“Ecco come si migliora la Giustizia ticinese”

“Ecco come si migliora la Giustizia ticinese”

Passi misurati per ottimi risultati

Pur essendo stato accolto all’unanimità, il potenziamento del Tribunale d’Appello ha dato la stura in Parlamento alle solite critiche di chi vorrebbe a tutti i costi risolvere i problemi della magistratura semplicemente dando più risorse. Sentiamo il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: “Beh, in primo luogo incasso l’unanimità di consenso espresso dal Gran Consiglio per questo potenziamento che garantirà al Tribunale d’Appello un funzionamento migliore, soprattutto pensando alla lotta contro la criminalità, in particolar modo quella finanziaria obiettivo che vogliamo perseguire prioritariamente”. Sul tema della riforma generale per potenziare la Giustizia ticinese? “La cosa più semplice – sottolinea Gobbi – sarebbe quella di accogliere tutte le istanze di potenziamento che ogni ordine e grado del potere giudiziario avanza. Ma non è il modo giusto di intervenire, anche se sarebbe quello più comodo. È indispensabile procedere attraverso una verifica dell’efficienza e dell’efficacia dei processi che portano a una sentenza. E quando parlo di efficacia ed efficienza mi riferisco anche a quanto dettomi dal presidente del Tribunale federale, che constata come le sentenze del nostro Tribunale d’appello siano tra le più lunghe di tutta la Svizzera.  È una richiesta che il mio Dipartimento e in ultima analisi il Governo chiedono alla nostra Magistratura, affinché vi sia un impiego giustificato e consono dei soldi dei contribuenti ticinesi”.

“In questi ultimi anni e mesi – prosegue il consigliere di Stato Gobbi – seguendo questo modus operandi e mantenendo un costante dialogo con la Magistratura siamo riusciti a ottenere buoni risultati. L’ultimo esempio è il messaggio approvato settimana scorsa dal Consiglio di Stato sul potenziamento,  questa volta, del Ministero pubblico, messaggio che ora verrà esaminato dal Gran Consiglio. Ciò può avvenire perché sullo sfondo di tutto vi è il lavoro prodotto grazie al progetto di “Giustizia 2018”, che non è stato chiuso in un cassetto, ma anzi ci ha mostrato carenze, opportunità e priorità da seguire. Tra le priorità ricordo che abbiamo messo il tema delle Autorità regionali di protezione (ARP), ambito molto sensibile su cui stiamo lavorando. Ho capito – e con me il Governo e gli stessi magistrati – che non si può sognare una rivoluzione in un settore – la Giustizia cantonale – che ha bisogno di grande stabilità”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

 

Segretari giudiziari anche in aula

Segretari giudiziari anche in aula

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 di TG di Teleticino

http://teleticino.ch/il-tg/non-e-un-cerotto-YN1690515

****

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 settembre 2019 de La Regione

Dal governo il messaggio definitivo per il pp in più.
Maggiori competenze ai collaboratori dei magistrati Potenziamento del Ministero pubblico: sulle misure ora la parola al Gran Consiglio

Spetta ora al Gran Consiglio pronunciarsi sui provvedimenti per rafforzare organico e azione della Procura. Conclusasi intorno alla metà di agosto la consultazione sulle misure proposte dal Dipartimento istituzioni, il Consiglio di Stato ha varato ieri il messaggio definitivo. Confermando, spiega il governo stesso in una nota, gli elementi principali del potenziamento del Ministero pubblico prospettati dalla bozza di messaggio che il Dipartimento aveva sottoposto al parere del Consiglio della magistratura, degli uffici giudiziari, della Polizia cantonale e dell’Ordine degli avvocati. Ossia: un procuratore pubblico in più, da inserire nel gruppo di pp impegnato nelle inchieste sui reati economico-finanziari, e l’assegnazione di competenze decisionali ai segretari giudiziari, stretti collaboratori dei magistrati inquirenti, per quel che concerne il cosiddetto penale minore. Con una novità, che è frutto della consultazione: nell’ambito dei procedimenti contravvenzionali e previa autorizzazione del procuratore generale, i segretari giudiziari dovrebbero poter non solo emanare decreti d’accusa o di abbandono, ma anche – aggiunge l’Esecutivo nel messaggio appena licenziato – “rappresentare il Ministero pubblico nelle sedi giudiziarie competenti”. Dovrebbero dunque poter, ad esempio, sostenere l’accusa in tribunale (Pretura penale) in caso di opposizione o redigere ricorsi.
Tutto questo parlamento permettendo, dato che il passaggio da ventuno procuratori – pg compreso – a ventidue e l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari richiedono una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Prima di approdare al plenum del Gran Consiglio, il messaggio verrà esaminato e discusso dalla commissione Giustizia e diritti.

