Una giustizia in evoluzione

Una giustizia in evoluzione

E’ con piacere che porto a tutti voi il mio personale saluto e quello del Consiglio di Stato in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2015/2016. Saluto molto cordialmente gli stimati membri delle Autorità giudiziarie, i funzionari dell’Amministrazione pubblica, i rappresentanti del Consiglio della Magistratura, della Commissione per la formazione permanente dei giuristi organizzatrice di questa giornata, gli avvocati, i pubblici notai, i collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura, i giornalisti e tutti i presenti.

Saluto quindi in particolare, e ringrazio per il suo prezioso e competente operato a favore della giustizia ticinese da oltre 20 anni, la giudice Emanuela Epiney-Colombo, che nel corso dell’autunno beneficerà della pensione. La giudice Epiney-Colombo – lo ricordo e anche per questo esprimo la mia gratitudine – oltre al quotidiano lavoro presso il Tribunale di appello, ha messo a disposizione le sue competenze a favore dei cittadini, allestendo numerose pubblicazioni in materia di diritto di famiglia. Formulo quindi alla giudice Epiney- Colombo i miei più sentiti auguri per il futuro.

Non sono mancati nel corso dell’anno anche alcuni avvicendamenti e nuove nomine di Magistrati. Rinnovo il benvenuto alle due nuove procuratrici pubbliche Pamela Pedretti e Roberta Arnold, elette lo scorso anno dal Parlamento, formulando loro i miei migliori auguri per un lavoro proficuo ed efficiente. Auguri che vanno estesi anche ai nuovi 16 giudici supplenti del Tribunale di appello nominati negli scorsi mesi, come pure ai giudici di pace e giudici di pace supplenti entrati in carica nel corso dell’ultimo anno, ai nuovi membri del Consiglio della Magistratura e della Commissione di ricorso sulla magistratura, avv. Luca Beretta Piccoli, rispettivamente avv. Alfio Mazzola, quest’ultimo in sostituzione dell’avv. Renzo Respini che ringrazio parimenti del suo operato.

Un pensiero riconoscente lo esprimo ricordando Eros Ratti, scomparso lo scorso aprile; noto costituzionalista ticinese, già giudice di pace del Circolo del Gambarogno, capo dell’allora Ispettorato dei Comuni, oggi Sezione degli Enti locali e autore di diversi testi divulgativi, tra il quale il più completo manuale di diritto elvetico dei Comuni. A lui vada la nostra gratitudine per l’importante impegno a favore della comunità.

Gli avvicendamenti in seno al corpo della Magistratura ticinese evidenziano come tutto sia mutevole e in continua evoluzione. Proprio perché viviamo in una società sempre più “liquida”, come sostenuto dal sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman, l’acqua per natura stessa non è mai ferma, poiché diverrebbe stagnante. Sappiamo tutti per esperienza diretta che l’acqua stagnante inizialmente è ricca di vita, ma poi questa vitalità, se non rigenerata, viene a decadere. Per questo ho sempre inteso la vita e le sue sfide come ruscelli e torrenti, che in un modo o nell’altro trovano la loro via, secondo il principio dell’acqua che scorre. E la Magistratura non fa difetto da questi concetti: talvolta scende velocemente a valle, talvolta si ferma in laghetti, ma non può mai arrestarsi nel suo evolvere e nel trovare la sua via di evoluzione.

L’amministrazione della giustizia implica un continuo adeguamento alle mutate esigenze della società, proprio perché ne è anche l’espressione. Gli ultimi dodici mesi sono stati molto intensi per la giustizia ticinese: come avevo già avuto modo di illustrarvi lo scorso anno, il progetto Giustizia 2018 procede a grandi passi. Li ripercorro con voi, rammentandovi che con Giustizia 2018, il Dipartimento delle istituzioni si prefigge di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, che sappia rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini che chiedono sì, la resa di una giustizia “giusta”, ma anche in tempi ragionevoli.

Dopo il gruppo di lavoro sull’organizzazione delle preture nel febbraio 2014, nei mesi successivi anche gli altri tre gruppi di lavoro sulle giudicature di pace, sulle competenze in materia di contravvenzioni e sul Tribunale di appello hanno presentato i loro rapporti all’attenzione del Governo.

Nel contesto di Giustizia 2018, il 23 dicembre dello scorso anno il Consiglio di Stato ha quindi licenziato il primo messaggio connesso al progetto, presentando il proprio rapporto in materia di protezione del minore e dell’adulto e alcune proposte legislative per la riorganizzazione del settore. Questo tema – molto importante – sarà il primo a dover essere affrontato ed esaminato dal Gran Consiglio nei prossimi mesi. Dalla decisione di principio del Parlamento, che dovrebbe confermare il passaggio da modello amministrativo a modello giudiziario delle autorità di protezione, come già deciso, deriverà la nuova organizzazione delle preture. Indipendentemente dall’impostazione adottata, la riforma avrà implicazioni finanziarie rilevanti sia per il Cantone sia per i Comuni. In questa fase, in collaborazione con i Comuni e mediante la Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni stiamo raccogliendo i dati sui costi attuali del diritto di protezione a carico dell’ente pubblico.

Il Consiglio di Stato ha nel frattempo incaricato il Dipartimento delle istituzioni di preparare un messaggio che concretizza le proposte del gruppo di lavoro sulle giudicature di pace: tra le proposte principali figurano la ridefinizione dei comprensori delle giudicature in modo da avere dei comprensori omogenei per dimensioni, con conseguente diminuzione del numero delle giudicature e dei giudici di pace, la rielaborazione del sistema di retribuzione e il rafforzamento ulteriore della formazione. Il Governo, seguendo quanto proposto dal gruppo di lavoro, intende confermare le competenze giudiziarie attuali del giudice di pace e mantenere l’elezione popolare del giudice di pace.

Il Dipartimento delle istituzioni è inoltre stato incaricato di approfondire dal profilo finanziario, logistico e del personale la proposta formulata dal gruppo di lavoro denominato “Competenze in materia di contravvenzioni”. Ricordo che questo gruppo di lavoro ha proposto di riunire in un’unica autorità penale delle contravvenzioni, le competenze di perseguimento delle contravvenzioni attualmente distribuite tra diversi uffici cantonali e il Ministero pubblico. In questi giorni il Dipartimento sta quindi costituendo un nuovo gremio che si occuperà dei necessari approfondimenti.

