Migranti a Como, la polemica politica non conosce confini

Migranti a Como, la polemica politica non conosce confini

Da tio.ch, 9 agosto 2016 | Alla richiesta del consigliere regionale PD Luca Gaffuri di fare passare i migranti attraverso un corridoio umanitario risponde Gobbi: «Politica del bla bla, la Germania non lo permetterebbe»

Mentre da Como vi è ancora un nulla di fatto sui provvedimenti da adottare per fronteggiare l’emergenza migranti, a livello politico la polemica non conosce confini. Alla richiesta di un corridoio umanitario espressa alla Rsi dal consigliere regionale lombardo del PD, Luca Gaffuri, per fare in modo che i migranti accampati alla stazione ferroviaria di Como abbiano la possibilità di transitare, attraverso la Svizzera, verso la Germania, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, su Facebook, risponde a tono all’esponente politico lariano, accusandolo di fare una «politica fatta di bla bla» che di fatto, vorrebbe «semplicemente scaricare tutto sulle spalle della Svizzera». Una richiesta, infatti, che non sarebbe possibile da accogliere, visto che la «Germania ha allestito a Costanza un centro per il rinvio dei migranti illegali provenienti dalla Svizzera, simile a quello previsto nel Mendrisiotto».

«Quindi – prosegue Gobbi, non un corridoio bensì un “cul de sac” che termina la sua via in Svizzera».

Preferisco la politica dell’azione – «A questo bla bla illusorio della sinistra – conclude il Consigliere di Stato leghista – preferisco la politica dell’azione che garantisce il rispetto dell’ordine e della legge sul nostro territorio, con un rinvio sistematico dei migranti illegali».

«Rafforzati i controlli alla frontiera tedesca»  Intanto in Germania è stato rafforzato il dispositivo di polizia alla frontiera con la Svizzera. In particolare a Weil am Rhein, al confine con Basilea, dove tre settimane fa è stata istituita un’unita di “controllo e sorveglianza mobile” per contrastare il fenomeno dell’immigrazione irregolare.

La legge tedesca – La Costituzione tedesca prevede condizioni molto restrittive per il riconoscimento dello statuto di profugo. Se il richiedente asilo raggiunge uno Stato terzo ritenuto sicuro, per legge la Germania non è tenuta a prendere in esame la domanda di asilo e quindi la sua richiesta non è ritenuta ammissibile. Inoltre, per essere considerato profugo, il richiedente deve dimostrare di essere perseguitato dalle autorità dello Stato da cui proviene a livello individuale. Non basta che il richiedente arrivi da uno Stato in cui vi è una guerra civile in corso.

La Convenzione di Ginevra – Come ha ricordato in un recente seminario l’Ifo, l’Istituto di ricerche economiche tedesco, per bocca del suo ormai ex presidente, Hans Werner Sinn, (è andato in pensione nel marzo di quest’anno a 68 anni per raggiunti limiti di età) la Convenzione di Ginevra sui rifugiati prevede che siano gli Stati confinanti allo Stato in guerra ad ospitare coloro che ricercano protezione. Infatti, secondo la Convenzione di Ginevra, la Germania, (come tutti gli altri Paesi), non avrebbe l’obbligo giuridico di ospitare i richiedenti asilo provenienti da Paesi lontani, in questo caso specifico siriani, afghani o iracheni.

La Convenzione di Dublino – Infine c’è la Convenzione di Dublino. In Germania la legge prevede che «il richiedente asilo che arriva in Germania attraverso Stati terzi sicuri è da espellere». Una formulazione chiaramente restrittiva, ma che il Governo della Cancelliera ha voluto cambiare, con il nuovo corso deciso nell’estate dell’anno scorso per motivi umanitari.

Lo stato di urgenza  – Infatti la legge tedesca sull’asilo prevede un’eccezione che dà la possibilità al Governo di sospendere a titolo eccezionale e provvisorio il regolamento sull’accettazione e il riconoscimento dei profughi. Una sospensione che sta comunque dividendo i giuristi. Infatti c’è chi sostiene che lo “stato d’urgenza” sia da adottare per un breve periodo e non così a lungo come sta facendo in questo ultimo anno il Governo tedesco che, nelle ultime settimane sta conoscendo un calo di popolarità proprio a causa della politica sull’asilo.

Una mela, un migrante

Una mela, un migrante

Da LaRegione Ticino, di Andrea Manna e Daniela Carugati l Gli uomini e le donne in attesa alla stazione ferroviaria di Como sono ormai 500. Aumentano i migranti assistiti dai volontari di Firdaus. E sale la pressione alla frontiera ticinese. Il ministro Gobbi intende infatti incontrare i prefetti di Como e Varese e chiedere a Berna l’intervento della Polizia militare a supporto delle Guardie di confine. Nodo, la gestione dei respingimenti.

Le mele sono diventate ormai una sorta di unità di misura. Restituiscono, giorno dopo giorno, la realtà della stazione di San Giovanni, a Como. Ieri ne sono state distribuite cinquecento. Tante quante le persone in attesa tra lo scalo ferroviario e i giardini sottostanti. Quel frutto assieme a un piatto di riso (o di pasta) e a un pezzo di pane costituiscono, del resto, il pasto che i volontari dell’Associazione Firdaus di Genestrerio garantiscono ogni mezzogiorno.

Sale il numero delle mele quotidiane. Aumentano i migranti che aspirano a passare la frontiera. E cresce così la pressione alle porte del Ticino. Il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi intende incontrare i prefetti di Como e di Varese. «Stiamo prendendo i necessari contatti per vedere la loro disponibilità», dice alla ‘Regione’ il consigliere di Stato. «Si tratterà di fare il punto della situazione, anche per coordinarci al meglio al di qua e al di là della frontiera, visto che il problema è comune – aggiunge Gobbi –. Al momento la collaborazione con l’Italia, per quanto riguarda le procedure di riammissione, funziona bene». La situazione nel capoluogo lariano tuttavia si aggrava col passare dei giorni. «Proprio per questo vorrei sapere dai due prefetti come intendono gestire il fenomeno nell’immediato futuro – afferma il ministro ticinese –. Quello che sta avvenendo a Como potrebbe peraltro innescare problemi di ordine pubblico: alcuni migranti potrebbero infatti diventare manovalanza di organizzazioni criminali o facili prede di passatori che lucrano sulla disperazione altrui». Per il direttore del Dipartimento, servirebbe però anche «un segnale» da Berna: «La Confederazione dovrebbe finalmente dire in maniera chiara che la Svizzera non è un corridoio di transito, che nessun corridoio umanitario è stato aperto. Altrimenti c’è chi continuerà ad alimentare nei migranti false illusioni». D’altronde, continua Gobbi, «ho i miei dubbi che la Germania, Paese che i migranti desiderano raggiungere, voglia un simile corridoio: pensiamo a quello che succede in questi giorni a Costanza (Germania), dove quanto a respingimenti, e con un numero di migranti decisamente più basso di quello con cui noi siamo confrontati, le autorità tedesche stanno facendo con la Svizzera ciò che noi stiamo facendo con l’Italia».