‘Continuità nella gestione delle procedure delegate’
Tornando ai possibili futuri compiti dei segretari giudiziari, l’obiettivo, sottolinea il governo nel messaggio, è di “sgravare i procuratori pubblici dalla responsabilità dei procedimenti contravvenzionali di natura bagatellare per i quali la pena comminata è esclusivamente la multa”. Questi procedimenti “costituiscono circa il 10 per cento delle entrate annuali del Ministero pubblico (pari a circa 1’200 incarti), casistica di competenza in particolare della Sezione di polizia”, ovvero della squadra di pp dedita alle inchieste su tutti gli illeciti non finanziari. Il governo propone pertanto di conferire al procuratore generale “la facoltà di autorizzare singoli segretari giudiziari – solo quindi quelli che saranno ritenuti idonei – ad assumersi la responsabilità dei procedimenti esclusivamente contravvenzionali, in luogo dei rispettivi procuratori pubblici”. Singoli segretari, poiché, scrive il Consiglio di Stato, “non tutti i segretari giudiziari, per assenza di specifica formazione (accademica), potranno infatti essere autorizzati dal procuratore generale ad agire autonomamente”.
Insomma, il nuovo articolo di legge confezionato dal governo “permetterà a singoli segretari giudiziari di dirigere il procedimento penale nei casi contravvenzionali e meglio: condurre le indagini, trasmettere le citazioni, emanare i decreti di non luogo a procedere, sospendere o abbandonare il procedimento penale, emanare i decreti d’accusa, promuovere l’accusa”. E, per l’appunto, “rappresentare il Ministero pubblico nelle sedi giudiziarie competenti, redigere atti ricorsuali, risposte, osservazioni a reclami ecc.”. Nel messaggio si sottolinea che “l’estensione della delega alla rappresentanza del Ministero pubblico nelle sedi giudiziarie competenti a giudicare l’eventuale impugnativa derivante da una decisione di archiviazione del procedimento contravvenzionale (tramite decreto di non luogo a procedere, decreto d’abbandono o di sospensione) o di opposizione a un decreto d’accusa, discende dall’evidente opportunità di continuità nella gestione delle procedure delegate, nell’ottica di una gestione efficiente ed efficace del procedimento”. Secondo il Consiglio di Stato “appare difatti evidente la necessità che a seguire l’incarto sia la persona che lo ha istruito sin dal principio, piuttosto che indurre un procuratore pubblico a riprenderlo, con un dispendio di tempo e risorse non trascurabile”. A questi segretari giudiziari, osserva dal Dipartimento istituzioni la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, «si darebbe così anche la possibilità di crescere professionalmente». Afferma il direttore del Dipartimento Norman Gobbi: «Ho preso atto con soddisfazione del fatto che il pg Andrea Pagani ha nel frattempo introdotto un sistema di monitoraggio del lavoro dei singoli procuratori e questo per una gestione efficace dell’ufficio».