Infine, riguardo all’ultimo gruppo di lavoro, quello sul Tribunale di appello e la sua organizzazione, il Consiglio di Stato, preso atto delle proposte formulate, soprattutto quella di passare da un sistema di autonomia finanziaria e amministrativa a tutte le autorità giudiziarie, ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni a sottoporre alle autorità giudiziarie una proposta di autonomia gestionale e amministrativa. La consultazione prenderà avvio nei prossimi mesi e permetterà anche di sensibilizzare la Magistratura sui costi e i ricavi dell’apparato giudiziario cantonale, che come già indicatovi lo scorso anno, con particolare riferimento ai costi, oggi si attestano a oltre 60 milioni l’anno e non accennano a diminuire. La consultazione, terrà altresì conto delle problematiche sorte a seguito della modifica legislativa che ha introdotto la competenza delle Magistrature permanenti quali autorità di nomina del personale. Ricordo a tal riguardo, che la Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti dispone che le autorità giudiziarie, nell’esercizio delle loro competenze di autorità di nomina, devono in ogni caso attenersi ai regolamenti e alle direttive sulla gestione del personale emanati dal Consiglio di Stato. A titolo di esempio, segnalo che le richieste di avanzamenti di carriera dei funzionari attivi nel potere giudiziario, non possono essere accettate, visto la decisione di blocco presa dal Governo.

Nel gennaio di quest’anno, il Consiglio di Stato, determinando il prosieguo del progetto Giustizia 2018, ha deciso l’istituzione di tre ulteriori gruppi di lavoro che negli scorsi mesi hanno cominciato l’attività. Il primo gruppo di lavoro prevede la riorganizzazione del Ministero pubblico, compresa tra l’altro, ma non solo, dell’esame degli strumenti di conduzione nonché dell’introduzione di un sistema di carriera. Il secondo concerne l’organizzazione della nuova futura prima istanza penale che riunirà Pretura penale e Tribunale penale cantonale. Il terzo gruppo di lavoro si sta occupando di rivedere totalmente la legge sugli onorari dei magistrati, per adeguarla alla situazione attuale e agli aggiornamenti della legislazione intervenuti nel corso degli anni in materia di pubblico impiego sia a livello cantonale che federale.

I gruppi di lavoro si stanno quindi confrontando, con la più ampia libertà, con temi quali l’introduzione di un sistema rivolto ai magistrati di definizione degli obiettivi quantitativi e qualitativi da raggiungere annualmente, pena, per esempio, il rifiuto di esercitare un’attività accessoria o persino, in casi gravi, la revoca della nomina. Oppure ancora, l’introduzione di un periodo di prova dei magistrati, o ancora la reintroduzione di una carriera retributiva, con conseguente revisione dei salari così come oggi determinati. Altro tema oggetto di riflessione è l’esercizio a tempo parziale dell’attività di magistrato, ciò che favorirebbe in particolare la presenza femminile tra i magistrati. Ricordo per finire, anche l’interessante idea provocatoria lanciata da un professore all’Università di Ginevra, Thierry Tanquerel, di istituire un Consiglio superiore della Magistratura intercantonale quale organo indipendente di sorveglianza sui magistrati. Tutte questioni, quelle che vi ho appena indicato, che ancora una volta evidenziano la continua evoluzione della giustizia proprio perché non possiamo permetterci, gettando l’occhio ad altre realtà cantonali e a quella federale, di avere un’amministrazione della giustizia che sia simile ad uno specchio d’acqua ferma, immobile o persino gelata.

Nell’ambito del progetto Giustizia 2018 vi sono anche aspetti che possono essere considerati per certi versi minori perché toccano un numero ridotto di persone e riguardano un numero modesto di procedure. Giustizia 2018 persegue l’obiettivo di semplificare le procedure laddove possibile e di migliorare l’efficienza dell’apparato giudiziario in tutti i suoi aspetti e quindi anche in campi limitati. In questo ambito rientra il messaggio licenziato il 25 febbraio 2015 dal Consiglio di Stato per trasferire al Tribunale cantonale amministrativo le competenze attualmente esercitate dalla Commissione cantonale di ricorso in materia di LAFE.

Nei mesi scorsi, visto l’interesse suscitato da questo importante progetto che ha preso avvio ormai quattro anni fa e l’esigenza quindi di permettere a tutti i cittadini, ma anche agli addetti ai lavori, di seguire costantemente l’evoluzione della riforma, è anche stato attivato un sito internet specifico: www.ti.ch/G2018. Qui è possibile consultare tutti rapporti dei gruppi di lavoro e accedere ad altri documenti riguardanti il progetto. Vista la portata del tema, reputo importante garantire la trasparenza, così da permettere a tutte le persone interessate l’accesso agevole alle informazioni. Giustizia 2018 è un cantiere importante per il nostro Cantone. Un progetto che favorisce il confronto e la riflessione, la nascita, il rilancio e il consolidamento di nuove idee, volte a favorire l’operato del potere giudiziario in favore dei cittadini.

Considerata la grande riorganizzazione in corso dell’assetto della giustizia ticinese, non potevamo sottovalutare o tralasciare la situazione logistica generale della giustizia ticinese. Per questo motivo, ci siamo mossi su più fronti per trovare una sistemazione logistica adeguata e soddisfacente a tutte le autorità giudiziarie ticinesi. Innanzitutto il Dipartimento ha identificato una serie di indirizzi logistici, condivisi anche dal Consiglio di Stato, per garantire appropriate sedi per la Magistratura ticinese e per pianificare le sedi delle autorità giudiziarie. In questo senso si intende: centralizzare le competenze per il perseguimento penale e le prime istanze penali a Bellinzona; mantenere sul territorio i Tribunali distrettuali; raggruppare il Tribunale d’appello in una sola sede; distaccare la sede del Consiglio della Magistratura.

