Violenza domestica: seconda serata pubblica a Lugano di un ciclo di quattro appuntamenti  

Violenza domestica: seconda serata pubblica a Lugano di un ciclo di quattro appuntamenti  

Comunicato stampa

“Prevenire la violenza domestica nei diversi ambiti della società”: è questo il titolo della seconda serata del ciclo di incontri che la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni organizza nell’ambito delle attività di sensibilizzazione previste dal Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. L’appuntamento è fissato per martedì 6 giugno 2023 alle 18.00 presso il Centro La Piazzetta a Lugano.

A 5 anni dall’entrata in vigore in Svizzera della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, è tempo di bilanci e di nuove prospettive. In tale contesto la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Municipio di Lugano, organizza la seconda delle 4 serate previste durante l’anno, che si focalizzeranno ognuna su uno degli assi strategici delineati nel Piano d’azione cantonale: prevenzione, protezione della vittima, perseguimento dell’autore e politiche coordinate.  
La seconda serata pubblica, dedicata alla prevenzione e dal titolo “Prevenire la violenza domestica nei diversi ambiti della società” è prevista martedì 6 giugno 2023 a Lugano presso il Centro La Piazzetta alle ore 18.00. Alla presenza della Capo Dicastero sicurezza e spazi urbani Karin Valenzano Rossi, parteciperanno al dibattito Luca Dattrino, docente mediatore presso il Centro Professionale Tecnico di Bellinzona, Pepita Vera Conforti, esperta della formazione continua della Divisione della formazione professionale, Francesco Lepori, giornalista RSI, Angelica Lepori Sergi del Collettivo Io l’8 ogni giorno e Emma Brugnoli, rappresentante dei Club di servizio.  
Dopo un bilancio sull’implementazione della Convenzione di Istanbul a livello svizzero a cura di Marie-Claude Hofner rappresentante della Svizzera per il Gruppo di esperti per la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (GREVIO)  e di Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, la Capo Dicastero Karin Valenzano presenterà un progetto pilota di prevenzione in partenariato con la Divisione polizia e con la Divisione socialità della Città di Lugano.  
La seconda serata, che segue quella del 21 marzo a Locarno dedicata al tema del perseguimento degli autori, metterà l’accento sulla prevenzione della violenza domestica, un elemento chiave della lotta contro questo fenomeno. Per una prevenzione efficace è necessario il coinvolgimento di tutti gli ambiti della società che comprendono le istituzioni, la scuola, la società civile e i media, per citarne i principali. È infatti indispensabile che il lavoro di sensibilizzazione ed educazione parta sin dalla giovane età, in particolare nell’ambito scolastico. È altresì necessario, affinché si riescano a superare una serie di stereotipi ereditati dal passato e si promuova un’educazione collettiva basata sul rispetto per sé stessi e per gli altri, che anche i media parlino “correttamente” di violenza domestica. In questo contesto anche il contributo della società civile è fondamentale. Al dibattito interverranno per questo alcuni referenti dei diversi ambiti citati.  
Gli approfondimenti tematici promossi dalla Divisione della giustizia proseguiranno nei prossimi mesi a Mendrisio e Bellinzona, per giungere così, in novembre, al lancio della Campagna dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”. Tali occasioni – grazie alla collaborazione con i Comuni interessati – permetteranno di sensibilizzare la cittadinanza su un tema delicato e costituiranno un momento privilegiato di scambio tra istituzioni cantonali, comunali e società civile.   

‘Carcere giudiziario pieno, siamo in grosse difficoltà’

‘Carcere giudiziario pieno, siamo in grosse difficoltà’

Prigioni mai così piene in Ticino. Soprattutto La Farera, il carcere giudiziario. Dove vengono rinchiusi gli imputati in attesa di giudizio dei quali il Ministero pubblico, con l’ok del giudice dei provvedimenti coercitivi, ha deciso la detenzione preventiva. «Siamo in difficoltà, in grosse difficoltà», conferma, interpellato dalla ‘Regione’, il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini.
«In passato abbiamo avuto situazioni di sovraffollamento, ma a questi livelli è storicamente la prima volta», sottolinea. Il problema, continua Laffranchini, «ha cominciato a manifestarsi un paio di settimane fa, negli ultimi giorni si è però aggravato».

