Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Da TIO.CH l Nonostante il “no” alla mozione di Quadri, resterà l’obbligo per i cittadini italiani di presentare l’estratto del casellario giudiziale per ottenere un permesso B o G in Ticino.

Lorenzo Quadri, nella sua mozione parlamentare in cui chiedeva la richiesta sistematica di un estratto del casellario giudiziale per i cittadini dell’Unione europa, che intendono risiedere o lavorare in Svizzera, aveva ricordato il caso di Raffaele Sollecito. Il giovane pugliese aveva ottenuto un permesso di dimora “B” in Ticino, nonostante l’accusa di omicidio di una studentessa inglese, Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il 1° novembre del 2007. Nel frattempo Sollecito è stato prosciolto da ogni accusa, mentre nel nostro cantone, recentemente, è entrato in vigore l’obbligo di presentare un estratto del casellario giudiziale per gli stranieri che intendono richiedere il rilascio di un permesso di tipo “B” o “G”.

In Ticino il tema riguardante il rilascio di permessi di soggiorno a persone con precedenti penali o sotto inchiesta giudiziaria è molto sentito. Prova ne sono le numerosi interrogazioni parlamentari susseguitesi nel corso di questi ultimi anni. Atti pubblici che non si limitano al caso Sollecito (si ricorda l’interrogazione del deputato leghista Daniele Caverzasio). Anche quello di Michele Antonio Varano, ricercato in Italia per contrabbando internazionale di sigarette, costituitosi lo scorso dicembre a Genova, aveva suscitato dubbi sul fatto che viveva in Ticino con regolare permesso di soggiorno grazie all’aiuto sociale elargito dallo Stato consistente in 90mila franchi di contributi sociali. E che dire del “frontaliere della ‘ndrangheta”, l’ex operaio delle officine FFS di Bellinzona sospettato dalla procura distrettuale antimafia di Milano di essere a capo di una cellula locale dell’associazione criminale calabrese?

Il tema della sicurezza e della lotta alla criminalità, come detto, è molto sentito in Ticino e l’emersione dei casi citati ha sollevato strascichi polemici sfociati in quello che alcuni media ticinesi avevano definito “i permessi facili”. Anche il gruppo parlamentare del PLRT chiedeva ad inizio 2015, di migliorare, rendendola più severa, la procedura di rilascio dei permessi di dimora, in particolare quelli “B” e quelli per i frontalieri “G”.

A dire la verità la richiesta risale già al settembre del 2013 e nel dicembre del 2014 il Governo cantonale rispondeva, sostanzialmente, che l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per gli stranieri che chiedono permessi dimora (B) o di lavoro (G) non era possibile. Tuttavia, su decisione del direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di dimora o di lavoro per frontalieri, da inizio aprile 2015 è d’obbligo il casellario giudiziale.

Un obbligo che vige unicamente per i cittadini italiani. La bocciatura del Nazionale alla mozione del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, quindi non riguarderà il canton Ticino.

Norman Gobbi: “Abbiamo preso questa decisione perché, nonostante i proclami fatti a Berna, i problemi del Ticino non vengono presi in considerazione. E quindi non ci resta altro che risolverli da soli, a livello cantonale”.

http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1030003/Gobbi-Berna-non-ci-ascolta-E-allora-i-problemi-ce-li-risolviamo-da-soli/

Gobbi, Vitta e il futuro del Ticino

Gobbi, Vitta e il futuro del Ticino

Da CDT.CH l Prima uscita della legislatura per i consiglieri di Stato: “Il Ticino ha bisogno di progetti”.
Uno abita a nord, ad Airolo. L’altro a Sant’Antonino, a sud, paese di cui per 15 anni è stato sindaco. Il territorio che sta in mezzo (e non solo) lo conoscono bene. E nei prossimi anni impareranno di sicuro a conoscerlo ancora meglio. Sarà stata probabilmente solo una fortuita coincidenza di date, ma il presidente del Governo Norman Gobbi e il consigliere di Stato fresco di elezione Christian Vitta hanno scelto l’assemblea dell’Ente regionale per lo sviluppo del Bellinzonese e valli (ERS-BV), svoltasi giovedì sera, per la prima uscita pubblica della legislatura. I ministri nel loro breve intervento hanno posto l’attenzione sull’importanza dell’Alto Ticino per «disegnare» il Cantone che verrà. Un Cantone, ha osservato il confermato direttore del Dipartimento delle istituzioni, che a breve sarà confrontato a due importanti sfide: l’apertura della galleria di base del San Gottardo e il risanamento del tunnel autostradale (sempre del San Gottardo): «Governo, Comuni e gli enti regionali devono impegnarsi, assieme, affinché l’alta Leventina non resti isolata in occasione degli interventi previsti nel traforo». Detta in parole povere, significa sostenere la costruzione del secondo tubo, tema sul quale i cittadini svizzeri si esprimeranno nel 2016 (verosimilmente il 28 febbraio).