Per concretizzare questi obiettivi è stato quindi dapprima necessario aggiornare i contenuti e adeguare i crediti di progettazione per la sistemazione del Pretorio di Bellinzona da 2,9 Mio a 3,8 Mio di franchi. Grazie a questo adeguamento approvato dal Parlamento, si potrà insediare nello stabile del Pretorio di Bellinzona il Tribunale penale cantonale, confermando così la volontà di concentrare nella capitale un comparto interamente dedicato alle prime istanze penali cantonali e l’integrazione degli spazi per i previsti futuri mutamenti delle competenze delle Preture civili. La pianificazione prevede che nel 2016 sarà presentato il messaggio per la richiesta dei crediti di costruzione.
Nel caso del Palazzo di giustizia a Lugano, invece, per quanto concerne la magistratura, è stato richiesto lo scorso aprile al Parlamento un credito supplementare di 3.7 mio di franchi per la progettazione del risanamento edile, impiantistico ed energetico e per la riorganizzazione logistica dell’edificio. È inoltre stata richiesta la concessione di un credito di 200’000 franchi per lo studio di fattibilità per una nuova sede esterna (provvisoria e/o definitiva) per il Tribunale d’appello e il Tribunale d’espropriazione. Non mancheranno quindi sviluppi futuri per quel che concerne gli spazi a disposizione delle autorità giudiziarie. Ricordo, infatti, che il Pretorio di Locarno dovrà essere ristrutturato e si prevede di presentare il messaggio per i crediti di progettazione in questa legislatura, in base allo stato di avanzamento della sistemazione degli spazi nel comparto luganese per ospitare la Corte di appello e di revisione penale.

Per il Tribunale d’appello, prevediamo quindi di poter presentare un messaggio, nel corso dell’autunno di quest’anno, per la sede provvisoria o definitiva. Evidentemente il mio auspicio è di poter garantire un solo trasloco e postulerò questo approccio razionale alla Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia che si occupa di programmare e pianificare la realizzazione di nuove costruzioni e di ristrutturazioni per conto dello Stato. Al momento, siamo in attesa delle valutazioni sempre da parte della Sezione della logistica sulle possibili nuove sedi del Tribunale di appello. Sarà nostra premura tenere regolarmente al corrente il Tribunale di appello, per il tramite del suo Presidente, dell’esito delle valutazioni logistiche e delle conseguenti decisioni.

Altro tema di attualità e già segnalato anche dal Consiglio della Magistratura e dal Presidente del Tribunale di appello, è la sicurezza degli stabili ospitanti le autorità giudiziarie. Alcuni interventi – come la posa di pulsanti di allarme presso le aule penali di Lugano, Mendrisio e Locarno – sono già stati compiuti. Quello che intendo promuovere è tuttavia un concetto di sicurezza coordinato. In questo senso, il Dipartimento sta collaborando anche con i servizi della Confederazione su un primo progetto che sarà quello del Pretorio di Bellinzona.

E dopo questi aspetti legati alla logistica, passo ora alla legislazione. Come noto, il 1° luglio 2015 entreranno in vigore la legge sul notariato e la legge sulla tariffa notarile. Dopo le riforme che hanno coinvolto la procedura penale, la procedura civile e la procedura amministrativa e la revisione totale della legge sull’avvocatura, la legge sul notariato è l’ultima tra quelle che toccano l’attività dei giuristi a essere totalmente rivista.

Nei prossimi anni l’attenzione sarà focalizzata sugli aspetti organizzativi delle autorità giudiziarie per rafforzare l’apparato giudiziario e migliorarne ulteriormente l’efficienza e l’efficacia. D’altronde, questo è il vero obiettivo che il Dipartimento delle istituzioni si è posto nel giugno 2011 quando ha dato avvio al progetto Giustizia 2018. E quando si parla di buon funzionamento della giustizia, efficienza ed efficacia, è inevitabile notare come sia fondamentale poter assicurare un’adeguata procedura di selezione dei magistrati. Un anno fa, proprio in questa sede, il Presidente del Tribunale di appello Mauro Ermani, sul tema della nomina dei magistrati, aveva chiesto alla politica una riflessione sui noti accadimenti connessi con l’elezione di una procuratrice pubblica, suggerendo di prendere spunto dal modello per la nomina dei giudici federali, più libero da vincoli partitici. Il Consiglio di Stato, nell’attesa dell’evasione da parte del Parlamento di una mozione risalente al 2005 sul tema, ha risposto lo scorso novembre a vari atti parlamentari sempre relativi alla procedura di designazione dei magistrati dell’ordine giudiziario. Pur ritenendo di spettanza del Gran Consiglio l’approfondimento del tema, il Governo ha ribadito il suo orientamento per l’adozione di un modello analogo a quello della Confederazione, ovverosia, l’istituzione di una Commissione giudiziaria incaricata di preparare l’elezione, che si avvalga del supporto di una Commissione d’esperti indipendenti per la valutazione delle candidature proposte al Parlamento per l’elezione. Attendiamo quindi ora che il Parlamento avvii le discussioni su questo importante tema, determinante anche per il corretto funzionamento della giustizia.

Arrivo alla conclusione. Molti di Voi, signore e signori giudici e avvocati, siete stati coinvolti e siete coinvolti nei lavori di Giustizia 2018. Voglio quindi qui in conclusione esprimere un sentito ringraziamento per il Vostro contributo attivo alla causa della giustizia. Le riflessioni costruttive, rispettose e vincolate dagli interessi della collettività che avrete modo di fare, permetteranno di garantire e migliorare il nostro sistema giudiziario. Perché come l’acqua che scorre, l’amministrazione della giustizia non può arrestarsi nel suo evolvere, ma deve trovare la sua via di evoluzione. A beneficio degli operatori tutti della giustizia, ma soprattutto dei cittadini.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Discorso pronunciato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2015/2016
1° giugno 2015, Lugano – Palazzo dei congressi, Fa stato il discorso orale

Decreti d’accusa contro alcuni agenti di custodia

Decreti d’accusa contro alcuni agenti di custodia

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto dell’emanazione di quattro decreti d’accusa e due decreti d’abbandono contro altrettanti agenti di custodia impiegati presso le Strutture carcerarie per l’episodio occorso il 21 marzo scorso al Carcere giudiziario La Farera.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi tiene a ribadire il suo sostegno e la sua fiducia nell’operato di tutto il personale attivo presso le Strutture carcerarie, in particolare negli agenti di custodia che svolgono quotidianamente una mansione complessa, quanto estenuante, a tutela della dignità e della legalità dello Stato. Il comportamento assunto da alcuni agenti il marzo scorso causato dalle parecchie provocazioni di un detenuto, se confermato dall’esito della procedura penale, non può in ogni caso essere tollerato.

