“Ottimo lavoro della Polizia nel 2019”

“Ottimo lavoro della Polizia nel 2019”

Nelle ultime settimane con i rigidi controlli alle frontiere la criminalità è scomparsa
Aumentare il grado di sicurezza per i cittadini ticinesi: è questo l’obiettivo che da quando ha preso in mano, nel 2011, il Dipartimento delle istituzioni si era prefissato il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
I dati per il 2019 pubblicati all’inizio di questa settimana sono un’ulteriore conferma che l’obiettivo è stato centrato. “Se da un lato – afferma Gobbi – vi è stato un leggero aumento dei reati rispetto al ‘18, dall’altro l’incremento è ben lontano dalla situazione in cui il Cantone versava un decennio fa. Gli sforzi e i mezzi messi in campo hanno prodotto i loro frutti, favorendo il contrasto dei fenomeni criminali. La Polizia cantonale lo scorso anno ha registrato 19’877 reati (esclusi quelli alla Legge federale sulla circolazione stradale), ossia un aumento del 4.9% rispetto al 2018. Ma nei confronti del 2012 i furti con scasso sono scesi del 55%, le rapine del 62%, i reati alla Legge stradale del 58%. Con poche differenze, questo trend interessa tutti i distretti cantonali. Inoltre è notevole la percentuale in cui i casi sono stati risolti. Se parliamo di tutti i reati contemplati nel codice penale il dato si fissa al 45.8%, ma nel 2019 è anche maggiore per i casi più gravi come gli omicidi (100%) e le rapine (61.8%)”.
“Alcuni fatti di cronaca del 2019 – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – hanno portato l’autorità politica e la società civile a interrogarsi sulle soluzioni da implementare per contrastare fenomeni non più abituali. Per impedire a bande che giungono in Ticino di effettuare furti in serie o di assalire portavalori e bancomat, occorre mettere in campo la professionalità di gendarmi e inquirenti che contraddistingue la Polizia cantonale. Caratteristica questa che negli anni ha permesso di assicurare alla giustizia numerosi rapinatori e ladri tanto da raggiungere tassi di risoluzione dei reati al di sopra della media Svizzera”.
“Il futuro sarà sempre più improntato nel contrasto della media e grande criminalità nonché dai tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata. Casistiche che ci porranno di fronte a problematiche impegnative da risolvere e che vedranno i servizi maggiormente interconnessi a livello nazionale e internazionale. In particolare per quanto riguarda i reati economici sempre più complessi e i reati informatici sempre più sofisticati. Intanto, la grave crisi generata dalla diffusione del virus Covid-19 con le relative misure adottate dal Consiglio di Stato e dalla Confederazione hanno sostanzialmente eliminato quasi tutti i reati sul nostro territorio, grazie anche al forte controllo esercitato alle frontiere. È una magra consolazione, certo, ma anche un dato di fatto”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Covid-19: “La protezione inizia già alla frontiera”

Covid-19: “La protezione inizia già alla frontiera”

L’attivazione dell’articolo 41 della legge federale sulle pandemie – quello che permette un controllo sanitario stretto sulle persone che entrano in territorio svizzero e soprattutto che dà la possibilità di impedire per comprovate questioni sanitarie di varcare il confine svizzero – è stato richiesto già mercoledì dal Governo ticinese con lettera al Consiglio federale.
“Quanto introdotto dal Governo italiano sabato sera per tutta la Regione Lombardia, ossia il blocco totale delle attività con la richiesta di evitare spostamenti e contatti, e in seguito per tutto il territorio italiano, ha avuto una ripercussione diretta sul Ticino”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, promotore di questa richiesta. “Già domenica ci siamo confrontati con il Consiglio federale, chiedendo che le guardie di confine applicassero un filtro importante. Nello stesso tempo abbiamo messo a disposizione la Polizia cantonale per un sostegno al controllo. Un lavoro, quello degli agenti della cantonale, che non può svolgersi all’interno del perimetro doganale, ma più in retrovia e che è stato subito implementato a partire da lunedì. Dal giorno successivo la guardia di finanza italiana ha dato finalmente seguito al decreto-Conte, permettendo il passaggio della dogana solo ai lavoratori frontalieri, con il permesso e con un’autocertificazione sullo stato di salute. Sommando questi interventi con le difficoltà oggettive di molte aziende ticinesi per il brusco calo di ordinazioni e di scambi commerciali con l’Italia ormai completamente ferma, le auto che entrano e escono dal territorio ticinese si sono più che dimezzate: il 20 febbraio sono entrate e uscite dai nostri valichi 70’017 vetture; giovedì 12 marzo sono invece state solo 31’068. Il beneficio ambientale è stato sicuramente rilevante e, almeno quello, perdurerà. Anche gli automobilisti ticinesi in questi giorni hanno visto migliorare in un sol colpo la situazione, mentre i frontalieri hanno dovuto accettare lunghe attese in prossimità dei valichi principali (chiusi quelli secondari per concentrare il lavoro di monitoraggio dei passaggi), con inconvenienti anche al traffico locale, in particolare nei Comuni del Mendrisiotto, Chiasso in primis. Il controllo dei passaggi alle frontiere in questo specifico caso diventa indispensabile per tentare di arginare l’espandersi del virus tra la popolazione residente in Ticino. Una priorità in questa impegnativa sfida. I provvedimenti adottati dal Consiglio di Stato mercoledì 11 marzo con la dichiarazione dello stato di necessità e in seguito venerdì 13 marzo sono molto invasivi per la vita di noi tutti, così come sono imprescindibili il richiamo alla massima responsabilità individuale, alla collaborazione, all’unità d’intenti e alla solidarietà che ci porteranno a superare questa emergenza”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola cantonale di polizia 2019