Per Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, il Ticino ha bisogno di «progetti incentrati sul medio-lungo termine. Sarà un piacere per me lavorare con l’ERS-BV e gli altri enti regionali, i quali denotano un forte dinamismo. A livello professionale negli ultimi anni mi sono fatto un’idea delle esigenze delle valli e dello spirito e della voglia che i diversi attori hanno nel portare avanti le iniziative». L’ex sindaco di Sant’Antonino ha infatti curato gli studi di alcune aggregazioni. Nel Sopra- e nel Sottoceneri. Ha toccato per mano le realtà locali. Lo stesso dicasi per Norman Gobbi, secondo il quale gli enti regionali sono un «valore aggiunto in un contesto economico, quello ticinese, dove vi sono difficoltà ad attirare nuove aziende».

Inoltrate ben 160 candidature per «Mister turismo» bleniese

Se non è un record poco ci manca. Sono state inoltrate ben 160 candidature per il posto di responsabile della futura antenna dell’ERS-BV per la Valle di Blenio (cfr. il CdT del 24 febbraio). La scrematura ha ridotto a 15 i papabili (la metà di origini bleniesi), di cui sette hanno avuto un colloquio con i sindaci dei tre Comuni (Serravalle, Acquarossa e Blenio) e il direttore dell’ente Raffaele De Rosa. Il o la prescelto/a verrà nominato/a a breve, in quanto l’entrata in servizio è prevista entro l’estate.

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Dal Mattino della domenica, 12.04.2015
Vuoi il permesso B o G? Prima mostra l’estratto del casellario giudiziale

Il consigliere nazionale leghista, autore già nel 2013 di una mozione al Consiglio federale per il ritorno ai controlli sistematici dei prece­denti penali dei cittadini UE che vogliono dimorare in Svizzera: “Finalmente si ha il coraggio di dare la priorità agli interessi dei ticinesi e non all’applicazione pedissequa di clausole balorde che siamo i soli a rispettare”

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha preso una decisione impor­tante. Da inizio aprile, per ottenere un permesso B (dimora) o G (frontaliere) il richiedente deve allegare un estratto del casellario giudiziale, datato di al massimo tre mesi. Niente estratto? Niente permesso.

Il tema non è nuovo in casa Lega. Nell’aprile 2013 il Consigliere nazio­nale leghista Lorenzo Quadri depo­sitò una mozione al Consiglio federale chiedendo per l’appunto il ritorno alla richiesta sistematica del casellario giu­diziale, decaduta a seguito della deva­stante libera circolazione delle persone.

Come valuta Quadri la decisione del Direttore del dipartimento delle Isti­tuzioni?

In modo molto positivo, ovviamente. E’ una decisione benvenuta e necessaria. Gobbi ha avuto il coraggio di infran­gere il muro del “sa po’mia”. Forse la novità introdotta non sarà del tutto in linea con i disposti della devastante li­bera circolazione delle persone. L’ap­posita direttiva UE prevede infatti che la richiesta di informazioni sui prece­denti penali dello straniero che chiede di dimorare in Svizzera non può essere sistematica. Ma poco importa. La si­curezza del Ticino è evidentemente prioritaria rispetto all’applicazione pedissequa di accordi che il popolo ti­cinese non ha mai approvato. Quindi, si cominci a richiedere sempre l’estratto del casellario giudiziale. Che non sarà una garanzia assoluta, visto che le modalità d’iscrizione ed i tempi di cancellazione variano da paese a paese; ma è comunque un bell’aiuto in più. Del resto, qualsiasi paese UE nella nostra posizione avrebbe fatto ciò che ha fatto Gobbi. Spero che, in generale, questo sia solo un primo passo. Basta con il garan­tismo autolesionista. Si abbia il coraggio di pren­dere delle decisioni nel­l’interesse del paese. Anche a costo di perdere qualche ricorso.

Appunto: i ricorsi. E se ce ne fossero?

Si vedrà se ce ne saranno. Del resto, voglio proprio vedere chi adirà le vie le­gali per non presentare l’estratto richiesto. Solo chi ha qualcosa da na­scondere. Quindi, giusto che gli venga negato il permesso. Del resto sap­piamo bene che una volta concesso, il permesso B o G è assai difficile da riti­rare. Anche quando si scopre che i titolari hanno commesso gravi reati in patria. Si impone dunque estrema prudenza al mo­mento del rilascio.