Direttore, i numeri?
Oggi (ieri, ndr) alla Farera, che ha una capienza massima di 88 posti, ci sono 86 detenuti, il novanta per cento stranieri. Nella vicina Stampa, ossia il carcere penale, destinato a coloro che sono stati condannati a una pena detentiva, ci sono 144 persone: la capienza massima è di 144 posti. Alla Stampa dunque si registra il tutto esaurito. A preoccuparmi sono in particolare le cifre che riguardano il carcere giudiziario della Farera. E che sono da ricondurre all’accavallarsi in questo periodo di diverse inchieste del Ministero pubblico con un numero importante di persone delle quali viene ordinata la carcerazione. Spesso sono cittadini stranieri per i quali sussiste un marcato rischio di fuga prima del processo. Ora, non potendo intervenire sulla logistica, dato che eventuali misure concernenti le strutture non competono al sottoscritto, devo trovare delle soluzioni sul piano organizzativo.

Le ha già trovate?
Qualcosa sì. All’interno della Stampa, per esempio, abbiamo due celle ubicate in un luogo per fortuna fisicamente ben separato dagli spazi riservati ai detenuti in esecuzione di pena. Le ultime due ancora disponibili. Che come Direzione abbiamo momentaneamente trasformato in celle per prevenuti. Cioè per quelle persone di cui il procuratore pubblico ha disposto la detenzione, confermata dal giudice dei provvedimenti coercitivi, per rischio di recidiva o di collusione oppure di fuga e che di regola vengono rinchiuse alla Farera in attesa della conclusione dell’inchiesta. Questi imputati non possono avere contatti con il resto della popolazione carceraria, ma come detto alla Stampa le due celle sono separate da quelle per i detenuti che, condannati, stanno espiando la pena. Ricordo che nella capienza massima di posti alla Stampa rientrano anche quelle due celle. Alla Farera, dove la stragrande maggioranza dei detenuti è di sesso maschile, alcuni imputati uomini siamo ora costretti a collocarli nelle celle, libere, del comparto femminile. Con notevoli sforzi sul piano organizzativo per rispettare anche in questo caso la legge: nella fattispecie per evitare che questi imputati vengano a contatto con le detenute presenti nel comparto.

Soluzioni sufficienti?
Lo vedremo. Intanto sono anche in contatto con la Polizia cantonale per quanto riguarda l’uso delle celle di polizia di Mendrisio e Lugano. Si sta valutando la possibilità, in questa fase di urgenza, di evitare l’immediato trasferimento alla Farera delle persone tratte in arresto. In altre parole, si sta valutando la possibilità di prolungare la loro permanenza nelle celle di Mendrisio e Lugano sino a quando si libereranno posti nel carcere giudiziario.

Direttore Laffranchini, in questa fase appunto di emergenza, ha dovuto rivedere turni e congedi degli agenti di custodia?
Per ora no. Il numero di agenti è adeguato per una situazione normale, non a un simile livello di occupazione del carcere giudiziario della Farera. Ma so, per esperienza, di poter contare su personale capace e con un elevato spirito di servizio.

Individuati dei rimedi
Quanto sta interessando il settore carcerario è ovviamente sotto la lente anche della Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni. «Ho già informato della situazione le autorità giudiziarie penali e la Polizia cantonale: abbiamo nel frattempo individuato dei rimedi per gestire subito e al meglio questo sovraffollamento nel carcere giudiziario – afferma, da noi contattata, la direttrice della Divisione Frida Andreotti –. Ho anche preannunciato al Consiglio di vigilanza del settore esecuzione pene e misure un incontro per discutere di questa situazione, guardando pure al futuro».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 25 maggio 2023 de La Regione

Violenza domestica: pubblicata la Newsletter e presentata STOP.violenzadomestica

Violenza domestica: pubblicata la Newsletter e presentata STOP.violenzadomestica

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia, comunica che è stato trasmesso il 2° numero del 2023 della Newsletter dedicata al tema della violenza domestica dove viene anche presentata l’integrazione del tema nella Campagna Ticino sicuro, con la denominazione STOP.violenzadomestica.  

Coinvolgere nella discussione sulle numerose dimensioni relative alla violenza domestica coloro che sono attivi in tale ambito e proporre informazioni utili e approfondimenti tematici: questi gli scopi della Newsletter, che nel suo 2° numero del 2023, oltre ad una segnalazione degli eventi previsti sul territorio, riporta le principali ricerche e studi inerenti la violenza domestica e le sue numerose implicazioni. Non mancano poi le indicazioni sulle novità legislative in questo campo a livello cantonale e a livello federale. Nella sezione dedicata alle novità sul piano nazionale si evidenziano le cifre contenute nella “Statistica criminale di polizia” di recente pubblicazione così come ampio spazio viene dato alle risultanze della recente Assemblea della Conferenza svizzera contro la violenza domestica.  