Per quanto tempo ancora è gestibile questa situazione? «Stando agli ultimi dati forniti dal Comando delle Guardie di confine, in luglio ci sono stati 6’289 ingressi in Ticino, poco meno del doppio di quelli di giugno e più di tre volte e mezzo di quelli del luglio dello scorso anno – evidenzia Gobbi –. Quando si ha a che fare con oltre quattromila respingimenti in un mese, strutture e organizzazione del personale preposto a questo compito ne risentono parecchio. Il Corpo delle Guardie di confine della Regione IV ha dovuto chiedere rinforzi. Li ha ottenuti, ma nel contempo sono state sguarnite altre Regioni a nord». Tramontata l’ipotesi di un intervento dell’Esercito alla frontiera sud della Svizzera, e meglio della truppa di milizia attraverso una diversa pianificazione dei corsi di ripetizione, Gobbi si appresta a interpellare i consiglieri federali Guy Parmelin e Ueli Maurer, responsabili rispettivamente del Dipartimento della difesa e di quello delle finanze (dal quale dipendono anche le Guardie di confine). «Sto scrivendo infatti a Maurer e Parmelin – spiega Gobbi – per chiedere l’impiego della Polizia militare a supporto delle Guardie di confine della Regione IV per gestire i respingimenti. L’impiego della truppa era previsto qualora ci fosse stata un’impennata delle domande d’asilo, almeno diecimila, cosa che però non è sin qui accaduta. Sono invece nettamente aumentate le entrate illegali: ritengo quindi necessario un supporto all’attività al Corpo delle Guardie di confine. Un supporto che potrebbe essere fornito, in questa fase, dalla Sicurezza militare (Polizia militare), composta di professionisti dell’Esercito».

Domenica alla frontiera si è sfiorato un record di ingressi illegali: ben oltre 300 (e prossimi ai 400) i casi registrati dagli agenti a fronte dei 1’700 delle ultime settimane. Un’altra cifra che mostra quanto la situazione sia difficile. Un po’ di preoccupazione, di fatto, c’è anche nelle autorità locali, ammette il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni . «Abbiamo fiducia, in ogni caso, nel Cantone e nella Confederazione – precisa –, che non sono rimasti con le mani in mano, ma si sono dimostrati propositivi per ovviare a un eventuale aumento delle entrate». Certo uno scenario quale è quello comasco sulla soglia di casa fa un certo effetto. «Si vuole evitare di riprodurre una tale situazione. Siamo informati costantemente. I contatti con il Dipartimento delle istituzioni e la Segreteria di Stato della migrazione sono settimanali. L’ultimo punto lo abbiamo fatto martedì scorso e avremo un nuovo incontro con i nostri interlocutori cantonali questa settimana», ci conferma ancora Arrigoni.

Nel frattempo, anche la stazione di Chiasso si è andata un po’ trasformando, ma a livello strutturale. I divisori sistemati lungo il marciapiede sono pronti per fronteggiare un flusso migratorio più importante. Mentre entro fine mese (al massimo a inizio settembre, spiega il sindaco) si valuterà se adibire altri spazi dello scalo cittadino alle procedure di registrazione, qualora i locali al Centro federale non bastassero più per sbrigare le pratiche nello spazio delle 36 ore, come previsto. Alcune scelte logistiche, come la futura struttura di Rancate, stanno, però, già diventando un nodo della politica locale. I giovani leghisti del Mendrisiotto e l’Udc di Mendrisio hanno fatto sapere che non la vogliono.

Un camp de migrants aux conditions indignes naît aux portes de la Suisse

Un camp de migrants aux conditions indignes naît aux portes de la Suisse

Da Le Temps del 5 agosto 2016 | Des centaines de migrants africains souhaitant rejoindre le nord de l’Europe sont refoulés à la frontière suisse. Devant la gare de Côme, ils patientent dans un camp informel ressemblant à la «jungle de Calais»

En arrivant avec le train de 7h44 à la gare de Como San Giovanni, on aperçoit d’emblée des dizaines de corps enroulés dans des couvertures le long du quai. Dans les WC, ouverts entre 6h et 21h, on assiste à un va-et-vient incessant d’Africains qui viennent y faire leur toilette. Dans le hall, des dizaines d’entre eux font la queue pour une ration de café et de pain offerte par des bénévoles. A l’extérieur, la Croix-Rouge a installé quelques douches et toilettes.

Sans la présence de carabinieri en uniforme et d’hommes d’affaires en tenue impeccable en route pour le bureau, on se croirait presque en Afrique noire. Le parc public devant la station ferroviaire est transformé en camp informel. Des centaines d’Africains – entre 200 et 350 selon les médias italiens et les associations caritatives – y ont élu domicile. Ils sont surtout Erythréens, mais aussi Somaliens, Ethiopiens, Nigérians et Gambiens.
Econduits de Suisse sans pouvoir déposer de demande
La plupart ont été arrêtés à six minutes de train et cinq kilomètres de là, à Chiasso (Tessin), désormais principale porte d’accès pour le nord de l’Europe, et renvoyés en Italie par les gardes-frontière suisses. Selon l’ONG Firdaus, présidée par la députée tessinoise socialiste Lisa Bosia Mirra, certains migrants souhaitant trouver l’asile en Suisse ont été éconduits avant même de pouvoir déposer une demande. Une procédure non conforme au droit international, dénonce la Tessinoise.