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola cantonale di polizia 2019

La cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi dei diplomati e delle diplomate della SCP19 prevista lo scorso sabato è stata posticipata in data e modalità da definire. 

Alla presenza del Direttore del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, della direzione della Scuola di polizia del V° circondario e delle autorità di nomina e dei Comandi di altri Corpi con aspiranti in formazione, il 7 marzo 2020 i neo-agenti hanno comunque potuto confermare la loro fedeltà alla Costituzione e alle leggi, dichiarando di adempiere coscienziosamente a tutti i doveri imposti dal loro ufficio. La formalità, che conclude l’iter di formazione, si è svolta presso il Centro formazione di polizia di Giubiasco,  a seguito delle restrizioni emanate dal Governo federale e cantonale in ambito di manifestazioni.

Decio Cavallini… riposo!

Decio Cavallini… riposo!

Documentario di Storie/RSI – domenica 23 febbraio 2020

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12759165

“Devo guadagnarmi lo stipendio fino al 31 dicembre”. Dopo trent’anni nella polizia cantonale per Decio Cavallini gli ultimi mesi saranno come i primi. Ha attraversato momenti storici e drammatici della vita del Cantone, prima nei Reparti Speciali poi nella Gendarmeria ticinese e nel mantenimento d’ordine, sempre con approccio da vecchia scuola militare.
Giunto al traguardo della pensione stila un bilancio che malinconicamente non può essere tutto positivo. “La violenza è insita nell’essere umano”. Man mano che si avvicina il traguardo, Decio riflette sul futuro cercando di colmare il vuoto che teme lo possa attendere.
Una riflessione sull’ordine, sul rigore e sul potere, inteso soprattutto come grande responsabilità. Come ci si mette al riparo dalle derive che possono conseguire dal suo esercizio? E come ci si può preparare a rinunciarvi? Tutti temi che accomuneranno anche la riflessione in studio: ospite di questa puntata sarà una personalità ticinese che è arrivata fino ai vertici dell’Amministrazione federale, dopo una carriera lunga e ricca di ruoli diversi, tutti di grande responsabilità.
Giudice, Comandante della Polizia, segretario generale del Dipartimento cantonale dell’educazione, capoprogetto per la creazione dell’Usi, direttore della SUPSI… fino ad arrivare alla carica di Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione. Da poco ufficialmente in pensione, ma già al lavoro su nuovi progetti, con Rachele Bianchi Porro ci sarà questa settimana Mauro Dell’Ambrogio.

“In caso di eventi gravi preparati al soccorso”

“In caso di eventi gravi preparati al soccorso”

“Camper e auto sotto una valanga sulla strada del passo del Lucomagno: ma è un’esercitazione!”. Questo era il titolo di una notizia apparsa settimana scorsa su diversi portali e sui giornali di casa nostra. “Una notizia – ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi – che spero possa aver acceso qualche lampadina, perché quando tutto funziona alla perfezione, come spesso capita da noi anche nei momenti di emergenza, non si pensa mai a come fanno gli enti di primo intervento a essere così preparati e performanti. Per raggiungere una capacità di soccorso di alto livello occorre avere infatti un’organizzazione ottimale e questa organizzazione, specie se coinvolge diversi enti, deve essere costantemente allenata e aggiornata. L’esercitazione di una decina di giorni fa al Lucomagno rientrava proprio in questo contesto”.