Sul piano cantonale viene messa in risalto l’integrazione del tema della violenza domestica nella Campagna Ticino sicuro, con la denominazione STOP.violenzadomestica. Attraverso un logo appositamente realizzato sarà così possibile diffondere, anche sui social media, una capillare informazioni e news ai giovani in questo ambito particolarmente sensibile. Tutte le iniziative proposte dal Cantone in ambito di prevenzione e lotta alla violenza domestica saranno così facilmente identificate.  

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria dell’Associazione ticinese dei giudici di pace

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria dell’Associazione ticinese dei giudici di pace

Cureglia, 13 maggio 2023

– Fa stato il discorso orale –  

Gentili signore, egregi signori

vi porgo i miei più cordiali saluti e ringrazio l’Associazione per il gradito invito a partecipare alla vostra Assemblea annuale, un momento sempre privilegiato durante il quale condividere tematiche legate al vostro ruolo, che è di primaria importanza nella giustizia civile di primo grado del nostro Cantone.
La rinnovata Direttiva, che colgo l’occasione per ringraziare anche a nome della Direzione della Divisione della giustizia, ha saputo mantenere e intensificare, attraverso scambi regolari con la Divisione, una collaborazione costruttiva, con l’obiettivo di agevolare e migliorare il vostro lavoro quotidiano.
Durante la riflessione su quali temi concentrare il mio intervento di oggi, beh il primo pensiero è andato senza indugio alla digitalizzazione, la grande sfida che toccherà a breve tutte le autorità giudiziarie, compresa la vostra, con il progetto Justitia 4.0.
È infatti stato chiarito dal recente Messaggio licenziato dal Consiglio federale concernente la piattaforma per la comunicazione elettronica nella giustizia, ora in attesa del dibattito Parlamentare, che tutta la giustizia che opera nell’ambito civile, unitamente a quella penale ed amministrativa, dovrà comunicare in forma elettronica nell’ambito dei rispettivi procedimenti giudiziari, presumibilmente a partire dal 2025, con un periodo transitorio di due anni.
Questo importante cambiamento legislativo impatterà dunque in maniera sostanziale sul vostro modo di operare e, di conseguenza, le competenze e l’abilità per lavorare in digitale diventeranno un requisito fondamentale per tutti i Giudici di pace.
A questo proposito sarà dunque fondamentale proseguire con impegno e perseveranza sul cammino già intrapreso, seppur con qualche difficoltà, nell’uso di Agiti/Juris!
A onor del vero, la digitalizzazione non è sicuramente l’unica sfida che dovrete affrontare! 
Anche dal profilo della materia, la nostra società crea infatti casistiche sempre più complesse e la peculiarità della figura del Giudice di pace “laico” vi impone un continuo e sempre più rilevante investimento nell’approfondire le casistiche incontrate. 
In questo ambito, la miglior risposta per far fronte a procedure sempre più articolate e formalità complesse, così come ai mille problemi minori che possono turbare i rapporti tra le persone, è sicuramente la formazione
Il Consiglio di Stato, e per esso la Divisione della giustizia, si è infatti adoperata in questi anni per l’organizzazione regolare di corsi di formazione continua e, parallelamente, ha sviluppato, tramite la SUPSI, un percorso formativo ad hoc, della durata di due semestri, che si articolerà sui contenuti del Manuale dei Giudici di pace e che permetterà di approfondire sia i principali concetti teorici sia analizzare diversi casi pratici. Il primo corso partirà a settembre per circa 25 giudici, prioritariamente titolari della funzione. 
La formazione è dunque sicuramente uno strumento essenziale per adempiere al meglio il vostro ruolo, ciò non di meno va sottolineato che sono necessarieoggi più di ieri, delle competenze di base che permettano l’acquisizione rapida della complessa materia giuridica e una certa predisposizione all’utilizzo di strumenti informatici. 
Accanto a quest’ultime, non meno rilevanti, sono necessarie una predisposizione a risolvere le controversie in modo equo ed efficiente e la capacità di farsi parte attiva nella prevenzione dei conflitti e nella promozione di una cultura della legalità e del rispetto delle leggi. 
In tale ottica, è fondamentale che si possano identificare, tra i cittadini e le cittadine interessati e interessate all’assunzione della carica, i profili che meglio rispondono alle caratteristiche evidenziate. Per questo il Dipartimento ha iniziato un’azione di sensibilizzazione verso i Municipi, in occasione della convocazione dell’assemblea del Comune in cui avrà luogo l’elezione di un nuovo Giudice titolare o supplente.   
In questo ambito anche il vostro contributo è prezioso, nel voler cogliere regolarmente l’occasione, nell’ambito dei vostri contatti quotidiani, per contribuire a diffondere una corretta immagine del vostro ruolo evidenziando sì l’onore che il coprire una tale carica comporta, ma anche gli oneri che questo implica, soprattutto in termini di impegno personale, forte motivazione e spirito di servizio. 
Oltre a ciò, come ho ricordato più volte, anche la giustizia di pace dovrà forzatamente evolvere, non solo negli strumenti informatici e nella formazione, ma, anche a livello organizzativo. S’impone quindi la riattivazione della riforma della giustizia di pace, tema già oggetto di riflessioni anni fa. Per questo la Divisione della giustizia darà avvio a settembre ai lavori di un apposito Gruppo di lavoro, nel quale come Associazione sarete certamente coinvolti, che si occuperà di rivedere l’assetto attuale della Giustizia di pace, per metterla in misura di meglio rispondere alle esigenze del cittadino e renderla ancor più efficace. A tal proposito ricordiamo a titolo di esempio la figura del giudice di pace supplente che resta praticamente inattiva nel 90% delle giudicature circa, a fronte di un importante onere formativo a loro carico che non può tuttavia essere messo a frutto, come pure lo statuto del giudice di pace che non risponde più alle esigenze attuali, ad esempio per quanto concerne modalità retributive e assicurative. 
Come avete visto sono tanti i cambiamenti e le sfide future, di fronte alle quali sono certo saprete mantenere un atteggiamento aperto e proattivo. Vi ringrazio, anche a nome del Consiglio di Stato, per il vostro impegno e per la vostra dedizione alla giustizia. Avanti dunque così e buon lavoro! 
Vi ringrazio per l’attenzione e vi aspetto il 12 ottobre, al consueto incontro annuale tra Dipartimento e Giustizia di pace.    

