Maroni se ne va sgommando

Maroni se ne va sgommando

Da RSI.CH l Ticino e Lombardia rinnovano l’intesa di collaborazione. Ma Gobbi non molla sul casellario giudiziale e questa scelta irrita il governatore

Una firma, ma anche delle scintille. I rappresentanti di Ticino e Lombardia – ovvero il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi e il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni – si sono incontrati martedì a Como nel contesto del rinnovo dell’accordo di cooperazione. Ed entrambi hanno firmato il rinnovo della dichiarazione d’intesa che punta a favorire la collaborazione in diversi ambiti specifici (trasporti, turismo, energia, formazione, cultura e valorizzazione del territorio e delle regioni alpine).

S’è però anche discusso delle recente decisione del Dipartimento delle Istituzioni di richiedere il casellario giudiziale ai cittadini italiani che vogliono lavorare in Ticino con un permesso B o G. E l’incontro è finito con Maroni che se n’è andato sgommando, visibilmente irritato, senza rispondere alle domande dei giornalisti, dopo che Gobbi gli ha comunicato di non avere nessuna intenzione di fare un passo indietro.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Maroni-se-ne-va-sgommando-5588926.html

“Troppi migranti”

“Troppi migranti”

Norman Gobbi chiede di interrogarsi sulla possibilità di vietare l’accesso ai richiedenti l’asilo. “Dobbiamo porci delle domande di fondo e chiederci se in futuro saremo ancora in grado di gestire un flusso così importante di migranti o se non sarà il caso di rimandarli sui loro passi, affinché aprano una procedura per la richiesta d’asilo in Italia da dove arrivano”. Si esprime così il ministro ticinese Norman Gobbi ai microfoni della RSI, sollecitato sul tema della pressione al confine sud.

“La Svizzera sta svolgendo il lavoro che toccherebbe a Roma. È l’Italia che avrebbe dovuto procedere con l’accertamento dell’identità e degli aspetti di sicurezza e sanità legati a queste persone, evitando che vadano in giro senza un documento di identità”, ha aggiunto il capo del Dipartimento delle istituzioni.

In merito all’apertura provvisoria di nuovi centri di accoglienza in Ticino, il consigliere di Stato afferma: “Alcuni comuni hanno già espresso reticenze e questo andrà tenuto in considerazione”.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Troppi-migranti-5585875.html

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Le immagini dalla stazione centrale di Milano sono lo specchio del fallimento europeo in materia di controllo dell’immigrazione. La stessa UE critica però la Svizzera, e l’Italia critica il Ticino per voler evitare di cadere nel baratro verso cui il Continente si è avviato velocemente e ciecamente!
Centinaia di immigrati clandestini, profughi e non, si ammassano nottetempo per dormire nella stazione di Milano Centrale (vedi foto). Questa triste immagine è la tragica conferma del fallito tentativo europeo di controllare l’immigrazione, e quindi degli accordi di Dublino in materia di asilo. Parallelamente la Francia ha posto controlli più stretti alla frontiera italo-francese, cosa già fatta dagli austriaci. Tutto ciò palesa come gli Stati europei, e non l’UE, facciano i propri interessi in barba alla solidarietà e alla libera circolazione; e allora perché la Svizzera viene criticata quando il suo Popolo decide di fare altrettanto? Evidentemente scopo dell’UE è indebolire la Svizzera, che patisce già un Governo federale accecato dal baillame globalista e europeista, e non sa riconoscere la tragicità e la serietà della situazione in cui ci troviamo, Ticino in maniera particolare.

L’Italia, come solito, vive sopra le righe e lo fa con disarmante sconsideratezza in questo momento di grave crisi migratoria. Il suo Ministro dell’Interno Angelino Alfano è ormai travolto dallo scandalo di “Mafia capitale” legata ad appalti e lucro mafioso sui flussi migratori e i richiedenti l’asilo. Come si può pretendere che il Ministero preposto alla sicurezza e al controllo dell’immigrazione sia concentrato sulla sua missione, quando il ministro stesso è attorniato da inquisiti e collusi? Evidentemente, tutto questo sfugge a Berna che continua a considerare l’Italia un paese normale.

Diana! Il Ticino sta facendo un lavoro immane nel tenere sicura la porta sud della Confederazione, a fronte di flussi migratori in esplosione e una criminalità dilagante in Lombardia. Veniamo criticati perché chiediamo i pendenti e i precedenti penali, perché stringiamo sull’afflusso di persone straniere; ci si dimentica però che l’Italia è ormai allo sbando, con popolazione in subbuglio (anche nei Comuni di sinistra) per l’arrivo sconsiderato di profughi, oppure che oggi il Ticino e la Svizzera fanno il lavoro che si sarebbe dovuto fare in Sud Italia, ossia registrare tutti i clandestini che chiedono asilo; già, ma nei CARA italiani (centri di accoglienza per richiedenti l’asilo) gestiti dalle cooperative interessa incassare le indennità, non fare il lavoro!