Diretto da un quadro superiore della Polizia cantonale in stretta collaborazione con il Servizio della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, “l’esercizio – ci spiega Norman Gobbi – ha visto impegnati un’ottantina di soccorritori provenienti dagli enti partner della protezione della popolazione. Significativo anche il coinvolgimento di collaboratori della Scuola di Sci Blenio, che si sono prestati a fare i figuranti, ossia le persone che sono rimaste coinvolte sotto la valanga. Nel caso dell’esercitazione al Lucomagno gli enti in prima linea erano la Polizia cantonale, i Corpi Pompieri di Biasca e di Blenio, i servizi dell’autoambulanza, l’organizzazione di protezione civile delle Tre Valli, il soccorso alpino svizzero, la REGA, la Pro Lucomagno con il proprio personale del servizio tecnico (coloro che hanno la responsabilità della strada del Pass, ndr) e il Centro di sci nordico di Campra, che ha coordinato gli aspetti logistici. A tutte queste persone rivolgo il mio ringraziamento, perché è grazie a loro se domani – ma si spera sempre che non capiti – si sarà in grado di intervenire in modo celere ed efficace nel caso di un incidente simile”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Nominati tre ufficiali in Polizia cantonale

Nominati tre ufficiali in Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato tre nuovi Ufficiali di polizia, la cui entrata in funzione è prevista nei prossimi mesi. Due di queste nomine garantiscono la continuità operativa rispettivamente del Reparto giudiziario 2 e del IV° Reparto di Gendarmeria del Locarnese, in quanto vengono sostituiti il maggiore Marco Zambetti, nominato Capo Gendarmeria dal 1° gennaio, e il capitano Pierluigi Vaerini al beneficio della pensione dal 1° febbraio. In previsione della messa in esercizio del nuovo centro di controllo per il traffico pesante di Giornico (CCTP), attualmente in fase di edificazione da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), è stata inoltre introdotta la funzione di Ufficiale subalterno, con l’obiettivo di seguire da vicino lo sviluppo di questo importante progetto, così come pianificare tutte le attività atte a renderlo operativo al momento della sua messa in servizio.

Marco Mombelli dirigerà, a partire dal 1° marzo, il Reparto giudiziario 2 con il grado di capitano e subentrerà al maggiore Marco Zambetti, nominato quale Capo Gendarmeria a partire dallo scorso 1° gennaio. Classe 1975, Mombelli è entrato a far parte del Corpo nel 1996. Durante la sua carriera ha lavorato nei ranghi della Gendarmeria per poi passare nel 2002 alla Polizia giudiziaria. Attualmente lavora, con il grado di commissario, quale sostituto caposezione presso la sezione reati contro l’integrità delle persone (RIP), dove vanta un’esperienza di oltre 17 anni. Nella sua nuova funzione sarà chiamato a dirigere il Reparto che comprende i commissariati di Lugano e di Chiasso, la sezione tratta e sfruttamento esseri umani (TESEU) e la sezione reati contro l’integrità delle persone (RIP).

Georges Locatelli dirigerà, sempre dal 1° marzo, il IV° Reparto di Gendarmeria del Locarnese con il grado di capitano e subentrerà al capitano Pierluigi Vaerini che dal 1° febbraio è al beneficio della pensione. Classe 1974, Locatelli è entrato a far parte del Corpo nel 1997. Durante la sua carriera ha lavorato dapprima nei ranghi della Gendarmeria per poi passare alla Polizia giudiziaria nel 2003. Attualmente dirige la sezione TESEU con il grado di commissario capo. Nella sua nuova funzione dirigerà il Reparto che comprende il posto principale di Locarno e i posti secondari di Magadino e Cevio e sarà chiamato ad assicurare la collaborazione operativa in particolare con le polizie comunali dei Poli VI e VII così come con le Guardie di confine.