Licenziato il Messaggio di potenziamento del Ministero pubblico

Licenziato il Messaggio di potenziamento del Ministero pubblico

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio volto al potenziamento del Ministero pubblico con un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare e all’estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari. Misure tese a rispondere alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia penale cantonale.
Il Governo – a seguito della procedura di consultazione svoltasi nel corso dell’estate – ha confermato il principio di potenziamento del Ministero pubblico con un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare, licenziando il rispettivo Messaggio governativo di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. La proposta governativa – che recepisce le indicazioni del procuratore generale circa l’importante evoluzione dell’attività nel settore economico-finanziario e la relativa complessità di trattazione degli incarti – verte sull’attribuzione al Ministero pubblico di un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare che andrà a supportare l’attività della Magistratura inquirente nel contesto dei reati economico-finanziari. Il/la procuratore pubblico aggiuntivo/a sarà coadiuvato/a da un/a segretario/a giudiziario/a e da un/a collaboratore/trice con compiti amministrativi, che andranno quindi a costituire una nuova “colonna” all’interno del Ministero pubblico.
Nel Messaggio è parimenti confermata la proposta di estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari del Ministero pubblico, segnatamente nell’ambito delle contravvenzioni. Una proposta che mira a sgravare l’attività dei procuratori pubblici, attivi in particolare nella sezione di polizia, responsabilizzando i loro stretti collaboratori giuristi. Spetterà al procuratore generale autorizzare puntualmente l’estensione delle competenze nei confronti dei segretari giudiziari.
Queste misure, rammentiamo, sono accompagnate da alcuni interventi puntuali. Tra questi si richiama la decisione del Governo che a inizio luglio ha potenziato il Ministero pubblico con tre segretari giudiziari aggiuntivi, direttamente attribuiti al procuratore generale. Essi supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria in particolar modo nel settore dei reati economico-finanziario, rispondendo altresì anche all’introduzione della nuova figura del perito contabile presso l’Ufficio dei fallimenti, contestualmente alla lotta contro gli abusi fallimentari.
Il potenziamento complessivo del Ministero pubblico si aggiunge ai potenziamenti decisi negli scorsi mesi dal Consiglio di Stato per quanto attiene all’organico del Tribunale di appello in particolare, a dimostrazione della volontà del Governo – e per esso del Dipartimento delle istituzioni – di fornire una risposta chiara alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia cantonale.

Sorvegliato speciale

Sorvegliato speciale

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 9 settembre 2019 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12163657

A Magliaso prima degli omicidi
Il pregiudicato italiano arrestato venerdì si trovava già in Ticino, dove aveva chiesto il permesso di dimora

Il 51enne arrestato venerdì in un B&B di Magliaso ha accettato l’estradizione immediata. E così, in settimana verrà consegnato alle autorità giudiziarie d’oltre confine. Gli inquirenti calabresi lo accusano del duplice omicidio di due agricoltori di Petilia Policastro, suoi cugini, uccisi a Mesoraca il 21 aprile scorso.
L’uomo, già condannato in Italia e ritenuto vicino alla potente cosca dei Nicoscìa, è un nome noto alla giustizia ticinese. In passato era stato infatti oggetto di un procedimento penale per droga, conclusosi nel 1991.
A Magliaso – si è appreso sempre lunedì – era giunto prima dell’omicidio, in compagnia di un lontano parente. Aveva regolarmente notificato il suo arrivo, inoltrando la richiesta per il permesso di dimora. Permesso poi negatogli in ragione dei precedenti penali.
In attesa della risposta aveva iniziato a lavorare saltuariamente nell’edilizia. Lo ha dichiarato a verbale. Così come ha confermato di essere stato ricoverato, nell’ultimo mese, in un nosocomio luganese.
La sua presenza non era comunque sfuggita alla polizia cantonale, che lo sorvegliava da qualche tempo. Gli agenti hanno sentito anche il famigliare arrivato a Magliaso con il 51enne. Né lui né altri sono indagati dalla procura ticinese.

 

«Passo dopo passo una Giustizia più celere»

«Passo dopo passo una Giustizia più celere»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 10 settembre 2019 del Corriere del Ticino

Per contrastare i reati economico-finanziari arriverà un nuovo procuratore pubblico
Per contrastare l’aumento degli incarti legati ai reati economico-finanziari occorre dotare il Ministero pubblico di un procuratore pubblico supplementare. Ne è convinto il Consiglio di Stato che a luglio ha espresso un sì di principio su proposta delle Istituzioni. Terminata la consultazione, domani il messaggio approderà sul tavolo dell’Esecutivo per il via libera definitivo. Intanto Norman Gobbi annuncia che «si stanno valutando altri potenziamenti».