Correttivi volti alla gestione di questo episodio, che rimane comunque un caso isolato, come costatato dalla Commissione europea per la prevenzione della tortura in visita alle Strutture carcerarie lo scorso aprile, sono stati frattanto implementati da parte del Direttore delle Strutture carcerarie Stefano Laffranchini-Deltorchio. Oltre alle misure di carattere logistico adottate (creazione di celle predisposte per prevenuti particolarmente agitati), sono state ridefinite le procedure d’intervento in caso di persone incarcerate che stanno mettendo a rischio la propria incolumità e quella altrui. Inoltre, è stata incrementata la formazione degli agenti di custodia sull’uso della forza e delle misure coercitive, come pure la formazione dei quadri sulla gestione dell’intervento di contenimento nel suo insieme.

Giudici di pace a metà del guado

Giudici di pace a metà del guado

Da LaRegione l Bilancio e riflessioni all’assemblea di Cadro in attesa del progetto di riforma “Giustizia 2018”. In costante diminuzione le cause degli ultimi tre anni: 9’165 i dossier riferiti all’anno scorso e 115 i reclami al Tribunale d’Appello.

Sebbene il 2014 sia stato un anno «tutto sommato tranquillo» per le giudicature di pace in Ticino, secondo Alfio Indemini , presidente dell’Associazione ticinese dei Giudici di pace, rimangono comunque alcuni temi importanti da sviluppare per contribuire a una migliore razionalizzazione del lavoro di questo settore della magistratura. Questo è principalmente quanto è emerso in occasione dell’assemblea ordinaria generale che si è svolta sabato scorso nella ex sala del Consiglio comunale di Cadro.

L’incontro, a cui hanno partecipato anche il direttore della Divisione giustizia Giorgio Battaglioni, la municipale di Lugano Cristina Zanini Barzaghi e il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, è stato aperto dal presidente dell’associazione il quale ha puntualizzato che la categoria è in attesa delle decisioni del Consiglio di Stato in merito alle proposte formulate dal Gruppo di studio ‘Giudicature di pace’ presentate nei mesi passati. Al centro dell’incontro di sabato infatti le proposte contenute nel progetto ‘Giustizia 2018’ che dovrebbe apportare importanti novità anche nelle suddivisione territoriale delle cause affidate al giudice di pace. In particolare nella sua presentazione dei lavori, Alfio Indemini ha rammentato la proposta di riduzione del numero delle giudicature di pace, portandole dalle attuali 38 a 19 per tutto il cantone con 26 giudici, definendo nuovi comprensori.

Sottolineando l’importanza del principio della formazione continua dei giudici, in particolare in caso di avvicendamenti nei diversi distretti, il presidente dell’associazione, sostenuto anche da alcuni interventi dei presenti in sala, ha evidenziato un altro punto cardine delle proposte messe sul tavolo dal gruppo di lavoro, riguardo il sistema retributivo per i giudici di pace che dovrebbe mantenere il principio dell’onorario, costituito da una parte definita in base alle dimensioni del comprensorio e un’altra determinata sulla base del carico di lavoro. Queste proposte e gli altri suggerimenti portati avanti dal gruppo di lavoro consentirebbero un risparmio per le casse del Cantone di circa 730’000 franchi.

Dopo il moderato aumento registrato nel 2011, negli ultimi tre anni le cause portate davanti al giudice di pace sono in costante diminuzione e lo scorso anno sono state 9’165, mentre i reclami inoltrati nel 2014 al Tribunale d’Appello sono stati 115, di cui accolti (o parzialmente accolti) solo 29. Segno questo della bontà del lavoro dei giudici di pace nel nostro cantone. Nel suo intervento a conclusione dell’assemblea, Norman Gobbi ha evidenziato quanto debba essere «immutata la peculiarità propria del giudice di pace quale magistrato di nomina popolare, unica figura dell’ordine giudiziario ancora designata dal corpo elettorale». Infine, il Consigliere di Stato ha sostenuto che «sembra inevitabile, attesi gli scompensi e le differenze evidenziate, un ripensamento radicale del numero e dell’estensione dei comprensori delle giudicature di pace». A conclusione dei lavori, i presenti si sono quindi dati appuntamento al prossimo anno, in occasione dell’Assemblea del 2016 che si terrà a Malvaglia.

di Dibbi Emmer

Volantini Gobbi-Göring e scontri all’USI, tutto da rifare

Volantini Gobbi-Göring e scontri all’USI, tutto da rifare

Da TIO.CH l Noseda si appella al proscioglimento dell’ex docente. I fatti risalgono al 2012, giudice, in entrambe i casi, era Mauro Ermani, il primo si concluse con una condanna simbolica, il secondo con un nulla di fatto motivato dall’ipotesi che vi fosse stato uno scambio di persona.

Tutto da rifare nelle due vicende giudiziarie che riguardarono l’ex docente autore dei volantini “Norman Gobbi-Göring” e dei disordini No-Tav avvenuti all’USI. Giudice, in entrambe i casi, era Mauro Ermani, il primo si concluse con una condanna simbolica, il secondo con un proscioglimento.
A far riavvolgere il nastro è proprio quest’ultima sentenza, contro cui, come riporta il Corriere del Ticino, il procuratore generale John Noseda ha deciso di appellarsi. Il legale di Norman Gobbi, Aron Camponovo, potrebbe inoltre, come sembra intenzionato a fare, presentare un appello adesivo, ossia un appello incidentale e aggiuntivo a quello del PG, contro la sentenza che vide l’uomo condannato solo per diffamazione e non anche per ingiuria.

Perciò, come detto: tutto da rifare, si torna in aula. I fatti risalgono al 2012, da un lato c’è la vicenda con al centro il ministro Norman Gobbi, paragonato al gerarca nazista Hermann Göring. Alla comparsa del volantino, appeso all’ospedale Civico, Gobbi sporse denuncia portando all’identificazione dell’autore: l’ex docente, che si scoprì in seguito aver preso anche parte ai disordini dell’USI.