Luca Ceresetti dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, il nuovo Centro di controllo per il traffico pesante di Giornico (CCTP) subordinato al V° Reparto di Gendarmeria stradale. Questa nuova funzione è stata introdotta, in previsione della messa in esercizio del CCTP alla fine del 2022, con l’obiettivo di seguire lo sviluppo del progetto e la formazione degli agenti e degli assistenti di polizia che prenderanno servizio a Giornico. Ceresetti, classe 1975, ha ottenuto un bachelor in scienze politiche e militari presso l’Accademia Militare ETH di Zurigo nel 2003. Dal 2003 al 2007 è stato Ufficiale professionista dell’Esercito ricoprendo diverse funzioni. Dal 2007 al 2013 ha svolto la funzione di Comandante del Centro d’intervento del San Gottardo ad Airolo (CIG) e dal 2013 è caposezione sicurezza ed esercizio di infrastrutture di traffico presso un importante studio d’ingegneria del Sopraceneri.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare Pierluigi Vaerini per il lavoro svolto nella sua lunga carriera professionale in seno alla Gendarmeria della Polizia cantonale, così come per formulare i propri auguri a Marco Mombelli, Georges Locatelli e Luca Ceresetti per la sfida che li attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Cambiare Via sicura?

Cambiare Via sicura?

Puntata di giovedì 13 febbraio 2020 di Falò/RSI

Un flash che ti affibbia l’etichetta di pirata della strada; la fedina sporca senza aver recato danni a terzi. VIA SICURA, per violazioni gravi dei limiti di velocità, prevede almeno dodici mesi di detenzione. Una sanzione ritenuta  sproporzionata da molti soprattutto se paragonata a quelle previste per altri reati. Così adesso il Legislatore vorrebbe cambiare la legge. Ma RoadCross promette battaglia: “Quelle pene così severe permettono di salvare vite umane ogni anno e sono necessarie”.

 

Un medico sotto accusa

Perizie sbrigative e malfatte, tariffe esose imposte per umiliare gli automobilisti come fossero criminali. Si è letto di tutto in questi mesi contro il Medico del traffico, figura di perito introdotta dal pacchetto VIA SICURA e chiamata a verificare l’idoneità alla guida di persone fermate per aduso di alcol e consumo di droga. Un passaparola ostile che è diventato una devastante campagna stampa, soprattutto via social. Falò ha analizzato questa polemica, per capirne i motivi e verificarne le principali accuse, oltre a raccogliere, per la prima volta, le ragioni del medico finito sotto accusa.

https://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/falo/tutti-i-servizi/Un-medico-sotto-accusa-12733368.html

 

 

Decio Cavallini, la missione di un capo

Decio Cavallini, la missione di un capo

Intervista all’interno dell’edizione di giovedì 13 febbraio 2020 de La Regione

Alla testa dei Reparti speciali, dello Stato Maggiore, della Gendarmeria. Per Decio Cavallini è arrivata la pensione. “La Polizia cantonale è stata per me una ragione di vita”.
«In dicembre ho fatto il giro dei posti di polizia per salutare i miei collaboratori. Ho incontrato tanta gente, stretto parecchie mani, ho guardato negli occhi molte persone… alcuni colleghi si sono messi a piangere… non avrei mai immaginato… e allora mi sono detto… ‘ho fatto il mio dovere… missione compiuta’». L’emozione ha il sopravvento, anche in chi non te lo aspetti. Perché Decio Cavallini è uno tutto d’un pezzo. Un decisionista, lo definiscono. Di certo, un’istituzione nell’istituzione, la Polizia cantonale. Che ha servito per trentacinque anni. «Ho servito soprattutto i cittadini, contribuendo a garantire la loro sicurezza», puntualizza. Ha lavorato sotto sei comandanti: Giorgio Lepri, Mauro Dell’Ambrogio, Saverio Wermelinger, Franco Ballabio, Romano Piazzini e Matteo Cocchi. Dal 2007 al 2019 è stato, con il grado di tenente colonnello, a capo della Gendarmeria (ora guidata dal maggiore Marco Zambetti), l’unità della Cantonale cui competono il primo intervento e il mantenimento dell’ordine pubblico. Bellinzonese, sessantacinque primavere il prossimo 6 giugno, Cavallini è in pensione dalla fine dello scorso anno. «Se fosse stato possibile, sarei rimasto in polizia per altri cinque anni – dichiara alla ‘Regione’–. Ho la fortuna di essere ancora in salute. Mi alzo la mattina con la voglia di indossare la divisa. Ma ho fatto il mio tempo ed è giusto che mi faccia da parte. Per me servire lo Stato è stata una ragione di vita, non esagero. E ho affrontato tutte le sfide professionali nella Cantonale con dedizione, senza badare a feste e orari».