Il Direttore del DI incontra la Magistratura

Il Direttore del DI incontra la Magistratura

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dalla direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti e dall’aggiunta alla direttrice, Monica Bucci, ha incontrato i magistrati ieri nel tardo pomeriggio al Campus USI/SUPSI di Viganello. È il primo incontro plenario di questo livello, che si aggiunge agli appuntamenti con i Presidenti delle Magistrature permanenti, organizzati dal 2017 al 2020, in seguito interrotti per i problemi legati alla pandemia e ora in via di riattivazione. Erano presenti oltre 60 magistrati a tempo pieno su un totale di 83 persone.

Condividere i temi di interesse comune in ambito di personale, di informatica/digitalizzazione, di logistica, senza dimenticare gli aspetti finanziari: questi gli obiettivi dell’incontro, che hanno permesso al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi di evidenziare l’importanza del lavoro compiuto dalla Magistratura.

Bilancio d’attività 2022 positivo per la Magistratura
Sono quasi 580 le persone attive in Magistratura, suddivisi in 83 magistrati a tempo pieno, 16 giudici supplenti del Tribunale d’Appello, 150 assessori-giurati, 76 giudici di pace e giudici di pace supplenti, oltre 250 funzionari giuristi e amministrativi, più gli apprendisti, stagiaires e gli alunni giudiziari. Il bilancio d’attività redatto dal Consiglio della Magistratura per il 2022 sottolinea come nel suo complesso la Magistratura cantonale inquirente e giudicante riesca a far fronte con successo ai suoi compiti in tempi ragionevoli e con buona qualità. Vi sono delle criticità, ha osservato Norman Gobbi, sulle quali il Dipartimento, d’intesa con le Magistrature interessate e il Consiglio della Magistratura, sta apportando dei correttivi per meglio rispondere ai bisogni della collettività.

Gli obiettivi finanziari del Governo
Dopo aver presentato l’evoluzione decennale dei costi e dei ricavi del Potere giudiziario, segnalando i potenziamenti intervenuti negli anni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato gli obiettivi finanziari posti dal Governo, al fine di contenere il disavanzo nel 2023 e nel 2024, per giungere poi a un pareggio dei conti dell’amministrazione cantonale nel 2025, come voluto in votazione popolare dalle cittadine e dai cittadini ticinesi. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha quindi annunciato la necessità di istituire un gruppo di lavoro, coordinato dalla Divisione della giustizia, focalizzato sulle tematiche finanziarie relative alla Magistratura, affinché anche il Potere giudiziario contribuisca nella sua specificità alle misure di contenimento del disavanzo.

La rivoluzione digitale
Ma l’appuntamento di ieri a Viganello ha pure permesso alla direttrice della Divisione della giustizia avv. Frida Andreotti e all’aggiunta alla direttrice, Monica Bucci di presentare in maniera dettagliata il progetto nazionale Justitia 4.0, volto alla digitalizzazione e alla trasformazione digitale della giustizia in ambito penale, civile e amministrativo, con oltre 3’000 addetti ai lavori coinvolti in Ticino. Una rivoluzione che cambierà in modo sostanziale il lavoro della Giustizia in Svizzera.