Il muro ipotizzato dal Nano deve diventare sempre più una realtà, non tanto fisica quanto operativa nei controlli stretti al confine, nei respingimenti dei clandestini e nella collaborazione interforze. Dobbiamo evitare che la stazione di Chiasso diventi Milano Centrale, che il Ticino diventi un territorio insicuro e che la Svizzera resti l’unica porta aperta attorno all’Italia. Dobbiamo reagire con forza e fermezza, prima che sia troppo tardi.

Norman Gobbi

Gobbi risponde a Maroni

Gobbi risponde a Maroni

Da RSI.CH l Il direttore del Dipartimento istituzioni reagisce alle esternazioni del presidente della Regione Lombardia sull’estratto del casellario giudiziario.

All’indomani delle preoccupazioni espresse dal presidente della Regione Lombardia circa l’introduzione, da parte ticinese, dell’obbligo per frontalieri e dimoranti di produrre estratto del casellario giudiziale e certificato dei carichi pendenti, il consigliere di Stato Norman Gobbi, al microfono di Daniela Giannini, illustra la posizione ticinese.

Il problema esiste da ambo le parti del confine. Da parte nostra, precisa Gobbi, si tratta di gestire un fenomeno che ha messo sotto pressione la mano d’opera indigena. Dall’altra parte del confine il fenomeno è nato dalla debolezza dell’economia lombarda in questi ultimi anni.

Come aveva anticipato negli scorsi giorni Norman Gobbi era intenzionato a incontrare Roberto Maroni. L’auspicio del direttore delle Istituzioni è quello di far capire alla Regione Lombardia che la misura ticinese è stata introdotta per ovviare al numero crescente di persone che chiedono un permesso B o di frontaliere pur avendo a carico precedenti penali talvolta anche molto gravi. La richiesta dell’estratto del casellario giudiziario, per Gobbi, è quindi una possibile soluzione per ovviare ai problemi di sicurezza del cantone.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-risponde-a-Maroni-4941256.html

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Dal Mattino della domenica l E’ ovvio che dal sacrosanto provvedimento del leghista Gobbi non si retrocede di un millimetro. E, se il governo non eletto della vicina Penisola dovesse fare un cip, blocco immediato dei ristorni!

Ma guarda un po’, un $indakalista italiano UIL ha pensato bene di mettersi a sproloquiare contro la decisione del ministro leghista Norman Gobbi di chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti anche ai cittadini UE che chiedono un permesso B o G: niente documenti, niente permessi. Lo sproloquio è poi confluito in un’interrogazione al governo italiano da parte di tre parlamentari, naturalmente di $inistra. Uhhhh, che pagüüüüüraaaa!, avrebbe detto il Nano.

Manna elvetica

E’ chiaro che ad essere toccati dal provvedimento deciso dal direttore leghista del Dipartimento delle Istituzioni, come detto in più occasioni, sono solo quelli che hanno qualcosa da nascondere. E’ quindi palese che a costoro non si rilascia alcun permesso. Né la richiesta di produrre la documentazione sulla propria situazione penale può essere ritenuta scandalosa: i cittadini svizzeri sono tenuti ad ottemperarla in svariate occasioni. Ma evidentemente oltreconfine qualcuno si è abituato alla manna degli svizzerotti fessi che discriminano i “loro” per avvantaggiare gli stranieri. Ebbene, la ricreazione è finita: a sud di Chiasso faranno bene a prenderne atto.

Idee confuse

A dimostrazione poi che – come spesso accade a $inistra – il blaterante $indakalista UIL ed i suoi parlamentari di servizio in cerca di visibilità hanno “poche idee ma ben confuse”, costoro strillano alla violazione degli Accordi di Schengen. Che con la richiesta di certificati penali c’entrano un tubo. Infatti la questione è semmai regolata dall’articolo 5 dell’allegato I all’accordo sulla devastante libera circolazione delle persone.

Si potrebbe comunque rilevare che “violare” o sospendere gli Accordi di Schengen per la Svizzera non sarebbe certo “uno scandalo”, come farneticano gl’italici kompagni. Sarebbe un dovere morale. Questi fallimentari accordi ci costano 14 volte di più di quanto aveva dichiarato il Consiglio federale nelle sue frottole pre-votazione. Il conto a carico del contribuente ammonta a 100 milioni di Fr all’anno. Pagati per cosa? Per sfasciare la nostra sicurezza.