Lei ha presentato una mozione al Consiglio federale chiedendo il ri­torno alla richiesta sistematica del­l’estratto del casellario giudiziale prima del rilascio del permesso. A che punto è l’esame?

La mozione è del 17 aprile 2013. Il go­verno, “naturalmente”, ha espresso parere contrario. Il Consiglio nazio­nale non l’ha ancora esaminata. E non è detto che esprima una posizione di­versa rispetto a quella dell’esecutivo.

Il PLR accusa Gobbi di aver “copiato” una sua mozione…

Il PLR, abituato a fare po­litica con la Xerox (prima denigra le proposte “po­puliste e xenofobe” della Lega, poi le fotocopia) ha perso un’occasione per tacere. Allora io dico che il PLR ha copiato la mia mozione a Berna, visto che quella inoltrata dal­l’ex partitone in Gran Consiglio è del settembre 2013, mentre la mia è di 5 mesi prima.

Questo tanto per mettere i puntini sulle “i”. Comun­que, al di là dei diritti di primogenitura, l’impor­tante è che i controlli si facciano. Perché, ormai è ampiamente dimostrato, la libera circolazione delle persone ha mandato a ra­mengo non solo il nostro mercato del lavoro, ma anche la nostra sicurezza. Pretendere di far fede ad autocertificazioni in mate­ria di precedenti penali è una barzelletta. Ogni delinquente stra­niero che, grazie alla nuova prassi in­trodotta da Norman Gobbi, non otterrà di trasferirsi in Svizzera, sarà un suc­cesso.

Per le Valli ci sono anche i fatti!

Per le Valli ci sono anche i fatti!

Regolarmente alla vigilia di ogni appuntamento elettorale diversi candidati propongono misure a sostegno delle zone periferiche. Per la prima volta nel corso degli ultimi decenni, in questo quadriennio il Governo su proposta del mio Dipartimento ha promosso serie e vere idee per una valorizzazione delle zone periferiche che passa dal rafforzamento dei centri valligiani.

Quale abitante del “profondo nord” di questo Cantone e con numerose relazioni personali con le valli ticinesi sono estremamente sensibile al mantenimento di servizi amministrativi nelle zone periferiche, poiché sono la base di sviluppo per posti di lavoro e opportunità economiche. In tal senso, come Consigliere di Stato ho operato per il mantenimento delle Preture (la giustizia di prossimità), dei servizi del mio Dipartimento (registri, esecuzione), puntando poi a possibili delocalizzazioni di servizi che grazie allo sviluppo dell’informatica possono spostarsi in zone non urbane, in quanto non necessitano di uno sportello come il futuro contact-center (servizio informazioni telefonico) del settore esecuzione.

Tutto ha avuto inizio con la decisione, discussa ma poi sfatata dai fatti, di delocalizzare l’ufficio cantonale del registro di commercio da Lugano a Biasca. Una proposta da me lanciata ancora da giovane deputato e mai concretizzata sino al mio arrivo in Consiglio di Stato. Una decisione che ha fatto sorgere dubbi, ma che alla luce dei fatti si è trasformato in un successo su più livelli. Da un lato l’efficienza dell’ufficio non ha subito flessioni, anzi: il nostro Cantone è ancora tra i più rapidi nell’evasione delle richieste sottoposte all’ufficio del registro di commercio. In secondo luogo ha permesso di occupare giovani residenti nella regione delle Tre Valli che hanno recuperato brillantemente le conoscenze tecniche del settore, mentre il personale precedentemente occupato a Lugano ha trovato altre soluzioni nell’amministrazione cantonale. Infine, lo spostamento ha sfatato il mito del “non è fattibile” in ambito di delocalizzazione dei servizi cantonali, ovviamente dopo aver valutato la fattibilità e la sensatezza della stessa dal punto di vista del servizio al cittadino e alle aziende, rispettivamente dei principi di efficacia e efficienza.

Questa positiva esperienza mi ha poi spinto ad avviare una riflessione generale su quali servizi cantonali possano essere delocalizzati nelle zone periferiche. Una riflessione condivisa dal Governo che ha trovato naturali resistenze nell’amministrazione, ma grazie ad un approccio tecnico nella valutazione della fattibilità e del servizio al cittadino ha potuto avanzare, con il supporto della SUPSI. Prossimamente il Governo dovrà decidere in merito e sono certo che l’esperienza positiva dell’Ufficio del registro di commercio potrà essere replicata senza diminuire il principio di prossimità e la qualità del servizio al cittadino; elementi quest’ultimi che devono sempre essere al centro dell’attenzione.