Gobbi aveva chiesto un risarcimento di mille franchi, da devolvere in beneficenza, ma la pretesa venne giudicata eccessiva e la vicenda giudiziaria si concluse con una condanna simbolica: il pagamento di un franco di risarcimento e 10 aliquote da 100 franchi (sospese per 2 anni). Sentenza che il giudice Mauro Ermani giustificò sottolineando la tiratura limitata del volantino e l’attitudine del partito di appartenenza del bersaglio del volantino, la Lega, non proprio “immacolato” in quanto ad attacchi.

Parallelamente, l’ex docente era finito in aula anche per i disordini scoppiati all’USI durante una conferenza del procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, che alcuni giorni prima aveva ordinato l’arresto di una ventina di manifestanti No-TAV. L’uomo era infatti stato individuato dal Pg Noseda, anche sulla base delle testimonianze di alcuni agenti, come uno degli autori della manifestazione che degenerò poi in scontri con la polizia accusandolo di sommossa e violenza contro le autorità. Il riesame dei filmati portò il giudice Ermani a notare delle incongruenze rispetto alla versione fornita dagli agenti. Il giudice decise quindi di prosciogliere l’ex docente ritenendo vi fosse stato uno scambio di persona.

http://www.liberatv.ch/articolo/29587/volantini-gobbi-g%C3%B6ring-e-scontri-all%E2%80%99usi-tutto-da-rifare-noseda-si-appella-al

Apertura di procedimenti penali contro tre agenti di custodia

Apertura di procedimenti penali contro tre agenti di custodia

Nell’ambito dell’inchiesta a carico di un prevenuto per violenza contro funzionari, in relazione all’episodio che ha portato il 21 marzo scorso al ferimento di un agente di custodia presso il Penitenziario cantonale e alla successiva apertura di un procedimento penale per il reato di abuso di autorità con conseguente sospensione di un collaboratore del servizio di custodia, il Dipartimento delle istituzioni informa che il Ministero pubblico ha aperto dei procedimenti penali a carico di ulteriori tre agenti di custodia per titolo di abuso di autorità. Eventuali procedure disciplinari verranno comunicate in seguito dal Consiglio di Stato.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ribadisce la sua piena fiducia nel lavoro della Direzione delle Strutture carcerarie e nel personale che giornalmente lavora a contatto con i detenuti. Gli eventuali errori di pochi non possono e non devono mettere in cattiva luce il buon lavoro di tutti gli altri, i quali svolgono irreprensibilmente un compito estenuante, reso ancor più difficile dalle frequenti provocazioni dei detenuti e dall’alto tasso di occupazione delle Strutture carcerarie (vicino al 100%). I comportamenti oggetto dei procedimenti penali, se confermati dall’esito della procedura, sono comunque delle eccezioni che non possono essere giustificate e che, evidentemente, anche in futuro non saranno tollerate.

Come esposto in occasione della conferenza stampa del 10 febbraio 2015, le misure introdotte dal Direttore Stefano Laffranchini stanno già contribuendo a un miglioramento delle condizioni lavorative all’interno delle carceri. La Direzione del Dipartimento delle istituzioni è convinta che l’attuazione e il consolidamento di tutte le nuove misure volute dal Direttore delle Strutture carcerarie contribuiranno ulteriormente al miglioramento della qualità dell’ambiente professionale, con conseguenze positive anche sull’operato degli agenti di custodia. 

Giustizia, cantiere aperto

Giustizia, cantiere aperto

Avanza la riforma denominata Giustizia 2018. Gobbi: ‘Si tratta di modernizzare l’apparato giudiziario ticinese, rendendolo maggiormente efficace ed efficiente’. Tra le proposte quella di conferire autonomia finanziaria alla magistratura. I gruppi di lavoro e le prossime tappe della riorganizzazione.

Dimezzamento del numero delle giudicature di pace; attribuzione alle attuali dieci preture delle competenze anche in materia di diritto tutorio con conseguente cancellazione delle Autorità regionali di protezione (Arp); riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello, con fra l’altro la separazione da quest’ultimo del Tribunale penale cantonale, che unitamente alla Pretura penale formerebbe un’autorità penale “di prima istanza”; conferimento alle autorità giudiziarie dell’autonomia “finanziaria, gestionale e amministrativa” (da stabilire i relativi criteri); introduzione di “una forma di carriera” in magistratura; creazione di un’autorità per il perseguimento delle contravvenzioni. Sono i principali contenuti di ‘Giustizia 2018’, la riforma voluta dal capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi per «modernizzare», rendendolo «più efficace ed efficiente», l’apparato giudiziario ticinese. Riforma tratteggiata dal gruppo di studio costituito nel giugno del 2011 dalla direzione del Dipartimento e composto di funzionari dell’Amministrazione cantonale, le cui proposte (talune inizialmente criticate) sono state in seguito affinate da altri gruppi di lavoro, questi misti, con la presenza cioè anche di magistrati. Il punto sull’avanzamento del cantiere è stato fatto ieri, oltre che da Gobbi, dal giurista del governo Guido Corti e dal responsabile, in seno alle Istituzioni, della Divisione giustizia Giorgio Battaglioni .