Terminata la consultazione c’è chi auspicava un passo più deciso. La soluzione proposta è un cerotto che non risolve la situazione?
«Il Consiglio di Stato ha sì proposto di aumentare il numero dei procuratori pubblici, ma nel corso dell’estate ha potenziato il Ministero pubblico con tre segretari giudiziari supplementari, figure chiave che supportano i procuratori pubblici nella loro attività. L’aumento di risorse che comporta un onere complessivo di circa 1 milione di franchi non lo definirei un cerotto, ma una decisione importante per la giustizia ticinese. Questo aumento potrà tuttavia giovare all’attività del Ministero pubblico solo se sarà accompagnato da misure incisive di organizzazione interna, di gestione e di conduzione dell’Autorità giudiziaria, nell’ottica di una sua funzionalità spedita e regolare».

Con questa mossa si rafforza il settore dei reati economico-finanziari. Non c’è però il rischio di creare disequilibrio con altri rami della giustizia sotto pressione?
«Effettivamente il potenziamento del Ministero pubblico potrebbe comportare delle conseguenze sul carico di lavoro delle autorità giudiziarie poi chiamate a giudicare i casi che vengono loro sottoposti. La funzionalità della Magistratura è un valore importante. Il Governo monitora costantemente la situazione e l’evoluzione dell’attività delle autorità giudiziarie e interviene quindi, come si è visto per il Tribunale penale cantonale per esempio, laddove giustificato. Attualmente difatti si stanno valutando altri potenziamenti, come pure riassetti, di alcune autorità giudiziarie».

Sul potenziamento del Tribunale penale cantonale la Commissione giustizia e diritti ha sollevato «perplessità sul modo di procedere del Governo», lamentando la mancanza di un «concreto progetto di riorganizzazione della Giustizia». Allora si naviga a vista?
«Va premesso che la Giustizia nel Canton Ticino funziona e lo constata annualmente il Consiglio della magistratura, che vigila sull’operato delle autorità giudiziarie. Se qualche anno fa ritenevo che si potesse intervenire con una riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario (ndr. il progetto denominato «Giustizia 2018»), con il mio Dipartimento ci si è resi conto che un progetto globale è oltremodo complesso nella sua organizzazione e concretizzazione, anche dal profilo del consenso di tutti gli attori del sistema giudiziario. Da qui gli interventi puntuali e mirati laddove giustificato. Ciò non significa navigare a vista: la visione d’insieme permane, ma occorre intervenire per priorità, tenendo conto anche delle risorse a disposizione per i progetti legati alla Magistratura. La priorità oggi anche per il Governo è la riorganizzazione delle Autorità di protezione».

Il Ticino è uno dei cantoni con il numero più basso di procuratori pubblici. Ma se la Giustizia arranca a subirne le conseguenze non è il cittadino?
«Occorre sempre fare molta attenzione ai paragoni anche in ambito giudiziario, dove ogni Cantone è organizzato in modo diverso. Un raffronto serio deve basarsi sulla conoscenza dell’organizzazione giudiziaria cantonale, di dati statistici accurati e completi anche riguardo al personale di supporto ai procuratori pubblici in generale. Il potenziamento del Ministero pubblico ticinese è una risposta decisa a fronte delle esigenze di questa autorità ed è voluta per rafforzare la fiducia e la credibilità della cittadinanza in questa istituzione».

Il 2020 è dietro l’angolo. Come la mettiamo con il progetto Giustizia2018?
«Il progetto “Giustizia 2018”, l’ho detto più volte, mantiene – seppur nella sua denominazione temporale ormai superata – tutta la sua attualità nel proprio fondamento, volendo predisporre una riflessione complessiva sull’organizzazione della giustizia cantonale. Gli spunti scaturiti dai vari gruppi di lavoro sono oggetto di approfondimenti puntuali nell’ambito di diversi interventi legislativi; è il caso per esempio, delle Autorità di protezione tramite le conclusioni del gruppo di lavoro sulle Preture».