In questi quattro anni il Governo ha svolto su mia indicazione queste riflessioni e compiuto i primi passi per delle delocalizzazioni di servizi cantonali nelle valli. Il mio impegno è stato mantenuto e che – con la fiducia che il Popolo ticinese vorrà nuovamente concedermi – potrò continuare a concretizzare con misure vere e fatti concreti a sostegno delle zone periferiche e dell’occupazione della sua popolazione.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato

Mit Vollgas gegen Polizisten

Mit Vollgas gegen Polizisten

Auch im Tessin steigt die Zahl der Gewalttaten gegen Beamte. Staatsrat, Stadträte und Polizeigewerkschaft fordern eine grundsätzlich härtere Bestrafung der Täter.

Es ist Anfang März in Lugano-Paradiso: Zwei Polizisten kontrollieren abends ein Fahrzeug. Dieses steht im Parkverbot. Der Besitzer kommt hinzu, die Beamten wollen eine Personenkontrolle durchführen. Daraufhin beschimpft sie der 26-Jährige, steigt ins Auto, setzt zurück – um plötzlich mit Vollgas auf die beiden Polizisten zuzusteuern. Der eine Beamte zieht sich mittelschwere Verletzungen an Beinen und Schultern zu, der andere kann rechtzeitig zur Seite springen. Der Lenker wird etwas später von anderen Polizisten angehalten und verhaftet.

Ähnliches geschah eine Woche zuvor in Brissago. Ein Taxifahrer wollte sich in den frühen Morgenstunden durch Flucht einer Kontrolle entziehen. Dabei geriet ein Polizeibeamter unter das Auto, wurde 30 Meter mitgeschleift und trug dennoch nur eher leichte Verletzungen davon. Der Taxifahrer aus Locarno raste rücksichtslos davon, weil er über keine Konzession für die Region verfügte. Er wurde nach einer Verfolgungsjagd gestoppt und wegen Strassen-Piraterie und Gewalt gegen Beamte verzeigt.

Die beiden Fälle lassen aufhorchen. Es handle sich um Gewaltakte im Rahmen banaler Vorgehen, die mit Problemen des Strassenverkehrs zu tun hätten, sagt Andrea Pomponio, Ko-Präsident der Sektion Polizei der Gewerkschaft VPOD. Laut seinen Worten ist dies beunruhigend, weil sich die tätlichen Aggressionen nicht mehr auf Sondersituationen wie Handgemenge oder Sportanlässe beschränken. In Pomponios Augen ein deutlicher Beweis für die «Eskalation» der Gewalt gegen Polizisten.

Immer banalere Gründe

Klar ist auch der Standpunkt des Verbandes Schweizerischer Polizeibeamter (VSPB): Die Situation könne schon bei normalen Verkehrskontrollen heftig werden, sagt Generalsekretär Max Hofmann. Die zwei Tessiner Fälle seien keine Seltenheit, seit Jahren registriere man landesweit steigende Zahlen, was massive Drohungen und Gewalt gegen Polizisten angehe. Im Jahr 2000 wurden 774 solcher Fälle verzeichnet, letztes Jahr waren es 2776 – dies stellt einen Anstieg von 259 Prozent dar. «Das Problem ist explodiert», so Hofmann. Sein Verband fordert bessere Prävention und Massnahmen der Abschreckung. Für Pomponio gehört auch härtere Bestrafung zur Prävention: Ihm schweben statt Bussgelder unbedingte Haftstrafen vor. Diese Forderungen stossen beim Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements auf offene Ohren: Die Wiedereinführung kurzer Haftstrafen wäre ein wichtiges erstes Abschreckungsmittel, erklärt Norman Gobbi (Lega). Er sieht die Zahl Gewaltakte nicht nur gegen Polizisten, sondern generell gegen Beamte im Steigen begriffen. Dies interpretiert Gobbi als Ausdruck einer gewissen gesellschaftlichen Verwahrlosung und des fehlenden Respekts gegenüber dem Staat. Daher sollte das Image des Polizisten-Berufes gezielt «aufgewertet» werden.