E le sfide sono state tante.
Direi proprio di sì. Sono entrato in polizia il 1° dicembre 1984. Lavoravo come elettrotecnico e a un certo punto decisi di cambiare mestiere. Volevo diventare istruttore militare, ma all’epoca vi era il blocco del personale in seno alla Confederazione. Partecipai quindi a un concorso per ufficiale della Polizia cantonale, destinato ai Reparti speciali. Venni assunto. Sono rimasto nei Reparti speciali, in veste di ufficiale aggiunto responsabile, fino al 2003, dirigendo, tra il 1999 e il 2001, anche la Gendarmeria del Sopraceneri. Nei primi anni della mia carriera il caso Baragiola, al quale ho lavorato anch’io, mi ha permesso di allacciare importanti contatti con i colleghi italiani dell’anti-terrorismo e dunque di crescere professionalmente. Sono stato poi capo dello Stato maggiore, occupandomi fra l’altro della pianificazione e della condotta delle operazioni. Sempre quale responsabile dello Stato maggiore ho pure diretto la Scuola di polizia, riorganizzando la formazione in vista dell’introduzione del certificato federale. Nel 2007 sono stato nominato alla testa di tutta la Gendarmeria. Nel 2011 e per alcuni mesi ho svolto, con il collega Flavio Varini, la funzione di comandante della Polizia cantonale, dopo le dimissioni di Piazzini e nell’attesa della designazione del suo successore.

Decio Cavallini, com’è cambiata la criminalità nei trentacinque anni che ha trascorso nella Cantonale?
Quella violenta è diminuita. Ho cominciato a lavorare in polizia quando in Ticino si facevano molte rapine a mano armata, talvolta con sequestro di persone, e si sparava. Sparavano i delinquenti, sparavamo noi. Gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso sono stati molto problematici dal punto di vista della sicurezza. C’erano le bande dei torinesi e dei bergamaschi. Gente pronta a tutto. Come quella volta a Locarno durante la rapina a una gioielleria: un malvivente non esitò a sparare contro un gendarme, ferendolo gravemente, che era riuscito a penetrare nel locale. Di rapine ne abbiamo anche oggi, ma non c’è paragone, per quantità e qualità dei colpi, con quanto avveniva quarant’anni fa. Se pensiamo anche ai furti, la situazione è notevolmente migliorata e per un insieme di fattori: la maggior presenza della polizia sul territorio, le sue campagne di sensibilizzazione, l’aumento dei controlli, una popolazione più attenta, le case più sicure. Tutto questo ovviamente è il frutto di una costante attività di prevenzione e repressione da parte delle forze dell’ordine. Le antenne sono, devono essere, sempre alzate.

Si pensi del resto a un fenomeno degli ultimi tempi: gli assalti con esplosivo ai bancomat.
In questo caso abbiamo a che fare con bande criminali internazionali, che agiscono dove sanno di poter racimolare un bottino consistente. Ora, a differenza di quelli in funzione in altri Paesi, i nostri bancomat mettono a disposizione parecchia liquidità. Col tempo però la gente pagherà sempre di più con la carta o con gli smartphone. Grazie alla sua notevole capacità di adattamento, la criminalità troverà nuovi sistemi per fare soldi. E a quel punto sarà fondamentale per le forze di polizia individuare tempestivamente sul piano investigativo le necessarie contromisure. Una sfida non da poco. Ma oggi intravedo altre emergenze, altre priorità.

Quali?
La criminalità finanziaria e gli stupefacenti: due ambiti che giustificano ampiamente un potenziamento, urgente, della Procura e mi auguro che la politica si muova di conseguenza. Un’altra emergenza è il traffico veicolare. Abbiamo sì meno incidenti, meno morti e feriti di un tempo. Ma in Ticino strade e autostrada sono sempre più intasate. Il che si traduce in un accresciuto impiego di mezzi e agenti di polizia per cercare di rendere scorrevole la circolazione. Mi preoccupano inoltre le infiltrazioni mafiose.