Da oltre otto anni è a capo delle Istituzioni. Come sono cambiati i rapporti con il Ministero pubblico?
«Parlo in generale dei rapporti con la Magistratura. Constato che in questi ultimi anni si è instaurato un rinnovato e rinvigorito dialogo, grazie alla Divisione della giustizia, pur sempre nella fisiologica dialettica delle rispettive posizioni».

All’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini ha auspicato maggior autonomia per la Giustizia. La situazione è davvero così critica?
«Direi di no, anche perché all’intervento del presidente del Tribunale di appello non vi è stato alcun seguito da parte di altri magistrati. La Magistratura ha altre priorità».

In Magistratura ci sono sempre stati arrivi e partenze. Ma negli ultimi anni sembra che ci sia una sorta di accelerazione. C’è da preoccuparsi?
«Non direi. Il turnover di magistrati si verifica prevalentemente al Ministero pubblico, conosciuto per vari avvicendamenti insiti nella natura dell’attività svolta. Nelle altre autorità giudiziarie la situazione è stabile».

Deboli contro la mafia

Deboli contro la mafia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 settembre 2019 de La Regione

Il fenomeno sarebbe sottovalutato in Svizzera, mancando norme specifiche
Il deputato Matteo Quadranti domanda maggiore coordinazione tra Mpc e Procura cantonale

In una recente intervista al portale swissinfo.ch, il procuratore generale della repubblica di Cantanzaro Nicola Gratteri ha affermato che “la ’ndrangheta è presente da decenni in Svizzera. Malgrado la buona collaborazione con l’Italia, il sistema giudiziario elvetico non è adeguato alla realtà criminale presente sul suo territorio”. Il magistrato italiano ha anche affermato che alcuni reati, come per esempio quello di associazione mafiosa, in Svizzera sono trattati in maniera più lieve rispetto al sistema legislativo italiano. “Questo è un problema che non riguarda solo il sistema giudiziario elvetico, ma tutta l’Europa dato che negli ordinamenti non c’è il reato di associazione di stampo mafioso. Il reato che in Svizzera gli si avvicina è quello di associazione segreta (organizzazione criminale, art. 260 ter C.P, ndr), la cui pena va da uno a cinque anni. Una pena ridicola se si pensa che in Italia corrisponde alla condanna che rischia una persona in possesso di una pistola con matricola abrasa”. “Per le mafie è quindi conveniente delinquere in Svizzera, così come è conveniente farlo nel centro e nel Nord dell’Europa. Le pene sono molto basse e il rischio di essere indagati esiste solo se le polizie italiane fanno delle indagini”. Il deputato al Gran Consiglio Matteo Quadranti (Plr), proprio partendo da questa intervista del magistrato Gratteri, ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere come funziona la collaborazione tra Ministero pubblico della Confederazione, presente con un’antenna in Ticino, e l’autorità giudiziaria cantonale. Quadranti ricorda che l’art. 260 ter del Codice penale prevede anche che «quando l’attività mafiosa o legata a un’organizzazione criminale si svolge all’estero ma con risultati anche in Svizzera, fosse anche il transito di denaro e quindi poi il reato di riciclaggio ai sensi dell’art. 305 bis, la Svizzera può e deve di principio attivarsi per sanzionare e catturare i responsabili ovunque si trovino». Ed è qui che Quadranti fa l’esempio del traffico di stupefacenti e in particolare di cocaina che sarebbe – almeno in Europa – per gran parte in mano alla ‘ndrangheta e alla mafia albanese. «Il denaro transita anche dal sistema svizzero», fa notare il deputato liberaleradicale. Anche in Ticino – continua – la cronaca spesso e volentieri tratta di traffico internazionale di stupefacenti (da Albania, Kossovo, Repubblica Dominicana, Colombia e Brasile). «Le autorità penali ticinesi reprimono tale attività, ma nelle rete cadono solo i pesci piccoli, mentre più raramente sul nostro territorio si arriva a colpire i trafficanti più grossi sino a eventualmente smantellare le attività criminali di tipo mafioso a livello internazionale», ci dichiara Quadranti che ricorda anche che dal potenziamento del Ministero pubblico per i reati fallimentari «ci si potrebbe attendere qualche filone d’indagine internazionale relativo alla provenienza di fondi illeciti per creare aziende dove magari il credito bancario è ristretto: artigianato edile e ristorazione, per esempio».