Gobbi unterstützt die Forderungen des Polizisten-Verbands. Er erinnert an die Petition des VSPB von 2009 zuhanden von Bundesrat und Parlament, die eine härtere Bestrafung fordert und trotz positiven Reaktionen noch immer der definitiven Behandlung seitens der Parlamentskommissionen harrt. Zudem reichte im Januar 2014 das Tessin eine kantonale Initiative ein: Sie gesellt sich zu jenen der Kantone Waadt und Genf. Das nationale Parlament will diese Vorlagen, die eine entsprechende Gesetzesverschärfung verlangen, heuer behandeln. Über die Notwendigkeit politischer Sofortmassnahmen gehen die Meinungen allerdings auseinander. – Auch Luganos Polizeivorstand, der freisinnige Stadtrat Michele Bertini, mag keine Milde mehr walten lassen. Gemäss dem «Corriere del Ticino» hatte er kurz vor Weihnachten gefordert, die behördliche «Gutwilligkeit» gegenüber Gewalttätern zu beenden. Dies, nachdem an drei Wochenenden hintereinander in Lugano Polizeibeamte tätlich angegriffen worden waren – ein eher städtisches Phänomen. Bertini erinnerte auch an die Prügel-Aktion gegen zwei Polizisten während des Eishockeyspiels Lugano gegen Ambri-Piotta im Herbst 2013 und jene während der Fasnacht 2014 in Montagnola. Es brauche nun eine gewisse Strenge, so Bertini. Derlei Vorfällen könne man nicht mehr mit normaler Prävention Einhalt gebieten.

Seelische Schäden

Pomponio und Hofmann erinnern auch an die psychischen Folgen bei den betroffenen Beamten. Laut ihren Worten gibt es Polizisten, die dauerhafte körperliche oder seelische Versehrungen davontragen und das Erlebte immer vor Augen haben. Auch Drohungen seien nicht zu unterschätzen, weil ein Beamter bereits dann ein Gefühl der Unsicherheit entwickeln kann. Und dieses findet seinen Widerhall im Berufs- wie auch Privatleben.

http://www.nzz.ch/schweiz/mit-vollgas-gegen-polizisten-1.18503536

Peter Jankovsky, Bellinzona 17.3.2015 (NZZ) – Bild: Gabriele Putzu / Keystone

Visita al Gruppo di artiglieria 49: un Esercito moderno ed efficace

Visita al Gruppo di artiglieria 49: un Esercito moderno ed efficace

Interessantissima visita quella svoltasi ieri presso la Piazza d’armi di Bière al Gruppo di artiglieria 49 (gr art 49), alla quale ho partecipato insieme alle Autorità civili, militari ed ecclesiastiche del nostro Cantone. Una visita che ha permesso di osservare da vicino il lavoro svolto dall’artiglieria e la formazione dei militari durante i corsi di ripetizione.

Il mitico “Quarantanöv”, che riporta indietro la mia memoria a quando ero anch’io – con altri mezzi – un artigliere, è un orgoglio per il nostro Cantone; un gruppo che incarna lo spirito ticinese e che svolge un importante servizio a favore della nostra sicurezza. Per questo motivo è stato un vero piacere incontrare personalmente i quadri e i soldati in servizio!

Il brigadiere Maurizio Dattrino, comandante della brigata fanteria di montagna 9, ha introdotto la visita indicando come la Svizzera sia attualmente in una “zona comfort”, e cioè in una situazione relativamente tranquilla, in cui l’intervento dell’Esercito non è ancora necessario. Tuttavia, i corpi di truppa devono essere comunque pronti ad intervenire qualora il nostro Paese dovesse uscire da questa “zona comfort”. Ed è proprio per garantire questa prontezza che l’Esercito lavora, ogni anno, alfine di mantenere i militari istruiti e in grado di assolvere efficacemente i loro compiti!

Il ruolo dell’Esercito è evoluto nel tempo, come ha ricordato il ten col SMG Manuel Rigozzi, comandante del gr art 49. Il servizio militare non è più quello di trent’anni fa: oggi siamo di fronte ad un esercito moderno ed efficace, che mira a gestire in maniera efficiente le risorse a sua disposizione. Un esercito che oggi è anche maggiormente vicino ai bisogni della popolazione e pronto ad intervenire in caso di necessità a favore delle Autorità civili.

Ringrazio nuovamente il gr art 49 per la visita stimolante che ha consentito di toccare con mano la prontezza della formazione d’artiglieria. In qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni ho sempre sostenuto la causa grigioverde e in particolare il mantenimento dell’Esercito sul territorio ticinese. Una presenza essenziale, sia in termini di sicurezza che a livello economico, come testimoniamo gli investimenti futuri – si parla di 200 milioni! – della Confederazione in Ticino. Una presenza che garantirà pure quel rapporto diretto tra Esercito e cittadinanza, fondamentale alfine di mostrare alla popolazione il servizio che i militari svolgono a favore di tutti.

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Dal Mattino della domenica del 1. marzo 2015.