Quattro gruppi di lavoro misti hanno rassegnato durante lo scorso anno i rispettivi rapporti. Quello sulle preture si è già tradotto in un messaggio del Consiglio di Stato all’indirizzo del parlamento. Licenziato nel dicembre 2014, chiede che a queste autorità giudiziarie, previo aumento del numero dei pretori aggiunti, venga delegata l’applicazione di norme e misure sulle tutele. Il varo dei messaggi riguardanti il riassetto delle giudicature di pace e del Tribunale d’appello è previsto per il 2016, ha fatto sapere Gobbi: per l’anno successivo quello sulle competenze nell’ambito delle contravvenzioni («Sono necessari ulteriori approfondimenti»). I «principi» contenuti nel documento ‘Giustizia 2018’ uscito nel 2013 dal gruppo di studio «sono stati sostanzialmente ripresi dai quattro gruppi di lavoro», ha osservato durante la conferenza stampa Battaglioni, che con Corti ha fatto parte del team incaricato a suo tempo dal Dipartimento di gettare le basi della riforma. Il governo ha intanto designato altri tre gruppi misti: quello, diretto dal pg John Noseda, sul Ministero pubblico e quelli sulla prospettata autorità penale di prima istanza e sulla revisione della Legge sugli onorari dei magistrati, entrambi coordinati da giudici d’Appello, rispettivamente Mauro Mini e Andrea Pedroli. Il cantiere dunque avanza, in vista di una scadenza – il 2018 – che, ha rilevato Gobbi, «non è stata fissata a caso». Nel 2018, ha aggiunto, scatterà infatti il prossimo rinnovo delle cariche al Tribunale d’appello: l’anno dopo toccherà «alle giudicature di pace» e nel 2020 «alle preture, alla Pretura penale, all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, al Ministero pubblico, alla Magistratura e al Tribunale dei minorenni». Corti non ha dubbi: «In passato ho partecipato a più gruppi di lavoro per la riorganizzazione del sistema giudiziario ticinese: i loro progetti sono però naufragati». In «venticinque» anni, ha evidenziato il consulente giuridico del Consiglio di Stato, «per la prima volta vedo proposte che si stanno concretizzando» Era ora, verrebbe da dire. Considerato che, come ha rammentato Gobbi, «l’organizzazione giudiziaria è sostanzialmente quella dell’inizio del secolo scorso…».

Meno giudicature di pace. Appello e Tpc: ‘Confermata l’esigenza dello scorporo’

Giudicature di pace . Oggi in Ticino «ce ne è una per circolo». A dipendenza anche del numero di abitanti, ha osservato Battaglioni, «abbiamo giudicature alle prese con migliaia di incarti e altre con una decina di cause all’anno: una ‘disparità’ che richiede una riorganizzazione, razionale, del settore». Si propone di scendere da 38 a 19 giudicature. In totale 26 giudici di pace (aboliti i supplenti), che continuerebbero a essere eletti dal popolo. Immutati competenze e statuto. «Saranno sempre dei non professionisti e dei laici, cioè non giuristi», ha spiegato il direttore della Divisione giustizia. Novità nel campo della formazione. «Si pensa – ha precisato Battaglioni – a una formazione di base prima dell’entrata in carica, o al più tardi entro due anni dall’elezione, e poi a una formazione continua». Capitolo Tribunale d’appello (Tda). La cui attuale struttura «è frutto di una riforma adottata nel 1990, quando c’erano 19 giudici, 9 vicecancellieri e 23 funzionari: ora i primi sono 27, i secondi 51 (di cui 19 a tempo parziale) mentre il numero dei funzionari è circa lo stesso». Nuovi numeri che impongono «una nuova gestione delle risorse umane e una nuova organizzazione». L’idea è di passare dalle odierne tre sezioni (diritto civile, diritto pubblico e Tribunale penale cantonale) «a cinque tribunali distinti: appello civile, appello penale, amministrativo, assicurazioni e fiscale». Cinque tribunali «inseriti» nel futuro “Tribunale cantonale”. Il presidente di quest’ultimo resterebbe in carica «cinque anni (oggi due con il Tda, ndr)». Si prevede poi di istituire «un Segretariato generale». Il gruppo di lavoro misto, formato quindi anche da magistrati, ha inoltre «confermato l’esigenza dello scorporo del Tribunale penale cantonale (Tpc, ndr), che è un’autorità di prima istanza, dal Tribunale d’appello», ha sottolineato Battaglioni. Capitolo contravvenzioni . La proposta del sostituto pg Antonio Perugini, coordinatore del relativo gruppo di lavoro, «è di concentrare le competenze in tale settore, oggi assegnate all’Amministrazione e in parte al Ministero pubblico, in un’unica autorità amministrativa – una decina di unità provenienti dai vari dipartimenti – le cui decisioni sarebbero impugnabili direttamente davanti alla Pretura penale».

Anche Carla Del Ponte nel gruppo di lavoro sul Ministero pubblico

Ex pp in Ticino impegnata in inchieste fra l’altro su riciclaggio e crimine organizzato, ex procuratrice generale della Confederazione, già procuratrice del Tribunale penale internazionale chiamato a giudicare i responsabili delle atrocità commesse nella guerra nell’ex Jugoslavia. Da un paio d’anni fa parte della Commissione delle Nazioni unite sui crimini in Siria. C’è anche lei – Carla Del Ponte – nel gruppo di lavoro designato di recente dal Consiglio di Stato – e coordinato dal pg John Noseda – per la riorganizzazione del Ministero pubblico.

«L’obiettivo dell’operazione – ha spiegato Gobbi – è di migliorare l’efficienza della Procura attraverso, tra l’altro, il rafforzamento della sua struttura gerarchica e quindi anche della sua conduzione. Una riflessione in tal senso è stata peraltro caldeggiata pure dal Consiglio della magistratura. E la costituzione del gruppo di lavoro è stata auspicata anche dal procuratore generale Noseda». Gruppo, ha aggiunto il direttore del Dipartimento istituzioni, che sarà chiamato a valutare altresì «l’introduzione di un sistema di carriera connesso con una nuova scala retributiva, che premi pure l’esperienza maturata sul campo dal singolo inquirente». Il ministro si è poi soffermato su un tema di peso del progetto di riforma Giustizia 2018: l’autonomia finanziaria, gestionale e amministrativa «di tutta la magistratura». Attualmente, ha ricordato Gobbi, «è la Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni che si occupa dell’amministrazione finanziaria del potere giudiziario, i cui conti sono inseriti in quelli del Dipartimento. Nel 2013 il budget della giustizia era di 78 milioni». Con «il 1° agosto» di quell’anno, ha rammentato ancora il consigliere di Stato, «in seguito alla modifica della Lord (la Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti, ndr) il potere giudiziario è diventato anche autorità di nomina per quanto riguarda i propri collaboratori (i magistrati sono invece eletti dal Gran Consiglio, ndr)». L’autonomia finanziaria «renderebbe pienamente indipendente la magistratura». Autonomia finanziaria totale o con qualche paletto? Al riguardo ci sono proposte «che verranno presto messe in consultazione presso le magistrature permanenti».

di Andrea Manna, LaRegioneTicino

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Riforma della giustizia, il punto e le decisioni

Riforma della giustizia, il punto e le decisioni

Si è tenuta oggi la presentazione dei nuovi piani del Governo in merito alla riforma della giustizia in Ticino. Nel giugno del 2011, la Direzione del Dipartimento delle istituzioni ha promosso “Giustizia 2018”, il progetto con l’obiettivo di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente. A un gruppo di studio interno all’Amministrazione cantonale è stato quindi assegnato il compito di presentare un documento contenente le possibili riorganizzazioni.