Al riguardo il Consiglio federale ha varato un piano nazionale contro la criminalità organizzata. Non arriva forse in ritardo?
L’importante è che questo piano sia arrivato e che al suo allestimento abbia collaborato, con la Polizia federale, la Polizia cantonale ticinese. A quest’ultima l’esperienza non manca sicuramente. Cito per esempio le inchieste Grave e Igres nonché gli arresti in Ticino di latitanti con ruoli di primo piano in organizzazioni criminali italiane di stampo mafioso. Erano gli anni Novanta. In seguito la competenza del perseguimento del reato di organizzazione criminale è passata agli organi inquirenti federali. Attualmente la ’ndrangheta è l’associazione mafiosa più potente a livello internazionale. In Ticino, e non solo qui, agisce nell’ombra. Per ora non spara, per non destare allarme sociale e innescare la dura reazione dello Stato. Continua così a riciclare e a trafficare in armi e droga. È però questo agire in maniera silenziosa che rende la mafia in generale particolarmente pericolosa, potendo insinuarsi fra l’altro nei settori dell’economia legale compromettendone i meccanismi, a danno di tutta la collettività. Occorre allora che anche i cittadini e chi opera nell’economia legale segnalino per tempo alle forze dell’ordine situazioni anomale, sospette. Poi però bisogna indagare, approfondire. E le inchieste penali le fanno investigatori e magistrati, dunque persone.

Si spieghi meglio.
Per contrastare il crimine organizzato non sono sufficienti le sole leggi. Centrali sono coloro chiamati ad applicarle. E l’ho capito molto bene quando ho avuto la fortuna di conoscere Falcone, Caselli e altri magistrati italiani, dovendomi occupare, quale responsabile del competente servizio della Polizia cantonale, anche della sicurezza di giudici e capi di Stato stranieri quando venivano in Ticino. Oggi ho la sensazione che gli inquirenti federali siano un po’ lontani dal territorio e dalle sue dinamiche. È per questo che il ruolo della Polizia cantonale è fondamentale e forse bisognerebbe destinare maggiori risorse al suo nucleo di intelligence.

Poliziotti che indagano e poliziotti indagati. Rispondendo lo scorso ottobre a un’interrogazione parlamentare, il Consiglio di Stato ha scritto che negli ultimi quindici anni ci sono stati 799 agenti imputati (‘sia della Cantonale che delle singole polcomunali’): al 2 ottobre 2019 erano stati emessi dalla Procura 386 non luoghi a procedere, 81 abbandoni, 4 atti d’accusa e 42 decreti d’accusa. Quasi 800 agenti indagati in quindici anni: troppi?
Da un profilo puramente statistico no, alla luce dei 15mila interventi in media all’anno per urgenze o operazione di mantenimento dell’ordine, cui si aggiungono le varie inchieste della Polizia giudiziaria. La sola Gendarmeria tratta annualmente 40mila pratiche in generale. Nella formazione degli aspiranti poliziotti si pone l’accento anche sull’etica e la deontologia. La Polizia cantonale è la prima a denunciare all’autorità giudiziaria i comportamenti penalmente rilevanti dei propri collaboratori e ad adottare provvedimenti disciplinari. Di collaboratori la Cantonale ne conta oltre settecento: sarebbe una pia illusione pretendere che tutto funzioni senza inconvenienti. I cittadini chiedono giustamente un comportamento esemplare da parte dei poliziotti. Nessun abuso di autorità. Ma i poliziotti – che spesso devono decidere in una manciata di secondi – chiedono rispetto per il loro lavoro. Da tempo sollecitano un inasprimento delle sanzioni penali per chi usa violenza fisica e verbale nei confronti dei funzionari dello Stato. Essere bersaglio di insulti, sputi o pesanti minacce quando sei chiamato a mantenere l’ordine in un dopo partita non è impresa facile. Mi creda.

‘Mi sono sempre assunto la responsabilità delle mie decisioni’
3 ottobre 1992: un gruppo di detenuti armati evade dal penitenziario cantonale della Stampa. La loro fuga in auto dura poco. Muoiono due reclusi e un agente di custodia complice, raggiunti dai colpi sparati dai reparti speciali della Polizia cantonale appostati ad alcune centinaia di metri dal carcere. A dirigere il dispositivo di agenti c’era lei. Cavallini, cosa ricorda di quella mattina?