Entre les arbres centenaires, on distingue çà et là quelques tentes (pour les chanceux), des vêtements séchant sur des branches et des cordes, des baluchons contenant les biens qui ont survécu au voyage, un landau couvert d’une moustiquaire… Certains dorment, d’autres sont réunis en petits groupes, discutent. D’autres encore fument une cigarette en solitaire ou ramassent les déchets à l’aide d’un sac à ordures.

Ce sont surtout des hommes de moins de 45 ans, mais il y a aussi beaucoup de femmes et d’enfants. Mustafa est assis près de l’unique fontaine du parc, où une mère lave les habits de son enfant. Dans un anglais rudimentaire, l’adolescent de 14 ans confie avoir fui la Somalie, traversé le Sahara à pied et rejoint l’Italie par la Libye dans une embarcation de fortune, laissant ses proches derrière lui.

Il dit avoir une sœur en Suisse qu’il souhaite rejoindre, mais les forces de l’ordre helvétiques ne le laissent pas passer. «Si je ne risquais pas de me faire tuer là-bas, lâche-t-il, mimant un tir à la carabine, je ne serais pas ici.» Ses deux compagnons, des Erythréens à peine plus âgés, veulent gagner l’Allemagne, où ils ont de la famille et espèrent travailler. Eux aussi ont été refoulés et squattent à Côme depuis deux semaines. «It’s difficult.»

Plus de 3500 refoulements en juillet
A côté du parc où campent les migrants, un fourgon et une demi-douzaine de policiers sont stationnés en permanence. «Tout est en ordre, à part la situation humanitaire, évidemment», affirme leur chef. Il y a quelques semaines, des groupes d’extrême droite sont venus semer le trouble au camp et menacer les volontaires. Chez les Italiens, on trouve de tout, observe un bénévole de Caritas. «Il y a ceux qui apportent des couvertures et de la nourriture, et ceux qui profèrent des insultes.»

Chaque jour, des médecins bénévoles apportent leur aide. De nombreux migrants ont déjà été hospitalisés. Pour des problèmes de sous-nutrition, des syndromes de stress post-traumatique, ou encore des maladies de peau. Il y a quinze jours, les autorités italiennes ont vidé le camp, transférant une centaine de personnes à Tarente, dans le sud du pays.

La dernière semaine de juillet, 1349 Africains sans papiers ont été arrêtés à Chiasso; 1102 ont été renvoyés en Italie. Des chiffres en constante augmentation. En tout, ils ont été 5760 à vouloir entrer au Tessin le mois passé; 3518 se sont vu refuser l’entrée. A Bellinzone, Norman Gobbi (Lega), à la tête du Département des institutions, a adopté une politique de tolérance zéro. Qui n’est pas en possession d’un visa valide et ne demande pas l’asile en Suisse n’est pas admis.

«La Suisse ne peut pas devenir un corridor»
«Dans la majorité des cas, ces gens veulent se rendre en Allemagne ou en Europe du Nord; la Suisse ne peut pas devenir un corridor», plaide le conseiller d’Etat, assurant que beaucoup parmi les nouveaux arrivants ne fuient pas la guerre, mais la pauvreté. Il ajoute: «Malheureusement, l’asile n’est pas prévu pour cela.» Des forces de l’ordre de toute la Suisse ont été appelées en renfort à Chiasso pour faire face à la situation et les trains provenant de la Péninsule sont désormais passés au peigne fin.

Migranti: struttura unica per l’accoglienza

Migranti: struttura unica per l’accoglienza

Dal Corriere del Ticino del 3 agosto 2016 | Il centro servirà a ospitare i profughi che trascorrono una notte in Ticino in attesa di riammissione semplificata. Tra le possibilità al vaglio anche un fabbricato a Rancate – Drastico l’aumento di clandestini respinti ai valichi

Le tre Protezioni civili aperte nel distretto per far fronte all’emergenza migranti che sta toccando il Ticino e in particolare il Mendrisiotto in queste settimane non rappresentano più una risposta adeguata. Per affrontare la situazione che si è creata lungo il confine il Consiglio di Stato ha dunque pensato ad una soluzione alternativa: una struttura unica per l’accoglienza temporanea dei migranti in attesa di riammissione semplificata, capace di accogliere oltre 150 persone contemporaneamente.

A comunicarlo con una nota diffusa ieri pomeriggio è il Dipartimento delle istituzioni che chiarisce come il dispositivo messo a disposizione con le tre protezioni civili «era inizialmente pensato per alloggiare fino a 150 ospiti unicamente durante il fine settimana e in maniera del tutto straordinaria. A partire dal primo luglio l’apertura di queste strutture protette si è invece resa necessaria in modo permanente in ragione di un aumento delle richieste d’alloggio. Da qui l’esigenza di trovare una soluzione sostenibile nell’ottica di una gestione costante d’importanti flussi giornalieri di migranti».

«Quest’anno siamo confrontati con un fenomeno nuovo – sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi -, i migranti che arrivano al confine ormai non chiedono quasi più asilo in Svizzera, perché vogliono proseguire il loro viaggio verso il nord Europa. È una situazione nuova che ci costringe a trovare nuove soluzioni per le persone che devono essere riammesse in Italia ma che prima di farlo devono essere trattenute in Ticino una notte». Negli ultimi 4 giorni ad esempio i nuovi arrivi in Ticino sono stati oltre 700, e le persone che hanno alloggiato per una notte nelle strutture della PCi di Coldrerio, Chiasso e Vacallo sono state circa 400. La scorsa settimana gli arrivi al confine sono stati 1.349, in media con i dati dell’ultimo mese, i respingimenti hanno invece superato per la prima volta le mille unità e sono stati 1.102 (quasi 300 in più della settimana precedente). «Le Protezioni civili che accolgono attualmente i migranti in attesa di essere riammessi in Italia si trovano in centro paese o vicino alle scuole – prosegue Gobbi -, tra meno di un mese riprende l’anno scolastico e dobbiamo trovare una soluzione che ci permetta di evitare potenziali situazioni di conflitto. Con la creazione di un centro unico non vogliamo aumentare la capacità, ma garantire la sicurezza. Non bisogna dimenticare che visto che non si tratta di richiedenti l’asilo, tutti i costi relativi ai migranti da riammettere in Italia attualmente sono coperti dal Cantone».