Il progetto di Norman Gobbi per combattere in modo efficace gli abusi in aziende e cantieri. Il Canton Ticino, data anche la sua vicinanza con la Fallitalia, è ahinoi spesso confrontato con casi di abuso o di grave violazione delle leggi nel mondo del lavoro. In questo contesto, e in particolare dopo la sciagurata decisione dei balivi della BNS di togliere la soglia di cambio fissa franco-euro, occorre combattere fermamente il protrarsi di questi fenomeni preoccupanti.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, non ci ha pensato due volte e ha lanciato il progetto, accolto subito positivamente dal Comandante della Polizia cantonale e dal Procuratore generale del Ministero pubblico, relativo alla creazione presso la Polizia cantonale di una task-force permanente, composta da agenti specializzati, che si occupi dei reati nel mondo del lavoro. Una soluzione concreta che permetterà al nostro Cantone di combattere in maniera maggiormente incisiva gli abusi nei cantieri e nelle ditte.

Agire in maniera preventiva
Il nuovo gruppo di agenti, che dovrebbero provenire sia dalla Polizia giudiziaria che dalla Gendarmeria, avrà il compito di arginare in modo efficace gli illeciti penali nel mondo del lavoro. In quest’ottica, sarà importante promuovere la collaborazione a livello informativo tra la nuova squadra e l’Ispettorato del lavoro, la Commissione tripartita – quindi dalle parti sociali, sindacati e associazioni padronali – i vari servizi cantonali e comunali e le polizie. Fondamentale sarà, come sempre, anche l’apporto dei cittadini, che potranno segnalare eventuali abusi, sfruttamenti, violazione di contratti, ecc. La creazione di questa “Polizia del lavoro”, a cui Norman Gobbi tiene molto, consentirà di mettere in rete tutte le informazioni sensibili relative ai sospetti di reato nel mondo del lavoro (come ha già fatto creando una linea diretta tra il Ministero pubblico e gli Uffici fallimenti), che permetteranno di intervenire in maniera efficace in caso di abusi accertati. Importante è che sui cantieri si vigili con competenza e fermezza.

Il Ticino non è una facile terra di conquista!
La Lega dei ticinesi si batte da sempre affinché il Ticino non diventi una facile terra di conquista per gli speculatori e per le persone che si arricchiscono sulla pelle dei lavoratori (vedi caso Guttalac!). Questo non è il Ticino che vogliamo! Il ministro Norman Gobbi ha perseguito questo obiettivo, lanciando una proposta volta a salvaguardare l’economia ticinese sana e onesta e a scongiurare fenomeni allarmanti come il caporalato. Una proposta da implementare in tempi brevi, che ha dimostrato ancora una volta come il nostro Norman continui a lavorare con grande impegno da ormai quattro anni, per aumentare la sicurezza a tutti i livelli sul nostro territorio.

MDD, 01.03.2015

Gobbi annuncia: “Creeremo un’équipe di Polizia dedicata agli abusi sul lavoro”

Gobbi annuncia: “Creeremo un’équipe di Polizia dedicata agli abusi sul lavoro”

L’idea di creare all’interno della Polizia cantonale una “brigata del lavoro” – che lanciammo il 21 gennaio nell’ambito di un’intervista al Procuratore generale John Noseda – è piaciuta al ministro Norman Gobbi. Che l’ha portata avanti. Un’idea – che abbiamo rilanciato ieri in un altro articolo dedicato al degrado del mondo del lavoro in Ticino – che dovrebbe dunque concretizzarsi nel prossimo futuro, durante la fase di riorganizzazione delle aree operative della Polizia cantonale.

Guerra ai farabutti, Gobbi annuncia: “Creeremo un’équipe di Polizia dedicata agli abusi sul lavoro. Il comandante e John Noseda sono d’accordo”
“Ne ho parlato sia con il PG Noseda, sia con il comandante Matteo Cocchi, ed entrambi sono favorevoli – dice il direttore del Dipartimento istituzioni -. Credo che di fronte a casi sempre più frequenti di abusi o gravi violazioni delle leggi, casi che mettono a rischio la nostra pace sociale e le dignità del lavoro, lo Stato debba rispondere con una misura forte e chiara. Creare un’équipe del lavoro coordinata dalla Polizia cantonale avrà a mio avviso anche un effetto deterrente nei confronti di chi pensa che il Ticino sia una terra di conquista senza regole”.

“Pensiamo ad un gruppo di agenti, sia della Polizia giudiziaria sia della Gendarmeria, guidati da un commissario, che abbiamo il compito di coordinare le attività preventive dei diversi partner e nell’attività repressiva svolgere inchieste su situazioni sospette legate al lavoro. Questo nucleo di investigatori dovrà quindi raccogliere e coordinare le informazioni sensibili provenienti dall’Ispettorato del lavoro, dalla Commissione tripartita – quindi dalle parti sociali, sindacati e associazioni padronali -, dai servizi cantonali, dalle polizie e dai differenti servizi comunali, ma anche dai cittadini che vengono a conoscenza di casi dietro ai quali si potrebbero nascondere violazioni di leggi, regole o contratti, o situazioni di sfruttamento e di abuso. Dovrà quindi identificare e verificare tutta una serie di casi critici legati al mondo del lavoro”.