Tutto. Avevamo appreso di un’evasione imminente. Ma le indagini non avevano avuto esito. Organizzammo quindi un dispositivo per sorvegliare a distanza il carcere durante le ore notturne. Per un mese circa non accadde nulla. Fino a quel sabato mattina. Eravamo comunque pronti. Giunte le auto con a bordo i detenuti in prossimità del posto di blocco, intimammo l’alt. Ma ingranarono la retromarcia, cercando di investire degli agenti. Avevano granate e altre armi. Aprimmo il fuoco. Ci furono dei morti, ma non potevamo agire diversamente. Quei detenuti erano pericolosi, avevano gravi precedenti. Una delle menti della fuga era un ex terrorista italiano di Prima Linea. Aveva ucciso un anziano passante mentre evadeva da un carcere italiano. Lo arrestammo in Ticino: con altri si stava recando in Svizzera interna per far evadere delle persone.

Per i fatti della Stampa la polizia venne penalmente scagionata nel 1993, nel ’97 arrivò anche l’assoluzione amministrativa. Come visse quei quattro anni?
Una persona mi fu molto vicina in quel periodo: l’allora vicecomandante Ivan Bernasconi. Sì, un periodo difficile per me, ma ero io il responsabile di quell’operazione. E io mi sono sempre assunto la responsabilità delle decisioni che prendevo e che i miei uomini eseguivano. Come per la manifestazione sul ponte-diga di Melide.

Una Polizia cantonale vicina al cittadino

Una Polizia cantonale vicina al cittadino

Comunicato stampa
 
Nell’annuale Rapporto di Corpo è stato ripercorso un 2019 molto intenso, durante il quale la popolazione ha dimostrato interesse e attaccamento alla Polizia cantonale. Criminalità informatica, reati economico-finanziari, problemi di viabilità, come pure violenza giovanile e domestica, sono solo alcune delle sfide alle quali è chiamato a rispondere il Corpo della Polizia cantonale.

Nelle giornate di ieri e oggi presso il Centro cantonale della protezione civile di Rivera si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Cantonale. In apertura, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si è complimentato con tutti i presenti per la qualità del lavoro svolto e peraver dimostrato “capacità, autorevolezza e dedizione” caratteristiche indispensabili per poteresercitare al meglio questa professione. Ha inoltre sottolineato come, durante eventi di rilievo internazionale – in particolare la visita del Segretario di Stato americano Pompeo e il WEF di Davos –la Polizia cantonale abbia saputo dar prova di professionalità ed efficienza, rispondendo “presente”quando necessario.

Tra le sfide che la Polizia cantonale si trova ad affrontare, il Consigliere di Stato ha ricordato la criminalità informatica, i reati economico-finanziari e le problematiche legate alla viabilità, ambiti nei quali è importante che le Autorità sappiano farsi trovare pronte e possano fornire risposte concrete a fenomeni di grande impatto sulla popolazione.

Il Comandante Matteo Cocchi ha dal canto suo ripercorso quanto svolto durante lo scorso anno, che ha visto la nomina del nuovo Capo della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari e quella del nuovo Capo della Gendarmeria Marco Zambetti, e informato tutti i collaboratori, uniformati e non, sugli obiettiviche s’intendono raggiungere nell’ambito della visione 2020-2025. In particolare, il Comandante haposto l’accento sui riscontri positivi ottenuti anche lo scorso anno grazie al lavoro di squadra, che ha portato tra i diversi risultati raggiunti l’aumento del tasso di risoluzione degli incarti e una visibilità positiva oltre i confini cantonali, segnatamente a seguito dell’Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la Sicurezza ERSS19. Ha inoltre ricordato l’affetto dimostrato dalla popolazione in occasione delle porte aperte della Polizia cantonale, svoltesi a Lodrino il 5 ottobre. Un abbraccio caloroso che dimostra il rispetto e la vicinanza dei cittadini.

La capacità di anticipare, di analizzare la situazione e di reagire in maniera celere alle diverse sfide future è, secondo il Comandante, la chiave per rispondere in modo efficiente ed efficace e garantire l’attuale elevato livello di sicurezza.
Cocchi ha pure ricordato il fondamentale apporto di ogni singolo componente del Corpo, senza il quale non si renderebbe possibile il raggiungimento di importanti risultati comuni e come sia determinante saper evolvere e migliorare di continuo.