I tempi stringono, l’idea è infatti di rendere agibile la struttura prima dell’inizio delle scuole, lasciando i tre centri della PCi di supporto al fabbricato, nel caso in cui i migranti fossero così tanti da necessitare ulteriori spazi per il loro alloggio. E resta un grande interrogativo. Non è infatti ancora chiaro dove sorgerà il nuovo centro, che dovrebbe trovare spazio in un capannone già esistente. La sola certezza è che sarà nel Mendrisiotto.

Le prospettive

Tra le possibilità al vaglio, vi sarebbe una soluzione che interessa una struttura situata nella zona industriale di Rancate. «Il Municipio – afferma il vicesindaco e responsabile del dicastero Sicurezza Samuel Maffi – è stato subito informato di questa possibilità ed è in contatto a questo proposito con il Cantone da un paio di settimane. Il progetto è stato preavvisato favorevolmente dalla Città, che ha dato la sua piena disponibilità per affrontare la situazione, a patto che vengano rispettate delle condizioni relative alle responsabilità in materia di polizia del fuoco, sicurezza interna ed esterna al centro e in merito alla Legge edilizia». Sia che il centro venga realizzato sul territorio di Mendrisio o in un altro Comune, il Consiglio di Stato dovrebbe infatti adottare una clausola d’urgenza per destinare gli spazi all’accoglienza temporanea dei migranti.

Ad ogni modo, rassicura Maffi, il centro non creerà nessun tipo di disagio: «Si tratta di una struttura temporanea per l’accoglienza di migranti che non chiedono asilo ma vorrebbero solo attraversare il Paese per dirigersi verso nord e vengono quindi riportati alla frontiera. La possibile struttura identificata sul territorio di Mendrisio non si trova in una zona sensibile e rimane discosta e lontana dall’abitato. Se dovesse essere scelto di realizzare il centro a Mendrisio – conclude Maffi – questo non sarà di disturbo alla popolazione».

La richiesta di aprire questa struttura è ora stata inoltrata a Berna, da cui si attende una risposta entro la fine della settimana. In seguito sarà presa una decisione sull’ubicazione.

Terrorismo: il PPD sollecita il Governo: «Si intervenga»

Terrorismo: il PPD sollecita il Governo: «Si intervenga»

Dal Corriere del Ticino del 28 luglio 2016 | Il gruppo parlamentare chiede una serie di misure a protezione dei ticinesi – Norman Gobbi: «Ci si sveglia adesso»

«Chiediamo una reazione ferma e implacabile da parte delle autorità». Così il gruppo parlamentare del PPD, in una nota diramata ieri, ha sollecitato il Governo affinché si attivi con una serie di misure in grado di prevenire e rassicurare la popolazione ticinese a fronte delle terribili stragi terroristiche che nelle ultime settimane stanno scuotendo l’Europa. «I nemici della pace – si legge nel comunicato – quale sia la loro motivazione e la loro cittadinanza, devono essere annichiliti. Per lottare contro questa barbarie occorre inequivocabile chiarezza negli intenti». Questa la premessa a sei richieste rivolte all’Esecutivo, tra le quali citiamo l’intervento «presso il Consiglio federale affinché il Trattato di Schengen sia ridiscusso e di conseguenza vengano reintrodotti i controlli sistematici alle frontiere». O ancora la «verifica ad ampio raggio sui rischi di radicalizzazione islamista in Ticino», ma pure la «mappatura tra tutti i richiedenti l’asilo e rifugiati politici presenti sul territorio che presentano problemi di dipendenza, fedina penale sporca o problemi di tipo psichiatrico».

Alla base di questo passo, ci spiega il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò, v’è il timore che «se non si prende sul serio l’altissima preoccupazione della gente, presto o tardi i nostri valori di solidarietà, uguaglianza e libertà verranno minati». Per Dadò «non si può più tergiversare e perdersi in scaramucce. Serve intervenire senza paura con delle misure attuabilissime che non recheranno danno a nessuno ma aumenteranno la percezione della sicurezza».

Da parte sua il deputato Giorgio Fonio, presidente della Commissione petizioni e ricorsi, si esprime in merito alla proposta di subordinare, prima che venga discussa in Parlamento, la concessione delle cittadinanza cantonale a una nuova ulteriore verifica di sicurezza da parte del Dipartimento delle istituzioni. «Alla prima seduta commissionale in settembre – annuncia – proporrò ai miei colleghi di convocare il direttore Norman Gobbi per valutare l’applicabilità delle diverse misure da noi avanzate».

«Lista di consigli già evasa»

Chiamato in causa dal PPD, il direttore delle Istituzioni – da noi contattato – non nasconde il proprio scetticismo: «La lista dei consigli se non già evasa è sicuramente in corso». Per poi accogliere con riserva l’azione intrapresa in casa PPD: «Chi si sveglia nel luglio del 2016 avanzando tali richieste, forse si è dimenticato gli spezzoni precedenti del tragico film iniziato un anno e mezzo fa con la strage di Charlie Hebdo». In merito a quanto fatto a sud delle Alpi, Gobbi tiene poi a illustrare due casi concreti: «Sul nostro territorio abbiamo avuto alcuni passaggi di questo filmato, fortunatamente senza strisce di sangue. Penso all’identificazione e all’espulsione dal Ticino del simpatizzante dell’ISIS Oussama Khacia, e questo su richiesta dell’autorità cantonale. Rispettivamente all’arresto in Italia del presunto jihadista Abderrahim Moutaharrik, a riprova di come le antenne sul territorio a livello di intelligence, la collaborazione fra Cantone e Confederazione e quella con le autorità italiane, hanno dimostrato di funzionare». Sulla revisione di Schengen, invece, Gobbi specifica: «Già oggi c’è chi critica il rafforzamento dei controlli alla frontiera degli ultimi mesi, dimenticando che la nostra sovranità doganale ci permette di andare più in profondità, e oltre a Schengen. E il fatto che settimanalmente due terzi dei circa 300 arrivi giornalieri siano respinti significa che il controllo c’è ed è efficace. In più, coloro che chiedono l’asilo sono registrati e sistematicamente verificati dal punto di vista della sicurezza, a differenza di quanto fatto in Italia o nella stessa Germania». L’attuazione di misure straordinarie è a sua volta già contemplata, ma – indica Gobbi – cercando di non spaventare il cittadino: «In generale viene fatta una costante verifica della minaccia, e penso a come abbiamo gestito, discretamente e senza allarmare la popolazione, il dispositivo di sicurezza per l’inaugurazione di AlpTransit».