Infine sono stati evidenziati i principali progetti logistici a favore della Magistratura cantonale. Si va dalla ristrutturazione del Pretorio di Bellinzona, che diventerà sede della Pretura penale e della Corte di appello federale, alla ristrutturazione del Pretorio di Locarno, che accoglierà le Preture di Locarno e la Polizia cantonale, per giungere all’acquisto dello stabile EFG a Lugano, il cui messaggio è al vaglio della Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, e ristrutturazione del Palazzo di Giustizia di Lugano, con relativo mantenimento dello stabile delle Preture in via Bossi, sempre a Lugano. All’interno di questo ambito vi è poi tutto il tema legato alla sicurezza da assicurare all’esercizio delle varie funzioni in ambito giudiziario, con i progetti in via di esecuzione.

L’incontro ha permesso di consolidare il dialogo tra il Potere esecutivo e quello giudiziario e constatare la necessità di questi momenti di scambio reciproco, nell’ottica di affrontare al meglio le tante sfide future – digitalizzazione in primis – che attendono la Giustizia del Canton Ticino. Si coglie infine l’occasione per segnalare che nella mattinata di sabato 13 maggio il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontrerà i giudici di pace e i giudici di pace supplenti, intervenendo alla loro assemblea annuale in programma a Cureglia.

Carcere femminile, uno sguardo oltre la cella

Carcere femminile, uno sguardo oltre la cella

In attesa del benestare del Gran Consiglio per la creazione della nuova sezione alla Stampa, un reportage sul mondo carcerario femminile, in Ticino e in Svizzera

Poco meno di due settimane fa il Consiglio di Stato licenziava il messaggio concernente la realizzazione di una nuova sezione femminile al penitenziario cantonale della Stampa. Ne manca una dal 2006. La nuova ala conterrà 11 celle, tra cui una pensata anche per le detenute con bambini fino ai 3 anni. Se fosse già attiva oggi sarebbe occupata al 90%.
Il progetto passerà ora alle valutazioni del Parlamento. Nell’ottica di una sua probabile approvazione, ci vorrebbero poi 20 mesi per la realizzazione. I piani alti delle strutture carcerari ticinesi si stanno già organizzando. “Abbiamo già reperito, in occasione dell’ultima scuola, delle candidate interessate” dichiara Stefano Laffranchini, direttore delle carceri ticinesi. In particolare – ma non esclusivamente – si cercano dei “candidati di sesso femminile”, a cui si ventila la possibilità di lavorare nel nuovo contesto.
La predilezione per guardie carcerarie femminili è dettata soprattutto da “un’affinità comportamentale e mentale”. Il nuovo contesto richiede infatti competenze specifiche, per cui le impiegate dei penitenziari cantonali si stanno già formando.
Naturalmente l’avvento della nuova sezione non cambierà solamente la giornata alle guardie carcerarie, ma anche e soprattutto quella delle detenute, che potranno godere di maggiore libertà. Oggi “arriviamo a far passare loro fuori dalla cella anche sei ore” – informa Laffranchini – “ma questo non sarà mai paragonabile alle attività che potranno svolgere” una volta accessibile la nuova sezione.
Inoltre, alle recluse sarà offerta la possibilità di lavorare e di svolgere una formazione in carcere; possibilità che, contrariamente agli uomini, sotto il regime più duro della Farera è preclusa.

La testimonianza di Mary, guardia carceraria
“Le donne sono un pochino più impegnative degli uomini a livello di carcerazione” racconta Mary ai microfoni della RSI, guardia carceraria dal 1998. “Sono un po’ più furbe”. Lo dice con cognizione di causa, avendo lavorato anche nella sezione maschile. “Gli uomini si capiscono subito, invece con le donne bisogna andare un po’ più a fondo, bisogna capirne la vita personale”.
La guardia saluta con ottimismo la realizzazione della nuova sezione. “In un carcere misto” infatti, spiega, “ci possono essere dei vantaggi e degli svantaggi: per le donne uno degli svantaggi è che vanno accompagnate ovunque si spostano”. Un ricordo esemplificativo: “era un sabato o una domenica, i detenuti maschi erano fuori per il tempo libero nel prato e io dovevo passare in mezzo a 120 uomini con una donna.”
Una delle molte situazioni per le quali Mary crede che “le donne soffrono un pochino di più in carcere”. “Un uomo che vien incarcerato ha sempre l’idea che fuori c’é la madre che si occupa dei figli; quando invece viene incarcerata una madre i problemi sono maggiori”. Spesso fuori dalla cella non c’è nessuno che si può occupare dei bambini e questi vengono allora internati con la mamma.
“Durante i nove anni che sono stata nella sezione femminile ho avuto tre bambini”, racconta. “Il bambino porta un po’ di allegria in carcere, ma le posso dire che, alla sera quando la cella viene chiusa e il piccolo vuole uscire, ti si stringe il cuore”.