Su alcuni temi sollevati da Quadranti, abbiamo interpellato il Ministero pubblico cantonale il quale ci ha risposto che “da prassi, non si esprime su tematiche sollevate in atti parlamentari pendenti”. «Risponderemo a Quadranti, con i tempi e i modi previsti dalla legge», afferma invece il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni.

Troppi detenuti alla Stampa, si pensa a un carcere femminile

Troppi detenuti alla Stampa, si pensa a un carcere femminile

Da www.ticinonews.ch

Quindici celle in più per il carcere penale La Stampa e un penitenziario femminile a Torricella-Taverne

Quindici celle in più per il carcere penale La Stampa e un penitenziario femminile a Torricella-Taverne. Il Cantone risponde così al sovraffollamento delle strutture carcerarie. Che nel 2018 hanno superato il 91% della capienza. “Le nuove celle alla Stampa saranno pronte nei primi mesi dell’anno prossimo – dice al Caffè il direttore delle strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini – e cinque di queste sono pensate per i detenuti con problemi psichiatrici, dotate di spazi di terapia e socializzazione”.
Ogni carcerato al posto giusto. È questo l’obiettivo della Commissione di sorveglianza sulle condizioni di detenzione del Gran Consiglio. Anche se oggi non è ancora così. “Non avendo la Stampa spazi idonei per le donne, queste ultime devono scontare la loro reclusione al carcere giudiziario La Farera – osserva Gina La Mantia, presidente della Commissione -. Ma nel penitenziario giudiziario i regimi restrittivi sono molto più severi rispetto al carcere penale. Il personale fa quello che può, cercando di migliorare la situazione, ma quello della condizioni di detenzione delle donne rimane un tasto dolente”. Che però sarà sistemato, con un penitenziario femminile a Torricella-Taverne. Una struttura oggi destinata alle persone in esecuzione di pena.

Tutti i dettagli nell’edizione odierna de Il Caffé

Legge fiduciari, le novità in consultazione

Legge fiduciari, le novità in consultazione

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 agosto 2019 de La Regione

In consultazione l’adeguamento della normativa cantonale alle nuove disposizioni varate a Berna Il Dipartimento: ‘I finanziari saranno assoggettati alla vigilanza federale.
Per i commercialisti e gli immobiliari autorizzazioni invece da mantenere’.

Si propone di abolire il regime autorizzativo per i fiduciari finanziari, visto che saranno assoggettati “alla vigilanza a livello federale”, ma di mantenerlo per i commercialisti e gli immobiliari. Inoltre, vengono suggerite alcune “puntuali” modifiche normative, ad esempio per quel che riguarda i requisiti per l’ottenimento del nullaosta a operare. L’annunciato progetto di revisione della LFid, la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario, è dall’8 agosto in consultazione. Elaborata dalla Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni, in collaborazione con l’Autorità di vigilanza sui fiduciari, per adeguare il testo ticinese alle leggi federali sugli istituti finanziari (LIsFi) e sui servizi finanziari (LSerFi), la bozza di messaggio governativo è stata sottoposta – oltre che alla Ftaf, la Federazione delle associazioni fiduciarie, e alla stessa Autorità di vigilanza – al Ministero pubblico, al Tribunale d’appello, all’Ordine degli avvocati e a quello dei notai, all’Associazione bancaria, a quelle dei consumatori (Acsi) e degli inquilini (Asi), alla Camera di commercio, alla Camera dell’economia fondiaria (Catef) e ai sindacati. Alle cerchie interessate il capo del Dipartimento Norman Gobbi e la direttrice della Divisione Frida Andreotti hanno dato un mese – fino all’8 di settembre – per formulare eventuali osservazioni sui cambiamenti prospettati. Il tempo d’altronde stringe. Le due leggi federali dovrebbero infatti entrare in vigore il prossimo gennaio (il condizionale è d’obbligo). A inizio 2020 sarà quindi pronta anche la rivista normativa cantonale? Il Dipartimento istituzioni lo spera, consapevole comunque che molto dipenderà dal contenuto delle prese di posizione degli enti consultati e dall’iter della revisione legislativa in Gran Consiglio.