Ping-pong de migrants entre Chiasso et Côme

Ping-pong de migrants entre Chiasso et Côme

Dal sito internet della Tribune de Genève

Asile La situation de l’asile chauffe à la frontière sud. Submergée, l’Italie reproche aux Tessinois de renvoyer trop systématiquement les migrants en situation illégale.

Depuis quelques années, l’arrivée des beaux jours coïncide avec celle de vagues de migrants échouant aux bords de la frontière tessinoise, à l’issue d’un long voyage à travers l’Italie. Après un retard s’expliquant en grande partie par la météo pourrie de ce début d’été, depuis début juillet l’afflux est cette fois-ci bel et bien aux portes sud de notre pays.

Ces derniers jours, les gardes-frontière suisses interceptent quotidiennement près de 200 migrants, majoritairement à Chiasso. Mardi, une soixantaine d’entre eux ont été interceptés dans un train vers Bellinzone. «Il y avait beaucoup de policiers italiens et suisses à la douane hier, raconte Andrea Ramani, journaliste à Teleticino. Un hélicoptère a volé toute la journée.»

Parmi les 1321 migrants interceptés au début du mois de juillet, 933 ont été renvoyés en Italie. Ceux-ci retournent à Côme, au désespoir de la Commune, qui ne sait comment gérer ces dizaines d’âmes bloquées dans sa gare. «Côme risque de devenir un centre de requérants à ciel ouvert», se désole le député de la Lega Nord Nicola Molteni dans le journal milanais Il Giorno. Des doigts accusateurs sont pointés vers le sol helvète. «La Suisse ferme l’accès à Chiasso», titrait mardi la Repubblica, rapportant que les autorités suisses barrent désormais complètement l’accès, et ce «sans donner plus d’explications».

L’irritation est également palpable du côté du syndicat autonome de police (SAP) italien. «La situation devient de plus en plus difficile à cause des expulsions systématiques de la part de la Suisse, qui se contente d’appliquer la norme avec rigidité, déplore le secrétaire général du SAP de la province de Côme, Ernesto Molteni. Cette pratique provoque une véritable situation d’urgence qui risque de paralyser l’appareil sécuritaire de la province de Côme.»

De fait, le SAP demande à Rome une augmentation immédiate des effectifs, «indispensable pour affronter l’urgence avant que toute la région frontalière de Côme ne croule sous le poids des refoulements continuels que la Suisse applique avec détermination».

«La Suisse fait des efforts»

Les gardes-frontière suisses se défendent d’avoir complètement fermé la frontière. «La part des migrants qui arrivent à la frontière pour déposer une demande d’asile en Suisse a diminué au cours de ces dernières semaines, explique le porte-parole de l’Administration fédérale des douanes (AFD), Walter Pavel. Les migrants qui souhaitent simplement transiter par la Suisse sont reconduits vers l’Italie, selon l’accord de réadmission.»

Selon le conseiller d’Etat tessinois et directeur du Département de justice et police Norman Gobbi, leur nombre a beaucoup augmenté ces derniers temps. «Ils cherchent à rejoindre l’Allemagne. Mais nous ne pouvons pas laisser la Suisse devenir une voie de passage vers le nord de l’Europe.»

Les critiques italiennes sur la sévérité des douaniers suisses n’émeuvent guère Norman Gobbi. «Fort heureusement! Les conséquences financières pour la Confédération ne sont pas négligeables: la facture pour le premier semestre 2016, rien que pour la gestion des requérants d’asile, s’élève déjà à 5 millions.» Le chef du Département de la police tessinoise rappelle aux Italiens que la Suisse a déjà beaucoup donné. «Nous enregistrons nous-même une grande partie des migrants qui arrivent dans nos centres, alors qu’ils auraient déjà dû l’être en Italie. Nous fournissons aussi notre part d’efforts.»

A pied sur l’autoroute

Autant du côté italien que suisse, tous s’accordent à dire qu’un système Schengen-Dublin déficient est le principal responsable de cette situation difficile. La situation de la région italo-suisse risque fort de se compliquer dans les semaines à venir, des prochaines vagues de migrants sont probables.

Après avoir traversé des kilomètres de route périlleuse, la majorité des migrants actuellement bloqués à Côme n’entendent pas renoncer si facilement. Beaucoup attendent la prochaine occasion pour sauter dans un nouveau train, d’autres tentent leur chance à pied. Selon Walter Pavel, les arrestations le long des routes et des frontières vertes ont augmenté.

Dimanche, deux migrants ont carrément été interceptés alors qu’ils marchaient le long de l’autoroute A2, à proximité de Chiasso. Bien que ces cas restent peu fréquents, les autorités tessinoises ont lancé un appel exhortant les automobilistes à la plus grande prudence.

“La situazione è sotto controllo”

“La situazione è sotto controllo”

Dal Giornale del Popolo del 13 luglio 2016

Intercettati ieri 60 profughi a Bellinzona, mentre alcuni profughi eritrei sono accampati alla stazione di Como – Norman Gobbi: «Siamo vigili, ma non siamo all’emergenza»

La pressione dei migranti al confine sta crescendo e con essa i casi eclatanti, come quello emerso l’altro giorno, ovvero il profugo eritreo che è stato trovato nascosto dentro una valigia (vedi correlati), sopra un treno, e quello di ieri, in cui, sempre a bordo di un convoglio ferroviario, transitato per la stazione internazionale di Chiasso, sono stati intercettati una sessantina di migranti (vedi correlati). Quasi tutti, anche loro, erano di cittadinanza eritrea, tra cui donne e minorenni.