Una voce dal canton Vaud
Qualcuno in Svizzera sta già gestendo una sezione interamente femminile. È il caso di David Lembrée, da due anni direttore del carcere La Tuilière, a Loney nel canton Vaud. “Le differenze tra un carcere femminile e uno maschile sono tali da richiedere addirittura una regolamentazione internazionale”.
Questa stabilisce tutta una serie di esigenze, definite dalle regole di Bangkok, che una struttura carcerarie deve soddisfare per accogliere delle donne, “che spesso sono accompagnate da figli”. In tal senso “posso confermare che il mondo carcerario femminile è molto diverso da quello maschile”.
“Contrariamente agli uomini”, spiega Lembrée, “i tre quarti delle donne in detenzione hanno dei figli fuori o nel carcere”. La detenzioni delle madri con figli poi, pone dei problemi particolari come l’allattamento, la necessità di spazi appositi per i bambini e la loro successiva integrazione sociale durante la crescita.
Il reinserimento sociale riguarda però anche le recluse. “Noi insistiamo soprattutto sul rapporto col nucleo famigliare e i figli, e questo prima ancora di un reinserimento professionale” dice il direttore. Senza una precedente integrazione famigliare, “questa persona avrà decisamente maggiori difficoltà a reintegrarsi a livello sociale”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Carcere-femminile-uno-sguardo-oltre-la-cella-16170757.html

Da www.rsi.ch/news

Nuova Sezione femminile presso il Penitenziario cantonale La Stampa: il Governo approva il Messaggio

Nuova Sezione femminile presso il Penitenziario cantonale La Stampa: il Governo approva il Messaggio

Comunicato stampa

Nel corso della seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato il Messaggio inerente alla realizzazione e al funzionamento della nuova Sezione femminile presso il Penitenziario cantonale La Stampa, accogliendo il progetto del Dipartimento delle istituzioni. Un progetto che contempla pure l’adeguamento degli spazi da destinare a detenuti anziani e a detenuti con disabilità fisica o motoria, volto a rispondere all’evoluzione della nostra società anche nell’ambito dell’esecuzione della pena, a dimostrazione del grado di civiltà del Canton Ticino.

Il progetto, allestito dalla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, con in particolare le Strutture carcerarie cantonali, l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e il Servizio medico carcerario, verte sulla realizzazione delle opere di ristrutturazione e di sicurezza presso il Penitenziario cantonale La Stampa e il rispettivo funzionamento, allo scopo di ricavare una Sezione femminile per l’esecuzione della pena, come pure di predisporre i necessari interventi edilizi per degli spazi che permettano un’adeguata gestione di detenuti anziani nonché di detenuti con disabilità fisica o motoria.
La nuova Sezione femminile sarà composta da 11 posti cella dedicati alle detenute donne, compresa una cella madre-bambino, con l’obiettivo di accogliere in maniera adeguata le esigenze delle donne in regime detentivo chiuso, oltre che di madri con figli fino ai 3 anni, nonché di limitare allo stretto indispensabile i collocamenti fuori Cantone. La creazione di una Sezione femminile in una struttura di esecuzione pena maschile trova quale presupposto imprescindibile l’approccio che concretizza il concetto di “Sicurezza dinamica”, in uso a livello internazionale nel settore che attribuisce un ruolo fondamentale alle relazioni tra gli operatori penitenziari in generale (agenti di custodia, operatori sociali, servizio medico carcerario, terapeuti, insegnanti, ecc.) e le persone detenute, con lo scopo di rafforzare la prevenzione e la sicurezza nell’esecuzione di sanzioni penali.
L’investimento complessivo per lo Stato è quantificato in circa 3 milioni di franchi, compresi gli interventi edilizi globali e le risorse necessarie per il funzionamento della nuova Sezione femminile, con delle tempistiche di realizzazione stimate su 20 mesi dal momento dell’approvazione del credito da parte del Parlamento. Un investimento che, in termini finanziari, consentirà di generare un indotto positivo per il Cantone pari a circa 1.5 milioni di franchi, considerando sia la diminuzione dei costi attualmente sostenuti per l’esecuzione della pena delle detenute in altri Carceri svizzeri, sia il potenziale aumento dei ricavi derivanti dal collocamento in Ticino di detenute provenienti da altri Cantoni.
Con il Messaggio approvato oggi il Consiglio di Stato intende dunque portare una particolare attenzione alla detenzione in esecuzione pena femminile ma anche alla detenzione di persone anziane, rispettivamente con disabilità fisica o motoria, riconoscendo quindi l’evoluzione della nostra società alla quale un Carcere moderno nella sua presa a carico deve poter rispondere in maniera adeguata.