Gli operatori: 1’500 a fine 2018
In Ticino l’attività di fiduciario è disciplinata per legge dal 1985: da allora per svolgere le professioni di fiduciario finanziario (gestione patrimoniale…), di fiduciario commercialista o di fiduciario immobiliare occorre un’autorizzazione. Che dal 2012 viene rilasciata dall’Autorità di vigilanza, organo indipendente dall’Amministrazione cantonale. Le dimensioni (e l’importanza) del parabancario sono riassunte anche nei numeri menzionati nel documento in consultazione. Alla fine dello scorso anno in Ticino, annota la Divisione giustizia, “le persone autorizzate a esercitare iscritte nell’albo cantonale dei fiduciari erano 1’500 (tre in più rispetto al 2017), per un totale di 1’841 autorizzazioni: 1’184 fiduciari con una sola autorizzazione, 282 con due autorizzazioni e 34 con le tre autorizzazioni (finanziario, commercialista, immobiliare ndr)”.

Ora, la Legge federale sugli istituti finanziari e la Legge federale sui servizi finanziari, approvate dalle Camere poco piu di un anno fa per rafforzare la tutela dei clienti, rendono necessaria una revisione della ticinese LFid. In base alle disposizioni varate a Berna, anche i fiduciari finanziari saranno assoggettati alla vigilanza della Finma. Sarà quest’ultima, autorità federale che vigila sui mercati finanziari, ad autorizzare l’esercizio dell’attività, spiega il Dipartimento istituzioni. Il quale propone di sopprimere in Ticino il regime autorizzativo per i fiduciari finanziari, essendo prossimamente sottoposti “alla vigilanza federale e non più a quella cantonale”. Chiede invece di conservare il citato regime per i commercialisti e gli immobiliari: anche in futuro la loro attività andrebbe autorizzata. Nel progetto di messaggio si suggerisce poi di apportare dei correttivi alla legge cantonale. Per esempio aggiungendo “un ulteriore requisito ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione”: il fiduciario che la sollecita, “oltre a non trovarsi in stato di insolvenza comprovata da un attestato di carenza beni o in stato di fallimento, non deve trovarsi in stato di sovraindebitamento certificato da un estratto dell’Ufficio esecuzione per debiti indipendenti da eventuali precetti relativi alla propria attività di fiduciario (ad esempio tasse o premi di cassa malati o assicurativi non pagati)”.

‘LFid efficace’
L’adattamento della normativa ticinese alle nuove direttive federali è stato per il Dipartimento istituzioni anche l’occasione per interrogarsi sull’“efficacia” della legge cantonale sui fiduciari. E al riguardo non ha dubbi: “La LFid deve essere mantenuta”. E questo “tenuto conto dell’importanza economica del settore, della credibilità e della necessità di mantenere un’immagine positiva e attrattiva della piazza economica ticinese, della volontà di proteggere i clienti sul mercato finanziario ticinese e svizzero, della buona fede delle attività commerciali, nell’ottica di garantire una stabilità in un settore oggetto di frequenti pressioni nel rispetto della concorrenza tra i professionisti attivi”. Ma la legge cantonale va conservata “anche per motivi economici e politici di ordine generale”: in Ticino, si osserva nella bozza di messaggio, “negli ultimi decenni il parabancario si è sviluppato in maniera importante, crescendo in quantità ma anche in qualità dei servizi offerti, una garanzia solida di continuità per il futuro e per il benessere del nostro cantone”.