Erano evidentemente molti, troppi e quindi le autorità sono state costrette a farli scendere nella capitale ticinese e non nelle cittadina di confine, dove sono stati successivamente condotti comunque, con un torpedone, per verificare chi di loro avesse diritto a rimanere o meno in suolo elvetico, presso il centro di registrazione e procedura (CRP). Ma per capire che gli arrivi siano in aumento non servono i conteggi, che comunque vengono effettuati costantemente dalla Polizia e dalle Guardie di confine, bensì basta farsi un giro negli scali ferroviari di Milano Centrale e di Como San Giovanni, presso i quali ormai decine e decine di profughi dormono in campi improvvisati e molti di loro avrebbero già provato più volte ad attraversare il confine. Un fatto che ha spinto alcune testate di oltreconfine (nello specifico il sito de LaRepubblica) a scrivere che di fatto ormai le autorità svizzere non farebbero passare più alcun migrante, da almeno una settimana. Un’accusa che è ovviamente priva di fondamento.

«La situazione a Chiasso evidentemente è molto seria», ha spiegato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, «ma questo non cambia i nostri doveri, ovvero chi ha diritto a chiedere asilo politico viene ammesso e gli altri vengono respinti. La settimana scorsa i migranti non ammessi sono stati ben i due terzi di quelli intercettati. Ciò è sicuramente dovuto al fatto che in Italia non c’è una presa a carico sistematica di queste persone», ha continuato Gobbi, il quale ha ribadito come «tra i profughi che arrivano attualmente non ci sia nemmeno un siriano che scappa dalla guerra. Comunque per noi la situazione è ancora gestibile e infatti non è stato decretato il livello d’allerta massimo. Quanto accadrà nelle prossime settimane ovviamente dipende dall’evoluzione degli sbarchi sulle coste italiane».

Quanto all’episodio di ieri, ha precisato il direttore del DI, «è la prima volta in assoluto che vengono intercettati 60 migranti in un colpo solo sopra un treno, perciò i nostri agenti hanno deciso di trattenerli fino all’arrivo a Bellinzona, vista la lunghezza dei controlli, e successivamente di accompagnarli a Chiasso, affinché non si disperdessero sul territorio entrando nell’illegalità».

Chiasso hat Illegale unter Kontrolle

Chiasso hat Illegale unter Kontrolle

Dalla Nzz del 12 luglio 2016

Im Tessin kommen zurzeit vor allem Migranten aus Afrika an. An der Südgrenze hat die Zahl der rechtswidrigen Aufenthalter massiv zugenommen. In Chiasso, wo die meisten Flüchtlinge ankommen, herrscht angespannte Ruhe.

Das Grenzstädtchen Chiasso schmort wie gelähmt in der Julihitze. Doch im Bahnhof stellt man Hektik fest. Viele Uniformen sind zu sehen, vor allem die blauen der Grenzwächter und einige der Tessiner Kantonspolizei. Die Beamten durchsuchen jeden einzelnen Zug, der aus Italien kommt, nach illegalen Flüchtlingen. Dazu haben sie allen Grund: Tendenziell wählt eine knappe Mehrzahl der Migranten, die offiziell oder heimlich in der Schweiz Zuflucht suchen oder auf der Durchreise sind, den Weg mit dem Zug über Chiasso – und in den letzten Wochen hat sich die Zahl der klandestinen Personen gleich mehr als verdreifacht.

Noch im Mai griffen die Grenzwächter in Chiasso insgesamt etwa 1200 «rechtswidrige Aufenthalter» auf. Also Personen, welche die Einreise- und Aufenthaltsbedingungen für die Schweiz oder den Schengenraum nicht erfüllen und die nicht in jedem Fall Flüchtlinge sind. Diese Menge entsprach ungefähr der Zahl vom Vorjahr, denn in den Sommermonaten nimmt der Andrang der Migranten an der Südgrenze immer zu.

Zehn Personen pro Zug
Doch seit Ende Mai steigt die Zahl der wöchentlichen illegalen Ankömmlinge drastisch: Wie das Grenzwachtkorps am Montag mitgeteilt hat, sind allein letzte Woche 1321 rechtswidrige Aufenthalter von den Beamten registriert worden. Rechnet man alle vorangegangenen Wochen bis Anfang Juni dazu, ergibt sich eine Zahl von ungefähr 5000 Personen. Die meisten stammen aus Eritrea, es folgen Afghanen und Gambier.

Fast in jedem Zug aus Italien griffen die Grenzwächter etwa zehn bis zwölf verdächtige Personen auf, sagt ein Lokomotivführer. Er macht gerade Pause in der Bahnhofsbar, und trotz seiner Auskunftsfreudigkeit möchte er seinen Namen nicht nennen. Aus seiner Sicht hat sich generell in der letzten Zeit die Zahl der Flüchtlinge und Asylbewerber mehr als verdoppelt, aber beunruhigt ist er momentan nicht. Der Lokomotivführer hofft einfach, dass nicht noch mehr kämen. Auch Chiassos freisinniger Stadtpräsident Bruno Arrigoni bleibt eher gelassen. Bund und Kanton hätten die Stadt schon vor geraumer Zeit informiert, dass mit einem massiven Zustrom illegaler Aufenthalter zu rechnen sei. Zudem kämen die Grenzwächter mit der Situation so gut zurecht, dass bisher keine Probleme aufgetaucht seien.

Gemäss Arrigonis Worten lassen die Bundesbehörden auch das mögliche Szenario nicht ausser acht, dass mehr als 5000 Illegale in einem einzigen Monat nach Chiasso gelangen. Dies hänge stark von der italienisch-österreichischen Grenze am Brenner ab: Würde dieser Übergang scharf kontrolliert und landeten auch mehr Flüchtlingsschiffe in Sizilien, dann begänne sich der Sindaco der Grenzstadt Sorgen zu machen.