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi di tre neoeletti Magistrati

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi di tre neoeletti Magistrati

Comunicato stampa

I Servizi del Gran Consiglio informano che giovedì 23 marzo 2023, a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, si è svolta la cerimonia per il rilascio della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte della neoeletta Sostituto Magistrato dei minorenni, avv. Antonella Piricone, della neoeletta Pretore aggiunto per la Pretura del distretto di Lugano, avv. Daniela Galfetti e della neo eletta Giudice supplente del Tribunale di appello avv. Federica Dell’Oro (che sarà attribuita alla Corte di appello e di revisione penale). Le tre magistrate assumeranno le rispettive cariche il 1° aprile prossimo.

Alla cerimonia, condotta dalla Presidente del Gran Consiglio Luigina La Mantia, hanno pure assistito il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Presidente del Tribunale di appello Damiano Bozzini e il Presidente del Consiglio della magistratura Damiano Stefani.

 

Si delinea la Sezione femminile alla Stampa, orizzonte 2025

Si delinea la Sezione femminile alla Stampa, orizzonte 2025

In consultazione la bozza del messaggio governativo

Potrebbe essere realtà fra due anni la “necessaria e urgente” Sezione femminile nel Penitenziario cantonale La Stampa. È quanto si legge nella bozza del messaggio governativo datata 10 marzo che chiede al Gran Consiglio lo stanziamento di un credito di 3 milioni e 32’730 franchi per la sua realizzazione e il suo funzionamento, nonché per l’adeguamento degli spazi da destinare a detenuti anziani e con disabilità fisica motoria. Nella prospettata Sezione femminile – comparto di cui il Ticino non dispone più dal 2006, quando si decise di chiuderlo in concomitanza con l’apertura del carcere giudiziario La Farera considerata la bassa presenza di detenute presso il Penitenziario cantonale – si prevede di realizzare un totale di 11 posti cella, di cui una appositamente concepita per permettere l’eventuale gestione di figli fino ai tre anni di età. A considerare la Sezione “necessaria e urgente” sono in molti, come riferito da ‘laRegione’ lo scorso giovedì 9 marzo: dalla Commissione del Gran Consiglio che vigila sulle condizioni di detenzione, al direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, alla direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, fino al Dipartimento istituzioni e a tutto il Consiglio di Stato. Questo perché le detenute – il cui numero è in aumento – che restano presso il carcere giudiziario La Farera, “malgrado poste in carcerazione di sicurezza o in esecuzione pena anticipata, o che, altresì, già giudicate devono scontare una pena di breve durata o sono in attesa di essere trasferite in una struttura detentiva oltre Gottardo, si ritrovano in tal modo a dover sostenere un regime detentivo duro quanto non adeguato”, scrive il Consiglio di Stato. Attualmente, come spiegato giovedì da Laffranchini, alla Farera ci sono 16 detenute, di cui 8 potrebbero beneficiare del regime di esecuzione della pena. L’obiettivo futuro è dunque di accogliere in maniera adeguata le esigenze delle donne in regime detentivo chiuso nonché di limitare allo stretto indispensabile i collocamenti fuori cantone. L’investimento complessivo – sia a livello logistico che dal profilo informatico– volto alla realizzazione delle opere per accogliere le detenute è quantificato complessivamente in 1 milione e 250mila franchi. È invece di 1 milione e 782’730 franchi l’impatto a gestione corrente dei costi per il personale aggiuntivo necessario alla gestione della Sezione femminile. Il governo evidenzia che la creazione di tale Sezione consentirà di ridurre gli attuali costi riferiti ai collocamenti delle detenute al di fuori del cantone per l’esecuzione della rispettiva pena detentiva. Oltre all’aumento della popolazione carceraria femminile, le Strutture carcerarie cantonali hanno registrato negli ultimi anni anche la tendenza all’aumento di persone in detenzione di età avanzata, segnatamente oltre i 60 anni. Per questo si prevedono adeguamenti logistici ed ergonomici per detenuti anziani e detenuti con disabilità fisiche e motorie.