Difendere i delinquenti?

Gl’italici kompagni dovrebbero altresì rendersi conto – se del caso si può sempre fare un disegnino – che, visto quanto sopra, solo i delinquenti che pensano di entrare allegramente in Svizzera grazie alla devastante libera circolazione delle persone (perché tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente, e se per caso dovessero alzare la cresta basta pronunciare le paroline magiche “xenofobia e razzismo” che subito rientrano nei ranghi con la coda tra le gambe) avrebbero motivo di preoccuparsi della nuova prassi stabilita da Gobbi. Ergo, il signor $indakalista ed i suoi parlamentari di servizio difendono i delinquenti. Ne sono consapevoli o non ci arrivano?

Accordi di Dublino

Visto poi che vengono tirati in ballo a sproposito gli Accordi di Schengen, ricordiamo agli amici a sud in cerca di visibilità che l’Italia viola alla grande i paralleli Accordi di Dublino. Infatti indirizza verso Nord i clandestini senza registrarli, per non doverseli poi riprendere. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale non riguarda però Schengen, bensì la libera circolazione delle persone. E l’Italia – ma tu guarda i casi della vita – è proprio la prima ad applicare (o a non applicare) questo accordo in modo unilaterale a proprio vantaggio. Non solo: l’Italia inserisce la Svizzera su black list illegali; pretende di inserire clausole contro il voto popolare del 9 febbraio nella trattativa sui ristorni dei frontalieri (che andrebbero azzerati); si guarda bene dall’aprire il suo mercato alle ditte svizzere; è del tutto inadempiente sulla Stabio-Arcisate per la quale il contribuente elvetico ha stanziato 200 milioni (100 dei quali ticinesi); eccetera. Vogliamo proprio vedere con che “lamiera” il governo non eletto di Roma oserebbe aprire il becco contro la decisione ticinese sull’estratto del casellario.

E se da Berna…

Nel caso in cui ad avere qualcosa da dire fosse invece Berna, e in particolare la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, si risponderà semplicemente che, poiché la Confederazione non mantiene le promesse di aiutare il Ticino, ma anzi alla prova dei fatti fa proprio il contrario, il Ticino si aiuta da solo. Chi fa da sé… Nel caso in cui da oltreconfine dovesse arrivare anche un solo “cip” sulla questione della richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale, è comunque ovvio che la prima conseguenza dev’essere il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Giugno è vicino. Ed è evidente che dal sacrosanto provvedimento introdotto da Gobbi – che, assieme a Zali, sta finalmente infrangendo la vergognosa logica del “sa pò fa nagott” – non si retrocede. Ma nemmeno di un millimetro!

LORENZO QUADRI

SuperNorman contro le residenze fittizie: 50 permessi revocati

SuperNorman contro le residenze fittizie: 50 permessi revocati

Al gioco sporco delle residenze fittizie e dei permessi facili Supernorman ha detto no! E l’ha fatto con misure concrete ed efficaci. E la battaglia continua…

Il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni ha infatti istituito da tempo più controlli in seno all’Ufficio che emette i permessi per gli stranieri e creando per i Comuni un servizio telefonico preferenziale per segnalare eventuali abusi. Gobbi l’aveva annunciato all’indomani della votazione del 9 febbraio ed è stato di parola. Tanto che questi controlli hanno permesso di rilevare una cinquantina di abusi, per i quali c’è stata immediatamente la revoca del permesso di dimora.

Ma non solo: fra le misure già attuate dal Dipartimento delle istituzioni nella lotta agli abusi c’è difatti quella di controllare meglio tutti i dossier in materia di immigrazione. Se nella legislatura precedente, l’obiettivo dell’Ufficio della migrazione era essenzialmente “produttivo”, ovvero avere il minor numero di pendenze aperte nel rilascio dei permessi, oggi, per volontà del Consigliere di Stato leghista, la priorità è data alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier e quindi alla verifica minuziosa dei documenti trasmessi dai cittadini stranieri che richiedono un permesso.

Non appena quindi sorgono dei dubbi in merito a un richiedente, i funzionari del Dipartimento delle istituzioni approfondiscono il caso. Dall’autunno scorso, grazie ad una riorganizzazione interna, il Dipartimento di Norman Gobbi ha creato un nuovo servizio all’interno dell’Ufficio della migrazione che contribuisce a monitorare ed approfondire casi dubbi. Tra i vari compiti affidati a questi funzionari, vi è anche quello di ricevere le segnalazioni da altre autorità cantonali, ad esempio l’Ufficio del sostegno sociale per i casi di assistenza, dalle autorità comunali o dai cittadini, di eventuali irregolarità o di violazioni alle normative sugli stranieri.