Keine Migranten aus Syrien
Jedoch wundert sich Arrigoni, wo die Syrer geblieben sind. Laut dem Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) sind gegenwärtig keine Syrer in Chiasso anzutreffen. Vielmehr handle es sich um Migranten aus afrikanischen Ländern, in denen kein Krieg herrsche. Daher fordert Gobbi eine klare Trennung zwischen Kriegs- und Armutsflüchtlingen. Er plädiert für eine harte Linie angesichts der Tatsache, dass momentan kaum Flüchtlinge aus Konfliktgebieten in Erscheinung treten. Dennoch erwarte man wie vor einem Jahr auch heuer einen «heissen Sommer», so der Polizeidirektor. – Laut der Schweizerischen Depeschenagentur hat das Grenzwachtkorps zwischen Januar und Juni 2016 insgesamt 14 600 Menschen aufgegriffen, die sich illegal in der Schweiz aufhielten. Das waren etwa halb so viele wie im ganzen Jahr 2015. Gemäss dem Datenmaterial der Eidgenössischen Zollverwaltung nahm von den heurigen illegalen Ankömmlingen bisher die Hälfte den Weg über Chiasso; hierbei schafften die Grenzwächter seit Jahresbeginn ungefähr 2000 dieser Personen nach Italien zurück. Das ist etwa ein Drittel der rechtswidrigen Aufenthalter in Chiasso in diesem Jahr. Allerdings hat die Grenzwacht von den 1321 Personen, die allein letzte Woche ankamen, gleich 966 nach Italien zurückgeschickt. Ist das der Beginn einer härteren Linie?

Polizisten als Grenzschützer
In einem «Asylnotfall» würden Polizeiangehörige Aufgaben der Grenzwache übernehmen. Von Lisa Wildi
Im April 2016 haben Bund, Kantone, Städte und Gemeinden im «Notfallplan Asyl» die Aufgabenbereiche im Falle eines raschen und starken Anstiegs von Asylgesuchen definiert. Demnach würden dem Grenzwachtkorps (GWK) kantonale Polizeikorps beistehen, mit Patrouillen im grenznahen Raum. Bei sehr grossen Flüchtlingsbewegungen würde das GWK zudem mit bis zu 2000 Armeeangehörigen und Material in den Bereichen Logistik, Bau, Transport und Verkehr unterstützt. Um das Grenzwachtkorps auch mit Militärpolizisten zu verstärken, würden sie beim Schutz ausländischer diplomatischer Vertretungen durch Milizsoldaten ersetzt, die im Alltag Polizisten sind. Kritische Stimmen mahnen, Polizisten und Militärpolizisten könnten Grenzwächter zwar unterstützen, aber nicht ersetzen, weil sie nicht über die entsprechende Ausbildung verfügten. Doch inwiefern unterscheiden sich die Ausbildungen der Grenzwache, der Militärpolizei und der Polizei tatsächlich?

Feine Unterschiede
Die Ausbildung der Militärpolizei und der Polizei ist seit 2010 identisch, seither absolvieren Militärpolizisten die zivile Polizeiausbildung. Die Ausbildungen der Polizei und der Grenzwache wiederum sind sich inhaltlich und strukturell in vielen Bereichen sehr ähnlich. Dies zeigen ein Vergleich von Ausbildungsprogrammen und Lehrplänen sowie mehrere Unterrichtsbesuche und Gespräche mit Ausbildungsverantwortlichen. Die Grundausbildung dauert sowohl bei der Polizei wie auch der Grenzwache ein Jahr und endet mit einer eidgenössischen Berufsprüfung. Grenzwächter müssen jedoch nach der Grundausbildung zwei obligatorische Weiterbildungsjahre durchlaufen und gleichzeitig an zweien der drei künftigen Einsatzorte (mobile Patrouillen, Flughafen oder Bahn) tätig sein. Polizeineulinge absolvieren oft auch Eingliederungsprogramme in ihren Stammkorps, doch erreichen sie meist keine drei Jahre Ausbildungszeit wie ihre Kollegen der Grenzwache.

Ein gemeinsamer inhaltlicher Schwerpunkt der Grenzwacht- und der Polizeiausbildung ist die Sicherheits- und Interventionstaktik (Selbstverteidigung, Umgang mit Zwangsmitteln, Einsatztaktik usw.). In manchen dieser Fächer werden sogar dieselben Lehrmittel genutzt. Weitere gemeinsame Ausbildungsteile, allerdings mit unterschiedlich vielen Lektionen, bilden unter anderem die Fächer Ordnungsdienst, Verkehrskontrolle, Kriminalistik und Community Policing (bürgernahe Polizeiarbeit). Die beiden letztgenannten Fächer bilden Schwerpunkte der Polizeiausbildung, sie werden in der Grenzwachtausbildung weniger detailliert behandelt.

Auch im Bereich «Recht» und «Psychosoziale Kompetenzen» sind inhaltliche Überschneidungen festzustellen. Polizisten wie Grenzwächter setzen sich mit Straf- und Strassenverkehrsrecht, mit Konflikt- und Krisenmanagement sowie Berufsethik und Menschenrechten auseinander. Bei all den Gemeinsamkeiten gibt es dennoch kleine, aber feine Unterschiede. Etwa beim Fach Recht, bei dem es klare Grenzwacht- und Polizeithemen gibt. Ein Aspirant der Grenzwache setzt sich beispielsweise intensiv mit zollrechtlichen Fragen auseinander, lernt im Gegensatz zu einem Aspiranten der Polizei jedoch keine zivilrechtlichen Grundlagen. Im Fach Psychologie werden angehende Polizisten umfassender ausgebildet als Angehörige des GWK. Dies ist darauf zurückzuführen, dass sie im späteren Alltag öfter mit Schicksalsschlägen und zwischenmenschlichen Konflikten konfrontiert sind. Daneben gibt es auch Themenblöcke, die dem GWK eigen sind, wie die Fahndung, die Dokumentenprüfung und die sogenannten «allgemeinen Grenzwachtfächer», in denen unter anderem Schengen/Dublin-Abläufe, Asylverfahren und Rückübernahmeabkommen behandelt werden.

Nachschulung erforderlich
Die Ausbildung der Grenzwache unterscheidet sich somit von derjenigen der Polizei in der Länge und in der internationalen Ausrichtung einiger Ausbildungsteile, in welchen auch für den «Notfallplan Asyl» relevante Themen wie Dokumentenprüfung, Asylverfahren oder Dublin-Abkommen behandelt werden. Die sicherheitspolizeilichen und ordnungsdienstlichen Fächer sind jedoch quasi identisch, genauso wie der Unterricht zu den Sozialkompetenzen, zum Konflikt- und Krisenmanagement. Dies würde sich bei einem ausgeprägten «Asylnotfall» als nützlich erweisen.