La parola è poi passata ai capi area, al tenente colonnello Lorenzo Hutter, Sostituto Comandante e Capo dello Stato Maggiore, al maggiore Thomas Ferrari, Capo della Polizia giudiziaria e al maggioreMarco Zambetti, Capo della Gendarmeria, i quali hanno esposto ai presenti l’insieme delle attività del Corpo svolto nel 2019 proponendo, a supporto, delle retrospettive statistiche sui fatti di competenza della Polizia cantonale. In questa circostanza, particolare accento è stato posto sull’ulterioreperfezionamento delle competenze e sulla necessità di poter contare su un continuo apporto specialistico. Il personale è inoltre stato informato sui numerosi progetti che miglioreranno l’operatività grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie e sulle sfide alle quali sarà confrontato nell’immediato futuro sia da un punto di vista operativo sia di ulteriore collaborazione con i numerosi partner cantonali, federali e internazionali.

Salvataggio, cambio al timone

Salvataggio, cambio al timone

Da www.tio.ch

Dopo 24 anni di presidenza Boris Donda passa il testimone a Daniele Bisang. Due annegamenti nei laghi e fiumi ticinesi

Cambio ai vertici della Regione Sud della Società svizzera di Salvataggio (SSS): dopo ben 24 di presidenza (25 in comitato) Boris Donda ha lasciato la carica a Daniele Bisang, già vicepresidente e pure da 25 anni in comitato. Il passaggio di consegne è avvenuto durante dell’annuale assemblea della Regione Sud svoltasi lo scorso 18 gennaio al San Salvatore su organizzazione della Sezione di Paradiso che, quest’anno, compie i 40 anni di attività.
A Donda sono andati in particolare i ringraziamenti del presidente del Comitato centrale della SSS Rudolf Schwabe, presente all’assemblea, che ha elogiato il suo intenso e lungimirante lavoro sia a livello regionale che nazionale e internazionale a favore della divulgazione del nuoto di salvataggio.

Prevenzione alla base – Un lavoro fondato sulla prevenzione e sulla formazione di nuotatori atti al salvataggio: lo scorso anno, in Ticino, ne sono stati formati poco meno di 280 (Corso base pool) e sono stati rilasciati ben 170 brevetti giovanili. Nel 2019 in Ticino si sono verificati solo due decessi per annegamento, avvenuti in acque libere (lago Ceresio e Verbano), mentre a livello svizzero le morti sono una quarantina, di cui la maggior parte in laghi e fiumi.

Acque (più) sicure – L’opera di sensibilizzazione sui pericoli nascosti dalle acque, dunque, è sempre molto importante e in Ticino si avvale della collaborazione del Dipartimento cantonale delle Istituzioni e della Polizia lacuale. «L’estate scorsa è stata torrida e fiumi e laghi sono stati molto frequentati – ha detto ai presenti il capo del Dipartimento Norman Gobbi – Se gli annegamenti sono stati pochi, è anche segno che, da una parte, la campagna “Acque sicure” funziona e che, dall’altra, possiamo contare sulla competenza e la disponibilità delle Sezioni di salvataggio». Gobbi ha quindi ringraziato la Salvataggio per il suo importante ruolo e il presidente uscente per il suo lungo lavoro.

Sensibilizzazione dei bambini – Una nota positiva è venuta nell’ambito della prevenzione nella prima infanzia: l’iniziativa “Acqua Amica Mia” destinata a concludersi a livello nazionale e che in Ticino aveva permesso di avvicinare e sensibilizzare circa 2’500 bambini all’anno di varie scuole dell’infanzia potrà continuare anche nel 2020 grazie ad accordi presi con il Dipartimento cantonale dell’Educazione, della Cultura e dello Sport. Come ha spiegato la responsabile del settore Mariella Maghetti, cambierà il materiale didattico e le modalità d’uso, ma l’opera di prevenzione rimarrà.

Infine l’assemblea ha accolto le dimissioni dal Comitato di Dieter Schmid, da 10 anni capo istruttore regionale, e della segretaria Tamara Piazza. Gli uscenti hanno ricevuto un omaggio – oltre che dal Comitato regionale – anche da parte della SSS Sezione di Bellinzona, nella quale hanno operato a lungo; Sezione che ha proposto, con successo, la nomina di Boris Donda a presidente cantonale onorario. L’assemblea, alla presenza anche del vicepresidente centrale Clemente Gramigna, è stata aperta dalle parole del vice presidente della SSS Paradisio Thomas Bächtold e della sua presidente Nicole Eckert, nonché del sindaco di Paradiso Ettore Vismara.