato il 9 luglio – i vari progetti per l’attuazione della Convenzione di Istanbul su prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, così come delle normative federali in materia, fra cui la legge che intende rafforzare la tutela delle vittime e che dovrebbe entrare in vigore nel luglio dell’anno prossimo. I tre candidati (ci sono profili sia femminili che maschili) su cui si è concentrata l’attenzione della Divisione saranno ora sottoposti a degli assessment.
«Nella valutazione e nella scelta verrà coinvolto anche il Dipartimento della sanità e della socialità – dice, da noi contattata, Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia –. Mi auguro che il Consiglio di Stato possa procedere alla nomina del coordinatore o della coordinatrice nel corso del mese di novembre». Il concorso si era chiuso il 23 luglio e più di cinquanta sono state le candidature. Diverse quelle di accademici. Chi con formazione in campo giuridico, chi in ambito sociale e chi in quello economico. Il/la coordinatore/trice dovrà pure partecipare «a commissioni cantonali e intercantonali, stilare rapporti e curare campagne di sensibilizzazione», ricorda Andreotti. A fine anno, intanto, scadranno i mandati dei membri del Gruppo cantonale di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica: «Vorrei proporre – sostiene Andreotti – una composizione maggiormente rappresentativa degli enti che si occupano dell’argomento».

Certificato di solvibilità: attenzione a un sito internet non ufficiale

Certificato di solvibilità: attenzione a un sito internet non ufficiale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni segnala che da qualche tempo circola in rete un sito internet che propone di ottenere online il certificato di solvibilità, versando anticipatamente un importo di Fr. 37.00. Si tratta di un’operazione del tutto estranea agli Uffici esecuzione del Canton Ticino.
Si ricorda infatti agli utenti che il certificato di solvibilità è ottenibile compilando il formulario online sul sito ufficiale dell’Amministrazione cantonale al prezzo di Fr. 18.00 (Fr. 17.00 + Fr.1.00 per spese di spedizione).
Si invita pertanto la popolazione a far capo agli Uffici di esecuzione (www.ti.ch/uef) che garantiscono il costo stabilito dalla legge (Ordinanza sulle tasse riscosse in applicazione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento) nonché l’ottenimento di quanto richiesto.
Infine, si rammenta che se la richiesta è completa, corretta e inoltrata entro le ore 15.30, il certificato sarà spedito il giorno stesso tramite posta tradizionale (posta A).