Il nostro obiettivo, conclude Gobbi, “è mettere in rete queste informazioni (come già abbiamo fatto creando una linea diretta tra Ufficio fallimenti e Ministero pubblico) e dar loro seguito a livello investigativo, indipendentemente dal fatto sfocino in reati penali o amministrativi”.

http://www.liberatv.ch/articolo/28923/guerra-ai-farabutti-gobbi-annuncia-creeremo-un%C3%A9quipe-di-polizia-dedicata-agli-abusi

Lavoro, investigatori ad hoc

Lavoro, investigatori ad hoc

La proposta del ministro: in polizia un gruppo di specialisti contro gli illeciti in cantieri e ditte. Favorevoli il comandante della Cantonale e il pg. Gobbi: necessario anche un maggior coordinamento fra le varie autorità. Il capo del Dipartimento istituzioni: dobbiamo evitare il ripetersi di quanto accaduto per il Lac.

La lista degli illeciti penali nel mondo del lavoro può essere lunga. Usura, estorsione, falsità in documenti e appropriazione indebita di contributi sociali i reati più frequenti. Quando si riesce a scoprirli. Secondo il capo del Dipartimento istituzioni «urge» un giro di vite. «Oggi in Ticino – dice alla ‘Regione’ Norman Gobbi – s’impone, anche in ottica preventiva, un’azione maggiormente incisiva di contrasto a ogni forma di abuso in cantieri e ditte, con tempestiva segnalazione alla magistratura inquirente dei casi di violazione del Codice penale». Il ministro ritiene quindi «indispensabile» la presenza in seno alla Polizia cantonale «di un gruppo di agenti che monitori costantemente la situazione e coordini gli interventi». Ne ha parlato di recente «con il comandante e con il procuratore generale». E, assicura il ministro, «la volontà è di procedere in tal senso». Per Gobbi occorre dunque dar vita in polizia «a un nucleo di specialisti», sul modello «di altre sezioni specialistiche» della Polgiudiziaria «che si avvalgono della collaborazione di enti di vigilanza e dell’impiego puntuale di gendarmi e ispettori per operazioni appunto mirate». Insomma, anche nella lotta agli abusi in aziende e cantieri «serve una squadra di agenti ad hoc». Ancora da definire la sua composizione. L’entrata in funzione? «Spero in tempi brevi». Inizialmente, aggiunge il direttore del Dipartimento istituzioni, «potrebbe essere formata da due, tre poliziotti provenienti dalla Giudiziaria e dalla Gendarmeria: penso a un nucleo di specialisti che funga da centro di competenze e di coordinamento delle varie istanze cantonali preposte alla sorveglianza del settore, come gli ispettori del lavoro e quelli delle assicurazioni sociali, come anche la stessa Gendarmeria, che già oggi esegue controlli anti lavoro nero». Questo «per una condivisione rapida di segnalazioni, informazioni e dati, cosa che permetterebbe interventi più efficaci e la trasmissione in tempi brevi al Ministero pubblico dei dossier di rilevanza penale».

‘Un sottobosco preoccupante’

Sulla necessità di un maggior coordinamento fra le diverse autorità pongono l’accento pure il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi («Approfondiremo la proposta del consigliere di Stato nel quadro della riorganizzazione del corpo») e il pg John Noseda . «Sono senz’altro d’accordo con quanto suggerisce il capo del Dipartimento istituzioni; attualmente dei reati legati al mondo del lavoro si occupa, a dipendenza delle singole situazioni, questo o quel settore della Polizia cantonale: commissariati, sezione Reati economico-finanziari, Scientifica, Gendarmeria», spiega Noseda da noi interpellato. «Poter contare su un gruppo di agenti con conoscenze specifiche sul mercato del lavoro, che sia in contatto con gli uffici del Cantone incaricati di controllare questo mercato e che coordini gli interventi è senz’altro utile anche per noi magistrati», afferma il procuratore generale ribadendo ciò che aveva dichiarato sul tema poco più di un mese fa in un’intervista a ‘Liberatv.ch’. Emblematico, riprende Gobbi, «quello che è accaduto sul cantiere del Lac: inchieste e processi hanno fatto emergere un sottobosco di illegalità assai preoccupante». Preoccupante «per la sicurezza degli operai e per la sicurezza in generale: bisogna perciò mettere in campo al più presto anche delle misure a livello di polizia per evitare che fenomeni come il caporalato attecchiscano pure da noi e per scongiurare eventuali abusi derivanti dal franco forte». Misure volte pure «a tutelare la parte sana dell’economia di questo cantone».