Pp in più, fine consultazione

Pp in più, fine consultazione

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 14 agosto 2019 de La Regione

Documento presto in governo, i tempi dipenderanno però anche dalle osservazioni

Lunedì prossimo si chiuderà la procedura di consultazione avviata intorno alla metà di luglio dal Dipartimento istituzioni sul progetto di messaggio governativo per il potenziamento del Ministero pubblico. Un rafforzamento dell’organico e dell’azione della magistratura inquirente, al quale il Consiglio di Stato ha già espresso un sì di principio, che si intende concretizzare con un procuratore ordinario in più, da destinare alla squadra di pp che indaga sui reati economico-finanziari. Ma anche con l’assegnazione ai segretari giudiziari, dietro autorizzazione del procuratore generale, di competenze decisionali nel penale ‘minore’, e meglio nell’ambito dei procedimenti contravvenzionali (per esempio emanazione di decreti d’accusa o di non luogo). Queste le principali misure prospettate nel documento spedito in consultazione, in cui si stabilisce pure che la Procura “indirizza al Consiglio di Stato, entro un anno dall’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio, un rapporto in merito alla riorganizzazione del Ministero pubblico, proponendo i necessari adeguamenti legislativi volti a incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’autorità giudiziaria e dare riscontro alle criticità emerse”. Il procuratore generale, il presidente del Consiglio della magistratura, i vertici del Tribunale d’appello, della Corte dei reclami penali, del Tribunale penale, della Corte di appello e revisione penale, dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e della Pretura penale, nonché il Magistrato dei minorenni, il comandante della Polizia cantonale e l’Ordine degli avvocati (Oati): sono i rappresentanti degli uffici giudiziari e gli enti (nel caso dell’Oati) cui il Dipartimento ha sottoposto il progetto di messaggio. Termine della consultazione, lunedì 19. Dopodiché «valuterò, con la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, le varie prese di posizione sulle misure proposte, alle quali, ricordo, il Consiglio di Stato ha avuto un approccio positivo – afferma il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi –. È mia intenzione portare già a settembre la bozza di messaggio in governo, per l’approvazione. I tempi chiaramente dipenderanno anche dal contenuto delle osservazioni che scaturiranno dalla consultazione». Varato dall’Esecutivo il messaggio definitivo, la parola andrà al Gran Consiglio, dato che per realizzare il potenziamento occorre modificare la Legge sull’organizzazione giudiziaria: prima di approdare al plenum, il documento sarà esaminato e discusso dalla commissione Giustizia e diritti. Se l’aumento del numero dei magistrati otterrà luce verde, i procuratori passeranno da 21 a 22, pg compreso. Nel Canton Ginevra, anch’esso sede di una piazza finanziaria, sono 44…

Concorso per aspiranti Agenti di custodia: prorogata la scadenza del concorso

Concorso per aspiranti Agenti di custodia: prorogata la scadenza del concorso

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica di aver prorogato la data di scadenza del bando di concorso per aspiranti Agenti di custodia per le Strutture carcerarie cantonali al 16 agosto 2019.
Oggi, venerdì 19 luglio 2019, sul Foglio Ufficiale è stata pubblicata la proroga, questo per permettere di poter disporre di più candidature possibili per questa importante funzione nel settore esecuzione pene e misure. Una funzione per la quale è prevista una specifica scuola della durata di 8 mesi, che prenderà avvio nel primo trimestre del 2020.
Il concorso è aperto a donne e uomini nati fra il 1974 e il 1995. Le candidature dovranno pervenire entro il 16 agosto 2019 ed esclusivamente on-line, attraverso il sito www.ti.ch/concorsi. Tutte le informazioni sui requisiti, le competenze e i compiti richiesti agli aspiranti, possono pure essere reperite consultando il sito www.ti.ch/carcere.