Il documento finale è stato condiviso con un’ottantina di autorità giudiziarie. Il Consiglio di Stato ha tenuto conto delle richieste emerse nella procedura di consultazione e nel luglio del 2013, coinvolgendo gli addetti ai lavori, ha creato quattro gruppi di lavoro per approfondire i temi prioritari: Preture e Autorità regionali di protezione, Giudicature di pace, Tribunale di appello e Competenze in materia di contravvenzioni tra Ministero pubblico e autorità amministrative.

Per quel che concerne, il progetto Preture, l’Esecutivo cantonale ha licenziato il 23 dicembre 2014 il messaggio sul Rapporto in materia di protezione del minore e dell’adulto e proposte legislative per la riorganizzazione del settore richiesto dal Gran Consiglio. Ora sarà il Parlamento esprimersi.

Di recente, il Governo ha formalmente preso atto del lavoro degli altri tre gruppi di lavoro, le cui conclusioni non si discostano molto da quanto inizialmente proposto dal gruppo di studio che ha elaborato il rapporto preliminare. Il Consiglio di Stato ha quindi dato il via libera per la redazione dei messaggi governativi che tengano conto degli indirizzi strategici esposti dai gruppi Tribunale d’appello e Giudicature di pace e ha pure autorizzato gli approfondimenti logistici, finanziari e di risorse umane per il progetto Competenze in materia di contravvenzioni.

Nel frattempo il Governo ha anche deciso la costituzione di tre ulteriori gruppi di lavoro per analizzare e approfondire altre importanti tematiche riguardanti il potere giudiziario:l’organizzazione del Ministero pubblico sarà affrontata dal gruppo coordinato dal procuratore generale John Noseda, l’unificazione delle Autorità penali di prima istanza sarà invece trattata dal gruppo coordinato dal giudice d’appello Mauro Mini e infine la Legge sugli onorari dei magistrati sarà oggetto di revisione totale da parte del gruppo coordinato dal giudice d’appello Andrea Pedroli.

Il Consiglio di Stato ha inoltre ritenuto opportuno condividere con le magistrature permanenti la proposta del gruppo di studio, che ha trovato adesione dal gruppo di lavoro del Tribunale d’appello, di dotare la magistratura dell’autonomia gestionale e amministrativa. In questi giorni, il Dipartimento delle istituzioni si farà quindi promotore di una procedura di consultazione su questo tema.

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro progetto realizzato che si aggiunge a tutto quanto fatto dal mio Dipartimento in questi quattro anni a favore della sicurezza del nostro Cantone. Oggi sono state presentate le nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, unitamente al nuovo Servizio Gestione Detenuti, attivo dal 2013 e facente parte della Polizia cantonale. Un progetto realizzato in tempi rapidi grazie alla stretta collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Strutture carcerarie cantonali.

Le vecchie celle pretoriali di Lugano, così pure quelle di Bellinzona, Mendrisio e Locarno, furono chiuse nel 2006 quando fu aperta La Farera, dopo essere finite anche sulla lista nera di Amnesty International per via del degrado che le caratterizzava e che comprometteva il rispetto dei diritti umani. Negli anni di frequente si è discusso di una loro possibile riapertura, che, come ho avuto modo di sottolineare più volte, era subordinata ad un totale ammodernamento delle celle, che le rendesse conformi agli standard di sicurezza e di vivibilità.

Grazie al lavoro svolto con impegno in questa legislatura è stata resa possibile la realizzazione delle nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, inserita in un progetto globale di gestione delle risorse. Le nuove celle sono infatti legate alla creazione del Servizio Gestione Detenuti.

Questo servizio, per il quale sono stati formati degli agenti di custodia armati, si occupa della sorveglianza dei carcerati, della gestione dei detenuti piantonati, della traduzione delle persone in stato di arresto provvisorio, del trasporto dei carcerati su richiesta delle autorità penali ticinesi e presso le autorità di altri Cantoni, dell’organizzazione dei trasporti intercantonali e dell’allestimento dei profili segnaletici degli arrestati. Insomma, un servizio professionale che gestisce le persone incarcerate all’esterno delle Strutture carcerarie.

In questo contesto, l’apertura delle celle di polizia di Lugano permette di ridurre le incarcerazioni presso La Farera, con un conseguente sgravio delle incarcerazioni notturne in carcere. Il nuovo Servizio Gestione Detenuti ad opera di agenti di custodia armati, consente inoltre di sgravare gli agenti di polizia che non saranno più chiamati ad occuparsi dei piantonamenti e del trasporto dei detenuti.

Questo progetto, fortemente voluto dal sottoscritto, rappresenta un altro tassello importante nella politica di sicurezza implementata dal mio Dipartimento in questo quadriennio.

Norman Gobbi

Strutture carcerarie: un clima di lavoro più sereno grazie a scelte coraggiose

Strutture carcerarie: un clima di lavoro più sereno grazie a scelte coraggiose

I primi 100 giorni di attività del nuovo Direttore delle Strutture carcerarie sono l’occasione per scattare una fotografia attuale sullo stato delle Strutture carcerarie cantonali.

Ma facciamo un po’ di storia. Nel 2007, un rapporto specialistico rilevò la necessità di procedere a delle riorganizzazioni per rendere più efficiente, oltre che più sicuro, l’operato nelle carceri. La gestione del personale era la situazione che destava particolare preoccupazione. Elevato tasso d’assenteismo, cronica mancanza di motivazione e stress psicologico generalizzato derivante dal continuo contatto con delinquenti e criminali, sono solo alcuni sintomi del disagio che regnava fra gli agenti di custodia.