Zudem könnten Polizisten dank ihrer Ausbildung und oft ihrer Erfahrung auch für die Betreuung von Flüchtlingen eingesetzt werden. Auch bei der Militärpolizei kann man wohl auf Erfahrungen zurückgreifen, weil Militärpolizisten bis 2009 das GWK oft unterstützt haben. Für eine noch stärkere Einbindung von (Militär-)Polizisten in die Arbeit des GWK im Asylbereich müssten diese aber mindestens hinsichtlich Asylverfahren und Dubliner Abkommen nachgeschult werden. Demnach kann ein Polizist einen Grenzwächter aufgrund der Ausbildung tatsächlich nicht eins zu eins ersetzen, genauso wenig wie umgekehrt, könnte aber in einem «Asylnotfall» in vielen Bereichen problemlos Aufgaben übernehmen.

Lisa Wildi ist wissenschaftliche Mitarbeiterin am Centre for Security Studies (CSS) an der ETH Zürich.

Gobbi «Migranti da sud? Preferirei spedirli indietro»

Gobbi «Migranti da sud? Preferirei spedirli indietro»

Dal Corriere del Ticino del 15 giugno 2016

È di pochi giorni fa la notizia che nella prima settimana di giugno sono arrivati 719 migranti ai confini ticinesi, una cifra record nel 2016 e una tendenza secondo l’Amministrazione federale delle dogane in accelerazione. Una situazione che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha definito «non ancora d’emergenza» in un’intervista rilasciata alla SRF. Gobbi ha tuttavia rilevato i problemi di tipo finanziario che il Cantone è chiamato ad affrontare, poiché nonostante la registrazione dei migranti spetti alla Confederazione attraverso i Centri di registrazione come quello di Chiasso, il loro smistamento è compito dei Cantoni. «Nel primo semestre del 2016 abbiamo avuto costi aggiuntivi per circa 5 milioni di franchi» ha sottolineato Gobbi, che quindi ha aggiunto che preferirebbe rimandare indietro i profughi provenienti dall’Italia. «Non mi importa se sono già stati registrati in Italia o meno», ha dichiarato.

‘Possibile mobilitare altri militi’

Da La Regione del 23 maggio 2016

Norman Gobbi: «Per ora arrivi nella norma, con picchi nel weekend e la sera» – Il capo dell’esercito André Blattmann: «Pronti duemila soldati, e se non saranno sufficienti ne mobiliteremo altri».

A pochi chilometri dal fronte. O, meglio, a pochi chilometri da quello che potrebbe diventare uno dei fronti sui quali verranno impiegati i militi la prossima estate. È lì, a Mendrisio, che sabato il capo dell’esercito, il comandante di corpo André Blattmann , ha incontrato la Società ticinese degli ufficiali (Stu) riunita in assemblea. Un incontro utile da un canto per rassicurare gli ufficiali in merito alla presenza grigioverde a sud del Gottardo dopo la prossima riforma (vedi articolo a lato); dall’altro per confermare che la questione migranti è presa seriamente dalle alte sfere dell’Armee. Tanto che di fronte alla platea il comandante di corpo non ha escluso ulteriori mobilitazioni. In vista dell’emergenza migranti «dobbiamo – ha spiegato Blattmann alla ‘Regione’ a margine dell’assemblea – poter aiutare e sostenere le autorità civili e le Guardie di confine. Siamo in grado di assumerci tale compito e sono già state messe in atto misure in questo senso. Penso per esempio allo spostamento durante l’estate di alcuni corsi di ripetizione, in modo da poter avere un maggior numero di forze a disposizione». In ogni caso, ha aggiunto il capo dell’esercito, «la Polizia militare sarebbe la prima a entrare in azione, seguita dai militi di ferma continua e da quelli che stanno svolgendo il corso di ripetizione. Speriamo che basti. In caso contrario, dovremmo mobilitarne altri». Una parola ‘mobilitazione’ che ricorda, tra le altre cose, che l’esercito svizzero rimane pur sempre un esercito di milizia. «Esatto. Sono sempre le autorità civili – ha sottolineato Blattmann – a stabilire quali sono i nostri compiti e quando è necessario il nostro intervento. Va però ricordato che non siamo un esercito di corsi di ripetizione: se sono necessarie più forze, andranno mobilitati più militi». Uno scenario verosimile? «Al momento attuale sono pronti circa duemila soldati. Siamo sulla giusta via ma non si può escludere nulla». E non esclude nulla neppure il capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi . Sul fronte migranti, ha detto Gobbi, «alla porta sud si conta un numero relativamente normale di arrivi» per ora. Su per giù dai venti ai trenta al giorno, con «dei picchi nel weekend e la sera». Nessun allarme rosso insomma. Ma non è il caso di rimanere con le mani in mano. Perché, ha ricordato il responsabile del Di, solitamente «la crescita degli arrivi inizia a maggio» e, tra le altre cose, quest’anno «si sono riattivati i gommoni» che fanno spola tra l’Albania e l’Italia. Sarà importante «organizzarci sul territorio». Se del caso, anche con l’esercito.

LA RIFORMA – Cantone risparmiato

Non solo migranti. Sabato il comandante di corpo André Blattmann, che a fine anno lascerà il suo incarico, ha pure voluto rassicurare i quadri in merito alla presenza dell’esercito in Ticino dopo la riforma in corso a Berna (e sulla quale tira già aria di referendum). Sarà una dieta. Una dieta che non dovrebbe però toccare i posti di lavoro, così come le Piazze d’armi a sud del Gottardo. Si dovrà per contro dire addio alla Brigata fanteria montagna 9, comandata dal brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà verosimilmente inglobata all’interno di una Divisione. Ciò detto, rimane aperta una domanda: il futuro capo della Armee potrebbe essere un ticinese? «Questa decisione – scherza Blattmann – esula dalle mie competenze». D’accordo. E la presenza di italofoni tra i quadri dell’esercito? La ritiene sufficiente? «È una questione molto importante, specie nel nuovo esercito che richiederà la presenza di più militi attivi. E in questo senso oggi (sabato, ndr) è arrivato un buon segnale: i giovani che sono entrati a far parte della Stu sono di più rispetto a quelli che hanno terminato la propria attività. Ciò lascia ben sperare affinché un domani – ha concluso il capo dell’esercito – tra i quadri ci siano diversi validi ticinesi».