di Andrea Manna, LaRegione Ticino, 25.02.2015

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L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’Esercito incarna i valori fondanti della Svizzera e costituisce un elemento essenziale dell’identità nazionale; un’istituzione importante sia in termini di sicurezza che a livello economico. In questi anni mi sono impegnato in prima persona affinché il Ticino mantenesse la presenza grigioverde sul proprio territorio. Come si usa dire nel gergo militare, l’ordine era “tenere”, ed abbiamo tenuto!

Oggi infatti possiamo affermare con orgoglio di essere riusciti a mantenere in Ticino la maggior parte degli stazionamenti militari e di aver ottenuto dal Dipartimento della difesa molto di più rispetto ad altri Cantoni. Un successo che ha ricordato a tutti come il Ticino debba affrontare il confronto con Berna senza paura, portando quelle che sono le sue ragioni e con la consapevolezza delle proprie forze.

Oltre 200 Milioni di investimenti nei prossimi anni
È di questa settimana la decisione del Consiglio federale di dare via libera a 67 Milioni di investimento per la realizzazione della nuova Caserma di Isone e della terza tappa del Centro Logistico del Monte Ceneri, col risanamento dell’attuale Arsenale sul passo. A questi importi, vanno aggiunti gli investimenti già decisi per 60 Milioni per la realizzazione della 1a e 2a tappa del Centro Logistico, mentre nei prossimi anni arriveranno ulteriori 80 Milioni per le caserme di Airolo e Monte Ceneri. Un totale di oltre 200 Milioni di investimento, a garanzia della presenza militare e di posti di lavoro federali in Ticino.

Una riserva strategica, anche per noi!
L’Esercito costituisce la riserva d’intervento del Consiglio federale e, pertanto, è anche a disposizione dei Cantoni. Esso è fondamentale per la sicurezza del Popolo svizzero; sicurezza che rappresenta un bene primario per tutti i cittadini, specialmente in un momento in cui siamo confrontati con una situazione d’instabilità a livello globale. Gli attacchi terroristici degli ultimi mesi, come quello di settimana scorsa a Copenaghen, devono spingere tutti i Paesi a impegnarsi ulteriormente per tutelare la tranquillità dei loro cittadini. In quest’ottica, è necessario che la Svizzera e il Canton Ticino possano continuare a contare su truppe formate e capaci di difendere la nostra popolazione! L’Esercito in Ticino è indispensabile anche per il suo supporto alle Autorità civili, e i molteplici interventi a favore della popolazione, come avvenuto a Locarno in occasione dell’esondazione del lago, dimostrano quanto sia importante mantenere i militi sul territorio cantonale.

Posti di lavoro riservati a Svizzeri
La presenza grigioverde nel nostro Cantone è fondamentale anche a livello economico. L’Esercito rappresenta infatti un datore di lavoro sicuro che predilige, come tengo sempre a rimarcare, l’assunzione di cittadini svizzeri. Uno dei motivi principali per cui mi sono battuto per mantenere gli stazionamenti militari in Ticino è proprio la salvaguardia dei 750 posti di lavoro garantiti da questi stazionamenti; la salvaguardia di quasi un migliaio di famiglie ticinesi!
Non dimentichiamo poi che la presenza dei militi ha delle ricadute positive sull’economia del nostro Cantone grazie agli acquisti, ai militari in libera uscita, agli affitti e alle diverse attività svolte dalla truppa. Proprio in queste settimane in Ticino sono in servizio, oltre alla già importante presenza di truppa stazionata normalmente sulle nostre piazze d’armi, circa novecento militari incorporati nel battaglione d’aiuto alla condotta 23 e nel battaglione d’aiuto in caso di catastrofe 3.
Da domani, altri cento ufficiali incorporati nello stato maggiore della regione territoriale 3 assolveranno i loro doveri militari. Sono mille persone! Una presenza, assolutamente non scontata, dal notevole beneficio economico e che è frutto del lavoro svolto dal sottoscritto e dai collaboratori della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

Tutto questo è un importante lavoro diplomatico portato avanti in maniera costante con l’Autorità federale, che dimostra come andare nella Capitale non sia tempo perso, ma, al contrario, un investimento a favore del Ticino e dei Ticinesi. Ed è per questo che i lunghi viaggi verso Berna non mi pesano affatto!

Norman Gobbi