Immediatamente dopo il mio insediamento in Consiglio di Stato nel 2011, recependo le legittime lamentele del personale, proposi al Governo di realizzare una perizia esterna. Il verdetto non fu dei più clementi, anzi. Urgeva un intervento efficace da parte della Direzione in particolare nella gestione del personale. La scelta di dar fiducia nuovamente all’allora Direttore Fabrizio Comandini si rivelò col passare dei mesi inadeguata. Motivo per cui, con l’accordo del Consiglio di Stato, incaricai del gravoso compito, ad interim, Marco Zambetti. Quest’ultimo, in pochi mesi, improntò un nuovo tipo di conduzione delle Strutture carcerarie che portò a dei buoni risultati, in particolare considerando il clima di lavoro.

Dal 1. novembre scorso, la direzione delle Strutture carcerarie è stata assunta da Stefano Laffranchini. Dopo 100 giorni dalla sua entrata in servizio e ad un anno dal cambiamento delle modalità di condotta, posso affermare che i disagi che si sono manifestati negli anni tra gli agenti di custodia, sono solo un ricordo. Nonostante le difficoltà di questa importante e sensibile professione – che oltre a simboleggiare la dignità e la legalità dello Stato, ha un ruolo importantissimo per la nostra sicurezza – il tasso d’assenteismo (indicatore del livello delle condizioni di lavoro e della motivazione) è quasi dimezzato rispetto al 2008. In aggiunta, le esigenze degli agenti hanno guadagnato importanza, essendo divenute un elemento integrante del processo decisionale, ciò che ha restituito dignità alla professione. In questo senso, rappresentativa del nuovo assetto gestionale è l’introduzione del “management by wandering around”, principio secondo il quale le decisioni importanti vengono prese solo dopo aver operato al fronte in prima persona, così da considerare ogni singola problematica cui il personale è confrontato.

Felice del notevole miglioramento intervenuto nel settore carcerario per merito della dirigenza ad interim e della nuova dirigenza, tengo a rivolgere i miei più vivi ringraziamenti al Direttore Stefano Laffranchini, capace di concretizzare con successo tutti gli obiettivi che avevo fissato nei miei primi mesi in Consiglio di Stato.

Norman Gobbi

Torna il sostegno psicologico

Torna il sostegno psicologico

Riattivata in Ticino la ‘rete di intervento d’urgenza’ per le vittime di reati sessuali e maltrattamenti. Luce verde del governo a un progetto pilota. Collaborazione tra pubblico e privato: tra la Polizia cantonale e un’èquipe di specialisti.

Le vittime di abusi sessuali e maltrattamenti potranno nuovamente contare su un immediato aiuto psico-sociale garantito ventiquattro ore su ventiquattro da specialisti. E gli agenti di polizia che in seno alla Cantonale operano nella Sezione reati contro l’integrità delle persone (Rip) potranno tornare a fare, a tempo pieno, il loro lavoro: indagare e assicurare il o i colpevoli alla giustizia. Ciò grazie al «progetto pilota» proposto dal Dipartimento istituzioni e al quale ha dato luce verde la settimana scorsa il Consiglio di Stato. Concretamente, sarà Rete Operativa Sa (sede a Bellinzona) – organizzazione, come si legge nel suo sito internet, di professionisti nei campi psico-sociale e medico-psicologico – ad assicurare il necessario sostegno alle vittime prima, durante e dopo la loro audizione da parte degli inquirenti. Una collaborazione dunque tra pubblico e privato, che riattiva la «rete di intervento d’urgenza»: quella rete, ha ricordato ieri ai giornalisti il commissario e sostituto capo della Rip Marco Mombelli , venuta meno in Ticino nel 2010 in seguito alla revisione della Lav, la Legge federale concernente l’auto alle vittime di reati. La nuova normativa infatti non prevede più l’obbligo per i consultori (Lav) di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro, ovvero anche al di fuori degli orari d’ufficio. E così in questi anni gli investigatori della Rip hanno dovuto fungere pure da psicologi e assistenti sociali.

«Hanno assolto egregiamente e con grande umanità compiti che non erano loro», ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . «Gli otto agenti della Sezione reati contro l’integrità delle persone sono stati formati per fare i poliziotti, non gli assistenti sociali e ogni secondo passato a dare sostegno psicologico alla vittima di un reato è un secondo sottratto all’accertamento dei fatti e alla ricerca del colpevole». L’esigenza di trovare una soluzione era stata manifestata dalla stessa Sezione della Polizia giudiziaria. «Ho avuto diversi incontri con Mombelli e con la responsabile della Rip Michela Gulfi », ha aggiunto il ministro. «Dal 2010 molto, troppo, era stato delegato alla polizia: la Rip si è dovuta far carico di incombenze che non rientravano nelle sue mansioni, nelle sue competenze specifiche», ha affermato a sua volta il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi .

L’imminente collaborazione con gli specialisti di Rete Operativa Sa, diretta da Fabio Spinetti , costerà al Cantone circa 150mila franchi all’anno. Di un biennio la durata del test. «Ma già alla fine del primo anno – ha fatto sapere Gobbi – si valuteranno i risultati ottenuti, anche per decidere, se del caso, ulteriori misure». Il progetto pilota, ha tenuto a puntualizzare il consigliere di Stato, «è frutto della volontà di due dipartimenti: il mio e il Dipartimento sanità e socialità». La volontà «di offrire un servizio di supporto agli inquirenti della Sezione Rip». La quale solo nel 2014, ha indicato il commissario Mombelli, ha aperto trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli, quattordici per coazione sessuale, quindici per violenza carnale e trentadue per violazione del dovere di assistenza o educazione. Trentaquattro incarti per atti sessuali con minori: vale a dire le vittime più deboli, che più di altre abbisognano di un pronto e adeguato sostegno psicologico. E questo «prima, durante e dopo» la loro audizione da parte della polizia, ha sottolineato Mombelli.

L’esigenza di un picchetto era stata espressa anche dal Gran Consiglio. Era il… 2010 e la commissione della Legislazione si pronunciava sulla revisione, confezionata dal governo, della normativa cantonale di applicazione della riformata Lav, cioè della nuova legge federale che non contemplava più l’obbligo per i consultori di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro. Scriveva l’autrice del rapporto, la socialista Pelin Kandemir Bordoli : “La Commissione ritiene opportuno e indispensabile trovare delle soluzioni che consentano il mantenimento di un picchetto che possa garantire una presenza anche al di fuori degli orari usuali d’ufficio”.

L’anno scorso trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli.

di Andrea Manna, LaRegioneTicino, 06.02.2015