La bozza di messaggio, spiega a ‘laRegione’ la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti è stata posta in consultazione ed è stata trasmessa ai servizi centrali dell’Amministrazione cantonale, quindi alle Finanze, alla Logistica e Risorse umane, all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, al Tribunale penale cantonale e al settore esecuzione delle pene e delle misure. Ma anche, per informazione, alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ e a quella preposta a vigilare sulle condizioni detentive in Ticino. I tempi sono stretti. «Come già indicato – afferma Andreotti – intendo sottoporre il progetto di messaggio al Consiglio di Stato, per la sua approvazione, nella seduta del 29 marzo». Non sarebbe stato meglio attendere la realizzazione del nuovo carcere penale per soddisfare tutte le esigenze legate alle differenti tipologie di persone detenute? «La costruzione del nuovo penitenziario, che è la soluzione su cui dovremolavorare visto che La Stampa ha più di cinquant’anni, richiederà comunque molti anni, più di quelli che si prospettano con questa bozza di messaggio – evidenzia la responsabile della Divisione giustizia –. Noi abbiamo invece bisogno oggi di soluzioni logistiche. Per le detenute, per i detenuti anziani e per i detenuti con disabilità fisica e motoria».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 marzo 2023 de La Regione

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16087396

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 12 marzo 2023 de Il Quotidiano

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https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-Stampa-pronti-i-piani-per-sezione-femminile-16086880.html

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Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per i nuovi agenti di custodia

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per i nuovi agenti di custodia

Comunicato stampa

Si è svolta venerdì pomeriggio, 3 marzo 2023, all’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi delle nuove e dei nuovi agenti di custodia attivi presso le Strutture Carcerari Cantonali (SCC). Quest’anno l’evento ha riunito in un unico momento 2 corsi, tenutisi nel 2020 e nel 2022. All’importante appuntamento istituzionale hanno portato il loro saluto il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il Direttore delle SCC, Stefano Laffranchini Del Torchio.

Sono 19 in totale i nuovi agenti che hanno terminato con successo la loro formazione teorica e pratica, durata 8 mesi, presso la Scuola per Agenti di Custodia delle Strutture Carcerarie Cantonali: 9 di loro hanno partecipato alla scuola nel 2020 (segnata dalla pandemia e per questo motivo privata della cerimonia finale) e 10 alla scuola del 2022. Tra loro vi sono 4 donne.
Nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato l’importanza del ruolo degli agenti di custodia, garanti da un lato della sicurezza nelle Strutture Carcerarie Cantonali e dall’altro chiamati ogni giorno ad accompagnare il detenuto nel suo percorso di esecuzione della pena e quindi del reinserimento nella società. In sostanza dunque una professione che grazie a un percorso di carriera interno permette la crescita professionale nonché la specializzazione nei diversi ambiti (ad es. unità cinofila, gruppo d’intervento, servizio trasporto detenuti, ecc.), caratterizzata per un’elevata responsabilità e che si vuole valorizzare e far ancor più conoscere, affinché susciti un sempre più ampio interesse quale possibile sbocco professionale.
La Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti ha dal canto suo voluto evidenziare le soddisfazioni che caratterizzano la funzione di agente di custodia, contestualizzando all’attenzione dei presenti la complessità di operare in un contesto detentivo. Nel 2022 sono stati ben 1300 i detenuti collocati a fronte di varie tipologie di reato, suddivisi nei tre stabilimenti carcerari ticinesi, provenienti da 31 nazionalità; di religioni, etnie e culture molto diverse, con conseguenti problematiche derivanti dal vivere comune. Rilevando l’importanza della formazione di base assolta in Ticino e la successiva formazione che seguirà presso il Centro svizzero di competenze in materia di esecuzione delle sanzioni penali di Friburgo, la Direttrice ha voluto ringraziare docenti, responsabili, colleghi, superiori, Direzione e la Magistratura penale, per aver sostenuto i nuovi agenti nel conseguimento di questo primo importante traguardo professionale.
Il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini Del Torchio ha infine indirizzato i migliori auguri alle nuove e ai nuovi agenti di custodia, sicuro che sapranno dialogare tra di loro e con i colleghi, collaborando alla costruzione di uno spirito di team indispensabile per operare a stretto contatto con situazioni sensibili, ma allo stesso tempo stimolanti e variate come quelle che si possono incontrare nell’accompagnare e sostenere quotidianamente i detenuti.
La cerimonia, a cui hanno partecipato rappresentanti delle Autorità penali e di polizia e numerosi famigliari, è stata allietata dalle note del Turrita Consort, gruppo formato da allievi dei corsi di perfezionamento della Federazione bandistica ticinese, coordinati dal maestro Elio Felice.