A partire dal 19 gennaio è inoltre attiva sempre presso l’Ufficio della migrazione una hotline che consentirà una gestione più efficace dei contatti e delle relazioni con gli utenti e in particolare delle Autorità comunali. Questo centralino che smisterà le chiamate in entrata, permetterà ai funzionari dell’Ufficio della migrazione di avere più tempo a disposizione per compiere controlli approfonditi delle pratiche. I Comuni potranno invece contare su di un partner facilmente raggiungibile grazie ad una linea preferenziale ed esclusiva appositamente creata per le loro segnalazioni e richieste. Un servizio offerto alle Autorità comunali che potrà aiutare a portare alla luce potenziali comportamenti abusivi. L’Ufficio della migrazione non dispone per legge di ispettori da mandare sul terreno per effettuare i controlli, ma agisce su segnalazione da parte dei Comuni medesimi, di altre autorità e anche dei cittadini.

Il ruolo dei Comuni è dunque particolarmente importante visto che sono loro, ad esempio, che devono segnalare i casi di sospette dimore dubbie o fittizie e di soggiorni irregolari sul proprio territorio di stranieri. I cittadini tutti possono poi contribuire a denunciare all’Ufficio della migrazione, ma anche alla Polizia cantonale, casi di attività/soggiorno abusivo, residenza fittizia, ecc. Segnalare è quindi importante. Il Dipartimento di Norman Gobbi ha quindi messo in atto una strategia di controllo, favorendo anche lo scambio di informazioni tra le varie autorità cantonali per evitare abusi, in particolare in ambito di assistenza. Quanto fatto è dunque una chiara risposta alle aspettative della popolazione ticinese che con il voto del 9 febbraio 2014 ha chiesto ai politici un chiaro intervento nell’ambito dell’immigrazione.

MS
http://www.mattinonline.ch/supernorman-contro-le-residenze-fittizie-50-permessi-facili-revocati-e-la-battaglia-continua/

Varano verso l’espulsione

Varano verso l’espulsione

Condannato per droga, il cantone gli aveva intimato la revoca del permesso C. Michele Antonio Varano stava per essere espulso dalla Svizzera. In carcere a Genova con l’accusa di essere a capo di un’organizzazione dedita al contrabbando di sigarette, era infatti stato giudicato colpevole in via definitiva per il traffico in Vallese di un ingente quantità di marijuana; il canton Ticino, dove risiedeva dal 1994, ha quindi deciso la revoca del suo permesso C. Lo ha confermato alla RSI il direttore del dipartimento Istituzioni Norman Gobbi.

Al Cantone i soldi confiscati ai Casalesi

Al Cantone i soldi confiscati ai Casalesi

Berna ha versato di recente al Ticino quasi 5,8 milioni di franchi. Sono arrivati. Quasi 5,8 milioni, finiti di recente nelle casse del Cantone. Per l’esattezza 5’780’315,90 franchi. La somma è una parte dei 13,8 milioni di euro che il Ministero pubblico aveva sequestrato su conti bancari luganesi nel 2001 eseguendo una rogatoria inoltrata dal Tribunale campano di Santa Maria Capua Vetere: soldi che sarebbero stati riciclati da un cittadino italiano, Ciro Giordano, per conto dei Casalesi, clan della Camorra, la mafia napoletana.

Un brutale risveglio per la Svizzera

Un brutale risveglio per la Svizzera

In questi giorni si è parlato prepotentemente di mafia dopo la pubblicazione di un filmato su un incontro segreto di una cellula della ‘Ndrangheta a Frauenfeld, nella Svizzera Orientale, direttamente collegata alle cosche calabresi, operativa da circa 40 anni. Una sorta di brutale risveglio per molti svizzeri che credevano che il nostro Paese fosse preservato dalla presenza di queste organizzazioni criminali.

Sei mesi, tante promesse e ovviamente il nulla!

Sei mesi, tante promesse e ovviamente il nulla!

Trattative Svizzera-Italia. Non par vero, ma come sempre la storia si sapeva già come sarebbe andata a finire. Riportiamoci allo scorso 25 febbraio 2014, quando la capo del dipartimento federale delle finanze Evelyne Widmer-Schlumpf è giunta in Ticino con il segretario di stato Jacques de Watteville, in carica del dossier per le trattative fiscali con l’Italia. Un incontro carico di aspettative, in primis del Governo ticinese che da anni attende reali segnali di avanzamento e di soluzione della disputa italo-svizzera sul fronte dell’accordo sui frontalieri.